Deregulation casa, nodo sicurezza e limiti

DL incentivi - agg. rassegna stampa [27/21-03-10]

Bonus e deregulation in casa ma gli effetti saranno limitati. Professionisti contrari alle liberalizzazioni.

ROMA - Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legge sugli incentivi parte la doppia manovra di agevolazione sulla casa: da una parte il bonus con un tetto rispettivamente di 7-5mila euro per l'acquisto delle abitazioni di classe energetica A e B, dall'altra la liberalizzazione dei lavori di manutenzione straordinaria con l'abolizione del passaggio obbligato della presentazione della denuncia di inizio attività (dia).

Il bonus riguarderà 10mila abitazioni e contribuirà a promuovere anche nell'edilizia, come già succede per le auto e gli elettrodomestici, un mercato di prodotti realizzati con tecnologie e materiali attenti all'ambiente e al consumo energetico.

La liberalizzazione riguarderà anche l'installazione di pannelli solari e fotovoltaici ma è partita con il piede sbagliato. Non si potrà applicare nelle regioni che hanno una legislazione più restrittiva di quella appena varata dal governo: oscillano fra 10 e 13 a seconda delle interpretazioni.

La deregulation si applica certamente nelle due regioni che hanno una legislazione già in linea con il decreto legge, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, e in quelle che non hanno mai legiferato sullo specifico capitolo dei titoli autorizzativi per la manutenzione straordinaria (Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria). Poi ci sono tre regioni che hanno leggi precedenti al testo unico per l'edilizia (Piemonte, Veneto e Lazio) e altre otto regioni più le due province di Trento e Bolzano che non applicheranno immediatamente il decreto legge perché le loro leggi prevedono «norme più restrittive» oppure perché sono regioni a statuto speciale che non intendono recepire la disciplina nazionale.

Le reazioni delle categorie alla liberalizzazione sono state molto articolate. Per gli architetti è cominciata una battaglia durissima contro l'abolizione della dia: in ballo non c'è solo una bella fetta di lavoro per i professionisti ma anche la tutela del valore primario della sicurezza degli edifici e della centralità del progetto. Senza denuncia di inizio attività il baricentro dell'intervento si sposta dal progettista direttamente sull'impresa. Anche i geometri sono contrari a una liberalizzazione selvaggia, ma con toni meno drastici e con la raccomandazione che sia garantita comunque la sicurezza mediante figure tecniche professionali.

I costruttori dell'Ance plaudono moderatamente alla liberalizzazione e al bonus per le case a basso impatto energetico, condividendoli in via di principio ma invitando alla prudenza sugli effetti reali dei due strumenti. «Se qualcuno pensa che per queste due misure passi il rilancio del settore delle costruzioni, si sbaglia di grosso», ha detto il presidente Paolo Buzzetti, facendosi portavoce del malumore della categoria in questo momento.

Ieri ha fatto sentire la propria voce anche la Confedilizia, organizzazione dei proprietari edilizi, schierata fortemente in difesa della liberalizzazione e critica semmai verso la formulazione troppo timida scelta dal governo nei confronti delle leggi regionali. Il presidente Corrado Sforza Fogliani chiede un intervento immediato del parlamento in sede di conversione. «La storia delle semplificazioni edilizie - dice - è una storia già scritta, è la stessa del "piano casa". Anche quest'ultimo è stato di fatto e in gran parte svuotato di significato dalle normative regionali. E anche il decreto legge sulla deregulation in casa è destinato a finire nel nulla, cozzando contro una congerie di normative regionali restrittive».

Confedilizia chiede ora al parlamento certezze per i proprietari di casa. «Occorre - dice Sforza Fogliani - espungere le premesse che fanno riferimento alle leggi regionali o, meglio ancora, fare chiarezza dicendo che le regioni sono chiamate a disciplinare i titoli abilitativi nell'ambito dei principi direttivi stabiliti dal decreto-legge». In sostanza Sforza Fogliani chiede di eliminare dal testo unico per l'edilizia proprio la premessa che conferma la supremazia delle norme regionali «più restrittive» sulle norme nazionali.
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di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 27.03.10


Deregulation casa, nodo sicurezza. Centro-sinistra pronto a discutere la semplificazione, purché si rafforzino i controlli tecnici.

ROMA - Il decreto legge sulla liberalizzazione dei lavori in casa non è ancora andato alla Gazzetta ufficiale (la pubblicazione è prevista per venerdì) e già si studiano le strade per renderlo praticabile tra le regioni, superando la mannaia - contenuta nello stesso Dl - della supremazia assoluta delle norme regionali «più restrittive» su quelle statali. Tre le strade per ridurre questo squilibrio: una correzione parlamentare, meglio se bipartisan, come auspica l'Ance; un'integrazione all'accordo quadro governo-regioni sul piano casa, su cui c'è una disponibilità del centro-sinistra; una interpretazione meno vincolante della norma statale da parte delle regioni, come a sorpresa sostengono già oggi alcune strutture amministrative delle regioni rosse (si veda l'articolo in basso).

A queste tre strade si aggiunge ovviamente quella maestra dell'adeguamento delle legislazioni regionali alla deregulation statale. Per questo ci vuole tempo, però: almeno 2-3 mesi prima che le regioni tornino a funzionare a pieno regime. Tutte le strade, compresa la prima, presuppongono comunque l'insediamento dei nuovi governatori. Difficile che la maggioranza e il governo, che in questa occasione si sono mossi nel rigoroso rispetto delle prerogative regionali, vogliano procedere a uno strappo senza coinvolgere i nuovi presidenti e ritrovarsi così nell'impasse già vissuto con il «piano casa».

Ad aiutare il possibile dialogo c'è un atteggiamento non pregiudizialmente ostile che arriva dal centro-sinistra. Disponibilità, a una condizione che viene posta fin da ora con nettezza: priorità alla sicurezza degli edifici che forse è tutelata sulla carta dalla norma del governo, ma non viene ancora garantita in termini sostanziali.

Basta ascoltare Vasco Errani, presidente uscente della conferenza delle regioni, destinato a essere riconfermato nel suo ruolo se, come sembra probabile, il centro-sinistra avrà ancora la maggioranza. «Non vorremmo - dice Errani - che ci fosse un rischio di sovrapposizione normativa nella traduzione nella realtà di questi principi e che si perda l'obiettivo centrale della sicurezza». Il ragionamento sul metodo indica anche la strada da seguire in futuro. «Le disposizione a favore della semplificazione contenute nel decreto - dice Errani - non sono state per nulla condivise con le regioni e arrivano con oltre undici mesi di ritardo rispetto all'accordo tra governo e regioni del 1° aprile 2009». Il modello è l'accordo sul piano casa, a condizione che poi il governo ne rispetti il contenuto. Sul fronte regionale, Errani ricorda la legge regionale varata nel 2009 prevede «un percorso di semplificazione, puntando su edifici ambientalmente compatibili, ad alto risparmio energetico e sicuri sismicamente».

Sono i paletti che tutti mettono nel centro-sinistra, nelle regioni come in Parlamento, per affrontare una discussione aperta e utile. Raffaella Mariani, capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, riconosce «aspetti positivi di sburocratizzazione nella norma varata» ma conferma «una grande preoccupazione per la verifica strutturale degli edifici».

«È difficile - dice Mariani - che un cittadino possa distinguere da solo su un tema tecnico come quello della sicurezza. E il problema non si risolve solo sbolognando alle regioni e ai comuni la responsabilità senza strumenti adeguati. È necessario coinvolgere i professionisti, fare formazione nelle strutture pubbliche». Per esempio sull'applicazione delle normative antisimiche, entrate ormai a regime senza che le strutture pubbliche sappiano ancora far fronte ai propri impegni.

Sulla stessa linea Ermete Realacci, responsabile nazionale Pd per la green economy. «Siamo sempre aperti a discutere di semplificazione in favore dei cittadini - dice - ma mi pare che questa norma presenti un punto debole: rafforza un processo di auto-certificazione senza prevedere più neanche un filtro di competenza tecnica. Non vorrei si passasse dal fascicolo del fabbricato al tana libera tutti». Un ruolo devono comunque averlo professionisti e tecnici nella valutazione dell'intervento e delle condizioni strutturali dell'edificio. «Continuo a pensare - dice Realacci - che un piano di adeguamento antisismico finanziato con il credito di imposta al 55%, come accade per il risparmio energetico, contribuerebbe ad affrontare finalmente il problema in modo serio». Un'apertura su questo punto è forse la condizione per trattare. «E anche per un vero rilancio dell'edilizia che non sarà certo accelerato dalle semplificazioni del governo».
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  • OBIETTIVO SBLOCCO - Per una diffusa applicazione del Dl possibili tre strade: correzione parlamentare, accordo governo-regioni, interpretazioni «larghe»
  • In Parlamento. Il Pd chiede certezze sulle verifiche antisismiche e di staticità degli edifici
  • Errani. Il governo non ha condiviso le norme, tornare all'intesa del 1° aprile 

I CANDIDATI GOVERNATORI A CONFRONTO

VENETO

  • Giuseppe Bortolussi, centro-sinistra. Istintivamente sono per la nuova norma di semplificazione, ma mantenendo un controllo più stringente sulle dimore di pregio rispetto a tutte le altre per cui è auspicabile la sburocratizzazione.
  • Luca Zaia, centro-destra. Questo provvedimento è adeguato alle esigenze del settore edilizio, ma ogni intervento deve essere pienamente rispettoso dell'ambiente e del paesaggio circostante.

PIEMONTE

  • Mercedes Bresso, centro-sinistra. Se occorrerà adeguare la normativa regionale per agevolare tutti gli interventi di manutenzione straordinaria che non prevedono aumenti di volumetria, questo sarà una priorità.
  • Roberto Cota, centro-destra. Da presidente della regione seguirò la linea guida tracciata dal piano casa del governo. Ma la nostra legge avrà come punto irrinunciabile la tutela dell'ambiente e dei centri storici.

LOMBARDIA

  • Filippo Penati, centro-sinistra. Il superamento della Dia mi lascia perplesso per il venir meno del ruolo dei comuni nell'opera di contrasto all'abusivismo. Bene il piano del governo sui 50mila alloggi per fasce deboli.
  • Roberto Formigoni, centro-destra. Raccoglieremo tutti gli elementi per un'ulteriore semplificazione nel rispetto delle garanzie di qualità e sicurezza degli interventi edilizi. E lo faremo dopo aver sentito i soggetti interessati.

LAZIO

  • Emma Bonino, centro-sinistra. Occorre semplificare le norme, ma non a scapito della sicurezza. Va data poi certezza ai tempi di risposta delle amministrazioni per il via libera ai lavori, ma in base al parere di un tecnico.
  • Renata Polverini, centro-destra. È assolutamente condivisibile la linea di ampliare il campo di applicazione dell'attività di edilizia libera nella direzione di una maggiore semplificazione delle procedure.

CAMPANIA

  • Vincenzo De Luca, centro-sinistra. Vanno semplificate le procedure e affidata agli enti locali la piena competenza in materia. Da rivedere i piani paesaggistici trovando un equilibrio tra tutele e sviluppo dell'edilizia.
  • Stefano Caldoro, centro-destra. Nel mio programma è prevista una revisione della legge regionale per introdurre la reale possibilità di interventi di manutenzione interna senza la dichiarazione di inizio attività (Dia).

PUGLIA

  • Nichi Vendola, centro-sinistra. Non abbiamo norme regionali e quindi vige la legge statale. Valuteremo perciò se migliorare la norma governativa dopo aver ascoltato il territorio.
  • Rocco Palese, centro-destra. Il decreto legge è una base importante, ma in Puglia faremo di più: un nuovo piano casa che ci consenta di usufruire dei benefici della legislazione nazionale.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 25.03.10


Per 13 regioni strada tutta in salita

ROMA - Le Regioni si presentano in ordine sparso all'appuntamento con la semplificazione. La liberalizzazione dei lavori di manutenzione straordinaria contenuta nel decreto varato dal governo trova sul territorio qualche spiraglio per l'immediata applicazione, ma appaiono molti di più gli ostacoli sul cammino delle nuove regole.

Se la strada sarà infatti spianata in Friuli Venezia Giulia e Sardegna, le uniche due regioni che hanno già allargato i confini dell'attività libera, sono ben dieci le amministrazioni nelle quali sono invece in vigore leggi regionali (successive al Testo unico dell'edilizia, il Dpr 380/2001, o varate da regioni a statuto speciale) «più restrittive» in materia. E dove per gli interventi di manutenzione straordinaria si chiede almeno la denuncia di inizio attività (Dia). È qui che le norme di semplificazione potrebbero trovare il semaforo rosso.

In altre tre regioni, Lazio, Piemonte e Veneto, sono invece in vigore leggi sull'edilizia precedenti al Testo unico del 2001, le quali prevedono comunque l'utilizzo della Dia. In questo caso bisognerà valutare se a prevalere saranno le vecchie normative regionali oppure la legislazione nazionale. Sono sei infine le amministrazioni che non hanno normato in materia di titoli abilitativi per gli interventi in edilizia e in cui, probabilmente, potrà scattare immediatamente la liberalizzazione introdotta dal governo nella disciplina nazionale, a meno di successivi interventi in senso restrittivo.

In attesa di dare una valutazione tecnica sul testo definitivo del decreto, si delineano posizioni molto diverse da parte delle regioni ed emergono le prime riserve. A rigettare nettamente l'ipotesi che l'iter veloce per la manutenzione straordinaria possa trovare applicazione è la Liguria. «Con l'approvazione della legge 16/2008 - spiega Laura Mussi, dirigente regionale degli affari giuridici per la pianificazione territoriale - abbiamo superato il testo unico dell'edilizia, introducendo la comunicazione di avvio attività, che consente la realizzazione immediata delle opere interne, ma solo se accompagnata da una relazione sugli interventi previsti firmata da un professionista. Si tratta di una via intermedia tra Dia e attività libera. È la strada scelta in Liguria e non credo che il decreto governativo possa cambiarla».

I primi a mostrare forti dubbi sull'applicabilità «tout court» della cancellazione della Dia per le opere interne sono stati i tecnici della Lombardia. Per l'ufficio legislativo per l'urbanistica «la semplificazione non si applica senza una modifica della legge regionale, che già individua gli interventi considerati attività libera». Senza questo passaggio, quindi, niente liberalizzazione in Lombardia: per la manutenzione straordinaria resta quindi la Dia.

A prescindere dal prevalere o meno delle semplificazioni rispetto alle varie discipline regionali, non mancano le aperture di alcune amministrazioni verso l'ampliamento dell'attività libera, anche se con precisi distinguo. Se da una parte si registra infatti il secco «no comment» della Toscana, in attesa di valutare l'effettiva portata del testo governativo, a schierarsi per l'applicazione automatica è un'altra regione di centro-sinistra come l'Umbria. «I contenuti del decreto sono quelli concordati lo scorso anno con le regioni - ha detto Luciano Tortoioli, direttore ambiente, territorio e infrastrutture dell'Umbria -. Ora, se alcune amministrazioni vorranno far prevalere nuove norme più restrittive dovranno approvare nuove leggi».

Esprime le proprie perplessità Enrico Cocchi, coordinatore dell'area programmazione territoriale dell'Emilia Romagna: «Se la modifica al testo unico varata dal governo venisse cosiderata una norma di principio, e non di dettaglio, allora troverebbe immediata applicazione. In ogni caso - aggiunge -, siamo d'accordo con la semplificazione, e probabilmente la introdurremo, ma non condividiamo il fatto che alla fine sia stata varata senza neanche avvertire le regioni».
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  • A MACCHIA DI LEOPARDO - Solo due enti territoriali hanno leggi che eliminano la dia, sei non hanno strumenti: per tutte le altre, discipline «più restrittive»

Così le regioni alla prova della liberalizzazione

  • LEGGI REGIONALI GIÀ IN LINEA CON LA LIBERALIZZAZIONE STATALE - Friuli-Venezia Giulia e Sardegna. Per queste due regioni la deregulation varata dal governo con il decreto legge si applicherà certamente. Per altro, le due regioni la applicavano già in contrasto con la normativa nazionale. La modifica al testo unico sull'edilizia rende l'applicazione univoca.
  • TOTALE ASSENZA DI LEGGI REGIONALI IN MATERIA DI DENUNCIA INIZIO ATTIVITÀ - Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia e Calabria. Per queste sei regioni si continuerà ad applicare il testo unico sull'edilizia, come già accade oggi. Ovviamente si applicherà nella nuova versione. Nessun impedimento quindi alla deregulation, salvo che non siano le stesse regioni a prevederlo esplicitamente con una nuova disciplina.
  • PRESENZA DI LEGGI REGIONALI SULLA DIA MA PRECEDENTI AL TESTO UNICO DEL 2001 - Piemonte, Veneto e Lazio. Per queste regioni l'interpretazione è controversa. Hanno leggi più restrittive del testo unico statale e prevedono la denuncia di inizio attività: il decreto legge non dovrebbe quindi applicarsi. Si tratta però di leggi precedenti allo stesso testo unico del 2001 e le strutture amministrative applicano già oggi la disciplina statale.
  • PRESENZA DI LEGGI REGIONALI APPROVATE SUCCESSIVAMENTE AL TESTO UNICO DEL 2001 - Val d'Aosta, Bolzano, Trento, Lombardia, Liguria, E.Romagna, Toscana, Umbria, Campania, Sicilia. In queste regioni ci sono norme «più restrittive» pienamente in vigore: tutte le leggi in questioni prevedono che per la manutenzione straordinaria si debba presentare la denuncia di inizio attività. L'interpretazione letterale del decreto legge non lascia margini: in queste regioni il decreto legge non si applica, salvo che le regioni innovino la loro disciplina.

 

di Francesco Nariello
da Il Sole 24ore del 25.03.10


Casa, semplificazioni inutili. DECRETO INCENTIVI/ Dai pannelli solari alle serre, in molti casi la Dia è già andata in soffitta. Liberalizzazioni in mano alle regioni. Ma altre sono già realtà.

Regione che vai liberalizzazione edilizia che trovi. In attesa che i nuovi governatori decidano se attuare o meno la norma di principio, contenuta nel dl incentivi, che ha portato da tre a dieci le tipologie di opere edilizie per cui non sarà più richiesta la Dia, sono molti gli interventi già ammessi dalle legislazioni regionali di dettaglio. Il Testo unico dell'edilizia (dpr 380/2001) nell'attuale formulazione, prima che venga modificato dal dl incentivi, esclude la necessità della Dia solo per le manutenzioni ordinarie, l'eliminazione delle barriere architettoniche e le opere temporanee per le attività di ricerca nel sottosuolo. Ma, trattandosi di materie di legislazione concorrente, come si sa, sono le regioni ad avere l'ultima parola. E molti enti hanno già deciso di ampliare le maglie della liberalizzazione, anticipando, in settori specifici, la deregulation del governo.

È il caso per esempio degli impianti fotovoltaici. L'installazione dei pannelli solari è uno dei dieci interventi edilizi che saranno eseguibili senza Dia se e quando le regioni recepiranno le indicazioni del dl incentivi. Ma in Liguria è già prevista una Dia semplificata per l'installazione di impianti solari termici e fotovoltaici fino a 20 mq., mentre è obbligatoria la Dia per l'installazione di pannelli solari termici da 20 a 100 mq o con potenza nominale da 3 kW a 10 kW di picco. E in Emilia Romagna l'installazione di pannelli è quasi totalmente liberalizzata, tanto che molti comuni non richiedono nemmeno la comunicazione al municipio.

Stesso discorso per i movimenti di terra strettamente legati all'esercizio dell'attività agricola. Il dl incentivi manda la Dia in soffitta, ma alcune regioni l'hanno già fatto. In Toscana per esempio, come evidenziato dall'ufficio studi della camera in un dossier sul ddl semplificazione (AC 3209), un regolamento regionale del 2003 indica in quali casi i movimenti di terreno sono eseguibili senza autorizzazione o dichiarazione (interventi effettuati dagli enti competenti in base alla legge forestale e dall'autorità idraulica o dai consorzi di bonifica) e in quali invece sono soggetti a Dia (interventi di manutenzione straordinaria necessari al ripristino o all'adeguamento funzionale di opere di sistemazione idraulico-forestale).

E ancora. Il dl incentivi esclude la Dia per le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura. Ma molti comuni le hanno già liberalizzate, prevedendo che possano essere installate senza la Dia a determinate condizioni (struttura leggera, assenza di fondazioni e altezza massima di tre metri e mezzo). La denuncia di inizio attività è prevista solo per le serre semifisse, mentre per quelle fisse è necessario il permesso di costruzione.

A complicare la liberalizzazione c'è poi la selva di normative antisismiche, antincendio, igienico-sanitarie e di sicurezza con cui bisognerà fare i conti prima di dire addio alla denuncia di inizio attività. Nelle zone sismiche le costruzioni dovranno essere realizzate con specifiche norme tecniche che, dapprima rinviate al 30 giugno 2010, sono state anticipate di un anno dopo il terremoto in Abruzzo.

Le norme antincendio per gli edifici di civile abitazione sono contenute nel dm 16 maggio 1987, n. 246, mentre le norme igienico sanitarie nel dm del ministero della salute 5 luglio 1975, successivamente integrato dal dm 9 giugno 1999. Nel decreto sono indicate le dimensioni minime dei locali, le dotazioni minime dei servizi igienici e parametri di illuminazione e di ventilazione. Le norme sulla sicurezza degli impianti così come quelle sul consumo di energia degli edifici sono, invece, contenute nel T.U. dell'edilizia. Infine, per gli interventi edilizi su un immobile vincolato, sarà necessario l'assenso della Soprintendenza mentre ci vorrà l'autorizzazione paesaggistica se i proprietari di immobili ed aree di interesse paesaggistico vogliano apportarvi modifiche.

 

di Francesco Cerisano
da Italia Oggi del 25.03.10


Le professioni tecniche: gravi pericoli per la sicurezza

Professioni tecniche contro il decreto incentivi. Da ingegneri, architetti, geometri e periti industriali è arrivato infatti un no compatto alla norma che abolisce l'obbligatorietà della denuncia di inizio di attività edilizia per le opere di manutenzione straordinaria. Perché contraria alle norme e ai regolamenti in materia di sicurezza sismica, risparmio energetico, sicurezza sul lavoro e tutela del territorio, dato che esclude il controllo obbligatorio sui lavori da parte dei professionisti abilitati.

«Le novità introdotte dal decreto incentivi», commenta Giovanni Rolando, presidente del consiglio nazionale degli ingegneri, «nel momento in cui rimettono al committente la responsabilità di valutare se i lavori possano sottrarsi ai controlli della Dia, si scontrano con la recente entrata in vigore di norme e regolamenti in materia di sicurezza sismica, risparmio energetico, sicurezza sul lavoro e tutela del territorio, norme che diventerebbero dunque facilmente eludibili. Inoltre il decreto non prevede incentivi per tutte quelle fasce professionali che operano nel settore dell'edilizia, fasce che peraltro in questo momento risentono di più delle conseguenze di una crisi che sta investendo pesantemente il settore».

Contrario ai provvedimenti riguardanti l'edilizia contenuti nel «decreto legge incentivi a sostegno dei settori industriali in crisi», approvato dal governo il 19 marzo scorso, anche il consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori. «In particolare la possibilità di intervenire senza alcun tipo di titolo abilitativo in materia di manutenzione straordinaria e di altre significative attività edilizie», recita la nota diffusa dal consiglio nazionale, «non costituisce infatti un auspicabile intervento di semplificazione amministrativa ma, al contrario, induce gravissime conseguenze in relazione alla sicurezza, alla tutela del patrimonio edilizio, alla rispondenza degli interventi realizzati alle normative di tipo edilizio, paesistico ed ambientale ed alla possibilità da parte delle pubbliche amministrazioni di controllare gli interventi sul patrimonio esistente».

Critico anche il presidente dei geometri, Fausto Savoldi. «Condividiamo il tentativo di snellimento delle procedure», spiega, «ma la presenza di un tecnico che si assuma la responsabilità della dichiarazione di conformità alla legge dell'intervento è necessaria. E non è un compito che si può assegnare a un'impresa senza una qualifica».

Secondo i periti industriali, l'abolizione della Dia per gli interventi di manutenzione straordinaria provocherà numerosi conflitti nei confronti delle regioni che detengono la competenza esclusiva in materia e problemi di sicurezza per i cittadini. «Escludere la competenza del tecnico professionista per le opere di manutenzione straordinaria, non significa fare un favore al cittadino, ma creare seri problemi nell'ambito della sicurezza, dato che era proprio il professionista ad assumersi l'onere di dichiarare che l'intervento era conforme alla legge», afferma Angelo Devalenza, del consiglio nazionale dei periti industriali.

L'ordine degli architetti di Roma, invece, ha avviato un'azione di concertazione con altri ordini provinciali, con gli ingegneri e con i geometri per «cercare in tutti i modi possibili di cambiare il testo del decreto legge in fase di conversione in legge».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 25.03.10


In casa liberalizzazioni frenate. Definite le misure per l'edilizia che accompagnano gli incentivi ai consumi - Prevalgono regolamenti locali e di settore. Corsa a ostacoli per la deregulation. Leggi regionali, regolamenti comunali e discipline di settore bloccano la semplificazione.

Rischia di restare al palo la liberalizzazione dei lavori di manutenzione straordinaria in casa senza denuncia di inizio attività. Il testo del decreto legge varato venerdì dal governo conferma tutti gli ostacoli a un'applicazione effettiva della deregulation: pesano le leggi regionali più restrittive (al momento la semplificazione si potrebbe applicare solo in Friuli- Venezia Giulia e Sardegna), i regolamenti comunali e le discipline statali di settore. Il decreto legge cita come vincolanti le norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, quelle relative all'efficienza energetica, le disposizioni del codice dei beni culturali e del paesaggio. (...)

ROMA - La liberalizzazione dei lavori di manutenzione straordinaria in casa rischia di risolversi in un bluff: lo conferma il testo definitivo del decreto legge varato dal governo.

Gli ostacoli sul percorso della deregulation sono infiniti. Anzitutto le leggi regionali «più restrittive»: prevarranno sulle norme statali vecchie e nuove, rendendo possibile le manutenzioni straordinarie senza denuncia di inizia attività (dia) soltanto in Friuli-Venezia Giulia e Sardegna: le uniche due regioni che hanno già approvato una legislazione «non restrittiva». In secondo luogo, le prescrizioni dei piani regolatori e dei regolamenti edilizi comunali dovranno essere osservati scrupolosamente, pure se in contrasto con le disposizioni del decreto legge. Dovranno infine essere rispettate tutte le «altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia» e, in particolare, «le norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie», «le norme relative all'efficienza energetica» e «le disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio».

L'interpretazione più accreditata presso gli uffici tecnici di regioni e comuni è che la denuncia di inizio attività (dia), cacciata dalla porta, debba obbligatoriamente rientrare dalla finestra ogni volta che il progetto incroci una delle norrnative elencate. Se il bene è vincolato, per esempio, se è localizzato in zona sismica, se tra gli interventi sono previsti impianti elettrici o energetici, si ritorna alla casella di partenza, alla procedura obbligatoria della dia.

Ci sono poi i paletti già piantati dallo stesso decreto legge per escludere la deregulation negli interventi che intervengano sulle parti strutturali dell'edificio, che comportino un aumento delle unità immobiliari, che implichino «incremento dei parametri urbanistici» come volumetrie, superfici o destinazioni di uso.

Non è difficile vedere che con queste condizioni la liberalizzazione non decollerà. Una volta pubblicato il decreto legge sulla Gazzetta ufficiale (potrebbe avvenire già oggi), spetterà al Parlamento tentare di migliorare le norme dell'articolo 5, correggere il tiro, rendere più chiare le condizioni necessarie per l'applicazione della deregulation.

Per ora, il decreto, che parte dal presupposto dichiarato da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti di rispettare le prerogative regionali per evitare un altro conflitto dopo quello del «piano casa», sembra affondare nelle sabbie mobili dei vincoli locali. Solo dopo le elezioni e con i nuovi governatori in carica si capirà se sarà possibile aprire uno spiraglio per un accordo fra governo e regioni sulla via di una semplificazione condivisa.

Le reazioni di imprese e professionisti confermano lo scetticismo generale. Sul piano astratto, come da tradizione, le imprese di costruzioni sono favorevoli all'intervento di semplificazione, mentre i professionisti sono fortemente contrari o chiedono comunque garanzie. Le reazioni effettive tradiscono però la perplessità.

Il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, è chiarissimo. «Queste norme - dice - costituiscono un piccolo passo avanti, ma nessuno ci venga a dire che è il provvedimento per il rilancio dell'edilizia. Le semplificazioni che aspettavamo con il decreto legge annunciato un anno fa, dalla conferenza di servizi allo sportello unico, sono sparite». L'Ance conferma, per altro, che il decreto sarà applicabile solo in Friuli-Venezia Giulia e Sardegna. Poco più soddisfatto Stefano Bastianoni, segretario nazionale di Anaepa Confartigianato. «Questa soluzione - afferma - completerebbe la parte mancante del piano casa, ma temiamo di restare ancora una volta delusi come accadde con il piano casa. Capiamo che le regioni siano gelose delle proprie prerogative, ma contiamo sul fatto che vedano l'esigenza di semplificare».

Tra i professionisti, il commento più duro arriva dal consiglio nazionale degli architetti. Non soltanto perché l'eliminazione della dia toglie lavoro a tanti professionisti. Gli architetti ne fanno una questione di qualità del costruire. «La possibilità di intervenire senza alcun tipo di titolo abitativo - afferma un comunicato del Cna - in materia di manutenzione straordinaria e di altre significative attività edilizie non costituisce un auspicabile intervento di semplificazione amministrativa ma, al contrario, induce gravissime conseguenze in relazione alla sicurezza, alla tutela del patrimonio edilizio, alla rispondenza degli interventi realizzati alle normative di tipo edilizio, paesistico ed ambientale ed alla possibilità da parte delle pubbliche amministrazioni di controllare gli interventi sul patrimonio esistente».

Più prudenti i geometri. «Siamo d'accordo - dice il presidente del consiglio nazionale Fausto Savoldi - con la semplificazione burocratica che rende più facile la vita ai cittadini e anche ai progettisti, eliminando carte inutili. Siamo totalmente contrari, invece, a una deregulation tecnica e tecnologica: sarebbe grave se si decidesse di procedere senza specialisti o senza progetto».
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  • APPLICAZIONE LIMITATE - Anche i costruttori ora confermano: allo stato attuale le manutenzioni senza Dia possibili soltanto in Sardegna e in Friuli-Venezia Giulia
  • LE VIE DELLE CORREZIONI - Il provvedimento verso la Gazzetta ufficiale, modifiche e chiarimenti potranno venire dal Parlamento o da un'intesa esecutivo-governatori
  • Ance. Buzzetti: un piccolo passo avanti ma nessuno dica che così ci sarà il rilancio
  • I professionisti. Chiusura dagli architetti. I geometri: tagliare la carte, non i progetti

Tutti gli ostacoli alla liberalizzazione. Gli ostacoli non sono da considerarsi necessariamente uno di seguito all'altro o tutti da superare ogni volta (per esempio, le norme di sicurezza antisismica sono da valutare solo per le aree soggette a rischio sismico mentre quelle del codice dei beni culturali solo per edifici soggetti a vincoli speciali):

PARTENZA. Ipotesi di realizzazione di un intervento edile senza Dia (dichiarazione inizio attività):
- Le disposizioni più restrittive previste dalla disciplina regionale
- Le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali
- Tutte le norme di settore aventi incidenza sull'attività edilizia
- Le norme antisismiche
- Le norme di sicurezza
- Le norme antincendio
- Le norme igienicosanitarie
- Le norme relative all'efficienza energetica
- Il codice dei beni culturali e del paesaggio

ARRIVO. Effettiva possibilità di limitarsi alla semplice comunicazione senza Dia.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 24.03.10


Regioni e comuni restano divisi sull'iter veloce

ROMA - Regioni e comuni divisi sulla semplificazione edilizia. In attesa di valutare nel dettaglio il testo definitivo della norma che cancella la denuncia di inizio attività per le opere interne, cominciano ad arrivare dal territorio le prime riserve, i distinguo e le eccezioni. Ma anche i commenti entusiastici di qualche città, felice di essersi liberata in un colpo solo di valanghe di pratiche edilizie. Due poli estremi che convivono anche in una regione così vicina alle scelte del governo come la Lombardia. E così mentre Milano plaude alla semplificazione che promette di applicare senza riserve, i tecnici regionali avanzano qualche dubbio: «A una prima lettura non vedo ostacoli, neanche urbanistici, perché a Milano non si applichi - commenta soddisfatto l'assessore allo sviluppo del territorio, Carlo Masseroli -. A Milano stavamo già studiando come velocizzare le Dia per la manutenzione straordinaria che sono tantissime, ma con questa grande semplificazione ora sarà tutto più fluido».

Più caute invece alla Regione Lombardia le prime valutazioni tecniche. «Per applicare le norme di dettaglio dovrà essere modificata la legge urbanistica regionale, che individua gli interventi considerati attività libera - spiega Umberto Sala dell'ufficio legislativo per l'urbanistica della Lombardia -. È ancora presto per dare una valutazione, ma credo che senza questo passaggio, la semplificazione non si applica in Lombardia».

Non tutto poi è liberalizzato dal decreto. Ce l'ha già chiaro, ad esempio, Maria Grazia Santoro, assessore alla pianificazione di Udine: «Noi siamo in piena zona sismica: se anche non servirà più la Dia, bisognerà depositare i calcoli per la staticità del progetto». Operazione certo non alla portata del semplice cittadino. Ma anche senza voler tirare in ballo la sicurezza: «In Friuli abbiamo già eliminato la Dia per i garage e le pertinenze - continua Santoro - ma basta che ci sia anche un solo punto luce per rendere necessaria la certificazione dell'impianto elettrico». Udine fa storia a sé anche sul piano casa perché ha provato ad opporsi alla legge regionale: «Abbiamo raccolto l'adesione di altri comuni per chiedere al governo di impugnarla perché non prevede la possibilità per i comuni di regolare e limitare l'applicazione dei premi di volume sul proprio territorio». Di fatto però la legge è operativa anche se finora al Comune sono arrivate meno di dieci domande.

L'applicazione sarà diretta e immediata nel Lazio, che non ha una legge regionale più restrittiva. Nessun problema neanche per il richiamo del decreto all'«osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali». «Il piano regolatore di Roma, con le sue norme tecniche è in linea con il testo unico e non lo può derogare» precisa l'assessore all'Urbanistica, Marco Corsini, che dà subito un giudizio «positivo». Ma con cautela. «Mi sembra un provvedimento da paese maturo e responsabile» commenta. E si preoccupa: «Chi potrà infatti garantire che il cittadino non tocchi in effetti elementi strutturali dell'edificio? Prima con la Dia c'era la firma e la responsabilità del tecnico». Secondo Corsini il Comune non ha strumenti per verificare: «A una prima lettura non mi sembra serva una comunicazione all'amministrazione».

Curiosamente a schierarsi per l'applicazione automatica, senza vincoli, è una regione di centro-sinistra come l'Umbria. «Il decreto - afferma Luciano Tortoioli, direttore ambiente, territorio ed infrastrutture dell'Umbria, tra i tecnici che hanno lavorato all'intesa con il governo sul piano casa - è quello concordato con le regioni, che ora saranno libere di decidere. E se vorranno far prevalere proprie norme più restrittive dovranno approvare nuove leggi diverse».

A far intravedere le difficoltà è la posizione della Puglia. «Seguiamo il testo unico nazionale - annuncia Angela Barbanente, assessore regionale all'urbanistica - per cui la manutenzione straordinaria per noi diventerà attività libera». Ma già pensa a qualche distinguo: «Manca qualsiasi riferimento alla certificazione da parte di un tecnico. Su questo punto, probabilmente, la regione dovrà intervenire in tempi stretti. Altrimenti, se si decide ad esempio lo spostamento di un tramezzo in casa, chi garantisce che non si tratti di un muro portante?»
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  • LOMBARDIA A DUE VOCI - L'assessore comunale: tutto sarà più fluido. Il Pirellone frena: prima va modificata la legge urbanistica regionale
  • PARERI CONTRASTANTI - Corsini (Roma): il nostro piano regolatore in linea. Umbria favorevole, dubbi della Puglia sulla certificazione dei tecnici

 

di Valeria Uva, (ha collaborato Francesco Nariello)
da Il Sole 24ore del 24.03.10


Deregulation dei piccoli lavori a rischio per le leggi regionali. Sulle misure per la casa il peso dei vincoli locali. Per gli incentivi sulla casa la «trappola» norme locali. Rischia di non partire la liberalizzazione dei piccoli lavori.

Rischia un'applicazione molto limitata la liberalizzazione varata dal governo per i lavori in casa. Solo due regioni, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia, sono in linea con la deregulation che prevede l'avvio di interventi di manutenzione straordinaria senza presentare la denuncia di inizio attività (dia). Il decreto legge, che oggi dovrebbe essere firmato dal capo dello stato, non elimina infatti la supremazia delle leggi regionali più restrittive rispetto alla norma statale del testo unico sull'edilizia. Al momento diciotto regioni prevedono ancora la dia. (...)

ROMA - Rischio-flop per la liberalizzazione dei lavori in casa. C'è la possibilità che la norma varata dal governo si possa applicare soltanto in due regioni, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia, che già avevano cancellato la denuncia di inizio attività (dia) per le manutenzioni straordinarie. Il decreto legge sugli incentivi modifica infatti il testo unico sull'edilizia senza toccare le prerogative delle regioni: come hanno detto Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti nella conferenza stampa successiva al consiglio dei ministri di venerdì scorso, il governo ha voluto evitare stavolta conflitti con le competenze dei governatori. Non vengono toccate neanche le prerogative dei comuni che possono continuare a far valere strumenti urbanistici e regolamenti edilizi varati prima della liberalizzazione voluta dal governo.

Il decreto legge sugli incentivi - il cui testo definitivo dovrebbe andare oggi alla firma del capo dello stato - interviene sull'articolo 6 del testo unico sull'edilizia (Dpr 380/2001): una norma che elenca le attività edilizie libere (tra cui ora vengono inserite la manutenzione straordinaria e altre sei tipologie minori di intervento) e si applica «salvo più restrittive previsioni previste dalla disciplina regionale e dagli strumenti urbanistici».

In caso di conflitto fra la norma statale e quella regionale più restrittiva - dice il testo unico anche nella sua versione modificata dal decreto legge - si applica questa seconda.

In questo momento, con l'eccezione di Sardegna e Friuli- Venezia Giulia, tutte le leggi regionali prevedono l'obbligo di presentazione della dia per avviare interventi di manutenzione straordinaria: sono quindi più restrittive della nuova norma statale. In diciotto delle venti regioni la liberalizzazione dei piccoli lavori varata dal governo non si potrà applicare stando a una interpretazione letterale della norma. La liberalizzazione della manutenzione ordinaria non diventerebbe operativa, secondo questa interpretazione, salvo che le regioni non si adeguassero alla nuova norma statale (ipotesi impercorribile al momento per le regioni a statuto ordinario che hanno i consigli regionali sciolti e non torneranno a legiferare prima di 3-4 mesi).

Un'interpretazione diversa la dà l'Ance, che plaude all'iniziativa del governo pur riconoscendo che il quadro normativo non è univoco. Per i tecnici dell'associazione dei costruttori «il decreto innova e supera l'attuale legislazione regionale»: solo con una legge successiva al decreto legge, quindi, «le regioni potranno frenare questa innovazione varando norme più restrittive prevalenti».

Resta sempre il ruolo dei comuni che, in questo contesto di incertezza, potrebbero far pendere la bilancia da una parte o dall'altra dando una propria interpretazione della norma. In attesa che le regioni riprendano l'attività legislativa, l'interpretazione comunale potrebbe diventare decisiva per il decollo della liberalizzazione anche se in passato i comuni hanno giocato un ruolo di freno più che di deregulation, come dimostra anche l'esperienza del piano casa dove molti sono stati i vincoli imposti a livello municipale.

Per i cittadini è comunque necessario avere certezze e sapere quali siano le norme da applicare, quale procedura seguire, se quella libera (che prevede una semplice notizia trasmessa per via telematica al comune e l'avvio immediato dei lavori) o quella della presentazione della dia che comporterebbe l'attesa di trenta giorni prima di iniziare i lavori in regime di silenzio-assenso.

Può darsi che un chiarimento possa venire proprio dal testo definitivo del decreto legge cui oggi hanno ancora lavorato i tecnici di palazzo Chigi. Il governo potrebbe infatti decidere in extremis di inserire qualche paletto in più rispetto alla semplice trascrizione del disegno di legge Brunetta-Calderoli sulle semplificazioni normative.

Vale la pena ricordare che i lavori di manutenzione straordinaria comprendono, fra gli altri, interventi sugli infissi, opere accessorie, realizzazione di impianti sanitari ed energetici, spostamento e costruzione di tramezzi interni, riverniciatura delle facciate esterne, sostituzione di solai, costruzione di recinzioni. Tutti questi interventi non possono comunque alterare i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari, né modificare le destinazioni d'uso preesistenti.
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  • REGIONI E COMUNI - Il testo unico sull'edilizia dice che leggi regionali e prescrizioni più restrittive degli strumenti urbanistici prevalgono sulla norma statale
  • LA POSIZIONE DELL'ANCE - I tecnici dell'associazione dei costruttori sostengono che il Dl si applica finché non subentrano nuovi paletti regionali più rigidi

Manutenzione straordinaria: tipi di intervento

  • INFISSI ESTERNI. Tra gli interventi di manutenzione straordinaria sono compresi il rifacimento o la sostituzione di infissi esterni con caratteristiche diverse dalle precedenti. Sono sempre esclusi invece interventi che modificano volumetrie, superfici o destinazioni d'uso.
  • SCALE DI SICUREZZA. Opere accessorie in edifici esistenti che non comportino aumenti di volume e superfici utili: centrali termiche, ascensori, canne fumarie, scale di sicurezza, intercapedini, sistemazioni esterne.
  • DEMOLIZIONE TRAMEZZI. Fra i lavori ammessi senza più denuncia di inizio attività la demolizione e ricostruzione, lo spostamento o la costruzione di tramezzi interni per creazione di servizi (come realizzazione o integrazione di bagni, cucine, eccetera).
  • RIVESTIMENTI ESTERNI. Ammessi anche limitati interventi sulle facciate esterne degli edifici: in particolare, «rivestimenti e coloriture di prospetti esterni con modifiche ai preesistenti aggetti, ornamenti, materiali e colori».
  • RISPARMIO ENERGETICO. Nella categoria rientrano anche interventi su edifici esistenti inerenti a nuovi impianti, lavori, opere, installazioni relative alle energie rinnovabili e alla conservazione e al risparmio dell'energia.
  • SOLAI E RECINZIONI. Sono sempre da considerare lavori di manutenzione straordinaria ammessi al nuovo regime di deregulation il rifacimento di vespai, la sostituzione di solai, la costruzione di recinzioni.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 23.03.10


Norme sulla casa - Architetti: Dl penalizza qualità e sicurezza

Ferma condanna degli architetti al decreto incentivi. Secondo il Consiglio nazionale di categoria la possibilità di intervenire senza alcun tipo di titolo abitativo in materia di manutenzione straordinaria e di altre significative attività edilizie non costituisce una "semplificazione amministrativa" ma, al contrario, compromette la sicurezza, la tutela del patrimonio edilizio, la rispondenza degli interventi realizzati alle normative di tipo edilizio, paesistico e ambientale e riduce la possibilità da parte delle pubbliche amministrazioni di controllare gli interventi sul patrimonio esistente.

L'assenza di ogni tipo di supervisione da parte di professionisti abilitati determinerà, secondo gli architetti, il proliferare di interventi di scarsa qualità tecnica e tecnologica senza garanzia per utenti e collettività. Per il consiglio nazionale, il governo, dopo aver avviato un significativo processo di valorizzazione delle nuove tecnologie informatiche finalizzate allo snellimento delle procedure (firma elettronica e posta certificata) oggi adotta un provvedimento contraddittorio che elimina ogni controllo, penalizza i professionisti e le aziende operanti nel settore edile e che, di fatto, potrebbe incentivare l'abusivismo edilizio creando, nei fatti, un condono mascherato per opere già realizzate in assenza di permesso.

 

pag. 5
da Il Sole 24ore del 21.03.10

 

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Commenti

30/03/2010 13.25: PROBLEMA
Cari colleghi ho un problema da proporvi causato da questo cavolo di DL!!! Mi sembrava di aver capito che Roma facendo parte di una regione che ha legiferato in merito ai regolamento edilizio non avrebbe applicato immediatamente questo DL, ora questa mattina mi sono trovato normalmente ad andare a presentare una DIA al 17° municipio e mi sono visto risponder dai tecnici che loro non accettavano più le DIA per manutezioni straordinarie per diversa distribuzione di spazi interni! Quindi bastava solo la comunicazione da parete del proprietario per iniziare i lavori anche domani in forza di questo nuovo DL. Ora secondo Voi, come mi devo comportare col proprietario, io il mio lavoro l'ho fatto, ed inoltre chi mi assicura che domani una volta iniziati i lavori non mi vengano i vigili a fermare i lavori e ad obbligare il mio cliente a presentare una DIA IN SANATORIA??????????? Non capisco .................... secondo me dobbiamo fare una rivolta non possiamo essere vittime di questo governo che prima obbliga il giorno dopo liberalizza tutto e poi fa i condoni!!!!! SONO STUFO!!!!!!
arch. Mattia Oliviero Bianchi

vedi anche:

MS senza Dia - partito l'iter alla Camera

DL incentivi - agg. rass.stampa [28-03/16-04-10]

Abolizione della DIA per le opere di MS

Comunicato Ordine Architetti PPC di Roma e provincia

Case, liberalizzazioni nei lavori: il no degli architetti

Video - «si tratta di un atto di irresponsabilità»

Manutenzione straordinaria senza Dia (?)

DL Incentivi - rassegna stampa

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data pubblicazione: domenica 28 marzo 2010
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