Sul piano casa la parola alle Regioni

Piani casa regionali - agg. rassegna stampa

[24luglio/28maggio 2009]

Procedure. Semplificazione ancora arenata in «Conferenza». Le norme nazionali.

La pace tra Governo e Regioni sul piano casa, firmata dopo un duro confronto il 1° aprile scorso, resiste ma traballa. A circa un mese dalla scadenza del termine accettato dai governatori per fare proprio il piano casa di Berlusconi, sono solo sette i provvedimenti varati in via definitiva. Altri dieci sono in lista d'attesa per l'approvazione finale nei vari Consigli regionali.

Ma anche il Governo si è rivelato subito inadempiente: il decreto sulla semplificazione edilizia, promesso addirittura per il 10 aprile, dopo vari tentativi non ha ancora visto la luce. Eppure si trattava di un provvedimento importante, in pratica la «seconda gamba» del piano casa.

Il decreto infatti doveva prevedere una significativa semplificazione delle procedure per gli interventi edilizi: il governo voleva liberalizzare alcuni lavori, come la manutenzione straordinaria (ad esempio la sostituzione di impianti o lo spostamento di tramezzi) che doveva essere possibile anche senza la denuncia di inizio attività firmata dal tecnico. Dal canto loro, le regioni puntavano sul decreto per semplificare il lavoro nelle autorizzazioni paesaggistiche (il nullaosta ai lavori su edifici vincolati), evitando così la nuova procedura del Codice Urbani che le impegna a una maggiore collaborazione con la Sovrintendenza. Sulla scia del terremoto in Abruzzo, i governatori chiedevano anche il rafforzamento degli organici del Genio civile per i controlli antisismici e la detrazione fiscale sulla messa in sicurezza degli edifici.

Oltre alla difficoltà di reperire la copertura economica e alle resistenze incrociate sui poteri dei sovrintendenti, il decreto è ora finito nell'impasse generale che sta bloccando il confronto tra governo e regioni ed è uno dei capitoli dello scontro (oltre ai fondi Fas e ai deficit della sanità) che ha portato alla rottura dei rapporti il 2 luglio scorso. Lo ha ricordato Vasco Errani, governatore dell'Emilia Romagna e coordinatore delle regioni, nella lettera a Silvio Berlusconi: «Il governo non ha ancora adottato alcuna norma di semplificazione della normativa nazionale, né ha fornito alcuna risposta in materia di normativa antisismica nel "tavolo casa"».

Qualche novità potrebbe arrivare se, come ipotizzato, si avrà l'incontro tra Berlusconi e le regioni questa settimana.

Intanto l'attuazione sul territorio del piano casa procede con lentezza. Dopo il varo della Lombardia, sono sette le Regioni che hanno regolato gli ampliamenti di villette e (in alcuni casi) di alloggi in condominio, nonché la demolizione e ricostruzione con bonus. Per prima la Toscana: qui la legge è già operativa e si possono presentare le domande. Stessa situazione nella provincia di Bolzano, in cui è scaduto il termine dato ai Comuni per bloccare in tutto in parte gli ampliamenti sul proprio territorio.

In Piemonte, Emilia Romagna, Umbria e Veneto e nella stessa Lombardia le leggi approvate concedono tempo ai comuni per decidere se «esonerare» il proprio territorio, e dunque l'invio delle domande è in alcuni casi non ammesso, e comunque sconsigliato. La partenza reale sarà prevista in autunno.

Sono ferme all'approvazione in Giunta del disegno di legge la Puglia, il Lazio, la Liguria, la Campania, la Basilicata e le Marche. Tra queste, la Campania e il Lazio sperano di approvare la legge prima delle ferie estive. Tempi più distesi, in virtù della propria autonomia per Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Val d'Aosta (ma quest'ultima conta di chiudere entro il mese). Tutte le altre mancano all'appello (fatta eccezione per Trento che ha deciso di non recepire l'intesa).
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di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 20.07.09


Edilizia. Metà delle villette già pronte ai lavori del piano casa. Dopo il sì alla legge lombarda. Pronta al piano-casa una villetta su due. Sono più di 4 milioni i piccoli edifici interessati dalle leggi locali approvate sugli ampliamenti

Per una villetta su due il piano casa regionale è legge. Con l'approvazione della norma lombarda, che da sola interessa più di 1,1 milioni di abitazioni mono e bi-familiari, la traduzione locale degli incentivi agli ampliamenti entra davvero nel vivo. In pista, ora, ci sono Lazio e Campania, che contano di approvare la propria legge prima della pausa estiva. Le norme prevedono anche bonus importanti (e variegati da regione a regione) per la demolizione e ricostruzione integrale, che in Italia interessa oltre 330mila abitazioni occupate.

Per molti, però, i lavori potranno iniziare solo in autunno. Le leggi regionali danno infatti ai comuni una finestra di tempo (in genere 60 giorni) per definire i correttivi locali, per cui all'inizio, prima di presentare la Dia, è meglio informarsi sugli orientamenti del proprio municipio. Il braccio di ferro politico fra governo e regioni, poi, ferma l'iter della legge nazionale che dovrebbe semplificare le procedure edilizie, e che ormai sconta un ritardo di oltre tre mesi rispetto al calendario previsto.

Con l'approvazione della legge lombarda della scorsa settimana il piano casa entra davvero nel vivo. Il via libera del Pirellone, che permette ampliamenti del 20% se grazie ai lavori si riesce a risparmiare il 10% dell'energia necessaria al riscaldamento, porta a quota 4,1 milioni il numero di edifici mono o bi-familiari potenzialmente interessati dalle leggi regionali sugli ampliamenti. In pratica, il 47% del popolo delle villette può adesso decidere se è il caso di allargarsi, sfruttando le nuove normative locali nate dall'intesa con il governo dello scorso marzo. Anche i consigli regionali di Lazio e Campania, poi, sono in dirittura d'arrivo e secondo il calendario previsto dovrebbero varare la propria legge entro luglio: dopo il loro disco verde, le normative locali riguarderanno sei villette su dieci.

Le lungaggini del confronto fra Stato e Regioni (che stanno ancora impantanando il disegno di legge sulla semplificazione, su cui si veda l'articolo a fianco [in alto, ndr]) faranno però perdere a molti l'appuntamento con l'estate, che tradizionalmente è la stagione dei cantieri (secondo il Cresme il 70% delle ristrutturazioni viene avviato in questi mesi). Tutte le leggi regionali offrono ai comuni una finestra di tempo (in genere 60 giorni) per permettere ai comuni di introdurre limiti e definizioni, per cui prima di presentare la domanda è buona norma informarsi sugli orientamenti locali. Per ragioni analoghe, la legge del Pirellone entrerà in vigore solo il 16 ottobre prossimo, e per Lazio e Campania il calendario sarà probabilmente più lungo.

Al gruppo di testa, rappresentato anche da Piemonte, Veneto, provincia di Bolzano, Emilia Romagna, Toscana, Umbria si può aggiungere comunque la provincia di Trento, che non aderirà al piano casa (l'accordo con il governo non vincola le regioni e le province autonome) ma offre già nella legislazione "ordinaria" incentivi finanziari alle ristrutturazioni.

I calcoli si riferiscono alle abitazioni occupate con non più di due interni, in sostanza le villette mono e bifamiliari, con superficie sui 120-140 metri quadrati per unità immobiliare.

Teoricamente, infatti, gli ampliamenti (ipotizzati nella misura standard del 20 per cento) sarebbero possibili anche in complessi più grandi, dove però in genere solo chi abita all'ultimo piano può davvero pensare di ingrandirsi ed è più difficile trovare raccordo necessario a far partire i lavori. In condominio, infatti, è vero che chi occupa l'ultimo piano ha diritto alla sopraelevazione (fatte salve le norme urbanistiche), ma è altrettanto vero che gli altri condomini hanno diritto di pretendere la stretta osservanza di due principi tanto chiari quanto scivolosi nell'applicazione pratica: il decoro architettonico dell'edificio e la sua sicurezza statica. Senza contare che dopo i lavori occorre rifare la tabella millesimale, tra spese e litigi. Quando i proprietari cominciano a essere più di due, e a maggior ragione se non sono parenti, è logico che molti dei piani sottostanti non vedano di buon occhio che il proprietario dell'ultimo piano si arricchisca così facilmente, e una ferma opposizione (magari da ammorbidire con un accordo economico) è più che probabile. Esiste, è vero, la possibilità di ampliare in larghezza, accontentando così tutti quanti, ma è ancora più complicato: bisogna che tutti siano d'accordo (altrimenti si rischia di avere un palazzo da film espressionista) e che ci sia lo spazio edificabile sul terreno adiacente.

Con la stessa logica è stata condotta l'analisi sugli immobili potenzialmente interessati dai premi di cubatura ancora più ampi (e più differenziati da regione a regione) nel caso di demolizione e ricostruzione. In questo caso, i numeri riguardano solo gli edifici considerati «in pessimo stato» ma regolarmente abitati, escludendo i tanti immobili sostanzialmente abbandonati che probabilmente non smuovono gli interessi necessari ad avviare una così costosa opera di riedificazione. Fatta questa tara, le unità immobiliari abitative potenzialmente interessate a ripartire da zero sono quasi 332mila, e poco meno di un terzo di queste si trovano nelle Regioni che hanno già legiferato. Da questo punto di vista le novità più importanti arriveranno dalla Campania, che conta 34,5 abitazioni occupate «in pessimo stato» ogni mille: una frequenza più che doppia rispetto alla media nazionale. Nel panorama delle villette, invece, mancano ancora all'appuntamento con l'approvazione le regioni italiane dove la maggioranza della popolazione vive in case mono o bi-familiari: si tratta di Molise (60%), Sardegna (58,8%), Sicilia (53,6%), Basilicata (51,9%), Calabria (50,8%) e Abruzzo (50,4%). Tra le regioni che hanno approvato la legge è invece il Veneto a registrare l'intensità maggiore di piccoli immobili (48,9%), mentre la Lombardia ne ospita il numero assoluto più elevato (più di 1,1 milioni).
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  • I CORRETTIVI - I tempi per permettere ai comuni di introdurre limiti e definizioni farà perdere a molti l'appuntamento con l'estate
  • LA PLATEA - Teoricamente le novità possono interessare anche edifici più grandi dove però è difficile trovare l'accordo per i lavori

Al via - Il quadro delle leggi regionali già approvate

  • 7 - LE LEGGI APPROVATE. Sono le norme di Piemonte, Lombardia, Veneto, provincia di Bolzano, Emilia Romagna, Toscana e Umbria.
  • 4.091.183 - LE ABITAZIONI INTERESSATE. Sono le abitazioni mono e bi-familiari nelle regioni che hanno già approvato la legge sul piano casa.
  • 47,3% - LA QUOTA. E' la percentuale delle abitazioni mono e bi-familiari delle regioni che hanno approvato la legge in rapporto al totale nazionale.
  • 114.870 - LE RICOSTRUZIONI. E' il numero di abitazioni occupate e in pessimo stato nelle regioni che hanno già approvato la legge.
  • 34,5% - DA RIFARE. E' il tasso (ogni mille) di abitazioni occupate ma in pessimo stato in Campania, la regione più direttamente interessata dal fenomeno.
  • 8.984.631 - IL TOTALE. E' il numero di abitazioni occupate potenzialmente interessate dai piani casa in tutte le regioni italiane.

 

di Saverio Fossati - Gianni Trovati
da Il Sole 24ore del 20.07.09


Piano casa. Regioni in pista per il recupero dei capannoni. I bonus sul non residenziale.

Luoghi produttivi per eccellenza, simbolo della rivoluzione economica. I capannoni, più noti come «capanùn» nel Nord-Est dove si concentrano circa 2.500 zone industriali, costituiscono un importante patrimonio per l'Italia, troppo spesso sottovalutato. L'occasione di riscatto ora arriva a chiare lettere dal piano casa, ma solo in alcune regioni.

Man mano che l'attuazione regionale prende forma, il provvedimento del governo si spinge oltre le palazzine residenziali e si affaccia nelle aree produttive, offrendo opportunità di riqualificazione e recupero anche alle zone industriali, ricche di fabbriche e laboratori artigianali. Delle cinque leggi regionali già arrivate all'approvazione definitiva (in Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Veneto e nella provincia autonoma di Bolzano) tutte prevedono la possibilità di intervenire anche su edifici non residenziali, o comunque a destinazione d'uso mista.

In Veneto sugli edifici non residenziali costruiti prima del 1989 in «zone proprie» (esclusi, cioè, quelli collocati in zone agricole) è possibile procedere alla demolizione e ricostruzione ottenendo un bonus del 30% della superficie coperta, un premio che può salire al 40% prevedendo l'utilizzo di fonti rinnovabili. «L'obiettivo - afferma Renzo Marangon, assessore regionale all'Urbanistica - è consentire un ampio rinnovamento del patrimonio edilizio industriale con la costruzione di nuovi edifici ad emissioni zero, che produrranno un grande risparmio energetico e renderanno più belle le nostre periferie, eliminando le molte brutture costruite negli anni '50 e '60». Quindi giù i capannoni, così come le strutture ricettive o di terziario, al posto dei quali sarà possibile costruire qualcosa di più «bello» e allo stesso tempo funzionale, che impatti di meno sul paesaggio locale. Gli unici vincoli alla sostituzione edilizia in Veneto sono sugli immobili commerciali, con un'esplicita esclusione degli ampliamenti che possano essere utilizzati per eludere i limiti «in materia di programmazione, insediamento e apertura di grandi strutture di vendita, centri e parchi commerciali». In altre parole non è possibile sfruttare il piano casa per ingrandire le strutture commerciali e aggirare così i tetti sui grandi centri, ma resta invece possibile qualche piccolo intervento su negozietti "di piccola taglia".

Anche in Emilia Romagna sono consentiti interventi di sostituzione su immobili nei quali siano presenti unità ad uso diverso da quello abitativo, purché in quota non superiore al 30% dell'intero edificio, ad esempio palazzine con negozi e uffici al piano terra. In questi casi l'ampliamento si calcola solo sulla superficie pertinente all'uso abitativo (pari cioè al 35% della sola superficie residenziale dell'edificio) e l'intervento deve assicurare il raggiungimento di livelli minimi di prestazione energetica, superiori di almeno il 25% rispetto a quelli previsti dalle disposizioni regionali di riferimento (delibera 156/2008).

La demolizione e ricostruzione di edifici misti, con massimo il 25% di superficie non residenziale, è prevista anche dai provvedimenti di Toscana e Umbria. In più, in Umbria, sarà possibile intervenire anche sugli immobili situati nelle aree industriali (inclusi alberghi e grandi centri commerciali), con un bonus sulla ricostruzione del 20 per cento. A patto però che l'edificio sia inserito in un piano attuativo di riqualificazione, un atto proposto dai proprietari che interessi almeno 20mila metri quadrati di superficie fondiaria, approvato dalla Provincia.

Già approvata anche normativa della provincia della provincia autonoma di Bolzano (legge 1/2009 che però ha delegato i dettagli alla giunta) dove non è prevista la demolizione e gli ampliamenti sono possibili sugli edifici che hanno una destinazione residenziale per oltre il 50% (percentuale che i Comuni possono elevare al 75%), con almeno 300 metri cubi fuori terra ed esistenti alla data del 12 gennaio 2005. In questo caso è possibili ampliare l'immobile, secondo lo standard Casa Clima C, al massimo di 200 metri cubi fuori terra.

La corsa all'approvazione del piano casa non si arresta neanche nelle altre regioni: in Piemonte e Lombardia i testi saranno la settimana prossima all'esame del consiglio regionale. La legge lombarda, in particolare, dopo l'ultimo passaggio in commissione Territorio è tornata nella sua versione originale, quella approvata dalla giunta Formigoni. Nulla di fatto dunque per gli emendamenti che ampliavano le possibilità di intervento sul non residenziale: per il momento è prevista solo la sostituzione con bonus fino al 30% sulla volumetria esistente di «edifici produttivi esistenti nelle aree (...) a specifica destinazione produttiva secondaria», individuate dai comuni entro il 15 settembre 2009. Che può salire al 35% nel caso di interventi «che assicurino un congruo equipaggiamento arboreo». Anche in Sicilia, infine, è alta l'attenzione nei confronti degli edifici produttivi: il disegno di legge presentato, oltre all'ampliamento (+20% della superficie coperta) e alla sostituzione (+35%), introduce la possibilità di delocalizzazione, ovvero lo spostamento con bonus del 30% di immobili sui quali pesa il vincolo di inedificabilità assoluta, ad esempio per dissesto idrogeologico o per il forte impatto paesaggistico. Insomma, un modo per "liberare" le aree più sensibili e traslocare gli insediamenti produttivi altrove.
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  • A CONFRONTO - In Veneto sostituzioni con premio di cubatura del 40% utilizzando fonti rinnovabili, in Umbria del 20% esclusi gli alberghi e i grandi centri

I piani casa regionali già varati. Gli interventi consentiti dalle leggi regionali sul non residenziale

  • Regione Toscana - n.24/2009 - Tipologia edifici. Misti (max 25% non residenziale) - Interventi ammessi. Sostituzione con bonus del 35% (calcolato sulla sola superficie residenziale).
  • Regione Umbria - n.13/2009 - Tipologia edifici. Misti (max 25% non residenziale) - Interventi ammessi. Sostituzione con bonus del 25% (calcolato sulla sola superficie residenziale) - Tipologia edifici. Non residenziale (esclusi alberghi e grandi strutture di vendita) in aree industriali - Interventi ammessi. Ampliamento o sostituzione con bonus del 20%, all'interno di un piano attuativo che interessi due ettari.
  • Regione Emilia Romagna - n.6/2009 - Tipologia edifici. Misti (max 30% non residenziale) - Interventi ammessi. Sostituzione con bonus del 35% (calcolato sulla sola superficie residenziale).
  • Regione Veneto - n.14/2009 - Tipologia edifici. Non residenziali costruiti prima del 1989 in "zona propria" (esclusi quelli collocati in zone agricole) - Interventi ammessi. Sostituzione con bonus del 30%, che sale al 40% con l'utilizzo di fonti rinnovabili; nel rispetto dei limiti sulla grande distribuzione organizzata.
  • Regione Bolzano - n.1/2009 - Tipologia edifici. Misti (min 50% residenziali, che i comuni possono alzare al 75%) di almeno 300 mc fuori terra già esistenti al 12-1-2005 - Interventi ammessi. Ampliamento massimo di 200 mc fuori terra e in altezza al massimo di un metro, secondo lo standard CasaClima C. Fonte: elaborazione Sole 24 Ore

 

di Michela Finizio
da Il Sole 24ore - Mondo Immobiliare del 11.07.09


Edilizia. Piano casa: le regioni «vincono» sui comuni. Il confronto tra quattro leggi varate finora. Regioni: il piano casa «scopre» la deroga alle regole comunali. Gli ampliamenti devono tener conto delle prescrizioni urbanistiche locali.

Le leggi regionali consentono ampliamenti fino al 20% e ricostruzioni con bonus maggiori. Ma per capire dove si potrà intervenire è decisiva la deroga ai piani comunali.

«Deroga»: la parola magica del piano casa racchiude il desiderio di ampliare gli edifici residenziali - oppure di demolirli e ricostruirli - anche quando i piani regolatori comunali non lo consentirebbero. L'analisi dei testi di legge regionale, però, mostra chiaramente che non si potrà derogare a tutte le prescrizioni dettate a livello locale.

Finora sono arrivate all'approvazione definitiva Toscana (legge 24/2009), Umbria (legge 13/2009), Emilia Romagna (che dovrebbe apparire oggi sul Bur) e Veneto (che sarà pubblicata nei prossimi giorni), più la provincia autonoma di Bolzano (legge 1/2009, che però ha delegato i dettagli alla giunta): il confronto tra le quattro regioni a statuto ordinario consente di evidenziare le principali differenze.

Di fatto, la possibilità di avviare i lavori dipende da quattro fattori. Innanzitutto, occorre che l'immobile abbia le dimensioni "giuste". In Umbria e in Toscana gli ampliamenti potranno essere fatti su unità immobiliari residenziali inserite in edifici abitativi mono e bifamiliari (quale che sia la metratura) o su edifici fino a 350 metri quadrati. In Emilia Romagna, invece, il limite di 350 metri quadrati vale per tutti gli edifici. Mentre il Veneto comprende tutti i tipi di immobili, anche non residenziali, di qualsiasi dimensione.

Gli interventi di demolizione e ricostruzione, invece, potranno avvenire in tutte e quattro le regioni su edifici di qualsiasi dimensione, a prevalente destinazione residenziale con l'eccezione del Veneto (si veda l'articolo al centro).

Il secondo fattore da tenere presente riguarda la collocazione dell'immobile, che non deve trovarsi in aree escluse dalla possibilità di intervenire. Tutte le leggi vietano di intervenire sugli edifici situati nei centri storici (zone omogenee «A» secondo il Dm 1444/1968) e in parchi e riserve naturali.

Altro fattore decisivo, poi, è il contenuto degli strumenti urbanistici. In Toscana, ad esempio, si possono fare gli ampliamenti del 20% dove gli strumenti urbanistici generali dei Comuni consentono la ristrutturazione edilizia con «addizioni funzionali». Possibilità, quest'ultima, generalmente prevista, tranne che in certe zone protette o per certi edifici particolari. In Emilia Romagna, invece, il presupposto per gli ampliamenti è che gli strumenti urbanistici consentano interventi di ripristino edilizio e di ristrutturazione edilizia e urbanistica. Mentre in Umbria vale la regola inversa: si può sempre intervenire anche dove lo strumento urbanistico non dice nulla, ma non dove il piano regolatore o un'altra disposizione normativa esclude espressamente la possibilità di realizzare ampliamenti.

Il quarto (e ultimo) fattore da verificare riguarda le scelte degli enti locali. In Umbria ed Emilia Romagna i Comuni hanno 60 giorni per escludere l'applicazione della legge in alcune zone del proprio territorio o per variare la percentuale degli incrementi consentiti. In Veneto, invece, il termine scade a fine ottobre, ma - diversamente dalle altre due regioni - vale il silenzio-diniego: se il consiglio comunale non si pronuncia, gli interventi sono possibili solo sulle prime case (anche se la legge prevede che un commissario regionale convochi il parlamentino comunale per indudo a pronunciarsi).

Una volta individuati gli edifici su cui è possibile intervenire, poi, si apre il capitolo delle deroghe, che varia da una regione all'altra. Valga per tutti l'esempio della legge emiliana, secondo cui non si può mai cambiare la destinazione d'uso e - nelle ricostruzioni - si possono creare nuove unità immobiliari solo a patto che quelle nuove abbiano una superficie non inferiore a 50 metri quadrati e siano destinate per almeno 10 anni alla locazione a canone calmierato.
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  • MAGLIE LARGHE (E NO) - Il Veneto permette di ingrandire gli immobili di qualsiasi dimensione. Più restrittive Toscana, Emilia Romagna e Umbria

Le regole

Gli edifici

  • Ampliamenti. La Toscana e l'Umbria consentono di intervenire su edifici residenziali mono o bifamiliari (quale che sia la metratura) e su edifici di altro tipo fino a 350 metri quadrati di superficie. L'Emilia Romagna fissa il limite di 350 metri per tutti i tipi di edificio, mentre il Veneto non ha limiti.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Le leggi varate da Toscana, Umbria, Emilia Romagna permettono di demolire edifici a prevalente destinazione residenziale. Il Veneto, invece, apre anche agli edifici a uso diverso, purché costruiti prima del 1989.

Gli interventi

  • Ampliamenti. In Toscana, Umbria, Emilia Romagna si può ampliare ogni unità immobiliare del 20%, con il limite di 70 metri quadrati per l'intero edificio. In Emilia Romagna si arriva al 35% applicando i requisiti energetici a tutto l'edificio. Il Veneto consente incrementi del 20% senza requisiti energetici, ma chi li rispetta arriva al 30%.
  • Demolizioni e ricostruzioni. La Toscana consente di ricostruire con un bonus del 35%; il Veneto del 40%; l'Umbria si ferma al 20% ma arriva al 35% se c'è un piano attuativo; l'Emilia Romagna, invece, parte dal 35% e arriva al 50% se si delocalizzano edifici incongrui.

I requisiti

  • Gli strumenti urbanistici. La Toscana e l'Emilia Romagna permettono di intervenire solo sugli edifici per i quali gli strumenti urbanistici locali consentono di svolgere determinate attività edilizie. L'Umbria vieta di intervenire dove certe attività (come l'ampliamento) sono espressamente escluse.
  • Il parere dei Comuni. Le leggi dell'Emilia Romagna e dell'Umbria concedono ai Comuni, entro 60 giorni dall'entrata in vigore, la possibilità di escludere l'applicazione della legge. Il Veneto chiede ai Comuni di pronunciarsi entro fine ottobre e il silenzio vale come diniego (escluse le prime case).

Oltre l'abitativo. Nel Nord Est interventi anche sulle fabbriche. L'Umbria punta sulle riqualificazioni

I lavori di ampliamento sono consentiti sugli edifici abitativi in Toscana, Umbria ed Emilia Romagna, mentre il Veneto permette di intervenire anche sugli edifici non abitativi (a condizione che siano inseriti in aree compatibili con la propria destinazione, ed escluse le grandi superfici di vendita).

Peraltro, la nozione di «edificio abitativo» va interpretata con intelligenza: in Toscana, ad esempio, si potranno ingrandire anche le case entro i 350 metri quadrati che ospitano ad esempio un garage o un piccolo ufficio (anche se - è bene ricordarlo - potrà essere ampliata solo l'unità immobiliare residenziale).

Per le demolizioni e le ricostruzioni i testi sono più espliciti. Nelle tre regioni del Centro Italia si può intervenire su edifici abitativi che abbiano a uso diverso fino al 25% della superficie (in Toscana e Umbria) o fino al 30% (in Emilia). La porzione di superficie non residenziale, comunque, non viene conteggiata per calcolare l'ampliamento dell'edificio. Così, una palazzina di 1.000 metri quadrati, di cui 800 abitativi e 200 di laboratorio, in Emilia può essere ricostruita con 280 metrì quadrati in più (il 35% di 800).

In Veneto, invece, si possono demolire e ricostruire anche edifici interamente non residenziali, a patto che siano costruiti prima del 1989 e siano inseriti in «zona propria» (sono esclusi, così, i capannoni collocati in zone agricole).

Anche in Umbria si può intervenire su edifici non residenziali, ma gli immobili devono trovarsi in aree industriali (zone «D» del Dm 1444/1968) e avere destinazione artigianale, industriale o per servizi (esclusi alberghi e grandi strutture di vendita). Inoltre, la ricostruzione - con bonus del 20% - va realizzata tramite un piano attuativo di riqualificazione: un atto proposto dai proprietari che interessi almeno 20mila metri quadrati di superficie fondiaria e sia sottoposto alla Provincia. Inoltre, bisogna recuperare le acque piovane e utilizzare le fonti rinnovabili come previsto dalla legge umbra 17/2008. Questa possibilità di intervento, diversamente da tutte le altre del piano casa, non ha limiti temporali.
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Si può ricostruire solo se si utilizzano tecniche sostenibili. Criterio presente in tutti testi normativi.

Efficienza energetica e piano casa vanno (quasi sempre) di pari passo. In Toscana, Emilia Romagna e Umbria gli ampliamenti di edifici esistenti sono possibili solo rispettando alcuni criteri di efficienza energetica. In tutti e tre i casi il raggiungimento degli obiettivi energetici può limitarsi alla parte ampliata dell'edificio. Sono, però, differenti i criteri e i paletti adottati.

La legge toscana richiede che nella parte ampliata le tecniche utilizzate e le eventuali fonti rinnovabili impiegate garantiscano valori inferiori del 20% rispetto a quelli indicati nel Dlgs 192 del 2005 (allegato C, tabella 1). Si tratta dei requisiti per le nuove abitazioni a partire dal 2010. L'intera unità abitativa deve, però, essere dotata di finestre con vetrature con intercapedini di aria o di gas.

In Emilia si potrà scegliere tra due strade: la prima - che dà un bonus del 20% della superficie - è adeguare agli standard stabiliti dalla delibera assembleare 156/2008 (allegato 2) la sola parte ampliata e gli impianti energetici dell'edificio originario (quali ad esempio la caldaia). L'alternativa è rispettare i requisiti di efficienza nell'intero edificio, il che consente di ingrandire l'immobile del 35 per cento. E lo stesso bonus è concesso a chi, nei comuni a media sismicità e per edifici realizzati prima della classificazione sismica, procede all'adeguamento sismico (peraltro, la valutazione della sicurezza e l'eventuale adeguamento sismico sono richiesti in tutti i casi di intervento).

Non ci sono ancora dettagli sull'Umbria, perché la legge ha demandato alla giunta, entro 60 giorni dall'entrata in vigore (15 luglio), la definizione delle tecniche di efficienza con cui dovrà essere realizzata la parte ampliata.

La strada scelta dal Veneto, invece, è stata quella di non imporre dei requisiti di efficienza energetica per gli ampliamenti: chi si adegua alle prescrizioni della legge regionale 4/2007 avrà però un bonus del 20% anziché del 30 per cento.

Sempre in Veneto, per le demolizioni e ricostruzioni, è necessario rispettare la legge 4/2007 per avere il bonus fino al 40%: questo è uno dei punti modificati in consiglio regionale rispetto al Ddl varato dalla giunta.

Nelle altre regioni, in caso di demolizione e ricostruzione, si fa riferimento alle norme previste per gli ampliamenti, ma con disposizioni più rigorose. In Toscana, per la climatizzazione invernale l'indice di prestazione energetica dovrà essere almeno del 50% inferiore rispetto al valore indicato nel Dlgs 192/2005. Inoltre, per il raffrescamento estivo ci dovrà essere una prestazione energetica inferiore a 30 kWh per mq/anno. E bisognerà rispettare le norme contro le barriere architettoniche.

Le tecniche costruttive utilizzate in Emilia Romagna dovranno assicurare il raggiungimento di livelli minimi di prestazione energetica previsti nella delibera assembleare 155/2008, incrementati di almeno il 25 per cento. Nel caso dell'Umbria, invece, l'edificio ricostruito deve ottenere la certificazione di sostenibilità ambientale almeno in classe «B» di cui al disciplinare tecnico approvato in attuazione della legge regionale 17/2008.
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  • I PIÙ SEVERI - Per le sostituzioni realizzate in Toscana bisognerà migliorare del 50% i requisiti fissati per le nuove costruzioni

 

di Cristiano Dell'Oste - Fabrizio Patti
da Il Sole 24ore del 06.07.09


Immobili. Piani casa a lungo termine. Bonus sulle cubature legati in modo stabile a vincoli ecologici e di sicurezza. I provvedimenti predisposti dalle regioni rafforzano la vocazione ambientale nel governo del territorio.

ROMA - Il piano casa cambia volto e a trasformarlo sono soprattutto le Regioni di centro-sinistra. Da strumento anti-crisi finalizzato a spingere i privati a realizzare nuovi interventi edilizi per dare ossigeno al settore delle costruzioni, sta diventando uno strumento a regime di governo del territorio. L'obiettivo è quello di usare la logica premiale (bonus cubature) per aumentare l'efficienza energetica, realizzare l'adeguamento antisismico e riqualificare il patrimonio edilizio, sia residenziale che non residenziale.

Finora solo Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Veneto hanno attuato l'intesa Stato-Regioni (la provincia di Bolzano ha adottato una delibera con valore di legge). Un avvio lento (il termine era il 30 giugno) anche dovuto al mancato varo del decreto legge di semplificazione delle procedure edilizie. Ma negli ultimi giorni le autonomie hanno accelerato il passo: la Lombardia è in dirittura d'arrivo (il sì definitivo dovrebbe arrivare martedì 7 luglio), le Giunte di Puglia e Marche hanno varato i Ddl (portando ad 8 il numero dei provvedimenti che hanno ricevuto il primo via libera) e anche Lazio e Liguria si apprestano a farlo in settimana. Due (Umbria ed Emilia Romagna) delle quattro regioni che hanno già tagliato il traguardo hanno però "ripensato" il piano casa, adeguandolo alle proprie esigenze e rendendolo strutturale. Un'impostazione seguita anche dai Ddl di Valle D'Aosta e Friuli Venezia Giulia.

Il Veneto, più fedele alla filosofia originaria, ha comunque graduato i bonus volumetrici in caso di demolizione e ricostruzione: l'incentivo del 30% sale al 40 per gli interventi realizzati in bioedilizia o con risparmio energetico e arriva al 50 se ricompresi in un piano attuativo approvato dal Comune. La Lombardia ha alzato il premio dal 30 al 35% se la sostituzione dell'edificio è «accompagnata da un congruo equipaggiamento arboreo». In Toscana gli incentivi sono legati a parametri energetici molto severi ma non è prevista gradualità.

Sono state Umbria ed Emilia Romagna, due Regioni di centro-sinistra, a "sfruttare" al massimo la logica premiale del piano casa, rendendola un sistema di governo delle trasformazioni edilizie. In Emilia Romagna, far diventare il sistema dei bonus volumetrici un meccanismo a regime è compito dei Comuni. Il bonus del 20% per ampliare edifici abitativi fino a 350 mq (tetto 70 mq) sale al 35% (con tetto 130 mq) se il rispetto dei requisiti energetici fissati dalla delibera 156/2008 riguarda l'intero edificio. Stesso discorso se, nei Comuni a media sismicità, si provvede all'adeguamento sismico di tutta la struttura. E identica è la logica che presiede ai premi volumetrici per demolizioni e ricostruzioni: l'aumento del 35% può arrivare al 50 se ad essere abbattuti sono immobili incongrui o collocati in aree tutelate che vengono delocalizzati in altre zone. Necessario comunque raggiungere un livello di prestazione energetica superiore del 25% a quello previsto dalle norme regionali. Tutti questi bonus operano fino al 31 dicembre 2010. Ma i comuni dell'Emilia Romagna possono invece introdurre premi strutturali che non riguardano solo gli edifici abitativi (che la legge ammette in maniera molto limitata) ma anche il non residenziale. «Abbiamo rafforzato un sistema che prevede premi di cubatura in cambio di qualità - dice Gian Carlo Muzzarelli, assessore alla Programmazione e sviluppo territoriale dell'Emilia Romagna - rendendo lo strutturale».

Sulla riqualificazione delle aree industriali ha invece puntato l'Umbria. In questo caso sono gli edifici artigianali e industriali a poter godere, di un incentivo del 20% (sia per ampliamenti che per demolizioni e ricostruzioni) se gli interventi vengono realizzati attraverso un piano attuativo, interessano una superficie di almeno 20mila metri quadrati e prevedono la riqualificazione architettonica e ambientale di aree e immobili. Si tratta di un premio strutturale che punta al rispristino di zone vaste, così come senza scadenza è l'incentivo del 35% per la demolizione e ricostruzione di almeno tre immobili compresi in un piano attuativo.
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  • IN LOMBARDIA - Le percentuali delle aggiunte volumetriche possono essere alzate se si prevedono incrementi per alberi e verde

Il quadro locale

  • Chi è già intervenuto. Finora solo Toscana, Umbria (che ha puntato sulla riqualificazione delle aree industriali), Emilia-Romagna e Veneto hanno attuato l'intesa Stato-Regioni sul piano casa. La provincia di Bolzano ha adottato una delibera con valore di legge. Umbria ed Emilia Romagna hanno ripensato il piano casa adeguandolo alle proprie esigenze e rendendolo strutturale.
  • Chi sta per intervenire. Un'impostazione, quella di Umbria ed Emilia-Romagna, seguita anche dai disegni di legge presentati in Valle D'Aosta e Friuli Venezia Giulia. La Lombardia è in dirittura d'arrivo: il sì definitivo dovrebbe arrivare il 7 luglio. Puglia e Marche hanno varato i Ddl, portando a otto il numero dei provvedimenti che hanno ricevuto il primo via libera, mentre Lazio e Liguria si apprestano a farlo in settimana.

 

di Bianca Lucia Mazzei
da Il Sole 24ore del 05.07.09


AUTONOMIE  - Errani: governo centralista, interrompiamo i rapporti. Il presidente delle Regioni: allarme risorse, ignorate le esigenze del Mezzogiorno

«Il governo tradisce puntualmente il principio di leale collaborazione e le regioni sono quindi costrette a sospendere ogni tavolo di concertazione politica e tecnica». Così, a due giorni dalla decisione unanime dalla Conferenza delle regioni, il suo presidente, Vasco Errani, sintetizza in una nota le motivazioni della rottura. Una vera e propria «crisi delle relazioni istituzionali» ribadisce poi. L'epilogo dopo il mancato confronto con l'esecutivo, chiesto da Errani due mesi fa, e la sensazione che il quadro si faccia sempre più «confuso e preoccupante» con il governo che «moltiplica iniziative unilaterali all'insegna del centralismo».

Tra i punti su cui il governatore torna a chiedere chiarezza c'è il complesso delle risorse del Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate). Il presidente della Conferenza chiede che «tutto sia riportato agli impegni sottoscritti con l'accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga sottoscritto a febbraio 2009. Si tratta di fondi in gran parte da destinare al sud, si tratta cioè di rispettare le esigenze dei cittadini e delle imprese del Mezzogiorno». Al centro del dibattito anche le norme sulla sanità previste nel decreto anticrisi, il ministero del Turismo, le misure sulla semplificazione edilizia.

Confermate quindi le conclusioni già annunciate giovedì dalla Conferenza: «Non parteciperemo più ad alcun incontro istituzionale se non verrà ripristinata una leale collaborazione, che da parte delle regioni non è mai mancata. È il governo che ha un atteggiamento non collaborativo, con decisioni unilaterali».

Una situazione «insostenibile» aggiunge la segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini. L'auspicio di una possibile conciliazione è stato espresso dal segretario confederale dell'Ugl Paolo Varesi: «Il ripristino delle corrette relazioni di dialogo e confronto dopo un fatto così grave».

 

di T. Mi.
da Il Sole 24ore del 04.07.09


EDILIZIA - RECEPITO SOLO IN TRE REGIONI «ROSSE». Il piano casa (del popolo). Il piano casa adottato in tempo solo in tre regioni.

E' un risultato imbarazzante per il centro-destra quello che vede, al fischio di fine dei tempi regolamentari della partita sul piano casa, le regioni "rosse" vincere tre a zero. Alla scadenza del 30 giugno, infatti, a dispetto di quanto annunciato dal presidente del Consiglio appena venti giorni fa, soltanto Toscana, Umbria ed Emilia Romagna hanno approvato una legge che recepisce le misure di rilancio dell'edilizia abitativa volute da Silvio Berlusconi. È vero che, al primo minuto dei tempi supplementari, cioè oggi, è probabile che già il Veneto accorci le distanze. E che nei giorni prossimi si aggiunga al gruppo dei virtuosi anche la Lombardia. Viene smentita, però, la volontà di frenare i provvedimenti del governo da parte dei governatori di centro-sinistra. Per non parlare del ritardo del governo che avrebbe dovuto varare il 10 aprile il Dl sul piano casa.

Diversa è l'analisi dei contenuti. Mentre le grandi regioni del Nord amministrate da Pdl e Lega hanno seguito la deregulation voluta da Berlusconi, semmai ampliandola, le regioni rosse hanno messo vari paletti "a difesa del territorio". Punti di vista diversi e pienamente legittimi.

 

pag. 14
da Il Sole 24ore del 01.07.09


Emilia-Romagna, il piano casa taglia il traguardo. Dopo Toscana, Umbria e Bolzano.

La terza legge regionale sul piano casa ha tagliato il traguardo. Il Consiglio dell'Emilia-Romagna ha approvato ieri il provvedimento che recepisce l'intesa Stato-Regioni, dopo Toscana, Umbria e provincia autonoma di Bolzano. Un bilancio ancora scarno, visto che è scaduto ieri il termine di tre mesi fissato dall'intesa. Oggi però è previsto il via libera del Veneto, mentre in Lombardia la Commissione territorio avvia l'esame del Ddl varato dalla Giunta.

Le misure sul piano casa dell'Emilia-Romagna si inseriscono in una legge di più ampio respiro sulla riqualificazione del territorio. È possibile ampliare del 20% gli edifici abitativi esistenti al 31 marzo 2009, con superficie fino a 350 metri quadrati. L'incremento non può superare i 70 mq e va realizzato garantendo l'applicazione dei requisiti energetici regionali fissati dalla delibera 156/2008. Ammesse le sopra elevazioni. Per realizzare ogni intervento bisogna però valutare la sicurezza dell'opera. E, se necessario, effettuare l'adeguamento sismico dell'intera costruzione.

Bonus volumetrici più alti (fino al 35% della superficie e non oltre i 130 mq) sono concessi se il raggiungimento dei requisiti energetici non riguarda solo l'ampliamento ma l'intero edificio o se, nei comuni classificati a media sismicità, si provvede all'adeguamento sismico di tutta la struttura. Per demolizioni e ricostruzioni l'aumento volumetrico è del 35%: può arrivare al 50% se sono abbattuti immobili incongrui o collocati in aree tutelate delocalizzati in altre zone. Ammessi anche edifici con unità non residenziali che non superano il 30% del totale. Necessario raggiungere un livello di prestazione energetica superiore del 25% a quello previsto dalle norme regionali. La legge esclude i centri storici (i comuni possono decidere altre esenzioni entro 60 giorni), le aree tutelate e vieta la modifica della destinazione d'uso.

Queste misure valgono fino al 31 dicembre 2010: ma, per rendere strutturale il sistema degli incentivi alla qualità energetica e alla sicurezza, l'Emilia stabilisce che i comuni con la pianificazione ordinaria, possono prevedere premi volumetrici per il residenziale e non.

In Veneto, salvo sorprese, il Consiglio con l'ultimo sì introdurrà alcune modifiche d'intesa con l'opposizione. Ovvero l'esclusione dei centri storici, l'inserimento dell'intervento sostitutivo della regione in caso di inerzia dei comuni nel delimitare le zone dove il piano casa non si applica e l'aumento al 50% (il ddl varato dalla giunta prevede il 40%) del bonus volumetrico per le demolizioni e ricostruzioni con l'utilizzo di fonti rinnovabili o edilizia sostenibile.

Resta la possibilità di ampliare del 20% tutti gli edifici (anche i non residenziali). Unica tra i provvedimenti regionali, la legge del Veneto consente di realizzare gli incrementi anche lontano dalla struttura principale. Per le demolizioni e ricostruzioni il bonus volumetrico è del 30% e riguarda gli edifici anche non abitativi anteriori al 1989. A parte l'incremento del 40% (o 50% se passano le modifiche), nessuno dei premi di cubature è condizionato al rispetto di particolari requisiti energetici o ambientali.
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Tre soluzioni a confronto

  • Emilia Romagna. La legge approvata definitivamente prevede ampliamenti del 20% (tetto massimo 70 mq) di edifici fino a 350 mq. E' permesso sopraelevare. Se il miglioramento energetico riguarda l'intero edificio l'incremento di cubatura può arrivare al 35% (massimo 130 mq). Le superfici condonate vanno sottratte dal calcolo. Non è possibile cumulare il bonus con cubature residue già esistenti.
  • Veneto. Il via libera definitivo è atteso oggi. Possibili alcune modifiche fra cui l'esclusione dei centri storici e l'intervento sostitutivo in caso di inerzia degli enti locali nell'individuare le zone fuori dal piano casa.
  • Lombardia. Il disegno di legge sarà esaminato in Commissione territorio oggi e domani. L'approvazione slitta alla prossima settimana.

 

di Bianca Lucia Mazzei
da Il Sole 24ore del 01.07.09


IL CANTIERE NORMATIVO - Sul piano casa la parola alle Regioni. Bloccato il decreto legge, ampliamenti e ricostruzioni sono affidati alle norme locali.

Quasi il 70% dei lavori di ristrutturazione vengono avviati in primavera e in estate. Le statistiche del Cresme, istituto di ricerche per l'edilizia, non lasciano dubbi: la stagione dei cantieri è in pieno svolgimento. Ma il piano casa, annunciato la prima volta a marzo, non è ancora operativo. E la possibilità di ampliare del 20% ville, villette e palazzine è tutta sulla carta. Così come la facoltà di demolire i vecchi edifici e ricostruirli con un premio di cubatura del 35%, rispettando elevati standard energetici.

Il decreto legge di semplificazione edilizia, che avrebbe dovuto essere approvato entro il 10 aprile, si è arenato alla conferenza stato-regioni, dove è iniziato un interminabile braccio di ferro tra governo e autonomie locali. Mentre le leggi regionali, che i governatori si sono impegnati ad approvare entro il 30 giugno, saranno pronte - nella maggior parte dei casi - nel giro qualche settimana.

Le uniche eccezioni, per ora, sono quelle della Toscana (che ha già varato la propria normativa) e della provincia autonoma di Bolzano (che ha affidato la definizione dei dettagli alla giunta, il cui regolamento però non è ancora vigente). Per il resto, dieci Regioni hanno votato in giunta i propri disegni di legge e contano di approvarli nei prossimi giorni (si vedano la grafica a fianco e la scheda in basso). Le altre, invece, stanno definendo le bozze in tandem con gli uffici tecnici, le autonomie locali e le categorie produttive.

La "voglia di veranda", dunque, è costretta a fare i conti con una normativa in cui si intersecano varie competenze (statali, regionali e comunali). E che, inevitabilmente, esalterà le differenze locali. Rispetto all'intesa stato-regioni del 1° aprile, ad esempio, le diverse giunte hanno interpretato in maniera diversa i requisiti di risparmio energetico. In Toscana per gli ampliamenti l'asticella è stata alzata al punto da richiedere un livello inferiore del 20% (50% in caso di ricostruzioni) rispetto al limite imposto alle nuove costruzioni a partire dal 2010. Il disegno di legge del Veneto, invece, non prevede requisiti energetici minimi per gli ampliamenti e le ricostruzioni. In quest'ultimo caso, tuttavia, l'uso di edilizia sostenibile o di fonti rinnovabili (per ora non meglio precisati) comporta una passaggio del bonus dal 30 al 40 per cento. Un criterio simile è stato adottato in Sicilia. Veneto e Sicilia, assieme al Friuli Venezia Giulia (fino ad aumento del 20% del volume), si distinguono anche per aver previsto gli sconti maggiori sui contributi di costruzione, mentre Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Campania e Basilicata non hanno disposto riduzioni.

Rispetto ai tempi di attuazione degli interventi, il limite dell'intesa fissato in 18 mesi è stato allungato da Sicilia, Lombardia, Veneto e Basilicata fino a 24 mesi, mentre il Friuli Venezia Giulia e la Valle d'Aosta non pongono limiti temporali. Anche le altre regioni a statuto speciale, non vincolate dall'intesa, hanno agito liberamente: la provincia di Trento ha lasciato inalterate le precedenti leggi che prediligono incentivi finanziari per le ristrutturazioni; quella di Bolzano ha permesso gli ampliamenti per le case esistenti ma non ha modificato il bonus massimo del 10% vigente per le ricostruzioni.

Le regioni hanno escluso gli interventi nei centri storici, come previsto dall'intesa, anche se in Veneto dovrebbero essere i comuni a decidere eventuali restrizioni, mentre in Sicilia e Lombardia gli interventi saranno possibili con il parere positivo di commissioni regionali o soprintendenze.

Altrove si è colta poi l'occasione del "piano casa" per incentivare la delocalizzazione degli immobili da zone tutelate: così hanno per esempio previsto la Sicilia, l'Emilia Romagna e la Campania (ma solo per spostare gli edifici residenziali pubblici da zone degradate). Allo stesso modo sembrano voler agire anche Puglia, Lazio, Marche e Sardegna. Per tutte i Ddl sono in arrivo. Tra le altre regioni, anche l'Abruzzo è in procinto di varare il disegno di legge, mentre la giunta ligure ha iniziato venerdì scorso l'esame preliminare di una bozza di disegno di legge. Più lontane sembrano Molise e Calabria, quest'ultima perché legherà la legge a un testo sui criteri antisismici.
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  • I PUNTI CRITICI - La possibilità di ingrandire del 20% gli immobili mono e bifamiliari sarà garantita in tutta Italia ma il nodo sono i tempi

Il caso Toscana

  • La legge. La Toscana ha approvato il piano casa regionale con la legge 24/2009
  • Gli ampliamenti. Aumento del 20% della superficie (massimo 70 metri quadrati) su edifici fino a 350 metri quadrati. L'indice di prestazione energetica deve essere inferiore di almeno il 20% rispetto al limite previsto per le nuove costruzioni dal 2010.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Incrementi del 35% della superficie, con l'indice di prestazione energetica inferiore del 50% al limite per le nuove costruzioni dal 2010.
  • Limiti. Gli interventi di ampliamento sono consentiti solo nei Comuni i cui regolamenti prevedono la possibilità di effettuare addizioni funzionali. Non può essere modificata la destinazione d'uso degli edifici. Vanno rispettate le distanze minime delle altezze massime dei fabbricati.

La mappa. I disegni di legge regionale in materia di piano casa

BASILICATA

  • Bonus fino al 40%. Ricostruzioni con incrementi di superficie fino al 40% se si usano bioedilizia, fotovoltaico o si aumenta del 60% il verde.
  • Ampliamenti. Le case monofamiliari fino a 200 metri quadrati e bifamiliari fino a 400 si possono ampliare del 20%, se si riduce del 20% il fabbisogno di energia. Bonus del 25% con vari interventi specifici di risparmio energetico.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Incrementi su tutte le case fino al 30% purché il fabbisogno di energia si riduca del 30%; bonus fino al 35% o 40% con specifici interventi di risparmio energetico.
  • Limiti. Esclusi i centri storici. Non derogabili le distanze fissate dagli strumenti urbanistici. Nelle ricostruzioni si può superare di 3 metri l'altezza massima.

PROVINCIA DI BOLZANO

  • Ricostruzioni con premi ridotti. Il bonus non vale per le demolizioni e ricostruzioni, per le quali una regola vigente concede aumenti del 10% o 5%.
  • Ampliamenti. Le case di almeno 300 metri cubi realizzate o concessionate prima del 12 gennaio 2005 possono ampliarsi di 200 metri cubi. Va raggiunto però lo standard energetico Casa Clima C.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Ammesso l'ampliamento solo se non viene demolito più del 50% della cubatura. Per le demolizioni complete valgono le regole esistenti.
  • Limiti. Si può derogare ai limiti di cubatura e di altezza (fino a 1 metro) degli edifici. La casa ampliata non può superare i 160 metri quadrati. Gli edifici devono essere destinati almeno al 50% a scopo abitativo.

CAMPANIA

  • Libretto del fabbricato. Ogni edificio oggetto di incremento avrà il fascicolo del fabbricato, con informazioni su sicurezza e impianti.
  • Ampliamenti. Previsti aumenti massimi del 20% su edifici fino a 1.000 metri cubi. I requisiti energetici sono demandati alla giunta.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Gli aumenti di volume sono al massimo del 35 per cento. Anche in questo caso spetta alla giunta fissare i requisiti energetici.
  • Limiti. Escluse le zone territoriali omogenee A (centri storici) e altre aree sottoposte a vincoli per motivi ambientali o di sicurezza. La destinazione d'uso degli edifici non può mutare per 5 anni. In aree degradate possibile la ricostruzione con bonus del 50% per edifici residenziali pubblici.

EMILIA ROMAGNA

  • Nuove case solo se si affittano. Dopo gli interventi le unità immobiliari possono aumentare se i nuovi alloggi sono affittati per 10 anni a prezzi calmierati.
  • Ampliamenti. Per case fino a 350 metri quadrati, è possibile l'aumento del 20%, fino a 70 metri quadrati. Bonus del 35%, fino a 130 metri quadrati, se i requisiti energetici (delibera ass.156/2008) si applicano non solo alla parte ampliata ma a tutto l'edificio.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Incentivo del 35% se vengono applicati i requisiti energetici minimi incrementati del 25%. Bonus del 50% se si delocalizza da edifici incongrui o da zone tutelate.
  • Limiti. Escluso il cambio di destinazione d'uso. Bonus per ricostruzione su edifici con quota non residenziale fino al 30%.

FRIULI VENEZIA GIULIA

  • Interventi permanenti. Gli interventi di ampliamento e ricostruzione non saranno limitati nel tempo e saranno possibili "una tantum".
  • Ampliamenti. Previsti per gli edifici residenziali ampliamenti al massimo di 200 metri cubi, purché ci sia il miglioramento della qualità architettonica (definita dagli strumenti comunali) ed energetica (definita dalle leggi di settore o un regolamento).
  • Demolizioni e ricostruzioni. Bonus del 35% in caso di ristrutturazioni edilizie. Non sono richieste demolizioni e ricostruzioni. Per il bonus il fabbisogno di energia dovrà essere inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori dell'allegato C, numero 1, tabella 1, al Dlgs 192/2005.
  • Limiti. Il bonus per le ristrutturazioni vale solo fuori dai centri storici.

LOMBARDIA

  • Impulso al riutilizzo. Possibilità di recuperare all'uso residenziale edifici agricoli o produttivi non utilizzati.
  • Ampliamenti. Interessati gli edifici fino a 1.000 metri cubi. Possibili incrementi del 20% se si riduce del 10% il fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento. Sconto del 30% sul contributo.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Bonus volumetrico del 30% (35% con equipaggiamento arboreo) per chi ricostruisce edifici residenziali riducendo il fabbisogno di energia primaria di oltre il 30% rispetto ai requisiti della legge regionale 24/2006.
  • Limiti. Nei centri storici possibile sostituire edifici residenziali non coerenti, ma solo con parere delle commissioni regionali.

PIEMONTE

  • Semplificazione normativa. Ampliato l'elenco delle attività che si possono avviare con Dia, comprese le ristrutturazioni edilizie.
  • Ampliamenti. Incremento del 20% del volume (massimo 200 metri cubi) su edifici mono e bifamiliari, o comunque non superiori a 1.000 metri cubi. Necessario ridurre del 40% il fabbisogno annuo di energia primaria di tutto l'edificio.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Bonus volumetrico del 25% e obbligo di raggiungere il valore energetico 1,5 secondo il protocollo Itaca. Il bonus diventa del 35% se si raggiunge il valore 3.
  • Limiti. Esclusi i centri storici. Sostituzione di edifici non residenziali solo con la "regia" comunale.

SICILIA

  • Aumenti senza risparmio. Ampliamenti previsti anche senza ridurre il fabbisogno energetico. Le fonti rinnovabili danno un bonus extra del 5%.
  • Ampliamenti. Per edifici fino a 500 metri cubi è ammesso un incremento fino al 25%. Per le case da 500 a 1.000 metri cubi è consentito un ulteriore aumento del 15% sul valore eccedente i 500 metri cubi. In caso di uso di fonti rinnovabili c'è un'ulteriore maggiorazione del 5%.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Bonus massimo del 35%. Devono essere previste tecniche di bioedilizia, fonti rinnovabili o risparmio delle risorse idriche. Favorita la delocalizzazione da zone vincolate.
  • Limiti. Per edifici non residenziali il bonus è del 20% della superficie in caso di ampliamenti e del 35% per le ricostruzioni.

UMBRIA

  • Piani di riqualificazione. Interventi su edifici non residenziali (con bonus del 20%) possibili solo nell'ambito di piani di riqualidificazione.
  • Ampliamenti. Lavori limitati agli edifici residenziali fino a 350 metri quadrati. Bonus del 20% della superficie legato all'uso delle tecniche di efficienza energetica che saranno definite dalla giunta. Autorizzazione con permesso di costruire abbreviato.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Possibili lavori su immobili residenziali con aumento del 20% della superficie (35% se viene approvato un piano attuativo complessivo) raggiungendo la certificazione ambientale classe B.
  • Limiti. Esclusa la possibilità di operare nei centri storici.

VALLE D'AOSTA

  • Rispamio energetico. Demolizioni e ricostruzioni sono vincolate all'uso di edilizia sostenibile, fonti rinnovabili o risparmio idrico.
  • Ampliamenti. Consentito l'incremento su singole unità immobiliari, nei limiti del 20% degli indici urbanistici di zona.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Gli edifici costruiti prima del 31 dicembre 1989 possono essere abbattuti e ricostruiti con un premio di cubatura del 35%, che può arrivare al 45% in caso di intese e programmi integrati con regione e comuni. Previsti sconti sul contributo di costruzione.
  • Limiti. I comuni entro 30 giorni dal ricevimento della Dia (o diverso titolo abilitativo) possono imporre specifiche modalità costruttive.

VENETO

  • Lavori sui capannoni. Possibile ingrandire del 20% di superficie coperta anche gli edifici non residenziali, di qualsiasi dimensione.
  • Ampliamenti. Consentito l'incremento del 20% di volume su tutti gli edifici, anche non residenziali. Contributo di costruzione ridotto al 40% sulla prima casa (80% negli altri casi). Nessun requisito energetico.
  • Demolizioni e ricostruzioni. Possibili interventi anche su edifici non abitativi anteriori al 1989, con bonus volumetrico del 30%; se si ricorre a edilizia sostenibile o fonti rinnovabili, il bonus diventa del 40%. Previsti sconti sul contributo di costruzione.
  • Limiti. I Comuni possono escludere l'applicabilità delle norme in alcune aree.

DOMANDE & RISPOSTE

  • A che punto è l'attuazione del piano casa annunciato a marzo dal presidente del Consiglio? Il decreto legge di semplificazione delle procedure edilizie si è fermato alla Conferenza Stato-Regioni. Le Regioni, però, si stanno muovendo sulla base dell'intesa con il governo siglata il 1° aprile per disciplinare ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni. Ad oggi, solo la Toscana e la provincia autonoma di Bolzano hanno varato le proprie leggi (nel secondo caso rimettendo tutti i dettagli ai provvedimenti della giunta), mentre altre Regioni hanno approvato in giunta i disegni di legge e li stanno esaminando in consiglio regionale.
  • Quando si potrà dare il via ai lavori di ampliamento, demolizione o ricostruzione? Bisogna attendere l'entrata in vigore delle leggi regionali. Dopodiché, ci sarà una finestra di 12, 18 o 24 mesi (a seconda delle Regioni e del tipo di interventi) entro cui i proprietari dovranno presentare la Dia o chiedere il permesso di costruire. In Lombardia il termine dovrebbe decorrere dal 16 settembre (almeno stando alla formulazione attuale della norma). Friuli Venezia Giulia e Val d'Aosta, invece, sono orientate a rendere permanente la possibilità di effettuare ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni: anche in questo caso, però, la possibilità sarà effettiva solo con l'entrata in vigore delle norme.
  • Cosa accade se le Regioni non approvano le leggi entro il termine fissato dall'intesa (30 giugno) o se si discostano dall'accordo? L'intesa è un gentlemen agreemente si limita a fissare un contenuto «preferibile» per le leggi regionali, che dunque possono discostarsi. In caso di mancata emanazione della legge, invece, l'intesa stabilisce che siano il governo e il presidente della Regione a individuare le modalità procedurali per attuare l'accordo. Tutte le Regioni, comunque, hanno manifestato l'intenzione di intervenire con la propria normativa: il problema, se mai, sono i tempi del processo legislativo, che nella maggior parte dei casi non consentiranno di rispettare la scadenza del 30 giugno.
  • Cosa si intende per ampliamento? Quali tipi di lavori potranno essere eseguiti in concreto? Tecnicamente, costituiscono ampliamento diverse tipologie di intervento: a) i nuovi volumi a livello, i lavori di allargamento locali, le nuove stanze (cosiddetto ampliamento orizzontale); b) i sopralzi, i nuovi piani o le porzioni di piano (cosiddetto ampliamento verticale); c) l'utilizzo di volumi esistenti ma non computati; l'utilizzo residenziale di locali tecnici, pertinenze; la realizzazione di soppalchi o interpiani (cosiddetto ampliamento giuridico).
  • Le norme parlano di aumento di cubatura o di incremento di volume. Cosa vuol dire in pratica? Il volume è definito dai regolamenti comunali (Prg o regolamenti edilizi) ed è solitamente pari alla superficie abitabile lorda (comprensiva delle murature anche perimetrali) moltiplicata per l'altezza reale o teorica (solitamente 3 metri, così che a 1.000 metri cubi corrisponde una superficie di 333 metri quadrati). Sono generalmente esclusi i locali interrati, tecnici e accessori. La Toscana ha previsto una specifica definizione per il computo delle superfici ampliabili. 

 

di Cristiano Dell'Oste - Fabrizio Patti
da Il Sole 24ore - Dossier del Lunedì del 29.06.09


La procedura. Attenzione a distanze e diritti di terzi. Le prescrizioni da osservare prima di redigere il progetto.

Con l'eccezione del Friuli Venezia Giulia e della Valle d'Aosta, dove la deroga ai regolamenti locali dovrebbe essere permanente, la finestra per sfruttare gli ampliamenti volumetrici del piano casa si chiuderà in 18-24 mesi dall'approvazione delle diverse leggi regionali. La Toscana vi ha già provveduto e nelle altre regioni è questione di qualche settimana, o al massimo di qualche mese (si veda l'articolo in alto).

Ecco allora come prepararsi per cogliere l'occasione. La prima verifica da compiere consiste ovviamente nello studio delle diverse leggi regionali: molte limitano i bonus agli immobili residenziali (diversamente dal Veneto e, in parte, dalla Lombardia), alcune confermano gli ampliamenti previsti dall'intesa (20% per edifici fino a mille metri cubi o 35% in caso di fabbricati da sostituire integralmente), altre li incrementano (eliminando il limite di volumetria, o premiando maggiormente il risparmio energetico) e addirittura introducono nuove ipotesi di bonus e agevolazioni. In un quadro così variegato conviene concentrarsi sulla regione in cui ricade il fabbricato che interessa.

Occorrerà poi verificare come i diversi Comuni recepiranno i piani casa regionali. Ai municipi spetta, infatti, il compito di determinare in quali zone e anche in quali edifici limitare, in tutto o in parte, la deroga alla disciplina urbanistica ed edilizia.

Il terzo punto della check-list attiene alla verifica che l'immobile non ricada nel centro storico, non sia vincolato, né abusivo. Solo i fabbricati che superano anche questo esame accedono all'ultima verifica: la valutazione della tipologia edilizia (mono o bifamiliare, palazzina) e la correlata misurazione della volumetria complessiva. Elementi che, ancora una volta, devono corrispondere alle previsioni della legge regionale in ragione dell'intervento previsto (semplice ampliamento o sostituzione edilizia).

A questo punto, se tutti i riscontri sono positivi, è finalmente possibile presentare al Comune la Dia o la domanda di permesso di costruire (a seconda della legge regionale) per godere dell'ampliamento in deroga.

Ma in deroga a cosa? Anzitutto all'indice di edificabilità fissato dal piano regolatore (quasi sempre già completamente sfruttato dagli edifici esistenti) e agli altri parametri edilizi stabiliti dai regolamenti locali (altezze, rapporti di copertura e permeabilità dei suoli, dotazione di aree per servizi pubblici e così via).

Non sono invece derogabili la distanza di 3 metri tra gli edifici fissata dal Codice civile e quella di 10 metri stabilita dal Dm 1444/68 tra pareti finestrate, le disposizioni igienico sanitarie e di sicurezza tra cui sicuramente le prescrizioni antisismiche.

Restano ferme anche le regole del condominio (di Codice civile o regolamentari), così come gli accordi tra i privati e le servitù che comunque decadono al mutare della disciplina urbanistica o igienico sanitaria di cui siano diretta attuazione.

Infine, è necessario rispettare gli standard di efficienza energetica imposti da ogni Regione per poter dare il via ai lavori: anche in questo caso, i parametri variano molto a livello locale.
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La check-list

  • 1 - La legge regionale. Per poter dare il via ai lavori occorre innanzitutto attendere l'entrata in vigore della legge regionale. Per ora, le uniche sono quelle della Toscana e della Provincia di Bolzano.
  • 2 - Il recepimento comunale. Il secondo passaggio è il recepimento comunale, previsto da quasi tutti i progetti di legge. In pratica, il Comune è chiamato a stabilire se e dove sarà possibile intervenire escluse.
  • 3 - Gli altri limiti. Ipotizzando che la legge regionale recepisca fedelmente l'intesa Stato-Regioni, anche dopo l'approvazione della legge e il recepimento comunale bisognerà: verificare che l'edificio non sia in centro storico, né vincolato, né abusivo, né nelle aree precluse dal recepimento comunale; verificare che l'edificio sia mono o bifamiliare o comunque con volumetria inferiore a 1.000 metri cubi (330 metri quadrati); presentare attraverso un progettista abilitato la Dia o la domanda di permesso di costruire.

 

di Guido A. Inzaghi
da Il Sole 24ore - Dossier del Lunedì del 29.06.09


Piano casa, regioni a ruota libera. Monitoraggio di ItaliaOggi Sette: in attesa della legge nazionale, si diversificano le norme locali. Ammessi ampliamenti anche per i condomini o i capannoni.

Avanti tutte, ma in ordine sparso. Un primo censimento sulle attività delle regioni sul fronte del «Piano casa» rileva un grande dinamismo, anche se con modalità e tempistiche differenti. Per il momento solo la Toscana ha emanato una nuova legge nel settore, ma un terzo delle regioni attende solo l'approvazione da parte del consiglio regionale. Mentre cresce l'attesa per la legge nazionale di indirizzo in materia di semplificazione burocratica degli interventi. Un provvedimento atteso per metà giugno, che dovrebbe integrarsi con le decisioni delle varie regioni, ma il cui ritardo rischia di compromettere l'omogeneità degli interventi.

Il piano nazionale. Le novità hanno preso il via dopo che lo scorso 31 marzo la Conferenza stato-regioni ha dato il via libera a un piano straordinario dell'edilizia. L'accordo prevede tre filoni: per gli edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di cubatura non superiore a mille metri cubi, la possibilità di ampliamento entro il limite del 20% della volumetria esistente; la facoltà di demolire e ricostruire gli edifici a destinazione residenziale con un aumento della volumetria fino al 35%, a patto di migliorarne qualità architettonica ed efficienza energetica, nonché di utilizzare fonti di energie rinnovabili; la semplificazione delle procedure. Il 31 marzo sono partiti i 90 giorni entro i quali approvare i piani regionali: se non saranno rispettati i termini, subentrerà il potere sostitutivo statale.

Regioni a ruota libera. Le regioni hanno interpretato con grande libertà e autonomia l'intesa raggiunta con il governo. E hanno ammesso ai lavori non solo le villette uni o bifamiliari, ma in qualche caso tutti i condomini, senza distinzione, né limiti di metratura. Emblematico il caso della Toscana, l'unica regione arrivata fino in fondo con l'approvazione di una legge: fino al 31 dicembre 2010, sarà sufficiente una dichiarazione di inizio attività (senza necessità, quindi, del permesso a costruire) per ampliare fino al 20% case mono e bi-familiari di qualsiasi grandezza (600 mila in regione), con un limite di 70 metri quadri in più a famiglia. L'incremento può arrivare fino al 35% nel caso di demolizioni e ricostruzioni. Restano esclusi sono i centri storici e le case condonate. Per evitare il ricorso indiscriminato a nuove costruzioni, con il seguito possibile di abusi, vengono previste misure drastiche per chi sgarra, fino alla possibilità di demolizione. Le costruzioni devono seguire le normative comunali in materia di distanze e altezze minime e quelle nazionali relative al superamento delle barriere architettoniche. Se già si è goduto di un condono, la superficie condonata va a sottrarsi al 20% di ampliamento permesso: se è stata condonata una superficie del 10% del totale, si potrà crescere solo del 10%; se il condono era per il 30% non si può più crescere. Gli edifici da modificare devono essere già accatastati prima del 31 marzo 2009.

Iter avanzato a Nordovest. Le normative regionali hanno fatto grandi passi in avanti nel Nordovest. La giunta della Lombardia ha varato il progetto di legge per il rilancio dell'edilizia e ora si attende l'ok del consiglio. Anche in questo caso, le direttive nazionali sono state interpretate in maniera libera. L'incremento riguarderà l'edilizia residenziale privata e pubblica fino a un massimo del 40% della volumetria del quartiere nel caso di abitazioni popolari. Il testo allarga la facoltà di ampliamento del 20% anche alle palazzine trifamiliari non superiori ai mille metri cubi. Lo stesso vale per i capannoni industriali, mediante demolizione e ricostruzione. In questo caso il premio volumetrico è pari al 30%. Un articolo ad hoc è previsto per l'utilizzo del patrimonio edilizio esistente, anche nelle aree destinate all'agricoltura. Nuove regole, in deroga alle norme regionali, riguardano i comuni del territorio relativamente agli oneri di urbanizzazione e al contributo sul costo di costruzione. Secondo stime della stessa regione, queste misure dovrebbero attrarre investimenti sul territorio per 7 miliardi di euro, con una ricaduta occupazionale di 30 mila posti di lavoro e un risparmio energetico pari a 45 milioni di euro.

Il ddl è pronto anche in Piemonte. La giunta regionale ha licenziato un testo che prevede la possibilità di ampliare (fino al 20%), demolire e ricostruire (con ampliamento fino al 35%) in deroga ai piani regolatori villette mono-bifamiliari e edifici di edilizia sovvenzionata sotto i mille metri cubi, a patto che gli interventi garantiscano un sensibile risparmio energetico e il miglioramento della qualità architettonica, della sicurezza delle strutture e dell'accessibilità degli edifici. Dal piano casa sono esclusi i centri storici e gli edifici con valore storico artistico o aree esterne d'interesse storico e paesaggistico. Previsti limiti inderogabili sull'altezza massima, l'indice di permeabilità del suolo e le distanze dai confini, dalle strade e dagli edifici. Saranno però i comuni, a decidere, entro 60 giorni, se applicarne in tutto o solo in parte queste disposizioni o indicare altri parametri.

 

di Duilio Lui
da Italia Oggi Sette del 22.06.09


Campania, Umbria e Veneto in dirittura.

Veneto, Umbria e Campania, una in rappresentanza di ciascuna macro-area geografica. Sono le tre regioni più vicine all'approvazione di un nuovo piano casa. Il Veneto è stato il primo a varare un disegno di legge, già a fine aprile, e l'approvazione del consiglio è attesa per oggi. Il testo prevede la possibilità di ampliare gli edifici esistenti fino al 20% del volume, demolire e ricostruire gli edifici esistenti fino al 30%. Quanto a quest'ultimo aspetto, c'è una particolarità rispetto all'indicazione nazionale: gli interventi potranno infatti riguardare solo gli edifici realizzati prima del 1989 che necessitano di essere adeguati agli attuali standard qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza. L'ampliamento può spingersi fino al 35% se vengono utilizzate tecniche costruttive della bioedilizia o fonti di energia rinnovabile. Per favorire interventi diffusi, la regione ha previsto oneri ridotti: il contributo di costruzione sarà commisurato al solo ampliamento ridotto del 20%, mentre la riduzione sarà pari al 60% nell'ipotesi di edificio o unità immobiliare destinati a prima abitazione del proprietario o dell'avente titolo.

Per quanto riguarda gli interventi per l'installazione di impianti fotovoltaici, il contributo sarà pari all'80% per la parte eseguita in ampliamento e del 20% per la parte ricostruita, in entrambi i casi ridotta del 50% in caso di edificio o unità destinata a prima abitazione. In caso di demolizione e ricostruzione, l'ampliamento potrà arrivare fino al 40%, a patto che si faccia ricorso alla bioedilizia.

In Umbria, il testo del ddl è stato approvato dalla giunta e ora è in commissione. Il testo punta a premiare soprattutto le costruzioni sostenibili. Gli edifici uni-bifamiliari o comunque di superficie non superiore a 350 metri quadrati potranno essere ampliati fino a un massimo del 20% e comunque entro il limite massimo di settanta metri quadri per edificio. Ma solo se accompagnati da un incremento dell'efficienza energetica. Gli edifici a destinazione residenziale potranno essere incrementati del 25% da abbinare alla certificazione di sostenibilità ambientale di classe B in caso di demolizione e ricostruzione. La regione apre anche agli aumenti per gli edifici composti da almeno otto alloggi, per una superficie totale di 800 metri quadri, con il vincolo di destinare metà dell'incremento alla realizzazione di abitazioni non inferiori ai 60 metri quadri, da affittare poi a canone concordato.

Nel caso di demolizione e ricostruzione l'aumento di superficie può raggiungere il 35% se l'intervento riguarda tre edifici compresi in un piano attuativo. Per la semplificazione delle procedure è stato proposto il Pea (Procedimento edilizio abbreviato), con la previsione del silenzio assenso entro 60 giorni.

L'ok della giunta campana per il piano casa è arrivato a fine maggio ed entro la fine di questo mese dovrebbe esserci il via libera del consiglio.

Il piano si propone di mediare tra l'esigenza di rispondere ai problemi di disagio abitativo e quella di mettere in sicurezza i fabbricati in un'area storicamente ad alto rischio di catastrofi naturali. In linea con il piano nazionale, vengono consentiti ampliamenti volumetrici del 20% per villette mono e bifamiliari e del 35% per gli edifici abbattuti e ricostruiti secondo le norme più avanzate: sicurezza abitativa contro il rischio sismico, riqualificazione e cambio di destinazione per capannoni industriali dismessi da destinare ad abitazioni, riqualificazione degli immobili Iacp, che potranno essere interamente abbattuti e ricostruiti con pari volumetria. Le imprese potranno spingere l'ampliamento fino al 50% per realizzare nuovi alloggi residenziali da immettere sul mercato. 
 

di Duilio Lui
da Italia Oggi Sette del 22.06.09


Più autonomia dove c'è l'autonomia.

Se già le regioni a statuto ordinario si sono mosse con grande autonomia rispetto agli indirizzi governativi, il discorso assume dimensioni ancora più ampie tra quelle autonome che hanno competenza esclusiva in materia e che in molti casi si erano già mosse in precedenza per rispondere all'emergenza abitativa. Così spesso le specifiche esigenze e volontà locali stanno avendo la meglio sull'obiettivo di omogeneità a livello nazionale.

Quindi, per esempio, il ddl approvato dalla giunta della Valle d'Aosta lo scorso marzo (prima del piano nazionale) consente ad alberghi e ristoranti di ingrandirsi fino al 40%, anche in deroga ai piani regolatori generali dei comuni. Il provvedimento riguarda in particolare gli esercizi di ristorazione situati lungo le piste di sci o a servizio di infrastrutture ricreative-sportive di interesse regionale. Ora sono attese novità sul fronte del Piano Casa.

In Friuli Venezia Giulia, la IV commissione consiliare sta discutente il Testo unico sull'edilizia approvato dalla giunta. Il provvedimento prevede l'ampliamento sino a un massimo di 200 metri cubi per gli e le unità immobiliari residenziali situati nei centri storici e del 35% in periferia. Nei centri storici è permesso il recupero, a fini abitativi, del sottotetto purché il recupero sia attuato contestualmente ad interventi di ristrutturazione, restauro e risanamento conservativo dell'edifico o di una sua parte. Fuori dai centri storici è ammesso il recupero del sottotetto con innalzamento, la variazione della pendenza di falda e l'apertura di lucernari, finestre e abbaini.

Ancora più complicata la situazione del Trentino Alto Adige, dove la competenza è riservata alle province autonome. A Bolzano è ammesso un ampliamento fino al 20%, a patto che si raggiunga un elevato standard energetico. Sono inoltre previsti mille nuovi alloggi da dare in locazione al canone provinciale. Possono essere ceduti in proprietà ai conduttori e anche privilegiare un preciso target di utenti. Per il programma edilizio triennale, la provincia ha preventivato stanziamenti di 14 milioni di euro all'anno fino al 2001 che saranno erogati tramite contributi a fondo perduto per i costruttori. La provincia di Trento, a inizio aprile, ha deliberato una serie di finanziamenti per interventi di restauro, demolizioni e ricostruzione destinati a interventi da 10 mila a 100 mila euro. La copertura pubblica arriva fino al 30% della spesa ammessa, elevato al 35% per gli edifici ricadenti nei centri storici o se con l'intervento è previsto il miglioramento di almeno due classi energetiche. Da segnalare il caso della Sardegna, dove il piano casa passa attraverso la definizione del piano paesaggistico regionale. Probabilmente il testo renderà possibile la demolizione e ricostruzione degli edifici realizzati all'interno dei centri storici negli anni Cinquanta, che hanno degradato l'armonia urbana delle epoche precedenti. Per gli alberghi, anche se nella fascia costiera, non sarà consentita la realizzazione di nuove camere.

 

di Duilio Lui
da Italia Oggi Sette del 22.06.09


Piano casa nei tempi soltanto in 4 regioni. Entro giugno leggi in Toscana, Umbria, Veneto e Lombardia. Sul piano casa regioni fuori tempo. Dopo la Toscana approveranno la legge entro il 30 giugno Umbria, Veneto e Lombardia.

Soltanto quattro regioni arriveranno puntuali con il piano casa alla scadenza del 30 giugno. Sono la Toscana (che ha già approvato la legge), Umbria, Veneto e Lombardia, in dirittura d'arrivo. Anche il governo è in netto ritardo con il decreto legge che andava varato entro il 10 aprile.

ROMA - Le prossime a tagliare il traguardo del piano casa saranno Veneto e Umbria: la prossima settimana, con qualche giorno di anticipo rispetto alla scadenza del 30 giugno, fissata dall'intesa Stato-regioni. Prima di loro già Toscana e provincia autonoma di Bolzano si sono dotate di regole per consentire gli ampliamenti del 20% delle villette e la demolizione e ricostruzione con premio di volume. Ma a meno di dieci giorni dal termine, al mosaico del piano casa, voluto dal premier Berlusconi, mancano ancora tante tessere.

Alle tre leggi regionali e alla delibera di Bolzano già pronte si può aggiungere la Lombardia, che ha a portata di mano l'obiettivo del 30 giugno. Per quel giorno è calendarizzato infatti il sì finale in Consiglio. La legge lombarda è, al momento, la più innovativa: non solo consente gli ampliamenti, ma punta sul riutilizzo di edifici abbandonati e incrementa la dote di alloggi pubblici.

Piuttosto staccato dal plotoncino di testa delle regioni zelanti e in regola con gli impegni assunti nel protocollo del 1° aprile, segue un nutrito gruppetto in posizione intermedia. La Campania ha avviato l'esame della sua proposta, anche questa centrata sul recupero dell'edilizìa popolare al quale si concede un aumento di volumetria addirittura del 50 per cento. Pasquale Sommese, presidente della commissione consiliare, conta di arrivare «a varare la legge entro luglio».

In posizione per approvare la legge senza un ritardo eccessivo, c'è anche il Friuli Venezia Giulia, che ha meno vincoli grazie allo Statuto autonomo e vuole dotarsi addirittura di un Codice dell'edilizia che renda permanenti i bonus del piano casa. Altra Regione autonoma, la Sicilia, tra le prime ad approvare il Ddl in giunta, ora sta rallentando l'esame per le difficoltà politiche ma l'assessore ai Lavori Pubblici, Luigi Gentile, vuole farcela entro luglio «senza modifiche». A tutti gli alloggi dell'Isola sarà concesso almeno il 25% di incremento, che cresce ancora per le grandi superfici.

È in commissione anche il Ddl del Piemonte che concede fino a 200 metri cubi di ampliamento, ma ammette le sopraelevazioni. Ricorrerà a un emendamento a un provvedimento già avviato per accorciare i tempi l'Emilia Romagna, che punta alla delocalizzazione degli edifici.

Un terzo gruppo di regioni è più staccato: deve ancora approvare la proposta della giunta. Per queste regioni, tuttavia, questa approvazione è vicina. Si tratta di Valle d'Aosta, Basilicata, Marche e Lazio. I Consigli regionali possono mettere in campo iter snelli («Possiamo chiedere subito l'esame in Aula, saltando il passaggio in commissione» spiega il governatore della Basilicata, Vito De Filippo) e arrivare al traguardo finale della legge se non proprio il 30 giugno, con pochi giorni di ritardo. Il Lazio con l'occasione chiede di ripristinare il fascicolo del fabbricato.

In fortissimo ritardo sono invece Calabria, Liguria, Molise e Sardegna, ancora in fase di studio. L'Abruzzo, ovviamente, è fuori gioco. La Sardegna (che fa leva sulla propria autonomia per svincolarsi dalle scadenze) ha scelto di abbinare il piano casa alla revisione del piano paesaggistico voluto dalIa vecchia giunta Soru.

Le altre regioni sono rimaste in attesa dell'altro provvedimento sull'edilizia che il governo avrebbe dovuto varare subito: il decreto legge sulla semplificazione. «Vorremmo coordinarci con quello», spiega Angela Barbanente assessore all'Urbanistica della Puglia, che ha comunque sottoposto una bozza alle parti sociali.

Anche per il ritardo del decreto legge, le regioni vivono come una minaccia lontana lo spettro del commissario di governo, per gli inadempienti.

Ma al di là dei tempi sfalsati, l'altro problema che sta incontrando il piano casa è l'effetto «macchia di leopardo». Si va dal generoso Veneto, rimasto fedele alla proposta originaria di Beriusconi, che «regala» il 20% anche nei condomini e a tutti gli edifici (capannoni compresi) fino alla severa Toscana in cui gli allargamenti sono consentiti senza deroghe ai piani e con standard alti di risparmio energetico.

A metà strada l'Umbria che sperimenta comunque una strada rigorosa ma originale: sulla scia dell'intesa, consente bonus alle villette fino a 70 metri quadri (non cumulabili con altri già esistenti), ma consente anche la riconversione delle aree industriali e artigianali. Con prudenza e alcuni vincoli: ci vogliono i piani attuativi e vale solo per aree di estensione superiore a 20mila metri quadrati.

La provincia autonoma di Bolzano ha poi recepito a metà: sì al bonus casa fino a 200 metri cubi, ma porte sbarrate alla sostituzione edilizia, ovvero alla demolizione e ricostruzione. E che dire di Trento che del piano casa non vuole sentir pariare? «Abbiamo piena autonomia e la rivendichiamo - puntualizza l'assessore all'Urbanistica Mauro Gilmozzi -. Abbiamo già rilanciato l'edilizia, sia con premi volumetrici, sia con contributi diretti a chi ristruttura, sotto forma di anticipi del credito d'imposta». Nonostante l'intesa unanime tra Stato e regioni, l'attuazione del piano casa e dunque anche l'effetto anti crisi resta assai diverso da Regione a Regione.

  • LA SCADENZA - Dal 1° luglio il governo potrebbe commissariare i governatori che non hanno deciso ma potrebbe anche rinviare il termine
  • Il sì di Bolzano. La provincia autonoma ha già varato una delibera equivalente
  • La frenata. Il decreto legge del governo per semplificare era previsto il 10 aprile

Al mosaico del Piano casa voluto dal governo mancano ancora troppe tessere

VALLE D'AOSTA

  • Ddl approvato in Giunta il 19 giugno
  • Aumento fino al 45% per interventi di integrale demolizione e ricostruzione

PIEMONTE

  • Ddl approvato in Giunta il 25 maggio
  • Ammesse le sopraelevazioni

LOMBARDIA

  • Ddl in commissione, voto in aula il 30 giugno
  • Due nuove possibilità: 1) riutilizzo residenziale di edifici abbandonati, in deroga ai Prg; 2) ampliamento fino al 40% degli edifici degli ex Iacp

BOLZANO

  • Delibera in vigore
  • Niente demolizione e ricostruzione

TRENTO

  • Non recepisce il piano casa

FRIULI V. GIULIA

  • Inserito nel Codice dell'edilizia approvato In Giunta
  • Il bonus di volumetrie saranno per sempre

VENETO

  • Ddl in Aula il 22 giugno
  • Ampliamenti anche nei centri storici e per capannoni

LIGURIA

  • Non ha ancora un Ddl

EMILIA ROMAGNA

  • Emendamento a un Ddl in calendario consiliare per il 30 giugno
  • Ammessa la delocalizzazione con la demolizione e ricostruzione

TOSCANA

  • Legge in vigore
  • Bonus condizionati ad indici severi di risparmio energetico

UMBRIA

  • Il 23 giugno all'esame del Consiglio per il via libera definitivo
  • Prevista la possibilità di riconvertire anche aree industriali e artigianali non inferiori a 20mila mq con piani urbanistici attuativi

MARCHE

  • Ddl in Giunta la prossima settimana
  • La richiesta di escludere aree da parte dei Comuni dovrà essere approvata dalla Regione

ABRUZZO

  • Non ha ancora un Ddl

LAZIO

  • Bozza pronta per l'esame della Giunta
  • Niente sopraelevazioni, libretto di fabbricato obbligatorio

SARDEGNA

  • Ultima bozza il 30 giugno

CAMPANIA

  • Esame iniziato il 18 giugno in Commissione
  • Facilitazioni per il recupero di alloggi popolari

MOLISE

  • Non ha ancora un Ddl

PUGLIA

  • Bozza divulgata ad associazioni e parti sociali
  • Premio cubatura 35% per nuovi alloggi popolari

BASILICATA

  • In Giunta il 22 giugno
  • Bonus +5% sull'intesa

CALABRIA

  • Non ha ancora un Ddl
  • Attende che si definisca il quadro nazionale. Punta a una proroga del 30 giugno

SICILIA

  • All'esame della commissione consiliare
  • Bonus oltre il 25% per edifici da 550 a 1.000 mq

 

di Valeria Uva (hanno collaborato Alessandro Arona, Massimo Frontera, Alessandro Lerbini, Francesco Nariello e Mauro Salerno)
da Il Sole 24ore del 21.06.09


ANALISI - Misure decisive, ritardi colpevoli

Lo ha detto il Governatore della Banca d'Italia nelle considerazioni finali. Lo testimoniano sindacati, costruttori, artigiani, analisti autorevoli e indipendenti. Il Cresme, il più accreditato istituto di ricerca economica dell'edilizia, lo ripete da tre mesi, affinando via via i propri dati: l'impatto del piano casa vale almeno 10 miliardi di investimenti l'anno per quattro anni (il 7-8% della produzione edilizia) e quasi 100mila posti di lavoro. Raramente una misura di rilancio dell'economia ha messo insieme un consenso così diffuso sulla propria capacità di incrementare il Pil e creare occupazione in tempi rapidi. A costo zero per lo Stato.

Eppure, una maledizione avvolge il piano casa. A sei mesi dal lancio, neanche una stanzetta è stata realizzata. La prima versione del decreto legge era poco attenta all'ambiente: la squadra dei collaboratori di Palazzo Chigi, guidata da Niccolò Ghedini, esagerò con la deregulation cementizia e il premier la sconfessò. Avevano anche dimenticato che le competenze sono in gran parte delle regioni. La linea dell'esecutivo cambiò, vinsero le colombe guidate da Raffaele Fitto e arrivò l'accordo con i governatori del 1° aprile: il governo avrebbe varato entro dieci giorni (10 aprile) un decreto legge per semplificare le procedure e le regioni avrebbero fatto entro 90 giorni (30 giugno) le leggi per rendere operativi gli interventi di ampliamento e per incentivare anche in Italia la demolizione-ricostruzione.

Da allora sono spuntate almeno dieci bozze di decreto legge che poi improvvisamente ha imboccato il binario morto: nessuno ne ha saputo più nulla. Un ruolo l'ha giocato l'opposizione del consiglio superiore dei beni culturali e del suo presidente Andrea Carandini. Sventato il rinvio del codice Urbani sulle autorizzazioni paesaggistiche da parte delle Sovrintendenze, sembrava il decreto alleggerito potesse ripartire. Invece, niente.

Quanto alle leggi regionali, che poi sono il cuore operativo del piano, il resoconto che pubblichiamo dice che solo una regione su cinque ce la fa entro i termini stabiliti dall'accordo. Le altre vanno al rallentatore o prendono tempo. Dal 1° luglio il governo potrebbe nominare commissari per sbloccare i provvedimenti. Ma pare un'operazione difficile, visto che il primo inadempiente è proprio l'esecutivo.

Che cosa frena una manovra che potrebbe alleggerire la crisi in tempi rapidi? Berlusconi ha dato, ancora di recente, una risposta politica: si sono mosse solo le regioni di centrodestra. Lombardia e Veneto fanno, in effetti, il 20% del patrimonio edilizio nazionale. La Sicilia era partita bene ma la legge si è incagliata nella faida politica interna al centrodestra. Dall'altra parte, però, la prima ad approvare la legge è stata la Toscana (sia pure con vincoli pesanti negli standard di risparmio energetico) e l'Umbria varerà in settimana un'ottima legge che prevede anche la riqualificazione di aree industriali e artigiane.

Si replica ancora il conflitto ideologico fra una destra iperliberista in urbanistica che avrebbe voluto usare il piano casa come cavallo di troia in deroga ai piani regolatori e una sinistra che difende una pianificazione troppo lenta.

Uno scontro che non ha più ragion d'essere e sarebbe interesse di tutte le parti superare. Non ha nulla a che fare con il piano casa. Nel compromesso del 1° aprile, governo e regioni hanno inserito strumenti nuovi per risolvere più rapidamente problemi abitativi micro (la stanza in più per i figli) ma anche per sostenere progetti ambiziosi di riqualificazione urbana tramite la demolizione e ricostruzione. Veneto e Lombardia, Toscana e Umbria: modelli plurali, ma validi.

Quel che non funziona, invece, è il modello di una politica vecchia che si attarda nelle decisioni quando c'è urgenza di agire.

  • GLI INVESTIMENTI - Cresme: la manovra avvia interventi per 40mila euro. Consenso sulla spinta al pil e all'occupazione

 

di Giorgio Santilli
da il Sole 24ore del 21.06.09


Il piano casa - Le Regioni premono l'acceleratore sugli ampliamenti. Ammessi in alcuni casi interi condomini senza distinzioni o limiti di metratura.

Non è più soltanto un piano casa quello che sta prendendo forma attraverso le leggi regionali. E neanche il "piano delle villette" di berlusconiana memoria. Le Regioni hanno interpretato con grande libertà e autonomia l'intesa raggiunta con il governo il 1° aprile sul rilancio dell'edilizia attraverso i lavori di ampliamento, demolizione e ricostruzione. E hanno ammesso ai lavori non solo le villette uni o bifamiliari, ma in qualche caso tutti i condomini, senza distinzione né limiti di metratura: è il caso ad esempio della Sicilia (Regione che gode di totale autonomia in materia) e del Veneto, che con il proprio disegno di legge aveva preceduto l'iniziativa del governo.

I piani regionali, poi, non si fermano alla casa. A parte la rigida Toscana - l'unica ad avere già una legge - più o meno ovunque nelle altre sei realtà che hanno varato un disegno di legge sarà consentito allargare del 20% anche immobili che, oltre alle abitazioni, contengono qualche ufficio o negozio (ad esempio in Campania, Piemonte e Umbria). Proprio l'Umbria ammette anche interventi su capannoni industriali e artigianali, ma dentro un più ampio piano attuativo. Senza dimenticare che la demolizione e ricostruzione di capannoni e stabilimenti è un caposaldo anche del progetto veneto.

Gli interventi - recita l'intesa - dovranno servire anche a migliorare l'efficienza energetica del patrimonio edilizio. I requisiti richiesti, però, sono molto diversi da una Regione all'altra. Per ampliare una villetta in Piemonte, ad esempio, bisognerà ridurre del 40% il fabbisogno annuo di energia primaria dell'edificio. In Lombardia, invece, basterà un taglio del 10% sui consumi del riscaldamento, mentre Veneto e Sicilia non chiedono requisiti particolari.

Un altro punto delicato riguarda i centri storici, in cui - sempre secondo l'intesa - non si possono aprire cantieri. Tutti i testi normativi si allineano al divieto, con la sola eccezione del Veneto (che affida però ai Comuni la possibilità di escludere gli interventi in alcune aree) e della Sicilia (che consente di avviare i lavori solo dopo il parere della Soprintendenza). Ma c'è anche la soluzione lombarda, che permette ai proprietari di immobili residenziali non coerenti con il tessuto urbanistico di demolirli e ricostruirli: il tutto, però, previo parere vincolante delle commissioni regionali. Una procedura che ha le stesse finalità di quella prevista nel testo piemontese, dove però l'intervento contro le "brutture" può riguardare anche immobili non residenziali (purché non commerciali) ed è sottoposto alla regia dei Comuni.

Non mancano, poi, iniziative particolari. Come quella della Campania, che impone a ogni edificio oggetto di incremento volumetrico il fascicolo del fabbricato: una sorta di carta d'identità degli immobili - con informazioni su sicurezza e impianti - tornata d'attualità dopo il terremoto in Abruzzo. Tutto lombardo, invece, è l'impulso al recupero delle parti inutilizzate di edifici esistenti. Ad esempio, i rustici o i capannoni situati nei centri urbani potranno essere convertiti a uso residenziale, a patto che la destinazione sia compatibile con gli strumenti urbanistici locali.

In un'ottica sociale, poi, molte Regioni - tra cui Lombardia, Piemonte e Campania - consentono di intervenire anche sull'edilizia popolare, per realizzare nuovi volumi e riqualificare il patrimonio esistente. Grandi differenze, dunque. Frutto di un'intesa cornice di cui i disegni di legge regionali, molto spesso, allargano i confini.
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  • Efficienza energetica. Ampie differenze nei requisiti richiesti per avviare i lavori.
  • La tutela. Il divieto di aprire cantieri nei centri storici registra alcune eccezioni.

AMPLIAMENTI RESIDENZIALI

TOSCANA

  • Incrementi e tipologia. +20% superficie (max 70 mq) su edifici mono e bifamiliari e condomini fino a 350 mq.
  • Criteri ambientali o energetici. Indice prestazione energetica superiore del 20% a quello previsto per le nuove costruzioni nel 2010.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Nessuna
  • Titolo abilitativo. Dia

VENETO

  • Incrementi e tipologia. +20% volume su tutti gli edifici residenziali.
  • Criteri ambientali o energetici. Nessuno.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Prima casa: 40% contributi, altre residenze 80%. Solo quota oneri urbanizzazione, se utilizzo fonti rinnovabili.
  • Titolo abilitativo. Secondo il Tu edilizia

UMBRIA

  • Incrementi e tipologia. +20% superficie su edifici residenziali mono e bifamiliari o comunque fino a 350 mq.
  • Criteri ambientali o energetici. Tecniche elevata efficienza energetica definite dalla Giunta Regionale.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Nessuna.
  • Titolo abilitativo. Permesso di costruire abbreviato.

SICILIA

  • Incrementi e tipologia. +25% volume su edifici fino a 500 mc; +15% volume su edifici da 500 a 1.000 mc.
  • Criteri ambientali o energetici. Nessuno. Ma ulteriore +5% di volume con fonti rinnovabili e sostenibilità ambientale.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Prima casa: -50%. Solo quota costo costruzione per zone dotate urbanizzazioni 
  • Titolo abilitativo. Dia.

PIEMONTE

  • Incrementi e tipologia. +20% volume (max 200 mc) su edifici mono e bifamiliari o comunque fino a 1.000 mc. Ulteriore +10% se gli strumenti urbanistici prevedono già la possibilità di ampliamento del 20% per motivi igienico-funzionali
  • Criteri ambientali o energetici. Riduzione del 40% del fabbisogno annuo di energia primaria dell'edificio.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Nessuna.
  • Titolo abilitativo. Dia o permesso di costruire.

CAMPANIA

  • Incrementi e tipologia. +20% volume su edifici mono e bifamiliari o comunque fino a 1.000 mc.
  • Criteri ambientali o energetici. Requisiti che saranno fissati dalla giunta.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Nessuna.
  • Titolo abilitativo. Da definire.

LOMBARDIA

  • Incrementi e tipologia. +20% volume (max 1300 mc) su edifici mono e bifamiliari o comunque fino a 1.000 mc.
  • Criteri ambientali o energetici. Riduzione certificata del 10% del fabbisogno annuo di energia primaria per il riscaldamento.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. -30% contributo di costruzione più eventuali altri sconti decisi dai Comuni.
  • Titolo abilitativo. Dia o permesso di costruire.

DEMOLIZIONI E RICOSTRUZIONI RESIDENZIALI

TOSCANA

  • Incrementi. +35% superficie
  • Criteri ambientali o energetici. Indice prestazione energetica superiore del 50% a quello previsto per le nuove costruzioni nel 2010.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Nessuna.
  • Titolo abilitativo. Dia.
  • Interventi su immobili non residenziali. No.
  • Interventi nei centri storici. No.

VENETO

  • Incrementi. +30% volume.
  • Criteri ambientali o energetici. Nessuno +40% di volume se edilizia sostenibile o utilizzo fonti rinnovabili.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. 80% contributi sul ricostruito, 20% sull'ampliato. Prima casa: riduzione del 50%. Solo quota oneri urbanizzazione, se utilizzo fonti rinnovabili.
  • Titolo abilitativo. Secondo Tu edilizia.
  • Interventi su immobili non residenziali. +20% superficie (ampliamenti); + 30% superficie (ricostruzione).
  • Interventi nei centri storici. Si, salvo esclusioni comunali

UMBRIA

  • Incrementi. +25% superficie (+ 35% se piano attuativo).
  • Criteri ambientali o energetici. Certificazione di sostenibilità ambientale classe B (L.r. 17/2008.)
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Nessuna.
  • Titolo abilitativo. Permesso di costruire abbreviato.
  • Interventi su immobili non residenziali. +20% superficie ma solo in caso di grandi piani riqualificazione.
  • Interventi nei centri storici. No.

SICILIA

  • Incrementi. +35% volume.
  • Criteri ambientali o energetici. Bioedilizia o fonti rinnovabili o risparmio idrico.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. 80% contributi sul ricostruito, 20% sull'ampliato. Prima casa: riduzione 50%. Solo costo costruzione per zone dotate urbanizzazioni.
  • Titolo abilitativo. Dia.
  • Interventi su immobili non residenziali. +20% superficie (ampliamenti); No ricostruzioni.
  • Interventi nei centri storici. Sì, ma con parere Soprintendenza.

PIEMONTE

  • Incrementi. +25% volume, +35% se si raggiunge il valore 3 secondo il Protocollo Itaca.
  • Criteri ambientali o energetici. Valore 1,5 secondo il Protocollo Itaca 2009 Piemonte.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Nessuna.
  • Titolo abilitativo. Permesso di costruire o Dia.
  • Interventi su immobili non residenziali. Sostituzione di edifici non commerciali individuati dai Comuni.
  • Interventi nei centri storici. No.

CAMPANIA

  • Incrementi. +35% volume.
  • Criteri ambientali o energetici. Requisiti che saranno fissati dalla giunta.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. Nessuna.
  • Titolo abilitativo. Dia.
  • Interventi su immobili non residenziali. No.
  • Interventi nei centri storici. No (la norma esclude le zone territoriali omogenee A).

LOMBARDIA

  • Incrementi. +30% volume, +35% con equipaggiamento arboreo.
  • Criteri ambientali o energetici. Riduzione certificata del fabbisogno annuo di energia primaria superiore al 30% dei requisiti fissati dalla L.r.24/2006.
  • Agevolazioni sui contributi costruzione. -30% contributo di costruzione più eventuali altri sconti decisi dai Comuni.
  • Titolo abilitativo. Permesso di costruire o Dia.
  • Interventi su immobili non residenziali. Recupero all'uso residenziale di edifici agricoli o produttivi inutilizzati.
  • Interventi nei centri storici. Sostituzione di edifici residenziali non coerenti previo parere delle commissioni regionali.

Altri tre progetti di legge in agenda per il varo la prossima settimana. La prossima settimana i Ddl da portare in consiglio regionale dovrebbero essere approvati dalle giunte di Friuli Venezia Giulia (probabilmente già lunedì 8), Basilicata (mercoledì 10) e Puglia. Lo stesso farà martedì 9 l'Emilia Romagna, che inserirà il piano casa in nella legge urbanistica. In Lazio, Liguria e Val d'Aosta i tecnici sono al lavoro ma non c'è ancora un testo. L'Abruzzo prevede di arrivare a un Ddl a metà giugno, mentre nelle Marche il voto è slittato a dopo le elezioni. Più indietro il Molise e la Sardegna, che presenterà la sua proposta a luglio. La Calabria accorperà il piano casa a una legge sui criteri antisismici, da approvare entro l'autunno. Fanno storia a sé le province di Bolzano (che ha delegato la giunta) e Trento (che ha competenza esclusiva).

DOMANDE & RISPOSTE

  • A che punto è l'attuazione del piano casa annunciato a marzo dal presidente del Consiglio? Il decreto legge di semplificazione delle procedure edilizie é fermo alla Conferenza Stato-Regioni. Le Regioni, però, si stanno muovendo in base all'intesa siglata con il governo il 1° aprile per disciplinare ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni. Ad oggi, solo la Toscana ha varato una legge, mentre altre sei Regioni hanno approvato in giunta i disegni di legge.
  • Quando si potrà dare il via ai lavori di ampliamento, demolizione o ricostruzione?Bisogna attendere l'entrata in vigore delle leggi regionali. Dopodiché, ci sarà una finestra di 12, 18 o 24 mesi (a seconda delle Regioni e del tipo di interventi) entro cui i proprietari dovranno presentare la Dia o chiedere il permesso di costruire. In Lombardia, invece, il termine decorrerà dal 16 settembre (almeno stando alla formulazione attuale della norma).
  • Che cosa accade se le Regioni non approvano le leggi entro il termine fissato dall'intesa (1°luglio) o se si discostano dall'accordo? L'intesa si limita a fissare un contenuto «preferibile» per le leggi regionali, che dunque possono discostarsi. In caso di mancata emanazione della legge, invece, l'intesa stabilisce che siano il governo e il presidente della Regione a individuare le modalità procedurali per attuare l'accordo.

 

di Cristiano Dell'Oste - Valeria Uva (Ha collaborato Fabrizio Patti)
da Il Sole 24ore del 05.06.09


Il piano casa - LA RISPOSTA DEI PROGETTISTI. Non solo stanze, obiettivo riqualificazione. Parola agli architetti: soluzioni flessibili per la famiglia che cambia, abitazione come motore ambientale.

ROMA - Il piano casa libera la fantasia degli architetti. Non mancano le perplessità sull'efficacia di una norma che distribuisce «indifferentemente» nuova cubatura nella città consolidata e nelle periferie, ma sono numerosi gli architetti che vedono gli ampliamenti del 20% e la demolizione-ricostruzione con premio di cubatura del 30-35% come un'opportunità per il risveglio della città contemporanea.

A scala internazionale numerosi i progetti-simbolo che pescano nelle stesse tipologie: dagli olandesi Mvrdv - studio cult in Europa - con il complesso WoZoCo di Amsterdam ai piccoli ampliamenti delle case dell'atelier giapponese BowWow. O ancora la "casa zaino" ideata dall'artista bavarese Stefan Eberstadt: la Rucksack House è una scultura appesa alla facciata di un edificio e ancorata al tetto con tiranti in acciaio, un'aggiunta di nove metri quadrati che si vede agganciata in diversi edifici della Germania.

In Italia non mancano le tracce di contemporaneità legate al tema. A Torino lo studio Uda ha realizzato il sopralzo di un edificio storico, Palazzo Gioberti. A Milano lo studio Albori ha ampliato e recuperato i sottotetti di un edificio liberty e ha costruito un nuovo piano in due edifici di case popolari comunali a Milano e a Cinisello Balsamo. Mario Cucinella, sempre a Milano, per conto dell'Aler sta riconvertendo quattro torri di social housing migliorando le prestazioni dal punto di vista energetico e sopraelevandole con nuove case per studenti. «L'azienda milanese - racconta l'architetto bolognese - ci ha chiesto di lavorare sull'involucro dell'edificio di edilizia residenziale pubblica, oggi occupato da un centinaio di famiglie, e di aggiungervi due piani con alloggi per studenti che contiamo di realizzare con strutture leggere». Non un semplice maquillage, ma un'operazione che aumenterà la capacità d'affitto e rigenererà il tessuto sociale delle case popolari senza spostare chi ci abita.

Le volumetrie non sono quelle previste dalla legge regionale lombarda, appena varata in giunta, che prevede limiti di mille metri cubi per i condomini e un ampliamento massimo di 300 metri cubi. Qui siamo su altre scale, ma è lo stesso Cucinella a riconoscere un legame fra questo progetto e le elaborazioni collegate al piano casa. L'intervento progettato è su un edificio pubblico e monoproprietario. «Il tema della proprietà - dichiara - sarà un limite per l'attuazione del piano casa. Gli edifici pubblici, come sono le case popolari, potrebbero essere laboratori che sfruttano la norma per portare un'iniezione di contemporaneità in edifici fatiscenti».

«Ci sono progetti di successo come quello di Alejandro Aravena in Cile o di Alvaro Siza a Evora, in Portogallo, in cui i cittadini che vi abitano sono i primi protagonisti nella definizione della struttura insediativa. I nuovi modelli di abitare - dichiara Alessandra Segantini, socia di C+S Associati e autore dell'Atlante dell'Abitare (edito Skira) - vanno concepiti come progetti aperti, in questo senso il piano casa è una necessità per ogni progetto di edilizia». La partecipazione diretta da parte di chi abita gli spazi e la necessaria flessibilità sono una condizione imprescindibile. «Gli innesti sull'esistente - aggiunge Segantini - sono addizioni sostenibili in termini energetici e costruttivi in edifici pensati senza questi accorgimenti. Devono essere oggetti semplici, industrializzati, tecnicamente facili da costruire».

Per gli spazi in aggiunta gli architetti non pensano solo alla «stanza per la nonna» ma alle serre e ai giardini di inverno, alle sale tecnologiche casa-lavoro, alle funzioni proprie del cohousing. «Demolire e ricostruire con l'aggiunta di cubatura - commenta Cino Zucchi - può creare continuità tra gli insediamenti di diversi periodi storici. Si può lavorare apportando un mixfunzionale che integri l'abitare con gli spazi per il lavoro. Altro tema è quello degli spazi condivisi come sono le lavanderie e gli spazi gioco negli interventi residenziali. Ma ancora, aumentare la cubatura vuol dire poter lavorare sul tema degli spazi pubblici, trovare un nuovo rapporto tra aree pubbliche e private, come richiesto da una società contemporanea e dalle sue esigenze in continua evoluzione».

Non tutti gli architetti guardano con favore al piano casa. Claudia Clemente (Labics) legge come nota positiva l'opportunità di lavorare sugli spazi di relazione; Giacomo Borella, specialista di "sopralzi" in territorio milanese pensa che «l'idea di fare un provvedimento così sia un segno negativo di una cultura che vede il costruito solo come merce economia». Tuttavia, «aggiungere e togliere pezzi è la storia dell'architettura».
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di Paola Pierotti - Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 05.06.09


PIANO CASA - Più mattone ma di qualità

Il piano casa servirà, come dice Berlusconi, a far ripartire l'edilizia. Servirà anche a molti per sistemare le esigenze abitative più o meno spicciole. In alcuni casi, con i premi di cubatura alla demolizione e ricostruzione, potrà servire anche a lanciare nuovi business finora sconosciuti in Italia. Fin qui le quantità.

Sarebbe però importante che il piano casa non si risolvesse in una cementificazione massiccia di bassa qualità. Sarebbe utile che riuscisse anche a migliorare la qualità delle abitazioni su cui si interverrà. A rilanciare l'edilizia sostenibile e il risparmio energetico: per chi ci vive, nelle case, e per chi ha investito su queste attività innovative accantonando le modalità da «palazzinari». A voler essere particolarmente ambiziosi, sarebbe utile anche che la demolizione e ricostruzione diventasse uno strumento per le amministrazioni pubbliche delle grandi città: potrebbero guidare operazioni di trasformazione e di ricambio urbano sempre difficili e troppo lunghe.

 

pag. 12
da Il Sole 24ore del 05.06.09

 

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vedi anche:

Piano casa Puglia

Legge regionale 24.07.09 - rass.stampa

Piano casa Valle d'Aosta

Legge regionale 29.07.09 - rass.stampa

Piano casa Lazio

Ddl in discussione - rass.stampa

Piano casa Piemonte

Legge regionale 14.07.09 n.20 - rass.stampa

Piano casa Lombardia

Legge regionale 16.07.09 n.13 - rass.stampa

Piano casa Veneto

Legge regionale 08.07.09 n.14 - rass.stampa

Piano casa Emilia-Romagna

Legge regionale 06.07.09 n.6 - rass.stampa

Piano casa Umbria

Legge regionale 26.06.09 n.13 - rass.stampa

Piano casa Toscana

Legge regionale 08.05.09 n.24 - rass.stampa

Piano casa Bolzano

Deliberazione 15.06.09 n.1609 - rass.stampa


data pubblicazione: domenica 2 agosto 2009
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