Diciamo sì alla vostra proposta di legge

EeT "Progetti e Concorsi" - rassegna stampa

vedi aggiornamento del 07.03.11

Diciamo sì alla vostra proposta di legge - L'INIZIATIVA DI PROGETTI E CONCORSI.

Al coordinatore editoriale Giorgio Santilli,

seguiamo con grandissima attenzione e interesse l'iniziativa del vostro settimanale «Progetti e Concorsi» per promuovere una nuova legge per l'architettura.

Abbiamo molto apprezzato la scelta di proporre un articolato fortemente incentrato su cambiamenti puntuali del vigente codice degli appalti in quanto riteniamo che, se si vuol dare reale efficacia e concretezza a una legge per la promozione della qualità architettonica, si debba partire dal tema delle opere pubbliche e dal cambiamento delle regole esistenti che, di fatto, ostacolo un reale cambiamento di mentalità nei processi di trasformazione del territorio.

Come lei sa l'Ordine degli architetti di Roma negli scorsi anni si è molto impegnato su questo terreno collaborando attivamente, insieme a un gruppo di Ordini provinciali, all'elaborazione di un testo di legge delega depositato in Parlamento (primo firmatario il senatore Zanda) che, purtroppo, è rimasto, sino a oggi, lettera morta.

Vorremmo a questo punto offrire tutta la nostra collaborazione per promuovere e diffondere la vostra iniziativa, ampliando le possibilità di divulgazione e le sedi di dibattito attraverso i nostri strumenti di comunicazione (sito internet, casa dell'architettura, rivista dell'Ordine ecc.).

Le chiedo pertanto di valutare la possibilità di un incontro in tempi brevi per concordare le possibili iniziative comuni e per dare sempre maggior forza a questa vostra importante azione.

In attesa di un riscontro nel merito invio i miei più cordiali saluti.
Il Presidente

 

di Amedeo Schiattarella, Presidente Ordine Architetti PPC Roma e provincia
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 7 del 21/26.02.11



Concorsi per sbloccare le città: sostegno bipartisan alla legge - UNA LEGGE PER L'ARCHITETTURA. L'iniziativa di «Progetti e Concorsi» per la qualità della progettazione. Cicolani (Pdl): gare utili per dare forza al mercato dell'architettura, come in Francia - Realacci (Pd): lo sviluppo urbano è alla base dell'identità italiana, dobbiamo ricominciare a produrre bellezza.

Ok bipartisan alla proposta di legge popolare sull'architettura promossa da «Progetti e Concorsi». L'idea di una riforma del codice degli appalti mirata a dare una scossa al fragile mercato dell'architettura italiano, puntando sui concorsi e sulla centralità del progetto, piuttosto che sugli incarichi fiduciari, i curriculum o l'in house trova subito una sponda in Parlamento.

«Condivido l'impostazione - dice Angelo Maria Cicolani, senatore Pdl con una lunga esperienza nel campo delle infrastrutture e dei trasporti -. L'idea che per innalzare la qualità media delle nostre costruzioni è necessario passare dai 200 concorsi di architettura che pubblichiamo ogni anno in Italia ai circa 1.500 che vengono banditi ogni anno in Francia era anche alla base del disegno di legge che nella passata legislatura avevamo presentato insieme al senatore Luigi Zanda (Pd)».

I capisaldi alla base della proposta di legge popolare - stop alle trattative private, regia al progetto, spazio ai giovani e ai piccoli studi eliminando le barriere di fatturato, certezza di passare dall'idea al cantiere - trovano d'accordo anche Ermete Realacci, ex presidente di Legambiente, ora deputato del Partito democratico. «Sono d'accordo, direi, tecnicamente perché i concorsi e la necessità di separare il progetto dai lavori rappresentano la strada principale per ridare qualità al nostro costruire e ricominciare a produrre bellezza».

In ballo, non c'è una battaglia corporativa, ma l'idea di rimettere la città, il patrimonio del paesaggio italiano al centro dell'agenda politica, proprio mentre si pensa di investire sulle costruzioni per ridare fiato all'economia del Paese. I progetti in Italia sono ancora frutto di un mercato grigio fatto in buona parte di incarichi diretti a professionisti di fiducia delle amministrazioni (il 22,4% secondo gli ultimi dati Cresme) o con un confronto basato solo sul prezzo invece che sull'idea (un altro 17,5%). Poi entra in campo il curriculum. Il confronto trasparente tra progetti è un'eccezione e la tendenza non è quella di fare più luce. Lo dimostra bene la scelta di inserire nel decreto Calderoli sulla competitività, in discussione in questi giorni, un emendamento che punta a raddoppiare da 500mila euro a un milione la soglia per l'affidamento dei lavori pubblici a trattativa privata.

Le amministrazioni evitano le gare per paura di perdere il telecomando delle trasformazioni, come ha sottolineato Renzo Piano intervenendo nel dibattito dalle colonne del Sole 24 Ore? «È così - risponde Realacci -. Promuovere una gara non richiede tanta competenza. Richiede concentrarsi sulla richiesta. Come probabilmente possono confermare gli architetti che sono abituati a lavorare all'estero è importante che un'amministrazione sappia definire bene le proprie esigenze». Sul tema, Cicolani mette sul piatto l'idea di un "sistema di qualificazione" delle stazioni appaltanti. «Rispetto a realtà come la Francia, l'Italia è un Paese fatto di piccoli e piccolissimi in cui molto spesso il sindaco è sprovvisto di ogni supporto. Si pone quindi un problema di "qualità" delle stazioni appaltanti a cui si lega anche la qualità architettonica degli interventi che si programmano. Pensiamo al sindaco o al funzionario di una piccola realtà del Sud: si tratta di "canne al vento" rispetto alle pressioni esterne che possiamo immaginare. Dobbiamo tutelare queste realtà evitando loro l'incombenza di svolgere il ruolo di stazioni appaltanti al di sopra di certi importi».

Ma c'è dell'altro. «La sensazione è che oggi manchi un pensiero forte sul senso dell'opera pubblica e sull'idea di città che vogliamo realizzare». Qualcosa che va oltre la qualità del progetto e che investe direttamente l'idea di città e, più in generale, la competitività del sistema Italia. «Quando vedo che il padiglione italiano all'Expo di Shanghai è il più visitato dopo quello cinese - dice Realacci -, capisco che la strada è quella di mettere quanto più a sistema la nostra identità. Perché in quel padiglione c'era una visione trasversale di quello che il nostro Paese è in grado di offrire, dall'hi-tech del cemento "trasparente" che fa passare la luce ma isola, al made in Italy più "tradizionale" come la Ferrari, dal cibo slow food ai modelli in scala delle nostre bellezze artistiche». Insomma una visione generale del sistema Italia «che non può assolutamente amputarsi della capacità di produrre bellezza». Anche attraverso la trasformazione del territorio in senso contemporaneo. «Ci sono pezzi interi di città che andrebbero rottamati e non solo perché brutti, ma perché insicuri, costruiti male o abbandonati, come ormai ricorda spesso anche il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti - conclude l'ex presidente di Legambiente -. Altro che Piano casa. Questa sarebbe la vera sfida delle costruzioni: un grande programma capace di unire l'avanzamento tecnologico con quello estetico. Ma tutto questo, è bene sottolinearlo come fa questa proposta di legge, non può partire senza una nuova stagione dell'architettura».
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  • Ermete Realacci, Pd: "Ci sono pezzi interi di città che andrebbero rottamati. Altro che Piano casa. Questa sarebbe la sfida delle costruzioni: un piano di rinnovamento tecnologico ed estetico del nostro patrimonio urbano"
  • Angelo Maria Cicolani, Pdl: "Giusto l'obiettivo di passare dai nostri 200 concorsi ai 1.500 che ogni anno si pubblicano in Francia. Ma dobbiamo anche porci il problema della qualificazione delle stazioni appaltanti"

 

di Mauro Salerno
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 7 del 21/26.02.11


Riqualificazione urbana. Città europee rinate dai concorsi. Italia ferma. Ai comuni non piace il confronto tra progetti diversi.

Case di design, locali alla moda, cultura e divertimento al posto delle banchine per i container. Si chiama Hafen City, il quartiere modello in costruzione sulle ceneri del vecchio porto di Amburgo. Ed è diventato il caso di scuola di una città capace di reinventarsi, abbinando lo sviluppo economico e urbano. In Europa l'esempio di Amburgo non è un caso isolato. Altre città come Marsiglia (con il recupero dei docks), Copenaghen (con grandi opere di design), Amsterdam (con le partnership pubblico-private), Londra (non solo con le Olimpiadi) hanno deciso di investire sulla propria trasformazione per dare una scossa all'economia urbana.

Una vitalità sconosciuta in Italia, ma che sarebbe indispensabile mentre si pensa di investire sulle costruzioni per ridare fiato all'economia del Paese. Il successo di Amburgo è stato garantito da una pianificazione fatta per gradi. Ma il primo passo è stato un concorso di risonanza internazionale per tracciare il masterplan su cui fondare lo sviluppo dell'area, accompagnato da un'attività di partecipazione e condivisione delle strategie con la popolazione. Stabilito il piano operativo, soggetti pubblici e privati hanno indetto altri concorsi di progettazione per scegliere, di volta in volta, il miglior progetto per i singoli edifici. Risultato? Senza espandersi, la città guadagna spazio, dinamismo, posizioni nella classifica della competitività urbana grazie alla concorrenza di idee e all'innovazione, non al cemento.

In Italia la città non è al centro dell'agenda politica. Viviamo in metropoli di facciata, ingessate, con infrastrutture ferme al secolo scorso. Poco o niente spazio al contemporaneo. Se si fa eccezione per le opere legate ai grandi eventi, Torino (Olimpiadi) e Genova (Colombiadi) l'ultima grande operazione di successo è forse l'Auditorium di Roma. Per chi vive a Roma basta guardare cosa succede ogni week-end. Grazie all'opera firmata da Renzo Piano un quartiere marginale come il Flaminio è diventato un'area di forte attrazione per la vita cittadina. Dal mattino in cui sotto "gli scarabei" di Piano sciamano famiglie e bambini, alla sera dove l'area diventa punto di ritrovo per un aperitivo con concerto a seguire.

Come ad Amburgo il progetto di Piano - che risale nientemeno che al 1994, prima giunta Rutelli - è stato scelto sulla base di un concorso internazionale di architettura. L'unica via percorribile quando si decide di premiare la carica innovativa del progetto invece che la firma, puntando alla qualità attraverso la massima concorrenza. Un modello che in Italia non ha mai preso piede. L'anno scorso, i 350mila progettisti italiani (142 mila architetti, oltre 200mila ingegneri) hanno dovuto lavorare di gomito per guadagnarsi un posto nelle 193 competizioni di architettura pubbliche, contro le 1.466 disponibili in Francia, usate per realizzare non solo musei e biblioteche, ma le piccole opere - case, scuole, parcheggi, piazze, palestre - che animano la vita di ogni comunità.

Bastano questi numeri a dare l'idea della fragilità di un mercato che non riguarda solo gli interessi corporativi dei nostri professionisti, ma ha riflessi immediati sulla mediocrità delle nostre città, generando i quartieri-fototocopia che omologano le periferie italiane. «Tutti gli appalti pubblici dovrebbero essere conferiti a progettisti competenti sulla base di bandi pubblici e con selezione per progetto, senza discriminanti di curriculum e fatturato», dicono Massimo Basile e Floriana Marotta, 67 anni in due, titolari dello studio Mab Arquitectura. Nati a Palermo Basile e Marotta hanno deciso di mettere radici a Barcellona, senza dimenticare del tutto l'Italia. Autori di un pluripremiato progetto di social housing assegnato proprio con un concorso dal Comune di Milano, hanno imparato che «il progetto è l'unico garante della qualità ed è l'unica base sulla quale l'amministrazione può verificare la corrispondenza del risultato con le premesse del bando di concorso». Lo stesso Renzo Piano, proprio dalle colonne di questo giornale, solo qualche giorno fa ha indicato nei concorsi l'unica via d'uscita alla condizione di straordinaria debolezza non solo dell'architettura ma dell'intera economia italiana della città. «I concorsi sono necessari per ripartire», dice l'architetto genovese.

Al contrario, i progetti in Italia sono ancora frutto di un mercato grigio fatto in buona parte di incarichi diretti a professionisti di fiducia delle amministrazioni (il 22,4% secondo gli ultimi dati Cresme) o con un confronto basato solo sul prezzo invece che sull'idea (un altro 17,5%). Poi entra in campo il curriculum. Il confronto trasparente tra progetti è un'eccezione e la tendenza non è quella di fare più luce. Lo dimostra bene la scelta di inserire nel decreto Calderoli sulla competitività, in discussione in questi giorni, un emendamento che punta a raddoppiare da 500mila euro a un milione la soglia per l'affidamento dei lavori pubblici a trattativa privata.

Per rompere le ingessature del mercato, il settimanale del gruppo 24 Ore "Progetti e Concorsi" ha lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare sulla qualità dell'architettura. Pochi articoli pensati per incidere radicalmente sull'impostazione del Codice degli appalti, con una formula che ha già ricevuto il sostegno di moltissimi professionisti e architetti di fama. Ecco le linee essenziali: più concorrenza, freno alle trattative private (concorsi obbligatori sopra i 40mila euro); spazio ai giovani eliminando le barriere dei fatturati in gara; rinnovata attenzione al progetto con ricadute dirette sulla qualità delle costruzioni; distinzione nette tra committenti, imprese e progettisti, evitando tutte quelle commistioni di ruolo che sono alla base dei costi ipertrofici e della scarsa portata innovativa dei nostri cantieri.
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di Paola Pierotti - Mauro Salerno
da Il Sole 24ore 13.02.11


Subito una legge per l'architettura. Più mercato, meno fiducia, progetto in regia, spazio ai giovani: la nostra proposta.

Un mercato vero. Fatto di gare e concorsi per scegliere il miglior progetto e non un nome o un curriculum. Aperto ai giovani e agli studi più piccoli, portatori di innovazione, senza sbarramenti di fatturato. Con le amministrazioni impegnate a programmare e le imprese a costruire, invece che progettare. Con l'idea che le gare e i progetti non sono una fastidiosa imposizione normativa, ma il modo migliore per assicurare consenso e qualità degli spazi pubblici.

Sono obiettivi ambiziosi quelli che stanno dietro all'iniziativa lanciata da «Progetti e Concorsi» per una legge dell'architettura che incida radicalmente sull'impostazione del Codice degli appalti. Come del resto esige una proposta di iniziativa popolare. Dopo aver lanciato l'idea e raccolto i primi suggerimenti e commenti, in questo numero (a pagina 5 [in calce, ndr]) pubblichiamo il testo, aprendolo al dibattito e alle considerazioni dei lettori. Ecco i punti chiave.

PIÙ GARE, MENO FIDUCIA. L'idea di fondo è creare un vero mercato della progettazione. Oggi del tutto assente in un Paese dove buona parte dei servizi sono assegnati in via fiduciaria, i concorsi sono un'eccezione e gli incarichi assegnati sulla base di gare che "bypassano" il progetto puntando su prezzo e curriculum. Per ribaltare questa situazione la prima mossa è ridurre drasticamente la soglia sotto la quale sono ammesse procedure diverse dalla gara formale. La nostra proposta è di scendere da 100mila a 40mila euro, ammettendo deroghe solo su autorizzazione dell'Autorità di vigilanza sui Contratti pubblici. Il via libera di Via Ripetta è necessario anche per consulenze e convenzioni, in modo da arginare il fenomeno degli incarichi mascherati ad archistar e università. Ritocchiamo anche i punteggi per la valutazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa: più peso alla proposta tecnica, meno a prezzo e tempi.

PROGETTO AL CENTRO. Basta con gli affidamenti al buio. Le amministrazioni devono scegliere un progetto e renderlo pubblico. Per questo il concorso deve diventare la via principale per affidare la progettazione di un'opera. Non bastano più i concorsi-evento, bisogna puntare sul confronto tra progetti anche perrealizzare piazze, scuole, piccoli interventi pubblici. Nel 2010 in Italia sono stati banditi 193 concorsi (di idee e progettazione), in Francia 1.466. Questi numeri nascondono un gap - di trasparenza del processo progettuale che si traduce in qualità degli spazi pubblici - che va ridotto. Anche per questo la proposta di legge prevede l'introduzione dell'advisor per i concorsi: un consulente specialista capace di supportare gli enti meno attrezzati nella gestione delle gare. Previsti anche incentivi per i privati.

SPAZIO AI «PICCOLI». Basta con gli sbarramenti di fatturato, curriculum e organico. Ai concorsi si partecipa con il progetto. I requisiti valgono solo per l'affidamento degli incarichi successivi. Ma anche in questo caso chi vince, al termine della competizione, deve potersi associare a soggetti più "grandi" per ottenere l'incarico, mantenendo il ruolo di capo-progetto nei confronti dell'amministrazione.

MENO APPALTI INTEGRATI. Il progetto deve diventare un punto fermo del processo costruttivo. Gli incarichi congiunti di progetto e lavori alle imprese aprono varchi a varianti con aumento di costi e scadimento della qualità delle realizzazioni. L'appalto integrato (esecutivo più lavori) deve essere limitato a opere di una certa soglia economica (sotto i 500mila euro e sopra i 20 milioni) e di particolare impegno tecnologico. Vietate le gare di lavori sul preliminare.

BASTA IN HOUSE. Ribaltiamo il principi del Codice. Fare i progetti spetta ai professionisti, non alle stazioni appaltanti che sono, invece, chiamate a impegnarsi nella programmazione.

CANTIERI CERTI. Le opere inserite nel programma triennale delle amministrazioni devono essere dotate del Documento preliminare alla progettazione. Aggiramenti delle norme che prevedono l'obbligo dei concorsi sono sanzionate dall'Autorità di vigilanza. La mancata realizzazione di un progetto frutto di concorso - tranne casi indipendenti dalla volontà dell'amministrazione - configura l'ipotesi di danno erariale, sanzionabile dalla Corte dei conti.
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di Mauro Salerno
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 5 del 07/12.02.11


UNA LEGGE PER L'ARCHITETTURA - Regia al progetto in 11 articoli

Un mercato vero, fatto di concorrenza e attenzione alla qualità del progetto. Ma soprattutto più mercato per i professionisti, con l'obiettivo di innovare e innalzare la qualità delle realizzazioni, facendo largo a giovani e piccoli studi. Sono gli obiettivi della proposta di legge popolare dell'architettura che «Progetti e Concorsi» promuove e sottopone all'attenzione dei lettori. A sinistra trovate il testo, a destra la spiegazione dei contenuti [in calce, ndr]. Scrivete, collegatevi: fateci sapere cosa ne pensate.
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pag. 5
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 5 del 07/12.02.11


PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER LA QUALITÀ DELL'ARCHITETTURA [versione in PDF]

Articolo 1 (Finalità)

1. L'architettura è una espressione della cultura e del patrimonio artistico del nostro Paese. La Repubblica promuove e tutela con ogni mezzo la qualità dell'ideazione e della realizzazione architettonica come bene di interesse pubblico primario per la salvaguardia e la trasformazione del paesaggio.

2. In attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, la presente legge detta i principi generali di promozione della qualità architettonica. Le Regioni si adeguano a tali principi nell'esercizio della propria potestà legislativa e regolamentare.

Articolo 2 (Definizioni)

1. Ai fini della presente legge si applicano le definizioni dell'articolo 3 del Dlgs 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei Contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/Ce e 2004/18/Ce, di seguito "Codice").

Articolo 3 (Modifiche alla Parte II, Capo IV, Sezione I del Codice. Disposizioni in materia di affidamento dei servizi di architettura)

1. All'articolo 91, comma 1 del Codice le parole «di importo pari o superiore a 100.000 euro» sono sostituite dalle seguenti «di importo pari o superiore a 40mila euro».

2. All'articolo 91 del Codice è aggiunto il seguente comma: 1-bis. Deroghe alle procedure previste dal comma 1 sono possibili soltanto per ragioni di necessità e urgenza adeguatamente motivate dalla stazione appaltante e autorizzate dall'Autorità di Vigilanza sui Contratti pubblici.

3. Il comma 5 dell'articolo 91 del Codice è sostituito dal seguente: 5. Quando la prestazione riguardi la progettazione di lavori di rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico e conservativo, nonché tecnologico le stazioni appaltanti applicano la procedura del concorso di progettazione o del concorso di idee. Ogni altra modalità di affidamento deve essere motivata e approvata dall'Autorità di Vigilanza sui Contratti pubblici. Pena la nullità del bando.

4. All'Articolo 91, comma 8 del Codice sono aggiunte infine le seguenti parole: «Eventuali contratti di consulenza o convenzioni relativi a pianificazione, programmazione, gestione, progettazione di lavori pubblici possono essere attribuiti solo sulla base di un'adeguata motivazione della stazione appaltante e devono essere autorizzati dall'Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici».

5. All'articolo 91 è aggiunto infine il seguente comma: 8-bis. Per la preparazione e la gestione del concorso le amministrazioni aggiudicatrici possono avvalersi del supporto dei soggetti di cui all'articolo 90 comma 1 lettere d), e), f), f-bis), g) e h) selezionati con le procedure previste dai commi 1 e 2.

6. Il comma 5 dell'articolo 99 del Codice è sostituito dal seguente: 5. Con il pagamento del premio le stazioni appaltanti acquistano la proprietà del progetto vincitore. Al vincitore del concorso, se in possesso dei requisiti previsti dal bando, sono affidati con procedura negoziata senza bando i successivi livelli di progettazione. Nel caso in cui il vincitore del concorso non sia in possesso dei requisiti previsti dal bando può ugualmente ottenere l'incarico associandosi con un soggetto in possesso di tali requisiti, mantenendo il ruolo di capogruppo e responsabile del progetto nei confronti della stazione appaltante.

7. Al comma 2 dell'articolo 101 del Codice sono aggiunte le seguenti parole: «Tali requisiti, indicati nel bando, servono solo a individuare i parametri da rispettare ai fini dell'ottenimento del successivo incarico, ma non valgono come criteri di ammissione al concorso».

8. L'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 109 del Codice è sostituito dal seguente: «Al vincitore del concorso, se in possesso dei requisiti previsti dal bando, è affidato l'incarico della progettazione definitiva ed esecutiva. L'incarico è affidato con procedura negoziata senza bando nel caso in cui il corrispettivo per le ulteriori attività di progettazione non sia già stato indicato nel bando di concorso».

Articolo 4 (Modifiche all'articolo 266 del Dpr 5 ottobre 2010, n. 207. Modalità di svolgimento delle gare)

1. Il comma 5 dell'articolo 266 del Dpr 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento Appalti) è sostituito dal seguente: 5. I fattori ponderali da assegnare ai criteri di cui al comma 4 sono fissati dal bando di gara e possono variare: - per il criterio a) da 20 a 30; - per il criterio b) da 50 a 70; - per il criterio c) da 5 a 15; - per il criterio d) da 0 a 5.

Articolo 5 (Incentivi ai privati)

1. Le Regioni possono prevedere normative incentivanti per i soggetti privati che ricorrono ai concorsi di progettazione per selezionare i progetti di realizzazione delle opere di nuova costruzione. Tra gli incentivi possono figurare bonus volumetrici, sconti sugli oneri urbanizzazione e procedure semplificate per l'ottenimento dei titoli abilitativi.

Articolo 6 (Giovani progettisti)

1. Presso il Ministero dei Beni Culturali è istituto un albo annuale dei giovani architetti, di età inferiore ai 40 anni, vincitori di concorsi di idee o di progettazione. L'attività e il profilo degli studi inseriti nell'albo viene pubblicizzata nel sito internet del Ministero. L'albo è a disposizione dei privati che possono utilizzarlo per organizzare consultazioni di professionisti ad invito.

Articolo 7 (Appalto integrato di progetto e lavori)

1. All'articolo 53 sono apportate le seguenti modifiche:

  • al comma 2 le parole «di cui alle lettere b) e c) del presente comma» sono sostituite da «di cui alla lettera b) del presente comma»;
  • la lettera c) del comma 2 è abrogata;
  • dopo il comma 2 è inserito il presente comma: 2-bis. La fattispecie di contratto prevista alle lettere b) del precedente comma sono possibili soltanto qualora: 1) Riguardino lavori di importo inferiore a 500.000 euro; 2) Riguardino lavori in cui la componente impiantistica o tecnologica incida per più del 60% del valore dell'opera; 3) Riguardino lavori di manutenzione, restauro e scavi archeologici; 4) Riguardino lavori di importo pari o superiore a 20 milioni di euro;
  • Il comma 3-bis è sostituito dal seguente: 3-bis. Per i contratti di cui al comma 2, lettera b) e nel caso in cui, ai sensi del comma 3, l'appaltatore si avvale di uno o più soggetti qualificati alla realizzazione del progetto la stazione appaltante deve indicare nel bando di gara le modalità per la corresponsione diretta al progettista della quota di compenso degli oneri di progettazione previa approvazione del progetto e previa presentazione dei relativi documenti fiscali del progettista.

Articolo 8 (Modifiche all'articolo 90 del Codice. Progettazione interna ed esterna alle amministrazioni aggiudicatrici in materia di lavori pubblici)

1. All'articolo 90 del Codice sono apportate le seguenti modifiche:

  • Al comma 1 sono abrogate le lettere a), b) e c);
  • Il comma 6 è così sostituito: 6. La redazione del progetto preliminare, definitivo ed esecutivo nonché lo svolgimento di attività tecnico-amministrative connesse alla progettazione sono riservati ai soggetti di cui al comma 1 lettere d), e), f), f-bis), g) e h). Alle amministrazioni aggiudicatrici competono le attività di cui all'articolo 128.

Articolo 9 (Modifiche all'articolo 128 del Codice. Programmazione dei lavori pubblici)

1. All'articolo 128 del Codice è inserita la seguente modifica: al comma 2 dopo il terzo periodo è aggiunto il seguente periodo: «Per ogni opera inserita nel programma triennale le amministrazioni aggiudicatrici predispongono il Documento preliminare alla progettazione».

Articolo 10 (Sanzioni)

1. I funzionari delle amministrazioni che non utilizzano i concorsi come procedura preliminare alla realizzazione dell'opera, come previsto dall'articolo 3, comma 3, sono sottoposti alla sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra lo 0,5% e l'1% del valore dell'opera. L'Autorità di Vigilanza per i contratti pubblici di lavori servizi e forniture verifica il rispetto degli obblighi derivanti dall'articolo 3 e commina le relative sanzioni.

2. La mancata realizzazione di un progetto selezionato tramite concorso di progettazione configura la fattispecie di danno erariale sanzionabile dalla Corte dei Conti. L'ipotesi di danno erariale si configura anche nel caso in cui l'amministrazione decida di affidare lo sviluppo del progetto a un soggetto diverso dal vincitore del concorso di progettazione

Articolo 11 (Norme finali)

1. Per tutte le fattispecie non regolate dalla presente legge valgono le norme previste dal Dlgs 163/2006 e dal regolamento attuativo.

 

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da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 5 del 07/12.02.11


LE LINEE GUIDA [versione in PDF]

Art.1 - Principi generali. L'architettura diventa una disciplina tutelata dalla Costituzione.

Art.3

  • Commi 1 e 2 - Freno alle trattative private. Gli incarichi sono possibili solo sotto i 40mila euro. Le deroghe vanno autorizzate dall'Autorità di vigilanza sui Contratti pubblici.
  • Comma 3 - Spazio ai concorsi. Il concorso di progettazione deve diventare la via prioritaria per l'affidamento delle opere pubbliche. Il ricorso ad altre procedure deve essere autorizzato dall'Autorità.
  • Comma 4 - Stop agli appalti mascherati. No a ogni forma di aggiramento della concorrenza a partire dalle convenzioni della Pa con Università, enti di ricerca e Onlus.
  • Comma 5 - Advisor per i concorsi. Nasce la figura del consulente-specialista in grado di supportare l'amministrazione nell'organizzazione e la gestione del concorso.
  • Commi 6 e 7 - Il fatturato non conta. Ai concorsi, anche a quelli in due gradi, si partecipa solo con il progetto. Se chi vince non ha i requisiti tecnici ed economici deve associarsi con un "esperto". Il vincitore del concorso mantiene il ruolo di capo-progetto e responsabile nei confronti della stazione appaltante. I concorsi di progettazione sono indetti allo scopo di attribuire al vincitore l'incarico delle progettazioni definitiva ed esecutiva dell'opera.
  • Comma 8 - Progetti senza sorprese. La progettazione è un processo unitario che parte dal preliminare e arriva fino in cantiere. È importante che tutte le funzioni siano affidate allo stesso professionista che deve poter dire la sua sulle eventuali varianti.

Art.4 - In gara vince la qualità. Nella valutazione delle offerte la commissione deve riconoscere un punteggio maggiore all'offerta progettuale rispetto al curriculum, al prezzo e al tempo di esecuzione.

Art.7

  • Freno all'appalto integrato. Deve essere limitato a opere particolarmente complesse da un punto vista tecnologico e di importo inferiore a 500mila euro o superiore a 20 milioni.
  • No alle gare di lavori sul preliminare. Consentono troppa libertà alle imprese con conseguenti lievitazioni dei costi delle opere.
  • Progettista non condizionabile. Negli appalti integrati è necessario rendere obbligatorio il pagamento diretto del progettista da parte della stazione appaltante.

Art.8 - Basta con la progettazione interna. Ribaltiamo il principio del Codice appalti, la prima scelta è il mercato. Alla pubblica amministrazione resta il compito di programmare e vigilare. Allo stesso modo devono essere vietati o limitati al massimo gli incarichi in house alle società collegate.

Art.9 - Niente libro dei sogni. Ogni opera inserita nel programma triennale delle amministrazioni deve essere dotata almeno del Documento preliminare alla progettazione a prima garanzia della fattibilità.

Art.10 - Cantieri certi. Se un progetto selezionato con procedure concorsuali non viene realizzato i funzionari possono essere chiamati a rispondere di danno erariale (tranne per casi indipendenti dalla volontà dell'amministrazione).

 

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da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 5 del 07/12.02.11


UNA LEGGE PER L'ARCHITETTURA - LE LINEE GUIDA

1 - UN MERCATO VERO. Fare buoni progetti è una professione. No alle commistioni dei progettisti con imprese e pubbliche amministrazioni

PIU' MERCATO

  • FRENO ALL'APPALTO INTEGRATO. Bisogna limitarlo a opere particolarmente complesse da un punto vista tecnologico e di importo superiore a una soglia minima, per esempio 20 milioni.
  • NO ALLE GARE DI LAVORI SUL PRELIMINARE. Consentono troppa libertà alle imprese con conseguenti lievitazioni dei costi delle opere.
  • PROGETTISTA NON RICATTABILE. Sempre negli appalti integrati è necessario rendere obbligatorio il pagamento diretto del progettista da parte della stazione appaltante. (Articolo 53, comma 3-bis).
  • BASTA CON LA PROGETTAZIONE INTERNA. Ribaltiamo il principio del codice appalti, la prima scelta è il mercato, gli incarichi interni restano in casi eccezionali e vanno motivati. Alla pubblica amministrazione resta il compito di programmare e vigilare. Allo stesso modo devono essere vietati o limitati al massimo gli incarichi in house alle società collegate.
  • STOP AGLI APPALTI MASCHERATI. No a ogni forma di aggiramento della concorrenza a partire dalle convenzioni della Pa con Università, enti di ricerca e Onlus

2 - STOP ALLE TRATTATIVE PRIVATE. Gli incarichi fiduciari sono il crocevia dei conflitti di interesse. devono essere vietati sopra i 40mila euro

BASTA INCARICHI SULLA FIDUCIA

  • C'È UN LIMITE ALLA FIDUCIA. Gli affidamenti diretti sono possibili soltanto entro la soglia di 40mila euro.
  • AUTORITÀ IN CAMPO. Deroghe alla procedura di gara sopra i 40mila euro sono possibili soltanto per ragioni di necessità e urgenza adeguatamente motivate e autorizzate dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici.
  • BASTA FIRME ON DEMAND. Le modalità di affidamento della progettazione delle opere pubbliche sono solo quelle previste dal codice degli appalti: è vietata ogni forma di consulenza.

3 - PROGETTO AL CENTRO. Le selezioni devono consentire di discutere il merito delle proposte. Basta offerte a scatola chiusa, sì ai concorsi di progettazione

REGIA AL PROGETTO

  • SPAZIO AI CONCORSI. Il concorso di progettazione deve diventare la via prioritaria per l'affidamento delle opere pubbliche. Il ricorso ad altre procedure deve essere motivato nel bando, dimostrando che in questo modo la stazione appaltante ritiene di poter ottenere un progetto migliore dal punto di vista qualitativo e tecnologico.
  • BASTA CONCORSI DI IDEE. I concorsi di progettazione sono indetti allo scopo di attribuire al vincitore l'incarico delle progettazioni definitiva ed esecutiva dell'opera.
  • IN GARA VINCE LA QUALITÀ. Nella valutazione delle offerte la commissione deve riconoscere un punteggio maggiore all'offerta progettuale rispetto al curriculum, al prezzo e al tempo di esecuzione.
  • PIÙ DIALOGO CON LA PA. Regolare in forma aperta le possibilità di dialogo tra ente appaltante e progettista per introdurre varianti migliorative al progetto, anche durante la gara.

4 - LARGO AI GIOVANI. Via le barriere ai concorsi. requisiti solo per incarico, con possibilità di associarsi dopo l'aggiudicazione. Il vincitore mantiene il ruolo di capo-progetto

SPAZIO AI NUOVI TALENTI

  • IL FATTURATO NON CONTA. Ai concorsi si partecipa solo con il progetto. Se chi vince non ha i requisiti tecnici ed economici deve associarsi con un «esperto». Il vincitore del concorso mantiene il ruolo di capo-progetto e responsabile nei confronti della stazione appaltante.
  • ALBO UNDER 40. Il ministero dei Beni culturali istituisce un albo dei giovani architetti. L'attività e il profilo di questi studi viene pubblicizzato in uno spazio ad hoc del sito internet del Ministero. L'albo è a disposizione dei privati che possono usarlo per organizzare consultazioni professionali a invito.

5 - CANTIERI CERTI. Dopo il concorso si deve passare al cantiere. Azione di responsabilità, con l'ipotesi di danno erariale da far vagliare alla Corte dei conti

DAL CONCEPT AI LAVORI

  • NON SOLO CONCEPT. Se un progetto selezionato con procedure concorsuali non viene realizzato i funzionari possono essere chiamati a rispondere di danno erariale (tranne per casi indipendenti dalla volontà dell'amministrazione).
  • PROGETTI SENZA SORPRESE. La progettazione è un processo unitario che parte dal preliminare e arriva fino in cantiere. È importante che tutte le funzioni siano affidate allo stesso professionista che deve poter dire la sua sulle eventuali varianti.
  • NIENTE LIBRO DEI SOGNI. Ogni opera inserita nel programma triennale delle amministrazioni deve essere dotata almeno del documento preliminare alla progettazione a prima garanzia della fattibilità.

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da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 1 del 10/15.01.11


UNA LEGGE PER L'ARCHITETTURA - LE LINEE GUIDA - Cinque idee per cambiare il mercato della progettazione, da trasformare in una proposta di legge popolare sull'architettura. «Progetti e Concorsi» le propone all'attenzione dei lettori. Diteci la vostra, anche sul web

1 - UN MERCATO VERO. Fare buoni progetti è una professione. No alle commistioni dei progettisti con imprese e pubbliche amministrazioni

Aprire il mercato. Fare buoni progetti spetta ai professionisti. L'iniziativa a sostegno dell'architettura lanciata da questo giornale punta prima di tutto a promuovere un vero mercato della progettazione. Basta con le commistioni tra progettisti, imprese e pubbliche amministrazioni.

Basta incarichi al buio («Progetti e Concorsi» n.47/2010 [in calce, ndr]) affidandosi sulla base del rapporto di fiducia con le amministrazioni, o con gare basate sul prezzo. Basta anche con l'appalto integrato generalizzato. Affidare alle imprese il compito di sviluppare il progetto oltre che i lavori può servire in casi di opere di particolare complessità tecnica, ma non può diventare una regola generale. Basta guardare cosa è successo alle opere dei Grandi Eventi o anche alle realizzazioni per le Olimpiadi di Torino 2006, nonostante le denunce dei progettisti. Per avere un esempio concreto dei problemi che questo sistema si porta dietro basta valutare due parametri: la lievitazione di costi e la qualità del dettaglio nelle costruzioni. Mandando in gara un preliminare è alto il rischio di stimare i costi in modo non realistico.

Un caso concreto? Quello del villaggio olimpico di Torino («Progetti e Concorsi» n.42/2010) che a quattro anni dalla consegna è già preda del degrado.

Un mercato vero ci sarà quando non ci saranno commistioni di ruoli, quando i progettisti per portare a casa dei lavori non dovranno ad esempio fare da sponda all'accademia, alla politica o alle imprese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

2 - STOP ALLE TRATTATIVE PRIVATE. Gli incarichi fiduciari sono il crocevia dei conflitti di interesse. devono essere vietati sopra i 40mila euro

Incarichi fiduciari? Solo sotto i 40mila euro. Erano 70 su un un totale di 799 gare nel 2008 sono diventati ben 240 su 1.071 quest'anno. Sono gli incarichi di progettazione affidati sulla base di un semplice rapporto fiduciario tra amministrazione e progettista. Il periodo di tempo considerato dal Cresme che ha sviluppato un'apposita statistica per «Progetti e Concorsi» è lo stesso: i primi dieci mesi dell'anno. Dallo studio sono esclusi gli incarichi senza contenuti di progettazione pura - come la direzioni lavori, sicurezza, collaudi - altrimenti le percentuali salirebbero. Invece del 22,4% (quasi un progetto su quattro affidato in via fiduciaria) si arriverebbe al 30,6%: quasi un incarico su tre.

I numeri elaborati dal Cresme danno l'idea di una pratica diffusa. Molto più capillare - e dannosa per la qualità degli spazi pubblici - di quella spesso stigmatizzata dalle pagine dei giornali quando a finire nel mirino sono sindaci a caccia di una firma di grido per lasciare il «segno sulla città». Anche vista da quest'angolazione gli esempi non mancano. Basta ricordare i progetti affidati a Santiago Calatrava per il Ponte della Costituzione a Venezia (inaugurato due anni fa dopo 11 di lavori e polemiche) e la Città dello sport a Roma (cantiere finito tra le secche dei finanziamenti erogati con il contagocce) o ancora il museo di Daniel Libeskind nell'area CityLife contestato anche dinanzi ai giudici amministrativi dall'Ordine degli architetti di Milano o i tanti incarichi urbanistici collezionati da Oriol Bohigas da Parma a Messina.

Il problema, però, non sono gli esempi, ma la qualità del nostro paesaggio - urbano e non - trasformato senza che a monte via sia la possibilità di valutare e far conoscere ai cittadini i progetti attraverso procedure trasparenti - dunque gare - che permettano tanto agli amministratori che ai cittadini di avere una prospettiva chiara degli interventi in via di realizzazione. Al sodo: con le gare - e i concorsi se usati in maniera efficace e diffusa - il progetto diventa noto e comparabile. Con gli incarichi fiduciari si procede al buio. Sul fronte della qualità del progetto e di quello dei costi delle opere.

Una proposta concreta per rimettere in carreggiata il mercato? Vietare le trattative private ben al di sotto la soglia comunitaria, in modo da scongiurare anche la prassi adottata dalle stazioni appaltanti di sottovalutare il valore delle prestazioni per non bandire una vera gara.

Un valore plausibile potrebbe essere quello di 40mila euro. Sotto questa soglia le amministrazioni - si parla ovviamente soprattutto di piccoli Comuni, spesso carenti in organici e competenze - potrebbero continuare ad affidare i servizi con procedure semplificate, oltre non dovrebbero esserci sconti: serve un bando e una gara formale e pubblica.

Certo, forse non si potrebbero evitare gli incarichi mascherati da consulenza in uso tra le archistar, ma alla fine in un «mercato vero» finirebbe per trattarsi di poca cosa.
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3 - PROGETTO AL CENTRO. Le selezioni devono consentire di discutere il merito delle proposte. Basta offerte a scatola chiusa, sì ai concorsi di progettazione

Professionisti in regia. Il caso Expo 2015 è forse l'esempio più eclatante di come il progetto sia vissuto come un fastidioso incidente di percorso lungo la strada verso i cantieri. Partita con l'annuncio di concorsi internazionali per decidere l'assetto di ogni singoli edificio da realizzare nell'area dell'Orto planetario, la società che gestisce l'evento ha rapidamente fatto marcia indietro decidendo di saltare a pie' pari le gare di progettazione. Bisogna fare in fretta: meglio dunque affidarsi ai costruttori, cui si chiederà di sviluppare i progetti a partire dal preliminare a base di gara. Da protagonisti a comprimari: è un destino non nuovo per i progettisti, costretti a ruoli sempre più marginali all'interno di un sistema dove a farla da padrone sono gli appalti che integrano progetto e lavori in capo alle imprese. Sistema gradito a una Pa smaniosa di liberarsi da incombenze e responsabilità, ma di cui sono ben noti i limiti in termini di controllo dei costi e qualità di opere senza autore. Vedremo cosa succederà all'Expo. La società milanese ha spiegato anche su queste pagine che punta a tenere insieme tempi e qualità.

Il problema però rimane ed è di natura più generale. Un sistema che non mette al centro il progetto costringe ad avanzare al buio senza conoscere e discutere l'impatto delle trasformazioni. E trovarsi, a cose fatte, di fronte a costi lievitati e opere che non rispondono più ad alcun programma. Basta incarichi a scatola chiusa. È tempo di ridare un ruolo da protagonista al progetto. Come? Anche rendendo più vincolanti i concorsi, unico modo per discutere nel merito le proposte. Ogni settimana piccoli e grandi enti pubblicano gare di progettazione per realizzare o riqualificare scuole, piazze, edifici pubblici. Si tratta di gare con un bando, non di incarichi fiduciari. Perché non farne concorsi? © RIPRODUZIONE RISERVATA

4 - LARGO AI GIOVANI. Via le barriere ai concorsi. requisiti solo per incarico, con possibilità di associarsi dopo l'aggiudicazione. Il vincitore mantiene il ruolo di capo-progetto

Spazio ai giovani. Il numero sproporzionato di professionisti attivi in Italia (142mila architetti, 213mila ingegneri) e la debole domanda del mercato di certo non aiutano i giovani a decollare. I concorsi non sono uno «strumento di lavoro»: ce ne sono pochi e senza requisiti diventa spesso impossibile anche partecipare. Quali azioni concrete allora si possono indicare per «fare largo ai giovani»? In fondo anche Renzo Piano e Richard Rogers erano molto giovani quando hanno realizzato il Centre Pompidou. In Francia da qualche anno è lo stesso Governo che promuove una politica mirata ai giovani con «Les albums des jeunes architectes e des paysagistes»: una selezione biennale di under 40 a cui viene offerta la possibilità di partecipare a concorsi a procedura ristretta. Un trampolino di lancio concreto.

L'Europa con «Europan» ha promosso dei concorsi di architettura riservati agli under 40.
Una via ancora più concreta potrebbe essere quella di mandare in soffitta le barriere che limitano o impediscono l'accesso ai concorsi, chiedendo di indicare i requisiti solo quando si deve affidare l'incarico, con la possibilità di associarsi dopo l'aggiudicazione con studi e società in possesso dei requisti previsti per legge. Linea che assicurerebbe chiunque esca vincitore di una competizione di mantenere il ruolo di capo-progetto e la responsabilità nei confronti della stazione appaltante. Oggi, si usa lo strumento dell'«avvalimento». Ma è un passepartout che nella maggior parte dei casi lega in modo vincolante e fin dai blocchi di partenza piccoli e grandi, senza consentire un accesso reale nel mercato da parte degli emergenti.

Gli studi più giovani magari non hanno esperienza di cantiere e di dettagli costruttivi, ma possono crescere in un mercato capace di valorizzare il loro talento. Lo dimostra il lavoro dei colleghi internazionali con portfoli ricchi di progetti ma anche di opere. Basta ricordare Julien De Semdt Architects in Belgio, Big in Danimarca, Estudio Barozzi Veiga in Spagna, Lan in Francia e Carmody e Groarke in Gran Bretagna.
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5 - CANTIERI CERTI. Dopo il concorso si deve passare al cantiere. Azione di responsabilità, con l'ipotesi di danno erariale da far vagliare alla Corte dei conti

Con il progettista dal concept al cantiere. Progetto uguale cantiere? In Italia è un'equazione che non funziona. L'elenco dei progetti chiusi in un cassetto è infinito. L'ultima notizia di questi giorni è la bocciatura del progetto di Cino Zucchi per il lungolago di Como.

Non è bastata la spinta politica del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che un anno fa personalmente ha lanciato il concorso, né la rosa di professionisti selezionati per la gara. A pochi mesi dall'aggiudicazione, l'operazione è naufragata. Causa? La bocciatura da parte della soprintendenza. Dal Policlinico Umberto I di Roma (Arup) al museo Betile di Cagliari (Zaha Hadid) è lunga la lista di progetti annunciati e subito abbandonati. Una via sicura per sprecare tempo e denaro. Per questo tra le linee guida della legge per l'architettura c'è anche un'azione che punta dritto alla responsabilizzazione dei committenti, con l'ipotesi di danno erariale da far vigilare alla Corte dei conti.

Questa campagna vuole promuovere l'architettura come progetti da realizzare. Non disegni che possono essere stravolti o semplicemente cestinati. I progetti e i concorsi costano a chi li promuove ma anche ai professionisti che firmano.

Tra i landmark entrati nell'immaginario collettivo ma lontani dal diventare realtà ci sono anche la Piazza del Mediterraneo (Ponte Parodi) a Genova, vinta da Un Studio e il porto monumentale di Napoli (Michel Euvè). Forse queste due architetture sui waterfront, grazie alla partnership con i privati, prima o poi, riusciranno a farcela, ma anche sulla razionalizzazione dei tempi è necessario prevedere sanzioni a tutela del progetto e dell'attività dei progettisti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

di Giorgio Santilli
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n.48 del 13/18.12.10


RIFORMARE ALLA RADICE IL CODICE DEGLI APPALTI

Seguo con grande interesse la campagna lanciata da «Progetti e Concorsi» per una proposta di legge per l'architettura di iniziativa popolare. Credo tuttavia che sia importante fare due riflessioni affinché un'iniziativa come questa possa avere una qualche efficacia.

La prima: non serve a nulla una legge per l'architettura che, sulla scia degli inutili tentativi già sperimentati da Melandri, Urbani e Bondi enunci qualche principio di carattere generale sul valore dell'architettura o promuova qualche iniziativa di tipo prettamente culturale.

Serve una legge che incida direttamente nei meccanismi che regolano la progettazione in Italia a partire dalle opere pubbliche. Non chiamiamola legge per l'architettura ma legge sulla progettazione architettonica.

Un disegno di legge che - ad esempio - non proponesse una riforma radicale dell'attuale codice degli appalti sarebbe un'inutile esercitazione propagandistica. Nessuna norma può in Italia promuovere l'architettura se resta vigente l'attuale codice e, soprattutto, l'impostazione culturale che lo ha generato che vuole il progetto e il progettista come elementi del tutto accessori del processo edilizio, sempre più schiacciati tra committenza e impresa.

La seconda riflessione: se deve essere una legge di iniziativa popolare non può essere sottoscritta solo da architetti e, se va bene, da qualche ingegnere illuminato. Deve al contrario divenire un'occasione preziosa per coinvolgere un numero ampio di non addetti ai lavori.

Credo infatti che nel nostro Paese paghiamo, anche dal punto di vista legislativo, un prezzo altissimo alla mancanza di domanda sociale di architettura. Se manca questa manca anche la voglia di adeguare la legislazione.

 

di Francesco Orofino, consigliere Ordine Architetti PPC Roma e provincia
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n.48 del 13/18.12.10


Non solo concorsi, regia al progetto - Basta incarichi al buio, la qualità si fa solo con un mercato vero.

La qualità del progetto? Al momento, è uno slogan vuoto, una variabile incognita per la metà del mercato delle opere pubbliche. La realtà è che il 22,4% degli incarichi viene affidato sulla base di un rapporto di fiducia tra amministrazione e progettista. Al buio, dunque, visto che i rapporti di cointeressenza non possono essere considerati garanzia di competenza e riuscita del lavoro. Un altro 17,5% dei contratti invece, passa per una gara, ma basata solo sul prezzo. Come dire che conta lo sconto sulla parcella, non la capacità di offrire un buon progetto. I dati, forniti dal Cresme, riguardano le 1.071 gare di progettazione bandite tra gennaio e ottobre di quest'anno. In esame sono stati presi soltanto i bandi che chiedono lo sviluppo di un progetto, con l'esclusione, dunque, dei contratti relativi a direzione lavori o piani di sicurezza. Esclusi dalla rilevazione anche i bandi relativi alla costituzione degli albi per gli incarichi fiduciari e i concorsi di progettazione.

Basta fare due più due allora per capire il ruolo del tutto residuale in cui sono stati relegati progetto - e di conseguenza i progettisti - nel mercato dei lavori pubblici, disegnato da quattro revisioni successive della vecchia legge Merloni.

Solo il 50,5% delle gare viene assegnato tenendo conto di parametri come il curriculum o la relazione con cui il progettista spiega come intende svolgere l'incarico. Come dire che il progetto di un'opera pubblica su due viene affidato senza preoccuparsi di ciò che sarà realizzato, ma solo di chi sarà a realizzarlo. Il che - andando al sodo - significa che scuole, case popolari, piazze, uffici, insomma la maggior parte degli spazi che ci troveremo ad abitare in futuro sono assegnati senza che le amministrazioni - e i cittadini - abbiano la minima idea di dove si andrà a parare. È questo il paradosso di un settore ancora lontano dall'essere un vero mercato. Si dovrebbero fare le gare per assicurare concorrenza e qualità degli spazi pubblici, invece si ottiene l'effetto contrario. Gare bandite solo perché lo prescrivono le norme, ma vissute come un ostacolo fastidioso (se possibile da aggirare) in vista dei cantieri.

Uno strumento per scegliere il progetto, ci sarebbe: i concorsi. Ma si fa quasi fatica a proporlo come viatico trasparente a un mercato asfittico e opaco, visto il grado di sfiducia che aleggia intorno alle gare di architettura. La fragilità del mercato relega i progettisti in un ruolo di marginalità che li spinge a cercare sponde spesso improprie nei mondi dell'accademia, della politica o delle imprese. Una debolezza che non fa male solo a loro, ma all'intero settore delle opere pubbliche inchiodato alle prassi costruttive di 50 anni fa. Tutto questo, va detto una volta per tutte, anche per la mancata spinta di innovazione che avrebbe potuto assicurare una classe professionale solidamente insediata nella torre di controllo del sistema degli appalti.

A dispetto di uno scenario tanto sconsolante questo giornale continua a credere in un mercato vero, dove a farla da padrone è la concorrenza e non la "fiducia", dunque la qualità (magari a un prezzo contenuto). Per questo abbiamo individuato cinque punti chiave ai quali legare una vera riforma del mercato della progettazione. Voi che ne pensate?
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1 - UN MERCATO VERO. Fare buoni progetti è una professione. No alle commistioni dei progettisti con imprese e pubbliche amministrazioni

2 - STOP ALLE TRATTATIVE PRIVATE. Gli incarichi fiduciari sono il crocevia dei conflitti di interesse. Devono essere vietati sopra i 40mila euro

3 - PROGETTO AL CENTRO. Le selezioni devono consentire di discutere il merito delle proposte. Basta offerte a scatola chiusa, sì ai concorsi di progettazione

4 - LARGO AI GIOVANI. Via le barriere per i concorsi. Requisiti solo per l'incarico, con possibilità di associarsi dopo l'aggiudicazione. Il vincitore mantiene il ruolo di capo-progetto

5 - CANTIERI CERTI. Dopo il concorso si deve passare al cantiere. Azione di responsabilità, con l'ipotesi di danno erariale da far vagliare alla Corte dei conti

 

di Mauro Salerno
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 47 del 06/11.12.10


UNA LEGGE PER L'ARCHITETTURA - Cinque proposte per un vero mercato. Un ruolo centrale per il progetto, spazio ai giovani e cantieri certi. Più concorrenza e partecipazione: la battaglia per la qualità si vince anche così.

Primo: firmare un progetto è una professione e non è frutto dell'estro creativo. Due: basta con le trattative private, serve una concorrenza vera. Tre: per rilanciare la cultura del progetto si devono moltiplicare i concorsi, rendendoli una prassi anche per le piccole opere. Quattro: opportunità concrete per le nuove generazioni. Cinque: i progetti di architettura non possono restare sulla carta ma devono diventare opere diffuse da Nord a Sud. «Progetti e Concorsi» sintetizza in cinque linee guida le priorità per promuovere la cultura del progetto.

La qualità dell'architettura non è una battaglia d'elite che possono vincere i soli professionisti. Le riviste non sono uno strumento di azione di massa. L'accademia è chiusa nella propria roccaforte. Bisogna lavorare per azzerare le commistioni di ruoli tra committenti, progettisti e costruttori. Le Pa devono riconoscere che il concorso è lo strumento di maggior garanzia per la qualità delle costruzioni. Ancora, i cittadini devono essere formati per valutare l'architettura come sintesi di un processo integrato. Le competenze dei progettisti garantiscono un valore economico, ambientale e sociale a beneficio della collettività. Ma pochi lo sanno.

Per opere di pregio e di particolarità tecnica, come un museo o un ospedale, il know how del progettista resta un requisito importante, ma per tante piccole opere, nei centri o nelle periferie, come piazze, scuole o residenze perché non si può alimentare un mercato delle idee? Perché i Comuni preferiscono affidare incarichi (con gare) puntando sulle esperienze pregresse di uno studio, e non scelgono cosa costruire a casa propria sulla base di un progetto (con un concorso)? «Per una semplice mancanza di conoscenza delle procedure - dice Giovanni Oggioni, dirigente del Comune di Milano -. Non si sa che il concorso richiede lo stesso tempo e dà più garanzie di buona riuscita del processo. Tra l'altro, il procedimento delle gare è più facilmente impugnabile. Con un concorso, se ben organizzato, si sceglie un progetto sulla base del merito».

Il mercato della progettazione deve essere rilanciato dal basso. Leggi-manifesto o attività promozionali degli Ordini professionali non hanno portato grandi risultati. Serve una battaglia condivisa. Basta con le «gare evento» modello Campidoglio Due a Roma o museo Nuragico a Cagliari. Bisognerebbe passare da 200 a 1.500 gare all'anno come in Francia: ne beneficerebbe l'intero settore delle opere pubbliche, non solo gli architetti. Basta con i «concorsi manifesto» che vengono indetti dalle amministrazioni quando non c'è certezza delle aree su cui costruire, quando mancano i finanziamenti o peggio ancora non c'è il consenso delle istituzioni di competenza.

«Nel dna di un buon concorso c'è un efficace programma a monte del bando - ha dichiarato Ezio Micelli, assessore all'Urbanistica di Venezia - una seria competizione e la certezza che dal progetto si passi al cantiere. In Italia i concorsi spesso non funzionano perché vengono usati per esplorare un tema e non per avere una soluzione tecnica precisa che risponde a un problema». Da anni in Italia il progetto è più un fastidio che un plus. Non tanto alla fine per questione di soldi (una volta e regime l'opera frutto di un buon progetto consuma meno e rende di più) ma per cultura e per metodo.

In Italia il mercato resta da anni ingessato e protetto. Politica e categorie promuovono campagne mediatiche ma che di fatto non smuovono il mercato reale. I privati più illuminati hanno scoperto l'equazione «qualità» e business. Ma il pubblico arranca. «Le piccole amministrazioni in Italia sono spaventate, non sanno organizzare i concorsi - dice Mario Carducci, responsabile per la Fondazione Oat dell'ufficio concorsi -, come Ordine ci stiamo attivando come programmatori per far capire che è uno strumento un po' più costoso (dell'ordine del 20% in più rispetto a una gara) ma più trasparente, frutto di una decisione politica e garanzia di qualità».
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  • 39,9% - Le gare di progettazione bandite senza tenere conto della qualità (incarichi fiduciari o criterio del massimo ribasso)
  • 240 - Numero degli incarichi fiduciari sulle 1.071 gare di progettazione bandite in Italia tra gennaio e ottobre 2010
  • 162 - Concorsi di idee o progettazione promossi nei primi 10 mesi dell'anno in Italia. Nello stesso periodo in Francia sono stati 1.497

I VIRUS DEL SISTEMA, E LA NECESSITÀ DI UN NUOVO CORSO. Rinnovare la cultura del progetto e proporre un nuovo sistema di regole. Il contesto di crisi con un impatto diretto sulle opportunità professionali ha spinto «Progetti e Concorsi» a promuovere una campagna per una legge di iniziativa popolare a sostegno dell'architettura. Meno della metà dei concorsi arriva al cantiere. Ogni anno «Progetti e Concorsi» ripete il suo viaggio tra le principali gare aggiudicate ed è quasi sorprendente quando si incontrano operazioni avviate tramite una competizione di architettura che procede secondo i canoni (vedi ad esempio «Progetti e Concorsi» n. 27/2009). Dal nostro osservatorio settimanale abbiamo individuato cinque virus che colpiscono il sistema: la battaglia mai sopita tra conservatori e innovatori, i tempi infiniti della burocrazia, le guerre legali, ma anche le strategie deboli da parte dei committenti e la cronica carenza di fondi («Progetti e Concorsi» n. 29/2010). È tempo di tornare a discutere sulle regole, questa volta, magari, partendo dal basso. RIPRODUZIONE RISERVATA

 

di Paola Pierotti
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 47 del 06/11.12.10


LE LINEE GUIDA. Cinque idee per cambiare il mercato della progettazione, da trasformare in una proposta di legge popolare sull'architettura. «Progetti e Concorsi» le propone all'attenzione dei lettori. Diteci la vostra, anche sul web

1 - UN MERCATO VERO. Fare buoni progetti è una professione. No alle commistioni dei progettisti con imprese e pubbliche amministrazioni

2 - STOP ALLE TRATTATIVE PRIVATE. Gli incarichi fiduciari sono il crocevia dei conflitti di interesse. Devono essere vietati sopra i 40mila euro

3 - PROGETTO AL CENTRO. Le selezioni devono consentire di discutere il merito delle proposte. Basta offerte a scatola chiusa, sì ai concorsi di progettazione

4 - LARGO AI GIOVANI. Via le barriere per i concorsi. Requisiti solo per l'incarico, con possibilità di associarsi dopo l'aggiudicazione. Il vincitore mantiene il ruolo di capo-progetto

5 - CANTIERI CERTI. Dopo il concorso si deve passare al cantiere. Azione di responsabilità, con l'ipotesi di danno erariale da far vagliare alla Corte dei conti

Al grande pubblico di Fazio-Saviano Renzo Piano ha detto una cosa ovvia: anche in Italia servono concorsi che diano la possibilità anche ai giovani di emergere. Così funziona da quasi 40 anni in Francia, così in molte parti d'Europa. Non in Italia. Perché? Per tre ragioni principali. Prima di tutto il progetto continua a essere visto come un fastidioso incidente che porta alla costruzione. La legge Merloni che aveva tentato meritoriamente di mettere il progetto al centro del processo di produzione dell'opera pubblica è stata fatta a pezzi. E cosa ci è stato riproposto? Niente meno che l'appalto integrato, che unisce confusamente progetto e realizzazione nelle mani dello stesso cartello di imprese. Ancora, gli appaltatori vengono trattati dalle Pa come sudditi, che pagano un lavoro ultimato quando ne hanno voglia. Terza questione, vogliamo negare che per decenni l'architettura italiana è stata governata da un gruppo di nomi noti che hanno monopolizzato il settore?

Perché non tentiamo dal basso di rompere questo mercato ingessato e aprirne uno nuovo? Passiamo dalle parole ai fatti. Una bella proposta di iniziativa popolare con qualche decina di migliaia di firme?
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di Giorgio Santilli
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 47 del 06/11.12.10

 

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Commenti

24/02/2011 07:30: E' la fine della professione di architetto.
Se dovesse passare questa proposta di legge la professione di architetto sarebbe definitivamente distrutta. Per ogni lavoro di importo superiore a 40.000 € (quasi tutti) si dovrebbe fare il concorso. Ciò significherebbe che tutti gli studi professionali lavoreranno gratis per anni nella speranza di vincere un concorso. Si dice che tutto questo avvantaggerebbe i giovani. Balle. I giovani diventeranno vecchi senza poter mai operare nel settore delle OO.PP. I concorsi possono farli soltanto coloro che dispongono di un reddito aggiuntivo rispetto a quello derivante dalla professione. Si dice che migliorerà la qualità architettonica. Balle. L'unico settore in cui c'è un po' di qualità è quello delle OO.PP. La qualità deve essere migliorata nel settore privato che costituisce il 90% del costruito. Con questa proposta gli unici soggetti che potranno accedere alla progettazione delle oo.pp. saranno i docenti universitari, non a caso molto ben rappresentati all'interno dell'ordine e del ministero per i beni culturali. Non a caso questa proposta viene avanzata da una rivista il cui editore, da anni, conduce una campagna contro il mondo delle professioni. Non mi meraviglia affatto l'adesione dell'ordine e del suo presidente dal quale non mi sento affatto rappresentato. Rivolgo un appello a tutti i colleghi che svolgono la libera professione, organizziamoci altrimenti nel giro di qualche anno ci distruggono completamente. Il mio indirizzo mail è sul sito dell'ordine.
Mario Porreca

24/02/2011 18:08: E' la fine della professione di architetto
Sono pienamente d'accordo con il collega Mario Porreca
Alessandro Zuccalà

vedi anche:

Una proposta per rilanciare l'Architettura

Progettazione & Codice Appalti - EeT Progetti e Concorsi

Concorsi al bando...

Progettazione & Codice appalti - rassegna stampa

Concorsi e Renzo Piano...

Progettazione & Codice appalti - breve rass.stampa

Via Giulia, niente gara...

Riqualificazione centro storico - agg. rassegna stampa

Corruzione e inefficienza negli appalti

Architetti e Lavori Pubblici - di Enrico Milone

Le mentite spoglie della "consulenza"...

Progettazione & Codice Appalti - di F. Orofino

«Non solo archistar, si guardi ai progetti»

Amedeo Schiattarella - Intervista del Sole 24 Ore

L'indipendenza della figura di controllo

Norme sismiche & progettisti/DL - di F.Orofino

L'Ordine di Roma contro il Codice degli Appalti

intervento del presidente Amedeo Schiattarella


data pubblicazione: martedì 22 febbraio 2011
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