N.O. paesaggistico semplificato (?)

Dpr 139/2010 - agg. rassegna stampa

Paesaggio. Lavori leggeri senza relazione. Al via da giovedì lo snellimento delle procedure per l'autorizzazione di opere nelle aree vincolate. Il professionista dovrà preparare soltanto una scheda molto articolata.

Da giovedì nelle regioni a statuto ordinario diventerà operativo il regolamento sulle autorizzazioni paesaggistiche "semplificate", il Dpr 139/2010. Novità in cui sono riposte molte aspettative di snellimento e accelerazione delle procedure. In realtà, l'elemento vero di semplificazione è la riduzione del termine massimo di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica per i 39 interventi di lieve entità indicati nell'allegato al Dpr: 60 giorni invece dei 105 delle au-torizzazioni ordinarie (120 in caso di conferenza di servizi).

A questa prima semplificazione se ne aggiunge una seconda, egualmente interessante: l'autorizzazione snella è immediatamente efficace, mentre quella ordinaria lo diventa 30 giorni dopo il rilascio.

Anche le nuove procedure qualificano il parere della soprintendenza - che è necessario richiedere per tutti gli interventi in aree vincolate, indipendentemente dal fatto che siano o no di "lieve entità" - come vincolante ma non obbligatorio. Ovvero, una volta che il soprintendente si pronuncia, l'amministrazione comunale (o comunque quella competente in materia paesaggistica) deve emanare un provvedimento finale conforme a quanto affermato dalla soprintendenza; se, però, il parere non viene espresso, l'amministrazione è libera di concludere il procedimento. Anzi, l'amministrazione deve concludere il procedimento senza aspettare il parere della soprintendenza.

Senza dubbio, i ritardi ci saranno egualmente, perché le norme sulla durata dei procedimenti sono come gli orari dei treni e non bastano da sole a garantire il rispetto dei tempi. A meno che non si agisca anche sull'organizzazione degli uffici e sull'atteggiamento culturale nei confronti del paesaggio. In questo senso, il regolamento di semplificazione non offre rimedi molto veloci ed efficaci, perché si limita a richiamare la legge 241/1990, la quale, contro il silenzio delle amministrazioni, prevede il ricorso alla giustizia amministrativa e il risarcimento del danno.

Si può, poi, dubitare che i professionisti considereranno un apprezzabile alleggerimento del proprio lavoro l'obbligo (perché tale diventa) di allegare alla domanda di autorizzazione la "scheda" cosiddetta semplificata richiamata dal Dpr 139 e già contenuta nel Dpcm 12 dicembre 2005. È vero che la scheda, correttamente compilata in tutte le parti, sostituisce la relazione paesaggistica, ma è anche vero che essa richiede un insieme di dati e valutazioni che presuppongono una "consapevolezza" paesaggistica allo stato dei fatti notevole.

La scheda, inoltre, non solleva i professionisti dall'obbligo di presentare, a corredo della domanda, la documentazione fotografica e, naturalmente, il progetto. Più precisamente, un progetto che deve essere "paesaggistico", cioè attento all'inserimento delle opere nel contesto e che rappresenti in particolare, come dice la scheda stessa, «dimensioni, materiali, colore, finiture, modalità di messa in opera», ovvero gli elementi essenziali per la valutazione di compatibilità.

La semplificazione prevede inoltre (in contraddizione con l'articolo 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio) che la domanda di autorizzazione semplificata sia accompagnata obbligatoriamente dall'attestazione di conformità del progetto alla disciplina urbanistica ed edilizia.

Sul punto, il regolamento - antecedente alla legge 122/2010 che ha introdotto la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) - distingue però gli interventi soggetti a denuncia di inizio dell'attività, per i quali la conformità è asseverata dal professionista, da quelli soggetti a permesso di costruire, per i quali la conformità è verificata d'ufficio dal comune o, se l'amministrazione competente in materia paesaggistica è diversa dal comune, è dichiarata da un'apposita attestazione del comune da acquisire e allegare alla domanda. Il meccanismo è farraginoso, ma forse l'introduzione della Scia in luogo della Dia lo ha inconsapevolmente semplificato, rendendo sufficiente, in tutti i casi, l'asseverazione del professionista. D'altra parte, una lettura che escludesse l'utilizzo della Scia per i soli profili edilizi in presenza di vincoli paesaggistici (e fermo restando che la Scia non può sostituire l'autorizzazione paesaggistica, ordinaria o semplificata, e non può produrre effetti fino al rilascio dell'autorizzazione semplificata o prima che siano trascorsi 30 giorni dal rilascio dell'autorizzazione ordinaria) sarebbe in stridente collisione con le esigenze di semplificazione, perché, senza alcun motivo, ricondurrebbe al permesso di costruire tutti gli interventi da realizzare negli ambiti vincolati.
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Tutto in 60 giorni 

  • L'istruttoria. L'amministrazione competente in materia paesaggistica (sia essa regione, provincia, comune parco, comunità montana) deve: verificare la completezza documentale; valutare la compatibilità paesaggistica del progetto; acquisire il parere della commissione per il paesaggio (a meno che la legge regionale non disponga diversamente); formulare una proposta di provvedimento da inviare alla soprintendenza
  • I tempi. L'istruttoria deve concludersi entro 30 giorni dal ricevimento della domanda o delle integrazioni, (che si possono chiedere una volta soltanto). Pervenuto il parere della soprintendenza, o decorso senza riscontro il termine di 25 giorni, l'amministrazione ha cinque giorni per rilasciare l'autorizzazione.A quel punto, i lavori possono iniziare

 

di Mauro Cavicchini
da Il Sole 24ore del lunedì - Norme e Tributi del 06.09.10


I progetti. Nel segno della lieve entità. Lista di interventi complicata dalle eccezioni 

L'autorizzazione paesaggistica semplificata scatta solo se l'intervento rientra tra i 39 contenuti nell'elenco allegato al Dpr 139/2010. Si tratta di interventi disparati: piccoli ampliamenti; demolizioni e ricostruzioni a parità di volume e di sagoma; opere riguardanti i prospetti e le coperture degli edifici; realizzazione o modifica di box pertinenziali; opere riguardanti le aree pertinenziali; installazione di pannelli solari, termici e fotovoltaici.

Non basta, però, scorrere l'elenco, perché in diversi casi sono indicate condizioni di cui è necessario tenere conto. La domanda di autorizzazione paesaggistica per un intervento che, pur compreso nell'elenco, non rispetta le condizioni previste, costringe, infatti, l'amministrazione a "passare" alla procedura ordinaria e a chiedere di integrare la documentazione.

Per moltissimi interventi elencati l'iter semplificato è escluso quando la tutela paesaggistica deriva da un provvedimento di vincolo specifico e puntuale, e non da un vincolo soltanto "tipologico" (si tratta di quelli previsti dalla legge Galasso del 1985, poi riconfermati dall'articolo 142 del codice dei beni culturali e del paesaggio: sponde dei mari, dei laghi e dei fiumi, boschi e foreste, parchi regionali e statali, monti sopra una determinata altezza, ecc).

Per gli interventi di ampliamento, l'iter semplificato è inoltre escluso nei centri storici: zone A o equivalenti.

Per gran parte degli interventi, inoltre, l'autorizzazione semplificata è ammessa soltanto al di sotto di soglie prefissate: gli ampliamenti fino al 10% della volumetria originaria e al di sotto di 100 metri cubi (e non gli ampliamenti successivi); le autorimesse al di sotto di 50 metri cubi (ma non le successive modifiche); le tettoie, i porticati, i chioschi e i manufatti simili aperti su più lati al di sotto di 30 metri quadrati; i manufatti accessori e i volumi tecnici al di sotto di 10 metri cubi; gli accessi pedonali e carrabili con larghezza non superiore a 4 metri; i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari con superficie inferiore a 18 metri quadri; le parabole satellitari condominiali e gli impianti centralizzati di condizionamento con superficie non superiore a un metro quadro e volume non superiore a un metro cubo (nessuna limitazione, invece, per gli analoghi impianti singoli); i pannelli solari, termici e fotovoltaici al di sotto di 25 metri quadri; i ricoveri per attrezzi agricoli al di sotto di 10 metri quadri.

Infine, per qualche intervento l'iter semplificato è ammesso soltanto in presenza di determinate destinazioni d'uso: ad esempio, le tende solari per le attività commerciali e i pubblici esercizi, non per la residenza.

Non è facile capire se un'unica domanda di autorizzazione semplificata possa essere presentata anche per realizzare contemporaneamente due o più interventi dell'elenco. Il regolamento non dice nulla al proposito, ma è evidente che un'eventuale richiesta dell'amministrazione competente di presentare più domande semplificate o, addirittura, una domanda ordinaria costituirebbe un aggravamento dei procedimenti non previsto dalle norme. In ogni caso, anche per un'unica domanda semplificata riferita a più interventi, la compatibilità paesaggistica viene valutata e riguarderà, ovviamente, l'insieme degli interventi.

È auspicabile che l'esperienza porti in breve tempo, con la procedura indicata dal Dpr 139, a modificare l'elenco dell'allegato, togliendo di mezzo quelle restrizioni e condizioni di cui è assai difficile comprendere la logica.
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  • LE CONDIZIONI - Realizzazioni ammesse solo al di sotto di soglie prefissate o di determinate destinazioni d'uso

 

di Mauro Cavicchini
da Il Sole 24ore del lunedì - Norme e Tributi del 06.09.10


Piccola edilizia in preferenziale. Richiesti meno documenti e passaggi amministrativi ridotti. Dal 10 settembre operative le disposizioni di semplificazione delle autorizzazioni paesaggistiche.

Istanza corredata da semplice dichiarazione di conformità, procedimento amministrativo contenuto nei 60 giorni, efficacia immediata dell'autorizzazione rilasciata. Dal 10 settembre 2010, in virtù del nuovo dpr 9 luglio 2010, n. 139, l'autorizzazione per effettuare interventi di «lieve entità» su beni paesaggistici potrà essere ottenuta in via semplificata. In base al provvedimento, emanato in attuazione del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 («Codice dei beni culturali e del paesaggio») e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 agosto 2010 (n.199) l'iter autorizzatorio soft riguarderà determinati interventi (39, in particolare, si veda ItaliaOggi del 31 agosto 2010 [in calce, ndr]) incidenti su aree o immobili dichiarati di interesse paesaggistico, e ciò anche se comportanti una alterazione dei luoghi o dell'aspetto esteriore degli edifici.

Quali interventi. Gli interventi che godranno della procedura semplificata saranno quelli compresi nelle trentanove categorie indicate dagli allegati al nuovo decreto presidenziale 139/2010, e coincidenti in sostanza con i seguenti progetti: incrementi contenuti del volume degli edifici; demolizione/ricostruzione con il rispetto di spazi preesistenti; interventi su prospetti e coperture; adeguamenti a norme antisismiche ed energetiche; realizzazione di piccole opere pertinenziali; taglio di vegetazione; impianti tecnologici esterni per uso domestico; impianti tecnici esterni al servizio di edifici produttivi; strutture temporanee per manifestazioni, concerti, eventi sportivi; deposito temporaneo di materiali a cielo libero per attività produttive; strutture stagionali non permanenti collegate ad attività turistiche, sportive o del tempo libero.

La domanda. L'istanza per il rilascio dell'autorizzazione dovrà essere presentata (ove possibile, per via telematica) all'Ente competente da un tecnico professionista attraverso una scheda-tipo corredata unicamente da una relazione paesaggistica «semplificata», relazione che dovrà in sostanza semplicemente attestare la conformità dell'intervento alla disciplina del paesaggio (il citato dlgs 42/2004) e a quella urbanistica.

Il procedimento amministrativo. L'iter amministrativo dovrà concludersi entro 60 giorni dalla ricezione della domanda. L'ufficio competente al rilascio della autorizzazione (regione o provincia/comune delegato) dovrà entro tale termine effettuare una verifica preliminare di compatibilità del progetto presentato alla disciplina paesaggistica e urbanistica. In caso positivo dovrà approfondire poi, con apposito screening, il tipo di istruttoria necessaria (se ordinaria o semplificata). In caso di ammissibilità (si veda altro servizio nella pagina seguente [in calce, ndr]) alla procedura semplificata, lo stesso Ufficio dovrà infine effettuare, coinvolgendo la Sovrintendenza per un parere (non vincolante quando l'area interessata sia assoggettata a specifiche prescrizioni d'uso), la valutazione e concedere, in caso di esito positivo, una autorizzazione dall'efficacia immediata.
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di Vincenzo Dragani
da Italia Oggi Sette del 06.09.10


Le ipotesi del nuovo iter - Ricorso al Tar se la burocrazia va a passo di lumaca

Contro le lentezze burocratiche si ricorre al Tar. L'iter presenta alcuni momenti cruciali in cui emerge la necessità che l'interessato si tuteli contro provvedimenti negativi o contro l'inerzia della pubblica amministrazione. Vediamo alcune ipotesi. Innanzi tutto può capitare che si verifichino ritardi e lungaggini rispetto al termine massimo di conclusione del procedimento. Per questa ipotesi il regolamento richiama quanto previsto dagli articoli 2, comma 8, e 2-bis della legge 241/1990. Questo significa che l'interessato può proporre ricorso al Tar contro il silenzio dell'amministrazione. Il ricorso può essere proposto anche senza necessità di diffida all'amministrazione inadempiente, però, non oltre un anno dalla scadenza dei termini di conclusione del procedimento. Il giudice amministrativo potrà anche entrare nel merito e conoscere della fondatezza dell'istanza. Naturalmente ciò vale per le ipotesi in cui il provvedimento ha natura vincolata e non per l'esercizio di discrezionalità amministrativa. Non viene espressamente richiamato dal regolamento, ma si applica anche l'articolo 2, comma 9, della legge 241/1990, che qualifica la mancata emanazione del provvedimento nei termini come un elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale (questo sia ai fini stipendiali sia ai fini disciplinari). Inoltre (articolo 2bis della legge 241/1990) le pubbliche amministrazioni sono tenute al risarcimento del danno ingiusto causato dall'inosservanza del termine di conclusione del procedimento.

Anche per le richieste di risarcimento danno da ritardo si va al Tar e tale diritto si prescrive in cinque anni. Si va dal giudice amministrativo anche per impugnare gli atti definitivi di diniego del rilascio dell'autorizzazione, così come nei casi in cui il controinteressato voglia impugnare l'avvenuto rilascio della stessa. Si può verificare, per esempio, il caso del vicino di casa di chi vuole procedere a un ampliamento: il vicino è controinteressato e in quanto tale ha titolo a impugnare il provvedimento favorevole dell'amministrazione, anche qui con richiesta di risarcimento del danno.

Va notato, infine, che il procedimento amministrativo semplificato comprende alcune fasi interne di tutela. Questo si verifica in caso di rigetto della domanda l'interessato da parte dell'amministrazione competente al rilascio della autorizzazione paesaggistica. In questo caso si può chiedere il riesame al soprintendente. In sostanza la pratica viene bloccata dall'amministrazione competente al rilascio (per esempio il comune): il regolamento prevede che il diniego sia adottato da questa amministrazione senza passare dal soprintendente, al quale si può rivolgere l'interessato per provocare una valutazione dell'istanza e un ribaltamento della decisione della p.a. Entro 20 giorni dalla ricezione del provvedimento di rigetto, l'interessato può chiedere al soprintendente, con istanza motivata e corredata della documentazione, di pronunciarsi sulla domanda di autorizzazione paesaggistica semplificata. A questo punto si verifica una fase di contraddittorio interno al procedimento: copia dell'istanza è inviata all'amministrazione che ha adottato il provvedimento negativo, la quale, entro dieci giorni dal ricevimento, può inviare le proprie deduzioni al soprintendente. Ricevuta l'istanza, il soprintendente, entro i successivi 30 giorni, verifica la conformità dell'intervento alle prescrizioni d'uso del bene paesaggistico ovvero la sua compatibilità paesaggistica e decide in via definitiva, rilasciando o negando l'autorizzazione.

 

di Antonio Ciccia
da Italia Oggi Sette del 06.09.10


Professionisti incastrati tra maggiori responsabilità

La semplificazione dell'autorizzazione paesaggistica incastra il professionista: è il progettista che deve prendersi la responsabilità di attestare che il progetto rispetti i canoni di legge. In sostanza i benefici in termini di accelerazione dell'istruttoria da parte della pubblica amministrazione si pagano con la responsabilità del professionista.

L'istanza di autorizzazione paesaggistica, infatti, è corredata da una relazione paesaggistica semplificata, redatta da un tecnico abilitato. Il tecnico deve indicare le fonti normative o provvedimentali della disciplina paesaggistica, deve descrivere lo stato attuale dell'area interessata dall'intervento, e, soprattutto, deve attestare la conformità del progetto alle specifiche prescrizioni d'uso dei beni paesaggistici, se esistenti, oppure deve documentare la compatibilità con i valori paesaggistici, indicando le eventuali misure di inserimento paesaggistico previste.

E non basta. Nella relazione il tecnico abilitato deve anche attestare la conformità del progetto alla disciplina urbanistica ed edilizia. Ancora: se l'autorità preposta al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica non coincide con quella competente in materia urbanistica ed edilizia, l'istanza deve essere corredata dall'attestazione del comune territorialmente competente di conformità dell'intervento alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie; ma in caso di intervento soggetto a dichiarazione di inizio attività, la relazione deve essere corredata dalle asseverazioni di cui all'articolo 23 del T.u. edilizia e le asseverazioni di conformità dell'intervento sono sempre a firma del progettista.

In sostanza la semplificazione del procedimento si basa sulle attestazioni e dichiarazioni di regolarità del progetto: così si mette in campo una responsabilità diretta del professionista, chiamato a districarsi nel ginepraio della normativa urbanistica, edilizia e paesaggistica nazionale e locale.

Una responsabilità che può sfociare nel penale a fronte di dichiarazioni inveritiere. La responsabilità può anche registrarsi sul piano disciplinare con un controllo da parte degli ordini professionali nel caso di attività svolta con imperizia o negligenza. Un altro fronte di responsabilità è quello civile che vede contrapposti professionista e cliente.

 

di Antonio Ciccia
da Italia Oggi Sette del 06.09.10


Al soprintendente solo pratiche filtrate

Dal soprintendente vanno solo le pratiche con prognosi favorevole. Le altre sono bloccate prima dall'autorità competente a rilasciare l'autorizzazione (per esempio il comune delegato).

L'iter per le autorizzazioni paesaggistiche degli interventi di lieve entità, disciplinato dal dpr 9 luglio 2010, n.139 (regolamento recante procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità), vede termini serrati ed eliminazione di tempi morti e passaggi inutili.

Ecco come si articola il procedimento dalla presentazione dell'istanza all'esito conclusivo.

Ricevuta la domanda si deve verificare preliminarmente se l'intervento progettato non sia esonerato dall'autorizzazione paesaggistica o se, al contrario, sia assoggettato al regime ordinario (articolo 146 del Codice sull'ambiente). Nel primo caso, all'interessato viene comunicato che non occorre nulla e il procedimento finisce. Nel secondo caso vengono richieste le necessarie integrazioni ai fini del rilascio dell'autorizzazione ordinaria.

Se, invece, si applica il procedimento semplificato, l'ente competente al rilascio della autorizzazione comunica subito l'avvio del procedimento (articolo 7 legge 241/1990). La stessa comunicazione è la sede (unica) per la richiesta di documenti e chiarimenti indispensabili, da far pervenire in via telematica entro il termine di quindici giorni: si tratta di richiesta di integrazioni per l'istruttoria della pratica. Ai fini del computo del termine massimo di conclusione del procedimento (60 giorni) il procedimento resta sospeso fino alla ricezione della documentazione integrativa (i 15 giorni non si contano).

Se la documentazione non arriva nei 15 giorni, l'amministrazione conclude comunque il procedimento e c'è, quindi, il rischio di un diniego per carenza documentale.

Cominciano a questo punto le verifiche preliminari edilizie e paesaggistiche. Entro trenta giorni dalla ricezione della domanda la p.a. deve verificare preliminarmente, se ne ha la competenza, la conformità dell'intervento progettato alla disciplina urbanistica ed edilizia. Il comune che agisce in subdelega è competente a tale verifica preliminare. Nel caso in cui l'ente che istruisce la pratica non sia competente, questo, nei trenta giorni, verifica l'attestazione di conformità urbanistica rilasciata dal comune nel cui territorio è localizzato l'intervento o l'asseverazione prescritta in caso di intervento sottoposto a denuncia di inizio di attività, già presentate all'atto della domanda. Quindi all'atto della domanda si deve corredare la documentazione con queste attestazioni o asseverazioni. Ovviamente se si registra una irregolarità edilizia o urbanistica, l'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione dichiara l'improcedibilità della domanda di autorizzazione paesaggistica. Se, invece, si supera la verifica di conformità urbanistica ed edilizia si passa alla valutazione della conformità paesaggistica. Se la valutazione paesaggistica è negativa, l'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione invia comunicazione all'interessato il preavviso di diniego (articolo 10-bis della legge 241/1990): nel termine di dieci giorni, l'interessato può presentare eventuali osservazioni. La comunicazione sospende il termine per la conclusione del procedimento. A questo punto o si accolgono le osservazioni e il procedimento prosegue oppure le controdeduzioni non sono accolte e viene adottato atto di rigetto motivato.

Nel caso di rigetto della domanda l'interessato, può rivolgersi al soprintendente entro venti giorni dalla ricezione del provvedimento di rigetto e presentare una istanza motivata e corredata della documentazione, di pronunciarsi sulla domanda di autorizzazione paesaggistica semplificata. Il soprintendente ricevute le eventuali relazioni della p.a., entro trenta giorni, verifica la conformità dell'intervento progettato alle prescrizioni d'uso del bene paesaggistico o la sua compatibilità paesaggistica e decide in via definitiva, rilasciando o negando l'autorizzazione.

Non ci vuole necessariamente un assenso del soprintendente, invece, in caso di valutazione positiva della conformità o della compatibilità paesaggistica dell'intervento: è vero che l'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione deve provvedere immediatamente e, comunque, entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della domanda a trasmettere alla soprintendenza una motivata proposta di accoglimento della domanda stessa. Tuttavia o il soprintendente fa pervenire il suo parere vincolante oppure non si pronuncia. Se il soprintendente rimane inerte l'amministrazione competente deve andare avanti lo stesso e rilasciare l'autorizzazione, senza indire la conferenza di servizi (come sarebbe previsto, invece, dall'articolo 146, comma 9, del codice sull'ambiente).

L'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione deve adottare il provvedimento conforme al parere vincolante favorevole (se formulato) entro cinque giorni successivi alla ricezione del parere. Inoltre se ne ha la competenza, l'amministrazione rilascia contestualmente anche il permesso di costruire e comunque il titolo legittimante l'edificazione.

Non c'è bisogno di motivare l'autorizzazione se non con un rinvio al parere della soprintendenza, che va allegato. Se il soprintendente valuta negativamente la proposta ricevuta dall'amministrazione, allora, adotterà, entro venticinque giorni un provvedimento di rigetto dell'istanza, rispettando la procedura del preavviso di rigetto (articolo 10-bis della legge 241/1990). Nel provvedimento il soprintendente deve essere analitico ed esporre puntualmente i motivi di rigetto.

Nei casi in cui la legge prevede che il soprintendente si limiti a fornire un parere obbligatorio e non vincolante, il provvedimento di rigetto è adottato dall'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione. Il parere del soprintendente è obbligatorio e non vincolante quando l'area interessata dall'intervento di lieve entità è assoggettata a specifiche prescrizioni d'uso del paesaggio, contenute nella dichiarazione di notevole interesse pubblico, nel piano paesaggistico o negli atti di integrazione del vincolo. Il regolamento si preoccupa dell'ipotesi in cui si verificano ritardi e lungaggini. Decorso il termine di 60 giorni senza comunicazione della decisione conclusiva, l'interessato può rivolgersi al Tar (si veda servizio nella pagina precedente [in alto, ndr]).

L'autorizzazione paesaggistica semplificata è immediatamente efficace ed è valida cinque anni. Nel procedimento semplificato non è obbligatorio il parere delle commissioni locali per il paesaggio, a meno che non sia diversamente previsto dalla legislazione regionale (fermo restando il rispetto del termine per la conclusione del procedimento di 60 giorni).
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di Antonio Ciccia
da Italia Oggi Sette del 06.09.10


Edilizia. Nelle soprintendenze allarme semplificazione. Autorizzazione impossibile in 25 giorni

ROMA - Le procedure saranno pure semplificate, ma per ora sulla carta. E un conto è scriverlo, un altro tradurlo in pratica. Passaggio che preoccupa assai i soprintendenti, chiamati dal 10 settembre prossimo - almeno nelle regioni a statuto ordinario - a dare seguito all'autorizzazione paesaggistica in versione snella, prevista per una lista di 39 interventi di lieve entità. Secondo i soprintendenti, il rischio è che si finisca per allentare i controlli.

Non usa giri di parole Giuseppe Zampino, a capo della soprintendenza di Salerno e Avellino, finora una delle più severe d'Italia, con una richiesta bocciata ogni tre. «Le istruttorie - afferma - saranno meno oculate. Faremo di tutto per organizzarci, ma non sarà facile. Anche la qualità dei progetti rischia di peggiorare. Senza dimenticare che un intervento, per quanto lieve, in zone di pregio come la costiera amalfitana, può sempre rappresentare un bubbone sul paesaggio circostante».

Il problema sono i tempi ristretti imposti dalle nuove regole (contenute nel Dpr 139/2010) e la carenza di personale. «Diminuiscono i tempi, aumentano le difficoltà», sintetizza Alberto Artioli, soprintendente responsabile di Milano e di altre otto province lombarde. «Vista la carenza strutturale di organico e gli attuali carichi di lavoro, sarà difficile rispettare i 25 giorni che l'autorizzazione semplificata ci impone».

Non va poi sottovalutato - come sottolinea Gabriele Tola, alla guida delle soprintendenze di Cagliari, Oristano, Sassari e Nuoro - che i piccoli interventi «non sempre hanno un impatto poco significativo». E per quanto le regioni a statuto speciale debbano prima "recepire" le nuove regole, per cui per il momento tutto continuerà come prima, non c'è da stare allegri. Il problema è solo rimandato. «I tecnici - aggiunge Tola - sono già in affanno e il dimezzamento dei tempi finirà per tradursi in una diminuzione dei controlli sugli interventi minori. E rischia di farne le spese il paesaggio».

La manovra di semplificazione non è, però, finita con il Dpr 139. Sul tavolo del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, c'è infatti una bozza di articolato che prevede ulteriori interventi di snellimento delle procedure per l'autorizzazione paesaggistica, dove potrebbe trovare posto anche un allentamento del vincolo sulle sanatorie, che ora il codice dei beni culturali e del paesaggio esclude in modo categorico. L'ipotesi è di ammetterle per gli interventi minori.

L'articolato è stato messo a punto dalla commissione che ha approntato la semplificazione pronta a partire, commissione formata da tecnici del ministero, dell'Anci, delle regioni e da esponenti del mondo accademico. Una volta che Bondi avrà espresso le proprie valutazioni, si dovrà decidere quale treno prendere. Nel senso che trattandosi di modifiche al codice, le novità dovranno avere veste di legge e per far presto si potrebbe inserirle in qualche riforma già all'esame del Parlamento. Si pensa al collegato alla Finanziaria 2010 sulla semplificazione, già approvato dalla Camera e ora all'esame del Senato. C'è, però, da verificare la posizione delle regioni, che hanno chiesto una pausa di riflessione, indotta dal fatto che dopo le elezioni di primavera a sedere al tavolo della commissione non è più la Calabria, ma il Piemonte.
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Le novità 

  • Doppio binario. L'autorizzazione paesaggistica semplificata scatterà il 10 settembre nelle regioni a statuto ordinario, mentre quelle "speciali" hanno sei mesi per "recepirla" con propri provvedimenti
  • Gli interventi lievi. Sono una quarantina e sono indicati in un allegato al Dpr 139
  • I tempi. L'autorizzazione paesaggistica va rilasciata entro 60 giorni, 25 dei quali spettano alla soprintendenza per esprimere la propria valutazione

 

di Antonello Cherchi - Francesco Nariello
da Il Sole 24ore del 31.08.10


Piccola edilizia semplificata a metà. I professionisti dovranno attestare la regolarità degli incrementi. Il regolamento sulle autorizzazioni paesaggistiche (in G.U.) sveltisce i tempi per 39 interventi.

Semplificata l'autorizzazione paesaggistica per i piccoli interventi edilizi. Ma non per i professionisti che dovranno attestare la regolarità di incrementi di volumetria (fino a 100 metri cubi) o demolizioni e ricostruzioni o della installazione di tende da sole a parabole. Sono, infatti, questi alcuni degli interventi oggetto del dpr 9 luglio 2010, n.139 , e cioè del regolamento sul procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità.

Il provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 agosto 2010, avrà immediata efficacia per le regioni ordinarie, mentre quelle speciali dovranno adeguare il proprio ordinamento. La semplificazione consiste in minori documenti da produrre, in tempi più stretti (60 giorni è il termine di conclusione del procedimento, nei passaggi procedurali). Gli interventi di lieve entità, elencati in coda al provvedimento, sono 39 e corrispondono al 75% del totale degli interventi. L'istanza deve essere corredata unicamente da una relazione paesaggistica semplificata, redatta da un tecnico abilitato su una scheda tipo. Non si applica, dunque, il dpcm 12/12/2005. Tra l'altro si accorpa nella relazione anche l'attestazione di conformità dell'intervento alla disciplina del paesaggio e alla disciplina edilizia e urbanistica. Se possibile l'istanza si presenta per via telematica e, se riguarda attività industriali o artigianali, tramite lo sportello unico.

Come si può notare l'autorizzazione non è di certo semplificata per il tecnico, che si assume la responsabilità delle attestazioni di conformità urbanistica. Il procedimento autorizzatorio semplificato deve concludersi con un provvedimento espresso nel termine di 60 giorni dal ricevimento dell'istanza. In questo caso la semplificazione si coglie sui tempi, che vengono ridotti dai 105 previsti (40 presso l'ente locale, 45 per il parere vincolante del soprintendente e 20 per il provvedimento definitivo). Se l'amministrazione competente (comune o, in qualche caso, provincia o regione) esprime valutazione negativa la domanda viene direttamente rigettata, senza investire del procedimento la soprintendenza competente per territorio).In caso, invece, di valutazione positiva della conformità, o della compatibilità paesaggistica, l'amministrazione locale (o regionale) invia la pratica al soprintendente. Se anche la valutazione del soprintendente è positiva, allora formula un parere vincolante favorevole. Se la valutazione del soprintendente è negativa (e quindi in contrasto con quella positiva dell'amministrazione locale) il soprintendente rigetta direttamente l'istanza, senza investire nuovamente della questione l'ente locale. L'autorizzazione paesaggistica è immediatamente efficace ed è valida cinque anni.

 

di Antonio Ciccia
da Italia Oggi del 31.08.10

 

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vedi anche:

Paesaggio e lavori di lieve entità

di Enrico Milone - DPR 139/2010

Antincendio: Scia e attività commerciali

di Enrico Milone - L. 122/2010 - DM 27.07.2010

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Deregulation paesaggistica (?)

DPR 139/2010 - agg. rassegna stampa

Fine della DIA, sostituita dalla S.C.I.A.

di Enrico Milone - Legge 122/2010

Semplificato il N.O. paesaggistico

Dpr Codice BC e Paesaggio - agg.rass.stampa

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Dpr Codice Beni Culturali e Paesaggio - rass.stampa

Paesaggio: la tutela esclusiva spetta allo Stato

Codice Beni culturali e Paesaggio - agg. rass-stampa

Un nuovo codice in difesa del paesaggio

In Gazzetta i due Dlgs di riforma - agg.rass.stampa


data pubblicazione: giovedì 9 settembre 2010
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Architettura sul web N.O. paesaggistico semplificato (?)