La corruzione annienta gli onesti

Relazione Authorità di Vigilanza - rassegna stampa

L'Authority: la corruzione altera il settore degli appalti. Allarme appalti. La relazione al Parlamento: l'illegalità diffusa nella Pa crea una profonda alterazione del mercato. La corruzione annienta gli onesti. L'Authority: poca trasparenza, +362% di trattative private per piccole opere.

Una corruzione «radicata e diffusa» altera il mercato degli appalti e la concorrenza. È l'allarme lanciato dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici nella relazione annuale al Parlamento.

ROMA - La corruzione e l'illegalità sono fenomeni che si sono insinuati «negli ordinari ingranaggi degli appalti pubblici», un settore investito «ancora una volta» e «con ciclicità preoccupante » da «gravi episodi». Cresce l'assenza di trasparenza a ogni livello, anche dove non arrivano i giudici, come dimostra l'incredibile aumento del 362% in un anno delle trattative private per le piccole opere di importo inferiore a 500mila euro: è l'effetto delle norme introdotte dal governo a fine 2008.

L'allarme appalti arriva dal presidente dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, Luigi Giampaolino, che ieri ha tenuto alla Camera la relazione annuale al Parlamento sul 2009. L'allarme tocca anche gli aspetti all'attenzione della magistratura - come l'abuso dei grandi eventi della Protezione civile in deroga alle leggi ordinarie o il boom degli arbitrati - ma va oltre queste patologie per trasformarsi in assenza di concorrenza o, peggio, in alterazione profonda e duratura del mercato. «Il mancato rispetto delle regole e la presenza radicata e diffusa della corruzione - dice Giampaolino - è causa di una profonda e sleale alterazione delle condizioni concorrenziali che può contribuire ad annientare le imprese oneste, costringendole ad uscire dal mercato».

Ad affondare un settore che da mesi lancia segnali di allarme e di grave emergenza, soprattutto in termini di sofferenza delle imprese, non è soltanto la corruzione. Un ruolo rilevante nel funzionamento inefficiente ce l'ha anche l'eccesso di polverizzazione del mercato con 13mila stazioni appaltanti e 36mila imprese qualificate.

«Nel mercato - ha ricordato la relazione di Giampaolino - lavorano 36.600 imprese di costruzione qualificate per la partecipazione alle gare di lavori di importo superiore a 150mila euro e un numero molto elevato (circa 30mila) di imprese di costruzione non qualificate che eseguono lavori di importo inferiore a 150mila euro e decine di migliaia di operatori economici che partecipano alle gare per l'affidamento di contratti di servizi e forniture. Questo enorme numero di stazioni appaltanti - ha continuato Giampaolino- spesso di minime dimensioni e prive di competenze specialistiche, costituisce uno dei massimi problemi del settore, posto che la preparazione tecnica dell'amministrazione rappresenta la prima barriera che si frappone al manifestarsi di episodi di malcostume».

La ricetta proposta da Giampaolino parte proprio dal superamento della frammentazione del mercato sul lato della domanda e su quello dell'offerta, con l'introduzione di un sistema di qualificazione anche per le amministrazioni pubbliche e un sistema più rigoroso di qualificazione per le imprese. Più volte l'Autorità ha preso posizione sostenendo che le Soa devono sopravvivere, ma al tempo stesso diventare una sorta di braccio operativo dell'Auitorità, accentuandone il carattere di pubblico ufficiale.

Pesano negativamente sull'andamento del settore anche una regolamentazione di «mastodontiche dimensioni» di 615 articoli e 58 allegati (contro i 150 articoli delle direttive Ue). I rimedi finora attuati, con il ricorso alle procedure in deroga alle leggi ordinarie (come nel caso della Protezione civile)e allo strumento dell'arbitrato, hanno peggiorato la situazione. L'autorità stima che siano rimasti fuori del circuito delle leggi ordinarie almeno 13 miliardi di lavori.

I riferimenti alla protezione civile hanno prodotto ieri per altro una reazione del dipartimento diretto da Guido Bertolaso. «L'Autorità - spiega la Protezione Civile - dovrebbe ricordare la disciplina relativa allo stato di emergenza e alla dichiarazione di grande evento. Addossare tutta la responsabilità in materia alla Protezione Civile è esercizio troppo facile, che non rispecchia le competenze e i ruoli che la legge (225/1992) assegna ai diversi livelli di potere, da quello locale a quello nazionale, rispetto all'approvazione e alla gestione di tali fattispecie».

Nella «ricetta Giampaolino» contro le patologie del settore ci sono anche il rafforzamento degli strumenti di trasparenza come le banche dati gestite dalla stessa Autorità e maggiori poteri dell'Autorità di vigilanza soprattutto nella sua attività di «regolazione interpretativa».
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  • EMERGENZE NEL MIRINO - «Stop al sistematico ricorso a provvedimenti in deroga alle leggi ordinarie» La protezione civile: troppo facile scaricare le colpe
  • PAGAMENTI LENTI - Ammontano a 37 miliardi i debiti della pubblica amministrazione, da 92 a 664 i giorni necessari per saldare i conti

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 23.06.10


Appalti, la corruzione dilaga. Denuncia al parlamento dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici. Interventi d'emergenza per 12,8 mld in dieci anni.

È allarme corruzione, che dilaga negli appalti pubblici, secondo la denuncia al parlamento del presidente dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, Luigi Giampaolino, che per lottare contro la corruzione ha chiesto un rafforzamento dei poteri dell'Authority e una contestuale creazione della Banca dati nazionale sui contratti pubblici. Affermazioni e denunce sulla quale ha concordato l'associazione nazionale dei costruttori, Ance, presiduta da Paolo Buzzetti, che in altre occasioni si era espresso negli stessi termini.

Dodici miliardi di opere in regime emergenziale dal 2001 a oggi, con frequenti «illegittimità»; il 25% degli interventi affidati a trattativa privata con un 5,5% di minore ribasso; il 94% degli arbitrati vede la P.A. soccombere; sulla Scuola dei Marescialli di Firenze è dal 2001 che l'Autorità ha interessato le autorità amministrative e le procure. E' quanto è emerso dalla relazione annuale dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici illustrata ieri a Roma dal presidente Luigi Giampaolino. Per quel che riguarda gli interventi in emergenza la relazione dà atto di una indagine su 764 ordinanze pubblicate in Gazzetta Ufficiale dal 1° gennaio 2001 al 31 marzo 2010, dalla quale è emerso che sono 302 quelle relative al settore degli appalti, nell'ambito del quale è stato previsto uno stanziamento complessivo di risorse pubbliche per la realizzazione degli interventi pari a 12,8 miliardi. In sostanza lavori per 12,8 miliardi senza gara effettuati dalla Protezione civile dal 2001 a marzo 2010.

L'Autorità ha evidenziato inoltre che dalle 28 ordinanze emanate nel 2001 si è passati alle 49 del 2009 quando è stato registrato un picco, sia in termini numerici che di stanziamenti, giustificato prevalentemente degli eventi sismici verificatisi in Abruzzo. In generale l'Authority ha messo in luce anche «situazioni di illegittimità laddove la determinazione di affidamento dei lavori in deroga alla normativa ordinaria è avvenuto in data successiva alla cessazione dello stato di emergenza e qualora il lasso di tempo trascorso abbia consolidato lo stato di fatto e quindi reso normale la necessità di intervenire». L'entità degli interventi e la loro natura porta l'Autorità ad una secca considerazione: «il continuo riproporsi dell'emergenza ha finito con il determinare la perdita dei caratteri della eccezionalità ed imprevedibilità del fenomeno da contrastare ed ha portato altresì ad una dilatazione dei tempi dell'intervento straordinario». Per quel che riguarda l'Abruzzo (1,1 miliardi) sono state esperite 471 gare, molte delle quali mediante procedure negoziate, per estrazione a sorte o ad inviti. Soltanto 11 gare sono state effettuate con procedura aperta.

Il fenomeno delle trattative private riguarda però la generalità dei contratti pubblici e non solo quelli emergenziali dal momento che le procedure negoziate senza previa pubblicazione del bando hanno rappresentato, sul totale dei contratti aggiudicati, il 24,6% e sul valore delle aggiudicazioni il 12,6% (1,3 miliardi di euro su 10,3 miliardi di euro) e i ribassi medi espressi da simili procedure sono stati pari al 16,9%, circa 5,5 punti percentuali in meno rispetto alla media dei ribassi delle procedure aperte.

Sotto accusa anche l'applicazione delle procedure emergenziali ai cosiddetti «grandi eventi»; al riguardo l'Autorità nota come la nozione di «grande evento» sia stata applicata a fattispecie assai disomogenee ed in ogni caso prive dei requisiti di contingibilità (intesa come imprevedibilità) ed urgenza. L'organismo di vigilanza ha ricordato però che il ricorso ad una nozione tanto generica di «grande evento» non sarà riproponibile per il futuro, alla luce di quanto chiarito dalla Corte dei Conti nella recente deliberazione n. 5/2010 (soltanto per «situazioni di grave pericolo»). Oltre a richiamare l'attenzione sulla necessità di contenere allo stretto indispensabile l'intervento emergenziale, l'Autorità ha ricordato anche come si dovrebbe tenere in maggiore conto di quanto la stessa Autorità ha rilevato nella sua attività istituzionale; in particolare sui «gravi casi di cronaca come quelli della Nuova Scuola Marescialli di Firenze». Il presidente Luigi Giampaolino ha ricordato che si tratta di interventi «già denunciati più volte dall'Autorità (deliberazioni n. 235/2001; n.61/2006 e n. 39/2008, inviate alla Procura della Repubblica e alla Procura regionale della Corte dei Conti competenti) e che sono stati segnalati ad altri organi amministrativi, senza ricevere alcun riscontro.

Negli arbitrati è stata confermata l'elevata percentuale di soccombenza totale o parziale della pubblica amministrazione: 94%, mentre solo nel 6% dei casi le domande dell'impresa sono state rigettate.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 23.06.10


L'Authority: con l'emergenza appalti senza controllo. Il Garante dei Lavori pubblici contro la Protezione civile. La replica: facile addossarci le colpe.

ROMA - Luigi Giampaolino, presidente dell'Authority dei Lavori Pubblici, non ha usato mezzi termini: «Bisogna dire stop ad una legislazione di emergenza che fa venire meno ogni forma di controllo». Ha parlato alla Camera, alla presentazione del Rapporto annuale, Giampaolino. E non ha fatto sconti.

Ha aggiunto: «La materia degli appalti è sempre calda. Ma questi casi nascono da mali che noi abbiamo denunciato da tempo: serve una qualificazione delle stazioni appaltanti, nel senso di preparazione dei funzionari: preparazione tecnica e anche morale». Pronta è arrivata la replica della Protezione Civile.

«Addossare tutta le responsabilità degli appalti a noi è esercizio fin troppo facile», risponde con una nota del Dipartimento della Protezione civile guidato da Guido Bertolaso. E quindi aggiunge: «Non vorremmo che dovendo cercare un capro espiatorio si sia scelto di puntare sulla Protezione civile e non di attenersi a ciò che viene regolato da leggi dello Stato e non da semplici funzionari che si limitano ad applicarle».

Ci sono in ballo 13 miliardi di euro di appalti che la Protezione civile «avrebbe gestito senza alcun controllo», secondo il grido di allarme lanciato dall'Authority dei Lavori pubblici. Ma dal dipartimento sono pronti a replicare: «Occorre fare molte distinzioni che tengano conto di quanto prevede la normativa, e non di ciò che decide la Protezione civile».

In poche parole, dal dipartimento di Bertolaso sintetizzano: «La dichiarazione dello stato di emergenza o di grande evento viene deciso dal Consiglio dei ministri sulla base di una richiesta esplicita formulata dalle diverse regioni».

Nella sua relazione l'Authority ha denunciato anche la presenza di una corruzione «radicata e diffusa che altera il mercato degli appalti», crea «una profonda e sleale alterazione della concorrenza che può contribuire ad annientare le imprese oneste costringendole ad uscire dal mercato». Giampaolino ha, infine, rilevato «l'insorgere, all'interno della pubblica amministrazione, di gravi episodi di corruzione ed illegalità».

Piena condivisione dell'allarme lanciato dall'Authority è venuta dal presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che ha sottolineato l'esigenza di approvare riforme sostanziali delle norme sugli appalti.
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di Al. Ar.
dal Corriere della sera del 23.06.10


"Corruzione e appalti senza gare" - duello Authority-Protezione civile. L'allarme: gli imprenditori onesti espulsi dal mercato. Nel mirino anche il continuo ricorso agli arbitrati: "Fanno lievitare i costi". Il Dipartimento di Bertolaso: noi capro espiatorio.

ROMA - C'è un Italia degli appalti pubblici dove la corruzione «è radicata e diffusa». C'è un Italia dove la concorrenza è «sleale», alterata e danneggia le imprese oneste che, per questo, spesso sono «costrette ad uscire dal mercato».

La fotografia di un anno di attività dell'Autorità che vigila sui contratti pubblici, è spietata. Mette nel mirino le inadempienze della Pubblica amministrazione (il ritardo nei pagamenti delle opere eseguite a volte supera i due anni); ma bacchetta anche il ricorso alle scorciatoie, alle deroghe su regole e procedure di gara di Grandi eventi gestite dalla Protezione civile (come il G8 o i Mondiali di nuoto) che lo scorso anno hanno raggiunto i 4 miliardi di euro grazie a 49 ordinanze che hanno marciato in corsie d'emergenza protette.

L'Authority sottolinea poi con forza la "prassi" del ricorso agli arbitrati liberi, fonte di un impennata dei costi finali di un appalto. La relazione del presidente Luigi Giampaolino, su questo nodo in particolare, cerca di andare in profondità: nel solo 2009 tutte le gare d'importo superiore ai 150mila euro hanno sfiorato complessivamente gli 80 miliardi di euro, pari al 6,6% del nostro Pil. Sono appalti per opere rilevanti che rischiano di finire nel tritacarne degli arbitrati. Una partita, questa, che vede soccombere 94 volte su cento lo Stato. Ma non basta: a guardare i dati dell'Avcp, quando l'entità dei contratti è superiore ai 15 milioni di euro, una volta su due spunta la richiesta di arbitrato.

L'Autorità passa poi all'analisi dei cosiddetti "interventi emergenziali", «in particolare su quelli realizzati a seguito di ordinanze di Protezione civile dal 2001 in poi». Ne sono state analizzate 764: quelle relative al settore degli appalti, sono state 302, per un finanziamento di quasi 13 miliardi di euro. Per il terremoto in Abruzzo «le ordinanze emanate nel corso del 2009 e fino al marzo 2010 hanno previsto stanziamenti per oltre 638 milioni anche se quelli complessivi destinati all'Abruzzo - spiega l'Autorità - per il 2009 sono pari a 1,63 miliardi e per il 2010 a 560 milioni di euro». Dito puntato pure sull'emergenza rifiuti in Campania: dal 2001 al 2005 è stata emanata in media un'ordinanza all'anno. «Si è trattato nella quasi totalità dei casi, di interventi realizzati in deroga alle disposizioni in materia di evidenza pubblica, per un importo di 3,5 miliardi di euro».

Non si fa attendere la dura replica della Protezione civile: «L'Autorità dovrebbe ricordare la disciplina relativa allo stato di emergenza e alla dichiarazione di grande evento» perché «addossare tutta la responsabilità alla Protezione civile è esercizio troppo facile. La dichiarazione di grande evento è regolata da una legge dello stato approvata dal Parlamento e non sulla base degli umori o della volontà della Protezione civile nazionale, come sembra adombrare il rapporto dell'Autorità».

La risposta del dipartimento cerca di chiarire anche il punto relativo ai 13 miliardi di euro che sarebbero stati gestiti senza alcun controllo: «Occorre fare molte distinzioni che tengano conto di quanto prevede la normativa e non di ciò che decide il dipartimento. Si sostiene che la Protezione civile avrebbe abusato delle procedure in deroga. Ma alla luce di quanto dettato dalla legge, forse quelle responsabilità andrebbero ricercate nell'intera legislazione nazionale, o nei diversi rappresentanti delle istituzioni che si sono fatti carico di risolvere situazioni il più delle volte drammatiche o, ancora, nei tecnici che hanno ricevuto l´incarico su materie specifiche con l'avallo di tutti i livelli istituzionali».

  • 80 mld le gare. Soltanto nel 2009, in Italia, le gare di valore superiore ai 150mila euro sono pari a 80 miliardi di euro, ovvero il 6,6% del Prodotto interno lordo
  • 13 mld emergenze. Gli interventi "emergenziali" che hanno visto anche l'intervento della Protezione civile dal 2001 in poi, hanno toccato i 13 miliardi di euro 
  • 3,5 mld i rifiuti. Altra emergenza sotto la lente dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, quella dei rifiuti in Campania, "costata" 3,5 miliardi di euro
  • 1,6 mld l'abruzzo. In Abruzzo, per l'emergenza che è seguita al terremoto dello scorso anno, sono stati stanziati circa 1,6 miliardi di euro tra 2009 e il 2010

 

di Lucio Cillis
da La Repubblica del 23.06.10


Appalti, l'allarme dell'Authority: «La corruzione annienta gli onesti»

ROMA - È un allarme pesante quello lanciato dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Una lettura pesante che sembra trarre spunto da molti degli ultimi recenti fatti giudiziari. Nella relazione annuale presentata al Parlamento, l'Authority conclude che «una corruzione radicata e diffusa altera il mercato degli appalti, crea una profonda e sleale alterazione della concorrenza che può contribuire ad annientare le imprese oneste costringendole a uscire dal mercato». Bisogna poi porre attenzione - sottolineano gli esperti - anche al rischio che le norme del codice degli appalti possano essere in larga parte disapplicate per il «sistematico ricorso a provvedimenti di natura emergenziale». Come l'affidamento di appalti gestiti con ordinanze della Protezione civile, dai «Grandi eventi» (G8, mondiali di nuoto, celebrazioni per l'Unità d'Italia) al terremoto in Abruzzo, che registra una «tendenza all'incremento» e ha toccato nel 2009 il picco più alto per numero (49 ordinanze) e spesa globale (3,94 miliardi). Un «continuo riproporsi» che fa cadere, rileva l'Autorità, i requisiti di eccezionalità e imprevedibilità necessari per giustificare poteri straordinari e una deroga alle regole su procedure di gara a affidamenti».

Non è proprio così, tengono a replicare alla Protezione civile, «si tratta di una situazione che deriva da leggi dello Stato e non da semplici funzionari che si limitano ad applicarle». Il timore - aggiungono - è che qui si cerchi di trovare «un capro espiatorio».

Preoccupano anche i ritardi per i pagamenti della pubblica amministrazione, che ha debiti che l'Autorità stima in circa 37 miliardi di euro, e tempi per saldare i conti di lavori, servizi e forniture che vanno da un minimo di 92 giorni a un massimo di 664. Una strozzatura che per il presidente dell'Autorità, Luigi Giampaolino, ha limitato gli effetti positivi, sul fronte di crisi economica e occupazione, di una domanda in crescita.

Nel 2009, considerando le gare di appalto di importo superiore a 150 mila euro, i contratti pubblici hanno raggiunto un importo di 79,4 miliardi di euro, pari al 6,6 per cento del Pil, con un aumento del 4,8 per cento (+2,6 per cento in termini reali), e un impatto positivo sull'occupazione «dell'ordine di 32 mila unità» che possono salire a 50 mila per un effetto di «moltiplicazione sulla domanda interna». Un trend positivo che è confermato anche nel 2010, con un più 11 per cento nel primo trimestre.

Un quadro che emerge dalla relazione dell'Autorità sul 2009, che Giampaolino ha presentato ieri alla Camera, soffermandosi anche lui sul tema di stretta attualità dell'allarme legalità e corruzione. Fenomeno che desta allarme in un settore «ancora una volta e con ciclicità preoccupante investito con forza da simili eventi», evidenzia il presidente. Che chiede poteri e strumenti per intervenire. Mani legate? «Oggi - conclude Giampaolino - è come se le mani non le avessimo proprio».
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di C.Man.
da Il Messaggero del 23.06.10

 

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data pubblicazione: martedì 13 luglio 2010
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