Il laureato non è un ausiliario del tecnico

Competenze professionali - breve rassegna stampa

Professionisti. Il laureato non è un ausiliario del tecnico. Le competenze di geometri e ingegneri. Dalla Cassazione un limite al ricorso a progetti frazionati.

Un progetto di massima complesso, che preveda l'uso di cemento armato, non può essere affidato a un geometra, nemmeno se l'uso di questo materiale è calcolato e studiato da un professionista laureato. È il principio stabilito dalla Corte di cassazione nella sentenza 19292 del 7 settembre che riguardava una villa unifamiliare realizzata in Piemonte.

Rapporti tra professionisti. I giudici, nella sentenza, non si limitano ad applicare orientamenti costanti in tema di utilizzo del cemento armato (che i diplomati possono fare solo per piccole costruzioni accessorie a fabbricati rurali), ma affrontano il nodo dei rapporti ausiliari tra professionisti. Nella controversia si discuteva, infatti, di un progetto di massima predisposto da un geometra, collaterale a un progetto delle strutture in cemento affidato a un professionista laureato abilitato. Diversi erano i contributi professionali (e le conseguenti assunzioni di responsabilità): i dettagli progettuali erano affidati al tecnico laureato, mentre il progetto di massima era stato redatto da un geometra.

Progetto frazionato. La possibilità di sezionare il progetto, affidando singole parti a diverse professionalità (e responsabilità) è stata fortemente ridotta dalla Cassazione, che richiama una specifica disposizione del Codice civile (articolo 2232), in tema di collaborazione di «sostituti ed ausiliari». Questa norma non consente la subordinazione di un tecnico di livello professionale superiore ad altro meno qualificato, meno che mai per "sanare" l'eventuale incompetenza del progettista geometra. Da ciò la Cassazione desume l'esclusione della competenza di geometri per redigere "progetti di massima" che riguardano, fuori delle ipotesi (rurali) eccezionalmente consentite, opere che richiedono l'impiego di cemento armato.

I progetti di massima condizionano, infatti, i progetti esecutivi quali quelli sul cemento armato. Questi ultimi spesso affidati a un ingegnere con funzioni ausiliarie. Dal rapporto tra progetto di massima ed esecutivo, la Cassazione desume oggi un limite alla collaborazione tra professionisti, sottolineando che il progetto esecutivo dell'ingegnere non potrebbe che conformarsi a quello "di massima", redatto da tecnico non abilitato.

I diplomati soccombono. Per rendere legittima l'opera, non basta quindi l'intervento di dettaglio di un tecnico di livello superiore a quello del geometra redattore del progetto di massima. È invece l'intera progettazione che andrebbe affidata al laureato.

Questo orientamento va coordinato con l'evolversi delle professioni verso associazionismo e società professionali (articolo 2 del decreto legge 4 luglio 2006, n.223, legge 4 agosto 2006, n.248) ed esige comunque una gerarchia tra soggetti responsabili.

Le attività più specialistiche, seppur di calibro (ad esempio economico) minore nel contesto del rapporto con professionisti associati, dovranno mantenere un ruolo specifico e non essere assorbite da scelte di soggetti di diversa (inferiore) collocazione professionale.

La possibilità di situazioni ausiliarie, sia tra professionisti singoli che associati o soci, sono quindi possibili in caso di rapporti accessori, ma senza invertire gerarchie e quindi assegnando, per esempio, alla progettazione di dettagli in cemento armato un livello superiore e "assorbente" rispetto al progetto di massima.
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  • Le indicazioni - Corte di cassazione, sentenza 7 settembre, n.19292/2009. «Si censura la decisione impugnata nella parte in cui ha ritenuto l'inscindibilità tra progetto di massima, predisposto da un geometra, e progetto delle strutture in cemento, affidato ad un professionista laureato a tanto abilitato. L'argomentazione della Corte territoriale, secondo la quale la "collaborazione" prevista dall'articolo 2232 codice civile non consentirebbe la subordinazione di un tecnico di livello professionale superiore ad altro meno qualificato, non sarebbe conferente al caso di specie, nel quale l'iniziativa, di richiedere l'intervento di un architetto per "sanare" l'eventuale incompetenza del progettista geometra, risalirebbe alla committente, e comunque non avrebbe avuto concreto seguito, per la decisione dalla medesima assunta di "non proseguire nella realizzazione della casa". Non vi sarebbe stata, quindi, quella subordinazione ritenuta improponibile dalla Corte di merito, mentre invece la questione avrebbe dovuto essere esaminata, tenuto conto delle esigenze normative di prevenzione da pericoli per la pubblica incolumità, sotto il profilo della sufficienza della "supervisione", con conseguente assunzione della relativa responsabilità, da parte del tecnico laureato, del progetto redatto dal geometra, ove ritenuto adeguato alla realizzabilità dell'opera. (...) Si ribadisce: a) che le esigenze perseguite dalla normativa professionale comportano l'incompetenza dei geometri anche alla redazione di "progetti di massima", ove riguardanti, fuori delle ipotesi eccezionalmente consentite, opere richiedenti l'impiego di cemento armato, posto che il progetto esecutivo successivo non può che conformarsi a quello "di massima", redatto da tecnico non abilitato (Cassazione 21185/04); b) l'eventuale successivo intervento, nella fase esecutiva ed in quella della direzione dei lavori di un tecnico di livello superiore a quello del redattore del progetto originario, non può valere a sanare ex post la nullità per violazione di norme imperative, del contratto d'opera professionale, da valutarsi con esclusivo riferimento al momento genetico del rapporto (Cassazione 18371/04)».

 

di Guglielmo Saporito
da Il Sole 24ore del 30.09.09


ALBI & MERCATO - Un equilibrio sempre difficile

La Corte di cassazione si è trovata spesso a dirimere complesse controversie sui confini di competenza fra professioni. Compito difficile, come pochi altri, per gli effetti che le decisioni possono avere su intere categorie. Il problema si è riproposto per la sentenza su geometri, ingegneri e cemento armato. E ha portato a una decisione che cerca di gerarchizzare i ruoli sulla base del solo titolo di studio. Compito difficile, si diceva, come pochi altri, quello di decidere sulle professioni. Cercasi una strada per conciliare le ragioni delle competenze con quelle del mercato.

 

di J.M.D.
da Il sole 24ore del 30.09.09


I geometri accusano ingegneri e architetti. La categoria si rivolge all'Antitrust per comportamenti lesivi della concorrenza.

ROMA - Geometri contro ingegneri e architetti. Venerdì scorso il consiglio nazionale guidato da Fausto Savoldi, in una segnalazione all'Antitrust, ha denunciato comportamenti di turbativa alla concorrenza da parte di ingegneri e architetti.

Alcune note interne di queste due categorie (ad esempio, quella del Centro studi del consiglio nazionale ingegneri del 4 novembre 2009; la circolare del 20 ottobre 2009 dell'ordine degli architetti della provincia di Teramo sulle competenze professionali dei geometri in zona sismica; la circolare degli ordini degli ingegneri e degli architetti delle province di Potenza e Matera del 12 febbraio; quella delle Federazioni interregionali degli ordini degli architetti e degli ingegneri del Piemonte e della Valle d'Aosta del settembre 2008) contengono - spiegano i geometri nella segnalazione all'Authority - «esplicite diffide rivolte agli iscritti agli Ordini (tra i quali i dipendenti degli enti pubblici nella loro qualità di pubblici ufficiali) finalizzate a difendere interessi sfacciatamente corporativi». Tra queste diffide, l'invito «a far rilevare la presunta incompetenza dei geometri in materia di progettazione di costruzioni civili, e a rendere sanzionabile, dal punto di vista deontologico, la collaborazione tra questi professionisti e i geometri».

La richiesta avanzata da ingegneri e architetti non prenderebbe tuttavia in considerazione quanto disposto dal regio decreto 274/29 che, in materia di costruzioni civili, alla lettera m) attribuisce ai geometri prerogative in merito a progetto, direzione e vigilanza di "modeste costruzioni civili".

Ingegneri e architetti avrebbero quindi utilizzato un parere del 24 luglio 2009 del Consiglio superiore dei lavori pubblici sui limiti di competenze tra ingegneri e architetti magistrali e triennali (iuniores), per «confutare» la competenza dei geometri nell'ambito della progettazione. In realtà, rilevano i diretti interessati, il parere attribuisce a ingegneri e architetti magistrali le competenze nella progettazione e nel calcolo del cemento armato, ma quelle dei geometri su questa questione «rimangono piene e autonome, in quanto derivanti da un diverso ed esclusivo regolamento».

Di recente la giurisprudenza è entrata nel merito delle competenze dei geometri, ma solo in via incidentale (ad esempio, contenziosi che hanno a oggetto la determinazione di onorari). I tecnici laureati (ingegneri e architetti) se ne sarebbero serviti per disconoscere la competenza che i geometri hanno, per legge, sulla progettazione e direzione dei lavori che riguardano "modeste costruzioni civili".
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di Andrea Carli
da Il Sole 24ore del 24.11.09


Giù le mani dalle competenze. L'interpretazione del Cni della sentenza della Cassazione sulla progettazione rompe gli equilibri. La giurisprudenza ha già definito i confini del mercato.

Chi è che stabilisce le regole del mercato dei servizi professionali? In teoria le norme. Ma nella realtà non è sempre così. Perché sembra sia semplicemente il più forte colui che, di volta in volta, si identifica in volta in soggetti diversi: questi dettano la linea del mercato professionale. O per lo meno ci provano. Questa volta il pretesto per accaparrarsi, in esclusiva, ulteriori fette di servizi professionali (a danno di altre categorie) è una sentenza della II sezione della Corte di cassazione che interviene sull'annoso tema delle competenze dei geometri in tema di progettazione. In questo caso, però, non è la magistratura a sancire un verdetto, ma una categoria professionale che si eleva al rango di giudice e interpreta una sentenza.

A fare tutto questo è una nota messa a punto dal Centro studi degli ingegneri che, partendo appunto dalla sentenza, ne distorce il senso, riconoscendo ai soli ingegneri la competenza dell'intera progettazione. La regola è chiara per il Cni: il laureato tecnico, pur partecipando in minima parte a un'attività di progettazione, non può assolutamente essere subordinato al diplomato che firma il resto del progetto, secondo le sue consolidate competenze. In sostanza l'ingegnere non potrà avere un ruolo di ausiliario o, peggio, demandare al professionista con titolo formativo inferiore la responsabilità ultima dell'attività professionale. Perché questa «non può che ricadere sulle spalle del professionista il cui intervento è essenziale per la compiuta esecuzione della prestazione». Ma non solo, perché il Cni va anche oltre, diffidando le amministrazioni pubbliche dall' affidare incarichi di progettazione di attività edilizia, ai tecnici diplomati che abbiamo quali collaboratori professionisti con titolo accademico più elevato. Anche quando il diplomato ricorre all'ingegnere per la compilazione di relativi calcoli strutturali. E la diffida è pronta anche per i professionisti: l'ordine degli ingegneri di Nuoro, per citare l'ultimo esempio, diffida i propri iscritti dall'accettare incarichi di posizione subordinata a quella del geometra (e di riflesso del perito industriale) invitando a segnalare i casi di inadempienza. Pena, provvedimenti disciplinari. Ovviamente il tutto, dice il presidente del Cnpi Giuseppe Jogna, «non farà altro che mettere in crisi un mercato consolidato, fatto di collaborazioni radicate tra periti industriali e ingegneri». Basti pensare che una recente indagine fatta dal Cnpi per verificare la presenza delle collaborazioni tra le due categorie (con gli ingegneri nel ruolo di calcolatori strutturali privilegiati) evidenzia un tale rapporto consolidato che se gli ordini locali degli ingegneri dovessero seguire queste indicazioni, si verrebbe a turbare un mercato con tutti i conseguenti rapporti fiduciari instauratisi nel tempo e con gravi disagi anche per la nostra professione che, dovrà cercare altrove la corrispondente collaborazione. «Tutto questo», ammette con amarezza Jogna, «mi sorprende molto, soprattutto in un momento in cui le professioni tecniche avevano aperto la strada del dialogo sereno, lavorando per la condivisione di alcuni punti principali: l'esercizio delle professioni tecniche su due livelli, l' articolazione a ciclo unico del sistema formativo del settore ingegneristico, la definizione delle competenze per evitare inutili contenziosi».

Competenze che, comunque, precisa Jogna, «è opportuno vengano messe a punto. Non solo sono confuse e di difficile interpretazione ma sopratutto risalgono a ottant'anni fa». «Comunque», chiude il numero uno del Cnpi, «questa sentenza non mi preoccupa perché è la sola contraria a decine d'altre della medesima Corte (anche a sezioni unite) che nel merito affermavo principi contrari. La mia sola preoccupazione è capire se le professioni tecniche sono mature per definire ambiti e competenze con serietà e rispetto reciproco. Noi siamo pronti a guardare al futuro, ma gli altri?».

Cosa è successo...
A riaccendere la miccia sul tema delle competenze è una sentenza della II sezione della Corte suprema di Cassazione (n. 19292 del 7 settembre 2009) che interviene sui limiti dell'abilitazione alla progettazione di strutture in cemento armato tra i geometri e ingegneri. Il pretesto è una causa sollevata da un geometra a cui non sono stati pagati i compensi pattuiti che decide, di portare la vicenda davanti al giudice. Dopo essersi soffermata sul tema delle competenze tra le due categorie la Cassazione aggiusta anche il tiro delle motivazioni che la corte di secondo grado aveva fornito nel riformare la sentenza di secondo grado. Questa ultima, infatti, si era soffermata sull'unitarietà del progetto per dimostrare la mancanza di subordinazione di un tecnico di livello professionale superiore rispetto ad un altro meno qualificato che partecipano allo stesso progetto. La Cassazione esclude tale argomentazione ritenendo invece che più che di subordinazione di un tecnico rispetto ad un altro, la Corte di merito avrebbe dovuto accertare il profilo dell'adeguata supervisione del laureato sul progetto redatto dal diplomato. Il tutto per prevenire qualsiasi pericolo per la pubblica incolumità. Ma se la Cassazione non parla, quindi, di subordinazione tra professionisti, a farlo ci pensa il Centro studi degli ingegneri che in una nota alla sentenza evidenzia che nello svolgere l'attività professionale il professionista con un titolo accademico superiore non potrà mai ritenersi subordinato a quello con titolo di formazione di livello inferiore. 

 

pag. 31 - PERITI INDUSTRIALI
da Italia Oggi del 11.12.09


COMPETENZE PROFESSIONALI: DALLA CASSAZIONE NUOVI PUNTI FERMI

Esiste nel nostro paese una grande confusione sulle competenze professionali in materia di progettazione architettonica che si trascina da molti lustri.
Un confusione che si registra non tanto e non solo sul piano normativo quanto sul piano della prassi corrente.
Geometri e periti che firmano progetti per edifici tutt'altro che di modeste dimensioni, architetti ed ingegneri junior in cerca di identità e via dicendo.

Questa situazione, oltretutto, crea una grande asimmetria rispetto agli altri paesi europei ed alla realtà internazionale.
In Europa l'identità dei soggetti autorizzati a redigere e firmare progetti di architettura è chiara e non soggetta ad equivoci di sorta. In nessun paese dell'Unione esistono figure di tecnici diplomati con competenze paragonabili a quelle che, di fatto, si attribuiscono geometri e periti nel nostro paese.

In Italia non è culturalmente accettato il concetto di apporto multidisciplinare alla complessità del processo progettuale.
Una complessità che richiede ruoli e competenze diverse, ciascuna con un suo preciso ambito di applicazione, ma che deve essere sottoposta alla regia di un soggetto in grado di svolgere funzione di sintesi e di assumersi la responsabilità complessiva del progetto.
Da noi tutti i tecnici che gravitano intorno al mondo dell'edilizia pretendono di fare la stessa cosa.

In tale quadro assume pertanto un grandissimo rilievo la recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 19292 del 7 settembre 2009) sul tema delle competenze professionali che è stata approfonditamente e meritoriamente esaminata dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Ciò che emerge con chiarezza dalla sentenza è proprio il principio della progettazione come prestazione unitaria - a prescindere dalle sue articolazioni in fasi e competenze distinte - che, come tale, può essere affidata solo ad un architetto o ad un ingenere.

Si fa così finalmente chiarezza sulla non legittimità della prassi - ahimè molto diffusa - secondo la quale, ad esempio, il titolare del progetto complessivo (pur se a livello di preliminare) risulta un geometra che a sua volta  "affida"  i calcoli strutturali o la progettazione esecutiva o il progetto impiantistico ad un ingegnere o ad un architetto.
Tutto ciò, afferma la Cassazione, è tassativamente contrario alla normativa vigente.
Un tecnico diplomato (geometra o perito) può progettare e dirigere "in proprio" esclusivamente opere di modeste dimensioni, che non prevedono l'uso del cemento armato a meno che non si tratti di piccoli manufatti accessori nell'ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industrie agricole che, per la loro destinazione, non comportino pericolo per l'incolumità pubblica.

Per opere diverse da queste non può firmare alcunché, neanche il progetto di massima.
La progettazione esecutiva, infatti, è direttamente connessa con la progettazione preliminare ed entrambe richiedono lo stesso livello di competenze professionali.
In nessun caso, pertanto, un ingegnere o un architetto può svolgere, nel processo progettuale, un ruolo subordinato a un geometra o ad un perito. Lo stesso principio vale tra architetti e ingegneri della sezione A e architetti e ingegneri della sezione B (senior e iunior).
In sostanza, qualunque sia l'apporto di competenze di diverso livello nell'iter progettuale, è sempre il professionista in possesso del titolo accademico più elevato il solo a poter assumere il ruolo e la responsabilità del coordinamento e direzione dell'attività progettuale.

Ritengo, quindi, giusto e doveroso manifestare il pieno sostegno del nostro ordine all'iniziativa presa dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri che ha voluto scrivere a tutte le pubbliche amministrazioni per sottolineare i contenuti della sentenza della Corte di Cassazione e per ricordare l'impossibilità di affidare a geometri e periti:

  • incarichi di progettazione - a qualsiasi livello di approfondimento - per edifici in cemento armato anche di modesta dimensioni (anche se geometri e periti dovessero poi ricorrere ad ingegneri e architetti per la firma dei calcoli strutturali);
  • incarichi di Responsabile Unico di Procedimento
  • incarichi in commissioni di collaudo, anche se si tratta di dipendenti delle pubbliche amministrazioni

Con l'augurio che questa volta si riesca veramente a fare chiarezza.

 

di arch. Amedeo Schiattarella, Presidente Ordine Architetti PPC Roma e provincia
da Il Giornale dell'architettura n.80 
di gennaio 2010

 

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Commenti

23/12/2009 16:44: i geometri
i geometri facciano i geometri e gli architetti facciano il 99 % di tutto ciò che è architettura
Alessandro De Sanctis

06/01/2010 17:03: fare chiarezza
Una volta per tutte bisogna assolutamente chiarire in modo definitivo cosa si intende per MODESTE COSTRUZIONI CIVILI, i sigg. Legislatori abbiano il coraggio di farlo. E' la solita ambigua definizione da "azzecca garbugli" che crea solo problemi e contrasti: checchè se ne possa pensare una villetta non è una modesta costruzione civile... Lasciamo che i Geometri facciano i Geometri, si occupino di catasto, rilievi etc. E lasciamo l'Architettura agli Architetti, ha ragione Alessandro.
arch. Massimo Sciarra

09/01/2010 18:59: Archite'... ma non è meglio lu' geometra
Archite'... ma non è meglio che lo faccia lu' geometra... La maggior parte dei mostri architettonici ed urbanistici che possiamo visionare sul nostro territorio sono i prodotti di anni di progettazioni affidate, soprattutto in piccoli centri, al mitico geometrone tuttofare... Tuttofare sia dentro i comuni che fuori, nei propri studioli... Ma c'è da chiedersi: in questi anni gli ordini di Ingegneri ed Architetti dov'erano ??
Silvia de Angelis

23/05/2010 22:54: titolo
Gentile Collega Silvia de Angelis, a mio modesto parere, in questi anni i rappresentanti degli Architetti erano impegnati presso le Università e i Politecnici a preparare la "moltiplicazione delle lauree inutili".
arch. Quintino Cerutti

06/03/2013 12:31: .
più che una opinione (sono d'accordo con la fondamentale chiarezza tra le professioni, non si capisce quale preparazione culturale possa avere un geometra o un ingegnere sulla composizione architettonica e la storia della città), mi preme porre una domanda: Può un ingegnere presentare progetti su aree o immobili sottoposti a vincolo paesistico? cordiali saluti
arch. David Fantini

vedi anche:

Progettazione e competenze professionali

Precisazione Federazione Ordini Architetti PPC Lazio

Architetti contro l'esercizio abusivo

Sentenza Cassazione 19292/2009 - di E. Milone

Competenze Architetti e Ingegneri

CNAPPC - Circ. 101/09

Senza architetto è tutto più semplice (?)

Ddl Brunetta-Calderoli - di F. Orofino

L'indipendenza della figura di controllo

Norme sismiche & progettisti/DL - di F.Orofino

AAA Progettisti svendesi

Codice Appalti & Progettazione


data pubblicazione: lunedì 21 dicembre 2009
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