Regioni fai-da-te su premi e regole

Piani casa regionali - agg. rassegna stampa

Il dossier - Piano casa, Regioni fai-da-te giungla di regole sugli ampliamenti. Sono 12 le leggi già pronte, altre 8 allo studio. Restrittive le norme della Toscana. Più disponibilità in Veneto.

ROMA - Il federalismo si è materializzato con il piano casa. Sono dodici le Regioni - compresa anche la Provincia autonoma di Bolzano - che hanno già approvato una legge per consentire l'ampliamento o la ricostruzione di immobili. L'accordo Stato-Regioni prevedeva che entro il 10 aprile sarebbe stato emanato un provvedimento d'urgenza per semplificare, fra l'altro, le procedure abilitative e permettere l'avvio sprint dei lavori di estensione delle abitazioni esistenti. Il decreto legge non è arrivato ma l'idea lanciata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di invertire il trend negativo del settore delle costruzioni - concedendo cubature aggiuntive ai proprietari che volevano allargare o ricostruire i loro edifici - non è rimasta sulla carta. Così le Regioni hanno fatto da sole. Con regole differenti e con possibilità di ampliamenti che, in molti casi, vengono estesi anche ai fabbricati non residenziali. E alle dodici potrebbero aggiungersene presto altre: sono infatti otto i disegni di legge delle giunte regionali che saranno sottoposti nei prossimi mesi all´approvazione dei rispettivi consigli.

Il primo tassello del piano casa federale lo ha messo la Toscana, limitando i premi di ampliamento a edifici mono e bifamiliari o, in ogni caso, con una superficie non superiore ai 350 metri quadrati. In pratica, l´aumento del volume del 20% non può superare i 70 metri quadrati. Disco rosso, invece, per gli immobili adibiti ad attività produttive. Di tutt'altro tenore la legge del Veneto, molto più generosa. Il bonus per ampliamento degli edifici viene riconosciuto nei limiti del 20% del volume se destinati ad uso abitativo e del 20% della superficie coperta se utilizzati, ad esempio, per l'esercizio di attività economiche. E in alcune ipotesi è ammessa la realizzazione di un corpo edilizio separato. Il piano casa veneto premia, inoltre, operazioni di abbattimento e ricostruzione degli edifici costruiti prima del 1989, con aumenti di volume (per le case) e di superficie (per gli edifici non residenziali) fino al 40%, in deroga agli strumenti urbanistici, a condizione, però, che gli interventi siano compatibili con la destinazione urbanistica dell´area, non modifichino l'utilizzo degli edifici e impieghino tecniche di edilizia sostenibile e fonti di energia rinnovabile. Sia gli ampliamenti che le ricostruzioni sono subordinate al via libera da parte dei Comuni: entro il 30 ottobre 2009 dovranno decidere se e con quali ulteriori limiti e modalità applicare la nuova normativa regionale. Per entrambi gli interventi edilizi, il contributo di costruzione è ridotto del 60% nell'ipotesi di edificio destinato a prima abitazione del proprietario. Gli interventi non possono essere realizzati per gli edifici situati all'interno dei centri storici.

Il Lazio, invece, ha approvato il piano per l'edilizia nella seduta del 6 agosto. Potranno ampliare la loro casa del 20% i proprietari di immobili con volume non superiore a mille metri cubi. L'incremento massimo per l'intero edificio sarà di 62,5 metri quadrati. Il "premio cubatura" del 10% scatta anche per gli edifici a destinazione non residenziale utilizzati per artigianato e piccola industria con superficie non superiore a mille metri quadrati. Ma non si potrà cambiare la destinazione d´uso per dieci anni. Nelle zone agricole, i benefici previsti dalla legge potranno essere utilizzati solo dai coltivatori diretti, dagli imprenditori agricoli a titolo professionale e i loro eredi.

Alcune normative prevedono poi dei superbonus di ampliamento collegati, spesso, a miglioramenti della prestazione energetica o a interventi anti-sismici. Ad esempio, la legge regionale dell´Emilia Romagna stabilisce che, per gli edifici esistenti al 31 marzo 2009 con una superficie non superiore a 350 metri quadrati, l'allargamento è ammesso fino al 20% in più e, in ogni caso, fino ad un massimo di 70 metri quadrati. Sarà possibile estendere l´immobile entro un massimo del 35% (e comunque fino a 130 metri quadrati) applicando i requisiti di prestazione energetica in tutto l'edificio e non solo sulla parte ampliata.

  • 9 milioni - EDIFICI INTERESSATI. Per Confartigianato sono i potenziali destinatari di interventi
  • 300.114 - GLI INTERVENTI. Sono gli interventi stimati col piano casa da Confartigianato 
  • 10,8 mld - PIÙ FATTURATO. È la previsione dei maggiori introiti per il settore costruzioni

 

di Rosa Serrano
da La Repubblica del 28.08.09


Immobili. I piani casa regionali premiano anche gli edifici produttivi. Le possibilità di intervento sul non residenziale. In Veneto capannoni ampliabili fino al 40% e il Piemonte liberalizza i soppalchi interni.

Non ci sono solo le villette nel piano casa. Oscurate dalla voglia di veranda che avrebbe dovuto trasformare in costruttore ogni piccolo proprietario e che finora è rimasta sulla carta - ci sono anche molte norme dedicate agli edifici non residenziali. Capannoni, magazzini, laboratori, cascine e alberghi: tutti immobili sui quali spesso le leggi regionali consentono di intervenire, anche se con grandi differenze locali e, talora, con forti limitazioni.

La legge veneta (la 14/2009) è molto permissiva - seconda forse solo a quella della Valle d'Aosta - e consente di ampliare gli edifici a uso diverso da quello residenziale fino al 20% della superficie coperta. Un capannone di 6.000 metri quadrati, ad esempio, potrà essere ingrandito di 1.200 metri quadrati. Non è richiesto il rispetto di alcun requisito energetico, ma il bonus arriva al 30% se nell'edificio si installano (o sono già presenti) impianti da fonti rinnovabili con una potenza di almeno di 3 kwh (pari ad esempio a un impianto fotovoltaico sufficiente a una famiglia di quattro persone).

In Veneto gli edifici non residenziali possono anche essere demoliti e ricostruiti con un incremento fino al 40% della superficie. L'esatta misura del bonus è graduata in base all'applicazione delle tecniche di edilizia sostenibile, secondo la delibera di giunta 2499/2009. Deve, però, trattarsi di immobili realizzati prima del 1989 e collocati in una zona compatibile con la propria destinazione. Il bonus, poi, può arrivare al 50% se l'intervento rientra in un piano attuativo siglato secondo la legge 11/2004. Sia l'ampliamento che la ricostruzione, però, sono subordinati al parere del Comune, che entro il 30 ottobre deve decidere se e come applicare la legge sul proprio territorio.

La normativa piemontese (legge 20/2009) all'articolo 7 prevede due formule d'intervento per i fabbricati a destinazione artigianale o produttiva:

  • 1) si può realizzare un soppalco per un incremento fino al 30% della superficie, a patto che l'edificio sia utilizzato e la superficie utile lorda consentita dal piano regolatore sia stata esaurita;
  • 2) si può realizzare un ampliamento fino al 20% della superficie, con il limite di 200 metri quadrati.

Le due misure hanno funzioni diverse: un soppalco costa poco e dall'esterno non si vede, ma a volte è indispensabile allargare l'edificio, ad esempio per installare grandi macchinari. Il testo è più restrittivo di quello veneto, perché la deroga è limitata alle previsioni quantitative degli strumenti comunali (in Veneto si può derogare anche alle altre previsioni), ma in Piemonte i Comuni non possono limitare questi interventi e non è richiesto il rispetto di standard energetici.

In Lombardia (legge 13/2009) le norme sugli edifici non residenziali si dividono in due capitoli: quelle che ne consentono il recupero a fini abitativi (per cui si rinvia all'articolo a destra [in calce, ndr]) e quelle che ne ammettono la demolizione e ricostruzione. Questa seconda possibilità si applica agli edifici industriali e artigianali inseriti in aree che lo strumento comunali classifichi a specifica destinazione produttiva secondaria: ogni Comune lombardo può deliberare in questo senso entro il 15 ottobre, e se non lo fa non si può intervenire.

Dopo la delibera comunale, varranno le stesse regole previste per il residenziale: +30% del volume e obbligo di ridurre del 30% il fabbisogno di energia per riscaldamento. Inoltre, il bonus di volume potrà essere del 35% se si piantano alberi sul 25% del lotto o se se si realizzano delle siepi perimetrali, secondo i criteri fissati dalla giunta.

La legge pugliese (14/2009) non preclude gli ampliamenti sugli edifici non residenziali fino a 1.000 metri cubi, a patto di rispettare i vincoli di distanze e altezze e le norme sul rendimento energetico degli edifici. Anche in questo caso, comunque, i Comuni hanno 60 giorni dall'entrata in vigore della legge (3 agosto) per limitarne o escluderne l'applicazione. Vietate, invece, demolizioni e ricostruzioni.

Tra le altre regioni, la legge della Valle d'Aosta (non ancora pubblicata sul Bur) permette di ampliare (con bonus del 20% senza requisiti energetici) o ricostruire (+35% con standard severi) anche gli edifici non residenziali. Anche il Lazio, ultima Regione ad aver varato una legge apre agli ampliamenti su piccoli edifici (fino al 1.000 metri quadrati) destinati ad artigianato e industria. Emilia Romagna e Umbria, invece, hanno disegnato procedure speciali (riportare nell'articolo qui sotto), mentre la Toscana (legge 24/2009), la Basilicata (legge non ancora sul Bur) e la Provincia di Bolzano (delibera di giunta 1609/2009) non consentono di intervenire sugli immobili interamente non residenziali.
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  • NORME RESTRITTIVE - Toscana, Basilicata e Provincia di Bolzano limitano i lavori alle costruzioni a uso abitativo

In sintesi

  • L'accordo. L'intesa siglata il 1° aprile tra Stato e Regioni cita solo gli edifici residenziali. Si tratta, però, di un gentlemen agreement che alcune Regioni interpretano in senso più ampio, consentendo di intervenire anche su immobili produttivi o artigianali.
  • Le leggi. Finora hanno approvato le leggi in materia di piano casa Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Provincia di Bolzano, Veneto, Lombardia, Piemonte e Puglia, cui bisogna aggiungere Basilicata, Valle d'Aosta e Lazio (per le quali il testo di legge non è ancora stato pubblicato sul Bur).
  • I lavori. La possibilità di intervenire su edifici a destinazione produttiva è prevista in modo più o meno ampio da Veneto, Piemonte, Valle d'Aosta, Lazio, Lombardia (anche nell'ottica di riutilizzarli come abitazioni), Puglia (solo sotto i 1.000 metri cubi), Umbria (solo nell'ambito di piani attuativi) ed Emilia Romagna (con una procedura speciale). Nessuna concessione, invece, da Toscana, Basilicata e Provincia di Bolzano.
  • Gli edifici misti. Anche le normative più restrittive - come quella toscana - permettono di demolire e ricostruire gli edifici a prevalente destinazione residenziale, che abbiano una quota della superficie totale (in Toscana il 25%) destinata a uso diverso. Norme analoghe si trovano in Piemonte, Umbria, Emilia Romagna e Provincia di Bolzano (dove ai fini dell'ampliamento basta che la parte abitativa sia superiore al 50% del totale, innalzabile al 75% dai Comuni).
  • I Comuni. Quasi tutte le leggi regionali danno ai Comuni la possibilità escludere l'applicazione del piano casa entro un certo termine (in genere 60 giorni). Fanno eccezione Toscana e Valle d'Aosta, che non concedono possibilità di deroga agli enti locali.
  • Il ritardo. La "lentezza" del piano casa dipende da vari elementi. Primo, i tempi tecnici necessari a varare le normative regionali (il termine del 30 giugno indicato nell'intesa era troppo ottimistico). Secondo, la necessità di dare tempo di pronunciarsi ai Comuni. Terzo, la mancata emanazione del decreto di semplificazione edilizia, che il governo si era impegnato a varare entro il 10 aprile.

 

di Cristiano Dell'Oste
da Il Sole 24ore del 10.08.09


Procedure speciali. In Emilia decide la conferenza. L'iter può durare fino a cinque mesi.

Passa dalla conferenza dei servizi la possibilità di intervenire su edifici non residenziali in Emilia Romagna. L'articolo A-14 bis dell'allegato alla legge regionale 20/2000 - modificata dalle norme sul piano casa - prevede una procedura speciale. In pratica, i soggetti interessati a effettuare lavori di ampliamento e ristrutturazione di fabbricati industriali o artigianali inseriti in aree produttive, che comportino una variante agli strumenti urbanistici vigenti, devono presentare un progetto al Comune. Dopodiché, tocca all'amministrazione convocare entro 10 giorni una conferenza dei servizi, cui sono chiamati a partecipare la Provincia e tutte le amministrazioni competenti ad esprimere ogni atto di assenso necessario. I lavori della conferenza di servizi non possono superare il termine perentorio di 60 giorni.

L'esito positivo della conferenza vale come proposta di variante allo strumento urbanistico. Quindi, il Comune pubblica un avviso sul Bur e mantiene depositato il progetto in municipio per 60 giorni, entro cui chiunque può proporre osservazioni. Infine, la parola passa al Consiglio comunale, che si esprime definitivamente entro 30 giorni. In tutto, quindi, la procedura può durare 160 giorni, circa cinque mesi. La norma non fissa limiti agli incrementi volumetrici, né requisiti energetici, che sono affidati alle proposte dei privati e alla valutazione della conferenza dei servizi.

L'Umbria, invece, ha scelto la via del piano attuativo (articolo 36 della legge 13/2009). Un documento che dovrà essere stipulato tra il Comune e gli operatori privati interessati ad ampliare (o a demolire e ricostruire) con un bonus del 20% di superficie gli edifici a destinazione artigianale, industriale e per servizi. Gli immobili dovranno trovarsi in zone industriali e il piano sarà sottoposto al parere della Provincia (non vincolante, anche se il Comune potrà tenerne conto). Il limite maggiore, però, è la scala dell'intervento: mentre in Emilia si potrà intervenire su singoli immobili, in Umbria il piano dovrà riguardare almeno 20mila metri quadrati. Questa procedura, così come quella emiliana, non ha scadenza temporale.
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  • L'ALTERNATIVA - L'Umbria richiede la definizione di un piano tra Comune e privati che interessi almeno 20mila metri quadrati

 

di Cristiano Dell'Oste
da Il Sole 24ore del 10.08.09


Il recupero. La Lombardia punta sul «riciclo»

In Lombardia si possono "riciclare" gli immobili, compresi quelli non residenziali. L'articolo 2 della legge 13/2009 disciplina il «recupero» di edifici o parti di edifici, ultimati alla data del 31 marzo 2005 e collocati in zone non destinate all'agricoltura o alle attività produttive (ad esempio, una cascina ormai inglobata in città). In concreto, si possono utilizzare le volumetrie e le superfici edilizie per destinazioni residenziali o per altre finalità ammesse dal piano regolatore, anche realizzando interpiani o soppalchi. Oppure si possono usare i seminterrati per destinazioni accessorie alla residenza e per attività economico-professionali consentite. Non si può, però, cambiare la destinazione d'uso degli edifici che ospitano attività economiche.

Un'altra possibilità è prevista per gli edifici in aree agricole. Se sono stati assentiti (cioè autorizzati) prima del 13 giugno 1980 possono essere recuperati come abitazione del proprietario o dell'agricoltore o dei suoi dipendenti, o per finalità ricettive non alberghiere.

La stessa legge, all'articolo 3, consente la sostituzione degli edifici parzialmente residenziali e non residenziali situati in zone a prevalente destinazione residenziale.

Le nuove costruzioni devono essere destinate esclusivamente a residenza e devono rispettare gli standard energetici previsti per le altre demolizioni e ricostruzioni (-30% di fabbisogno energetico per il riscaldamento). Inoltre, non sono previsti bonus: il volume non deve essere superiore a quello esistente, l'altezza non può superare il massimo tra il valore esistente e quello ammesso dal piano regolatore e il rapporto di copertura può essere maggiorato solo fino al 25% rispetto a quello previsto per le aree in cui gli edifici sono inseriti. In virtù di questi limiti, in qualche caso i nuovi edifici potranno essere più piccoli di quelli demoliti: ma il vero vantaggio sarà rimpiazzare i vecchi capannoni con nuove palazzine. Anche se bisognerà attendere il 15 ottobre, termine entro cui i Comuni potranno escludere o limitare l'applicazione della legge.
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  • LA SOSTITUZIONE - Gli immobili produttivi in aree residenziali potranno essere abbattuti e sostituiti con nuove palazzine

 

di Cristiano Dell'Oste
da Il Sole 24ore del 10.08.09


Gli alberghi - Bonus agli hotel in Lazio e Puglia

Alberghi, residence, bed & breakfast sono spesso destinatari di norme speciali, nelle leggi regionali sul piano casa. La normativa del Lazio (non ancora pubblicata sul Bur [nel Burl del 21.08.09 n.31 - S.O. n.142, ndr]) consente, ad esempio, ai Comuni di adottare programmi integrati per disciplinare la demolizione di strutture turistico-ricettive sul litorale e la loro ricostruzione nell'entroterra. Il tutto con un bonus di volume del 60 per cento. Anche la legge pugliese ha una norma che si adatta alle strutture ricettive: è l'articolo 7-bis, inserito nella legge 21/2008, che permette di delocalizzare gli edifici individuati dai Comuni e realizzati in aree "sensibili". Alcuni costruttori, quindi, potrebbero demolire i palazzoni vicini alla costa e ricostruirli più all'interno, con un bonus del 35% (45%, con programmi di rigenerazione).

Il Piemonte, invece, con la legge 20/2009 equipara gli immobili ricettivi a quelli residenziali, consentendo ampliamenti (con bonus del 20% ma solo per i piccoli edifici) e ricostruzioni (dopo la pronuncia del Comune, con bonus da +25% a +35% a seconda degli standard energetici).

La Valle d'Aosta - oltre ad applicare agli edifici ricettivi ampliamenti e ricostruzioni - a giugno ha varato la legge 18/2009, che consente incrementi del 40% del volume per gli alberghi che hanno cessato l'attività e vogliono riaprire. Mentre la normativa della Basilicata (non ancora sul Bur) liberalizza i cambi d'uso, non legati a trasformazioni fisiche, tra le destinazioni a residenza, residenza collettiva e temporanea, residenza turistico-alberghiera.

Il Veneto (articolo 4, legge 14/2009), infine, permette di ampliare fino al 20% le attrezzature all'aperto degli insediamenti turistici e ricettivi.
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  • IL MECCANISMO - Prevista la possibilità di «spostare» nell'entroterra le strutture ricettive realizzate troppo vicino alla fascia costiera

 

di Cristiano Dell'Oste
da Il Sole 24ore del 10.08.09


Le ricadute - Ma i cantieri non partono ancora

Dopo le pagelle di Legambiente, che hanno promosso solo la Toscana e la Provincia di Bolzano, la scorsa settimana è arrivata anche la denuncia del Wwf. Un durissimo attacco alle normative sul piano casa, colpevoli - secondo il condirettore Gaetano Benedetto - di avviare una nuova stagione di cementificazione. In parallelo, ci sono le critiche di quanti contestano le finalità della manovra avviata dal governo: il vero piano casa avrebbe dovuto aiutare le famiglie che non riescono a pagare l'affitto o il mutuo.

A queste posizioni fanno da contraltare quelle dei costruttori. Ultimo, in ordine di tempo, l'apprezzamento del presidente dell'Urcel-Ance Lazio, Stefano Petrucci, per la normativa varata giovedì scorso dal consiglio laziale.

In realtà, fino a oggi il piano casa non ha consentito di avviare praticamente nessun cantiere. Complici i tempi lunghi per l'approvazione delle leggi regionali (oggi ne mancano ancora nove) e i termini assegnati ai Comuni per pronunciarsi, la stagione dei lavori si è quasi conclusa senza ricadute concrete. Basti pensare che secondo il Cresme il 67% delle ristrutturazioni viene avviato tra primavera ed estate.

Un giudizio sugli effetti delle nuove norme, dunque, sarà possibile solo tra molti mesi. Per ora si può solo rilevare la grande disparità tra le diverse legislazioni locali: alcune sono oggettivamente permissive; altre prevedono anche incentivi all'edilizia sociale e speciali procedure a regia comunale per la demolizione delle brutture.
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di Cristiano Dell'Oste
da Il Sole 24ore del 10.08.09 


Puzzle regionale per i premi del piano casa. La mappa delle norme locali che integrano l'intesa con l'esecutivo. Per il piano casa regioni fai-da-te su premi e regole. Con gli ultimi sì di Lazio, Abruzzo e Basilicata finora approvate 12 leggi, il Sud è in ritardo. Dalle leggi locali una giungla di regole su cubature, standard energetici, procedure veloci e demolizioni.

Sopraelevazione e modalità di realizzazione degli ampliamenti, premi di cubatura, standard di risparmio energetico da rispettare, delocalizzazione e riconversione di vecchi edifici, procedure più o meno semplificate per l'approvazione degli interventi: è una vera giungla quelle delle leggi regionali di recepimento del piano casa. Ogni regione ha deciso di seguire in modo del tutto autonomo le indicazioni venute dall'accordo fatto dai governatori con Silvio Berlusconi il 1° aprile. Integrazioni e in molti casi anche scostamenti significativi dalle linee guida dettate allora.

Le leggi finora approvate sono 12 dopo gli ultimi sì del Lazio, dell'Abruzzo e della Basilicata, arrivati proprio a ridosso della pausa estiva. In ritardo il Sud dove l'iter legislativo è in corso per Campania e Sardegna, mentre Molise e Calabria non hanno ancora neanche approvato in giunta e la Sicilia ha ritirato il testo presentato. Al Centro-Nord mancano all'appello Friuli-Venezia Giulia e Liguria, mentre la provincia di Trento ha deciso di non voler adottare il piano casa. La mappa delle norme locali non riguarda soltanto l'ampliamento degli edifici residenziali, ma anche le regole perla «demolizione e ricostruzione» che può favorire la riqualificazione del territorio. In alcuni casi e a certe condizioni, ammessi anche interventi sugli edifici non residenziali.

ROMA - Tanti piani casa quante sono le regioni italiane. L'idea lanciata da Silvio Berlusconi di combattere la crisi del settore delle costruzioni concedendo cubature aggiuntive ha preso corpo attraverso l'intervento delle regioni che l'hanno adattata alle esigenze territoriali e alla loro visione dello sviluppo urbanistico. Con l'approvazione, la scorsa settimana, delle leggi di Lazio, Abruzzo e Basilicata, salgono a 12 le regioni che hanno deciso: 11 leggi più la delibera della provincia di Bolzano. Un indicatore del successo dell'iniziativa, ma anche effetto-spezzatino: fra le regioni ha vinto il fai-date, con il risultato che le regole risulteranno molto diverse da regione a regione.

Qualche esempio di questo puzzle. Sopraelevare sarà possibile in Lombardia ma non in Umbria. In Toscana e in Emilia Romagna chi vorrà realizzare una nuova stanza o sostituire un edificio esistente dovrà rispettare requisiti energetici severissimi, mentre in Val D'Aosta si limiterà a mantenere le prestazioni attuali. In Veneto e Sardegna, gli ampliamenti possono essere realizzati lontano dall'abitazione principale. Puglia ed Emilia Romagna concedono premi di cubatura più elevati per spingere le delocalizzazioni, spostare edifici da una zona all'altra. Stesso discorso nel Lazio dove il regalo volumetrico arriva al livello record del 60% se ad essere demolite sono costruzioni situate sul litorale romano, a patto che si ricostruiscano alberghi. La Lombardia punta sulla riqualificazione e sull'offerta di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica, assegnando un incentivo del 40 per cento.

Più della metà delle regioni ha ormai approvato le leggi che danno attuazione all'intesa con il governo. L'avvio è stato lento: solo Toscana, Umbria e provincia di Bolzano hanno rispettato la scadenza del 30 giugno. Nel centro-nord il piano casa è operativo anche in Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio. Mancano Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Trento che però ha detto di non volerlo approvare.

Più in affanno il Sud: solo Puglia, Basilicata e Abruzzo hanno tagliato il traguardo. In Calabria e Molise non è stato nemmeno varata la proposta della giunta e la Sicilia si è bloccata dopo un primo sprint: provvedimento ritirato dall'assemblea e riconsegnato al nuovo assessore.

Ogni regione ha seguito una propria strada, usando come una traccia iniziale l'accordo di aprile con il governo. L'iniziativa del premier di indirizzare il risparmio privato verso i micro-interventi edilizi per sostenere la crescita dell'economia ha cambiato aspetto, fino ad acquisire, in certe regioni, un carattere strutturale, volto a incentivare la riqualificazione energetica e il miglioramento del patrimonio immobiliare.

L'impostazione più restrittiva l'ha assunta la Toscana, che ha limitato l'utilizzo del bonus con paletti molto severi in tema di prestazioni energetiche con rendimenti superiori del 20% agli standard nazionali e del 50% nel caso di demolizioni e ricostruzioni. Vietato inoltre superare le altezze previste dai regolamenti comunali. Rigorosissima anche la provincia di Bolzano che richiede il rispetto degli standard di Casa Clima «C» per tutto l'edificio e non solo per la parte in più.

Fedele all'impostazione iniziale anticongiunturale è rimasto invece il Veneto che con il suo testo originario aveva ispirato il governo. Gli ampliamenti del 20% riguardano sia gli edifici residenziali che quelli produttivi: per realizzarli non è necessario rispettare requisiti energetici. Solo se si punta a ottenere un aumento di cubatura al 30% è necessario ricorrere a energie rinnovabili. Veneto e Sardegna consentono inoltre di realizzare gli ampliamenti lontani dall'abitazione principale, mentre il Piemonte ammette la possibilità di soppalcare gli edifici non residenziali.

Molte regioni hanno graduato il regalo volumetrico in modo da indirizzare gli intervènti dei privati. Premi più alti per chi è maggiormente disposto a investire in edifici a basso consumo, a migliorare la tenuta antisismica o a spostare strutture situate vicino alle coste o in aree tutelate. Spingendosi ancora oltre, alcune regioni hanno trasformato il sistema del premio volumetrico in un meccanismo a regime, che non punta più a contrastare l'attuale crisi economica, ma pensa soprattutto a governare le trasformazioni del territorio.

Su questa strada ha proceduto per prima l'Umbria che ha cancellato ogni scadenza per il bonus del 20% concesso agli ampliamenti e alla sostituzione di edifici non residenziali situati in superfici di almeno 20mila metri quadrati. Il regalo volumetrico è diventato "per sempre" anche in Emilia Romagna, Piemonte e Puglia. Queste tre Regioni hanno però delegato ai Comuni il compito di disciplinare nel dettaglio la concessione dei premi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

  • 12 - IL NUMERO - Le leggi approvate. Nove dalle regioni del centro-nord e tre dalle regioni del sud
  • Bene il Centro-Nord. All'appello mancano solo Liguria e Friuli-Venezia Giulia, Sud in ritardo
  • Non solo emergenza. In numerosi casi si è deciso di stabilizzare le misure a regime

 

di Bianca Lucia Mazzei
da Il Sole 24ore del 09.08.09

 

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Commenti

10/09/2009 14:34: legge pugliese
La legge pugliese (14/2009) non preclude gli ampliamenti sugli edifici non residenziali.... A me sembra che il testo parli solo di edifici residenziali.
Giuseppe

vedi anche:

Piano casa Valle d'Aosta

Legge regionale 04.08.09 n.24

Piano casa Lazio

Legge regionale 11.08.09 n.21 - rass.stampa

Piano casa Puglia

Legge regionale 30.07.09 n.14 - rass.stampa

Piano casa Abruzzo

Legge regionale 19.08.09 n.16 - rass.stampa

Piano casa Basilicata

Legge regionale 07.08.09 n.25 - rass.stampa

Lazio, piano casa con incrementi di architettura

Comunicato Ordine Architetti Roma

Sul piano casa la parola alle Regioni

Piani casa regionali - agg. rassegna stampa

Piano casa Piemonte

Legge regionale 14.07.09 n.20 - rass.stampa

Piano casa Lombardia

Legge regionale 16.07.09 n.13 - rass.stampa

Piano casa Veneto

Legge regionale 08.07.09 n.14 - rass.stampa


data pubblicazione: domenica 30 agosto 2009
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