Ronchamp & Genius Loci

Le Corbusier / Renzo Piano - breve agg.rass.stampa

NUOVE ARCHITETTURE - Le celle di Piano nel cuore del bosco. A Ronchamp, presso la chiesa di Le Corbu, l'architetto italiano ha costruito un convento incastonato tra la collina e gli alberi.

«Il 21º secolo è il secolo dei numeri e dell'informatica e anche la Chiesa deve essere presente in tutti gli ingranaggi della rete. Sulla collina passano 100mila visitatori l'anno e se qualcosa della spiritualità del luogo riesce ad arrivare nelle loro anime, andranno più lontano nel mondo. Questo è il nostro obiettivo!».

La collina è quella di Ronchamp, nella Franca Contea, e chi parla è una donna minuta ma dallo sguardo piuttosto deciso. È vestita con il saio marrone delle Clarisse, ma in testa ha il casco giallo degli operai di cantiere: da più di una settimana affonda i calzari del suo ordine nella terra smossa dai caterpillar, in una corsa contro il tempo per l'inaugurazione del nuovo monastero.

Badessa delle dodici clarisse che nel 2005 presero la decisione di spostarsi dalla casa di Besançon ai piedi della cappella di Ronchamp, suor Brigitte de Singly ha sempre avuto le idee chiare sul suo monastero, anche quando ha dovuto confrontarsi con Renzo Piano, l'architetto italiano scelto di misurarsi con il più importante architetto del XX secolo, Le Corbusier, che proprio qui a Rochamp, al vertice della collina, realizzò nel 1955 la più impressionante e controversa architettura religiosa del Novecento. In questo luogo "intoccabile" è sorto - a prudente e debita distanza dalla Cappella - il nuovo monastero delle Clarisse.

È stato questo il primo ostacolo con cui si è dovuta misurare l'ostinata volontà delle suore di uscire dal guscio di Besançon per venire a Rochamp e mettersi a disposizione del mondo con gli strumenti della gioia e della preghiera. «Crediamo - dice suor Brigitte - che sia necessario lavorare sul concreto quando si parla di integrazione e di spiritualità. Noi lavoriamo dentro il generale movimento di apertura della Chiesa, e la Chiesa ci ha chiesto, venendo a Ronchamp, una presenza di preghiera. Noi siamo qui per dar vita alla collina».

All'inizio, Renzo Piano aveva rifiutato l'incarico, sicuro che ogni gesto d'aggiunta in questo contesto sarebbe stato motivo di lapidazione da parte di architetti, storici e conservatori. Cosa che, peraltro, si è puntualmente avverata con la dura opposizione al progetto da parte della Fondazione Le Corbusier: «Giù le mani da Le Corbusier!» è stato nel 2008 lo slogan di chi, come Jean Luis Cohen, sosteneva la linea dell'interdizione totale, in omaggio al timore dello stesso Le Corbusier che Ronchamp venisse trasformata in «un'altra Lourdes».

Renzo Piano ha però cambiato idea dopo la visita di suor Brigitte nel suo studio di Parigi. Qui, si sono trovati uno di fronte all'altra l'architetto e la religiosa, probabilmente ognuno con la sua giusta dose di diffidenza reciproca. «All'inizio - confessa la badessa - non riuscivano a capirci su che cosa fosse esattamente un tabernacolo, o come si dovesse utilizzare un altare. Per esempio, lo spazio della "Gloria" dietro l'altare dell'oratorio non poteva essere un muro che s'arresta e basta, perché deve lasciare spazio all'idea cristiana della resurrezione. Piano ha capito e ha disegnato una parete inclinata che lascia cadere la luce dall'alto».

Per parte sua, Renzo Piano ammette che, pensando al motto delle clarisse - «gioia, silenzio, preghiera» - sentiva di poter capire le prime due parole ma di essere indifferente alla terza. Eppure Piano non è nuovo alle esigenze che sorgono dalle comunità di fede. Per il santuario di Padre Pio a Pietralcina, ad esempio, ha costruito una grande tenda di pietra che si avvolge come una chiocciola per accogliere il riposo dei pellegrini. A Ronchamp il tema da svolgere era più ridotto - «il più piccolo dei miei progetti», scherza - ma di certo più intrigante. Lasciando a Le Corbusier il potente assolo della cappella, l'architetto italiano si è ritirato ai margini del bosco, immaginando le dodici clarisse come elfi benevoli destinate ad abitare nell'ombra, tra gli alberi e la collina; anzi, in quella linea di bruma che dal folto delle foglie raggiunge nei giorni belli le falde ripide del monte, come fosse l'apparizione dello spirito del luogo.

Il monastero di Rochamp è dunque un insieme di piccole celle, disseminate come scatole lungo i bordi frastagliati della collina, simili a tre tagli sottili incisi nella terra coi lembi sollevati e minuscoli alloggi depositati all'interno. Dall'esterno tutto è celato. Solo girandovi attorno, sporgono le esili tettoie di zinco che proteggono le pareti vetrate delle celle, in un sottile crescendo di piani - quasi dei fogli di diverso spessore - che dalla penombra del corridoio illuminato dall'alto, schiudono le porte degli alloggi verso la parete verde della foresta che sembra avanzare. Un'architettura potentemente "francescana", in cui la semplicità dei mezzi - l'acciaio degli infissi, le vetrate, il grezzo grigio dello zinco - è esaltata dalla sapienza del disegno e dalla cura del dettaglio. Il tema non è quello scivoloso - per un laico come Piano - della Fede, ma quello più abbordabile e sicuro della vita di una comunità. Una micro-città nella montagna, che consuma poca energia, rispetta la natura ed esalta le virtù della vita rurale.

Se lassù, in alto, Le Corbusier ha costruito il suo impareggiabile monumento all'Epica moderna, qui, in basso, Piano ha provato a cantare le lodi del quotidiano e la pacatezza del buon senso. Bisogna dare atto all'architetto italiano d'aver dato a Ronchamp una nobile lezione di come il progetto sia fatto per la vita e di come questa, se rispettata e accortamente ascoltata, generi il miracolo del possibile, anche lì dove tutto sembra a prima vista impossibile. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

di Fulvio Irace
da Il Sole 24ore Domenica del 11.09.11


Francia. Piano: «Ascolto il sacro senza sfidare Le Corbusier». Convento delle Clarisse progettato dall'architetto a pochi metri dalla Cappella di Ronchamp.

Nessuna competizione con Le Corbusier, né tantomeno con la sua Cappella di Ronchamp (Notre-Dame du Haut la denominazione esatta), realizzata tra il 1953 e il 1955 nella Francia nord-orientale (tra Saône e Vosgi), considerata uno dei massimi capolavori dell'architettura del Novecento. Piuttosto il desiderio di confrontarsi (da laico) con la spiritualità. È cominciata ieri (con la benedizione da parte dell'arcivescovo di Besançon poi fino a domenica «cantiere aperto») la vita del nuovo progetto di Renzo Piano, quello per il convento delle Clarisse che divide la collina con la Chapelle.

Un progetto «piccolo» (nove milioni di euro), inizialmente contestato «soprattutto dagli accademici» che temevano «un'offesa» al maestro («Cinquemila firme contrarie, ventimila a favore») che potrà dirsi davvero concluso «quando gli alberi saranno cresciuti». Intanto le dodici Clarisse (con la superiora Sœur Brigitte) hanno preso possesso delle celle (con foresteria): semplicissimi cubi di tre metri per tre, realizzati in materiali poveri (cemento, legno, vetro) che «rubano la luce alla foresta».

L'idea è ricreare la stessa atmosfera di Ronchamp, «ma a cento metri di distanza», in spazi invisibili dall'esterno, se non fosse per i tre tagli sulla collina, mimetizzati dagli alberi. «Mi ha affascinato sfidare il silenzio che nasce dalla fede» dice Piano (per prepararsi ha trascorso la notte della vigilia nella sua foresteria). Nessun voglia di competizione, appunto, ma l'orgoglio che tra i suoi «mecenati» (la Cappella appartiene a un'associazione privata) «ci siano i figli di quelli che avevano commissionato Ronchamp a Le Corbusier».  RIPRODUZIONE RISERVATA

 

di st. b.
dal Corriere della sera del 09.09.11


Chiostro con vista sulla foresta - Renzo Piano sfida Le Corbusier
A Ronchamp il convento delle clarisse. "Abbattuti i nostri muri"

Ronchamp (Francia) - È soprattutto importante esserci al tramonto. Quando se ne va l'ultimo gruppo di pellegrini e il sole filtra tra le foglie della foresta dei Vosgi, animando la collina di Bourlémont. In quel momento, davanti alla vetrata dell'accoglienza del convento, nasce il silenzio. E il silenzio incontra la luce. Non chiamatela magia: sarebbe irrispettoso per la profonda spiritualità laica che respira in questo luogo da quando Le Corbusier edificò la cappella di Notre Dame de Haut sulle macerie di un'antica devozione medievale.

L'incontro del silenzio e della luce è il contributo di Renzo Piano a quella spiritualità, 56 anni dopo. Nasce così il convento alla rovescia. Le clarisse si spogliano di secoli di vita reclusa, al buio, in monasteri dove la contemplazione andava a braccetto con la fuga dalla società, invisibili al mondo e anche a se stesse, nascoste da un grande burka sociale. Piano squarcia quel velo, edifica le celle sul fianco della collina e le chiude con una parete di vetro. Lascia che le monache contemplino il mondo. Con un colpo di follia stravolge la loro prospettiva, dalla grata alla vetrata.

Brigitte de Sangly, la badessa delle clarisse di Ronchamp, sorride quando le si chiede un giudizio sulla polemica che ha preceduto la costruzione del convento: «Piano ha abbattuto idealmente il muro dei nostri chiostri, perché, come diceva santa Chiara, il nostro orizzonte è il mondo». Non è stato facile. Non per le suore, anzi. È stato più semplice intendersi con le clarisse che con l'Accademia, con tutti quelli che nei decenni hanno trasformato Le Corbusier in un mostro sacro. In fondo le suore si sono mostrate più laiche degli architetti. La Fondazione Le Corbusier ha sollevato dubbi, sono nate raccolte di firme di chi pensa che il convento turberà l'equilibrio del luogo, c'è chi ha tirato fuori dai cassetti un'antica lettera dell'architetto svizzero contro qualsiasi progetto di costruzione vicino alla sua chiesa: "Lasciate Ronchamp così com'è".

Le Corbusier scriveva all'inizio degli anni Sessanta contro altri progetti di ampliamento ma quella frase è diventata il cavallo di battaglia anche per gli oppositori del convento. E poco importa se a proporre a Piano la realizzazione del progetto è stato proprio il figlio di quel ministro della ricostruzione che nel 1950 chiese a Le Corbusier di edificare la cappella. Ormai gli oppositori sembrano aver perso la partita. Ieri mattina, festa della natività di Maria, con il pellegrinaggio guidato dal vescovo di Besancon, la fraternità delle clarisse, 12 suore trasferite qui per occuparsi della chiesa in cima alla collina, ha preso definitivamente possesso delle celle. Non tutto il lavoro è finito. «Ma l'esperienza mi ha insegnato che a un certo punto bisogna segnare un'inizio, una data che faccia da spartiacque», dice Piano mentre passeggia al confine tra il convento e il cantiere.

Per l'architetto genovese quella di Ronchamp è stata una sfida rischiosa: «Delle polemiche ho capito solo una parte ma ho imparato anche da quelle. In Francia c'è chi dice che non mi hanno ancora perdonato il Beaubourg». La prima regola per reggere il confronto con il mostro sacro dell'architettura francese è stata quella di rendersi invisibili. Un esercizio di umiltà? «No, il rispetto dello spirito del luogo», risponde Piano. A lavoro finito di tutto il complesso si vedrà solo la campana. Il resto è costruito nel fianco della collina: vetro, cemento e legno d´ulivi centenari. «Per illustrare il progetto al ministero francese - racconta Piano - sono arrivato in riunione con un coltellino e ho praticato tre tagli su un foglio di carta. Poi ho sollevato i lembi e ho detto: "Signori il convento sarà realizzato sotto questi tagli"». Le suore vivranno in celle quadrate di meno di tre metri di lato: «È la dimostrazione che si può stare bene anche in uno spazio modesto», dice l'architetto. In poco più di sette metri quadrati c'è anche un piccolo giardino d'inverno. E non ci si sente allo stretto. Soprattutto perché le antiche grate sono state sostituite dai profilati che reggono la vetrata affacciata sulla foresta: «Con il passare del tempo - è la promessa - le acacie torneranno a riprendersi il loro spazio avvicinandosi sempre più al vetro».

Da quelle celle il silenzio è a portata di mano: «Anche per un laico come me il silenzio è molto importante», dice l'architetto. E racconta dei suoi dialoghi con l'amico Claudio Abbado: «Per la musica il silenzio è essenziale. Recentemente Claudio ha concluso una sinfonia di Mahler prolungando una pausa proprio per far capire quanto sia importante ascoltare un'assenza di suono». E per un architetto? «In un certo senso progettare un convento come questo è un modo per fare silenzio, per prendere le distanze dal mondo dei grattacieli, dei campus, delle tante costruzioni vissute da migliaia di persone che mi è capitato di realizzare nella vita». Per suor Brigitte e le sue compagne il silenzio e la luce di Ronchamp saranno la loro nuova casa. Dopo sei secoli hanno lasciato l'antico convento di Besancon per salire sulla collina. Sono tornate a vivere nella luce per seguire santa Chiara.

  • "Ho rispettato lo spirito del luogo e ho preso le distanze dal mondo dei grattacieli"

 

di Paolo Griseri
da La Repubblica del 09.09.11

 

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data pubblicazione: venerdì 23 settembre 2011
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