Ancora fermo il nuovo piano casa

Piano casa Lazio - agg. rassegna stampa

URBANISTICA - Ritardi in vista per il piano casa della Pisana. La legge doveva essere varata a fine mese ma è bloccata in commissione alla Pisana. Ancora fermo il nuovo piano casa. Il provvedimento annunciato dal governo rallenta l'iter del testo regionale.

Il nuovo piano casa della regione Lazio non partirà entro fine mese, malgrado gli annunci ufficiali. L'iter della nuova legge si sta complicando. Soprattutto dopo l'annuncio del governo di un intervento legislativo per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo del piano casa nazionale. Intanto l'opposizione alla Pisana ha depositato in commissione urbanistica oltre mille emendamenti.

Il nuovo piano casa della regione Lazio non partirà entro fine mese, nonostante gli annunci dati nelle scorse settimane dagli assessori che stanno lavorando più da vicino alla partita, il responsabile delle Politiche per la casa, Teodoro Buontempo, e il suo collega all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti, che avevano parlato, al più tardi, di inizio marzo. La revisione della legge varata dalla giunta Marrazzo, poi rivelatasi un flop alla prova dei fatti, sta diventando un percorso a ostacoli. Cominciano, infatti, a pesare molto le difficoltà politiche della maggioranza nei rapporti con l'Udc. Alle quali si è aggiunta l'opposizione, che annuncia battaglia in commissione, con più di mille emendamenti presentati. Ma soprattutto il governo, che la scorsa settimana, per bocca di Silvio Berlusconi, ha detto di avere in programma un intervento per rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo del potenziale del piano casa nazionale.

Proprio quest'ultimo punto, saltato fuori piuttosto a sorpresa negli ultimi giorni, rappresenta una spada di Damocle sui lavori del consiglio. La proposta di legge regionale, uscita dalla giunta a fine ottobre, è ferma in commissione Urbanistica, dopo aver passato negli ultimi mesi il vaglio di diverse consultazioni con associazioni di categoria e parti sociali. Sono in discussione una serie di emendamenti che dovrebbero lasciarne intatto l'impianto fondamentale, andando a rivedere solo alcuni aspetti collaterali. Resteranno, allora, tutte le novità in materia di miglioramenti sismici, zone agricole, ampliamenti e demolizioni.

L'iniziativa del premier potrebbe però sparigliare le carte. Berlusconi ha infatti parlato di un intervento che sfrutti le prerogative proprie del governo rispetto alle regioni, considerate troppo passive nel recepimento della prima versione della legge. I dettagli di questo intervento, però, non sono ancora definiti. Sebbene Angelo Bonelli, capogruppo regionale e presidente nazionale dei Verdi, parli già di colata di cemento: «C'è da augurarsi - dice - che questa volta le regioni, soprattutto quelle di centrosinista, dicano un forte no al provvedimento».

Un'incertezza che rende molto complessi i lavori della commissione. Tanto che non si esclude di poter riaprire i termini per la presentazione di emendamenti, laddove ce ne fosse bisogno per esigenze di armonizzazione con gli interventi del governo. O, ancora, potrebbe accadere che in consiglio sia necessario rivedere completamente il lavoro della commissione.

A questa prima incertezza se ne aggiungono almeno altre due. Da un lato c'è un'opposizione piuttosto battagliera. «Dipende tutto - dice Claudio Moscardelli (Pd), vicepresidente della commissione Urbanistica - dalla linea che la maggioranza deciderà di adottare. Se si resterà entro i confini del piano casa, andando a rimuovere qualche imperfezione della vecchia legge da noi segnalata, si può anche immaginare un percorso piuttosto rapido. Se la maggioranza intende calare norme di ampia portata, ci sarà un'opposizione ferma». Il timore è che la maggioranza provi ad apportare modifiche alle norme che nel Lazio regolano la materia urbanistica. In quel caso, partirebbe la battaglia. Più cauto invece Francesco Pasquali, capogruppo di Fli in Regione e membro della commissione Urbanistica: «Porteremo un emendamento che chiederà l'istituzione di una carta unica per i vincoli di sovrintendenze, comuni, province e regioni, per semplificare la vita dei cittadini».

Allo stesso tempo, poi, pesano le incertezze interne alla maggioranza. Dopo che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invocato l'uscita dalle giunte regionali di tutti gli esponenti dell'Udc, è sempre più difficile portare avanti il percorso di un provvedimento frutto del lavoro di un esponente dell'Unione di centro, il vicepresidente Luciano Ciocchetti.
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di Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 16.02.11


Anche il Lazio resta bloccato - Legge Polverini in primavera

Questa settimana è atteso al giro decisivo in commissione, per la discussione finale. Ed entro un mese, quindi per la fine di febbraio o al massimo per inizio marzo, dovrebbe arrivare l'approvazione definitiva del Consiglio, secondo la tabella di marcia fissata dall'assessore all'Urbanistica della Regione Lazio, Luciano Ciocchetti. Il piano casa Lazio sta per essere finalmente modificato, dopo un'attesa durata mesi, esattamente dallo scorso ottobre, quando l'allora nuovo governatore, Renata Polverini, portò in Giunta la contestata legge.

Le previsioni, all'epoca, dicevano che la partita del rinnovamento della norma, pensato per sbloccare il flusso di domande vicino allo zero del primo anno, avrebbe dovuto concludersi entro fine 2010. Con il giro di consultazioni tra i professionisti e il confronto con le opposizioni. Previsioni, evidentemente, troppo ottimistiche: la situazione di stallo politico del centrodestra laziale, sia al Comune che alla Regione, ha allungato di parecchio i tempi. Adesso, però, è arrivato il momento dello sprint decisivo.

MENO VINCOLI. Il testo, in questa versione, manterrà grossomodo l'assetto di quello uscito dalla Giunta. Quindi, cadranno i vincoli relativi alle zone agricole, dove non saranno più autorizzati soltanto gli interventi di ampliamento e demolizione di imprenditori agricoli, coltivatori diretti e dei loro eredi. Cadrà il divieto di sopraelevazione, presente nel piano casa di Marrazzo: gli interventi saranno consentiti «in aderenza orizzontale o verticale rispetto al corpo di fabbrica». E sarà introdotta la nuova nozione di «miglioramento sismico». In base al vecchio testo era necessario adeguare tutto l'edificio per costruirsi una stanza in più. Adesso basterà puntellare lo stabile, assicurando che l'aggiunta non dia problemi di statica al resto del palazzo. In questo modo gli interventi di ampliamento diventeranno economicamente molto più sostenibili.

GLI AMPLIAMENTI. Novità ci saranno anche sui limiti per gli ampliamenti. Il bonus del 20% non sarà più limitato agli edifici sotto i mille metri cubi: saranno, quindi, inclusi anche i condomini. Resta, comunque, un tetto massimo di 200 metri cubi per le operazioni di allargamento. Il tetto, invece, salirà dal 10 al 20% per i capannoni. Per le demolizioni il premio base resta del 35%, ma si arriverà fino al 60% per gli edifici plurifamiliari sopra i mille metri quadri in stato di degrado, a condizione che venga mantenuto il precedente numero di unità immobiliari. Infine, saranno inserite nella nuova norma anche novità sul tema dei cambi di destinazione d'uso. Spiega Ciocchetti: «Abbiamo incluso un articolo innovativo: diamo un bonus del 30%, ma chiediamo agli imprenditori di destinare il 30 per cento della superficie utile lorda a edilizia a canone concordato con l'amministrazione comunale».
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da Edilizia e Territorio - Il Sole 24ore n. 4 del 31gen/05feb 2011


"Il Piano casa della Regione? Cemento e niente servizi". "Piano casa, una colata di cemento 180mila abitanti in più senza servizi". Team di architetti: "Altri 80 milioni di metri cubi, sarà uno scempio". Luigi Nieri, Sel: "A rischio molti parchi, aree verdi e qualità della vita".

Una colata di cemento da 80 milioni di metri cubi. Il j'accuse al Piano Casa messo a punto nelle stanze della governatrice del Lazio Renata Polverini arriva da un dossier di un centinaio di pagine dei ricercatori di "linkontro.info", architetti e urbanisti che hanno studiato, per il gruppo Sel in Regione, l'impatto delle nuove norme. Il quadro è a tinte nere. Della distesa di costruzioni che si alzeranno da Viterbo a Latina, 40 milioni di metri cubi sono destinati solo a Roma, fuori dal Piano regolatore, che ne ha già previsti 60 per chiudere in modo definitivo l'edificazione della città Capitale. Ancora: si potrebbero perdere 1.500 ettari di parchi, 500 di aree agricole, 3mila oggi destinati a verde e servizi. E all'ombra del Colosseo, proprio la dotazione di servizi passerebbe da 18 metri quadrati per abitante previsti a appena 10.

La proposta di legge del centrodestra non risparmia neppure i tessuti urbani subito fuori dal centro storico. Si pensi a Prati, San Saba, Testaccio, Garbatella, Monteverde, Città Giardino a Montesacro, piazza Bologna, piazza Vittorio, parti di Ostia, l'Eur e altre zone di pregio; in tutte si potrà, sempre in deroga al piano, realizzare attici e superattici o chiudere balconi e terrazzi. Gli ampliamenti, come alla Garbatella, anche classificata sismicamente, potranno arrivare al 35% del volume iniziale; mentre attraverso la demolizione di villini o edifici 8-900eschi potranno essere costruite, al loro posto e con un incremento del 30% del volume, anonime palazzine. O magari, nei quartieri a maggiore densità come Prati o Testaccio pure qualche grattacielo.

Il Piano casa mette poi a rischio le aree destinate a servizi e verde pubblici. Emblematico è il caso di Roma, dove il Piano regolatore ha acquistato validità dalla pubblicazione, avvenuta a marzo 2008. Ne consegue che da marzo 2013 su tutte le aree vincolate e non ancora espropriate, nonché sugli edifici presenti, potranno essere utilizzati gli strumenti e le deroghe previste. È il caso dell'ex Snia Viscosa al Pigneto, con diversi edifici dismessi oggi destinati a parco e servizi: grazie a queste norme potrà essere trasformata in un quartiere residenziale.

Anche l'adeguamento sismico diviene elemento in grado di far lievitare le cubature. Perciò in gran parte della regione e della stessa Roma, precisamente nei municipi ad Est - V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII - classificati "a rischio", sarà possibile, adeguando gli edifici alle norme, ampliarli del 35%. Così gli enormi capannoni sulla Tiburtina, comprese le costruzioni trasformate abusivamente in terziarie, come la ex Romanazzi, potranno aumentare di un terzo la cubatura; le torri di Colle Aniene da 12 piani arriverebbero a 16; lo stesso per i palazzoni di Prenestina, Cinecittà, Tuscolana, Torre Maura e per la parte non pubblica di Tor Bella Monaca. Ma anche Laurentino, Spinaceto, Pigneto, Centocelle, il Quarticciolo; tutti quartieri già poveri di servizi che vedranno aumentare vertiginosamente la popolazione.

La legge consente di ampliare, e modificare la destinazione d'uso in residenziale in deroga al piano, anche nel caso di demolizione e ricostruzione di immobili non residenziali (con superficie utile lorda fino a 20mila metri), dismessi o non ultimati al 30 settembre scorso. Secondo una stima, solo a Roma gli edifici con queste caratteristiche ammontano a un milione di metri cubi che diventerebbero 1,3 dopo la trasformazione, per oltre 16mila abitanti in più, senza alcun servizio (50mila su tutto il territorio regionale). In totale si parla di oltre 21 milioni di metri cubi residenziali a Roma, che diventano 40 considerando il non residenziale, 85 nel Lazio. Nella Capitale significa 262.500 nuovi abitanti (+10%), e per 180mila non c'è alcuna previsione di nuovi servizi.

«Questi dati - spiega l'architetto Mauro Riccardi, che ha guidato la ricerca - sono ricavati utilizzando criteri di realismo. Ma se tutti i potenziali fruitori del piano casa realizzassero gli aumenti di cubatura si arriverebbe solo a Roma ad 85 milioni di metri cubi in più». «Il lavoro dimostra - afferma il capogruppo di Sel alla Regione Luigi Nieri - che sommando i provvedimenti della giunta Alemanno e il Piano casa della Polverini si avranno effetti devastanti sul territorio romano e regionale. A rischio non è solo il patrimonio ambientale, ma la qualità della vita e la città come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi».


di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 05.12.10


"Piano Casa, emergenza cemento nei parchi". L'accusa di Legambiente: "Ecco come sarà possibile costruire nel verde".

«Uno scempio». Ecco cos'è il nuovo piano casa della Regione per Legambiente Lazio, che ha presentato un articolato dossier per denunciare tutti i rischi speculazione individuati nel documento dai suoi esperti.

«L'aspetto più inquietante - comincia il presidente Lorenzo Parlati - è il nuovo assalto alle aree protette. Con il piano proposto dall'assessore all'Urbanistica Luciano Ciocchetti gli interventi di ampliamento, ristrutturazione, sostituzione edilizia, cambiamento di destinazione d'uso saranno possibili anche nei parchi, in particolare nelle zone definite di promozione economica e sociale dai Piani d'assetto o nelle cosiddette zone B per le aree protette che ancora sono senza Piano d'assetto. Le zone B - spiega sempre Parlati - sono quelle nelle quali è vietato realizzare nuove opere edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio. Si capisce bene che tutto questo è l'assalto finale ai parchi».

Secondo i calcoli dell'associazione, ad essere compromessi saranno in tutto 1.559 ettari di parchi soltanto nell'area romana. A rischio 31,70 ettari a Monte Mario, 27,90 nella Tenuta dei Massimi, 47,32 nella riserva naturale dell'Insugherata, 29 a Decima Malafede, 40 alla Marcigliana, 307 nel parco di Vejo, 1.076 in quello di Bracciano.

Legambiente lancia l'allarme anche per le aree agricole. Il nuovo piano permette «misure straordinarie e urgenti per il rilancio del settore edilizio» nel rispetto dei vincoli sui Beni culturali, paesaggistici, ambientali, ma cancella il rispetto della normativa sulle aree agricole che invece era presente nel precedente piano.

Non solo. «La tutela degli edifici viene limitata al perimetro interno alle Mura Aureliane - riprende Parlati - È il vecchio concetto di centro storico, che il nuovo piano regolatore aveva superato con l'espressione Città storica, che comprendeva anche il tessuto urbano venuto su nell'800 e nel '900. Infine, è chiaro che questo non è un provvedimento straordinario, ma una specie di nuovo piano regolatore, visto che fissa al 31 dicembre 2013 la scadenza per la presentazione delle domande».

 

di Cecilia Gentile
da La Repubblica del 26.10.10


Le nuove regole della Regione in contrasto con le norme capitoline. Dal Piano Casa una mina per le casse del Comune

È una vera e propria rivoluzione. E, come tale, porta con sé fazioni pro e contro. Parliamo del nuovo Piano Casa, presentato in commissione dal vicepresidente della Regione e assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti e che, nonostante abbia appena iniziato il suo iter burocratico, suscita già qualche protesta. Alcune esplicite, come quella di Legambiente Lazio, altre molto più velate, come quelle che girano nei corridoi del Campidoglio. E se le prime sono, tutto sommato, abbastanza scontate, le seconde lo sono molto meno. Tanto che proprio il Piano Casa è entrato di diritto nell'elenco dei nodi da sciogliere nei rapporti tra Polverini e Alemanno. Solo per ricordarne uno, la riforma di Roma Capitale sulla quale, lo stesso Ciocchetti solo un paio di giorni fa ha già messo qualche paletto al principio di sussidiarietà evocato, invece, da Alemanno. Ma questa è un'altra, complicatissima vicenda.

Per quanto riguarda il Piano Casa, in Campidoglio non sarebbe stato gradito né il metodo né il merito della Regione. Il mancato confronto istituzionale sull'introduzione di nuove regole in un settore così complesso e strategico per la Capitale da una parte, e proprio alcune delle norme urbanistiche che la Regione vorrebbe introdurre con il nuovo piano dall'altra. Lo scontro principale tuttavia è sugli oneri concessori.

Nel Piano Casa della Regione, per quanto riguarda la parte relativa alla demolizione e ricostruzione, è prevista certamente la quota riservata all'housing sociale ma non gli oneri concessori che il privato dovrebbe versare all'amministrazione. Solo per fare un esempio, la demolizione e ricostruzione delle Torri dell'Eur «vale» circa 25 milioni di oneri concessori che il Campidoglio potrebbe non incassare più. Un danno economico, prima ancora che politico. Sulle aree di riserva, invece, Ciocchetti ha già chiarito: «Nel Prg di Roma non esiste una previsione sulle aree di riserva per l'edilizia pubblica. Queste sono state tutte usate per le compensazioni». Sarà per questo che il bando di due anni fa è rimasto bloccato, vincoli e agroromano a parte?

 

da Il Tempo del 26.10.10


Regione, bufera sul Piano casa "Sarà una devastazione urbana". Regione Lazio, è bufera sul Piano casa. Per il Pd «fa scelte molto gravi», per i Verdi «è la deregulation totale del territorio». «Non è il Vangelo, discutiamone» dice l'assessore Udc all'Urbanistica Luciano Ciocchetti.

«Ciocchetti non parla da assessore, ma da Paperone del mattone. Saltano le regole per zone agricole, parchi e aree storiche. E' un regalo ai furbetti» attacca Angelo Bonelli dei Verdi e anche Claudio Bucci, consigliere Idv, parla di «una scusa per la deregulation in favore dei costruttori e in più questa giunta, oltre a proporci il piano casa del cemento, taglia i fondi per i controlli e la prevenzione degli abusi». E se il capogruppo Pdl, Franco Fiorito, sottolinea che «il piano, fortemente voluto dal governo Berlusconi, è un'opportunità di sviluppo per la Regione» è durissimo Luigi Nieri, capogruppo di Sel: «Il piano avrà effetti devastanti sul piano ambientale, urbano e sociale, perché permette un aumento indiscriminato delle cubature, e quindi della popolazione, senza però garantire servizi sui territori e si cancella il piano decennale per l'edilizia sovvenzionata finanziato con un miliardo dal centrosinistra».

E l'assessore regionale all'Urbanistica Luciano Ciocchetti, sponsor del Piano casa? Non si scompone e rilancia: «La nostra proposta non è il Vangelo, pronti a discuterla anche con Italia Nostra e Legambiente» garantisce Ciocchetti, «le critiche sono basate sul preconcetto, ma la nostra legge lavora sul patrimonio edilizio esistente, non su quello da costruire. E chi oggi si batte il petto non ha detto nulla quando davvero sono state devastate le zone verdi, con milioni di metri cubi, anche dove non erano previste edificazioni». Ma è caustico il capogruppo Pd Esterino Montino: «Illudersi di risolvere la crisi dell'edilizia con una legge così è fantapolitica» e aggiunge: «In questo piano ci sono scelte molto gravi, come quella di generalizzare il cambio di destinazione d'uso degli edifici da produttivi a residenziali. Così si rischia di desertificare il nostro tessuto industriale e commerciale».

 

di Chiara Righetti
da La Repubblica del 23.10.10


Da Prati a Garbatella, l'assalto del cemento: il progetto della Pisana "Piani in più sui palazzi". Regione, aumenti di cubature fino al 30% concessi anche nei quartieri storici. Scoppia la bagarre.

Garbatella, Ostiense, Monteverde. Ma anche piazza Mazzini, i Parioli, via Po. E ancora San Lorenzo, Re di Roma, piazza Bologna. Zone finora escluse - tutelate - dall'ampliamento selvaggio. Ma che, col nuovo piano casa della Regione, potranno ospitare, come le altre, aumenti di cubatura, anche in sopraelevazione. Il piano targato Ciocchetti inizia il suo iter, che il "patron" vorrebbe rapidissimo, oggi in Commissione urbanistica. Ma il centrosinistra annuncia battaglia: «Pensare a un'approvazione rapida - dice Luigi Nieri di Sel - è l'ennesimo atto di arroganza di questa maggioranza: è un testo che dà il via a una speculazione senza precedenti e non risponde all'emergenza casa».

Il piano attuale, della giunta Marrazzo-Montino, esclude dagli ampliamenti i centri storici delle città, come definiti dai piani regolatori. Il piano Ciocchetti-Buontempo no: è "salvo" solo il centro come delimitato dal Ptpr, il Piano paesistico regionale. Risultato? A Roma le modifiche sono vietate solo nel municipio I (circa 1.430 ettari). Sono consentite nei restanti 3.600 ettari di "città storica" del piano regolatore. Ed ecco che per miracolo rientrano nella possibilità di verande, casotti, camerette intere zone che sono fuori dalle Mura aureliane ma che senza dubbio sono città storica, come parte dell'Eur, il Salario, il Nomentano. Quartieri fra l'altro ricchi, almeno alcuni, di monofamiliari, dove è più probabile la realizzazione degli ampliamenti.

Tra le altre novità finora nascoste nelle pieghe del piano Ciocchetti, la possibilità di costruire senza preoccuparsi delle relative "opere di urbanizzazione" (strade, luci, fogne). In cambio basta versare al Comune un contributo pari al 50% degli oneri concessori (l'ordine di grandezza è di 150-200 euro al metro). E il compito, con relative spese, di dotare la zona dei servizi passa all'amministrazione. Questa scorciatoia vale pure per chi trasforma in abitazioni edifici di diverso uso fino a 20mila metri quadri, dismessi o anche mai finiti, e che - in cambio - può aumentarne la cubatura fino al 30%. Cosa vuol dire? Che, senza più bisogno di variante urbanistica, ma col solo permesso di costruire, si potranno realizzare palazzine da 26mila metri quadri dove oggi sorgono capannoni artigianali, ad esempio quelli della Romanina. In 26mila metri, secondo le stime usuali per le abitazioni, entrano 600 residenti: un quartiere. L'effetto, paradossale, è quello di creare un percorso a due velocità visto che oggi a Roma, stando al Prg, per costruire così tanto servono un piano urbanistico e una convenzione col Comune in cui il costruttore s'impegna a realizzare le infrastrutture e a trovare le aree per verde, scuole, parcheggi.

Infine tra i punti più cari alla Polverini, che proprio ieri parlava di «incentivi per chi abbatte la casa vicina alla costa», c'è la rivoluzione dei "Piani integrati", ideati per recuperare periferie e zone degradate. Si prevede in sostanza che il proprietario di un "ecomostro" lo butti giù a sue spese, restituisca il terreno e ottenga in cambio il permesso di ricostruire da un'altra parte. Se il nuovo piano passa, questo "scambio" diventerà possibile anche per cubature un tempo autorizzati, ma mai costruiti, perché nel frattempo la zona è stata vincolata. E c'è di più. La palazzina demolita potrà essere spostata anche nelle zone agricole vicino alla città. Come dire che lo scempio dalla costa trasloca nell'Agro.

INTERVISTA - "Fermatevi, è la deregulation del mattone". Parla Michele Civita, assessore provinciale a Territorio e Ambiente: "Un piano contro tutte le regole". Così le aree a ridosso del Centro diventano più brutte e meno sicure. «Questo piano va contro tutti: Comuni, Province e chi vuole costruire secondo le regole». Parola di Michele Civita, assessore provinciale Pd a Territorio e tutela ambientale.

  • Si è detto però che il precedente piano casa fosse così restrittivo da essere inutile. «Sono emerse alcune criticità, come in tutta Italia, legate in gran parte alla crisi economica. Ma un conto è ampliare la platea dei beneficiari, o rivedere al rialzo i premi di cubatura. Un altro è scassare tutte le regole, far costruire nei quartieri storici che rischiano di diventare più brutti e meno sicuri, o nell'agro romano creando più problemi di quelli che si risolvono. Vogliamo città tutte case e zero infrastrutture?».
  • Che ci sia un'emergenza casa è però innegabile. «Vero ma questo piano non l'affronta, anzi elimina l'obbligo di destinare il 50% della cubatura all'edilizia sociale. E procedere in deroga a regolamenti edilizi e piani regolatori risponde a una filosofia del "tutto è lecito" che non solo è illusoria, ma crea conflitti. Trasformazioni così importanti non si possono realizzare senza tre condizioni: la concertazione, l'impegno a coniugare crescita e tutela ambientale, lo sforzo per dotare le città di servizi».
  • Ora come vi muoverete? «Spero che in Consiglio regionale si apra una fase vera di confronto. Se il piano passa com'è, per quanto ci compete non faremo sconti, continuando a valutare le proposte dei Comuni in base al Piano territoriale provinciale - che la Regione ha approvato».
  • Intanto il Campidoglio che fa? «La giunta Alemanno, al netto degli annunci, ha prodotto solo vari bandi ricognitivi su housing sociale e aree "di riserva". Interventi spot, che mostrano la volontà di dare impulso al mercato immobiliare senza affrontare i veri problemi: quello dell'edilizia sociale e quello della qualità, fatta di servizi e infrastrutture».

 

di Chiara Righetti
da La Repubblica del 22.10.10


Modifiche ai capannoni -  Piano casa Lazio

Semplificazione, rilancio dell'edilizia, riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente e delle periferie, meno consumo del terreno libero. Sono queste le parole d'ordine con le quali la giunta della regione Lazio ha approvato, lo scorso venerdì 1 ottobre, una serie di misure che dovrebbero portare a rilevanti modifiche alla legge regionale n. 21/2009, rilanciando così l'azione del piano casa.

Tra le principali novità occorre evidenziare l'insistenza sulla Dia come strumento per velocizzare l'iter amministrativo, l'estensione delle misure di rilancio alle zone agricole, prima riservate ai soli imprenditori agricoli, e alle zone vincolate (previo nulla osta degli enti preposti), il via libera alle sopraelevazioni e alle demolizioni e ricostruzioni per gli edifici industriali dismessi da convertire in edifici a uso residenziale con destinazione di almeno il 30% delle risorse a interventi di social housing. E' poi prevista l'estensione degli interventi di ampliamento del 20% anche agli edifici di dimensioni maggiori ai 1000 metri cubi, ma comunque entro un massimo di 200 metri cubi, nonché la possibilità di sostituzione di interi condomini in stato di degrado, favorita con il 60% della volumetria esistente a condizione che sia mantenuto il precedente numero di abitazioni.

Gli edifici composti da più unità immobiliari potranno essere ampliati secondo percentuali applicabili proporzionalmente alle singole abitazioni. La destinazione d'uso dovrà rimanere invariata per cinque anni. Il cambiamento da non residenziale a residenziale sarà invece ammesso per gli interventi di ristrutturazione o sostituzione edilizia con ampliamento fino al 30%, finalizzati al recupero di alloggi per far fronte alla tensione abitativa.

Per favorire l'adeguamento sismico degli edifici esistenti la proposta di modifica della giunta regionale prevede anche un incentivo variabile dal 25% al 35% della volumetria esistente. Sono state anche previste forme di incentivazione della formazione di programmi integrati tesi al riordino delle periferie e alla riqualificazione ambientale, con particolare riguardo al litorale marino, per restituire la fascia costiera alla naturale fruibilità attraverso premi di cubatura fino al raddoppio di quella esistente da edificare in altro sito. I comuni potranno altresì reperire aree da destinare alla costruzione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale. A ciò saranno invece obbligati gli enti locali con più di 25 mila abitanti.

 

di Gianfranco Di Rago
da Italia Oggi del 20.10.10


Piano casa presentato ai comuni «Approvarlo entro novembre». Ciocchetti: interessa a 378 sindaci del Lazio

«Il nuovo piano casa era atteso da tutti i 378 sindaci del Lazio, di ogni colore politico. Ora auspichiamo l'approvazione entro novembre così da non ricadere nel periodo in cui andrà discusso il bilancio e cosicchè la nuova legge potrà espletare i suoi effetti a partire dal primo gennaio. Spero che Commissione e Consiglio facciano tutte le audizioni che servono lavorando in modo serrato». Lo ha detto l'assessore all'Urbanistica della Regione Lazio, Luciano Ciocchetti, che ieri mattina nella sede dell'Anci, alla presenza del presidente regionale Fabio Fiorillo, ha presentato a un'ampia platea di sindaci e amministratori della Regione il nuovo testo approvato dalla Giunta. Ciocchetti ha risposto nel corso dell'iniziativa ai dubbi e alle domande degli amministratori locali sull' applicazione del piano.

«È il primo incontro con i Comuni - ha commentato Ciocchetti - quelli che dovranno attuare concretamente il piano casa e che per primi avevano chiesto una modifica alla vecchia legge che si era rivelata non applicabile.

Evidentemente c'erano dei paletti messi ad arte che impedivano l'attuazione della normativa e noi li abbiamo rimossi». L'assessore ha spiegato che nel nuovo testo «sono previste una serie di semplificazioni, perchè purtroppo adesso ci sono tempi lunghissimi sia per l'approvazione dei piani urbanistici che delle varianti: per arrivare alla definizione di un percorso servono dai sei ai dieci anni. Ora una serie di competenze saranno lasciate ai comuni». In merito ai vincoli ambientali Ciocchetti ha spiegato che «dove ci sono non sono superabili.

È una questione assurda - ha proseguito - la legge indica le zone in cui è possibile costruire anche nelle aree vincolate, ma ci sono gradi diversi di vincolo. Ci sono ad esempio le cosiddette zone B all'interno dei piani d'assetto dei parchi, oppure ci sono nel perimetro dei parchi zone urbanizzate dove è possibile intervenire. Quindi - ha concluso Ciocchetti - non c'è nessuna forzatura ma un' interpretazione su dove si può e dove non si può fare. Sono polemiche sterili, basta leggere bene il testo».

«Il percorso del piano casa inizierà nella commissione lavori pubblici, ambiente ed urbanistica. Speriamo di chiudere immediatamente e portarlo in Consiglio regionale prima di Natale per l'approvazione». Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abruzzese, interpellato a margine della presentazione del progetto «Agriscuola-tour» che si tenuta alla alla Pisana.

In merito alle eventuali modifiche da apportare al piano casa, Abruzzese ha poi precisato: «Una proposta di legge non è mai blindata. Se ci sono proposte migliorative saremo disposti a valutarle e recepirle».
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di R. Do.
dal Corriere della sera del 20.10.10


Il Piano Casa sarà operativo dal primo gennaio

«Il nuovo piano casa era atteso da tutti i 378 sindaci del Lazio, di ogni colore politico.
Ora auspichiamo l'approvazione entro novembre così da non ricadere nel periodo in cui andrà discusso il bilancio e cosicchè la nuova legge potrà espletare i suoi effetti a partire dal primo gennaio». Così il vice presidente della Regione e assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti sintetizza l'incontro avvenuto nella sede dell'Anci con il prediente regionale Fabio Fiorillo e una platea di sindaci e amministratori. Un incontro per spiegare nel dettaglio il nuovo piano casa del Lazio.

«Nel nuovo testo - continua Ciocchetti - sono previste una serie di semplificazioni, ora i tempi sono lunghissimi sia per l'approvazione dei piani urbanistici che delle varianti. Per arrivare alla definizione di un percorso servono dai sei ai dieci anni. Ora una serie di competenze saranno lasciate ai comuni. Dove ci sono i vincoli ambientali non sono superabili. È una questione assurda - ha proseguito - la legge indica le zone in cui è possibile costruire anche nelle aree vincolate, ma ci sono gradi diversi di vincolo. Ci sono ad esempio le cosiddette zone B all'interno dei piani d'assetto dei parchi, oppure ci sono nel perimetro dei parchi zone urbanizzate dove è possibile intervenire. Quindi - ha concluso il vice presidente del Lazio - non c'è nessuna forzatura ma un'interpretazione su dove si può e dove non si può fare.

Il nuovo piano casa era necessario perché quello varato nel luglio 2009 dalla giunta Marrazzo evidentemente conteneva dei paletti messi ad arte che impedivano l'attuazione della norma, noi li abbiamo rimossi».

 

da Il Tempo del 20.10.10


Il Piano casa del Lazio apre alle zone agricole. Via libera in Giunta, ora il testo al Consiglio

Il piano casa del Lazio cambia pelle. È passata in Giunta venerdì scorso la modifica della legge regionale 21 del 2009. Fortemente voluta dall'assessore all'Urbanistica Luciano Ciocchetti e dal governatore Renata Polverini, è stata pensata come una massiccia "liberalizzazione" per invertire la tendenza registrata nell'ultimo anno: fino a oggi sono state poche decine le domande presentate in tutta la regione a partire dall'entrata in vigore della norma.

Cadono molti vincoli sulle aree dove sarà possibile intervenire. Soprattutto uno risulta importantissimo: nelle zone agricole non saranno più autorizzati soltanto gli interventi di imprenditori agricoli e coltivatori diretti, ma tutti potranno ampliare e demolire. In tema di ampliamenti, resta invariato il bonus del 20 per cento, ma si espande molto la sua portata. Non sarà più limitato agli edifici sotto i mille metri cubi: saranno, quindi, inclusi i condomini, seppure entro il tetto massimo di 200 metri cubi di allargamento. Il tetto, invece, salirà dal 10 al 20% per i capannoni.

E cade anche il divieto di sopraelevazione: gli interventi sono consentiti «in aderenza orizzontale o verticale rispetto al corpo di fabbrica». La vera grande novità dell'ampliamento riguarda la nuova nozione di «miglioramento sismico». In pratica, nella vecchia versione del testo era necessario adeguare tutto l'edificio per costruirsi una stanza in più. Adesso basterà puntellare lo stabile, assicurando che l'aggiunta non dia problemi di statica. Qualche cambiamento anche in tema di ampliamenti. Il premio base resta del 35%, mentre si arriverà fino al 60% per gli edifici plurifamiliari sopra i mille metri quadri in stato di degrado, a condizione che venga mantenuto il precedente numero di unità immobiliari. A breve è atteso il passaggio in Consiglio che, da fonti vicine all'assessore Ciocchetti, è atteso come una mera formalità.
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di Giuseppe Latour
da Edilizia e Territorio - Il Sole 24ore n. 38 del 04/09 ott 2010
 

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data pubblicazione: domenica 20 febbraio 2011
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