Lo dicono i dati: serve una legge

EeT "Progetti e Concorsi" - agg. rassegna stampa

vedi aggiornamento del 07.03.11

L'INTERVENTO - Dai concorsi lo 0,4% del mercato - Lo dicono i dati: serve una legge

A ulteriore sostegno della necessità e dell'urgenza dell'iniziativa assunta da «Progetti e Concorsi» sulla proposta di legge sull'architettura intervengono, a mio parere, alcuni interessanti dati contenuti nel recentissimo rapporto sugli ingegneri in Italia pubblicato dal centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri (vedi anche articolo a pagina 4).

Mi riferisco in particolare alle analisi relative ai bandi pubblici per i servizi di ingegneria dalle quali, ancora una volta, emerge un quadro disastroso sui concorsi di progettazione nel nostro Paese. Dal 2009 al 2010 i concorsi di progettazione sono calati di un ulteriore 17,6%, passando dal già ridicolo numero di 68 del 2009 ai 56 del 2010.

Rispetto al totale dei bandi di gara per servizi di ingegneria i concorsi di progettazione sono stati l'1,5%, a fronte del 31,3% delle gare di progettazione (1.207 gare rilevate nel 2010) e del 40,4% degli appalti integrati (1.207 bandi di questa tipologia nel 2010). Quest'ultima metodologia di affidamento ha visto tra il 2009 e il 2010 un incremento di ben il 56,4 per cento. Il segnale è chiaro: si vuole affermare senza tentennamenti che per la pubblica amministrazione sempre più la responsabilità del progetto spetta all'impresa e che l'intero processo edilizio deve giocarsi tra due soggetti: committenza e impresa, senza la fastidiosa mediazione del progettista.

Sono naturalmente consapevole che nella categoria «servizi di ingegneria» rientrano anche i bandi di gara per l'affidamento di incarichi di progettazione per grandi infrastrutture. Ma il dato resta comunque molto significativo.

Il paradosso è che, leggendo i numeri forniti del centro studi degli ingegneri, si rileva che i concorsi di idee (strumento che personalmente reputo, nel nostro Paese, inutile e per certi aspetti dannoso), sempre tra il 2009 e il 2010 sono cresciuti dell'8,8%, passando da 128 a 136. Il concorso come accattivante «divertsmant» per conquistare un po' di consenso: purché non incida in nessun modo sui reali processi di progettazione delle trasformazioni del territorio.

Se esaminiamo poi gli importi per servizi di ingegneria attivati da queste procedure ci accorgiamo che i concorsi di progettazione hanno assegnato servizi per 3.332.150 euro a fronte dei 242.904.202 euro delle gare e dei 534.463.838 euro degli appalti integrati. In sostanza del fatturato totale di progettazioni assegnate da pubbliche amministrazioni il 90,5% ha seguito la strada della gara e dell'appalto integrato e solo lo 0,4% quella del concorso di progettazione.

Il quadro che emerge, pur con tutte le necessarie puntualizzazioni, è chiaro: in Italia esiste un profondo convincimento da parte di tutti i soggetti pubblici che per progettare un'opera sia molto meglio scegliere il «prestatore di servizi» che il progetto e che per individuare il prestatore di servizi sia sempre meglio ricorrere a parametri «certi»: fatturati, tempi di progettazione e ribassi di parcella.

Sempre dall'analisi dei dati forniti dal rapporto emerge, infatti, che nel 2010 l'8,1% dei bandi di sola progettazione sono stati aggiudicati con il criterio del prezzo più basso e il 10,6% con il criterio associato di curricula e prezzo più basso. Anche nelle gare con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa l'elemento «prezzo» e l'elemento «tempo» (inteso come rapidità nell'elaborazione progettuale) hanno avuto un peso maggiore rispetto agli elementi qualitativi di valutazione delle offerte nel 9,1% dei casi e nel 6,5% dei bandi prezzo e tempo hanno pesato in egual misura rispetto ai dati di qualità tecnica della proposta.

Da questo scenario non può che esser tratta, a mio parere, una conseguenza: la modifica del quadro normativo è l'unico modo per diffondere la pratica del concorso di progettazione in Italia. Se pensiamo di affidarci alla «sensibilità» delle amministrazioni pubbliche non otterremo nessun risultato.

Per questo ritengo importante sostenere in ogni modo l'iniziativa di «Progetti e Concorsi» che deve trovare nuove forme e nuovi strumenti per essere raccontata non solo agli addetti ai lavori ma anche e soprattutto all'opinione pubblica. Occorre veramente spiegare con chiarezza ai cittadini del nostro Paese i tanti perché che sono alla base di una battaglia giusta che cerca di eliminare un'anomalia tutta italiana e un ulteriore fattore di ritardo economico e culturale rispetto al resto d'Europa.
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di Francesco Orofino, consigliere Ordine Architetti PPC Roma
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 8 del 28feb/05mar 2011


Consenso bipartisan: sviluppo urbano con i concorsi. UNA LEGGE PER L'ARCHITETTURA - L'iniziativa di «Progetti e Concorsi». Progetto in regia: solo così le città crescono Rampelli (Pdl): più gare e piani di sostituzione edilizia. Zanda (Pd): con la commistione di ruoli mercato fragile.

Si accende il dibattito seguito all'iniziativa di «Progetti e Concorsi» di lanciare una proposta di legge popolare per la qualità dell'architettura. Idea che ha riscosso un consenso bipartisan anche in Parlamento. «Condivido in pieno l'iniziativa - dice Fabio Rampelli, architetto e deputato Pdl -. Bisogna promuovere i concorsi rendendoli più snelli e aprire le commissioni giudicatrici ai cittadini, magari attraverso le associazioni di consumatori». Altra proposta per lo sviluppo urbano: «Bisogna puntare su programmi di micro-sostituzione edilizia capaci di aggregare professionisti e piccole imprese in progetti anti-degrado».

Per Luigi Zanda (Pd) «il deficit progettuale è alla base del flop delle grandi opere italiane: è necessaria una separazione più netta tra progetto e lavori». In redazione anche i commenti e le proposte dei lettori per dare una scossa al fragile mercato italiano dell'architettura.

Rimettere il progetto al centro del sistema delle opere pubbliche partendo dai concorsi di architettura. Continua ad animare il dibattito l'iniziativa di «Progetti e Concorsi» a favore di una legge popolare per la qualità dell'architettura. «Condivido la proposta - dice Fabio Rampelli (Pdl) architetto, tra le voci più influenti sui temi della progettazione all'interno del Centro-destra -. Mi sembra che contenga una risposta puntuale alle degenerazioni del mercato». «Sono convinto - interviene Luigi Zanda (Pd), che in Senato ha presentato un disegno di legge per la qualità dell'architettura, discusso insieme a quello proposto dal ministro Sandro Bondi, oggi finito in uno dei cassetti della commissione Bilancio di Palazzo Madama - che una della principali cause della lentezza di realizzazione delle opere pubbliche in Italia, nonché di molte "irregolarità" del sistema, sia proprio il deficit progettuale. Con riguardo sia alla qualità del progetto, che raramente mette al riparo l'opera da riserve e da interruzione di lavori, sia alla commistione tra progettazione e costruzione, largamente favorita dalla legge obiettivo».

Alla lista Zanda aggiunge anche «le mancate garanzie del lavoro del progettista che non è protetto da norme simili da quelle sul diritto d'autore e lo scadimento della qualità media delle competenze tecniche espresse dalla nostra pubblica amministrazione: a cominciare dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici, che cambia presidenti a ritmi vorticosi, per finire agli uffici tecnici di piccoli e grandi Comuni». «L'insieme di queste circostanze - conclude - rappresenta per me il motivo principale della crisi del mercato dell'architettura in Italia».

Per rilanciare il mercato della progettazione e al tempo stesso immettere benzina nel motore economico della trasformazione urbana Rampelli lancia due proposte. Primo: snellire i tempi dei concorsi. «Chi amministra - dice - deve poter contare su risultati concreti entro i tempi del mandato elettorale. I concorsi non possono durare anni. Anche se è chiaro che è una questione di abitudine allo strumento. Se invece di un concorso all'anno come evento mediatico se ne bandisse uno alla settimana per opere ordinarie la macchina funzionerebbe in automatico».

Secondo: innescare un piano di micro-sostituzione edilizia. «Penso al piano di demolizione e ricostruzione ideato per Tor Bella Monaca, ma a scala molto più piccola». Vale a dire? «Consentendo la sostituzione edilizia anche di singoli edifici con premi di cubatura si innesterebbe un ciclo virtuoso a costo zero per le amministrazione, ma capace di far crescere il tessuto delle piccole imprese e dei professionisti. Si tratterebbe di operazioni di micro-chirurgia urbana, in grado di coniugare sviluppo economico e recupero urbanistico senza ulteriore consumo di suolo». Con un'avvertenza, a cuore di Rampelli, autore di un disegno di legge per il recupero e la valorizzazione dell'architettura razionalista. «La qualità del progetto è un concetto astratto che io vorrei riempire anche di una matrice culturale. In Italia vige un monopolio estetico che abbiamo importato riproducendo acriticamente gli schemi dell'architettura iper-modernista che marginalizza chi guarda anche alla tradizione. Ma proviamo ad andare a chiedere ai cittadini di Tor Bella Monaca dove preferiscono abitare: se nel quartiere a misura d'uomo di Krier o in un grattacielo di vetro e acciaio».

Sarà, ma i concorsi non servono proprio a questo? A mettere in concorrenza proposte diverse e formare il consenso della comunità sulla base di un progetto condiviso? «Bisogna intervenire sulle modalità di composizione delle giurie - ribatte Rampelli -. Facendo spazio ai cittadini nelle commissioni giudicatrici, magari nella forma di associazione dei consumatori. L'architettura non è un affare solo per architetti e non può essere lasciata in mano solo a chi la produce».
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  • Luigi Zanda, Pd: "Necessaria una divisione più netta tra concept e cantieri. Diritto d'autore per i professionisti"
  • Fabio Rampelli, Pdl: "Bandi con tempi più snelli, sviluppo dell'economia urbana con micro-piani di demolizione e ricostruzione"

 

di Mauro Salerno
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 8 del 28feb/05mar 2011

 

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Commenti

06/03/2011 12:51: E' una iniziativa demagogica.
Se dovesse passare questa proposta di legge la professione di architetto sarebbe definitivamente distrutta. Per ogni lavoro di importo superiore a 40.000 € (quasi tutti) si dovrebbe fare il concorso. Ciò significherebbe che tutti gli studi professionali lavoreranno gratis per anni nella speranza di vincere un concorso. Si dice che tutto questo avvantaggerebbe i giovani. Non è vero. I giovani diventeranno vecchi senza poter mai operare nel settore delle OO.PP. I concorsi possono farli soltanto coloro che dispongono di un reddito aggiuntivo rispetto a quello derivante dalla professione. Si dice che migliorerà la qualità architettonica. Non è vero. L'unico settore in cui c'è un po' di qualità è quello delle OO.PP. La qualità deve essere migliorata nel settore privato che costituisce la stragrande maggioranza del costruito. Con questa proposta gli unici soggetti che potranno accedere alla progettazione delle oo.pp. saranno i docenti universitari, non a caso molto ben rappresentati all'interno dell'ordine e del ministero per i beni culturali. Non a caso questa proposta viene avanzata da una rivista il cui editore, da anni, conduce una campagna contro il mondo delle professioni. Non mi meraviglia affatto l'adesione dell'ordine e del suo presidente che non si è mai preoccupato di consultare i suoi iscritti prima di appoggiare iniziative così importanti per la vita di migliaia di architetti.
mario porreca

07/03/2011 19:23: Grazie Porreca
caro collega Porreca, sono totalmente d'accordo con te, ed aggiungo come sia scandaloso non solo la mancanza di consultazione degli iscritti, consuetudine ben radicata da sempre, ma anche il fatto che l'iniziativa giunga addirittura da una testata giornalista benchè autorevole a cui si accodano pedissequamente uno stuolo di ordini pronti solo a cogliere allori qualora ve ne fossero...
arch. Claudio Flabiano

07/03/2011 23:36: La migliore proposta dal 1995 in poi!
Mi sembra la migliore proposta degli ultimi venti anni, non capisco la reazione del collega Porreca: per tutti gli anni novanta ci hanno escluso dalle opere Pubbliche con la storia della Merloni (le varie bis, tris, quater..!) per cui se non avevi già progettato una scuola non potevi partecipare ai Concorsi per scuole, se non avevi mai progettato Municipi, non potevi partecipare al concorso per Municipi, ..e così via! Con il codice degli Appalti se non hai fatturati di svariate centinaia di migliaia di Euro non puoi partecipare a....niente! Ora almeno l'apertura alla partecipazione a tutti gli iscritti sarebbe un bel passo avanti, e certo bisognerebbe escludere tutto quello che passa per i Docenti e Dipartimenti Universitari. L'attuale situazione è davvero schiacciante e privilegia i grossi studi e le Società d'ingegneria dove vengono veramente sfruttati i giiovani colleghi, sono decine di anni che sento dire di "rimettere al centro del dibattito il Progetto" e oggi devo dire che più che mai è così, non vedo altro modo per aprire il settore dei lavori Pubblici, ma forse questo da fastidio ai ..soliti noti e alle Società d'Ingegneria. Anche a me sembra strano che questa proposta venga dal Sole 24 Ore, notoriamente legato alla Confindustria che non è mai stata tenera con i Professionisti, ma se da questo venisse una reale apertura al Buon Progetto, ben venga ! Anche perchè non vedo come possa andare peggio di adesso, e questo non in contraddizione con la necessità di migliorare la qualità dell'edilizia privata, quello è un problema che rimane, e per il quale andrà trovata una soluzione, però è importante che si possa ogni tanto partecipare liberamente ad un concorso, è energia, aria pura che ogni tanto andrebbe respirata se ci si riesce, perchè ci rigenera la "materia grigia" ormai impegnata più a riempire "scartoffie", relazioni, PSC....., per non parlare di lettere di sollecito di pagamenti (ai clienti) o di richieste di dilazioni (alle banche!)
Antonio Glielmi

vedi anche:

Una proposta per rilanciare l'Architettura

Progettazione & Codice Appalti - EeT Progetti e Concorsi

Diciamo sì alla vostra proposta di legge

EeT "Progetti e Concorsi" - rassegna stampa

Corruzione e inefficienza negli appalti

Architetti e Lavori Pubblici - di Enrico Milone

Le mentite spoglie della "consulenza"...

Progettazione & Codice Appalti - di F. Orofino

«Non solo archistar, si guardi ai progetti»

Amedeo Schiattarella - Intervista del Sole 24 Ore

L'indipendenza della figura di controllo

Norme sismiche & progettisti/DL - di F.Orofino

"Quelle gare a 5 che fanno i Comuni..."

Progettazione & Appalti - riflessione sul caso Casamonti

AAA Progettisti svendesi

Codice Appalti & Progettazione

L'Ordine di Roma contro il Codice degli Appalti

intervento del presidente Amedeo Schiattarella


data pubblicazione: sabato 5 marzo 2011
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