Deregulation paesaggistica (?)

DPR 139/2010 - agg. rassegna stampa

DEREGULATION PAESAGGISTICA - Immobili storici, permessi semplici. Edilizia. Pubblicato il Dpr 139/2010 che agevola l'esame delle domande di autorizzazione paesaggistica. Corsia rapida per piccoli lavori. Risposta obbligatoria entro sessanta giorni dalla presentazione dell'istanza.

E alla fine è arrivata la deregulation. Annunciata dallo scorso autunno, osteggiata da chi teme il meccanismo che di fatto lega le soprintendenze al rispetto di tempi davvero corti, favorita da chi vuole sciogliere lacci e lacciuoli ai piccoli interventi, il 10 settembre entrerà in vigore. Il Dpr 139/2010, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale » del 26 agosto scorso, è il risultato di queste spinte e controspinte, anche se il testo era definitivo già da mesi.

La sostanza è quella di un termine ultimativo di 60 giorni per ottenere una risposta definitiva dalla pubblica amministrazione interessata (il più delle volte il comune), all'interno dei quali è contenuto anche il tempo per il parere della soprintendenza. Si tratta di termini molto stretti e che prevedono tra l'altro il salto di uno dei passaggi più criticati: quello della conferenza di servizi obbligatoria, che veniva accusata di essere all'origine dei rallentamenti in quanto, al momento della convocazione, mancavano spesso dei componenti.

La norma, comunque, è di enorme rilevanza perché sono milioni le unità immobiliari interessate dalla semplificazione: soggetti ad autorizzazione paesaggistica sono infatti, tra l'altro, tutti gli interventi nelle aree interessate dai piani paesistici, cioè almeno un terzo del territorio italiano.

Secondo Fulvio Irace, docente di storia dell'architettura contemporanea al politecnico di Milano, la norma va accolta con cautela, ma non negativamente: «Vorrei insistere - afferma - sul fatto che questa legge nasce dalla presa di consapevolezza che esistono trasformazioni minute degli edifici che sono appesantite dalla burocrazia. Anche sostituire un mattone scheggiato è un'operazione complessa: sotto questo punto di vista l'idea di snellire le pratiche è buona, anche per consentire ai tecnici, che sono pochi, di concentrarsi sui casi più complessi». È inutile, prosegue Irace, prescrivere norme se non ci sono persone in grado di di esercitare il controllo. «Il pericolo è semmai -conclude - la discrezionalità, i cui margini andrebbero ridotti al massimo».

Più preoccupato appare Paolo Pileri, docente di ingegneria del territorio al politecnico di Milano: «Bisogna capire questo decreto da che parte sta. Il nostro è un Bel Paese perché ha un bel paesaggio o perché bisogna semplificare a tutti i costi? Mi sembra, insomma, che la nuova norma tuteli più chi deve chiedere l'autorizzazione che l'amministrazione. Del resto vediamo già adesso i risultati con le autorizzazioni "non semplificate"».

L'esempio dei rischi cui il Dpr espone il territorio è già presente nel territorio alpino. Si tratta di una zona molto vasta, automaticamente tutelata dal Codice dei beni culturali. Qui oltre il 40% del territorio è costituito da comuni sotto i mille abitanti, con una persona (se va bene) addetta al controllo del territorio e al settore urbanistico. Ma i nuovi tempi di attivazione dei comuni per rispondere alle istanze semplificate (si veda l'altro articolo nella pagina [in calce, ndr]) impongono sforzi molto superiori alle possibilità delle forze in campo.

«Ci sarà inevitabilmente - prosegue Pileri - un depotenziamento della pubblica amministrazione nel rispondere in modo positivo alle domande. Stesso discorso per i parchi. Queste semplificazioni si riducono, quindi, a uno sveltimento senza entrare nei particolari di merito. Anche le commissioni paesaggistiche provinciali rischiano di essere composte da persone poco qualificate, a causa della gratuità della funzione, quando l'esame di una pratica può, tranquillamente, portare via una mezza giornata. Ma se il paesaggio è un bene importante per questo Paese, allora dovremmo investire risorse».

Del resto, anche se qualificati come interventi minori, alcun opere sono problematiche: «Serbatoi di gpl, nuove finestre, modifiche alle falde, uso di altri materiali rispetto a quelli originali per i tetti, sono tutte opere che modificano tanto il paesaggio. Non solo. È avvilente per chi invece si sta adoperando per conservare il paesaggio, perché il vicino invece potrà fare tutti questi interventi » conclude Pileri.

Più prosaicamente, è evidente che nella grande maggioranza dei casi la soprintendenza non potrà rispondere nei 25 giorni a sua disposizione. Così la palla tornerà all'amministrazione (quasi sempre il comune) che emetterà il provvedimento di diniego o accettazione, magari anche nei tempi previsti ma, di fatto, decidendo da sola.
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  • LE FORZE NON BASTANO - Numerosi dubbi sulle reali possibilità delle soprintendenze di studiare la pratica in soli 25 giorni 

LE PAROLE CHE CONTANO 

  • Soprintendenza. Le soprintendenze dipendono dalle direzioni regionali per i beni culturali e il paesaggio, presenti in 17 regioni italiane. Sono dirette da un soprintendente che ha la responsabilità delle azioni di tutela. Le attività delle soprintendenze consistono nell'individuazione dei beni, nelle indagini conoscitive e nel successivo iter vincolistico sui singoli beni, e nel controllo, anche attraverso i permessi, sui lavori edilizi. I loro indirizzi sono reperibili su www.beniculturali.it
  • Autorizzazione paesaggistica. Si tratta del permesso speciale che deve essere richiesto per gli interventi edilizi in aree specifiche, individuabili in base al titolo III del Codice dei beni ambientali.L'istanza per il rilascio della «autorizzazione semplificata» deve essere corredata solo da una relazione paesaggistica semplificata, redatta su una scheda tipo da un tecnico abilitato, che dovrà attestare anche la conformità dell'intervento alla disciplina del paesaggio e alla vigente disciplina urbanistica. Viene quindi esclusa l'applicazione del Dpcm del 12 dicembre 2005, che disciplina la documentazione ordinariamente necessaria, tranne che per la scheda allegata allo stesso Dpcm
  • Opere interne. Le opere interne (pavimenti, solai), quelle interrate (nelle cantine) e comunque quelle non visibili, non sono interessate dalla semplificazione in quanto non ritenute rilevanti

 

di Saverio Fossati - Guglielmo Saporito
da Il Sole 24ore del 28.08.10


Dove e come usare la disciplina - Semplificazione possibile in mezza Italia 

Come previsto fin dal 2008 (modificando l'articolo 146, comma 9, Dlgs 42/2004), il "Codice dei beni culturali e del paesaggio" vara disposizioni sul rilascio semplificato di autorizzazioni. Ne beneficiano gli interventi di lieve entità in base a criteri di snellimento e concentrazione dei procedimenti. Quarantadue sono i casi (si veda l'articolo qui sotto [in calce, ndr]) in cui prevale la lieve entità, con documentazione ridotta, presentazione snella, tempistica rapida.

Gli interventi devono riguardare aree o immobili di singolarità geologica o storica, compresi gli alberi monumentali, ville, giardini, parchi, complessi immobiliari, i centri storici delle città, le bellezze panoramiche ed i belvederi accessibili al pubblico, le zone vincolate dai piani paesistici, le fasce di 300 metri dal mare e dai laghi e di 150 metri dai corsi d'acqua (articolo 136 Dlgs 42/2004). Tali beni devono essere stati oggetto di singola notifica o assoggettati a vincoli inseriti in piani paesistici.

L'autorizzazione è necessaria se si alterano i luoghi o l'aspetto esteriore degli edifici. Ciò significa che le opere interne (pavimenti, solai), quelle interrate (nelle cantine) e comunque quelle non visibili, non sono interessate dalla semplificazione in quanto non ritenute rilevanti. Beninteso, occorre porre attenzione alla tipologia del vincolo, perché se questo è di tipo storico artistico, genera immutabilità sia esterna (come il vincolo paesaggistico), che interna. Se la tipologia di intervento è una delle 42 beneficate e non si alterano i luoghi, si può chiedere un'autorizzazione semplificata, utilizzando uno schema-tipo. La competenza professionale, per tali interventi minori, vedrà contrapposti architetti a geometri e periti, in quanto la minore entità dei lavori potrebbe essere confusa con una assoluta irrilevanza paesaggistica degli stessi. L'articolo 2 parla solo di "tecnico abilitato" ed unifica la procedura edilizia a quella paesaggistica, evitando duplicazioni. L'istanza va presentata corredata unicamente da una relazione paesaggistica semplificata, redatta su uno schema tipo di futura approvazione. Il procedimento autorizzatorio semplificato si concluderà entro 60 giorni dal ricevimento dell'istanza, o anche prima, in caso di provvedimento negativo.

La prima verifica che l'amministrazione deve effettuare riguarda l'effettiva fruibilità della procedura semplificata. In caso positivo, l'amministrazione può chiedere una sola volta documenti e chiarimenti indispensabili, evitando cioè richieste inutili e dilatorie.

L'articolo 4 disciplina il procedimento di autorizzazione semplificata, in particolare, ad esempio, in caso di valutazione positiva di compatibilità paesaggistica dell'intervento, l'amministrazione locale invierà la pratica al Sovrintendente con motivata proposta di accoglimento. Se anche la valutazione del Sovrintendente è positiva, questi esprime il suo parere vincolante al quale l'amministrazione locale immediatamente si adegua rilasciando l'autorizzazione.

Se la valutazione del sovrintendente è negativa (in contrasto con quella positiva dell'amministrazione locale), il sovrintendente rigetta direttamente e motivatamente l'istanza, senza investire nuovamente nella questione l'ente locale, dandone comunque comunicazione allo stesso. Se l'amministrazione locale è sfavorevole, il privato può rivolgersi con un ricorso di tipo gerarchico alla soprintendenza, cui spetta la decisione definitiva (articolo 4 comma 5). Il parere della soprintendenza è obbligatorio e vincolante se favorevole (articolo 4, comma 6), è obbligatorio e vincolante se non favorevole (articolo 4, comma 8) e infine è obbligatorio ma non vincolante se l'intervento è di lieve entità ed esistono già prescrizioni d'uso per l'area vincolata come di notevole interesse pubblico.

Di rilievo nel nuovo meccanismo vi è l'esclusione di qualsiasi silenzio assenso, cui rimedia una tempistica serrata. I tempi predefiniti del procedimento sono corredati da specifiche sanzioni a carico dei funzionari e dirigenti, con responsabilità disciplinari e dirigenziali, che incidono sulle retribuzioni di risultato. Inoltre, il cittadino può adire immediatamente il giudice amministrativo ed ottenere, con procedura accelerata (seppur onerosa) una pronuncia che accerti il proprio diritto e gli eventuali danni, fruendo delle modifiche al codice del processo amministrativo (Dlgs 104/2010, articoli 31 e 117) che entreranno in vigore il 16 settembre 2010.
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  • I PROFESSIONISTI - La competenza professionale potrebbe contrapporre gli architetti a geometri e periti

 

di Saverio Fossati - Guglielmo Saporito
da Il Sole 24ore del 28.08.10


Procedura snella per 42 interventi. L'iter riguarda box esterni, chiusura di balconi e formazione di terrazzi.

Gli interventi che non alterano luoghi e aspetto esteriore dei beni paesaggistici sono elencati in una tabella che comprende 42 tipologie. Si tratta di una serie di interventi simili a quelli che già il Dl 40/2010 sull'attività edilizia libera e i piani casa regionali prevedono per aree e manufatti privi di vincoli.

Un primo elemento da tener presente è quello dell'assenza di un vincolo specifico che può gravare, sotto l'aspetto paesaggistico, su singoli luoghi manufatti (memorie storiche, ville, giardini, centri storici): in questo caso (corrispondente ai luoghi indicati dall'articolo 136, comma 1, lettere a,b e c del Dlgs 42/2004) numerose tipologie di intervento non sono semplificate ma esigono pareri specifici e pratiche professionalmente più complesse. Limitando l'esame dell'allegato agli interventi su manufatti residenziali, si osserva che, in assenza di un vincolo specifico, sarà semplificato l'ampliamento mantenuto entro il 10% della volumetria della costruzione originaria e comunque entro i 100 metri cubi.

Si tratta di circa 30 metri quadrati in pianta, che sembra possano aggiungersi agli interventi completamente interrati (con ascensore o monta auto), che non incidono sull'aspetto esteriore dei luoghi. Nei centri storici la semplificazione procedurale non è mai ammessa, poiché si ritiene che il relativo tessuto vada comunque tutelato.

Una serie di interventi semplificati possono modificare in modo rilevante gli edifici esistenti: il punto 2 dell'allegato consente la demolizione e ricostruzione con il rispetto di volumetria e sagoma preesistenti. Se non si aumenta la volumetria, questo tipo di intervento semplificato sembra ammissibile anche nei centri storici. Manca, nella norma, l'aggettivo "fedele" accoppiato al termine ricostruzione, sicché a parità di sagoma (linea continua esterna), vi sarà libertà (ambientale) di intervento su superfici e destinazioni.

Terrazzi e balconi già chiusi da tre lati (logge) potranno esser chiusi con infissi nell'ultimo lato, generando in tal modo un nuovo volume. Tetti e coperture potranno fruire di vantaggi analoghi, anche con modifiche alle inclinazioni di falde e realizzazione di piccole terrazze a tasca (indispensabili per rendere abitabili i sottotetti sotto l'aspetto igienico sanitario). Per le norma sul contenimento dei consumi energetici, potranno poi cumularsi i benefici connessi all'utilizzo di coperture ventilate, ad esempio elevando l'altezza dei tetti.Le tettoie e porticati fino a 30 metri quadrati, i manufatti accessori fino a 10 metri cubi, le autorimesse con volume non superiore a 50 metri cubi (quanto basta per un'auto) sono considerati di minimo peso paesaggistico e come tali andranno valutati con un giudizio semplificato di compatibilità paesaggistica.
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L'anticipazione. I contenuti del Dpr 139/2010, pubblicato l'altro ieri sulla «Gazzetta Ufficiale», erano stati anticipati sul «Sole 24 Ore» del 21 giugno scorso [in calce, ndr], con un'analisi della situazione dopo il varo della nuova procedura ordinaria, che assegnava più poteri ai soprintentendenti

 

di Saverio Fossati - Guglielmo Saporito
da Il Sole 24ore del 28.08.10


Preliminare la verifica di conformità urbanistica. Vincoli. La procedura si complica per gli interventi non soggetti a Dia. Le norme edilizie frenano l'iter leggero sul paesaggio.

Riuscirà davvero il regolamento di semplificazione a garantire che le autorizzazioni paesaggistiche, per gli interventi di lieve entità (i 39 elencati nel provvedimento), siano rilasciate nel termine di 60 giorni?

L'interrogativo è più che lecito, perché il procedimento disegnato dal regolamento - attualmente in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale - prevede una cosa che il Codice dei beni culturali non dice, cioè che l'esame della domanda di autorizzazione deve prima di ogni altra cosa verificare la conformità urbanistico-edilizia dell'intervento, in altre parole il rispetto degli strumenti urbanistici comunali e delle norme edilizie. In realtà, è un rovesciamento del Codice, poiché quel che interessa, dal punto di vista paesaggistico, è la compatibilità con i valori del paesaggio, non la conformità agli strumenti urbanistici, e poiché l'articolo 146 dice esplicitamente che l'autorizzazione paesaggistica - ordinaria o semplificata che sia - è «atto autonomo e presupposto» per il rilascio o l'acquisizione dei titoli edilizi.

Ciò che preoccupa di più, per il rispetto del termine di 60 giorni, è il modo in cui avverrà la verifica di conformità. Il problema c'è anche quando l'amministrazione competente in materia di paesaggio è il comune, perché, in ogni caso, sarà necessaria un'istruttoria approfondita. Quindi, nei 30 giorni che ha a disposizione prima dell'invio in soprintendenza, il comune deve:

  • effettuare la verifica di conformità alla normativa edilizio-urbanistica;
  • effettuare la valutazione paesaggistica del progetto;
  • acquisire il parere della Commissione per il paesaggio (a meno che la legislazione regionale lo escluda);
  • redigere una proposta di provvedimento.

Le cose si complicano se l'autorità competente in materia di paesaggio non è il comune, ma la regione, la provincia, il parco, la comunità montana: in questo caso, la domanda di autorizzazione paesaggistica deve obbligatoriamente essere corredata dall'asseverazione di conformità del progettista (quando l'intervento è assoggettato a Dia) oppure da un'attestazione di conformità del comune competente (quando richiede il permesso di costruire). Chi opera nelle regioni dove la Dia può essere ampiamente utilizzata sarà senza dubbio avvantaggiato, mentre, nelle altre, non sarà facile portare a casa l'attestazione di conformità del comune: un atto che peraltro non esiste, e che non può essere emanato se non a seguito dell'esame di un progetto edilizio presentato. Con tutto ciò che ne consegue in termini di allungamento dei tempi. Meglio sarebbe stato, perciò, prevedere sempre e comunque l'asseverazione di conformità del progettista, secondo un principio di responsabilizzazione che garantisce la semplificazione senza pregiudicare la repressione degli eventuali abusi.

Un eccesso di complicazione lo si trova, nel regolamento, anche nell'elenco degli interventi che richiedono l'autorizzazione semplificata. Intanto, per moltissimi interventi, l'iter più snello è comunque escluso quando la tutela paesaggistica discende da un provvedimento specifico che appone il vincolo paesaggistico su un singolo bene. Ad esempio,la realizzazione o la modifica di cancelli recinzioni o muri di contenimento del terreno può seguire l'iter semplificato se il vincolo è "tipologico", cioè riferito a una categoria di beni come i boschi, ma non se il vincolo è "puntuale", cioè riferito a un singolo bene come il giardino di una villa di pregio.

Si aggiunga che, ancora per molti interventi, l'autorizzazione semplificata è ammessa soltanto al di sotto di soglie quantitative predeterminate: gli ampliamenti fino al 10% e al di sotto di 100 metri cubi (e non nei centri storici, e non gli ampliamenti successivi), le autorimesse al di sotto di 50 metri cubi, le tettoie, i porticati, i chioschi e i manufatti simili al di sotto di 30 metri quadrati, i manufatti accessori e i volumi tecnici al di sotto di 10 metri cubi, gli accessi pedonali o carrabili al di sotto di 4 metri, i cartelli pubblicitari al di sotto di 18 metri quadrati, le parabole satellitari e gli impianti di condizionamento al di sotto di un metro quadrato di superficie e di 1 metro cubo di volume, i pannelli so-lari, termici e fotovoltaici al di sotto di 25 metri quadrati, i ricoveri per attrezzi agricoli al di sotto di 10 metri quadrati.

Al di là della logica seguita per stabilirli, è probabile che questi limiti finiranno per depotenziare sensibilmente gli effetti di semplificazione del regolamento, rischiando di moltiplicare i procedimenti sanzionatori.
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di Mauro Cavicchini
da Il Sole 24ore Norme e Tributi del 28.06.10


Aumentano i «no» dei soprintendenti. Paesaggi protetti. Soprintendenti più severi nel concedere le autorizzazioni alle opere. Maggiore severità con il nuovo regime di autorizzazioni per interventi in aree protette. Maggiori poteri. Da sei mesi il parere dei soprintendenti per gli interventi nelle zone protette è vincolante. E sono aumentati i progetti bocciati, come quello di un parco eolico su un promontorio vicino a Gubbio e di un albergo sulle coste della Maddalena.

Maglie più strette sulla tutela del paesaggio. È destinato a rimanere un ricordo il 2-3% di stop agli interventi in aree tutelate emessi dalle soprintendenze negli scorsi anni. Spesso, oltretutto, resi vani dai successivi ricorsi al Tar. Dal bilancio dei primi sei mesi del nuovo procedimento di autorizzazione paesaggistica, le bocciature dei soprintendenti risultano infatti decisamente aumentate.

I "no", in alcuni casi, sono addirittura quintuplicati, mentre in altre realtà hanno comunque registrato un'accelerazione. È questo, quindi, l'effetto delle modifiche al codice dei beni culturali diventate operative il 1° gennaio scorso, le quali attribuiscono alle soprintendenze un parere vincolante sul rilascio dei nullaosta per gli interventi nelle aree vincolate, consentendogli di esprimersi nel merito dei progetti e non più solo sulla legittimità. Un significativo cambio di passo per gli uffici statali.

Un caso emblematico del nuovo corso viene dalla Sardegna, dove la soprintendenza ha bloccato la realizzazione di un albergo di quattro piani sulle coste della Maddalena. «Il progetto era a norma - spiega Gabriele Tola, alla guida della struttura competente su Cagliari, Oristano, Sassari e Nuoro - e quindi lo stop non sarebbe stato possibile col vecchio regime. Ora, invece, torna a prevalere la bellezza». Le pronunce negative, precisa poi lo stesso Tola, sono passate dal 6 a quasi il 20% delle richieste ricevute.

«La tutela delle aree vincolate è di certo più attenta - afferma Anna Di Bene, soprintendente dell'Umbria -. E anche l'atteggiamento degli enti delegati è diventato più collaborativo da quando il nostro parere è vincolante». Nella regione è stato di recente bocciato il progetto di un parco eolico su un promontorio nei pressi di Gubbio, in pieno paesaggio collinare: 11 pale da 100 metri di altezza e 92 di diametro, posate su basi di 1.000 metri cubi di calcestruzzo».

Bilancio positivo anche per Alberto Artioli, a capo della soprintendenza di Milano (e altre otto province lombarde). «Per quanto il carico di lavoro sia più gravoso e siamo costretti a selezionare gli interventi, la nostra azione è ora molto più efficace. Per questo le bocciature sono aumentate del quadruplo rispetto al trend dello scorso anno». Della stessa opinione Renata Codello, soprintendente di Venezia e Laguna: «Il mero annullamento per illegittimità - spiega - aveva limitato i respingimenti al 3-4%, mentre ora sono saliti al 15% circa».

Discorso diverso per gli uffici di Salerno e Avellino, tra i più severi d'Italia, con una pratica bocciata ogni tre. Secondo il soprintendente, Giuseppe Zampino, si riscontrano però più difficoltà legate «alla qualità scadente dei progetti presentati». Per Giorgio Palandri, responsabile paesaggio della soprintendenza delle province del Lazio, invece, i problemi nascono dalla mancanza di coordinamento con gli enti delegati: «Ogni comune presenta documenti diversi, rallentando ancora di più il flusso delle risposte».

Proprio per smaltire più rapidamente i fascicoli accumulati sulle scrivanie dei soprintendenti è stato varato dal governo il regolamento sulle semplificazioni, che individua 39 opere di lieve entità per le quali viene alleggerito l'iter per il rilascio dei nullaosta. Per lo stesso gruppo di interventi, inoltre, sarebbe allo studio un'ipotesi di sanatoria (si veda articolo a fianco [in calce, ndr]).

In attesa di valutare la portata delle semplificazioni, intanto, i soprintendenti si mostrano cauti sui possibili effetti della misura. Per Giorgio Cozzolino, soprintendente delle Marche, «lo snellimento potrà avere un impatto positivo per committenti e professionisti, meno per le soprintendenze, che già si concentrano sulle pratiche più importanti». Preoccupata Paola Grifoni, con competenza su Bologna, Modena e Reggio Emilia: «Con la riduzione dei tempi per il parere a 25 giorni, si rischia di non poter nemmeno visionare i progetti».
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  • 141.327 - CHILOMETRI QUADRATI. È la superficie di territorio sottoposta a vincolo paesaggistico: per ottenere l'autorizzazione semplificata servono 60 giorni

 

di Francesco Nariello
da Il Sole 24ore del 21.06.10


ANALISI - La semplificazione impone tempi difficili da rispettare

Il regolamento sulle autorizzazioni paesaggistiche "semplificate" è finalmente arrivato in porto. La prova dei fatti dirà se riuscirà ad alleggerire la burocrazia e a garantire tempi più rapidi per il 75% degli interventi, il cui elenco è stato parzialmente rimaneggiato: da 42 sono stati ridotti a 39. La lista, comunque, continua a comprendere i piccoli ampliamenti, le demolizioni e ricostruzioni a parità di volume e di sagoma, gli interventi sui prospetti e sulle coperture, la realizzazione o la modifica di box pertinenziali (fino a 50 mc), gran parte delle opere riguardanti le aree pertinenziali, i pannelli solari, termici e fotovoltaici (fino a 25 mq).

Purtroppo, però, la struttura dell'elenco continua a individuare gli interventi soggetti ad autorizzazione semplificata e nel contempo (per gran parte di essi) a fissare condizioni restrittive, rischiando di produrre tantissime incertezze in fase applicativa. Peraltro, non è facile capire la logica di molte condizioni restrittive. Per esempio: perché limitare l'autorizzazione semplificata agli ampliamenti non superiori al 10% e a 100 mc (poco più di 30 mq) ed escluderla nei centri storici, quando comunque una valutazione paesaggistica dell'intervento viene fatta e permette a chi ne ha la competenza (ed eventualmente alla soprintendenza) di esprimersi sulla sua compatibilità?

Quanto alla procedura "semplificata", l'elemento fondamentale resta quello della riduzione dei tempi massimi di rilascio dell'autorizzazione: 60 giorni invece dei 105 dell'autorizzazione ordinaria (120 nel caso di conferenza di servizi). Ma così si è di fatto tornati ai tempi previsti dal codice dei beni culturali fino al 31 dicembre 2009, e non per tutte le autorizzazioni, ma soltanto per quelle semplificate.

Per il resto, i professionisti non dovranno fare molto meno di quello che hanno sempre fatto. Anzi, in realtà dovranno fare qualcosa di più, perché il regolamento (in contraddizione con l'articolo 146 del codice) impone alle amministrazioni di accertare preliminarmente la conformità urbanistico-edilizia dell'intervento. Il problema è superabile facilmente con l'asseverazione del progettista quando l'intervento è assoggettato a denuncia di inizio attività (e meno male che molte Regioni ne hanno allargato l'applicabilità) o quando l'amministrazione competente in materia paesaggistica lo è anche in materia urbanistico-edilizia (il comune). Ma quando così non è - le competenze paesaggistiche possono essere anche delle regioni, delle province, dei parchi, delle comunità montane -, la domanda di autorizzazione deve essere accompagnata da un'attestazione di conformità urbanistico-edilizia rilasciata dal comune, che non si sa come possa essere acquisita se al comune non viene presentato un progetto edilizio.

Nella procedura definita dal regolamento rimane poi la questione del parere della soprintendenza, che dovrebbe essere reso nel termine, privo di ogni credibilità, di 25 giorni dalla richiesta. È vero che il regolamento dispone chiaramente che superato questo termine senza che la soprintendenza si sia espressa, l'amministrazione competente è tenuta comunque a emanare il provvedimento conclusivo (l'autorizzazione o il prediniego).

E così di fatto succederà nella stragrande maggioranza dei casi, come ci ha insegnato l'esperienza di questi primi sei mesi di applicazione della nuova procedura per il rilascio delle autorizzazioni ordinarie. Proprio sulla base di questa esperienza, però, il regolamento poteva essere più realistico e, poiché riguarda gli interventi di "lieve entità", introdurre una più coraggiosa semplificazione con l'esenzione, per quegli interventi, del parere della soprintendenza. Anche perché che la soprintendenza sia titolare di un parere che non viene espresso, o che non sia titolare di un parere (almeno per le autorizzazioni semplificate), non fa molta differenza.
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  • TOUR DE FORCE - Il parere dei tecnici deve arrivare entro 25 giorni altrimenti il nullaosta si dà per acquisito

 

di Mauro Cavicchini
da Il Sole 24ore del 21.06.10


Possibile apertura sulle piccole sanatorie

Giunto al traguardo l'apparato di semplificazioni per gli interventi di lieve entità in aree vincolate, la commissione ministeriale che l'ha predisposto da domani si rimetterà al lavoro. Obiettivo: modificare la norma madre, quell'articolo 146 del codice dei beni culturali che ha previsto il nuovo meccanismo di autorizzazione paesaggistica andato a regime il 1° gennaio scorso (si veda l'articolo a fianco [in alto, ndr]).

Qualche idea già c'è, anche se per il momento si tratta solo di ipotesi. Perché, a dire il vero, la commissione si è insediata a inizio anno e si è anche già riunita. Almeno tre incontri fino a marzo, quando tutto è stato sospeso per via delle elezioni regionali. I rappresentanti delle regioni - dopo la tornata elettorale, capofila sulle questioni di paesaggio è diventato il Piemonte, che ha ricevuto iltestimone dalla Calabria - siedono, infatti, in commissione insieme a quelli dell'Anci, ai tecnici del ministero dei Beni culturali ed esperti provenienti dal mondo dell'accademia.

In quei primi incontri si è iniziato a delineare il da farsi: proseguire sulla via delle semplificazioni segnata con il recente regolamento, concentrandosi in particolare sullo snellimento dei passaggi procedurali;ridurre i tempi per arrivare all'autorizzazione paesaggistica; fare in modo che la regione o il comune funzionino da filtro preliminare, valutando se l'istanza per ottenere il via libera paesaggistico è compatibile con il piano urbanistico.

C'è poi l'idea, tutta da formalizzare, di allentare il vincolo sulle sanatorie. Ora il codice è inflessibile: ogni abuso commesso in aree protette deve essere demolito. Senza appello. L'ipotesi è, invece, di aprire alle sanatorie per interventi di lieve entità, che potrebbero essere gli stessi 39 indicati nell'elenco allegato al nuovo regolamento. Ovviamente, sempre previo parere del soprintendente. Questo eventuale ritocco richiederebbe una modifica non solo dell'articolo 146, ma anche del 167 e 181 (obbligo di ripristino dei luoghi e sanzioni civili e penali).

Il pacchetto di riforme potrebbe prendere forma a inizio luglio, anche se poi si dovrà trovare il contenitore per ospitarlo e sottoporlo all'esame del parlamento. Trattandosi di modifiche a una legge, dovrà essere un disegno di legge o un decreto legge. Una soluzione va, in ogni caso, individuata. Anche perché il lavoro che la commissione si appresta a fare è una sorta di contropartita che il governo ha garantito alle regioni allorché misero la loro firma sul regolamento di semplificazione e, soprattutto, non spinsero per un'altra proroga all'autorizzazione paesaggistica "pesante", che ha così potuto debuttare a inizio anno.

Il nodo del problema resta il ruolo del soprintendente, che ora ha il pallino in mano, dovendo dire l'ultima parola su tutti gli interventi in zone tutelate. Potere che sarà ridimensionato - il parere rimarrà obbligatorio, ma non vincolante - quando vedranno la luce i piani paesaggistici frutto della collaborazione tra ministero e regioni. Ma su questo versante poco o niente si è mosso - nessun piano ha finora tagliato il traguardo finale -, perché tra centro e periferia il dialogo rimane in gran parte dei casi faticoso.
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di Antonello Cherchi
da Il Sole 24ore del 21.06.10

 

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Commenti

03/01/2011 10:11: titolo
Nell'articolo di Fossati-Saporito del sole 24 ore sopra riportato si parla dell'ammissibilità alla nuova procedura semplificata degli interventi su aree soggette a vincolo ai sensi sell'art.136 del T.U. del beni culturali mentre ciò viene escluso in un altro articolo dove si fa riferimento ad al interventi fatti in immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c) del Dlgs 42/2004. Si tratta: - delle cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali; - le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza; - dei complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici. A mio avviso ritengo si debbano ammettere alla procedura ad es.gi interventi su aree in strade interne comprese nei 300 mt dalla battigia irrilevanti dal lato paesaggistico-ambientale. Gradirei conoscere l'opinione di qualche lettore esperto in materia.
Luigi

vedi anche:

Paesaggio e lavori di lieve entità

di Enrico Milone - DPR 139/2010

N.O. paesaggistico semplificato (?)

Dpr 139/2010 - agg. rassegna stampa

Fine della DIA, sostituita dalla S.C.I.A.

di Enrico Milone - Legge 122/2010

Condomini e centri storici nel piano casa(?)

Modifiche al Piano casa Lazio - agg.rass.stampa

Semplificato il N.O. paesaggistico

Dpr Codice BC e Paesaggio - agg.rass.stampa

Costruzioni con il sì del soprintendente

N.O. paesaggistico - agg. rassegna stampa

Due milioni di immobili fantasma

aggiornamento rassegna stampa

Paesaggio, autorizzazioni veloci

Dpr Codice Beni Culturali e Paesaggio - rass.stampa

Paesaggio: la tutela esclusiva spetta allo Stato

Codice Beni culturali e Paesaggio - agg. rass-stampa

Un nuovo codice in difesa del paesaggio

In Gazzetta i due Dlgs di riforma - agg.rass.stampa


data pubblicazione: lunedì 30 agosto 2010
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