Prossima la delibera attuativa per Roma
Piano casa Lazio - agg. rassegna stampa
vedi aggiornamento del 09.01.10
Piano casa, ecco dove si costruirà. Parla l'assessore Corsini: "Sconti a chi abbatte i palazzi degradati". I residenti di San Lorenzo: "Stop alla febbre edilizia per gli stabili bombardati in guerra". Da Corso Francia a via Gregorio VII, il 20 per cento in più di cubature. Casa, via libera al piano in più. Prenestino, Pineta Sacchetti, Portuense: ecco dove si potrà costruire.
Mercoledì andrà in giunta la delibera sul Piano casa nella capitale presentata dall'assessore all'Urbanistica Marco Corsini. Il Campidoglio ha recepito le aree "vietate" delimitate dalla Regione, senza restringerle né ampliarle" e ha fissato le aliquote agevolate massime per chi demolisce e ricostruisce edifici degradati. Ma all'interno delle zone "no" della città storica piccole porzioni di territorio sono sottratte ai vincoli: in quelle strade scatta la febbre edilizia, business per i costruttori e le agenzie immobiliari. E a San Lorenzo il presidente del Municipio chiede garanzie per gli stabili bombardati durante la guerra: «Qui nessun ampliamento. Basta case e pub, occorrono giardini e spazi pubblici».
Anche nella Capitale il "Piano Casa" ideato dal governo diventa un importante volano di riassetto urbanistico, o anche, come afferma qualcuno, di nuova febbre edilizia. La Regione Lazio lo ha varato dopo aver determinato le zone in cui non è possibile attuarlo, e ha passato la mano al Comune per una seconda fase che fissa gli oneri da pagare al Comune e convalida le zone delimitate dalla Regione. Queste decisioni saranno contenute nella delibera che l'assessore capitolino all'urbanistica Marco Corsini presenterà mercoledì in giunta: il Campidoglio non ha aumentato il numero delle zone "vietate" rispetto a quelle già elencate dalla Pisana e ha fissato le "diminuzioni degli oneri da pagare" che concederà a chi interverrà sui propri immobili. Incentiverà al massimo la "sostituzione edilizia" ovvero la demolizione e ricostruzione di edifici degradati.
Fissate le aree "no", quelle della città storica all'interno delle Mura Aureliane e poi Flaminio, Parioli, Prati, Trastevere, Eur, Ostia (una parte) piazza Bologna, stazione Termini, San Lorenzo, S. Giovanni, piazza Re di Roma, Testaccio, Monteverde, Salario (villa Ada), via Nomentana, viale Adriatico, circonvallazione Gianicolense, via dei Quattro Venti, Garbatella. Quelle invece dove si può elevare la cubatura del 20% e dove si può demolire e ricostruire sono nella seconda cintura urbana: partendo da Est via Prenestina dopo Porta Maggiore, la zona di via Appia dopo 800 metri da piazzale Re di Roma; la zona a ridosso di via Cristoforo Colombo prima di arrivare all'Eur, Portuense e Magliana, Via di Casetta Mattei, Pineta Sacchetti, Via Gregorio VII, Corso Francia (esclusi i primi 700 metri dalla parte ovest). E tutte le ex borgate abusive.
Ma anche nella città storica (tecnicamente zona "omogenea A") ci sono delle eccezioni. Nel Prg approvato nel 2008 sono state inserite in quest'area anche quella che si chiama zona "omogenea B" dove si può fare "riqualificazione urbanistica" demolendo e ricostruendo edifici degradati e sistemando l'impianto territoriale disordinato. Porzioni di metri cubi centrali dove il Piano Casa è applicabile. Ad esempio, nel quartiere San Lorenzo la zona "omogenea B" è quella vicino lo scalo e il Verano. Un'occasione appetibile per chi è nel business del mattone e le agenzie immobiliari già da tempo vendono le case nelle vie inserite nel Piano a prezzi più cari, facendo leva sui prossimi premi di cubatura.
INTERVISTA - Più metri cubi. Parla l'assessore capitolino all'Urbanistica Marco Corsini: "Abbiamo fatto un buon lavoro con la Regione, così si riqualifica la città". "Sconti e cubature extra a chi abbatte edifici degradati". Mercoledì in giunta la delibera con le nostre strategie per attuare la legge regionale. Con procedure semplificate. «Il giorno fatidico è mercoledì», annuncia l'assessore capitolino all'Urbanistica, Marco Corsini. «Porteremo in giunta la delibera con la quale il Campidoglio esprime le sue scelte di attuazione della legge regionale sul Piano casa. Credo che con questo ultimo atto raggiungeremo l'equilibrio. Abbiamo assecondato l'intento incentivante della legge, unendolo agli obiettivi di politica urbanistica e abitativa del Comune».
- Come avete lavorato con la Regione? «Abbiamo collaborato molto e bene insieme. La Regione è stata davvero sensibile sul piano istituzionale e ha recepito diverse nostre richieste di semplificazione: sia edilizia, che urbanistica ed abitativa».
- In che modo? «La legge regionale non si è limitata agli incrementi di volumetria e di sostituzione edilizia, ma ha molto semplificato le procedure di variante urbanistica soprattutto se finalizzate all'housing sociale. E questo ci dà una grossa mano nella risposta all'emergenza abitativa che la giunta ha intrapreso».
- Perché non avete ristretto o ampliato, come pure si poteva fare entro 90 giorni dall'approvazione delle legge, la fascia della città storica esclusa dal Piano Casa? «Non abbiamo aggiunto né tolto niente perché già la legge indica criteri che, applicati al territorio comunale, creano una zona molto ampia di esenzione dal Piano casa. Ampliare avrebbe significato vanificare la portata incentivante e restringere avrebbe potuto compromettere i tessuti sensibili del territorio».
- Gli oneri di urbanizzazione sono una delle voci di spesa più pesanti per chi deciderà di avvalersi del Piano Casa. Avete previsto delle agevolazioni? «Gli oneri di urbanizzazione e il costo di costruzione sono le somme che chi costruisce deve al Comune. Mercoledì in giunta decideremo l'entità dello sconto da applicare, ma l'idea di Alemanno è di utilizzare al massimo questa aliquota. Che sarà decurtata sensibilmente per le operazioni di demolizione e ricostruzione: per noi un punto fondamentale di riqualificazione urbanistica».
- Quale sarà il beneficio sulle periferie? «Le cifre nazionali non sono molto incoraggianti sul successo degli ampliamenti e, soprattutto, delle demolizioni e ricostruzioni. Noi però siamo ottimisti e ci puntiamo. In particolare per quelle aree che già il Prg considera da riqualificare e valorizzare».
di Anna Maria Liguori
da La Repubblica del 06.12.09
Febbre edilizia, San Lorenzo frena "Qui nessun ampliamento". Il presidente del III municipio: "Troppi pub e attività commerciali, niente spazi pubblici". Marcucci: "In corso troppe speculazioni per realizzare case e locali negli edifici bombardati nel '43".
Una moratoria per il rilascio di tutte le concessioni edilizie a San Lorenzo. È questa la richiesta inviata dal presidente del III municipio, il democratico Dario Marcucci, all'assessore capitolino all'Urbanistica Marco Corsini. Il minisindaco chiede la sospensione dei progetti che prevedono l'ampliamento delle cubature, la modifica della destinazione d'uso e la costruzione di nuovi edifici nel quartiere. Un blocco che consentirebbe di avviare le procedure per l'attuazione del "Progetto Urbano San Lorenzo".
«San Lorenzo è un quartiere che deve ritrovare attraverso questo piano un nuovo equilibrio, quello che ha perso ormai da molto tempo - spiega Marcucci - bisogna rielaborare gli spazi per ricavare funzioni e servizi pubblici che sono indispensabili alla qualità della vita collettiva. Non ha senso una zona che abbia solo case e pub e dove non è possibile avere luoghi adeguati per bambini e anziani». Poi incalza: «Abbiamo lottato per avere il progetto urbano. Non ci faremo sfuggire quest'occasione».
Sono nel mirino delle imprese edili soprattutto i vecchi palazzi bombardati nel 1943. Il quartiere, durante la seconda guerra mondiale, è stato il primo a essere attaccato. E oggi quelle ferite sono ancora visibili in molti edifici di San Lorenzo. «Sono stati presentati diversi progetti per ottenere il rilascio delle concessioni edilizie per ricostruire questi fabbricati - sottolinea il presidente del municipio III - sono soprattutto speculazioni. Vogliono realizzare decine di appartamenti e ai piani bassi si parla di attività commerciali. La zona è già satura di locali e ristoranti e la residenzialità è messa a dura prova dalla mancanza di servizi. La riqualificazione deve essere un'occasione per conservare la memoria e ritrovare quegli spazi indispensabili al quartiere».
Per San Lorenzo è stato infatti predisposto uno speciale strumento urbanistico, una sorta di "mini-piano regolatore". È il Progetto Urbano. «Abbiamo la fortuna di avere questo dispositivo ad hoc - precisa Marcucci - l'area ha ancora molti spazi di trasformazione, ma non possiamo perdere l'ultima occasione di dare splendore alla zona. Servono teatri, presidi sanitari, spazi verdi per bambini e adolescenti e luoghi pubblici per la cultura. Non altre case e pub». E il 18 dicembre sarà inaugurata la "Casa della partecipazione" nei pressi di piazza dell'Immacolata e i primi incontri con i cittadini saranno proprio sui cambiamenti da apportare al quartiere.
di Laura Serloni
da La Repubblica del 06.12.09
PIANO CASA - E una legge cancella il fascicolo di fabbricato
La giunta regionale ha cancellato il fascicolo di fabbricato dal Piano casa. Il 15 ottobre il consiglio dei Ministri aveva deciso di impugnare l'articolo in cui la Regione aveva inserito le norme relative all'istituzione del fascicolo di fabbricato. Il provvedimento era stato contestato dal governo Berlusconi per profili di incostituzionalità, perché all'interno della legge era previsto l'obbligo per i cittadini di presentare il fascicolo di fabbricato, contenente informazioni tecnico-amministrative sullo stato del loro stabile, «imponendo ai privati a loro carico e spese la duplicazione di informazioni e documenti, ricadenti nei compiti affidati alla pubblica amministrazione». Il vicepresidente della Regione, Esterino Montino spiega che «alla luce di ciò, la permanenza dell'obbligo del fascicolo di fabbricato potrebbe ostacolare la fluida applicazione della legge. Pertanto la Regione ritiene indispensabile modificare la legge, in attesa del definitivo pronunciamento della Corte Costituzionale».
pag. 2 - Roma
dal Corriere della sera del 05.12.09
Con il Piano casa da oggi si possono riqualificare le aree degradate
Restare nella propria casa aggiungendo quella stanza in più che mancava. O allargare il salotto, come sognava il marito da anni per poter guardare in santa pace la partita e, per par condicio, fare il bagno degli ospiti, per esaudire il desiderio della moglie.
Da oggi è possibile, grazie all'entrata in vigore del Piano casa, approvato dalla Regione Lazio con la legge 21 dell'11 agosto 2009. Si tratta di un'occasione da non perdere perché offre importanti opportunità ai proprietari degli immobili. Se ne parlava da tempo e finalmente è realtà. «In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici ed edilizi comunali vigenti - spiega l'architetto Paolo Pietrolucci, presidente della Confedilizia di Roma e del Lazio - sono consentiti, previa acquisizione del titolo abitativo, interventi di ampliamento del 20 per cento per gli edifici residenziali di superficie non superiore ai circa 350 metri quadrati e del 10 per quelli non residenziali non superiori ai mille metri quadrati, purché venga mantenuta la destinazione d'uso per almeno 10 anni e gli interventi siano subordinati all'installazione dei sistemi di abbattimento degli inquinanti, al risparmio energetico, all’utilizzo di materiali e procedure innovative». Naturalmente dal Piano sono esclusi i locali e le abitazioni che si trovano nei centri storici.
«Inoltre sono consentiti lavori di recupero degli edifici residenziali esistenti - prosegue Pietrolucci - e sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli stabili per almeno il 75 per cento. E in quest'ultimo caso, è concesso l'ampliamento del 35 per cento della superficie già esistente. Via libera anche al riutilizzo a uso residenziale dei sottotetti».
Gli interventi previsti, secondo Confedilizia, se ben utilizzati possono essere un'occasione per avviare la riqualificazione delle aree urbane degradate e per riaffermare il primato del migliore utilizzo del patrimonio edilizio esistente rispetto all'incalzare di nuove costruzioni e allo spreco del territorio.
«Però affinché i cittadini interessati al Piano possano con facilità e sicurezza valutare le proprie convenienze a intraprendere uno degli interventi consentiti - aggiunge Pietrolucci - è necessario che i Comuni indichino con tempestività dove tali opere siano possibili, dove siano escluse, quali autorizzazioni occorrano, quali siano gli eventuali oneri a carico dei richiedenti. In mancanza di tale chiarezza verrà necessariamente meno lo slancio dei proprietari di casa, figura centrale per l'affermazione della normativa, determinando la sclerosi del Piano, delle speranze di riqualificazione urbana e di rilancio degli investimenti a esso legati». La Confedilizia è pronta a fornire informazioni utili alle persone interessate, offrendo consulenze e servizi sugli adempimenti necessari per l'iter edilizio.
di Tiziana Paolocci
da Il Giornale del 04.12.09
Piano casa, da domani in vigore nel Lazio: tutte le regole
Da domani il Piano casa del Lazio, varato dalla Regione, sarà operativo. Si potranno fare interventi di ampliamento degli edifici, di demolizione e ricostruzione. Potranno essere recuperati edifici in stato di degrado. Si potrà usufruire inoltre delle disposizioni per il recupero ad uso abitativo dei sottotetti già esistenti. E in Confedilizia c'è la mappatura delle zone e degli interventi che possono essere realizzati.
Per l'ampliamento: per quanto riguarda gli edifici a destinazione residenziale l'aumento della volumetria è del 20%. Rientrano le uni-plurifamiliari di volumetria non superiore ai 1000 mc (300/350 mq), per un incremento complessivo massimo di 200 mc. Per gli edifici che hanno altre destinazioni, di superficie non superiore l'aumento di volumetria è pari al 10%. Per la ricostruzione e demolizione degli edifici: la demolizione dell'immobile deve raggiungere il 75% e l'ampliamento deve essere fatto entro il limite del 35% della volumetria preesistente. Poi ci sono gli interventi di recupero per fini residenziali, non più grandi di 1000 mc, che potranno aumentare del 20%. Possono anche essere recuperati, previo rilascio dell'abitabilità, i sottotetti già esistenti alla data di entrata in vigore della legge, purché attigui all'appartamento nello stesso edificio.
«Chi vuole può rivolgersi alla nostra sede - spiega il presidente di Confedilizia Paolo Pietrolucci - per avere le informazioni necessarie».
di Anna Maria Liguori
da La Repubblica del 03.12.09
Piano Casa, via alle richieste - Ma attenti a regole e divieti. Domani si aprono i termini per ingrandire la propria abitazione fino al 20% della cubatura. Ampliamento massimo 62,5 mq. Fino al 35% per le demolizioni.
Da domani potranno essere presentate le domande di ampliamento e di demolizione e ricostruzione degli edifici residenziali e non del Lazio. Il piano casa regionale diventa infatti pienamente operativo dal 4 dicembre senza le contestate norme sul fascicolo di fabbricato, che saranno stralciate probabilmente entro questa settimana. Chi vorrà usufruire di questa opportunità dovrà comunque stare attento a fare richieste che rispettino la legge e non violino i limiti di ampliamento delle superfici che sono stati fissati. Presupposto indispensabile per non vedersi rifiutare la domanda: la presentazione della DIA all'Ufficio Tecnico del Comune dove l'edificio è ubicato. Basterà proprio la DIA a firma di un tecnico abilitato alla progettazione (ingegnere, architetto, geometra o perito), che dovrà contenere un progetto grafico rappresentante lo stato di fatto e la situazione futura, una relazione tecnica in cui si descrivono le opere da compiere e i riferimenti normativi, nazionali e locali, che interessano il provvedimento.
La DIA si ritiene approvata dopo 30 giorni dalla presentazione (fatta salva la norma del silenzio-assenso). Trascorso questo termine si potranno effettuare le opere edilizie. Se si scoprono in seguito difformità rispetto a quanto presentato, la Regione può entro 10 anni dalla data di presentazione della DIA ordinare il ripristino dello stato dei luoghi antecedente all'esecuzione dei lavori, il tutto naturalmente a carico del proprietario. Ma gli interventi previsti dalla legge sul piano casa non sono ammessi su tutti gli edifici e non possono superare determinati limiti. Sono esclusi centri storici, le aree naturali protette, le zone a rischio esondazione, quelle sottoposte a vincolo di inedificabilità e le fasce di rispetto dei territori costieri, dei fiumi e dei laghi. Per quanto riguarda l'ampliamento, per il residenziale, non si può superare il 20% della volumetria esistente o della superficie utile, ma solo per gli edifici che non superano i 1.000 mc, per un incremento complessivo massimo per l'intero edificio di 200 mc, ovvero di 62,5 mq. Si escludono così praticamente i condomini che hanno per la maggior parte volumetrie decisamente maggiori, a favore di abitazione uni o plurifamiliari.
Gli ampliamenti sono consentiti soltanto in adiacenza del corpo di fabbricato, quindi non si può sopraelevare, nel rispetto delle distanze e delle altezze previste dalla norma vigente e in edifici dotati di classificazione antisismica e non abusivi. In caso di demolizione e ricostruzione di edifici con destinazione residenziale per almeno il 75% l'ampliamento è consentito entro il limite del 35%. Il piano casa coinvolge anche le piccole imprese e si applica ad edifici (non residenziali) per l'artigianato, la piccola industria e gli esercizi di vicinato, sempre che non superino i 1.000 mq. L'ampliamento, in questo caso, non può superare il 10% della volumetria esistente.
di Damiana Verucci
da Il Tempo del 03.12.09
"Edilizia, ora demolire e ricostruire" - Intervista a Fabio Rampelli (Pdl). Rampelli: «Nuova identità per le periferie. Così si salva l'Agro Romano». L'architetto e deputato del Pdl: "Centri storici in ogni quartiere. Mai più non-luoghi. Le centralità? Un'occasione per decentrare i ministeri e per gli stadi".
«Una nuova identità per le periferie è possibile solo recuperando il loro tessuto urbano affinché diventino il nuovo cuore di Roma». Fabio Rampelli, architetto e deputato del Pdl, ha presentato ieri il convegno "Un'altra periferia" insieme agli assessori del Comune di Roma Ghera e Corsini.
- Onorevole Rampelli, per recuperare le periferie è necessario demolire e ricostruire. È possibile farlo con gli strumenti e gli incentivi a disposizione? «Non con l'attuale Piano casa. Mi riferisco anche alle percentuali dei premi di cubatura. Il 35% in più non basta. Comune e Regione devono lavorare ancora molto su questo fronte per avviare un programma serio che riesca a coinvolgere gli imprenditori. E lo Stato, soprattutto in un momento così difficile per reperire fondi, non può essere d'aiuto».
- Per intervenire sulle periferie, pensate a operazioni di microchirurgia urbana. Eppure in questi giorni si è sentito più parlare di grandi interventi, come gli stadi. «Operare sulle aree periferiche significa rispondere a esigenze trasversali. La prima è la sicurezza. Penso all'illuminazione pubblica, alla creazione di servizi, centri di aggregazione. Ogni quartiere, inoltre, dovrebbe avere un centro storico. La periferia non può rimanere un non-luogo. Poi c'è il nodo delle infrastrutture. In alcune zone ci sono ancora strade non asfaltate o non ci sono proprio. Molti quartieri sono monofunzionali e ciò è negativo. È una realtà da affrontare. L'Amministrazione Veltroni non lo ha fatto lasciando la periferia in balia dei suoi problemi. L'altra grande questione, ricordata anche da Alemanno, è l'espansione della città a discapito dell'agro romano. Per evitarlo non c'è altra via che intervenire su quello che già c'è. Del resto anche il lavoro fatto da questa amministrazione sui Piani di zona risponde all'esigenza di reperire da un lato aree per l'housing sociale e dall'altra di non consumare ulteriore territorio».
- Anche le centralità non consumano ulteriore territorio perché già definite sul Prg. L'assessore Corsini, in merito, ha detto che «nel Prg c'è molta incertezza sulla loro funzionalità». Come uscire dall'impasse? «Le centralità, anche in virtù degli spazi a disposizione, ancor più delle aree da riqualificare possono diventare luoghi dove mettere all'opera l'ingegno degli architetti e sfruttare nuove tecnologie di bioedilizia. Sono una grande opportunità. Anche per gli stadi».
- Ma in molti casi non hanno infrastrutture. La riqualificazione delle periferie può passare dalle centralità? «Purtroppo sono state disegnate sul Prg senza prevedere un'adeguata rete infrastrutturale».
- A questo si può rimediare? «Le centralità vanno forse ripensate concettualmente. Se diventassero quartieri dormitorio farebbero la fine di quelle periferie su cui oggi si è costretti a intervenire. Hanno bisogno di un'identità».
- Non crede che avere una funzione specifica possa dare un'identità? Diceva che le periferie devono diventare il cuore di Roma. E Roma è la capitale dei ministeri. Sarebbe possibile oggi decentrare i ministeri che ingolfano il Centro? «Bisognerebbe incominciare a pensarci molto seriamente».
di Matteo Vincenzoni
da Il Tempo del 18.11.09
"Un'altra periferia" alla Casa dell'architettura. "Interventi di microchirurgia per riqualificare aree abbandonate". L'assessore all'Urbanistica Corsini: "Nuove regole per l'urbanizzazione".
«Riqualificare la periferia più grande d'Europa per fermare l'espansione della città». Questo il tema affrontato ieri mattina alla Casa dell'Architettura durante il convegno "Un'altra periferia", voluto da Fabio Rampelli e promosso dall'Agenzia per la città, a cui hanno partecipato esponenti della Giunta Alemanno, politici e imprenditori. «Per la verità – ha puntualizzato l'assessore capitolino ai Lavori pubblici Fabrizio Ghera – più che di riqualificazione, bisognerebbe parlare di qualificazione, tale è il livello di abbandono di certe aree a causa della disattenzione delle precedenti Amministrazioni».
Se si considera che l'80% dei romani abita in periferia, produce il 70% del Pil ma raccoglie solo il 30% dei fondi disponibili per gli interventi sul territorio, si comprende come la cinta esterna di Roma rappresenti il punto nevralgico del progetto politico della Giunta Alemanno. Per dotare la periferia di servizi pubblici essenziali, dalle scuole alle piazze, prosegue Ghera, «proponiamo interventi di microchirurgia urbana». Ma per farlo serve demolire e ricostruire. Un punto dolente, come ha ricordato Eugenio Batelli, presidente dell'Acer: «Gli imprenditori edili sono disponibili a integrare con i propri capitali le risorse pubbliche, ma è necessario, soprattutto se si parla di demolizione e ricostruzione, alzare i premi di cubatura, attualmente al 35%».
Per questo, l'assessore all'Urbanistica del Comune Marco Corsini, ha parlato della necessità di avere nuove regole per l'urbanizzazione e un Piano casa regionale che offra strumenti di politica edilizia incentivanti. L'assessore ha annunciato inoltre che, entro dicembre, darà il via libera a 30 convenzioni urbanistiche ferme ormai da troppo tempo.
di Nerina Stolfi
da Il Tempo del 18.11.09
Demolizione e ricostruzione Così si riqualifica l’«altra periferia». Operazioni di «microchirurgia» per ridare identità a un vasto territorio.
Vi vive l'80 per cento della popolazione, vi viene prodotto il 70 per cento del Pil cittadino, eppure spesso finisce nel dimenticatoio. Per colmare questa storica lacuna che penalizza da sempre la periferia romana - l'organismo vivente più grande d'Europa in termini di estensione - i vertici amministrativi capitolini del Pdl, rappresentati dagli assessori ai Lavori Pubblici e Periferie e all'Urbanistica, Fabrizio Ghera e Marco Corsini, si sono seduti attorno ad un tavolo, insieme ai deputati Fabio Rampelli e Marco Marsilio, tirando fuori dal cilindro un carnet di idee per riqualificare e «qualificare» le aree più marginali della città.
Le parole d'ordine usate maggiormente nel corso dell'incontro-confronto con gli operatori del settore «Un'altra periferia», ospitato dalla Casa dell'Architettura in piazza Manfredo Fanti, sono state demolizione e ricostruzione. La missione è porre in essere un'operazione di microchirurgia urbana nei vari quartieri che darebbe alla Capitale l'anima e l'identità perse nel tempo, senza realizzare nuove espansioni territoriali, peraltro rese impossibili dalla crescita esponenziale dei fabbricati e dalla cementificazione selvaggia degli scorsi decenni.
«Il gigantismo, realizzato dalle amministrazioni di centrosinistra a Corviale e a Laurentino 38, ha prodotto solo desolazione mentre piccoli interventi di demolizione e ricostruzione, condominio per condominio, diffonderebbero benessere e opportunità - sottolinea il deputato Pdl Fabio Rampelli che ha annunciato a breve la presentazione di un disegno di legge sull’abbattimento e la sostituzione edilizia -. Per la restituzione di un'identità al territorio, occorre riscoprire e realizzare nuove piazze, portici, fontane e privilegiare i piccoli negozi al posto dei grandi centri commerciali. L'obiettivo è anche di esibire in ciascun luogo vissuto dai cittadini dei richiami storici di Roma». Per questa capillare opera di sostituzione edilizia servirà la fondamentale mano dei privati, allettati da un probabile incremento del premio di cubatura previsto dal piano casa per la ristrutturazione degli immobili, che dal 35 per cento dovrebbe aumentare, secondo le intenzioni del Pdl, di circa 10 punti percentuali. Ma il principio applicato dalla Giunta Alemanno sin dal suo insediamento è chiaro: prima le strade ed i servizi, ossia le cosiddette opere di urbanizzazione primaria e poi le case. «Con la delibera sui Toponimi, ovvero le zone periferiche non perimetrali, appena approvata dalla giunta e che prestissimo sarà discussa dal consiglio, abbiamo stabilito le linee guida per i consorzi privati di recupero urbano - precisa l'assessore capitolino ai Lavori Pubblici e Periferie, Fabrizio Ghera -. La nostra volontà è anche di istituire un registro della partecipazione che dia riconoscimento ai vari comitati di quartiere attivi in città».
Sempre nell'ottica della riqualificazione delle aree marginali, il Campidoglio ha attivato un bando per il recupero dei relitti industriali, ubicati principalmente sulle vie consolari. È stata infine resa nota l’intenzione di valorizzare in loco i reperti archeologici trovati in periferia senza trasferirli nel centro cittadino.
di Giuseppe Taccini
da Il Giornale del 18.11.09
Campidoglio. Piano casa, il sindaco blocca la delibera. Polemica con i democratici per l’assenza dell’assessore Antoniozzi.
Non è la prima volta che succede, e forse non sarà neppure l'ultima. La conferenza stampa sul «piano casa », che doveva essere presentato ieri, è saltata. Come successe, ad inizio del mandato di Alemanno, sulle strisce blu. E il motivo dello stop, è lo stesso: è stato il sindaco, infatti, a stoppare la delibera. Allora, fu per gli aumenti al parcheggio. E adesso, perché prima di presentare il piano casa, «intervento da 26 mila alloggi», Alemanno avrebbe voluto una risposta: «Il sindaco - racconta un componente della giunta - voleva sapere quante case erano state realizzate da Veltroni, ma nessuno gli ha fornito questo dato». Secondo Alemanno, inoltre, la delibera era scritta in modo poco chiaro e, quindi, è stata rinviata. E, dunque, niente piano casa, almeno per il momento. «Lo presenteremo la prossima settimana», ha spiegato il sindaco. La motivazione ufficiale è un'altra: «Non è stato trovato l'accordo in giunta, ci sono alcuni approfondimenti da fare specie sugli strumenti urbanistici da utilizzare e nel confronto con le parti sociali». Alemanno ha poi aggiunto: «Purtroppo l'assessore alla casa negli ultimi giorni non è stato a Roma, per impegni che aveva al parlamento europeo (Antoniozzi, infatti, è anche deputato europeo, ndr) e non è stato possibile fare tutti gli approfondimenti del caso». E a quel punto, i consiglieri del Pd che erano presenti in sala delle bandiere (ne parliamo a parte) hanno polemizzato: «Gliel’avevamo detto che il ruolo era incompatibile». Alemanno ha risposto: «Pensate a casa vostra».
La delibera sul piano casa, quindi, è rimasta in stand by. Resta valido l'impianto generale: «Parliamo - dice il sindaco - di una manovra da 26 mila alloggi». Di questi, 3 mila verranno dall'edilizia residenziale pubblica (Erp) che andranno alle famiglie con dieci punti nelle graduatorie di emergenza abitativa. Gli altri 23 mila saranno di housing sociale: tra questi ci sono le cosiddette aree di riserva, le modifiche di destinazione d'uso, l'acquisizione di immobili invenduti (in cambio di incentivi urbanistici e fiscali ai costruttori), l'individuazione di «centri di assistenza abitativa temporanea». Tutto rinviato alla settimana prossima, mentre l'opposizione protesta: «Nulla è stato fatto dalla giunta». «Abbiamo lavorato per dare risposte ai cittadini», risponde Marco Visconti, presidente della commissione casa.
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di E. Men.
dal Corriere della sera del 14.11.09
Campidoglio. Comune, slitta il piano casa - "Aspetti tecnici da definire"
L'approvazione in giunta della delibera quadro sul piano casa è stata rinviata a mercoledì prossimo. Gianni Alemanno ha affermato che «ci sono alcuni aspetti tecnici e legati agli strumenti urbanistici ancora da definire». Tra i motivi per cui non si è arrivati all'approvazione c'è anche, ha aggiunto il sindaco, "il fatto che l'assessore preposto si sia dovuto assentare da Roma nei giorni scorsi per impegni europei". Polemico De Luca (Pd) sul "doppio incarico".
pag. XIII - Roma
da La Repubblica del 14.11.09
Piano casa, l'iter in Regione va avanti
Nonostante la paralisi causata dalle dimissioni di Marrazzo, il piano casa regionale andrà avanti. Sulla legge varata dalla regione Lazio nell'agosto scorso pesa l'iniziativa del Consiglio dei ministri che ha impugnato l'articolo relativo al fascicolo del fabbricato ritenendolo anti-costituzionale. Ma la modifica della legge - si fa sapere in ambienti vicepresidente della Regione Montino - è pronto per andare in giunta e successivamente in consiglio regionale rimasti attivi solo per l'ordinaria amministrazione. La modifica della legge - in vigore dall'agosto scorso ma formulata secondo il governo in modo illegittimo - viene dunque considerata un atto indifferibile. L'assessore alla Casa Mario Di Carlo avrebbe già raccolto i pareri dell'opposizione perché il passaggio avvenga nei primi giorni di dicembre, possibilmente nella stessa seduta che verrà dedicata all'approvazione del Bilancio.
Ieri, intanto, è slittata a mercoledì prossimo la prevista approvazione, da parte della giunta capitolina, del piano casa romano. «Abbiamo dovuto fare un'ulteriore verifica anche rispetto a sollecitazioni che sono arrivate da parte delle categorie sociali e produttive - spiega il sindaco Gianni Alemanno, al termine della riunione della giunta - Nei prossimi giorni avremo ulteriori confronti con il mondo della cooperazione abitativa, con i costruttori e con l'associazione degli inquilini per perfezionare alcuni aspetti della delibera che ancora non convincevano». A chi gli chiede quali aspetti del piano casa non convincessero, il sindaco risponde: «Ci sono aspetti relativi agli spazi garantiti alle cooperative abitative e ai cambi di destinazione d'uso che non convincono». In più, «stiamo inserendo un elemento che coinvolgerà il sistema del credito e delle fondazioni bancarie nel finanziamento per poter permettere alloggi a mutuo e canone concordato».
In ogni caso, assicura il primo cittadino, «il piano casa c'è, l'operazione dei 26mila alloggi è confermata: abbiamo però bisogno di qualche giorno ancora per consegnare un lavoro concertato e perfetto dal punto di vista tecnico». «A complicare le cose - aggiunge Alemanno - c'è stato anche il fatto che l'assessore alla casa, Alfredo Antoniozzi ieri e l'altro ieri si è dovuto assentare da Roma per impegni europei». Un'affermazione, questa, che innesca la polemica con il consigliere comunale del Pd Athos De Luca: «Questo è incompatibile, lo avevamo detto fin dall'inizio - attacca De Luca - Non si può fare l'assessore al Comune e il parlamentare europeo». E il sindaco replica: «Sulle incompatibilità, dovreste guardare in casa vostra».
Critico il Pd capitolino: «Sono solo chiacchiere - sostiene il capogruppo Umberto Marroni - Si tratta di una delibera programmatica che rimanda a una serie di bandi e varianti urbanistiche che consentiranno di risolvere l'emergenza abitativa solo in futuro. Si era fatto un consiglio straordinario in cui si è parlato di realizzare 30 mila alloggi - aggiunge Marroni - ma a distanza di un anno non è stato fatto nulla». All'opposizione, replica il delegato capitolino per l'emergenza abitativa Marco Visconti, «voglio ricordare il grande lavoro svolto da questa amministrazione per dare delle risposte certe al fabbisogno di casa avanzate dai cittadini romani: a partire dal bando per gli acquisti degli alloggi, che siamo riusciti a chiudere in appena 6 mesi, o al grande lavoro svolto per porre rimedio ai provvedimenti sbagliati e farraginosi che abbiamo ereditato dalle giunte precedenti».
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di C.R.
da Il Messaggero del 14.11.09
Piano casa, Acer chiede bonus al 55% a Roma
Mentre secondo il Rapporto Upi-Eures 2009, presentato ieri a Roma, continua a diminuire il numero delle compravendite di immobili nel Lazio (-12% nel biennio 2007-2008) e non trova soluzione l'emergenza casa, soprattutto nella capitale, dove la maggior parte degli sfratti (+31,3%) viene notificato a causa dalla morosità (65%), Acer e Urcel hanno avanzato loro proposte correttive del Piano casa del Lazio a regione e comune di Roma. «Ritengo» ha affermato il presidente di Acer, Eugenio Batelli, «che la possibilità di ampliare del 20% gli edifici esistenti non produrrà gli effetti auspicati, sia perché il patrimonio edilizio della nostra città è costituito solo in minima parte da abitazioni uni o bifamiliari, sia perché l'intervento di ampliamento, incidendo sulla struttura dell'immobile, ne impone l'adeguamento alla normativa antisismica, con aumento dei costi, tale da non essere economicamente compatibile con il beneficio previsto.
Per quanto riguarda la demolizione e ricostruzione, il premio di cubatura del 35% risulta appena sufficiente per gli interventi relativi a fabbricati con proprietà unica. Invece, nei casi di proprietà frazionata (condomini) che rappresentano l'85% del patrimonio esistente in città, l'incentivo non è sufficiente a consentire l'equilibrio economico degli interventi. In tali situazioni infatti, oltre agli oneri connessi alla demolizione e ricostruzione graveranno sull'operatore anche quelli della risistemazione temporanea, per almeno due anni, degli occupanti del fabbricato interessato dall'intervento. Ritengo che l'incentivo per i condomini debba essere portato almeno al 55%».
Dello stesso parere è il presidente di Ance Lazio-Urcel, Stefano Petrucci, il quale ha osservato inoltre che «sui Piani integrati i comuni non hanno l'autonomia delle scelte e debbono ritornare in Regione per un'approvazione inutile e che dovrebbe invece essere soggetta solo ad un controllo». Altra richiesta avanzata da Petrucci è quella di «un più ampio ricorso alla così detta monetizzazione degli oneri di urbanizzazione. In questo modo sarebbe possibile superare alcune rigidità che finiscono per limitare gli effetti del Piano casa del Lazio, sia per quanto riguarda gli ampliamenti che gli interventi di demolizione e ricostruzione, attribuendo ai comuni adeguate risorse per le urbanizzazioni».
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da Italia Oggi del 04.11.09
Piano casa, botta e risposta Acer-Regione
La possibilità di «ampliare del 20 per cento gli edifici esistenti non produrrà gli effetti auspicati, sia perché il patrimonio edilizio della nostra città è costituito solo in minima parte da abitazioni mono e bifamiliari, sia perché l'intervento di ampliamento nè impone l'adeguamento alla normativa antisismica con aumento dei costi». Lo ha detto il presidente dell'associazione costruttori edili di Roma e provincia Eugenio Batelli, parlando del piano casa della regione Lazio, in occasione di un convegno organizzato nella sede dell'Acer.
Secondo Batelli «per quanto riguarda la demolizione e ricostruzione, il premio di cubatura del 35 per cento risulta appena sufficiente per gli interventi relativi a fabbricati con proprietà unica: invece nei casi di proprietà frazionata (condomini), che rappresentano l'85 per cento del patrimonio esistente in città, l'incentivo non è sufficiente a consentire l'equilibrio economico degli interventi».
«Non siamo in condizioni di fare modifiche alla legge regionale sul Piano casa, per le note vicende che sta affrontando la Regione Lazio», ha replicato Esterino Montino, vice presidente della Regione. «La fase di interregno è di sei mesi - ha aggiunto Montino - questo è un periodo lungo, in cui dobbiamo capire come applicare una legge che ha delle potenzialità».
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da Il Messaggero del 04.11.09
La burocrazia frena il piano casa. Nessun Comune laziale ha ancora approvato la delibera applicativa. L'accusa dei costruttori: troppo complesso l'iter per ottenere il via libera amministrativo agli interventi.
Non solo agevolazioni e opportunità. Il piano casa laziale contiene anche paletti che sembrano destinati a depotenziare il provvedimento. Dai limiti nelle zone agricole, al costoso obbligo nelle zone a rischio sismico (anche basso) di adeguare tutto il fabbricato alla normativa antisismica per usufruire del bonus ampliamento del 20%. Non a caso tra i costruttori serpeggiano perplessità sull'impatto del piano. Un piano che pure, secondo le stime del Cresme, potrebbe muovere 2,9 miliardi di investimenti e creare oltre 48mila posti di lavoro.
La bufera Marrazzo, secondo i tecnici, non avrà effetti sul piano della Regione. Anche se la giunta, in seguito alle dimissioni del Governatore (attese entro novembre), dovesse sciogliersi, limitandosi alle attività di ordinaria amministrazione, i cittadini potranno comunque far partire le loro domande di ampliamento dal prossimo 5 dicembre, come stabilito dalla legge. Intanto, per rispondere ai rilievi di incostituzionalità del governo, la Regione entro fine novembre sospenderà o eliminerà le norme che rendevano obbligatorio il fascicolo di fabbricato. I Comuni avranno tempo invece fino al 4 dicembre per presentare le regole che specificano i contenuti della legge. E finora nessun Comune ha approvato delibere applicative.
- 4 dicembre - La scadenza. È il termine per specificare i contenuti della legge a livello locale.
- 30% - Lo sconto. È la riduzione massima applicabile sugli oneri d'urbanizzazione.
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da Il Sole 24ore Roma del 28.10.09
Costruttori scettici: piano casa poco utile - Ancora nessuna delibera applicativa locale
La bufera Marrazzo non avrà effetti sul piano casa della regione Lazio. E se la giunta, dopo le dimissioni del Governatore (attese salvo sorprese entro novembre), dovesse sciogliersi, limitandosi alle attività di ordinaria amministrazione, i cittadini potranno comunque far partire le loro domande di ampliamento dal prossimo 5 dicembre, come stabilito dalla legge. I tecnici della Regione, intanto, in queste ore convulse, continuano a lavorare all'eliminazione del fascicolo di fabbricato dal piano casa. Una mossa necessaria per rispondere ai rilievi di incostituzionalità del governo sulla norma che rende obbligatoria la presentazione di questo documento (sulla sicurezza statica e impiantistica dell'edificio) per gli ampliamenti, la demolizione con ricostruzione e gli interventi di edilizia residenziale pubblica. Resta il dubbio sulla formula prescelta: abrogazione o sospensione.
Anche se i punti controversi della legge non fossero emendati a causa delle immediate dimissioni di Marrazzo e dello scioglimento del Consiglio, tutta l'impalcatura della normativa rimarrebbe in piedi e sul nodo del fascicolo sarebbe la Consulta ad avere l'ultima parola. Comunque tra non meno di un anno. La Corte costituzionale sarà chiamata a decidere sui dubbi sollevati dal governo, per il quale l'imposizione di un documento simile è di competenza statale, ma soprattutto è un onere eccessivo a carico dei privati, perché contiene informazioni già in possesso della pubblica amministrazione.
In regione tutti, tecnici e politici, minimizzano la bocciatura del governo: «Dai contatti informali con l'esecutivo - spiega l'assessore alla Casa, Mario Di Carlo - non ci aspettavamo questo ricorso. Comunque, non ci sono effetti sull'efficacia della legge e siamo intenzionati a emendare subito il testo per evitare problemi». Sulle modalità, sono allo studio due ipotesi: «Una prima strada - spiega Esterino Montino, assessore all'Urbanistica e vicepresidente della regione che ha ricevuto in delega i poteri del presidente Piero Marrazzo - potrebbe essere una legge che sospende il piano casa nella parte relativa al fascicolo di fabbricato, da rivedere dopo la pronuncia della Consulta». In alternativa, si sta pensando all'abrogazione completa dei tre punti della legge che parlano del fascicolo. Intanto, però, il lavoro delle amministrazioni va avanti. I comuni, dice il testo, entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge (quindi, entro il prossimo 4 dicembre), possono «individuare ambiti del proprio strumento urbanistico nei quali limitare o escludere gli interventi» del piano casa. E possono ridurre gli oneri di urbanizzazione da pagare, fino a un massimo del 30 per cento. In tutto il Lazio, però, non c'è ancora neppure un comune che abbia formalizzato la propria delibera: siamo ancora alle ipotesi di lavoro. E l'esperienza delle altre regioni, dove la maggior parte dei comuni ha aspettato gli ultimi giorni utili, testimonia che per vedere un po' di vivacità dovremo arrivare alla fine di novembre.
L'impatto del provvedimento, secondo stime Cresme, ammonterà a circa 2,9 miliardi in termini di investimenti, con oltre 48mila occupati. E un giro d'affari assorbito soprattutto dall'edilizia residenziale e per una quota minima dagli ampliamenti di piccole realtà produttive. La regione punta su una massiccia campagna informativa «per illustrare nel dettaglio la legge e le sue possibilità di attuazione», spiega Giovanni Carapella, presidente della commissione consiliare lavori pubblici e politiche per la casa. Tra i costruttori però, soprattutto a Roma, serpeggiano perplessità sul reale impatto del piano. «La prevalenza di grandi condomini (non toccati dalle possibilità di ampliamento, ndr) rispetto alle villette mono-bifamiliari e gli onerosi lavori di adeguamento antisismico collegati a qualsiasi tipo di intervento ridurranno al lumicino le richieste di ampliamento del 20% della cubatura», avverte Eugenio Batelli, presidente dei costruttori romani dell'Acer. Una prospettiva condivisa anche da Stefano Petrucci, presidente Ance Lazio: «Gli ampliamenti si faranno quasi solo fuori Roma e nelle altre province della regione». Mentre i bonus di cubatura del 35% per le demolizioni e ricostruzioni, per Batelli «sono appena sufficienti in una bilancia costi benefici». Scettici sugli effetti del piano casa anche i piccoli proprietari. «Il divieto di sopraelevare e l'esclusione di fatto dei condomini - dice Angelo De Nicola, presidente Uppi Roma - ci lega le mani».
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- 4 dicembre - Il termine. È la data entro la quale le amministrazioni municipali possono specificare i contenuti della legge.
- Fascicolo del fabbricato. La regione si prepara a eliminarlo dopo i rilievi di incostituzionalità del governo
LA NORMA
- Bonus ampliamento. Sarà permesso fino a un massimo del 20% di cubatura per gli edifici residenziali con volumetria non superiore a mille metri cubi. L'aumento massimo perciò è 62,5 metri quadri. Per l'edilizia non residenZiale il bonus è 10%.
- Demolire per ricostruire. Il bonus cubatura è del 35%, che sale al 50% per chi delocalizza da aree di pregio a zone previste dai singoli Comuni. Il bonus sale fino al 60% per chi demolisce sul litorale e ricostruisce altrove cambiando la destinazione d'uso ad alberghiera.
- Normativa antisismica. Ogni ampliamento in zona sismica richiede lavori di adeguamento dell'intero edificio alla normativa antisismica, oltre al rispetto dei criteri di bioedilizia.
- Meno requisiti. Il fascicolo di fabbricato, previsto dalla Regione, non sarà richiesto. Il documento sulla sicurezza di struttura e impianti, introdotto dal Campidoglio nel 2004, era stato bocciato dal Tar Lazio nel 2006 e dal Consiglio di Stato nel 2008.
di Andrea Gagliardi - Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 28.10.09
Tecnici e professionisti divisi sulle potenzialità della legge - Slalom tra paletti normativi
«La politica ha costruito un piano casa che, alla prova dei fatti, non sarà applicabile». A parlare è Vittorio Meddi, presidente dei geometri del Lazio. E le sue perplessità in questi giorni sono quelle di molti professionisti che, studiando la legge, hanno scoperto, oltre alle agevolazioni e alle opportunità, un ginepraio di limiti e paletti che sembrano destinati a depotenziare il provvedimento.
Le limitazioni iniziano all'articolo 2, che definisce l'ambito di applicazione della prima parte della legge. Qui viene stabilito che ampliamenti e demolizioni potranno essere eseguiti solo nelle zone territoriali omogenee B e C (quelle parzialmente edificate). Non stupisce l'esclusione delle zone A (i centri storici), ma pesano i limiti sulle zone agricole. Soprattutto se pensiamo che gli ampliamenti sono stati pensati per le ville. «Nelle zone agricole - spiega un tecnico della Regione - sono vietati gli interventi di demolizione e ricostruzione. Sono invece consentiti gli interventi di recupero e quelli di ampliamento, ma solo ai coltivatori diretti, agli imprenditori agricoli e ai loro eredi». Quindi, tutti quelli che hanno una villa in zona agricola non potranno beneficiare del 20% in più, a meno che non rientrino nelle categorie di cui sopra. Amedeo Schiattarella, presidente degli architetti romani però sdrammatizza: «Le difficoltà ci sono, come è naturale per qualsiasi legge di questo tipo, ma non stanno incidendo sull'interesse dei clienti».
Il limite imposto dall'articolo 3, poi, getta una pesante ombra sull'applicabilità concreta di una parte della legge. «Per gli edifici realizzati in zone classificate a rischio sismico - recita il testo - gli ampliamenti di cui al comma 1 sono consentiti esclusivamente a condizione che l'intero edificio sia adeguato alla normativa antisismica». L'oggetto sono gli ampliamenti del 20% per gli edifici residenziali e del 10% per i non residenziali. Qui, in pratica, la legge dice che, in una zona a rischio sismico, anche basso (più del 98% dei comuni laziali è classificato sismico), sarà necessario adeguare tutto il fabbricato prima dell'ampliamento. Ciò rischia di rendere economicamente poco appetibile questo tipo di interventi. «Adeguarsi alla normativa antisismica - spiega Meddi - può significare intervenire sulle strutture, sui muri dell'edificio. Un'operazione costosissima che pochi saranno disposti a fare per costruirsi una stanza in più». Sul punto frena invece Francesco Duilio Rossi, presidente dell'ordine degli ingegneri di Roma, che chiosa: «L'adeguamento sismico è una limitazione necessaria per la sicurezza. Credo che la risposta dei cittadini sarà comunque positiva».
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di Andrea Gagliardi - Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 28.10.09
Oneri d'urbanizzazione. Roma verso il no agli sgravi. L'assessore Corsini: «Non è tempo di sconti»
«Non è tempo di sconti. La questione va ancora affrontata nelle sedi competenti, di concerto con il sindaco, ma personalmente sarei molto restrittivo sulle riduzioni degli oneri di urbanizzazione previsti dal piano casa regionale». Marco Corsini, assessore all'urbanistica del Comune di Roma, è cauto, ma non nasconde le sue perplessità sulle possibilità di rinunciare a parte degli introiti collegati al via libera per gli ampliamenti di cubatura e per le demolizioni con ricostruzione.
La legge regionale parla della possibilità per i comuni di «una riduzione fino al massimo del 30 per cento del contributo dovuto in riferimento agli oneri di urbanizzazione», per la prima casa. Il tutto da adottare con delibera entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge. Corsini però mette le mani avanti. «Rinunciare a un'entrata pubblica di questi tempi è impensabile - dice -. Eventuali esenzioni vanno valutate con molta cautela».
Quanto alle possibili ricadute del piano casa a Roma, l'assessore all'urbanistica parla di «eccessivi vincoli» posti dalla legge regionale, ma non esclude in futuro la possibilità di modifiche. «La normativa laziale mette troppi paletti alle possibilità di ampliamenti, escludendo ad esempio tutto il centro storico - dice l'assessore -. Si tratta di limiti ai quali non possiamo che adeguarci, ma non è escluso che in futuro, con l'approvazione dei decreti attuativi della legge su Roma capitale, saranno fatte nuove valutazioni sugli ambiti di applicazione della legge».
Lì dove invece Corsini torna a ribadire la necessità di interventi stringenti e immediati è sul fronte della sicurezza. Di qui la contrarietà al provvedimento del consiglio dei ministri che lo scorso 15 ottobre ha impugnato per incostituzionalità la parte della legge regionale che subordina la possibilità di ampliamenti o demolizione con ricostruzione alla predisposizione del fascicolo di fabbricato, ossia del documento sulla sicurezza statica e impiantistica dell'immobile. «Vanno bene gli adeguamenti alla normativa antisismica per realizzare gli ampliamenti - spiega Corsini - ma resto convinto dell'utilità del fascicolo di fabbricato, che rappresenta un contributo essenziale per elevare gli standard di sicurezza e per un controllo più penetrante del patrimonio edilizio romano. Il fascicolo è un certificato dello stato di salute dell'immobile e uno strumento di prevenzione del rischio crollo degli edifici, in presenza o meno di eventi sismici».
Gli accertamenti effettuati per la redazione di questo documento consistono in un esame delle strutture portanti degli edifici e degli impianti, accompagnato da una verifica della documentazione tecnico-amministrativa esistente, dalla concessione edilizia ai certificati di conformità impiantistica. Il tutto con l'obiettivo, da un lato di poter tempestivamente individuare e prevenire le situazioni di rischio, dall'altro di programmare nel tempo gli interventi di ristrutturazione e manutenzione dei fabbricati.
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di Andrea Gagliardi - Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 28.10.09
Controtendenza. Frosinone e Rieti ci credono. Sì agli incentivi, obiettivo riduzione del 20%
«Vogliamo fare presto. E approvare in tempi brevi la delibera comunale di applicazione del piano casa regionale, per consentire ai cittadini di avere un quadro certo dei costi. E abbiamo intenzione di spingere sugli incentivi, portando al 20% la riduzione degli oneri di urbanizzazione». A parlare è Fernando Picchi, assessore all'urbanistica del comune di Frosinone. Il capoluogo ciociaro non è un caso isolato. Il trend in provincia è diverso dalla capitale. L'orientamento è verso maggiori agevolazioni. Tanto più che la rigida normativa antisismica contenuta nella legge regionale rischia di frenare gli interventi di ampliamento. «A Frosinone ci sono già 10mila sottotetti da rendere abitabili. Il piano casa servirà a dare un'ulteriore scossa al settore immobiliare l'anno prossimo. In città c'è fermento. A partire da gennaio pensiamo di creare uno sportello di front office per spiegare ai cittadini tutte le possibilità edificatorie».
Anche a Rieti sulla questione degli oneri di urbanizzazione l'orientamento è verso una riduzione del 20%. «Stiamo mettendo a punto la bozza di delibera - spiegano dall'assessorato all'urbanistica e alla gestione del territorio -. Pensiamo di spingere sugli incentivi economici per i privati, tanto più che il piano casa regionale consente interventi di ampliamento e demolizione con ricostruzione solo per un periodo di due anni. E che stiamo parlando di opere che non comportano un aggravio di costi per l'amministrazione pubblica». Quanto ai programmi integrati per la riqualificazione urbanistica e ambientale, previsti sempre dalla legge regionale con un super bonus fino al 50% sulla cubatura degli edifici demoliti e rilocalizzati altrove, «stiamo pensando a dei bandi pubblici aperti alle proposte dei privati».
Un tema quest'ultimo sul quale è all'opera anche il Comune di Latina. «Stiamo lavorando a un piano ad hoc, che introduca premi di cubatura anche maggiori di quelli previsti dalla Regione, per stimolare i privati ad abbattere gli edifici costruiti sulla costa e a ricostruire fuori dalla zone vincolate» dice Massimo Rosolini, assessore alla tutela del territorio. Che aggiunge: «Finora ci siamo concentrati sulla definizione delle aree del comune escluse dall'applicazione del piano casa, ossia gli ambiti e gli edifici storici del centro e dei borghi. Mentre sulle riduzioni degli oneri urbanistici cercheremo una mediazione tra le esigenze di cassa dell'amministrazione e la necessità di incentivi per i privati. Contiamo di portare entro metà novembre in consiglio comunale la delibera applicativa del piano».
Una filosofia condivisa dall'amministrazione comunale di Viterbo. «Faremo uno sconto sugli oneri concessori, ma non a prezzi di saldo» annuncia Marcello Meroi (vicesindaco con delega sulle politiche di gestione del territorio), che rilancia sulla necessità dei controlli: «Andranno intensificati in corso d'opera sia sul rispetto dei parametri di sostenibilità energetico-ambientale, sia sulla qualità dei materiali utilizzati».
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di Andrea Gagliardi - Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 28.10.09
La Regione: «Piano casa dal 4 dicembre». Il vicepresidente Montino: «Nuovo passaggio in Consiglio per annullare l'articolo 20». Stop all'obbligo del Fascicolo di fabbricato. Confedilizia: bene, è solo un oneroso obolo alle lobby dei geometri. La Regione: «Piano casa applicabile dal 4 dicembre». Sospeso l'articolo sul Fascicolo del fabbricato.
L'assessore Montino annuncia: «Il Piano casa entrerà in vigore il prossimo 4 dicembre, i Comuni hanno 90 giorni di tempo per individuare gli ambiti esatti di applicazione».
E in attesa che la Consulta si pronunci sul ricorso presentato la scorsa settimana dal Governo, Confedilizia attacca: «Mi sembra l'ennesima forzatura - denuncia l'architetto Paolo Pietrolucci, presidente di Confedilizia Roma - quel fascicolo è solo un insieme di documenti senza valore. Di sicurezza non c'è nulla. Nessuna prova tecnica, solo una onerosa collezione documentale. L'impressione - continua il presidente - è che dietro ci sia solo il tentativo di ingraziarsi la lobby dei geometri e delle categorie professionali, un obolo a ognuno per il suo pezzetto di competenza».
«Il Piano casa è stato pubblicato a metà agosto, ed è in vigore dal 4 di settembre. Noi abbiamo poi dato 90 giorni ai comuni per individuare gli ambiti esatti di applicazione: ciò vuol dire che la legge sarà applicabile dal prossimo 4 dicembre». Esterino Montino, vicepresidente della Regione Lazio e assessore all'Urbanistica, presenta il Piano casa e prova a rassicurare gli imprenditori di Federlazio. Lo fa, insieme all'assessore regionale alla Casa Mario Di Carlo, nella sede romana dell'associazione, dopo la decisione presa dal governo la scorsa settimana di impugnare la legge approvata dalla Pisana davanti alla Corte costituzionale.
Il punto critico sul quale la Consulta dovrà pronunciarsi è l'articolo 20, lì dove si prevede l'istituzione obbligatoria del fascicolo del fabbricato. Uno strumento che otto sentenze - tra Tar e Consiglio di Stato - hanno bocciato e che la legge approvata il 6 agosto scorso dalla Regione fa rientrare dalla finestra.
Ci sarà un nuovo passaggio in Consiglio regionale per rendere non applicativo l'articolo 20 - conferma Montino - questo vuol dire che in attesa che la Consulta si pronunci la legge sarà operativa». «Il Fascicolo è uno strumento cartaceo, dunque si fa sempre in tempo a farlo», assicura Montino. Che senso ha, dopo lo stop del governo e le ripetute sentenze del Tar e del consiglio di Stato? I dubbi che si vada verso un pasticcio e un lungo interminabile contenzioso rimane. «Mi sembra l'ennesimo forzatura - denuncia l'architetto Paolo Pietrolucci, presidente di Confedilizia Roma - quel fascicolo è solo un insieme di documenti senza valore. Di sicurezza non c'è nulla. Nessuna prova tecnica, solo una onerosa collezione documentale. L'impressione - continua il presidente - è che dietro ci sia solo il tentativo di ingraziarsi la lobby dei geometri e delle categorie professionali, un obolo a ognuno per il suo pezzetto di competenza».
Il Piano Casa della Regione Lazio è direttamente collegato al protocollo d'intesa Stato-Regioni. Prevede «misure urgenti e straordinarie volte al rilancio e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente». . Consente ai proprietari di immobili con volume non superiore ai 1000 metri cubi di ampliare la loro casa del 20%. Concede premi di cubatura ma esclude interventi di qualsiasi tipo nei centri storici, nelle aree protette e nelle zone a rischio di esondazione.
Montino andrà avanti. La Regione, ha ricordato l'assessore, ha recepito anche i suggerimenti del Comune di Roma e in particolare dell'assessore capitolino all'Urbanistica Marco Corsini. «Abbiamo snellito le procedure - conclude - e dato 90 giorni ai comuni perché individuino gli ambiti esatti dell'applicazione di queste norme».
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La scheda
- Un costoso onere burocratico. Dichiarato illegittimo dal Tar. Bocciato in via definitiva il 27 marzo del 2007 da una sentenza del Consiglio di Stato. Considerato poco più di un onere burocratico, il fascicolo del fabbricato è stato di nuovo introdotto dalla legge regionale sul Piano casa. In attesa che la Consulta si pronunci sulla sua costituzionalità.
- Quanto costa? In teoria le tariffe dovrebbe essere popolari. Variare al massimo tra i 100 e 250 euro. In realtà non è così. Nella relazione intervengono due tecnici iscritti ai rispettivi ordini professionali. Il conto finale dipende dal tipo immobile e dal numero dei condomini. E dalle spese accessorie. Spese che comprendono rilievi, acquisizioni documentali, elaborazioni informatiche e quant'altro occorra per l'adempimento dell'incarico. Tutto a carico della proprietà. «C’è chi ha sborsato anche 12 mila euro - rivela Paolo Pietrolucci, presidente di Confedilizia Roma - senza che sia stata effettuata una sola prova di staticità o una verifica dei pilastri. La sicurezza degli stabili non si garantisce con i pezzi di carta».
di Claudio Marincola
da Il Messaggero del 21.10.09
OSSERVATORIO - "Il no al fascicolo di fabbricato può bloccare il piano casa nel Lazio"
La legge regionale sul piano casa, che è stata a sorpresa impugnata dal Governo dal quale pure era partito l'input, è invece di fondamentale importanza per il settore dell'edilizia e dell'impiantistica che sta attraversando a Roma e nel Lazio una crisi senza precedenti. Per questo ci rassicurano le parole del presidente della Regione, Piero Marrazzo, che ha dichiarato che la legge in realtà è in vigore in quanto il Governo avrebbe impugnato solamente l'articolo sul fascicolo di fabbricato.
Questo provvedimento nel suo complesso rappresenta, in effetti, uno strumento non solo di stimolo per il settore dell'edilizia, ma anche di grandi opportunità per le imprese artigiane e le piccole e medie imprese del territorio che abbiano necessità di ampliare i propri capannoni.
L'indagine del Cresme, commissionata dalla Cna di Roma, parla chiaro. L'impatto della legge regionale recante le misure straordinarie per il settore edile per il comparto non residenziale, si potrà concretizzare in circa 56 mila mq di superficie di ampliamento. Calcolando che il costo di ampliamento è di circa 750 euro al metro quadro, il provvedimento genererà una ricaduta pari a circa 42 milioni di euro di somme investite nel settore costruzioni.
Per quanto riguarda l'impatto occupazionale si prevedono 950 tra occupati diretti e indiretti, anche se si tratta di cifre, in realtà, largamente inferiori a quelle previste per il settore residenziale (7 metri cubi, pari a 2,8 miliardi investiti), a causa della quantità e dei caratteri dello stock non residenziale nella regione e dei parametri di vincolo previsti.
A tali stime si giunge dopo un'analisi sullo stock 2008 di immobili non residenziali nel Lazio che somma i dati del censimento 2001 a quelli del sistema informativo Cresme sulla nuova produzione edilizia. Gli immobili non residenziali del Lazio occupano una superficie di poco superiore ai 37 milioni di mq. Tenendo contro degli attuali limiti posti dalla Legge Regionale, sono soggetti alla possibilità di ampliamento immobili per una superficie pari a circa 4,6 milioni di mq, di cui per il 60% con destinazione d'uso industriale o artigianale e il restante a per uso commerciale.
Quindi il Cresme ha analizzato anche la propensione delle famiglie del Lazio ad usufruire del Piano Caso determinando, una potenzialità di adesione pari al 12% dei potenziali beneficiari. La Cna ha organizzato intanto un ciclo di 6 seminari sul piano caso, il promo dei quali previsto per martedì 20 ottobre al quale parteciperà il direttore del Cresme Lorenzo Bellicini e il presidente della commissione lavori pubblici della Regione Lazio Giovanni Carapella. Ufficio studi Cna Lazio
di pag. XIII - Roma
da La Repubblica del 20.10.09
Piano casa, non cambiano le scadenze nel Lazio. La Regione annullerà la norma sul fascicolo di fabbricato. Marrazzo: eviteremo oneri e lungaggini. Dopo la decisione del governo di impugnare la legge restano invariate le modalità per gli ampliamenti delle abitazioni. L'esecutivo sostiene l'incostituzionalità: si fanno ricadere su privati compiti propri dello Stato come la duplicazione di accertamenti.
ROMA - La legge sulla casa del Lazio è in vigore anche dopo il ricorso alla Corte costituzionale voluto dal governo. La Regione si appresta a correggere in tempi rapidi il punto controverso, quello relativo al fascicolo di fabbricato e dunque, se le cose andranno così, dal 20 novembre i cittadini interessati a usufruire degli interventi di ampliamento o di sostituzione edilizia potranno presentare la loro denuncia di inizio attività (Dia) nei tempi già previsti.
Il chiarimento arriva dalla Regione all'indomani della decisione del governo nazionale, formalizzata giovedì in Consiglio dei ministri, di impugnare la legge regionale approvata lo scorso agosto. Il punto contestato è quello che riguarda il fascicolo di fabbricato, e più precisamente subordina la possibilità di procedere con gli ampliamenti alla predisposizione del fascicolo stesso.
La via prescelta per aggirare l'ostacolo consiste nel far approvare rapidamente, entro un paio di settimane, una correzione legislativa, che stralci proprio la parte relativa al fascicolo o quanto meno ne subordini l’applicazione alla decisione della Corte costituzionale. In teoria non ce ne sarebbe bisogno, visto che fino alla pronuncia della Corte il testo resta in vigore nella sua interezza; l'obiettivo è però evitare confusioni e dubbi in chi intenda usufruire della nuova normativa.
Del resto alla Pisana non c'è alcuna intenzione di andare allo scontro con il governo. «Nessun conflitto - spiega il presidente Marrazzo - risolveremo il problema senza creare lungaggini burocratiche ai cittadini». Dunque quando la correzione sarà stata approvata, gli interessati potranno attendere tranquillamente il 20 novembre per presentare la propria Dia (nel frattempo anche i Comuni dovrebbero specificare le proprie eventuali limitazioni). L'unica differenza è che non sarà più richiesto il fascicolo di fabbricato.
Ma perché il governo (nella persona del ministro degli Affari regionali Fitto) ha impugnato proprio questo punto nella legge del Lazio (come aveva fatto per un'analoga norma della Basilicata)? Sostanzialmente l'esecutivo si richiama ad una sentenza della Corte costituzionale del 2003, che in relazione ad una legge della Campania, censurava il fatto che la pubblica amministrazione facesse ricadere su privati compiti propri, come la duplicazione di accertamenti e la conservazione di documenti.
Inoltre il governo sostiene che la norma specifica, sebbene riguardi in primo luogo materie come l'edilizia e l'urbanistica che sono di competenza anche delle Regioni, vada ad invadere altre competenze squisitamente statali quali il diritto di proprietà e il governo del territorio. Per questo l'esecutivo ritiene di portare la questione davanti alla Corte costituzionale.
Sempre il nodo del fascicolo di fabbricato è stato al centro di uno scambio di battute tra Regione e Comune. La prima ha fatto notare, con il vicepresidente Esterino Montino, che proprio le norme relative al fascicolo erano state introdotte nel provvedimento su precisa richiesta dell'amministrazione capitolina. Questa, con l'assessore all'Urbanistica Marco Corsini, ha replicato parlando di «inutile polemica», pur confermando la propria fiducia nella «bontà dello strumento del fascicolo di fabbricato».
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- LE MOTIVAZIONI DEL RICORSO. Secondo il ministero degli Affari regionali sono state invase competenze statali
- LA LEGGE REGIONALE. La legge regionale sulla casa è vigente e sarà applicata
PIANO CASA. Il piano casa è l'iniziativa che il governo ha lanciato nel pieno della crisi per incentivare l'edilizia e cercare così di sostenere l'economia. Le regioni e i comuni hanno firmato un accordo con l'esecutivo, dove si impegnano a semplificare le loro normative in materia. In particolare, gli enti locali devono consentire le ristrutturazioni che accrescano i volumi dell'immobile fino al 20%. Via libera anche alla demolizione di vecchi edifici e alla loro ricostruzione con un ampliamento dei volumi fino al 35%, a patto che ci sia un «miglioramento della qualità architettonica, dell'efficienza energetica ed utilizzo di fonti energetiche rinnovabili». Le regioni devono fissare le loro regole autonomamente, approvando leggi regionali che comunque devono attenersi ai criteri concordati con il governo.
- AMPLIAMENTI - Il 20% di cubatura in più per gli edifici residenziali. Per gli edifici residenziali, unifamiliari o plurifamiliari, di volumetria non superiore a 1000 metri cubi, sono possibili ampliamenti di cubatura del 20 per cento, per un incremento complessivo massimo per l'intero edificio di 200 metri cubi ovvero di 62,5 metri quadrati. L'ampliamento possibile sarà invece del 10 per cento per gli edifici a destinazione non residenziale per l'artigianato, la piccola industria, e gli esercizi di vicinato.
- SOSTITUZIONE - Per le ricostruzioni il premio è del 35%. Per gli edifici a destinazione residenziale per almeno il 75 per cento la legge, sulla base dello schema definito a livello nazionale, permette interventi di demolizione e ricostruzione con ampliamento della cubatura pari al 35 per cento. Ci sono comunque alcuni vincoli: l'altezza degli edifici non potrà superare l'altezza massima degli edifici contigui, ed inoltre dovrà essere fatto salvo il rispetto delle distanze previste dalla normativa vigente.
- I TEMPI - Dal 20 novembre si potrà presentare la Dia [4 dicembre 2009, ndr]. L'impugnativa della norma da parte del governo non cambierà la tempistica originariamente prevista. La legge, pubblicata il 21 agosto scorso, prevede la possibilità di presentare la denuncia di inizio attività dopo 90 giorni, e quindi a partire dal 20 novembre prossimo. Il termine per questa operazione è di due anni, dunque scade il 19 novembre 2011. Per gli oneri concessori i Comuni hanno la facoltà di applicare una riduzione fino ad un massimo del 30 per cento.
di Luca Cifoni
da Il Messaggero del 17.10.09
Regione. Consiglio disertato dal Pdl, il governo boccia la legge sull'edilizia. Sanità e casa, il Lazio di Marrazzo alla prova del governo.
Per quel che riguarda il primo punto, il presidente della regione si è detto ottimista: «Il principio generale che determina l'intero Piano è quello dell’analisi della domanda di sanità. Una rivoluzione copernicana, poiché finora tutto il sistema ruotava intorno all’offerta. Il debito è diminuito da 2 miliardi a uno e trecento milioni». Del secondo, una parte è stata bocciata, come incostituzionale, dal consiglio dei ministri: «Ma si informano gli esponenti della Pdl che subito hanno gridato alla bocciatura di Marrazzo - ha replicato il vicepresidente Esterino Montino - che la norma sul fascicolo di fabbricato non era contenuta nella prima stesura della legge, ma è stata inserita nell'ottica di una leale collaborazione istituzionale su precisa e formale richiesta del Comune di Roma che l'ha avanzata con una nota dell'assessorato all'urbanistica capitolino». E in ogni caso, ha poi spiegato l'assessore alla Casa, Mario Di Carlo, «abbiamo già scritto una lettera al governo venerdì scorso per comunicare che se ci sono delle parti del testo del piano casa che rischiavano di essere valutate come incostituzionali noi siamo pronti a modificarle per metterle a norma». (...)
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di Al. Cap.
dal Corriere della sera del 16.10.09
Il Consiglio dei ministri intanto blocca il piano casa e l'assestamento di Bilancio
(...) Il governo ha bloccato anche il Piano regionale sulla casa: «Un atto dovuto», minimizza dall'opposizione Donato Robilotta (Sr), «dopo che il Consiglio di Stato, su ricorso dell'Unione piccoli proprietari immobiliari, ha rimesso la norma sul fascicolo di fabbricato alla Corte costituzionale che si pronuncerà sulla sua legittimità». «Quella norma», ricorda il vicepresidente della giunta, Esterino Montino, «è stata richiesta dall'assessorato all'Urbanistica del Campidoglio». (...)
di Carlo Picozza
da La Repubblica del 16.10.09
Lazio, il governo boccia il Piano casa. Provvedimento troppo restrittivo: la legge ora verrà rivista
IL GOVERNO ha impugnato il Piano casa della Regione Lazio. Il punto contestato è l'obbligatorietà del fascicolo del fabbricato per chi intende ampliare la casa. «Stralceremo l'articolo relativo al fascicolo», La legge dovrà tornare in aula.
Prevedeva ampliamenti fino al 20% e premi di cubatura con l'obiettivo di rilanciare il settore edilizio. La Pisana corre ai ripari.
ROMA - Il Piano casa? Da rifare. I dirigenti esterni? Non potranno essere immessi nei ruoli della regione. Per il Lazio le bocciature arrivano due alla volta. Il testo di legge relativo al settore edilizio era collegato al protocollo d'intesa voluto da Berlusconi e firmato da Stato e Regioni il 1° aprile scorso. Prevedeva premi di cubatura, interventi di demolizione e ricostruzione. Ma anche l'istituzione obbligatoria del fascicolo del fabbricato. Il Cdm ieri ha impugnato proprio questo punto. Così che ora la legge varata dalla Pisana il 6 agosto del 2009 dovrà probabilmente tornare in aula. In quanto al personale «che ha ricoperto incarichi dirigenziali per almeno 4 anni consecutivi nelle strutture della regione» bisognerà attendere il pronunciamento della Consulta.
La lettera. L'assessore regionale alla Casa, Mario Di Carlo rivela che venerdì scorso la regione aveva scritto al governo dicendosi disponibile «a modificare le parti che rischiavano di essere considerate incostituzionali». Il precedente della Basilicata, oggetto della medesima “censura” parlava chiaro. L'assessore alla Casa Mario Di Carlo conferma la disponibilità a cambiare la normativa contestata. L'istituzione obbligatoria del fascicolo secondo il Cdm vìola l'articolo 3 della Costituzione. Comporta un «aggravio di costi», si configura come «una prestazione imposta».
Esterino Montino, vice presidente della Regione, anche ora che il governo ha impugnato la legge, è convinto che la normativa sul fascicolo «è legittima oltre che necessaria, perché crea le condizioni per una moderna cultura della sicurezza». Nel testo approvato dall'Assemblea la documentazione veniva richiesta solo per chi intendeva usufruire degli interventi di ampliamento previsti dalla legge (20% con volumi superiori ai mille metri cubi).
La sorpresa. E ora? «Per quanto ci riguarda siamo disponibili a stralciare l'articolo in questione - chiarisce Montino -: abbiamo interesse che la legge sull'edilizia entri subito in vigore». La Regione è intenzionata comunque a riproporre un provvedimento ad hoc, «riteniamo il fascicolo del fabbricato un atto di grande civiltà». Sorpreso il presidente della Commissione Casa Giovanni Carapella: «L'assessore Di Carlo aveva partecipato a varie riunioni con i rappresentanti del governo e lì aveva avuto rassicurazioni sulla qualità della proposta del Lazio».
Non la pensa decisamente così il deputato del Pdl Fabio Rampelli. Che anzi parla di «plastica rappresentazione del dilettantismo che impera nella giunta e nel consiglio regionale». In quanto alla bocciatura, per Rampelli, era inevitabile, visto «l'obbrobrio legislativo», «il governo non poteva che impugnarlo». Bene che vada si perderà qualche mese. (...)
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Ecco come orientarsi nel nuovo scenario, in attesa delle norme definitive
- Cosa succede ora nel Lazio? Ecco i due possibili scenari. L'impugnazione della legge che disciplinava il Piano casa della Regione da parte del Cdm porta a due possibili scenari. Il primo è che la maggioranza guidata da Piero Marrazzo decida di aspettare il pronunciamento della Corte costituzionale. Vorrebbe dire congelare la legge ancora per mesi. Ipotesi che per ora non viene presa in considerazione. Il secondo scenario è quello più probabile: si decide di tralciare l'articolo 20, quello censurato dal governo e ripresentarsi in aula entro la fine di novembre con il testo modificato.
- Cosa devono fare i cittadini interessati alle modifiche? La legge sul Piano casa è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale lo scorso 21 agosto. Trascorsi 90 giorni sarebbe entrata in vigore, dopo aver recepito gli eventuali adempimenti dei comuni su oneri concessori, sconti prima casa ed eventuali norme anti-sismiche. I cittadini laziali dovranno perciò attendere che la legge torni in aula, riveduta e corretta, per essere di nuovo approvata e pubblicata nelal sua nuova versione sulla Gazzetta ufficiale. La dichiarazione di inizio attività (Dia) non potrà perciò essere presentata fino al completamento dell’iter legislativo.
- Cosa rischia chi ha iniziato i lavori per poi mettersi in regola? Qualsiasi ampliamento è considerato a tutti gli effetti abusivo. E in quanto tale verrà demolito. La legge approvata dalla Regione Lazio lo scorso 6 agosto prevede procedure semplificate per ampliare la propria casa (incremento massimo per edificio non superiori a 62,5 mq). Concluso il nuovo iter basterà una dichiarazione di inizio lavori (Dia) presentata entro due anni dall'entrata in vigore dalla legge. L'incremento si applica anche agli edifici a destinazione non residenziale per artigianato e piccola industria con superficie non superiore a 1000 mq.
di Claudio Marincola
da Il Messaggero del 16.10.09
Il Governo impugna il piano casa della Regione
Piano casa da riscrivere. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, ha deciso infatti di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale la legge varata dalla Regione Lazio il 6 agosto scorso e collegata al protocollo d'intesa Stato-Regioni. Il ricorso è all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi.
Il governo ritiene incostituzionale l'articolo 20 (della legge 21), dove si ravvedono «profili di illegittimità relativamente alla norma in cui si prevede» l'autorizzazione «subordinata alla predisposizione del fascicolo del fabbricato. E' la parte del Piano in cui si disciplinano gli interventi di demolizione e ricostruzione. Il ministro Fitto con la stessa motivazione aveva impugnato all'inizio di ottobre la legge dalla Regione Basilicata. La motivazione è che «il Fascicolo non rientra nella competenza legislativa regionale e viola i principi costituzionali, tanto sotto il profilo della ragionevolezza, quanto sotto quelli dell'efficienza e del buon andamento della pubblica amministrazione». E a questo proposito si cita una sentenza pronunciata dalla Consulta (la 315 del 2003) per un caso che riguardava una legge della Regione Campania.
L'impugnativa non inciderà sulla disciplina regionale del Piano casa ma solo sulla norma relativa al Fascicolo del fabbricato. Ma le ripercussioni saranno inevitabili.
Il Fascicolo del fabbricato è lo strumento adottato da alcune amministrazioni locali per documentare lo stato di conservazione degli immobili. Istituito però solo sulla carta visto che prima il Tar e poi il Consiglio di Stato ne hanno certificato l'illegittimità. Da qui la decisione del Cdm che impugnerà la legge del Lazio anche perché in contrasto con lo spirito del Piano casa nazionale «volto al rilancio dell'economia e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente».
La Consulta si dovrà pronunciare anche sul piano annuale e pluriennale 2009-2011 della Regione Lazio. «La legge è censurabile» si scrive, lì dove si prevede la possibilità «per i soggetti che hanno ricoperto incarichi dirigenziali per almeno 5 anni nelle strutture della regione», l'immissione in ruolo. «Tale disposizione - si spiega nel ricorso - introduce una deroga» priva di giustificazione e in contrasto «con il principio che individua nel concorso pubblico la forma di accesso ordinario nella pubblica amministrazione.
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di Claudio Marincola
da Il Messaggero del 15.10.09
PIANO CASA - Premi di cubatura e semplificazioni per rilanciare le costruzioni
Premi di cubatura e interventi di demolizione-ricostruzione, più housing sociale, semplificazione delle procedure. Partendo dall'intesa Stato-Autonomie dello scorso aprile il Lazio vara la sua legge sul piano casa (21/2009) condensando in 29 articoli la ricetta per il rilancio dell'edilizia. Su questo numero riportiamo i primi 12 articoli, mentre la seconda parte del provvedimento (articoli da 13 e 29) sarà pubblicata il 9 settembre.
Ampliamenti edemolizioni. I proprietari di immobili a uso residenziale, con volume non superiore a 1.000 metri cubi, potranno ampliare le abitazioni del 20% fino a un tetto massimo per l'intero edificio di 62.5 metri quadri; gli edifici a destinazione non residenziale per artigianato e piccola industria con superficie non superiore a 1.000 metri quadrati potranno "crescere" del 10 per cento. I premi di cubatura sono aumentati rispettivamente al 35 e al 20% nelle zone a più alto rischio sismico, per favorire gli interventi di messa a norma. Per avviare i lavori basterà una dichiarazione di inizio attività (Dia).
Sono esclusi da qualsiasi tipo di intervento i centri storici, le aree naturali protette, le zone a rischio esondazione, le zone sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta, le fasce di rispetto dei territori costieri, dei fiumi e dei laghi. Nelle zone agricole, l'ampliamento è concesso solo ai coltivatori diretti, gli imprenditori agricoli a titolo professionale e i loro eredi potranno ampliare.
Il nuovo manufatto deve essere costruito a lato dell'edificio esistente. Escluse le sopraelevazioni, anche se viene concessa la possibilità di realizzare un nuovo tetto o modificare l'esistente per rendere abitabili i sottotetti, come previsto dalla legge regionale 16/2009. Tutti gli interventi dovranno rispettare le norme antisismiche e in materia di bioedilizia (legge 6/2008). I Comuni potranno ridurre del 30% l'importo degli oneri concessori se l'intervento riguarda la prima casa.
Per quanto riguarda, invece, gli interventi di demolizione-ricostruzione, il premio di cubatura sale al 35 per cento: se vengono realizzate nuove unità immobiliari, il 25% deve essere destinato alla locazione a canone concordato.
Edilizia residenziale sociale. Per la prima volta si introducono norme sull'housing sociale. La regione non si limiterà più all'edilizia agevolata e sovvenzionata, ma potrà proporre alloggi in affitto a canone sostenibile o con diritto di riscatto. La legge prevede la predisposizione di un piano straordinario di durata decennale per realizzare nuove case popolari. A partire dall'esercizio finanziario 2010, al piano straordinario sarà destinato il 5% del gettito della tassa automobilistica.
Semplificazione delle procedure. Iter semplificato per i provvedimenti urbanistici. Viene esclusa la necessità di varianti per quanto riguarda la definizione della viabilità primaria, il reperimento all'esterno dei nuclei edilizi abusivi delle aree per il verde, i servizi pubblici e i parcheggi, il mutamento delle destinazioni d'uso. Basteranno piani attuativi, con procedure più semplice e abbreviato rispetto agli strumenti classici. Per quanto riguarda la prevenzione del rischio sismico, infine, la giunta adotterà uno specifico regolamento entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge.
di Marta Paris
da Il Sole 24ore Roma del 02.09.09
- BURL n.38 del 14-10-09 - AVVISO DI RETTIFICA LR 21/2009
Comunicato relativo alla Legge Regionale 11 agosto 2009, n.21 concernente: «Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l’edilizia residenziale sociale» (Pubblicata nel Supplemento Ordinario n. 142 al Bollettino Ufficiale n. 31 del 21 agosto 2009, Parte I).
[PDF estratto dal Bollettino ufficiale]
- Piano Casa Lazio: rettifica alla legge - 23/10/2009
Allargato l'ambito di applicazione degli interventi di recupero degli edifici esistenti.
[fonte: legislazionetecnica.it]
- Sito ufficiale Regione Lazio
[fonte: regione.lazio.it]
- Legge Regionale 11 agosto 2009 n.21
"Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale" - pag.3-26 - 29 articoli - navigazione colonna sx
Burl del 21.08.09 n.31 (S.O. n.142)
[fonte: burl.ipzs.it - Bollettino Ufficiale Regione Lazio]
- PDF - Legge regionale 11 agosto 2009 n. 21
Bollettino Ufficiale Regione lazio n.31 del 21.08.09 (S.O. n.142)
[PDF estratto dal Bollettino ufficiale]
- Proposta di Legge regionale concernente: "Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale"
[PDF - fonte: sole24ore.com]
- Dossier Piano Casa Regioni - Lazio
a cura di Saverio Fossati e Cristiano Dell'Oste
[fonte: ilsole24ore.com]
- argomenti di architettura - piani casa regionali
rassegna stampa ed interventi a partire dal 1° aprile 2009
- argomenti di architettura - piano casa
rassegna stampa ed interventi a partire da gennaio 2008
vedi anche:
Primo riscontro alle richieste dell'Ordine
Ddl Brunetta-Calderoli
Il ruolo del progettista/DL nella MS
Ddl Brunetta - Lettera Ordine Architetti Roma
Senza architetto è tutto più semplice (?)
Ddl Brunetta-Calderoli - di F. Orofino
Più edilizia libera... di crollare!
Ddl Brunetta-Calderoli - rassegna stampa
Ascoltare di più le professioni
Amedeo Schiattarella - Intervista Corriere sera
Piano casa Lazio
Rettifica LR 21/2009
Il piano casa posa i primi mattoni
Piani casa regionali - agg. rassegna stampa
Piano casa Lazio
Legge regionale 11.08.09 n.21 - rass.stampa
Lazio, piano casa con incrementi di architettura
Comunicato Ordine Architetti Roma
Piano casa Lazio
Ddl in discussione - rass.stampa
Lazio, la legge salva-sottotetti
L.R. 13/09 - breve rassegna stampa
Regione Lazio, prime anticipazioni
Piani casa regionali & Dl - agg. rassegna stampa