Senza architetto è tutto più semplice (?)

Ddl Brunetta-Calderoli - di F. Orofino

Senza architetto è tutto più semplice.

Aspettavamo con ansia - e con qualche preoccupazione - il Decreto del Governo sulla semplificazione delle procedure edilizie annunciato nella primavera scorsa come il secondo pilastro del Piano Casa.
Di quel decreto era circolata qualche bozza di testo non molto rassicurante.

In molti ci siamo chiesti in questi mesi che fine avesse fatto questo provvedimento.

Pochi giorni fa l'ANCE ha ribadito l'insufficienza dei provvedimenti regionali per ridare slancio all'edilizia ed ha chiesto di approvare rapidamente le modifiche al Testo Unico.

Il Vice Presidente della Camera, Maurizio Lupi, ha offerto ampie garanzie dichiarando, proprio nel corso di un convegno organizzato dai costruttori: "la semplificazione delle procedure del piano casa è un'emergenza nazionale".

Ma, cogliendo tutti di sorpresa, il Governo, per ora, non ha approvato quel Decreto ma ha stralciato alcuni suoi contenuti e li ha inseriti in un DDL omnibus intitolato Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l'emanazione della carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche presentato dai ministri Brunetta e Calderoli.
Un DDL approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 12 novembre scorso.

Se leggiamo l'articolo 7 del provvedimento ci accorgiamo che viene modificato il DPR 380/01. Vengono ridefinite le attività edilizie libere, non soggette, cioè, neanche a D.I.A.
In particolare la novità è rappresentata dalla opere di manutenzione straordinaria per le quali non è più richiesto alcun titolo abilitativo a patto che "non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incrementi degli standard urbanistici".

Il DDL si preoccupa, tuttavia, di rendere obbligatoria, per chi si accinge a ristrutturare la casa o l'ufficio, la comunicazione - anche per via telematica - dell'impresa a cui si intende affidare i lavori.
In questa nuova dinamica semplificata la figura del tecnico progettista è del tutto scomparsa, non deve essere comunicata perché se ne può tranquillamente fare a meno.

Chiariamo subito che siamo i primi sostenitori della necessità di inserire forme di forte semplificazione e accelerazione delle procedure edilizie che, nel nostro paese, sono imprigionate nelle sabbie mobili di un sistema normativo faragginoso, inutilmente complicato, contraddittorio, che trasforma spesso l'iter autorizzativo in una odissea senza fine.
Ben vengano dunque tutti i provvedimenti che aiutano a sbrogliare questa matassa.
Santo subito il ministro Brunetta per aver inserito all'articolo 14 del DDL la delega al Governo per adottare norme che obblighino le amministrazioni pubbliche ad accettare domande, dichiarazioni, comunicazione, elaborati tecnici in modalità telematica ed ad inoltrare tutta la documentazione necessaria ad altre amministrazioni sempre per via telematica. L'Ordine degli Architetti di Roma si batte da anni per questi obiettivi, ha anticipato i tempi con il progetto della scrivania virtuale, ha siglato accordi con singole amministrazioni pubbliche per rendere operativi i sistemi di firma digitale, di posta certificata, di inoltro telematico delle pratiche edilizie e di controllo telematico degli iter burocratico-autorizzativi.

Ma ciò detto, siamo sicuri che aver reso del tutto inutile la figura del tecnico progettista negli interventi di manutenzione straordinaria sia la panacea di tutti i mali?
Quale sarà il soggetto in grado di verificare e certificare che una manutenzione straordinaria non incide su parti strutturali dell'edificio? A chi è affidato il controllo del rispetto - considerato comunque obbligatorio dall'articolo 7 del DDL - di normative antisismiche, di sicurezza, igienico-sanitarie, di efficienza energetica, delle prescrizione del Codice dei Beni Culturali?
Da quanto si coglie dalla lettura della proposta di legge, per il Governo tutto ciò è assicurato dalla semplice accoppiata committente-impresa. All'Amministrazione Pubblica servono questi due soggetti, il resto è esornativo.
La vera semplificazione per cittadini e imprese nei rapporti con le amministrazioni consiste, in questo caso, nell'eliminazione della figura del tecnico abilitato.
Butterò giù muri "non portanti" - o presunti tali - aprirò varchi, realizzerò, trasformerò, sposterò impianti tecnologici ecc. ecc. in assoluta autonomia. Non posso certo improvvisarmi muratore, idraulico, elettricista perchè ho l'obbligo di comunicare il nome di un impresa esecutrice.
Posso improvvisarmi progettista, esperto di strutture, impianti o normative urbanistiche.
In fondo - per il legislatore - opere di questo tipo sono equiparabili tranquillamente ad una pavimentazione di spazi esterni o alla posa in opera di elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.

Significativo è un brano dell'articolo apparso sul SOLE24ORE domenica 15 novembre che recita: "la presenza di un tecnico abilitato e di un progetto per le opere di minore importanza non è indispensabile, mentre, solo per le manutenzioni straordinarie o assimilate, quali la realizzazione di nuovi bagni, è necessario indicare l'impresa esecutrice".

A cosa mai servirà l'inutile "relazione a firma di un progettista abilitato", gli "opportuni elaborati progettuali", le asseverazioni della "conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici adottati o approvati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie"

Come non capire che è molto più importante (sic) la presenza del tecnico abilitato se divido un appartamento in due unità immobiliari distinte, procedimento per cui il legislatore si preoccupa di rendere obbligatoria la DIA con tutte le procedure conseguenti.

In fondo nel nostro paese non è mai successo che crollasse un palazzo in conseguenza di una manutenzione straordinaria disinvolta.
O no?

 

di arch. Francesco Orofino, Consigliere Ordine Architetti Roma
del 18.11.09

 

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Commenti

18/11/2009 20:29: titolo
...un caloroso applauso a tutti i colleghi che hanno votato questa ...rivoluzione "copernicana"
monacelli ascenzo

19/11/2009 09:13: titolo
E gli Ordini? Che ci stanno a fare? Mi rendo conto che con questo governo autoritario e populista nessuno abbia potere contrattuale, ma, chiedo, i professionisti staranno a guardare come viene distrutta ogni credibilità professionale? Poi non lamentiamoci però.
Arch. Angela Vicino

19/11/2009 12:15: L'oste che garantisce quanto il vino sia buono.
Che fossimo noi il vero intralcio allo sviluppo di questo disgraziato paese è l'ultima delle colpe che ci viene affibbiata, da una classe politica la cui credibilità è pari a zero dopo anni di sistematica demolizione di ogni parvenza di decenza con le leggi ad personam e la ridicola concezione del "Piano casa". Padroni in casa propria era un cavallo di battaglia del primo Berlusconi ed ora siamo alla regolamentazione di questo raffinato pensiero. L'architetto probabilmente non scomparirà, ma sarà "regalato" dall'impresa compreso nel prezzo (perchè fa fine), come nell'acquisto delle cucine, tanto gli italiani, convinti di essere furbi, si fidano dell'oste che garantisce quanto il vino sia buono. Non so quale sarà il futuro della nostra professione che sembra non interessare più nessuno, tuttavia non dobbiamo e non possiamo accettare che una tale idea di semplificazione cancelli un patrimonio sociale di competenza e di professionalità.
arch. Fabio Viscardi

19/11/2009 12:22: titolo
spero che il nostro ordine sappia farsi valere, già la nostra professione è svilita (senza offesa) dalla categoria dei geometri, la cultura architettonica in questo paese è ZERO aggiungiamoci pure questa FINTA semplificazione ...buonanotte!!!!! in Germania (per parlare di civiltà) non c'è bisogno di DIA per rifare un appartamento ma il committente non pensa minimamente di comprarsi "cose di casa" (sic!) ma si rivolge ad un architetto.....continuiamo così....facciamoci del male!!
arch. Piergiorgio Bruni

19/11/2009 12:48: tutto è possibile
Chiediamoci che coloro che pensano di semplificare e quindi spazzare via i professionisti incaricati per mero risparmio economico, siano dei personaggi politici e non tecnici. Ma sempre questi coloro non possono pensare che non ci sia una figura professionale di controllo, in caso contrario avremo, non perchè sia io un professionista, il caos e mettemose d'accordo con l'impresa per fare ciò che si vuole. Bella filosofia che alimenta solo cattive manutenzioni, pericoli latenti probabilissimi, fai da te discutibilissimo. COMPLIMENTI anche ai Ns.Ordini Professionali che dovrebbero tutelare le Ns.professionalità che fanno??? Stanno a guardare gli ulteriori scempi e tragedie annunciate.....
Architetto Gustavo GRASSI

19/11/2009 13:38: se i vicini di Brunetta o Calderoli...
Andiamo a parlare con Brunetta e Calderoli e spieghiamo loro chiaramente che la semplificazione e lo snellimento delle procedure, può consistere nel rendere responsabili i tecnici Architetti, Ingegneri ecc. del contenuto della DIA verso l'amministrazione e che con la nostra assunzione di responsabilità si lascia al Comune/Municipio solo l'onere della verifica, magari a campione e con rapporto diretto tra Professionista ed Amministrazione esonerando dalle responsabilità e dalle rogne il Committente. D'altro canto noi non possiamo scioperare, mentre i dipendenti della P.A. , invece... (chi ha orecchie per intendere, e un po' di mestiere, avrà colto l'allusione) e quindi non ci restaa che spingere con forza i nostri rappresentanti istituzionali Ordini+CNA, come sostenitori del pubblico interesse, e i nostri rappresentanti di categoria, leggi sindacati, per promuovere attività di informazione e lobbie presso le sedi della politica. Ma impegniamoci anche singolarmente cercando di assumere comportamenti più coesi e solidali nel sostenere le azioni che i nostri primi interlocutori, voglio esserne certo (Orofino mi leggi?), non mancheranno di organizzare utilizzando la massa critica che hanno alle spalle e che loro rappresentano. in altre parole: più partecipazione. Se poi abbiamo proprio fortuna il vicino di casa di Brunetta potrebbe segare un pilastro... così... solo per mettere la Jacuzzi nel cesso. Forse ci ripensa.
Roberto Zompì

19/11/2009 14:05: bene! e ora?
Sono ormai anni che assistiamo all'impoverimento della figura e della professionalità dell'architetto. In Italia. Già nell'idea comune un capomastro ha più peso dell'architetto per cui questo ddl non fa altro che sancire e "legalizzare" la vox populi, dargli un fondamento. Ciò che non capisco è come mai altre professioni restino immuni da attacchi simili. Forse perché l'edilizia rappresenta il volano per tutta l'economia nazionale? (come mai continuano a costruire e ad aprire grossi centri commerciali dove vendono materiali edili a prezzi stracciati? o dove i prodotti collegati alla rifinitura e all'arredo di una abitazione occupano una buona parte dell'area commerciale. e allora, di quale qualità parliamo?) L'architetto in questo processo se interviene con la sua opera di verifica e controllo, probabilmente, è una figura che dà fastidio o che deve essere semplicemente allontanata dai flussi economici che si generano. Non veniteci allora a parlare di professionalità e di aggiornamento continuo... Credo occorra invece riprendersi il nostro spazio e ritornare a fare cultura, ritornare a far sentire la nostra voce in materia di scelte riguardanti il territorio, la città, la vivibilità degli spazi urbani, l'utilizzo di tecnologie che aiutano il vivere quotidiano. Ritornare a trattare temi concernenti il dibattito architettonico e non "quale è stato il tuo fatturato dello scorso anno", oltretutto pretendendo che gli Ordini facciano sentire la loro voce (altrimenti chi o cosa rappresentano?).
idealista disilluso

19/11/2009 15:39: Clap clap clap!
Bene! Bravi...clap clap clap! I miei complimenti, non pensavo di avere la fortuna, alla mia giovane età e dopo soli due anni di attività professionale, di assistere al definitivo decesso dell'architettura e della figura dell'architetto!!!
Arch. Alessia Palombo

19/11/2009 17:15: titolo
Ritengo indispensabile una chiara e forte presa di posizione di tutti gli Ordini e Collegi professionali (Ingegneri, Architetti, Geometri) e personalmente di tutti i loro iscritti. Sembra incredibile che sia un Governo a attentare alla dignità della professione anziché difenderla e alla sicurezza, ignorando (perché evidentemente - sic! - lo ignora, malgrado i proclami in occasione di ogni tragedia, terremoto o altro) che anche la posa di un pavimento - se incollato sopra altro/i esistente/i e in assenza delle eventuali adeguate opere di consolidamento statico - può contribuire al crollo del solaio stesso (tanto per citare l'esempio più banale ma abbastanza diffuso). Lo stesso discorso vale per demolizioni e costruzioni di tramezzi, realizzazione e passaggi di tubazioni di scarico, etc.!
Gabriella M. C. Sola

19/11/2009 17:50: l'ultimo atto
Mi piacerebbe pensare che ormai siamo vicini alla fine, che i giorni dell'architetto italiano siano contati, che stia, pur tragicamente ,finendo l'agonia della nostra onorevole figura. Mi piacerebbe. Ma non ci è dato neanche questo; siamo tenuti in vita solo per riempire quel piccolissimo gap tra l'impresa e il geometra ovvero leggasi" esser i soli in grado di abbinare un divano ad una tinta", per tutto il resto ci sono I PROFESSIONISTI. Voi, lassù, scusate se siamo di intralcio ai vostri piani, lasciateci almeno il tempo di allineare i vostri quadri e toglieremo il disturbo.
Francesco Buongarzoni, architetto

19/11/2009 19:58: Fuori dal coro (quasi come sempre)
Chi ha mai avuto la sfortuna di leggere dei miei commenti, sa quanto io sia critico, ma francamente oggi sono fuori dal coro. Ho letto il DDl e prima di tutto ricordo appunto che si tratta di DDL ovvero disegno di legge e che dovrà seguire un lungo iter parlamentare e pertanto ha amplissimi spazi di modifica (ordine se ci sei batti un colpo...) Poi osservo che sostanzialmente cambia ben poco : infatti le premesse già subordinano il tutto a "più restrittive disposizioni regionali" e quindi sontanzialmente dovremo aspettare i famosi regolamenti ... che sempre arrivano o tardi e sempre che travisano la legge o la complicano...ecc. Inoltre la manutenzione ordinaria è appunto ordinaria .... e l'architetto continuerà a fare quello che che fa oggi.... la straordinaria è poca roba ... rimangono inalterati i vari RC RE1 RE2 RE3 DR AMP NE RU NIU. ecco non vi basta ?? di lavoro c'e n'è abastanza e poi chi non sa cosa ho scritto probabilmente farebbe bene ad informarsi prima di scandalizzarsi: insomma in priodo di vacche magre capisco che 1500 euro per una dia facciano comodo, ma chi le caccia veramente ??? Chi si rifà l'appartamentuccio in genere se ne frega tanto basta pagare la multa di 1000 euro (se ti beccano) .... L' architetto già oggi è un impiccio per questi lavori e quando li fai maledici il momento che hai accettato l'incarico; poco pagato e pieno di rogne, e poi vai a fare il "visto della parcella perchè manco ti pagano... Ps. Ovviamente della semplificazione che tutti vorremmo non ne esiste nemmeno l'idea più pallida. Questo dobbiamo fortemente contestare, non chi tolgano delle DIA da quattro soldi. Il vs. sempre polemico...
arch. Claudio Flabiano

19/11/2009 20:07: Adesso non diventiamo noi La Casta...
Cari colleghi, noto con disappunto che quando siamo noi ad essere interessati da certe norme, ci comportiamo proprio come quelli che tanto disprezziamo quando contestano delle semplificazioni, se non liberalizzazioni, ai loro danni. Suvvia, siamo seri... Il 95% degli interventi che verrebbero liberalizzati sono oggi realizzati abusivamente!!! Mi dica chi di noi sia mai stato interpellato per dividere un bagno in due più piccoli, o per togliere quel fastidioso tramezzo che separa salone e cucina. Chi adesso pretende un architetto per ridistribuire il proprio appartamento, lo pretenderà anche dopo questa norma... Facciamo le battaglie per cose più serie di questa. E ce ne sono...
Arch. Daniele Saluzzi

19/11/2009 21:58: bravi cosi i cimiteri ce li avremo in città
e chi controllerà che i cinesi non facciano tutte stanze da 2x2 per affittarle alla loro comunità in maniera da mettere in 100 metri quadri 25 persone?????????
arch. bernardo

19/11/2009 22:31: risposta all'arch. F. Orofino
Personalmente, penso sia ora di finirla con l'Architettura "fai da te", non ho studiato per la gloria, se poi il territorio è supercostruito, ma male, e i palazzi crollano, non si lamentino più, non li hanno firmati gli architetti. Non vogliono controlli di tecnici, non vogliono Architettura di qualità. Sarà una battaglia ma personalmente, non mi arrendo, non penso sia la fine, ma solo l'inizio. Una buona notizia c'è, sulla nuova 106/2009 sulla sicurezza, come da direttive europee è stata inserita la dicitura "opere architettoniche", delle due l'una o solo le opere firmate d'architetti saranno soggette alla normativa sulla sicurezza, o l'altra è batterci insieme perchè questa dicitura non sia "pura poesia" ma che tutte le opere debbano essere firmate da architetti, per essere a norma, perchè "opera architettonica" o è firmata da un'architetto o non lo è; semmai è opera edilizia. V'invito a non essere divisi. Grazie all'arch. F. Orofino
dott.ssa in arch. Roberta Mollicone

20/11/2009 10:58: ...
ma come? diventa praticamente obbligatorio il piano di sicurezza per lavori in un appartamento e poi la parte di progetto la tolgono?
enrico saulli architetto

20/11/2009 11:43: ci risiamo
ma allora, cosa fece l'ordine durante la scorsa legislatura quando abolirono le tariffe minime? Quella legge si che fu una mannaia sulla nostra categoria. Non ricordo, nonostante le proteste di tantissimi colleghi, la chiamata alle armi per andare a disturbare il manovratore!
gian luca

20/11/2009 15:10: ma dobbiamo anche rispondere a tutto questo?
....sono profondamente avvilito, avendo lavorato ultimamente in Germania, di come siamo costretti a parlare di cose che in altri paesi neanche pensano...mi viene in mente una frase del grande Oscar Neimeyer che dice:..quando la vita si degrada e la speranza fugge dal cuore degli uomini, resta solo la rivoluzione.......ognuno può intenderla come vuole ma suggerirei a chi ne ha la facoltà e la competenza di cominciare a "progettare" e quindi proporre modalità reali di semplificazione e sicurezza....volete un esempio? dare incarico a due tecnici (anzichè uno) separati e distinti, ossia che non lavorano insieme, di eseguire i calcoli delle strutture in c.a., e quindi non obbligare la pubblica amministrazione al controllo a campione dei calcoli (sappiamo bene che verificare un calcolo vuol dire ricalcolarlo e per farlo ci vorrebbe un esercito). Si ottiene così più lavoro per noi tecnici, più sicurezza perchè i calcoli vengono verificati e meno lavoro per l'amministrazione pubblica che quindi può rilasciare in tempi più brevi i titoli autorizzativi. Se abbiamo delle idee proponiamole......progettiamo noi la semplificazione/rivoluzione.
arch. Giobbi Alberto

20/11/2009 17:19: Carta straccia
E' il solito discorso: eliminare controlli in un Paese in cui già vige l'anarchia di fatto. Non cambia nulla: vero. E' giusto: non lo so, dipende. Un capomastro mi ha detto in faccia che gli architetti producono solo carta straccia. Senza contare che ci sono piccoli studi che vivono di ristrutturazioni. Non so se a qualche collega la cosa fa piacere. A me no.
arch. Mario L.R. L.

20/11/2009 17:42: fate quello che vi pare
È triste, veramente triste dover difendere l´istituto della dia per la manutenzione straordinaria. Su atepro l´abbiamo fatto già da mesi, affiancando l´Ordine, quando si parlava di questa ipotesi nel piano casa nazionale. Si dice che gli architetti si debbano occupare di altro. Che la disciplina sia altro. Che la professione sia molto di più della burocrazia legata a quattro mattonelle. Ma il messaggio è un altro: il messaggio è fate quello che vi pare, come vi pare. A noi, che ci confrontiamo con la realtà durissima di una barbarie diffusa, non dovrebbe sfuggire che in italia quasi nessuna preesistenza è più "legittima" (asseverare è diventato una roulette) e ancora di meno lo sono le richieste di una committenza che è avida di abusi, prepotenze, ferite al territorio e all´ambiente. Mai sazia. E ancora dovremmo sapere quanto NON siano in grado i committenti e le ditte/imprese a distinguere una manutenzione straordinaria da un qualcosa di più. O non vogliano. Una putrella lì, una rete qui e passa la paura. Ancora prima che architetti dovremmo ricordarci di essere cittadini di una Italia che meriterebbe di più. E poi da architetti dovremmo ricordare che ormai moltissime opere sono possibili nella categoria delle Manutenzioni straordinarie, e che da queste dipende la qualità delle città e del nostro territorio. Non da ultimo dovremmo anche pensare di che cosa vivere... ma a questo ci pensa il nostro ministro del Welfare con la "nostra" inarcassa, che per difendere il nostro pensionamento (sempre nobili!) ha dato da ieri il via libera per portare il nostro contributo dal 10% fino al 20%. Per gradire. In piazza. Per fare una passeggiata a montecitorio quando sarà discusso il DDL. Non ci farà male.
stefano michelato

20/11/2009 21:17: attaccarsi alla burocrazia per lavorare?
ovviamente si deve mangiare tutti i giorni, ma certo era lo stato che delegava all'architetto il controllo; ora lo stato no delega più. Sarà il caso che l'Architetto abbia un'identità diversa dal timbratore di disegni e pratiche?
Luca G. Bocchini

20/11/2009 23:18: titolo
Sono sempre più convinta, cari colleghi, che dovremo lavorare su due fronti complementari: da una parte, lottare affinchè il governo non operi a colpi di mannaia sulla nostra professione ed è quello di cui si stà discutendo in questa sede, dall'altra, tentare di ricostruire una credibilità professionale fondata su competenze certe. Quale sarà il compito più arduo secondo voi?
Arch. Alessia Palombo

21/11/2009 12:01: semplificazione
Fino a quando continueremo a parlare della questione solo tra di noi non cambierà nulla. dobbiamo parlare con i committenti, con i non addetti ai lavori, farli partecipi dei rischi a cui si andrà incontro nel caso venga approvato il ddl, dell'importanza della nostra figura professionale e contemporaneamente proporre una nostra soluzione. dobbiamo uscire da questo sito a rivolgerci ai giornali e alle televisioni attraverso il nostro ordine.
Arch.Alessandro Ridolfi

22/11/2009 18:40: Un altro passo verso la barbarie...
E tutte quelle parti del regolamento edilizio per cui gli ambienti hanno superfici minime? i coefficienti aeroilluminanti? la posizione delle cucine e bagni? Mi sembra assurdo pensare che fino a ieri richiedessero l'esistenza di un progettista e dl e oggi si possono fare da soli... purtroppo sono abbastanza disilluso, gli Ordini (degli architetti, perchè ai geometri e ingegneri interessa meno) non sapranno modificare tale disegno, con buona pace dell'avanzare dell'imbarbarimento di questa professione.
Luca Antonio Magi

22/11/2009 23:36: Hanno abolito la professione
Prima hanno abolito il minimo tariffario, poi hanno deciso di considerare l'affidamento di un incarico alla stregua di un qualsiasi appalto dove non conta il rapporto di fiducia, il rapporto con il territorio, la reale capacità, ma il fatturato e il numero dei dipendenti, tanto per avvantaggiare i grandi, pochi e potenti studi. Diranno, invece, che è stato fatto per la trasparenza amministrativa e per adeguarsi alle Leggi europee. Tutte balle. Ora rendono superfluo il tecnico per opere che possno anche risultare non del tutto insignificanti come le manutenzioni. E' ovvio: 1°) che il legislatore ritiene l'architetto, in particolare, un rompiscatole. 2°) che vuole privilegiare gli studi di grandi dimensioni; 3°) che non contiamo assolutamente nulla; 4°) che la professione è di fatto abolita. Si accorgeranno gli Ordini che con poca lungimiranza non hanno difeso la professione degli architetti diffusa nel territorio e rappresentata da studi professionale per lo più piccoli o medi. Se ne accorgerà anche InAr cassa che vedrà diminuire le entrate non solo per la crisi, ma anche grazie a questa politica scellerata.
gdm

23/11/2009 19:32: PIOVE.....ORDINE LADRO
E' realmente molto interessante il dibattito che si sta sviluppando sul nostro sito a commento dell'articolo sui provvedimenti del Disegno di Legge Brunetta. Testimonia che su alcuni temi esiste una sensibilità molto alta degli architetti e testimonia, ahimè, un profondo stato di disagio in cui versa la nostra professione.
Naturalmente non ci sono risposte da dare ai numerosi commenti che esprimono pareri diversi ma tutti in grado di stimolare la riflessione ed il dibattito. Credo tuttavia che sia utile ribadire alcune questioni su cui spesso si continua a far confusione.
Il primo problema riguarda la "frase di rito" che si ripete alla stregua del famoso detto piove governo ladro: "e gli ordini che ci stanno a fare? Che cosa fanno gli ordini? Dove erano gli ordini?"
1. Prima di tutto l'Ordine degli Architetti di Roma ha denunciato per primo i rischi contenuti nel DDL sulle semplificazioni. Lo ha fatto attraverso i canali di informazione di cui dispone e sta cercando con tutte le sue forze di allargare la diffusione delle sue posizioni. Lo abbiamo pubblicato sul nostro sito, lo pubblicheremo sul prossimo numero del Giornale dell'Architettura, usciremo su Edilizia e Territorio, abbiamo scritto a quotidiani, riviste radio e tv per dare spazio alla notizia. In questo esercitiamo anche un ruolo di supplenza in quanto questo tipo di questioni hanno sicuramente un rilievo nazionale e ci si aspetterebbe un'azione incisiva dei livelli nazionali del sistema ordinistico. Ma questo è un'altro tipo di problema.
Abbiamo immediatamente scritto al Ministro Brunetta chiedendo un incontro per illustrare le nostre perplessità e avanzare le nostre proposte. Abbiamo avuto colloqui con rappresentati del mondo politico - in modo del tutto trasversale - per spiegare le nostre ragioni.
Se non avremo risposte - provo a lanciare un'idea - possiamo chiedere a tutti i nostri iscritti di inviare al Ministero della Funzione Pubblica o alla Presidenza del Consiglio centinaia di fax o mail per sollecitare una disponibilità al dialogo.
Abbiamo chiesto ai sindacati degli architetti di mobilitarsi per sostenere le nostre tesi.
Detto ciò non devo essere certo io a spiegare che la nostra è una lobby debole, debolissima rispetto al mondo politico. Lo è in generale quella dei professionisti (gloria al corriere della sera che se ne è accorto e da qualche settimana dedica a questo mondo un'attenzione inconsueta); lo è ancor di più quella delle professioni tecniche e degli architetti in particolare.
Nel nostro Paese, sopratutto in questo momento di grave crisi economica, chi è fuori del triangolo sindacati-grandi imprese manifatturiere-sistema bancario sembra essere stato del tutto dimenticato dalla politica e dalle politiche economiche poste in atto. Apparteniamo a quella categoria di Italiani invisibili di cui parlava Dario Di Vico in un editoriale di qualche giorno fa sul corriere della sera dedicato ai piccoli imprenditori, ai professionisti ed ai lavoratori autonomi. Ma non ci si rende conto che un Paese che rinuncia al suo patrimonio professionale, ai suoi knowledge workers, ha poche possibilità di competere nel mercato internazionale.
2. Solito problema: non si riesce proprio a comprendere che l'Ordine Professionale non è una forza sociale. Nei suoi compiti istituzionali non c'è al primo posto la tutela degli interessi della categoria. Può anche non piacerci, possiamo anche pensarla in modo diverso, ma dobbiamo rassegnarci che, nell’attuale quadro normativo italiano - lo dico in modo chiaro è netto - l’ordine professionale non è il sindacato degli architetti e tanto meno quello dei liberi professionisti.
Anche nelle proposte di riforma del sistema ordinistico giacenti in Parlamento non si arriva mai a configurare un cambiamento in direzione sindacale. In tutti i DL si stabilisce che l'Ordine è tenuto ad assicurare "un'adeguata tutela del cliente e della collettività nonché degli interessi pubblici eventualmente connessi all'esercizio della professione, il rispetto delle regole deontologiche, la diretta e personale responsabilità del professionista nell'adempimento della prestazione professionale e per il risarcimento del danno ingiusto eventualmente derivante dalla prestazione".

Ve lo immaginate voi un sindacato per il quale è previsto l’obbligo di iscrizione? Vi immaginate se tutti i metalmeccanici di Italia fossero, per legge, obbligati a iscriversi alla FIOM? E ve lo immaginate un Sindacato che, sempre per obbligo di legge, è sottoposto alla vigilanza del Ministero della Giustizia? Non discuto se ciò sia giusto o sbagliato. Ma è bene sapere che ora è così. Possiamo poi ragionare se sia opportuno eliminare gli ordini o meno.
Gli ordini sono nati e sono destinati a tutelare gli interessi della collettività rispetto al lavoro dei loro iscritti. Se uno di noi ha un dubbio sul medico da cui si è fatto visitare e vuol sapere se è davvero un medico si rivolge al suo Ordine professionale. Se ritiene di essere stato raggirato da un avvocato senza scrupoli chiede all’Ordine degli Avvocati di agire in deontologia contro di lui. E via dicendo.
Può sembrare assurdo, ma ciascuno di noi paga una quota annuale di iscrizione per un organo che, sulla base del dettato normativo, tutela i diritti dei cittadini rispetto al nostro lavoro. Questo perchè, secondo la giurisprudenza, noi svolgiamo un’attività che incide su interessi collettivi costituzionalmente riconosciuti. Ciò detto non vi è dubbio che in questo scenario l'Ordine degli Architetti di Roma si trova spesso a svolgere - ancora una volta - un ruolo di supplenza rispetto a compiti non coperti da altri soggetti. Ma lo fa forzando la situazione. D'altra parte siamo stati i primi, negli scorsi anni, ad affermare che gli Ordini Professionali o si riformano o è meglio chiuderli.

Esiste allora un’altro grande problema irrisolto: il mondo degli architetti (e in generale, ancora una volta, quello delle professioni) non ha forme e sistemi efficaci di rappresentanza per far valere le proprie ragioni. I sindacati veri e propri (federarchitetti, inarchsind ecc. ecc.) hanno numeri di iscritti irrisori per pensare di avere un peso effettivo. Perchè?
Forse perchè siamo una categoria poco propensa all’aggregazione, che non riesce a fare sistema per far valere le proprie rivendicazioni. Non ho una risposta certa. Tanto per fare un esempio: i giornalisti hanno il loro ordine professionale ma alcuni di loro sono iscritti alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. E’ la FNSI che indice la manifestazione per la libertà di stampa e porta in piazza 300.000 persone, non l’ordine dei giornalisti.

Ciò detto, comunque, la nostra campagna sul DDL Brunetta e sul "declassamento" delle opere di manutenzione straordinaria ad attività edilizia libera è del tutto coerente con i compiti istituzionali dell'Ordine. Perchè è una campagna tesa a tutelare un interesse pubblico, a salvaguardare la collettività dai rischi legati ad un edilizia che sceglie di fare a meno delle competenze del progettista e del direttore dei lavori. Scusate ma il problema non è riducibile a quanto lavoro in meno ci sarà per gli architetti o alla rinuncia dei 1500 € per una DIA. Il problema non è neanche la difesa a oltranza della DIA. Non ci interessa una battaglia corporativa. Non chiediamo che venga garantito un obolo per l'architetto.
La nostra battaglia parte dal presupposto che quando si interviene con trasformazioni importanti del patrimonio edilizio (e oggi la manutenzione straordinaria consente trasformazioni consistenti) occorre qualità, occorrono garanzie di sicurezza, occorrono competenze specifiche per salvaguardare i cittadini.
Ci opponiamo fermamente all'idea che tali garanzie le possa offrire esclusivamente il binomio committente-impresa, ci opponiamo all'idea che il progetto sia solo un fastidioso inconveniente burocratico. Non vogliamo fare i "timbra moduli". Vogliamo produrre meno "carta" e più progetti e vogliamo che in questo paese si ritorni a dare dignità al progetto, sotto tutti i punti di vista.
Non è facile far valere queste ragioni. Se abbiamo qualche speranza questa passa prima di tutto nella voglia di tutti noi di provare a dare un reale contributo, uscendo ogni tanto dai nostri studi professionali per partecipare un po' di più a battaglie comuni.

Francesco Orofino, Consigliere Ordine Arch Roma

26/11/2009 09:06: Anche l'ordine fa politica.
L'analisi del consigliere Orofino è ineccepibile. Resta il fatto che in occasione dell'abolizione delle tariffe minime, provvedimento di gran lunga più grave di questo, non ho visto da parte dell'ordine la stessa mobilitazione. Forse perchè preso da un governo amico? bisogna correggere il tiro e apparire meno di parte, per avere più attenzione anche da chi oggi governa il paese.
mario porreca

26/11/2009 09:42: che vergogna
questa novità è terribile...che ne sarà di tutti noi architetti che lavoriamo nel campo della ristrutturazione e che già a fatica combattiamo con committenti saputoni e imprese al limite della delinquenza? neanche questo piu possiamo fare? meno male che l'italia è un paese dove è possibile per un giovane architetto progettare e realizzare grandi opere come musei, stadi, etc...vero? E' l' ennesimo scandalo portato avanti da un governo senza decenza.
arch livia mariani

26/11/2009 13:10: Risposta a Porreca
In merito al DL Bersani di luglio 2006, sul sito sono ancora consultabili molti interventi, ne citiamo alcuni:
- Intervento del 04.07.06
- Intervento del 06.07.06
- Intervento del 11.07.06
- Altro intervento del 11.07.06
- Intervento del 18.07.06
- Intervento del 24.07.06
- Altro intervento del 24.07.06
- Intervento del 27.07.06
- Intervento del 03.08.06
- Intervento del 10.10.06
- Intervento del 16.06.07
- Intervento del 06.08.07

Redazione ArchWeb

26/11/2009 17:18: Atti di compravendita e aggiornamento planimetrie
Con interesse seguo questo dibattito sulle semplificazioni burocratiche ma mi domando: Se è possibile variare a piacimento lo schema distributivo di un immobile senza necessità di DIA e quindi di aggiornamento catastale, negli atti di compravendita come potranno coincidere lo stato ultimo dell'immobile con quello accatastato? Nelle perizie per l'accensione dei mutui?
gianluca

30/11/2009 19:06: Culpa in eligendo
Un metodo per semplificare potrebbe essere una check list da presentare in comune. Una lista di controllo in forma di modulo potrebbe passare in rassegna i "punti chiave" identificativi di un corretto intervento edilizio (strutture, indici di aero-illuminazione, certificazioni impianti, aumento di consistenza catastale, etc). Alla lista si associerebbe, sempre in forma di modulo, la piantina ante e post (così è già pronta per il docfa). In più se il committente vuole può farsi i documenti da solo senza commissionarli ad un tecnico. L'unica differenza in caso di errore su quanto dichiarato (lasciateci almeno questo) è che allo Stato competerebbe anche la "Culpa in eligendo" avendo creduto che il compito edilizio potesse essere assolto dal cittadino comune. In fondo quest'ultimo che colpa avrebbe? tutti gli hanno detto che può fare a meno di un architetto.
Arch. M. Bertoldi

01/12/2009 16:25: Brunetta dei miei incubi da terza età
Brunetta dei miei incubi da terza eta'. Ogni notte mi appare Brunetta che, dopo aver dimezzato le mie competenze professionali, detta il seguente: Art. unico "Negli ambulatori ospedalieri non e' piu' richiesta la prestazione di un infermiere diplomato per le iniezioni endovena, l'applicazione di flebo, la medicazione di ferite derivanti da interventi chirurgici, l'utilizzazione di apparecchiature per lastre, TAC, RM, i primi interventi di pronto soccorso in ambulanza, la respirazione assistita, la manipolazione del catetere ecc. L'ambulatorio e' tuttavia tenuto a comunicare, anche per via telematica, il nome della ditta che ha fornito i medicinali o le apparecchiature nonche' le generalita' dell'autista."
Arch. Massimo Bilo'

04/12/2009 11:35: titolo
Era ora che ci accorgessimo che siamo spariti... nessuno si era accorto che il termine architettura è stato sostituito in tutta la normativa dalla parola edilizia? e non da oggi!!! Forse bisognerà rimboccarsi le maniche e ricominciare a parlare di qualità, di bellezza e di ricerca architettonica, smetterla di rincorrere geometri e cercare un'identità vera per l'architetto italiano. Storicamente abbiamo insegnato a costruire a tutto il mondo occidentale... Ora siamo tra gli ultimi. Un paese in via di... decadenza. Ora fermiamo Brunetta ma non sarà il caso di fare anche autocritica?
Gabriella Cristofalo

04/12/2009 23:42: Quanto rumore per nulla
Pochi giorni ho letto con stupore la presa di posizione del mio Presidente arch. Schiattarella e per la prima volta mi sono sentito lontanissimo dai colleghi e dal mio Ordine di appartenenza. Credo che sarebbe già tanto ripartire dall'esperienza dell'art. 26 della legge n.47/85 e avere coraggio di innovare e liberalizzare. Personalmente ritengo che il decreto di semplificazione non provoca alcun rischio per la sicurezza sul lavoro nè per la sicurezza strutturale dei fabbricati. Ritengo inoltre che l'Ordine di Roma non può prendere posizioni insieme con un sindacato di categoria a meno di reintrodurre le norme sulle corporazioni. Vorrei anche sottolineare che probabilmente nessuno dei contestatori ha letto il testo proposto che rimanda alle più restrittive disposizioni regionali e comunali e della normativa di settore ... Scritto così è poco ... molto poco. Tanto clamore per norme declaratorie e di indirizzo, per niente efficaci! Bisognava prevedere la prevalenza delle norme di semplificazione nazionali su ogni norma e regolamento regionale e o locale che non legiferi in dettaglio entro 90 giorni dall'entrata in vigore. Bisogna avere più coraggio e semplificare anche in materia di autorizzazioni paesaggistiche e di nulla osta di Parco. Così il Governo potrebbe andare incontro a queste proteste di chiaro stampo corporativo introducendo nuove nicchie di mercato derivanti da norme di deregolamentazione e semplificazione ad esempio introducendo una forma di autorizzazione semplificata attraverso una DIA paesaggistica o di Parco almeno valida per opere minori in zone vincolate magari con un termine di 60 giorni per far scattare il Silenzio Assenso? Che ne pensate?
Luca arch. Scarpolini

05/12/2009 15:12: Totalmente favorevole!
Era ora, sono un architetto (pentito) e sono più che d'accordo con il disegno di legge. Chi si occuperà di verificare che non si tocchino parti strutturali dell'opera e tutto il resto? Semplice, il committente! Se costui ha il fegato di assumersi la responsabilità, tanto meglio: nel processo edilizio meno responsabili ci sono, meno si ripartiscono le colpe in caso di incidente, e più giusta è la condanna. Qualcuno imparerà a proprie spesa, ma molti soldi in meno alimenteranno una categoria in cui sono sempre ben rappresentati gli ignoranti parassiti. Aggiungo una puntualizzazione all'articolo iniziale: "farraginoso" non "faragginoso". Ma avete ragione, "quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito"... o no?
Alberto Rossi

21/01/2010 18:24: Per tutelare l'Italia dall'anarchia edilizia
Persino nel Medioevo, e nelle bellissime tanto decantate città storiche italiane c'erano delle regole che tutti dovevano rispettare! Altro che architettura spontanea! Altro che miracolo dell'anarchia! Vogliamo veramente tutelare e - speriamo - dare un futuro e una direzione a questo caos che imperversa in Italia? 1) UNIFICHIAMO DI CORSA GLI ORDINI PROFESSIONALI DEGLI ARCHITETTI, INGEGNERI, PERITI EDILI !! Almeno saremo più coerenti e forti, poichè è inutile continuare a distinguerci l'uno dall'altro, come figure professionali, dal momento che invece siamo tutti nella stessa barca. 2) IN ITALIA SI E' COSTRUITO TROPPO e troppe sono le case sfitte o quasi inabitate. QUINDI BASTA PIGLIARCI PER I FONDELLI DA SOLI COME ITALIANI. Se continuiamo a costruire a macchia d'olio l'Ialia intera diventerà come il litorale di Tor Vaianica: una favela! 3) CI VUOLE UNA LEGGE CHE CONGELI TUTTA LA CUBATURA GIA' REALIZZATA, facendo testo gli accatastamenti e NON le domande di sanatoria. 4) SI POTRA' SOLO DEMOLIRE E RICOSTRUIRE, nello stesso posto o altrove, o al più sopraelevare, cosa da regolamentare per non incorrere in altri nuovi scempi. 5) STOP DEFINITIVO AI CONDONI EDILIZI. Come dicevo anche nel Medioevo non ti condonavano un bel niente: se costruendo la tua casetta non rispettavi le poche semplici regole urbanistiche stabilite dal potere, la casetta te la potevi pure scordare. 6) INSOMMA: basta con l'anarchia. Fare architettura significa anche e soprattutto essere responsabili, significa - sul filo della definizione della comunità europea della figura dell'architetto -, essere il coordinatore unico della gestione fisica e trasformazione del territorio. O FAREMO LA FINE DEGLI ANTICHI ABITANTI DELL'ISOLA DI PASQUA! Pecore sempre interessate al proprio fazzoletto di terra, a fare soldi, e soldi e basta. Si vince come collettività e non come gruppi di interesse. RICORDIAMOCI CHE OGGI ESISTIAMO SOLO PERCHE' SIAMO UNA SOCIETA' DI UOMINI: ca. 7 miliardi di terrestri!
Arch. Michele Leonardi

21/03/2010 22:58: Strano ma vero....
Gli ordini professionali hanno l'obbigo di sensibilizzare il governo sulle conseguenze che le modifiche apportate al D.P.R. 380/01 avranno nella gestione futura delle manutenzioni straordinarie di "minore" importanza. In questo caso il governo ha preso un abbaglio di proporzioni galattiche oppure siamo davanti all'ennesimo esempio di campagna elettorale senza remore? Forse il comune cittadino non se ne rende conto ma quanto introdotto dal governo nel nuovo DDL equivale ad abolire la necessità della patente per la guida di una automobile o di una motocicletta mentre rimane valida per la guida di un autobus o di un camion. A qualcuno sembra logico????
Arch. Massimiliano Fabrizio

vedi anche:

Il ruolo del progettista/DL nella MS

Ddl Brunetta - Lettera Ordine Architetti Roma

Più edilizia libera... di crollare!

Ddl Brunetta-Calderoli - rassegna stampa

Ascoltare di più le professioni

Amedeo Schiattarella - Intervista Corriere sera

Decreto casa, no dalla Conferenza Unificata

Piano casa & Dl semplificazioni - agg. rassegna stampa

Decreto casa, ancora uno slittamento

Piano casa & Dl semplificazioni - agg.rassegna stampa

Piano casa, «stretta» anti-sismica (?)

Dl semplificazione & sicurezza - agg. rassegna stampa

Casa... libera tutti

Piano casa & Dl semplificazioni - di A.Schiattarella

L'indipendenza della figura di controllo

Norme sismiche & progettisti/DL - di F.Orofino


data pubblicazione: mercoledì 18 novembre 2009
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