Progettare a massimo ribasso...
Codice Appalti & progettazione - di A.Olivo
L'Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia è da tempo impegnato sul fronte della professione. Appare evidente che uno degli aspetti salienti della sofferenza diffusa del nostro lavoro è l'abolizione del minimo tariffario (cosiddetto Decreto Bersani) e la conseguente liberalizzazione del mercato tariffario nel campo delle OO.PP.
Crediamo che quanto stia accadendo sia una stortura che, a prescindere dalle convenienze di settore o categoria, non possa che danneggiare l'intero sistema con professionisti demotivati ormai disposti a redigere progetti con ribassi dell'80%, con progetti sempre più scadenti, con contenziosi sempre più numerosi, ecc.
La posizione dell'Ordine degli Architetti PPC di Roma è ormai nota a molti. Dobbiamo (noi e i legislatori) rivedere l'intero apparato normativo per separare la Progettazione dalle norme che regolano gli appalti; dobbiamo realizzare un testo di legge che dia ruolo e centralità alla progettazione all'interno del complesso meccanismo giuridico che struttura il comparto edilizio in Italia. Pur convinti che la riforma del sistema sia l'unica strada percorribile siamo anche coscienti della necessità di operare con le norme esistenti per cercare di “ottimizzare” il sistema normativo vigente. Per avvalorare la nostra tesi ci preme richiamare quanto deliberato nella Determinazione 8 ottobre 2008, n. 5/2008 dell'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture, che si esprime sull'utilizzo del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa negli appalti di lavori pubblici.
Nella citata determinazione si parte dall'applicazione dell'art. 81 del decreto legislativo n. 163/2006 e s.m.i. che, sostanzialmente, equipara il principio dell'offerta economicamente più vantaggiosa con quello del massimo ribasso dando alle stazioni appaltanti un'importante e rilevante discrezionalità. Quindi la finalità della Determina è quello di evitare "...un eventuale utilizzo distorto del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa..." che "...determini l'esercizio di una discrezionalità svincolata da qualsiasi criterio oggettivo e, quindi, suscettibile di tradursi in violazione dei principi di parità di trattamento degli operatori economici e di correttezza dell'azione amministrativa." Perfetta equiparazione tra i due criteri - prezzo più basso e offerta economicamente più vantaggiosa - ribadito dalla Determinazione 20 maggio 2009, n.4/2009 che chiarisce altresì che la scelta (tra i due criteri) è condizionata dall'oggetto dell'appalto e dall'obiettivo perseguito.
Correttezza dell'azione amministrativa che risponde alle “richieste” della Comunità europea e che il Codice degli Appalti (D. Lgs. 163/2006 e s.m.i.), all'art. 81, comma 2, ribadisce affermando che la scelta tra i due criteri sia quello più adeguato in relazione alle caratteristiche dell'oggetto del contratto. Quindi possiamo affermare che le stazioni appaltanti, quando scelgono il sistema di aggiudicazione, devono valutarne l'adeguatezza rispetto alle caratteristiche oggettive e specifiche del singolo contratto. È necessario individuare, da parte del RUP, una vera strategia di gara per comprendere lo specifico interesse pubblico e, di conseguenza, trovare il modo migliore di soddisfare questo interesse; in altre parole deve capire se è sufficiente limitarsi al solo fattore Prezzo o, altrimenti, sia meglio trovare la giusta combinazione di fattori quantitativi e qualitativi adatti alla finalità perseguita. Questo presuppone la valutazione della natura dei lavori messi a gara e, su questo argomento, l'Autorità cita anche la V sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2848 del 9 giugno 2008, che afferma che “può ricavarsi se siano o meno prevalenti gli elementi legati ad aspetti qualitativi rispetto al dato puramente numerico”.
Pertanto siamo giunti al punto che ci interessa; la determina chiarisce – richiamando la legge - che si deve ricorrere al massimo ribasso solo quando "...l'oggetto del contratto non sia caratterizzato da un particolare valore tecnologico o si svolga secondo procedure largamente standardizzate.”
Ma allora la progettazione rientra in questa definizione? Da quando il Progetto è un sistema standardizzato? Possiamo serenamente affermare che un criterio meramente economico possa consentire all'Amministrazione di assegnare l'incarico di redazione di un progetto ad un determinato professionista? Ma la fase progettuale non è il momento in cui un committente decide ed imposta in maniera definitiva quello che vedrà poi una successiva realizzazione? Non è evidente a tutti che il fattore economico è solo un aspetto di un complesso sistema di valutazione che può arrivare anche a definire la qualità dell’opera, la sua impostazione?
Certamente ci possono essere altre situazioni in cui un progetto già impostato, validato e reso esecutivo, in cui siano stati già decisi i mezzi, le modalità e i tempi, potrà essere appaltato ricorrendo al semplice ribasso – mero fattore quantitativo - ma come possiamo accettare che la complessità del progetto sia “vittima” del burocratico criterio economico senza che entrino in gioco tutti i fattori che possono “fare la differenza”.
Non appare chiaro a tutti che il progetto di un'opera, e la sua redazione, prevede uno o più aspetti qualitativi (come cita anche la Determina) che impongono la scelta del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa? Io credo di sì e per questo può aiutarci rileggere l'art. 83 del suddetto decreto che, tra i criteri di valutazione in caso di aggiudicazione secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, citati solo a titolo esemplificativo, riporta la qualità, il pregio tecnico, le caratteristiche estetiche e funzionali, le caratteristiche ambientali, la data di consegna, ecc.
Quando parliamo di organizzazione del lavoro o della metodologia utilizzata (stiamo sempre parlando di lavori non standardizzati) come non pensare alla redazione di un progetto e alle sue molteplici articolazioni? E come non vedere la necessità di trasformare tutti questi fattori in criteri valutativi che consentano di individuare un equo rapporto qualità/prezzo in sede di offerta?
Anche secondo la direttiva n.2004/18/CE, le amministrazioni aggiudicatrici “stabiliscono i criteri economici e qualitativi che, nel loro insieme, devono consentire di determinare l'offerta economicamente più vantaggiosa per l'amministrazione aggiudicatrice”.
È l'Autorità che afferma che "...la stazione appaltante dovrà valutare se uno o più degli aspetti qualitativi dell'offerta concorrano, insieme al prezzo, all'individuazione della soluzione più idonea a soddisfare l'interesse sotteso all'indizione della gara. Solo in questo caso, infatti, corrisponde all'interesse pubblico l'utilizzo del sistema dell'offerta economicamente più vantaggiosa.” Interesse che si traduce in guadagno anche per la stazione appaltante che potrà così avere un professionista adatto alle sue esigenze e in grado di dare qualità e spessore ad una esigenza che l'Amministrazione ha espresso nella sua programmazione. Aspetto che anche l'Autorità evidenzia ricordando che la "...proposta... dovrà essere resa in favore dell’amministrazione appaltante...".
Non possiamo più stare a guardare! Non possiamo più accettare che si continuino ad affidare progetti con ribassi che ormai hanno toccato la soglia dell'80/90%.
Dov'è l'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture? Non può esprimersi in maniera netta ed univoca su un argomento così importante non per i soli professionisti ma per quella qualità diffusa del territorio che tutti noi invochiamo ed auspichiamo?
Dobbiamo cominciare a denunciare le pubbliche amministrazioni – anche in sede europea se necessario - che avallano la politica del massimo ribasso per aver svolto atti e gare che ledono l'interesse pubblico della collettività, violando i principi di parità di trattamento degli operatori economici e di correttezza dell’azione amministrativa. Dobbiamo agire.
Certamente, come detto prima, sarebbe meglio rivedere nel suo complesso l'intero apparato normativo ma non possiamo più aspettare una soluzione che forse non verrà mai e, nel frattempo, restare a guardare l'inesorabile declino della nostra professione.
di Aldo Olivo, consigliere delegato Ordine Architetti PPC Roma e Provincia
del 09.09.09
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Articoli e rassegna stampa a partire da febbraio 2005
Commenti
10/09/2009 17.30: declino professionale e.. c'e' di peggio
L'architetto e' pagato per esercitare la sua sapienza nella progettazione e per certificare che le opere siano state fatte con i criteri prestabiliti per legge.
Ebbene oggi il mercato ha imposto, di fatto, a molti nostri colleghi di firmare e dirigere opere pubbliche sotto ricatto delle imprese appaltatrici (anche loro prese per il collo dai committenti pubblici).
Opere come l'ospedale di L'Aquila e di Agrigento sono i prodotti delle leggi vigenti in materia di appalti pubblici. Una vergogna infinita che, nel caso dell'ospedale dell'Aquila, ha contribuito a far si che l'edificio si sbriciolasse sotto l'azione del terremoto. Abbiamo ancora nelle orecchie le rassicurazioni dei nostri politici, ma cosa hanno fatto veramente per i loro cittadini?
christianrocchi
10/09/2009 18.28: Si faccia una domanda e si dia una risposta...
quoto.... "..una soluzione che ... non verrà mai e, nel frattempo, restare a guardare l'inesorabile declino della nostra professione"
Grazie a .... Marzullo.
arch. Claudio Flabiano
12/09/2009 11.47: titolo
Non si possono che apprezzare le osservazioni del collega Olivo. Probabilmente in qualche caso denunciare le pubbliche amministrazioni è giusto ma questo certamente non basta. Propongo una CONSULTA PERMANENTE dell'Ordine su tali temi in modo da discutere proposte legislative ed iniziative da porre in essere. Facciamo sì che la riforma degli ordini costituisca opportunità per reinventare il modo di fare progettazione. Trovare strade nuove capaci di risvegliare gli interessi degli operatori e dell'opinione pubblica.
arch.Claudio Mecozzi
16/09/2009 15.18: giungla di sconti
Le osservazioni e l'attenta analisi del collega arch. Olivo non sono solo da apprezzare ma sopratutto da sostenere! Troppo spesso infatti non si parla dei reali problemi della professione e chi ne paga le conseguenze sono sopratutto i piccoli studi ed i giovani professionisti! Parlarne parlarne e fare uscire alla luce del sole quello che dovrebbe essere considerato solo come un'assurdità! [snip]
manualessi
vedi anche:
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