Spa cancellata, però il decreto va avanti...

Dl 195/09 Protezione Civile - rassegna stampa

Spa cancellata, il decreto va avanti. Per le opposizioni modifiche insufficienti - Stop allo scudo penale sui rifiuti di Napoli.

ROMA - È finito ieri a Montecitorio il primo round sul decreto legge per la protezione civile. Oltre alla cancellazione della società per azioni voluta da Guido Bertolaso, la commissione Ambiente della Camera ha approvato altri alleggerimenti al testo uscito dal Senato: lo stop alla vigilanza del dipartimento sulla Croce rossa italiana, la soppressione di ogni scudo penale per la gestione dei rifiuti in Campania, la cancellazione della corsia preferenziale per la nomina dei commissari straordinari per le opere energetiche.

Guido Bertolaso ieri mattina è andato prima a Palazzo Chigi a colloquio con Gianni Letta, poi è arrivato a Montecitorio per illustrare la nuova linea del governo. «Resto al mio posto perché così mi è stato chiesto», ha detto. Più tardi, un'ora di colloquio a palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi.

Il secondo round sul decreto legge, nell'aula di Montecitorio, comincia domani. Le opposizioni ci arrivano forti di questa prima vittoria e con una valutazione convergente: le modifiche approvate finora non bastano. Lo dicono il Pd, l'Idv e anche l'Udc.

«La maggioranza ci chiede la presentazione di un numero limitato di emendamenti per contingentare i tempi ed evitare la fiducia - dice il capogruppo Pd in commissione, Ermete Realacci -. Noi siamo disponibili a patto che si faccia un'intesa per cancellare le norme sul piano straordinario per le carceri e si ponga una separazione netta tra protezione civile e grandi eventi».

Sono i due punti politicamente più rilevanti oggi: il piano carceri è l'ennesimo terreno per l'utilizzo di poteri emergenziali (affidati non alla protezione civile ma al direttore del ministero della Giustizia Franco Ionta) mentre l'allontanamento dei grandi eventi segnerebbe la fine di questa stagione della protezione civile a tutto campo. Al momento dalla maggioranza non arriva nessuna apertura su questi due punti, né un'intesa sui tempi si è trovata alla conferenza dei capigruppo.

Oggi si terrà nell'emiciclo soltanto la discussione generale: il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità e, a seguire, sugli emendamenti è slittato di 24 ore e comincerà domani. I tempi rischiano di allungarsi e di portare il decreto legge a ridosso della scadenza (il 28 febbraio) sia in caso di votazione delle modifiche proposte dall'opposizione sia in caso di blindatura del testo con la fiducia, che sarebbe votata non prima di venerdì e lascerebbe comunque lo spazio all'ostruzionismo dell'opposizione sugli ordini del giorno.

Il regolamento della Camera prevede, infatti, tra la fiducia sul testo e il voto finale uno spazio largamente dilatabile per la discussione degli ordini del giorno. Il ritorno al Senato, a quel punto, potrebbe avvenire all'inizio della prossima settimana, mentre alla Camera resterebbe un ingolfamento dei lavori con il rush finale sul legittimo impedimento e il decreto legge milleproroghe, pure in scadenza a fine febbraio.

Gli emendamenti approvati dalla commissione sono in tutto tredici. Bertolaso salva la stabilizzazione del personale che ha lavorato nell'emergenza campana, mentre si torna all'impostazione originaria del governo sul termovalorizzatore di Acerra. Il prezzo dell'impianto viene fissato per legge a 355 milioni, resta la possibilità di trasferire la proprietà alla regione Campania ma subentra anche la possibilità che a comprare sia un «ente pubblico non territoriale», salta il meccanismo di trasferimento automatico al dipartimento della protezione civile alla data del gennaio 2012 (in caso di mancata vendita), si allunga nuovamente da due a quindici anni il periodo di affitto garantito dalla presidenza del Consiglio.

Entra nel decreto anche la sospensione dei termini per il pagamento delle imposte in favore delle popolazioni colpite dalle ultime alluvioni in Toscana, ma la decisione finale viene rinviata a un decreto del ministro dell'Economia.
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Tutte le novità introdotte nel decreto

  • 1 - Cancellata la norma sulla Protezione civile spa. La commissione Ambiente della Camera ha dato il via libera al decreto legge sulle emergenze. Approvati tutti gli emendamenti del relatore e del governo: votata anche la soppressione dell'articolo 16 che introduceva la «Protezione civile servizi spa». Salvato soltanto il comma 4 sulla gestione della flotta aerea del dipartimento della protezione civile.
  • 2 - Il termovalorizzatore di Acerra vale 355 milioni. Un emendamento fissa «il prezzo del termovalorizzatore di Acerra»: 355 milioni di euro. Nel testo originale il valore doveva essere calcolato da uno studio dell'Enea. Salta la norma che prevedeva un trasferimento automatico della proprietà alla protezione civile entro il gennaio 2012. Ad acquistarlo potrà essere un ente pubblico non territoriale.
  • 3 - Croce rossa: competenza non più del dipartimento. Un emendamento presentato dal relatore cancella una delle nuove competenze affidate alla Protezione civile dal testo approvato al Senato: la vigilanza sulla Croce Rossa Italiana durante la fase di commissariamento dell'ente. A Palazzo Madama erano arrivate dure proteste dal gruppo del Partito democratico.
  • 4 - Lo scudo per i commissari non vale per azioni penali. L'articolo 3 dispone che fino al 31 gennaio 2011 non possano essere intraprese «azioni giudiziarie e arbitrali» contro le strutture commissariali per i rifiuti in Campania e contro l'unità stralcio che ne prende il posto. Un emendamento precisa che lo "scudo" non vale per le «azioni giudiziarie penali» ma solo per quelle civili e amministrative.
  • 5 - Aree colpite da calamità: tasse congelate per 6 mesi. Un emendamento del relatore introduce lo stop ai tributi per sei mesi per tutte le situazioni dove si registrano calamità. La sospensione sarà però «disciplinata con decreto del ministro dell'Economia». Gli adempimenti scaduti nel periodo di sospensione sono effettuati entro il mese successivo alla data di scadenza della sospensione.
  • 6- Riassorbito il personale della gestione rifiuti. Viene regolarizzato con contratti a tempo indeterminato il personale operante presso gli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti di Santa Maria Capua Vetere, Battipaglia, Casalduni e Pianodardine. Assunzioni «anche in sovrannumero» sono previste pure nel consorzio unico di bacino delle province di Napoli e Caserta.
  • 7 - Rifiuti di Napoli: niente giurisdizione speciale. Un emendamento proposto dal relatore cancella la proroga di dodici mesi (a partire dalla fine della gestione straordinaria dei rifiuti in Campania) della giurisdizione penale speciale disposta presso il tribunale di Napoli per i reati legati alla gestione straordinaria dei rifiuti in Campania. Lo scudo riguardava anche lo stesso sottosegretario Bertolaso.
  • 8 - Grandi eventi non più fuori dal Patto di stabilità. Uno dei quattro emendamenti presentati dal governo prevedeva che gli interventi realizzati dagli enti locali per i grandi eventi venissero esclusi dal patto di stabilità interno, così come le spese effettuate a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza. La proposta di modifica è però stata ritirata perché aveva problemi di copertura.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 17.02.10


Promesse mancate. Solo emergenze vere: il paletto del 2004. L'intervento della protezione civile subordinato al pericolo «per la vita umana».

ROMA - I poteri straordinari di derogare alle leggi nazionali e alle direttive Ue saranno affidati alla protezione civile «nell'ipotesi di assoluta eccezionalità dell'emergenza, da valutarsi in relazione al grave rischio di compromissione dell'integrità della vita umana».

Il robusto paletto all'attività della protezione civile è datato 22 ottobre 2004 ed è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 21 dicembre 2004. A firmare la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri è Silvio Berlusconi in risposta ad alcune procedure di infrazione avviate dalla commissione europea contro l'Italia proprio per l'abuso dei poteri emergenziali affidati alla protezione civile in situazioni che di emergenza non erano, come quelle dei «grandi eventi». Il documento firmato dal premier è chiaro: i poteri emergenziali potevano essere affidati a Guido Bertolaso, già allora capo del dipartimento, soltanto in caso di pericolo per le vite umane.

A distanza di oltre cinque anni, il tema politico che si ripropone è ancora quello di limitare l'intervento della protezione civile alle vere emergenze naturali, sganciando la gestione dei grandi eventi dal dipartimento. In questo arco di tempo hanno contraddetto l'impegno assunto con l'Unione europea sia il governo Prodi - come ricorda Bertolaso fu proprio Prodi a spedirlo alla Maddalena per organizzare il G-8 - sia il governo Berlusconi che dal 2008 ha anzi allargato le competenze sui grandi eventi affidate a Bertolaso e ai suoi collaboratori.

Il documento firmato da Berlusconi nel 2004 resta un manuale di come dovrebbero funzionare le cose nel rispetto delle regole Ue. In particolare andrebbero sempre evitati, nelle norme e nella prassi, affidamenti di appalti senza il rispetto delle regole di trasparenza e di competizione previste dalle regole nazionali ed europee. Niente trattative private, quindi, eludendo gli obblighi di gara.

Nelle premesse della direttiva si ricordano i rilievi mossi dalla commissione Ue. «In alcune delle situazioni emergenziali o di "grande evento" - denunciava allora Bruxelles - potrebbero non rinvenirsi i presupposti dell'imprevedibilità e della non imputabilità allo Stato membro, la sussistenza dei quali sarebbe da considerarsi requisito indefettibile ai fini del legittimo ricorso a procedure di gara difformi da quelle previste dalla normativa comunitaria». Se l'evento è «prevedibile», quindi, non si può chiamare la protezione civile con i poteri derogatori. Difficile sostenere che il G-8 o i mondiali di nuoto o la Vuitton cup di vela alla Maddalena la prossima primavera siano eventi «imprevedibili».
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  • DIRETTIVA BERLUSCONI - Il premier si impegnava allora con la Commissione Ue che aveva contestato l'uso dei poteri eccezionali nei «grandi eventi»

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 17.02.10


Ambiguità sulla Protezione civile. Richieste di ulteriori aggiustamenti normativi arrivano dal mondo degli operatori e professionisti. Ance: definire l'emergenza. Chiarezza sul piano carceri.

Nonostante lo stralcio della norma che istituiva la società che avrebbe privatizzato la Protezione civile, non si placano le polemiche legate anche alle permanenti ambiguità di ulteriori disposizioni come quella sul piano carceri e sui commissari straordinari. Dall'opposizione e dagli operatori del settore giungono richieste ulteriori di aggiustamento del testo che chiariscano in maniera inequivoca il perimetro dell'attività del Dipartimento della Protezione civile (...).

In particolare Paolo Buzzetti, presidente dei costruttori dell'Ance plaude allo stralcio delle norme su Protezione civile spa: «E' quanto chiedevamo fin dall'inizio e per questo ci siamo battuti anche proponendo emendamenti in tal senso; rimangono però dei punti da chiarire perché non è possibile che le norme sulla protezione civile siano applicabili anche a situazione che nulla hanno a che vedere con l'emergenza”, ha sostenuto Buzzetti. «Occorre quindi precisare», ha proseguito, «l'ambito di attività del Dipartimento e definire cosa è davvero emergenza e cosa no. Se si è in una vera emergenza vanno bene i poteri in deroga, ma solo in questo caso; per il resto ci sono le norme ordinarie».

Sulla stessa linea anche il presidente dell'Oice, l'associazione delle società di ingegneria e architettura, Braccio Oddi Baglioni: «Siamo soddisfatti della marcia indietro su Protezione civile spa, perché era del tutto fuori luogo sia la sua istituzione, sia l'estensione del suo ambito di attività anche ai grandi eventi, che invece devono essere tolti definitivamente anche dai compiti del Dipartimento; va però ancora modificata la norma sul piano carceri dove ancora si fa riferimento al ruolo del Dipartimento come progettista e direttore dei lavori, attività che devono invece essere affidate sul mercato con procedure ordinarie e non in logiche emergenziali».

Il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, aveva già criticato l'operato del governo [comunicati stampa del 10 e 15 febbraio scorso, ndr]: «Gli oltre 145mila architetti italiani», ha sottolineato il presidente del Cnappc, Massimo Gallione, «sono convinti che la gestione emergenziale delle procedure connesse alla progettazione ed alla realizzazione delle opere pubbliche debba necessariamente essere riservata a circostanze ed eventi di tipo calamitoso che hanno caratteristiche di evidente urgenza, imprevedibilità e limitata durata nel tempo. Chiediamo al governo l'attivazione di un tavolo di confronto sulla semplificazione delle procedure».

Venendo ai politici, Ermete Realacci ha sottolineato che «nel provvedimento ci sono molti altri punti in cui vengono stravolte le regole ordinarie, dal piano straordinario per le carceri, alla realizzazione di grandi impianti energetici. E' una linea chiara del governo Berlusconi: quella di sottrarre alla trasparenza abnormi quantità di appalti che muovono miliardi di euro. E' un modo di operare su cui l'Unione europea nel passato aveva già eccepito nei confronti dell'Italia, ribadendo che l'aggiramento delle procedure normali era possibile solo, nell'ipotesi di assoluta eccezionalità dell'emergenza, da valutarsi in relazione al grave rischio di compromissione dell'integrità della vita umana. Non mi sembra che l'organizzazione dei mondiali di nuoto possa rientrare in questa evenienza».

Il relatore Agostino Ghiglia (Pdl) nella commissione Ambiente della camera, ha rivendicato il ruolo positivo del lavoro svolto in commissione: «Lo scudo giudiziario per i commissari resta ma riguarda soltanto cause amministrative e civili e non quelle penali e viene specificato meglio, anche se secondo me era già chiaro, che è relativo soltanto alla Campania», ha spiegato Ghiglia. Scompare anche la norma dell'articolo 15 che prevedeva la vigilanza da parte della Protezione civile sulla Croce Rossa, mentre sull'emergenza carceri resta la competenza della Protezione civile.

Sul piano carceri la norma mantiene la possibilità che il commissario straordinario utilizzi il Dipartimento e, quindi, applichi norme derogatorie per progettazione, direzione lavori e scelta degli appaltatori. Il responsabile carceri del Pd, Sandro Favi, in una nota ha detto «no all'affidamento del piano alla protezione civile: il loro piano carceri doveva partire già nella primavera del 2009 e, con 17 mila posti in più rispetto alla capienza regolamentare, avrebbe assicurato la ricettività per 60 mila detenuti. Falsa partenza. Ora serve lo stato di emergenza e portare, con quegli stessi posti in più, la ricettività ad 80 mila ristretti. In pratica quello che l'anno scorso era già sovraffollamento, sarà normalità».

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 17.02.10


Stralciata la norma sulla Protezione civile spa. La bocciatura di Bossi e la presa di distanza del Colle.

ROMA - La protezione civile spa è stata cancellata. Il governo ha deciso di stralciare l'articolo 16 del decreto che la istituiva. La conferma ufficiale arriva nel pomeriggio di ieri dal presidente della Camera. «La maggioranza e il governo hanno deciso di stralciare la norma», ha detto Gianfranco Fini che ha aggiunto: «Il decreto viene quindi completamente depotenziato». Uno stop salutato con esultanza dall'opposizione e con non pochi sospiri di sollievo anche nella maggioranza.

La decisione del resto era nell'aria. Le dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta avevano aperto la strada al ripensamento, suggerito anche dai numerosi dubbi espressi più o meno apertamente da diversi esponenti del governo e della maggioranza e in particolare dalla Lega. Ieri è stato infatti proprio Umberto Bossi ha intonare per primo il de profundis alla protezione civile spa. «Non deve diventare una spa, non deve sparire», ha detto il leader del Carroccio che ha tirato in ballo anche il ministro dell'Economia: «Tremonti aveva ragione a non voler andare in quella direzione perché in quel modo non hai nessun controllo e poi nascono i pasticci, perché i controlli ci vogliono».

Alle perplessità politiche, però, si sono sommate anche quelle istituzionali. Si parla di una moral suasion del Quirinale, finalizzata a rendere meno pesante il clima. I contatti con Palazzo Chigi non sono mancati. Quel che è certo è che dal Colle è arrivata una netta presa di distanza nei confronti di Guido Bertolaso, mentre Silvio Berhlusconi in serata ha ribadito l'appoggio: «E' un galantuomo». Il sottosegretario della Protezione civile, intervenendo ieri su Repubblica, aveva tirato in ballo i capi dello stato sostenendo che non avevano «mai opposto il rifiuto o obiezioni alle leggi che consentono l'adozione delle ordinanze relative ai grandi eventi». Ma dal Quirinale si osserva che «tra le competenze del presidente della Repubblica non rientra in alcun modo esprimersi su atti relativi a dichiarazioni di stato di emergenza o di attribuzione della qualifica di grande evento» che sono di esclusiva competenza della presidenza del Consiglio così come l'adozione delle ordinanze della protezione civile. Anzi - si segnala dal Colle - poco prima di Natale (il 21 dicembre) il capo dello stato aveva ammonito circa i rischi prodotti da un eccessivo ricorso, non solo alla decretazione d'urgenza, ma anche dal crescente uso e dalla dilatazione delle ordinanze d'urgenza.

Nessuna sponda dal Colle. E neppure dall'interno della maggioranza dove, dopo i mugugni e le perplessità più o meno esplicite, nessuno sembra voler erigersi a difensore della Protezione civile spa. «È una vittoria dell'opposizione», commenta il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini. Ancora più netto Massimo D'Alema, secondo cui «il progetto della protezione civile spa avrebbe creato una commistione ancora più grave di quella di cui si parla in questi giorni sui giornali tra funzione pubblica, affari e malaffari». Parole che ovviamente non escludono anzi rimarcano - come fa il segretario dei democratici Pierluigi Bersani e l'Idv di Antonio Di Pietro - la necessità che Bertolaso rassegni le sue dimissioni: «Non dubito della sua serietà - ha detto il segretario -, ma dovrebbe fare un passo indietro per il buon nome della protezione civile». Un pressing che sembra aver aperto qualche breccia anche dalle parti di Palazzo Chigi. Oggi però sarà proprio Bertolaso a illustrare alla Camera il decreto.
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  • IL QUIRINALE - Precisazione della presidenza su Bertolaso: «Gli atti relativi alle emergenze non sono sottoposti al vaglio del capo dello Stato»

 

di Barbara Fiammeri
da Il Sole 24ore del 16.02.10


Alla Camera in arrivo maxiemendamento del governo e fiducia

ROMA - Il relatore del decreto legge sulla protezione civile alla Camera, Agostino Ghiglia (Pdl), ammette che l'ipotesi più probabile per stralciare la società per azioni voluta da Bertolaso sia oggi quella di un maxiemendamento del governo e del ricorso al voto di fiducia. Non chiude, però, l'ultimo spiraglio a un esame più aperto degli emendamenti. «Potrebbe andare diversamente, se l'opposizione presentasse un numero mirato di proposte», dice per rispondere alle bordate che gli sono arrivate dal Pd.

In larghi settori della maggioranza ci sarebbe oggi un atteggiamento favorevole a ridisegnare in modo più restrittivo i confini dell'azione della protezione civile. Mancano, però, i tempi.

Le tensioni tenute soffocate nei giorni scorsi nel centrodestra oggi sono esplose. Uno dei temi-chiave, lanciato nei giorni scorsi dal mondo dalle imprese, è la restrizione dell'uso della legislazione di emergenza che oggi viene utilizzata anche in situazioni che di emergenza naturale non sono. In particolare, lo stralcio dei grandi eventi come il G-8, la Vuitton cup di vela e l'Expo 2015 dalla gestione della protezione civile.

Sulla questione potrebbe tornare di attualità addirittura la proposta rivelata da Guido Bertolaso nell'intervista sul Sole 24 Ore di domenica scorsa. «Nella prima versione del decreto legge preparata a settembre - ha detto Bertolaso - avevo previsto che i grandi eventi sarebbero stati tolti alla protezione civile e sarebbero stati assegnati a un'altra struttura di Palazzo Chigi creata proprio per questo».

Non andò così e forse non fu bene per Bertolaso, ma non è detto che la proposta non torni di attualità ora: contribuirebbe ad alleggerire le responsabilità di un Bertolaso in difficoltà e aiuterebbe forse a placare il forcing dell'opposizione, non soddisfatta ancora della vittoria sullo stralcio della società per azioni. Non a caso il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, ha riproposto ieri il nodo dei grandi eventi come uno dei capitoli del decreto legge da affrontare subito, insieme al piano carceri e allo scudo di un anno per la gestione dei rifiuti in Campania.

Per un ridisegno a fondo dei compiti della protezione civile spa mancano, però, i tempi e la calma. «Il tema ci sarebbe anche - dice Ghiglia - ma discuterne nel decreto legge significherebbe risentire dell'emotività del momento».

Il decreto legge scade il 28 febbraio e la Camera deve licenziarlo questa settimana per lasciare al Senato almeno 3-4 giorni di lavoro nella terza lettura. La maggioranza e il governo non possono quindi correre il rischio che la discussione sfugga loro di mano, allargando troppo lo spettro delle norme da ridiscutere. Anche per questo il maxiemendamento del governo sembra l'ipotesi più probabile: impedisce l'allargamento eccessivo della discussione che pure "cova" in alcuni settori della maggioranza e consente al centro-destra di dire che l'iniziativa di soppressione della spa arriva direttamente dal governo e non è il frutto di una vittoria delle opposizioni. Semmai il governo potrebbe accogliere qualche ordine del giorno con cui si impegni a ridiscutere con una riforma organica l'intera disciplina dell'azione della protezione civile.

C'è infine la parte del decreto legge che va salvaguardata. Nel provvedimento ci sono norme che consentono il passaggio della ricostruzione in Abruzzo a regione e comuni, avviano il passaggio dalla gestione commissariale a quella ordinaria per i rifiuti della Campania, trasferiscono la proprietà del termovalorizzatore di Acerra, regolarizzano la struttura organica del dipartimento della protezione civile, rilanciano il piano nazionale per le carceri. A tutto questo il governo non può e non vuole rinunciare: eviterà quindi di mettere a rischio l'intero decreto legge.
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  • IL NODO GRANDI EVENTI - Imprese e opposizione chiedono lo stralcio dall'attività del Dipartimento dei compiti non di vera emergenza

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 16.02.10


Le imprese: ora basta con l'uso improprio di poteri eccezionali

ROMA - Si apre una nuova frontiera nel dibattito pubblico sui poteri e sui sistemi di appalto della protezione civile. Al centro delle contestazioni non c'è soltanto la società per azioni voluta da Guido Bertolaso, che divide il mondo politico e ha scatenato la reazione durissima delle imprese, a partire da quelle aderenti al mondo confindustriale. Ora - sotto lo stimolo del dibattito parlamentare sul decreto legge e delle inchieste della magistratura sulla Maddalena - l'analisi critica risale a monte, fino all'origine di tutti i mali e al cuore della questione: la definizione di emergenza. Di fronte al dilagare del concetto di «stato di emergenza», presupposto per l'uso dei poteri emergenziali di protezione civile in deroga a tutte le leggi sugli appalti, le imprese chiedono un argine chiaro e netto, non ambiguo, distinguendo tra «emergenze vere» ed «emergenze create ad arte».

A lanciare la nuova frontiera è ancora Paolo Buzzetti, presidente dei costruttori dell'Ance, che già un mese fa aveva scagliato per primo l'anatema imprenditoriale contro la nuova spa (si veda Il Sole 24 Ore del 22 gennaio [in calce, ndr]). Oggi è convinto che si debba arrivare in fondo a questo dibattito, fino a una ridefinizione della disciplina legislativa dello stato di emergenza. Ecco la sua proposta: «Che cos'è l'emergenza? Vogliamo definirla una volta per tutte? Possiamo farlo all'interno di questo decreto legge, è una buona occasione. Tutte le distorsioni non nascono dal riconoscere poteri straordinari e strumenti eccezionali alla protezione civile quando c'è un terremoto o un'alluvione. Nascono invece dal fatto che questi strumenti eccezionali vengono oggi usati in situazioni che con le emergenze non hanno nulla a che fare. Questa distorsione gravissima, che modifica le regole di mercato e di competizione essenziali per il settore, deve cessare».

La proposta è rivolta alla discussione che si terrà sul decreto legge alla Camera, a partire dalla prossima settimana. È lì che va inserito questo paletto per evitare d'ora in avanti le distorsioni avvenute sulla base della legge 225/1992 istitutiva del servizio nazionale di protezione civile. È dall'articolo 5 di quella legge che nasce «lo stato di emergenza e il potere di ordinanza», usato da tutti i governi via via più frequentemente fino agli attuali livelli: nel 2009 Berlusconi ha firmato 78 decreti e 79 ordinanze di protezione civile per far fronte a calamità ed eventi speciali.

Anche sugli altri fronti, comunque, le imprese non sono per niente soddisfatte di come sia andato l'esame del decreto legge al Senato. «I paletti posti alla società per azioni - dice Buzzetti - non sono affatto sufficienti». Deboli garanzie sulla costituzione di società partecipate, nessuna garanzia effettiva per gli appalti che saranno affidati a valle della società in house. «Prendiamo atto delle rassicurazioni che arrivano dalla protezione civile - dice Buzzetti - ma un conto sono le buone intenzioni di cui non discutiamo, un conto sono gli obblighi, i paletti che impediscano deformazioni del mercato oggi e anche domani. Qui obblighi e paletti non ci sono».
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  • RIFORMA NECESSARIA - Per Buzzetti (Ance) bisogna inserire nel decreto legge una definizione chiara di «stato di emergenza». Insufficienti i paletti alla spa

LE PROPOSTE - Il presidente dell'Ance. Paolo Buzzetti rilancia, d'intesa con il mondo imprenditoriale, due proposte di modifica del decreto legge sulla protezione civile:

  • Robusti vincoli per la «Protezione civile spa». L'obiettivo è riportare la società all'interno delle regole nazionali ed europee sugli appalti
  • Ridefinizione del concetto di «emergenza». Occorre limitare l'uso di poteri straordinari e commissariali alle vere emergenze.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 13.02.10


Protezione spa, nemici all'assalto. Lavori in corso alla camera per stoppare la riforma cara a Bertolaso. Ma il governo tiene duro. Contro la società un partito trasversale, dalla Lega al Pdl.

Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio, recita un vecchio detto. Ed è proprio dagli amici, ovvero dai parlamentari di maggioranza, che dovrà guardarsi la Protezione civile spa, la società a cui il disegno di legge di riforma, messo a punto dal capo del dipartimento Protezione civile, Guido Bertolaso, assegna la mission di gestire gli appalti per la ricostruzione post emergenza e i grandi eventi. Una struttura snella, che dovrebbe portare a sistema il metodo di gestione degli interventi in vigore presso la Protezione civile, consentendo, attraverso l'ordinanza emergenziale, di assegnare velocemente i lavori, senza appalti e controlli. Il ddl di riforma è atteso per mercoledì prossimo nell'aula di Montecitorio per l'inizio della discussione.

Sul testo, che converte in legge il relativo decreto firmato il 31 dicembre scorso, e che ha già incassato il primo sì del senato, pesa non tanto la richiesta di ritiro del Pd («Con la spa si corrono dei rischi enormi», dice il segretario democratico, Pierluigi Bersani) e dell'Italia dei valori, ma soprattutto pesano i malumori della stessa maggioranza. Non sono in pochi, infatti, a non digerire quella che nelle retrovie è stata bollata come macchina mangia soldi. Del resto, basta guardare gli emendamenti correttivi che erano stati presentati già a Palazzo Madama, finiani e leghisti in testa, per capire qual è l'aria.

Tutti emendamenti non accolti, certo, ma ora è scoppiato il caso giudiziario. E anche se sulla onestà personale di Bertolaso, coinvolto nell'indagine della procura di Firenze per i lavori alla Maddalena per il G8, tutti sono pronti a giurare, sul sistema Bertolaso per niente. Troppi poteri, troppi soldi affidati a un uomo solo, e pochissimi i controlli che possono essere esercitati sul come si assegnano le commesse e si spendono le risorse pubbliche: tutti elementi che possono dar luogo a fatti corruttivi, come ipotizza appunto la magistratura inquirente sia avvenuto alla Maddalena.

Ufficialmente, le posizioni della maggioranza sono ancora caute sulla strategia parlamentare. Quello che è certo è che si sta lavorando a trovare intese bipartisan su emendamenti che, se non sopprimere, limitino fortemente la nuova holding pubblica. «Non accettiamo di decapitare Bertolaso come vorrebbe fare Antonio Di Pietro, che ha presentato una mozione di sfiducia, però la Protezione Civile non può essere al di sopra della legge, è necessario prevedere una rendicontazione di tutte le attività», è la posizione del leader Udc, Pier Ferdinando Casini. «Valuteremo eventuali modifiche, che coniughino rapidità e trasparenza», assicura Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati Pdl. Mario Baldassarri, presidente della commissione finanze del senato, chiede invece lo stop totale per la spa: «Non si può usare l'efficienza come pretesto per sottrarre pezzi di istituzioni alle regole del diritto pubblico. È un problema di principio, di Bertolaso mi fido, ma chi verrà dopo di lui?». C'è poi l'incognita Lega, che valuta negativamente una società pubblica che lavora a 360 grandi, anche per privati. E per la quale si prospettava già la commessa dell'Expo di Milano.

Insomma, il cielo della vigilia minaccia tempesta, con qualche tuono che giunge anche dai ministri. Non tutti avrebbero applaudito con il cuore alla richiesta di rinnovare la fiducia al sottosegretario Bertolaso, formulata all'ultimo consiglio dei ministri. Il discorso è sempre lo stesso: ha troppi poteri, e spesso nel suo operare ha anche invaso campi di altri ministeri. A cui il responsabile dell'economia, Giulio Tremonti, taglia continuamente fondi. Problema, quello finanziario, che non tocca invece la Protezione civile.

Dalla sua Bertolaso ha la stima e l'appoggio incondizionato del premier, Silvio Berlusconi, e del sottosegretario, Gianni Letta. Entrambi convinti che la vicenda giudiziaria scoppierà come una bolla di sapone: «È una persona per bene, che ha lavorato per il paese». Nel frattempo non si esclude che per salvare la Spa il governo alla camera debba ricorrere al voto di fiducia.

 

di Alessandra Ricciardi
da Italia Oggi del 13.02.10


PROTEZIONE CIVILE - Emergenza il segno del destino di Bertolaso

Silvio Berlusconi ha fatto quello che ci si attendeva da lui: ha difeso a spada tratta Guido Bertolaso dalle accuse che lo coinvolgono in un'inchiesta scabrosa. Per il secondo giorno consecutivo il presidente del Consiglio non ha esitato a esporsi direttamente per far scudo al capo della Protezione civile. In questi casi, il rischio maggiore per l'indagato è l'isolamento, il sentirsi abbandonato dagli amici dall'oggi al domani. Non è il caso di Bertolaso.

Gli sono rimasti vicini i suoi protettori ed estimatori politici, cui si aggiungono le migliaia di cittadini che gli hanno espresso di slancio la loro solidarietà. E fanno riflettere le parole di amicizia pronunciate dal sindaco dell'Aquila, un amministratore che ha condiviso con lui i lunghi mesi dell'emergenza e poi della ricostruzione e che non appartiene allo schieramento del premier.

Questo sentimento diffuso e sincero vorrà dire qualcosa. Non è una garanzia d'innocenza, certo, ma come diceva Abramo Lincoln «nessuno può ingannare tutti per tanto tempo». Bertolaso gode di una stima reale e ci sono le sue opere a testimoniare per lui. Per il resto, occorre attendere gli esiti dell'inchiesta con rispetto. Ha fatto bene il capo della Protezione civile a mettersi a disposizione della magistratura, evitando il corto circuito delle solite polemiche. Anche se, lo sappiamo fin troppo bene, questa vicenda è destinata a diventare l'ennesimo tassello dell'eterno conflitto italiano fra giudici e politica.

Questo aiuta a capire perché Berlusconi non ha avuto dubbi nel respingere le dimissioni del sottosegretario. Non è solo stima per l'uomo. È anche una considerazione politica cruciale. Bertolaso rappresenta la figura più significativa e simbolica della stagione berlusconiana. È il realizzatore che permette al premier di essere credibile quando si presenta come l'«uomo del fare», il modernizzatore nemico della burocrazia e delle chiacchiere inconcludenti. Se il consenso di Berlusconi nel paese è ancora alto, in buona misura lo si deve a ciò che Bertolaso è riuscito a realizzare in Abruzzo e a Napoli. Come un generale dell'antica Roma che mette a disposizione dell'imperatore il risultato delle battaglie vinte in lontane province.

Vedremo cosa emergerà dall'indagine. Quello che si conosce finora fa pensare a una storia molto brutta, nella quale però il ruolo del sottosegretario potrebbe essere marginale o insignificante. Resta il consueto diluvio delle intercettazioni, dalle quali l'immagine di Bertolaso è uscita sporcata, ma per ora non distrutta. Comunque sia, siamo nel pieno di un processo mediatico che lascia sconcertati, anche per il ripetersi monotono dei riti che lo accompagnano. Senza dubbio è singolare che un presidente del Consiglio debba intervenire in prima persona per precisare che i «massaggi» e le «ripassate» cui si accenna nelle intercettazioni si riferiscono a sedute di fisioterapia e non a quello che sembra. Ma questa è la miglior conferma di come Berlusconi ritenga strategica la difesa di Bertolaso.

La caduta dell'uomo sarebbe un colpo quasi letale al profilo pubblico del governo. E quindi al meccanismo del consenso. Per cui il premier non può rischiare che il 2010 sia l'anno di una nuova graticola a sfondo sessual-affaristico, come il 2009 fu l'anno degli scandaletti di Palazzo Grazioli. Ed è fin troppo evidente che Berlusconi vive gli attacchi a Bertolaso come se fossero rivolti a lui. In termini politici non si può dargli torto. Ne deriva quindi che le dimissioni sono state un bel gesto dell'indagato, ma non avrebbero mai potuto essere accettate a Palazzo Chigi.

La partita ormai va al di là di Bertolaso. Per vincerla, il consueto repertorio di giudizi insofferenti nei confronti della magistratura servirà a poco. Berlusconi può proteggere se stesso con il «legittimo impedimento», ma a Bertolaso conviene affrettare il giudizio e puntare a essere scagionato. Magari separando il suo destino da quello del gruppetto degli arrestati, se sarà in grado di farlo. È il miglior servigio che in questo momento può rendere alle istituzioni. La mozione di sfiducia individuale presentata da Di Pietro può persino aiutarlo. Nel senso che rende più chiara la posta politica in gioco e ricompatta la maggioranza. Tanto più che il Partito Democratico, almeno a sentire Bersani, non ha troppa voglia di farsi risucchiare in una guerra di religione intorno a un personaggio della popolarità di Bertolaso.

Anche per queste ragioni, e in attesa di fatti nuovi che definiscano meglio il quadro, sarebbe opportuno che il decreto sulla «Protezione Civile spa», oggi pendente in Parlamento, conoscesse una pausa di riflessione. Si tratta di un progetto giusto nelle intenzioni, ma assai controverso nella forma assunta. E sebbene non esista, almeno così sembra, alcun nesso tra l'inchiesta in corso e i tempi di approvazione parlamentare della nuova legge, un certo senso di opportunità consiglierebbe di rinviare il voto finale. Si potrebbe cogliere l'occasione per rendere più trasparente e solido il sistema delle regole. Che dovranno essere semplificate e snelle, non c'è dubbio, ma pur sempre tali da permettere al Parlamento, prima, e agli organi di controllo, poi, le necessarie verifiche.
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di Stefano Folli
da Il Sole 24ore del 12.02.10


«Il vero obiettivo è la nuova spa». Il governo va avanti.

ROMA - «Questo è un emendamento scritto dalle Procure al decreto legge sulla protezione civile». La battuta la riferisce un ministro del governo Berlusconi che preferisce non venire allo scoperto ma rappresenta perfettamente la tesi largamente prevalente dentro l'esecutivo: il vero obiettivo dell'inchiesta della Procura di Firenze è la riorganizzazione della macchina della protezione civile voluta da Guido Bertolaso e contenuta nel decreto legge votato martedì dal Senato, ora approdato alla Camera.

La «giustizia a orologeria» questa volta vuole colpire soprattutto la nuova società per azioni «Protezione civile servizi» che per Bertolaso significa un salto di qualità in termini di autonomia organizzativa rispetto all'attuale dipartimento. Senza contare la possibilità per la nuova spa di allargare il raggio delle collaborazioni ai commissari straordinari di ogni ordine e grado sparsi sul territorio nazionale, per far fronte con il proprio supporto tecnico a qualunque «stato di emergenza».

È vero che al Senato il disegno originario è stato parzialmente ridimensionato ed è passato in votazione (con il sostegno della maggioranza) un paletto posto dal Pd che limita l'attività della nuova «esclusivamente» ai servizi prestati al dipartimento.

Questa norma viene però contraddetta in almeno tre punti dallo stesso decreto legge: con la previsione di eccezioni alla «esclusività» che possono essere disposte per legge, con la possibilità di inserire nello statuto della spa attività diverse da quelle fornite al dipartimento e con il riferimento diretto alla collaborazione della nuova spa con il commissario straordinario per il piano carceri. Il paletto posto dal Pd è andato subito in frantumi all'interno dello stesso esame del Senato.

Da Palazzo Madama è uscito così un testo equilibrato per la maggioranza, che dà seguito al disegno di Bertolaso ma lo ridimensiona in alcuni punti come volevano diversi settori del centro-destra. A questo punto di sintesi il governo non rinuncia, fa quadrato di fronte alle inchieste della magistratura. Fa quadrato sull'uomo Bertolaso e sulla sua creatura. «Quello descritto dall'inchiesta è un Bertolaso che noi non conosciamo», dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Il governo si compatta, il decreto legge ora deve andare avanti. «A questo punto diventa sempre più probabile il ricorso alla fiducia», dice un altro ministro. A poco serve l'appello di Pierluigi Bersani a riaprire la discussione sul decreto legge, sulla spa in particolare. «E' il momento di ragionare», dice il leader Pd. Berlusconi da Bruxelles risponde che ora bisogna andare avanti senza indugi.

Certo è che dall'approvazione del decreto legge la protezione civile uscirà più forte e più articolata che mai. Non c'è soltanto la società per azioni nella riorganizzazione complessiva del settore. Due altre strutture nasceranno per portare al termine la gestione straordinaria dei rifiuti in Campania. La fase di transizione durerà fino al gennaio 2011 e la protezione civile costituirà una «unità stralcio» e una «unità operativa». Alla seconda sarà affidata probabilmente la gestione del termovalorizzatore di Acerra, mentre la prima dovrà redigere lo stato debitorio della gestione commissariale definendo il quadro di crediti (verso le amministrazioni locali) e debiti (verso le imprese).
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  • FIDUCIA ALLA CAMERA - L'esecutivo fa quadrato, sempre più probabile la blindatura a Montecitorio per far passare il Dl come uscito dal Senato
  • LA GALASSIA PROTEZIONE - Con l'approvazione del provvedimento saranno costituite altre due strutture «stralcio» per chiudere la gestione rifiuti in Campania

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 12.02.10


Emergenze, lo squadrone Bertolaso. Il capo della Protezione civile, finito nel mirino dei giudici di Firenze, si difende: un equivoco. Circa 400 dipendenti in più, 600 ordinanze e miliardi di affari.

Tutto in grande. Dall'arrivo di Guido Bertolaso alla tolda di comando della Protezione civile, il dipartimento è passato in nove anni da 370 dipendenti a circa 800, le ordinanze emergenziali sono schizzate alla cifra record di quasi 600, il teatro di intervento si è allargato a dismisura, fino a ricomprendere il traffico di Messina e il terremoto di Haiti. E i finanziamenti gestiti, secondo fonti interne alla Protezione civile, sarebbero giunti a sfiorare i 10 miliardi di euro. Diventato un logo dell'amministrazione di successo, ambito luogo di lavoro - dove non è necessario un concorso per entrare e anzi spesso si fa carriera, passando magari da una consulenza alla Protezione civile a un incarico da direttore generale presso un ministero- ma anche fucina di consensi politici.

La Protezione civile made in Bertolaso ha goduto nel tempo di appoggi bipartisan, con padrini politici di gran peso, da Gianni Letta a Francesco Rutelli. Bertolaso, finito ora nel mirino della magistratura di Firenze che sta indagando sugli appalti per i grandi eventi del G8 alla Maddalena, dei Mondiali di Nuoto e delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, respinge ogni accusa di corruzione: «Si tratta di accuse infamanti, io non c'entro». Parla di un «grande equivoco, che sarà presto chiarito», il suo avvocato difensore, Filippo Dinacci, già legale di Cesare Previsti e Silvio Berlusconi. E quanti pesavano che la bufera giudiziaria, condita a colpi di presunti scambi in nero di denaro e di prestazioni sessuali, potesse indurre il governo a ritirare il decreto che riforma il Dipartimento e istituisce la Protezione civile spa - in discussione alla camera dopo il primo sì del senato - resteranno delusi. Almeno per il momento.

«La spa sarà una struttura di servizio che servirà proprio a garantire quella trasparenza ed efficacia degli interventi che noi vogliamo garantire a tutti gli italiani», diceva ieri Bertolaso, senza mostrare segnali di cedimento. E parlava all'opposizione certo, Pd e Italia dei valori in testa, che a forza di mozioni di fiducia ed emendamenti abrogativi sostengono l'inopportunità giuridica ma anche politica dell'operazione, chiedendo le sue dimissioni da tutti gli incarichi. Ma Bertolaso parla anche ai colleghi di governo che di lui non apprezzano l'onnipresenza e l'alto gradimento di cui gode. In primis presso Berlusconi, che ha chiarito: «Bertolaso non si tocca, i pm si vergognino». «Saranno stati fatti anche degli illeciti alla Maddalena», è la posizione del capo dipartimento, «ma io non seguivo direttamente gli appalti, avevo il compito di rendere fruibile una zona devastata». Bertolaso insomma è deciso a difendere con le unghie e con i denti la sua credibilità e il suo operato.

Andando a spulciare tra le ordinanze che negli anni hanno connotato la macchina Protezione civile, oltre agli interventi più noti, come il Giubileo, i rifiuti in Campania e il terremoto di Abruzzo, si trovano il dissesto urbano e strutturale di Roma del 2006, gli interventi per gli eventi alluvionali di Salerno, Avellino e Caserta, accaduti nel 1998 e decretati nel 2007, il maltempo in Emilia Romagna, l'inquinamento di Orbetello, la situazione di crisi socio-economica e ambientale della Calabria, la rottamazione e demolizione di veicoli fuori uso in Sicilia, l'emergenza traffico di Mestre, Roma, Messina e Napoli. E poi ci sono i grandi eventi, dai Giochi del mediterraneo del 2005 ai campionati di ciclismo su strada del 2008, dalla canonizzazione del beato Escrivà alla beatificazione di Maria Teresa Di Calcutta. Tutte emergenze che i governi hanno dichiarato di non poter risolvere senza i poteri speciali della Protezione civile.

 

di Alessandra Ricciardi
da Italia Oggi del 12.02.10


Carceri, un Piano in deroga - protezione spa

Piano carceri al via anche con Protezione civile spa. È quanto prevedono gli emendamenti approvati dall'assemblea del Senato martedì sera nell'ambito della conversione in legge del decreto legge 195/09 (che dovrà essere esaminato dalla Camera).

Le norme approvate stabiliscono, fra le altre cose, che il Commissario straordinario per l'emergenza carceraria (che dovrà gestire la realizzazione di 47 interventi aggiuntivi alle carceri esistenti e di 18 nuovi istituti) possa avvalersi della società «Protezione civile spa» per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzione lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali attuati in esecuzione del programma.

Il Senato ha confermato, approvando l'emendamento del governo, la deroga al vincolo di subappalto dei lavori della cosiddetta categoria prevalente (che passa dal 30 al 50%). Per accelerare l'avvio degli interventi volti alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie e l'aumento di quelle esistenti, si è stabilito che nell'utilizzo delle risorse disponibili si vada in deroga al vincolo di destinazione dei fondi (nelle regioni del Mezzogiorno l'85% delle risorse e il restante 15%alle regioni del Centro-Nord).

Per quel che riguarda i controlli antimafia il Senato li ha estesi, oltre che ai contratti pubblici e ai successivi subappalti e subcontratti aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture, anche alle «erogazioni e concessioni di provvidenze pubbliche attuati in esecuzione del programma».

Infine la norma varata dal Senato prevede anche una disposizione aggiuntiva in base alla quale si snellisce la procedura di nomina dei commissari straordinari per gli interventi relativi alla trasmissione e alla distribuzione dell'energia, nonché per gli interventi relativi alla produzione dell'energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 11.02.10


Via libera dal Senato. Due paletti per la spa della Protezione civile

ROMA - Il Senato ha dato il via libera alla «Protezione civile servizi spa» piantando però due nuovi paletti alla sua attività. Il primo è chiaro e solido: non potrà possedere partecipazioni in altre società, quindi niente «holding Bertolaso». Il secondo è ambiguo e interviene proprio sul punto più delicato del dibattito: la nuova spa dovrà lavorare soltanto per il dipartimento della protezione civile o potrà lavorare anche per altri commissari delle numerose emergenze sparse per il territorio italiano? Il decreto legge del governo dice che l'attività per il dipartimento è «prevalente», con la possibilità della società di diversificare; un emendamento del Pd (Ferrante, Della Seta) approvato ieri con il consenso della maggioranza dice invece che è «esclusiva».

Teoricamente, il paletto messo ieri dell'aula Palazzo Madama è potente. «A fini di garanzia e trasparenza», ha precisato il relatore del Pdl, Antonio D'Alì, dando voce anche ai tanti che nel centro-destra avevano dubbi sull'eccesso di poteri della protezione civile. In realtà, lo stesso emendamento approvato, corretto con un successivo voto dalla maggioranza, dà la possibilità alla legge di derogare a quella esclusiva.

Più avanti, sarà subito sancito un primo caso di eccezione: nell'articolo aggiuntivo sul piano straordinario per le carceri, si dà la possibilità al commissario di quell'intervento, il direttore del ministero della Giustizia, Franco Ionta, di usufruire dei servizi della Pcs spa.

La maggioranza, sempre compatta al momento di votare in aula nonostante la delicatezza dell'intero decreto legge sulle emergenze, ha dato altri segni di tenuta sulla società voluta da Bertolaso e contestata duramente da tutto il mondo imprenditoriale. In un altro punto del testo ha allentato i vincoli dell'esclusiva appena posti. Dove si parla dello statuto, si dice che dovrà prevedere che l'attività per il dipartimento sia «prevalente» e non esclusiva.

L'unico senatore della maggioranza che ha fatto sentire la propria voce contro la società per azioni è stato il presidente della commissione finanze della Camera, Mario Baldassarri, che ha votato con le opposizioni un emendamento di soppressione dell'articolo 16 sulla spa. L'emendamento è stato bocciato. Baldassarri ha messo in guardia dai rischi che la società porta in termini di trasparenza. Il voto finale sul decreto legge è stato di 140 sì e 116 no. Ora il provvedimento passa all'esame della Camera dove è probabile il ricorso al voto di fiducia.

Se Bertolaso ha incassato quasi il 100% del risultato atteso sulla spa, annunciando per altro che sono già arrivate 280 domande per l'incarico di direttore in risposta all'annuncio messo sui giornali nei giorni scorsi, uno smacco ha dovuto subirlo però sull'inasprimento delle sanzioni a chi crea pericoli in montagna sciando fuori pista. Il Senato ha stralciato, con atteggiamento bipartisan, la proposta che prevedeva un'ammenda da 500 a tremila euro.

Il sottosegretario l'ha presa male. «Dopo che alcuni soccorritori hanno perso la vita - ha detto Bertolaso in aula - tutti chiedevano misure restrittive rispetto al comportamento inadeguato in montagna. Una norma che cominciasse a limitare escursioni quando è certificato un alto rischio valanghe poteva essere un buon modo per evitare ulteriori morti in futuro. Prendo atto - ha concluso Bertolaso - che ci sono interessi economici e corporativi anteposti alla salute umana».
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  • SFUMA LA HOLDING - La nuova struttura non potrà possedere partecipazioni in altre società; inoltre dovrà essere «esclusiva» l'attività per il dipartimento

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 10.02.10


Protezione civile spa agirà solo su input degli enti locali

Per Expo 2015 le deroghe alla normativa vigente le ha chieste il sindaco Letizia Moratti e non la protezione civile; Protezione civile spa agirà soltanto sulla base di richieste esplicite che verranno formulate dagli enti locali e non da altri commissari straordinari; non c'è quindi nessuna privatizzazione della Protezione civile. È quanto ha dichiarato ieri il sottosegretario Guido Bertolaso nell'ambito della discussione dell'articolo 16 del decreto legge 195/09 sul trattamento dei rifiuti in Campania e sulla protezione civile, che istituisce la società protezione civile spa a supporto del Dipartimento della presidenza del Consiglio. L'Aula ha approvato diversi emendamenti fra cui quello bipartisan, coordinato con uno del relatore, che impone alla società, per gli affidamenti a terzi, il rispetto delle norme del Codice dei contratti pubblici e dei principi comunitari in materia di parità di trattamento, trasparenza, concorrenza e non discriminazione.

Approvata anche la proposta per cui ogni anno sarà presentata una relazione dettagliata sull'attività svolta dalla società. Le funzioni tipiche di protezione civile rimangono di esclusiva pertinenza del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del consiglio dei ministri, anche sotto il profilo strutturale e la protezione civile spa come società in house, svolgerà attività esecutive e strumentali al Servizio nazionale di protezione civile. Ed è proprio sulla natura esclusiva della società a favore del Dipartimento della protezione civile che si è svolto dibattito in aula. In mattinata è infatti stato approvato un emendamento con il quale si è limitata l'attività della società allo svolgimento esclusivo di compiti e attività strumentali e di supporto tecnico amministrativo, salva diversa espressa disposizione di legge. Così la società sembrerebbe essere riportata ad una mera attività di service del Dipartimento per la protezione civile, ma la possibilità di una deroga normativa lascia aperta la porta ad altri compiti che, comunque, dovranno sempre passare dal Parlamento. Va notato che rimane ferma la norma del dl che prevede che, invece, l'attività della società sia «in via prevalente» svolta a favore del Dipartimento, il che crea comunque un problema di coordinamento non indifferente.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 10.02.10


Bertolaso spa a tutto campo. Piano carceri, regate della Vuitton cup e ospedali calabresi i primi incarichi.

ROMA - Il piano straordinario per le nuove carceri, i quattro ospedali costruiti dalla regione Calabria con i poteri speciali dell'emergenza e le regate della «Louis Vuitton World cup» alla Maddalena in primavera: sono tre delle attività di supporto tecnico e consulenza che entreranno subito nel portafoglio 2010 della «Protezione civile servizi Spa», la società per azioni voluta da Guido Bertolaso per svolgere le attività strumentali del dipartimento della protezione civile.

La Pcs potrà muoversi a 360 gradi nel campo delle emergenze e dei grandi eventi, potendo espandere la propria attività ben oltre l'attuale raggio di azione del dipartimento insediato alla presidenza del Consiglio: se Bertolaso ha pieni poteri sulla Louis Vuitton cup alla Maddalena grazie all'ordinanza firmata da Silvio Berlusconi il 30 dicembre scorso, il commissario straordinario per il piano carceri è il dirigente del ministero della Giustizia Franco Ionta, mentre quello per gli ospedali calabresi è il governatore Agazio Loiero. Anche loro - in quanto dotati di poteri emergenziali - potranno avvalersi dei servizi della Pcs spa, come previsto dal decreto legge che istituisce la società e che oggi dovrebbe avere l'approvazione del Senato.

Il dipartimento della Protezione civile sarà il principale committente (ma non l'unico) della Pcs attraverso la stipula di un contratto di servizio: sarà questo lo zoccolo duro per la start up che però potrà prendere lavoro da tutte le amministrazioni pubbliche, centrali e locali, e dai numerosi commissari straordinari chiamati a fronteggiare emergenze piccole e grandi sul territorio.

A conferma del dilagare del "modello Bertolaso" - come modello di efficienza fondata su regole straordinarie - sarebbe sufficiente ricordare alcuni grandi eventi finiti sotto il controllo della protezione civile: dai mondiali di ciclismo di Varese nel 2008, utili per completare la tangenziale che la città aspettava da anni, all'America's cup di Trapani che ha permesso di completare la rete fognaria, dal G-8 mai fatto alla Maddalena ai mondiali di nuoto di Roma al convegno eucaristico mondiale in Umbria. Senza dimenticare gli aiuti internazionali ad Haiti o i due sforzi maggiori, la ricostruzione abruzzese e l'emergenza rifiuti in Campania, che oggi vengono ricondotti verso la gestione ordinaria con lo stesso decreto legge.

Anche i numeri raccontano, però, il dilagare del "modello protezione civile": nel 2009 Berlusconi ha firmato 78 decreti del presidente del consiglio dei ministri sulle emergenze e 79 ordinanze di protezione civile per far fronte a calamità ed eventi speciali.

Non è solo il dipartimento guidato da Bertolaso a usufruire di poteri eccezionali che ormai investono sindaci, governatori, prefetti, provveditori. Commissari straordinari vengono nominati per la realizzazione delle grandi opere, per l'Expo 2015 (ma Bertolaso non c'entra e i poteri per realizzare i parcheggi vanno al sindaco Moratti), per il piano carceri, che in questo scenario di "emergenza continua" rappresenta un ulteriore salto di qualità.

A freddo, infatti, il governo ha tramutato l'iter ordinario del piano carceri - per cui aveva chiesto la collaborazione di Confindustria e Ance e addirittura finanziamenti privati - in un percorso a tappe forzate e poteri emergenziali che porterà dritto alla Pcs.

Nelle praterie delle emergenze dilaganti e dei superpoteri sempre più diffusi, in deroga alle leggi ordinarie, la nuova spa si muoverà con una struttura agile e una missione che ricorda quella di vecchi «concessionari di committenza» dell'Iri degli anni 80 come Italstat, Italposte o Italsanità. Un milione di capitale sociale e cinque milioni di contributo statale nel biennio 2010-2011 significano per la Pcs un cda snello a tre componenti, un dirigente generale in funzione di amministratore delegato, tre dirigenti di area e trenta unità di personale. Anche questo è uno zoccolo duro che vale per la start up: via via che saranno firmati contratti e convenzioni con le amministrazioni, la struttura e il fatturato cresceranno. Impossibile dai conti di Palazzo Chigi capire quale sia oggi l'indotto del dipartimento della Protezione civile: i 2.072 milioni iscritti al bilancio consuntivo 2009 e la stessa somma nel bilancio preventivo 2010 vanno per gran parte al pagamento di mutui contratti per vecchi interventi e sono una cifra poco significativa. Resta il fatto che il budget è in salita rispetto al passato (1,5 miliardi nel 2008) e soprattutto che si nutre, fuori di questi conti, del finanziamento delle emergenze che arriva con i singoli decreti.

Quanto alla missione della Pcs, gli uomini di Bertolaso - che resterà sottosegretario per l'intero 2010, ha annunciato una nota di Palazzo Chigi - provano a spegnere le polemiche. La spa svolgerà solo le funzioni tipiche della stazione appaltante come indire una gara, fare la direzione lavori, vigilare sui lavori. Per l'assegnazione dei lavori saranno seguite le procedure previste dalle norme Ue e nazionali in materia di trasparenza. «Abbiamo sempre rispettato le regole e continueremo a farlo», dicono alla protezione civile. Un emendamento che fissa questo paletto del rispetto delle norme sugli appalti è stato presentato anche dal relatore al decreto legge che oggi affronta l'ultimo passaggio nell'aula del Senato. Resta un'area grigia la progettazione che viene assorbita pure fra le attività della Pcs, suscitando la reazione ostile di società di ingegneria e architetti. [lettere Ordine Architetti Roma, inviate lo scorso 4 febbraio, ndr]
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  • MODELLO ESTESO - Oltre al dipartimento tra i committenti potranno esserci anche le amministrazioni pubbliche e i commissari straordinari

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 09.02.10 


Sugli appalti il «paletto» con gare e regole europee. Emendamento del relatore D'Alì (Pdl) - Il no degli architetti [lettere Ordine Architetti Roma, inviate lo scorso 4 febbraio, ndr]

ROMA - Il paletto lo ha piantato Antonio D'Alì, presidente pdl della commissione Ambiente del Senato e relatore del decreto legge sulla protezione civile a Palazzo Madama: la Protezione civile servizi spa svolge le proprie funzioni nel campo dei lavori pubblici «nel rispetto della vigente normativa anche comunitaria».

Quando si tratta di appalti e gare, di forniture e servizi, non varranno dunque i poteri emergenziali che consentono alla protezione civile di agire in deroga alla disciplina ordinaria e di affidare (almeno teoricamente) gli appalti senza gara. Le procedure dovranno essere trasparenti, gli affidamenti dovranno avvenire con gara pubblica.

L'emendamento sarà votato oggi nell'aula del Senato, ma gli uomini della protezione civile chiariscono che il dipartimento si attiene comunque a regole di trasparenza, anche quando potrebbe agire in deroga alle regole ordinarie.

«Anche nelle emergenze più gravi e nel ricorso alle procedure ristrette - dicono i collaboratori di Bertolaso - garantiamo comunque la massima concorrenza e trasparenza possibile, invitando più imprese a presentare l'offerta». L'esempio che viene portato è il più grande appalto della ricostruzione abruzzese, il megalotto da 360 milioni del «piano Case» che la protezione civile avrebbe potuto assegnare in deroga alle norme e ha invece affidato con una gara Ue cui hanno partecipato 56 imprese.

Il paletto di D'Alì è però considerato ancora del tutto insufficiente dal mondo delle imprese (Confindustria, i costruttori dell'Ance e le società di ingegneria dell'Oice in prima battuta) che hanno duramente criticato la creazione della nuova spa.

A questi rilievi si è aggiunto ieri il mondo dei professionisti della progettazione. Il presidente dell'Ordine degli architetti di Roma, Amedeo Schiattarella, ricorda in una lettera al presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, «la battaglia contro tutte quelle società in house che per conto delle pubbliche amministrazioni svolgono vere e proprie funzioni di società di ingegneria di proprietà pubblica, sottraendo ulteriori spazi di libera concorrenza sul mercato della progettazione di opere pubbliche e contribuendo, in molti casi, ad abbassare il livello complessivo della qualità del progetto». [lettere Ordine Architetti Roma, inviate lo scorso 4 febbraio, ndr]

Nel decreto legge sulle emergenze che oggi riprende l'iter al Senato proprio dall'articolo 16 sulla nuova spa della protezione civile potrebbero irrompere però nuove questioni. Il governo dovrebbe infatti presentare un emendamento con cui si inaspriscono le sanzioni per chi provoca valanghe o si rende responsabile della morte di altre persone sulle piste di sci. Ad annunciarlo è stato ieri il ministro del turismo, Maria Vittoria Brambilla. «Tanti, troppi incidenti si sono verificati e continuano a verificarsi», ha ricordato il ministro. «Il contributo delle forze dell'ordine e del soccorso alpino sulle piste da sci e sui percorsi delle escursioni - ha aggiunto Brambilla - è molto forte e per questo meritano il ringraziamento di tutti, ma c'è bisogno di un ulteriore intervento attraverso l'educazione della popolazione, canali di informazione martellanti, regolamentazione più rigida, sanzioni pesanti, compreso il carcere nei casi più gravi».

 

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da Il Sole 24ore del 09.02.10 


La Protezione civile «frena» sull'Expo. Nuovi poteri commissariali: interrogazione dei senatori lombardi del Pd

MILANO - «Nessun potere straordinario» è stato conferito al capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, e alla costituenda società Protezione Civile servizi spa in relazione all'Expo 2015 di Milano né «si è verificato alcun esautoramento degli enti locali». Dopo l'articolo del Sole 24 Ore, che ieri ha rivelato i contenuti di un'ordinanza di palazzo Chigi (su proposta della ProCiv) concernente «la realizzazione del grande evento Expo 2015», arriva la nota di precisazione del Dipartimento guidato da Bertolaso: «L'Expo - spiega - è stato dichiarato grande evento fin dall'agosto del 2007 e già nell'ottobre dello stesso anno è stato nominato commissario delegato all'organizzazione dell'evento il sindaco di Milano Letizia Moratti». Ed è proprio alla Moratti, prosegue il Dipartimento, che sono stati conferiti «poteri derogatori che la nuova ordinanza si limita ad integrare su richiesta del medesimo sindaco». L'ambito della nuova ordinanza, si legge, «è limitato al completamento in tempi rapidi di interventi già programmati, così da evitare il rischio di sovrapposizioni con l'organizzazione dell'evento e ridurre quindi l'impatto di cantieri e lavori in corso sulla città». Insomma misure «finalizzate ad accelerare esclusivamente l'ultimazione delle opere pubbliche già approvate e finanziate dal Comune di Milano in sede di programma triennale».

Quanto alla società Protezione Civile Servizi spa varata per decreto e attualmente in conversione alle Camere, conclude la nota, «agirà nel pieno rispetto della vigente normativa sugli appalti pubblici e di tutela dell'ambiente, contrariamente a quanto riportato da diversi organi di stampa».

In realtà, nell'ordinanza n.3840 del 19 gennaio 2010, palazzo Chigi ha inserito un dispositivo di deroga potenzialmente più ampio rispetto a quello richiesto dal sindaco Moratti sul piano 2009-2011 delle opere e a cui si riferisce la nota. Un'integrazione che fa riferimento ad esempio «all'art.14 del decreto legge 25 giugno 2008, n.112, convertito con modificazioni dalla legge del 6 agosto 2008, n.133, recante disposizioni per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento Expo Milano 2015». E riferimento al «Dpcm, in data 30 agosto 2007, concernente la dichiarazione dell'Expo universale 2015 quale grande evento» sottoposto «alla competenza del dipartimento della Protezione civile». In sostanza un dispositivo che allarga il perimetro della deroga. A disposizione oggi del commissario Moratti, domani potenzialmente della ProCiv titolare dei "grandi eventi".

Nel frattempo, sulla scorta dell'articolo, i senatori lombardi del Pd hanno depositato un'interrogazione rivolta al presidente Berlusconi in cui si chiede se «il governo intenda davvero procedere con il commissariamento dell'Expo e affidare la gestione a Guido Bertolaso, cui competono la gestione di emergenze largamente più importanti e rilevanti dell'organizzazione di feste e fiere».
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  • L'ANTICIPAZIONE - La normativa. Sul Sole 24 Ore di ieri la notizia dell'ordinanza con cui la Presidenza del Consiglio attiva poteri straordinari per gestire appalti, espropri e valutazioni ambientali per Expo 2015.

 

di M.Alf.
da Il Sole 24ore del 06.02.10 


Grandi eventi. Spunta un'ordinanza per commissariare l'Expo. A sorpresa in Gazzetta una norma pro Bertolaso.

Creata per decreto la scatola societaria Protezione civile servizi Spa (in via di conversione alle Camere), ecco spuntare la vera smoking gun, l'ordinanza che permette al braccio operativo di Palazzo Chigi e a Guido Bertolaso di commissariare e gestire, se del caso, Expo 2015.

La pistola fumante si nasconde nelle pieghe di una Opcm (n.3.840) del 19 gennaio 2010, passata inosservata e pubblicata in Gazzetta ufficiale settimana scorsa. In apparenza il titolo è evasivo: Disposizioni concernenti la realizzazione del "grande evento" Expo 2015, emanate dal presidente del Consiglio dei ministri su proposta del capo del dipartimento della Protezione civile. In realtà scavando tra una messe di commi e articoli spunta nero su bianco la sagoma di un dispositivo che permette, «ove necessario», di andare in deroga a ben 15 normative ordinarie e ad un regolamento del comune di Milano. E che normative: si spazia infatti dalle «procedure di valutazione di impatto ambientale (modalità, controlli e sanzioni)» al delicatissimo risiko degli espropri (evidente l'attinenza con la partita sull'acquisto delle aree dove sorgerà il sito espositivo, al centro di un negoziato tra la società di gestione guidata da Lucio Stanca e i proprietari Fondazione fiera e Gruppo Cabassi): «competenza, vincoli derivanti da piani urbanistici e da atti diversi dai piani urbanistici generali, atti che comportano la dichiarazione di pubblica utilità e occupazione temporanea di aree non soggette ad esproprio».

E ancora: dalle «procedure sulle bonifiche» nientemeno che al codice degli appalti («procedure di scelta degli offerenti e del contraente, garanzie a corredo dell'offerta per fare contratti con enti pubblici, criterio del prezzo più basso, sub-appalti, direzione lavori, avvisi e inviti alla gara»). Passando per «il codice dei beni culturali e del paesaggio (vigilanza, ispezione, procedure edilizie, conferenza dei servizi e pianificazione paesaggistica)» e il «piano parcheggi».

Su tutti questi temi, l'ordinanza (dopo l'inserimento di Expo tra i "grandi eventi" sottoposti potenzialmente alla giurisdizione della Pro.Civ) permette di agire in deroga integrale. Insomma «è il cerchio che si chiude», commenta il deputato Pd, Vinicio Peluffo. «Prima l'anno perso per la costituzione della società di gestione e l'incertezza sui finanziamenti, poi l'ultima finanziaria che non concede a Milano e al sindaco Moratti la deroga al Patto di stabilità per gli investimenti Expo», poi ancora la bocciatura degli emendamenti al Milleproroghe (marginali ma utili alla gestione ordinaria della SoGe) e la nascita di Protezione civile spa che per statuto potrà acquistare aree e immobili, appaltare opere e fare assunzioni dirette operando in forma privata. Adesso, infine, l'ordinanza del governo. «Un grande scippo - prosegue Peluffo - a dimostrazione che palazzo Chigi ha tutta l'intenzione di commissariare l'evento, esautorando la società guidata da Stanca e gli enti locali».

L'operazione potrebbe scattare, con la scusa dei ritardi, dopo le regionali o in autunno, appena conclusa la registrazione del progetto al Bie. A quel punto insieme alla scatola societaria pienamente operativa, l'ordinanza governo-Protezione civile, che autorizza il commissario delegato a muoversi in deroga (non è detto che sia il commissario straordinario Letizia Moratti), offrirà materialmente anche la strumentazione operativa.

Non bastasse, il provvedimento arriva insieme all'avvio dei tavoli tematici Expo organizzati dalla Camera di Commercio ambrosiana di Carlo Sangalli e Bruno Ermolli. Un evidente lavoro di tutoring all'attività ordinaria della società operativa. L'obbiettivo è in fondo simile: sveltire una macchina che procede a passo di lumaca. Anche a costo di svuotare di funzioni la società di gestione, creando ulteriori malumori.
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  • NUOVE REGOLE - Il dispositivo permette «ove necessario» di andare in deroga a 15 normative relative ad appalti, espropri e valutazioni ambientali

 

di Marco Alfieri
da Il Sole 24ore del 05.02.10


Arrivano i nuovi carrozzoni di stato. Più di 20 poltrone tra cda, collegi sindacali e direttori generali. E già si spendono 4 mln di euro. FormezItalia, Difesa Servizi, Protezione civile: boom di spa pubbliche

Qualcuno già ironizza sul ritorno in grande spolvero dei carrozzoni di stato. Di sicuro nell'ultimo periodo si è registrato un autentico boom delle società pubbliche. Formazione dei travet, gestione degli immobili e dei marchi della Difesa, pianificazione degli interventi nel caso di emergenze e grandi eventi: a occuparsene saranno tre società statali nuove di zecca. Si chiamano FormezItalia, Difesa Servizi e Protezione civile servizi. Tutte società per azioni che, in attesa della piena operatività, per il momento portano in dote la bellezza di 20 e più poltrone tra consigli di amministrazione, collegi sindacali e direttori generali. Senza contare che lo stato si sta facendo carico di una spesa di 4 milioni di euro, tra copertura del capitale sociale e prime spese. Appunto, prime spese, perché poi ne arriveranno altre.

FormezItalia spa. Dei tre nuovi organismi pubblici uno è già decollato. Dobbiamo andare dalle parti del ministero della funzioni pubblica guidato da Renato Brunetta. La nuova creatura si chiama FormezItalia spa, società controllata al 100% dal Formez, l'associazione che supporta lo sviluppo delle pubbliche amministrazione e che dipende proprio dal dipartimento della funzione pubblica. Ebbene, si dà il caso che Brunetta abbia pensato, dopo l'estate scorsa, di dotare il Formez di una specie di braccio operativo, con il compito precipuo di curare la riqualificazione e l'aggiornamento dei dipendenti pubblici. Un settore importante, in grado di muovere in termini di commesse un volume di affari di 60-70 milioni di euro all'anno. Così è nata FormezItalia spa, 500 mila euro di capitale sociale, tre poltrone nel cda, cinque nel collegio sindacale e una da direttore generale. A presiederla è stato chiamato Secondo Amalfitano, un passato da sindaco Pd di Ravello, dove Brunetta ha il suo buen retiro, poi transitato per la squadra dei consiglieri dello stesso ministro.

Difesa Servizi spa. Anche il ministro della difesa, Ignazio La Russa, non è stato a guardare. Il progetto è stato seguito sin qui dal sottosegretario al ministero, Guido Crosetto. E così, nella Finanziaria 2010, si è dato corpo alla Difesa Servizi spa. La norma che ne prevede la nascita è a dir poco densa. In pratica la nuova società, controllata al 100% dal dicastero di La Russa, dovrà gestire gli immobili della Difesa (un patrimonio da 4 miliardi di euro), i marchi (felpe, berretti e giacche della forze armate) e fungere anche da centrale acquisti per il ministero (un po' come fa la Consip per le pubbliche amministrazioni). Il capitale sociale, in questo caso, è di 1 milione di euro. Al momento si attende il decreto con cui la Difesa dovrà adottare lo statuto della spa. Il tutto dovrebbe essere pronto ad aprile, ma già in queste settimane sembra essere partito l'assalto ai posti nel cda. Lo stesso Crosetto, qualche tempo fa, aveva lanciato l'allarme e chiesto ai partiti di tenersi fuori dai posti che contano (vedi ItaliaOggi del 2 gennaio scorso). Chissà se la politica gli darà retta.

Protezione civile servizi spa. L'ultimo gioiellino pubblico ad aver visto la luce, almeno in un testo di legge, è la Protezione civile servizi spa. Fortemente voluta dal sottosegretario Guido Bertolaso, si tratta di una spa controllata al 100% dalla presidenza del consiglio e dotata di un capitale sociale di 1 milione di euro. Insomma, tutte le azioni in mano al premier Silvio Berlusconi, che esercita i relativi poteri di indirizzo. Le sue caratteristiche, a leggere il decreto legge 195/2009 (su cui c'è un accesso dibattito al senato per la conversione in legge), sono simili alla Difesa Servizi. In generale, la creatura di Bertolaso svolgerà tutte le funzioni strumentali all'attività del dipartimento: tra l'altro sarà chiamata a gestire la flotta aerea e le risorse tecnologiche del dipartimento. In più potrà occuparsi anche della ricostruzione post emergenza e gestire grandi eventi. Il tutto scavalcando, attraverso i poteri tipici dell'ordinanza emergenziale, i canali e i controlli ordinari per la fornitura di beni e servizi nella pa. Da un emendamento al disegno di legge As 1956 (di conversione del dl 195/09), bollinato dalla Ragioneria generale dello stato, si apprende che la spa avrà un cda e un collegio sindacale di tre membri ciascuno, più un direttore generale. A quest'ultimo spetteranno 330 mila euro, mentre al presidente del cda 107 mila. Tra tutti gli stipendi si spenderanno 1,2 milioni. Al momento è già partita la procedura di reclutamento della figura del direttore generale. Da ambienti della Protezione civile viene dato in pole position Gian Michele Calvi, ingegnere, presidente dell'Eucentre di Pavia che gestisce gli appalti del piano C.a.s.e. a L'Aquila.

 

di Stefano Sansonetti - Alessandra Ricciardi
da Italia Oggi del 05.02.10


Resiste la spa della protezione civile. Per Bertolaso sarà agile e snella. Ieri votati dall'aula del Senato i primi 10 articoli del Dl.

ROMA - Guido Bertolaso ha provato ieri dall'aula del Senato a rassicurare l'opposizione che minaccia battaglia e l'opinione pubblica (come quella delle imprese) che ha già espresso giudizi molto severi: la società per azioni per i servizi strumentali della Protezione civile istituita dal decreto legge 195 - dice il sottosegretario - sarà «piccola, agile e snella».

L'emiciclo di Palazzo Madama si è fermato ieri all'articolo 10 del decreto legge, rinviando il voto degli emendamenti sull'articolo 16 che contiene l'istituzione della nuova spa interamente pubblica. Si continua oggi, ma si finirà probabilmente la prossima settimana.

In commissione Ambiente, martedì notte, la creatura voluta da Bertolaso era uscita indenne dalla baruffa dell'opposizione e anche dalle obiezioni di copertura sollevate dal parere della commissione Bilancio. Alla fine il relatore Antonio D'Alì (Pdl) aveva trovato, con l'aiuto del ministero dell'economia e della ragioneria generale dello stato, una copertura integrale dell'articolo 16, senza bisogno quindi di ridimensionare la portata della formulazione originaria. Un bel colpo per Bertolaso proprio quando la spa sembrava scricchiolare non tanto sotto i colpi dell'opposizione quanto dei mal umori dentro la maggioranza. Una prova di forza che dimostra come alla copertura economica si accompagni anche la copertura politica del sottosegretario che, d'altra parte, ha avuto da Berlusconi in persona, la settimana scorsa, il segno della riconoscenza, con l'annuncio della promozione a ministro.

In commissione, la maggioranza introduceva anche altre due norme lontane dal tema della protezione civile: l'allargamento della squadra di governo da 63 a 65 componenti (tra ministri e sottosegretari) e il via libera alle procedure straordinarie per la realizzazione del piano carceri.

In particolare, l'articolo aggiuntivo (17-bis) prevede che la situazione carceraria sia considerata una vera e propria emergenza nazionale, legittimando così il ricorso a procedure straordinarie nella localizzazione delle nuove strutture. Mani libere per lo Stato nella scelta delle aree dove edificare e nell'esproprio dei beni. Un ulteriore articolo aggiuntivo prevede, sempre in materia di realizzazione degli istituti penitenziari, l'affidamento ai prefetti di ampi poteri per prevenire e contrastare le infiltrazioni della malavita organizzata.

Fra le questioni già affrontate in Aula nella giornata di ieri ci sono la chiusura dell'emergenza terremoto all'Aquila e quella, molto più complicata, della gestione commissariale dei rifiuti in Campania. La discussione si è arenata ed è stata rinviata proprio sul complesso intreccio di competenze fra regioni, province e comuni per la fase di passaggio all'ordinario. È passata anche la norma che prevede la destinazione di 355 milioni dei fondi Fas per l'acquisto del termovalorizzatore di Acerra. L'impianto dovrebbe passare alla regione Campania entro il 2011, ma, qualora questo non avvenisse, è previsto comunque che entro il 31 gennaio 2012 la proprietà sia trasferita alla presidenza del Consiglio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

  • PIANO CARCERI - Approvate le procedure straordinarie per definire la localizzazione dei nuovi istituti di pena

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 04.02.10


Protezione civile spa costerà oltre 2 mld.

Protezione civile spa costerà più di due miliardi all'anno. È quanto si desume dalla relazione predisposta dalla Ragioneria generale dello Stato sull'emendamento presentato all'articolo 16 del decreto legge 195/09 in materia di rifiuti e protezione civile. Dall'emendamento, sul quale la Ragioneria ha apposto la «bollinatura» di rito, emerge che la società sarà composta da una assemblea di soci, da tre consiglieri di amministrazione e da tre componenti del collegio sindacale: questi tre organi e il direttore generale peseranno sulle casse statali per 550 mila euro all'anno.

In particolare, come si legge nella relazione della Ragioneria, al direttore generale spetteranno 330 mila euro; al presidente del Consiglio di amministrazione 107 mila euro; agli altri due membri del Consiglio 28.500 euro ciascuno, al presidente del collegio sindacale 24 mila euro e 32 mila euro a ciascuno dei sindaci. Alle tre diverse aree gestionali (flotta aerea, appalti e acquisizione beni e servizi) saranno destinati tre direttori generali al costo di 220 mila euro ciascuno. Il tutto per un costo complessivo superiore ai 2,2 milioni di euro sia per il 2010, sia il 2011.

L'emendamento al comma 11 dell'art. 16 del provvedimento, necessario a superare le eccezioni che erano emerse ieri da parte della Commissione bilancio che aveva eccepito in ordine alla mancata copertura della norma, dovrà essere adesso esaminato dall'aula che si è riunita ieri nel tardo pomeriggio e che è convocata fino a stasera.

Ma non sarà soltanto questo emendamento ad essere oggetto di esame dell'Aula: il governo, per esempio, ha presentato una proposta, già passata in Commissione, tesa a far passare la Croce Rossa sotto la vigilanza della Protezione civile. Intanto ieri mattina in Commissione ambiente del senato era stato approvato un altro emendamento del relatore finalizzato a richiamare la istituenda società al rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di affidamento di contratti pubblici (Codice dei contratti pubblici e direttive appalti) laddove provveda alla progettazione, alla scelta dei contraenti degli appalti, alla direzione lavori, alla vigilanza degli interventi strutturali e infrastrutturali, nonché all'acquisizione di forniture o servizi rientranti negli ambiti di competenza del Dipartimento della protezione civile.

In Aula saranno invece esaminati molti altri emendamenti sia dell'opposizione, sia della maggioranza, che tendono, ad esempio, all'esclusione della materia dei grandi eventi dall'ambito operativo della società che, con la norma del decreto legge, potrebbe intervenire in tutti i cosiddetti grandi eventi come l'Expo 2015 o simili.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 04.02.10


Protezione civile. Bertolaso costretto a difendere la nuova Spa

ROMA - Si fa difficile e accidentato il percorso del decreto sulla Protezione civile al Senato che ieri è stato esaminato dalla commissione Ambiente e oggi, con tutta probabilità, passerà all'esame dell'Aula di Palazzo Madama. Il rischio che perda consistenti pezzi si fa alto, la maggioranza non sembra tenere su numerose forzature che il provvedimento dispone.

Sull'articolo 16, per esempio, che istituisce la «Protezione civile servizi spa» per le attività strumentali del dipartimento e che ha già avuto reazioni durissime dal mondo delle imprese, è piombato il parere della commissione Bilancio: bocciati per le mancate coperture otto dei 12 commi, con il risultato di ridimensionare le attività della società, il regime speciale dei controlli e la possibilità di assumere personale con procedure di diritto privato. In serata, con un comunicato della stessa Protezione civile, il relatore al provvedimento Antonio D'Alì (Pdl), ha chiarito che la copertura all'articolo 16 è stata già trovata.

A sostenere comunque le scelte del governo è stato lo stesso Guido Bertolaso che a metà del pomeriggio era in commissione a difendere il provvedimento.

La situazione non è però facile neanche sugli articoli che disciplinano la fine della gestione commissariale dei rifiuti in Campania e la transizione verso il regime ordinario. Bocciato un emendamento del relatore che riorganizzava la tassa rifiuti e la Tia in Campania, mentre è stato accolta una modifica della Lega fatta propria dal Pd, che difendeva almeno in parte le prerogative dei Comuni nella gestione dei rifiuti.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 03.02.10


Alt a Bertolaso per i grandi eventi. La commissione bilancio del senato boccia la società della presidenza del consiglio. Oggi il dl in aula. No a Protezione civile spa: troppi poteri e senza copertura.

Protezione civile spa bocciata dalla commissione bilancio del senato, ma il testo sarà oggi all'attenzione dell'aula del senato che dovrà esprimersi su diversi emendamenti, alcuni dei quali già presentati in commissione ambiente. È più che probabile, quindi, che il decreto legge 195/09, su questo punto, possa radicalmente cambiare, anche se dovrà poi essere valutato l'atteggiamento del governo, che potrebbe sempre porre la fiducia.

Nel momento in cui si scrive, la situazione è quindi particolarmente fluida, anche se un primo punto fermo è rappresentato dal parere, peraltro non ostativo, emesso ieri in sede consultiva dalla commissione bilancio che ha nella sostanza bocciato per mancata copertura otto dei 12 commi dell'articolo 16 del decreto legge 195/09 in materia di rifiuti e protezione civile. Nel parere della quinta commissione, di cui è stato relatore Maurizio Saia (Pdl), infatti, vengono salvati soltanto quattro commi, fra cui quello istitutivo della società (con la relativa dotazione di un milione di euro), a quello che affida alla Corte dei conti il controllo, comunque successivo, sul suo operato.

Le censure della commissione hanno quindi avuto ad oggetto l'estensione dell'attività della società anche ai grandi eventi, la previsione che avrebbe consentito alla società di acquisire partecipazioni e di assumere lavoratori gestendo il rapporto secondo le norme di diritto privato. Molte delle disposizioni censurate sono state però ripresentate in aula, anche a iniziativa del relatore, e hanno riguardato vari profili; in generale, però, l'obiettivo, da parte dell'opposizione, ma anche di parte della maggioranza, è stato quello di ricondurre entro certi limiti operativi la società. Il primo ad avvertire questa esigenza è stato il relatore del provvedimento in commissione, Antonio d'Alì, che ha espressamente proposto che la società, sia obbligata al rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia quando provvede alla progettazione, alla scelta del contraente, alla direzione lavori, alla vigilanza degli interventi strutturali e infrastrutturali, nonché all'acquisizione di forniture o servizi rientranti negli ambiti di competenza del Dipartimento della protezione civile. L'emendamento ha quindi lo scopo di costringere la società, laddove affidi contratti a terzi, a seguire le regole del Codice dei contratti pubblici. Di ben altro tenore gli emendamenti dell'opposizione che da più parti ha chiesto dalla radicale soppressione dell'articolo, all'introduzione di numerosi limiti operativi.

In primo piano c'è ad esempio, l'esclusione della materia dei grandi eventi dall'ambito operativo della società che, con la norma del decreto legge potrebbe svolgere per eventi come l'Expo 2015 o simili, il ruolo di stazione appaltante o di committenza sul modello che fu dell'Italstat negli anni 70 e 80. Ma c'è anche chi propone che di grandi eventi la società si possa occupare soltanto a condizione che vi siano effettive esigenze che richiedano l'intervento della protezione civile per salvaguardare l'incolumità fisica dei soggetti coinvolti.

Un altro punto molto delicato è quello della funzione servente della società nei confronti del Dipartimento della Protezione civile della presidenza del consiglio: il decreto legge prevede infatti che al società operi in via prevalente per il Dipartimento, mentre alcuni senatori, anche della maggioranza, preferirebbero che essa operasse in via esclusiva per il Dipartimento. Il rischio è che la società si lanci verso altri mercati (avendo ovviamente scopo di lucro come tutte le società) magari invadendo anche il mercato estero e facendo concorrenza, anche lì, agli operatori privati.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 03.02.10 


INTERVISTA - Cesare Trevisani
«Prima la difesa, ora la protezione civile. Basta spa pubbliche»

ROMA - A Cesare Trevisani la spa che Guido Bertolaso ha voluto per la protezione civile non piace proprio. Il vicepresidente di Confindustria, che ha la delega per le infrastrutture, stigmatizza il «crescente e strumentale utilizzo dell'emergenza per legittimare l'adozione di misure, la creazione di strutture e l'assunzione di decisioni incoerenti con una visione complessiva di sviluppo e di efficienza del Paese». Tra vere e presunte emergenze, insomma, si riaffaccia, con i suoi guasti, lo «Stato imprenditore» che pensavamo di aver ridimensionato definitivamente.

  • Ingegner Trevisani, ce l'ha con il decreto legge sulla Protezione civile? «Certo, ma non solo. Sto parlando del modo con il quale la politica, anziché ricorrere alle imprese e al confronto di mercato, preferisce scorciatoie organizzative e procedurali che apparentemente sono ritenute in grado di risolvere esigenze reali della collettività, ma che presentano risvolti tutt'altro che positivi sul piano della crescita economica».
  • Della spa a totale controllo pubblico voluta da Bertolaso cosa non vi piace? «Ogni volta che saranno adottate le procedure straordinarie della protezione civile, la spa potrà essere chiamata a gestirle direttamente, senza gara di appalto. A questa società vengono affidati compiti a tutto campo, dalla gestione della flotta aerea alla progettazione, dalla gestione di gare alla direzione lavori, dalla vigilanza sugli interventi infrastrutturali all'acquisizione di forniture e servizi: sono attività così rare sul mercato da doverle gestire in proprio? La risposta è chiaramente no».
  • Ci sono altri casi recenti di società pubbliche di questo tipo tali da far pensare a un pericoloso trend? «Poco prima della Protezione civile servizi spa c'era stata la Difesa servizi Spa, istituita con la Finanziaria».
  • Come si distinguono le emergenze vere da quelle false? «Va bene usare strumenti di deroga per situazioni conclamate di vera emergenza, come le prime fasi successive al terremoto dell'Aquila o il blocco immotivato e strumentale di interventi infrastrutturali, penso alla Tav in Val Susa. In altri casi, però, sembra che l'emergenza venga creata o perseguita dalla pubblica amministrazione per poi ricorrere alle procedure straordinarie».
  • Faccia un esempio. «Il "piano carceri". È stato annunciato un anno fa, ora vengono previsti poteri straordinari all'amministrazione competente, con risorse limitate, dopo aver rinunciato al coinvolgimento del capitale privato cui pure si era chiesta una collaborazione. Allora era meglio partire con una programmazione ordinata un anno fa che avrebbe consentito la costruzione di nuovi padiglioni, con le risorse disponibili, con una ragionevole selezione di mercato».
  • Temete ulteriori casi come questo in futuro? «Viene da chiedersi, in effetti, quale sarà la prossima emergenza creata per poi essere gestita con l'ennesima scorciatoia organizzativa e procedurale. L'Expo 2015?»
  • Quali sono le altre perplessità sulla spa della Protezione civile? «La prima l'ho detta: le stesse attività di mercato potrebbero essere garantite dalle imprese con costi e condizioni qualitative presumibilmente migliori. La seconda riguarda le procedure attraverso le quali il soggetto "in house" acquisisce prestazioni esterne (consulenze, forniture, servizi e lavori). Gli effetti sull'economia e sulle imprese sono evidenti, soprattutto in momento di crisi. Le procedure concorrenziali sono in grado di selezionare più efficacemente l'offerta».
  • È diffusa l'idea che procedure straordinarie garantiscano maggiore rapidità e maggiore qualità delle commesse. «Non discuto che di fronte alla vera emergenza si debba agire in modo fortemente discrezionale, per cui si deve ricorrere a imprese, più o meno note, capaci di fornire quanto serve nei ristrettissimi tempi richiesti. Ma, superata la fase di vera emergenza ed entrati in quella successiva, dove permane l'urgenza di intervento, penso alle famose "casette" del terremoto dell'Aquila, si possono riaprire gli spazi per ricorrere al mercato, mettere a confronto più imprese qualificate, pur nel rispetto di tempi ristretti e inderogabili».
  • È possibile accelerare i tempi pur con le gare? «La disciplina sui contratti pubblici già prevede strumenti di selezione più rapida di quelli tradizionali, di garanzia di esecuzione e di tutela dai ricorsi strumentali al Tar, ma a questo deve corrispondere una pubblica amministrazione che sappia definire una chiara e puntuale domanda di prestazioni e gestire correttamente e in tempi certi il processo di selezione, anche alzando significativamente il livello di qualificazione delle imprese». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

IL PROVVEDIMENTO

  • Il decreto legge. Il Dl 195/2009 prevede, all'articolo 16, l'istituzione della società per azioni «Protezione civile servizi» interamente controllata dalla presidenza del consiglio. Capitale sociale un milione. Ha ad oggetto «lo svolgimento delle funzioni strumentali» per il dipartimento della protezione civile.
  • La discussione al Senato. È iniziata in commissione Ambiente la discussione sul provvedimento. Il relatore Antonio D'Alì (Pdl, presidente della commissione) ha già presentato numerosi emendamenti.
  • La maggioranza frena. Tra gli emendamenti presentati quelli che puntano a definire con maggiore chiarezza il perimetro dell'attività della società per evitare un utilizzo allargato ad attività che non siano strettamente di emergenza.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 31.01.10


La proposta del governo. Le modifiche al Dl sulla Protezione civile Spa. Mani libere al commissario per il via al piano carceri.

ROMA - Mani libere al commissario straordinario per l'emergenza carceri. E uno scudo contro possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nella realizzazione di istituti penitenziari. È questo il senso dei due emendamenti, sottoscritti dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e presentati in commissione Territorio e Ambiente del Senato dove è all'esame il decreto legge n.195/09 sull'istituzione della Protezione civile Spa.

Con le due proposte di modifica, dunque, in deroga a ogni vincolo di legge e agli attuali strumenti urbanistici il commissario straordinario per l'emergenza carceri avrà pieni poteri. Una sorta di "modello Abruzzo" per gestire l'emergenza (si veda anche Il Sole 24 Ore del 14 gennaio scorso) del sovraffollamento nelle carceri, che consentirà al commissario di localizzare - d'intesa con il presidente della regione e i sindaci dei comuni interessati - le aree destinate alla realizzazione delle infrastrutture. Che, come ha ricordato il ministro della Giustizia nella relazione presentata al Parlamento la scorsa settimana, dovrebbe prevedere la creazione di 47 moduli, in aree già esistenti, e 8 nuovi istituti penitenziari.

Il provvedimento di localizzazione, secondo quanto dispone la modifica proposta, costituisce a tutti gli effetti occupazione d'urgenza. I pieni poteri del commissario sono ancora più evidenti nel comma 2 dell'emendamento (17.0.8). Infatti l'approvazione delle localizzazioni rappresenta una variante ai vigenti strumenti urbanistici e produce l'effetto dell'imposizione del vincolo all'espropriazione. Non solo. Ai proprietari e agli aventi diritto dell'area destinata all'emergenza, il commissario darà notizia in sostituzione delle procedure di notificazione, con la pubblicazione del provvedimento all'albo comunale e su due giornali, nazionale e regionale.

Opporsi sarà certamente complesso. Contro il provvedimento di localizzazione e il successivo verbale di immissione in possesso - si legge nell'emendamento - non è possibile ricorre al giudice amministrativo. Al contrario sarà ammesso «esclusivamente ricorso giurisdizionale o ricorso straordinario al Capo dello Stato».

Pieni poteri al commissario anche nella possibilità di utilizzazione di un bene immobile già esistente che, in assenza del provvedimento di localizzazione o del verbale di immissione in possesso, può essere acquisito nel patrimonio indisponibile dello stato.

L'emendamento, infine, prevede anche una deroga al limite dei subappalti delle lavorazioni prevalenti che potranno salire fin al 50 per cento.

Con il secondo emendamento (17.0.9) si cerca di porre riparo alle infiltrazioni della criminalità nella realizzazione degli istituti penitenziari. Una struttura ad hoc vigilerà in tal senso. Presso la prefettura competente sarà resa operativa una sezione specializzata del comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere, previsto dal codice degli appalti. All'Interno il compito di definire strutture, risorse umane e funzioni della nuova sezione. Il tutto senza oneri aggiuntivi per lo stato.

Per assicurare i controlli è prevista la tracciabilità dei flussi finanziaria e la costituzione, presso il prefetto competente, di elenchi di fornitori non soggetti a inquinamento mafioso.
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  • DOPPIO INTERVENTO - Scelta dei luoghi ed espropri in deroga agli strumenti urbanistici. Una struttura ad hoc per vigilare sui rischi di infiltrazioni mafiose

I DUE EMENDAMENTI

  • Pieni poteri al commissario. In base al primo dei due emendamenti presentati il commissario straordinario potrà scegliere i luoghi in cui far costruire le nuovi carceri. La localizzazione di per sé costituisce una variante agli strumenti urbanistici e produce l'effetto dell'imposizione del vincolo all'espropriazione, tanto più che contro di essa non sarà possibile ricorrere al giudice amministrativo
  • La struttura ad hoc. Per prevenire le infiltrazioni mafiose sarà operativa presso la prefettura una sezione ad hoc del comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere, previsto dal codice degli appalti. All'Interno il compito di definire strutture, risorse umane e funzioni della nuova sezione

 

di Marco Mobili
da Il Sole 24ore del 26.01.10


INTERVISTA - Paolo Buzzetti - Presidente Ance
«Con Protezione civile spa si uccide il mercato»

ROMA - «Nulla di personale con Bertolaso che conosco e stimo dai tempi del Giubileo romano, ma la spa della Protezione civile è, insieme al commissario per il piano carceri, un altro segnale della volontà di procedere negli appalti pubblici con procedure straordinarie ed emergenziali, in deroga alle regole ordinarie. Una cosa del genere non può passare con un decreto legge senza che si svolga un ampio dibattito». Il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, ha appena chiuso un seminario di due giorni con i vertici nazionali e territoriali dell'associazione per mettere a punto riflessioni e strategie di uscita dalla crisi. «Abbiamo superato le punte di panico del 2009 - dice Buzzetti - ma l'impressione delle imprese è che non ci sia ancora l'inversione di tendenza mentre si comincia a sentire l'impatto occupazionale della crisi. Ora serve un segnale forte di incentivazione anche per la casa e per l'edilizia, come è avvenuto in tutta Europa e come è avvenuto in Italia per altri settori. Stavolta non ci basta che il governo ci dica: non ci sono i soldi. È un atteggiamento ormai incomprensibile».

  • Il prossimo Cipe dovrebbe finalmente dare il via a piani regionali per il Sud e a infrastrutture per 24 miliardi. «Sono passi avanti di misure e risorse già discusse nel 2009. La percezione è che si prendano decisioni ma poi, al livello sottostante, non accada nulla. Le cose vengono deliberate ma non riescono a partire. C'è un incredibile lentezza. In Spagna hanno fatto un piano di piccole opere come quello di cui noi discutiamo da mesi. Sono partiti il 1° gennaio 2009 e a fine anno avevano speso otto miliardi. Noi siamo a zero e gli investimenti continuano a scendere».
  • Auspica interventi di incentivazione per l'edilizia nel decreto legge Scajola in corso di preparazione? «Esatto. Chiediamo una manovra sull'Iva per il settore abitativo e per l'acquisto della prima casa più un robusto incentivo fiscale per l'acquisto di nuovi edifici di classe energetica A e B. Ci vuole un segnale forte sul risparmio energetico per ripartire».
  • Torniamo a Protezione civile spa. Cosa vi preoccupa? «Dopo aver vinto con la legge sui servizi pubblici locali una battaglia storica contro l'in house, ora lo stato si dota di una struttura in house le cui competenze hanno confini incerti. Un general contractor di stato che ci fa tornare ai tempi dello stato costruttore. Incredibile».
  • I confini incerti sono un'altra fonte di preoccupazione? «Esatto. C'è il timore largamente condiviso nel nostro mondo che si vogliano estendere a questa struttura le competenze relative a eventi speciali di ogni tipo. Ora, passi per emergenze vere come la prima ricostruzione in Abruzzo, ma sarebbe assurdo pensare di affidare a questa spa, fuori di tutte le regole di mercato, organizzazione di eventi come Olimpiadi, G-8 o Expo. Il decreto legge presenta profili di incostituzionalità. Lo dicono anche autorevoli esponenti della maggioranza».
  • Cosa è successo con il piano carceri? «È successo che il ministro Alfano sei mesi fa ha chiamato Confindustria e noi, ci ha chiesto se c'era spazio per operazioni finanziate dai privati. Abbiamo dato questa disponibilità e abbiamo prospettato alcuni strumenti: dismissioni di carceri in città in cambio di strutture più funzionali in periferia, project financing con affidamento della gestione di servizi a privati, forme di leasing. Ci siamo messi a studiare le soluzioni, poi improvvisamente apprendiamo, senza che nessuno neanche ci avvisi, che si procederà con un commissario e le regole di emergenza della protezione civile. Non va bene».
  • Perché? «Abbandonando le regole ordinarie, convinti che con la protezione civile si faccia prima, non solo vengono meno regole fondamentali di trasparenza, ma si rinuncia anche ad accelerare le procedure ordinarie come noi chiediamo da tempo. La via maestra deve essere quella, procedure ordinarie veloci, non le leggi speciali». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 22.01.10


Protezione civile spa e commissari per bypassare le norme - Emergenza stabile per le opere. I nuovi dettami in materia di Protezione civile rischiano di svuotare le competenze della P. A.

Le nuove norme in materia di protezione civile e di commissari straordinari rischiano di svuotare le competenze delle amministrazioni e, soprattutto, di attrarre nelle procedure derogatorie la maggior parte degli interventi infrastrutturali, compresi grandi eventi come fu in passato per il G8, più di recente per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, come sarà, ad esempio, per le Louis Vuitton World Series presso l'isola della Maddalena (Ordinanza n. 3838 del 30.12.2009) e come potrebbe essere anche per l'Expo 2015. E' questo il quadro che emerge dalle norme contenute nel decreto legge 30 dicembre, 2009 n. 195 che sembra attuare il disegno il superamento delle procedure ordinarie per gli affidamenti di contratti pubblici, sia attraverso i poteri attribuiti ai commissari straordinari, sia attraverso la creazione di soggetti in-house come Protezione civile spa.

Così facendo, cioè utilizzando commissari e Protezione civile spa, da una parte si potranno derogare le norme ordinarie e dall'altro si potrà mettere a disposizione questa maggiore flessibilità anche per situazioni ed eventi che con la protezione civile potrebbero avere anche poco a che fare. In sostanza sembra avviarsi una stagione “emergenziale stabile” che, se in alcuni casi appare giustificata da alcune evidenti problematiche, dall'altra potrebbe essere utilizzata strumentalmente per bypassare procedure ordinarie e amministrazioni competenti.

Prendiamo ad esempio le nuove norme sui commissari straordinari: l'articolo 17 del decreto legge prevede la loro nomina (da parte del Presidente del consiglio su proposta del Ministero dell'ambiente) per gli interventi da effettuare nelle situazioni a maggiore rischio idogeologico e per salvaguardare la sicurezza delle infrastrutture e il patrimonio ambientale e culturale. Nel primo caso (rischio idrogeologico, nulla quaestio), ma nel secondo caso la materia è così ampia che si potrebbe arrivare a coprire qualsiasi ambito di attività. Il decreto prevede che i commissari vengano nominati in sede di prima applicazione dei piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico. I piani sono individuati dal ministero dell'ambiente sentite le autorità di bacino e il Dipartimento per la Protezione civile, e per il loro finanziamento l'articolo 2, comma 240 della legge finanziaria per il 2010 (legge 23 dicembre 2009, n. 191) ha stanziato un miliardo di euro. I commissari (che non potranno durare in carica più di tre anni) saranno coordinati dal ministero dell'ambiente e provvederanno alle azioni di indirizzo e di supporto, anche promuovendo le «occorrenti intese tra soggetti pubblici e privati». Loro compito sarà anche quello di curare tutte le attività di competenza delle amministrazioni pubbliche necessarie a realizzare gli interventi, «nel rispetto delle norme comunitarie», ma potendosi avvalere dei poteri di sostituzione e di deroga (e quindi non rispettando le norme comunitarie e ordinarie).

In sostanza si tratta dell'esportazione del modello Abruzzo, per il quale affidamenti diretti e assenza di trasparenza e concorrenza sono stati fino ad oggi (giustamente) la regola; adesso, però, passata l'emergenza più pressante, sembrerebbe corretto pensare ad una normalizzazione delle procedure.

Parallelamente ai commissari c'è poi la vicenda della Protezione civile spa, società posseduta al 100% dalla Presidenza del consiglio dei ministri di Silvio Berlusconi, con capitale iniziale di un milione di euro, che opererà – sotto l'indirizzo e la programmazione del Presidente del Consiglio in persona - con il compito di progettare, scegliere i contraenti e svolgere l'attività di direzione lavori e di vigilanza di interventi strutturale e infrastrutturali, al fine di garantire economicità e tempestività agli interventi di competenza del Dipartimento. Nelle pieghe della norma (articolo 16) del decreto legge c'è però una sorta di grimaldello per l'accesso a tutt'altra specie di interventi.

Infatti il decreto stabilisce che la Protezione civile spa potrà acquisire servizi o forniture che rientrino negli «ambiti di competenza del Dipartimento della protezione civile e che siano connesse alle situazioni di emergenza socio-economico-ambientale derivanti da calamità naturali, o anche quelle relative ai grandi eventi di cui alle legge 401/01 (gli articoli 5 e 5-bis aprirono le porte anche all'organizzazione del G8 di Genova e successivamente di numerosi altri eventi).

Da ciò la proiezione della società ben al di fuori delle competenze tradizionali, con una invasione di campo in altri settori dove applicare procedure in deroga rispetto alle norme ordinarie. E a tale proposito va evidenziato che l'attività di protezione civile spa dovrà svolgersi prevalentemente nei confronti del dipartimento, il che non esclude affatto che possa proiettarsi verso altri soggetti, in una sorta di privatizzazione, anche sotto il profilo dei rapporti di lavoro, della protezione civile. Il cerchio sembra chiuso: dai decreti legge di fine anni '80, quando il Mondiale di calcio improvvisamente divenne urgente e si derogò a tutte le procedure vigenti, alla attuale stabilizzazione delle procedure emergenziali a tutto campo.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 20.01.10


Bertolaso si fa i lavori da sé. La Protezione civile potrà affidare in house interventi alla società pubblica. Spa della presidenza del consiglio per l'emergenza.

Gli interventi infrastrutturali e strutturali, nonchè i grandi eventi potranno essere affidati dalla Protezione Civile, guidata da Guido Bertolaso, ad una società in house di proprietà della Presidenza del consiglio che dovrà progettare, scegliere gli appaltatori e svolgere direzione lavori e vigilanza. E' quanto prefigura l'articolo 16 del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195 in materia di emergenza per i rifiuti in Campania e post terremoto in Abruzzo.

La disposizione ha lo scopo di garantire economicità e tempestività agli interventi del Dipartimento della protezione civile della presidenza del consiglio dei ministri, e intende creare uno strumento operativo per lo svolgimento delle funzioni del Dipartimento. Lo strumento viene individuato in una società per azioni d'interesse nazionale denominata: «Protezione civile servizi spa», con capitale sociale di un milione di proprietà interamente della presidenza del consiglio alle cui dipendenze opererà attuando gli indirizzi definiti direttamente dal presidente del consiglio dei ministri.

Si tratta di una vera e propria società «in house» della presidenza del consiglio che avrà il compito di svolgere attività strumentali alle funzioni che competono alla protezione civile. Il decreto legge stabilisce che, pur restando ferme le competenze del ministero delle infrastrutture, la società avrà il compito di effettuare la progettazione, la scelta del contraente, la direzione lavori, la vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali. Non soltanto: sarà sempre compito della società acquisire servizi o forniture che rientrino negli «ambiti di competenza del dipartimento della protezione civile. Fra queste ulteriori attività di servizi (o di forniture) il decreto prevede che possano rientrare anche quelle connesse alle situazioni di emergenza socio-economico-ambientale derivanti da calamità naturali e quelle relativi ai grandi eventi di cui alle legge 401/01 (quali, ad esempio, la passata organizzazione del G8 o le celebrazioni per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia).

La società di servizi si atteggerà come «service» della presidenza, e, come società in house, dovrà svolgere l'attività prevalente nei confronti della presidenza del consiglio (il che non esclude che possa svolgerla per altri enti pubblici), come prevedono le regole comunitarie per gli affidamenti in house. La società, in ogni caso, avendo natura pubblica, sarà tenuta al rispetto della normativa sui contratti pubblici; pertanto o realizza i suoi compiti con strutture interne ovvero, nell'affidare i contratti dovrà rispettare il Codice dei contratti pubblici.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 13.01.10


Fine anno con il botto per Bertolaso. Nella Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre, il dl sulla Protezione civile. Con qualche sorpresa. Sarà sottosegretario per le emergenze Ue per tutto il 2010.

Fine anno con il botto per Bertolaso. Sull'ultimo numero del 2009 della Gazzetta Ufficiale, quella del 31 dicembre scorso, è approdato il testo definitivo del decreto legge che riforma la Protezione civile e detta nuove disposizioni per l'emergenza terremoto in Abruzzo e i rifiuti in Campania. Un testo su cui non sono mancate tensioni tra i vari ministri competenti in materia, alla fine composte dal sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta. E che presenta novità di rilievo rispetto alla versione approdata in Consiglio dei ministri per il via libera, a partire dal termovalorizzatore di Acerra, per il cui acquisto l'ente pubblico pagherà grazie ai soldi del Fas.

Nel novero delle novità dell'ultima ora, c'è anche la riconferma di Guido Bertolaso a entrambi gli attuali incarichi, quello di sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri e quello di Capo dipartimento della stessa Protezione civile. Con uno stanziamento aggiuntivo, pari a 173 mila euro. Un colpo niente male, che fa andare in soffitta, certamente per tutto il 2010, i propositi espressi da Bertolaso di lasciare l'Italia per dedicarsi all'aiuto dei bisognosi in Africa.

Finita al 31 dicembre l'emergenza rifiuti in Campania, il decreto legge costituisce due strutture che avranno tempo fino al 2011 per mettere a posto i conti (nel frattempo, il Tesoro si è cautelato inserendo la norma che esclude che i crediti dei privati maturino gli interessi legali) e ultimare le opere in corso di realizzazione. La vicenda più impegnativa riguarda il termovalorizzatore di Acerra, che si prevede nel giro di un anno debba essere venduto a soggetto pubblico- non si esclude la regione Campania o la stessa Presidenza del consiglio dei ministri- oppure a privati. Se passerà in mano al pubblico, i soldi a copertura del prezzo, ancora da determinare, saranno attinti dalle pieghe del Fas, il fondo per le aree sottosviluppate del Sud. Nell'attesa del trasferimento, l'utilizzazione della struttura sarà fatta da Palazzo Chigi, Dipartimento Protezione civile, che pagherà un canone mensile di 2,5 milioni di euro. Ed è proprio nell'ambito della gestione della fine del commissariamento in Campania che spunta la rinomina di Bertolaso a sottosegretario. Già, perché il suo incarico scadeva contestualmente alla fine dell'emergenza rifiuti. E invece si costituisce un nuovo sottosegretariato al governo, per la durata di un altro anno, questa volta finalizzato al coordinamento degli interventi di prevenzione delle emergenze in ambito europeo e internazionale.

Ma non è finita: Bertolaso avrebbe dovuto lasciare, sempre a fine 2009, la stessa Protezione civile per lo scattare della norma tagliola prevista da Renato Brunetta, ministro della funzione pubblica, che prevede il pensionamento forzato del dipendente pubblico con 40 anni di servizio. Ebbene, il decreto legge ha inserito una deroga per il solo Bertolaso. Che così potrà continuare a gestire il Dipartimento in questa fase delicata di transizione, in vista della creazione della Protezione civile spa, la società a totale partecipazione di Palazzo Chigi che svolgerà tutti gli appalti e le forniture di beni e servizi per le ricostruzioni post emergenza, in supporto al pronto intervento e senza necessità di gare pubbliche. E in attesa che si concludano le procedure speciali, anche queste autorizzate dal dl, che porteranno all'assunzione di nuovi dirigenti e dipendenti tra i collaboratori dello stesso Dipartimento.

 

di Alessandra Ricciardi
da Italia Oggi del 02.01.10


Una spa per la protezione civile. Gestione delle emergenze. Bertolaso confermato sottosegretario con deleghe più ampie.

ROMA - Guido Bertolaso viene confermato in extremis sottosegretario a Palazzo Chigi ma con deleghe nuove di zecca. Lascia l'emergenza rifiuti in Campania, ragione per cui era entrato nella compagine di governo nel maggio 2008, e rafforza il proprio ruolo politico con un incarico a 360 gradi largamente sovrapposto alle competenze tecniche di capo del dipartimento della Protezione civile: la nuova delega politica sarà «il coordinamento degli interventi di provenzione in ambito europeo e internazionale rispetto a eventi di interesse di protezione civile». In particolare l'ampio spettro di attività sotto il suo controllo politico comprenderà «allertamento, soccorso e superamento dell'emergenza».

A prevedere il nuovo incarico fino al 31 dicembre 2010 è il decreto legge che riorganizza la protezione civile e pone fine alla gestione commissariale del terremoto all'Aquila e dei rifiuti in Campania. Con il decreto legge, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale che porta la data di ieri, Bertolaso esce più forte dallo snodo di fine anno (proprio oggi scadeva il suo incarico di sottosegretario a termine) dopo aver anche rinviato di un anno il prepensionamento da capo dipartimento.

A rafforzare Bertolaso c'è nel decreto legge anche il via libera alla società per azioni che il sottosegretario aveva chiesto per lo svolgimento dei servizi strumentali all'attività del dipartimento. La «Protezione civile servizi spa» avrà un capitale di un miliardo, completamente detenuto dalla presidenza del Consiglio, e potrà essere sciolta solo per legge.

Il decreto legge precisa, meglio delle bozze viste finora, le competenze della società, comprendendovi anche «la gestione della flotta aerea e delle risorse tecnologiche». Il «tridente» della protezione civile (sottosegretario, dipartimento e spa) diventa talmente forte che il decreto legge deve precisare che «restano ferme le competenze del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti»: alla spa vengono infatti attribuiti anche «la progettazione, la scelta del contraente, la direzione lavori, la vigilanza degli interventi strutturali e infrastrutturali, nonché l'acquisizione di forniture o servizi rientranti negli ambiti di competenza del Dipartimento della protezione civile».

Il Dl mette fine all'emergenza terremoto aquilana affidando al presidente della regione Abruzzo Chiodi le funzioni di commissario per la ricostruzione. Alla protezione civile resterà solo la competenza per la realizzazione del progetto Case e dei moduli abitativi e scolastici.

Più graduale la fine della gestione commissariale per l'emergenza rifiuti in Campania. Pesano debiti (presso i fornitori) e crediti (almeno 314 milioni verso gli enti locali campani) della gestione commissariale. Per la transizione saranno costituite due strutture, l'unità stralcio e l'unità operativa per la chiusura dell'emergenza. La prima, che opererà fino al 31 gennaio 2011 dovrà proprio rilevare debiti e crediti. Fino al 31 gennaio i creditori non potranno intraprendere azioni giudiziare e arbitrali nei confronti delle strutture commissariali e dell'unità stralcio, mentre le cause pendenti sono sospese. I debiti insoluti, inoltre, «non producono interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria».

La valutazione del termovalorizzatore di Acerra sarà affidata all'Enea. Si dà più tempo, con la scadenza al 31 dicembre 2011, per il trasferimento di proprietà. Si ipotizza che, in caso di trasferimento alla regione o ad altro ente pubblico, le risorse possano essere reperite dal Fas che è l'ipotesi cui sta lavorando il ministero dell'Economia.
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di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 31.12.09


Protezione civile privatizzata. E polverizzata. L'Opinione

La ristrutturazione/privatizzazione del dipartimento della protezione civile è tutta nell'articolo 11 della bozza di decreto legge sulle «Norme urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in Campania e l'avvio della seconda fase nel territorio della regione Abruzzo». La privatizzazione comporterebbe il passaggio a una società per azione con una gestione autonoma. Tale previsione potrebbe comportare l'esternalizzazione di quasi tutte le attività di protezione civile con effetti sulla trasparenza e la rintracciabilità delle gare d'appalto, sulle attività di previsione e prevenzione dalle calamità che coinvolgono tutto il territorio nazionale, mentre in capo all'attuale dipartimento resteranno compiti di gestione dell'emergenza e di pianificazione.

L'obiettivo della riforma della protezione civile è di concentrare la forza del dipartimento della protezione civile sulla sua missione naturale, la prevenzione delle catastrofi e le emergenze dei soccorsi. Tutto il resto dovrebbe essere affidato a strutture più adatte. La prima incombenza di cui la protezione civile dovrà liberarsi è quella della ricostruzione. In caso di terremoto, superata la fase dei soccorsi, bisogna rimettere in piedi le case. Nello schema proposto alla discussione, questi compiti non devono più essere svolti da un'amministrazione pubblica, ma da una società per azioni a esclusiva partecipazione pubblica.

La proposta di riforma sembrerebbe più dirompente di quanto in realtà non sia: verrebbero sì meno profili pubblici rilevanti, quali le regole europee sugli appalti pubblici, il controllo della Corte dei conti ecc. ma questi aspetti in realtà costituiscono argomenti senza spessore sostanziale considerato che finora, in virtù dell'emergenza, si sono determinati poteri illimitati, discrezione assoluta e operazioni e investimenti al di fuori dei normali controlli. Dunque nulla di nuovo. Semplicemente si continuerebbe a operare in modo pratico ed efficace non in nome (falso) di un'emergenza che al momento della ricostruzione è di fatto «superata», ma in nome di un'esigenza di efficienza pura che il sistema complessivamente dovrebbe dimostrare per realizzare quanto necessario. Resterebbero tutti i vantaggi di un'amministrazione efficiente che anziché essere imputati ad una situazione d'emergenza potrebbero utilmente essere coniugati con una situazione «normale» in cui bisogna essere efficienti. Il problema di fondo è che in Italia l'efficienza è coniugabile solo con l'oggettiva situazione di disastro e non con una situazione normale.

In questo senso la previsione di una società per azione ad esclusivo azionariato pubblico offre molte garanzie: in primis, l'azionariato è solo governativo (non si aprirebbero cioè falle di possibili commistioni); si eviterebbe di ascrivere al bilancio pubblico diretto una miriade di dipendenti impegnati in attività di ricostruzione; si potrebbe chiamare a rispondere la società di possibili inadempimenti o ritardi senza coinvolgere in questo giudizio direttamente il governo.

Tuttavia non tutto è chiarissimo. Occorre che a questa nuova definizione di «emergenza» aderiscano le amministrazioni regionali che in materia hanno competenza concorrente; aderisca la Corte costituzionale che in passato ha autorizzato interpretazioni dell'emergenza più «larghe» di quanto oggi la bozza di riforma propone, che potrebbero invalidare la nuova linea che comporta la cessione di attività pubblica ad una società privata. Certo le regioni potrebbero essere facilmente coinvolte attraverso la costituzione di specifiche società (regionali) operative sul territorio costituite con solo capitale pubblico locale in sintonia con la società nazionale (in tal modo regioni ed enti locali verrebbero adeguatamente coinvolti). Ciò porterebbe davvero un risparmio? Che senso ha costituire in astratto una miriade di società regionali realmente operative in un contesto in cui un disastro potrebbe non esservi mai? È necessario valorizzare, o attraverso una sagace e condivisa capacità di lettura le attuali norme sulla competenza in questo settore, riconoscendo in esse la possibilità delle regioni di poter intervenire con poteri normativi immediati, senza attendere i tempi biblici di una normale legge regionale o modificarle in modo certo, attraverso un'intervento vero e proprio della Costituzione e degli Statuti regionali, per garantire al livello locale (regionale) una capacità e tempestività d'intervento che oggi non esiste.

 

di Nino Ferrelli
da Italia Oggi del 30.12.09


La Protezione civile assumerà personale e istituirà una spa per i servizi. Bertolaso resta un altro anno.

ROMA - Guido Bertolaso resta ancora un anno alla guida della Protezione civile. Il sottosegretario ha detto ieri di aver accolto la richiesta di Silvio Berlusconi di rinviare il pensionamento di 12 mesi per evitare un vuoto nella gestione del dipartimento. Il rinvio è sancito nel decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri che istituisce anche la spa per le attività strumentali di supporto e chiude due emergenze alla fine dell'anno: quella per i rifiuti in Campania e quella della ricostruzione in Abruzzo che ora passa nelle mani del presidente della regione Gianni Chiodi.

In Abruzzo alla Protezione civile resterà solo la gestione del programma C.a.s.e. per la realizzazione dei moduli abitativi a prova di sisma. Tutto il resto passerà al nuovo commissario delegato che potrà avvalersi di una struttura tecnica di missione. Candidato a guidarla è Gaetano Fontana, già direttore generale del ministero delle Infrastrutture prima e dell'Ance poi.

In Campania la fase di transizione verso il regime ordinario durerà fino al 31 gennaio 2011. Al commissario subentra una struttura stralcio che dovrà rilevare debiti e crediti della gestione commissariale, mentre sembra avviata a soluzione la questione del passaggio di proprietà del termovalorizzatore di Acerra.

Il decreto legge definisce anzitutto il valore dell'impianto in 370 milioni. Sancisce inoltre, in via teorica, che entro il 31 dicembre 2011 la proprietà passi alla regione Campania o alla Protezione civile o ad altro ente pubblico «anche non territoriale». Ben presto dall'articolo 10 si comprende però che quella definita ieri è una soluzione ponte. Si stabilisce infatti che in attesa del trasferimento di proprietà la Protezione civile prenderà in affitto l'impianto dal costruttore (Impregilo) a un canone mensile di 2,5 milioni per un periodo di 15 anni. Il trasferimento di proprietà si perfezionerà inoltre solo all'esito positivo del collaudo. Intanto, a partire dal 15 gennaio 2010, la piena responsabilità della gestione dell'impianto sarà assunta dal soggetto aggiudicatario della procedura di gara per l'affidamento della gestione, vale a dire A2A.

L'ultima parte del decreto legge autorizza Bertolaso all'assunzione di personale al dipartimento con procedure in deroga e all'istituzione della spa Protezione civile servizi che svolgerà le attività strumentali. Capitale interamente controllato dalla presidenza del Consiglio.
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di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 18.12.09


La Spa di Bertolaso prende il volo. Al varo la riforma della Protezione civile. A cui va l'usufrutto del termovalorizzatore di Acerra. Anche la flotta aerea emergenze passa in mano alla società.

L'ultima contestazione in ordine di tempo al decreto legge di riforma della Protezione civile, raccontano a Palazzo Chigi, sarebbe arrivata da Vasco Errani, governatore dell'Emilia Romagna e presidente della conferenza delle regioni. Contrarie a essere estromesse, assieme agli altri enti locali, dalle decisioni e dalla gestione degli interventi di ricostruzione post emergenza. Che sarebbero di competenza della sola Protezione spa. Ma i tempi ormai stringono e il provvedimento dovrebbe essere varato domani al consiglio dei ministri. Con alcune novità, rispetto all'impianto originario, che riflettono il lavorio di mediazione andato in scena in queste settimane, sotto la regia del sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta, nel triangolo Palazzo Chigi- via XX Settembre- via Ulpiano. Tra queste, il trasferimento alla Spa anche della gestione della flotta aerea per le emergenze, allocata presso la Presidenza del consiglio dei ministri, e delle risorse tecnologiche. Una novità che arricchisce le competenze della società cara a Guido Bertolaso, capo del dipartimento protezione.

Con l'entrata in vigore del decreto legge, il Dipartimento avrà solo compiti di primo intervento, le funzioni di supporto passano alla società per azioni di nuova costituzione, che potrà lavorare anche per privati, e occuparsi di progettazione, scelta del contraente, direzione lavori, acquisizione di servizi e beni. Il tutto bypassando i normali sistemi di acquisto vigenti per le pubbliche amministrazioni. Il capitale sociale è stato fissato in un milione di euro. Le azioni della società si prevede che non siano più sottoscritte dal ministero dell'economia ma direttamente dalla Presidenza del consiglio dei ministri, che esercita i diritti di azionista e svolge i compiti di vigilanza. Lo statuto della Spa sarà predisposto dallo stesso Dipartimento e approvato con decreto presidenziale. Nello stesso decreto si nomineranno i componenti del cda, eventualmente delegando a uno solo l'esercizio dei poteri. Ed è già partita la caccia all'eventuale amministratore unico: inizialmente si era fatto il nome dello stesso Bertolaso, che potrebbe però non andare più in pensione anticipata e decidere di trattenersi ancora qualche mese alla guida del Dipartimento. È così spuntato il nome di Vincenzo Spaziante, che della Protezione è vecchia conoscenza, avendo lavorando con Bertolaso come vice capo-dipartimento. C'è poi il nodo del personale dipendente, che in parte sarà destinato alla Spa: deciderà il presidente del consiglio dei ministri con decreto i termini di utilizzazione. Previsione che ha mandato su tutte le furie il sindacato della Cgil, pronto a nuovi presidi di protesta. Novità anche sul fronte delle assunzioni dei nuovi dirigenti: dopo i niet della Funzione pubblica ad assunzioni senza concorso, è stata inserita una prova selettiva che dovrà valorizzare la professionalità specifica acquisita sul campo. Intanto, Bertolaso ha dato nei giorni scorsi il via libera alle progressioni di carriera interne, che consentiranno a una ottantina di funzionari di passare di livello. Resta poi l'esclusione di tutto il personale della Presidenza dalle regole e dai contratti vigenti per gli altri dipendenti pubblici: per loro, per esempio, la riforma Brunetta varrà solo come principio ispiratore. La regolamentazione di buste paga e diritti sarà fatta sul modello dei prefetti. Palazzo Chigi ha rimesso mano anche alle norme che riguardano l'emergenza rifiuti in Campania, dove il commissariamento scade a fine dicembre: l'ultima versione del dl prevede che ad acquistare il termovalorizzatore di Acerra sia direttamente la regione Campania. In prima battuta, però, la Protezione civile eserciterà i diritti di usufrutto, avrà la piena utilizzazione dell'impianto e il ricavo della vendita dell'energia prodotta.

 

di Alessandra Ricciardi
da Italia Oggi del 16.12.09 


Bertolaso alla sfida finale della Spa. La società degli affari e le assunzioni della Protezione civile oggi al consiglio dei ministri. Braccio di ferro con l'Economia. E con i dipendenti interni.

È deciso a non mollare. Oggi il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, va diritto per la sua strada e, con qualche aggiustamento, presenta al consiglio dei ministri il decreto di ristrutturazione del Dipartimento. Nonostante le forti resistenze del dicastero dell'Economia - preoccupato per i profili finanziari dell'operazione - e le proteste dei dipendenti, che oggi staranno bandiere alzate e megafoni in mano a presidiare in segno di protesta la sede romana di via Ulpiano. Dentro il decreto legge c'è il cuore pulsante della riforma che dovrebbe andare in scena contestualmente all'uscita, a fine dicembre e causa pensionamento, dello stesso Bertolaso: la società per azioni, che accentrerà gli appalti che ruotano intorno alla Protezione; le assunzioni e le promozioni dei collaboratori più vicini ai vertici; e infine l'esclusione di tutto il personale della Presidenza del consiglio, di cui fa parte il Dipartimento, dalle regole contrattuali degli altri dipendenti pubblici e dunque dalle grinfie della riforma Brunetta.

La Protezione, se il dl dovesse essere approvato, perderà la gestione dei grandi eventi, che ha visto movimentare in questi anni molte manifestazioni anche di rilievo internazionale e una gran quantità di soldi. I Grandi eventi andranno in un'autonoma direzione della Presidenza. Ci sarà poi l'ufficio strategico delle ordinanze, quelle che consentono di agire in via d'emergenza aggirando le normali procedure anche di acquisto dei beni. E poi c'è lei, la Protezione civile servizi spa, con sede a Roma, capitale sociale iniziale di un milione di euro, azioni esclusivamente sottoscritte dal ministero dell'Economia, sotto controllo diretto di Palazzo Chigi, che detterà le linee guida anche alla luce dei suggerimenti di quel che rimane della Protezione civile stessa. Ampie la competenze della Spa: tutte le «funzioni stumentali» del Dipartimento e, se questo non bastasse, si precisa: «Nonché la progettazione, la scelta del contraente, la direzione lavori, la vigilanza degli interventi strutturali e infrastrutturali, l'acquisizione di forniture o servizi rientranti negli ambiti di competenza del Dipartimento, ivi compresi quelli concernenti le situazioni di emergenza socio-economico-ambientale». Ci sono i margini, facendo un po' di conti sugli appalti delle emergenze più recenti, per lavori miliardari.

La società potrà anche assumere, nei limiti di una spa pubblica, partecipazioni esterne, detenere immobili e svolgere le attività che fossero strumentali o accessorie rispetto ai compiti istituzionali. Ma non solo. Perché lavorare per la Protezione, precisa il decreto, non sarà un obbligo esclusivo, solo «prevalente». Insomma, la Spa potrà prestare i suoi servigi anche ad altri.

La riforma, spiega il decreto, è necessaria per garantire «economicità e tempestività agli interventi del Dipartimento».

«Una macchina macina soldi, che ruota intorno al mondo dell'emergenza e che snatura le funzioni per cui la Protezione è nata», è invece l'accusa di quanti oggi protesteranno davanti alla sede romana, prima di trasferirsi a Palazzo Chigi per seguire da vicino gli sviluppi della vicenda. «Questa non impellente ristrutturazione inciderà anche sul bilancio dei fondi destinati alle popolazioni colpite dal sisma d'Abruzzo», commenta Antonio Crispi, segretario della Fp-Cgil, «distogliendo delle importanti risorse per assumere collaboratori e nominare, tra l'altro, dirigenti con provvedimenti ad personam». Le assunzioni previste dal decreto sono 200, di cui 100 riservate ai collaboratori della Protezione. Ulteriore stabilizzazione riguarderà 5 dirigenti, oggi a contratto a tempo determinato, con procedura speciale di selezione (per titoli e colloquio) che abbia almeno 4 anni di precariato al Dipartimento alle spalle. E poi potranno chiedere di restare definitivamente alla Protezione i comandati di altre amministrazioni. Intanto, si rincorrono le voci sul possibile successore di Bertolaso. Si richiedono grandi capacità gestionali ma anche una buona immagine, doti che hanno contribuito a rendere la Protezione di Bertolaso una sorta di marchio italiano di successo nei suoi risvolti pubblici. I rumors parlano di Gianni De Gennaro, attualmente a capo del Dis, e Maurizio Scelli, ex commissario della Croce Rossa. Ma che Bertolaso esca del tutto di scena non è ancora dato per scontato: potrebbe infatti essere proprio lui a guidare la Spa.

 

di Alessandra Ricciardi
da Italia Oggi del 03.12.09


L'eredità di Bertolaso in una spa. In arrivo un decreto legge di riforma della Protezione civile. Con l'assicurazione sulla casa. Una società per gli appalti e servizi. E assunzioni à go-go.

Andrà via a dicembre, Guido Bertolaso. Lascerà l'incarico di capo della Protezione civile, che lo ha visto per anni, confermato via via dai governi che intanto cambiavano colore, protagonista di tante emergenze d'Italia, dal terremoto del Molise alla spazzatura di Napoli, dal sisma d'Abruzzo al G8. E prima di andarsene in pensione ha pensato bene di mettere in ordine la sua eredità. È in rampo di lancio, per uno dei prossimi consigli dei ministri, un decreto legge che riforma in toto il Dipartimento della protezione civile, con decorrenza dal 2010. Il decreto, in questi giorni all'esame del ministero dell'economia, prevede nuove assunzioni senza concorso pubblico presso il dipartimento, finanziate anche con i soldi del terremoto d'Abruzzo; assegna a una spa, interamente partecipata dalla presidenza del consiglio dei ministri, tutte le funzioni d'appalto per la fornitura di beni e servizi in supporto alla Protezione civile; prevede l'acquisto del contestato termovalorizzatore di Acerra e una nuova tassa sulla casa, ovvero un'assicurazione obbligatoria contro i danni da eventi naturali.

Si parte dalla riforma del personale della struttura. Al fine di costituire un nucleo di rapido intervento per il soccorso, il capo del dipartimento definirà una carta dei diritti e dei doveri, un mansionario che se non accettato comporterà la messa in mobilità.
Dipendenti che cresceranno in numero: ce ne saranno 25 che, dopo esame interno per titoli e colloquio, passeranno dal contratto a tempo determinato a quello a tempo indeterminato e i collaboratori a progetto saranno invece assunti con contratto a tempo fino ad arrivare al primo concorso utile per l'immissione in ruolo. Qui avranno una riserva del 50%. Sempre Bertolaso potrà inquadrare tutto il personale dirigenziale di seconda fascia nei ruoli. Insomma, una mega stabilizzazione dei precari che gravitano intorno al capo della Portezione e che sarà pagata anche attingendo a fondi destinati alla ricostruzione in Abruzzo. Forse per evitare quelle discrasie che si sono verificate nel caso dell'Aquila (il decreto parla della necessità di ottimizzare i flussi informativi), il monitoraggio sismico del territorio passerà alla Protezione. A questo scopo, il relativo personale dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia andrà alle dipendenze della Protezione. Tutto a posto? «In questo modo si intacca la terzietà di un istituto di ricerca, che è giusto rimanga invece lontano dai centri decisionali e politici», commenta Salvatore Merlo, sindacalista della Flc-Cgil, settore ricerca.

Il dipartimento così rivisto farà solo l'intervento diretto nelle emergenze: la gestione dei grandi eventi, infatti, passa di mano. È ceduta direttamente a Palazzo Chigi, che creerà un'apposita direzione.

E poi c'è la fornitura di beni e servizi. La Protezione non se ne occuperà più in proprio. Snobbata la Consip, la centralina per gli acquisti nella pa, per gli appalti, ma anche la formazione e la ricerca in campo sismologico, ci sarà un'apposita società per azioni, che renderà conto direttamente al presidente del consiglio dei ministri. Un spa di autonoma concezione e gestione.

Sistemata la macchina, il dl passa a risolvere il problema del commissariamento per l'emergenza rifiuti in Campania. Già, perché scade questo dicembre e ufficialmente la data è confermata. Solo che, per risolvere tutte le pendenze, e non sono poche, la Protezione istituisce una struttura stralcio. Data di scadenza indicata dal decreto, salvo nuove proroghe, 30 dicembre 2010. Dovrà occuparsi di rifare i conti dei debiti e dei crediti e ricorrere alle procedure d'urgenza tipiche della gestione commissariale. C'è poi il termovalorizzatore di Acerra: la struttura stralcio ha il compito di comprarlo- a fare il prezzo sarà l'Enea- per conto della presidenza del consiglio dei ministri. In via d'urgenza l'Asia spa subentrerà nella gestione degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti ubicati in Giugliano e Tufino destinati a d alimentare Acerra.

Nell'attesa che la Campania diventi autosufficienti con i suoi impianti di compostaggio, fino al 31 dicembre 2010 la capacità ricettiva degli altri impianti nazionali è aumentata dell'8%. E comunque il costo integrale del ciclo rifiuti campano dovrà essere a carico degli utenti, senza nuovi oneri per la fiscalità generale.

La programmazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti spetterà ai presidenti delle province campane. Per evitare interruzioni del servizio, in una prima fase le province potranno, se vorranno, continuare ad avvalersi dei soggetti sia pubblichi che privati che fanno fronte a raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento. L'eventuale proroga potrà essere fatta solo per una volta e per un periodo non superiore a un anno, con l'abbattimento del 3% del prezzo inizialmente pattuito. Per recuperare gli importi evasi nella gestione del ciclo rifiuti, gli archivi su Tarsu e Tia saranno trasferiti dai comuni alle società provinciali. E in caso di inerzia, interverrà il prefetto che si sostituirà in tutto e per tutto ai comuni. Entro trenta giorni dal decreto, la titolarità dei siti inerenti il ciclo rifiuti, individuati dalla struttura stralcio, saranno trasferiti alle province. I consorzi di bacino di Napoli e Caserta inoltre sono autorizzati a incrementare i propri organici in relazione alle competenze.

C'è poi anche l'Abruzzo, dove il commissariamento scade a fine dicembre. Dal primo gennaio i poteri straordinari sulla ricostruzione passeranno a Giovanni Chiodi, il presidente della regione abruzzese. La liquidazione delle indennità di espropriazione dei terreni oggetto della ricostruzione è prorogata di sei mesi.

Per evitare che si possano scaricare di nuovo sulle casse dello stato i costi della ricostruzione, si prevede un'assicurazione obbligatoria per tutte le case private, e ovviamente non abusive, precisamente contro i rischi da incendio e calamità naturali. L'assicurazione sarà parametrata dalle compagnie in base allo stato geologico e sismico del territorio. E chi non la paga non potrà più contare sull'appoggio dello stato per rifarsi la casa.

 

di Alessandra Ricciardi
da Italia Oggi del 25.11.09

 

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data pubblicazione: giovedì 18 febbraio 2010
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