Scia in edilizia, debutto frenato

Manovra correttiva Legge 122/2010 - agg.rass.stampa

Per la «Scia» un debutto frenato da dubbi e ferie - Il cammino verso la semplificazione

Che si tratti dell'apertura di una nuova attività imprenditoriale o dei lavori di un cantiere edile, la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) destinata a semplificare ulteriormente la burocrazia dei permessi non ha ancora debuttato al di là della possibilità giuridica che deriva dall'entrata in vigore della manovra. Vuoi per le ferie, vuoi per le incertezze che ancora dominano tra professionisti, imprenditori e uffici pubblici. In diversi comuni i pochi addetti rimasti al lavoro sono alle prese con lo studio del provvedimento ein diversi casi i dubbi sull'applicabilità della Scia fanno sperare nell'arrivo di istruzioni.

In particolare, sul fronte dei lavori edili bisognerà individuare gli interventi per i quali è ammessa una semplice segnalazione certificata e quelli per cui, invece, c'è ancora bisogno di un titolo edilizio "old style", come nel caso di lavori in cui venga realizzata una nuova volumetria (si veda Il Sole 24 Ore di ieri [in calce, ndr]).

Semplificazione, però, non è sempre sinonimo di rapidità: per la compilazione di una Scia è infatti necessario che il testo sia corredato di pareri certificanti rilasciati da organismi abilitati. Nonostante le difficoltà, comunque, se qualcuno consegnasse una segnalazione i comuni sarebbero tenuti a riceverla. E dal quel momento scatterebbero i 60 giorni per i controlli e l'eventuale stop.
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La situazione nelle città

  • Roma. Una buona opportunità sulla carta. Con molti nodi da sciogliere in fase attuativa. È questo, in sintesi, il giudizio sulla Scia di Marco Corsini, assessore all'urbanistica di Roma: «Il nuovo istituto è una forma apprezzabile di semplificazione - spiega -, ma l'esperienza insegna che è rischioso allagare troppo i confini dell'autocertificazione da parte dei cittadini, non sempre responsabili». F.Na.
  • Milano. Falsa partenza per la Scia al Comune di Milano. Il primo giorno di presentazione da parte delle imprese di costruzione si è risolto in un nulla di fatto. «La procedura viene incontro alle nostre esigenze - spiega Claudio de Albertis, presidente di Assimpredil Ance che raccoglie gli imprenditori edili milanesi - ma non scioglie tutti i nodi perché i passaggi non sono solo relativi all'edilizia ma anche all'urbanistica». Mas.C.
  • Napoli. Calma piatta al comune di Napoli nel giorno di debutto della Scia: allo sportello unico per le attività produttive del comune non sono arrivate pratiche. «Alle vacanze - spiega Riccardo Roccasalva, dirigente dello Sportello unico - dobbiamo aggiungere che compilare una Scia non è facilissimo, perché il testo deve essere corredato di pareri certificanti rilasciati da organismi abilitati». Fr.Pr.
  • Torino. La parola d'ordine, al comune di Torino, è cautela: l'avvio della Scia ha colto tutti alla sprovvista. Ieri mattina si è svolta una lunga riunione negli uffici dell'Urbanistica per "prepararsi" ad accogliere le segnalazioni. «Siamo tutti d'accordo con la semplificazione - afferma l'assessore all'Urbanistica, Mario Viano - ma all'inizio bisognerà rodarsi per rendere operative te novità». M.C.V.
  • Bologna. In alto mare l'introduzione della Scia a Bologna. A far tardare l'ingresso della Scia nel capoluogo emiliano c'è da un lato il commissariamento del comune e, dall'altro, le ferie del personale. «L'organico - fanno sapere da Palazzo d'Accursio - non ha avuto il tempo di analizzare la nuova normativa. Fortunatamente, fino ad ora non sono pervenute ai nostri sportelli né domande né richieste informazioni». M.L.
  • Palermo. Al comune di Palermo il passaggio dalla Dia alla Scia non sarà automatico. L'autonomia della regione potrebbe portare, infatti, al recepimento della norma o con una legge regionale, come spiega Giuseppe Monteleone, responsabile tecnico delle concessioni edilizie del comune. Intanto nascono dubbi sulle possibili conseguenze e in particolare sull'assenza di un tecnico durante i lavori. Sa.Bu.
  • Firenze. Nessuna segnalazione pervenuta agli sportelli delle Attività produttive del comune di Firenze. «La situazione non cambierà molto - spiega Domenico Trombino, coordinatore dello Suap - perché già in passato la regione aveva trasformato la maggior parte delle attività commerciali sottoposte a regime autorizzativo in attività disciplinate da Dia con effetto immediato». M.L.
  • Genova. «Nel primo giorno della Scia nessuno l'ha utilizzata. Ma, è proprio il caso di dirlo, per fortuna». È un debutto nel caos, secondo l'assessore alle Attività produttive del comune di Genova, Giovanni Vassallo, quello che ha caratterizzato la segnalazione certificata. «Stiamo studiando la norma. Ma non sappiamo neppure fino a che punto sia applicabile. Ci aspettiamo qualche atto interpretativo». M.C.V.

 

di pag. 21 (Hanno collaborato: Salvo Butera, Massimiliano Carbonaro, Mariangela Latella, Francesco Nariello, Francesco Prisco, Maria Chiara Voci)
da Il Sole 24ore del 03.08.10 


Per la Scia in edilizia l'impatto è immediato. In vigore dal primo agosto la manovra con la semplificazione.

Nessun periodo di cuscinetto: neanche un giorno per studiare la novità e stimare l'impatto: dal primo agosto la Scia, segnalazione certificata di inizio attività, è in vigore.

In tutta Italia e in tutte le Regioni. Questo vuol dire che nei giorni che seguono qualsiasi cittadino può presentarsi al proprio Comune e depositare appunto una Scia. Anche per interventi edilizi privati (si veda il numero precedente di Edilizia e Territorio [in calce, ndr]). I lavori - questa è la caratteristica della Scia - potranno cominciare subito ma nei primi sessanta giorni correranno il rischio di essere bloccati dai controlli dell'amministrazione.

La Scia è entrata in vigore insieme alla legge di conversione del Dl 78/2010 con la manovra finanziaria.

Ma è gravata da subito da un forte carico di incertezze. Prima fra tutte la questione della sua effettiva applicazione alle Regioni, sia ordinarie che, soprattutto, autonome. In base alla dizione letterale della norma (articolo 49) non sembra esserci altra strada che un'applicazione integrale a livello statale e regionale.

Ma le Regioni sono incerte e alcune stanno studiando il ricorso. La Scia è destinata a sostituire la Dia in qualsiasi norma. Ma questo crea un problema nel caso di interventi edilizi in zone vincolate: formalmente infatti se ci sono vincoli ambientali e paesaggistici la Scia è vietata, ma l'aver sostituito anche lessicalmente la Dia in ogni testo di legge, impedisce ora di utilizzare la Dia nei casi in cui era ammessa anche in presenza di vincoli. In altre parole questo tipo di interventi si troverebbe ora scoperto.

Pesantissime le sanzioni per i progettisti che dichiarano o attestano il falso: in questo caso, sempre che sia provato il dolo, scatta l'arresto da uno a tre anni.

LE ALTRE MISURE. La manovra darà una piccola mano ad alcune imprese che vantano crediti con le amministrazioni pubbliche. Diventa, infatti, possibile - ma solo dal primo gennaio prossimo - compensare eventuali debiti iscritti a ruolo con cartella esattoriale con i crediti maturati con le amministrazioni. A condizione però che si acquisisca la certificazione sull'esigibilità del credito.

Sul fronte delle risorse un ulteriore giro di vite viene dato alle deroghe al patto di stabilità: si abbassa infatti dal 4 allo 0,78% la quota di pagamenti in conto capitale esclusa dal patto di stabilità per i Comuni oltre i 5mila abitanti. Vengono poi revocati i mutui accesi dai Comuni presso la Cassa depositi e prestiti e persino quelli con bandi aperti ma non ancora scaduti.

Sul fronte immobiliare poi ci sono le norme sulle cosiddette case fantasma. Il termine concesso ai proprietari per regolarizzare al catasto immobili modificati o che hanno subito cambi di destinazione d'uso è il 31 dicembre prossimo. Dopo scatteranno le classificazioni d'ufficio dell'Agenzia del Territorio in base alle rilevazioni della nuova mappatura.

In caso di abusi edilizi resta ai Comuni il potere di reprimere e sanzionare le violazioni. Sui rogiti immobiliari, così come sui contratti d'affitto, devono essere indicati tutti i dati catastali e le planimetrie aggiornate.

È già in vigore invece la ritenuta del 10% sui bonifici bancari per le detrazioni del 36% sulle ristrutturazioni edilizie e del 55% per il risparmio energetico.
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di Valeria Uva
da Edilizia e Territorio - Il Sole 24ore del 02/07.08.10


Manovra. In casa lavori sempre più veloci. La procedura di segnalazione destinata ad accelerare l'apertura di attività si applica anche al settore dell'edilizia. La Scia taglia i tempi per l'avvio del cantiere - Restano dubbi sulla semplificazione.

Avvio immediato per i cantieri. La Scia, la segnalazione certificata d'inizio attività, contenuta nella manovra finanziaria, promette un'altra semplificazione per le procedure edilizie: lavori subito al via e 60 giorni a disposizione dell'amministrazione per effettuare i controlli (e, se del caso, bloccare i lavori o ordinare le demolizioni).

Le nuove regole, però, presentano ancora diverse incertezze operative e pongono più di un dubbio ai funzionari comunali, chiamati fin da oggi a stabilire a quali tipologie di interventi si applica la procedura accelerata. Inevitabile, allora, prevedere un periodo di assestamento. Il testo della norma esclude espressamente gli immobili e le aree sottoposte a vincolo paesaggistico, ambientale e culturale. Restano da definire, tuttavia, altri aspetti, come la possibilità di ricorrere alla Scia anche per i lavori che richiedono il permesso di costruire e la possibilità di applicarla nelle regioni a statuto speciale, dal momento che la manovra interviene direttamente anche sulle normative regionali.

Proprio dalle regioni, peraltro, arrivano le perplessità maggiori. Gli assessori competenti in materia edilizia si mostrano freddi di fronte alle novità e alcuni si spingono a ipotizzare ricorsi per difendere le proprie competenze.

 

pag. 1
da Il Sole 24ore del 02.08.10


Tutti i dubbi dei sindaci sui lavori sprint. Gli uffici già impegnati nell'individuazione delle opere incluse e nell'aggiornamento della modulistica.

«Meno male che siamo ad agosto», sospira Elio Sannicandro, assessore all'urbanistica di Bari. La Scia è legge, e da oggi gli uffici tecnici dei comuni si trovano a dover affrontare una nuova semplificazione edilizia dai contorni quanto mai incerti. «Ci adegueremo, così come abbiamo fatto in primavera con la liberalizzazione della manutenzione straordinaria - prosegue Sannicandro - anche se, ovviamente, sarà impossibile farlo in tempo zero.

Nella migliore delle ipotesi, un paio di giorni saranno necessari per adattare la modulistica e preparare i promemoria informativi per i professionisti e i cittadini...

La speranza è che il periodo preferiale possa attutire l'impatto delle novità».

Gazzetta Ufficiale alla mano, molti funzionari comunali cominceranno solo da questa mattina a studiare la legge 122/2010, che ha convertito in legge la manovra finanziaria. Dagli uffici del comune di Torino, ad esempio, venerdì scorso arrivavano solo commenti ispirati alla prudenza, nell'attesa di definire «quali sono le fattispecie concrete interessate dalle novità». Mentre a Modena ci si preparava a studiare le modifiche alle procedure informatiche, visto che lì la Dia può essere presentata online.

A Firenze, invece, le direzioni urbanistica e sviluppo economico hanno già fatto qualche riunione per valutare la portata del provvedimento. «Dovremo capire quali sono i limiti e le esclusioni della norma coordinandoci con i comuni vicini - commentano da Palazzo Vecchio - posto che se un cittadino presentasse una Scia saremmo tenuti a riceverla adesso».

Si spinge più avanti Roberto Calussi, dell'ufficio comunale all'edilizia di Arezzo: «Io dovrei imporre a chi arriva con la Dia di presentarmi la Scia, ma realisticamente, visto anche il periodo, tutti si prenderanno qualche giorno di riflessione, anche perché i professionisti dovranno approfondire le novità». Detto ciò, dal punto di vista degli uffici non dovrebbe esserci nessuna rivoluzione. In Toscana, per aprire il cantiere, dopo la Dia bisogna aspettare 20 giorni (dieci in meno rispetto alle regole nazionali). «Con la Scia si può partire subito - aggiunge Calussi - ma noi continueremo a seguire il nostro programma di controlli a campione, che sono tanto più frequenti quanto più è rilevante il lavoro. Ad esempio, per la sostituzione delle tegole la quota controllata è il 5%, per le ristrutturazioni edilizie il 50 per cento».

Poche incertezze allo sportello per l'edilizia di Milano. «A prima vista direi che la novità più importante della Scia è che ci dà più tempo per controllare, 60 giorni anziché 30», osserva il responsabile Giancarlo Bianchi Janetti.

Per il resto, è vero che i cittadini con la Scia possono avviare subito i lavori, ma è altrettanto vero che molte delle opere minori - per le quali attendere i 30 giorni della Dia è più scomodo - erano già state velocizzate in primavera, con l'introduzione della comunicazione di inizio lavori.

Mentre per gli interventi più rilevanti l'esigenza di partire subito con il cantiere è meno sentita.

«La semplificazione della Scia arriva a breve distanza dalla comunicazione introdotta dal Dl 40/2010, che segna una vera rivoluzione e che forse non è ancora stata compresa a pieno dai cittadini: con la comunicazione, lo sportello comunale non fa più attività istruttoria preliminare e si possono subito avviare gli interventi. In pratica, il professionista che assevera la conformità dei lavori al regolamento edilizio si sostituisce alla pubblica amministrazione».
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di Cristiano Dell'Oste
da Il Sole 24ore del 02.08.10


Le reazioni. Le regioni bocciano il nuovo strumento - Le critiche degli assessori.

Regioni fredde sulla Scia. Il nuovo istituto contenuto nella manovra trova la bocciatura immediata da parte di tre amministrazioni di centro-sinistra: Puglia, Emilia Romagna e Toscana. Ma anche nelle giunte di centro- destra l'accoglienza è cauta e i dubbi non mancano, mentre è netto lo stop delle regioni a statuto speciale. A prevalere, indipendentemente dal colore politico, è comunque la poca conoscenza della norma, con diversi assessori che cadono dalle nuvole. «Confesso che non ne so nulla - dice Massimo Giorgetti, titolare dell'edilizia in Veneto - ma direi che aspettare 60 giorni per la risposta definitiva è discutibile come semplificazione». Non si esprimono anche i responsabili all'urbanistica di Campania, Marche e Lazio.

Sulle barricate, invece, le regioni di centro-sinistra. Annuncia ricorso Anna Marson, assessore della Toscana, che osserva: «Il meccanismo rischia di ingolfare gli uffici, che dovranno inseguire interventi già partiti, con grande rischio di contenzioso». Anche in Puglia i tecnici sono già al lavoro per valutare gli spazi per impugnare la Scia. Lo dice Angela Barbanente, responsabile del territorio, bollando il nuovo strumento come «una complicazione ex post per il processo edilizio». Rincara la dose Gian Carlo Muzzarelli, Emilia Romagna: «La Scia apre la strada a una maggiore illegalità».

Uno dei pochi entusiasti è Ugo Cavallera, titolare dell'urbanistica in Piemonte. «La mia valutazione - spiega - è molto positiva, perchè si permette l'avvio dei lavori con una semplice autocertificazione asseverata da tecnici specializzati». Più cauto Daniele Belotti, assessore leghista della Lombardia, che promuove la Scia «in attesa dei decreti attuativi».

Un secco no arriva infine dalle regioni a statuto speciale, con competenza esclusiva in materia di edilizia. «La nuova norma non ci tocca», taglia corto Federica Seganti (Lega Nord), del Friuli Venezia Giulia.
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di Francesco Nariello
da Il Sole 24ore del 02.08.10


Trent'anni di tentativi - «Padroni in casa propria» e l'eterna semplificazione

L'eterno ritorno della semplificazione. Molto prima della Scia, molto prima dello slogan «padroni in casa propria», il processo di snellimento delle procedure per l'edilizia privata è partito nel lontano 1978. Tra annunci, insuccessi e promesse mantenute, si è continuato con un progressivo allargamento delle attività che si possono fare liberamente o con semplice comunicazione di inizio attività.

Quali i risultati complessivi? Ottimi per le attività su edifici esistenti, dalle semplici tinteggiature allo spostamento di pareti. Molto più controversi per gli interventi di maggiore entità.

Con la legge 457/1978 compare l'autorizzazione edilizia. Era uno strumento utilizzabile per la sola manutenzione straordinaria che non obbligasse a uscire da casa: bastava presentare l'istanza al sindaco, e dopo 90 giorni scattava il silenzio-assenso e si poteva cominciare. La legge Nicolazzi 94/1982 ha poi esteso questo meccanismo a tutta la manutenzione straordinaria e anche al restauro e risanamento conservativo. Tutto questo regime è stato però abrogato nel 1993 (governo Ciampi), con il Dl 389.

Tre anni dopo, un'altra svolta, con la legge 662/1996 (governo Prodi), che ha introdotto la Dia, la denuncia di inizio attività. È il regime recepito nel testo unico dell'edilizia: il proprietario di casa presenta il progetto al comune, con asseverazione del tecnico abilitato, e dopo 30 giorni può cominciare i lavori.

All'inizio consentiva di effettuare la manutenzione straordinaria, il restauro e risanamento, e le opere interne senza modifiche di sagome e prospetti, fermo restando che la manutenzione ordinaria era attività libera. Poi, con il testo unico (Dpr 380/2001, governo Amato), la Dia si è allargata alla ristrutturazione edilizia "leggera", quella cioè che non comporta aumenti di volume, unità, superfici.

Nel frattempo, però, sulla scena sono entrati altri attori protagonisti: le regioni. Due di queste, la Toscana e la Lombardia, approvano nel 1999 due leggi che lanciano la super-Dia, cioè la possibilità di fare la denuncia certificata (in alternativa al permesso di costruire) anche sugli interventi "maxi": ristrutturazioni pesanti, ampliamenti, nuove costruzioni. La legge 443/2001 (governo Berlusconi) allarga la super-Dia a tutta Italia, con lo slogan «padroni in casa propria». Questa riforma, sulla carta radicale, fatica però a funzionare, anche nelle due regioni che avevano fatto da apripista. Perché? I professionisti spesso si tirano indietro e non firmano, un po' per prudenza un po' per la carenza di mappe chiare su vincoli, regole e piani. E le stesse imprese di costruzione preferiscono magari aspettare un po' di più, ma poi avere un provvedimento certo, la licenza edilizia. «Nessuna banca - raccontano all'Ance - ti concede un finanziamento sulla base di una semplice Dia».

Il problema è che i tempi del permesso di costruire sono lunghi, 60 giorni che salgono a 120 per progetti complessi e comuni sopra i 100mila abitanti, termini che tra interruzioni, integrazioni e ritardi si protraggono di norma per mesi e mesi. La vera sfida sarebbe dare certezza a questi tempi, senza però rinunciare al controllo sul rispetto di regole e piani. Come dire: semplificare le norme sostanziali e velocizzare l'attività degli uffici, oltre alle procedure. Ma questa, finora, è sempre rimasta una chimera.

Gli ultimi due interventi sono cronaca. Il Dl 40/2010 allarga l'attività libera anche alla manutenzione straordinaria, purché non si tocchino le parti strutturali e previa presentazione di una relazione tecnica asseverata. E poi arriva la Scia, ancora tutta da decifrare nei suoi effetti. Fino alla prossima semplificazione.
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  • IL LIMITE - Le norme anti-burocrati non hanno mai snellito le regole sostanziali né velocizzatol'attività degli uffici

 

di Alessandro Arona
da Il Sole 24ore del 02.08.10


Anche il cantiere si mette in «Scia». Sufficiente portare i documenti in comune - Restano le incertezze e l'incognita dei controlli.

Prima mossa: consegnare la documentazione in comune. Seconda mossa: avviare i lavori. Tutto nello stesso giorno. Lo schema della Scia - la segnalazione certificata di inizio attività introdotta dalla manovra finanziaria - promette un'accelerazione per tutte quelle opere edilizie che oggi, con la Dia, devono aspettare 30 giorni prima di poter essere iniziate. Sulla semplificazione, però, pendono diverse incertezze, che potrebbero rendere molto accidentata l'applicazione delle nuove regole.

Il passaggio dalla Dia alla Scia è una questione di tempi e sanzioni. Con la Scia il cantiere può partire subito dopo il deposito della segnalazione. Gli uffici comunali, però, hanno 60 giorni per fare i controlli ed eventualmente bloccare i lavori, ordinando la demolizione delle opere fuori legge e non sanabili. Inoltre, chi ha dichiarato il falso - perché, ad esempio, aveva già esaurito la volumetria edificabile - rischia la reclusione da uno a tre anni. Passati i 60 giorni, però, i margini d'intervento del comune si restringono notevolmente.

La Scia sostituisce la Dia nelle norme nazionali e in quelle regionali. Quindi, non riguarda l'attività edilizia libera, che continuerà a seguire l'iter leggero tracciato dal Dl 40/2010: semplice comunicazione con relazione tecnica e lavori subito al via.

Per il resto, la lista degli interventi ai quali può essere applicata la Scia non è uguale dappertutto: tendenzialmente, dove la regione ha previsto un ricorso ampio alla Dia, la possibilità di usare la Scia sarà maggiore. Il tutto escludendo comunque i beni sottoposti a vincolo ambientale, culturale o paesaggistico, per i quali la nuova disciplina non vale.

Queste, almeno, sono le intenzioni di coloro che la norma l'hanno scritta e l'hanno votata. Perché tra gli interpreti, fin da subito, è affiorata più di un'incertezza. Qualcuno, addirittura, ha messo in dubbio la possibilità di applicare la Scia all'edilizia. La norma - s'è detto - riguarda solo chi intende aprire un'impresa. E anche il servizio studi della Camera ha sottolineato che «andrebbe chiarito» se la Scia «valga anche per le discipline speciali», come appunto quella edilizia.

I tecnici di Palazzo Chigi, però, invitano a leggere tra le righe il riferimento ai vincoli paesaggistici e la necessità di corredare la Scia con le asseverazioni dei professionisti. Tutte espressioni tipiche delle norme edilizie. Ancora più netto il giudizio dei due relatori. «La logica è quella di eliminare la burocrazia che rallenta chi vuole avviare un'azienda o utilizzare i propri beni, quindi anche gli immobili», spiega Gioacchino Alfano, relatore a Montecitorio. «La Scia si applica in tutti i casi in cui serve la Dia, esclusi i lavori su edifici vincolati e quelli che richiedono il permesso di costruire», aggiunge il senatore Antonio Azzollini.

Proprio su quest'ultimo punto è stato sollevato un quesito per ora insolubile: quando la legge consente di usare la Dia al posto del permesso di costruire, si potrà usare la Scia o no? Se così fosse, le nuove regole avrebbero un impatto ben più grande dei piccoli interventi in casa.

Risposte certe potrebbero arrivare solo da una circolare esplicativa. Già da oggi, però, la Scia è legge e potrebbe essere utilizzata dai cittadini. Con tutte le difficoltà facilmente immaginabili per i geometri e gli architetti (chiamati ad assumersi la responsabilità di avviare il cantiere) e per i funzionari comunali (chiamati a ricevere le nuove segnalazioni certificate).

Ecco perché il risultato concreto - almeno all'inizio e almeno in determinate città - potrebbe essere l'esatto opposto di un'accelerazione. Ne è convinto Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, l'associazione milanese dei proprietari di immobili. «I malintenzionati avranno tutto l'interesse a iniziare subito i lavori - spiega - anche perché così diventerà impossibile per il comune verificare lo stato iniziale dei luoghi. Ma chi vuol fare sul serio finirà per aspettare 60 giorni prima di partire con il cantiere, proprio per evitare di cadere in errore e non rischiare sanzioni penali».

Un'obiezione alla quale Alfano risponde affermando che «la norma cambia i rapporti tra l'amministrazione e il cittadino, rendendolo responsabile delle proprie azioni». Anche perché, aggiunge Alfano, il sistema della Dia - con i controlli preventivi - è tutt'altro che perfetto: «In un piccolo comune bastano dieci Dia inviate in piena estate per rendere praticamente impossibili i controlli preventivi, così che l'ufficio può solo scegliere se bloccarle alla cieca o lasciar partire i lavori».

Che l'alternativa sia migliore, però, è tutto da dimostrare. Rileva ancora Colombo Clerici: «Chi vedrà spuntare cantieri dall'oggi al domani a casa dei vicini, non saprà se il comune ha già verificato la situazione, e sarà costretto a fare da "sentinella". Senza contare che, se i lavori verranno bloccati e si aprirà un contenzioso, si troverà per anni un cantiere davanti a casa».
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  • VAGLIO EX POST - I funzionari hanno 60 giorni per le verifiche ed eventualmente per ordinare interruzioni e demolizioni
  • IL RISCHIO - Con l'avvio immediato degli interventi diventa impossibile l'accertamento dello stato dei luoghi

 

di Cristiano Dell'Oste
da Il Sole 24ore del 02.08.10


I nodi. Per i vecchi permessi non è ancora il tramonto. Sembra escluso che la «segnalazione» possa utilizzarsi per opere che realizzano volumetria extra.

La Dia (denuncia di inizio attività) prevista dal testo unico dell'edilizia e dalla variegata legislazione regionale è davvero cancellata dalla Scia (segnalazione certificata di inizio di attività)? E il permesso di costruire? Il quesito è tanto rilevante quanto complicato, almeno a una prima lettura del nuovo articolo 19 della legge 241/1990, introdotto dal comma 4-bis dell'articolo 49 della manovra finanziaria (Dl 78/2010), ora definitivamente approvata.

Il nuovo articolo 19, al comma 1, prevede infatti che una «segnalazione dell'interessato» possa sostituire «ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato». Questo a condizione che:

  • il rilascio dell'atto dipenda solo dall'accertamento dei requisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale;
  • non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio;
  • non ci siano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali.

Non solo. Il nuovo comma 2 dell'articolo 19 prevede espressamente (sollevando non pochi dubbi di costituzionalità) che «il comma 1 attiene alla tutela della concorrenza ai sensi dell'articolo 117, comma 2, lettera e), della Costituzione e costituisce livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali ai sensi della lettera m) del medesimo comma». Inoltre le espressioni «segnalazione certificata di inizio di attività» e «Scia» sostituiscono quelle di «denuncia di inizio di attività» e «Dia», ovunque ricorrano e la disciplina di cui al comma 1 sostituisce direttamente quella della dichiarazione di inizio di attività recata da ogni normativa statale o regionale.

Insomma, la previsione è così ampia che, a parte le aree e gli edifici vincolati, pare davvero che la Scia sostituisca tanto il permesso di costruire (richiamato dal comma 1 del nuovo articolo 19), quanto le Dia e le "Super-Dia", anche regionali. Passando quindi da un modello di controllo preventivo a un controllo successivo e limitato, visto che l'interessato può avviare i lavori contestualmente alla presentazione della Scia e il potere di repressione comunale - decorsi 60 giorni - può essere esercitato solo in casi limitati (...).

Le cose, però, non sono così lineari. Il tramonto dei "vecchi" titoli edilizi (sempre con l'eccezione degli interventi in ambiti vincolati) dovrebbe essere escluso laddove l'ordinamento prevede un «limite o contingente complessivo» e «specifici strumenti di programmazione settoriale» che disciplinano l'attività da realizzare. I limiti complessivi parrebbero escludere dalla Scia gli interventi che realizzano nuova volumetria, dato che la volumetria edificabile è sempre limitata dagli strumenti urbanistici attraverso la fissazione di indici edilizi massimi. Mentre, al contrario, questi limiti non ricorrono rispetto alla maggioranza degli interventi sul patrimonio edilizio esistente, in quanto le opere manutentive, di risanamento e di ristrutturazione conservativa difficilmente sono sottoposte a limitazioni quantitative, essendo semmai limitate qualitativamente.

Quanto alla possibilità che il ricorso alla Scia edilizia sia precluso da «specifici strumenti di programmazione settoriale», non parrebbe che agli stessi siano riconducibili i piani regolatori (che sono più propriamente strumenti di pianificazione), pur restando la possibilità che la Scia sia inibita per quegli interventi in relazione ai quali specifici regolamenti locali (tra cui i piani triennali delle opere pubbliche) organizzino la trasformazione territoriale.

In conclusione, cancellate Dia e Super-Dia dai testi di legge statale e regionale, dovrebbero restare soggetti a permesso di costruire gli interventi edilizi (soprattutto le nuove costruzioni, ma in alcuni casi anche le ristrutturazioni edilizie) che introducono nuova volumetria o mutano altri parametri per cui gli strumenti urbanistici prevedono «limiti o contingenti complessivi», mentre tutti gli altri (interventi sull'esistente) dovrebbero essere soggetti a Scia. È evidente, tuttavia, che la nuova normativa costringe gli operatori a grandi sforzi interpretativi, e qualche chiarimento sarebbe senz'altro opportuno.
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  • CHIARIMENTI NECESSARI - Operatori costretti a grandi sforzi per definire l'ambito di operatività della nuova procedura

LE QUESTIONI APERTE 

  • La nuova norma si applica all'edilizia? Il nuovo articolo 19 della legge 241/1990 non cita il testo unico dell'edilizia, ma dice che la Scia sostituisce la Dia «ovunque ricorra», comprese le normative regionali. I tecnici di Palazzo Chigi e i due relatori della manovra, alla Camera e al Senato, interpretano la norma come applicabile anche all'ambito dell'edilizia.
  • La Scia può sostituire anche il permesso di costruire? Il comma 1 del nuovo articolo 19 della legge 241/1990 richiama «ogni atto di autorizzazione (?), permesso o nulla osta comunque denominato». Sembrerebbe, dunque, che possa sostituire anche il permesso di costruire, anche se l'intenzione degli autori della norma - a quanto pare - era quella di circoscriverla ai casi in cui si può applicare la Dia. Lo stesso comma 1, peraltro, introduce una serie di casi in cui la norma non si applica, come quando vengono previsti limiti o contingenti complessivi: un riferimento che potrebbe escludere il ricorso alla Scia, ad esempio, quando si tratta di realizzare nuova volumetria, per la quale il piano regolatore fissa un tetto massimo.
  • Le nuove regole valgono anche per le regioni a statuto speciale? Il nuovo articolo 19 della legge 241/1990 richiama l'articolo 117 della Costituzione per dare più forza alle norme di legge, ma la sua costituzionalità è stata messa in dubbio e i governatori di alcune regioni a statuto speciale sostengono che le novità non valgono nel proprio territorio.

 

di Guidi A. Inzaghi
da Il Sole 24ore del 02.08.10


Buona idea ma a rischio falsa partenza

La Scia è un altro importante passo avanti sulla strada della semplificazione. Bene hanno fatto iministri Brunetta e Calderoli a riproporla nella manovra appena approvata: benvenuti sono qualunque segnale di attenzione all'impresa e qualunque misura che elimini gli ostacoli allo svolgimento delle sue attività.

La norma ha provocato, però, due generi di perplessità che ora dovranno essere gestite con attenzione per evitare il ripetersi di una situazione tipo piano-casa: una guerriglia tra governo e regioni che alla fine danneggia proprio le imprese e chi sarebbe pronto a investire nella direzione dello sviluppo.

La prima perplessità sta nel fatto che la Scia entra nelle legislazioni regionali molto più di quanto avesse fatto il piano casa, adeguandole al nuovo modello nazionale. Questo ha già prodotto la brusca reazione di alcuni governatori che hanno rivendicato gelosamente le loro competenze. Comprensibile la difesa delle proprie prerogative, ma qui sembra opportuno invitare le regioni a un atteggiamento laico e istituzionalmente corretto: contestate solo le norme irrazionali, lasciamo le guerre di religione a momenti meno difficili.

D'altra parte, mentre l'intervento riformatore sulla Dia di due mesi fa allineava tutte le regioni sulla punta più avanzata, la Scia costituisce uno strappo di non poco conto rispetto al quadro legislativo regionale.

Più delicato il secondo profilo di perplessità che investe direttamente la vita delle imprese - specie quelle del settore dell'edilizia - e il modo stesso in cui si è fatta finora semplificazione normativa.

La Scia è una nuova forma di autocertificazione che rimescola le caratteristiche dello strumento rispetto alla precedente versione della denuncia di inizio attività, largamente accettata e fatta propria dalle leggi regionali. Formalmente con la Scia è possibile iniziare subito i lavori, quindi l'aspetto di autocertificazione diventa molto forte. In realtà, entro sessanta giorni l'amministrazione può comunque intervenire. Un termine che va oltre i trenta giorni dati come termine ultimo per l'intervento dell'amministrazione nella Dia.

Non è l'aspetto del confronto meramente temporale, però, quello più problematico per l'impresa. Questo genere di strumenti autorizzativi vanno benissimo per gli interventi edilizi medi: si tratta di quelle ristrutturazioni comprese fra l'attività libera dell'edilizia più minuta (fino alle manutenzioni straordinarie) e gli interventi più consistenti di riqualificazione o di nuova costruzione. Benissimo quindi liberalizzare gli interventi micro e semplificare al massimo grado gli interventi medi. Per questi ultimi e per gli interventi di dimensione maggiore c'è però un problema di certezza amministrativa che non può essere risolto dall'autocertificazione. Quando l'impresa va in banca per chiedere un finanziamento al proprio progetto ha bisogno di un documento che dimostri il suo diritto a costruire.

Abbiamo bisogno che l'amministrazione pubblica decida più rapidamente sugli atti autorizzativi che le competono, come il permesso di costruire o la concessione edilizia: questo chiedono le imprese. Oltre all'estensione dell'area degli interventi totalmente liberi e dell'area dell'autocertificazione, la prossima sfida legislativa e amministrativa è quella di accelerare e garantire i percorsi decisionali della pubblica amministrazione nell'area dei provvedimenti autorizzativi ordinari. Un tema già affrontato con la conferenza di servizi, soprattutto nel campo delle opere pubbliche, che ora deve estendersi anche all'area privata. Tornando, se possibile, al modello liberale di un settore pubblico piccolo ma non debole: capace di decidere rapidamente e bene, nel rispetto dell'interesse urbanistico generale, mettendo al tenpo stesso le imprese in condizione di lavorare con tempi e modi certi.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 02.08.10 


Cantieri, senza i controlli i cittadini fanno le sentinelle. Critiche di Assoedilizia alla semplificazione burocratica in edilizia.

I cittadini, se la Scia (segnalazione certificata di inizio attività che sostutuirà la Dia, dichiarazione di inizio attività, ndr), come sembra, si applicherà anche al campo delle opere edilizie (ci sono dubbi interpretativi) si dovranno preparare a diventare «sentinelle» della città e dei propri interessi. Potrà accadere che il comune non abbia esperito alcuna verifica preventiva sulla regolarità di gran parte delle opere edilizie che essi vedranno realizzarsi. Dall'oggi al domani si potranno infatti aprire i cantieri edilizi con una semplice segnalazione certificata di inizio di attività (Scia), accompagnata appunto dalle dichiarazioni della regolarità delle opere realizzande, da parte del titolare e dei suoi tecnici. Ai vicini, che vedranno spuntare cantieri dall'oggi al domani, mancherà un quadro di riferimento attendibile, (qual era quello derivante dal possibile esame preventivo da parte del comune) per valutare se le opere sono o meno legittime e se ledono illegittimamente i suoi diritti ed interessi legittimi, ledendo nel contempo gli interessi della collettività.

I comuni hanno 30 [60, ndr] giorni di tempo per verificare la presenza dei requisiti ed eventalmente contestare: dopo di che la contestazione non sarà possibile, se non per gravi motivi. Intanto in quei 30 [60, ndr] giorni le opere proseguono e l'amministrazione pubblica deve correr dietro a ciò che vien realizzato dagli operatori. La logica: poichè i controlli tecnici sono difficoltosi e lunghi se compiuti prima delle opere, tanto vale farli dopo ed eventalmente intervenire per fermare le opere stesse.

Peccato che gli interventi edilizi sovente diano luogo, per un motivo o per l'altro, a compromissioni di fatto irreversibili; e che comunque per l'amministrazione pubblica è più difficile intervenire ex post, cioè a lavori iniziati e cantieri aperti.

Inoltre, dal punto di vista procedimentale, non è la stessa cosa esaminare il progetto ex ante piuttosto che a posteriori. In quest'ultimo caso significa non avere la possibilità di verificare lo stato di fatto iniziale che pure deve risultare da apposita tavola progettuale depositata in comune.

E lo stato di fatto iniziale dev'essere considerato non solo ai fini della regolarità originaria delle preesistenze (fatto superabile perchè quel che conta in sostanza è che lo stato finale delle opere risulti conforme alle previsioni e prescrizioni vigenti al momento dell'esecuzione delle stesse), ma anche ai fini della consistenza del manufatto edilizio, ai fini dell'accertamento dei diritti quesiti. Come si farà a stabilire che quanto dichiarato dal progettista a tal proposito corrisponde al vero quando ad esempio il cantiere è aperto da un mese o più?

Quando il comune dovesse poi intervenire repressivamente, immaginiamo che piacere potrà fare, non solo al vicino interessato, ma alla stessa comunità civica, il trovarsi davanti, magari per anni, un cantiere bloccato in attesa che si dirimano le questioni aperte. Il cittadino deve poter dormire sonni tranquilli nella consapevolezza che la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi è compiuta debitamente dalla pubblica amministrazione, momento per momento e non con il «dopo si vedrà «Se c'è il dubbio che l'amministrazione non abbia controllato ancora, nascono tensioni, attriti, sospetti. Non è il clima di cui ha bisogno la nostra comunità sociale».

 

di Achille Colombo Clerici, presidente Assoedilizia
da Italia Oggi del 29.07.10


LA MANOVRA - Scia in edilizia, caos al debutto. I cantieri possono partire subito senza aspettare i 30 giorni previsti nella Dia. Governo: La semplificazione vale anche per le costruzioni - Alcune Regioni pronte al ricorso. Tre Regioni già pronte al ricorso contro la Scia. Gli assessori (tutti di centro-sinistra) di Puglia, Emilia Romagna e Toscana ritengono la norma lesiva delle loro competenze sul governo del territorio. Poco entusiasmo anche dal centro-destra, salvo Cavallera (Piemonte): «Ottima semplificazione» - Netto stop dal Friuli.

Sta creando lo scompiglio tra Regioni e addetti ai lavori (progettisti e imprese) la norma della manovra finanziaria (Dl n.78 modificato con il maxiemendamento) che introduce per le attività commerciali e d'impresa il sistema dell'avvio immediato dell'attività (previa autocertificazione asseverata), salvo controllo ed eventuale stop dell'amministrazione entro 60 giorni.

Il nodo principale è se la norma si applichi o no all'edilizia. Il testo non lo dice, ma i giuristi di Palazzo Chigi che l'hanno scritto sostengono di sì, salvo le nuove costruzioni soggette a permesso di costruire. Una lettura che lascia però perplessi altri tecnici del diritto e la stessa Ance.

Dubbi dalle Regioni, inoltre, sul fatto che il testo cancelli da subito le legislazioni regionali in quanto norma esclusiva statale in materia di concorrenza. Alcuni assessori al Territorio delle Regioni di centro-sinistra si dichiarano pronti a fare ricorso una volta che la manovra sarà in «Gazzetta». Perplessità e freddezza anche da qualche assessore di centro-destra, e netto lo stop da parte delle Regioni a statuto speciale.

Stop dalle Regioni governate dal centro-sinistra all'applicazione all'edilizia della "Scia" (Segnalazione certificata di inizio attività), nuovo istituto contenuto nella manovra finanziaria in fase di definitiva approvazione. Molti "non so", invece, e qualche sì poco convinto dagli assessori al Territorio delle Giunte di centro-destra. Ma in generale dalle Regioni emerge come questa norma, teoricamente in grado di spazzare via da subito tutte le leggi regionali in materia di edilizia (nella disciplina degli interventi oggi soggetti a Dia), sia stata poco valutata. E sicuramente non è stata valutata in Conferenza delle Regioni, che infatti non ha preso sul punto alcuna posizione.

LA NORMA, VERA NOVITÀ? L'istituto della Scia (articolo 49, comma 4-bis, Dl 78/2010, testo Senato, introdotto con il maxiemendamento) è stato presentato dal Governo con lo slogan "impresa in un giorno" (si veda l'ultimo numero di «Edilizia e Territorio», pagina 9 [in calce, ndr]). Si consente cioè ai soggetti che vogliono avviare attività sottoposte (tramite autorizzazione, licenza, permessi, concessione non costitutiva) a semplice «accertamento di requisiti e presupposti previsti dalla legge» e per le quali «non sia previsto alcun limite o contingente complessivo», di avviare tale attività subito dopo la presentazione della Scia, e non dopo 30 giorni come previsto dall'attuale testo dell'articolo 19 della legge 241/1990, che tale norma sostituisce.

Questo istituto era presente in realtà, pressoché identico (seppure meno articolato), nella formula originaria della 241/1990, modificato però dalla legge 80/2005 (governo Berlusconi) che ha introdotto l'obbligo di attendere 30 giorni prima di avviare l'attività. In vigore per quindici anni, tuttavia, la norma sull'avvio immediato è rimasta praticamente inapplicata, come d'altra parte molti altri più semplici atti e documenti sostituiti dalla 241 con l'autocertificazione. Ora ci si riprova.

EDILIZIA SÌ O NO. La novità però, nel nuovo testo introdotto dalla manovra, è sull'edilizia. La legge del 1990 escludeva esplicitamente le concessioni edilizie (allora non esisteva la Dia, dunque di fatto escludeva tutta l'edilizia), mentre la modifica del 2005 uniformava il meccanismo alla Dia in edilizia (avvio dopo 30 giorni), ma di fatto la norma si riteneva non applicabile alle costruzioni. Ora invece, pur con un testo poco chiaro, il Governo ritiene che la nuova Scia si applichi anche all'edilizia (si veda l'intervista qui sotto), a esclusione però degli interventi minori soggetti ad attività libera e a quelli più rilevanti soggetti a permesso di costruire (...). La novità sarebbe dunque su quelli "intermedi" (restauro e ristrutturazione "leggera"): tutte le norme sulla Dia (anche in leggi regionali), dice il testo della manovra, comma 6, saranno sostituite da subito da quelle sulla Scia. Tali norme sono infatti considerate (sempre comma 6) relative alla «tutela della concorrenza», e come tali di competenza esclusiva statale.

ASSESSORI IMPREPARATI. Molti assessori regionali (al Territorio e Urbanistica) cadono in realtà dalle nuvole. «Le confesso che non ne so nulla - dice ad esempio Massimo Giorgetti, assessore all'Edilizia in Veneto - ma così su due piedi direi che se devo aspettare 60 giorni per la risposta definitiva è discutibile che sia una semplificazione». Non si esprime per nulla Luigi Viventi, titolare dell'Urbanistica nelle Marche, che ammette di non avere ancora approfondito la nuova norma: si limita a osservare che «se la semplificazione è un obiettivo giusto, bisogna stare attenti a non calpestare le regole». «Non abbiamo ancora fatto una valutazione - ci risponde l'assessore della Campania, Marcello Taglialatela (Pdl) - ma pur essendo favorevole alla semplificazione credo che in materia di edilizia semplificare ancora possa comportare qualche rischio». Nessuna risposta dall'assessore del Lazio, Luciano Ciocchetti: «Stiamo valutando la norma» spiegano nel suo staff.

I NO DEGLI SPECIALI. Un no secco arriva dalle Regioni a statuto speciale, la cui competenza esclusiva in materia di edilizia è riconosciuta dall'articolo 2, comma 2, del Testo unico edilizia, nonché dai loro statuti. «La nuova norma sulla Scia non ci tocca per nulla - dice Federica Seganti (Lega Nord), assessore in Friuli Venezia Giulia - perché abbiamo competenza primaria, e fra l'altro abbiamo appena fatto, a fine 2009, un nuovo testo unico edilizia con molte più semplificazioni». Più prudente, ma sulla stessa linea, l'assessore della Sardegna, Angelo Carta: «Occorrerà verificare - dice - se tali norme non entrino in contrasto con la normativa regionale vigente, dato che in materia di edilizia abbiamo competenza esclusiva».

ASSESSORI ARRABBIATI. Sono informati e arrabbiati almeno tre assessori al Territorio di Regioni governate dal centro-sinistra. «In attesa della versione definitiva della norma - dichiara Angela Barbanente, assessore in Puglia - gli uffici legislativi sono già al lavoro per capire se ci sono spazi per impugnarla. L'introduzione della Scia è una complicazione ex post per il processo edilizio. La regolarità degli interventi potrà essere infatti valutata solo a lavori già iniziati. Cambiano così le modalità di controllo, con la difficoltà di effettuare verifiche successive e il forte rischio di aumentare sensibilmente il contenzioso». «La semplificazione - aggiunge la Barbanente - sarebbe poi soltanto apparente: il termine dei 60 giorni crea margini di incertezza, professionisti e imprenditori faranno la Scia col rischio di subire sanzioni anche per eventuali errori. Inoltre, non mi sembra pacifico che il testo escluda l'applicazione della Scia al permesso di costruire. In ogni caso l'inserimento di questa procedura nell'ordinamento dovrà confrontarsi con il Testo unico dell'edilizia e con le normative regionali». Rincara la dose Gian Carlo Muzzarelli, assessore all'Edilizia dell'Emilia Romagna: «La Scia apre la strada a una maggiore illegalità: se si consente di iniziare i lavori con una semplice asseverata da un tecnico, si autorizza un percorso di autodeterminazione che porterà a presentare le domande sapendo già che i controlli saranno pochi. I tempi per effettuare le verifiche successive da parte dell'amministrazione, infatti, sono stretti, anche considerando le carenze di personale; mentre una volta scaduti i termini si finisce nel circolo della giustizia penale, a sua volta ingolfata». Secondo Muzzarelli sarà necessario almeno stringere le maglie sulla responsabilità dei progettisti: «Sennò chi garantisce sulla correttezza degli interventi? È un tema di grande importanza visto che c'è di mezzo la sicurezza degli immobili». Secco no anche da Anna Marson, Regione Toscana: «Se la legge passerà così faremo ricorso». E spiega: «Oltre ai vincoli ambientali, paesaggistici e culturali, che sono fuori dalla Scia, rischiano invece di rientrarci gli immobili soggetti a norme di tutela derivanti da piani urbanistici locali. Comunque il meccanismo rischia di ingolfare gli uffici, perché dovranno inseguire gli interventi già partiti, con il rischio poi di creare grande contenzioso».

L'ASSESSORE ENTUSIASTA. Tra i pochi assessori che invece accolgono con convinto entusiasmo la nuova disciplina c'è Ugo Cavallera, responsabile dell'Urbanistica del Piemonte. «Il mio giudizio a caldo - spiega - è molto positivo. Soprattutto perché si permette di avviare un intervento attraverso una semplice autocertificazione, avvalendosi di tecnici specializzati e dimostrando il possesso dei requisiti». «I 60 giorni per la verifica - aggiunge - apparentemente possono sembrare un aggravio rispetto ai 30 giorni della Dia, ma non è così, perché nel caso della Scia il termine è perentorio. Successivamente, infatti, la pubblica amministrazione per fermare i lavori può solo richiamarsi a interessi generali come ambiente o sicurezza». Per comprendere la portata effettiva della Scia, conclude Cavallera, «bisognerà però aspettare i regolamenti attuativi».

I SÌ TIEPIDI. Più cauto Daniele Belotti, assessore leghista al Territorio e all'Urbanistica della Lombardia, che comunque promuove il nuovo strumento: «Premesso che finché non saranno disponibili testo definitivo e decreti attuativi è difficile poter dare un giudizio, in linea di principio si può affermare che l'istituto della Scia prosegue sulla strada di creare un rapporto sempre più stretto e marcato tra pubblica amministrazione e cittadino. Nel caso specifico, la norma ha il merito di eliminare i tempi morti fino a oggi collegati all'avvio delle attività, demandando prima all'asseverazione qualificata di un professionista e poi all'amministrazione pubblica la verifica del rispetto delle norme».

ANCE IN STAND BY. Nessuna reazione per ora da parte dell'Ance. «La norma - spiegano in via informale i giuristi dell'associazione costruttori - è molto confusa... non è affatto scontato che si applichi all'edilizia. E poi è discutibile che si tratti di vera semplificazione, perché di solito i progettisti si mettono di traverso, e le autocertificazioni non le fanno, come è capitato con la Super-Dia. Comunque la vera semplificazione in edilizia è che l'amministrazione rilasci il provvedimento in tempi rapidi e certi: la Dia non basta a banche e notai, vogliono il permesso di costruire!».

ARCHITETTI SCETTICI. L'Ordine degli architetti si era inizialmente scagliato contro la Scia, criticando il fatto che si applicasse anche su aree e immobili tutelati. Il testo finale ha invece introdotto «l'esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici e culturali». «La norma - dice il presidente nazionale, Massimo Gallione - è un po' fumosa, non è detto che si applichi all'edilizia, in quanto il rilascio di titoli abilitativi non è solo "accertamento di requisiti e presupposti". Probabilmente è esclusa la nuova costruzione, o forse si potrebbe dire che la Scia si applica solo agli interventi edilizi legati all'avvio di nuove attività d'impresa». «Comunque - conclude Gallione - è chiaro che se il privato ha la spada di Damocle della verifica entro 60 giorni, è difficile che avvii subito i lavori. Il rischio è che di fatto si raddoppi l'attuale termine di 30 giorni della Dia».
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di A. Arona - F. Nariello
da Edilizia e Territorio n. 29 - Il Sole 24ore del 26/31.07.10


Il Governo non ha dubbi: l'edilizia è compresa. Parla chi ha scritto la norma: applicazione immediata a tutte le Autonomie ed esclusione del permesso di costruire.

Giuseppe Chini, magistrato amministrativo, ora a capo dell'ufficio legislativo del ministro alla Semplificazione, Roberto Calderoli, è il regista occulto dell'operazione "Scia": dai suoi uffici è uscito il testo del nuovo articolo 19 della legge 241/1990, entrato materialmente nel maxiemendamento alla manovra per mano del relatore Antonio Azzolini. E Chini non si tira indietro nel rivendicare la paternità della norma e nel difenderne l'impatto generale e immediatamente sostitutivo di ogni precedente norma, statale e regionale.

  • Dottor Chini, primo dubbio, la Scia si applica all'edilizia o no? Certo che si applica, senza dubbio. Nel passaggio parlamentare è stato inserito anche il fatto che la Scia è corredata (se del caso) da «attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati», un esplicito riferimento all'edilizia. E poi è una norma generale, successiva, che come tale deroga alle norme speciali precedenti, è un principio generale del diritto (nei manuali di diritto, il principio è che «la legge posteriore generale non deroga la precedente speciale», salvo contrasto inconciliabile, ndr). Lo stesso ministero delle Infrastrutture, che - è chiaro - non è contento di questa norma, ammette che scritta così si applica senza dubbio anche all'edilizia.
  • E il rapporto con le leggi regionali? Non c'è una competenza concorrente sull'edilizia (esclusiva per quelle a statuto speciale)? La norma sulla Scia riguarda la concorrenza, come tale la competenza è esclusiva statale. E poi la norma sull'edilizia libera, l'articolo 6 del Testo unico edilizia modificato dalla legge 73/2010 (libera anche la manutenzione straordinaria, ndr), non è stata impugnata dalle Regioni; lì si stabilisce fra l'altro la regola che le Regioni possono estendere la liberalizzazione (aggiungere casi), ma non restringerla.
  • I dubbi tra gli addetti ai lavori però sono tanti. Farete circolari esplicative? Sì, faremo sicuramente delle circolari, in coordinamento con il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.
  • Nel merito, perché la norma secondo il Governo è una rivoluzione? Perché subito dopo aver presentato la Scia si può iniziare l'attività di impresa, o nel caso dell'edilizia i lavori. C'è una norma importante al comma 6: le sanzioni penali per chi dichiara o attesta il fatto (proponente o tecnico che assevera) sono state inasprite, da 0-2 anni (articolo 483 codice penale) a 1-3 anni. Nessuno credo presenterà Scia "false", e dunque il rischio di vedersi fermare i lavori praticamente non esiste (tuttavia questa norma riguarda solo le attestazioni false "dolose", non quelle derivanti da errori, ignoranza, o documentazione pubblica insufficiente, come nel caso dei vincoli, ndr).
  • Nella Scia ricadono anche le attività soggette a permesso di costruire? No, perché la Scia riguarda solo attività soggetta a mero accertamento di requisiti, mentre il permesso di costruire ha elementi di discrezionalità; in sé non è un atto discrezionale, ma la giurisprudenza più recente ritiene che possano residuare elementi di dscrezionalità dopo la verifica dei requisiti. E poi, secondo argomento, si dice che la Scia sostituisce la Dia, non il permesso di costruire.

 

di A.A.
da Edilizia e Territorio n. 29 - Il Sole 24ore del 26/31.07.10


CHIAVI DI LETTURA - Problemi di costituzionalità e molte incertezze applicative: ecco perché non funzionerà

La sostituzione della dichiarazione d'inizio di attività (Dia) con la segnalazione d'inizio di attività (Scia), nella versione approvata come emendamento al decreto legge 78/2010 è solo l'ultimo episodio di una «saga» che dura da vent'anni.

Tutto nasce con la legge sulla trasparenza amministrativa 241/1990. In essa fa capolino la denuncia d'inizio attività che sostituiva ogni provvedimento autorizzativo vincolato con una comunicazione del privato che attesta il possesso dei requisiti richiesti dalla legge (articolo 19). L'attività poteva essere intrapresa immediatamente. Se all'esito del controllo, l'amministrazione rilevava l'assenza non sanabile di un requisito, entro sessanta giorni poteva vietare la prosecuzione dell'attività. Insomma, una sorta di liberalizzazione di molte attività private che andava al di là del semplice silenzio-assenso (articolo 20). Quest'ultimo consiste infatti nel rilascio tacito di un atto favorevole decorso un certo termine dalla presentazione della domanda senza che l'amministrazione abbia provveduto (articolo 20).

Uno degli aspetti più controversi della Dia è sempre stato l'avvio immediato dell'attività che potrebbe compromettere interessi pubblici rilevanti. Non a caso esso è stato escluso dal Testo unico dell'edilizia (Dpr 380/2001) secondo il quale i lavori possono essere iniziati solo dopo trenta giorni dalla presentazione della Dia, sempre che nel frattempo l'amministrazione non la vieti.

Nel 2005 l'articolo 19 della 241 è stato ritoccato, introducendo lo stesso termine minimo tra Dia e avvio dell'attività (legge 15/2005), 30 giorni. A quel punto il regime della Dia si è avvicinato molto a quello del silenzio-assenso tanto da far dubitare dell'utilità di mantenere in vita la distinzione.

Nel 2009 (legge 69/2009) si è registrata una nuova inversione di marcia per la Dia relativa alle attività previste dalla direttiva sulla libera prestazione dei servizi (2006/123/Ce). In tutti questi casi l'attività può essere intrapresa subito (articolo 19, comma 2, della legge 241/1990 oggi in vigore).

Con la Scia (Dl 78/2010 modificato) l'inversione di marcia è completa. Infatti, il nuovo testo dell'articolo 19 generalizza l'avvio immediato di tutte le attività soggette a questo regime in base ai criteri fissati dal primo comma: i requisiti di legge per svolgere l'attività devono essere rigidamente vincolati, senza cioè spazi di discrezionalità; non deve trattarsi di atti autorizzativi che involgono interessi pubblici rilevanti contenuti in un elenco tassativo (pubblica sicurezza, immigrazione, finanza ecc.) che include anche i casi in cui «sussistono vincoli ambientali, paesaggistici o culturali»; la Scia, come già la Dia, deve essere accompagnata da autocertificazioni e asseverazioni di tecnici abilitati che attestino la conformità dell'attività alle norme vigenti.

La nuova Scia travolge tutti i regimi statali e regionali vigenti previsti per la Dia, inclusi quelli previsti dal Testo unico per l'edilizia. Infatti, la nuova disposizione fa leva sui principi della tutela della concorrenza e dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117 della Costituzione per far imporre, con effetto immediato, alle Regioni le nuove regole.

E qui può sorgere un primo dubbio di costituzionalità. Trattandosi di autorizzazioni vincolate sostituite dalla Scia, non sembra costituire una «barriera all'entrata» lesiva della concorrenza la previsione di un termine breve di attesa per l'avvio dell'attività. Ciò tenuto anche conto che l'amministrazione ha comunque 60 giorni di tempo per vietare la prosecuzione dell'attività.

Il nuovo regime è dunque a rischio perché è probabile che qualche Regione lo impugni innanzi alla Corte costituzionale.

Un secondo dubbio riguarda il campo di applicazione della Scia. Nel settore dell'edilizia, si potrebbe porre il problema se anche la cosiddetta «super-Dia» prevista in alcuni casi tassativi come alternativa al permesso a costruire (articolo 22, comma 3, del Testo unico) o addirittura alcuni permessi a costruire ricadano nel nuovo regime.

Un terzo dubbio più generale attiene alla funzionalità del nuovo regime. Come già nel caso della Dia, anche edilizia (articolo 23 del Testo unico), la Scia richiede attestazioni e asseverazioni molto impegnative. E il tecnico incaricato che le rilascia rischia di pagar caro visto che può scattare la sanzione penale, ora resa più pesante, della reclusione da uno a tre anni.

Inoltre, come già accadeva per la Dia, anche la Scia è soggetta al potere di revoca e di annullamento d'ufficio anche dopo che è scaduto il termine di 60 giorni per i controlli. La nuova norma limita questo potere ai soli casi di danno «per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale». Ma anche sulla Scia continua a gravare l'incertezza che circondava la Dia e il silenzio-assenso.

In definitiva, nuovi nomi (Scia anziché Dia), ma vecchi vizi. Per essere efficace, l'attività di riordino e di semplificazione della autorizzazioni passa attraverso un'opera certosina di analisi e di correzione dei singoli regimi. Mancano le risorse, prima ancora che la volontà, con grave danno per la certezza del diritto.
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  • Il sistema esisteva già nel 1990 ma fu tolto nel 2005

 

di Marcello Clarich, Ordinario di Diritto Amministrativo
da Edilizia e Territorio n. 29 - Il Sole 24ore del 26/31.07.10


La Scia mette il turbo alle nuove iniziative. Norma antiburocrazia nella manovra correttiva. Con l'introduzione della Scia (segnalazione certificata inizio attività) sarà più facile iniziare un'attività d'impresa o edilizia.

La Scia sostituirà infatti la Dia, e le amministrazioni avranno 60 giorni (e non più 30), per esercitare i controlli ed eventualmente richiedere (se si accerta carenza dei requisiti necessari) la rimozione degli effetti dannosi, a cui l'impresa dovrà provvedere entro 30 giorni.

La Scia quindi consiste in un'autocertificazione che, tuttavia, non potrà essere utilizzata nei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali o nell'ambito di quei procedimenti in cui siano necessari atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze (compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivanti dal gioco, nonché quelli imposti dalla normativa comunitaria).

L'attività oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data della presentazione della segnalazione all'amministrazione competente, senza attendere 30 giorni, come accadeva prima della riforma con la Dia.

Il legislatore ha inteso rispondere all'esigenza di liberalizzazione dell'attività d'impresa, istituendo una «segnalazione certificata di inizio attività» che sostituisce «ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l'esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale».

Dal punto di vista normativo, infatti, il maxi-emendamento governativo ha introdotto all'articolo 49 il comma 4-bis, il quale ha sostituito integralmente l'art. 19 della legge n.241/90 (originariamente rubricato «Dichiarazione di inizio attività»).

Correderanno la segnalazione (per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali ecc.) le dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell'atto di notorietà, le attestazioni e le asseverazioni di tecnici abilitati, ovvero le dichiarazioni di conformità da parte delle agenzie delle imprese (di cui all'art. 38, comma 4, dl n.112/08, convertito dalla legge n.133/08), relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale.

Le autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni sostituiranno anche l'acquisizione di pareri di organi o enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive.

Vincoli. L'applicazione della nuova disciplina è subordinata alle seguenti condizioni:

  • che il rilascio dipenda esclusivamente dall'accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o di atti amministrativi a contenuto generale;
  • che non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, con la sola esclusione: a) dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali; b) per quei procedimenti in cui siano necessari atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze, compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli imposti dalla normativa comunitaria;
  • che gli atti richiesti non riguardino le attività economiche a prevalente carattere finanziario, ivi comprese quelle regolate dal testo unico bancario.

Divieti. Il testo della manovra prevede anche l'adozione di motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti. Il termine è fissato in 60 giorni dal ricevimento della segnalazione e può contenere l'ordine di rimozione degli eventuali effetti dannosi.

L'amministrazione può però anche fissare un termine (in ogni caso non inferiore a 30 giorni) entro cui l'interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti.

In caso di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci, l'amministrazione, ferma restando la responsabilità penale, potrà sempre e in ogni tempo adottare i suddetti provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi.

Deroghe. Decorso il predetto termine di 60 giorni, l'amministrazione potrà intervenire solo in presenza del pericolo di un danno grave e irreparabile per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell'impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell'attività dei privati alla normativa vigente.

Dia. Le nuove disposizioni stabiliscono che la disciplina sulla Scia sostituirà direttamente, dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, quella della Dia (statale e regionale). La disciplina sulla Scia che è stata introdotta, infatti, è ricondotta alla tutela della concorrenza ai sensi dell'art. 17, comma 2, lett. e), della Costituzione (materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato), e costituisce livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali ai sensi della lettera m) del medesimo comma 2.

Ciò ha consentito di risolvere il problema del rapporto con la disciplina della dichiarazione di inizio di attività recata da ogni normativa regionale. Inoltre, le espressioni «segnalazione certificata di inizio di attività» e «Scia» sostituiranno, rispettivamente, quelle di «dichiarazione di inizio di attività» e «Dia».

Semplificazioni. In materia di semplificazione è stata introdotta una normativa a cascata che tende a ridurre gli adempimenti amministrativi gravanti sulle Pmi, al fine di promuovere lo sviluppo del sistema produttivo e la competitività delle imprese. In particolare, il governo sarà autorizzato ad adottare uno o più regolamenti di delegificazione, volti a semplificare e ridurre gli adempimenti amministrativi a carico delle pmi, in base ai seguenti principi e criteri:

  • a) proporzionalità degli adempimenti amministrativi in relazione alla dimensione dell'impresa e al settore di attività, nonché alle esigenza di tutela degli interessi pubblici coinvolti;
  • b) eliminazione di autorizzazioni, licenze, permessi, ovvero di dichiarazioni, attestazioni, certificazioni, comunque denominati, nonché degli adempimenti amministrativi e delle procedure non necessarie rispetto alla tutela degli interessi pubblici in relazione alla dimensione dell'impresa ovvero alle attività esercitate;
  • c) estensione dell'utilizzo dell'autocertificazione, delle attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati nonché delle dichiarazioni di conformità da parte delle agenzie delle imprese (art. 38, comma 4, dl n. 112/08);
  • d) informatizzazione degli adempimenti e delle procedure amministrative, secondo la disciplina del dlgs 82/05 (codice dell'amministrazione digitale);
  • e) soppressione delle autorizzazioni e dei controlli per le imprese in possesso di certificazione Iso o equivalente, per le attività oggetto di tale certificazione;
  • f) coordinamento delle attività di controllo al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni, assicurando la proporzionalità degli stessi in relazione alla tutela degli interessi pubblici coinvolti.

Entrata in vigore. I regolamenti in materia di Scia dovranno essere emanati entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del dl 78/2010, ed entreranno in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione.
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da Italia Oggi Sette del 26.07.10


Il ciclone Scia non cancella il ruolo dei tecnici - Ma non piace agli architetti. Conferenza di servizi senza veti. Paesaggio fuori dalla nuova Scia. La manovra estende il silenzio assenso ai sovrintendenti - Cancellata la Dia anche regionale.Con il primo voto di fiducia sulla manovra economica si delinea anche l'enorme impatto che la nuova Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) avrà sulla legislazione in materia edilizia. La nuova procedura lascia ai professionisti un ruolo significativo: dovranno accompagnare la segnalazione con asseverazioni e attestazioni che devono garantire il rispetto «dei requisiti e dei presupposti richiesti dalla legge».

Ma la semplificazione non piace al Consiglio nazionale degli architetti che lancia l'allarme per una «deregulation che consente di costruire edifici senza permessi preventivi».

Una volta entrata in vigore, la Scia cancellerà, in un colpo solo, tutte le norme regionali sulla denuncia di inizio attività.

I vincoli ambientali e paesaggistici escono dalla Scia ed entrano in conferenza dei servizi. È probabilmente il frutto di un paradosso involontario il quadro che emerge dal testo definitivo della manovra, approvato in prima lettura dal Senato il 14 luglio e ora in attesa di una conferma (scontata la blindatura) alla Camera.

L'accostamento involontario infatti ha del paradossale: sulla Scia (la comunicazione che sta per prendere il posto della Dia) all'ultimo momento sono tornati a pesare i vincoli ambientali. La segnalazione certificata di inizio attività, infatti, è stata esclusa nei casi in cui sono presenti vincoli ambientali e paesaggistici. Un passo indietro del Governo fatto con il maxiemendamento rispetto al testo del relatore, Antonio Azzolini (Pdl) che invece non aveva inserito questi vincoli tra quelli frenanti. Ma al contrario proprio gli stessi vincoli, ambientali e paesaggistici non rappresentano più una barriera insormontabile nella conferenza di servizi. Con una forzatura storica infatti anche il parere della Sovrintendenza andrà espresso soltanto nella riunione convocata per dare tutti i pareri. Altrimenti «si considera acquisito l'assenso dell'amministrazione» (articolo 49, comma 2, lettera e) del Dl 78). In altre parole, le uniche procedure che non sono soggette al silenzio assenso in sede di conferenza dei servizi sono la Via, la Vas e l'Aia.

LA SCIA. È una «segnalazione» dell'interessato, che va a sostituire ogni «atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso» nei casi in cui il rilascio dipenda solo dagli accertamenti di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi. Quindi la Scia potrà essere utilizzata per avviare una nuova impresa, un'attività ma anche per i lavori edilizi. Chi abbia ancora dei dubbi su peso e ruolo dello strumento può leggere il comma 2 del nuovo articolo 19 della legge 241/1990. Dove è chiarito che la normativa sulla Scia «attiene alla tutela della concorrenza» (materia di esclusiva competenza statale) e costituisce «livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali». E proprio grazie a questa forza che la manovra può travolgere come un ciclone tutta la normativa finora vigente sulla Dia, compresa quella regionale. Si legge ancora nel testo infatti che il termine Scia va a sostituire «direttamente dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto» il termine «dichiarazione di inizio attività», sia nella normativa statale che in quella regionale.

Una mossa quindi molto forte che cancella in un colpo solo tutte le regole fin qui accumulate sull'attività edilizia regolata dalla Dia. E che ora dovrà essere digerita dalla Regioni.

La Scia comunque riserva ancora un ruolo importante per i professionisti tecnici. Non sono infatti autocertificabili le loro certificazioni. E dunque il cittadino deve sempre allegare le «attestazioni e le asseverazioni» che dimostrano l'esistenza dei requisiti e dei presupposti per consentire le verifiche alla Pa. E se del caso anche «gli elaborati tecnici necessari».

La semplice presentazione della Scia abilita il cittadino a cominciare l'attività: ma con il rischio che nel tempo riconosciuto all'amministrazione per fare le verifiche scatti poi il divieto o l'ingiunzione della Pa di adeguarsi alle richieste. Quindi l'avvio è comunque soggetto al rischio di stop o quantomeno di arrivo di prescrizioni. Rischio che dura per i sessanta giorni lasciati all'amministrazione per i controlli. Trascorsi i sessanta giorni il cittadino è al riparo? La Scia, cioè ha un valore effettivo, un peso giuridico da far valere, ad esempio, per chiedere finanziamenti? A una prima lettura sembra di sì con rilevanti eccezioni. In primo luogo, l'amministrazione può sempre bloccare tutto se scopre che le autocertificazioni di partenza erano false (scattano in questo caso anche le sanzioni penali, compreso l'arresto fino a tre anni). In secondo luogo, il veto scatta anche dopo i 60 giorni nei casi «pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, la salute e la sicurezza pubblica». L'amministrazione deve comunqueprima vagliare se esiste la possibilità per il cittadino di riparare i danni senza fermarsi. Tutta da chiarire in quanto a limiti anche temporabili, la possibilità riconosciuta alla Pa di annullare poi il permesso ottenuto con la Scia in autotutela.

Quando è che non si può fare la Scia? Come detto, sicuramente quando ci sono vincoli «ambientali, paesaggistici o culturali» ma anche in materie legate alla pubblica sicurezza, alla difesa nazionale, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, alla giustizia e alle finanze.

Le prime reazioni dei tecnici non sono positive: il Consiglio nazionale degli architetti in una nota emessa «a caldo», prima dell'approvazione al Senato, ha bollato la Scia come una «deregulation» che «in nome della semplificazione amministrativa, consente di costruire edifici senza permessi preventivi». L'Ordine ritiene che il provvedimento «esproprierebbe di fatto le amministrazioni locali delle loro prerogative connesse alla gestione delle trasformazioni edilizie e territoriali».

LA VIA. L'istruttoria tecnica dei pareri di Via potrà essere affidata ad altre amministrazioni ma anche alle Università. Senza gara. Immediata la reazione dell'Oice proprio contro questo in house, neanche troppo velato. «Si determina così - ha spiegato in una nota il presidente, Braccio Oddi Baglioni - una situazione patologica di concorrenza sleale per l'imparità dei costi sostenuti e per l'immagine istituzionale che le università vantano in ragione della missione statutaria di tipo culturale e scientifico che le contraddistingue».
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di Valeria Uva
da Edilizia e Territorio n.28 - Il Sole 24ore del 19/24.07.10

 

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data pubblicazione: lunedì 9 agosto 2010
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