Dal Consiglio di Stato l'ok al Prg
Urbanistica Roma - rassegna stampa
Il Consiglio di stato. Dalle operazioni immobiliari fondi alle città. Sì a contributi straordinari e cessioni compensative, gli strumenti innovativi usati dal piano regolatore di Roma.
Una sentenza storica, che apre nuovi scenari per l'urbanistica delle città italiane. Mandando definitivamente in pensione gli espropri e aprendo, paradossalmente, la strada a una legge nazionale. La pronuncia con la quale mercoledì scorso la quarta sezione del Consiglio di Stato ha rivisto la decisione del Tar Lazio sul Piano regolatore di Roma potrebbe avere un impatto fortissimo sui principi che regolano lo sviluppo dei nostri centri. Facendo diffondere strumenti come il contributo straordinario e le cessioni compensative, utilizzati dal Prg di Roma e, fino a pochi giorni fa, sospetti di essere illegittimi, se adottati in via amministrativa. I due istituti sotto la lente dei giudici hanno un principio ispiratore unico: far monetizzare all'amministrazione le operazioni immobiliari fatte sul suo territorio. Nel caso del contributo, il Prg prevede, in alcune ipotesi, la possibilità di valorizzare un'area tramite aumenti di cubatura o cambi di destinazione d'uso. Il valore extra non va tutto ai privati: due terzi vengono incamerati dal Comune che li reinveste in opere pubbliche. La cessione compensativa, invece, è un'alternativa all'esproprio. Anziché prendersi tutto il terreno (a caro prezzo), l'amministrazione ne lascia una quota minima al privato, dandogli la facoltà di costruire. Il Tar aveva contestato la possibilità di regolare con un proprio atto due ambiti sui quali sarebbe servita una legge. Palazzo Spada ha rivisto questa impostazione, stabilendo che i due modelli sono basati sul consenso tra le parti e non violano la cosiddetta "riserva di legge".
«La sentenza conferma quello che ripetiamo da tempo - dice Federico Oliva, presidente dell'Istituto nazionale urbanistica (Inu) -. Le compensazioni sono fondate su principi che esistono già nel nostro sistema». Domenico Cecchini, presidente di Inu Lazio e assessore all'urbanistica a Roma nella giunta Rutelli, va addirittura oltre: «Questa sentenza farà giurisprudenza, perché consolida la tendenza, che sta emergendo anche in Italia, a rinnovare le città puntando sulla trasformazione di aree dismesse». Per seguire questa tendenza, però, serve denaro. «Istituti come il contributo straordinario - dice Cecchini - intercettano le risorse che la città genera». E il caso di Roma, comunque, ripropone il tema di una legge urbanistica nazionale. «La sentenza - dice ancora Oliva - risolve alcuni dubbi, diffusi fino ad oggi. Ora è più facile che questi principi vengano accolti in una norma».
Resta, al di là delle questioni generali, un'importante carta da spendere per le amministrazioni. «Attualmente - spiega l'assessore all'urbanistica di Roma, Marco Corsini -l'esproprio non è una strada praticabile: va pagato secondo mercato ed è troppo oneroso». La logica perequativa, invece, alimenta la realizzazione di spazi pubblici attraverso la valorizzazione di quello che già esiste. Generando un flusso di introiti pesantissimo. I contributi straordinari del nuovo Prg, senza considerare le varianti successive e la valorizzazione dei beni demaniali, sono stimabili per Roma in cinque miliardi. Senza neppure calcolare l'impatto delle cessioni compensative.
Mentre, guardando solo al fronte romano, la sentenza rimette in moto la macchina delle centralità, i 18 nuovi centri urbani previsti dal Prg veltroniano. Lo sviluppo di tutti i progetti è legato alle compensazioni. Per i nuovi nuclei è stata, in molti casi, scelta la strada di una densificazione: ai privati spettano volumetrie pari a quelle previste dal vecchio Prg, alle quali si accompagnano superfici extra, il cui valore rientra in parte al Comune con la perequazione.
Un meccanismo basato su contributi e cessioni che si era inceppato. Molti, sia tra i costruttori che nelle stanze del Comune, erano convinti che il Prg sarebbe uscito menomato dalla sentenza di secondo grado. «Di certo - dice Eugenio Batelli, presidente dei costruttori romani - in questi mesi c'è stato un rallentamento. Niente di decisivo, visto che parliamo di procedure che durano quattro o cinque anni». Adesso, dopo la pronuncia di Palazzo Spada, le centralità possono ripartire. Le prime a raggiungere il traguardo dovrebbero essere Torre Spaccata, che fa capo a Fintecna, La Storta del gruppo Prim e Romanina (Scarpellini).
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- CHE COSA CAMBIA - I sindaci possono incamerare parte del valore derivante da aumenti di cubatura, espropri compensati con la facoltà di costruire
I NUOVI ISTITUTI
- Contributo straordinario. Il Prg, in alcuni casi, dà la possibilità di valorizzare aree tramite aumenti di cubatura o cambi di destinazione. Il valore extra viene in parte incamerato dal Comune con il contributo
- Cessione compensativa. È un'alternativa all'esproprio.Anziché prendersi tutto il terreno, l'amministrazione ne lascia una parte al privato, dandogli la facoltà di costruire
di Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore del 20.07-10
URBANISTICA. Roma, salva la perequazione. Dopo la promozione del Consiglio di Stato riparte il Prg. La sentenza del Consiglio di Stato rimette in moto i Print e le centralità. Roma, con il Prg al sicuro ripartono 200 piani urbani
Si rimette in moto la macchina urbanistica di Roma. La sentenza del Consiglio di Stato che ha promosso il Prg del 2008 toglie ogni impaccio all'attuazione del piano, ereditato dalla Giunta Veltroni.
Ritornano quindi a marciare a pieno ritmo circa 200 tra Print e altri programmi urbanistici, che avevano però solo rallentato in attesa del verdetto di appello.
I giudici del Consiglio di Stato hanno salvato tutto l'impianto del Prg capitolino e hanno ribaltato la pronuncia del Tar Lazio.
Il principio guida della sentenza è che la perequazione trae la propria forza dal potere del Comune di amministrare il proprio territorio e che l'adesione al modello perequativo e il versamento del contributo straordinario sono sempre volontari. (...)
Riparte a pieno ritmo l'attuazione del Piano regolatore di Roma, approvato nel 2008. E si mette fine a una fase di incertezza che aveva rallentato, e in alcuni casi messo in stand-by, oltre 200 programmi urbanistici. Con il pacchetto di sentenze del Consiglio di Stato che accolgono le richieste del Campidoglio e bocciano la sentenza del Tar (IV sezione del Consiglio di Stato, sentenze 4542/4543/4544/4545/4546 del 2010) si rimettono in moto, in sostanza, tutte quelle previsioni urbanistiche basate sulla perequazione. Previsioni che devono assicurare alle casse capitoline circa cinque miliardi di euro attraverso il contributo straordinario e la cessione compensativa, da destinare alla realizzazione di urbanizzazioni od opere pubbliche.
LA SENTENZA. Il Consiglio di Stato ha ritenuto legittimi gli strumenti perequativi della cessione compensativa e del contributo straordinario che secondo il Tar Lazio, invece, violavano il principio di legalità in quanto non supportati da specifica e adeguata previsione normativa.
In sostanza, il Tar aveva ritenuto che la cessione compensativa fosse una «sottrazione forzosa» di edificabilità ai suoli privati, mentre il contributo straordinario fosse «un'imposizione patrimoniale». Per il Consiglio di Stato, invece, la legittimità di questi due strumenti si regge su due pilastri, «entrambi ben noti al nostro ordinamento» (quindi dotati di copertura normativa): da un lato, «la potestà conformativa del territorio di cui l'amministrazione è titolare nell'esercizio della propria attività di pianificazione; dall'altro, la possibilità di ricorrere a modelli privatistici e consensuali per il perseguimento di finalità di pubblico interesse».
La sentenza ricorda anche che il nuovo Prg capitolino conferma gli indici di fabbricabilità previsti dalla normativa urbanistica previgente. Con il nuovo piano, viene consentita una quota aggiuntiva di edificabilità subordinata, però, alla cessione di una percentuale della valorizzazione di questa quota all'amministrazione comunale. In pratica, il proprietario del suolo può fruire di ulteriore edificabilità corrispondendo al Comune parte delle aree (circa un terzo della quota acquisita) o un contributo straordinario predeterminato (66,6% della valorizzazione ottenuta). I giudici del Consiglio di Stato riconoscono che questa operazione è rimessa a una libera scelta degli interessati. E quindi, lungi dall'essere un prelievo forzoso, come riteneva il Tar, la perequazione è considerata uno strumento «basato sulla consensualità».
E infatti nell'attesa della sentenza del Consiglio di Stato, molti programmi sono andati avanti fino alla firma della convenzione. Poiché i privati, nonostante la sentenza, hanno concordato con il Campidoglio di procedere all'avvio dei loro progetti, pagando il contributo straordinario (è il caso della riqualificazione di un edificio in centro storico che ospiterà la Rinascente).
L'IMPATTO. Altri progetti sono ancora in stand-by, come le 167, i Print (Programmi di riqualificazione urbana) e le Centralità. Ma non solo a causa dei ricorsi contro la perequazione. Infatti, l'attuazione delle 167 attende il via libera della Regione Lazio (che deve esprimersi su questi programmi che il Campidoglio ha recentemente densificato). Mentre molti Print e quasi tutte le centralità, considerando i tempi di attuazione dell'urbanistica e la crisi economica, al momento dei ricorsi ancora non avevano raggiunto un livello di attuazione avanzato al punto da trovarsi di fronte a uno stop. In questi casi, quindi, l'iter urbanistico era andato avanti, forse più lentamente del solito, senza scossoni. In generale, in questi sei mesi, «niente si è bloccato - ha assicurato l'assessore capitolino all'Urbanistica Marco Corsini - semmai c'è stato un rallentamento dovuto anche alla confusione». E alla scelta di molti di attendere la sentenza definitiva.
La sezione Lazio dell'Istituto nazionale di Urbanistica esprime soddisfazione per «una sentenza che, confermando la validità del piano di Roma, offre indicazioni e prospettive all'urbanistica italiana». Corsini parla di «sentenza storica che afferma una visione moderna dell'urbanistica in ambiti in cui l'intervento del legislatore è da troppo tempo assente».
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di Gilia Del Re
da Edilizia e Territorio n.28 del 19/24.07.10
Comuni più forti - Valorizzate le trattative con i privati
Il Consiglio di Stato con una serie di sentenze di analogo contenuto ha dato di fatto il via libera definitivo alle pratiche di perequazione urbanistica di tutti i Comuni che in questi anni hanno sperimentato l'uso dello strumento ai fini della cattura di valore della maggiore edificabilità concessa (il contributo straordinario) e della contemporanea avocazione alla mano pubblica di gran parte delle volumetrie riconosciute ai privati per usarla discrezionalmente per finalità di pubblica utilità.
Il tutto senza ricorrere a una legge di principi in materia di governo del territorio (pur auspicabile) ma basandosi, da un lato, sull'esistenza del potere conformativo del territorio attribuito ai comuni con la pianificazione urbanistica e, dall'altro, sulla legittimazione del ricorso a moduli privatistici e consensuali per il perseguimento di finalità di pubblico interesse (articoli 1-bis e 11 della legge 241/1990).
Ancora una volta la giurisprudenza amministrativa si fa carico di legittimare istituti di giustizia redistributiva che emergono con forza dalla realtà economica e sociale. In breve, nessuna deroga al principio di legalità lì dove il piano attribuisce nella sua visione "statica" una volumetria di base alle proprietà, mentre in quella "dinamica" - derivante dall'aumento di volumetria concessa - ben può il piano urbanistico rinviare al contratto tra pubblico e privato per regolare l'avocazione in parte qua delle premialità concesse al privato a favore della pubblica amministrazione anche attraverso contributi straordinari. Né si può dire che questo incida sul diritto privato oggetto di riserva di legge statale poiché - come nel caso di Roma - il piano garantisce la par condicio tra i privati proprietari di suoli soggetti a eguale disciplina urbanistica che sono liberi comunque di aderire all'accordo o di non farvi ricorso, a valle delle prescrizioni di base previste dal piano urbanistico. In periodi di crisi della finanza locale, è un grande passo avanti per la costruzione della città pubblica. Una sola annotazione a caldo: salvate le regole perequative i comuni saranno in grado di svolgere quell'azione di accompagnamento che metta in condizione i privati di attuare di concerto con il comune le previsioni degli ambiti perequativi o di compensazione o la proprietà sarà penalizzata dall'inerzia dell'amministrazione? Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.
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di Paolo Urbani, Ordinario di diritto amministrativo
da Edilizia e Territorio n.28 del 19/24.07.10
URBANISTICA - Dal Consiglio di stato l'ok al Prg di Roma
Sentenza rivoluzionaria del Consiglio di stato che ha riconosciuto la piena legittimità del Piano regolatore di Roma, in particolare degli istituti della cessione compensativa e del contributo straordinario. La sezione IV di Palazzo Spada con la sentenza 4545/2010 ha ribaltato la decisione del Tar Lazio accogliendo gli appelli del Comune di Roma e della Regione Lazio. È la prima volta che gli istituti perequativi (scambi di aree tra soggetti pubblici e proprietari privati per salvaguardare aree vincolate e trasferire cubature altrove) hanno una legittimazione nazionale.
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da Il Sole 24ore del 15.07.10
Piano regolatore, ok dal Consiglio di Stato
Bocciato dal Tar e promosso dal Consiglio di Stato. Un successo per il Comune, che può considerare finalmente salvo il piano regolatore. Se con la sentenza di primo grado il Prg aveva traballato, adesso, superato il vaglio di Palazzo Spada, non dovrebbero esserci altri ostacoli alla sua applicazione.
La quarta sezione, presieduta da Gaetano Trotta, ha accolto la tesi del Campidoglio, assistito dagli avvocati Nicola Sabato, Angela Raimondo e Luigi D'Ottavi: Il sistema della perequazione urbanistica è legittimo.
Il Consiglio di Stato ha escluso che la cessione di aree (in base a cui il proprietario può ottenere più superficie edificabile, ma una quota deve lasciarla al Comune che la usa per finalità di interesse pubblico) sia un esproprio mascherato, come sostenuto dalla controparte, il signor A.C., che ha dato il via ai ricorsi. E non è nemmeno vero che dietro il contributo straordinario (invece di cedere una parte del terreno, si paga una somma che il Campidoglio deve destinare a riqualificare aree degradate) si nasconda un'imposta che, secondo all'articolo 23 della Costituzione, potrebbe essere lecita solo se disposta con una legge.
Positivi i commenti alla sentenza. «Il Consiglio di Stato - osserva Gianni Alemanno - ha ripristinato la prevalenza dell'interesse pubblico». Come il sindaco, è «molto soddisfatto» anche l'assessore all'Urbanistica Marco Corsini, che sottolinea: «Finalmente, finisce una situazione di incertezza che non giovava al sistema e che aveva rallentato la nostra politica di attuazione del piano regolatore». Anche il centrosinistra approva la decisione di Palazzo Spada. «Lo strumento della perequazione - si legge in una nota di Umberto Marroni, capogruppo del Pd in Comune - permetterà di dotare i quartieri della città di maggiori servizi e infrastrutture con un miglioramento della qualità della vita». E Roberto Morassut, assessore all'Urbanistica con Walter Veltroni, il sindaco che ha varato il Prg, esulta: «Escono confermate la correttezza delle procedure, la linearità amministrativa e la legittimità degli strumenti operativi e normativi previsti dal nuovo piano».
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di Lavinia Di Gianvito
dal Corriere della sera del 15.07.10
Piano regolatore, sì del Consiglio di Stato. A sorpresa esulta anche il sindaco: "Così si ripristina la prevalenza dell'interesse pubblico". Il Pd: "Avevamo ragione, la città sarà più moderna".
Il piano regolatore è salvo, viva il piano regolatore. A stabilirlo - suscitando un coro di esultanza anche da parte di chi, sindaco Alemanno in primis, ha sempre provato a demolirlo - è stata la IV sezione del Consiglio di Stato. Che ieri ha ribaltato la decisione del Tar e ribadito «la piena legittimità del Prg, specie per quanto concerne la cessione compensativa e il contributo straordinario», spiegano gli avvocati Enrico Lorusso e Sebastiano Capotorto. Istituti perequativi che, se fossero stati annullati, avrebbero travolto alcuni strumenti attuativi essenziali per centrare gli obbiettivi del piano, a partire da nuove Centralità e programmi di recupero integrato (Print).
«Siamo molto contenti perché si ripristina il valore sociale e urbanistico del piano regolatore che genera circa 5 miliardi di euro in valorizzazioni», ha esultato a sorpresa il sindaco Alemanno: «Questa realtà era stata messa in discussione a vantaggio dell'interesse privato. Il Consiglio di Stato ha ripristinato la prevalenza dell'interesse pubblico». Una «contentezza singolare da parte di chi il Prg l'ha sempre criticato e osteggiato», fa notare il consigliere Pd Dario Nanni, che tuttavia trova conferma nella soddisfazione dell'assessore Marco Corsini: «Finalmente finisce una situazione di incertezza che non giovava al sistema e aveva rallentato la nostra politica di attuazione del Prg». Parole che in qualche modo suonano come una marcia indietro rispetto alle battaglie condotte per anni dal centrodestra contro il progetto urbanistico varato dalla giunta Veltroni nel febbraio 2008: l'ultimo atto prima dello scioglimento. Tant'è che quando a ricordarglielo è l'ex assessore Roberto Morassut - «Questa sentenza non solo ha confermato la correttezza delle procedure adottate e la linearità amministrativa, ma rende anche giustizia di tante polemiche e di tanti tentativi di delegittimazione e demolizione messi in opera dagli oppositori alla politica di modernizzazione della capitale che il Comune di Roma ha condotto tra il '95 e il 2008» - due consiglieri pidiellini si affrettano a frenare gli entusiasmi, compresi quelli del loro stesso sindaco. «Una rondine non fa primavera, non basta una sentenza del Consiglio di Stato a trasformare automaticamente un Prg discutibile e che contiene punti decisamente opinabili in un progetto valido e positivo», ammoniscono Marco Di Cosimo e Federico Rocca. Confermando anzi «l'impegno dell'amministrazione a cambiare il Piano regolatore, allo scopo di garantire il necessario sviluppo positivo della città per il bene di Roma e di tutti i romani».
Una minaccia che echeggia da anni ma non rovina la festa. E infatti parla «sentenza storica che conferma un piano fondato sul trasporto pubblico non inquinante, sulla rete ecologica e su centri di qualità urbana nelle periferie», il presidente laziale dell'Istituto di urbanistica Domenico Cecchini. «Una sentenza», insiste, «che dà torto a quanti intendono ancor oggi la città come oggetto di speculazione per lucrare rendite immobiliari». Un assist per Morassut: «Ora non ci sono più alibi. La giunta Alemanno deve uscire dall'immobilismo e avviare con forza l'attuazione del Prg, a partire da riqualificazione delle periferie e opere pubbliche».
di gio. vi.
da La Repubblica del 15.07.10
Il piano regolatore può ripartire. Il Consiglio di Stato sblocca lo strumento urbanistico che era stato «bocciato» parzialmente dal Tar. Riconosciuta la piena legittimità delle compensazioni.
Sull'urbanistica si torna finalmente a parlare di certezze, grazie a una decisione del Consiglio di Stato che ha accolto i ricorsi presentati dagli enti locali, dando sostanzialmente il via libera definitivo al nuovo Piano regolatore generale che la città attendeva da quasi cinquanta anni. Lo strumento urbanistico era stato parzialmente "mutilato" cinque mesi fa da una sentenza del Tar del Lazio che aveva accolto parzialmente l'impugnazione di un privato, annullando in alcune parti gli atti relativi all'adozione e alla successiva approvazione del Prg.
La sentenza della quarta sezione del Consiglio di Stato è stata depositata martedì scorso, a poco più di un mese dall'inizio dell'esame dei ricorsi del Campidoglio, della Regione e della Provincia di Roma. «È evidente - scrivono, tra l'altro, i giudici di Palazzo Spada nella motivazione della decisione - che l'intera operazione posta in essere dal Comune di Roma con il varo del nuovo Prg, appare rispettosa dei limiti posti dalla legislazione statale alla potestà regolamentare riconosciuta ai Comuni nelle materia di propria competenza dall'ultimo comma dello stesso articolo 117 della Costituzione».
Un sospiro di sollievo per tutte le amministrazioni locali e commenti unanimemente positivi per una decisione che cancella dubbi e incertezze e consente di attuare gli strumenti operativi per avviare l'atteso sviluppo urbanistico della città. «Siamo molto contenti di questa sentenza - ha detto il sindaco Gianni Alemanno - perché ripristina il valore sociale e urbanistico del Piano regolatore che genera una crescita di circa 5 miliardi di euro in valorizzazioni». Risorse derivanti dal contributo economico pagato dai privati in seguito a operazioni di valorizzazione. «Questa realtà era stata messa in discussione a vantaggio dell'interesse privato - ha aggiunto - con la sentenza, ora il Consiglio di Stato ha ripristinato la prevalenza dell'interesse pubblico».
«Sono molto soddisfatto della sentenza - gli ha fatto eco l'assessore all'Urbanistica Marco Corsini -. Finalmente finisce una situazione di incertezza che non giovava al sistema e che aveva rallentato la nostra politica di attuazione del Piano regolatore in funzione dell'interesse pubblico». Corsini ha tenuto a «ringraziare il Consiglio di Stato per la sensibilità e la sollecitudine dimostrata nel dare una pronuncia rapida. Letta la sentenza - ha aggiunto - trovo molto importante il contributo interpretativo del Consiglio di Stato che afferma una visione moderna dell'urbanistica». «Dalla sentenza - ha commentato l'ex assessore all'Urbanistica della giunta Veltroni Roberto Morassut - escono confermate la correttezza delle procedure adottate, la linearità amministrativa e la piena legittimità degli strumenti operativi e normativi previsti dal nuovo Piano relativi, in particolare, alla perequazione urbanistica, alla cessione compensativa e al cosiddetto contributo straordinario». In pratica, come hanno spiegato gli avvocati della Regione Lorusso e Capotorto, «gli istituti perequativi hanno la finalità essenziale di consentire il reperimento, attraverso uno scambio concordato con i proprietari interessati alla valorizzazione della loro proprietà a condizioni predeterminate dal piano, le risorse per consentire la adeguata pianificazione e gestione del territorio, dotandolo di quelle infrastrutture che lo qualificano, migliorando la vita dei cittadini». Anche la Provincia, con l'assessore Michele Civita ha fatto notare che l'aspetto compensativo del Piano «è oggi l'unico strumento, visti gli alti costi degli espropri, per dotare il Comune di aree pubbliche e per reperire le risorse economiche necessarie alla realizzazione di servizi e infrastrutture indispensabili per la qualità della vita dei cittadini».
di Claudio Pompei
da Il Giornale del 15.07.10
Contributi straordinari - Il Prg può ripartire
Urbanistica - Sentenza del Consiglio di Stato. Un sospiro di sollievo per il Piano regolatore della Città e per le casse del Comune che può tornare a contare sugli introiti dei contributi.
L'interesse pubblico vince su quello privato. La sezione IV del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Comune, Provincia e Regione contro la sentenza del Tar del 13 marzo che metteva in dubbio la legittimità dello strumento della perequazione e più in particolare il meccanismo del contributo straordinario. Un sospiro di sollievo per il Piano regolatore della Città e per le casse del Comune che può tornare a contare sugli introiti dei contributi. Soldi che permetteranno di rimettere anche in moto il settore edilizio per un giro d'affari pari a 5 miliardi di euro. Una speranza anche per il Piano Casa e per i piani di recupero urbanistico delle periferie sulle quali ha puntato l'Amministrazione Alemanno.
Progetti che senza più questi strumenti avrebbero potuto contare solo sugli espropri, con una spesa che il Comune non potrebbe mai permettersi di sostenere. Per i giudici di Secondo grado che hanno limato, pur ribaltandola, la sentenza del Tar - a cui si era appellato un privato cittadino - il Tribunale amministrativo avrebbe quindi dato un'interpretazione troppo rigida delle norme che regolamentano i meccanismi perequativi che prevendono: a) che il proprietario possa acquisire superficie edificabile mettendone però una quota maggioritaria a disposizione del Comune per finalità di interesse pubblico; b) che la quota maggioritaria destinata al Comune sia soggetta al pagamento di un contributo finanziario straordinario che il Comune utilizzerà per le opere pubbliche.
Al contrario la sentenza del Consiglio di Stato - definita dall'assessore all'Urbanistica del Comune Marco Corsini - «moderna», proietta l'urbanistica in un futuro meno incerto. «Ciò non toglie - prosegue l'assessore - che le vecchie leggi nazionali, risalenti al '39, debbano essere cambiate». Soddisfazione unanime di tutte le forze politiche. Da una parte quella dell'Amministrazione che può uscire da un'incertezza giudiziaria che va avanti dall'autunno, dall'altra quella dell'opposizione che non ha mai spesso di credere in un pilastro normativo che ha permesso lo sviluppo edilizio negli ultimi 12 anni. «La sentenza del Tar aveva privilegiato l'interesse privato rispetto a quello pubblico - ha detto il sindaco Alemanno - la cui prevalenza è stata ora ripristinata: questo ci incoraggia a proseguire sulla strada delle valorizzazioni urbanistiche non per fare speculazioni ma per far crescere la città».
da Il Tempo del 15.07.10
- Argomenti di Architettura - Il nuovo Piano Regolatore
rassegna stampa a partire dalla data della prima approvazione (20/03/03)
- la rassegna stampa dell'iter di approvazione del PRG
raccolta di articoli da giugno 2002 a marzo 2003
- Il Piano Regolatore Generale di Roma
[fonte: urbanistica.comune.roma.it]
Commenti
29/07/2010 14.19: Non sapete di cosa state parlando, meno entusiasmo
La compensazione così come è oggi, non è altro che un'operazione matematica completamente distaccata dal territorio e dalla volontà dei cittadini.
Quello che sta succedendo e continuerà dopo questa "storica sentenza" è che da oggi in poi chiunque si vedrà recapitare nel parco sotto casa migliaia di metri cubi di squallida edilizia dei palazzinari che si vedranno così "giustamente" compensata la cubatura a loro spettante (in gran parte provieniente da Tor Marancia). Ma chi compenserà i cittadini dello scempio dei palazzinari??? Per fortuna il nuovo presidente della commissione Ambiente e cooperazione tra i popoli del Consiglio regionale del Lazio è il sig. ROBERTO CARLINO ....... che si farà garante dei SOGNI dei palazzinari con SOLIDE risposte !! Mio dio dove siamo finiti. La compensazione non può essere a senso unico, e non può essere che si levino metri cubi da un parco per SOTTRARLI AL VERDE PUBBLICO E AI SERVIZI LOCALI DI ZONE GIA' DEGRADATE !!!! Meno entusiasmo per il meccanismo "innovativo" delle compensazioni che è, appunto, solo un meccanismo: un meccanismo a favore di pochi e a danno di molti...
arch. Claudio Flabiano
04/08/2010 15.18: parole al vento
Ho sempre pensato che l'impostazione della legge 10/77 fosse la migliore in termini di "corretta" ed armonica progettazione urbanistica. Svincolare il diritto di proprietà dal diritto ad edificare era e doveva rimanere un concetto fondamentale ed inemendabile della pianificazione urbanistica. Passare dalla "concessione" edilizia al permesso a costruire non è stato solo un cambiare nome a qualcosa di concettualmente simile od analogo, ma ha sovvertito le regole, delegando, di fatto al privato il controllo del territorio. Il privato non è ne buono ne cattivo, fa semplicemente i suoi interessi. Per quanto mi riguarda, ormai ho capito che tutte le belle favolette sul controllo del territorio, condite dagli innumerevoli esempi di pianificazione virtuosa (prevalentemente di matrice nord europea), erano solo chiacchiere per gli studenti universitari e forse per qualche docente frustrato. In Italia, l'urbanistica è morta o forse non è mai nata e l'INU ha un influenza ed una capacità di indirizzo pari a quella che posssono avere le associazioni di collezionismo di francobolli, farfalle ecc..
arch. Pierfrancesco Rossi
12/08/2010 12.37: L'uso improprio delle parole
Valorizzare: evidenziare le qualità, acquisire pregio e valore
Nel contesto del PRG questo vocabolo assume invece inequivocabilmente il significato di acquisire valore economico, attraverso cosa ?, attraverso la svendita dell'aspirazione delle persone di vivere in modo dignitoso e non ammucchiati come è consuetudine fare con i polli d'allevamento. Se esiste ancora un'area verde non c'è alcun bisogno di valorizzarla, il suo valore le è connaturato, un prato ha valore perchè è prato e basta (ne case, ne parco), la perequazione potrebbe essere utilizzata esclusivamente per quelle aree già invase dalle costruzioni con destinazioni obsolete e anacronistiche per riconvertirle in attività sostenibili. Abbiamo idea di cosa si stia preparando per Romanina o per Torre Spaccata? Ne riparleremo tra qualche anno.
Dino Vitaterna
vedi anche:
«Scia», e la burocrazia va via (?)
Maxiemendamento Dl 78/2010 - rassegna stampa
Condomini e centri storici nel piano casa(?)
Modifiche al Piano casa Lazio - agg.rass.stampa
MS senza DIA, ma con il progetto
DL incentivi - agg. rass.stampa [21/02-05-10]
Roma ha un nuovo «Piano regolatore»
PRG - aggiornamento rassegna stampa
Prg, la città nuova nasce nella notte
Maratona nell'aula Giulio Cesare
Il PRG esce dalle controdeduzioni
lo strumento urbanistico della Capitale
Piano regolatore, ecco le correzioni
il progetto della nuova Roma