Quando il buonsenso si perde nella Scia

Legge 122/2010 e Finanziaria - agg. rassegna stampa

Sulla Scia in edilizia è ancora braccio di ferro tra lo stato e le regioni. No di molti governatori al documento. La Scia non convince i cantieri: Sette regioni contro la nuova procedura e tante incertezze nei comuni.

Non arriva il tanto atteso chiarimento sulla Scia in edilizia: esclusa dal maxiemendamento alla legge di stabilità la norma interpretativa che avrebbe chiuso il discorso, per imprese e professionisti restano i dubbi. Tra ricorsi alla consulta e orientamenti negativi, sette regioni dicono no alla Scia, ma non sempre i comuni si allineano (e questo aumenta l'incertezza). Intanto, nel ddl di stabilità entra un nuova norma fiscale che promette di rilanciare il leasing immobiliare.

Tutto da rifare, o quasi. Bocciata la norma interpretativa che avrebbe dovuto chiarire l'applicabilità della Scia all'edilizia, restano i dubbi, le incertezze e gli orientamenti diversificati di regioni e comuni.

Secondo la legge 122/2010, la segnalazione certificata di inizio attività - Scia, in sigla - sostituisce la Dia e consente di avviare subito i cantieri, senza aspettare 30 giorni. A più di tre mesi dalla sua entrata in vigore, però, i contorni della semplificazione restano sfocati. La Scia è una legge dello Stato, ma sette regioni l'hanno impugnata davanti alla Corte costituzionale nell'ambito dei ricorsi contro la manovra finanziaria, e almeno quattro di quelle a statuto ordinario - interpellate dal Sole 24 Ore - affermano che non si applica sul proprio territorio: Toscana, Lazio, Basilicata e Molise. Se poi si conteggiano anche quelle a statuto speciale (dove peraltro la Scia fa salva l'autonomia locale) il numero sale a sette: praticamente una regione su tre.

Attenzione, però, a non considerare questi orientamenti come regole scolpite nella pietra. Di fatto, poche regioni hanno formalizzato la propria posizione: la Calabria cita la Scia nella legge regionale sul piano casa, la Lombardia ha recepito in una circolare la nota esplicativa compilata il 16 settembre dal ministero della Semplificazione, e anche Abruzzo e Valle d'Aosta hanno messo nero su bianco il nuovo titolo edilizio. Ma c'è anche chi, come l'Emilia Romagna, pur avendo impugnato davanti alla Consulta la legge istitutiva della Scia, non ne contesta l'immediata applicabilità e sta anzi preparando chiarimenti amministrativi e modifiche legislative.

Con molto realismo, l'assessore pugliese Angela Barbanente riassume così la situazione in cui si trovano tanti amministratori regionali: «Dare un orientamento diverso da quello ministeriale sarebbe imprudente e potrebbe generare ulteriore confusione: proprio per questo non abbiamo fatto circolari. Allora, visto che siamo in materia di legislazione concorrente, tanto vale attendere la pronuncia della Corte costituzionale». Anche l'Anci, dopo che la propria commissione urbanistica aveva espresso posizione contraria, ha assunto una linea più sfumata: la Scia è legge e vale per l'edilizia, ma bisogna affrontare gli ostacoli applicativi.

«La realtà non sempre corrisponde a ciò che si dichiara nelle sedi ufficiali», commenta un dirigente comunale che sta seguendo il dossier. In prima linea, del resto, ci sono proprio i comuni, chiamati a fare i conti con le esigenze di imprese e professionisti: a Roma ad esempio, non esistono moduli per la Scia, ma se un professionista la presentasse, l'ufficio non la respingerebbe (si veda l'articolo a fianco [in calce, ndr]). Altro discorso, se mai, sarebbe trovare un geometra o un architetto che si assuma la responsabilità di avviare il cantiere senza attendere i 30 giorni richiesti dalla Dia.

In tutto questo scenario, la speranza di un chiarimento era legata al maxiemendamento alla legge di stabilità ora in corso di approvazione, nel quale era stata inserita una norma che - di fatto - avrebbe tradotto in legge l'orientamento ministeriale. In pratica, si precisava che la Scia si applica ai cantieri e sostituisce la Dia, ma non la Super-Dia (cioè, la Dia che in certi casi può essere usato al posto del permesso di costruire). Inoltre, veniva abbreviato da 60 a 30 giorni il termine per i controlli comunali e veniva richiamato tutto l'impianto sanzionatorio contenuto nel testo unico dell'edilizia (Dpr 380/2001). Peccato, però, che la commissione Bilancio della Camera abbia dichiarato inammissibile questo capitolo del maxiemendamento, perché di natura non finanziaria.

I tecnici del ministero della Semplificazione ora guardano al decreto milleproroghe di fine anno: potrebbe essere quello il veicolo giusto in cui inserire la norma interpretativa. Altrimenti, bisognerà aspettare le conclusioni del tavolo ristretto istituito nell'ambito della Conferenza unificata o la pronuncia della Corte costituzionale. «Nella migliore delle ipotesi si andrà a fine anno - osservano dall'Ance, l'associazione dei costruttori - ma è adesso che sarebbe servita una precisazione definitiva».
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  • CHIARIMENTO RINVIATO - Ora che la Camera ha dichiarato inammissibile la norma interpretativa, bisognerà attendere almeno il milleproroghe
  • Burocrazia edilizia. Imprese e professionisti invocano una cornice di regole certe

I PASSAGGI

La norma. La manovra d'estate (legge 122/2010 che ha convertito il Dl 78) ha introdotto la segnalazione certificata di inizio attività (Scia) nell'articolo 19 della legge 241/1990. Inizialmente pensato per le attività commerciali, il nuovo adempimento è stato esteso all'edilizia nell'iter parlamentare

La procedura. La Scia va accompagnata dalle attestazioni e dalle asseverazioni dei tecnici abilitati, e consente di avviare i lavori il giorno stesso della sua presentazione

I controlli. In caso si irregolarità, il comune ha 60 giorni ordinare la sospensione dei lavori. Dopo, può intervenire solo nei casi più gravi

 

di Eleonora Della Ratta - Cristiano Dell'Oste
da Il Sole 24ore del lunedì del 15.11.10


Sul campo. Moduli già pronti solo in poche città. L'applicazione delle novità

Scia o Dia? Il dilemma è questo. La segnalazione certificata di inizio attività, introdotta con la manovra estiva (legge 122/2010), lascia ancora spazio a dubbi e interpretazioni che variano non solo a seconda della regione, ma praticamente di città in città. La tendenza generale va in direzione di una semplificazione: laddove non era già previsto, infatti, diventa possibile l'inizio dei lavori nel giorno stesso della segnalazione, senza attendere i 30 giorni dalla presentazione della documentazione in comune.

Dopotutto, come rileva un funzionario comunale, «la Scia è prevista da una legge nazionale, e chi la rifiuta si espone, come minimo, al rischio di un contenzioso». Non è un caso che, fatta eccezione per la circolare dell'Anci Toscana del 27 settembre scorso, nessuno abbia messo nero su bianco un'opinione contraria a quella espressa dieci giorni prima dal ministero della Semplificazione.

Questo, però, non vuol dire che la vecchia Dia scompaia, anzi. È ancora questo il documento che va per la maggiore. D'altra parte, negli uffici comunali si cerca di seguire il buon senso, in attesa di fare chiarezza. «La norma non è univoca, tanto che abbiamo deciso di consultare anche degli avvocati - spiegano ad esempio dal settore edilizia privata del comune di Biella -: la Scia esiste, quindi la accettiamo e stiamo predisponendo la modulistica che nelle prossime settimane sarà online. In questa fase transitoria, però, accettiamo anche la Dia per andare incontro ai cittadini». La stessa linea viene seguita anche da Padova: «Dal 14 ottobre all'11 novembre abbiamo ricevuto dieci Scia - spiega l'ingegner Armandino Stoppa, caposettore dell'edilizia privata -: abbiamo fatto incontri e convegni con i professionisti del territorio per illustrare la nuova modulistica, pronta a giorni, ma fino alla fine dell'anno riceviamo anche le Dia».

Tutto l'opposto a Firenze, dove la regione Toscana ha impugnato la legge davanti alla Corte costituzionale, e la Scia non è stata applicata: «Non è prevista, quindi se l'opera non riguarda la parte strutturale basta la procedura di edilizia libera, con l'asseverazione, altrimenti ci vuole la Dia», spiega l'architetto Pasquale Silveri dell'area tecnica.

Situazione diversa a Roma: i funzionari regionali rispondono «no» alla domanda sull'applicabilità della Scia, ma negli uffici edilizia privata della Capitale non si esclude l'accettazione del nuovo documento. La modulistica, in ogni caso, non è pronta, in attesa di un'indicazione formale a livello regionale.

Prudenza a Ragusa, dove per il momento la risposta è univoca: solo Dia. «Se un cittadino deve fare la rimodulazione dei locali interni alla propria abitazione, per esempio, deve presentare una Dia - spiega il geometra Francesco Malandrino dell'ufficio edilizia privata -: non lavoriamo ancora con la Scia perché aspettiamo il recepimento della legge nazionale».
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di E.D.R.
da Il Sole 24ore del lunedì del 15.11.10


LA SEMPLIFICAZIONE EDILIZIA - Quando il buonsenso si perde nella Scia

Altro che chiarimento. La norma interpretativa che avrebbe dovuto confermare l'applicazione della Scia all'edilizia ha resistito poche ore nel maxi-emendamento alla Finanziaria, prima di essere dichiarata inammissibile. Così, a cento giorni dalla sua entrata in vigore, gli operatori sono ancora alle prese con la "semplificazione edilizia del forse". Forse si applica, come ha scritto il ministero della Semplificazione rispondendo a un quesito della Lombardia. O forse no, come sostengono le regioni che hanno impugnato la norma sulla Scia davanti alla Consulta. Era già successo con il piano casa: come un peccato originale, il federalismo delle regole edilizie - frutto della riforma del titolo V della Costituzione - intossica i rapporti tra governo, regioni e comuni.

Nell'incertezza restano i cittadini, gli architetti, i geometri e soprattutto le imprese del settore, che vivono una delle crisi più gravi di sempre. Servirebbero chiarezza e concertazione. E, invece, bisogna accontentarsi di una speranza. Una speranza chiamata milleproroghe: il decreto di fine anno che potrebbe - ma chi può giurarci? - ospitare l'atteso chiarimento.

 

pag. 12 - Commenti
da Il Sole 24ore del lunedì del 15.11.10


ARTICOLI INAMMISSIBILI - Nel testo salta il pacchetto semplificazioni. Il testo del governo. Inamissibili 4 articoli. Nella maggioranza lite sulla manovra.

ROMA - Legge di stabilità da oggi alla prova del voto della commissione bilancio della Camera. Ma nella maggioranza sale la tensione. (...)

In tutto in Commissione sono arrivati 150 subemendamenti, 12 dei quali presentati dai finiani. A non superare il banco di prova delle ammissibilità sono stati gli articoli aggiuntivi del maxiemendamento ritenuti ordinamentali e dunque in contrasto con i limiti della nuova legge di contabilità.

Tra questi l'articolo 2 con cui veniva rivisto l'accordo bonario e l'abolizione dell'arbitrato nei contratti pubblici. Nessuna chance per l'articolo 3 sulla semplificazione dei contratti pubblici e il 4 con le nuove semplificazioni in materia di urbanistica ed edilizia. Misure che il ministro Roberto Calderoli ha promesso di recuperare prossimamente. (...)
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  • LE MISURE CASSATE - La revisione dell'accordo bonario, l'abolizione dell'arbitrato nei contratti pubblici e il pacchetto semplificazioni edilizie

 

di Marco Mobili
da Il Sole 24ore del 12.11.10


ALA - ARCHITETTI E INGEGNERI - Riforma delle professioni fuori tempo massimo e le associazioni fanno da sé

La Scia (segnalazione certificata di inizio attività) a regime e gli emendamenti al Codice dei contratti, che ingloba anche il Dpr 554/99, sono leggi e procedimenti che incidono sulle professioni tecniche ben oltre i contenuti di ogni progetto di riforma delle professioni che sia stato abbozzato (e sempre arenato) negli ultimi 15 anni.

Per inciso, i massimi esperti di professioni delle camere: Siliquini, Vietti, Mantini, Froner, per citare solo alcuni tra i promotori delle iniziative di legge passate e presenti, sono oramai portatori di idee e proposte in gran parte metabolizzate, ma soprattutto stanche riproduzioni, ripetizioni, riproposizioni di posizioni politiche oramai divenute per ciascuno di loro dogmatiche e prive di prospettiva di evoluzione.

Ancora per inciso, Scia e Codice dei contratti promuoveranno forse una semplificazione del procedimento amministrativo, una rivoluzione avviata nel 1990 con la legge n. 241 con la fissazione dei termini del procedimento; purtroppo questa semplificazione non sarà affatto semplice permanendo la competenza sovrapposta e multipla di tutti gli enti con i loro vincoli, pareri, nulla osta, autorizzazioni e concessioni onerose; con l'unica differenza che l'asseverazione di tutto ciò, verrà preventivamente posta ad esclusivo carico del progettista, senza che ciò lasci presagire che, divenendo il progetto una pratica via via sempre più onerosa, il progettista possa poi trovare riconoscimento in un corrispettivo compenso equo e parametrato su massa di lavoro e di responsabilità civili e penali assommate come non mai in precedenza.

Infine, in Toscana si è insediata a fine ottobre la commissione regionale sulle professioni in attuazione della legge del 2009; un vero parlamentino di tutti i soggetti delle professioni e si promulga inoltre il rifinanziamento della legge sulle professioni.

Lo stesso passo compie la regione Veneto con l'art. 72 della finanziaria 2011 e col progetto di legge n. 24 recante «Statuto del lavoro autonomo» che propone delle novità autenticamente rivoluzionarie: smantellamento delle divisioni all'interno dei lavori intellettuali libero professionali; accesso ad un sistema di provvidenze, agevolazioni, finanziamenti agevolati in conto capitale o conto interessi in maniera esplicita anche per i liberi professionisti, che quindi vengono riconosciuti «in essere» per la prima volta; implementazione dei saperi libero professionali nel sistema produttivo la ricchezza della regione; riconoscimento definitivo del professionalismo come forza centrale e trainante dell'economia e del lavoro, ciò in sintonia con la preveggente strategia di Lisbona promulgata nel 2001; si preannuncia inoltre una riperimetrazione e riconfigurazione del lavoro» autonomo» includendovi anche la modalità «libere professioni», superando di fatto anche lo storico steccato che presupponeva l'esistenza di una impermeabile barriera non osmotica tra professionalismo ed imprenditorialità, confondendo quest'ultima con «azienda» o organizzazione aziendale.

Il vuoto non esiste nell'universo conosciuto perché esso tende ad essere naturalmente riempito così, latitante la grande riforma delle professioni ferma alle modeste enunciazioni del documento Cup e Pat, il settore dei lavoratori della conoscenza trova sue forme di organizzazione ed evoluzione in ragione di direttive europee, di leggi di settore, di iniziative regionali sulla formazione ed i lavoro, materie ad esse delegate.

 

pag. 26
da Italia Oggi del 10.11.10


Brevi

La regione Emilia Romagna ha impugnato il decreto legge 78/2010, atto che introduce la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività). La Scia è il nuovo strumento di semplificazione normativa che ha sostituito la Dia, Dichiarazione d'inizio attività, e ogni atto di autorizzazione, licenza, o nulla osta, comprese le domande per l'iscrizione in albi o ruoli utili per l'esercizio di nuove attività. La regione ha optato per la sospensione della nuova legge. Lo ha denunciato ieri Fabio Filippi, consigliere regionale del Pdl.

 

pag. 30
da Italia Oggi del 27.10.10


REGOLE E MERCATO - Dalla Scia agli appalti, progettisti nel caos. Dalla Scia agli appalti: viaggio nella babele normativa che disorienta i progettisti tra vincoli, procedure e sanzioni. Viaggio tra norme, vincoli e sanzioni: la semplificazione resta un miraggio. Si parte dagli strumenti urbanistici e si finisce per perdersi tra i mille rivoli della regolamentazione locale e di settore. La fatica dei piccoli studi per orientarsi nella babele normativa.

Letteralmente, migliaia di norme. Talmente tante che, alla domanda su quante siano precisamente le leggi con le quali ogni giorno un progettista deve confrontarsi, la risposta è sempre la stessa: «Impossibile dirlo». In queste due parole c'è la babele normativa italiana. Un labirinto, un percorso a ostacoli (altre definizioni ricorrenti) che oggi è ridiventato oggetto di discussione per colpa del caos creato dalla Scia e dai titoli abilitativi, ma che nel nostro Paese ha tante altre forme: strumenti urbanistici, vincoli paesaggistici, nulla osta, norme antisismiche, regole sulla certificazione energetica e sulla sicurezza nei cantieri. Per non parlare della miriade di regolamenti comunali, spesso frammentati in decine di interpretazioni differenti. Una situazione che solo in parte si riscontra negli alti Paesi europei (...).

Fabrizio Pistolesi, vicepresidente dell'Ordine degli architetti di Roma, parte dal caso più recente: la Scia. «Dopo la recente semplificazione, ci confrontiamo con ben quattro titoli edilizi: la Cia (comunicazione di inizio attività), la Scia, che sostituisce la Dia in tutti i suoi campi di intervento tranne che per quelli in cui era prevista al posto del permesso di costruire (super-Dia), la Dia e il permesso di costruire». Un sistema articolatissimo, creato dalla modifica del Dpr 380/2001 e dal decreto legge 78/2010. Spiega Paolo Stella Richter, ordinario di Diritto amministrativo alla Luiss di Roma: «Se doveva trattarsi di semplificazione, è stata fatta in maniera paradossale, perché è andata a creare un clima di incertezza». Per chiarire i confini della Scia, infatti, al decreto sono seguiti i dubbi dei Comuni, i ricorsi alla Corte costituzionale, le circolari del ministero della Semplificazione.

E non è il solo caso. Come spiega molto efficacemente Michele Graziadei, presidente dell'Ordine degli architetti di Potenza: «La questione interessa soprattutto i piccoli studi, che ormai passano più tempo su internet a cercare di capirci qualcosa che a fare ricerca sul progetto». Si parte dagli strumenti urbanistici, dal piano regolatore generale alle norme tecniche di attuazione. Passando per le forche dei vincoli. «Il problema - spiega ancora Graziadei - non è tanto la pianificazione del Comune, ma sono i vincoli idrogeologici, paesaggistici e storici. Ogni piano vincolistico o di tutela è così difficile da interpretare che, per capire come muoversi, si dovrebbe parlare con chi lo ha preparato. Spesso, i piani da rispettare sono uno il contrario dell'altro».

Superato lo scoglio dei vincoli, e senza considerare un aggravio particolare le norme nazionali e regionali sulla certificazione energetica e tutte le norme del codice civile in materia di distanze e confini, ci si confronta con la progettazione strutturale e le norme antisismiche. Come racconta Lorenzo De Fabrizio, presidente dell'Ordine degli ingegneri di Lecce: «Basta un esempio: le nuove norme tecniche per le costruzioni occupano 500 pagine. La circolare esplicativa è un testo da mille pagine. Su molti aspetti applicativi i dubbi restano molti, come sul concetto di edifici strategici per l'applicazione delle norme antisismiche. O sui materiali». Il primo profilo si intreccia con la questione dei controlli sui progetti, come dice il presidente dell'Ordine degli ingegneri di Salerno, Armando Zambrano: «Sul fronte delle autorizzazioni sismiche dal primo gennaio è intervenuta una norma che impone il controllo generalizzato sui progetti, mentre prima si faceva a campione. Oggi a Caserta e a Benevento, per ottenere questo via libera, ci vogliono 7/8 mesi».

Mentre i materiali da costruzione, dopo l'introduzione della marcatura Ce, rappresentano un altro tassello del caos. Secondo un quadro realizzato da Icmq e Uni, oggi sono circa duemila i testi, tra decreti di recepimento delle norme armonizzate Ue, decreti ministeriali e regolamenti di supporto che riguardano i materiali. «La situazione che si è creata - spiega il direttore di Icmq, Lorenzo Orsenigo - è molto più complessa rispetto a qualche anno fa. Ma bisogna dire che oggi i direttori dei lavori non eseguono tutti i controlli previsti per legge». Il problema dei materiali, allora, è condiviso tra progettazione e direzione dei lavori. Altro momento decisamente complicato: «La difficoltà nel controllare i materiali - spiega De Fabrizio - dipende dalla complessa organizzazione del cantiere, dove convivono varie figure, come il direttore dei lavori, il collaudatore statico, il coordinatore, che spesso si sovrappongono». E, in questa fase, entra in gioco anche il testo unico sulla sicurezza, con la sua valanga di obblighi e, soprattutto, di sanzioni.

E, se si deve partecipare a una gara, fa capolino il codice degli appalti. Con il suo corredo di sentenze, circolari, interpretazioni dell'Autorità di vigilanza. Spiega il presidente dell'Ordine nazionale degli architetti, Massimo Gallione: «Oggi abbiamo a che fare con un codice degli appalti modificato tre volte, con il vecchio regolamento e con il nuovo regolamento: regole che sono diventate un mastodonte. Solo partecipare a una gara vuol dire un impegno lavorativo non giustificabile. Sarebbe auspicabile una semplificazione». E non solo in questa materia.
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di Giuseppe Latour
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 41 del 25/30.10.10

 

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Commenti

01/12/2010 18:21: Non è la SCIA il vero problema
Leggendo i commenti sulla SCIA, sembra che con essa sia stato infranto un clima di serenità e di certezze per i tecnici. E' vero, la SCIA ha generato confusione, ma rappresenta comunque un tentativo di agevolare l'attività edilizia introducendo (come in altri paesi europei) procedure più snelle in nome della "semplificazione" e della "liberalizzazione". Gli Ordini Professionali, anzichè cogliere tale occasione e collaborare a un miglioramento della nuova norma, esprimono giudizi contrari, esaltando e rimpiangendo l'efficacia della DIA. Al convegno La Babele Normativa il clima era teso, di contrapposizione politica, non certo di collaborazione. Non sono convinto che la SCIA rappresenti un ostacolo all'attività edilizia o allo svolgimento della professione; se lo è ora, non lo sarà più domani, a chiarimenti avvenuti. Gli ostacoli veri alla nostra attività (e quindi all'attività edilizia) sono altri e radicati da anni. Prima della SCIA non era tutto perfetto. Evidenzio sinteticamente solo alcuni dei "disagi" storici (e tuttora permanenti): i Municipi sono venti entità autonome, ognuno interpreta a modo proprio il T.U.; i Poli VVF idem (per fortuna sono solo 5); la Soprintendenza è aperta un giorno a settimana; per una visura di PRG bisogna svegliarsi all'alba; idem per l'Archivio progetti del Dip.IX; idem per visionare una pratica di condono all'UCE (se la concessione è stata rilasciata, rinunciaci perchè l'archivio di Pomezia non è operativo); il protocollo del Dip.IX è aperto solo due giorni (e mezzo) a settimana; Roma Natura riceve solo per appuntamento. Sorvolo su Tribunale, Catasto, Regione, Soprintendenza Archeologica, COQUE, AGA etc. e problemi connessi. In questo contesto paradisiaco, è forse la SCIA che ostacola la nostra attività professionale? siamo più danneggiati dalla SCIA o dalla burocrazia e dalla perdurante inefficienza delle amministrazioni locali? perchè si continua a ignorare una situazione oramai insostenibile per il libero professionista?
Marco Volpicelli

vedi anche:

Otto permessi per aprire i cantieri (!)

Leggi 73/2010 e 122/2010 - agg. rassegna stampa

La babele normativa

i video del convegno

Scia: «Una semplificazione paradossale»

Legge 122/2010 - agg. rassegna stampa

SCIA e DIA - il Governo chiarisce

di Enrico Milone e Fabrizio Pistolesi - Legge 122/2010

Una Scia bloccata dai dubbi

Legge 122/2010 - agg. rassegna stampa

Fine della DIA, sostituita dalla S.C.I.A.

di Enrico Milone - Legge 122/2010

Scia in edilizia, debutto frenato

Manovra correttiva Legge 122/2010 - agg.rass.stampa

«Scia», e la burocrazia va via (?)

Maxiemendamento Dl 78/2010 - rassegna stampa

La MS senza DIA è Legge

Il ruolo di garanzia del professionista - di E.Milone


data pubblicazione: martedì 16 novembre 2010
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