Colosseo segreto, tra eventi e restauri
I progetti del dossier Cecchi - rassegna stampa
Prossimamente - Gita sotto il Colosseo
Oggi siamo fortunati a poter scendere nelle viscere del Colosseo da turisti. Perché per chi, invece, duemila anni fa era costretto a scendervi "per motivi di lavoro", non viveva di certo un'esperienza esaltante. Gli ipogei del Colosseo erano un autentico inferno: brulicavano di un'umanità di reietti costretti a lavorare seminudi in un clima spaventosamente umido, alla luce di torce e sotto la pioggia perenne della sabbia che cadeva dalle assi che coprivano l'arena. In un ginepraio di funi e di argani, accompagnati dai latrati di belve e dalle urla dei guardiani, questi poveracci avevano il compito di sollevare piattaforme, ascensori e montacarichi per trasportare le fiere, i gladiatori e gli apparati scenici al livello dell'arena.
Per la prima volta, a fine agosto, sarà possibile a gruppi di 15-20 persone accompagnate da una guida scendere nei sotterranei del Colosseo, a dieci metri di profondità, per ammirare la cupe architetture dei sotterranei, le celle delle belve e dei loro guardiani e i buchi dov'erano fissate le ruote degli argani che, a forza di braccia e sudore, facevano funzionare il Colosseo.
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- A fine agosto, per la prima volta, sarà possibile entrare nelle viscere dell'Anfiteatro Flavio dove lavoravano gli operai che facevano funzionare i giochi dell'arena
di Marco Carminati
da Il Sole 24ore Domenica del 04.07.10
Colosseo, Giro: «Aprire ai privati»
«È giunto il momento di una vera rivoluzione copernicana nella gestione dei beni culturali». Lo sostiene il sottosegretario ai beni culturali Francesco Maria Giro. Che interviene sulla polemica per la mancata apertura serale del Colosseo e sottolinea: «Se il maggiore anzi il massimo monumento del patrimonio culturale mondiale il Colosseo non può aprire la sera per sole due giornate la settimana per mancanza di personale occorre spalancare anche in questo ambito il mercato del lavoro a forme di collaborazione che coinvolgano il settore dei privati».
Non c'è nessun bisogno di ricorrere ai privati per aprire di notte il Colosseo. E' la posizione della Uil Beni culturali, che punta il dito sulla denuncia attribuita alla direttrice dell'Anfiteatro Flavio Rossella Rea e si dice pronta a un accordo con il ministero. La responsabilità per il monumento più visitato d'Italia, fa notare il sindacato, è della soprintendenza autonoma guidata da Giuseppe Proietti, dotata di un proprio bilancio e di risorse proprie «che può investire con flessibilità per remunerare i lavoratori». Tutto ciò, secondo il segretario generale Gianfranco Cerasoli, «si può fare con una trattativa che duri meno di 10 minuti, come già avviene per le altri grandi realtà museali e archeologiche». Il sindacalista invita quindi il ministero, il Soprintendente Proietti ed il Commissario Cecchi «a mettere sul tavolo di trattativa già da lunedì» le condizioni per continuare l'opera di rilancio della politica culturale di fruizione e valorizzazione.
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da Il Messaggero del 04.07.10
Notti al Colosseo? Le salveranno i custodi privati
Solo i custodi privati potrebbero salvare la progettata apertura notturna del Colosseo: la trattativa coi sindacati del personale interno alla Soprintendenza archeologica di Roma non trova un accordo e continua a slittare da settimane. Su 35 custodi pubblici non se ne trovano 4 disposti a lavorare di notte per organizzare il servizio. «L'unica soluzione per consentire l'apertura notturna del Colosseo è ricorrere al personale della società concessionaria, la Pierreci - spiega la direttrice del Colosseo, Rossella Rea - E' inutile insistere con i custodi interni, si rischia di far slittare troppo a lungo l'annunciata apertura notturna. Ho scritto una lettera per il soprintendente Proietti, perchè acconsenta l'apertura del Colosseo dal 10 luglio con personale Pierreci. Spero a questo punto di avere una risposta positiva all'inizio della settimana. E' la nostra ultima carta: altrimenti del Colosseo in notturna non se ne farà nulla».
L'Anfiteatro Flavio doveva aprire il martedì e il sabato dalle 21 alle 23: il progetto, annunciato qualche mese fa, doveva partire già in giugno. «Il coinvolgimento della concessionaria è quasi naturale visto che le aperture notturne sono abbinate a visite guidate per gruppi di 25 persone a volta - spiega la direttrice - «In effetti il personale è già pochissimo e con la prospettiva di diminuire perché non possiamo sostituire chi va in pensione. Per questo spero che il soprintenente accolga la mia proposta di utilizzare i custodi della Pierreci». © RIPRODUZIONE RISERVATA
di pag. 5
dal Corriere della sera del 03.07.10
Colosseo, mancano i custodi a rischio le aperture notturne. La direttrice: "Eventi straordinari impossibili, non c'è vigilanza". Trattativa in corso - dice Proietti - ma potremmo rinunciare.
La luna sul Colosseo vista dall'arena, il fascino delle notti estive nel monumento più amato del mondo: è uno scenario al quale è possibile che romani e turisti debbano rinunciare, almeno per quest'estate. Annunciata a fine maggio insieme ad altri interventi sul monumento, l'apertura notturna dell'Anfiteatro Flavio è oggetto da qualche settimana di una trattativa sindacale che fatica ad arrivare a conclusione e che fa dire alla responsabile del monumento, Rossella Rea: «Mancano quattro custodi per tenere aperto il monumento. L'unica soluzione per consentire l'apertura notturna del Colosseo è ricorrere al personale della Pierreci, la società concessionaria». Le carenze di personale per la Soprintendenza archeologica sono un problema cronico e il piano di alleggerimento dei dipendenti è in caduta verticale proprio in questi ultimi anni. In più, nel caso specifico, i quattro "volontari" notturni dovrebbero recuperare il lavoro straordinario finendo col sottrarlo a quello diurno e quindi magari creando un intralcio agli orari di normale apertura al pubblico.
Improbabile che la Pierreci possa essere l'ancora di salvezza sospirata dalla Rea: impegnata da circa 15 anni nel settore dei beni culturali, al Colosseo gestisce vari servizi fra cui le visite guidate, affidate ad archeologi anche in occasione delle aperture notturne lo scorso anno. La responsabile Maria Letizia Casuccio sottolinea come l'azienda «non si occupa di vigilanza. Lo scorso anno, i custodi aprivano il monumento, i nostri archeologi si occupavano delle visite guidate che avvenivano in gruppi di 25 persone».
La Casa di Livia, il Tempio di Romolo, sono le prime cose a cui fa riferimento il soprintendente Giuseppe Proietti, interpellato sul caso delle aperture notturne del Colosseo: «Si tratta di monumenti per i quali i visitatori pagano il biglietto e che siamo costretti a tenere chiusi per mancanza di personale. Se ne sta discutendo al tavolo sindacale tenendo presente che, in questo periodo, il personale di vigilanza ha diritto alle ferie e così la carenza diventa ancora più cronica. Certo non si può escludere che si debba rinunciare alle aperture notturne del Colosseo, ma magari optando per qualcos'altro. Come appunto l'apertura di siti chiusi o l'illuminazione del tempio di Venere e Roma che darebbe una visione d'insieme diversa del Foro romano dopo il tramonto. Dovremo operare una scelta, sulla base dei fondi disponibili». Responso finale nel corso della prossima settimana, le aperture notturne dovrebbero partire entro il 10 luglio.
di Francesca Giuliani
da La Repubblica del 03.07.10
Manca il personale, a rischio l'apertura notturna del Colosseo. Colosseo, mancano 4 custodi: l'apertura di notte è a rischio. Solo 35 impiegati, molti anziani: slitta la visita delle 21.
Niente notti d'estate alla scoperta del Colosseo. Tra ferie, pensionati presenti e futuri, oltre all'organico già carente, non si riescono a trovare i custodi e così l'apertura, dalle 21, continua a slittare. Si doveva partire a giugno, ma la trattativa sindacale non si sblocca, dunque l'Anfiteatro Flavio è ancora chiuso la notte. Su 35 custodi non ce ne sono 4 disposti a lavorare di notte per organizzare il servizio. «A questo punto l'unica soluzione - propone la direttrice del Colosseo, Rossella Rea - è ricorrere al personale della società concessionaria, ossia alla Pierreci. Con il personale interno infatti ci siamo resi conto che non ce la facciamo e rischiamo di far slittare troppo a lungo l'annunciata apertura notturna». Rossella Rea ha preparato una lettera al soprintendente ai Beni archeologici Giuseppe Proietti, perché acconsenta all'apertura del Colosseo dal 10 luglio usando solo personale Pierreci. «Spero di avere una risposta positiva tra lunedì e martedì. E' l'ultima carta che mi resta: altrimenti non se ne farà nulla».
L'apertura notturna del Colosseo (il martedì e il sabato dalle ore 21 alle 23) era stata annunciata in occasione della presentazione del secondo rapporto del commissario all'area archeologica di Roma Roberto Cecchi. «Il coinvolgimento della società concessionaria è quasi naturale - ancora Rea - visto che le aperture notturne sono abbinate a visite guidate per gruppi di 25 persone a volta». Il problema del Colosseo ma anche degli altri monumenti della soprintendenza archeologica è il personale di custodia: «La situazione è più complicata dello scorso anno. Il personale è già pochissimo e con la prospettiva di diminuire ancora perché non possiamo fare nuove assunzioni che sostituiscano chi va in pensione. Almeno altre tre persone se ne andranno presto. Sul Colosseo sono previsti complessivamente, contando i vari turni, circa 35 custodi, quasi tutti anziani. Poi bisogna esaminare la questione ferie. Per consentire l'apertura serale ci servirebbero 4 custodi. Ma non è così semplice. Uno dovremmo reclutarlo dal personale del Colosseo, tre da altre sedi della soprintendenza. Ma ormai si sta rimandando troppo. Sembra troppo difficile arrivare a un accordo col personale interno. Spero che il soprintendente confermi la mia proposta di farlo con personale della Pierreci». Prende tempo, il soprintendente, ci sono «passaggi obbligati» che non vuole saltare: «Mi riservo di esaminare questa richiesta della Rea, per portarla al tavolo della contrattazione. Quando si utilizzano fondi del personale bisogna sentire i loro rappresentanti sindacali. Certo il problema esiste, non riguarda solo il Colosseo ma tutti i siti archeologici. E si aggrava d'estate». Proietti intende acquisire informazioni sui risultati: «Il tavolo decide anche alla luce di questo, un conto è che entrino 50 persone per sera, un'altra mille». Il consigliere regionale Idv, Giulia Rodano commenta: «E' lecito domandarsi che fine abbiano fatto i grandi progetti di messa in sicurezza e rilancio alla base del commissariamento straordinario sancito dal ministro Bondi e dal sottosegretario Giro». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Raffaella Troili
da Il Messaggero del 03.07.10
Il Colosseo nascosto riapre al pubblico
Il Colosseo come non si era mai visto. Riapre in agosto la zona off limits del grande Anfiteatro Flavio: due percorsi nuovi in aree che erano chiuse rispettivamente dagli Anni '30 (la galleria di raccordo col terzo ordine e il terzo ordine) e dagli Anni '70 (le gallerie ipogee). Parti consistenti di ambienti affascinanti e nascosti saranno visitabili: si potrà scendere nei due livelli sotto l'arena che ospitavano almeno 80 fiere, o vedere la porta poligonale da cui passavano rinoceronti ed elefanti diretti agli scontri con i gladiatori. Dalla parte superiore, sopra il secondo ordine, si potrà ammirare uno spettacolare panorama dei Fori e del Colosseo. (...)
pag. 1 - Roma
dal Corriere della sera del 23.06.10
Il Colosseo apre di notte. Visitabili anche gli ipogei e il terzo livello dell'Anfiteatro. Turisti di notte al Colosseo Presto visibili ipogei e attico. Giro: «Anche risorse private per creare i nuovi servizi».
Colosseo, si cambia. Il monumento più celebre d'Italia sarà aperto anche di notte, il martedì e il sabato dalle 21 alle 24, da giugno a settembre. Non solo. Biglietteria, bookshop, caffetteria e servizi igienici verranno spostati dall'interno del monumento al terrapieno di fronte, sul lato dell'Arco di Costantino. Le novità sono state annunciate da Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni culturali e commissario per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica durante il convegno «Roma Archeologia». Inoltre, entro la fine del mese saranno aperti anche gli ipogei e il terzo livello dell'Anfiteatro, quello più alto, al momento non visitabile.
A pochi giorni dal crollo di una parte del soffitto di un'arcata al primo livello, cambiamenti in arrivo per il Colosseo, luogo simbolo di Roma e monumento più visitato d'Italia: biglietteria, bookshop, caffetteria e servizi igienici saranno spostati dall'interno del monumento, dove si trovano oggi, al terrapieno che si trova di fronte, sul lato dell'Arco di Costantino. Il monumento sarà inoltre aperto di notte, il martedì e il sabato dalle 21 alle 24, da giugno a settembre. Ad annunciare le novità, durante il convegno «Roma Archeologia», il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro e il commissario delegato per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica, Roberto Cecchi, che ha presentato in questa occasione il secondo rapporto stilato dalla struttura di cui è a capo.
Cecchi ha inoltre confermato che entro la fine del mese di agosto saranno aperti al pubblico anche gli ipogei (accessi contingentati per un massimo di 10-12 persone alla volta) e il terzo livello dell'Anfiteatro, quello più alto oggi non visitabile (con un ascensore per portatori di handicap appositamente realizzato per l'accesso agli ipogei). Per sistemare il terrapieno che ospiterà tutti i servizi «stiamo cercando risorse private», ha detto il commissario, che, stando a quanto dichiarato da Giro ieri, quasi certamente sarà riconfermato commissario per un altro anno alla fine del mandato che scade il 31 dicembre 2010 (sullo spostamento di tutti i servizi si è registrato ieri il parere diverso della direttrice del monumento, Rossella Rea, in merito alla collocazione del bookshop: «Non è detto che venga defenestrato - ha affermato -. Sarà ridotto ma rimane»).
Giro ha anche sottolineato la necessità per la Soprintendenza per i Beni archeologici di Roma di una struttura commissariale. Tesi molto contestata, oggi e in passato, ma condivisa, oltre che dallo stesso Cecchi, anche dal presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini, dal soprintendente per i Beni archeologici di Roma, Giuseppe Proietti, e dal suo predecessore Angelo Bottini, anche loro intervenuti alla presentazione del rapporto. «Con la struttura commissariale - ha detto Giro - abbiamo realizzato un modello Colosseo, fortemente voluto dal ministro Sandro Bondi, basato su competenze, rigore assoluto e trasparenza. Un modello che fornisce un metodo di intervento che potrà essere utilizzato anche dopo la fase commissariale».
Il rapporto presentato ieri è un sunto di quanto fatto fino a febbraio dalla struttura commissariale, «che realizzerà 62 interventi», ha spiegato Cecchi, aggiungendo che «dei 31,5 milioni di euro ricevuti a tal fine, ne sono stati utilizzati finora quasi 23». Carandini ha poi colto l'occasione per indicare due soluzioni a suo dire strategiche per il futuro dell'area archeologica centrale: la pedonalizzazione di via dei Cerchi e la demolizione della via Alessandrina. © RIPRODUZIONE RISERVATA
di R. Do.
dal Corriere della sera del 18.05.10
Al Colosseo arrivano le visite by night. Gli incassi record sostengono le aree romane. I progetti nel "dossier Cecchi". Oltre 31 milioni per 73 interventi in tutta la città Segnaletica e aperture notturne.
È al centro dell'attenzione mondiale. E con i 32 milioni all'anno incassati dal suo botteghino il Colosseo è anche la cassaforte delle antichità di tutta la città. Normale quindi che il secondo rapporto sull'archeologia romana - otto mesi dopo il primo - giri tutt'intorno all'ellisse annerita dell'anfiteatro Flavio.
Con i fondi messi insieme dal commissario governativo Roberto Cecchi e dalla Soprintendenza speciale guidata ora da Giuseppe Proietti (31,5 milioni per 73 interventi in tutta Roma) sarà "Colosseo by night" da giugno a settembre, con aperture fino a mezzanotte il martedì e il sabato. Ed entro l'estate apriranno al pubblico parte dei sotterranei ma anche il quarto anello. Per vedere il monumento liberato dallo smog e dai gabinetti bisogna invece sperare nell'arrivo degli sponsor necessari a raggiungere i 23 milioni necessari. I progetti esecutivi sono in via di definizione. Prevedono il restauro delle facciate (8 milioni la spesa ipotizzata). Ma anche lo spostamento dei servizi (gabinetti, biglietteria, forse anche il bookshop) nel terrapieno sotto via Celio Vibenna.
La presentazione ieri a palazzo Altemps del volume Roma archaeologia (Electa) ha permesso agli studiosi di spiegare come vanno i restauri della villa di Livia a Prima Porta e dei Quintili sull'Appia o di far vedere come se la passa male l'acquedotto Claudio. Al professor Andrea Carandini di cantare «un inno alla segnaletica sobria e funzionale» che verrà sperimentata da giugno nella riaperta casa delle Vestali (ma presto in tutti i Fori) e di salutare come «svolta epocale il "Progetto di manutenzione programmata"» proposto da Cecchi. Che a sua volta ha potuto spiegare che «non c'è problema di stabilità per il Palatino», anche se il pericolo si annida nei «40mila metri quadri di gallerie sottostanti ancora da esplorare». Nel marzo 2009 il capo della protezione civile Guido Bertolaso fu nominato commissario per fronteggiare proprio la «situazione di grave pericolo in atto nelle aree archeologiche di Roma e di Ostia». Ad aprile, coinvolto Bertolaso dal terremoto in Abruzzo, il ministro Bondi e il sottosegretario Giro chiamarono a sostituirlo un uomo diverso, del ministero, come il direttore generale Cecchi. La rivolta dei funzionari si placò. Invece di appalti in deroga e di aziende amiche della Protezione civile, arrivò lo staff del commissario (11 persone) che si è messo a lavorare a braccetto con i tantissimi funzionari della Soprintendenza. E ieri Giro ha annunciato che Checchi ci sarà anche nel 2011, «anno del 150° dell'Unità». Ma l'ex soprintendente Angelo Bottini ha avvertito: «Il modello organizzativo ha funzionato ma ci vogliono risorse aggiuntive perché sopravviva al commissariamento».
Cecchi dovrà affrontare il problema dello smog che annerisce i marmi e allenta le malte del Colosseo. La cacciata delle auto è indispensabile (anche quella dei concerti, richiesta da Giro e sottoscritta da Carandini). E il sovrintendente comunale Umberto Broccoli ha annunciato di aver avviato le pratiche per la pedonalizzazione di via dei Cerchi; ma anche il tramonto, per l'immediato, del progetto del Museo della Città nell'ex palazzo dell'anagrafe: «Ci vogliono 150 milioni e il Comune è alle prese con un debito di 9 miliardi».
di Carlo Alberto Bucci
da La Repubblica del 18.05.10
Tempo, ricerca e aiuti privati così l'Anfiteatro si può salvare. Ancora da utilizzare 3 milioni e mezzo di euro: i fondi usati con grande attenzione. La disponibilità della Banca di Roma ha consentito l'apertura del monumento.
Nuova attenzione per il Colosseo assediato dal traffico e afflitto da problemi di manutenzione è stata manifestata in questi giorni da autorità governative e cittadine. Questo lascia ben sperare nella disponibilità di maggiori finanziamenti e nell´attuazione di nuovi interventi. Se ne avverte infatti la necessità per garantire la conservazione del monumento e per assicurargli la possibilità di sostenere il crescente afflusso di visitatori e di raggiungere le condizioni di decoro che esso merita. Sono compiti non facili se si considerano la mole, la vetustà, le menomazioni inferte all´anfiteatro nel corso dei secoli da parte di eventi naturali e dall'uomo. Il compito più delicato consiste però nel porre attenzione a quanto vi è ancora da studiare riguardo ai caratteri strutturali, funzionali ed alle trasformazioni subite dall´edificio nel tempo.
Allo studio, alla manutenzione ed all'agibilità del Colosseo si è provveduto per molto tempo quasi esclusivamente con una liberalità della Banca di Roma, ora UniCredit Banca di Roma, la quale con una convenzione stipulata nel 1994 assegnò alla Soprintendenza 40 miliardi di lire per attività riguardanti il Colosseo. Quell'importo, rivalutato, corrisponde oggi a circa 30 milioni di euro. Per circa dieci anni tale disponibilità ha consentito di tenere aperto il Colosseo, garantendone tra l'altro il funzionamento quotidiano, i lavori necessari per la sua completa apertura, l'adeguamento alle norme di sicurezza, la videosorveglianza interna, le biglietterie automatizzate, gli ascensori per il pubblico. Si riuscì a ripristinare una porzione del piano ligneo dell'arena, individuando e seguendo l'antico schema costruttivo, per rendere praticabile lo spazio su cui si eseguivano i combattimenti gladiatorii e le altre rappresentazioni anfiteatrali. Un lavoro assai rilevante, di carattere sperimentale, fu eseguito poi sulla facciata del Colosseo, nella parte prospiciente la via dei Fori Imperiali, per l'ampiezza di tre fornici e per l'intera altezza dell'edificio, al fine di individuare i criteri più efficaci e meno aggressivi per la ripulitura delle superfici dalle incrostazioni accumulatesi nel tempo e in parte dovute all´inquinamento atmosferico. L'intervento aveva anche la finalità di ottenere una stima reale dei costi per la ripulitura di tutto il monumento. Queste attività furono studiate con grande perizia scientifica e poi dirette da architetti, archeologi e restauratori della Soprintendenza con la partecipazione di numerosi tecnici esterni. A tutti si deve anche lo svolgimento di ricerche e la predisposizione di progetti per interventi da eseguirsi successivamente, come le cancellate esterne del monumento. Di queste sono stati realizzati prototipi in ferro battuto sulla base delle tracce e degli incassi lasciati nei travertini dai cancelli antichi per riproporne la forma e per determinarne i costi.
Il programma degli interventi finanziati dalla Banca di Roma prevedeva tra l'altro indagini su aspetti statici, architettonici nonché di ordine storico e archeologico la cui conduzione fu affidata ad una commissione costituita da rappresentanti delle Facoltà di Ingegneria, Architettura e Lettere delle tre università di Roma, che per anni hanno dedicato la loro attenzione allo studio del Colosseo. A tal fine furono eseguiti sondaggi intesi a verificare la situazione idrogeologica, il rischio sismico con numerose altre ricerche che consentirono di acquisire un'ingente mole di informazioni e di formulare indicazioni sugli interventi necessari per la conservazione del monumento. Indagini furono svolte anche con la collaborazione di istituzioni scientifiche, quali l'Istituto Archeologico Germanico, a cui si deve la ricostruzione del sistema di elevazione degli animali feroci dai sotterranei al piano dell´arena mediante ascensori e botole che si aprivano sul pavimento ligneo.
La convenzione con l'UniCredit Banca di Roma è ancora attiva: l'erogazione delle somme ha infatti proceduto secondo i tempi necessari allo svolgimento di indagini minuziose, alla realizzazione di interventi conservativi molto complessi, all´esecuzione di lavori sperimentali, agli studi per la ricostruzione del piano dell'arena, alla progettazione per il delicato inserimento di impianti e strutture di servizio, come gli ascensori per il pubblico, senza offesa per l'integrità fisica del monumento e per i suoi caratteri formali. I risultati sono ben evidenti, a cominciare dai travertini della facciata ripuliti dalle incrostazioni nere dell´inquinamento senza cancellare patine e variazioni cromatiche dovute all´azione del tempo ed alla storia del monumento. Il criterio adottato dovrebbe costituire un modello alternativo alla pratica della drastica rasura a cui sono periodicamente sottoposti i travertini delle chiese romane per finalità del tutto estranee alla loro conservazione. La perdurante disponibilità dei fondi concessi dall'UniCredit Banca di Roma a puro titolo di liberalità, di cui restano ancora da impegnare almeno tre milioni e mezzo di euro, rende anche evidente l´attenzione con cui sono stati impiegati i finanziamenti. Su nessun monumento antico è possibile eseguire lavori ingenti in tempi brevi senza fare più danno che bene.
di Adriano La Regina
da La Repubblica del 18.05.10
Suggestioni al Colosseo: da giugno le visite notturne. Da giugno il Colosseo fa le ore piccole. Fino a settembre si potrà visitare anche di notte: il martedì e il sabato, dalle 21 alle 24. Il Colosseo da giugno fa tardi la notte. Cecchi: «Visite guidate dalle 21 ed entro agosto aperti al pubblico attico e ipogei».
ROMA - Da giugno a metà settembre sarà possibile visitare il Colosseo anche nelle ore serali, mentre da agosto saranno fruibili tutti e quattro i livelli del monumento (ora sono solo due). «L'accesso notturno all'anfiteatro Flavio sarà consentito per due giorni a settimana, il martedì e il sabato, dalle 21 alle 24», ha spiegato la direttrice del Colosseo Rossella Rea. Il percorso sarà simile a quello diurno e prevederà anche lo spazio della mostra. Per quanto riguarda i sotterranei, le visite saranno contingentate, consentendo l'accesso a 10-12 persone alla volta.
Il Colosseo da giugno e fino a settembre, aprirà anche di notte; entro agosto saranno accessibili attico e ipogei, presto riapre la Casa delle Vestali. Sono alcune delle novità illustrate dal commissario Roberto Cecchi.
«Da giugno a settembre, il Colosseo si potrà visitare anche di notte: il martedì e il sabato, dalle 21 alle 24. E entro agosto, raddoppierà gli spazi aperti al pubblico: altri due piani si aggiungeranno ai due attualmente agibili; quello dell'attico e gli ipogei, che sono di un fascino immenso: sembra di stare dentro un quadro di Piranesi», dice Roberto Cecchi, commissario per l'archeologia a Roma e segretario generale del ministero dei Beni culturali.
Non solo: si sta studiando come liberare il monumento di tutti i servizi, dai bagni alla biglietteria, al bookshop, trasferendoli all'esterno, nel terrapieno ottocentesco tra l'anfiteatro e via San Gregorio; in stadio avanzato anche le ipotesi di chiudere al traffico via dei Cerchi, rendendola pedonale e così riconnettendo al complesso il Circo Massimo («ridotto oggi a una marrana», dice l'archeologo Andrea Carandini), e di illuminare alcuni monumenti ed alcuni percorsi nei Fori, per renderli visitabili anche di notte; di questo studio si occupa un famoso architetto della luce, Piero Castiglioni. Carandini chiede anche l'eliminazione di Via Alessandrina, e scioglie un inno alla nuova segnaletica dei Fori, cui sta pensando l'architetto Mario De Lucchi. Sono alcune tra le novità scaturite dalla presentazione del Commissario Cecchi del suo II Rapporto su quanto sta facendo e sul da farsi.
Cecchi aveva a disposizione 31 milioni di euro, più o meno il provento dei biglietti staccati in un anno al Colosseo e ai Fori, e ne ha già impegnato quasi 23, il 72,3 per cento delle risorse, «in 62 interventi che sono in corso, cui si aggiungono altri 11 cantieri, anch'essi di estrema urgenza, della soprintendenza statale»; il restauro del Colosseo ha invece un preventivo, per ora solo di massima, di costo: 23 milioni di euro che, spiega il sottosegretario Francesco Giro, «verranno in buona misura dai privati, si sta creando una "cordata" non solo italiana apposta per questo».
Il più avanzato dei cantieri in corso è quello per "rattoppare" il dissesto di alcune murature al piano attico del Colosseo: «Il terremoto dell'Aquila aveva fatto ruotare dei blocchi», spiega sempre Cecchi, che è architetto; ma alcuni sono già stati ultimati, e hanno permesso la riapertura dei percorsi nei Fori di Vigna Barberini e della Arcate Severiane («mi ci portava la mamma da piccolo», ricorda Carandini); e tra breve, torneranno agibili la spianata del Tempio di Venere e Roma («offre uno dei panorami più stupefacenti, precluso da 40 anni», spiega l'archeologo Giuseppe Proietti, che ha lasciato l'incarico di segretario generale al Ministero per diventare soprintendente alle antichità di Roma), e la Casa delle Vestali, in pieno Foro, anch'essa chiusa al pubblico da tempo immemorabile.
Il problema è quello del personale: se ne sta cercando, «nuovi custodi saranno presto assegnati alla Soprintendenza», dice Cecchi, e «studiamo anche, con i sindacati, l'utilizzazione di dipendenti ora in una società di servizi che fa capo al Ministero e si chiama Ales», dice il sottosegretario.
Il traffico, dice il Commissario, «ha molto peggiorato la stabilità e le condizioni del Colosseo»; presto, partirà il cantiere per la Metropolitana C: «Sarà l'occasione sia per compiere nuovi studi, sia per alleggerire la pressione dei veicoli su via del Fori Imperiali» (ancora Cecchi). E il sottosegretario già prevede il prolungamento dell'incarico oltre l'anno di scadenza: «Almeno fino al 2011, soprattutto in vista delle celebrazioni per l'Unità d'Italia. Ma anche pensando alle Olimpiadi del 2020, in vista delle quali Roma non può pensare soltanto alle cubature e a nuove strutture, ma anche al suo patrimonio culturale»; Giro manderà anche al Coni il Rapporto di Cecchi, proprio in vista dei Giochi olimpici del 2020: quasi a dire che anche lo Sport può dare una soccorrevole mano all'archeologia. E come raccontiamo a parte, quella della Capitale è tanto malmessa, che di mani gliene servono davvero parecchie.
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di Fabio Isman
da Il Messaggero del 18.05.10
«L'archeologia della città ha bisogno di certezze». Carandini: «Non bastano finanziamenti speciali intervallati da assenze di fondi»
L'archeologia della Capitale ha bisogno di certezze: non può continuare a restare in preda a finanziamenti speciali per questo e quell'evento (la legge per Roma Capitale e il Giubileo, per citarne solo due), intervallati da assenze di fondi e di attenzioni troppo prolungate; lo dice Carandini, ricordando che «i primi allarmi per il Colosseo risalgono almeno al 2006». Da qui l'idea di un piano di manutenzione programmata, al quale si sta dedicando Paolo Gasparoli, che insegna al Politecnico di Milano. «La grande sfida sarà il tempo dopo il commissario, che è servito per accelerare gli interventi», dice Angelo Bottini, soprintendente archeologo di Roma fino a due mesi fa. Il problema, infatti, è se dopo gl'interventi d'urgenza (in corso) e i restauri (che presto partiranno), il ministero affiderà alla Soprintendenza i quattrini, ed il personale, per attuare la manutenzione.
Perché da "manutenere" c'è tantissimo. Ad esempio, «40 mila metri quadrati di gallerie sotto il Palatino, e gli uomini del Club Alpino Italiano le stanno ispezionando; o gli 840 mila metri quadrati da tutelare: il massimo bacino al mondo e sparso per tutta la città», spiega il commissario Cecchi. Ci sono anche 5 mila piante: il Corpo forestale dello Stato sta esaminandone le condizioni ed i bisogni. Su un'arcata dell'acquedotto Claudio, sta crescendo un albero di buone dimensioni: «Gli acquedotti sono monitorati, ma necessitano di tanti interventi e consolidamenti», spiega Proietti, il soprintendente; come del resto le Mura Aureliane, la Domus Aurea, la Casa di Livia, e via elencando: tra i primi 71 interventi d'urgenza, ci sono anche loro, e non soltanto il Colosseo ed i Fori. E spesso, richiedono grosse somme: due milioni di euro per Santa Maria Nova sull'Appia; quasi due per due aule, e la natatio, delle Terme di Diocleziano; 700 milioni per il chiostro del medesimo complesso; un milione per il tempio di Antonino e Faustina, ai Fori, e sono solo alcuni tra i possibili esempi. Le 400 pagine del Rapporto del commissario Cecchi ridondano non solo di muri sporchi, ma di murature in pericolo. Gli ipogei tra le Case di Livia ed Augusto, sul Palatino, sono in «mediocre» staticità, e «mediocre» ne è anche lo stato di conservazione. «Mediocri» tante altre murature ed opere.
Ora ci pensa il commissario: è un tripudio per quel che sta facendo. Il sottosegretario Giro ringrazia Guido Bertolaso che «ha steso l'ordinanza di protezione civile con cui è stato istituito» (ed è solidale con il ministro Bondi, «vittima di un'aggressione mediatica indegna, violenta, barbarica»); Carandini ricorda che «da solo, Lanciani ha steso la carta archeologica di Roma» (per un lapsus, lo chiama Roberto, come Cecchi, e non Rodolfo): «Nella cultura d'impresa nulla è stabile, uomini e soldi aumentano e diminuiscono, l'importate è innovare, e ci si sta riuscendo». Poi, però, svela che il Museo della Città, cui lui tiene molto, forse non si farà per gli eccessivi costi; e il sovraintendente comunale Umberto Broccoli dice che servono 150 milioni per restaurare l'edificio ai Cerchi «e poi vedremo di trovare anche quelli per il museo». Già: il domani, il dopo commissario, resta comunque fosco. RIPRODUZIONE RISERVATA
di Fabio Isman
da Il Messaggero del 18.05.10
Il Colosseo scricchiola - Fa danni anche un concerto. Nel sottosuolo c'è una faglia e due strati di diversa natura. Restauri: si salirà fino al piano attico. In estate aperture dalle 21 a mezzanotte.
Diviso in due. Come un'enorme torta. Un taglio che ha fatto «squagliare» un pezzo mentre l'altro è rimasto sodo sul piatto di portata. La similitudine la azzardiamo sul monumento più famoso del mondo, il Colosseo. Lobotomizzato da quanti lo hanno in cura, in primis il commissario straordinario Roberto Cecchi, che ha messo la parola fine alle quattrocento pagine del suo secondo Rapporto sul patrimonio archeologico di Roma. Ma che cosa vuol dire Colosseo diviso a metà? Lo spiegano a Il Tempo gli esperti del Cnr che stanno studiando per Cecchi il sottosuolo più ricco di storia del mondo insieme con i resti che ci stanno sopra. Eccolo, dunque, il male oscuro dell'Anfiteatro Flavio, il «difetto» genetico da conoscere per evitare, Dio ce ne scampi, un crollo ipotetico come un'apocalisse ma che già il venerabile Beda paventava.
«L'ellisse del Colosseo - ci dicono Lorenzo Bianchi e Giampaolo Cavinato - poggia una faglia, una frattura, identificabile con una linea che corre da nord-ovest a sud-est. Lo spacco rileva due tipi diversi di strati sotterranei: più compatto e duro a nord, verso Colle Oppio, più morbido a sud, a causa anche del Fosso Labicano che scende da San Giovanni. È il vero problema strutturale del monumento, che si è infatti manifestato con l'antico crollo del perimetro a sud, di fronte alle Via Sacra e Celio Vibenna. Il terreno si abbassò per il peso del manufatto. L'alleggerimento e l'intervento del Valadier, con gli speroni di contenimento, hanno arginato altri cedimenti. Intendiamoci, pericoli non ce ne sono, a meno di un terremoto devastante. Ma conoscere i punti di debolezza del sottosuolo aiuta a prevedere i danni alla struttura. Anche sul Palatino l'analisi degli strati giustifica il divieto di transito anche pedonale in alcuni punti. I resti archeologici poggiano su 40 mila metri quadrati di tufo punteggiato di cavità create dagli antichi per ricavare la materia prima di costruzione. Il colle poi è ricoperto di riporti antropici, tonnellate e tonnellate di detriti di edifici preesistenti andati in rovina. Ecco perché alcune parti - verso il Circo Massimo e via del Velabro - sono transennate».
Insomma, non sono tanto gli acciacchi delle millenarie pietre, delle arcate tirate su con i massi di travertino a preoccupare. È nel sottosuolo il punto interrogativo che impone cautela. Dice Piero Meogrossi, l'architetto che «aggiusta» il Colosseo: «Proprio in corrispondenza della faglia il monumento ha maggiori problemi. E in quell'area, per esempio, a distanza di cinquanta metri, lo scorso Capodanno ci fu il concerto rock di Gianna Nannini. Eventi del genere non vanno ripetuti. E invece si fanno titoloni sul crollo di qualche giorno fa. Pochi centimetri di malta, in un punto nel quale stavamo intervenendo». Ma il bilancio di un anno di commissariamento è nelle cifre di Cecchi: stanziati 31,5 milioni, avviati 73 interventi, apertura al Palatino dei percorsi di Vigna Barberini e delle Arcate Severiane, presto toccherà al Tempio di Venere e Roma e alla casa delle Vestali. Da agosto si sale in cima al Colosseo: livello attico, a 40 metri di altezza, il punto che aveva risentito del terremoto dell'Aquila. E si scenderà nel labirinto degli ipogei. Effetto notte poi, con una saggia illuminazione: il martedì e il sabato il monumento-simbolo della Capitale apre dalle 21 a mezzanotte, a partire da giugno e fino a settembre.
Più articolati i progetti da qui al 2011. Via il bailamme tra gli ambulacri, le file alla biglietteria, il bookshop, i servizi igienici. Cecchi vuole trasportarli all'esterno, in un terrapieno dell'area sud, verso l'Arco di Costantino. «È una struttura di 10 mila metri quadrati adibita a servizi di controllo del Comune - spiega - dove far traslocare tutto quello che non appartiene al monumento. Le risorse ancora non ci sono, vorremmo arrivassero da sponsor. A giugno indiremo una gara». D'altro parere Rossella Rea, direttrice del monumento: «Il bookshop deve restare all'interno, affiancato da una caffetteria, un ambiente che immagino moderno, estraneo al folklore». Già, il kitsch che tormenta i turisti, con la teoria di gladiatori in posa per la foto trucida, i venditori ambulanti di paccottiglia, le finte guide, i camion bar che arrostiscono hot dog. Cancellarli tutti, finalmente. Sarebbe la vera rivoluzione che non costa niente. Neanche Cecchi riesce a convincere Broccoli e Alemanno. Che commissario speciale è?
di Lidia Lombardi
da Il Tempo del 18.05.10
«Tutela programmata non distratta routine». Il primo rapporto sul patrimonio archeologico romano. Il commissario Cecchi: la prevenzione non è un lusso. «Tesori d'arte, così li salveremo». Il commissario Roberto Cecchi: «Serve un'opera di tutela programmata. Non è un lusso».
Cita anche Ruskin nella sua relazione. Roberto Cecchi, segretario generale dei Beni Culturali e Commissario straordinario per gli interventi nelle aree archeologiche di Roma e Ostia Antica, nel suo primo rapporto spiega che cosa bisogna fare per impedire che i monumenti straordinari che arricchiscono Roma si deteriorino. E anche che cosa non bisogna fare. Citando il crollo avvenuto al Colosseo pochi giorni fa, Cecchi avverte che «l'attività di cura richiede non distratta routine o occasionale applicazione ma prassi attenta». Un invito al governo a instaurare una «tutela programmata» che solo in apparenza sembra un lusso, specialmente in momenti di crisi economica. (...)
La prima citazione è dedicata a Ruskin, il raffinato poeta e critico d'arte inglese: «Come noto, già alla fine dell'Ottocento, Ruskin sosteneva la preminenza delle attività di manutenzione minuta e costante rispetto alle più distruttive attività di restauro. Se l'adagio che "prevenire è meglio che curare corrisponde, dunque, al comune sentire originato dal buonsenso, nell'ambito delle attività edilizie - anche sui beni culturali - l'auspicio ruskiniano di una cura a bassissimo contenuto tecnologico rimane il più delle volte una enunciazione rituale e davvero poco seguita». Lo dimostra il crollo al Colosseo di queste ultime ore: il distacco di mezzo metro quadrato di intonaco di malta di calce che ha fatto il giro del mondo. Nulla di preoccupante per la solidità strutturale dell'Anfiteatro Flavio, sicuramente un campanello di allarme per la mancanza di manutenzione.
Sono parole di Roberto Cecchi che per il ministero per i Beni culturali è il segretario generale del dicastero, per il governo è anche Commissario straordinario per gli interventi nelle aree archeologiche di Roma e Ostia antica. Si tratta di un breve estratto dalla relazione che accompagna il primo rapporto sugli interventi «per la tutela e la fruizione del patrimonio archeologico»: incarico che Cecchi ereditò da Guido Bertolaso, Commissario straordinario dal gennaio all'aprile 2009 (si dimise per l'emergenza abruzzese). La nomina scadrà il 31 dicembre 2010.
La relazione verrà presentata lunedì 17 maggio e il messaggio di Cecchi è chiaramente destinato al governo. I tagli al ministero per i Beni culturali sono ormai una costante da molti esercizi finanziari. Ma, come dimostra il crollo al Colosseo, è impossibile abbandonare il patrimonio al proprio destino: pena la sua scomparsa. I beni archeologici romani - un patrimonio unico al mondo - vivono una condizione molto difficile. Per esempio, nella sola area archeologica centrale, dal 2001 al 2008 i visitatori sono cresciuti dai 3 milioni 230 mila a quasi 5 milioni mentre i dipendenti sono scesi da 801 a 677, che nel 2009 erano ulteriormente calati a 666. Altre cifre, che da sole fanno toccare con mano la mole di lavoro: i soli scavi di Ostia rappresentano un'area da 840.000 metri quadrati, i monumenti e il tratto demaniale della via Appia 249.000, il Foro romano e il Palatino 350.000. Numeri che indicano una realtà complessa da gestire e da tutelare. Meglio curarla giorno per giorno piuttosto che ritrovarsi con crolli improvvisi e quindi spese maggiori.
Nelle casse del Commissario si trovano quasi 35 milioni di euro. 31.500.000 provengono dal bilancio della soprintendenza archeologica romana, dalle diverse annualità di Roma Capitale e dagli stanziamenti straordinari Cipe. Altri 4 milioni derivano dalla Direzione regionale del Lazio. Una mole di denaro che comunque non sembra bastare per tutte le necessità. Scrive ancora Cecchi nella relazione: «L' attività di cura richiede pertanto non distratta routine od occasionale applicazione ma prassi attenta alle cose che ci sono state consegnate dalla storia, insieme alla consapevolezza che si tratta di una disciplina durissima che richiede motivazioni fondate». Un chiaro invito al governo a non sottovalutare un metodo, quello della tutela programmata, che solo in apparenza può sembrare un lusso in tempi di difficoltà di bilancio. Non solo, ma la tutela programmata mette nelle condizioni il restauratore di individuare i migliori materiali, di non privarsi di quelli originali ed evitare sostituzioni di intere parti del bene. Il rapporto firmato da Cecchi (che sta esplicitamente nel solco di quel grande teorico del restauro che fu Giovanni Urbani) farà sicuramente discutere. E probabilmente renderà ancora più chiara l'urgenza di ricorrere a impegni economici straordinari, come il piano di restauro per il Colosseo da 23 milioni di euro, al quale parteciperanno alcuni imprenditori pilotati da Diego Della Valle. © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Paolo Conti
dal Corriere della sera del 15.05.10
Dopo il crollo di domenica - Gli archeologi: i rattoppi non bastano
Il piccolo crollo della malta sulla volta del piano terra del Colosseo, domenica scorsa, è «un evento grave», perchè «è avvenuto a distanza di un mese da quello alla Domus Aurea» ha spiegato ieri l'archeologa Giorgia Leoni, presidente della confederazione italiana archeologi, chiedendo una politica di manutenzione continua che vada «oltre i rattoppi e le emergenze». Intanto il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, ha chiesto lo stop dei concerti all'ombra dell'Anfiteatro Flavio.
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da Il Sole 24ore del 13.05.10
«Colosseo a rischio, stop ai concerti». Il monumento è «malato cronico». Proposta un'estensione dell'area pedonale. Il sottosegretario Giro: limitazioni anche alle altre manifestazioni.
Colosseo, a tre giorni dal crollo di una parte del soffitto di un'arcata al pianoterra, sotto accusa ancora inquinamento da smog e vibrazioni sonore. Un tema di cui si dibatte da decenni (Giulio Carlo Argan sindaco coniò nel 1978 lo slogan «O i monumenti o le automobili») e ripreso anche ieri dal sottosegretario ai Beni culturali Francesco Maria Giro durante un sopralluogo al monumento più visitato d'Italia, dove nel frattempo è stata ripristinata la rete (ceduta sotto il peso del mezzo metro quadrata di malta venuto giù) e messa in sicurezza la statua equestre che si trova sotto l'arcata a fianco di quella coinvolta dall'incidente.
«Si è trattato di un episodio più grave di quanto avessi pensato all'inizio», ha detto Giro, che è anche tornato sul tema dei concerti e sull'uso - da lui definito improprio - dell'area adiacente all'Anfiteatro (il monumento è di pertinenza dello Stato, l'area intorno del Comune). Giro ha ribadito il suo «assoluto no» ai concerti di Capodanno o altro, come già in realtà aveva fatto appena nominato al Mibac (e inascoltato) all'indomani dell'esibizione di Gianna Nannini, alla quale seguì poi almeno un altro maxi concerto, quello di Antonello Venditti: «Su questo sarò irremovibile. Mai più concerti di fine anno al Colosseo».
Niente concerti, ma neanche «concertini». E l'allusione stavolta è ad alcune manifestazione estive nei dintorni del monumento dai tecnici definito «malato cronico» e bisognoso di un grande piano di recupero (per il quale sono al lavoro Stato, Comune e sponsor, ma senza «pubblicità sul monumento», ha garantito ieri l'esponente del governo): «Ci sono manifestazioni dell'Estate Romana ai margini dell'area archeologica che andrebbero quantomeno limitate e riviste».
Ma oltre che di vibrazioni (contro le quali si scagliano da decenni, all'unisono, archeologi e tecnici, per lo più inascoltati) si è parlato anche di smog e di un altro tema, anche questo in agenda da lunghissimo tempo, quasi mezzo secolo: la pedonalizzazione dell'area, ieri chiesta a gran voce, dati alla mano e con un dossier assai documentato, anche da Legambiente Lazio tramite il presidente Lorenzo Parlati: «Il Colosseo è in pericolo, lo smog lo sta divorando lentamente ma inesorabilmente, non è ilmomento di discutere, ma di cacciare subito via le auto dai Fori Imperiali».
Uno stop ad auto e pullman ventilato anche da Giro: «Sarà il caso di ragionare su una più estesa perimetrazione dell'area». L'idea, non nuova, ma giudicata da più parti ormai non più procrastinabile, è quella di una grande isola archeologica rivedendo l'intera viabilità dell'intera zona. Un primo piccolissimo passo si potrebbe già sperimentare dall'estate, con l'apertura dei cantieri per la metropolitana: «Ci stiamo attivando con il sindaco Alemanno e il commissario archeologico Roberto Cecchi per un progetto integrato». La viabilità cambierà comunque. Due per ora le ipotesi al vaglio: «Chiusura completa o riduzione a un solo senso di marcia su via dei Fori Imperiali - ha detto il sottosegretario -. Naturalmente stiamo studiando anche i percorsi alternativi puntando a un minore impatto, con meno pullman e magari trasporti elettrici».
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di Edoardo Sassi
dal Corriere della sera del 12.05.10
L'inchiesta - La ricetta per salvare il Colosseo - CHI SALVERA' IL COLOSSEO. Le Fondamenta fragili del Colosseo. Tre milioni di visitatori ogni anno, un cantiere infinito, l'assedio dell'inquinamento: l'arena più famosa del mondo non ce la fa più.
Le volte sono buie, sporche, nere come la pece. Entrando al Colosseo all'inizio la luce resta fuori, filtra soltanto, la fila scorre in una penombra dove le inferriate di tubi innocenti ricordano un cantiere non finito, la barriera mai rimossa contro i disperati e i diseredati che sotto queste arcate usavano dormire. La folla è disciplinata, spiccano le bandiere rosse dei gruppi cinesi, impossibile rinunciare ad una passeggiata nel simbolo dei simboli anche nei tour più corti e a basso prezzo. Tre milioni e duecentomila visitatori camminano ogni anno nell´antica arena dell´anfiteatro Flavio, tredicimila metri quadrati di architetture e rovine che raccontano la potenza e la decadenza imperiale, area archeologica che incassa ogni anno 32 milioni di euro di soli biglietti, stupefacente esempio di architettura complessa, dove ogni intervento, ogni restauro, può cambiare, ferire, compromettere.
Tra le volte buie e sporche la superstar dei monumenti è un cantiere infinito minacciato dal traffico e dall'inquinamento. Dopo il crollo dell'intonaco di una galleria, urge il restauro promesso da anni. Ma l'arena più famosa del mondo non è l'unica a soffrire, tutti i simboli della romanità sono assediati dal degrado e dall'incuria. Nel 1992 fu avviata la ripulitura dei travertini, ma l'intervento fu solo parziale. Frotte di cinesi si aggirano tra tubi Innocenti e grandi reti metalliche color ruggine. Bookshop scarno, gadget poveri: nonostante tutto la gente si mette in fila e compra. La querelle tra Stato e Comune impedisce la creazione di isole pedonali.
Il teatro della gens Flavia è un colosso malato, il tempo, l'inquinamento, l'assurdo traffico che lo circonda come un micro-terremoto continuo e costante, lo hanno reso fragile, a rischio. Per salvarlo è pronto un piano da 23 milioni di euro, soldi italiani e anche giapponesi sembra, per provare a togliere il colore del buio dalle pietre bianche, a 18 anni dal primo grande tentativo di restauro, finanziato nel 1992 dalla Banca di Roma.
Quattro giorni fa, proprio accanto ai resti di una bellissima statua equestre di recente ritrovata ed esposta, il distacco di cinquanta centimetri di malta romana ha fatto tornare alto l'allarme sulle condizioni del Colosseo, la paura che qualcosa di peggio possa accadere nel monumento più visitato del mondo. Ma l´intero cuore monumentale della città eterna è a rischio, divorato dallo smog e dalle polveri corrosive, da quell´effetto "antropico" che vuol dire passaggio, mano e calore dell'uomo. Sono a rischio la Domus Aurea e le Mura Aureliane, il Palatino e i Fori, ma anche, ricorda Giuseppe Proietti, soprintendente ai Beni Archeologici di Roma, «gli antichi acquedotti romani, chilometri e chilometri di resti da mettere in sicurezza, quei ruderi che ci sembrano belli e suggestivi, ma in realtà versano in condizioni drammatiche, e in alcuni punti minacciano ferrovie e abitazioni». Una scacchiera difficile dove i monumenti sono gestiti dallo Stato e le "aree" che li circondano dal Comune di Roma, dal Campidoglio, con una mai risolta querelle di responsabilità che di fatto ha lasciato che il traffico continuasse ad assediare capolavori delicatissimi, patrimonio dell´umanità.
Bisogna allora salire sul secondo corridoio del Colosseo per ritrovare la luce, ma lo sguardo subito viene ferito da gigantesche reti metalliche color ruggine che proteggono l'anello esterno, mentre le teche di una bella mostra sui gladiatori sono così sporche che si fa fatica a vedere l'interessante ricostruzione di abiti ed armi che racchiudono. Ancora più scarno è il bookshop, pochi libri, pochi titoli, anche i gadget sembrano poveri, e nonostante tutto la gente di mette in fila, compra, spende. Ma è da qui, dal corridoio più alto finora visitabile, che si vedono i restauri in corso finanziati dalla soprintendenza, e che porteranno alla fine dell'estate all'apertura del terzo anello, e di una parte dei sotterranei.
E infatti basta seguire gli sguardi dei visitatori per capire che sono i corridoi e i sotterranei dell'antica cavea a catturare l'attenzione, là dove si svolgevano le lotte dei gladiatori, e gli animali sbucavano nell'arena larga 3.357 metri quadrati da botole interrate, attraverso un ardito e complesso sistema di ascensori. Un circo inaugurato nell'80 d. C. dall'imperatore Tito, con ottanta giorni di feste e giochi venatori e i cui effetti speciali sono stati restituiti soltanto forse da Ridley Scott, con la descrizione delle venationes, vere e proprie danze di morte tra uomini e animali, vietate poi, nell'era cristiana, dall'imperatore Teodorico.
Ma il Colosseo, grande vecchio dell'arte mondiale, ha bisogno di attenzioni e di cure permanenti. Già oggi la manutenzione ordinaria costa circa 700mila euro l'anno, ma sono questi fondi, spiega Adriano La Regina, a lungo soprintendente ai Beni Archeologici di Roma, «che dovrebbero essere raddoppiati e mantenuti costanti». «Il Colosseo - dice La Regina - soffre dei suoi quasi duemila anni di Storia, ha bisogno di un monitoraggio incessante, molte volte ci siamo trovati di fronte ad episodi gravi che ci hanno costretto a chiudere intere parti del monumento. Ricordo un episodio davvero drammatico, quando nella parte che si affaccia su Colle Oppio sembrava che stessero crollando alcuni pilastri... Fummo costretti a chiudere, consolidare. Certo, oltre alla vecchiaia, ci sono i mali di sempre che affliggono il Colosseo, lo smog che corrode i travertini e deturpa l'ambiente tutto intorno, e che per decenni ha fatto sì che il Colosseo, oltre ad essere il simbolo di Roma, fosse anche uno gigantesco spartitraffico...».
Adesso, sembra, l'area intorno all'anfiteatro Flavio dovrebbe finalmente diventare una sorta di archeo-isola, anche se non ancora quel giardino archeologico immaginato e sognato da ambientalisti come Antonio Cederna. «Uno degli interventi più urgenti per il Colosseo - aggiunge Adriano La Regina - è la ripulitura. Un'opera già iniziata con i restauri degli anni Novanta e di cui sono visibili alcuni spicchi più chiari degli altri. L'altro intervento fondamentale, per l'estetica del monumento, sarebbe la sostituzione delle cancellate. Allora fu necessario costruirle in quel modo, ma oggi non sono più accettabili. Ma forse, prima di tutto, se davvero si riuscisse a creare un'isola pedonale attorno a tutta l'area monumentale centrale, sarebbe un risultato straordinario».
Certo è difficile pensare ad una "zona franca" con il volume di auto che assedia Roma. E che violenta con il rumore anche i visitatori del Colosseo, almeno nei corridoi esterni. All'interno invece è come se il frastuono venisse assorbito, i simboli e i fantasmi del passato sono forti e potenti, gli spettacoli, le belve, ma anche la via crucis, le croci di ferro, la Roma cristiana, e poi l'abbandono, l´anfiteatro che viene saccheggiato, il primo terremoto che nel 1349 ne mina le fondamenta, papa Sisto V che nel 1550 trasforma il Colosseo in una filanda. Le prime campagne di scavo che nell'Ottocento svelano la presenza degli ipogei. I visitatori passeggiano, con le audioguide nelle orecchie, sono migliaia in queste primavera tardiva che spesso promette pioggia, i ragazzi delle scuole si fanno le foto con il telefonino, i portatori di handicap possono salire con i loro ausili fino al secondo anello e da qui vedere le rovine. Tra le cui pietre cresce una vegetazione antica, dove i botanici trovano ancora tracce di piante esotiche, altrove scomparse. Un altro segreto, tra i tanti, del Colosseo.
di Maria Novella De Luca
da La Repubblica del 12.05.10
Simbolo di Roma dai fasti dell'Impero ai turisti usa e getta. Un'industria che dà lavoro a migliaia di persone.
È anche un'icona, fondata su un'immaginazione certamente più suggestiva dell'originale e della realtà che ritrovate all'uscita di una metropolitana. Un fenomeno mediatico, amplificato dai tempi moderni; ma anche una storia già vista, si pensi alle distanze che nel passato hano diviso la storia e la leggenda (come quella delle belve che mangiavano i cristiani). Da questo punto di vista il Colosseo racconta, da secoli, le vicende del turismo capitolino. E rimane, a tutt'oggi, il marchio di un'industria che mantiene decine di migliaia di romani, negozianti e albergatori, bibitari e pataccari, autisti e camerieri.
«E a Sampietro! E ar museo! E curre ar Culiseo». Il giro è lo stesso. Sempre coronato dall'immancabile visita a quell'anfiteatro che fino all'Ottocento, prima di trasformarsi in una monumentale rotatoria, sembrava camuffarsi come una collina nella vegetazione della campagna. Certo, all'epoca la macchina dell'accoglienza turistica si limitava a offrire un paio di servizi: quelli di un cocchiere; e quelli di un «zervitor de piazza che s'ingegna un tantin da cicerone», una guida tuttofare, tanto ignorante quanto pronta ad arrangiarsi, stremata, narra Belli, dai ritmi dei turisti, che i romani consideravano, tutti indistintamente, «ingresi», anche quando parlavano francese o tedesco («L'ingresi d'adesso so' na razza che pe' un sordaccio ar giorno ve strapazza... Cominceno pe' Cristo, la matina… E viè notte c'ancora se cammina»).
I servitori di piazza attualmente sono inquadrati come guide, accompagnatori, assistenti. Il cocchiere guida taxi, pullman, auto a nolo. Ma il Colosseo rimane la meta irrinunciabile, sia per i turisti, sia per gli escursionisti che dormono fuori città e vanno avanti e indietro, trasportati da un esercito di pullman (un migliaio al giorno) che convergono e parcheggiano nei dintorni del monumento, senza troppe remore, tanto la multa, se arriva, è di 35 euro ed è già compresa nel costo del biglietto della comitiva.
«Ave!» e «Goodmorning!». Tra i romani che si camuffano da gladiatori, o si fingono cantanti folk venuti dal Tennessee (l'intonation country sembrava perfetta, fino all'appello finale: «Aoh, prima che ve n'annate buttate qualche spiccio»), la novità, adesso, sono «l'ingresi» che si mettono a fare i romani. L'offerta di Ciceroni abusivi attorno al Colosseo sembra ormai monopolizzata da servitori di piazza stranieri, giovani ed efficienti. Basta scegliere la lingua madre: inglese, spagnolo, francese, russo, polacco. I più attrezzati si sono dotati di piccole trasmittenti e offrono giri audioguidati fornendo ai clienti gli appositi auricolari (made in China).
Il Colosseo, del resto, più che un singolo monumento, è sempre stato un contesto, un centro di gravità che espande la sua presenza nelle strade vicine con una parata di pizze e gelati, pinocchi e santini, pubblicizzati da schiere di acchiappaturisti sbrigativi e chiassosi. L'ultima evoluzione di una figura sopravvissuta fino agli anni Sessanta e alla trasformazione dell'osteria in hosteria, il conduttore, che procacciava clienti ai negozi, alle trattorie, ai pataccari. Un lavoro che fino a ieri contemplava un approccio indiretto, condito da amichevoli sottintesi e apparente casualità («Mi raccomando, dica che la mando io, così vi trattano meglio»), mentre oggi impone una comunicazione fatta da una serie di richiami diretti, veloci, sgargianti come i menu plastificati. «Veda. Venga. Senta. Si accomodi. Siddown».
Dalle Mirabilia urbis al Baedeker, dai diari del Grand tour ai depliant del tour organizzato, Roma è la meta turistica più antica del mondo. E la letteratura in materia non manca. A volte improntata ai giudizi più negativi. Secondo una ricerca inglese, ad esempio, il Colosseo guida la classifica dei «monumenti più sopravvalutati del mondo». A volte, più semplicemente, attenta agli usi e ai costumi locali. Si consulti, ad esempio, una famosa guida internazionale, al capitolo «Come evitare le code al Colosseo?». Il trucco più sicuro e relativamente economico (quattro euro dovrebbero bastare) resta la visita organizzata: «Molte guide, la maggior parte non autorizzate, ve la offriranno avvicinandovi alla biglietteria».
La città eterna e il suo simbolo, a giudizio dei moderni viaggiatori di Internet, restano comunque in testa alla classifica delle mete imperdibili (Roma è seconda solo a New York), anche se, contemporaneamente, la classifica dei dieci alberghi più sporchi della penisola ha visto il trionfo di ben sette hotel capitolini. Ma s'è detto: a Roma tutto cambia e tutto resta uguale. E per una conferma basta un rapido sopralluogo al Colosseo. Tutto al suo posto: la fila delle comitive, i gladiatori, il quartino d'acqua minerale a due euro... perfino quel paio di tassisti fermi al capo del parcheggio che tirano alla lunga per scegliersi i clienti sembrano gli stessi dell'ultima volta.
di Luca Villoresi
da La Repubblica del 12.05.10
«Colosseo da salvare: niente più concerti»
Il Colosseo e la sua area non siano più uno sfondo per i concerti ma una grande Isola archeologica che ripristini l'idea originale del territorio rivedendo la viabilità: a offrire l'occasione può essere l'imminente cantiere della metro, che dovrebbe aprire tra agosto e settembre. E' l'idea del sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, che insieme con il direttore tecnico del monumento Meo Grossi, ha visitato l'Anfiteatro Flavio dopo il crollo di domenica scorsa. Un danno, ha spiegato Grossi, causato dalle condizioni meteo ma anche dallo smog e da fattori antropici. «Ci stiamo attivando con Alemanno - ha affermato Giro - e il commissario archeologico Roberto Cecchi per un progetto integrato di Isola del Colosseo».
«I cantieri della metropolitana possono essere il grimaldello - ha spiegato il sottosegretario - per sbloccare la situazione, e ragionare su una più ampia perimetrazione dell'area». La talpa della metro è in arrivo da San Giovanni, ma di recente è stato modificato il progetto del cantiere che sarà limitato solo all'area di fronte al Tempio di Venere e Roma, poco prima di largo Corrado Ricci. Secondo Giro l'idea vede «favorevole» il sindaco, che però si pone «dei problemi di viabilità». Le ipotesi al vaglio sono due: «La chiusura completa o una sua riduzione, magari un solo senso di marcia su via dei Fori Imperiali - ha proseguito Giro - Stiamo studiando anche i percorsi alternativi. Noi vogliamo allargare il turismo, raddoppiarlo. Ma alcune manifestazioni dell'Estate Romana vanno riviste, ma basta con i concerti di Capodanno, sarò irremovibile. Le vibrazioni acustiche fanno male ai monumenti». Al lavoro i restauratori: in corso ci sono quattro tranche di interventi, per un milione 770 mila euro. Altri tre da 760 mila euro saranno assegnati proprio in questi giorni e dovrebbero finire entro l'anno. Individuati i soggetti, sarà indetto un bando di gara per le sponsorizzazioni: «I soggetti dovranno sottostare a delle norme - ha assicurato Giro - non saranno esposti loghi o teloni sul monumento».
Ma per Legambiente la soluzione intanto è una: «Via le auto dai Fori - ha detto il presidente Lorenzo Parlati - I fatti di questi giorni confermano anche che è del tutto inutile il commissariamento dell'area archeologica romana: dopo un anno e mezzo permane evidentemente il rischio di crolli, con bilanci ridicoli per il patrimonio da tutelare, che addirittura per il Colosseo sarebbero di soli 800.000 euro per il 2010, in attesa di sponsor privati».
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da Il Messaggero del 12.05.10
Giro: mai più concerti o spettacoli al Colosseo
«Mai più concerti di capodanno al Colosseo». Due giorni dopo il piccolo cedimento che ha rilanciato il dibattito sullo stato di salute del Colosseo, una prima certezza c'è. La recapita il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, che dice no ai maxieventi attorno ai fragili travertini dell'Anfiteeatro Flavio. «Sarò irremovibile su questo fronte - garantisce Giro - almeno finché ci sarò io. Il concerto di Venditti è stato l'ultimo, saranno altri ad assumersi la responsabilità di danneggiare il Colosseo. Lo ribadisco, non voglio strumentalizzare un fatto grave come il distacco di frammenti di malta, fatto di per sé serio anche perché avvenuto in un punto di passaggio. Ma concerti e concertini non servono a niente, mentre le vibrazioni acustiche possono contribuire a danneggiare il monumento. Il Colosseo non deve essere violentato e abusato, non deve essere utilizzato per concerti che risultano peraltro assai costosi. Le vibrazioni acustiche fanno male al monumento e lo dicono le centraline che registrano i dati. Io almeno li proporrei in zone meno problematiche. Bondi è d'accordo».
Giro ieri ha compiuto un sopralluogo al Colosseo in compagnia del direttore tecnico del monumento, l'architetto Meo Grossi. Ne ha tratto conclusioni drastiche su come prevenire nuovi incidenti di percorso: «Anche le manifestazioni dell'Estate Romana a ridosso dell'area archeologica e del Colosseo andrebbero limitate e riviste», dice. Ciò che naturalmente andrà concordato con il Campidoglio. Il «grimaldello» per ridiscutere l'intera sistemazione dell'area attorno al monumento potrebbe essere l'imminente cantiere della metro. L'idea di Giro è quella di creare una sorta di «isola», dotata di un suo sistema culturale integrato, che simbolicamente ripristini l'originario sistema di accoglienza nella Valle del Colosseo, secondo l'idea dei Flavi. «È un progetto ambizioso ma ormai per il Colosseo, per questo malato cronico, ma che rimane il monumento più richiesto d'Italia con 6milioni di visitatori l'anno. È ora che il Colosseo diventi simbolo di un sistema culturale integrato. Già nell'Ottocento si era posto il problema di chiudere l'area integrando il monumento nella sua valle, pensando alla sua chiusura al traffico. Forse sarà il caso di ragionare su una più estesa perimetrazione dell'area».
L'architetto Grossi ha indicato molteplici fattori come concause del cedimento di domenica: «C'è lo smog, ma anche fattori meteorologici come i cambi di temperatura. Il punto è soggetto inoltre a forti correnti d'aria. Il Colosseo, come tutte le rovine, "respira" e ha molta permeabilità». Grossi ha anche spiegato che domenica i frammenti sono caduti a terra perché la rete di protezione (installata di recente in occasione di una mostra) si è sganciata da un suo supporto. «Le reti - ha spiegato Grossi - sono sufficienti per la sicurezza: forse se fosse stata agganciata meglio i frammenti non sarebbero caduti».
di Stefania Scarpa
da Il Giornale del 12.05.10
Colosseo, il «cancro della pietra». Inquinamento e vibrazioni responsabili del crollo di intonaco. Il crollo annunciato e le metastasi del Colosseo. Il monumento soffre del «cancro della pietra», provocato da inquinamento e vibrazioni.
Il Colosseo ha un tumore, il «cancro della pietra». Il sopralluogo effettuato dopo il crollo ha confermato che è in atto una trasformazione chimica che porta il carbonato di calcio a mutare e a diventare solfato di calcio. Il motivo? Smog, inquinamento, vibrazioni provocate dal traffico e anche vibrazioni sonore: quelle dei concerti. E i tecnici, che parlano di metastasi del Colosseo, stanno elaborando un piano di salvataggio che prevede intanto la sostituzione delle reti esistenti con reti metalliche più resistenti. Poi partiranno altre verifiche per capire come è possibile intervenire. Più a rischio il lato Nord-Est, anche per effetto dei venti. Intanto, la zona del crollo - mezzo metro quadrato di malta da un'arcata - è subito diventata una nuova attrazione. E i turisti si sono messi in fila.
Crollo al Colosseo, il giorno dopo. E una diagnosi che desta preoccupazione tra gli archeologi: «Il monumento è ammalato di tumore, è come se avesse le metastasi». Sembra una metafora e lo è, ma solo in parte. Perché «metastasi» è anche il termine che i tecnici utilizzano per descrivere questo fenomeno di cui l'Anfiteatro Flavio è oggetto da tempo e che il sopralluogo di ieri - dopo il cedimento domenica di mezzo metro quadrato di malta da un'arcata - ha confermato: la trasformazione, vera e propria reazione chimica (che può riprodursi e infatti si riproduce) in base alla quale alcune componenti costruttive dell'antico Anfiteatro mutano da carbonato di calcio in solfato di calcio.
Un fenomeno che si conosce dagli anni Ottanta, e il Colosseo anche per questo è continuamente controllato. Ma «il cancro della pietra» (che può riguardare malte, pareti in laterizio, travertini, intonaci ecc.) continua ad agire inesorabilmente e avanza. Ieri, la prova. Sotto accusa - questo il primo bilancio effettuato in mattinata nella zona danneggiata da parte di Rossella Rea, Piero Meogrossi e Cinzia Conti, direttori e funzionari tecnici della Soprintendenza archeologica di Roma - ci sono smog, inquinamento e qualità dell'aria in generale. Non solo le auto, il cui passaggio dal punto del crollo dista pochi metri, ma anche le temutissime vibrazioni sonore (con corredo di concerti o eventi di vario genere organizzati intorno all'area, soprattutto in estate).
«Abbiamo elaborato una strategia di pronto intervento - ha spiegato ieri Rossella Rea dopo il primo sopralluogo tecnico - da domani effettueremo ulteriori verifiche e controlli, delle arcate, delle pareti e degli intradossi. Certo, le infiltrazioni d'acqua hanno peggiorato la situazione, ma non c'è dubbio che la prima causa di quest'ultimo incidente sia l'inquinamento. La caduta di malta ha messo allo scoperto lo stato di conservazione interna della struttura, che si è appunto trasformata chimicamente».
Di un primo intervento di manutenzione (che solo oggi sarà messo a punto con l'arrivo di un «braccio meccanico» ieri indisponibile!) dovrebbe far parte anche la sostituzione delle reti esistenti con reti metalliche, più resistenti. Quella vecchia ha infatti ceduto sotto il peso del mezzo metro di calce venuta giù dal soffitto dell'arcata al pianterreno. Si procederà poi con il controllo ravvicinato di due archi (quello coinvolto e quello accanto) e delle pareti in laterizio: «Un'ulteriore verifica per capire meglio lo stato di conservazione. Ipotizzando così un programma di lavori, tempi di scadenza e costi che ora non siamo in grado di indicare con precisione».
L'inquinamento in quel punto (lato nord-est, verso il Colle Oppio, dove il monumento è più «nero» che altrove) è maggiore, hanno spiegato i tecnici, anche per effetto dei venti che vi si concentrano con effetto «mulinello». E gli stessi archeologi, come fanno da decenni, hanno ribadito la cronica inadeguatezza dei fondi, in attesa dei 23 milioni del piano di salvataggio annunciato dal governo e per il quale ci sono imprenditori pronti a far la loro parte: «Il Colosseo è sicuro e controllato. Ma servono più fondi. Ben vengano gli sponsor, purché vengano. Finora non c'è nulla di ufficiale», ha detto la dottoressa Rea. E intanto il cronoprogramma prosegue: ad agosto aprono al pubblico ipogei e terzo ordine. Ma più aperture significa, o dovrebbe significare, più manutenzione. Cioè più soldi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Edoardo Sassi
dal Corriere della sera del 11.05.10
«Rovina» superstar, tutti in fila per vederla
«Crollo superstar». A poco più di 24 ore dalla caduta di intonaco emalta da una volta del Colosseo, la rete metallica sfondata che s'intravede in alto, sull'arcata al pian terreno, è già diventata meta di pellegrinaggio per turisti e curiosi. Quasi tutti italiani, più facilmente raggiunti dai media
Decine di persone alla volta, diligentemente in coda dietro alle guide con bandierina e cappello, si accalcano intorno alla protezione che circonda l'area pericolosa. Giovanni, Angela e Marcello, tre amici di Bergamo in pensione che sognavano di andare insieme a visitare i Fori e l'Anfiteatro Flavio dai tempi del liceo classico, si sono trovati co-protagonisti di un evento che ha fatto il giro del mondo: «Abbiamo aspettato così tanto per questo viaggio - sottolinea Giovanni - e ora che siamo qui non avremmo mai rinunciato a vedere il Colosseo. Ci saremmo andati anche sotto un bombardamento. Invece, "tanto rumore per nulla", non ci sembra qualcosa di così devastante». Ma nel monumento più celebre d'Italia, anche se si muove un sassolino, fa comunque notizia: «Già domenica sera si era sparsa la voce di questo incidente e molti turisti ci hanno chiesto se potevamo accompagnarli sul luogo dov'è avvenuto il tonfo - racconta Marisa Vannucci, responsabile visite archeologiche per un'agenzia di Viterbo - curiosità mista a preoccupazione. Ma anche una severa critica alle istituzioni che dovrebbero fare di più...».
Senza guida, ma soltanto con la famiglia, anche Vincenzo Adria, da Trapani, ha cercato di raggiungere il luogo dove si è staccato un pezzo di soffitto dal simbolo di Roma nel mondo: «Avevamo già programmato la visita e appena entrati siamo voluti venire qui: forse perché tra queste rovine sembra tutto eterno, quando si sposta qualcosa, anche se in senso negativo, è sempre un avvenimento storico. Serve comunque più attenzione. A noi spetta ammirare il Colosseo, ma qualcun altro ha il dovere di conservarlo, di monitorare il suo stato di salute».
Telecamere, fotografi, giornalisti, qualche straniero capisce che c'è qualcosa di diverso dalla solita folla di turisti. «Terrible! I can't believe Colosseum is ill» commenta un anziano signore americano, «Tienen que cuidarlo mas» aggiunge una ragazza spagnola, altrettanto preoccupata.
A ridimensionare il potere attrattivo del crollo è invece Jacopo Fornardi che per la sua laurea in odontoiatria, si è regalato un viaggio con la fidanzata: «Ieri avevamo fatto il biglietto cumulativo per i Fori e il Colosseo, così stamattina siamo entrati senza file. Siamo andati subito dov'è transennato per tranquillizzarci su ciò che avevamo sentito al telegiornale ma poi siamo risaliti subito sulle arcate per vedere il panorama dall'alto. Qui è tutto ben organizzato, facile seguire il percorso, ottime le audioguide. Ieri invece, in un bar davanti al Campidoglio siamo stati trattati malissimo: venti euro per due panini e due bicchieri d'acqua - precisa Jacopo - poi sono stato insultato da un cameriere perché ho chiesto la toilette. Altri stranieri discutevano animatamente, qualcuno stava per chiamare i carabinieri. Ecco, forse più controlli servono anche fuori dal Colosseo». © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Flavia Fiorentino
dal Corriere della sera del 11.05.10
Crolli al Colosseo. "La minaccia è lo smog". "Colosseo, lo smog distrugge gli intonaci". La denuncia dei restauratori. E Buontempo attacca: Alemanno fermi i concerti. Il pezzo di malta romana crollato domenica. Sotto accusa il traffico e i decibel.
I cinquanta centimetri quadrati di malta romana, crollati al suolo domenica in uno dei corridoi principali del Colosseo, è molto probabile che si siano sgretolati «a causa dello smog che ha trasformato in polvere l'impasto di pozzolana e granelli di travertino», ipotizza la direttrice, l'archeologa Rossella Rea, dopo il sopralluogo di ieri con la restauratrice della Soprintendenza Cinzia Conti. Ma quel che è certo è che quel mezzo metro quadro di antichi calcinacci ha provocato una levata di scudi in difesa del monumento simbolo di Roma che va ben al di là dell'effettivo rischio di ulteriori crolli (come ha detto ieri anche Vittorio Sgarbi, «l'anfiteatro presenta particolari problemi di conservazione»).
In soccorso dei soprintendenti contro le manifestazioni e gli show richieste dagli assessori comunali è arrivata ieri l'estrema destra e l'estrema sinistra: il neo assessore regionale alla Casa, Teodoro Buontempo, ha chiesto al sindaco Alemanno «di impedire d'ora in poi lo svolgimento di concerti e di manifestazioni canore in tutta l'area compresa tra il Colosseo e il Circo Massimo» anche perché, sottolinea l'esponente de La Destra, i «decibel sparati attraverso i microfoni possono creare più danni dell'incuria e delle intemperie»; invece Manuela Palermi, dell'ufficio politico del Pdci-Federazione della sinistra, ha attaccato lo smog: «Consentire la circolazione del traffico automobilistico intorno al Colosseo è una scempiaggine non più accettabile e che va bloccata immediatamente».
L'ex ministro Giovanna Melandri (Pd) attacca il governo «per i tagli alla cultura» e per la «mancanza della manutenzione ordinaria, riconosciuta persino dal Commissario straordinario nominato ormai un anno fa» (Roberto Cecchi lunedì prossimo presenterà, proprio al Colosseo, il secondo rapporto sullo stato di dell'archeologia romana). E mentre l'Associazione nazionale archeologi chiede «un monitoraggio di tutti i monumenti, anche di quelli che non fanno notizia», il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro (Pdl) sottolinea che «il Colosseo è solo malato di vecchiaia, quindi nessun allarmismo e forzatura». E ribadisce che «il restauro integrale è una priorità condivisa anche dal sindaco Alemanno che si è reso disponibile a partecipare alla raccolta di fondi privati per finanziare l´operazione».
Oggi però la malta sgretolata («non è intonaco, ma lo stato di preparazione» rivela la Rea) verrà sottoposta ad analisi chimiche. Il frammento è asciutto, quindi non ci sono infiltrazioni d'acqua nella volta (restaurata due anni fa). Ma c'è da confermare l'ipotesi che lo strato venuto giù abbia subito il processo di solfatazione, figlio dell'inquinamento atmosferico. «Se è vero - aggiunge l'archeologa - il sopralluogo non aiuta a scoprire questo "male" interno perché la superficie appare in buono stato».
di Carlo Albero Bucci
da La Repubblica del 11.05.10
Crollo al Colosseo, allarme degli archeologi. Mezzo metro di calce, rotte le reti di protezione. Il sovrintendente: colpa del clima.
ROMA - Alle sette di mattina, per fortuna a cancelli chiusi, il distacco di una porzione di soffitto del monumento più celebre e visitato d'Italia, il Colosseo. Tre frammenti di malta di calce sono caduti ieri da una delle 74 arcate numerate (all'altezza dell'ingresso XXXVII, numero inciso sulla volta) che anticamente servivano da ingresso per il pubblico nell'arena.
Il cedimento, da una decina di metri di altezza, ha riguardato una superficie di circa mezzo metro quadrato, spessa dai tre ai dieci centimetri. Nessun ferito, solo tanta paura, e l'area coinvolta immediatamente transennata e chiusa ai visitatori, mentre il monumento è rimasto regolarmente aperto per tutta la giornata.
Ad accorgersi per primo del crollo, uno dei quattro impiegati in servizio di sorveglianza a quell'ora, Domenico Zola: «Si è sentito un rumore, un tonfo, amplificato dall'eco che la mattina presto, quando non c'è nessuno, è più forte». Sul posto sono subito intervenuti i dirigenti responsabili dell'area archeologica, la direttrice Rossella Rea e l'architetto Piero Meogrossi. I quali hanno deciso di chiudere al passaggio quel tratto, una delle gallerie dell'ambulacro centrale, dal lato del Colle Oppio, al piano terra, dove normalmente passano e sostano i visitatori, attratti soprattutto dalla statua equestre in marmo ritrovata nell'area dell'Anfiteatro nel 2008 e lì collocata dall'anno scorso.
«Parlare di crollo è improprio - ha spiegato nel pomeriggio il soprintendente ai beni archeologici di Roma, Giuseppe Proietti - si è trattato del distacco di alcuni frammenti, dovuto probabilmente a fattori climatici. In particolare nei passaggi di stagione, con variazioni di temperature e umidità, e con le forti piogge di questi giorni, può accadere». Caduta di frammenti non inusuale dunque, tanto che le arcate, in alto, sono protette da reti non metalliche (e che hanno più di trent'anni) proprio per evitare che porzioni di volta cadano sulla testa dei turisti.
Ieri però la vecchia rete non ha retto al peso del mezzo metro di calce, ha ceduto, e il pezzo di soffitto si è frantumato in terra. Un incidente che ora ripropone all'attenzione i molti problemi relativi all'intera area archeologica centrale di Roma posta, Colosseo compreso, sotto commissariamento dal governo in carica (commissario, dopo Guido Bertolaso, è stato nominato l'architetto Roberto Cecchi, professionalità interna al Ministero dei Beni culturali).
A nome del governo è intervenuto ieri il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro: «Non è la prima volta che accade una cosa del genere e il fatto non viene sottovalutato». Giro ha poi ricordato il piano straordinario di restauro, per circa 23-25 milioni di euro, al quale sta lavorando proprio in queste ore il commissario straordinario. «In questo piano - ha ricordato Giro - c'è anche la ristrutturazione degli ambulacri. Si stanno cercando degli sponsor e penso che entro 15 anni chiuderemo la partita». Entro poche settimane dovrebbe essere ufficializzata anche la cordata di imprenditori pronti a finanziare buona parte del progetto, capitanata, come annunciato qualche settimana fa dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, da Diego Della Valle.
In attesa dell'avvio del piano di salvataggio, ieri il Colosseo ha intanto confermato le più volte annunciate necessità di manutenzione (il Ministero ha già stanziato circa 5 milioni per lavori urgenti, in parte quasi terminati, altri in via di cantierizzazione, ma che non riguardano l'area coinvolta dal cedimento). Critica la Confederazione italiana archeologi: «Ancora una volta si è sfiorata la tragedia - ha detto ieri la presidente Giorgia Leoni -. Lo stato in cui versa il Colosseo è uno dei motivi alla base del Commissariamento della Soprintendenza archeologica di Roma, e a distanza di oltre un anno emezzo evidentemente la struttura commissariale non ha individuato gli strumenti necessari a garantirne la conservazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA
«Si sono persi decenni». ROMA— Andrea Carandini, archeologo e presidente del Consiglio superiore per i Beni Culturali, si dice «preoccupato», ma non «stupito».
«Ho sempre tremato per il Colosseo, anche quando venivano fatti i concerti di fronte al monumento, con tutte quelle vibrazioni. Mi sono sempre detto, Dio ce la mandi buona. E prima o poi qualcosa succede. Vede, quando viviamo in casa nostra ci accorgiamo continuamente di un problema al soffitto o altrove. Sappiamo che mantenerla costa, e che se non la si ripara immediatamente i danni non fanno che peggiorare. Questo vale tanto più per strutture antiche, benché solidissimamente costruite. E in maniera più drammatica vale per rovine con strutture complesse e altezze notevoli, come a Roma».
- Per il Colosseo gli interventi in passato non sono stati sufficienti? «Sono stati persi decenni e decenni. I problemi del Colosseo e di altre strutture archeologiche a Roma non sono stati presi, come si suol dire, per le corna, affrontati con un progetto globale di restauro. Da qui i continui crolli: Palatino, Mura Aureliane, Domus Aurea...».
- E oggi? «Il 17 maggio sarà presentato il rapporto del Commissario per l'area archeologica di Roma. Dentro c'è una parte dedicata al Colosseo, con uno stanziamento di molti milioni che nel giro di qualche anno dovrebbe risolvere il problema di mettere in sicurezza il complesso. L'impegno oggi c'è ed è forte. Ma andrà sostenuto continuativamente con emissioni di denaro. Pompei e Roma per l'archeologia sono priorità assolute, problemi fuori scala che hanno bisogno di soluzioni fuori scala. Per questo sono favorevole ai commissariamenti, per i quali di norma ho antipatia. Oggi mi stupisco di più che certe strutture reggano, non che cedano. E bisogna fare in fretta, perché le rovine non aspettano». © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Edoardo Sassi
dal Corriere della sera del 10.05.10
IL COLOSSEO PERDE I PEZZI - L'UNICA CURA È LA PREVENZIONE
In fondo, a guardare bene quel pezzo di intonaco, non si tratta di gran cosa. Nemmeno mezzo metro quadrato di malta caduto a terra. Roba che accade in tutte le abitazioni antiche di campagna. Il problema è che il crollo avviene nel cuore del Colosseo, uno dei simboli archeologici più noti al mondo, il marchio di Roma accanto a San Pietro.
Sarebbe qualunquista gridare all'abbandono, al disastro colpevole. Stavolta il piano di interventi della Soprintendenza archeologica c'è. Proprio per il Colosseo c'è un mega progetto di interventi da 23 milioni di euro e una cordata di imprenditori non solo italiani, pilotati da Diego della Valle, sta immaginando di finanziare il piano. Parallelamente l'ufficio del Commissario straordinario per l'area archeologica di Roma, Roberto Cecchi (di nomina governativa) sta seguendo un altro ambizioso piano, quello per la manutenzione dell'intera e vastissima area antica di Roma: 35 milioni di euro tra lavori in corso d'opera, appaltati o prossimi all'inizio. E qui arriviamo al punto. Come teorizzò per decenni Giovanni Urbani, inarrivabile teorico del restauro e grande responsabile dell'Istituto centrale, i beni culturali italiani sono destinati in gran parte a soccombere se non si segue un'attenta politica di prevenzione. Ovvero di cura e di manutenzione del bene archeologico per scongiurare più gravi danni e per scansare il pericolo maggiore: l'emergenza, che conduce inevitabilmente a costi più sostenuti e talvolta anche a scelte di restauro non sempre filologicamente corrette dettate dalla fretta. E Cecchi la pensa così.
I beni archeologici sono come le persone anziane che ci sono care. È meglio evitare che si ammalino gravemente ricorrendo alla medicina preventiva. Così l'età media aumenta, si vive meglio e il servizio sanitario si appesantisce di meno. Bisognerebbe ragionare esattamente in questo modo per il nostro retaggio storico-artistico, veramente unico al mondo.
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di Paolo Conti
dal Corriere della sera del 10.05.10
Il Colosseo cade a pezzi, archeologi in allarme. Si staccano dei frammenti. Gli esperti: intervenire subito. Il ministero: sponsor per il restauro. Il frammento di intonaco è caduto all'alba sulle reti di protezione, nessun pericolo per i turisti.
ROMA - Il silenzio che all'alba circonda il Colosseo è stato rotto ieri alle sei dal tonfo di un pezzo di intonaco caduto dalla volta di un corridoio al pian terreno e franato sulla rete di protezione, così violentemente da romperla prima di polverizzarsi a terra. Nessun pericolo per i turisti visto che il monumento - 3 milioni e 200mila ingressi l'anno - in quell'ora era chiuso (ha aperto regolarmente alle 8.30 dopo che l'area critica è stata transennata). E nessun confronto con il boato che, proprio lì di fronte, sul Colle Oppio, il 30 marzo ha accompagnato il collasso devastante di un'intera volta delle gallerie traianee annesse alla Domus Aurea. Infatti, la porzione di malta risalente ai tempi dei Flavi, staccatasi ieri dal Colosseo, misura solo mezzo metro quadrato. «Eppure si è sfiorata la tragedia - denuncia la Confederazione italiana archeologi, attraverso la presidente Giorgia Leoni - perché se il crollo fosse avvenuto a monumento aperto, avrebbe potuto colpire i visitatori».
L'intonaco sbriciolato è un campanello di allarme per la tenuta del monumento simbolo di Roma, che ha molti gioielli a rischio: oltre alla Domus di Nerone e a quella di Tiberio sul Palatino, sono sotto la minaccia crolli le mura aureliane e la lunga dorsale degli splendidi acquedotti antichi. Per il Colosseo esiste già un finanziamento della Soprintendenza archeologica per prossimi interventi da 400mila e 360mila euro in due settori dello "stadio". «Ma c'è un piano da 23 milioni per un restauro completo - ha detto il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro - . Si stanno cercando gli sponsor e penso che in 15 giorni chiuderemo la partita». Si aggiunge all'appello la direttrice del Colosseo, Rossella Rea: «L'anfiteatro è stato un cantiere sin dalla nascita e adesso dobbiamo mettere mano anche a questo corridoio. Se gli sponsor ci sono, è ora che si facciano avanti. Comunque noi entro l'estate apriremo al pubblico il terzo anello e parte dei sotterranei».
A Roma ci si aspetta che nell'agone si getti innanzitutto Diego Della Valle. Mister Tod's è stato indicato dal sindaco Alemanno come il capofila della cordata di imprenditori italiani disposti a mettere mano al portafoglio. E nel suo viaggio ad aprile in Giappone, Alemanno sarebbe tornato con almeno un industriale pronto a finanziare, come fecero i suoi connazionali per la Cappella Sistina, la rinascita del capolavoro di marmo e mattoni.
Il Campidoglio, responsabile della piazza, ha sempre avuto un rapporto conflittuale con lo Stato, che ha in cura il Colosseo. E l'uso disinvolto dell'area esterna - concessa per mega concerti e perfino per sedute di boxe e una kermesse calcistica - ha sempre trovato resistenze (spesso vane) da parte degli uffici ministeriali. Ora però alla caccia agli sponsor lavorano insieme Comune e Collegio romano, soprintendente statale (Giuseppe Proietti) e capitolino (Umberto Broccoli). E il 17 maggio Roberto Cecchi, l'architetto del ministero chiamato a sostituire Guido Bertolaso come commissario dell'archeologia romana, presenterà il suo rapporto sullo stato dell'arte. La parola d'ordine del libro è «manutenzione preventiva programmata». Quella che, avendo più soldi e più personale, avrebbe evitato il crollo di ieri mattina.
di Carlo Alberto Bucci
da La Repubblica del 10.05.10
Un simbolo dell'Urbe che ha stregato il mondo. Colosseo, crollano pezzi d'intonaco. Transennata l'area. A giugno la cordata di imprenditori per il restauro da 23 milioni.
Monumento-simbolo dell'Urbe, il Colosseo presenta - si sa - non pochi problemi e misteri, a partire dal suo stesso nome, derivato (non si sa bene quando) dalla statua colossale di Nerone, alta 35 metri, che era stata collocata nella Domus Aurea di Nerone e che fu spostata qui vicino da Adriano. Prima di chiamarsi Colosseo, il monumento si chiamava Anfiteatro Flavio, o semplicemente "Amphitheatrum": lo avevano fatto costruire, in varie fasi, appunto gli imperatori Flavi, Vespasiano (69-79 d.C.), Tito (79-81) e Domiziano (81-96). Clamorosa fu l'inaugurazione di Tito, con 100 giorni di spettacoli e 5000 fiere uccise dai gladiatori.
È il primo edificio del genere realizzato in muratura a Roma, dopo quelli costruiti in legno da Statilio Tauro ai tempi di Augusto e dallo stesso Nerone: quest'ultimo e la sua "Domus" restano comunque in qualche modo protagonisti non solo a causa del Colosso, ma anche perché il luogo scelto per l'anfiteatro è quello dove, in precedenza, si trovava il lago artificiale che abbelliva la gigantesca residenza. Le cifre relative al monumento sono sbalorditive: 50 metri di altezza; 100.000 metri cubi di travertino impiegati; 188 e 156 metri, rispettivamente, le misure dell'asse maggiore e di quello minore dell'ellisse; 50-60.000 gli spettatori che le gradinate potevano contenere. All'esterno, grandiosa era la visione dei quattro ordini sovrapposti, in un tripudio di arcate e di statue; all'interno, le gradinate erano pure divise in quattro ordini, mentre l'arena (ora in parte ricostruita sperimentalmente) era in legno, e copriva gli attrezzatissimi ambienti sotterranei. Era da qui che salivano in scena apparati scenografici e arnesi, era qui che i gladiatori attendevano di affrontarsi fra loro, oppure di sfidare le belve. In alto, un telone copriva, all'occorrenza, gli spettatori.
Concepito per un tipo di spettacolo che i Romani amavano in maniera maniacale, l'anfiteatro è uno schema architettonico che viene ripreso e diffuso in tutto il mondo romano. Il Colosseo diviene, in seguito, luogo di culto cristiano, anche se forse i martirizzati in questo luogo furono meno numerosi di quanto non si pensi. Ma non pochi Papi, come è noto, useranno il monumento anche come cava di pietre. Gli interventi e i progetti si moltiplicano: nel Cinquecento Sisto V pensa di realizzarvi una filanda. Decisamente più rispettoso l'atteggiamento dei numerosi artisti che lo hanno raffigurato, da Bruegel il Vecchio (che lo "rivisita" come Torre di Babele) a Mantegna, da Panini a Piranesi. RIPRODUZIONE RISERVATA
di Sergio Rinaldi Tufi
da Il Messaggero del 10.05.10
Il Colosseo sta perdendo i pezzi - Gli archeologi: «Basta ritardi». Cade mezzo metro d'intonaco. Pronta una cordata di imprenditori per i restauri.
ROMA - Il Colosseo ha perso un pezzo, anzi tre, tre frammenti che rimessi insieme come i tasselli sottili di un puzzle fanno circa mezzo metro quadrato di intonaco. Il crollo è avvenuto nella notte tra sabato e domenica: il pezzo è caduto dalla struttura originale dell'Anfiteatro Flavio da uno degli ambulacri centrali al piano terra, vicino alla statua equestre, lato di Colle Oppio. E' stato il dipendente che ogni mattina percorre i corridoi del Colosseo, ad accorgersi, durante il suo giro di perlustrazione ieri all'alba, poco dopo le sette, che sulle reti di protezione c'era qualcosa che non ci doveva essere, alcuni frammenti del Colosseo, appunto. Nessuno si è fatto male, perché la rete verde, quella messa tra gli anni Settanta e Ottanta lungo i lati interni del monumento, ha raccolto alcuni pezzi, altri sono stati trovati per terra.
A quel punto sono scattati gli interventi di sicurezza: è stata transennata l'area, ma l'Anfiteatro rimane aperto e si può continuare a visitare in ogni sua parte, museo compreso. Secondo i primi accertamenti a provocare il cedimento sono state una serie di variazioni termoigrometriche, cioè una serie di sbalzi di temperatura, in particolare sbalzi di calore, e la forte umidità provocate dalle piogge degli ultimi mesi. Le verifiche proseguiranno anche oggi.
«Non è la prima volta che accade una cosa del genere e il fatto non viene sottovalutato - spiega il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro - ma ora c'è una maggiore trasparenza rispetto al passato. Entro quindici giorni sarà pronta la cordata di imprenditori che finanzieranno il restauro che costerà 23 milioni di euro».
Perché il progetto c'è, i soldi pure, sono i ventitré milioni di euro, e il sindaco di Roma Alemanno si è messo alla ricerca di sponsor: Diego della Valle sarà il capofila degli sponsor italiani che si occuperanno della ristrutturazione del Colosseo. Il progetto è stato disegnato da Roberto Cecchi, commissario voluto dal Governo e al lavoro dal giugno scorso per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica, che ripete da sempre «quanto servirebbe invece la manutenzione ordinaria e programmata, perché solo così si può salvare il patrimonio di Roma, visto lo stato in cui si trova».
Parole sante anche per il sovrintendente comunale Umberto Broccoli che ci tiene a non drammatizzare sul crollo, «non è preoccupante - dice - è come quando a casa propria non si fanno lavori di manutenzione da un po' di anni e sbattendo una porta cade un pezzo di intonaco dal soffitto». Ma è ottimista Broccoli soprattutto perché «siamo a un passo dall'inizio dei lavori. Siamo in contatto costante con il commissario Cecchi e così abbiamo deciso, anche per facilitare le operazioni, di dividere sponsor e soldi per fasce di interventi.
La parte più impegnativa del restauro, secondo il progetto del commissario Cecchi, è costituita dalla pulitura della facciata nord, del prospetto sud e degli ambulacri del primo e del secondo ordine, ed è previsto anche il restauro degli ipogei, della messa in sicurezza degli impianti e della sostituzione della recinzione esterna, meno vistosa dell'attuale cancellata, «perché l'obiettivo - afferma Roberto Cecchi - è rendere fruibili tutti i livelli, è un peccato che siano tali solo il basamento e il primo piano».
Ma nonostante le rassicurazioni che arrivano dal ministero, la Confederazione Italiana degli archeologi esprime le proprie paure dopo questo ennesimo danno a un tesoro del patrimonio di Roma. «Lo stato in cui versa il Colosseo - sostiene il presidente Giorgia Leoni - è uno dei motivi alla base del Commissariamento della Soprintendenza Archeologica di Roma e, a distanza di oltre un anno e mezzo, evidentemente la struttura commissariale non ha individuato gli strumenti necessari a garantirne la conservazione». La Confederazione Italiana Archeologi chiede l'intervento urgente del ministro Bondi per verificare lo stato di sicurezza in cui versano i monumenti archeologici. RIPRODUZIONE RISERVATA
- SOS MONUMENTI - Crollati tre frammenti nella notte fra sabato e domenica. Il sottosegretario Giro: «Non è la prima volta che accade». L'anfiteatro, transennato, resta aperto
- IL COMMISSARIO ROBERTO CECCHI - «Quello che davvero servirebbe per salvare il patrimonio di Roma è la manutenzione»
di Beatrice Picchi
da Il Messaggero del 10.05.10
Quando 23 milioni non bastano a far partire i lavori. Il progetto è pronto, da un anno c'è il commissario, ma l'anfiteatro resta «in rovinosa perfezione».
ROMA - Per inaugurare il Colosso che sfida la storia, l'anfiteatro più famoso al mondo e uno tra i monumenti più celebri e più celebrati, 1930 anni fa sotto il breve regno di Tito Flavio Vespasiano imperatore, furono indetti 100 giorni di giochi venatori; ora per restaurarlo, sotto il ministero di Sandro Bondi e il commissariamento dell'architetto Roberto Cecchi, non basteranno forse cento mesi di lavori. Rivediamoci nel 2018: se saranno finalmente iniziate, le opere non saranno ancora finite. Non è che il monumento sia malmesso quanto, ad esempio, nel 1775: quando Donatien-Alphonse-François de Sade (1740 - 1814), un conte passato alla storia come il "divin marchese", certifica che era ridotto a fabbrica di salnitro; né, per citare Lord George Gordon Byron (1788 - 1824), è un «nobile naufragio in rovinosa perfezione»; o un sito abbandonato a se stesso, dove, nel 1873, il botanico inglese Richard Deakin può catalogare ben 420 specie di vegetali, molte esotiche, e «al sommo delle muraglie alti alberi ondeggiano». Ma il luogo che Sisto V Peretti voleva trasformare in una filanda e nella prima città operaia, non gode davvero di buona salute, e non occorreva certamente il distacco d'intonaco all'alba di ieri per ricordarcelo.
E' il sito d'arte e di cultura più visitato in Italia: nel 2009, 4.655.203 frequentatori, che hanno reso 30 milioni e mezzo di euro d'entrate (seguono i 4.280.000 biglietti dei Musei Vaticani; ma il Louvre arriva a 8 milioni e mezzo, a 5 e mezzo il British Museum, e quasi a 5 il Metropolitan di New York e la National Gallery di Londra; Pompei giunge a malapena a 2 milioni); però è anche uno di quelli che hanno maggiormente bisogno di cure. C'è un preventivo di massima: prevede una spesa di 23 milioni di euro. Ma purché i lavori finalmente inizino. Oltre un anno fa, proprio per sveltire le procedure e abbreviare i tempi, l'archeologia statale a Roma fu commissariata: Roberto Cecchi ha redatto progetti, indetto le gare. Ma nel nostro Paese, anche con procedure speciali, i lavori pubblici vanno sempre a rilento. Si può evocare l'autostrada Salerno-Reggio Calabria; ma anche ricordare che per l'attuale palazzo di Montecitorio, la Camera dei Deputati che era la Curia Innocenziana (la sede dei tribunali di Innocenzo XII Pignatelli), occorsero 47 anni: dal progetto di Bernini, ai lavori conclusi da Carlo Fontana nel 1694.
«I restauri non vanno compiuti di corsa», spiega Giuseppe Proietti, soprintendente archeologo a Roma e già segretario generale del Ministero. Va bene: ma in oltre un anno, il comissario cosa ha combinato? «Solo al Colosseo, aperti tre cantieri e altrettanti già appaltati, pronti a partire. In più, stiamo compiendo un'analisi e lo studio del monumento, ci vorranno alcuni mesi, per poter poi stilare un progetto complessivo. I cantieri in essere sono i primi stralci dei lavori che serviranno: quelli più urgenti ed immediati». Il crollo poteva mettere in pericolo vite umane? «Direi di no, perché non è stato un crollo, ma il distacco di una piccola parte dello strato preparatorio, diciamo d'intonaco, spesso da 2 a 10 centimetri». E adesso, professor Proietti? «Noi, la soprintendenza e il commissario, stavamo già lavorando per arrivare a un progetto globale di restauro, che diventi poi la manutenzione programmata dell'intero monumento, uno dei più complessi edificati nell'antichità. Faremo tutto quanto occorre, e nel minor tempo possibile. Servono mesi per il progetto, e anni, chissà quanti, per i lavori». Ma lo Stato avrà i fondi necessari? «Lo Stato farà, e sta già facendola, la sua parte; certo, se verranno contributi di privati, saranno i benvenuti; credo che Ministro e Sindaco stiano conducendo una campagna di sensibilizzazione per trovare degli sponsor». Diego Della Valle sarà capofila.
In realtà, un "progettone" di restauro era già partito anni fa, sponsorizzato dall'allora Banca di Roma; ma i fondi che la legge per Roma capitale aveva stanziato si pensò che era meglio spenderli per una pluralità d'interventi urgenti, e non destinarli soprattutto al Colosseo. E, d'altronde, come lui «sono in sofferenza, spesso anche più grave, la Domus Aurea, il Palatino, le Mura aureliane e gli acquedotti», continua Proietti. Ma il Colosseo è il simbolo dei simboli: «Quando lo si è visto, tutto il resto sembra meschino», era quanto affermava Johann Wolfgang Goethe, il massimo autore tedesco (1749 - 1832). Eppure, fino agli inizi del secolo ormai scorso, per andare a visitarlo qualcuno si prendeva una buona dose preventiva di chinino. E a inizio Ottocento, il cardinal Tommaso Bernetti, anche Segretario di Stato con Pio VIII Castiglioni, pensava di trasformarlo in cimitero: con fosse comuni nell'arena, e sei fornici «chi amasse un distintivo monumento sepolcrale».
Insomma, di belle o brutte, nei secoli il Colosseo le ha viste un po' tutte. Ha retto ai terremoti e alle leggende (per Benvenuto Cellini, ai tempi suoi era ancora affollato di spiriti, una notte, dice, ne arrivarono a migliaia); ai crolli e agli insulti degli uomini, che ne hanno fatto una riserva per i cantieri. Il venerabile Beda, monaco inglese del 700, aveva ragione: finché starà in piedi, staranno in piedi anche Roma (che si sa, è la Città Eterna) e il mondo. RIPRODUZIONE RISERVATA
di Fabio Isman
da Il Messaggero del 10.05.10
Vandali e incuria, il Colosseo perde un pezzo. Piccoli crolli, degrado, capitelli usati come cubi per le foto ricordo. E solo quaranta persone per la sorveglianza. Muri invasi dai graffiti, poca manutenzione: così l'Anfiteatro aspetta il restauro degli sponsor privati. Degrado e sporcizia, i mali del Colosseo. Vandali e poca sorveglianza per l'Anfiteatro: solo quaranta tra custodi e impiegati.
È allarme per il degrado del Colosseo, dove ieri sono caduti tre frammenti di malta dall'ambulacro del primo piano. Il monumento più celebre dell'antica Roma è afflitto dalla scarsa manutenzione e dal vandalismo, tra graffiti sui muri e capitelli usati come cubi per le fotografie ricordo dei turisti. All'Anfiteatro Flavio lavorano appena 40 persone, che si occupano anche di decoro e sorveglianza. E per il restauro si attendono i fondi dei privati: 23 milioni di euro da destinare al progetto redatto dalla Soprintendenza, commissariata nel 2009 proprio per le condizioni di degrado del Colosseo, del Foro Romano e dell'area archeologica di Roma Antica. La cordata di imprenditori che finanzierà il restauro del monumento, guidata da Diego Della Valle, comprenderà anche imprenditori giapponesi. Sarà pronta per giugno: i lavori dovrebbero partire nei primi mesi del 2011.
La gara scatta alle 17 circa, quando la sorveglianza è meno stretta. Le aspiranti Miss Colosseo si sistemano i capelli, si fanno aiutare per salire sui ruderi, si mettono in posa, un sorrisino e via con la foto. «Oddio mi hanno vista?» sussurra una turista milanese che ha appena immortalato la sua visita al Colosseo quasi con un book fotografico.
Hanno sfilato indisturbate le "cubiste" dell'Anfiteatro più famoso del mondo, così come i "graffitari", anzi i "firmatari", anche ieri, nella giornata in cui tre pezzi di malta di calce si sono staccati dalla galleria dell'ambulacro centrale, lato Colle Oppio. Fortunatamente era l'alba e nessuno è rimasto ferito. Le reti di recinzione, datate anni 70 e 80 non hanno retto e i massi sono caduti a terra. Zona transennata e un po' di curiosità da parte dei turisti che però non hanno abbandonato vecchie e barbare abitudini.
Sembra infatti irrefrenabile la voglia di lasciare la propria traccia della visita al Colosseo. Come? Prendendo un coltellino, o più semplicemente una chiave, e incidendo il proprio nome. Nasce così la lavagna dei buoni e dei cattivi. Anzi, tutti cattivi quelli che hanno deciso di imprimere il proprio nome su uno dei muri vicino all'ingresso della biglietteria maltrattando secoli di cultura.
"Katia", "Daria", "Tom" e "Moriana". E ancora "Europe 2010 Quebec", "Andrea, Polonia 2009". L'area, avverte un cartello, è videosorvegliata, ma evidentemente nulla può fermare il desiderio di autografare la maestosa opera. Stessa scena anche lungo il corridoio che porta all'entrata. Una lunga fila (a volte dura ore) per fare il biglietto. Sarà l'attesa estenuante che stimola la barbara fantasia? Probabile. Fatto sta che la moda dell'autografo continua a imperversare e i Beni Culturali non hanno mai pensato di cancellare scritte che stanno lì da anni.
Allarme da parte del ministero dei Beni Culturali sul degrado al Colosseo e negli altri luoghi sacri della storia e cultura romana: «Il personale del ministero nell'area del Palatino-Foro Romano comprende 80 persone, 8 alla Domus Aurea e 40 al Colosseo - afferma il sottosegretario Francesco Maria Giro - ma ce ne vorrebbero almeno il triplo».
Anche perché risulta facile agli scrittori dei poemi brevi agire. Proprio dentro il Colosseo c'è un muro protetto da una rete. Le maglie sono larghe, il controllo non c'è, la mano entra veloce (neanche tanto) per continuare a riempire la lavagna dei cattivi. Le scritte raccontano che lì passarono "Rocco", "Brunello" e "Vincenzo". Alcuni turisti fanno semplicemente i turisti, ma lo spettacolo non è entusiasmante: cartacce e l'immancabile bottiglietta di plastica in terra. C'è anche una lattina di Coca Cola, gettata dall'esterno del Colosseo verso una delle rientranze protette da sbarre. Non mancano poi le dediche d'amore e i cuoricini ("P+L", un semplice "ti amo" o un interrotto "Nadia ti").
I grafomani non perdonano neanche la parete con la Croce da baciare per acquistare indulgenza. Nessun cuore stavolta, ma un semplice e barbaro "BUU".
- Transennata l'area dove ieri sono caduti tre frammenti di malta dall'ambulacro del primo piano
- Travertino e laterizi violati da centinaia di graffiti, capitelli usati come cubi per le fotografie ricordo
di Laura Bogliolo
da Il Messaggero del 10.05.10
Pronta a giugno la cordata di imprenditori che finanzierà il restyling. E per i restauri fondi anche dal Giappone. Costo previsto: 23 milioni di euro.
Fondi privati per restituire decoro a uno dei monumenti più famosi al mondo. Dovrebbero partire nei primi mesi del 2011, secondo il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, i cantieri per mettere in pratica il progetto di restauro del Colosseo, atteso da anni. «Entro 15 giorni sarà pronta la cordata di imprenditori che finanzieranno il restauro, che costerà 23 milioni di euro», assicura Giro. Un progetto che è diventato nel tempo il punto dolente dell'archeologia della Capitale: a marzo del 2009 le condizioni dell'Anfiteatro Flavio hanno rappresentato uno dei motivi alla base del commissariamento della Soprintendenza, insieme al degrado dell'intero Foro Romano e dell'area archeologica di Ostia. Ma anche con il commissario delegato Roberto Cecchi, in carica da luglio 2009, il piano si è sempre arenato di fronte al solito problema: i soldi necessari.
Capofila degli sponsor italiani sarà l'imprenditore marchigiano Diego Della Valle. Ma tra gli investitori ci saranno anche alcune imprese giapponesi, come annunciato dal sindaco Gianni Alemanno che, durante la sua recente visita a Tokyo e Hiroshima, ha chiesto l'interessamento del vice ministro degli Esteri nipponico, Tetsuro Fukuyama. Uno dei motori per reperire ulteriori fondi per l'Anfiteatro Flavio, infatti, sarà l'Italy Japan Business Group, - l'organismo per la cooperazione industriale tra i due Paesi - insieme all'Istituto per il commercio estero, presieduto da Umberto Vattani. Cifre importanti per far decollare il progetto arriveranno anche da imprenditori romani, tra cui alcuni costruttori aderenti all'Acer. Ogni sponsor privato, secondo gli accordi, si prenderà "in carico" una parte del monumento, compresa anche l'area archeologica circostante.
La parte più impegnativa dell'intervento di restauro è costituita dalla pulitura della facciata nord (che costerà 5 milioni di euro), del prospetto sud (3,5 milioni) e degli ambulacri del primo e secondo ordine (7 milioni). Il progetto, messo a punto dalla Soprintendenza ai beni archeologici di Roma, prevede anche il restauro degli ipogei (4,5 milioni), dalla messa in sicurezza degli impianti (un milione) e dalla sostituzione della recinzione esterna (1,5 milioni). Altre interventi minori sono già stati avviati: il primo sul perimetro dell'arena, con un investimento di 390 mila euro, il secondo sul terzo ordine, per 480 mila euro. Per l'attico sono stati utilizzati 400 mila euro, mentre 500 mila sono stati necessari serviti per un primo gli ipogei. Tutti questi siti saranno visitabili dai primi giorni di agosto.
Sono già finanziati e in attesa della chiusura della gara, intanto, altri quattro interventi di consolidamento e restauro: l'adeguamento degli ingressi (120 mila euro), il restauro al primo ordine dell'ambulacro esterno (240 mila), la zona mostre al secondo ordine (400 mila) e l'ultimo sulla parte esterna che affaccia su via Labicana (180 mila). «Il piano è ormai in dirittura d'arrivo - conferma il soprintendente comunale Umberto Broccoli - Si sta chiudendo l'accordo, di cui sarà capofila il ministero dei Beni culturali ma su cui faremo, come Campidoglio, un fronte unico». Un mese fa, ricorda Broccoli, c'è stato «un incontro tra tutti i tecnici, alla presenza del sindaco Alemanno, per monitorare la situazione». Ora, dicono alla Soprintendenza, è il momento giusto per stringere i tempi. RIPRODUZIONE RISERVATA
- Dalla Sovrintendenza al commissario straordinario agli sponsor privati che "adotteranno" parti del monumento: l'impegno più grande sarà la ripulitura della facciata Nord
di Fabio Rossi
da Il Messaggero del 10.05.10
Vi raccontiamo il Colosseo segreto. Visita in anteprima nei passaggi dei gladiatori: a luglio saranno aperti al pubblico.
UNA parte dei sotterranei del Colosseo, circa un quarto, restaurata e ripulita, sarà aperta al pubblico a partire da luglio. I visitatori potranno scendere con un ascensore e provare il brivido della vista di un luogo fra i più emozionanti e spaventosi di tutti i tempi. Sotto il piano dell'arena, un tavolato di legno ricoperto di sabbia e oggi parzialmente ricostruito, c'erano le belve che sarebbero state sollevate dai montacarichi fino alla luce del sole, i cacciatori, gli inservienti, gli attori e le macchine sceniche che contribuivano a rendere i ludi ancora più impressionanti e teatrali. I gladiatori invece entravano dalla porta triumphalis dell'anfiteatro prevenendo da un galleria che lo collegava al Ludus Magnus, la palestra in cui venivano formati e addestrati. Difficile anche per noi immaginare il delirio che prendeva gli spettatori quando iniziavano i combattimenti all'interno dello spazio ad essi dedicato.
Molti fra coloro che credono alla parapsicologia vedono questo monumento come uno dei luoghi a più intensa "negatività" che esista sulla terra per la densità di morte che racchiude fra i suoi spalti.
I giochi dell'anfiteatro furono certamente una macchia sulla civiltà di Roma ma dobbiamo anche ricordare che in tutta la sua storia l'anfiteatro Flavio, sorto sull'area che era stata della domus di Nerone, non ha mai visto tanti morti quanti la città di Hiroshima in un istante solo e che una chance di sopravvivenza veniva pur data al combattente, cosa che non ebbero le innumerevoli vittime civili, donne vecchi e bambini, dei bombardamenti convenzionali e nucleari della seconda guerra mondiale. Ciò che fa la differenza tuttavia è la spettacolarizzazione della sofferenza.
Non è facile spiegare come un rito religioso, per quanto cruento, si sia trasformato nel corso dei secoli in uno spettacolo in cui le ferite e la morte dei combattenti erano l'essenza stessa del divertimento degli spettatori. È però un dato di fatto che i combattimenti all'ultimo sangue fra prigionieri di guerra in occasione della morte di un illustre personaggio furono comuni a moltissime civiltà del vecchio e del nuovo mondo.
Anche nell'Iliade, durante i giochi funebri in onore di Patroclo, assistiamo a combattimenti gladiatori che però vengono interrotti alla vista del primo sangue. La mano di Achille che si leva a fermare la spada di Diomede che punta al corpo di Aiace è il segno di una civiltà diversa che riesce sublimare l'aggressività naturale e l'energia della competizione nell'atletismo agonistico: lo stadio che sostituisce l'anfiteatro.
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da Il Messaggero del 23.04.10
Nei sotterranei del Colosseo viaggio al centro della storia. Gli ipogei riapriranno a luglio dopo secoli.
Neanche Dante avrebbe saputo immaginarli più cupi. Umidi e maleodoranti. Illuminati a stento dalle torce e pullulanti di gente che corre e si urta, di belve eccitate, di condannati a morte, di gladiatori pronti allo scontro.
I sotterranei del Colosseo, massimo anfiteatro dell'antichità, erano l'anticamera dei cruenti circenses che la Roma dei Flavi offriva al suo popolo. Negli ipogei veniva montato, in ogni dettaglio, lo spettacolo pieno di uomini, animali ed effetti speciali sul quale, di lì a poco, l'imperatore avrebbe poggiato lo sguardo.
Poco noti quasi a tutti già nell'antichità, gli ipogei sono rimasti "sconosciuti" per lunghi secoli. Il Colosseo, infatti, è prima scomparso dallo skyline della città, nascosto da tonnellate di terra alla fine del VI secolo d.C, poi, una volta riemerso, è diventato oggetto di studio per gli archeologi di Otto e Novecento. Infine, come emblema assoluto della romanità, è stato glorificato dalla cinematografia mondiale, Hollywood in testa.
A luglio gli ipogei, dopo lunghe sessioni di scavo, saranno restituiti ai visitatori. Che potranno però addentrarsi soltanto in un terzo del reticolo dei cunicoli estesi sotto il piano dell'arena. E saranno ammessi esclusivamente gruppi di visitatori a numero chiuso, accompagnati da una guida. L'apertura del sito dovrebbe comunque essere definitiva. E per la prima volta si potrà provare l'emozione di accedere a un luogo che, a parte gli addetti ai lavori, raramente restituiva corpi di persone vive.
«L'ingresso dovrebbe coincidere con il passaggio che nell'antichità era percorso dal "corteo della pompa" - spiega la direttrice del Colosseo, Rossella Rea, cicerone d'eccezione per questa visita in anteprima - quello che, preceduto dai littori e seguito dai musicisti, permetteva ai gladiatori di rendere omaggio all'imperatore prima dell'inizio dei giochi».
Dall'ingresso, situato sul lato diametralmente opposto all'attuale biglietteria, un ascensore a vetri permetterà la "discesa agli inferi". «Circa sei metri di profondità e differenti livelli - aggiunge la Rea - il primo era quello dedicato al passaggio dei gladiatori, dei cacciatori e degli animali che da li a poco si sarebbero scontrati nell'arena. Si possono ancora vedere gli alloggiamenti dei montacarichi nelle gallerie laterali. Gli altri livelli servivano per la movimentazione dei materiali per i giochi. Infine, il più basso permetteva l'entrata delle barche in occasione delle "Naumachie", le battaglie navali che si sono certamente combattute fino al tempo di Domiziano. Ce confermano i resti di pilastri in legno individuati sotto il piano dell'attuale arena, atti a sorreggere una struttura lignea rimovibile per trasformare l'invaso del Colosseo in un bacino da riempire d'acqua».
Grazie ai 500mila euro disposti dal commissario speciale per l'area archeologica, Roberto Cecchi, da gennaio si sta procedendo al restauro e alla messa in sicurezza della porzione di sotterranei che sarà aperta fra due mesi. «Arrivati al piano più basso i visitatori procederanno lungo il corridoio centrale sormontato da piattabande di travertino, e arriveranno fin quasi al centro dell'arena, nel cuore degli ipogei».
Si ritroveranno, a quel punto, completamente circondati dalla cavea che gira tutt'intorno. Un gran colpo d'occhio. «Per far tornare bianchi i blocchi di travertino si è usata acqua nebulizzata. Per le incrostazioni impacchi di carbonato d'ammonio in polpa di carta». Ogni particolare è stato studiato e conservato, come il complesso meccanismo che serviva a far defluire le acque dal centro dell'arena verso l'esterno. «Non solo le acque, ma anche il sangue delle belve uccise e quello dei condannati alla "damnatio ad bestias", cioè ad essere sbranati dai leoni.
Nei 120 giorni di festeggiamenti organizzati da Traiano per la conquista della Dacia furono uccisi 16 mila animali feroci. Ogni cosa doveva essere spettacolare. Per questo i sotterranei erano organizzati in maniera capillare e perfetta».
Ora la sfida di Rossella Rea è, ovviamente, l'apertura al pubblico dell'intera area. «Gli ipogei sono stati già approfonditamente studiati, in collaborazione con l'Istituto Germanico, a metà degli anni ‘90. L'apertura totale è possibile. Occorre solo il finanziamento».
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di Maria grazia Filippi
da Il Messaggero del 23.04.10
Quell'orto botanico con capperi e asfodeli
Il Colosseo non vede lotta gladiatoria da un millennio e mezzo. Non così lontane, invece, le occasioni in cui il monumento è stato scelto per riunioni di popolo, feste cittadine o mattane principesche. Mirabilia di differente segno grazie alle quali fu comunque chiaro - sono parole di Byron - che «il Colosseo esiste ancora e, con il Colosseo, Roma e il mondo».
Passato di mano in mano (una volta agli aristocratici, la volta dopo al popolo e così via, in alternanza), l'Anfiteatro Flavio non si è negato nulla. Ha fornito marmo pregiato a chi lo considerò una cava, si è lasciato decretare, da papa Sisto V, sede ideale per una fabbrica di tessuti (la morte del Pontefice impedì all'architetto designato, Domenico Fontana, di restaurare il monumento per adibirlo all'uso), non crollò quando Clemente IX, nel diciassettesimo secolo, volle organizzare sotto le arcate il magazzino di un vicino opificio, in cui si produceva polvere da sparo.
Più romantico assetto lo ebbe nell'Ottocento, quando i viaggiatori colti annotarono, con l'ammirazione e la precisione dei naturalisti dilettanti, come si fosse trasformato in una specie di orto botanico: monticelli rocciosi, colline d'erba, olivi selvatici, fichi, mirto, ciuffi di capperi, ogni sorta di erbe odorose, primule a primavera, gerani d'estate, anemoni rosa nel caldo inverno romano. E, rarità assoluta, i bianchi asfodeli di rimembranza classica, esclusività assoluta del Colosseo e dei suoi immediati dintorni. Gli appassionati e i curiosi possono sfogliare il Flora of the Colosseum di Richard Deakin, del 1855, che enumera ben 420 varietà di piante.
Ma non solo. Se molti sanno che all'ombra degli antichi archi si svolsero lunghe e tonanti prediche quaresimali; che la breve vita della Repubblica Romana richiamò al Colosseo mezza città per assistere a uno spettacolo di fuochi artificiali; che un concerto di musiche verdiane ha richiamato signore e signori in abito di gala dentro il monumento Flavio, pochi hanno nozione della corrida del 1332. La descrive Guglielmo Manzi nel suo Discorso sopra gli spettacoli, le feste e il lusso degli italiani nel secolo XIV. Una vera tauromachia, per la cui organizzazione l'interno del Colosseo, deserto e abbandonato da secoli, fu sistemato con tribune, tavole, addobbi e costruzioni per gli animali. C'erano tutti, le dame romane di miglior bellezza, i nobili quiriti, persino i figli dei signori di Rimini e di Ravenna e altri aristocratici italiani. Fu un torneo ardito e cruento con cavalieri e cavalli contro tori selvaggi. Tanto che il bilancio della riunione fu di diciotto uomini morti e nove feriti, contro undici tori uccisi.
Solo negli ultimi duecento anni, con più attenzione a partire dall'avvento di Napoleone, il Colosseo ha trovato vera qualità nel processo di recupero e di restauro, senza per questo far mancare visioni di gloria a Goethe e ispirazione a poeti assetati di "disordine" quali Keats, Shelley, Byron appunto.
Bene ha fatto Adriano La Regina, durante la sua sovrintendenza ai Beni archeologici romani, a difenderne il territorio, ponendo precise richieste architettoniche agli artefici del riuso.
Nel Duemila un brivido, sia pure sacro (l'occasione fu una tragedia di Sofocle, recitata in greco antico e allestita dal Teatro nazionale di Atene in occasione del Giubileo), percorse la schiena di chi entrò nell'anfiteatro, dopo tanto tempo, per assistere a uno spettacolo. Gli spettatori non furono ottantamila, come quelli degli antichi ludi, che sciamavano lungo scale e ambulacri, più tardi ostruiti da grandi reperti archeologici. Il pubblico non arrivò nemmeno all'uno per cento di quello di allora, usò il piano dell'arena per entrare, sistemarsi e quindi, alla fine della rappresentazione, uscire. Non importa. La magia fu assoluta. Si ebbe la chiara coscienza di cosa sia stato ill Colosseo.
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di Rita Sala
da Il Messaggero del 23.04.10
- Argomenti di Architettura: Colosseo - Fori
rassegna stampa a partire da maggio 2002
vedi anche:
Roma, serve davvero un parco «finto»?
Turismo & cultura - breve rassegna stampa
Le arcate chiuse al Colosseo
un articolo di Paolo Desideri
Colosseo, la grande rivoluzione
Ecco come cambia il volto dell'Anfiteatro Flavio
Colosseo, un anno di lavori
nuovo selciato dell'area pedonale
Arrivano le telecamere salva-Colosseo
Nuovo sistema di protezione
Un pavimento per il Colosseo
infrangibile e trasparente
Nasce il partito del Colosseo
ma c'è chi teme che il monumento possa essere danneggiato
Colosseo, condizioni per l'uso:
solo in caso di eventi di alto profilo culturale