Wright e la verità dell'indipendenza
Mostra a Fiesole 100 anni dopo - breve rass.stampa
Fiesole - Wright e quell'idea di alcova
«Galeotto fu il disegno e chi lo fece». Cominciò con l'allure di un verso dantesco, la vicenda che scosse la puritana società della Chicago dell'inizio del secolo scorso e trascinò nell'ordalia delle prime pagine dei giornali popolari il più famoso architetto americano, Frank Lloyd Wright, e la sua esaltata amante, Mamah Borthwick Cheney. Un affaire che ebbe come teatro il vecchio e il nuovo mondo e la sua scena principale un'appartata casa sulle colline di Fiesole, in Toscana.
Il disegno era quello della casa che Edwin Cheney - ingegnere elettrico e rispettabile esponente dell'illuminata borghesia industriale - commissionò all'architetto più in vista della comunità di Oak Park, che si era conquistato il ruolo di ardito pioniere con quelle "case della prateria" che rivoluzionavano l'idea di abitazione ereditata dall'Europa, propugnando la libertà di un autentico american way of living. Abbandonando la vecchia villa di famiglia, Cheney pensava a una casa come quella che si era fatta costruire Ward Willis a Highland Park, flessibile nella pianta ed essenziale nei volumi. O, meglio ancora, come quella dove era appena andato ad abitare Frederick C. Robie, il giovanissimo manager della Exclesior Supply Company che aveva colpito tutte le famiglie di Oak Park con quel suo villino di mattoni apparentemente costruito come un agile vascello attorno all'albero maestro del grande camino, che Wright indicava come il centro focale dello stile americano. Una casa senza stanze, sciolta nella sequenza intercomunicante di ambienti schermati dall'ombra protettiva di tetti a terrazza e illuminati dalle proiezioni colorate di lunghe finestre decorate da motivi astratti di forme naturali.
Fu così, tra lunghe sedute nello studio dell'architetto e ardite incursioni nel cantiere, che il colpo di fulmine tra il quarantenne architetto e la giovane moglie dell'ingegnere si sviluppò in una relazione che non lasciava molte vie di scampo: o il ritorno in famiglia o l'abbandono. Wright aveva ricevuto dall'editore tedesco Wasmuth l'invito a raggiungerlo a Berlino per tramutare in un libro prestigioso l'esperienza entusiasmante della sua nuova architettura. L'occasione era quanto mai allettante: gli avrebbe consentito di consolidare nell'Europa delle prime avanguardie il suo prestigio internazionale e allo stesso tempo gli avrebbe fornito il pretesto per allontanarsi da Chicago, portando con sé Mamah. Tra tutti e due si lasciavano alle spalle due coniugi distrutti e sei figli in attesa. La storia era così romanzata da fornire materia per molti scrittori dal Mio amato Frank di Nancy Horan (Einaudi, 2008) a Le mie donne di T.C. Boyle (Feltrinelli, 2009), sino alla recente mostra di Fiesole che ricostruisce il turning point di una storia che si sarebbe presto conclusa in America, nel tragico epilogo dell'incendio di Taliesin, la casa che Wright disegnò in Toscana per accogliere in un ambiente meno ostile il suo ritorno con Mamah.
Wright ne fornì la sua versione nella monumentale Autobiografia, opponendo alla «verità legale» della moglie Catherine la verità dell'indipendenza e il diritto alla felicità. Ma soprattutto riservò parole di fuoco allo «scandalismo giornalistico» che lo perseguitava persino in Europa, teorizzando profeticamente che «nessuna pubblicazione che sfrutti questioni personali dovrebbe essere posta in vendita a scopo di lucro». Ma ormai il danno era fatto e in attesa che le acque si calmassero, Frank e Mamah si concessero una breve stagione d'amore ma anche di libertà intellettuale che, sulle orme di Henry James, non poteva trovare setting più appropriato di Firenze e del suo paesaggio collinare, dove alla Capponcina si era stabilito nel 1910 anche Gabriele D'annunzio.
Una villa con vista sulla città attendeva anche i due fuggiaschi: villa Belvedere, alta al punto di confluenza tra due ripide stradine in salita, quasi una location di campagna sospesa sul profilo della città d'arte più famosa del mondo. Se Mamah ne approfittò per riscoprire le doti di ricercatrice assopite dal tran tran domestico di Chicago, Frank se ne giovò per entrare in sintonia con un tipo di paesaggio assai diverso dalle piatte distese della prateria dell'Illinois. Come scrive in catalogo Sidney K. Robinson, il maestro si confrontò con una diversa topografia e il rifugio di Taliesin cui stava lavorando ne maturò i frutti migliori. «Lavorare, camminare, rilassarsi nelle strade e sulle terrazze che si affacciano sulla valle diedero a Wright un nuovo senso del rapporto fra gli edifici e il terreno». Le cittadine collinari toscane - come avrebbe scoperto quasi dieci anni dopo anche il grande architetto finlandese Alvar Aalto - mostravano una sorta di spontanea organicità, che non aveva bisogno di teorie, ma soltanto di un lungo, silenzioso apprendimento. Come Aalto ritornò in Carelia con la folle idea di trasformarla nella Toscana del nord, Wright portò in America una nuova idea di architettura, capace di confrontarsi con variazioni di terreno, con dislivelli e pendii senza perdere quella fluidità degli spazi che costituiva il centro della sua rivoluzione architettonica.
La mostra di Fiesole porta per la prima volta in Italia i disegni realizzati nel soggiorno toscano, facendoci assistere all'incredibile "virata" registrata dalla sua architettura, nell'elaborazione della futura casa di Taliesin, attualmente sede della Wright Foundation.
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- «Frank Lloyd Wright a Fiesole. 1910/2010», a cura di R.Bencini e P. Bulletti, Fiesole, Antiquarium Costantini, fino al 30 agosto.
Catalogo Giunti, pagg. 104, € 20,00.
di Fulvio Irace
da Il Sole 24ore Domenica del 01.08.10
Quella fuga scandalosa a Fiesole con l'amante. Cento anni fa il grande architetto americano riparò in Toscana per vivere il suo sogno d'amore dopo aver lasciato moglie e sei figli. Tornato in Usa, nel 1914 un guardiano licenziato dette fuoco alla casa massacrando sette persone compresa Mamah e i due figli. Le passeggiate idilliache a Firenze e Vallombrosa. I disegni per una villa italiana mai realizzata. I ricordi architettonici a Taliesin.
Eros e Thanatos nella storia del grande architetto Frank Lloyd Wright. Una pagina scandalosa, censurata ancora oggi nell'America puritana, ma non nella mostra e catalogo per le celebrazioni che Fiesole dedica al genio dell'architettura moderna, che esattamente cento anni elesse per alcuni mesi la collina etrusca come sua dimora.
Già famoso per aver rivoluzionato i canoni dell'architettura, scardinando la concezione della casa-scatola, nel 1909 Wright, a 42 anni, lascia Chicago e approda a Berlino. E' in fuga, verso quello che lui chiamò "l'esilio", con l'amante Mamah Borthwich Cheney, il grande amore per il quale aveva lasciato la moglie e 6 figli.
A marzo del 1910 Wright arriva a Firenze, si stabilisce al Villino Fortuna, nella zona di San Niccolò, «edificio non ancora identificato, ma le nostre ricerche proseguono - spiega una delle curatrici della rassegna fiesolana Roberta Bencini - Qui si impegna a preparare i disegni e i testi per una sua monografia, con l'aiuto di un figlio e di un collaboratore. A giugno si trasferisce a Fiesole, al Villino Belvedere in via Verdi, dove lo raggiunge Mamah Cheney».
Giorni incantati, da idillio, che lo stesso architetto racconta così nelle sua autobiografia: «Passeggiavamo assieme, la mano nella mano, lungo la strada che sale da Firenze all'antica cittadina, circondati lungo tutto il tragitto, alla luce del giorno, dalla vista e dal profumo delle rose. Percorrevamo sotto braccio la stessa antica strada, di notte, ascoltando l'usignolo nelle ombre fitte del bosco illuminato di luna... Innumerevoli pellegrinaggi compimmo per raggiungere la piccola porta massiccia incassata nel muro compatto imbiancato a calce, e la più grande porta verde che si apriva sull'angusta via Verdi. Entrati, dopo aver chiuso la porta medievale sul mondo esterno, trovavamo il fuoco acceso sulla piccola griglia, con l'incomparabile pranzetto: l'oca arrosto, perfetta, il vino dolce, la crème-caramel... E vi furono lunghe escursioni per i sentieri di quelle dolci colline, più in alto, fra i papaveri che ammantavano i campi, verso Vallombrosa... Stanchi, dormivamo nella piccola solitaria locanda delle alture. E poi ancora il ritorno, la mano nella mano, per chilometri nel sole ardente, nella polvere fitta dell'antica serpeggiante strada: un'antica strada italiana, lungo il torrente. Quanto antica! Quanto pienamente romana!».
Wright progetta con Mamah una svolta radicale nella sua vita. Tra inquietudine, preoccupazioni per la famiglia e pettegolezzi che lo raggiungono. Disegna una casa studio-ideale, aperta, con un giardino mediterraneo recintato, da costruire a Fiesole. Un sogno, che l'architetto realizzerà solo al suo ritorno a Taliesin, nel Wisconsin. Il soggiorno fiesolano si consuma con pellegrinaggi in Toscana, preparazione di disegni per la monografia, l'angoscia di dover tornare in America per affrontare lo scandalo sollevato dalla relazione illecita.
A settembre riparte. Chiude definitivamente la parentesi europea. Dal 1912 al '14 vivono insieme a Taliesin, la "Collina splendente", residenza costruita per il loro amore. Nel 1914 un guardiano licenziato dà fuoco alla casa e massacra ben sette persone, compresa Mamah e i due figli che aveva avuto dal precedente matrimonio. La stampa si accanì, con articoli che suggerivano una punizione divina. Wright ricostruirà la sua casa, avrà altre mogli e 9 figli. Vicende ricostruite nella mostra a Fiesole, con l'allestimento dei disegni del "padre dell'architettura organica" con le suggestioni dell'arte e dei palazzi fiorentini che trasfuse nei suoi tanti progetti, ispirando il lavoro di allievi, di architetti fiorentini che si rapportavano ai suoi lavori, e che ancora oggi lo celebrano con Le Corbusier come un grande innovatore.
Solo nel 1951 Wright tornerà a Firenze: per la mostra personale a Palazzo Strozzi che gli dedicò Bruno Zevi. Fu in quell'occasione che gli fu conferita una medaglia d'oro. A cui oggi si aggiunge il tributo di Fiesole.
di Mara Amorevoli
da La Repubblica del 25.06.10
- FRANK LLOYD WRIGHT A FIESOLE 100 ANNI DOPO
Dalle colline di Firenze al "colle splendente"
Museo Civico Archeologico di Fiesole
Sala Costantini, via Portigiani, 9 - Fiesole
Fino al 30 agosto 2010
orario 10-19 aperto tutti i giorni
Ingresso: interi 5 euro - ridotti 3 euro
[fonte: comune.fiesole.fi.it]
vedi anche:
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