Corruzione e inefficienza negli appalti

Architetti e Lavori Pubblici - di Enrico Milone

CORRUZIONE E INEFFICIENZA NEGLI APPALTI
ARCHITETTI E LAVORI PUBBLICI

Il 22 giugno 2010, alla Camera dei Deputati, il Presidente dell'Autorità di Vigilanza sui lavori pubblici ha illustrato la relazione al Parlamento per l'anno 2009, ora pubblicata sul sito dell'Authority.

La relazione segnala l'aumentare della inefficienza della pubblica amministrazione e la contemporanea crescita della corruzione negli appalti.

Il mancato rispetto delle regole e la presenza radicata e diffusa della corruzione è causa di una profonda e sleale alterazione delle condizioni concorrenziali e contribuisce ad annientare le imprese oneste, costringendole ad uscire dal mercato.

In base alla Relazione 2009 vengono confermate ed evidenziate le note e gravi  disfunzioni del sistema degli appalti di lavori pubblici:

  • 1. enorme numero di stazioni appaltanti. Sono ben 13.000, spesso di minime dimensioni e prive di competenze specialistiche. Uno dei massimi problemi del settore, posto che la preparazione tecnica dell'amministrazione rappresenta la prima barriera che si frappone al manifestarsi di episodi di malcostume. La mia esperienza professionale conferma che gli uffici tecnici di piccoli comuni spesso non applicano le norme perché non le conoscono. Tutti gli 8.100 Comuni italiani sono stazioni appaltanti. Il 42% di essi ha meno di 10.000 abitanti. Molti hanno meno di 1.000 abitanti e sono privi di ufficio tecnico. Eseguire una opera pubblica richiede una approfondita conoscenza delle norme. Che, inoltre, vengono frequentemente modificate. Moltissimi sono gli appalti banditi in maniera non rispettosa delle norme e pertanto facilmente annullabili con ricorso al Tar. Ricorso che è divenuto, assurdamente, parte usuale della procedura di realizzazione di una opera pubblica. Mi risulta che l'indagine 2006 dell'Autorità lavori pubblici sugli appalti ospedalieri aveva rilevato che il tempo medio di realizzazione di un lavoro dalla progettazione al collaudo, è di 9 anni e 6 mesi. Di questi, 10 mesi costituiscono la perdita di tempo media dovuta ai ricorsi contro l'aggiudicazione dei lavori. Inoltre vi sono moltissimi appalti che, nonostante vengano eseguiti fuori norma, non sono segnalati come illegittimi perché le imprese non hanno interesse a fare il ricorso al Tar. Sperano di aggiudicarsi un appalto successivo, anch'esso probabilmente fuori norma. Resta il fatto che la disapplicazione delle norme è molto diffusa, specialmente nelle stazioni appaltanti di piccola dimensione. Unica soluzione immediata del problema sarebbe una legge che impedisca ai Comuni di piccola dimensione (ad esempio con meno di 5000 abitanti e privi di ufficio tecnico adeguato) di gestire in proprio lavori pubblici, e li costringa a servirsi di strutture pubbliche efficienti, a livello multi-comunale o della Provincia. A termine più lungo, con i tempi della politica, occorre accorpare i piccoli Comuni, come previsto negli anni ottanta dalla legge, mai attuata, sulla riforma degli enti locali. Nella sua Relazione, l'Authority propone di introdurre un sistema di qualificazione per le amministrazioni pubbliche in modo tale che le amministrazioni non qualificate siano tenute a rivolgersi a quelle qualificate per la realizzazione dei lavori.
  • 2. enorme numero di imprese. Nel mercato lavorano 36.600 imprese di costruzione qualificate per la partecipazione alle gare di lavori di importo superiore a 150mila euro e circa 30mila imprese di costruzione non qualificate che eseguono lavori di importo inferiore a 150mila euro e decine di migliaia di operatori economici che partecipano alle gare per l'affidamento di contratti di servizi e forniture. L'Autority sollecita un sistema più restrittivo per la qualificazione delle imprese.
  • 3. troppe trattative private. Nel 2009 il sistema della trattativa privata senza pubblicazione di bando è aumentato del 362% per lavori di importo inferiore a 500.000 euro: questo è l'effetto delle norme introdotte dal governo con la legge 201 del 22.12.2008, che hanno elevato a 500.000 euro il limite al di sotto del quale è possibile ricorrere alla trattativa privata senza pubblicazione del bando. Un sistema contrario all'esigenza di trasparenza e concorrenza, cardini della buona amministrazione del danaro pubblico. Nella legge del 1995 era prevista la trattativa privata, ma per un uso assolutamente limitato. Gli appalti aggiudicati a trattativa privata sono stati il 24.6% del totale. I ribassi medi sono pari al 16,9%, 5,5 punti percentuali in meno rispetto alla media dei ribassi delle normali procedure aperte. Questa è la conseguenza della diminuita concorrenza.
  • 4. abuso dei grandi eventi della Protezione civile per derogare dal codice degli appalti e sottrarli alla sorveglianza dell'Autorità dei lavori pubblici e della Corte dei Conti. Nel corso del 2009 l'Autorità ha condotto un'indagine ricognitiva degli interventi emergenziali, rivolgendo in particolare l'attenzione a quelli realizzati a seguito di ordinanze di protezione civile. Sono state censite 764 ordinanze. Ne risulta che il continuo riproporsi dell'emergenza abbia finito con il determinare la perdita dei caratteri della "eccezionalità" del fenomeno da contrastare ed abbia portato anche ad una dilatazione dei tempi dell'intervento "straordinario". Tra le disposizioni del Codice dei contratti pubblici più di frequente derogate si rinvengono quelle relative alla figura del responsabile del procedimento, alla qualificazione necessaria per eseguire i lavori, alle procedure di scelta del contraente, alle modalità di pubblicazione dei bandi ed ai relativi termini, ai criteri di selezione delle offerte e di verifica delle offerte anormalmente basse, alla progettazione, alle garanzie in fase di gara ed esecuzione, ai subappalti.
  • 5. boom degli arbitrati.  Nel 2009 ci sono stati 175 arbitrati. La pubblica amministrazione è stata soccombente nel 94% dei casi. E' evidente che il sistema dell'arbitrato danneggia l'amministrazione e favorisce le imprese. Nonostante questo, con l'art.5.4 della legge 26.2.2010 n.25, è stata nuovamente prorogata la possibilità di ricorso all'arbitrato che era stata eliminata per legge (L 31/2008 art.15, L 201/2008 art.1ter). Ad aggravare la situazione, la notizia che nei contratti superiori a 15 milioni di euro si è registrato nel 2009 un contenzioso ogni due appalti. In 53 casi pari al 7%, l'arbitrato è stato causato da ricorso dell'impresa per carenze di progettazione.

Gli architetti nella catena produttiva
Da un lato ritengo che gli architetti e gli organi che li rappresentano dovrebbe porgere maggiore attenzione ai problemi dei lavori pubblici. Non mi sembra che, sui complessi meccanismi degli appalti, ci sia una capacità propositiva paragonabile a quella praticata dall'Associazione delle imprese di costruzione. Occorrono interventi tempestivi e precisi. Con proposte di modifica del Codice degli appalti non velleitarie e che tengano conto delle normative europee e, in particolare, che non siano impostate sul rifiuto della concorrenza negli incarichi professionali. Con emendamenti alla bozza di nuovo  Regolamento che devono essere puntuali e rispettosi del Codice per essere accettati.

Inoltre, con riguardo agli architetti implicati in vicende di corruzione o in situazioni di incompatibilità, non c'è una sufficiente informazione all'esterno in merito all'azione di vigilanza sotto gli aspetti deontologici e disciplinari che vengono espletate dal sistema Ordini-CNAPPC.

Dall'altro lato mi sembra che Governo e Parlamento, sia oggi che in passato, non abbiano sufficiente considerazione del ruolo che gli architetti svolgono nella catena produttiva dell'edilizia. Non si rendono conto che la progettazione, la direzione lavori, il collaudo sono ingranaggi essenziali del processo edilizio. Che gli architetti sono gli operatori specificamente deputati a tali funzioni. Che una corretta attuazione dei lavori pubblici dipende in modo sostanziale dal loro contributo. Ciò dovrebbe implicare una consultazione più attenta dei Consigli nazionali di architetti e ingegneri nel momento delle decisioni legislative e regolamentari sul processo edilizio.

Al contrario, tale attenzione da parte dei "decision makers" c'è per le imprese e le cooperative di costruzione, per le ditte impiantistiche e per gli artigiani. Con la differenza che progettisti, direttori lavori e collaudatori (architetti e ingegneri) intervengono nei momenti più delicati dell'opera pubblica, quelli della progettazione e del controllo dell'esecuzione. Non solo ma hanno anche la funzione di affiancarsi alla stazione appaltante e quindi contribuire a che le opere si realizzino nell'interesse della collettività. Perciò dovrebbero essere sentiti non solo sui temi di "categoria", cioè su tariffe, concorsi e incarichi professionali, ma su tutto il processo, dalla programmazione fino al collaudo, alla messa in funzione dell'opera e alla sua manutenzione nel tempo. In prospettiva, gli architetti e gli ingegneri potrebbero essere investiti del ruolo di garanti del rispetto delle norme e del pubblico interesse nei lavori pubblici. Un ruolo di terzietà di fronte a due soggetti che hanno interessi contrastanti come l'ente pubblico appaltante e l'impresa privata di costruzione.

 

di Enrico Milone, architetto
del 13.07.10

 

invia la tua opinione!

 



 


 

Commenti

14/07/2010 11:40: una lotteria permanente
Gli operatori del setteore dei ll.pp. (imprese e tecnici) con l'attuale normativa, sono tutti costretti, per poter mantenere la propria attività, ad una permanenente lotteria costituita dalle gare di affidamento. Questa permanente incertezza di avere un futuro imprenditoriale e professionale alimenta la corruzione. Bisogna introdurre criteri di selezione per le oo.pp. sulla base della qualità dei lavori e dei progetti e ripristinare i minimi professionali. La concorrenza deve essere sulla qualità.
mario porreca

22/08/2010 11:14: all'arch. Porreca: QUALITA' VO' CERCANDO
Gentilissimo collega Porreca, tutti parliamo di qualità e nessuno riesce a definirla. Poi, fatto questo che è imprescindibile, bisogna che venga identificata nel progetto e , se sà, di che livello qualitativo. Occorre che ci sia qualcuno veramente di alta professionalità ed esperienza a poterci provare (Pensi che il perito RUP comunale sia in grado di giudicare un'opera di architettura? Sarebbe un sovvertimento delle qualifiche professionali). Ma bisogna anche che la normativa delle procedure assegni a costui una autorità di emettere un giudizio che ha delle conseguenze. C'è, altra questioncina, anche da pagare costui. Del resto i nostri organismi rappresentativi di categoria hanno mai fatto un ragionamento SERIO e CONCRETO su questo (invece delle solite banalità propinate in convegni o in articoletti sul bollettino (esiste ancora?) che non leggono neanche gli iscritti ?) Ed allora di che ci lamentiamo? Ti pare possibile risolvere il problema che giustamente poni ? No ! no ! E' meglio desistere subito; non cerchiamo novità, questo è il migliore dei mondi possibile !!! ............... O no ?
arch. Giuseppe Del Zotto

02/12/2010 12:45: CORRUZIONE, APPALTI PUBBLICI - Proposta di ..
Il livello di corruzione e di evasione fiscale, insieme all'enorme giro d'affari delle mafie (ammontante, secondo diversi studi ad oltre 300 miliardi di euro), sono tra le cause maggiori che fanno classificare l'Italia, per questi aspetti, tra gli ultimi paesi al mondo. Uno dei fattori che genera i più rilevanti fenomeni di corruzione e concussione sono da sempre, le procedure d'appalto per affidamento lavori, di servizi e forniture per l'amministrazione pubblica, regolati oggi dalla D.Lgs 163 del 2006. Le gare d'appalto con offerte al massimo ribasso o tutte le altre procedure che lasciano discrezionalità nella scelta delle imprese, oltre a generare fenomeni di corruzione-concussione, sconvolgono le regole di mercato e determinano una scarsissima qualità delle opere, dei servizi o delle forniture che si appaltano. Considerando che i progetti con cui si affidano le opere adottano prezziari pubblici che oltre ai costi industriali prevedono un incremento del 15% di spese generali ed un 10% di utile d'impresa, come si può affidare un opera pubblica per esempio, con un ribasso che spesso supera il 60% e "pretendere" che il lavoro sia svolto conformemente al progetto e con la regola dell'arte? E' palese che il massimo ribasso non dovrebbe superare il 10%; maggiore all'utile previsto da progetto. E' necessaria una revisione delle procedure d'appalto previste dal "codice degli appalti", legge 163 del 2006, che elimini definitivamente l'affidamento delle gare pubbliche al massimo ribasso ed ogni tipo di procedura con la discrezionalità della committenza nella scelta del contraente. L'unica procedura che può determinare una scelta oggettiva dell'impresa è la procedura aperta con sorteggio tra tutti i partecipanti che possiedono i requisiti previsti dalle normative vigenti, al prezzo stabilito dal progetto. Le imprese potranno partecipare liberamente alle gare entro limiti rapportati all'attestazione SOA, per appalti di lavori, ed al fatturato medio degli ultimi esercizi per appalti di servizi e forniture. Dovranno sospendere temporaneamente la loro partecipazione alle gare d'appalto quando avranno raggiunto i limiti di acquisizione di commesse pubbliche.
D. Palluzzi

vedi anche:

La corruzione annienta gli onesti

Relazione Authorità di Vigilanza - rassegna stampa

Via libera al Regolamento

Codice Appalti - agg. rassegna stampa

La MS senza DIA è Legge

Il ruolo di garanzia del professionista - di E.Milone

Codice e falle della nuova appaltopoli

Revisione codice appalti - agg. rassegna stampa

Progettazione e competenze professionali

Precisazione Federazione Ordini Architetti PPC Lazio

Le controversie nei lavori pubblici

di Enrico Milone - Codice Appalti

Revisione delle regole sugli appalti (?)

Tavolo su Codice appalti - rassegna stampa

Nuovo Regolamento in arrivo

di Enrico Milone - Codice Appalti

Le mentite spoglie della "consulenza"...

Progettazione & Codice Appalti - di F. Orofino

Il gene dell'emergenza

Codice appalti & DL Protezione Civile - di F. Orofino


data pubblicazione: martedì 13 luglio 2010
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Architettura sul web Corruzione e inefficienza negli appalti