Ennesimo tentativo di sparigliare il gioco(!)

Nuovo Ddl geometri - di Aldo Olivo

Ci risiamo! É da poco tramontato il disegno di legge 1865 che subito vede la luce l'ennesimo tentativo di cambiare le carte in tavola, di sparigliare il gioco. L'ultima proposta, a firma del deputato del PdL Daniele Toto, è l'ennesimo tentativo di aumentare le competenze dei geometri, ottimo. Il tutto trincerandosi dietro alla indifendibile idea che questa è la prassi consolidata, che è giusto riconoscere maggiori ambiti ad una categoria come quella dei tecnici diplomati e così via dicendo.

Appare bizzarro che lo stesso proponente evidenzi, nel suo disegno di legge, che il comparto edile "...ha subìto negli anni una straordinaria evoluzione tecnologica non seguita da un coerente aggiornamento delle regole professionali..." Si richiama un innalzamento del livello formativo delle figure professionali di geometra e perito industriale a seguito dell'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n.328, con il quale è stata introdotta la nuova figura professionale del geometra laureato e del perito industriale laureato, evocando addirittura che in "...breve tempo, a seguito dell'entrata in vigore dell'attuale riforma della scuola secondaria superiore, dette figure sostituiranno interamente quelle dei professionisti «diplomati» negli istituti tecnici..." ma allora perché non pensare a queste nuove figure, perché non porsi il problema delle lauree brevi, inserite tra i tecnici diplomati e quelli laureati. Come si giustificano le maggiori competenze date ai tecnici diplomati con queste nuove esigenze? È il solito "cavallo di Troia" per dare risposte a chi richiama una semplice prassi consolidata. Tutto si "risolve" con uno o più corsetti di 120 ore che equiparerebbero i tecnici diplomati a quelli laureati, fantastico! Molti sostengono già da tempo che il titolo universitario è solo carta straccia ma certamente il dubbio comincia d insinuarsi anche tra i pochi ancora convinti del contrario.

La nuova proposta di legge 3493 ricalca quella già presentata nel 2009 (prima firmataria la Senatrice Simona Vicari - PdL, architetto) e consente ai geometri, ai geometri laureati, ai periti industriali specializzati in edilizia e periti industriali laureati di svolgere attività di progettazione architettonica e strutturale, collaudo statico e amministrativo e ristrutturazioni.

Certo è sempre più difficile capire in che paese viviamo. Noi siamo quelli che non fanno rispettare le leggi ma le piegano al loro bisogno, alle loro necessità, anche a costo di battaglie anacronistiche, passatiste, isolate.
Ormai abbiamo superato ampiamente il duemila ma ancora oggi molti si "trastullano" in battaglie di retroguardia senza minimamente valutare il quadro d'unione, il sistema in cui esse vanno a ricadere.
Sono decenni che il comparto edilizio italiano si azzuffa sul complicato (apparentemente e solo per chi non vuol capire) sistema delle competenze. Da anni diciamo che è necessario affrontare la  riforma di tutto il mondo tecnico professionale ma invece di correre ai ripari rispetto ad una mondo che viaggia molto avanti a noi, qualcuno pensa che tutto si risolva semplicemente ampliando le competenze dei geometri, COMPLIMENTI !

Le ultime accelerazioni (due proposte in pochi mesi) avvengono dopo la (recente) Sentenza della Suprema Corte, la n.19292/2009, che - sarà un caso - chiariva, in maniera inequivocabile, sia che i tecnici diplomati non possono progettare fabbricati in cemento armato anche di modeste dimensioni, ad eccezione di piccoli manufatti accessori, nell'ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industrie agricole, che l'impossibilità, da parte di professionisti laureati, di assumere, nell'espletamento dell'attività professionale, posizioni subordinate a quelle di professionisti diplomati, chiarendo altre sì che la legge da sempre stabiliva così e che solo una "cattiva" prassi aveva consentito un uso distorto delle leggi vigenti.
Ma tant'è, cosa significhi andare in Europa, qualità della professione, attenzione alla qualità diffusa del territorio, rispetto dell'architettura sono solo sterili slogan che servono a proporre vuote leggi sulla qualità architettonica mentre il paese reale viaggia su ben altri binari, si batte non per una riforma organica delle professioni tecniche ma per dare più competenze ad un gruppo di queste. Non si cambia la formazione, il sistema scolastico ed educativo, il meccanismo di accesso alla professione, le tutele degli interessi collettivi, non si interviene su nulla. Mentre il resto d'Europa si batte per costruire un sistema di garanzie sia dell'architettura che del territorio da noi cosa accade? Nulla di edificante.
Vecchie professioni (figure professionali tutte italiane di cui il resto d'Europa non sa che fare) vedranno di colpo, su decreto, attribuirsi nuove competenze senza alcun tipo di riforma strutturale, senza alcun tipo di riflessione sull'impatto che queste avranno sul Sistema Italia. Il punto centrale non è dare più competenze a questa o quella professione ma dargli una formazione professionale in grado di renderla adatta alle nuove esigenze; la soluzione del legislatore italiano è semplice e riassumibile in una formula: =formazione +competenze, mentre dovrebbe trasformarsi in quello più serio e strutturato: +formazione +competenze. Non si dica che i "corsetti" di 120 ore permetteranno di aumentare competenze così strutturanti per una professione; non è il corso sulla sicurezza ma un organico e strutturato aumento di interessi professionali su argomenti complessi.

Non mi sembra un modo corretto di agire. Ricorda un altro episodio: mentre imperversavano i cantieri dei mondiali '90 in Italia ad un certo punto si scoprì che alcuni stadi erano stati costruiti senza il rispetto delle norme di sicurezza per quanto riguardava le vie di fuga; in una situazione corretta si sarebbero denunciati i tecnici preposti a questo controllo, le imprese e tutta la "filiera" deputata a verificare il rispetto delle leggi; in Italia tutt'altro. Si varò in fretta e furia un decreto che modificava tali parametri ...e buonanotte ai sonatori!!

CARPE DIEM recitava quel bel film evocando la famosa citazione di Orazio, ma non tutto può essere improntato a questo principio. Uno Stato che coglie l'attimo di alcuni, privo di visioni strategiche e subordinato alle esigenze dei singoli, alle loro velleità, non può che abdicare ad una visione lungimirante e strutturale delle sue articolazioni produttive.
Ci auguriamo che l'ennesimo tentativo di cercare scorciatoie, soluzioni abborracciate, lasci il posto ad una volontà reale di ragionare sul comparto edilizio nella sua interezza e complessità. Si convochino gli stati generali delle professioni tecniche e si proceda ad una riforma vera e profonda del nostro mondo. I tecnici richiamati dal deputato Daniele Toto saranno anche 120 mila ma anche gli architetti e gli ingegneri non sono pochi: circa 170.000 mila solo i liberi professionisti.

 

di arch. Aldo Olivo, Segretario Ordine Architetti PPC di Roma e provincia
del 16.07.10

 

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Commenti

16/07/2010 17:26: Il corso di 120 ore per un architetto
.....accidenti 120 ore per una equiparazione. quante ore per un corso di banana split....??? ma su andiamo, ancora e nonostante un tavolo comune. Per cortesia
arch. giorgio mitrotta roma

16/07/2010 18:17: ampliamento competenze geometri
Se siamo 170.000 solo tra i liberi professionisti metteteci in grado di far arrivare alla senatrice firmataria e ai suoi accoliti una valanga di e-mail su questo argomento. Quali sono gli indirizzi e-mail di lor signori, in parlamento? Saluti
Clemente Baccarini

21/07/2010 22:19: titolo
parlate piano se svegliamo all'improvviso Schiattarella (o chi per lui) ci cade dal letto. Non ho mai avuto nulla da ridire sulla gestione dell'Ordine a Roma ma se siamo a questo punto oltre al disinteresse egoistico c'è un evidente problema di rappresentanza della categoria.
ex architetto

21/07/2010 22:58: queste cose ti fanno riflettere!
tempo fa inviai una email in cui affermavo che è in atto una sorta di "programma" che tende ad escludere dal settore produttivo la figura dell'architetto. non so bene per quale ragione. forse perchè ci interessiamo di territorio, ovvero della ormai riconosciuta impossibilità di cementificare quel poco che ne è rimasto; forse perchè ci interessiamo dell'ambiente, ovvero della poca capacità di rispettarlo da parte di grossi gruppi imprenditoriali; forse perchè ci interessiamo di energie alternative e rinnovabili, ovvero della incapacità di competere con l'europa ma non dico la germania, competere con la grecia e il portogallo per numero di pannelli solari installati!, con tutto il rispetto e l'amore per queste nazioni ma ci stanno avanti di parecchio e allora... meglio optare per il nucleare; forse perchè vogliamo essere professionali e professionisti seri, ovvero meglio chiamare un capomastro, pensionato e pagarlo al nero, e farsi consigliare come ristrutturare casa; forse perchè, nonostante ciò che si dice in giro sul costo delle nostre parcelle, abbiamo rispetto per le finanze e per i beni dei nostri clienti; forse perchè qualcuno la "crisi" la doveva pagare e di certo non la può pagare chi ci mette i soldi, chi investe ed ha dipendenti da stipendiare; forse perchè in italia le innovazioni, gli esperimenti è meglio che si facciano dopo che altri hanno provato, così vediamo come è andata... a loro; forse perchè è meglio far vedere che ci stiamo muovendo e che abbiamo promulgato delle leggi serie, rigide, inflessibili dove ognuno ... non sa più quale direzione prendere!, se agire di testa sua, senza permessi, per ampliare casa e realizzare il tutto in pochi giorni oppure chiamare uno staff di professionisti (numerosi ne occorrerebbero solo per un piccolo ampliamento!) e attendere mesi senza avere risposta dalla pubblica amministrazione. io continuo a pensarci ma ... ancora non ho trovato una ragione. intanto continuo ad impegnarmi ancora di più.
giovanni lagozino

22/07/2010 07:27: titolo
giusto! organizziamoci per una protesta.
cristina finucci

22/07/2010 10:51: Giusto, ma......
Sono completamente in accordo con il collega, ma pensiamo a quante persone che si fingono architetti e non hanno nessun titolo di studio, nemmeno geometra, e lavorano realizzando anche opere importanti con società con denominazioni tipo ......architetti associati, costituita da qualche prestanome o architetto appena laureato. Di che ci vogliamo lamentare? di non avere abbastanza lavoro? ma quello non dipende dal titolo caro Aldo.
P.M. Cardoni

22/07/2010 11:42: I risultati si vedono!
Caro Aldo, sono pienamente concorde alle tue note. Geometri laureati in architettura, rimangono geometri. Purtroppo per loro, come per le fondamenta di un edificio, la matrice culturale è qualcosa di permanente. Infatti l'architettura poca se ne vede in giro...ma dilaga l'edilizia da geometri nel territorio. Il loro obbiettivo è il mero guadagno fine a sè stesso. Purtroppo di Geometri che poi fanno il loro vero mestiere, fatto bene, sono pochissimi e soprattutto della vecchia scuola.
Arch. Gerardo Marazzi

22/07/2010 15:48: titolo
ritengo che questa proposta sia una degna prosecuzione della strada intrapresa dal decreto Bersani; infatti già da quel precedente si intravede la ferrea volontà della classe politica italiana di annullare le capacità personali e professionali in nome di una non ben precisata liberalizzazione del mercato (anche quello delle prestazioni d'opera intelletuale). Certo appare paradossale che in una nazione dove la percentuale di opere d'arte è cosi ampia, vi siano esponenti politici (di maggioranza ed opposizione) che tentano in ogni modo di annullare le doti di professionisti che con impegno nello studio e con caratteristiche loro personali potrebbero dare dei frutti importantissimi per il nostro paese. Per quale stramaledetto disegno di sviluppo dell'Italia è fondamentale avere un certo fatturato per poter partecipare a gare di progettazione pubblica? Perchè se ad un concorso di progettazione, anche se la tua proposta progettuale risulta essere la migliore, se non hai fatturato una certa quantità di denari in opere simili, non puoi vederti affidato l'eventuale incarico dei gradi successivi di progettazione per la realizzazione delle opere. Da quando in quà l'intelligenza, la conoscenza e la bravura è direttamente proporzionale allo spessore del portafogli? Come mai i nostri migliori architetti per potersi esprimere e dimostrare le proprie capacità hanno dovuto trovare degli sbocchi in altri paesi? Forse chi legifera per il nostro futuro dovrebbe porsi alcune di queste domande e verificare se non è arrivato in momento in cui si dia veramente spazio alla tanto decantata meritocrazia. Ma, chissà, forse in questo caso tanti di loro dovrebbero andare a casa e cercare di lavorare!
F.M.

22/07/2010 18:45: titolo
Un noto proverbio recita: il numero fa la forza. Mi chiedo e vi chiedo perche' mai gli architetti, che a Roma, mi pare siano 15.000 (uno ogni 180 abitanti) non siano forti. Al di là degli interessi economici e di categoria, si tratta certamente di una questione di cultura sociale o semplicemente di cultura in un Paese in cui, ancorchè faro dell'architettura passata, oggi essa è un optional. Quanti costruttori, a Roma "palazzinari", fanno richesta di una progettazione bella? Piuttosto la pretendono rigorosamente rispettosa del profitto. E d'altra parte quanti prestano attenzione alla qualità estetica, oltre che funzionale, della casa che stanno per acquistare? Eppure gli stessi sono poi attentissimi, per esempio, alle linee e al colore di un automobile o di un vestito. Qualche anno fà, un mio amico-cliente, si presentò nel mio studio con il socio per conferirmi un incarico. Il socio al momento delle presentazioni, udendo il titolo accademico, rivoltosi al mio amico-cliente esclamò: architetto? Ma non bastava un geometra? La strada da percorrere è ancora lunga.
Bruno Battelli

23/07/2010 17:24: A chi giova?
Ma tutto questo bailamme, a chi giova? Confondere continuamente competenze e professionalità, a cosa serve? E' ora che la si smetta di tollerare questa evidentissima rinuncia alla qualità dell'architettura, che sola, dovrebbe essere l'obiettivo delle riforme sulle competenze professionali. E' ora che gli architetti facciano sentire la loro voce, se credono di essere portatori di un valore altro rispetto a quello, che nessuno pur contesta, del professionista tecnico diplomato: tanto disinteresse su come difenderela dignità di questa professione, dagli attacchi che giocano ad un continuo ribasso, è colpevole.
Barbara

03/01/2011 17:52: competenze professionali
"IL NOSTRO BEL PAESE" E' UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI E.... DI GEOMETRI Ho discusso di persona la questione delle competenze professionali con il nostro presidente Schiattarella e lui mi ha detto che non è l'ordine che ci tutela ma sono i sindacati. Sono stanco di combattere ogni giorno con i Geometri che si permettono di progettare edifici uni-pluri familiari e non sanno tenere neanche una matita in mano. La loro competenza, avendo studiato solo 5 anni, dovrebbe essere topografia,estimo,catasto e direzione lavori e non progettazione. Basta con i regolamenti e con i geometri che con i loro 5 anni di studi si sentono ARCHITETTI.Ma di questo dilemma la colpa è solamente la nostra!!!!!!!!! Che fine faremo e che fine faranno i futuri architetti se non cominciamo a cambiare il sistema....RIVOLUZIONE
arch. cristiano paneni

17/05/2011 17:58: l'atto 3493 del senato
Caro architetto Olivo, come non essere d'accordo con lei? un'osservazione che si potrebbe fare è che nei percorsi di formazione universitaria il numero complessivo dei tecnici abilitati alla progettazione andrebbe, nel tempo, contenuto e ridotto, aumentando progressivamente le quote di figure laureate specializzate nella gestione del processo realizzativo di un'opera edilizia. Un tale indirizzo faciliterebbe il reintegro progressivo (e non solo come allievi) di molti tecnici non laureati, ma di grande esperienza, verso il settore loro più congeniale: il lavoro in situ. Gli Stati Generali dell'architettura, cui lei fa giustamente riferimento, potrebbero elaborare una proposta di legge che, prima di puntare ad una generica, seppur auspicabile, qualità dell'architettura, sia incentrata su una più specifica definizione di figure e ruoli professionali, oltre quella del progettista, che accompagnano la produzione dell'architettura, dall'idea all'edificio e dall'uso e al riuso. Alcune università, a volte con iniziative isolate, stanno orientandosi in tal senso, ma è necessario uno sforzo congiunto, che faccia del tirocinio e del cantiere scuola - in tutte le sue applicazioni, dalla tenologia al restauro, dall'organizzazione alla direzione del cantiere ecc. - non solo un momento essenziale della formazione (di base e e post-laurea), ma anche la necessaria base di dialogo tra mondo della formazione e della ricerca da un lato e mondo della produzione edilizia e tecnologica dall'altro. Un caro saluto da un suo antico studente
francesco Maria Mancini

vedi anche:

Progettazione e competenze professionali

Precisazione Federazione Ordini Architetti PPC Lazio

Competenze: sì al confronto, no ai blitz

DDL geometri - Lettera Ordine Architetti Roma

Nuovo anno, vecchi problemi

Sentenza Cassazione 19292/2009 - di A. Olivo

Architetti contro l'esercizio abusivo

Sentenza Cassazione 19292/2009 - di E. Milone

Il laureato non è un ausiliario del tecnico

Competenze professionali - breve rassegna stampa

Competenze Architetti e Ingegneri

CNAPPC - Circ. 101/09

Progettare a massimo ribasso...

Codice Appalti & progettazione - di A.Olivo


data pubblicazione: venerdì 16 luglio 2010
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