Piano casa Veneto

Legge regionale 08.07.09 n.14 - rass.stampa

«Piano casa in Veneto affare da quattro miliardi». Le stime dell'Ance. Legambiente: sarà un fallimento

MOGLIANO VENETO (Treviso) — Erano quasi in 600, ieri pomeriggio, sotto la tensostruttura di Villa Braida, a cercare di capire come applicare il Piano Casa della Regione. Amministratori comunali, tecnici, immobiliaristi e costruttori, invitati dalle Ance provinciali di Treviso, Venezia e Belluno, per dare risposte almeno alle domande più frequenti che sono andate via via affollandosi dal momento in cui la giunta regionale ha avanzato la sua proposta di legge fino all'approvazione di alcuni giorni fa, in Consiglio, con emendamenti che hanno portato a tredici gli otto articoli iniziali. Da subito, è questo il succo, si potrà metter mano abbastanza facilmente all'ampliamento di abitazioni monofamiliari singole, cioè, nella quasi totalità dei casi, alle prime case. Più complesso intervenire sulle villette a schiera e sui condomini, mentre per altri generi di costruzioni occorrerà attendere altri atti di indirizzo o delibere della Regione.

Anche limitandosi alle ‘singole’, tuttavia, il movimento di valori che il provvedimento può generare è ingente. «Le costruzioni con queste caratteristiche in Veneto sono più di 800 mila - è il calcolo del presidente di Ance Veneto, Stefano Pelliciari - e possiamo immaginare che almeno un 10% dei loro proprietari decida di approfittare degli ampliamenti agevolati permessi dalla legge. Se la media delle opere commissionate per ciascuno di questi 80 mila casi fosse di 50 mila euro ecco che avremmo procurato lavori per 4 miliardi».

Una quota che non farà recuperare le perdite a due zeri del comparto rilevate nel 2008 ma che, con qualche punto di ripresa, secondo l'associazione dei costruttori dovrebbe rialzare l'indicatore dell'occupazione e ossigenare un mercato in stato comatoso. «Fra i nostri obiettivi c'è anche quello di trovare un'intesa con gli istituti di credito. Se per un ampliamento si rende necessario un mutuo, è chiaro che la garanzia data dall'abitazione che si intende ingrandire mette al riparo da qualsiasi rischio. Quindi ci aspettiamo che le banche formulino linee di credito privilegiate».

Adesso la palla passa ai Comuni. Entro il 30 settembre dovranno deliberare in consiglio se e dove permettere l'amplificazione dei volumi esistenti, a pena commissariamento. «Temo che su questo punto ci sarà qualche problema di funzionamento sussurra un funzionario regionale - perché il commissario può solo obbligare il sindaco a convocare il consiglio per affrontare il tema. Ma se il voto sarà negativo che si fa? Una nuova convocazione forzata?» Ad esprimere un giudizio molto negativo sulla normativa è intanto Legambiente. «Sarà un sostanziale fallimento, non ci sarà alcun rilancio del settore e avremo Regioni ciascuna con una regola diversa» è il commento dell'associazione.

Michele Bertucco, leader di Legambiente Veneto, si sofferma in particolare sulla nostra legge regionale. «Il testo permette di intervenire, in deroga alle norme urbanistiche, sugli edifici non residenziali. L'effetto di questa scelta sarà un'ulteriore, diffusa, ‘spolverata di cemento’. Un errore aver ammesso qualsiasi edificio residenziale, compresi i condomini, senza alcuna prescrizione architettonica ed urbanistica». (...)

 

di Gianni Favero
da Corriere del Veneto del 22.07.09


La nuova legge - Piano casa in vigore, è già corsa all’ampliamento. Terrazza, soffitta e garage. Le case iniziano ad ampliarsi. In vigore la legge veneta. I Comuni: «Tempestati di telefonate».

VENEZIA - «La posso finalmente chiudere questa terrazza, ricavandoci uno studio per mio marito, vero?». «E la soffitta che da anni sognavo di sfruttare, può trasformarsi in una depandance per mio figlio?». Il Piano casa in veneto è in vigore. Gli uffici tecnici dei comuni sono tempestati di telefonate e già arrivano le domande per ristrutturare la prima casa.

A Piano casa approvato, mentre tecnici e assessori comunali sono impegnati in una full immersion di seminari e approfondimenti legislativi, avanza la lenta e massiccia mobilitazione del popolo degli «ampliamenti abitativi» che, carte alla mano, soprattutto in questa fase di incertezza, spesso preferisce mandare in avanscoperta l'architetto di famiglia. Un popolo in fermento, che si informa, sfoglia i giornali, si consulta, istruisce i propri studi di fiducia che li rappresenta e li spinge con le loro cartelle piene di misurazioni fin sulla soglia degli uffici comunali dell’edilizia privata. Proprio lì sono già state presentate alcune domande, ma sono soprattutto le richieste di informazioni a rendere i telefono degli assessorati veneti bollenti.

Niente operazioni-vip nè furbate immobiliar-vacanziere. Almeno per ora. Da Verona ad Asiago, Da Abano Terme a Venezia, da Vicenza a Jesolo, solo tante semplici famiglie che tentano di realizzare qualche desiderio domestico cresciuto insieme alla propria vita.

«Qui abbiamo già una decina di domande presentate e tantissime chiamate - spiega l’assessore all’edilizia privata di Garda Davide Bendinelli -. Tutte persone conosciute, per bene e del posto con cui abbiamo un rapporto consolidato e di conoscenza diretta. Sono quasi tutti casi di gente che ha ben recepito la legge, che se l’è studiata e che chiede un ampliamento della prima casa. In arrivo, poi, anche qualche richiesta in veste di esercizio turistico da ingrandire, hotel per capirci. Vedremo il da farsi. Massima collaborazione, comunque». Boom di contatti anche nella vicina Verona, dove a palazzo Barbieri si parla addirittura di «telefoni bollenti». «I cittadini ci chiedono di tutto - spiega l’assessore di riferimento Alessandro Montagna -. I casi più frequenti? Il classico proprietario della villetta a schiera che vuole fare qualche ampliamento. Poi c’è chi, in particolare, vuole recuperare la soffitta per ricavarci una camera con bagno, magari per il figlio. A seguire ci sono tutte le utenze dei condomini che sognano di chiudere il terrazzo, farsi una veranda».

Fioccano i contatti un po’ in tutti i Comuni, dunque. Con una particolarità: per ora, in attesa di capirne di più, si preferisce attivare gli studi tecnici di fiducia. «Confermo questa caratterista, è probabile che i privati mandino i loro professionisti in avanscoperta in questa prima fase dove la situazione non è ancora chiara spiega l’assessore all’edilizia privata di Vicenza Pierangelo Cangini -. D’altra parte si sa che, ad eccetto delle prime case, per il resto fino ad ottobre la legge può essere integrata. Anche qui da noi segnaliamo tanti contatti: chiedono in molti dell’ampliamento del 20 per cento dei volumi delle singole case, ma molto interesse c’è per il problema delle distanze».

Un problema sentito da chi vive in centri ad alta concentrazione urbanistica: «Un conto è la richiesta della villa in aperta campagna, un altro è quello di chi vive in zone già tanto edificate - spiega Lugi Schiavo, dirigente del Comune di Montecchio Maggiore -. Il fermento dei proprietari comunque c’è e si sente. Qui, fra i casi più svariati, domina il classico sottotetto che ora si ha la possibilità di reinventare.

I condomini? Potenzialmente la possibilità di intervenire c’è anche per loro, vediamo». E ancora: «In sostanza i cittadini ci chiamano per sapere se la legge va bene o meno per il loro caso - spiegano i tecnici del Comune di Abano Terme -. Noi, dunque, consigliamo ai nostri utenti di attendere la linea espressa dal Comune. La casistica è davvero ampia a fronte di queste prime brevi indicazioni normative». «Corteggiamenti » sostenuti agli sportelli dell’edilizia, si registrano da giorni nei grandi Capoluoghi, come Treviso e Venezia (in terraferma), come confer­mano i rispettivi assessori Ser­gio Marton e Gianfranco Vec­chiato. «Chiedono, chiedono ­spiega Marton - sia privati che professionisti. Si dovrà poi ve­dere quante di queste esigen­ze si riuscirà a soddisfare». Già, perchè c’è già chi, prima di «mappare la situazione», preferisce concentarsi sui mar­gini d’azione che ha: «Abbia­mo preso visione della legge ­spiega il neoassessore all’edili­zia di Padova Antonino Pipito­ne - ora la studieremo e vedre­mo quali osservazioni fare».

La scheda

  • Subito la prima casa. Con la legge approvata dal Consiglio regionale del Veneto sono permessi gli ampliamenti del venti per cento sulla prima casa (ma non nei centri storici). Fino al quaranta per cento se sarà abbattuta e ricostruita con criteri di edilizia ecosostenibile
  • Gli Altri edifici. Su seconde case e attività produttive, e solo su queste, dovranno pronunciarsi i singoli Comuni che decideranno se e dove sono possibili gli ampliamenti. Avranno tempo fino al 30 ottobre per esprimersi. Non dovessero farlo la Regione invierà un commissario al fine di arrivare ad una decisione. Nel frattempo vige la regola del silenzio diniego, ovvero fino a decisione contraria il piano vale solo per la prima casa
  • Scadenza nel 2011. Trattandosi di misura anticrisi, la legge avrà una validità limitata di due anni (luglio 2011). Ogni tipo di ampliamento dovrà essere autorizzato entro e non oltre quella data.
  • In vigore. Venerdì scorso, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione, il piano casa è entrato in vigore. Ciò significa che basta presentare una dichiarazione di inizio lavori e garantire di essere nel rispetto delle norme per iniziare gli ampliamenti.

 

di Silvia Maria Dubois
dal Corriere del Veneto del 16.07.09


A CHI SERVE, CHI AIUTERA’ - TUTTE LE SPINE DEL PIANO CASA

Tanto tuonò che piovve: una pioggerellina leggera; quasi asciutto. Il Consiglio regionale ha finalmente approvato il Piano casa, sul quale molti già furono gl'interventi e le valutazioni sotto i profili, economico, sociale, occupazionale, paesaggistico e via elencando. Ora arriva quello del «leguleio», appartenente a quella categoria di professionisti che sotto certi aspetti costituisce un'autentica piaga sociale: gli avvocati.

A scorrere i tredici articoli della legge densi di riferimenti e di richiami, l'entusiasmo per quel venti per cento di ampliamento, che pare promesso a tutti, sfuma quasi del tutto. Tante e tali sono le limitazioni, che l'unica categoria professionale ad avvantaggiarsi finirà per essere quella degli avvocati, per il contenzioso che s'innescherà su ogni permesso di costruire (comunque lo si chiami, anche Dia). Sostanzialmente (anche se non formalmente) esclusi sono tutti gli edifici appartenenti a diversi soggetti, sia in condominio che nella forma di case a schiera. Per i primi la legge prevede bensì l'ampliabilità dei singoli appartamenti, «compatibilmente - peraltro - con le leggi che disciplinano il condominio» e ben si sa che, dopo il Parlamento, le assemblee di condominio sono quanto di più rissoso si possa immaginare. Per le case a schiera l'ampliamento è consentito solo «se realizzato in maniera uniforme e con le stesse modalità» su tutta la schiera.

Quello peraltro che maggiormente intriga è l'ampliabilità degli edifici produttivi: s'infittiscono i cartelli del «vendesi» sulle fabbriche chiuse, per cui, in luogo ampliare quelle aperte, avrebbe avuto maggior senso costringerle ad accorparsi con quelle chiuse; pare complicato, ma a lasciar fare le cose a chi le sa fare, non lo sarebbe affatto e gli esempi non mancano a cominciare dal Piano Regolatore di Cortina del 1977, che, per quanto attiene ai rustici abbandonati, ha funzionato a dovere. Un limite che diventa ostacolo è il richiamo al rispetto delle distanze legali tra edifici: ben si sa che quelli esistenti sono a saturazione delle previsioni del Prg, per cui difficilmente si potrà aggiungere qualcosa. Né del resto la legge regionale poteva derogare alle distanze fissate dal codice civile.

C'è un elemento positivo in tante limitazioni ed è la necessità della scoperta dell'accordo tra proprietari confinanti, da attuarsi attraverso le varie forme di consorzio previste dalle leggi sul governo del territorio. Finora gli accordi di programma si son fatti (anche se non sempre correttamente) tra privati e Comune; ora anche da questa legge sul Piano casa emerge la necessità del consorzio tra privati per la miglior reciproca fruizione delle rispettive proprietà: non più la logica dello scambio, dell'acquisto, ma del coordinamento: mettiamoci assieme per sfruttare meglio le possibilità della legge. Una scoperta che devono fare i professionisti (architetti e ingegneri) prima dei cittadini, che per legge devono fruire della loro operato. Utopie? Non è escluso che lo siano, ma talvolta anche al più arido dei professionisti è consentito di sognare.

 

di Iovine Cacciavillani
da Corriere del Veneto del 14.07.09


Edilizia - Marangon: «Piano casa operativo da sabato»

ROVIGO – Verrà pubblicata sul bollettino ufficiale domani e sarà operativo da sabato il cosiddetto Piano Casa varato dalla Regione per sostenere il rilancio delle piccole imprese edili, affossate dalla crisi economica.

«La legge sarà subito operativa per la prima abitazione – spiega l’assessore all’Urbanistica, Renzo Marangon – e permetterà un ampliamento fino al 20% della cubatura.

La possibilità si allargherà fino al 40 per la demolizione e ricostruzione secondo criteri ecosostenibili di edifici costruiti prima del 1989». Marangon ieri ha incontrato il proprio omologo a Palazzo Nodari, Gigi Osti, e i tecnici dell’assessorato comunale per spiegare loro i dettagli operativi della nuova norma.

 

pag. 9 - PADOVA
da Corriere del Veneto del 09.07.09


L'intervista - «Piano casa frettoloso lavoro per poche imprese». Parla il rettore dello Iuav di Venezia Magnani: «Eppure potrebbe migliorare le campagne». È stato concepito solo come uno strumento economico, senza tenere conto delle differenze di paesaggio della regione. I comuni governano il territorio e sono loro che devono saldare il nesso tra le politiche economiche e quelle territoriali: bene che abbiano il controllo.

VENEZIA - «Qualcosa si muoverà nelle costruzioni, ma dubito che si possa arrivare a dare effetti positivi ai grandi del settore: la maggior parte delle domande arriverà da piccoli proprietari». Così il rettore dello Iuav, Carlo Magnani, sul Piano casa veneto.

Al rettore dell’università Iuav di Venezia la legge sulla casa della Regione «ri­corda il Piano casa di Amintore Fanfani». Vara­to alla fine della seconda guerra mondiale, quello permise all’Italia di costruirsi un patri­monio immobiliare di 75mila abitazioni. Que­sto firmato dalla giunta Galan punta dritto a migliorie, allargamenti, abbattimenti, ma sen­za alcun contributo, se non in cubatura. E non si costruiranno case nuove. «La questione è an­tica - spiega il professor Carlo Magnani, retto­re dell’università di architettura veneziana (fi­no alla fine dell’anno accademico, ndr) - que­sto film l’abbiamo già visto nel Dopoguerra, co­me leva per l’economia. Ma in realtà in questo momento c’è anche molto di invenduto: come mai? Probabilmente perché l’invenduto è collo­cato male nel territorio».

  • Professore, cosa pensa di questa legge? «È stata concepita esclusivamente come strumento economico, tralasciando i caratteri del territorio. Invece gli effetti possono essere diversi tra montagna e mare: il paesaggio vene­to è molto diverso al suo interno. Andranno capiti gli effetti per le imprese e gli strumenti urbanistici, ma è una legge frettolosa, fatta in maniera parziale».
  • L’opposizione in Consiglio aveva paura che si cementificasse. «Viene promossa una densificazione, ma non è affatto un problema, anzi, sarebbe auspi­cabile se toccasse la campagna e le zone scarsa­mente popolate. Devo dire però che non ha grandi elementi di novità: per la mia conoscen­za dei regolamenti edilizi dei comuni per i ca­pannoni è già prevista la possibilità di un am­pliamento, così come per le case coloniche».
  • Trova più interessante la proposta di pun­tare alle demolizioni, magari con incentivi? «Le demolizioni in Italia sono sempre com­plicate, però piuttosto meglio le demolizioni. Avremmo potuto usare gli strumenti economi­ci per riqualificare le zone di degrado. Con la politica delle demolizioni si fa politica del terri­torio, col piano casa si fa un intervento indi­stinto».
  • L’economia è in crisi, le famiglie sono in difficoltà, pensa che sarà facile trovare i sol­di per allargare la casa? «Spero che il piano casa venga utilizzato, per sostenere un minimo di domanda nel set­tore edilizio, per costruire finalmente secondo i principi del risparmio energetico. Qualche co­sa si muoverà sicuramente nelle costruzioni, anche se ho i miei dubbi che possa arrivare a dare effetti positivi ai grandi del settore: la maggior parte delle domande arriverà da pic­coli proprietari che o faranno in proprio i lavo­ri, se li sanno fare, o li daranno da fare a picco­le imprese. Si poteva fare di più: quasi tutta l’interezza del nostro patrimonio abitativo è fatta di edifici costruiti non rispettando i prin­cipi del risparmio energetico, serviva più co­raggio».
  • Qualcuno si è lamentato di non poter fare interventi nei centri storici. «Penso sia un principio positivo, anche se molti centri storici sono stati bombardati du­rante le guerre e non sempre quanto è stato ricostruito è coerente col tessuto precedente».
  • A parte per la prima casa, per il resto l’ulti­ma parola spetta ai comuni. Ci vede un limi­te? «I comuni governano il territorio e sono lo­ro che devono saldare il nesso tra le politiche economiche e quelle territoriali».
  • È una legge che trasformerà il Veneto? «Le nostre periferie sono periferie di piccole villette dal carattere molto modesto, mentre i centri storici sono costruiti 'in continuità', co­me Padova, Treviso, è un modello su cui riflet­tere. Costruire un piano in più alle villette farà aumentare la densità abitativa dove è troppo bassa».
  • Era un dibattito in cui poteva entrare an­che l’università... «L’università è il luogo dove i saperi si sedi­mentano, anche grazie al veicolo dei ragazzi. Avrebbero potuto coinvolgerci senza pregiudi­zi...».

Il piano casa

  • Per la prima casa subito l’ampliamento. Dopo la pubblicazione sul Bur della legge regionale sul Piano casa, saranno subito possibili gli ampliamenti fino al 20% per la prima casa, basta che non sia ubicata nei centri storici. Per le case vecchie, demolite e ricostruite con materiali di bioedilizia, il premio di cubatura potrà arrivare al 40%.
  • Il potere dei Comuni sugli altri edifici. Su seconde case e attività produttive, e solo su queste, dovranno pronunciarsi i singoli Comuni che decideranno se e dove saranno possibili gli ampliamenti previsti dal Piano casa. Dovranno esprimersi entro il 30 ottobre del 2009. Se non si esprimeranno la Regione nominerà un commissario ad acta col compito di fari riunire il consiglio comunale del Comune e farlo esprimere sulle materie di sua competenza.
  • Scadenza nel 2011. Trattandosi di una misura anticrisi, il Piano casa avrà una validità limitata di due anni (la scadenza sarà nel luglio del 2011). Per ogni tipo di intervento, pertanto, si dovrà essere autorizzati entro e non oltre quella data
  • Come iniziare. Basta presentare una Dia, la dichiarazione d’inizio attività, al proprio Comune. La Dia è stata semplificata.
  • I costi per il cittadino. Per la prima casa ci sarà una riduzione di oneri del 60%, per i disabili l’abbattimento sarà del 100%, mentre per le seconde case non sono previste forme di esenzione. In questo modo anche i Comuni avranno un piccolo vantaggio economico dal Piano Casa.
  • Il voto in Consiglio. La legge è stata approvata mercoledì scorso dopo 4 mesi e 7 sedute di consiglio con 26 voti a favore.

Le reazioni. Le categorie soddisfatte: ossigeno per noi. Galan si corregge: legge buona E la Lega: via il regolamento. VENEZIA - Le telefonate devono essere state tante. E dopo l’invettiva contro una leg­ge diventata «sovietica» Giancarlo Galan ieri ha fatto una piccola retromarcia, definendo il piano casa appena approvato «un buonissi­mo piano. E mi rivolgo a privati cittadini, a imprenditori e a enti locali per un uso che sia il più immediato possibile». Gli hanno rispo­sto indirettamente, soprattutto riferendosi ai toni usati l’altroieri dal governatore due con­siglieri leghisti - Andrea Caner e Roberto Ciambetti - che hanno colto l’occasione per rilanciare la sfida del cambio di regolamento d’aula: «Il provvedimento è stato adottato - hanno detto i due consiglieri - ora staremo a vedere i frutti. I tempi potevano essere ac­corciati, se solo qualche alleato avesse dato, non solo a parole, maggior importanza alla discussione repentina del testo, presentando­si da subito in assemblea consiliare. Che la maggioranza sia costretta a scendere a patti con l’opposizione è cosa nota, ed è frutto di un regolamento d’aula che deve essere cam­biato. Ora il gruppo del governatore non po­trà che dare seguito alla nostra richiesta di proirità del progetto di legge presentato dal­la Lega Nord, anche in vista del bilancio, a fine anno». Ieri è stato anche il giorno di sod­disfazione delle categorie, che pure già si era­no espresse. Per Confindustria Veneto è stata scritta «una buona legge nell’interesse di tut­ta la comunità veneta. Un risultato ottenuto anche grazie alla collaborazione attiva tra po­litica e società civile. Ora la speranza è di im­primere una forte accelerazione all’economia regionale». Della stessa idea anche i costrut­tori. Per Andrea Marani, vicepresidente na­zionale dell’associazione costruttori, «la leg­ge è ossigeno per le imprese. Ora puntiamo sul risparmio energetico». 

 

di Sara D'Ascenzo
da Corriere del Veneto del 04.07.09


La nuova legge - «Piano casa, chi desidera può già ampliare l’abitazione». Ampliamento prima casa «Chi vuole può già iniziare». Dopo la legge, per Borgo Venezia e Golosine la parola al Comune.

VERONA - «Chi vuole ampliare la prima casa del 20 per cento, alzare il soffitto o costruire una stanza, può iniziare subito, non deve aspettare altro che la pubblicazione della legge sul Bur». Tiziano Zigiotto, presidente della Commissione urbanistica illustra il contenuto del «piano casa».

«Chi vuole am­pliare la prima casa del 20 per cento, alzare il soffitto, co­truire una stanza in più, chiu­dere la veranda, può comin­ciare subito, non deve aspet­tare nient’altro se non la pub­blicazione della legge sul Bur, che avverrà a giorni».

In missione a Verona per il­lustrare il contenuto del tan­to discusso «piano casa», ap­pena licenziato dal consiglio regionale, Tiziano Zigiotto, presidente della Commissio­ne urbanistica della Regione Veneto, ripete a più non pos­so il concetto che gli sta a cuore: la legge deve attende­re l’approvazione dei Comu­ni che possono recepirla così com’è o introdurre nuovi pa­letti, ma sull’ampliamento delle prime case il provvedi­mento è già efficace.

Lo sforzo di Zigiotto è sem­plice: mettere in luce l’ambi­to in cui l’intervento regiona­le a sostegno del settore edili­zio dà un impulso immedia­to a favore dell’apertura di nuovi, piccoli cantieri. Il fatto è che la legge, che nelle inten­zioni dovrebbe salvare l’edili­zia veneta (27% del Pil regio­nale) dal collasso, ha un effet­to decisamente più blando di quello pensato inizialmente.

Tanto per cominciare non si applica né ai centri storici (oltre a quello del Comune di Verona sono esclusi dal prov­vedimento anche i centri sto­rici minori, localizzati nei co­muni più piccoli o nelle fra­zioni) né agli edifici sottopo­sti a vincolo paesaggistico e ambientale. Inoltre restano esclusi gli edifici «oggetto di specifiche norme di tutela» e quelli situati nelle aree di ine­dificabilità assoluta.

Altre eccezioni riguardano gli edifici anche parzialmen­te abusivi «soggetti all’obbli­go della demolizione», quelli a destinazione commerciale (se l’ampliamento serve ad eludere la programmazione regionale) e quelli nelle aree dichiarate a pericolosità idraulica.

Oltre a ciò, su tutti gli in­centivi che non riguardano le prime case, occorre attende­re il verdetto dei Comuni.

«Per le demolizioni – spie­ga Zigiotto – e per il lavori sulle seconde case, i consigli comunali devono votare la delibera entro il 30 ottobre, altrimenti sarà nominato un commissario. È importante notare – prosegue – che per le prime case gli oneri sono ridotti del 60 per cento e so che il Comune di Verona in­tende eliminarli completa­mente per i disabili».

Gli assessori scaligeri al­l’Urbanistica e all’Edilizia pri­vata, Vito Giacino e Alessan­dro Montagna, assicurano che faranno votare la delibe­ra consiliare prima della sca­denza fissata dalla Regione. «Abbiamo già le idee abba­stanza chiare – afferma Giaci­no – ma ci serve ancora un po’ di tempo per perfeziona­re i dettagli». Premesso che centro storico e colline sono tagliate fuori dal provvedi­mento, i nodi da sciogliere so­no altri. Borgo Venezia, per esempio, ha edifici vincolati (alcuni non ancora censiti) distribuiti a macchia di leo­pardo. Le Golosine hanno già una densità abitativa molto alta. Tutte questioni su cui è richiesto l’intervento chiarifi­catore dell’amministrazione comunale.
Montagna esclude risoluta­mente la possibilità che il «piano casa» aiuti l’abusivi­smo o la speculazione: «Tutte le norme del codice civile – fa sapere – restano in vigore e così le regole urbanisiche sul rispetto delle distanze e sulla disponibilità dei servizi. Di fatto l’unica deroga riguarda i volumi, per i quali si conce­de un bonus del 20%, che di­venta del 30 o del 40 se si usa­no strumenti a tutela dell’am­biente”. Nei condomìni, in­somma, si apriranno i cantie­ri solo col consenso di tutti e anche per le villette a schiera bisognerà rispettare i diritti dei vicini.

  • Delibera - Gli assessori all’Urbanistica e all’Ediliza privata Vito Giacino (nella foto) e Alessandro Montagna assicrano che la delibera sarà votata del Consiglio comunale sul piano casa prima della scadenza regionale. Rimangono gli ultimi dubbi sugli su Borgo Venezia e Golosine.

 

di Davide Pyriochos
da Corriere del Veneto del 04.07.09


Immobili. Il Veneto dà il via al piano casa. I comuni entro ottobre devono pronunciarsi sull'applicazione. Si allunga l'elenco delle autonomie che hanno predisposto le norme per gli interventi.

VENEZIA - All'ultimo giorno utile per varare le leggi sull'edilizia, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il suo Piano casa. Votato dalla maggioranza, con l'astensione del Pd e il voto contrario degli altri gruppi di sinistra. La scadenza del 1° luglio era stata decisa con l'accordo tra Governo e Regioni del 1° aprile.

Un via libera sofferto e raggiunto a Palazzo Ferro Fini solo dopo un accordo tra maggioranza e centrosinistra sulle modifiche da apportare a un progetto di legge della Giunta che aveva trovato l'opposizione pronta a fare le barricate con migliaia di emendamenti.

Modifiche che fanno sintesi delle esigenze espresse dal centrosinistra di limitare i temuti effetti di «cementificazione selvaggia» e di «disordine urbanistico» che il provvedimento potrebbe avere, e al tempo stesso delle istanze del centrodestra di salvaguardare il principio ispiratore del provvedimento.

Ma la strada è stata difficile, come non ha mancato di sottintendere il presidente della Giunta regionale, Giancarlo Galan, nel commentare l'approvazione: «Sono soddisfatto del voto ma anche del clima costruttivo che si è finalmente registrato in Consiglio regionale. Se penso alle settimane trascorse tra quando questa proposta è stata approvata in Giunta e oggi non posso non rilevare il danno che questo ritardo, di sicuro, ha causato all'economia veneta».

Vediamo i dettagli. La legge riguarda, in particolare, gli interventi di rinnovamento del patrimonio edilizio esistente, mediante la demolizione e la ricostruzione, che sono ammessi con aumenti volumetrici fino al 40%, sia per il residenziale che per il produttivo in zona propria, solo se realizzati con le tecniche costruttive di bioedilizia.

Il 40% può inoltre essere elevato fino al 50% qualora gli interventi siano oggetto di un piano attuativo; inoltre, viene chiarito il concetto di ristrutturazione edilizia che ha creato alcuni problemi applicativi.

Di grande rilievo la norma che assegna ai comuni la competenza a decidere sulla applicazione della legge in questione. I comuni avranno tempo fino al 30 ottobre per deliberare se e con quali limiti applicare la normativa. Nel silenzio del comune, la legge troverà comunque applicazione per tutte le zone del territorio, ma solo per la prima casa e con esclusione dei centri storici, degli edifici vincolati o soggetti a specifiche forme di tutela e per quelli che ricadono in aree di inedificabilità assoluta o in aree ad alta pericolosità idraulica.

La legge veneta prevede, inoltre, la possibilità di ampliare del 20%, rispetto all'esistente, gli edifici residenziali e ad uso diverso, consentendo di realizzare tale ampliamento in aderenza oppure utilizzando un corpo edilizio contiguo già esistente.

Per dare il via ai lavori non servirà più il permesso di costruire ma sarà sufficiente la Dia (denuncia di inizio attività) corredata da una specifica documentazione; per presentare le richieste ci sono 24 mesi di tempo da quando la legge entrerà in vigore.

Da segnalare, infine, che gli interventi potranno essere realizzati anche in deroga ai piani regolatori e nel rispetto delle norme statali in materia di distanze e per quanto riguarda gli oneri è prevista la riduzione del 60% solo per le prime case.
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Le modifiche

  • Immobili residenziali. Possibilità di ampliare solo le prime case del 20%, compreso il recupero dei sottotetti (non per centri storici e aree non edificabili).
  • Immobili non residenziali. Ampliamento fino al 20% della superficie per gli immobili non residenziali (capannoni, negozi, magazzini), purché non situati nei centri storici.
  • Edifici con più di 20 anni. Abbattimento e ricostruzione degli edifici costruiti prima del 1989, con aumenti di cubatura (case) e in superficie (edifici non residenziali) fino al 30%.

 

di Marino Massaro
da Il Sole 24ore del 02.07.09


Veneto, via al Piano casa - Aumenti fino al 40 per cento. Esclusi i centri storici. Interventi negli edifici non residenzialiNuova legge Galan: rilanceremo l’edilizia. Il verde Bettin: mezza vittoria.

MILANO - Da ieri, il Veneto è la prima regione ammi­nistrata dal centrodestra ad aver approvato il testo di leg­ge «Intervento regionale a so­stegno del settore edilizio e per l’utilizzo dell’edilizia so­stenibile », meglio conosciu­to come «piano casa», il prov­vedimento per il rilancio del­l’edilizia abitativa voluto dal governo di Silvio Berlusconi. Dopo le giunte regionali di centrosinistra di Toscana, Umbria e Emilia-Romagna (oltre alla provincia autono­ma di Bolzano), tocca dun­que al Veneto. In Giunta il confronto è stato duro ed è durato più di due mesi. Alla fine il provvedimento è pas­sato con i voti della maggio­ranza di centrodestra, l’asten­sione del centrosinistra e il voto contrario di Rifondazio­ne Comunista, Pdci e Verdi.

Il testo approvato dalla giunta Galan contempla alcu­ne modifiche, d’intesa con l’opposizione, alla deregula­tion in materia prevista dal governo. Innanzitutto, solo la prima casa potrà essere ampliata (del 20%), compre­so l’eventuale recupero dei sottotetti, a patto che non sia ubicata nei centri storici o in aree di modificabilità assolu­ta. Sempre del 20% si potran­no ampliare immobili non re­sidenziali, percentuale che sale al 30 per interventi di ab­battimento e ricostruzione di edifici residenziali e non, e al 40 se si utilizzano tecni­che di edilizia sostenibile e fonti di energia rinnovabili. Inoltre, è stato introdotto il principio di silenzio-diniego dei Comuni che, entro il 30 ottobre 2009, dovranno deci­dere se e con quali limiti ap­plicare la nuova legge. In ca­so di mancato pronuncia­mento, la Giunta regionale nominerà un commissario per far deliberare l’ammini­strazione comunale.

Sul fronte politico, vista da destra, come da sinistra, una mezza vittoria. Soddisfat­to ma senza eccessivo entu­siasmo il presidente del Ve­neto Gianfranco Galan (Pdl): «Il voto era atteso perché consente, nonostante tutto, il rilancio di un settore dav­vero importante per la no­stra economia. Ma se penso alle settimane trascorse da quando questa proposta è stata approvata in sede di Giunta regionale e il momen­to in cui, seppur modificata, è stata varata non posso non rilevare il danno che il ritar­do ha sicuramente causato al­l’occupazione e all’economia veneta. Oltretutto in un peri­odo storico di certo non flori­do ».

Anche Gianfranco Bettin, consigliere regionale dei Ver­di vede il bicchiere mezzo pieno: «Abbiamo limitato i danni. L’esclusione dei cen­tri storici, il limitare la co­struzione di capannoni solo nelle zone previste, aver rein­trodotto la centralità dei Co­muni, cosa che la legge vole­va escludere, sono punti im­portanti. Resta tuttavia il giu­dizio negativo su questo tipo di strumento. Non è solo il pericolo di eventuali abusi edilizi. Si tratta di una legge inaccettabile che va in dero­ga ai provvedimenti urbani­stici e a tutela del territorio». La Lega Nord, tramite il vi­cecapogruppo in Consiglio regionale Roberto Ciambetti, promette di fare da garante contro gli abusi edilizi: «Il piano casa rappresenta un primo passo per il rilancio dell’economia. Ora vigilere­mo affinché non avvenga una cementificazione del ter­ritorio ». Sulla stessa lunghez­za d’onda il consigliere regio­nale del Pdl Raffaele Zanon: «La nuova legge permetterà ampliamenti ma senza cola­te di cemento selvagge per­ché l’ultima parola spetterà ai Comuni ma anche agli organi di controllo come la so­vrintendenza o gli enti di tu­tela ».

Già in vigore

  • Toscana. Prima in Italia, ha approvato la legge due mesi fa. Possibile ampliare fino al 20% case mono o bifamiliari, fino al 35% nel caso di demolizione e ricostruzione
  • Umbria. «Piano casa» approvato il 17 giugno. Ampliati fino al 20% gli edifici residenziali uni-bifamiliari, quelli di tipologia diversa che non superino i 350 metri quadrati e comunque entro il limite massimo di 70 mq per edificio
  • Emilia-Romagna. Legge approvata il 30 giugno. Aumentano le percentuali se si premia la qualità architettonica, di costruzione antisismica e di efficienza energetica

 

di Roberto Rizzo
dal Corriere della sera del 02.07.09


Il Piano casa diventa legge. La Regione approva. Via libera agli ampliamenti. Ridotto l’impatto: no ai centri storici. Per seconde case e imprese decideranno i Comuni.

VENEZIA - Alle 19.40 di ieri il Piano casa è diventato legge regio­nale del Veneto. Il provvedimento «a sostegno del settore edilizio e per l’utilizzo dell’energia sostenibi­le » era stato presentato il 10 marzo scorso dalla giunta veneta e licen­ziato il 21 aprile dalla Commissione Urbanistica presieduta da Tiziano Zigiotto. Nelle intenzioni del governatore Giancarlo Galan il Piano ca­sa doveva anticipare il decreto leg­ge che il governo Berlusconi aveva annunciato alle Regioni già nel mar­zo scorso ma che non è ancora sta­to varato. L’impresa dunque è riu­scita, ma al Veneto sono comunque serviti quasi quattro mesi per arri­vare all’approvazione.

La prima casa. Il Piano casa è stato approvato a Palazzo Ferro Fini con 26 voti del centrodestra, l’astensione dei 10 esponenti del centrosinistra e il vo­to contrario di Rc, Pdci e Verdi. Trat­tandosi di una legge in deroga, avrà valenza biennale (i benefici scadranno nel luglio del 2011). Il te­sto, riveduto e corretto rispetto a quello licenziato dalla Commissio­ne Urbanistica, prevede la possibili­tà di ampliare le prime case del 20% del volume esistente con l’esclusione delle abitazioni situate nei centri storici, in aree di non edi­ficabilità assoluta o di specifica tu­tela.

Per procedere basterà attendere la pubblicazione della legge sul Bur (8-10 giorni) e presentare una Dia (dichiarazione di inizio attività) al Comune pertinente. Va detto che chi amplia godrà anche di oneri di costruzione scontati del 60% (azze­rati per le abitazioni di disabili o in­validi).

Gli altri edifici. Potranno essere ampliati fino al 20% anche le seconde case e gli immobili non residenziali (capanno­ni, negozi, magazzini, insediamenti turistici), purchè non situati nei centri storici o in aree dove i singoli Comuni decideranno di non appli­care la legge. Gli ampliamenti po­tranno avvenire «in aderenza al cor­po esistente o interessare eventuali pertinenze dell’immobile». Il Piano casa premia inoltre le eventuali ope­razioni di abbattimento e ricostru­zione di edifici costruiti prima del 1989. Sono previsti aumenti di cu­batura per la prima casa e in superfi­cie per gli edifici non residenziali fi­no al 30%, purché non si modifichi la destinazione d’uso. Nel caso in cui si utilizzino fonti di edilizia so­stenibile, l’ampliamento arriva al 40%.

I Comuni. La legge, grazie alla battaglia del­l’opposizione, assegna più voce in capitolo ai Comuni, introducendo il principio del silenzio-diniego. I mu­nicipi veneti dovranno decidere en­tro il 30 ottobre (e non più entro il 30 settembre) se e con quali limiti applicare la nuova legge regionale. In caso di mancato pronunciamen­to dei Consigli comunali, la giunta Galan ha altri 15 giorni di tempo (quindi fino a metà novembre) per nominare un commissario «ad acta» con il compito di convocare il consiglio e farlo deliberare sull’ado­zione (o no) del Piano.

Il governatore. Soddisfatto con riserva il presi­dente del Veneto Giancarlo Galan. «Con questo voto - afferma - si con­sente il rilancio di un settore della nostra economia molto importan­te. Ma se penso alle settimane tra­scorse tra quando questa proposta è stata approvata in giunta e il suo varo... non posso non rilevare il danno che questo ritardo, di sicuro, ha causato all’economia del Veneto e alla sua occupazione».

I consiglieri. Esulta il presidente della commis­sione Urbanistica Zigiotto: «L’ecce­zionalità del provvedimento ci ha fatto operare in velocità, ma riven­dico la bontà del lavoro della Com­missione, opposizione compresa. Per la giunta Galan questo è un al­tro tassello che va ad aggiungersi al­la politica del fare». Critica invece l’opposizione, con Pietrangelo Pet­tenò e Gianfranco Bettin che defini­scono il provvedimento «una legge alla quale siamo contrarissimi, per­ché fa solo finta di occuparsi di eco­nomia e va nella direzione contra­ria a una vera riqualificazione del territorio». Rivendica il buon opera­to del centrosinistra il capogruppo del Pd Giovanni Gallo: «Il Piano ca­sa approvato è profondamente di­verso da quello che la giunta aveva presentato. Con i nostri emenda­menti abbiamo salvato da nuove co­late di cemento i centri storici, tute­lato gli edifici vincolati, restituito ai Comuni il ruolo che compete loro». Chiude la Lega, con il vicecapogrup­po Roberto Ciambetti: «Il piano ca­sa rappresenta un primo passo per il rilancio dell’economia. Ora vigile­remo affinchè non avvenga una ce­mentificazione nel territorio».

I punti chiave della legge regionale

  • Subito la prima casa - Alla pubblicazione sul Bur. La legge entrerà in vigore fra otto giorni. Subito gli ampliamenti del 20% sulla prima casa (ma non nei centri storici). Fino al 40% se sarà abbattuta e ricostruita con criteri di edilizia ecosostenibile
  • Gli altri edifici - Potere ai Comuni. Su seconde case e attività produttive, e solo su queste, dovranno pronunciarsi i singoli Comuni che decideranno se e dove sono possibili gli ampliamenti. Avranno tempo fino al 30 ottobre per esprimersi
  • Scadenza nel 2011 - La legge vale due anni. Trattandosi di misura anticrisi, la legge avrà una validità limitata di 2 anni (luglio 2011). Ogni tipo di ampliamento dovrà essere autorizzato entro e non oltre quella data

L’assessore Marangon - «Vi spiego quello che si potrà fare». L’intervista L’assessore regionale all’Urbanistica Renzo Marangon. «Garantisce la qualità degli interventi Vi spiego cosa si può fare e cosa no». Poi un appello alle banche: aiutino le famiglie a ristrutturare.

L’assessore regionale all’Urbanistica Renzo Marangon spiega i punti fondamentali della legge. «Quando si potrà cominciare? Per la prima casa anche subito. Bisogna solo aspettare la pubblicazione della legge sul Bur, poi presenta­re una dichiarazione di inizio attività al proprio Comune. E per semplificare il tutto abbiamo anche riformulato le moda­lità della dichiarazione stessa». Questo per le prime case. E per gli altri edifici? «Abbiamo presentato una serie di oppor­tunità per l’applicazione della legge. Saranno i Comuni a do­versi esprimere attraverso i singoli consigli comunali. In pratica, i Comuni dovranno dire in quale parte del loro terri­torio intenderanno applicare il Piano casa e in quali no».

  • Assessore Renzo Marangon, il Piano casa ora è legge. Quan­do il cittadino veneto potrà co­minciare ad ampliare la sua abi­tazione? «Per la prima casa si può co­minciare subito. Bisogna solo aspettare la pubblicazione della legge sul Bur (bollettino unico re­gionale, ndr). Otto giorni anco­ra».
  • Cosa si dovrà fare? «Basta presentare una Dia, di­chiarazione di inizio attività, al proprio Comune. E per semplifi­care il tutto abbiamo anche rifor­mulato le modalità della Dia stes­sa».
  • Questo per le prime case. E per gli altri edifici? «Abbiamo presentato una se­rie di opportunità per l’applica­zione della legge. Saranno i Co­muni a doversi esprimere attra­verso i singoli consigli comuna­li».
  • Si spieghi meglio... «In pratica, i Comuni dovran­no dire in quale parte del loro ter­ritorio intenderanno applicare il Piano casa e in quali no».
  • Avete anche allungato la tem­pistica... «Sì. in un primo momento i consigli comunali avrebbero do­vuto esprimersi entro il 30 set­tembre e la giunta regionale avrebbe avuto 5 giorni a disposi­zione per nominare un commis­sario 'ad acta' per far esprimere il consiglio comunale inadem­piente sul Piano casa. Adesso i Comuni avranno tempo fino al 30 ottobre e la giunta regionale fi­no al 15 novembre».
  • L’Anci aveva vi aveva chiesto di andare incontro ai Comuni anche sul mancato introito de­gli oneri di costruzione. Cosa avete fatto? «La riduzione dei costi ci sarà solo per la prima casa. Tutto il re­sto si pagherà normalmente».
  • Quali sono, dunque, i due cardini su cui si basa questa leg­ge regionale del Veneto? «Il 20% di aumento per l’am­pliamento della prima casa e il 40% nel caso in cui si sia di fronte a una demolizione-ricostruzione fatta con tecnico ecosostenibili».
  • Assessore, il Veneto voleva essere la prima Regione in Ita­lia ad approvare la legge e inve­ce è stato superato dalla Tosca­na, dall’Umbria e anche dalla Provincia di Bolzano... «Siamo arrivati quarti, ma con orgoglio dico che la nostra legge è più avanzata, è la migliore».
  • Su quali basi afferma que­sto? «Perché consente più inter­venti, è più vasta e più ampia. E fornisce maggiori garanzia di in­terventi di qualità».
  • E’ comunque una legge che dura solamente due anni... «Sì, io la definisco una 'legge a termine'. Del resto, tutto è dero­gato perché il proveddimento si rivolge a un settore, quello edile, in crisi».
  • Il governatore Galan, pur ma­nifestando la sua soddisfazione per l’approvazione del Piano ca­sa, ha detto che si è perso tem­po... «Ha ragione. Purtroppo il rego­lamento del Consiglio regionale non consente, in aula, alla mag­gioranza di dettare i tempi. E que­sto ci ha portato a perdere qual­che mese».
  • In aula, ieri, sono volate paro­le grosse. Anche lei non si è tira­to indietro definendo «sterco» gli emendamenti del consiglie­re Pettenò... «C’è stato di tutto ieri in aula. Si è lottato per portare a casa il provvedimento. Non sono stato diplomatico, lo ammetto. Ma io sono schietto, sono questo. E alla fine non porto rancore, rimango il solito simpatico ragazzo».
  • Anche lei si è pre­so la sua buona ra­zione di parole pe­rò... «Ma sa, noi abbia­mo portato a casa una legge contrasta­ta. Loro si sono attac­cati persino a Lucia­no Benetton, che ha detto di aver paura del Piano casa senza averlo letto. Qualche prurito, insomma, l’abbiamo genera­to».
  • Chi sarà più con­tento per l’approva­zione della legge re­gionale? «Le categorie inte­ressate ma, spero, an­che i cittadini che hanno qualche euro da investire. Faccio anche un appello alle banche, affinché mettano in circolo provviste fi­nanziarie che si possano attinge­re facilmente per la ripresa».
  • Avete già una stima sui pos­sibili interventi? «No, non l’abbiamo. Ma spe­riamo siano cospicui».

 

di Antonio Spadaccino
dal Corriere del Veneto del 02.07.09


VENETO

  • Lavori sui capannoni. Possibile ingrandire del 20% di superficie coperta anche gli edifici non residenziali, di qualsiasi dimensione.
  • Ampliamenti. Consentito l'incremento del 20% di volume su tutti gli edifici, anche non residenziali. Contributo di costruzione ridotto al 40% sulla prima casa (80% negli altri casi). Nessun requisito energetico.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Possibili interventi anche su edifici non abitativi anteriori al 1989, con bonus volumetrico del 30%; se si ricorre a edilizia sostenibile o fonti rinnovabili, il bonus diventa del 40%. Previsti sconti sul contributo di costruzione.
  • Limiti. I Comuni possono escludere l'applicabilità delle norme in alcune aree.

 

pag. 13 - Dossier del Lunedì
da Il Sole 24ore del 29.06.09


VENETO

  • Ddl in Aula il 22 giugno
  • Ampliamenti anche nei centri storici e per capannoni

 

pag. 5
da Il Sole 24ore del 21.06.09


AMPLIAMENTI RESIDENZIALI

  • Incrementi e tipologia. +20% volume su tutti gli edifici residenziali.
  • Criteri ambientali o energetici. Nessuno.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Prima casa: 40% contributi, altre residenze 80%. Solo quota oneri urbanizzazione, se utilizzo fonti rinnovabili.
  • Titolo abilitativo. Secondo il Tu edilizia
     

DEMOLIZIONI E RICOSTRUZIONI RESIDENZIALI

  • Incrementi. +30% volume.
  • Criteri ambientali o energetici. Nessuno +40% di volume se edilizia sostenibile o utilizzo fonti rinnovabili.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. 80% contributi sul ricostruito, 20% sull'ampliato. Prima casa: riduzione del 50%. Solo quota oneri urbanizzazione, se utilizzo fonti rinnovabili.
  • Titolo abilitativo. Secondo Tu edilizia.
  • Interventi su immobili non residenziali. +20% superficie (ampliamenti); + 30% superficie (ricostruzione).
  • Interventi nei centri storici. Si, salvo esclusioni comunali

 

pag. 4
da Il Sole 24ore del 05.06.09

 

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vedi anche:

Piano casa Puglia

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Piano casa Toscana

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Piano casa Bolzano

Deliberazione 15.06.09 n.1609 - rass.stampa


data pubblicazione: martedì 28 luglio 2009
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