Regione Lazio, prime anticipazioni
Piani casa regionali & Dl - agg. rassegna stampa
[27/16 maggio 2009]
Regione Lazio - Piano casa, la prima bozza. Bonus del 20% agli alloggi popolari. Verso il piano-casa. La Regione studia di estendere l'ampliamento di cubatura del 20 per cento. Bonus anche all'edilizia pubblica. Extra-incentivo per chi trasferisce le strutture in aree deindustrializzate.
Per la prima volta in Regione comincia a girare una bozza del piano casa. Vi compaiono tutti i punti finora anticipati: dall'ampliamento di cubatura del 20%, al bonus di volumetria del 35% per demolizione con ricostruzione. A questi elementi già noti si sono aggiunte però due novità: il bonus del 20% riguarderà anche il patrimonio residenziale pubblico, e gli interventi di demolizione e ricostruzione saranno incentivati oltre il semplice bonus del 35% se gli edifici saranno trasferiti da aree da riqualificare (come alcuni litorali) ad aree deindustrializzate. Confermata la possibilità di cambiare la destinazione d'uso per tutti gli immobili pubblici classificati come commerciali. Un provvedimento attraverso il quale nella sola città di Roma dovrebbero essere recuperati circa 1.800 appartamenti. Infine, potrebbe entrare nel provvedimento una norma sui frazionamenti degli immobili più grandi.
Nell'attesa del decreto del Consiglio dei ministri che chiuderà il cerchio sulle semplificazioni, il testo del piano casa targato Lazio inizia a prendere forma. E per la prima volta in Regione comincia a girare una bozza. Nella quale compaiono tutti i punti finora anticipati: ampliamento di cubatura del 20% (con varie limitazioni), bonus di volumetria del 35% per demolizione con ricostruzione e semplificazione delle procedure per l'approvazione delle varianti al piano regolatore (Prg) in materia di edilizia residenziale pubblica. A questi elementi già noti si sono aggiunte però due novità: il bonus del 20% riguarderà anche il patrimonio residenziale pubblico, e gli interventi di demolizione e ricostruzione saranno incentivati oltre il semplice bonus del 35% se gli edifici saranno trasferiti da aree da riqualificare (come alcuni litorali) ad aree deindustrializzate.
«Al momento stiamo lavorando al testo. Eravamo convinti che sarebbe passato il decreto sulla semplificazione: dopo lo stop del governo su quello, abbiamo deciso di frenare anche noi». Sono le parole dell'assessore regionale alla Casa, Mario Di Carlo, uno dei componenti della task force che a via Cristoforo Colombo sta lavorando sul piano casa regionale. Una legge che, a quanto emerge, assumerà più i contorni di una normativa di sistema dell'edilizia che di un semplice provvedimento sblocca lavori. E che, almeno nelle intenzioni iniziali, sembra puntare dritto verso una complessa operazione di risanamento del patrimonio edilizio regionale.
Saranno possibili gli ampliamenti del 20 per cento. Pur con la limitazione delle aree protette, del litorale (probabilmente, fino a 300 metri dalla costa) e dei centri storici, dove non si potrà intervenire. Per accedere al bonus gli edifici dovranno essere certificati sotto il profilo sismico: gli ampliamenti consentiti dovrebbero poi essere solo di tipo orizzontale (cioè non in altezza). Ma su questo punto c'è un'importante novità, come spiega Di Carlo: «Il bonus per l'ampliamento sarà esteso anche al patrimonio di edilizia residenziale pubblica, sia a quello delle Ater che a quello regionale». Un passaggio finalizzato alla densificazione di alcune aree, sul quale proprio l'assessore alla Casa ottiene un'importante vittoria. Anche se, precisa l'assessore regionale all'Ambiente Filiberto Zaratti, «in tutte quante le ipotesi previste per gli ampliamenti andranno salvaguardati gli standard urbanistici previsti nelle diverse zone, senza variazioni possibili». Nel provvedimento ci sarà anche la semplificazione delle procedure per l'edilizia pubblica. «Stiamo ancora studiando la soluzione - continua Di Carlo - ma vogliamo estendere la procedura di copianificazione, più rapida, a tutte le varianti del Prg, soprattutto a quelle che riguardano l'edilizia residenziale pubblica». Attualmente la procedura viene usata solo per l'approvazione del Piano regolatore.
Ancora, ci sarà il bonus del 35% in caso di demolizione e ricostruzione degli edifici con criteri di risparmio energetico. A questo, però, si affiancherà un incentivo extra nel caso si faccia la ricostruzione in un altro sito e si passi da aree da riqualificare (come alvei di fiumi, zone di rispetto dei parchi o litorali) ad aree industrializzate dismesse da almeno cinque anni. «Stiamo studiando il tipo di incentivo - aggiunge Zaratti - pensiamo di usare la legge per avviare un risanamento di alcune zone, incentivando ad esempio il trasferimento degli edifici dalle aree costiere ad aree industriali attualmente dismesse». Confermata la possibilità di cambiare la destinazione d'uso per tutti gli immobili pubblici classificati come commerciali. Un provvedimento attraverso il quale nella sola città di Roma dovrebbero essere recuperati circa 1.800 appartamenti. Infine, dovrebbe entrare nel provvedimento una parte sui frazionamenti, anche se sul punto è aperta la discussione.
L'ipotesi è semplificare la procedure per ottimizzare lo sfruttamento del patrimonio edilizio esistente. In preparazione anche un bando di incentivazione ai frazionamenti, che partirà dall'assessorato alla Casa. L'elaborazione della bozza andrà avanti nei prossimi giorni. Il passaggio decisivo, però, arriverà dopo l'approvazione del decreto di semplificazione da parte del Governo. Entro il 30 giugno, comunque, il testo approderà in Consiglio.
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- Nel Lazio cambia la classificazione. La Giunta del Lazio ha approvato una nuova classificazione sismica. Aumentano i comuni in zona 1 (nel reatino e nel frusinate), la più pericolosa, mentre scompare la zona 4, la meno pericolosa.
di Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 27.05.09
La lettera - Piano casa, le regioni dicono no, ma per far meglio
Ho letto con interesse l'editoriale che Pierluigi Magnaschi (si veda ItaliaOggi di ieri [in calce, ndr]) ha dedicato al Piano per il rilancio dell'edilizia. Vorrei, in premessa, precisare che non c'è da parte delle regioni alcuna voglia di «frenare» i provvedimenti legati ad un accordo che abbiamo contribuito a definire.
Le proposte che abbiamo fatto al Governo per i successivi decreti di semplificazione sono state adottate dalla Conferenza delle Regioni in modo unitario e stiamo attendendo le necessarie risposte dall'esecutivo. Le regioni, per prima la Toscana, stanno già lavorando per il varo delle leggi regionali che concretizzano l'accordo Stato-Regioni e che mi auguro contribuiscano alla tutela della qualità urbana, senza dannosi automatismi sul cambio di destinazione d'uso, tutelando centri storici, beni paesaggistici e sicurezza da un uso incontrollato dell'aumento delle cubature. E per quello che riguarda l'Emilia-Romagna la proposta è in fase avanzata e all'attenzione della competente Commissione consiliare.
Mi preme però puntualizzare meglio alcuni aspetti che hanno caratterizzato la dialettica Governo-regioni e che meritano di essere approfonditi. Dopo il terremoto a L'Aquila si è detto che era giunto il momento di voltare pagina rispetto alla speculazione edilizia e si è in più sedi insistito sul rispetto delle norme antisismiche. Tutti concordi. Poi, però, quelle esigenze andavano mitigandosi, confuse da una certa retorica e da annunci estemporanei.
Ci aspetta invece un lavoro non facile: dobbiamo ripensare le nostre città in termini di vivibilità, sicurezza e qualità urbana. L'obiettivo non è irraggiungibile: si può fare se siamo coerenti e facciamo scelte coraggiose e impegnative. Con questa consapevolezza le regioni sono intervenute in positivo sul Piano Casa - cambiando nel profondo l'impostazione iniziale del provvedimento - concepito «in deroga» alla legislazione nazionale e regionale. E ora contribuiranno con le loro leggi a realizzarlo. Adesso stiamo lavorando per un testo condiviso di «provvedimenti per la semplificazione» legati a quel piano.
Governo e regioni sono oggi però di fronte ad un bivio. Da un lato una strada che modifica e migliora qualcosa ma lascia inalterato il quadro della «disattenzione edilizia» che caratterizza tante parti d'Italia. Dall'altro un percorso più ambizioso per promuovere la cultura della prevenzione antisismica, in un paese dal delicato equilibrio territoriale. Penso sia una occasione da cogliere. Prima di tutto dando vita ad un Piano pubblico per adeguare scuole, ospedali, edifici pubblici. Poi promuovendo sgravi fiscali (le Regioni hanno proposto il 55%) per tutti quei privati che intervengono sulla propria abitazione in chiave antisismica, magari partendo dalle zone ad alto rischio. Rispondendo così in parte anche alla crisi economica, favorendo l'occupazione e l'edilizia. Insomma, dobbiamo partire adesso per non fermarci più. Non possiamo attendere il prossimo dramma, ma dobbiamo promuovere oggi la prevenzione. Dalle Regioni viene dunque uno stimolo positivo: nessun blocco e nessun no».
di Vasco Errani, Presidente Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
da Italia Oggi del 27.05.09
L'analisi - Mentre Errani blocca tutto Formigoni vara il Piano casa
Il Piano casa, sollecitato anche dal presidente di Confindustria nel corso della recente Assemblea annuale degli industriali italiani, doveva partire come un razzo e invece è ancora a livello di progetto. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che è anche il presidente Pd della Regione Emilia-Romagna, dopo aver siglato gli accordi del 30 marzo scorso, sta frenandolo per motivi che, in parte, sono di metodo (il ruolo delle Regioni che, a suo avviso, sarebbe compresso da questa iniziativa del governo) e, in parte, sono politico-tattici, non volendosi riconoscere all'esecutivo in carica di aver avanzato una proposta intelligente e opportuna. Per fortuna (dei soli lombardi, purtroppo) il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha deciso di rompere gli indugi e, all'insegna del suo slogan-programma («Basta ritardi») ha varato un Piano casa che, in parte, ricalca le intese dell'accordo governo-regioni messo in panne, con varie scuse, da Errani. Esso cioè mira al «recupero degli spazi edilizi inutilizzati» e «all'ampliamento del 20% degli edifici residenziali». Ma Formigoni va oltre, prevedendo, primo, la «possibilità di un incremento volumetrico fino al 30%, non solo degli edifici residenziali ma anche industriali e rurali», e, secondo, la possibilità, per la Regione, di «autorizzare la sostituzione di edifici anche nelle aree storiche o di rilievo naturalistico residenziale, se compatibili con il contesto». Gli interventi della Regione Lombardia saranno sugli edifici e non sulle aeree e il proposito è quello «di sfruttare il minor territorio possibile, puntando sulle massime volumetrie».
Il motivo primo del Piano casa si basa sul fatto che in Italia, accanto a un deficit pubblico imponente che impedisce alla leva pubblica di svolgere una funzione anti-congiunturale in questa fase di acuta crisi della domanda, c'è un altrettanto imponente risparmio privato che potrebbe essere mobilizzato rapidamente con sollievo per l'attività edilizia. L'importante è che il volano dell'edilizia sia rapido a entrare in funzione. Ecco perché le norme della Regione Lombardia saranno limitate ai 18 mesi successivi all'approvazione della legge. L'economia, infatti, attende degli investimenti-fleboclisi, che entrino immediatamente in circolo. Stupisce quindi che, di fronte alla melina di certe Regioni, i sindacati, che pure lamentano la riduzione dei posti di lavoro e che intervengono su tutto, non si siano ancora mobilitati a favore della sollecita adozione di queste disposizioni che accrescono la domanda aggregata e aumentano significativamente i posti di lavoro che dovrebbero stare loro a cuore.
di Pierluigi Magnaschi
da Italia Oggi del 26.05.09
Fisco e territorio. Casa, dalle banche dati l'offensiva anti-evasione. Individuati 1,5 milioni di edifici non dichiarati al Catasto. Alemanno: aggiornamento per le rendite non più attuali.
Il contrasto all'evasione fiscale sugli immobili passa sempre di più per un potenziamento delle banche dati catastali. Sono 1,5 milioni gli edifici in Italia individuati con fotoidentificazione dall'agenzia del Territorio, che non risultano dichiarati al Catasto. Mentre sono 800mila i fabbricati che hanno perso i requisiti di ruralità. I dati sono stati ricordati nel convegno «3C: casa, catasto, contribuente» svoltosi ieri a Roma e organizzato dalla Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria con l'agenzia del Territorio e l'Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili della Capitale.
Uno scenario con cui dovranno confrontarsi anche i piani casa. Come riportato dal Sole 24 Ore di ieri, undici Regioni hanno già approntato o stanno definendo testi e progetti di legge per regolare ampliamenti e demolizioni. Con la Toscana che ha già varato una propria disciplina. Mentre altre potrebbero muoversi a breve.
Proprio alla luce del lavoro di mappatura portato avanti dall'agenzia del Territorio, il presidente della Commissione bicamerale, Maurizio Leo (Pdl), ha precisato che «per combattere l'evasione fiscale bisogna partire dal potenziamento delle banche dati e dall'individuazione degli strumenti. Penso che partire proprio dalle anomalie, come appunto il milione e mezzo di case non sottoposte a imposizione fiscale, possa consentire di portare a casa importanti risultati».
Il direttore dell'agenzia del Territorio, Gabriella Alemanno, ha sottolineato la necessità di «un aggiornamento dei classamenti laddove la rendita catastale non è più adeguata al valore di mercato dell'immobile. Questo potrebbe incidere molto sul recupero di fiscalità». C'è poi tutto il fronte legato alle controversie in materia. «Due sono i temi principali che, specie per le giurisprudenze non sempre concordi e per la dottrina, - ha spiegato ancora Alemanno - impattano sostanzialmente con le attività dei nostri uffici: il momento processuale dell'esecutività delle sentenze tributarie attinenti l'aggiornamento delle rendite catastali; l'applicabilità alle controversie tributarie di natura catastale dell'istituto della conciliazione giudiziale». Temi affrontati nel corso del convegno dal Garante dei contribuenti del Lazio, Francesco D'Ayala Valva, e da Leo. Mentre il segretario generale di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha analizzato la questione della sovrapposizione di più giurisdizioni in materia catastale.
Da Gerardo Longobardi, presidente dell'Ordine dei commercialisti di Roma, una disponibilità a collaborare ancora di più con le istituzioni: «Consci che c'è una forte evasione per quanto riguarda gli immobili, vogliamo aiutare i clienti a riconoscere diritti e doveri».
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- L'inchiesta. In attesa del varo del decreto legge sul piano casa che il Governo sta elaborando molte regioni giocano d'anticipo. L'indicazione arriva dall'inchiesta presentata ieri sul Sole 24 Ore del lunedì [in calce, ndr]. Sono ormai dieci le regioni che hanno messo a punto disegni di legge o bozze di lavoro. La Toscana, dal canto suo, ha già approvato la propria legge.
di Giovanni Parente
da Il Sole 24ore del 26.05.09
Il piano casa parte dalle Regioni. Pronti undici testi e progetti di legge per regolare ampliamenti e demolizioni. Norme locali. Piano sulla casa: metà delle Regioni gioca d'anticipo. Presentati 11 progetti.
Accelerazione delle regioni sul piano casa. Oltre alla Toscana, che ha già varato la propria legge, altre dieci regioni hanno messo a punto i disegni di legge o le bozze di lavoro per disciplinare gli ampliamenti degli edifici e gli interventi di demolizione e ricostruzione. Il percorso legislativo non è sempre lineare - come confermano le tribolazioni del progetto di legge veneto - ma la volontà di stringere i tempi è evidente. E coincide con lo stallo che si è creato sul decreto legge di semplificazione edilizia, dopo un lungo braccio di ferro che vede contrapposti il governo e le regioni. Accanto ai disegni di legge di Umbria, Veneto e Sicilia ci sono quelli di Marche, Piemonte e Lombardia, che dovrebbero ricevere il via libera questa settimana. Senza dimenticare la provincia di Bolzano, che ha delegato il dossier-casa alla giunta.
Ingrandire la propria la casa. Sì, ma come? E quanto? Le regioni stanno provando a rispondere alla domanda che migliaia di proprietari e imprese si pongono da quando - all'inizio di marzo - il presidente del consiglio ha annunciato che il piano casa avrebbe rilanciato l'edilizia.
Undici regioni hanno già definito le linee generali e le bozze dei testi normativi. Di legge vera e propria per adesso ce n'è una sola, quella della Toscana, ma gli ultimi giorni fanno registrare una decisa fuga in avanti rispetto al decreto legge di semplificazione edilizia, fermo da settimane alla conferenza stato-regioni.
Oltre alla Toscana (analizzata nell'articolo al centro [in calce, ndr]), tre regioni - Veneto, Sicilia e Umbria - hanno varato in giunta un disegno di legge. E altre si aggiungeranno presto: oggi dovrebbe essere la volta di Marche e Piemonte, mentre mercoledì toccherà alla Lombardia. E sono quasi pronti anche i testi di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lazio. Senza dimenticare la provincia autonoma di Bolzano, che ha scelto di attuare il piano casa delegando alla giunta e ai comuni il compito di fissare i dettagli su ampliamenti e requisiti energetici.
E le altre regioni? Non restano certo a guardare - tant'è vero che sono circolate indicazioni sui possibili contenuti delle normative di Puglia e Liguria - ma aspettano di sapere cosa ci sarà nel decreto legge di semplificazione edilizia.
Il quadro, infatti, è molto intricato (si veda l'analisi a fianco [in calce, ndr]). È vero che il 1° aprile le regioni hanno siglato un'intesa con il governo impegnandosi entro 90 giorni a varare le proprie leggi per disciplinare gli ampliamenti del 20% e i lavori di demolizione e ricostruzione con premio di cubatura del 35 per cento. Ma è altrettanto vero che la mancata emanazione del decreto legge di semplificazione edilizia - bloccato dal mancato accordo proprio tra stato e regioni - lascia aperta un'incognita su alcune questioni chiave, come i lavori senza Dia e la valutazione ambientale strategica. E sullo sfondo restano due richieste forti da parte delle regioni, ribadite dalla presidente dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti, che coordina il dossier-casa per la conferenza delle regioni: «La possibilità di assumere personale tecnico per effettuare i controlli antisismici e l'estensione del bonus del 55% sugli interventi di messa in sicurezza degli edifici, che non può essere limitato all'Appennino centrale».
In attesa che il decreto legge veda la luce, la normativa toscana e i disegni di legge regionale finora messi a punto consentono di capire dove e come sarà possibile intervenire sugli immobili (...). Anche se è bene non sottovalutare i possibili intoppi nell'iter legislativo. Il Veneto è stato il primo a varare un disegno di legge, ma la scorsa settimana la discussione è stata rinviata al 22 giugno. «Colpa dei 2.400 emendamenti presentati dall'opposizione, che ci faranno perdere un mese - commenta il relatore Tiziano Zigiotto -. D'altra parte in Veneto non si può porre la fiducia e quindi lavoreremo per trovare un accordo, cosa che dopo le elezioni sarà più semplice».
Confrontando gli articolati finora disponibili, le maggiori differenze riguardano la percentuale di incremento - commisurata a seconda dei casi sul volume o sulla superficie esistente - e gli standard energetici richiesti per dare il via ai lavori. La formula meno esigente, sotto quest'ultimo profilo, sembra essere quella veneta, mentre la soluzione toscana fissa requisiti stringenti. Altri aspetti delicati riguardano gli sconti sugli oneri di urbanizzazione (Veneto e Sicilia le più generose), la possibilità di intervenire sugli immobili a uso diverso da quello residenziale (che in Umbria è legata a piani di riqualificazione delle aree industriali) e l'applicazione delle nuove regole alle aree di pregio paesaggistico e ai centri storici (scelta che il Veneto lascia ai comuni).
Ma il difficile è capire dove si potrà effettivamente intervenire, alla luce delle norme regionali e comunali. Un nodo che potrà essere sciolto solo analizzando i testi di legge definitivi, come dimostra il caso della legge toscana.
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- Gli standard. Le proposte si differenziano per il livello di efficienza energetica richiesto
- Il percorso. L'iter legislativo potrà rivelarsi molto accidentato
Il quadro
LEGGI GIÀ APPROVATE
- Toscana
- Provincia di Bolzano* (*) La definizione dei dettagli è affidata alla giunta
DISEGNI DI LEGGE VARATI
- Veneto
- Umbria
- Sicilia
TESTI PRONTI PER IL VARO
- Emilia Romagna
- Friuli V. Giulia
- Lazio
- Lombardia
- Marche
- Piemonte
LE INIZIATIVE DELLE REGIONI PRONTE A MUOVERSI
1 - I DISEGNI DI LEGGE PRONTI PER IL VARO
- EMILIA ROMAGNA. Nella prima settimana di giugno sarà presentata una proposta di legge che modificherà la legge 20/2000 sull'urbanistica. Severi i requisiti su sicurezza e risparmio energetico: dopo un abbattimento, per ricostruire saranno richiesti i parametri massimi di efficienza energetica.
- FRIULI VENEZIA GIULIA. Il disegno di legge allo studio della regione liberalizza gli ampliamenti di pertinenze di edifici residenziali fino al 10% del volume dell'edificio esistente. Inoltre, sottopone a Dia l'ampliamento di edifici residenziali fino al 20% del volume dell'edificio esistente. Previsto anche l'esonero dal pagamento degli oneri di urbanizzazione per ampliamento fino al 20% della superficie imponibile. Da segnalare che la legge 12/2008 qualifica già come attività edilizia libera la realizzazione di alcuni manufatti pertinenziali nei limiti di 20 metri cubi e 20 metri quadrati.
- LAZIO. Elaborata una bozza di disegno di legge, per ora al vaglio dei tecnici e ancora riservata.
- LOMBARDIA. Mercoledì prossimo il disegno di legge dovrebbe incassare il via libera della giunta. Anticipati alcuni punti salienti: ampliamento fino al 20% degli edifici mono e bifamiliari con volumetria non superiore a mille metri cubi; interventi per la sostituzione di vecchi edifici residenziali, industriali o rurali con possibile incremento volumetrico del 30%; recupero degli spazi edilizi inutilizzati; riqualificazione dei quartieri di edilizia abitativa pubblica in deroga ai piani urbanistici vigenti; sostituzione edilizia nelle nelle aree storiche o di rilievo naturalistico-ambientale.
- MARCHE. La bozza di disegno di legge è stata sottoposta ai capigruppo della maggioranza in consiglio regionale e ai portatori d'interesse (enti locali, costruttori, categorie). Il testo è ancora riservato ma dovrebbe approdare oggi in giunta per il varo, dopodiché inizierà l'iter legislativo in consiglio regionale.
- PIEMONTE. Dopo il confronto alla conferenza regioni-autonomie locali, oggi è in agenda il varo del disegno di legge da parte della giunta. Da quanto è trapelato finora, il testo fissa standard energetici molto esigenti per gli interventi sul patrimonio edilizio.
2 - I TESTI NON ANCORA MESSI A PUNTO
- ABRUZZO. L'attività legislativa non è ancora ripresa a pieno regime dopo il terremoto. Saranno varate due leggi separate per piano casa e criteri antisismici. La politica anti-terremoto avrà due passaggi: primo, riportare l'Aquila da zona a rischio R2 a R1; secondo, intervenire con severità sui criteri antisismici.
- BASILICATA. Non è ancora stato definito un progetto di legge. Annunciate limitazioni agli interventi nelle aree di pregio.
- CALABRIA. Non è ancora stato definito un progetto di legge. Oltre al piano casa regionale, sarà approvata anche una legge sulle norme antisismiche.
- CAMPANIA. La bozza di Ddl è pronta ma non è ancora stata portata in commissione in attesa del Dl del governo. Ancora da verificare la possibilità di estendere gli interventi alle mini-palazzine.
- LIGURIA. Il disegno di legge regionale sarà pronto entro il 30 maggio. I tecnici regionali hanno stimato in 200mila le abitazioni mono e bifamiliari interessate dalla possibilità di ampliamento. Le norme si concentreranno anche sulle aree rurali e sull'utilizzo di materiali e tecniche costruttive tradizionali. Demolizioni e ricostruzioni saranno legate al recupero del tessuto urbano.
- MOLISE. La regione si impegna ad approvare la legge 60 giorni dopo il Dl del governo. La possibilità di ampliare dovrebbe essere concessa solo per ville mono e bifamiliari per un volume massimo di 200 metri cubi.
- PUGLIA. Il testo del disegno di legge è ancora in fase di lavorazione. Probabile l'esclusione dagli interventi previsti delle aree di pregio paesaggistico e storico-culturale. Premi per chi usa materiali e tecniche costruttive locali. Incentivata la delocalizzazione di vecchie case e manufatti costieri.
- SARDEGNA. Non c'è ancora un disegno di legge. La legge sarà approvata dopo il confronto con gli enti locali, comunque dopo il 30 giugno. All'esame incentivi volumetrici per chi effettua riduzioni e demolizioni in aree di pregio, come quelle costiere, per riedificare più all'interno. Esclusi dagli aumenti di cubatura i centri storici, parchi, aree archeologiche e zone di interesse idrogeologico.
- VALLE D'AOSTA. I tecnici regionali hanno iniziato a lavorare sulle varie ipotesi di legge, ma il via libera politico finora è stato condizionato dalla mancata approvazione del decreto legge. Da segnalare che - prima del piano casa - la giunta aveva portato in consiglio regionale un disegno di legge che consentiva di ampliare fino al 40% la volumetria delle strutture ricettive.
3 - LE PROVINCE AUTONOME
- PROVINCIA DI BOLZANO. La provincia autonoma di Bolzano ha scelto una via particolare per attuare l'intesa stato-regioni. La legge n.1 del 9 aprile 2009 ha modificato l'articolo 51 della legge urbanistica provinciale (legge 13/1997). In base alla norma, l'ampliamento potrà essere effettuato negli esistenti o concessionati nel gennaio 2005, a patto che le modifiche portino a raggiungere lo standard energetico Casa-clima C. Tutti i dettagli, però, saranno definiti dalla giunta provinciale di concerto con il consiglio dei comuni.
- PROVINCIA DI TRENTO. La provincia autonoma ha competenza esclusiva in materia di urbanistica. Al di là del piano casa, le ristrutturazioni edilizie sono incentivate con misure di tipo finanziario (delibera di giunta 814/2009) e i comuni decidono sugli aumenti di cubatura in base ai propri Prg.
di Cristiano Dell'Oste - Fabrizio Patti
da Il Sole 24ore del 25.05.09
Il «caso» Toscana. Via ai lavori? Solo se lo prevede il sindaco. L'intervento deve essere consentito dagli strumenti urbanistici comunali.
Una legge restrittiva e inutile. Oppure, al contrario, lassista e permissiva. Sulla legge regionale toscana 24/2009 - l'unica finora emanata in attuazione dell'intesa stato-regioni - nelle scorse settimane sono circolati giudizi contrastanti. Ma cosa prevede davvero la norma?
La sostanza può riassumersi così: se gli strumenti urbanistici comunali consentivano già addizioni funzionali agli edifici - anche limitatissime - si potranno fare gli incrementi volumetrici fino al 20 per cento. Se invece i comuni avevano escluso ogni tipo di addizione funzionale (caso piuttosto raro, tranne certe zone protette o certi edifici) l'incremento sarà impossibile.
Per capire come si arriva a questa interpretazione, bisogna rifarsi all'articolo 79 della legge sul governo del territorio toscano (n.1/2005) che inserisce tra gli interventi di ristrutturazione edilizia «le addizioni funzionali di nuovi elementi agli organismi edilizi esistenti, che non configurino nuovi organismi edilizi, ivi comprese le pertinenze». Per intendersi, con «addizioni» in questo caso non si intendono solo i cosiddetti «volumi tecnici» (casotti caldaia e ascensore, tettoie agricole e così via), ma anche gli ampliamenti di volume veri e propri (una nuova stanza, una sopraelevazione o un box).
Insomma, i comuni avrebbero già potuto, nell'ambito della propria autonomia, utilizzare lo strumento degli ampliamenti. Anche quando non lo hanno fatto, in genere si sono riservati la possibilità di cambiare idea, "importando" nei loro strumenti urbanistici la definizione di ristrutturazione edilizia prevista dalla legge toscana. In tal caso saranno "costretti" a consentire gli aumenti volumetrici. Quindi, secondo la giunta regionale, gli incrementi ci saranno (si parla addirittura del 40% del patrimonio edilizio coinvolto).
Sciolto questo nodo, si può affermare che la legge recepisce abbastanza fedelmente il contenuto dell'intesa stato-regioni. Gli ampliamenti fino al 20% sono consentiti non solo per gli edifici mono e bifamiliari, ma anche per gli altri, purché con superficie utile lorda non superiore a 350 metri quadrati. Le demolizioni e ricostruzioni possono prevedere fino al 35 per cento di superficie in più (il 15% per gli edifici a destinazione mista residenziale-commerciale, e solo per la parte abitativa).
Le principali esclusioni riguardano i centri storici (zone A), gli edifici con vincolo storico-artistico o in zone di inedificabilità assoluta, parchi e riserve. Dall'incremento vanno sottratte le superfici abusive, anche se in seguito condonate. Vanno comunque rispettate le distanze legali tra costruzioni, le altezze massime dei fabbricati e le dotazioni di opere di urbanizzazione primaria. Ma il principale requisito resta il risparmio energetico: in caso di ampliamenti, l'indice di prestazione energetica delle volumetrie aggiunte deve essere migliore del 20% rispetto a quelli previsti per le nuove costruzioni dal 2010 in poi. In caso di demolizioni e ricostruzioni si pretende il 50% in più per tutto l'edificio, e occorre anche puntare sul condizionamento estivo.
In compenso la nuova legge prevede che tutte queste misure siano valide per gli interventi per cui sia stata presentata una Dia entro fine 2010: quindi oltre i 18 mesi indicati dall'intesa con il Governo. Nella legge non si fa alcun cenno ai contributi di costruzione dovuti, alle norme anti-sismiche o alle autorizzazioni paesaggistiche: valgono in questo caso le altre norme vigenti.
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di Silvio Rezzonico - Giovanni Tucci
da Il Sole 24ore del 25.05.09
ANALISI - L'intesa con Stato e comuni non salva dai ricorsi al Tar
Quale valore ha l'intesa raggiunta lo scorso 1° aprile alla conferenza unificata tra stato, regioni ed enti locali in materia di edilizia e urbanistica? Fino a che punto possono validamente discostarsi dai contenuti dell'intesa le leggi che le regioni si sono impegnate ad approvare? L'esistenza di un'intesa esclude che il governo possa impugnare di fronte alla Corte costituzionale le leggi regionali che ritenga fuori competenza o che comunque non si attengono all'intesa? Quale sarà l'atteggiamento dei singoli comuni rispetto a scelte che incidono fortemente sulla loro competenza pianificatoria?
Sono domande cruciali: certezza, chiarezza, stabilità e validità delle regole vigenti e applicabili interessano ogni cittadino che intenda procedere agli interventi ricompresi nel cosiddetto piano casa.
È ancora vivo il ricordo del caos creatosi qualche anno fa nella vicenda del condono edilizio. Lo stesso ricorso all'intesa - cioè a una soluzione tendenzialmente condivisa tra tutti i livelli di governo - è dovuto alla forte opportunità di un intervento che rivitalizzi un settore cruciale della nostra economia, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, ma senza ledere le competenze che Costituzione e legislazione ordinaria attribuiscono a regioni ed enti locali.
E tuttavia, fatta l'intesa, nascono ugualmente problemi. Come si sa, varie leggi regionali approvate o in corso d'approvazione se ne discostano, sia in senso più permissivo, sia in senso più restrittivo. Ora, l'intesa è sostanzialmente un atto di carattere amministrativo (sia pure di amministrazione molto "alta"). Non è equiparabile a una legge statale. Quindi non può contenere principi fondamentali che vincolino giuridicamente le regioni in una materia di competenza concorrente come quella di cui si tratta (governo del territorio), in cui legiferare appartiene alle regioni, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, appunto riservata alla legge statale.
Del resto, lo stesso testo dell'intesa prevede che le regioni si impegnino ad approvare entro 90 giorni proprie leggi ispirate «preferibilmente» agli obiettivi in essa indicati. E ammette che le leggi regionali possano individuare gli ambiti in cui escludere o limitare gli interventi di aumento di volumetria o di demolizione e ricostruzione.
Sarebbe però eccessivo ritenere che l'intesa sia del tutto inutile e priva di effetto. Sia perché contiene anche scelte apparentemente rigide (ad esempio, il divieto di interventi di ampliamento o di demolizione e ricostruzione nei centri storici), sia perché non parrebbe in generale ammissibile un intervento legislativo regionale indirizzato a frustrare completamente le finalità cui l'intesa stessa è rivolta. E dunque: quanto affidamento si può nutrire sulla stabilità e sulla validità delle normative regionali "attuative" dell'intesa?
L'approvazione dell'intesa non può impedire in assoluto il contenzioso stato-regioni, ma lo dovrebbe sicuramente disincentivare. Infatti, il principio di leale collaborazione ha rilievo costituzionale e la stessa Corte costituzionale (sentenze 31/2006 e 58/2007) sostiene che esso impone alle parti che sottoscrivono un accordo ufficiale in una sede istituzionale di tener fede all'impegno assunto. In ogni caso, ragionevolmente si può ritenere che la conclusione dell'intesa sconsiglierà le impugnative statali, anche se non si può escludere che qualche problema potrà riguardare soprattutto le leggi regionali che la "interpretano", se così può dirsi, in senso molto restrittivo.
Ma i nodi più seri potrebbero nascere di fronte al giudice amministrativo. Non si può infatti escludere che alcuni comuni impediscano ai privati interventi che le leggi regionali invece consentono, rivendicando la propria funzione pianificatoria, ovvero neghino interventi consentiti dall'intesa, ma non invece dalla legge regionale, più restrittiva.
In casi di questo genere, il probabile contenzioso di fronte al giudice amministrativo, innescato dal ricorso del privato che si vedesse bloccati i lavori, potrebbe essere l'occasione sia per chiarire il valore dell'intesa, sia - ahimé - per sollevare varie questioni di costituzionalità delle leggi regionali, con connessi problemi di stabilità e certezza delle scelte normative da queste compiute.
Questo eventuale contenzioso sarebbe valutato dalla Corte costituzionale certamente alla luce dell'intesa, ma soprattutto con riferimento alla ripartizione costituzionale delle competenze di Stato e Regioni, che l'intesa non può in alcun modo modificare.
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- EFFETTO BOOMERANG - Se gli enti locali stringerenno sui criteri i privati si rivolgeranno ai giudici amministrativi
di Nicolò Zanon
da Il Sole 24ore del 25.05.09
Dopo il terremoto. Case anti-sisma, costi contenuti. Anticipata al prossimo 30 giugno l'entrata in vigore delle nuove norme tecniche per le costruzioni. Con l'adeguamento rincari al massimo del 5% sul prezzo finale dell'edificio.
ROMA - Edifici più sicuri, con un effetto quasi indolore sui costi di costruzione. Il Senato ha licenziato giovedì il testo definitivo del decreto per l'Abruzzo (il 39/09, che ora passa alla Camera: la discussione generale inizierà martedì in commissione Ambiente), revocando la proroga dell'entrata in vigore delle nuove norme tecniche per le costruzioni, che dal prossimo 30 giugno si applicheranno a tutti gli edifici di nuova costruzione. Via libera dunque alle norme che introducono anche in Italia gli standard di progettazione di matrice europea (gli "Eurocodici"), basati su criteri prestazionali e non più semplicemente prescrittivi. Per gli addetti ai lavori si tratta di una rivoluzione - soprattutto per i nuovi ruoli e le responsabilità assegnate a progettisti e direttori dei lavori -, capace di garantire un generale innalzamento della qualità delle costruzioni, senza però avere un impatto decisivo sui costi di realizzazione degli edifici.
Paolo Rocchi, ordinario di Consolidamento degli edifici storici all'Università La Sapienza di Roma, proprio in questi giorni impegnato all'Aquila per la messa in sicurezza del complesso di San Bernardino e della chiesa di San Domenico, azzarda su due piedi una stima: «Peccando per eccesso direi che per effetto delle nuove regole i costi cresceranno di circa il 5 per cento. Le nuove norme - spiega - incidono solo sulla parte strutturale dei fabbricati che assorbe circa il 25-30% delle spese necessarie a realizzare un edificio. Il resto si spende per gli impianti e le soluzioni architettoniche. L'aumento dei costi delle strutture per effetto delle nuove regole si può calcolare intorno al 20 per cento. Dunque l'incidenza sul costo totale dell'edificio sarà molto contenuta. Se in base agli standard attuali per costruire un casa si spendono mediamente 1.500 euro al metro quadrato, da luglio, euro più euro meno, dovremmo metterne in conto, esagerando, 1.600». I rincari stimati includerebbero tanto gli extra-costi legati alla necessità di impiegare prodotti più evoluti (per esempio calcestruzzi con fattore di resistenza più alto), quanto quelli legati agli accorgimenti progettuali e all'aumento delle quantità dei materiali (sezioni più ampie, quantità di ferro più elevate per realizzare travi e pilastri).
Ancora più ottimista Francesco Biasioli, docente di Tecnica delle costruzioni al Politecnico di Torino. «Le strutture arrivano a costare il 30% di un edificio se si include anche il prezzo della manodopera - spiega -, che non cambierà in base alle norme. Sottigliezze a parte, direi che un aumento di costi ci sarà solo per i fabbricati che dovranno garantire performance superiori a causa della riclassificazione della mappa sismica, che mediamente richiede il rispetto di standard più severi». Se in una certa zona finora si poteva costruire secondo standard tradizionali mentre in futuro bisognerà garantire una data resistenza ai terremoti «è chiaro - dice - che il costo di costruzione aumenterà, anche se di una percentuale quasi trascurabile. A parità di condizioni, invece, non dovrebbe esserci alcun aumento». Per Biasioli, «queste norme sono il "bignami" ragionato degli sterminati codici europei e, a patto di usare prodotti a qualità garantita, permettono di realizzare costruzioni più efficienti, capaci di assicurare la stessa risposta, con minor spreco di tempo e materiale».
I costruttori non smentiscono. Anzi, i diretti interessati, per bocca del vicepresidente dell'Ance Riccardo Giustino, confermano le stime più prudenti: «L'impatto sarà limitato, i costi cresceranno anche meno del 5%», assicura. «Salutiamo con favore l'entrata in vigore delle nuove regole, soprattutto la sperimentazione della white list che in Abruzzo ci consentirà di selezionare da una lista preparata dalla prefettura alcuni tipi di fornitori con garanzia del rispetto delle regole antimafia». E anche i produttori di calcestruzzo preconfezionato, preparato secondo standard industriali invece che in cantiere, non temono ripercussioni dall'obbligo di certificare gli stabilimenti. «I circa mille impianti dei nostri associati sono già tutti in regola - dice il direttore dell'Atecap Alberto De Vizio -. È chiaro che innalzare la qualità dei processi produttivi comporta delle spese, ma si tratta di costi di organizzazione aziendale, che non si trasferiscono sui listini».
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- VERSO LA CAMERA - Dopo il «sì» del Senato, il decreto per l'Abruzzo passa a Montecitorio: martedì inizia la discussione in commissione Ambiente
di Mauro Salerno
da Il Sole 24ore del 23.05.09
Costruzioni subito più sicure. Il senato ha approvato il decreto Abruzzo che anticipa di un anno gli standard per gli edifici.
Nuove norme tecniche in vigore già dal 30 giugno prossimo. Fra poco più di un mese, il 30 giugno 2009, saranno in vigore le nuove norme tecniche sulle costruzioni, con più elevati standard qualitativi applicabili a tutti i nuovi interventi. È questo l'effetto derivante dall'approvazione di un emendamento presentato dal relatore del disegno di legge, Antonio D'Alì, al decreto legge n. 39/09 sul terremoto in Abruzzo (in scadenza il 27 giugno), che anticipa di un anno, rispetto al 30 giugno 2010, l'entrata in vigore del dm 14 gennaio 2009 che contiene la nuova normativa tecnica. Con 135 voti a favore, 90 astenuti e nessun voto contrario l'assemblea del Senato ha approvato ieri la conversione in legge del decreto che passa ora all'esame della camera dei deputati.
Il provvedimento implicitamente recupera una disposizione che era stata introdotta, nei giorni immediatamente successivi al terremoto, nello schema di decreto legge sul cosiddetto «piano casa», ancora bloccato a causa del mancato accordo preliminare fra governo e Conferenza delle regioni. La norma approvata ieri abroga anche il comma 1-bis dell'articolo 5 del decreto legge n. 5/09, poi convertito nella legge 9 aprile 2009, n.33, che aveva comunque già anticipato (sempre al 30 giugno prossimo) l'applicazione delle norme tecniche relative all'acciaio B450A e B450C, di cui al paragrafo 11.3.2. del decreto del ministro delle infrastrutture 14 gennaio 2008; l'abrogazione di questa norma è ovvia, dal momento che tutte le norme tecniche entreranno in vigore nello stesso momento.
Le proroghe che si sono succedute da più di due anni erano determinate, prima, dalla necessità di correggere il precedente decreto e poi dall'attesa di una circolare ministeriale interpretativa del dm del gennaio 2008. La corposa circolare (di 446 pagine, la n. 617 del 2 febbraio 2009), che è stata di recente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 26 febbraio 2009, sia pure con un certo ritardo dovuto anche al cambio di governo di un anno fa, chiude quindi il cerchio del complesso e faticoso iter di aggiornamento della normativa tecnica sulle costruzioni che aveva avuto il suo momento conclusivo, a livello di normazione regolamentare, con il citato decreto ministeriale del 14 gennaio 2008, da più parti ritenute la più avanzata espressione normativa, forse a livello mondiale, in materia di tutela della pubblica incolumità nel settore delle costruzioni.
Con la pubblicazione della circolare si è peraltro data una esaustiva risposta alle esigenze più volte manifestate dagli operatori di disporre di uno strumento utile per la corretta applicazione della nuova normativa tecnica. A breve saranno quindi in vigore standard costruttivi più avanzati rispetto a quelli attuali e su questi si realizzerà la ricostruzione degli edifici colpiti dal sisma dell'Abruzzo e tutti gli altri interventi edilizi nel resto d'Italia. È stato unanimemente riconosciuto come il fulcro del testo sulle norme tecniche risieda nell'identificazione chiara dei livelli di sicurezza che garantiscano la pubblica incolumità, le prestazioni delle costruzioni e la loro durata, attraverso l'unificazione e la semplificazione delle norme alla luce anche delle nuove innovazioni scientifiche e degli orientamenti, quindi, più moderni. (...)
di Andrea Mascolini - Giovanni Galli
da Italia Oggi del 22.05.09
In vigore da luglio senza retroattività le disposizioni anti-sismiche. Il terremoto in Abruzzo. Il governo rinuncia alla fiducia: oggi il via libera. Più spazio agli enti locali per la ricostruzione.
ROMA - Un ruolo più marcato degli enti locali, province comprese, nella pianificazione dell'opera di ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 6 aprile scorso. E revoca della proroga delle regole antisismiche per l'edilizia, che entreranno in vigore, dopo anni di attesa, dal prossimo luglio e non avranno effetto retroattivo. Sono queste le ultime novità apportare dal Senato al decreto Abruzzo per effetto di altrettanti emendamenti presentati, rispettivamente, dal Governo e dal relatore Antonio D'Alì (Pdl), nel corso di una giornata in cui ha aleggiato per lunghe ore il fantasma della "fiducia". Che però in serata ha fatto perdere le sue tracce per la decisione in extremis del Governo di rinunciare alla "blindatura" su un maxi-emendamento di fatto già pronto.
Una marcia indietro indotta, oltre che dalla scelta dell'opposizione di ridurre al minimo i suoi emendamenti (per non dar alibi alla maggioranza), soprattutto dall'opera di mediazione all'interno dell'esecutivo del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, che avrebbe convinto Palazzo Chigi e gli altri colleghi di governo, compreso il ministro dell'Economia, della non indispensabilità della "blindatura" visto che il Dl scade alla fine di giugno. Accantonata la fiducia, oggi verranno votati i 66 emendamenti superstiti di Pd, Udc e Idv (la maggioranza ha ritirato tutti i suoi correttivi) e una decina di micromodifiche del governo che, dopo essere state inserite nel maxiemendamento poi accantonato, saranno formalizzate questa mattina. Subito dopo l'intero provvedimento dovrebbe ottenere l'ok del Senato e passare all'esame della Camera per l'approvazione definitiva.
L'opposizione, Pd in testa, rivendica come una sua vittoria la rinuncia in extremis del Governo a quella che nel pomeriggio di ieri appariva una fiducia scontata. «Siamo soddisfatti», sottolinea la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, che risponde con un «io non escludo niente» alla domanda sul comportamento del partito democratico oggi in Aula in occasione della votazione sul provvedimento. Come dire: se le ultime richiesta verranno accolte, a cominciare dalla nuova relazione tecnica sulle coperture e dal pacchetto enti-locali, il Pd potrebbe anche astenersi. A chiedere che vengano prese in considerazione le richieste dei Comuni, anche per quanto riguarda le deroghe al Patto di stabilità interno, sono anche l'Anei e il sindaco dell'Aquila. Richieste che, almeno in parte, dovrebbero essere recepite nei nuovi micro-correttivi del governo. Che sarebbero in linea con le novità già approvate ieri per dare maggiore voce in capitolo agli enti locali sull'opera di ricostruzione.
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di Marco Rogari
da Il Sole 24ore del 21.05.09
Edilizia, l'antisismica può slittare. L'ipotesi potrà essere scongiurata soltanto se le norme verranno trasferite nel decreto Abruzzo. I continui rinvii del piano casa allontanano l'entrata in vigore.
E' a rischio l'entrata in vigore anticipata delle nuove norme tecniche sulle costruzioni e delle nuove disposizioni antisismiche, se il decreto legge sul piano casa tarderà ancora e se il decreto legge 39/09 per l'Abruzzo non le recupererà. É questo il quadro che si sta delineando a seguito dell'impasse del provvedimento di urgenza sul Piano-casa che, dal 30 marzo (data in cui fu siglato l'accordo fra regioni e governo) ad oggi non ha ancora visto la luce. La Conferenza delle regioni presieduta da Vasco Errani, anche nell'ultima riunione di giovedì scorso, non ha infatti dato il suo placet al governo (che non ha aderito alle richieste sugli sgravi fiscali del 55% per le costruzioni antisismiche); da ciò la decisione del presidente del consiglio di venerdì di rinviare a questa settimana ogni decisione, in attesa di una nuova riunione delle regioni prevista per domani e nella speranza di una intesa tecnica che possa portare il testo all'approvazione del consiglio dei ministri. C'è però anche il rischio concreto che il decreto non veda la luce e in questo caso le conseguenze che si determinerebbero non sarebbero di poco conto.
Nello schema di decreto legge sul piano-casa sono infatti contenute alcune norme di particolare rilievo per la sicurezza degli edifici pubblici e privati e, in particolare, di quelli in zona sismica; se questi articoli non entreranno in vigore rapidamente con il decreto legge sul piano casa, rischiano di finire nel nulla, lasciando scoperta anche la fase di ricostruzione post-terremoto in Abruzzo. La prima e più delicata disposizione è quella che riguarda l'entrata in vigore delle nuove norme tecniche sulle costruzioni (d.m. 14 gennaio 2008 con la circolare n. 617 del 2 febbraio 2009) per le quali il governo, nello schema di decreto legge sull'edilizia, ha previsto l'entrata in vigore a partire dal 30 giugno 2009, invece che dal 30 giugno 2010, come attualmente previsto dalla legge 2/09. Un'altra disposizione a rischio è quella che impone al progettista di provare documentalmente il rispetto della normativa antisismica per tutti gli interventi che riguardino parti strutturali degli edifici; in caso contrario l'intervento non può essere realizzato e non possono neanche essere concessi benefici economici, fiscali o urbanistici. Infine è nello schema di decreto legge sull'edilizia e rischia di non vedere la luce anche la norma sulle compravendite di nuovi edifici (costruiti dopo l'entrata in vigore del decreto legge), per le quali, a pena di nullità dell'atto, è previsto che debba essere indicato l'estremo del certificato di collaudo statico dell'immobile, predisposto da un ingegnere o da un architetto. Le tre norme, nella bozza del decreto dopo il sisma, rischiano di rimanere nel limbo se il governo non prenderà al più presto una decisione.
Il treno sul quale potrebbero salire, sta però passando ed è rappresentato proprio dal decreto legge 39/09 sul terremoto abruzzese che da ieri è in aula alla Camera, dopo che in commissione è stato già modificato con diversi emendamenti dell'opposizione e della maggioranza. Il testo che viene portato all'attenzione dell'assemblea di Montecitorio non prevede, ovviamente, le tre disposizioni citate, dando quasi per scontato che esse siano varate con il decreto legge sul piano casa attualmente bloccato. Se giovedì prossimo non si sbloccherà l'impasse con le regioni, è però probabile che il governo con tre emendamenti ad hoc, provvederà a porre rimedio a quello che potrebbe diventare un pericoloso vuoto normativo per la ricostruzione post terremoto. Intanto il provvedimento di urgenza che va in aula, per quel che riguarda la realizzazione degli interventi, contiene alcuni profili di interesse soprattutto sulla prevenzione delle infiltrazioni della malavita organizzata. Una disposizione ad hoc si occupa della prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata affidando un ruolo di coordinamento al Prefetto di L'Aquila, supportato dal Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza sulle grandi opere. Inoltre, attuando l'ordinanza della protezione civile del 30 aprile, con deliberazione n. 42 del 7 maggio anche l'Autorithy per la vigilanza ha costituito la struttura per la ricostruzione in Abruzzo, per garantire la trasparenza, l'economicità delle procedure di affidamento ed esecuzione dei contratti. Infine, accogliendo le richiesta dei costruttori, sarà costituito in prefettura, l'elenco di appaltatori «non soggetti a rischio di inquinamento mafioso».
di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 20.05.09
Case, gli enti locali fiutano l'affare. Accordo trasversale tra Alemanno e Marrazzo per sfruttare il piano del governo sugli alloggi. Costruire nuovi alloggi fa crescere il patrimonio del 20%.
Il piano casa del governo può far tornare il sorriso ai cassieri comunali e aumentare del 20 per cento il patrimonio degli enti locali. Come? Seguendo l'esempio del Campidoglio e della regione Lazio. In pratica le giunte capitanate dal sindaco Gianni Alemanno e dal pd Piero Marrazzo stanno ultimando un accordo (trasversale, vista la fede politica avversa), curato dai rispettivi delegati e assessori al patrimonio immobiliare. Un patto che prevede la demolizione delle case popolari esistenti da sostituire con delle nuove costruzioni con un bel 20 per cento in più di cubatura. Nuovi alloggi da realizzare utilizzando i fondi stanziati dal governo. Ovviamente prima di sfollare gli attuali residenti delle case popolari occorrerà costruire le nuove costruzioni. A quel punto si procederà al trasferimento dei condomini, i quali si ritroveranno una casa nuova e più grande del 20 per cento. Per il Campidoglio e la regione ci sarà la soddisfazione di aver incrementato di un quinto (il 20%) il patrimonio immobiliare, perché le case sono concesse in affitto e restano di proprietà degli enti.
A portare avanti questo accordo tra comune e regione sono il delegato del sindaco Marco Visconti e l'assessore regionale Mario Di Carlo. Faranno parte della partita anche l'assessore comunale Alfredo Antoniozzi, il sindaco di Roma Alemanno e il presidente della regione Lazio Marrazzo.
In questi giorni il Campidoglio sta per compiere un'autentica rivoluzione che riguarda il patrimonio abitativo della città eterna. A oggi ci sono 1200 famiglie assistite dal comune capitolino alloggiate presso alcuni residence. Questa forma assistenza costa al cassiere di Alemanno oltre 24 milioni e mezzo l'anno, in pratica più di 2 milioni al mese, quasi 2000 euro a famiglia. Un signor affitto che a Roma non tutti pagano. Ci sono zone nella capitale i cui canoni sono ben più bassi. Certo, non stiamo parlando di alloggi situati nel centro storico o ai Parioli, ma in aree periferiche. In pratica che cosa fa Alemanno: con un budget di 50 milioni ha confezionato un bando per l'acquisto di circa 300 alloggi da destinare a queste famiglie bisognose che vivono nei residence. Case da acquistare dai costruttori. A prezzi vantaggiosi per il Campidoglio, ma tutto sommato nemmeno troppo proibitivi per i palazzinari. Alloggi già pronti, da assegnare a settembre. Una specie di sfida con le case dell'Aquila che dovranno essere costruite per sistemare gli sfollati del terremoto. Ad Alemanno va dato atto di una sterzata quasi storica. Favorita sì dagli stanziamenti concessi dal governo per Roma capitale, ma che potrebbero risolvere gran parte del problema casa nella città eterna. Ovviamente l'opposizione contesta l'iniziativa del sindaco, ritenendo l'impresa tutt'altro che facile. Tra l'altro la giunta capitolina ha nel mirino anche la ristrutturazione di vecchi casali e stalle abbandonati da decenni, per trasformarli, cambiando le destinazioni d'uso, in agriturismi, posti letto per strutture alberghiere e sportive. Un'operazione a costi bassi. Anche in questo caso, ovviamente, l'opposizione contesta e ipotizza una calata di cemento sull'agro romano. Tuttavia, a creare ostacoli per il sindaco non sono stati soltanto gli oppositori politici ma perfino qualcuno della sua squadra. Alemanno ha dovuto faticare non poco per convincere il suo assessore Antoniozzi, mentre ha avuto terreno più fertile con il delegato Visconti.
di Marco Castoro
da Italia Oggi del 19.05.09
Il piano casa vale 42 miliardi. Stima Cresme: nel 2010 crescita del 27% contro un calo del 12% - Grandi opere a rilento. Da Tesoro, Sace e Cassa depositi 22 miliardi per il rilancio. Piano casa, per l'edilizia + 27%. Cresme: lavori per 42 miliardi possono far ripartire il settore entro il 2010.
Se il piano casa arriverà al traguardo, stimolerà investimenti aggiuntivi per 42 miliardi tra il 2009 e il 2012 e l'edilizia abitativa crescerà l'anno venturo del 27%. Lo stima il Cresme, istituto di ricerca economica, che ha analizzato l'impatto dell'intervento: senza i provvedimenti assunti, nel 2010 per il settore si sarebbe registrato un calo di attività del 12,4%. Procedono invece a rilento le grandi opere approvate dal Cipe: dal varo della legge obiettivo nel 2002 a fine 2008 solo in quattro casi (Mose di Venezia, Passante di Mestre, Gra e Autostrada Palermo-Messina) è stata superata la spesa effettiva di 500 milioni. Intanto il Tesoro estenderà l'uso delle garanzie Sace e del rispamio postale, per facilitare le piccole imprese nell'accesso al credito bancario, che già dovrebbero usufruire delle ricapitalizzazioni rese possibili con i Tremonti bond. In totale le risorse messe in campo sono pari a 22 miliardi. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, chiede riforme e interventi mirati e ha indicato ambiente ed energia tra i «grandi driver» di crescita per il dopo-crisi.
ROMA - Di fronte alla caduta verticale del Pil italiano, il 5,9% certificato venerdì dall'Istat, la risposta più certa e immediata resta il «piano casa». È da lì che può partire un'inversione di rotta per il 2010. Lo dice il Cresme, istituto di ricerca economica per l'edilizia, che ha messo a punto nuove previsioni sull'impatto del piano lanciato da Silvio Berlusconi: investimenti aggiuntivi per 42 miliardi tra il 2009 e il 2012.
Cifra molto più prudente dei 75-150 miliardi "annunciati" a effetto e senza troppi dettagli dal premier giovedì scorso parlando agli stati generali delle costruzioni. Eppure quei 42 miliardi - che equivalgono a 106 milioni di metri cubi di nuove stanze - cambierebbero il segno al prossimo anno: per l'edilizia abitativa si passerebbe dalla caduta stimata oggi (-12,4%), con 250mila posti di lavoro a rischio, a un vero boom trainato dalla manovra (+27%). La tranche 2010 (pari al 40% dell'investimento complessivo) ammonterebbe a 16,8 miliardi: oltre il 10% di iniezione aggiuntiva all'intero mercato delle costruzioni.
Una valutazione che poggia su ipotesi prudenti, ancora più delle stime fatte a caldo due mesi fa: è restrittiva l'ipotesi che aderiscano solo il 10% dei proprietari dei 4,9 milioni di villette uni-bifamiliari con meno di mille metri cubi e solo il 5% dei 3,7 milioni di proprietari di case a schiera.
Il Cresme presenterà i dati mercoledì a Milano, al 14°Congresso Angaisa, organizzazione della distribuzione idrotermosanitaria, una delle componenti più ricche dell'indotto.
Le previsioni partono ovviamente dall'ipotesi che il piano sia attuato sull'intero territorio nazionale. Quello stimato è l'impatto potenziale del piano Berlusconi. Al momento solo teorico: non solo perché il decreto legge per sveltire le procedure viene rinviato di settimana in settimana. Ma anche perché il via libera agli ampliamenti delle abitazioni del 20-25% è passato dalle mani del governo alle regioni che entro il 30 giugno dovrebbero varare le leggi. A parte la Toscana, nessuna ha ancora approvato e solo 6-7 hanno avviato l'iter.
La legge toscana, d'altra parte, restringe lo spettro dei lavori possibili. Potrà accedere ai premi di cubatura solo chi rispetterà standard di risparmio energetico severi. Così non sarà per il Veneto, prossima regione al traguardo con una legge a maglie larghe. Sarà quindi un'Italia a più velocità.
Ma l'incognita politica più seria è, al momento, lo stalla sul decreto legge. Le Regioni hanno chiesto l'estensione dello sgravio Irpef del 55% su tutti i lavori di adeguamento degli edifici esistenti agli standard antisismici. Una misura di questo tipo è già presente nel decreto Abruzzo, ma solo per le case che la Protezione civile riterrà a rischio dopo accurata verifica. Una alla volta. Con il contagocce. Le Regioni vogliono invece che l'incentivo fiscale vada a tutti i proprietari di abitazioni localizzate nelle fasce sismiche 1 e 2 (rischio alto e medio).
Nessuno ha stimato ancora il costo della richiesta regionale, né ufficialmente nel Governo, né fuori. Anche il Cresme per ora declina l'invito («una stima in questo momento sarebbe un azzardo»). Il ministero dell'Economia, comunque, frena.
Un ordine del costo è possibile stimarlo però da alcuni studi recenti sul grado di vulnerabilità delle abitazioni. L'Isat (Istituto per le scelte ambientali e tecnologiche) e gli "Amici della terra" ne hanno fatto uno ad aprile su dati Istat e Protezione civile. I comuni localizzati nelle fasce sismiche 1 e 2 sono 3.069 su 8.101 comuni (38%), le abitazioni 10,8 milioni su 27,3 (39,6%). Di queste vengono considerate ad alto grado di vulnerabilità 285.918 abitazioni nella fascia 1 e 1.728.750 abitazioni nella fascia 2. Totale: 2.014.668. La richiesta regionale non è limitata alle sole case a rischio, ma si può ipotizzare che su questo si agisca prioritariamente. A un costo medio per intervento di 35mila euro (ipotizzato dalla Protezione civile nel decreto Abruzzo), la cifra del costo totale sarebbe enorme: 70 miliardi di euro.
Il costo potenziale per lo Stato supererebbe quindi i 38 miliardi, per quanto ripartibili su 5 annualità. Seppure aderisse solo il 30%, il costo per lo Stato sarebbe comunque superiore a 10 miliardi. Logico, dunque, che l'Economia non veda spiragli. Governo e regioni, che si rivedranno martedì prossimo, dovranno trovare un'alternativa.
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- LE RICHIESTE REGIONALI - Per dare il sì al decreto, le Regioni vogliono lo sgravio Irpef al 55% per tutti i lavori antisismici: costo per lo Stato non inferiore a 10 miliardi
di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 17.05.09
- argomenti di architettura - piano casa
rassegna stampa ed interventi a partire da gennaio 2008
Commenti
01/06/2009 13.27: sperem
speriamo che nella semplificazione non venga dimenticato di abolire alcune maledizioni introdotte dal nuovo prg 2008 come il famigerato COQUE che interviene addirittura sulle manutenzioni degli edifici ......
Ampliare si, ma attenzione a non rendere più facile costruire che fare della semplice manutenzione delle facciate di una palazzina... (SIGH !!!.. )
arch. Claudio Flabiano
vedi anche:
Decreto casa, no dalla Conferenza Unificata
Piano casa & Dl semplificazioni - agg. rassegna stampa
Terremoto e incarichi professionali
di Enrico Milone - Dl Abruzzo
«Non solo archistar, si guardi ai progetti»
Amedeo Schiattarella - Intervista del Sole 24 Ore
Incrementi di Architettura
Piano casa & Concorsi - di F. Orofino
Casa... libera tutti
Piano casa & Dl semplificazioni - di A.Schiattarella
L'indipendenza della figura di controllo
Norme sismiche & progettisti/DL - di F.Orofino
Norme sismiche - errori e inefficienze ministeriali...
...ed i compiti di architetti e ingegneri - di E.Milone
Il mito del mattone e i progettisti fai da te
di Francesco Orofino
Legge Milleproroghe 2009
di Enrico Milone
Una nuova bussola per le costruzioni
Circolare sulle «Norme tecniche» - breve rass-stampa