Geometri senza cemento armato

Sentenza 6402/2011 - rassegna stampa

Professionisti. Geometri senza cemento armato. I giudici di legittimità tornano a precisare le competenze nella progettazione e realizzazione di edifici. Fanno eccezione le costruzioni rurali o relative a industrie agricole di modesta entità.

ROMA - Per i geometri il cemento armato resta "bandito". La Corte di cassazione non ha dubbi in proposito e, pur pronunciandosi su una vicenda risalente al 1992, ribadisce la netta demarcazione tra le competenze degli ingegneri e quelle dei geometri.

Scrivono i giudici della seconda sezione civile, nella sentenza 6402 depositata ieri, basandosi sul quadro normativo di riferimento per le professioni tecniche (il r.d. 274 del 1929 e il r.d. 2229 del 1939): «La competenza dei geometri è limitata alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione di quelle che comportino l'adozione anche parziale di strutture di cemento armato».

L'intervento dei geometri, quando è necessario utilizzare il cemento armato, è possibile, in via eccezionale, solo quando si tratta di «piccole costruzioni accessorie nell'ambito degli edifici rurali o destinati alle industrie agricole che non richiedono particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per le persone».

Nel caso sottoposto alla Cassazione, il progetto riguardava un edificio industriale, composto da un capannone prefabbricato con un solo piano nella parte destinata a laboratorio e due piani nella parte destinata agli uffici. Dunque, una «struttura architettonica complessa» per la quale non può riconoscersi un ruolo di progettazione, direzione e vigilanza a un geometra. Neppure se interviene insieme al geometra un altro professionista - un ingegnere - che rediga insieme al primo il progetto ed effettui la direzione dei lavori.

«È il caso di ricordare - precisa, infatti, la Cassazione - che nell'ambito della disciplina normativa, dalla quale emerge una chiara ripartizione di competenze tra geometri e altri professionisti in riferimento alla progettazione e alla direzione di opere relative a costruzioni ed edifici, trova fondamento l'orientamento giurisprudenziale di questa corte, dal quale non vi sono ragioni per discostarsi, secondo cui la progettazione e la direzione di opera da parte di un geometra in materia riservata alla competenza professionale degli ingegneri e degli architetti sono illegittime, cosicchè a rendere legittimo un progetto redatto da un geometra non rileva che esso sia stato controfirmato o vistato da un ingegnere ovvero che un ingegnere esegua i calcoli del cemento armato e diriga le relative opere, perchè è il professionista competente che deve essere, altresì, titolare della progettazione, trattandosi di incombenze che devono essere inderogabilmente affidate dal committente al professionista abilitato secondo il proprio statuto professionale, sul quale gravano le relative responsabilità».

In definitiva per la Cassazione (che ha confermato la sentenza d'appello) quando l'esercizio di un'attività professionale è condizionato all'iscrizione in un albo, la prestazione eseguita da chi non è iscritto, «dando luogo a nullità assoluta del rapporto fra professionista e cliente, rilevabile anche d'ufficio», priva il contratto di qualsiasi effetto. Per cui l'eventuale compenso va restituito.
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Le regole

  • 01|CEMENTO ARMATO. Per la Cassazione la competenza dei geometri è limitata alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione di quelle che comportino l'adozione anche parziale di strutture di cemento armato
  • 02|L'ECCEZIONE. L'intervento dei geometri, quando è necessario utilizzare il cemento armato, è possibile, in via eccezionale solo per piccole costruzioni accessorie nell'ambito degli edifici rurali

 

di Marco Bellinazzo
da Il Sole 24ore del 22.03.11


Sconfinare nella competenza altrui mette k.o. la parcella professionale

Quando la prestazione di un'attività è vincolata all'appartenenza a un albo professionale ma risulta invece effettuata oltre i limiti inderogabili di legge da un non iscritto, il contratto con il cliente è nullo e non esiste un'azione per esigere il compenso. Infatti, non ha diritto al compenso il geometra che invade il campo dell'ingegnere o dell'architetto firmando un progetto che prevede i calcoli per le strutture in cemento armato.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 6402 del 21 marzo 2011. La seconda sezione civile del Palazzaccio ha chiarito che il geometra, da solo, può progettare e far costruire unicamente «modeste costruzioni civili» senza strutture in cemento armato (con poche trascurabili eccezioni per manufatti agricoli che non comportano rischi per le persone). Né l'impianto normativo che risale a prima della seconda guerra mondiale risulta modificato in modo sensibile dalle legge 1086/71: senza la laurea e la successiva iscrizione all'Ordine degli ingegneri o degli architetti risulta impossibile progettare opere più complesse.

E se qualcuno procede ugualmente, rischia davvero grosso: per il contratto stipulato con il cliente, infatti, si profila una nullità assoluta ex art. 1418 Cc in relazione all'art. 2229 Cc, che disciplina l'esercizio delle professioni intellettuali. E la nullità è rilevabile anche d'ufficio.

Risultato: il geometra che ha oltrepassato i suoi limiti professionali non può recuperare i soldi neppure invocando un indebito arricchimento della controparte promovendo un'azione ex articolo 2041 Cc. Ma non è tutto. A sanare il progetto nato male non rileva il fatto che sia vistato o controfirmato dall'ingegnere o dall'architetto. Né conta che, ad esempio, sia davvero l'ingegnere a effettuare i calcoli del cemento armato oppure a dirigere i lavori: è infatti soltanto il professionista abilitato a dover essere il titolare della progettazione. Va infine escluso ogni profilo di illegittimità costituzionale delle norme che regolano la materia.

 

di Debora Alberici
da Italia Oggi del 22.03.11

 

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Commenti

26/04/2011 11:52: Non ci Riuscirete
Sono un Geometra con esperienza trentennale nel campo Edile Pubblico e Privato. Mi sento molto ma molto competente in materia di edilizia. Vorrei che l'espletamento della professione fosse fatto effettivamente per meriti e competenze perchè io professionalmente mi sento molto più preparato e competente di tanti Architetti e/o Ingegneri che sono in possesso solo di un pezzo di carta ma a volte totalmente incopetenti. Sarei favorevole ad un esame collettivo - Geometri, Ingegneri ed Architetti - sulle competenze relative a progettazione, direzione lavori e controllo e vediamo poi chi resta fuori. La mancanza del lavoro fa giocare sporchi, e siccome il cliente si fida più di un modesto ma preparato Geometra che di un alto ma impreparato Architetto o Ingegnere, questo vi porta a trovare tanti ma tanti cavilli per mettere i bastoni tra le ruote. NON CI RIUSCIRETE. Siamo Professionalmente più vicini alla Gente e più Ferrati di Voi. Noi i problemi del cliente siamo abituati a risolverli.
Fiorello Lieto

21/07/2011 09:59: titolo
Caro Collega, penso che tu sia l'eccezione alla regola, ma questo non ci affranca nell'attuare la regola dell'eccezione. Le Leggi non possano distinguere i capaci dagli incapaci, per cui è inevitabile che la differenza la facciano quelli che tu chiami "i pezzi di carta": ma non dimenticare che dietro ogni Titolo ci sono, nella maggioranza dei casi, anni di studi seri ed impegnativi, sacrifici, privazioni di vario genere. Io mi sono diplomato Geometra e poi laureato Architetto e posso affermare che all'Istituto Tecnico (anni 1972-1977) i programmi contemplavano pochissimo di Scienze delle Costruzioni e quasi nulla di Progettazione, ragione per la quale decisi di proseguire i miei studi.; se i corsi di studio non abilitassero a competenze diversificate, avrebbe senso trascorrere altri 5 anni in Facoltà? Il nostro Paese è rimasto tra i pochi a non avere ancora risolto la problematica delle competenze con risultati spesso evidenti: tanti di noi "sanno fare" un po' di tutto, ma raramente esperti di qualcosa di specifico. Oggi limitare il proprio campo d'azione, considerata la complessità della nostra attività, è diventata un'esigenza e non una privazione: ogni Tecnico potrebbe svolgere in maniera più produttiva e professionale la propria attività cedendo agli altri Colleghi le pratiche di altrui competenza e quelle sulle quali possa risultare meno preparato; gradualmente si potrebbe creare un'interscambio di pratiche capace di non alterare la capacità economico-produttiva dei singoli. Per quanto sopra, mi sono attivato per creare uno Studio associato nel quale Geometri, Ingegneri e Architetti possano lavorare in sinergia senza "steccati", ma dove ogni Professionista risulti responsabile del proprio naturale settore d'attività. Non siamo alternativi, siamo semplicemente complementari :-).
ArkDL

03/12/2011 20:01: IL GEOMETRA CHE FACCIA IL GEOMETRA
Ma vi pare possibile che un geometra possa pretendere di avere le stesse competenze di architetti e ingegneri? Solo in Italia o quasi poteva succedere una cosa del genere. Tutti cloro che che si sono laureati (con il vecchio ordinamento) sanno benissimo la differenza che passa tra la scuola media superiore e l'università. Questi geometri pensano che con l'esperienza si possa raggiungere la qulifica di architetto o ingegnere, questo è veramente assurdo e fuori dal modo. Questi, veramente confondono la realtà con la fantasia. A questi geometri dico vi fareste operare da un infermiere? Sapeste quanti infermieri con i quali ho avuto modo di parlare mi hanno detto che ne capivano più dei medici? Personalmente, a più di un geometra per altro con molta esperienza ho dato dimostrazione della loro non conoscenza di moltissime cose che rigurda la nostra materia e di cui non sanno nemmeno l'esistenza, e che solo l'università attraverso lo studio quello vero può dare. E' chiaro poi che non tutti i laureati si possono considerare preparati come si dovrebbe, ma questo è dovuto al fatto che i furbi sono ovunque. Questo però è un problema di altra natura e che appartine alla categoria dei furbi e disonesti e che sono destinati a fare guai e a mettre in pericolo la vita altrui. Quando un architetto o un ingegnere non è in grado di fare determinate cose perchè non le sa, è perchè evidentemente il suo percorso non è stato quello che sarebbe dovuto essere. Questo è un problema che afflige tutti i campi. Tutto ciò non può e non deve dare adito a considerazioni qualunquiste e di comodo. Comunque se ci sono geometri che si vogliono confrontare su argomenti che riguardano la professione di architetto e ingegnere, personalmente sono a disposizione. non confondete la pratica con il sapere, quello vero però, non quello spicciolo che si vede tutti i giorni. Ci vuole umiltà, e poi mi dite a cosa servirebbero queste facoltà se bastasse passare per il geometra? Meditate gente, meditate.
D.M.

18/02/2012 12:04: Pane al pane, vino ...
Sono Geometra libero professionista e opero sul terrritorio Fiorentino da circa 20 anni. Obiettivamente, ritengo di condividere i pareri dei sigg. laureati, pur riconoscendo che quotidianamente ci si imbatte in situazioni gestite da soggetti laureati incompetenti e spesso presuntuosi, che "inquinano" l'attività professionale, operata sul territorio con coscenza, da altretanti diplomati. Senza dubbio, il settore dell'edilizia si è evoluto in modo esponenziale negli ultimi anni, portando necessariamente a non poter più pensare di essere "tuttologi", ma bensì necessariamente assumere ruoli specialistici. A mio parere, la specializzazione è l'arma vincente per garantire serietà, professionalità e competenza anche per noi semplici diplomati; senza pretendere di avere conoscenza, ma non "competenza" in settori ingegnerisitici. Come si può pretendere, ad esempio, con l'avvicendarsi delle "norme sulle costruzioni", tenere testa in materie, che forse abbiamo solo marginalmente conosciuto dopo svariati anni di esperienza professionale?
MB

vedi anche:

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data pubblicazione: mercoledì 30 marzo 2011
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