Piano casa Abruzzo

Legge regionale 19.08.09 n.16 - rass.stampa

Puzzle regionale per i premi del piano casa. (...) Con gli ultimi sì di Lazio, Abruzzo e Basilicata finora approvate 12 leggi, il Sud è in ritardo. Dalle leggi locali una giungla di regole su cubature, standard energetici, procedure veloci e demolizioni.

(...) Le leggi finora approvate sono 12 dopo gli ultimi sì del Lazio, dell'Abruzzo e della Basilicata, arrivati proprio a ridosso della pausa estiva. (...)

ROMA - Tanti piani casa quante sono le regioni italiane. L'idea lanciata da Silvio Berlusconi di combattere la crisi del settore delle costruzioni concedendo cubature aggiuntive ha preso corpo attraverso l'intervento delle regioni che l'hanno adattata alle esigenze territoriali e alla loro visione dello sviluppo urbanistico. Con l'approvazione, la scorsa settimana, delle leggi di Lazio, Abruzzo e Basilicata, salgono a 12 le regioni che hanno deciso: 11 leggi più la delibera della provincia di Bolzano. Un indicatore del successo dell'iniziativa, ma anche effetto-spezzatino: fra le regioni ha vinto il fai-date, con il risultato che le regole risulteranno molto diverse da regione a regione. (...)

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  • 12 - IL NUMERO - Le leggi approvate. Nove dalle regioni del centro-nord e tre dalle regioni del sud
  • Bene il Centro-Nord. All'appello mancano solo Liguria e Friuli-Venezia Giulia, Sud in ritardo
  • Non solo emergenza. In numerosi casi si è deciso di stabilizzare le misure a regime

 

di Bianca Lucia Mazzei
da Il Sole 24ore del 09.08.09


«Abruzzo deturpato dalla legge Attila». Piano casa Ambientalisti e Cgil denunciano l'incostituzionalità delle nuove norme.

PESCARA «Bloccate la legge Attila». A lanciare l'appello sono le associazioni ambientaliste che denunciano un'imminente colata di cemento: «Costruire su edifici storici, nei borghi, nei parchi, nelle aree a rischio industriale e nelle aree archeologiche: ora con il Piano casa in Abruzzo sarà possibile, e senza limiti!», affermano i rappresentanti di Legambiente, Lipu, Wwf, Fai e Italia Nostra, secondo i quali diverse sono le norme incostituzionali del Piano Casa.

«La legge - spiegano i rappresentanti delle cinque associazioni - permette addirittura di costruire in parchi, borghi, nelle aree a massimo rischio industriale, nelle aree archeologiche e sugli edifici storici vincolati. Si tratta di una vera e propria "Legge Attila" per le devastazioni che potrà apportare alla natura, al paesaggio, all'architettura e alla storia della regione». Le associazioni hanno chiesto in Commissione regionale di bloccare l'iter della legge affinchè si apra un'ampia discussione con la società abruzzese sui vari aspetti del provvedimento. «Se si continuerà nell'insensata corsa a cui abbiamo assistito finora - affermano gli ambientalisti - vorrà dire che si vuole evitare un confronto di merito su un provvedimento che cambierà l'Abruzzo in peggio».

Le associazioni hanno presentato un documento al Consiglio regionale in cui, oltre a presentare richieste, chiariscono l'incostituzionalità della proposta di legge che, a loro avviso, scardina i principi fondanti della pianificazione territoriale, «garantendo solo gli interessi privati e non quelli pubblici. Infatti la legge deroga tutta la pianificazione annullando nei fatti i Piani regolatori comunali e ogni altro strumento di regolazione dell'edilizia e del governo del territorio».

L'intesa Stato-Regioni sul Piano Casa restringeva l'ambito dell'intervento alle sole villette mono e bifamiliari. In Abruzzo non è così. «La legge prevede la possibilità di allargare del 20% tutti gli edifici oppure di abbatterli ricostruendoli con un premio di cubatura tra il 30% e il 65%, senza distinzioni tra quelli residenziali e quelli industriali e senza limiti di cubatura, a differenza delle leggi già approvate in altre regioni come Toscana, Emilia Romagna e Lombardia spiegano gli ambientalisti -. Quindi, se un costruttore ha un palazzo di 10 piani potrà costruirne altri due. Addirittura, in alcuni casi, il diritto a realizzare queste cubature può essere trasferito su altri siti diversi dall'edificio di partenza, permettendo di cementificare nuovo suolo». Anche la Cgil chiede una modifica del Piano casa affermando che «i suoi principali destinatari non sono le famiglie, ma i grandi costruttori».


da Il Tempo del 04.08.09

 

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data pubblicazione: domenica 30 agosto 2009
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