Le mentite spoglie della "consulenza"...

Progettazione & Codice Appalti - di F. Orofino

Francesco Orofino: Considerazioni a margine della lettera di Michele Brunello

La lettera di Michele Brunello, scritta per conto di studio Stefano Boeri Architetti e  pubblicata sullo scorso numero della presS/Tletter [vd. PresS/Tletter n.06-2010 - DOCUMENTI], evidenzia ancora una volta come, al di là di comportamenti personali o di vicende giudiziaria, il nodo del problema sia nell'assoluta "ipocrisia" della normativa italiana in materia di progettazione di opere pubbliche.

Se non capiamo che la vera emergenza di questo paese è quella di una nuova "infrastruttura delle regole" e di una radicale riforma dell'attuale assetto normativo, continueremo ad assistere a prassi poco edificanti.

La prima considerazione è di carattere generale: esponenti del "potere legislativo" ci hanno spiegato in questi giorni che le leggi che governano gli appalti di opere pubbliche in Italia rendono impossibile la loro realizzazione in tempi brevi e certi.

Ma chi diavolo lo ha approvato il vigente codice degli appalti nel 2006? Chi le ha scritte quelle norme sbagliate?

Siamo al paradosso: gli stessi che hanno voluto regole assurde oggi gridano allo scandalo e riconoscono l'ineluttabilità  delle deroghe.

Ma entriamo nel merito della vicenda G8.
Emerge dalle parole di Brunello quello che può apparire come una prima grande farsa: in Italia si affidano incarichi diretti sotto le mentite spoglie della "consulenza".

A Studio Boeri è stata affidata una consulenza per l'assetto urbanistico, una consulenza per il progetto preliminare e via dicendo.

Ma non sarebbe stato meglio se Soru e Bertolaso si fossero assunti consapevolmente la responsabilità di scegliere per via fiduciaria un progettista e di affidargli l'incarico senza ricorrere a quelle che sembrano ipocrisie formali?

L'importante, nel nostro paese è che il progetto preliminare, cioè il momento decisivo della concezione dell'opera, sia sempre firmato dai tecnici della pubblica amministrazione. Così la forma è salva. Ma chi, magari e di fatto, ha realmente redatto il progetto compare come semplice consulente.

Sia chiaro: non attribuisco colpe a chi "accetta" la formula della consulenza.
Ma attribuisco responsabilità pesanti alle norme che impongono tali prassi ipocrite.

Scrive poi Michele Brunello: «ad agosto siamo stati nominati dalle imprese vincitrici progettisti per il progetto definitivo ed esecutivo dei lotti per i quali avevamo fatto la consulenza del preliminare».

Normalmente, grazie alla genialità del nostro legislatore, chi, ad esempio, vince un concorso di progettazione non può partecipare con un'impresa all'appalto integrato per redigere il definitivo e l'esecutivo del suo progetto preliminare.

Secondo il Codice tutti possono approfondire l'elaborazione di un preliminare tranne chi quel preliminare lo ha fatto.

Chi ha seguito la vicenda del Palazzo del Cinema di Venezia sa di cosa parlo.

Ma per La Maddalena questa aberrazione è stata facilmente scavalcata. Studio Boeri non aveva firmato il preliminare: aveva solo fatto una consulenza! E così gli è stato possibile proseguire con le altre fasi.

Naturalmente non si poteva esagerare. Guai ad affidare allo stesso progettista la direzione lavori o la direzione artistica. Rischieremmo di stabilire regole da paese normale.

In definitiva lo scenario che ogni giorno di più emerge dalla vicenda del G8 è desolante e rivela ancora una volta come il Codice degli Appalti sia una vera schifezza.

Una sola ultima notazione ai Boeri, ai 5+1, ai Cucinella ecc.

Ci piacerebbe molto, compatibilmente con i loro numerosi impegni accademici e professionali, una partecipazione molto più attiva  - ed in tempi non sospetti  - alla faticosa battaglia che qualcuno conduce ogni giorno nel tentativo di cambiare le regole della progettazione nel nostro paese.

 

di arch. Francesco Orofino, Consigliere Ordine Architetti PPC Roma e provincia
da PresS/Tlettern. 07-2010 - LETTERE

 

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Commenti

08/03/2010 10:48: ma stringi stringi...
LA questione caro Francesco e' che stringendo il succo della brodaglia e' che i professionisti in Italia rompono le scatole. Perche'? - Perche' sono coloro che hanno la visuale corretta di come fare le cose nei loro settori specifici di provenienza; - Perche' sono coloro che sanno quale sia la via più conveniente per lo stato di fare le cose; - Perche' sono coloro che sanno dove intervenire per fare in modo che opere e natura siano sicuri per la societa'. Avrai visto in Calabria venire a valle un versante intero: i geologi avevano denunciato da tempo tale situazione. Avrai sentito delle basi nucleari che Berlusconi vuole costruire: Rubbia a Ballaro' disse che erano inutili ed economicamente non vantaggiose. I professionisti, i tecnici in genere se ne vanno dall'Italia perche' non hanno il ruolo che loro spetta; questo perche' i politici abbiano possibilita' di muoversi indiscriminatamente dove vogliono e come vogliono. Ernesto Galli della Loggia dice in un suo editoriale, uscito sul corriere della sera, che i politici sono espressione della societa' e dunque non c'e' da stupirsi se c'e' corruzione e latrocinio. Che l'unica soluzione sia espatriare dunque?
christian rocchi

11/03/2010 12:42: Tra protesta e cui prodest.
Meno male che si è scoperchiata la cupola affaristica della Maddalena, finalmente sappiamo adesso nel 2010 che il mondo dei pubblici appalti è marcio e consente ai soliti noti attraverso magheggi giuridici e concussioni coi funzionari pubblici di poter gestire milioni di euro di commessa contro manco il becco di un quattrino che gli altri poveri e candidi Architetti (romani o italiani è uguale) rappresentanti il buon 97% di tutti gli iscritti condividono. Ma dove sono coloro che istituzionalmente debbono proteggerci dal malaffare politico imperante (solo??) tutti coloro che hanno permesso la strage degli innocenti colla legge Merloni, con quella degli appalti, con quella delle competenze, e via via citando come quelli che accettano la prassi da parte di organismi pubblici come comuni, provincie e regioni di istituire concorsi di idee chiedendo, in caso di inopinabile vincita da parte dell'Architetto non raccomandato e politicamente introdotto, gli incassi degli ultimi 5 anni e se hai 25 dipendenti e se hai negli ultimi 25 anni eseguito progetti per 10 milioni di euro? Ogni tanto dai soliti noti si alzano urla becere contro questo sistema marcio e corrotto talvolta gli urlatori sono sempre quelli che fanno parte del 3% ma stavolta sono rimasti a becco asciutto ed aizzano il rimanente 97% affinchè il sistema rimanga così come è. Perchè non facciamo come la Confindustria? Ovvero tutti coloro che beccano commesse con leggi ad personam e con l'aiutino, rinunciano all'incarico e denunciano queste malversazioni ed ingiustizie che affliggono gli Architetti non inseriti e politicamente scorretti? Invito i colleghi e vedere un bel film Alice in wonderland, perlomeno passano 2 ore in serenità e non pensano a quella commessa che non potranno mai avere. Sognare un mondo migliore non costa nulla.
Arch.Luciano Bracciani

vedi anche:

Regole semplici, chiare, trasparenti, ma regole.

video della trasmissione otto e mezzo

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Dl 195/09 Protezione Civile - agg. rassegna stampa

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data pubblicazione: sabato 6 marzo 2010
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