Piano casa, 3 obiezioni dal Governo
Regione Lazio - agg. rassegna stampa
INTERVISTA - Ciocchetti: «Il mio piano rilancerà l'edilizia». «Piano casa e l'edilizia riparte» - Luciano Ciocchetti: nessuna forzatura. «Galan ha scelto lo scontro». Nel dibattito sul Piano casa interviene, dopo Giovanna Melandri e Esterino Montino, Luciano Ciocchetti, vicepresidente Udc e estensore del testo. «Rilancerà l'edilizia. Galan cerca lo scontro».
Hanno parlato tutti, o quasi. Adesso tocca a lui, Luciano Ciocchetti, vicepresidente Udc della Regione, assessore all'Urbanistica: l'uomo che ha scritto il tanto contestato - dal ministro Galan e dall'opposizione - Piano casa.
- Perché quella legge, per voi, è tanto importante? «Rimette in moto l'edilizia, la principale industria del territorio. C'è un solo modo per farlo: riqualificare quello che già esiste. Le nuove costruzioni sono ferme, gli appalti pure e non si può continuare a consumare terreno libero».
- Ma le piste da sci e i porti turistici, che c'entrano? «La legge è una cornice normativa, è solo un veicolo. Anche il Piano casa del centrosinistra si chiamava, in realtà, "Legge di sviluppo dell'edilizia". O facevamo così, oppure avremmo dovuto modificare 11 leggi urbanistiche».
- Perché non lo avete fatto? «Per motivi di tempo e per la difficoltà che c'è in consiglio regionale di far approvare le leggi».
- Difficoltà politiche? «Diciamo in generale. Abbiamo fatto come il governo, quando emana quei decreti omnibus: anzi, la nostra legge almeno è omogenea come argomenti. Con la crisi, bisogna semplificare».
- Derogando anche ai vincoli paesaggistici? «Un momento. Noi siamo l'unica regione d'Italia che ha il piano territoriale paesaggistico adottato ma non approvato. È uno strumento imperfetto: ci sono 18 mila osservazioni dei Beni culturali, errori evidenti, sentenze passate in giudicato, regole che lasciano spazio all'interpretazione. Il 95% del nostro territorio è vincolato».
- Un buon motivo per forzare le regole? «Nessuna forzatura. La legge 24 del 1998, già prevedeva, d'intesa col Mibac, deroghe per opere di interesse pubblico: strade, università, attività turistiche».
- Pure i porti? «Non è vero che vogliamo fare 60 approdi. Alcuni progetti già c'erano, noi li abbiamo fermati tutti: al ministero, la dottoressa Federica Galloni (soprintendente regionale, ndr) lo sa bene. L'unico porto autorizzato da noi è quello di Anzio. C'è una cabina di regia del mare, che deciderà i porti compatibili».
- La pista al Terminillo? «Una proposta della Provincia di Rieti, governata dal centrosinistra, appoggiata dalla giunta Marrazzo, che ha stanziato 20 milioni di euro. Si tratta di razionalizzare impianti che già esistono, non da costruire ex novo».
- Esterino Montino dice che, se stralciato il progetto dal Piano casa, il Pd è pronto a votarlo. «E che significa? Non era incostituzionale quell'articolo? Noi non vogliamo stravolgere il nostro Piano: se si tratta di cambiare qualche parola è un conto, cambiarlo tutto no».
- Perché Galan ha reagito così male? «Ha scelto lo scontro politico, non il confronto tecnico. Gli hanno raccontato cose false».
- Chi? «Politici, anche del ministero, e tecnici. Tutti i ministri dei Beni culturali, tranne Veltroni, sono stati succubi della lobby delle soprintendenze. Insieme ai giudici, è l'unico potere discrezionale in Italia».
- E la possibile sanatoria del Salaria Sport Village? «C'è un'inchiesta della Procura in corso. Deciderà il giudice se il Salaria è un abuso o no, ma se lo fosse non potrebbe essere sanato dalla legge regionale». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 29.10.11
INTERVISTA - Montino «Melandri superficiale e distratta». Esterino Montino critica Giovanna Melandri: «Quelle accuse? Superficiali»
Il risveglio è stato traumatico. Letta l'intervista di Giovanna Melandri sul Corriere («sul Piano Casa il Pd in Regione doveva essere più vigile», le parole dell'ex ministro), Esterino Montino, capogruppo dei democratici alla Pisana, ex vicepresidente e poi ex reggente dopo lo scandalo trans che investì Piero Marrazzo, era furibondo. Poi, piano piano, la rabbia è sbollita e ha lasciato spazio al ragionamento.
- Montino, sentito la Melandri? Dovevate alzare di più la voce sul Piano casa... «Lei dice una cosa sbagliata, ha parlato con superficialità, dimostrando di non conoscere cosa è successo sul Piano casa».
- E cosa è successo? «La nostra battaglia è iniziata un anno fa e il provvedimento è arrivato in consiglio a fine luglio, dopo 10 mesi: abbiamo presentato 700 emendamenti, ci hanno accusato di fare ostruzionismo. Ad essere distratta è la Melandri, non noi...».
- Perché l'ex ministro vi critica? «Per fare vedere che c'è ancora. Lei è scomparsa da circa due anni e sa perfettamente che fa più notizia attaccare la propria parte politica che gli avversari. Dovremmo smetterla di darci addosso l'uno con l'altro...».
- È vero che la richiesta di impugnativa del Piano casa è partita dai Verdi, e non dal Pd? «Il ricorso è partito da loro. Poi ce lo hanno sottoposto e io l'ho fatto vedere al nostro avvocato, Gianluigi Pellegrino, che lo ha valutato. A quel punto, ho chiamato Nando Bonessio (responsabile regionale dei Verdi, ndr) per fargli apporre anche la nostra firma, ma il documento era già partito. Abbiamo fatto un comunicato congiunto».
- Ma perché non siete stati voi, il principale partito d'opposizione, il motore di un'iniziativa così importante? «Stavamo lavorando con Pellegrino, ed è arrivata l'impugnativa dei Verdi. A quel punto farne un'altra non aveva senso. Sono solo arrivati prima».
- Il problema non sarà che alcuni degli interventi più contestati, come la pista di sci al Terminillo e il porto di Tarquinia, sono sostenuti anche dagli amministratori del Pd? «Il Terminillo è una proposta avanzata in passato anche del centrosinistra, in accordo con la Provincia di Rieti (guidata da Fabio Melilli del Pd, ndr). Ma non andava messa nel Piano casa: certi progetti vanno discussi caso per caso, e non con una norma generale che autorizza di tutto. Nessuno ne parla, ma nel Piano c'era anche il raddoppio della Luiss, l'università di Confindustria».
- E Tarquinia, dove il sindaco è Mauro Mazzola, sempre del Pd? «Lì il discorso è più complesso. Il porto è bloccato dalle norme paesaggistiche messe dalla giunta Marrazzo. Lo dissi a Mazzola: se quel progetto si può fare senza forzature e in conformità con un Piano sulla portualità, parliamone».
- Se la Polverini togliesse la pista del Terminillo dal Piano casa, e la presentasse come proposta a sé, votereste a favore? «Se fosse in sintonia col progetto voluto da noi e dalla Provincia di Rieti saremmo disposti ad approvarlo. Bisogna essere coerenti».
- Montino, sa che qualcuno vi accusa di consociativismo? «C'è chi ci dà degli ostruzionisti, chi dei consociativi. Secondo me non si deve essere sempre barricaderi: mantengo un profilo da forza di governo. La verità è un'altra...».
- Sarebbe? «Noi abbiamo sempre criticato la Polverini, ma c'è qualcuno che vuole colpire un gruppo, quello regionale, che sta sempre sul pezzo».
- Qualcuno chi? «C'è una sorta di schizofrenia dentro il Pd. Se ogni volta l'oggetto del contendere si riduce ad essere polemici al nostro interno, non andiamo molto lontani».
- Certe nomine della Polverini hanno alimentato certi rumors: Aldo Morrone, direttore generale del San Camillo-Forlanini, è di area di centrosinistra. Stessa cosa per Vitaliano de Salazar, allo Spallanzani. Coincidenze? «Non ho mai suggerito dei nomi alla Polverini. Se poi lei sceglie personalità di alto profilo, che si trovano nel campo nostro, sono contento. Con Morrone, nello specifico, ho anche avuto un periodo di grande freddezza in passato».
- All'Asp, fino a poco tempo fa, c'era il senatore Pd Lucio D'Ubaldo. All'Arpa c'è ancora il commissario Corrado Carrubba, nominato da Marrazzo. Dei casi, anche questi? «Ci saranno problemi nel centrodestra per trovare altre soluzioni. D'Ubaldo aveva posto fin dall'inizio il problema di andarsene, io per primo gli ho detto di non farlo. E con Carrubba cosa dovrei fare? Dirgli di andarsene perché governa il centrodestra? Sono contrario allo spoils system».
- Voto alla Polverini finora? «Direi 3 meno meno... Sta giocando una partita in proprio per la leadership nel Pdl, ma lo fa a scapito dell'azione amministrativa nel Lazio».
- Mica rimpiangerete Storace? «Sono facce della stessa medaglia: poca incisività, molte polemiche e troppa pienezza di sé». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 28.10.11
Piano casa, la Regione pronta a riscrivere la legge. Dietrofront dopo l'incontro con Fitto. Ma Alemanno accusa: dal governo atto grave.
A caldo aveva detto che non si sarebbe fatta intimidire: «Il governo ha bocciato il Piano casa? Noi andiamo avanti, ci difenderemo davanti alla Corte costituzionale». Ieri, la marcia indietro: incontrando il ministro Raffaele Fitto, la governatrice del Lazio ha avviato l'esame delle modifiche da apportare alla legge urbanistica in modo da recepire i rilievi del Mibac e consentire il ritiro dell'impugnativa. Lo dice chiaramente il responsabile degli Affari regionali: «Con la Polverini abbiamo aperto un tavolo tecnico per trovare una soluzione di intesa per superare questa situazione». Seguito a ruota dall'interessata: «Nelle prossime ore si stabilirà se ci sono le condizioni per trovare una soluzione e quindi evitare che da parte della Regione si prosegua nella difesa del piano casa alla Consulta», afferma con nonchalance la Polverini, liquidando le critiche del ministro Galan affidate ieri a Repubblica («Chi non la conosce, capisce subito che non ha studiato a Eton») con un secco: «Non sono interessata, non leggo le sue interviste, ormai siamo abituati alle sue performance».
La difesa è affidata ai fidi scudieri. Il vicepresidente Luciano Ciocchetti («Mentre Galan continua la sua azione di contrasto verso il piano casa del Lazio, il nostro patrimonio storico archeologico si sgretola giorno dopo giorno: Pompei è l'esempio») e il capogruppo della sua lista civica, Mario Brozzi, che la butta sul galateo: «Appare incomprensibile come valutazioni squisitamente personali vengano anteposte al riguardo istituzionale, al reciproco riconoscimento dei ruoli e a quella eleganza che dovrebbe accompagnare qualsiasi uomo nei confronti di una signora».
Intanto però la polemica non si placa. A entrare a gamba tesa, stavolta, è Alemanno. «Bisogna che ci sia un riconoscimento forte nei confronti della Regione Lazio. Il governo ha compiuto un atto davvero grave contro il nostro sistema territoriale», tuona il sindaco, aggiungendo che «non è ammissibile che un progetto così importante, su cui peraltro ci si era già confrontati in consiglio dei ministri, venga impugnato con questa leggerezza». Durissima la replica dell'opposizione: «Grave è il Piano varato dalla giunta Polverini nel totale disprezzo delle regole e, ancora di più, che il sindaco della capitale ignori i più elementari principi della Costituzione», attacca il capogruppo di Sel Luigi Nieri. «Non si può avere un atteggiamento da stadio: se c'è un vizio di legittimità, come in questo caso, rientra nelle prerogative del governo fare ricorso», bacchetta il dipietrista Bucci.
di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 28.10.11
Piano casa, vertice con Fitto per ritirare il no del governo. Piano casa, tavolo tecnico per superare il no del governo - Incontro Polverini-Fitto: la soluzione è vicina
Trattativa serrata fra il Ministero per i Rapporti con le Regione e il Lazio. Obiettivo: il ritiro dell'impugnativa del piano casa deciso lunedì scorso dal Governo. Ha spiegato il presidente della Regione, Renata Polverini: «Ho parlato con il ministro Raffaele Fitto e c'è già in corso un tavolo tecnico che nelle prossime ore stabilirà se ci sono le condizioni per trovare una soluzione che ponga le condizioni per il ritiro dell'impugnativa». Si apre uno spiraglio per il futuro del piano casa del Lazio. La novità è che un gruppo di tecnici della Regione sta lavorando con gli esperti del Ministero per evitare lo scontro davanti alla Corte costituzionale. Ha confermato il ministro Fitto: «Dobbiamo trovare una soluzione che consentirà, mi auguro, se recepita, di giungere al ritiro dell'impugnativa. Adesso non mi sento di aggiungere nulla di più: c'è un lavoro comune presso il ministero con i funzionari della Regione Lazio e verificheremo in base ai punti oggetto dell'impugnativa le modalità per giungere a una soluzione».
«Ho parlato con il ministro Raffaele Fitto e c'è già in corso un tavolo tecnico che nelle prossime ore stabilirà se ci sono le condizioni per trovare una soluzione che ponga le condizioni per il ritiro dell'impugnativa». Le parole sono di Renata Polverini, presidente della Regione, e sembrano aprire uno spiraglio per il futuro del piano casa del Lazio. La novità è che un gruppo di tecnici della Regione sta lavorando con gli esperti del Ministero per evitare lo scontro davanti alla Corte costituzionale sul piano casa del Lazio.
Lunedì il governo, su iniziativa del ministro per i Beni culturali, Giancarlo Galan, aveva deciso di impugnarne una parte consistente. La reazione di Polverini e del Pdl laziale era stata durissima: il presidente aveva parlato di «governo ostile al Lazio», gli assessori del Pdl avevano presentato le dimissioni. L'altro giorno c'era stata una prima mediazione politica del segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, che ha fatto rientrare la rivolta degli assessori. Ma dal punto di vista tecnico serve un intervento del Governo e ieri c'è stato un colloquio di trenta minuti fra il ministro per i Rapporti con le Regioni (Fitto) e il presidente della Regione Lazio. Al termine Polverini ha analizzato la situazione: «Stiamo lavorando sulle condizioni per il ritiro dell'impugnativa». Come dire: da Fitto c'è stata un'apertura e una disponibilità che va in senso opposto rispetto a quanto ribadito negli ultimi giorni dal ministro per i Beni culturali, Giancarlo Galan (Polverini sul ministro: «Ormai siamo abituati alle performance del ministro Galan, ce ne siamo fatti una ragione. Noi andiamo avanti lo stesso»).
Fitto: «Con Polverini abbiamo avviato un tavolo tecnico sul piano casa per trovare una intesa». La regina di tutte le domande: sarà ritirata l'impugnativa del piano casa? Fitto ha detto: «Dobbiamo trovare una soluzione che consentirà, mi auguro, se recepita, di giungere al ritiro dell'impugnativa. Adesso non mi sento di aggiungere nulla di più: c'è un lavoro comune presso il ministero con i funzionari della Regione Lazio e verificheremo in base ai punti oggetto dell'impugnativa le modalità per giungere a una soluzione». Per ora dunque non è possibile affermare che si sta andando a una revoca dell'impugnativa del piano casa, ma il ministro Fitto non esclude questa ipotesi. Dipende da come si svilupperà il confronto fra il Ministero e la Regione. Ieri contro il ministro Galan è sceso in campo anche il leader de La Destra, Francesco Storace: «Non so a che cosa è servito il vertice del Pdl laziale con Alfano; ma vedo che Galan insiste su Sky e continua ad attaccare la Regione con argomenti pretestuosi. Non è compito del Consiglio dei Ministri stabilire se provvedimenti per lo sviluppo, come gli impianti sciistici al Terminillo o singoli porti locali, sono compatibili o meno con il piano casa. Al Governo spetta solo di valutare se un provvedimento è conforme con la Costituzione. E la legge approvata dal consiglio regionale del Lazio lo è. Il resto sono solo capricci».
Caustico il vicepresidente della Regione, Luciano Ciocchetti (assessore all'Urbanistica): «Mentre il ministro Galan continua la sua azione di contrasto, soprattutto mediatico verso il piano casa del Lazio, il nostro patrimonio storico archeologico dell'intera umanità si frantuma e sgretola giorno dopo giorno. Pompei è l'esempio. Entrando nel merito tecnico delle polemiche sollevate in questi giorni ritengo opportuno puntualizzare che la normativa del piano casa, nella sua completezza, rispetta totalmente le leggi e la Costituzione. Espressamente all'interno dei commi impugnati si definisce, inoltre, una prassi di copianificazione tra Stato e Regione con il meccanismo dell'intesa che è previsto all'articolo 117 della Costituzione italiana ed il codice dei beni culturali. Invito Galan a non farsi mal consigliare soltanto dai suoi fidi e non obbiettivi collaboratori, ma a leggere personalmente la legge». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 28.10.11
Lazio. Piano casa - Alfano vede Polverini: il Pdl torna in Giunta
ROMA - Tornano in Giunta i dieci assessori Pdl dimissionari, e partirà un tavolo di confronto politico permanente tra la Regione Lazio e il Pdl nazionale per seguire il sistema Lazio. Si è conclusa così, dopo due giorni di fuoco e quattro ore di confronto a porte chiuse tra Renata Polverini e i vertici del Pdl a via dell'Umiltà, la crisi del Piano casa.
Lo scontro tra la governatrice del Lazio e il governo era scoppiato dopo che il Consiglio dei ministri, su impulso del responsabile dei Beni culturali Giancarlo Galan, aveva impugnato una parte del provvedimento urbanistico. Per protesta, 10 assessori del Lazio su 15, quelli del Pdl, avevano riconsegnato le deleghe a Polverini, che aveva chiesto un incontro con lo stato maggiore del partito. Che ieri, da Verdini a La Russa, da Gasparri a Cicchitto, era al completo, insieme con i coordinatori regionali e provinciali. Ma è stato lo stesso segretario Angelino Alfano a ribadire agli assessori la «piena fiducia» e a chiedere nel corso dell'incontro che ritornassero a «riprendere l'ottimo lavoro fin qui svolto nella giunta regionale». «Alfano - ha affermato Polverini - ha riconosciuto che c'è un "sistema Lazio" importante che sta lavorando bene intorno alla Giunta, e che il piano casa è uno dei punti qualificanti non soltanto dell'azione della Regione ma anche di quella del governo Berlusconi».
Intanto, però, l'impugnativa prosegue il suo iter. «Sarà mia cura - ha spiegato Polverini - confrontarmi con il ministro Fitto. Galan tiene il punto: «Li avevo già avvertiti a luglio: sarà la Consulta a decidere sulla legittimità». © RIPRODUZIONE RISERVATA
pag. 24
da Il Sole 24ore del 27.10.11
Urbanistica. Piano Casa, Polverini fa pace con il Pdl - La crisi politica della Regione, iniziata l'altro ieri, è rientrata dopo alcuni momenti di tensione. Vertice con Alfano e alla fine gli assessori ritirano le dimissioni. Polverini: «Riconosciuto il sistema Lazio» - Vertice con Alfano, un tavolo per il piano Casa. Ma stavolta se ne occuperà Fitto.
Tre ore di vertice, poi la schiarita: la crisi politica della Regione Lazio, iniziata l'altro ieri con le dimissioni di dieci assessori Pdl, è già rientrata. È bastato il lungo vertice tra la governatrice Renata Polverini, il segretario del partito Angelino Alfano e i dirigenti pidiellini: «Alfano - dice la Polverini - ha riconosciuto l'importanza del Piano Casa, il lavoro della giunta e l'esistenza di un sistema Lazio». Il segretario ha spiegato: «Le questioni tecniche sul Piano Casa saranno approfondite: creeremo un tavolo permanente per monitorare l'attività della Regione». Ad occuparsene, sarà il ministro Raffaele Fitto che - insieme a Giorgia Meloni - in Cdm aveva cercato di scongiurare l'impugnativa di Palazzo Chigi della legge regionale.
Oltre tre ore di vertice, alcuni momenti di tensione, la maggioranza che - mentre a via dell'Umiltà si discute del «caso Lazio» - va sotto alla Camera anche per l'assenza di alcuni deputati. Quando ormai è buio Renata Polverini esce dal lunghissimo incontro col segretario del Pdl: «Alfano - dice la presidente - ha ribadito l'apprezzamento per il nostro lavoro, ha riconosciuto l'importanza del Piano Casa e del sistema Lazio». Il segretario diffonde una nota: «Quel Piano è uno dei punti qualificanti del governo Berlusconi. Il Pdl apprezza l'opera della giunta Polverini, auspica che gli aspetti tecnici da verificare siano approfonditi nelle sedi competenti, a partire da quelle di governo preposte al rapporto con le Regioni». Alfano, inoltre, «ha confermato la fiducia agli assessori dimissionari, chiedendo di riprende il lavoro», e si è «impegnato ad istituire un tavolo permanente per monitorare le questioni del Lazio».
Quanto basta, per il momento, a far rientrare la crisi. I dieci assessori Pdl hanno ritirato le dimissioni, la Polverini si accontenta del segnale politico dopo aver incassato anche un documento in suo sostegno firmato dai dirigenti laziali del Pdl. Ha costretto mezzo Pdl (al vertice, oltre ad Alfano, c'erano i coordinatori nazionali Verdini-Bondi-La Russa, i capigruppo di Camera e Senato Cicchitto e Gasparri, il vicepresidente della Camera Lupi, i ministri Meloni e Fitto, Antonio Tajani, il coordinatore regionale Piso, il suo vice Pallone, quello romano Sammarco) ad occuparsi, pur nella bufera politica, di una questione locale. Non solo. La governatrice ottiene un altro effetto: il «commissariamento» del nemico Giancarlo Galan. Nella riunione il «bersaglio» è diventato proprio lui: «Nel Lazio noi siamo oltre il 40%, lui in Veneto conta per il 7%», è stato fatto notare ad Alfano. Messaggio chiaro anche in vista del congresso del Pdl.
Del tavolo per rivedere alcuni punti del Piano Casa, se ne occuperà Raffaele Fitto, che - insieme alla Meloni e in parte alla Prestigiacomo - si è battuto in Cdm per evitare l'impugnativa del governo. Galan fiuta l'aria: «Faccio il ministro, non posso far finta di niente se c'è qualche presidente di regione prepotente... Il Lazio l'avevo già avvisato a luglio: volevano fare un Piano Casa con darsene e stazioni sciistiche. Non sono contrario, ma dovevano farlo nel rispetto delle leggi». Cosa cambia dopo l'incontro Polverini-Alfano? «Alfano ne parlerà con Berlusconi, il presidente con me, io con altri. Fino alla decisione della Corte Costituzionale». Ma il ricorso alla Consulta va avanti? «Vedremo se c'è la possibilità di trovare una soluzione. Altrimenti ci difenderemo», dice la Polverini. L'obiettivo, adesso, è «salvare» alcuni interventi: su tutti, la pista da sci al Terminillo e qualche porto turistico (ad esempio Tarquinia).
Critiche dal centrosinistra: «Alfano loda gli assessori e ignora la Polverini», dice Esterino Montino (Pd). Pier Ferdinando Casini «avverte» la presidente: «Il governo non ama Roma, Polverini ne prenda atto». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 27.10.11
INTERVISTA - Giovanna Melandri: "Ma il Pd è stato poco vigile". Giovanna Melandri "La governatrice è rimasta vittima della politica spettacolo, si è allargata..."
«Giusto bocciare ma dal Pd troppa debolezza».
Giovanna Melandri, classe '62, in Parlamento dal '94, due volte ministro (Beni culturali con D'Alema e Amato, Politiche giovanili e sport con Prodi), è una newyorkese romana. Eppure la deputata Pd di Roma non parla spesso, anche se ogni tanto il suo nome circola tra i possibili candidati per cariche importanti (l'ultima volta nel 2010, per la Regione Lazio). Il Piano Casa della Polverini, però, l'ha convinta a tornare in campo sul suo territorio.
- Come mai, onorevole Melandri? «Ho letto che la Polverini ha ricordato i "dieci comandamenti" di Berlusconi a piazza San Giovanni. La governatrice è finita vittima proprio della politica spettacolo».
- In che senso? «Affidarsi all'uomo della provvidenza, che l'aveva salvata in campagna elettorale, produce questo: pensare che tutto si possa fare, anche in contrasto con la Costituzione. La Polverini e il Pdl del Lazio sono vittime della cultura dell'uomo forte, della soluzione a tutti i costi».
- Ma non sono vittime di Giancarlo Galan? «Guardi, esco adesso da una durissima battaglia col ministro sulla nomina di Malgara alla Biennale di Venezia. E, in generale, l'azione dei ministri del Mibac durante il governo Berlusconi è totalmente insoddisfacente».
- Però? «Però l'intervento di Galan è doveroso, inevitabile. La disciplina delle aree vincolate spetta allo Stato».
- La giunta regionale, prima del vertice di ieri con Alfano, è stata sull'orlo della crisi. «La Polverini aveva le dimissioni dei suoi assessori in tasca? Avrebbe fatto bene ad aggiungerci anche le sue, oppure adesso modifichi la legge regionale».
- Piste da sci e porti turistici c'entrano col Piano Casa? «No. In tutta Italia il Piano Casa è iniziato male e continuato peggio. La Polverini si è allargata...».
- Il problema, però, è diventato politico. Possibile che un ministro di una coalizione bocci così una legge presentata dalla governatrice della sua stessa maggioranza? «Non è la prima volta che succede. Io stessa, 12 anni fa, ho esercitato i poteri sostitutivi nei confronti della Regione Campania guidata da Bassolino. Proprio per questo è stato introdotta la copianificazione. Alla Polverini, però, non basta neppure questo».
- Obiezione del centrodestra: crolla Pompei e il ministro pensa alla pista sul Terminillo. Galan non ha esagerato? «Il ministro ha doveri, tra cui quello di esercitare i suoi poteri di controllo e tutela. La Polverini, invece di porsi da un punto di vista istituzionale, sembra aver instaurato col governo un rapporto personale, in amitié. Batte cassa, manda messaggi criptici. Ci dica: che intende quando dice di aver fatto finta di non vedere e non sentire?».
- Come giudica l'atteggiamento del Pd sul Piano Casa? «Vedo che diversi nostri esponenti chiedono le dimissioni della Polverini. Ma la natura di quel piano era nota da tempo, avremmo dovuto alzare di più la voce».
- La richiesta di impugnativa al ministro dei Beni culturali e dell'Ambiente l'hanno avanzata i Verdi «Avrebbe dovuto farlo il Partito democratico. Non c'è sviluppo senza tutela della bellezza italiana: per noi la stella polare deve essere chiara».
- Opposizione debole? «Non voglio fare la maestrina. Ci sono deputati che hanno chiesto un referendum per abrogare il Piano Casa. Ma l'opposizione in consiglio regionale poteva essere più vigile». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 27.10.11
INTERVISTA - Piano casa, l'attacco di Galan - Intervista al ministro per i Beni culturali dopo l´impugnativa del governo: "La Costituzione non si può forzare: tutela il paesaggio". "La Polverini è prepotente". Rientrano le dimissioni della giunta. Galan: "Allibito dalla governatrice è prepotente e vuole forzare la legge". Stoccata del ministro: si capisce che non ha studiato a Eton.
Il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan, respinge le accuse della Regione Lazio dopo l'impugnazione da parte del governo del Piano casa e va all'attacco di Renata Polverini. «È prepotente», afferma. Poi difende la sua decisione perché, spiega, «non si possono forzare la Costituzione e le leggi italiane sulla tutela del paesaggio». Intanto ieri la governatrice del Lazio ha incontrato, insieme agli assessori del Pdl, il coordinatore del partito Angelino Alfano. Un vertice grazie al quale i dieci componenti della sua squadra hanno ritirato le dimissioni annunciate 48 ore fa proprio dopo la decisione del governo contraria al Piano casa.
«Sono allibito». All'indomani del terremoto provocato dall'impugnazione del Piano casa da parte del governo, il ministro Giancarlo Galan sembra l'eroe di Blade runner. Solo che i suoi Bastioni di Orione sono le Mura Aureliane: «Da quando sono a Roma ho visto cose dell'altro mondo. Fortuna che sono temprato, c'ho un carattere solido», sorride il titolare dei Beni culturali.
- Ministro, ma perché lei con la Polverini non s'è mai preso? «Non so dire... Ci sono alcune cose che mi dan fastidio: ‘sto atteggiamento prepotente, "parlo con il premier"... io non ho mai telefonato a Berlusconi, ho fatto 15 anni il presidente del Veneto, ho fatto l'unico Piano casa che ha funzionato... Mi son risolto sempre tutto da solo. È poi stupefacente questo uso disinvolto del linguaggio, poco raffinato: uno che non la conosce, capisce subito che non ha studiato a Eton».
- Allora ha ragione la Polverini quando dice, a proposito della bocciatura del Piano casa, che c'è accanimento da parte sua... «Sa qual è la cosa che mi colpisce di più? Questo voler pretendere di forzare norme che, dalla Costituzione in giù, sono scritte in tutte le leggi italiane. Non è questione di governo amico. La Costituzione prevede che la tutela del paesaggio sia affidata allo Stato e io la esercito. Un Piano casa deve prevedere che si facciano ampliamenti, cambi di destinazione d'uso, ma non che una legge regionale possa scavalcare la legge nazionale per costruire un impianto da sci o una sessantina di darsene».
- La giunta del Lazio obbietta che queste infrastrutture sono strategiche per lo sviluppo della Regione. «Ma mica io dico di non farle. Le costruiscano pure, ma secondo le norme dello Stato e quindi con l'autorizzazione degli organi di cui lo Stato si serve per esercitare il potere di tutela. Io li avevo pure avvertiti a luglio, ma apriti cielo: hanno reagito come se avessi commesso chissà quale delitto. Invece bastava fermarsi un attimo e vedere quali interventi fare per evitare lo stop del governo».
- Intanto la governatrice ha invocato un chiarimento e oggi ha incontrato Alfano, insieme a un drappello di big pidiellini. Com'è andata la riunione? «Non lo so perché non mi interessa. Lei è il capo di una Regione, io sono ministro pro tempore dei Beni culturali. All'atto di nomina io giuro sulla Costituzione, mi si impone di tutelare il paesaggio e io lo tutelo. Il ricorso proposto innanzi alla Consulta non è una questione politica».
- Tuttavia le accuse lanciate contro di lei, il governo e il premier sono pesanti. Anche lei, come tanti altri, pensa che la Polverini abbia preso il Piano casa a pretesto per smarcarsi da Berlusconi? «È una supposizione che ha una sua legittimità ma io non la voglio fare. Certo è che quando dice "ho preso un milione e mezzo di voti" c'è da preoccuparsi. Perché: chi li ha presi quei voti? Lei sola? Cosa sono ‘sti discorsi? E comunque questo ti autorizza a fare qualcosa di incostituzionale? Non potrebbe neppure se avesse preso il 100%. Le amministrazioni si esprimono per atti soggetti alla legge».
- Quindi non è vero che lei ha insistito sul ricorso contro la legge del Lazio solo per puntiglio. «Ma sa quanti erano all'inizio i motivi di impugnazione? Diciotto. Che alla fine abbiamo ridotto a 3-4 punti, oltretutto limitando la richiesta al petitum, non bloccando tutta la legge. Adesso l'unica cosa da fare è aspettare la pronuncia della Corte o modificare la legge regionale».
- Cosa consiglia ministro? «Di modificare la legge, la stessa cosa che suggerii a luglio. Tra l'altro non è la prima volta: abbiamo impugnato anche il Piano casa del Molise e quella giunta l'ha cambiata».
- Non crede che, visti i rapporti, se glielo consiglia lei la Polverini fa il contrario? «È questo il guaio, che lei personalizza tutto. Se io avessi preso come un'offesa personale ogni impugnazione, starei fresco: nella vita mi è capitato almeno una ventina di volte».
- Lei però non ha mai minacciato di andarsene, mentre in questo caso si è quasi dimessa mezza giunta. «Calma, calma, qui non si è dimesso nessuno, ma non mi faccia dire altro. Da quando sono a Roma mi par di vivere in un altro mondo».
- È questo il punto: il Pdl locale sostiene che lei, da veneto, è contro Roma. È così? Ha anche tolto i fondi al Festival del cinema. «È una delle più colossali fesserie che si possono dire, io sono solo un tipo rigoroso. Qualsiasi altro ministro al posto mio avrebbe detto: cosa saranno mai 150mila euro da dare al Festival di Roma, così evito di litigare. Siccome però non sono soldi miei, ma dei cittadini italiani, io ho fatto la cosa che ritenevo più giusta. Sarò influenzato dalle letture einaudiane, ma penso che fare concorrenza al Festival di Venezia sia uno spreco di risorse. Se Roma facesse quello che fa Parigi, una rassegna di retrospettive, oppure ciò che Venezia non riesce a fare, cioè il mercato da portare via a Cannes, sarei prontissimo ad aiutarla».
- È andata così pure sul Piano Casa? Mi spiego: poteva decidere di non chiedere l'impugnazione? «Quello era un obbligo, scritto nella Costituzione, in consiglio dei ministri eravamo tutti d'accordo. Spero che prima o poi lo capiscano, che la ragione prevalga. Che rifacciano la norma, così ritiriamo il ricorso».
di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 27.10.11
Piano casa, la giunta regionale fa dietrofront. Dimissioni ritirate, oggi la trattativa con Fitto per evitare la Consulta. Ma nel Pdl è scontro.
Un vertice di tre ore e, come scommettevano in tanti alla vigilia, torna il sereno. O quasi. I dieci assessori della giunta Polverini che due giorni fa si erano "ammutinati", annunciando le loro dimissioni di massa contro il governo nazionale dopo l'impugnazione del piano casa, restano al loro posto. Angelino Alfano, segretario del Pdl, assicura loro «piena fiducia», esprime «convinto apprezzamento per l'opera della giunta Polverini» e auspica sul piano casa «che gli aspetti tecnici da verificare siano approfonditi nelle sedi istituzionali competenti».
Salva la forma, meno la sostanza, visto che la legge simbolo dell'esecutivo laziale per adesso resta sub judice nelle parti impugnate lunedì dal consiglio dei ministri. E ora, per evitare che si pronunci la Consulta, con la possibilità di stralciare formalmente le parti contestate dai ministri Giancarlo Galan e Stefania Prestigiacomo, oggi stesso Renata Polverini incontrerà il titolare degli Affari regionali, Raffaele Fitto. Con lui proverà a studiare il modo per modificare la legge e venire incontro ai rilievi del governo. «In sede istituzionale - ha spiegato ieri la governatrice del Lazio - cercheremo di capire se c'è ancora una soluzione. Se così non è noi ribadiremo la nostra posizione e ci difenderemo davanti alla Corte costituzionale».
Ma ieri, nella riunione in via dell'Umiltà, sede nazionale del Pdl, non si è parlato solo di piano casa. Anzi. Al centro della discussione (presenti i tre coordinatori nazionali del partito, i capigruppo di Camera e Senato, il ministro Giorgia Meloni, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi e il vicepresidente della commissione europea, Antonio Tajani) soprattutto la spaccatura interna al Pdl e le recriminazioni dei berlusconiani nel Lazio. Alla fine, oltre al simbolico ritiro delle dimissioni da parte dei suoi assessori, la Polverini ha ottenuto anche la costituzione «di un tavolo di confronto permanente» tra lei e Alfano «per valorizzare e sostenere in modo fattivo e costante le tematiche di preminente interesse della Regione Lazio». Un modo anche per provare ad evitare future grane su altre vicende delicate per la giunta Polverini (vedi emergenza rifiuti). Se il tavolo funzionerà lo si vedrà nei prossimi mesi, anche alla luce delle future mosse del governo. Intanto, per la governatrice «c'è la consapevolezza che esiste un sistema Lazio che va sostenuto e affiancato dal Pdl».
Dopo la riunione, però, l'opposizione va all'attacco. Per il segretario dell'Idv, Vincenzo Maruccio, «la montagna ha partorito il topolino». Esterino Montino, capogruppo Pd alla Pisana, sottolinea «la freddezza impressionante» di Alfano: «Voleva essere un gesto politico forte e invece si è rivelata una farsetta di modestissimo conio, finita con un buffetto sulle guance e un "siete bravi"». «Ormai la famigerata legge sul Piano casa del Lazio è diventata un caso nazionale - segnala il deputato pd Michele Meta - e ora il ruolo di Galan viene messo in discussione da imbarazzanti riunioni di partito».
di Mauro Favale
da La Repubblica del 27.10.11
Il Pdl si schiera con la Polverini - Piano casa, vertice con Alfano: gli assessori ritirano le dimissioni dalla giunta. Centrodestra compatto, il governatore: è andata bene. Ma il ministro Galan insiste: prepotenti. Pdl compatto con Polverini - Alfano: tavolo per il Lazio. Rientrano le dimissioni degli assessori regionali
Gli assessori regionali del Pdl hanno ritirato le loro dimissioni su richiesta di Alfano. «Con il piano casa la Regione Lazio e il presidente Renata Polverini hanno attivato uno dei punti qualificanti del programma del governo Berlusconi. La sostanza del piano resta pienamente in vigore». Con questo parole Angelino Alfano, segretario nazionale del Pdl, ha voluto rassicurare Renata Polverini, la sua giunta e tutti i dirigenti del Popolo della libertà del Lazio dopo che il governo ha impugnato il piano casa. Polverini, irritata, aveva parlato di «governo ostile al Lazio». Alfano ha spiegato che il Pdl darà vita a un tavolo per affrontare tutti i problemi del Lazio. Renata Polverini ha replicato: «Per oggi sono soddisfatta. Il caso specifico del piano casa sarà discusso in sede istituzionale». E proprio oggi Renata Polverini incontrerà il ministro per i rapporti con le Regione, Raffaele Fitto. Ma Galan attacca ancora: «Polverini prepotente».
Dopo lo stop del governo al piano casa, la controffensiva di Renata Polverini, che ha con sè tutto il Pdl del Lazio, proseguirà oggi con un incontro con il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto. Ma già al termine del vertice di ieri con il segretario del Pdl, Angelino Alfano, il presidente del Lazio ha confidato ai suoi collaboratori: «Per oggi sono soddisfatta, è andata bene». E a sostegno delle tesi di Polverini, sono arrivate anche le parole del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: «Il governo non ama Roma. E' a trazione leghista, ha fatto tante promesse ma non è riuscito a realizzarne neanche una. La Regione Lazio è stata lasciata sola con se stessa e, purtroppo, Polverini ne deve prendere atto prima che sia troppo tardi».
Tutto è cominciato lunedì, dopo che il governo, su proposta del ministro per i Beni culturali Giancarlo Galan, ha deciso di impugnare buona parte del piano caso del Lazio, lanciando una sfida a una Regione governata dal centrodestra. Polverini ha reagito con forza, parlando di «governo ostile al Lazio» e chiedendo un incontro urgente ad Alfano, mentre tutti gli assessori del Pdl, per protesta contro il Governo, hanno riconsegnato le deleghe al presidente. Ieri, su richiesta di Alfano, le dimissioni sono rientrate. Ma ciò che si è visto al vertice nella sede di via dell'Umiltà ha stimolato la battuta di un dirigente del partito: «Galan è riuscito a compattare il Pdl di Roma e del Lazio». Da Alfano con Polverini c'erano tutti gli assessori, tutti i segretari provinciali del Pdl, il coordinatore e il vicecoordinatore laziale (Piso e Pallone), c'erano i parlamentari laziali e il presidente del consiglio regionale (Abbruzzese). Si è vista anche il ministro Giorgia Meloni. Al fianco di Alfano, Lupi, Bondi, Gasparri e Cicchitto.
Al termine Alfano ha spiegato: «Con il piano casa la Regione Lazio e il presidente Polverini hanno attivato uno dei punti qualificanti del programma del governo Berlusconi. La sostanza del piano resta pienamente in vigore. Il Pdl, nel confermare convinto apprezzamento per l'opera della giunta Polverini, auspica che gli aspetti tecnici da verificare siano approfonditi fin da oggi nelle sedi istituzionali competenti». Alfano si è anche impegnato ad affrontare il «caso Lazio» con un «tavolo di lavoro permanente per monitorare le questioni di interesse regionale del Lazio». Galan però non ha fatto molto per raffreddare i toni visto che ha dichiarato al sito affaritaliani.it: «Polverini è prepotente, io l'avevo avvertita che il piano casa aveva dei problemi».
Polverini ha spiegato: «L'incontro è andato bene. Alfano ha riconosciuto che c'è un sistema Lazio importante che sta lavorando bene intorno alla giunta Polverini e che va seguito attraverso un tavolo di confronto permanente. Bisogna evitare che si possano ripetere situazioni che in questo anno, purtroppo, abbiamo dovuto subire. L'impugnativa del piano casa non è una questione che può essere discussa in una sede politica, attiene ai livelli istituzionali e incontrerò Fitto». Pallone: «Ora Renata Polverini è più forte». Ironizza il centrosinistra: «la crisi continua e il Lazio resta ostaggio delle guerre interne al Pdl», dice Montino capogruppo del Pd, mentre il suo compagno partito, il parlamentare Meta, aggiunge: «Polverini farebbe meglio a ritirare il piano casa e gli esponenti di Governo del Pdl ad occuparsi dei disastri che hanno prodotto al Paese».
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di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 27.10.11
No al piano casa del Lazio, lasciano gli assessori Pdl. La bocciatura di Palazzo Chigi. Impugnata la legge: i dieci assessori del partito lasciano la giunta regionale. No al piano casa Lazio, rivolta Pdl - Polverini: Governo Berlusconi ostile, ci difenderemo davanti alla Consulta
In polemica con il Governo, che ha deciso di inviare il piano casa del Lazio alla Consulta, si sono dimessi gli assessori Pdl della giunta Polverini. La presidente della Regione: Governo Berlusconi ostile, ci difenderemo davanti alla Consulta.
ROMA - «Un atteggiamento del Governo ostile a questa Regione». Un piano casa che, dopo essere stato impugnato dal Governo, «risponde quasi esclusivamente alle esigenze dei costruttori di Roma» e mette i cittadini laziali in serie B. Con il premier che «avrebbe dovuto mostrare una sua posizione più ferma» in Consiglio dei ministri. Non usa mezzi termini la Governatrice del Lazio, Renata Polverini, dopo che il Governo ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale tre punti del piano casa.
Tanto che dopo aver ricevuto le dimissioni di dieci assessori del Pdl («un atto politico forte nei confronti del partito») - dimissioni «da tenere in tasca» in attesa del confronto con il segretario del Pdl, Angelino Alfano - attacca il governo e annuncia: «Andremo avanti e ci difenderemo davanti la Corte costituzionale», senza mediare, «perché il piano casa ne uscirebbe depotenziato».
È la conclusione di un braccio di ferro tutto interno al centrodestra, iniziato questa estate fra la governatrice e il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan. Un piano criticato anche dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
In Consiglio dei ministri è passata la linea Galan: il piano casa della governatrice andrà al vaglio della Corte costituzionale, nella parte che riguarda le deroghe al Piano paesaggistico, alle zone archeologiche e ai condoni sulle aree vincolate. Il resto del piano - la parte "abitativa" - è rimasta ed è operativa da oggi, 26 ottobre. Si fermano, dunque, almeno fino al pronunciamento della Consulta, una serie di ampliamenti e completamenti di edifici pubblici e privati di tipo commerciale e agli interventi in montagna.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno (Pdl), è sceso in campo a fianco della Governatrice del Lazio, «in questa incomprensibile vicenda». La Giunta regionale «deve sapere - dice Alemanno - che può contare sul nostro pieno appoggio per ogni battaglia finalizzata a una necessaria spinta all'economia e alla difesa di un diritto fondamentale come quello della casa».
Intanto il Pd ha chiesto le dimissioni della Polverini e della sua Giunta. Con il piano casa, bocciato «dallo stesso Governo nazionale - dice Vannino Chiti, vice presidente del Senato e commissario del Pd Lazio - non si risolve l'emergenza abitativa, ma si colpirebbero in modo indiscriminato le coste, i parchi e le aree naturali protette». Per il senatore del Pd, Roberto Della Seta, il piano casa Polverini è «una vergogna ambientale e urbanistica, per il quale il presidente della regione meriterebbe il "premio Attila": bene ha fatto il ministro Galan a sconfessarlo».
Secondo il Governo il piano casa della Regione Lazio violerebbe gli articoli 9 e 117 della Costituzione, oltre alla Convenzione europea del paesaggio. Tre i punti nel mirino: il primo è «quello relativo al condono, una sorta di norma che impone al Comune di Roma - spiega il sottosegretario al ministero dei Beni culturali, Francesco Giro - di valutare tutte le richieste di condono che ancora giacciono al Comune, e cioè quelle che risalgono al 1985, 1994 e 2003, e chiedono al Comune di valutare entro 90 giorni, dopodiché scatta il principio del silenzio-assenso, quindi sarebbe una sanatoria ipso facto. Ma il condono è materia di pertinenza statale».
Poi l'articolo che prevede una serie di deroghe ai vincoli e alle zone di tutela previsti dai Ptp (Piano territoriale paesistico) e dal Ptpr (Piano territoriale paesistico regionale), la realizzazione di opere di utilità pubblica come impianti sportivi, sistemi portuali, scuole, ospedali e alberghi.
Il terzo punto impugnato è una norma che prevedeva una impropria prevalenza della regione sulla valutazione dei vincoli archeologici, ex legge Galasso. «C'era una prevalenza ordinatoria sulla valutazione dei vincoli archeologici, ma anche quella è prerogativa del ministero», spiega Giro. © RIPRODUZIONE RISERVATA
- LE OBIEZIONI - Nel mirino l'ipotesi condono (con deroga) nelle zone sotto tutela paesaggistica e a vincolo archeologico. Il Pd: la governatrice si dimetta
LE TRE OBIEZIONI
- La sanatoria. La prima norma del piano casa della Regione Lazio finita nel mirino del Consiglio dei ministri è quella che impone al Comune di Roma di valutare entro 90 giorni tutte le richieste di condono che ancora giacciono al Comune: pratiche che, quindi, risalgono al 1985, 1994 e 2003. Scaduto il termine, scatta il principio del silenzio-assenso. Una sanatoria inaccettabile perché, argomenta il governo, il condono è materia di pertinenza statale
- Deroghe ai vincoli territoriali. Un articolo prevede una serie di deroghe ai vincoli e alle zone di tutela previsti dal piano territoriale paesistico e dal piano territoriale paesistico regionale per la realizzazione di opere di utilità pubblica. Le deroghe ai vincoli, è l'obiezione del Governo, devono essere coopianificate tra regione e ministero; a promuovere l'intesa per la coopianificazione, inoltre, è il ministero dei Beni culturali e non la regione
- Vincoli archeologici. Il terzo punto riguarda la norma che prevedeva un'impropria prevalenza della Regione sulla valutazione dei vincoli archeologici. «C'era una prevalenza ordinatoria sulla valutazione dei vincoli archeologici, ma anche quella è prerogativa del ministero» ha spiegato il sottosegretario al ministero dei Beni culturali, Francesco Giro
di Nicoletta Cottone
da Il Sole 24ore del 26.10.11
Piano casa del Lazio, giunta contro governo - Via dieci assessori. La Polverini: sono ostili, ci difenderemo
ROMA - Altro che Piano Casa. Quello della Regione Lazio è un terremoto, tutto interno al centrodestra. Dopo che il governo, su richiesta dei ministri Galan e Prestigiacomo, ha impugnato di fronte alla Consulta la legge che consentiva di costruire anche piste da sci, porti e campi da golf, la governatrice Renata Polverini chiama in causa il premier: «Berlusconi ha infranto il giuramento di San Giovanni». Quello sancito nella primavera del 2010, sulla piazza recentemente teatro degli scontri dei black bloc, durante la campagna elettorale per le regionali. Quel giorno, sul palco, Berlusconi chiamò i candidati governatori del Pdl ed enunciò un giuramento in dieci punti, tra cui il Piano Casa.
La Polverini ricorda: «Ci hanno sbeffeggiato tutti: quella scena era un po' particolare, ma pensavo che dietro la forma ci fosse anche la sostanza. Invece alcuni di quei giuramenti sono già stati infranti». Parole dure, che arrivano dopo diverse prese di distanza della presidente nei confronti del premier: dai candidati «polveriniani» alle amministrative del 2011 al voto sui referendum, fino ai tagli della finanziaria. Lo «strappo», ora, è più profondo: «Ho mandato giù - dice la Polverini - di tutto, ho fatto finta di non vedere, di non sentire, ho coperto certe situazioni perché cercavo di difendere il governo. Ma così non si può più andare avanti». Ieri i primi effetti. I dieci assessori del Pdl in giunta si sono dimessi: «Un gesto forte, che ho apprezzato. Ho la lettera in tasca, domani (oggi, ndr) deciderò cosa fare». Data non casuale: la Polverini, oggi, vedrà Angelino Alfano. «Lui - dice la governatrice - ha cercato di aiutarci, anche se non è più nel Cdm, provando a convincere i ministri a non impugnare il Piano Casa». La critica è dura: «Questo governo è ostile verso il Lazio: era più benevolo con la giunta Marrazzo. Forse è vero che esiste una cabina di regia che decide quali regioni si devono sviluppare e quali no».
Poi la frecciata: «Ora ha ragione l'opposizione: il Piano Casa, così com'è, è solo per i costruttori. Ci difenderemo alla Consulta: non c'è spazio per le mediazioni. Se il Pdl vuole cambiare il Lazio bene, altrimenti non ci sto più». Si dimette anche lei? «Vediamo cosa succede».
La Prestigiacomo è possibilista: «I rilievi del ministero dell'Ambiente sono superabili modificando la legge. Per la pista da sci al Terminillo è un problema di metodo». Mentre il sottosegretario al Mibac Francesco Giro, criticato da pezzi del centrodestra, chiede «che cessi il fuoco amico contro di me». Ma la bagarre si sposta su altri temi: «Sul piano rifiuti - dice la Polverini - non sono più serena e non me la sento di andare avanti: non posso correre lo stesso rischio del Piano Casa. Lì serve altro, e ce lo posso mettere solo se chi ha vinto le elezioni con me mi sostiene. Lo dirò ad Alfano: aspettiamo lo sblocco di centinaia di milioni dal governo». L'Udc, che nel Lazio è in maggioranza e che - col vicepresidente Luciano Ciocchetti - ha scritto il Piano Casa, difende il provvedimento: «Il governo dovrebbe occuparsi d'altro», dice Lorenzo Cesa. Il centrosinistra attacca: «La Polverini si dimetta», dice Vannino Chiti (Pd).
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di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 26.10.11
«Il Piano casa ora è un piano per palazzinari». Polverini durissima: se il Pdl ha perso la volontà di cambiare io non ci sto più. Piano casa, si dimette la giunta regionale. Gli assessori Pdl rimettono le deleghe. Polverini: ricorreremo alla Consulta
«Il governo Berlusconi è ostile al Lazio. E il premier ha infranto il giuramento di San Giovanni del 2010». Renata Polverini, dopo la bocciatura di una parte del Piano Casa (quella relativa a piste da sci, porti turistici, campi da golf), torna all'attacco. Ma, stavolta, punta un bersaglio più in alto: il premier Silvio Berlusconi, al quale la governatrice si era legata proprio durante la corsa per la Regione Lazio, dopo che la lista Pdl era rimasta esclusa dalla competizione. La Polverini, ora, è dura: «Per molto tempo ho fatto finta di non vedere, di coprire certe situazioni perché difendevo il mio governo. Ora basta, così non si può andare più avanti». Gli assessori del Pdl in giunta hanno rimesso le loro deleghe: «Deciderò dopo l'incontro con Alfano», dice la Polverini. Il vertice dovrebbe esserci oggi. Il centrosinistra critica la presidente: «Ora se ne vada lei».
Fuori, i carabinieri che sorvegliano le entrate e un gruppetto dei Verdi che manifesta. Dentro, la «sala Tevere» della Regione Lazio stracolma. In prima fila, gli assessori del Pdl, da ieri «dimissionari». «Hanno rimesso le deleghe», dice Renata Polverini. Quelle stesse deleghe che, in realtà, sono sempre rimaste scritte a matita. La presidente aggiunge: «Un gesto che ho apprezzato. La lettera ce l'ho in tasca. Dopo l'incontro con Alfano (oggi, ndr) deciderò». Per ora, c'è una certezza: la vicenda del Piano Casa, con l'impugnativa alla Corte Costituzionale chiesta dai ministri Galan (Beni Culturali) e Prestigiacomo (Ambiente) e accettata dal Consiglio dei ministri, provoca un terremoto.
Lo fa capire la stessa Polverini: «Abbiamo mandato giù di tutto, adesso basta. Se vogliamo cambiare la Regione, va bene. Altrimenti, se nel Pdl non c'è questa volontà, io non ci sto più. Non possiamo più andare avanti così». Significa che anche la governatrice è pronta a dimettersi? «Vedremo, valuteremo tutto». L'elenco delle lamentele della Polverini è lungo: «Stiamo ancora aspettando 797 milioni dei fondi Fas, 202 milioni per il piano sanitario deliberati a luglio, lo sblocco di altri 350. E poi la delibera del Cipe sulla Pontina, bloccata da una piccola clausola, il Santa Lucia, il campus Biomedico. E mi fermo qui, perché è anche mortificante». Vede ombre ovunque, la governatrice: «Quello del Mibac è un accanimento terapeutico: abbiamo partecipato a tutti i tavoli, fino all'ultimo dove il ministro non si è presentato». Poi l'affondo: «Volevano scrivere loro il Piano Casa, e questa è la cosa più brutta». Adesso? «Ci difenderemo di fronte alla Corte Costituzionale. Non c'è più spazio per una mediazione». Se venissero accolti i rilievi di costituzionalità, la legge regionale sugli ampliamenti edilizi ne uscirebbe completamente riscritta. E verrebbero «cassati» la pista di sci al Terminillo, i porti turistici, i centri commerciali e le beauty farm: «A questo punto - dice ancora la Polverini - ha ragione l'opposizione: il piano, così com'è, serve solo ai grandi costruttori della Capitale». E ancora: «C'è una cabina di regia, che decide quali regioni si devono sviluppare e quali no. Per il Terminillo, abbiamo usato le stesse leggi di altre regioni. E una norma impugnata è la stessa che venne presentata dalla giunta Marrazzo». Alemanno si schiera con la Polverini: «Roma Capitale è a fianco della Regione». Il centrosinistra va all'attacco: «La Polverini si rivolga ai cittadini, non ad Alfano», dice Enrico Gasbarra (Pd). Esterino Montino aggiunge: «La Regione è ridotta a un ring per il Pdl». «La Polverini tolga il disturbo», chiede Stefano Pedica (Idv). «La crisi - dice Potito Salatto, Fli - è il frutto della gestione autarchica della presidente». Soddisfatti gli ambientalisti: «Finalmente un segnale coraggioso», dice Italia Nostra. Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Regione, precisa: «Siamo sereni: avremo ragione di fronte alla Consulta». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 26.10.11
Piano casa, guerra Polverini-governo dieci assessori rassegnano le dimissioni. Il governatore del Lazio dopo la bocciatura della riforma: il premier ostile con noi.
ROMA - Un ammutinamento di massa contro il governo Berlusconi. Capitolo locale della battaglia nazionale che sta dilaniando il centrodestra. A firmare l´atto di guerra nei confronti di un esecutivo «che spesso ha fatto solo finta di aiutarci» è il Pdl del Lazio guidato dalla presidente Renata Polverini, offesa e umiliata dal consiglio dei ministri che lunedì sera, su input di Giancarlo Galan (la sua bestia nera) e Stefania Prestigiacomo, ha deciso di impugnare il Piano casa regionale dinanzi alla Consulta. Unica voce contraria, la romanissima Giorgia Meloni che ha difeso la legge a dispetto delle numerose violazioni alle norme di tutela archeologica e ambientale contestate dai colleghi.
Uno schiaffo che la sanguigna ex sindacalista dell'Ugl non ha tollerato. Ieri mattina, prima di sparare contro il premier, ha convocato i suoi assessori uno per uno, e a tutti quelli del Pdl, dieci su quindici, ha fatto firmare una lettera di dimissioni in bianco. Atto più simbolico che sostanziale, dal momento che - a un anno e mezzo dall´inizio della legislatura - le deleghe alla pattuglia berlusconiana non erano mai state formalmente assegnate. «Per ora le tengo in tasca, domani deciderò cosa fare dopo aver visto il segretario Alfano: occorre un chiarimento, se bisogna mantenere ciò che abbiamo trovato in Regione io non ci sto». Un avvertimento che però somiglia molto a un remake malriuscito. Già sei mesi fa la Polverini aveva minacciato di andarsene: «La coalizione è finita» giurò solennemente dopo lo "scippo" di due consiglieri della sua lista civica, passati al Pdl. Ecco perché oggi sono in pochi a crederle.
Tuttavia mai la presidente del Lazio si era spinta al punto di criticare con tanta violenza il presidente del consiglio, «l'uomo a cui devo la mia vittoria», ieri diventato improvvisamente «ostile, il traditore del giuramento di piazza San Giovanni» dove, nel 2010 «ci fece recitare i "dieci comandamenti" elettorali, tra cui il Piano casa, per i quali siamo stati anche sbeffeggiati». Quasi due anni più tardi «alcuni di quei comandamenti la Regione li ha messi in campo e il governo li ha bloccati: Berlusconi avrebbe dovuto mostrare una posizione più ferma». Ma il premier, in consiglio dei ministri, ha dovuto scegliere: o Galan o lei. O il responsabile dei Beni culturali, che aveva minacciato di sbattere la porta se la sua richiesta fosse stata respinta, o la governatrice del Lazio. E, nel bel mezzo dello psicodramma sul decreto sviluppo, non ha avuto dubbi: ha scelto lui. Pena l'implosione di una maggioranza già sul ciglio del burrone. Tanto più che pure la Prestigiacomo s'era messa di traverso. La stessa che oggi tenta di gettare acqua sul fuoco: «Il ricorso alla Consulta è superabile con una modifica della legge regionale».
Rassicurazioni che però non placano la furia del Pdl regionale, convinto che sia il ministro veneto Galan (autore di epici scontri con la Polverini) il guastatore della giunta laziale. «Riservi la sua spocchia per la laguna, Roma comincia a essere stufa», attacca il deputato Pdl Fabio Rampelli. «La vicenda è il paradigma di quello che non va nel rapporto con gli enti locali e in seno al partito», avverte il coordinatore regionale Vincenzo Piso. «Alle ultime Europee il Pdl in Lazio ha preso il 43%, ma non c'è corrispettivo nelle dinamiche di governo: basta vedere da dove vengono i ministri». Gli dà man forte la Polverini: «La decisione del governo è stato accanimento terapeutico, volevano scrivere loro la nostra legge, ora è diventata il piano dei palazzinari». La governatrice è amareggiata: «Oggi non sono serena, neanche rispetto al Piano rifiuti», dice, alludendo all'ennesimo vincolo contestato dal Mibac sull'area individuata come nuova discarica di Roma. «Se il Lazio finirà come Napoli», mette le mani avanti, «non sarà colpa mia».
di Mauro Favale - Giovanna Vitale
da La Repubblica del 26.10.11
Polverini: governo ostile al Lazio - L'attacco della governatrice dopo lo stop al Piano casa: "Traditi dal premier "Si dimettono per protesta dieci assessori del Pdl. Ecco l'impugnativa del Consiglio dei ministri: così è stata dimezzata la legge. Piano casa, via dieci assessori pdl Polverini: "Traditi dal premier" - Oggi la governatrice vede Alfano. Alemanno: siamo al suo fianco.
«Il governo è ostile al Lazio, spesso ha fatto finta di aiutarci». Dopo la bocciatura del Piano casa, impugnato dal consiglio dei ministri per dubbi di costituzionalità, la presidente del Lazio Renata Polverini non trattiene la rabbia e spara a zero sul premier e sull´esecutivo. «Berlusconi ci ha tradito, non ha rispettato le promesse» attacca Polverini. E per protesta contro lo stop del governo al Piano casa, dieci assessori regionali del Pdl hanno rassegnato le dimissioni.
«Se bisogna mantenere ciò che abbiamo trovato io non ci sto». Renata Polverini lo dice in un passaggio della conferenza stampa che apre, per la seconda volta in pochi mesi, una crisi di maggioranza alla Regione Lazio. Allora fu il passaggio di due consiglieri della sua lista al Pdl, concluso con un nulla di fatto e la rinnovata fiducia nella governatrice. Stavolta è il piano casa regionale, legge simbolo di questa giunta, impugnata dal consiglio dei ministri su input dei ministri del Pdl, Giancarlo Galan e Stefania Prestigiacomo.
Una mossa che ha mandato su tutte le furie la Polverini. Per adesso la parola «dimissioni» non la pronuncia e intanto sventola quelle chieste e ottenute da parte di tutti i suoi assessori targati Pdl. Un atto puramente simbolico, visto che le deleghe che gli assessori hanno restituito non erano mai state loro formalmente consegnate dall'inizio della legislatura. In ogni caso, se accettare o meno le dimissioni di dieci dei suoi assessori, lo deciderà oggi, dopo l'incontro previsto con il coordinatore nazionale del Pdl Angelino Alfano. «C'è bisogno di un chiarimento», scandisce tenendo il punto su una questione che, afferma, «si è fatta tutta politica», nonostante i rilievi avanzati dal consiglio dei ministri siano di natura tecnica. Poi spiazza tutti e spiega: «Questa legge, con i tre punti impugnati, risponde quasi esclusivamente alle esigenze dei costruttori romani».
In ogni caso, le avvisaglie della decisione del governo erano note da tempo. Già mesi fa, Galan aveva criticato il piano della Regione Lazio. La Polverini, però, contesta al ministro di non aver partecipato agli ultimi tavoli tecnici. E in più, quella che definisce «la cosa più brutta: volevano essere loro a fare il nostro Piano casa». Spara a zero contro l'esecutivo nazionale «ostile alla Regione Lazio», contro Silvio Berlusconi che ha tradito «il giuramento dei dieci comandamenti letti in piazza San Giovanni con i candidati governatori alle ultime regionali. Avrebbe dovuto mostrare una sua posizione più ferma». Salva solo Raffaele Fitto e Ferruccio Fazio, i ministri che considera più vicini. Per il resto, «questo governo ha spesso fatto finta di aiutarci». Snocciola i soldi che la Regione attende: «I 797 milioni di fondi Fas, i 202 del piano di rientro sanitario sbloccati a luglio, ulteriori 350 milioni che stiamo aspettando». E ancora: «Nella delibera del Cipe sulla Pontina c´è una clausola che impedisce all´opera di andare a gara». La governatrice, insomma, si toglie più di qualche sassolino dalle scarpe.
Al suo fianco il suo vice, l'Udc Luciano Ciocchetti, e il coordinatore regionale del Pdl, Vincenzo Piso che se la prende con Galan e con lo scarso peso del partito laziale («Qui il Pdl prende il 43%») nella compagine di governo nazionale. Polverini incassa la solidarietà di Gianni Alemanno che definisce «incomprensibile l´impugnatura da parte del governo del piano casa».
Per lei ora inizia la partita più complicata. Oggi vedrà Alfano e intanto annuncia: «Sul piano casa ci difenderemo davanti alla Consulta».
di Mauro Favale
da La Repubblica del 26.10.11
La polemica. L'assessore Ciocchetti: ho fiducia nel giudizio della Consulta. L'Opposizione attacca "Dimissioni-sceneggiata ora cestinare la legge"
Tra la «sceneggiata», come la definiscono Radicali e Idv, e «l'arlecchinata», come invece la giudica Paolo Foschi del Pd, nell'opposizione in Regione c'è poca fiducia che la crisi aperta con l'impugnazione del piano casa e con le dimissioni degli assessori Pdl produca effetti reali. Anche perché, come segnalano Radicali e Verdi, «la consegna delle deleghe da parte degli assessori è una grande bufala, poiché, tranne Cetica e Ciocchetti, nessun altro le ha mai avute».
Dimissioni annunciate a parte, però, la spaccatura offre una sponda ghiotta per le critiche che arrivano dalla minoranza. Tutte orientate a smontare il Piano casa, legge sulla quale, già quest'estate, durante la discussione in consiglio regionale, l'opposizione alzò le barricate. «Finalmente il governo ne fa una giusta», commenta il commissario del Pd Lazio, Vannino Chiti. Eppure, anche sulla parte attualmente in vigore, il Pd insiste con una serie di osservazioni: «Il piano casa - spiega Esterino Montino - è ancora fortemente piegato su un'operazione di tipo speculativo, alla faccia dell'emergenza casa. Rimangono le trasformazioni delle aree a servizio e dei contenitori vuoti in abitazioni, che creeranno le nuove borgate». Su quelli che definisce «aspetti inquietanti», il deputato Michele Meta promette un referendum abrogativo.
Il senatore democratico Luigi Zanda invita la Polverini a «dimettersi o cestinare il piano». Le dimissioni della governatrice le chiedono un po' tutti nel centrosinistra. Il deputato Enrico Gasbarra la invita a «rivolgersi ai cittadini, non ad Alfano». Sel rilancia le parole della Polverini: «Questo piano serviva solo agli speculatori».
Chi difende a spada tratta la legge è, ovviamente, il suo "padre", l'assessore Luciano Ciocchetti che snocciola i dati tecnici che, a suo dire, non rappresentano elementi di incostituzionalità per la legge: «Se si guardano i numeri, il Lazio ha solo 4 impianti sciistici e 43 porti, in Toscana ci sono 63 approdi, 58 in Veneto, 69 in Puglia, 62 in Campania. È evidente che il governo ha sferrato un attacco allo sviluppo della nostra regione». Ciocchetti si dice «assolutamente fiducioso» del giudizio che potrà dare la Consulta del piano casa. Giudizio che, in ogni caso, non arriverà prima di un anno. «Intanto, però, la legge diventa operativa nella sua parte non impugnata», assicura. Per il capogruppo Udc, Francesco Carducci, «è inaccettabile che la crisi che sta dilaniando il Pdl, paralizzi l'attività della Regione Lazio». E che il Pdl sia spaccato lo segnala anche una dichiarazione di Armando Cusani, presidente della provincia di Latina, feudo del centrodestra nel Lazio: «Quando si fanno leggi di pessima qualità, qualsiasi Governo ha il diritto di richiamare l'attenzione della Consulta».
- Per il parere della Corte costituzionale sarà necessario aspettare almeno un anno ma l'opposizione contesta anche la parte già valida
di Mauro Favale
da La Repubblica del 26.10.11
L'intervista - L'altolà del sottosegretario ai Beni culturali: "Non si scherza con le istituzioni". Giro non ci sta a fare il capro espiatorio "Dal partito una reazione fuori misura".
«Ma perché si agitano? Calma e gesso. È un piccolo inciampo, è accaduto in tante regioni, se ogni volta che il governo impugna una legge le giunte dovessero dimettersi, non ce ne sarebbe in piedi nemmeno una». È sorpreso e pure un po' imbarazzato, il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro: esponente del Pdl laziale e al tempo stesso uomo di governo, accusato da un pezzo del suo partito di sabotare la giunta Polverini, di essere il suggeritore occulto del ministro Galan.
- Sottosegretario, che schiaffo sul Piano casa. E non è nemmeno il primo: oggi la Polverini ha ricordato pure la storia dei vincoli su Corcolle... «Io non ci sto a passare per il signor no. Sarebbe stato sufficiente conoscere il Codice Urbani e la legge Galasso per evitare di commettere errori o, peggio, di forzare nella speranza di farla franca. Tra l'altro i vincoli non sono entità bibliche, sono previste procedure di declassificazione delle zone tutelate e di eventuale svincolo: basta sedersi intorno a un tavolo e studiarsi le carte. Questo deve fare un'amministrazione seria. Il ministero non accetta di diventare l'alibi di chi sbaglia, per ignoranza o malafede».
- Sta dicendo che la Polverini ha provato a fare la furba, confidando sul governo amico? «Dico solo che lo Stato ha il dovere di far rispettare la Costituzione. Noi collaboriamo con tante regioni e tanti comuni, da Firenze a Venezia abbiamo autorizzato progetti di forte innovazione, di innesto del moderno sull'antico, seguendo procedure condivise. Non capisco perché non si possa fare a Roma e nel Lazio. Neppure nella rossa Emilia si sono mai sognati di attaccare il governo per un atto che rientra nelle sue prerogative».
- Dieci assessori del Pdl si sono dimessi e la presidente se l'è presa con Berlusconi che, ha detto, «spesso ha fatto finta di aiutarci»... «È una reazione fuori misura, ingenerosa nei confronti di un governo che si è sempre dimostrato disponibile. Chi ha scritto la legge su Roma capitale? Chi ha sbloccato i fondi per la Roma-Latina? E poi non si scherza così con le istituzioni: si presentano dimissioni che già si sa rientreranno. E poi perché solo quelli del Pdl? Se è così grave, allora il primo ad andarsene doveva essere l'assessore all'urbanistica dell'Udc. Sospetto che si voglia drammatizzare per altri fini, che il Piano sia solo un pretesto».
- Per cosa? Per mostrare i muscoli in vista del post-Berlusconi? «Ma scusi, se tutta la parte a favore delle famiglie - premi di cubatura e cambi d'uso - è rimasta intatta, perché questo can-can? Tanto più che i punti contestati possono essere corretti con una legge regionale successiva».
- Intanto lei, insieme al governo, s'è beccato un comunicato di censura da tutti i coordinatori locali del Pdl. «Un fatto inaudito, assurdo, che non s'è verificato neppure quando la lista del Pdl venne espulsa dai magistrati. È ora di finirla col fuoco amico. Per di più pilotato. Oggi ho sentito il coordinatore di Latina, Fazzone, e mi ha detto che lui non ha firmato niente. Nemmeno lo sapeva. Vuol dire che qualcuno ha forzato la mano».
di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 26.10.11
Il provvedimento. Pubblicata l'impugnativa. Da oggi il Piano in vigore meno le norme contestate. Rimangono i regali ai costruttori. Piste da sci, sanatorie e porti bloccati così il governo ha dimezzato la legge.
La legge dimezzata. I "commi" irricevibili. Il Piano Casa dopo l'impugnazione da parte del governo, che lo porta davanti alla Corte Costituzionale, diventa un patchwork. Ma non rischia tutto l'inabissamento come un Titanic. Da oggi sarà in vigore, meno la parte messa in mora.
Commi contestati quelli che, in deroga ai piani paesistici prevedevano la possibilità di realizzare in aree vincolate piste da sci, porti turistici, impianti sportivi, strutture alberghiere. In particolare la stazione sciistica al Terminillo, 60 approdi turistici sulle coste laziali, interventi nei parchi, cliniche da adibire a residence, possibile sanatorie ad abusi edilizi, come nel caso del Salaria Village, centri commerciali.
Scrive il governo nell'impugnativa voluta dai ministri Galan e Prestigiacomo: «La legge regionale è censurabile per diversi motivi: il primo che ha riguardo alla pianificazione paesaggistica, il secondo alla disciplina di tutela delle aree naturali protette, il terzo alle norme in materia di sanatoria straordinaria degli abusi edilizi e il quarto alle norme urbanistiche in materia di governo del territorio».
E aggiunge: «La norma regionale incide direttamente sull'assetto dei beni paesaggistici, svuotando di ogni reale contenuto residuo quella che è la sede istituzionale propria della tutela, che dovrebbe essere definita in base ad accordi Stato-Regione». Non solo. «Attraverso i programmi integrati si ritiene che trasferire le volumetrie demolite nelle aree vincolate, con particolare riferimento alle aree costiere, senza alcuna concertazione con lo Stato». Ancora: «Con la nuova normativa si consente di derogare alle norme dei piani paesaggistici per realizzare o integrare bacini sciistici; ampliare o completare edifici pubblici, realizzare opere pubbliche, edilizia sociale». Avanti: «La Regione non può disciplinare un territorio sottoposto a vincolo paesaggistico di interesse archeologico, tantomeno non può demandare alla Soprintendenza ogni verifica».
Ma vediamo che cosa rimane del Piano Casa. Si salvano i premi di cubatura per le abitazioni private, in particolare monofamiliari, la cosiddetta "stanza in più", e la trasformazione in case di fabbriche dismesse. Ma, soprattutto, l'articolo 3 ter, il grimaldello che regalerà un milione e duecentomila metri cubi ai grandi "re del mattone" romani a scapito delle infrastrutture e dei servizi dei quartieri in costruzione, dall'Anagnina a Bufalotta, dal Torrino a Talenti, da Grotta Perfetta alla Pontina. Con nomi eccellenti che vanno da Bonifaci a Bonifati, da Navarra a Salini, da Parnasi a Todini. E poi Santarelli, Rebecchini, Mezzaroma e Caltagirone, soprattutto con le lottizzazioni di Tor Pagnotta, Lunghezza e Vitinia. Fra le misure introdotte nell'articolo per ciascuna area edificata, già nata o che dovrà nascere, si applica un bonus del 10% del volume complessivo, e in più la trasformazione da non residenziale in residenziale del 20% della volumetria destinata di solito ai servizi.
di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 26.10.11
Polverini: governo ostile ma il piano casa va avanti. Scontro sulle deroghe. Gli assessori del Pdl rimettono le deleghe. Piano casa, il Lazio insorge Polverini: governo ostile - «Giuramento violato». Gli assessori pdl rimettono le deleghe
ROMA - È scontro tra governo e Regione Lazio sul piano casa. Ieri, dopo lo stop arrivato dal Consiglio dei ministri su proposta di Giancarlo Galan, si sono dimessi tutti gli assessori del Pdl della giunta guidata da Renata Polverini e lo stesso presidente ha reagito contro la scelta che penalizza il Lazio: «Mi aspetto chiarimenti dall'incontro con il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano. Altrimenti, ne prenderò atto. Comunque il piano casa va avanti». La luna di miele con Silvio Berlusconi sembra dunque finita. Polverini non ha usato mezzi termini: «Hanno solo finto di aiutarci fino ad ora. In realtà i cittadini del Lazio da questo governo vengono considerati di serie B».
ROMA - Si sono dimessi tutti gli assessori del Pdl della giunta regionale del Lazio. E il presidente Renata Polverini, fino a qualche giorno fa una delle più fiere sostenitrici di Silvio Berlusconi, ieri ha sparato contro il governo che penalizza il Lazio: «Mi aspetto chiarimenti dall'incontro con il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano. Altrimenti, ne prenderò atto. Io non ci sto ad andare avanti in queste condizioni». La luna di miele con Berlusconi sta finendo molto male con la bocciatura da parte del governo del Piano Casa. Polverini ieri ha confezionato alcune frasi velenose: «Il governo ha solo finto di aiutarci fino ad ora, in realtà aspettiamo ancora i fondi della sanità che diceva di avere sbloccato»: «i cittadini del Lazio da questo governo vengono considerati di serie B»; «Berlusconi ha trafitto il giuramento in piazza San Giovanni».
Cosa è successo? Il governo l'altro giorno in Consiglio dei ministri su proposta di Giancarlo Galan (Beni culturali) sostenuta anche da Stefania Prestigiacomo (Ambiente), ha deciso (con il solo voto contrario della romana Giorgia Meloni) di impugnare una buona fetta del Piano Casa del Lazio, dalla possibilità di realizzare piste da sci agli interventi in aree protette. Galan aveva già tuonato contro il piano perfino prima che fosse approvato dal Consiglio regionale. «Abbiamo provato a confrontarci, ma lui non ha voluto dialogare, all'ultimo incontro si è presentato solo il suo capo di gabinetto che se ne è andato dopo dieci minuti», dice Renata Polverini, che l'altra giorno aveva detto testualmente «per Galan tutti coloro che abitano da Roma in giù sono terroni». Già qualche mese fa, a una riunione del Cipe, vi fu una furiosa litigata fra Galan e Polverini. Ieri la governatrice ha aperto anche un altro fronte: i rifiuti. Anche qui ci sono rapporti tesissimi con il Mibac, il ministero dei Beni culturali, non solo con Galan ma anche con il romano Francesco Giro, sottosegretario. Su di lui ieri due assessori regionali del Pdl, Di Paolo e Lollobrigida, hanno speso parole durissime: «Stupisce che il Pdl permetta di avere al governo un soggetto che puntualmente si scaglia contro amministrazioni di centrodestra». Giro ha sollevato dubbi sull'area di Fiumicino individuata per il sito definitivo di smaltimento dei rifiuti. Polverini ha commentato: «Non mi prendo responsabilità per quello che potrebbe succedere, se il Lazio finirà come Napoli non sarà colpa mia».
A fare infuriare Polverini quella che lei considera una coltellata alle spalle sul piano caso nel corso di un Consiglio dei ministri che doveva parlare di altro: «Invece di dare una risposta all'Europa, hanno pensato che l'emergenza fosse il Piano Casa del Lazio. Questo governo sta traballando, il Paese è a rischio commissariamento: eppure è uscito alle nove di sera solo con il provvedimento che impugna il nostro piano casa. Noi andremo davanti alla Corte Costituzionale, non faremo nessuna modifica».
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di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 26.10.11
Piano casa, Regione in rivolta. Bufera dopo che il Consiglio dei ministri ha impugnato parti della legge. Centrodestra romano contro Galan. Si dimettono gli assessori Pdl. La Polverini attacca: «Governo ostile». Piano casa, il Pdl contro il governo - «Alfano chiarisca, ministri ostili».
Gli assessori regionali del Pdl hanno restituito le deleghe al presidente Renata Polverini per protesta contro il governo che ha impugnato il piano casa del Lazio. Dicono: «Agire contro le aspettative legittime dei cittadini laziali rende impossibile trasmettere ai territori quei valori da tutti noi condivisi ostacolando l'impegno amministrativo costante e ampiamente riconosciuto per lo sviluppo economico e sociale della nostra Regione». Nel mirino il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan, ma in realtà il provvedimento è stato votato da tutto il governo. Vincenzo Piso, leader laziale del Pdl, ha chiesto un incontro al segretario nazionale Angelino Alfano, al quale parteciperà anche Renata Polverini. «Questo è un governo ostile, troppo sbilanciato al nord. Ma la forza del Pdl è nel Lazio». La minoranza attacca: è solo una sceneggiata, giusto lo stop al piano casa.
Si sono dimessi gli assessori regionali del Pdl dopo che il governo ha impugnato il Piano casa del Lazio. E ieri il leader laziale del partito, Vincenzo Piso è stato durissimo: «Ministri? Ma quali ministri di Roma abbiamo? Quello al Corriere dei Piccoli? Non scherziamo». Rivolta del Pdl laziale contro il Governo troppo sbilanciato al Nord, dopo che il Consiglio dei ministri (con l'unica eccezione della romana Giorgia Meloni) ha stoppato quello che doveva essere uno dei fiori all'occhiello della giunta Polverini: appunto il Piano casa. Alemanno ha sottolineato che dal Campidoglio c'è pieno sostegno alla Regione sul piano casa. Ieri sera c'è stato un colloquio chiarificatore fra Polverini e Palazzo Chigi, ma il caso non è ancora chiuso. Anche perché, sempre dal Ministero dei Beni culturali, arrivano nuove bordate contro i siti individuati per le discariche del dopo Malagrotta. Tanto che ieri Polverini ha fatto sapere: «Se faremo la fine di Napoli non sarà colpa mia».
Vertice con Alfano. Vincenzo Piso insieme al vice Alfredo Pallone ha scritto una lettera ad Angelino Alfano, per chiedere un incontro urgente per oggi. La delegazione del Lazio sarà guidata da una infuriata Renata Polverini. Dicono: dal Governo prendiamo solo sberle, ma è nel Lazio che il Pdl ha la sua forza, basta con questo sbilanciamento a favore del Nord. Ancora Piso: «La vicenda del governo che impugna il piano casa è paradigmatica. C'è qualcosa che non va nel rapporto tra gli enti locali e il Pdl, ed all'interno dello stesso partito».
Il Pdl è il Lazio. Ancora: «Dal punto di vista del metodo è inconcepibile che in una stessa maggioranza non si riescano a stabilire corretti rapporti. Basta con questa politica da talk show. Alle Europee il Pdl Lazio ha preso il 43% e qualcuno dovrebbe ricordare che qui c'è il core business all'interno del partito, e su questo non c'è corrispettivo nelle dinamiche del Governo. Basta vedere da dove vengono ministri e sottosegretari. Serve meritocrazia, siamo stanchi di vedere persone che non si sa cosa rappresentano discutere di temi che non sono di loro competenza e che dovrebbero mostrare piu rispetto». Il riferimento è al sottosegretario Francesco Giro.
Polverini e le delusioni del Governo. La rivolta del Pdl (e del centrodestra laziale) è spiegata anche da una frase di Renata Polverini, che in un giorno ha spazzato via la grande storia d'amore politico con Silvio Berlusconi, il solenne giuramento in campagna elettorale a piazza San Giovanni, i periodici incontri a Palazzo Grazioli: «Governo ostile». Sviluppo: «Purtroppo vedo in questo momento un atteggiamento del governo Berlusconi ostile a questa Regione, il Lazio, e probabilmente al suo modo di agire che è quello di dare risposte concrete nel rispetto del programma elettorale. Il Consiglio dei ministri ieri ha deciso che per i cittadini del Lazio non dovevano esserci le stesse opportunità rispetto ai cittadini delle altre Regioni ha deciso che ci sono cittadini di serie A e di serie B».
Le promesse non mantenute. Ancora, Polverini parla addirittura di un «governo che finge solo di aiutarci»: «Mi sto convincendo che in questo Paese c'è una cabina di regia che decide a quali Regioni si offrono opportunità. Il Lazio non è mai tra queste. In questi mesi ho detto quanto il governo ci abbia aiutato. Oggi devo dire che ha fatto finta di aiutarci. Siamo ancora in attesa dei fondi Fas, 797 milioni di euro - ha aggiunto - Stiamo aspettando i 202 milioni del Piano di rientro sanitario sbloccati a luglio e siamo in attesa dello sblocco di ulteriori 350 che attendevamo. Evidentemente però ieri sera era più importante impugnare il Piano casa. Inoltre riguardo alla delibera del Cipe sulla Pontina c'è una piccola clausola che impedisce che l'opera vada a gara. La Regione ha fatto tutto. Da quasi due mesi il governo non ci fa decretare sul Santa Lucia. Anche in questo caso la Regione ha fatto tutto, è tutto pronto. Ancora non abbiamo risposte. E potrei andare avanti ma sarebbe mortificante rispetto a questo elenco pietoso. Abbiamo mandato giù tutto abbiamo fatto finta di non vedere e sentire, abbiamo dimostrato lealtà politica a Berlusconi. Ora non ci sto più».
La battaglia degli assessori. Dicono che l'idea di restituire le deleghe non sia stata sollecitata dal presidente Polverini, ma sia partita proprio dagli assessori del Pdl. Ieri Luca Malcotti (Lavori pubblici) spiegava ai suoi colleghi: «Se facciamo passare anche questa del piano casa, allora è finita davvero». Per una volta è Roma che si ribella al ministro nordista, Giancarlo Galan che - si racconta - ha minacciato le dimissioni pur di fare passare lo stop al piano casa del Lazio. «Il problema - commentano nel Pdl romano - che c'è chi pensa già alle elezioni. E attaccare Roma e il Lazio, al Nord, è un modo per racattare voti». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 26.10.11
Minoranza all'attacco «Solo una sceneggiata assessori via davvero»
Minoranza compatta ieri nell'attaccare la giunta Polverini dopo lo stop del governo al piano casa. Ma c'è anche rabbia per l'annullamento del consiglio regionale che doveva riunirsi oggi. Esterino Montino (Pd): «La decisione degli assessori Pdl di rassegnare le dimissioni è la naturale conseguenza di un metodo di governo basato sull'arroganza e di uno sfilacciamento sempre più evidente dei rapporti tra presidente, partito di maggioranza relativa e società civile del Lazio. Non poteva finire che cosi. Dopo solo 18 mesi l'esperienza di un esecutivo nato male, e lacerato da divisioni interne sempre piu forti, è arrivata al capolinea». Luigi Nieri, di Sel, parla di «fallimento della giunta» e come altri esponenti della minoranza attacca perché in questa situazione difficile è stato annullato il consiglio regionale di oggi: «Sono tutti segnali di una maggioranza allo sbando». Ieri i Verdi hanno protestato davanti al palazzo della Regione. Angelo Bonelli: «La consegna delle deleghe da parte degli assessori regionali del Pdl è una grande bufala poiché, tranne Cetica e Cicchetti, non le hanno mai avute. Se sono delle persone serie, non prendano in giro i cittadini e diano delle dimissioni serie». Ironizzano i Radicali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo: «Le dimissioni degli assessori del Pdl del Lazio finiranno in una sceneggiata. Magari fossero dimissioni irrevocabili». Per l'Idv Maruccio osserva: «Lo scontro tutto interno al centrodestra, invece, copre l'incostituzionalità del Piano casa». Infine, Ivano Peduzzi e Fabio Nobile della Federazione della sinistra: «L'implosione del centrodestra sta travolgendo anche il Lazio. Polverini si aspettava che Berlusconi lanciasse un salvagente alla sua Giunta ed invece è arrivato l'affondo definitivo». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 26.10.11
I nodi chiave: piste da sci e porti. Il vicepresidente Ciocchetti: «Così frenano il nostro sviluppo»
«Non vogliono lo sviluppo del Lazio. La contestazione di massima è che alcune norme di questa legge, in particolare quelle relative alla parte paesistica, entrerebbero a gamba tesa nelle competenze dello Stato. Voglio ricordare che le competenze della pianificazione fanno capo costituzionalmente non allo Stato ma al governo del territorio, che è competenza specifica delle Regioni». Risponde così Luciano Ciocchetti, Udc, vicepresidente della Regione e assessore all'Urbanistica all'impugnativa del Governo del piano casa, forte del sostegno del segretario del suo partito Cesa («il governo non ostacoli l'operato della giunta del Lazio»).
Prima osservazione del governo: il piano casa incide direttamente sull'assetto dei beni paesaggistici, ma la sede istituzionale propria della tutela dovrebbe essere definita in base ad accordi fra lo Stato e la Regione. Replica del Lazio: «Nel piano casa non s'individuano nuove aree e beni da tutelare paesaggisticamente, ma ci si limita a incentivare la pianificazione per raggiungere gli obbiettivi di tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici esistenti. E si rileva che nello specifico l'aspetto di incostituzionalità non è stato sollevato sulla precedente legge». Come dire: in passato queste norme andavano bene, anche con altri governi Berlusconi.
Seconda osservazione, sul nodo delle piste da sci del Terminillo: la nuova normativa consente di derogare alle norme del piano territoriale paesistico per realizzare o integrare impianti sciistici; ampliare o completare edifici pubblici, realizzare opere pubbliche, edilizia sociale. Replica della Regione: «La norma non fa altro che definire in maniera più specifica quanto già disposto dalla legge regionale 24 del 1998 per opere pubbliche compresi impianti tecnologici ed impianti sportivi e per attrezzature portuali. Da segnalare che comunque c'è il coinvolgimento del Ministero nella fase decisionale». Aggiunge Ciocchetti: «Si prevedeva la possibilità di implementare, razionalizzare ed integrare i bacini sciistici esistenti, attraverso un programma di intervento, fermo restando il rimboschimento compensativo. E d'intesa con il Mibac. In Italia l'85 per cento delle piste da sci sono al Nord».
Terza osservazione: secondo il Governo la Regione non può disciplinare un territorio sottoposto a vincolo paesaggistico di interesse archeologico, tanto meno, non può demandare alla Soprintendenza ogni verifica. La replica: «Si definisce una procedura idonea a evitare inutili limitazioni della proprietà privata, non sorrette da reali interessi pubblici ma sottoposte a vincoli apposti in via presuntiva. E c'è comunque il parere della Soprintendenza archeologica». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 26.10.11
INTERVISTA - Buzzetti: il vero nodo sono le sovrintendenze
ROMA - «Ben venga questo scontro. E' da questo travaglio di norme, se così lo vogliamo chiamare, che avremo finalmente un salto di qualità». Paolo Buzzetti, 56 anni, romano, presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili, non ha dubbi: lo scontro sul Piano casa tra la Regione Lazio e il governo non può che portare a un chiarimento salutare, necessario, ormai improcrastinabile.
- Ma come giudicate questo Piano Casa del Lazio? «Lo riteniamo ottimo, come tutti questi piani regionali di seconda generazione, ripensati e ripensati bene dopo l'esperienza iniziale, pieni di regole nuove e interessanti».
- E la questione paesaggistica, che sembra al centro della contesa? «Diciamo che la Regione Lazio ha espresso una posizione forte, quasi una forzatura del diritto, ma una forzatura naturale. E' andata al cuore del problema: l'opera di controllo che svolgono le varie sovrintendenze».
- Perché questo controllo è un problema? «Noi siamo ovviamente contro ogni irregolarità, e rispettiamo profondamente le competenze delle amministrazioni. Ma nel caso della questione paesaggistica il problema è evidente: i controlli delle sovrintendenze non avvengono mai a monte, mai nella fase progettuale, ma sempre puntualmente a metà percorso nella realizzazione dell'opera. E' questo il vero vulnus, un modus operandi che poi pagano le nostre aziende».
- C'è una strada per uscirne? «Certo, si deve creare un rapporto di maggiore collaborazione tra le regioni italiane e le amministrazioni dello Stato. Una maggiore collaborazione che proprio da questo scontro potrebbe nascere».
- Come vede il futuro? «Abbiamo una cassetta degli attrezzi, per parlare delle norme in vigore, molto interessante. Bisogna solo usarla. Noi ci stiamo battendo soprattutto per un piano delle città -il 65 dei fabbricati ha più di cinquant'anni-, città per giunta da rimodulare garantendo davvero il risparmio energetico. Abbattere e ricostruire, e cambiare sagoma, e riqualificare le periferie: queste nuove norme lo consentono. I sindaci ne prendano atto e le Regioni si muovano». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Nino Cirillo
da Il Messaggero del 26.10.11
«Alla Corte costituzionale il piano casa del Lazio»
ROMA - Prima l'altolà del ministro ai Beni culturali Giancarlo Galan. Poi l'intervento di Stefania Prestigiacomo, responsabile dell'Ambiente. E, ieri sera, la decisione di Palazzo Chigi: il governo «boccia» il piano casa della governatrice del Lazio Renata Polverini, accettando la richiesta di impugnativa davanti alla Corte costituzionale presentata dai due ministri. Uno «schiaffo» per la presidente, che si era appellata a Berlusconi («spero che difenda una legge voluta da lui» aveva detto) e che rischia di vedere il suo Piano completamente modificato. Gli ampliamenti delle abitazioni restano, ma rischiano di saltare i progetti che scatenano le critiche di ministri e opposizione: la pista di sci sul Terminillo, i 60 porti turistici su 362 chilometri di coste, gli interventi nei parchi e nell'Agro romano, la possibile sanatoria per il Salaria Sport Village di Diego Anemone.
Galan aveva minacciato le dimissioni se il governo non avesse accolto l'impugnativa. E, a dargli manforte, è intervenuta anche la Prestigiacomo. Tre i punti che andranno sotto il giudizio della Consulta: le deroghe ai piani paesaggistici, quella alla legge Galasso sulle aree archeologiche, il «silenzio/assenso» sulla edificabilità nelle aree verdi. Il centrosinistra esulta: «Un duro colpo alla credibilità della Polverini» dice Angelo Bonelli (Verdi). Il centrodestra se la prende con Galan: «Approccio alla politica da talk show. È ora di farla finita con la smania di protagonismo di chi ricopre ruoli istituzionali», dice Vincenzo Piso (Pdl). RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 25.10.11
Il Piano casa impugnato dal Governo: deciderà la Corte. Piano casa, il governo boccia Polverini. Rischiano di saltare gli interventi per le piste da sci e i porti turistici. Galan blocca la Polverini.
Sul Piano Casa, il governo «boccia» la governatrice Renata Polverini. Il Consiglio dei ministri, ieri sera, ha accolto la richiesta di impugnazione - davanti alla Corte Costituzionale - presentata dai ministri ai Beni Culturali Giancarlo Galan e (novità di ieri) anche da quello all'Ambiente Stefania Prestigiacomo, iniziativa che rimette in discussione molti degli interventi previsti nella legge regionale.
Il Piano Casa, nella parte che riguarda gli ampliamenti delle abitazioni, va avanti ma rischiano di saltare tutti quei progetti avversati dall'opposizione: la pista da sci al Terminillo, i 60 porti turistici, gli impianti sportivi, le cliniche adibite a residence. Tutti interventi che la Regione avrebbe voluto fare in deroga ai piani paesaggistici, agendo anche nei parchi. Esulta il centrosinistra: «L'arroganza è stata punita». Replica il centrodestra: «L'impianto del Piano Casa resta in piedi».
Il braccio di ferro si è concluso ieri sera, intorno all'ora di cena, e - per ora - il vincitore è chiaro: tra Renata Polverini e la coppia Galan-Prestigiacomo, il governo di Silvio Berlusconi ha scelto i suoi ministri. E, nel Cdm, Palazzo Chigi ha accolto la «richiesta di impugnativa», presentata dal Mibac e - novità di ieri - anche dall'Ambiente su una parte del Piano Casa della Regione che riguarda le norme più contestate: quelle che, in deroga ai piani paesaggistici, prevedevano la possibilità di realizzare in aree vincolate piste da sci, porti turistici, impianti sportivi, strutture alberghiere. Interventi che, con gli ampliamenti di casa, sembravano entrarci assai poco. In particolare si tratta dei progetti, contestati dai Verdi, della stazione sciistica al Terminillo, i 60 porti turistici sulle coste laziali, gli interventi nei parchi, le cliniche da adibire a residence, le possibili «sanatorie» ad abusi edilizi (come il Salaria Sport Village), i centri commerciali.
I rilievi di Galan e Prestigiacomo sono essenzialmente tre: il contrasto delle norme contenute nel Piano Casa con due articoli della Costituzione (il 9 e il 117), e la deroga al Ptpr (Piano territoriale paesaggistico regionale); le deroghe alla legge Galasso sulle aree di tutela archeologica; il «silenzio/assenso» che - secondo la Regione - si sarebbe applicato anche agli interventi in aree vincolate, come quelle dei parchi. Misura che, secondo il ministero dell'Ambiente, sarebbe stata una «sanatoria implicita».
La «palla», adesso, passa alla Corte Costituzionale. Che, nel giro di qualche mese, emetterà la sua sentenza. Ma è chiaro che il primo round, quello politicamente più delicato, è stato vinto dalla coppia Galan-Prestigiacomo. La Polverini, nell'intervista al Corriere, si era scagliata contro il ministro ai Beni culturali: «Ce l'ha con il Lazio. Con Pompei che crolla, si preoccupa di una pista da sci...», aveva detto la governatrice. Dal Mibac fanno sapere: «Non è vero che non abbiamo impugnato altri Piani Casa di altre Regioni: è successo nel 2009 col Molise e nel 2010 con la Campania. E parliamo di amministrazioni di colore diverso».
Dopo la «bocciatura», l'opposizione esulta. Per Esterino Montino (Pd) «l'ostinata arroganza di chi non vuole sentire si è scontrata con i rilievi del centrosinistra ma anche dei tecnici del Mibac e dei ministri competenti. Ora il piano casa vale la metà e lo stesso dicasi per la credibilità di questa maggioranza regionale». Secondo Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali «è una decisione normale e ordinaria, che non sconfessa in alcun modo le parti qualificanti del piano casa della regione Lazio sulle premialità destinate alle famiglie». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 25.10.11
INTERVISTA - Francesco Storace (La destra): «La decisione è sconcertante»
- Francesco Storace, leader de «La Destra, ex presidente della Regione, perché è favorevole al Piano Casa? «Perché rimette in moto l'edilizia laziale che rappresenta il 30% dell'economia della Regione».
- E la pista di sci al Terminillo? «Sono orgoglioso di aver presentato io quell'emendamento. E mi meraviglia che Galan, con tutto quello che succede nel governo, si preoccupi di sabotare questi interventi».
- Perché lo farebbe, secondo lei? «Quello del ministro sembra un fatto privato contro la nostra regione. E quella del governo è una decisione sconcertante. Non hanno deciso nulla, hanno colpito solo il Lazio».
- Ma cosa c'entra una pista di sci con l'ampliamento di casa? «Non è la prima volta che, all'interno di una legge, si inseriscono norme relative allo sviluppo. La stazione sciistica è la riedizione di una norma approvata dalla mia amministrazione e poi abrogata dalla giunta Marrazzo, con Bonelli assessore all'Ambiente».
- Secondo il centrosinistra, il Terminillo verrebbe distrutto. «È la posizione, ideologica, dei Verdi, non del Pd che invece subì quell'abrogazione».
- Abbattere diecimila alberi per fare una pista non sarà un tantino invasivo? «Lo dicono sempre, anche del porto a Tarquinia, altro progetto atteso da tutto il territorio. Basti dire che il sindaco di Tarquinia, del Pd, mi accusa di non averlo realizzato quando ero presidente».
- Ma è vero che gli imprenditori che realizzerebbero il porto sono vicini a lei? «Del progetto ne ho sentito parlare da un gruppo di ragazzi, giovani e del posto».
- Il Lazio ha bisogno di tutti questi posti barca? O i porti sono la scusa per fare alberghiero, residenziale, commerciale? «E anche se, attraverso i porti, si facesse occupazione, turismo, sviluppo, quale sarebbe il reato? E poi parliamo di piccole realizzazioni, mica della baia di New York con la statua della libertà. La verità è un'altra...».
- Cioè? «Che l'opposizione nun ce vole sta... Il prodotto Lazio, durante la giunta Marrazzo, si è arenato: il loro piano casa è stato un fallimento, con poche decine di domande».
- E la tutela del territorio? «Un porto non è un terremoto... Si può fare sviluppo anche difendendo il suolo». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 25.10.11
INTERVISTA - Angelo Bonelli (Verdi): «Un duro colpo per la governatrice»
- Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi, ex assessore regionale all'Ambiente, perché siete contrari al Piano Casa? «Perché non è un Piano Casa, ma un servizio alla grande speculazione. Cosa c'entra la ristrutturazione di un'abitazione con l'abbattere diecimila faggi, costruire porti in aree a rischio idrogeologico, intervenire nei parchi? In questo modo si legalizza l'illegalità».
- Secondo la Polverini, la pista da sci sul Terminillo servirebbe a rilanciare l'economia di quella zona... «E quindi, visto che c'è la crisi, infliggiamo un colpo mortale alla montagna? Questa è un'economia del mordi e fuggi, ed è una brutta macchia per la Polverini. La bocciatura del governo è un duro colpo alla sua credibilità».
- Altra replica della presidente: quegli interventi li ha trovati «È vero, i progetti di speculazione non nascono oggi. Ma finora si è posto un argine: la Polverini, invece, vorrebbe scardinare tutti i vincoli. Faccio un esempio: il porto di Tarquinia sarebbe in un'area a forte rischio idrogeologico, lì il fiume è esondato tre volte nell'ultimo anno».
- E lo sci sul Terminillo? «Anche quello viene da lontano. Ma non è vero che la pista sia l'unica forma di turismo: quella è una mentalità antica, basata sul mattone e sulla distruzione della natura. In Italia ci sono tanti esempi, diversi, specie in Trentino».
- Ma è vero che qualcuno si è divertito a mettere, vicino agli articoli del Piano Casa, il nome dell'imprenditore che beneficerebbe di ogni singola norma? «Lo abbiamo fatto noi. Ci sono tutti i più grandi costruttori...».
- Anche il Salaria Sport Village di Diego Anemone? «L'abuso non è cancellabile, ma con questa legge anche quell'impianto potrebbe essere recuperato, attraverso una regolarizzazione amministrativa».
- Ma è possibile, con una legge, far diventare lecito quello che non lo è? «Ce lo siamo chiesto anche noi. Con una riga la Regione voleva cancellare decenni di legislazione ambientale. Persino il gerarca fascista Bottai, il primo che si è occupato di certi temi, si rivolterebbe nella tomba...».
- E chi dice che in Italia esistono troppi vincoli? «Anche noi siamo contrari a lacci e lacciuoli, e siamo i primi a volere la semplificazione, anche perché l'eccesso di burocrazia porta anche alla corruzione. Ma non si può cementificare, o distruggere le coste». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 25.10.11
Piano casa, lo stop del governo. Il Consiglio dei ministri si oppone alle deroghe paesaggistiche, archeologiche e ai condoni. Giro: ma l'impianto resta. Impugnata la legge della Regione. La bocciatura di Galan e Prestigiacomo. Deroghe e condoni, respinto il Piano casa - Bufera in Regione: il governo impugna la legge. Il no di Galan e Prestigiacomo.
Nel braccio di ferro tra governo e Regione alla fine ha vinto il ministro ai Beni culturali, Giancarlo Galan. Il Consiglio dei ministri ieri ha infatti deciso di impugnare il Piano casa della giunta Polverini. La legge urbanistica della Regione andrà dunque al vaglio della Corte costituzionale, anche se solo nella parte che riguarda le deroghe al Piano paesaggistico, alle zone archeologiche e ai condoni sulle aree vincolate. Determinante nella scelta del governo è stato l'assist del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha sorpresa ha appoggiato il ministro Galan e ha eccepito anche lei una serie di violazioni del Piano nella sua materia.
Alla fine, sul Piano casa, l'ha spuntata Galan. Nel braccio di ferro ingaggiato con la Polverini, l'ha avuta vinta lui: il governo, in fondo a una seduta tormentatissima causa decreto sviluppo, ha infatti sposato la linea del ministro veneto e deciso di impugnare la legge urbanistica del Lazio. Determinante l'assist della responsabile dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che a sorpresa ha dato man forte al titolare dei Beni Culturali ed eccepito pure lei una serie di violazioni nella sua materia: in particolare le norme che avrebbero modificato i limiti di edificabilità nelle zone A e B di parchi e riserve, zone massimamente tutelate dallo Stato, dove invece la Pisana aveva offerto non solo la possibilità di costruire, ma anche quella di demolire e ricostruire con aumenti di cubature. Obiezioni che hanno presto convinto tutti i colleghi, a cominciare dal proponente Fitto, sulla necessità di accogliere la richiesta dei due ministri e ricorrere alla Consulta sugli articoli da loro contestati.
Tre le parti del provvedimento che, bocciate da Palazzo Chigi, dovranno ora passare il vaglio di costituzionalità: le deroghe alla legge Galasso sulle zone di interesse archeologico; le deroghe ai divieti del piano paesaggistico (che prevedono la realizzazione di opere pubbliche e private, come le famose piste da sci, su aree tutelate); il silenzio assenso sulle pratiche di condono edilizio relative ad abusi su zone sottoposte a vincolo (insanabili per legge nazionale). Il resto del Piano, ovvero la parte "abitativa", rimane invece in piedi ed entrerà in vigore domani, allo scadere dei due mesi dalla pubblicazione sul Bur.
La governatrice, che ieri non ha voluto commentare impedendo all'intera maggioranza di fiatare, esce dunque sconfitta dal lungo testa a testa con il ministro Galan: tipico esempio di lotta interna al Pdl e cartina di tornasole del precario stato di salute dell'intero centrodestra. E dire che l'inquilino del Collegio Romano l'aveva avvertita quest'estate, nel bel mezzo dell'iter di approvazione della legge urbanistica in consiglio regionale: cambia il testo, le aveva suggerito, altrimenti sarò costretto a impugnarlo. Monito che aveva ripetuto l'altro ieri, alla vigilia del verdetto del governo. Ma l'ex sindacalista, in entrambi i casi, ha risposto con la voce grossa, si è messa a litigare, appellandosi direttamente a Berlusconi: convinta che fra lui e lei, il premier avrebbe scelto lei. E invece... Non solo Galan ha preteso e ottenuto che la decisione sul ricorso fosse inserito all'ultimo momento nell'ordine dei lavori del Consiglio dei ministri convocato in seduta straordinaria per il decreto sviluppo, ma ha anche minacciato le dimissioni se la sua richiesta fosse stata respinta. Troppo per il Cavaliere, in preda alle fibrillazioni di una maggioranza ormai allo sbando.
Esulta l'opposizione. «Si conferma la bontà della nostra battaglia contro le forzature illegittime della giunta Polverini: il ministro ha ghigliottinato il Piano casa, che ora vale la metà, come la credibilità di questa maggioranza», canta vittoria il capogruppo pd Esterino Montino. Rilancia invece il capogruppo di Sel Luigi Nieri: «L'impugnazione del governo mostra che una buona parte della legge è irregolare, ma è tutto il Piano casa ad essere viziato: perciò abbiamo presentato anche un esposto alla Commissione Europea per i gravi danni urbanistici e paesaggistici insiti nel Piano». E mentre «tutto il Pdl del Lazio esprime solidarietà alla presidente Polverini», Storace si dice «sconcertato: il governo non ha deciso nulla, ha colpito solo il Lazio».
- Sarà la Consulta a decidere sugli articoli contestati - Gli altri entrano in vigore domani
di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 25.10.11
Contro la bocciatura il Pdl fa quadrato - "Stop sconcertante, politica da talk show"
Contesta la decisione del ministro Galan «nel metodo e nel merito». E solidarizza con la governatrice Renata Polverini. Il Pdl regionale non prende bene la decisione del Consiglio dei ministri sul Piano casa del Lazio e in una nota congiunta di tutto il partito attacca il ministro Galan. «Quanto sta accadendo rispetto al piano casa varato dalla Regione Lazio è sconcertante e riteniamo attenga ad un approccio alla politica da talk show», afferma il coordinatore Vincenzo Piso. Per il Pdl, «la legge sul Piano Casa, approvata dal Consiglio regionale del Lazio, è in grado di dare risposte certe all'emergenza abitativa ed occupazionale». Una spinta che verrebbe meno per colpa anche di Galan. «Sarebbe ora di farla finita con la smania di protagonismo che anima soggetti che per il ruolo istituzionale che ricoprono dovrebbero assumere atteggiamenti più responsabili», sostiene Piso. Il riferimento è ad alcune interviste concesse dal ministro. «Non se ne può più - conclude il coordinatore regionale del Pdl - di polemiche dannose sbattute incoscientemente su giornali ed agenzie di stampa, quando, come giustamente fa notare la presidente Polverini, la strada principale per discutere di eventuali problemi dovrebbe essere altra, specie fra chi milita nel medesimo schieramento politico».
pag. III - Roma
da La Repubblica del 25.10.11
INTERVISTA - "Sul resto della norma ricorreremo al Tar". Per i Verdi di Bonelli è una prima vittoria. «Cosa c'entra il piano casa con i 10.000 faggi secolari abbattuti sul Terminillo?». Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Pisana, è soddisfatto per la notizia che il governo ha deciso di impugnare parte del Piano casa regionale.
- Sono state accolte in parte le vostre obiezioni. «Questa è anche una nostra vittoria. Abbiamo sempre contestato le gravi violazioni dal punto di vista della normativa paesaggistica che si porta dietro questo piano casa realizzato non per costruire una stanza in più ma per fare un favore alla grande speculazione».
- La legge, però, entrerà in vigore nelle altre parti non impugnate. «Proveremo a contestare il piano davanti al Tar. Perché grazie a questa legge, quartieri storici come Garbatella, Coppedè, Città Giardino, possono mutare il loro profilo. E poi c'è il grande regalo fatto ai costruttori».
- Cioè? «Le famose variazioni di destinazione d'uso, con le cubature in più concesse ai grandi costruttori. In questo modo potranno trasformare i grandi centri direzionali da uso ufficio a uso abitativo. Il tutto in assenza di opere di urbanizzazione primaria e secondaria».
di Mauro Favale
da La Repubblica del 25.10.11
Piano casa del Lazio il governo impugna solo le aree vincolate. Piano casa, il governo impugna solo le norme sulle aree vincolate. Il Pdl: decisione sconcertante. Il Pd: legge dimezzata.
In Consiglio dei ministri passa la linea del ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan: il Piano casa della governatrice del Lazio Renata Polverini andrà al vaglio della Corte costituzionale, sebbene non nella sua interezza, ma nella parte che riguarda le deroghe al piano paesaggistico, alle zone archeologiche e ai condoni sulle aree vincolate. Il resto del piano - la parte abitativa - rimane ed è anzi operativo da oggi.
È la conclusione di un braccio di ferro tutto interno al centrodestra, iniziato quest'estate tra il ministro del Pdl e la governatrice. Immediate le reazioni politiche. Il Pdl del Lazio si è detto solidale con la presidente della Regione e ha espresso «perplessità» sulla decisione del governo. Per il sottosegretario ai Beni culturali Giro si tratta invece di una «decisione normale e ordinaria» perché «l'impianto del Piano casa è garantito». Esulta l'opposizione con in testa il capogruppo del Pd Montino: «Il ministro ha ghigliottinato il Piano casa che ora vale la metà. Come la credibilità di questa maggioranza». Sintetico Storace: «Non hanno deciso nulla, hanno colpito solo il Lazio».
Il Consiglio dei ministri impugna il Piano casa della Regione Lazio. La legge, non nella sua interezza, andrà al vaglio della Corte costituzionale nella parte che riguarda le deroghe al Piano paesaggistico, alle zone archeologiche e ai condoni sulle aree vincolate. Il resto del Piano - la parte «abitativa» - rimane ed è anzi operativo già da oggi.
È la conclusione di un braccio di ferro tutto interno al centrodestra, iniziato quest'estate, tra il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan e la governatrice Renata Polverini. Il primo, a ridosso dell'approvazione del provvedimento, lo scorso agosto, sollevò obiezioni di costituzionalità. La seconda negli ultimi mesi ha sempre difeso la «sua» legge e fino a ieri mattina ricordava che «in sede tecnica abbiamo chiarito che il Piano rispetta la Costituzione: la palla è in mano a Berlusconi, e il governo si assumerà la responsabilità della sua decisione».
Tre mesi di testa a testa e di botta e risposta fino a ieri sera quando il Consiglio dei ministri ha accolto le richieste di Galan (che aveva addirittura minacciato le dimissioni nel caso contrario). L'impugnativa, comunque, non bloccherebbe il Piano in sé, ma riguarderebbe solo le norme che derogano alle previsioni di divieto del piano paesaggistico, quelle che derogano alla legge sulle zone archeologiche, nonché quelle che regolano il silenzio-assenso nei condoni sugli abusi nelle aree a vincolo.
Dunque stop, almeno fino al pronunciamento della Consulta, a una serie di ampliamenti e completamenti di edifici pubblici e privati di tipo commerciale e agli interventi in montagna. Polverini, ieri, non ha voluto commentare a caldo la decisione. Mentre il Pd canta vittoria: «Galan - afferma il capogruppo Pd in Regione Esterino Montino - conferma la bontà della battaglia del Pd e dell'opposizione. Il ministro ha ghigliottinato il Piano casa, che ora vale la metà, come la credibilità di questa maggioranza». Maggioranza che fa quadrato attorno a polverini con un documento di solidarietà firmato da tutti i suoi leader.
Il coordinatore Pdl, Vincenzo Piso, ha condannato duramente l'ingerenza del ministro: «Quanto sta accadendo - aveva detto riferendosi alle obiezioni di Galan - è sconcertante, un approccio da talk show alla politica». E il leader della Destra, Francesco Storace, ha aggiunto: «Non hanno deciso nulla, hanno solo colpito solo il Lazio». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Davide Desario
da Il Messaggero del 25.10.11
«Piano casa, io vado avanti». Polverini: Galan ce l'ha con noi perché ce l'ha con Roma. Piste da sci, porti, cubature - Scontro sull'altolà di Galan. Dieci interventi «a rischio». Opposizioni all'attacco.
Dopo l'altolà del ministro ai Beni culturali Giancarlo Galan, è scontro sul Piano casa della Regione Lazio. Renata Polverini replica: «Noi andiamo avanti. Galan non ha simpatia per questa parte del Paese». Secondo il ministro, la legge regionale va impugnata dal governo: «Altrimenti mi dimetto», le sue parole.
La governatrice risponde: «Sono sorpresa. Con Pompei che crolla, Galan pensa alle dimissioni per una pista di sci al Terminillo». La presidente rivendica gli interventi previsti: «In provincia di Rieti serve una struttura di quel tipo. E non siamo noi ad aver richiesto 60 porti: tra questi, comunque, quello previsto a Tarquinia è importante». Entro dopodomani (quando il Piano casa sarà operativo) il governo deve pronunciarsi: «Spero che Berlusconi sostenga un'idea voluta da lui». Le opposizioni protestano. E i Verdi hanno preparato un dossier sui progetti più contestati.
Una legge regionale contestata, avversata, al centro di polemiche. E una serie di interventi, previsti nel «Piano casa» del Lazio, che con l'ampliamento delle abitazioni c'entrano poco. Piste da sci, alberghi, impianti sportivi, beauty farm, porti. E ancora: interventi nei parchi, nell'agro romano, in montagna. È scontro dopo l'altolà del ministro ai Beni culturali Giancarlo Galan, pubblicato ieri dal Corriere: «Non sarò io a permettere certi abusi. La legge va impugnata prima del 26 ottobre (quando diventerà operativa, ndr), altrimenti mi dimetto», le sue parole.
Secondo il dossier dei Verdi gli interventi più «a rischio» sono una decina. A cominciare dalla pista di sci al Terminillo che «prevede l'abbattimento di diecimila faggi secolari in area a tutela integrale». Progetto per il quale serve una doppia deroga: al piano paesistico e alle leggi dello stato, che vietano trasformazioni sopra dei 1.200 metri di altezza. «Gli alberi - dice Angelo Bonelli - non sono delle paline della luce. Anche se vengono piantumati altrove, spostarli comporta un danno al territorio notevole». Le piste da sci sarebbero due: «Ce n'è un'altra, a Filettino», dice Esterino Montino, capogruppo del Pd in Regione.
E poi ci sono i porti. Non solo quello di Tarquinia, alla foce del fiume Paglia, un'area - secondo i Verdi - «ad alto rischio idrogeologico. Il fiume è secco d'estate e soggetto ad esondazione d'inverno». Lì si prevedono, insieme ai posti barca, strutture recettive per oltre mille metri cubi: il progetto è già pronto, studiato da un gruppo di imprenditori vicini al centrodestra. E poi Cerveteri, Ladispoli, il raddoppio del porto di San Felice, dentro il parco nazionale del Circeo.
E, ancora, campi da golf (uno nella riserva naturale Laurentino-Acqua Acetosa), il centro direzionale Alitalia alla Magliana che potrebbe essere convertito ad uso residenziale, gli interventi sui Monti della Tolfa, su Tor Pagnotta, le cliniche private (alcune degli Angelucci) da trasformare in residence, il Salaria Sport Village di Anemone che potrebbe ricevere una insperata sanatoria. Secondo Montino «Galan ha messo il dito nella piaga». Luigi Zanda, Pd, aggiunge: «La Polverini è stata presa con le mani nella marmellata». Bonelli rivela: «Galan ha accolto la richiesta che noi, come Verdi, abbiamo fatto a lui e al ministro dell'Ambiente». Secondo Luigi Nieri (Sel) «il governo non può ignorare l'appello di Galan». Il Pdl laziale difende il provvedimento e critica il ministro: «Non capisco - dice Alfredo Pallone - la posizione di Galan. Il piano casa è voluto dal governo, il sistema di porti nel Lazio è sottodimensionato. Modello da esportare». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 24.10.11
INTERVISTA - «Spero che Berlusconi difenda il Piano casa»
- Presidente Polverini, se l'aspettava la nuova uscita del ministro Galan? «Rilevo che il ministro ha per Roma e per il Lazio una particolare attenzione, che non ha su altre realtà. Lo prendo come un fatto positivo. C'è una cosa, però, che mi meraviglia...».
- Sarebbe? «Che Galan, mentre crolla Pompei, minacci le dimissioni per una pista di sci al Terminillo... Ma, in genere, chi dice di andarsene poi non lo fa mai».
- Per il Mibac, il Piano casa della Regione ha dei vizi di incostituzionalità «Abbiamo fatto riferimento a leggi già esistenti in Lombardia che in Veneto, territorio che Galan conosce molto bene, essendone stato governatore per anni. Il Piano casa è passato al vaglio degli uffici legislativi della giunta e del consiglio: per noi è legittimo».
- D'accordo. Ma che c'entra una pista da sci con chi deve ampliare la propria abitazione? «Accetto l'obiezione. La pista non c'entra col piano casa. Ma serve a dare risposte ad un territorio che è a rischio di desertificazione umana e dove non c'è altro. Quel progetto lo rivendico, e neppure il centrosinistra lo ha criticato: il presidente della Provincia di Rieti (Fabio Melilli, ndr) mi pare che sia del Pd...».
- E i porti? Sicura che servono 60 approdi sulla costa laziale? «Chi ha fornito certe informazioni al Corriere, dopo la mia riunione di giovedì sera col ministro Fitto, sa perfettamente che la richiesta dei 60 porti l'ho trovata e che abbiamo chiesto noi di eliminarli».
- Si riferisce a Salvo Nastasi, capo di gabinetto di Galan? «Eravamo in pochi: io, lui e Fitto. Se sono uscite delle indiscrezioni, qualcuno avrà parlato... Ma non voglio litigare con Nastasi: io ho preso un milione e mezzo di voti, lui ha un ruolo tecnico».
- Torniamo ai porti. Rivendica anche l'intervento a Tarquinia? «Per il momento, l'unico porto che abbiamo autorizzato è quello di Anzio, che era fermo da 12 anni. Sul resto stiamo valutando, ma non disdegnerei questo aspetto dell'offerta turistica e dell'economia. Nell'ambito dei 60 progetti, Tarquinia è fra quelli che hanno ragione di essere».
- Ma, con la crisi che c'è, servono tutti questi posti barca? Oppure è solo un modo per costruire case, alberghi, centri commerciali? «Non voglio fare io la proletaria, ma la crisi non ha colpito chi ha la barca... Le faccio un esempio: il porto di Anzio è finanziato con risorse private e i posti sono già stati venduti. Altro esempio: chi arriva a Civitavecchia va direttamente a Roma, senza neppure sapere che a Cerveteri c'è una meravigliosa necropoli etrusca. Con una ricezione alberghiera diversa, magari si ferma almeno una notte».
- Il problema è che, spesso, gli interventi per i porti sono in zone vincolate, a forte rischio idrogeologico... «Ma noi non decidiamo niente. Certi interventi in deroga ai piani paesaggistici si possono fare solo d'intesa col ministero dei Beni culturali o con quelli competenti».
- Magari il Mibac voleva che certe cose fossero concertate prima... «Volevano scrivere loro il Piano casa? Ce lo potevano anche dire...»
- Cosa farete, adesso? «Il piano è quello, noi andiamo avanti. È un provvedimento che premia tutti, a cominciare dalle famiglie. Chi deve fare un intervento di ristrutturazione può stare tranquillo: l'eventuale impugnativa del governo non riguarda questo aspetto».
- Secondo le opposizioni, la Regione sta facendo un favore ai grandi costruttori: Anemone per il Salaria Sport Village, Caltagirone, le cliniche degli Angelucci... «Non so di cosa si parli. Ma l'ho già detto nella conferenza stampa di agosto, per evitare polemiche future: essendo un provvedimento sull'edilizia, è normale che i costruttori lavoreranno...».
- E i 90 giorni per il condono? Non è una sanatoria mascherata? «Diamo tempi certi alla legislazione nazionale. E bisogna intendersi: vogliamo che il paese sia frenato dalla burocrazia, oppure cominciamo a stimolare gli uffici pubblici a dare risposte?».
- Già ad agosto Galan era stato polemico. «E avrei apprezzato che, se aveva dei rilievi da fare, mi avesse chiamato. Invece, anche allora, le critiche le ho lette sui giornali: questo mi dispiace e mi disturba anche».
- Perché ce l'ha tanto con voi? «Non è un mistero, perché lo dice lui stesso, che non ha grande apprezzamento per questa parte del paese. Lo abbiamo visto anche con i finanziamenti del Festival del Cinema».
- Vi siete più sentiti? «Non ho più avuto il piacere. Ci siamo incontrati solo una volta, per caso».
- Non è che il ministro si è risentito perché lei, per criticare i consiglieri di opposizione, li chiamò «berlusconiani»? «Non c'entra nulla. Con Berlusconi ci sentiamo spesso».
- A proposito: con chi crede che si schiererà il premier? «Non gli chiederò nulla. Ma il Piano casa è un'idea del suo governo. Spero che lo difenda, quantomeno». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Ernesto Menicucci
dal Corriere della sera del 24.10.11
Si temono abusi sul paesaggio. Il ministro Galan boccia il Piano Casa Polverini. Opposizione all'attacco. Galan: "Piano Casa illegittimo, il governo lo impugni". Il ministro esce allo scoperto e attacca la legge Polverini. Plauso del Pd, si spacca il Pdl.
Ora è ufficiale. Dopo quanto anticipato da Repubblica, che già un mese fa aveva rivelato le obiezioni di costituzionalità mosse dall'ufficio legislativo dei Beni culturali al Piano Casa del Lazio e l'intenzione di Giancarlo Galan di chiederne l'impugnazione, è lo stesso inquilino del Collegio Romano a confermarlo dalle colonne del Corriere della Sera. «Non sarò certo io il ministro che permetterà abusi sul paesaggio senza controlli» ha affermato, minacciando le dimissioni.
Ma a questo punto i tempi sono strettissimi. Se infatti il consiglio dei ministri non approverà la proposta entro dopodomani, il Piano Casa del Lazio non potrà più essere impugnato per scadenza dei termini. Ecco perché, ragionano nel Pdl, Galan ha deciso di forzare con quell'uscita sui giornali. Circostanza che, al contrario, spiega come mai finora non sia stata calendarizzata la discussione a Palazzo Chigi: rischia di aprire più d'una crepa (fra favorevoli e contrari alla Polverini) in seno a una maggioranza già spappolata. Nel frattempo le opposizioni attaccano. «Il centrodestra ha varato un piano devastante, che noi cercheremo di fermare» annuncia il commissario del Pd Chiti. Rincara il senatore Zanda: «Le osservazioni di Galan rendono chiaro come la Polverini sia stata sorpresa con le mani nella marmellata».
In subbuglio la Pisana. «Dopo l'appello del ministro, il governo non può più far finta di niente» avverte il capogruppo di Sel Nieri. «Il provvedimento è incostituzionale perché viola leggi urbanistiche e piani regolatori dando il via a una deregulation che ferisce profondamente il territorio regionale» gli fa eco il pd Montino. E mentre Foschi parla di «scempio ambientale» invitando la Polverini a ripensarci, il verde Bonelli plaude all'iniziativa di Galan. Ma il Pdl fa quadrato, bollando come «strumentali» le polemiche. «Il Piano Casa dovrebbe essere preso a esempio, non criticato» taglia corto il segretario romano Sammarco. «È un fiore all'occhiello, voluto fortemente da Berlusconi», incalza il vice del Lazio Pallone. Con il sottosegretario Giro che tenta di minimizzare: «È prerogativa del ministero verificare i requisiti di costituzionalità di una legge regionale. Su quella del Lazio è in corso un confronto sereno e costruttivo: una procedura assolutamente normale».
di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 24.10.11
Polverini: il piano casa va avanti. Bufera dopo le dichiarazioni del ministro dei Beni culturali che ha chiesto di impugnare la legge regionale. Il presidente contro Galan: crolla Pompei e lui si vuole dimettere per il Lazio. Il presidente della Regione replica alle minacce di Galan di voler impugnare la legge. Polverini: «Sul piano casa ho l'ok di Berlusconi». Il governatore: solo il Consiglio dei ministri può bocciarlo.
Il 26 ottobre il piano casa del Lazio diventerà legge ma il ministro dei Bemi culturali, Giancarlo Galan, minaccia di impugnarlo per incostituzionalità. Ieri il presidente della Regione, Renata Polverini, ha contrattaccato: «Le osservazioni del ministro, anche se portassero a un'impugnativa, non mettono in discussione la struttura del piano casa. Si tratta di questioni legate al Terminillo e ai porti. Ne ho parlato anche con il presidente Berlusconi. Per noi il piano casa sarà un importante impulso all'economia e all'occupazione». Galan ha anche minacciato le dimissioni se il consiglio dei ministri non ricorrerà contro il piano casa: «Con i crolli a Pompei forse avrebbe altre ragioni per dimettersi - replica Polverini - colpisce come abbia sempre una sensibilità particolare per tutto quello che riguarda Roma e il Lazio».
«Ma possibile che questo ministro ogni volta che c'è qualcosa che riguarda Roma e il Lazio si metta a fare le pulci? Come mai ha questo puntiglio solo con noi?», attacca Renata Polverini, presidente della Regione. Anche venerdì ha parlato con Silvio Berlusconi del problema Giancarlo Galan, vale a dire il ministro ai Beni culturali che si sta mettendo di traverso contro una parte del piano casa del Lazio ventilando la possibilità di impugnarlo per incostituzionalità. E pare che Galan abbia minacciato le dimissioni per sostenere la sua battaglia. «Dimissioni, ma stiamo scherzando? Sta crollando Pompei, sta succedendo di tutto, è lui si vuole dimettere per il piano casa del Lazio? Mi pare che avrebbe altri motivi per dimettersi, se vogliamo dirla tutta». Polverini parla di sensibilità particolare di Galan per tutto ciò che riguarda Roma e il Lazio. «Beh, sono i fatti a dimostrarlo. Perché lo fa? Mi viene da pensare perché per lui tutti quelli da Roma in giù sono terroni. E perché forse è alla ricerca di visibilità. Per fortuna che mercoledì tutto questo finirà, visto che sarà l'ultimo giorno utile per potere impugnare il piano casa. E teniamo conto che dovrà essere tutti il consiglio dei ministri a farlo, non un singolo ministro». Il punto è proprio questo: che se il cdm non si riunisce o non decide entro il 26 ottobre il piano casa non sarà più attaccabile, anche se in Regione non escludono che qualche ritocco possa essere apportato per non andare allo scontro.
Ripartiamo dall'inizio di questa storia: il 3 agosto il consiglio regionale approva il piano casa del Lazio presentato dal vicepresidente della Regione e assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti, e sostenuto con forza da Renata Polverini. Secondo entrambi darà un forte impulso all'economia («in Lombardia ha consentito di creare 60 mila posti di lavoro»), secondo la minoranza permette troppo interventi sul territorio. Si va dalla possibilità di ampliamento del 20 per cento (con un tetto massimo di 70 metri quadrati) a impulsi all'edilizia sociale. «Ma la parte che ora Galan vorrebbe mettere in discussione non è il piano casa come struttura - precisa Polverini - ma quella dei piani paesistici, ad esempio gli interventi per il Terminillo. Noi scriviamo che dovrebbero avvenire d'intesa con il Ministero dei Beni culturali, lui contesta dicendo che dovrebbe essere competenza solo del ministero. Ma anche se alla fine ci sarà l'impugnativa per incostituzionalità, bene, non sarà bloccato il piano casa nella sua interezza. Andrebbe avanti. E poi, insomma, che questo governo ora si metta a parlare di incostituzionalità...». Nel mirino la possibilità di realizzare piste da sci al Terminillo o porti sulle coste (come aveva già sostenuto la minoranza in consiglio regionale). Ma dalla giunta regionale hanno sempre ricordato a Galan (ex governatore del Veneto): nella sua regione con 110 chilometri di costa ci sono 54 porti, nel Lazio con 360 chilometri ce ne sono 43. Pare che venerdì, dopo un lungo colloquio, Polverini abbia trovato molta comprensione da Silvio Berlusconi, «il piano casa - ricorda il presidente della Regione - era uno dei punti di forza dell'operato di questo governo».
Ieri dal Ministero per i Beni culturali, in particolare dal sottosegretario Francesco Giro, è arrivata una precisazione sul senso del possibile intervento di Galan. E quella di Giro sembra una vera frenata visto che anche lui sostiene che l'impianto del piano casa del Lazio non è in discussione: «È in corso un confronto molto sereno e costruttivo per una attenta ricognizione delle norme contenute nel piano casa approvato dal consiglio regionale del Lazio e verificarne in questo modo la legittimità costituzionale, una procedura assolutamente normale e ordinaria che si svilupperà nei tempi prescritti dalle leggi. E al di là dell'esito di questa valutazione promossa dal Ministero dei Beni culturali di concerto con il ministero degli Affari regionali mi sembra assai improbabile che il piano casa della Regione Lazio possa essere messo in discussione nel suo impianto generale ad esempio per le cosiddette premialità previste per i cittadini e le loro famiglie che intendano ampliare il loro immobile rispettando alcuni requisiti di base».
Dal canto suo il presidente della Regione, Renata Polverini, insiste: «Il piano casa del Lazio non fa altro che riprendere norme già previste in altre regioni. Questa attenzione particolare non appare proprio giustificata. Noi abbiamo varato uno strumento legislativo forte, che va incontro alle esigenze delle persone. E teniamo conto che quello che avevamo ereditato dal centro sinistra aveva fruttato appena 50 domande. Si vuole questo?». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 24.10.11
Il centrodestra fa quadrato, il Pd: «Atto incostituzionale»
Ieri la maggioranza ha fatto quadrato contro il ministro Galan, la minoranza è tornata all'attacco contro il piano casa. Dall'Udc ha preso posizione Pietro Sbardella che però non se l'è presa con il ministro ma con l'opposizione: «La sinistra dei no, bocciata dai cittadini nella passata competizione elettorale, spieghi ai sui elettori del Lazio la propria posizione, quella vera, sul nuovo piano casa. Perché le loro diverse anime interne hanno parecchie contrapposizioni. Montino, Zanda, Chiti e Bonelli non vogliono il bene del Lazio. Invece di attaccarsi agli equivoci fisiologici con il Ministero, consiglio loro di andarlo a spiegare a tutti gli amministratori ed elettori del Pd del Lazio che sono in festa per il nuovo piano casa». Per il Pdl è sceso in campo il vice coordinatore regionale, Alfredo Pallone: «Francamente non comprendo la posizione di netta contrarietà assunta dal ministro Galan, di cui ho la massima stima, in relazione al piano casa approvato dal Consiglio regionale del Lazio. È, con ogni evidenza, uno strumento legislativo, fortemente voluto dal presidente Berlusconi, che risponde in modo efficace alle reali esigenze dei cittadini e, nel contempo, rivolge grande attenzione alla tutela del patrimonio paesaggistico e alla salvaguardia dell'ambiente». Duro Francesco Storace (La Destra): «Una sinistra sabotatrice fa di tutto per ostacolare lo sviluppo nella nostra regione e farebbe malissimo il ministro Galan ad assecondarne le pretese».
Dalla minoranza il capogruppo del Pd, Esterino Montino: «Il Piano casa varato dal centrodestra è incostituzionale, viola profondamente leggi urbanistiche e piani regolatori dando il via a una deregulation che ferisce profondamente il territorio regionale. Anche Galan lo sostiene». Luigi Nieri, capogruppo di Sel: «Ci aspettiamo che il Governo impugni uno dei tanti provvedimenti sbagliati e dannosi promossi dalla Giunta Polverini». Infine, Angelo Bonelli dei Verdi: «Ogni tanto in questo paese qualcosa di giusto si fa. Galan ha accolto la richiesta d'impugnativa che, come Verdi, abbiamo chiesto al suo ministero e a quello dell'Ambiente». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 24.10.11
Galan-Polverini - Lite sul piano casa. Piste da sci nel «piano casa»: Galan contro la Polverini - Il ministro: non sarò io a permettere certi abusi.
ROMA - Giancarlo Galan, ministro per i Beni culturali, contro Renata Polverini, presidente della Regione Lazio. Materia dello scontro (durissimo) tutto interno al centrodestra: il nuovo piano casa laziale, pubblicato sul bollettino ufficiale regionale del 27 agosto scorso e che il 26 ottobre diventerà operativo.
Galan chiede a Berlusconi e al governo di impugnarlo in Consiglio dei ministri, minacciando le dimissioni: «Non sarò il ministro che permetterà abusi sul paesaggio senza controlli e che di fatto blocca la necessaria tutela del ministero su questo tema così delicato per il futuro del nostro Paese. Non permetterò che il Codice dei Beni culturali e del paesaggio venga smembrato da leggi regionali incostituzionali. Io sono a favore dei piani casa, anzi li sostengo con forza, basta vedere ciò che ho fatto in Veneto. Ma la legge del Lazio usa il suo per inserire norme che nulla hanno a che vedere con la casa. La legge, nelle parti al di fuori del vero e proprio piano casa, va impugnata entro il 26 ottobre».
Negli uffici del ministero circola un appunto. Nel piano casa del Lazio rientrano, secondo il dicastero, 60 richieste di infrastrutture portuali su appena 362 chilometri di coste, piste da sci e altri interventi in montagna spesso in aree vincolate, possibilità di deroghe ai vincoli dell'Agro romano per edificare stadi e palazzi annessi, progetti per alberghi e altre strutture turistico-ricettive. L'allarme del ministero è soprattutto per alcuni passaggi in cui la Regione stabilisce le caratteristiche di un'area archeologica. Competenza, questa, dello Stato, secondo il Codice dei Beni culturali. Gli uffici di Galan (in particolare del capo di gabinetto Salvo Nastasi) sono gli stessi che, tempo fa, hanno vincolato l'Agro romano col ministro Sandro Bondi, scatenando la furia del sindaco di Roma Gianni Alemanno (ancora un duello nel centrodestra). O che hanno vietato la costruzione di pale eoliche in molte aree del Molise e soprattutto hanno sventato lo sfregio a Mantova di duecento villette in riva al Lago Inferiore. Proprio Nastasi ha avuto un vertice accesissimo, giovedì scorso, con la Polverini nell'ufficio del ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto. Nessuna mediazione, solo altra benzina sul fuoco.
Galan intende ottenere l'impugnazione a ogni costo, ben sapendo anche quanto al Quirinale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano segua con attenzione il nodo della tutela del paesaggio e l'applicazione dell'articolo 9 della Costituzione che impone l'obbligo di proteggere i beni artistici e paesaggistici italiani. Galan teme che si crei un precedente regionale in grado di aprire varchi pericolosi: ruspe in azione ovunque, in molte regioni. E sa bene che qualsiasi ricorso per stabilire la costituzionalità di una legge regionale richiede tempo: e in quel lasso si può benissimo costruire.
Renata Polverini difende il diritto della sua Regione di legiferare e di decidere in materia: «Il nuovo piano casa della Regione Lazio risponde all'emergenza abitativa e occupazionale del territorio, quindi offre in primo luogo risposte alle richieste delle famiglie e delle piccole e medie imprese del Lazio». E le preoccupazioni di Galan? «Si tratta, come abbiamo avuto modo di rimarcare più volte, di un provvedimento che è stato definito tenendo conto della salvaguardia dell'ambiente e del patrimonio paesaggistico, di cui questa amministrazione per prima è impegnata a garantire la tutela e la valorizzazione».
Ma Galan intende andare avanti. Anzi, teme ulteriori «sorprese» nel nome della «semplificazione», magari (come temono gli ambientalisti) cedendo la tutela alle Regioni: «Non permetterò, al tempo stesso, che con la scusa della semplificazione normativa, che chiedo da mesi ed era nel nostro programma di governo, si compiano abusi e si cancellino cento anni di tutela sul paesaggio. Non sarò certo io ad avallare questo tipo di operazioni come ministro per i Beni culturali». Lo scontro, come si vede, è appena cominciato. E ci sono in ballo le possibili dimissioni di un ministro.
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di Paolo Conti
dal Corriere della sera del 23.10.11
E il Lazio ignora i Beni culturali
La legge regionale del Lazio del 13 agosto 2011 sul «piano casa» ha scompaginato la disciplina dell'assetto del territorio per le aree vincolate, ma in base alla Costituzione e al Codice dei beni paesaggistici essa spetta allo Stato e la pianificazione paesaggistica prevede l'accordo fra Stato e Regioni. Al contrario, ad esempio, il piano casa approvato dalla regione Veneto nel 2009 non si applicava ai beni culturali, non ammetteva cambi di destinazione d'uso e imponeva il rispetto degli standard urbanistici.
Ministero e Regione Lazio erano giunti a un accordo sul piano paesaggistico, quando, senza alcuna consultazione, all'insaputa del Ministero, è stata approvata questa legge, che contraddice il Codice e vanifica il lavoro di copianificazione fin qui svolto. La nuova legge, infatti, rinvia a generiche intese con il Ministero, ma su singoli interventi, che è altra cosa rispetto all'elaborazione congiunta di un piano organico di interventi, che solo consente quella visione d'insieme, necessaria per progettare il territorio secondo linee di sviluppo compatibili con la tutela paesaggistica.
La legge prevede poi che l'individuazione e la riqualificazione delle aree vincolate, compromesse e degradate, siano affidate alla pianificazione comunale, mentre sono materia di accordo tra Stato e Regione secondo il Codice. Così è stato violato il principio per cui il piano paesaggistico è gerarchicamente superiore ai piani urbanistici comunali.
Secondo una norma spetta ai Comuni costieri ridefinire le fasce di rispetto del territorio costiero marittimo (vincolo art. 142 del Codice) e stabilire la delocalizzazione degli edifici esistenti, con incrementi di volumetria fino al 150 per cento. Secondo un'altra norma le disposizioni del piano paesaggistico regionale del 2007 sono sospese e i Comuni hanno facoltà di rivedere quelle ritenute «incongrue» rispetto ai propri piani regolatori anteriori. Anche in questo caso i piani regolatori comunali prevalgono indebitamente sul piano paesaggistico, sempre prescindendo dal Ministero.
Altre norme ammettono interventi in aree vincolate eludendo i divieti del piano paesaggistico e sostituendo a tale copianificazione le anomale intese con il Ministero su singoli progetti. Si consentono così in aree vincolate piste da sci e altri interventi in montagna, ampliamenti e completamenti di edifici pubblici (ospedali e strutture turistico-ricettive), interventi di edilizia popolare e il recupero di nuclei abusivi.
Per pianificare razionalmente le infrastrutture portuali compatibili con la salvaguardia delle coste - 60 richieste presentate a tutt'oggi per 362 km di costa laziale - la Regione aveva istituito, con apposita delibera, una cabina di regia composta dalle autonomie territoriali e dal Ministero, i cui lavori avrebbero dovuti confluire nella pianificazione congiunta. La nuova legge ha stravolto questa procedura, affidando tali decisioni alla sola Regione Lazio, ancorché d'intesa col Ministero. Si va nella stessa direzione per stadi e annessi palazzi e negozi.
La nuova legge stabilisce anche cosa siano le zone di interesse archeologico, potere che spetta invece allo Stato, e amplia l'ambito applicativo del condono edilizio del 2003.
Questa legge regionale, che il Ministero contesta, è sintomo di un male diffuso: la sostanziale non accettazione della copianificazione con il Ministero da parte di alcune Regioni. Non sono mancati nel recente passato tentativi di diminuire il potere dei Soprintendenti in tema paesaggistico, che sono stati finora rintuzzati. Ma il pericolo incombe e qualora il partito del cemento dovesse averla vinta la tutela paesaggistica sarebbe finita in Italia. RIPRODUZIONE RISERVATA
di Andrea Carandini, Presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali
dal Corriere della sera del 23.10.11
È scontro sul Piano casa - Ciocchetti: così affitti bassi
E' polemica sull'articolo 3 ter del Piano Casa, che aumenta le cubature dei nuovi piani attuativi dando ai costruttori la possibilità di costruire complessivamente un milione e duecentomila metri cubi in più in cambio di un 30% di case ad affitti calmierati.
«È un gigantesco regalo ai re del mattone» attacca il consigliere del Pd Massimiliano Valeriani. Decisa la reazione dell'assessore all'Urbanistica della Regione, l'udc Luciano Ciocchetti: «Non è stato affatto un regalo ai costruttori. In un momento di crisi profonda del settore dell'edilizia dobbiamo dare una risposta al tema dell'emergenza abitativa». E sulle case costruite al posto di servizi? «Il Prg degli anni Sessanta» aggiunge «prevedeva una città arrivata a 5 milioni di abitanti mentre invece Roma si è fermata a 3. Così tutti gli standard del non residenziale sono stati gonfiati. In questo modo noi recuperiamo un 30% degli aumenti di cubatura per affitti accessibili a chi ne ha bisogno».
Ma occorrevano premi di cubatura così alti? «É normale» afferma Ciocchetti «che, non avendo fondi, la Regione debba rendere compatibile l'operazione. Certo, c'è una valorizzazione per i costruttori, ma prevista in ambiti già da edificare o edificati, non toccando aree agricole, come ha fatto il Comune per l'housing sociale. E devono essere adeguate ai nuovi abitanti urbanizzazione primaria e secondaria».
di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 18.10.11
Più volumi e superfici - In sei Regioni piano-recupero aree degradate. Edilizia. I provvedimenti sono spesso gli stessi con cui sono state modificate o prorogate le norme su ampliamenti e ricostruzioni - Il piano-città è pronto in sei Regioni. Il recepimento del decreto sviluppo per la riqualificazione delle aree degradate.
Sono sei le Regioni che si sono finora attivate per attuare le norme del decreto Sviluppo (Dl 70/2011) sulla riqualificazione delle aree urbane degradate: Lazio, Molise, Puglia, Toscana, Umbria e Valle d'Aosta. Nelle altre, le norme nazionali sono direttamente applicabili. Le nuove regole locali spesso si accompagnano a correzioni e proroghe alle leggi sui piani casa per gli ampliamenti.
Sono sei le Regioni arrivate al traguardo con l'approvazione di proprie leggi con cui dare attuazione all'articolo 5 del Dl 70/2011, sulla semplificazione del procedimento di rilascio del permesso di costruire, sull'estensione della segnalazione certificata di inizio attività (Scia) e sulla previsione di incentivi per la rigenerazione delle aree urbane.
Bastano poco più delle dita di una mano per contare le Regioni arrivate al traguardo con l'approvazione di proprie leggi con cui dare attuazione all'articolo 5 del Dl 70/2011, sulla semplificazione del procedimento di rilascio del permesso di costruire, sull'estensione della segnalazione certificata di inizio attività (Scia) e sulla previsione di incentivi per la rigenerazione delle aree urbane.
Finora a legiferare sono state in sei: Lazio, Molise, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta. Quelle che non lo hanno ancora fatto hanno tempo fino alla metà del prossimo mese di novembre per allinearsi (se ritengono di non esserlo già) alla nuova normativa statale, evitando l'applicazione immediata e diretta sui loro territori delle prescrizioni dell'articolo 5. Le nuove leggi regionali disciplinano soprattutto gli incentivi di volumi o di superfici edificabili per favorire gli interventi edilizi e sostenere l'economia; in alcuni casi si sono occupate anche delle procedure edilizie (si veda l'articolo in basso).
In Toscana il recepimento delle disposizioni del decreto sviluppo è stato inserito in una legge (la 40 del 5 agosto scorso) di riforma delle norme regionali già vigenti sul governo del territorio e sul piano casa (la cui scadenza viene prolungata al 31 dicembre 2012). Per rigenerare le aree degradate di paesi e città possono essere concessi incrementi di superficie fino a un massimo del 35% di quella esistente. La percentuale effettiva di ampliamento della superficie esistente viene decisa da ogni Comune tenendo conto dei singoli contesti in cui si interviene e degli obiettivi da perseguire.
Per la realizzazione di programmi di riqualificazione urbana attraverso la demolizione e ricostruzione di edifici residenziali, la Puglia applica il decreto sviluppo prevedendo la misura premiale del 35%, con la legge 21 del 10 agosto scorso, con la quale ha modificato la legge regionale 14/2009, sul piano casa pugliese, che viene prorogato al 31 dicembre 2012. In via ordinaria il premio di volumetria che i Comuni possono concedere per favorire gli interventi di sostituzione, rilocalizzazione e rifacimento di edifici è del 10 per cento. Questa percentuale può essere raddoppiata se l'intervento di demolizione e ricostruzione è parte di un programma integrato di rigenerazione urbana. Inoltre, un premio extra del 5% è accordato per ognuna di queste ipotesi:
- con il 20% della nuova volumetria complessiva dell'edificio vengono realizzati alloggi di edilizia residenziale sociale;
- per ricostruire l'edificio viene indetto un concorso di idee o di progettazione;
- l'edificio è certificato ad elevato standard di sostenibilità
Lo stesso livello massimo di incremento premiale delle volumetrie è previsto anche per la riqualificazione di aree produttive. Si parte da un premio base del 5%, che si eleva gradualmente per arrivare al 35% nel caso in cui, oltre a tutte le altre condizioni, si sposti un capannone localizzato in un'area a destinazione agricola, a zona verde o a servizi pubblici.
Spostato al 31 gennaio 2015 il termine ultimo per la presentazione ai Comuni della documentazione per avvalersi delle agevolazioni previste dal piano casa della regione Lazio (legge 21/2009). La legge regionale 10 del 13 agosto 2011 ha ampliato gli incentivi per realizzare il ventaglio di interventi previsti dal piano casa. Per recuperare aree degradate e anche edifici isolati dismessi con destinazione industriale o terziaria, i Comuni possono realizzare programmi di riqualificazione urbana e ambientale anche in variante ai piani regolatori vigenti. Per incentivare la loro attuazione, oltre al cambiamento della destinazione d'uso degli immobili, è possibile anche concedere incrementi di volumetrie fino al 75%, che raddoppiano se gli interventi consentono di recuperare le fasce di rispetto del territorio costiero.
Anche la regione Molise (legge n.21 del 9 settembre scorso) ha differito di due anni il termine ultimo di validità del suo piano casa.
Le ultime disposizioni - Le norme locali di recepimento del Dl 70/2011
LAZIO - Legge 13 agosto 2011, n.10, Bur 32 del 27 agosto 2011, S.O. 160. È possibile trasformare a residenza, con premio di volumetria, sia gli immobili sia le aree edificabili aventi una destinazione d'uso non residenziale. La delocalizzazione di un edificio dalla fascia costiera è premiata con un incremento di volumetria del 150 per cento. Semplificate le procedure per l'approvazione dei piani attuativi.
di Raffaele Lungarella
da Il Sole 24ore del lunedì del 17.10.11
Il settore - Incentivi speciali al «social housing»
Alcune regioni hanno dato un'impronta sociale alle riforme delle loro leggi sui piani casa fatte per attuare le previsioni del decreto Sviluppo sugli incrementi di volumetria.
In Toscana (legge regionale 40/2011), le amministrazioni comunali concedono un incremento di superficie del 35% per gli interventi edilizi necessari per realizzare programmi di riqualificazione urbana a condizione che si raggiunga «un'equilibrata composizione sociale, anche attraverso interventi di edilizia sociale, per una quota non inferiore al 20 per cento della superficie lorda complessiva» (articolo 8, comma 4).
Non è una conditio sine qua non, ma anche la Regione Puglia ha posto, nella sua legge (la 21/2011), un obiettivo sociale agli incentivi al settore dell'edilizia. Nei programmi di riqualificazione urbana attuati attraverso interventi di demolizione e ricostruzione di edifici residenziali, per elevare del 5% (entro il tetto massimo del 35%) il premio di volumetria, almeno del 20% della superficie complessiva dell'edificio ricostruito deve essere destinato ad edilizia sociale, con una convenzione con il Comune.
La legge regionale del Lazio (la 10/2011) vincola a precise condizioni il cambiamento a residenza - anche in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici - della destinazione d'uso di capannoni ed altri immobili residenziali con un incremento di volumetria del 30 per cento. Se la superficie dell'immobile da trasformare in appartamenti oscilla tra 10mila e i 15mila metri quadrati, il 30% dell'intera superficie residenziale deve essere riservata ad alloggi da affittare a canone calmierato; al di sotto dei 10mila metri quadrati la percentuale si eleva al 35% per cento. Questa stessa destinazione sociale è prevista anche per il 30% della capacità edificatoria di un'area con destinazione non residenziale non ancora edificata sulla quale vengono realizzati appartamenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Raffaele Lungarella
da Il Sole 24ore del lunedì del 17.10.11
Le procedure. La Scia a pieno titolo negli ordinamenti locali - Archiviata la Dia in Umbria e Toscana.
In Toscana e in Umbria esce di scena la Dia e per tutti gli interventi costruttivi per la cui realizzazione non è richiesto il permesso di costruire è sufficiente la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività). Sono i principali risultati prodotti, almeno finora, dall'adesione delle Regioni alle previsioni della parte dell'articolo 5 del Dl 70/2011 sulla semplificazione delle procedure relative all'edilizia privata.
In Toscana, con la sparizione dall'ordinamento regionale della Dia (legge 40/2001), possono essere realizzati con il ricorso alla Scia - e quindi avviati appena dopo aver presentato la documentazione in Comune - interventi per l'abbattimento delle barriere architettoniche (anche se comportano un aumento delle superfici esistenti o se sono eseguiti in deroga agli indici di edificabilità), interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia. È sufficiente la Scia anche per particolari casi di mutamento della destinazione d'uso degli immobili, edifici e aree. Tra la documentazione che deve essere allegata alla Scia vi è la relazione con la quale il progettista assevera che l'opera da realizzare è conforme agli strumenti urbanistico comunali. Il professionista che attesta il falso dovrà affrontare oltre al giudizio disciplinare dell'ordine professionale di appartenenza anche quello di una corte penale.
Anche in Umbria si restringe il ventaglio dei titoli abilitativi alla costruzione, con la sostituzione generalizzata della Dia con la Scia. Con un ampio provvedimento di semplificazione amministrativa dell'ordinamento regionale e di quello degli enti locali territoriali (legge 8/2011) viene recepito nella normativa regionale il comma 4-ter dell'articolo 49 del Dl 78/2010, che stabilisce che «le espressioni segnalazione certificata di inizio attività o Scia sostituiscono, rispettivamente, quelle di dichiarazione di inizio attività Dia, ovunque ricorrano, anche come parte di una espressione più ampia». Un ribaltamento totale pure in fatto di silenzio-assenso: nella normativa previgente se il responsabile del procedimento nei 15 giorni successivi alla richiesta non rilasciava il permesso di costruire operava il silenzio-rifiuto; con la nuova legge, trascorso quello stesso periodo di tempo senza che l'amministrazione comunale «abbia adottato un provvedimento di diniego, il permesso di costruire si intende assentito».
La Regione Lazio con la legge 10/2011, di modifica del piano casa, è intervenuta per semplificare le procedure di approvazione degli strumenti urbanistici. Viene riformata la legge regionale 36/1987, sullo snellimento delle procedure urbanistiche ed edilizie, assegnando esclusivamente alla giunta regionale l'approvazione dei piani attuativi degli strumento urbanistici. Le nuove norme elencano le modifiche che non costituiscono variante a un piano attuativo e che possono essere approvate dallo stesso organo comunale che rilascia il permesso di costruire. © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Raffaele Lungarella
da Il Sole 24ore del lunedì del 17.10.11
Piano Casa, un regalo ai costruttori tanto cemento per i "re del mattone". Ecco cosa nasconde la legge approvata dalla Regione.
Si chiama articolo 3 ter. Un numero da ricordare. É questo il grimaldello del nuovo Piano Casa della giunta Polverini che regalerà un milione e duecentomila metri cubi ai grandi "re del mattone" romani a scapito delle infrastrutture e dei servizi dei quartieri in costruzione, dall'Anagnina a Bufalotta, dal Torrino a Talenti, da Grotta Perfetta alla Pontina. Con nomi eccellenti che vanno da Bonifaci a Bonifati, da Navarra a Salini, da Parnasi a Todini. E poi Santarelli, Rebecchini, Mezzaroma e Caltagirone, soprattutto con le lottizzazioni di Tor Pagnotta, Lunghezza e Vitinia.
Ecco il tesoro nascosto. Il calcolo non è difficile. Fra le misure introdotte nell'articolo c'è la possibilità di utilizzare "le aree per attività non residenziali (commerciale, direzionale, servizi privati, uffici, negozi) dei piani e programmi attuativi di iniziativa pubblica e privata (approvati e non) per la realizzazione di palazzi ad uso residenziale fino a 10.000 metri quadrati di superficie con un bonus ulteriore del 10% della volumetria complessiva prevista".
Per dare un'idea degli effetti su una parte della previsione urbanistica inserita nel piano regolatore utilizziamo i dati dei piani attuativi vigenti e in corso di approvazione che riguardano la manovra delle cosiddette "compensazioni", cioè i trasferimenti di cubatura resi necessari dalla creazione dei parchi.
Per ciascuna previsione è stata applicata la norma con il bonus del 10% del volume complessivo, e in più la trasformazione da non residenziale in residenziale del 20% della volumetria destinata di solito ai servizi. Poi basta dividere il volume totale ottenuto per i 120 metri cubi che il piano regolatore assegna convenzionalmente ad ogni "abitante-stanza".
Ebbene, i piani attuativi coinvolti nelle "compensazioni" sono 50 di cui circa 30 approvati o in corso di approvazione e le volumetrie ammontano complessivamente a poco più di 4 milioni di metri cubi.
Il resto del calcolo è facile: l'applicazione della norma consente un bonus del 10% pari a 400.000 metri cubi e un cambio d'uso urbanistico del 20% uguale a ulteriori 800.000 metri cubi di servizi che diventano case. Per un totale, appunto, di un milione e duecentomila metri cubi di case non previsti dal piano regolatore.
Ancora: per capire come si moltiplicheranno gli abitanti nei nuovi quartieri basta dividere un milione e 200 mila metri cubi per i 120 mc equivalenti ad un abitante-stanza: saranno in diecimila. Il numero degli abitanti passerebbe così da 26.500 a 36.500, con un aumento netto del 28%.
L'articolo 3 ter prevede che una quota dei volumi maggiorati sia destinata all'affitto con canone calmierato. Ma il conto dei benefici è naturalmente tutto a favore dei "re del mattone".
«Il vero obiettivo del Piano Casa» attacca Esterino Montino, capogruppo del Pd alla Regione «è un regalo ai grandi costruttori. Così possono essere densificate centralità, compensazioni e lottizzazioni convenzionate con una dimensione importante. L'obiettivo da una parte è di concentrare l'interesse sui grandi proprietari e sui contenitori esistenti. E dall'altra c'è l'idea che i quartieri possono essere costruiti senza qualità. Il pericolo di questa operazione è che si ritorni alle borgate, una casa appresso all'altra, e soprattutto con una procedura della legge senza pianificazione, un pericolo moltiplicato all'ennesima potenza con una sorta di automatismo».
- Un aumento di cubatura del 10% sul residenziale e del 20% al posto dei servizi
- Le aree - Dalla Collina Fleming a Vitinia e Tor Pagnotta. I piani attuativi coinvolti nelle "compensazioni", ovvero la possibilità di costruire in un´area per compensare la mancata edificazione in una zona destinata a parco, sono cinquanta, di cui trenta già approvati o in corso di approvazione. Nel complesso i metri cubi che sarebbero stati costruiti sono circa 4 milioni. Ma aumenteranno con i "premi" previsti dall´articolo 3 ter della legge del Piano Casa. Tra le concessioni interessate quelle di Collina Fleming (costruttori Parnasi), Mandriola (Bonifaci), Maranella (Federici), Monti delle Piche (Navarra), Parco Talenti (Mezzaroma), Tor Tre Teste (Gruppo Santarelli), via delle Vigne (Bonifati), Portuense Spallette (Gherardi). E poi, in altro ambito, Vitinia e Tor Pagnotta (Caltagirone).
di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 14.10.11
Costruttori, voglia di rifare le città - Buzzetti: leva fiscale per incentivare la riqualificazione Ance: priorità al piano per ammodernare il patrimonio edilizio e le infrastrutture cittadine.
Avanti con il piano di rilancio delle città. È la priorità indicata dal presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che sollecita nuovi interventi per accelerare quel processo, fondato su una prospettiva progettuale di sistema, in grado di attivare concretamente progetti di riqualificazione urbana.
Oggi a Milano, parteciperà agli stati generali delle costruzioni in programma nel giorno dell'apertura di Made Expo 2011, quarta edizione del salone dedicato all'edilizia, architettura e design alla Fiera di Milano fino a sabato. Proprio negli stessi giorni del Saie, il salone dell'edilizia che tradizionalmente si tiene ad ottobre a Bologna e dove è in programma, nel giorno dell'apertura, il convegno dedicato alla nuova politica edilizia per la città e il territorio, dove si parlerà di recupero e sostenibilità (si veda articolo qui sotto). Una leva, dice Buzzetti, è quella dell'introduzione di misure fiscali mirate, che «stimolino la realizzazione di programmi di riqualificazione, coinvolgendo la più ampia platea possibile di operatori economici». Il decreto 70, il decreto Sviluppo, ha introdotto importanti novità sul fronte urbanistico. «L'idea del Piano casa», ha spiegato Buzzetti, «è stata un'idea geniale perché andava incontro alla necessità di molti italiani di ampliare e migliorare la propria casa.
Certamente la legge andava affinata e in prima istanza ha trovato le giuste resistenze delle regioni e degli enti locali che sono coloro che in questa materia devono intervenire, come prevede il Titolo V della Costituzione, che però a mio modesto parere andrebbe rivisto, dato il contenzioso che genera». «Finalmente», ha proseguito, «dopo due anni si è riusciti ad avere una seconda generazione di Piani casa che dovrebbero finalmente attivare il meccanismo virtuoso previsto dalla legge. A rendere questo impianto normativo veramente efficace ha contribuito ora il decreto 70 che ha introdotto principi importanti e già in vigore in tutte le città europee come la demolizione e ricostruzione, il cambio di sagoma, il cambio di destinazione. Ci è stata messa a disposizione una cassetta degli attrezzi che finalmente possiamo utilizzare per dare un futuro alle nostre città».
Secondo l'Ance si segna il passaggio da un Piano Casa incentrato sulla sostituzione del singolo edificio a un Piano Città fondato su una prospettiva progettuale di sistema: l'unica in grado di attivare concretamente un processo di riqualificazione urbana. «Occorre neutralizzare», ha spiegato Buzzetti, «la variabile fiscale nei trasferimenti di immobili, finalizzati alla successiva utilizzazione edificatoria o al recupero del fabbricato esistente, ad esempio, attraverso l'applicazione di imposte sui trasferimenti in misura fissa (Registro e Ipocatastali) a condizioni che, entro i 10 anni dall'acquisto in regime agevolato, vi sia l'ultimazione dei lavori».
Il progetto dell'Ance del resto trova fondamento su alcuni dati forniti dal Censis. L'Italia dispone di un grande patrimonio edilizio, dove il 90% delle abitazioni è di proprietà delle persone fisiche. Una ricchezza che Banca d'Italia, alla fine del 2009, stimava in circa 4.800 miliardi di euro, pari a circa 200 mila euro in media per famiglia. Il rischio però è che questa ricchezza possa perdere valore, dato che buona parte degli immobili sono stati costruiti negli anni della ricostruzione e poi del boom edilizio, spesso con disegni urbanistici poveri, caratteristiche architettoniche e costruttive spesso di scarsa qualità e con carenza di reti infrastrutturali. Nello stesso tempo, grazie anche alle migrazioni dall'estero, la popolazione residente in Italia risulta in aumento (60.626.442 a fine 2010, secondo l'Istat, con un +0,5% rispetto al 2009), fatto che sta generando una maggiore richiesta di abitazioni. Per questo l'Ance guarda anche all'attivazione di una «campagna di rottamazione dell'usato» anche nel settore immobiliare, favorendo la permuta del vecchio fabbricato posseduto con uno nuovo ad alta efficienza energetica.
Ancora, «una spinta a favorire la riqualificazione delle città si potrebbe conseguire mediante il mantenimento delle attuali agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie premiando gli acquisti di abitazioni in fabbricati completamente ristrutturati e gli interventi che producono un effettivo e complessivo risparmio energetico». Altro spunto viene, ha concluso Buzzetti, dal sistema di agevolazioni francese: «Potrebbero essere introdotti incentivi per favorire l'accesso alla prima casa (mutui a tasso zero) e rilanciare l'affitto in aree oggetto di riqualificazione». Secondo il presidente dell'Ance «gli interventi di riqualificazione delle città vedono una grande opportunità nel processo di dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico».
di Antonio Ranalli
da Italia Oggi del 05.10.11
EDILIZIA - Spazi recuperabili in 12 Regioni. La mappa delle norme ad hoc nelle leggi locali e nelle discipline sul piano casa, che spesso consentono il cambio di destinazione - Spazi vuoti recuperabili in 12 Regioni. Seminterrati, magazzini e aree di passaggio: possibile il riutilizzo abitativo o commerciale.
Il recupero degli spazi inutilizzati - non solo nei sottotetti, ma anche nei seminterrati e nelle altre aree degli edifici - è consentito in tutto in 12 Regioni italiane: in sette casi sono state varate norme ad hoc (che a certe condizioni consentono anche il cambio d'uso); in altre sette Regioni, invece, valgono le norme dettate dalle leggi regionali sui piani casa.
Trasformare in una parte dell'abitazione, dell'ufficio o del negozio tutti quei locali pensati per riporre le vecchie cose, sfruttati solo per il passaggio o comunque per usi accessori (lavatoi, spazi per il fai-da-te, magazzini, ex locali caldaia). È una possibilità, per quel che riguarda i sottotetti, concessa praticamente da tutte le Regioni italiane e ben conosciuta dai proprietari (si veda Il Sole 24 Ore del 19 settembre). Sono invece in pochi a sapere che esistono Regioni che hanno ampliato il raggio delle agevolazioni, e concedono il recupero anche di locali di tipo diverso, per lo più puntando verso "il basso" dell'edificio ai seminterrati, alle cantine, o anche ai cosiddetti "piani pilotis" (gli spazi aperti, in genere al pianterreno, sorretti da colonne e utilizzati solo come zone di transito).
Per ora, le Regioni che hanno dato queste concessioni sono solo un terzo del totale (in ordine alfabetico, Basilicata, Calabria, Liguria, Molise, Puglia, Sicilia e Umbria) benché anche altre cinque (Campania, Lazio, Piemonte, Sardegna e Veneto) abbiano disposizioni, nei cosiddetti piani casa degli incrementi volumetrici, tutto sommato analoghe, ma comunque un po' meno convenienti e destinate a "scadere" a una certa data (si veda l'articolo a destra).
Le regole stabili tracciate dalle prime sette Regioni differiscono molto le une dalle altre, anche perché non sempre gli usi abitativi sono concessi, e sono in genere contenute nelle stesse norme che trattano di sottotetti. In comune, in cinque Regioni su sette, c'è il fatto che l'altezza minima perché il locale sia considerato abitabile rimane quella stabilita dalle norme nazionali (2,7 metri): solo due Regioni permettono soffitti più bassi. Sul rapporto tra superfici vetrate e pavimenti per garantire l'illuminazione e la ventilazione, gli strappi alla regola sono più comuni: dove è richiesto che i vetri siano 1/8 dei pavimenti è spesso concesso di sostituire illuminazione e ventilazione naturali con luce elettrica e apparecchi meccanici.
Tratti spesso comuni sono il divieto di modifiche delle quote di piano stradale (Basilicata, Calabria, Molise), l'esplicito richiamo alle norme antincendio, cruciali nei piani bassi (Basilicata, Molise, Puglia) l'esclusione della modifica d'uso di box e posti in garage (anche nel rispetto dei rapporti tra abitazioni e parcheggi). Le deroghe alle norme sull'eliminazione delle barriere architettoniche talora esistono (Umbria, ma solo per le unità immobiliari non autonome), talaltra, espressamente no (Basilicata, Liguria). Inoltre sono imposte altre cautele. In Liguria la chiusura di logge, porticati e piani pilotis non deve coinvolgere la facciata ma un prospetto secondario, e neanche questo nel caso di edifici storici o con valenze artistiche, e non è possibile snaturare tutta la destinazione d'uso dell'edificio (come con la trasformazione di edifici agricoli interamente in residenziale). In Calabria l'uso residenziale è ammesso solo nei centri storici e quello a commerciale e terziario solo nelle zone B (semicentro).
Un discorso a parte meritano i soppalchi abitabili, che consentono di sfruttare al massimo locali con un soffitto abbastanza elevato. La Basilicata li rende possibili, ma solo nei locali con almeno 5 metri di altezza e purché occupino al massimo ¾ del locale e vengano rispettati certi parametri (il volume del locale diviso la superficie del pavimento più quella del soppalco deve dare 2,7 metri). In Calabria negli ambienti a uso commerciale e terziario - interrati e seminterrati - il soppalco deve essere posto a un'altezza di almeno 2,7 metri.
Dappertutto le opere sono qualificate come di «ristrutturazione edilizia» e per eseguirle basta una semplice Dia/Scia (salvo in Puglia, dove è prescritto il permesso di costruire). Necessario il versamento del contributo di costruzione in misura standard, proporzionato all'incremento di superficie o di volume abitabile. Ma in Sicilia si chiede un contributo in più, pari al 20% del valore catastale dei locali oggetto di recupero, da attestare con una perizia giurata allegata. © RIPRODUZIONE RISERVATA
LA PAROLA CHIAVE - Aeroilluminante. Ai fini di garantire sufficiente aerazione e luce naturale, finestre e lucernari devono avere una superficie proporzionale alla superficie calpestabile del pavimento che, per le norme nazionali, è pari a 1/8, ma che certe norme regionali riducono fino a 1/16 (è il cosiddetto rapporto aeroilluminante). Se il soffitto è inclinato, si escludono dalla superficie calpestabile gli spazi al di sotto di una certa quota, variabile da Regione a Regione. Con la ventilazione meccanica in certi casi si può ridurre il rapporto.
di Silvio Rezzonico - Giovanni Tucci
da Il Sole 24ore del lunedì del 03.10.11
Le altre opzioni. Ampliamenti e dintorni - In Veneto ok ai soppalchi anche in centro
Le norme straordinarie sui piani casa di alcune regioni consentono anch'esse il recupero e il cambio d'uso di spazi pertinenziali e accessori negli edifici, in alternativa ai tradizionali incrementi volumetrici. La legge 19/2009 della Campania, nella versione modificata dalla legge n. 1/2011, non pone limiti al tipo di locali né alla destinazione d'uso, purché non si incida sulla sagoma e sui prospetti dell'edificio.
Le regole variano per il passaggio da non residenziale a residenziale e per l'ampliamento interno di edifici destinati ad attività produttive, commerciali, turistico-ricettive e di servizi. Nel primo caso è posto un vincolo di destinazione d'uso di durata di cinque anni dalla comunicazione di ultimazione dei lavori e un tetto di incremento del 20% a residenziale. Inoltre, i locali recuperati devono essere conformi alle prescrizioni di risparmio energetico, esattamente come accade per quelli realizzati in ampliamento. Nel secondo caso, il limite di volumetria non esiste, ma occorre che le unità immobiliari abbiano una superficie non superiore a 500 metri quadrati e non bisogna «costituire unità immobiliari successivamente frazionabili». Non vanno messi in pericolo gli standard a parcheggio (e perciò è impossibile inglobare box e garage in una residenza o in un immobile non abitativo). Il divieto di modifica dei prospetti delle costruzione rende automaticamente vietato il recupero dei porticati.
In Lazio è consentito il recupero a fini residenziali, con cambio d'uso dei volumi accessori, pertinenziali, nonché delle unità immobiliari destinate ad altri usi, purché in edifici almeno per metà abitativi. Il cambio d'uso deve incrementare fino a un massimo del 20% la volumetria residenziale, con un tetto di 70 metri quadrati. Va osservato lo standard a parcheggi, con la destinazione di almeno 20 mq a posto auto (anche scoperto). Inoltre occorre migliorare di almeno il 10% le prestazioni energetiche previste dal Dlgs 192/2005 per le nuove costruzioni.
In Piemonte l'incremento volumetrico comprende, per espressa previsione di legge, anche la chiusura di logge e porticati alle stesse condizioni previste per normali ampliamenti, ma è limitato ai soli fabbricati con tipologia costruttiva a schiera e previa presentazione del progetto unitario per tutti. A intervento ultimato il volume complessivo non deve essere superiore a 1.200 mc (circa 400 mq) più un ulteriore 20% se si rispettano parametri di risparmio energetici piuttosto elevati. Nei fabbricati a destinazione artigianale, produttiva e direzionale è possibile soppalcare i locali con aumento massimo del 30% della superficie utile, anche se gli standard urbanistici concessi sono "esauriti".
Anche in Sardegna l'ampliamento può prevedere la chiusura dei piani pilotis, nel rispetto della sagoma dell'edificio e di tutte le altre prescrizioni per gli ampliamenti, purché gli ampliamenti siano inglobati nel l'edificio e non siano venduti separatamente. Comunque sono ammessi i cambi d'uso per le unità in cui si realizzano tutti gli interventi a condizione che siano compatibili con le destinazioni previste dagli strumenti urbanistici comunali.
In Veneto, nella nuova versione del piano casa (modificato a luglio 2011), si ammette, perfino nei centri storici, l'aumento della superficie utile di pavimento all'interno dei volumi lecitamente edificati (esclusi solo i palazzi con vincolo storico-artistico ai sensi delle leggi statali). Si tratta di fatto di un via libera alla realizzazione dei soppalchi, ma comunque nel rispetto dei parametri igienico-sanitari previsti dalla normativa vigente (2,7 metri di altezza e 1/8 di rapporto aeroilluminante per l'agibilità).
Più incerta è la concessione alla libertà di cambio d'uso, purché la nuova destinazione sia consentita dalla disciplina edilizia di zona: infatti il testo letterale di legge lega comunque il mutamento di destinazione solo agli interventi di ampliamento o sostituzione edilizia e non al recupero di volumetrie già esistenti (il che pare un po' illogico). © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Silvio Rezzonico - Giovanni Tucci
da Il Sole 24ore del lunedì del 03.10.11
PIANO CASA/RIQUALIFICAZIONE L.R. LAZIO 10/2011. Il Lazio allarga l'applicazione, bonus nelle aree agricole e per gli edifici oltre mille mc. In vigore dal 28 agosto la nuova legge che modifica profondamente la normativa precedente: cancellato il limite di mille metri cubi per gli ampliamenti e incentivo volumetrico fino al 60% per la demolizione e ricostruzione di strutture degradate.
Fino al 31 gennaio 2015 nel Lazio sarà possibile presentare le Dia (la legge continua a indicare la Dia senza considerare la sostituzione con la Scia effettuata dalle norme statali) e le domande per il rilascio del permesso di costruire dirette alla realizzazione degli interventi straordinari di ampliamento, sostituzione edilizia e recupero di edifici, introdotti dalla legge regionale 21/2009 e ora profondamente modificati, novellati dalla legge regionale 13 agosto 2011, n. 10, con la previsione di nuovi bonus e l'inserimento di diverse norme di semplificazione (Bur n. 32 So n.160).
Le misure straordinarie per il settore edilizio previste dalla vecchia legge regionale (la legge 21/2009 che era già stata oggetto di piccole precisazioni in tema di opere di urbanizzazione e interventi in zone sismiche, introdotte con Lr 1/2010) sono state radicalmente modificate e ampliate dal nuovo provvedimento che è in vigore dal 28 agosto. I Comuni possono comunque individuare, con delibera del Consiglio comunale, ambiti o immobili su cui limitare o escludere gli interventi per ragioni di tutela storica, artistica o urbanistico-architettonica: tale individuazione deve essere effettuata entro e non oltre il 31 gennaio 2012.
Applicazione più larga. Il profilo applicativo introdotto dalla novella estende le misure straordinarie in favore di tutti gli edifici legittimamente realizzati e ultimati (ivi compresi quelli per i quali il titolo edilizio sia stato rilasciato in sanatoria o condonati, anche per formazione del silenzio-assenso), ma anche non ultimati purché abbiano ottenuto il titolo abilitativo edilizio (ovvero, se in sanatoria, il titolo venga rilasciato entro il 31 gennaio 2015).
La nuova disciplina si applica anche nelle zone agricole (è stato infatti eliminato il previgente rinvio all'articolo 55 della Lr 38/1999 che subordina la nuova edificazione in zona agricola alle esigenze di conduzione del fondo e all'esercizio delle attività agricole e di quelle a esse connesse) e nelle zone già urbanizzate delle aree naturali protette, mentre sono sostanzialmente confermate le precedenti esclusioni per gli insediamenti urbani storici (come individuati dal piano territoriale paesistico regionale), per le aree gravate da vincolo di inedificabilità assoluta o situate in aree del demanio marittimo o classificate a rischio idrogeologico molto elevato, per i casali e i complessi rurali realizzati in epoca anteriore al 1930 (cfr. nuovo articolo 2, comma 2).
Le procedure. Sotto l'aspetto procedurale gli interventi sono realizzabili previa denuncia di inizio attività ai sensi dell'articolo 23 del Dpr 380/2001, salvo quelli finalizzati al reperimento di alloggi a canone calmierato attraverso la modifica della destinazione d'uso di immobili destinati a uso non residenziale (articolo 3-ter) e quelli di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione (articolo 4), entrambi subordinati al rilascio del permesso di costruire, se interessano immobili con superficie utile esistente superiore a 500 metri quadrati (il testo originario dell'articolo 6 fissava invece - per l'assoggettamento a permesso di costruire - il maggior limite di 3mila metri cubi).
La nuova legge precisa altresì, in via generale, che le misure straordinarie possono essere applicate, con riferimento a ogni singolo intervento, una sola volta a partire dal 28 agosto 2011 e obbliga i Comuni a istituire un apposito registro degli interventi eseguiti in deroga, trasmettendo annualmente i dati riepilogativi alla Regione.
La finestra temporale prevista per la presentazione delle istanze si aprirà il 1° febbraio 2012 e si chiuderà il 31 gennaio 2015 (articolo 6, comma 4), eccetto che per i piccoli interventi di ampliamento delle abitazioni fino al 20 per cento, che potranno essere avviati già il 15 settembre 2011, in forza della Lr 11/2011 di assestamento di bilancio che, in sede di previsione di contributi per l'edilizia agevolata e l'avvio del fondo immobiliare per l'housing sociale, ha ritenuto di anticipare l'applicazione della riforma al fine di creare i presupposti per un rilancio dell'economia e del tessuto produttivo regionale.
Gli ampliamenti. Gli interventi di ampliamento disciplinati dal nuovo articolo 3 della Lr 21/2009 sono ammessi in aderenza o adiacenza rispetto al fabbricato esistente (in casi particolari può essere autorizzata la costruzione di un corpo edilizio separato di carattere accessorio o pertinenziale) e possono comportare anche l'aumento delle unità immobiliari. La nuova legge cancella il limite dei mille metri cubi, consentendo quindi l'utilizzo dei bonus del piano casa anche nei condomini.
In tutti i casi devono essere rispettate le altezze e le distanze previste dalla legislazione vigente, nonché le norme in materia di sostenibilità energetico ambientale e di bioedilizia di cui al Dlgs 192/2005 e Lr 6/2008.
Per quanto riguarda le sopraelevazioni le nuove norme non apportano modifiche: resta quindi il divieto di sopraelevare in deroga fatta eccezione per la chiusura di terrazzi con copertura che porti alla realizzazione di nuove unità immobiliari in regola con le norme sui sottotetti.
Gli ampliamenti sono realizzabili, a seconda della destinazione d'uso, entro i seguenti limiti massimi:
- uso residenziale: incremento del 20% e fino a 70 metri quadrati per ogni unità immobiliare autonoma (articolo 3, comma 1, lettera a);
- uso socio-assistenziale (Lr 41/2003): incremento del 20 per cento e fino a 200 metri quadrati per ogni edificio (lettera b);
- uso non residenziale: incremento del 20 per cento e fino a 200 metri quadrati per ogni edificio. Nel caso di edifici a destinazione produttiva o artigianale il limite è del 25 per cento, per un massimo di 500 metri quadrati (lettera c);
- uso misto: i limiti per le diverse destinazioni si sommano e vengono calcolati sulle singole unità o porzioni di edificio interessate (lettera d).
Tutti i limiti percentuali sono incrementati di un ulteriore 10 per cento nel caso di utilizzo di fonti di energia rinnovabile con una potenza non inferiore a 1 kW.
Gli ampliamenti possono essere realizzati anche su edifici in zona sismica. Per incentivare l'adeguamento sismico dell'intero edificio la nuova legge prevede bonus dal 25 al 35% (con un tetto massimo di 90 metri quadrati).
Ulteriore novità è la possibilità di monetizzare il mancato rispetto degli standard urbanistici nel caso sia impossibile realizzare o adeguare le opere di urbanizzazione secondaria previste dal Dm 2 aprile 1968. in tali casi l'interveniente, oltre al pagamento del contributo di costruzione ordinario, dovrà versare un contributo straordinario pari al 50 per cento degli oneri dovuti.
Rispetto alla disciplina precedente, viene raddoppiato il periodo in cui la destinazione d'uso degli edifici deve essere mantenuta, fissato ora in 10 anni dalla dichiarazione di ultimazione dei lavori relativi agli interventi di ampliamento.
Le sostituzioni. Il nuovo articolo 4 ammette ampliamenti connessi a interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, entro i seguenti limiti massimi rispetto alla volumetria o alla superficie utile esistente:
- fino al 35 per cento per edifici a destinazione residenziale per almeno il 50 per cento (la percentuale di destinazione residenziale precedente era fissata al 75%);
- fino al 35 per cento e comunque fino a 350 metri quadrati per edifici a destinazione prevalentemente non residenziale, a condizione che nella ricostruzione si rispettino le destinazioni d'uso previste dagli strumenti urbanistici.
Rispetto al testo previgente sono state introdotte due nuove fattispecie di ampliamento:
- fino al 60 per cento per edifici plurifamiliari a destinazione residenziale superiori a 500 metri quadrati in stato di degrado, a condizione che venga mantenuto almeno il precedente numero di unità immobiliari;
- fino al 20 per cento della cubatura esistente per edifici residenziali ricadenti in zona agricola, con esclusione di quelli realizzati prima del 1950.
Se l'intervento di sostituzione edilizia è attuato mediante la procedura del concorso di progettazione, con l'assistenza degli ordini professionali competenti, le percentuali di ampliamento sono aumentate di un ulteriore 10 per cento (cfr. articolo 4, comma 7).
Il recupero. Incentivi specifici sono poi previsti per il recupero di edifici esistenti con possibilità di modificare la destinazione d'uso in deroga. La legge non precisa cosa intende per recupero di edifici esistenti permettendo quindi un'applicazione molto ampia.
Le nuove norme cancellano il limite di 1.000 metri cubi e prevedono tre tipologie di recupero:
- a fini residenziali, dei volumi accessori, pertinenziali, nonché delle unità immobiliari ad altri usi destinati, purché la destinazione residenziale sia almeno il 50 per cento, con possibilità di ampliamento fino al 20 per cento del volume o della superficie per ogni edificio e comunque per ogni unità immobiliare autonoma, fino a un massimo di 70 metri quadrati;
- a fini residenziali, di volumi accessori e pertinenziali degli edifici a destinazione prevalentemente residenziale, ubicati in zone agricole, attraverso il cambio di destinazione d'uso nel limite del 50 per cento della superficie della parte residenziale preesistente e comunque entro il 20 per cento o 70 metri quadrati;
- a fini sportivi, di volumi accessori e pertinenziali degli edifici a destinazione prevalentemente a servizi finalizzati all'attività sportiva, purché il cambio di destinazione all'uso sportivo non superi il 50 per cento della parte a destinazione a servizi finalizzati all'attività sportiva preesistente.
Tali interventi sono cumulabili - solo ai fini del cambio di destinazione d'uso -, con gli ampliamenti disciplinati dall'articolo 3 (nel caso in cui riguardino tipologie residenziali unifamiliari e plurifamiliari) e sono subordinati all'esistenza delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria ovvero al loro adeguamento o alla realizzazione, nonché alla realizzazione dei parcheggi (eccetto i casi in cui la superficie da destinare a parcheggio, calcolata in relazione all'entità dell'ampliamento, sia inferiore a 20 metri quadrati).
Modifiche a leggi esistenti. La nuova legge ha integralmente sostituito gli articoli da 2 a 7, 14 e 25 e inserito nuove norme di snellimento procedurale, tra le quali si indicano le modifiche alle leggi regionali:
- 36/1987 (in cui è stato riformulato l'articolo 1-bis attribuendo alla Giunta comunale la competenza per l'approvazione dei piani attuativi conformi allo strumento urbanistico generale);
- 22/1997 (con la previsione che le modifiche ai programmi di recupero urbano approvati con accordo di programma che non incidono su perimetro e indici di zona di Prgc, sono autorizzate dal responsabile dell'ufficio procedente; articolo 7, comma 1-bis);
- 24/1998 (con l'innovativa previsione che consente alla Giunta regionale di deliberare adeguamenti conseguenti a sentenze passate in giudicato nonché alla correzione di errori grafici o materiali su segnalazione dei Comuni; articolo 36-quinquies);
- 6/2008 (con il raddoppio della superficie non computabile ai fini del calcolo dell'indice di fabbricabilità per le serre solari costruite sia in aderenza che in adiacenza alle unità abitative, che possono ora essere scomputate fino al 30% della superficie utile dell'unità abitativa, cfr. articolo 12, comma 1, lettera c);
- 13/2009 (in cui sono stati semplificati i criteri di calcolo dell'altezza media interna per il recupero a fini abitativi dei sottotetti, con riduzione del limite minimo a 2 metri, cfr. nuovo articolo 3).
È stata infine abrogata la Lr 2 luglio 1974, n.30 che dettava disposizioni di salvaguardia per l'esecuzione di costruzioni e opere lungo le coste marine e le rive dei laghi, disposizioni in parte sostituite dalle nuove misure incentivanti per i Comuni costieri, applicabili in sede di attuazione dei programmi integrati di riqualificazione ambientale di cui alla Lr 22/1997, che possono ora prevedere un bonus volumetrico fino al 150% per la delocalizzazione degli edifici esistenti nelle fasce di rispetto previste dal Dlgs 42/2004, incentivo legato all'obbligo di utilizzare le aree recuperate per la fruizione pubblica del litorale (articolo 7, comma 8, Lr 21/2009).
La riqualificazione urbana. Dando attuazione alle norme previste dal Dl sviluppo in merito alla riqualificazione urbana si veda anche l'articolo a pagina 6) la legge del Lazio stabilisce misure incentivanti, sia a livello di finanziamenti regionali agli enti locali sia a livello di bonus volumetrici, per l'adozione dei programmi integrati di riqualificazione:
- programmi integrati di riqualificazione urbana diretti al rinnovo del patrimonio edilizio e al riordino del tessuto urbano, attraverso interventi di sostituzione edilizia, anche con incrementi volumetrici e modifiche di destinazione d'uso di aree e di immobili, a condizione che la ristrutturazione urbanistica preveda una dotazione straordinaria degli standard urbanistici e delle opere di urbanizzazione primaria;
- programmi di riqualificazione ambientale diretti al recupero e alla riqualificazione di aree sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici compromesse da degrado ambientale, con demolizione, a carico dei proprietari, delle porzioni di tessuti edilizi o dei singoli edifici e la cessione a titolo gratuito al Comune dell'area oggetto del ripristino ambientale e della riqualificazione della stessa e traslazione (previa localizzazione in sede comunale), delle volumetrie degli edifici demoliti in altre aree esterne a quelle vincolate, anche con cambio di destinazione d'uso e aumento della capacità edificatoria.
Per entrambe le fattispecie il nuovo testo dell'articolo 7 della Lr 21/2009 prevede che i Comuni possano stabilire incrementi di edificabilità e modifiche delle destinazioni d'uso, secondo criteri e requisiti di sostenibilità urbanistica e di compatibilità ambientale, fino a facoltizzare un incremento del 75 per cento delle volumetrie demolite (limite raddoppiato per i Comuni costieri, i cui programmi integrati sono finalizzati a delocalizzare gli edifici esistenti nelle fasce di rispetto relative al territorio costiero marittimo previste dall'articolo 142, comma 1, lettera a), del Dlgs 42/2004).
Gli interventi edilizi previsti dai programmi integrati devono comunque essere realizzati nel rispetto delle norme in materia di sostenibilità energetico-ambientale e di bioedilizia, in modo che la prestazione energetica risulti inferiore del 10 per cento rispetto ai valori limite per il fabbisogno annuo di energia fissati dal Dlgs 192/2005 ovvero rispetto agli eventuali limiti più restrittivi definiti dal protocollo regionale sulla bioedilizia di cui all'articolo 7 della Lr 6/2008. © RIPRODUZIONE RISERVATA
- Restano esclusi i centri storici e le zone sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta
- Possibile monetizzare il mancato rispetto degli standard con un contributo straordinario pari al 50% degli oneri
GLI INCENTIVI
- 20% per gli ampliamenti di immobili ad uso residenziale
- 60% per la sostituzione di edifici residenziali degradati
di Fabrizio Luches
da Edilizia e Territorio - Norme e Documenti n. 35 del 19/24.09.11
Regione, il piano casa sotto la lente del governo. Dubbi di Galan sulla costituzionalità della legge: verso un ricorso alla Consulta.
Il Piano Casa non era ancora stato approvato che lui l'aveva già messo in discussione, suscitando l'ira funesta della governatrice. «Ci sono evidenti tracce di incostituzionalità, il mio ruolo è quello di intervenire dopo e lo farò, io sono dalla parte del Paese e delle coste», diceva a inizio agosto il ministro Giancarlo Galan. Si era nel bel mezzo della discussione d'aula e successe un mezzo putiferio. La Polverini si offese moltissimo, «è un'entrata a gamba tesa» urlò a microfoni accesi, prima di telefonare a Berlusconi per lamentarsi di chiedere addirittura l'intervento del governo. Una sceneggiata che, a ogni buon conto, dopo qualche giorno si concluse con la modifica della legge in corso d'opera: estremo tentativo per cercare di rabbonire il responsabile dei Beni culturali e neutralizzare il suo avvertimento preventivo.
Il problema è, però, che l'ex governatore veneto non è tipo da dimenticare facilmente. Soprattutto, è uno che studia. E ha perciò deciso di approfondire. Per capire se quei ritocchi apportati nel cuore dell'estate abbiano davvero recepito i suoi rilievi o, come invece pensano i tecnici del dicastero, siano solo di facciata. L'ufficio legislativo del Collegio Romano è ormai da giorni alle prese con il testo della legge pubblicata il 28 agosto sul Bollettino ufficiale della Regione. E, dalle voci che si rincorrono insistenti, pare abbia già confezionato un appunto assai dettagliato per il ministro. Al quale fornire tutti gli appigli e gli argomenti giuridici per proporre ricorso innanzi alla Corte costituzionale. Esattamente quel che Galan aveva paventato circa un mese e mezzo e fa.
D'altra parte, che il ministro avrebbe esaminato con attenzione il Piano Casa del Lazio era cosa nota. E non certo (o non solo) per ripicca. Il centrosinistra gliel'ha chiesto formalmente, i Verdi gli hanno addirittura scritto una lettera, spedita anche alla collega Stefania Prestigiacomo, per denunciare tutte le irregolarità della legge: dalla possibilità di «trasformazione del territorio applicabile alle aree sottoposte a vincolo» agli «ampliamenti di edifici da effettuarsi in deroga al piano territoriale paesistico», senza dimenticare «l´invasione di competenze statali esclusive quali la tutela dell´ambiente, degli ecosistemi e dei beni culturali».
Ma se gli esperti del Collegio Romano sono convinti dell'esistenza di diversi profili di incostituzionalità, non è poi così automatico che il Piano Casa finisca davanti alla Consulta. Il passaggio politico è infatti delicatissimo, oltre che piuttosto stretto. Intanto perché è necessaria la concertazione con il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto. E poi perché è il consiglio dei ministri nel suo insieme che deve decidere se presentare ricorso alla Consulta o meno. Sebbene il Pdl la ami poco e Galan ancora meno, la governatrice Polverini è pur sempre un'esponente della maggioranza.
di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 16.09.11
Piano Casa, cento milioni a famiglie e piccole imprese - Economia. Accordo Bcc-Regione. Il Pd sarà una colata di cemento.
Un plafond da 100 milioni per famiglie e piccole imprese che vorranno usufruire delle opportunità del Piano Casa. Le risorse le ha messe a disposizione la Banca di Credito Cooperativo di Roma, in accordo con la Regione Lazio. La governatrice Renata Polverini ed il presidente della BCC, Francesco Liberati, hanno presentato ieri le agevolazioni del prodotto finanziario che prevede due misure: un mutuo chirografario a 10 anni sino a 70 mila euro (privo di garanzia) e un altro mutuo fondiario sino a 25 anni per un importo massimo di 200 mila euro (con ipoteca).
«Da domani si può richiedere la Dia (Dichiarazione inizio attività) per poter procedere all'ampliamento della propria abitazione - ricorda la Polverini - oppure per ingrandire i locali delle piccole imprese. Se il prodotto avrà il successo che merita, la Banca è disponibile per ampliarlo». «La BCC di Roma - precisa il presidente Liberati - ha subito risposto all'appello della Regione. La cosa importante è che si può deliberare l'erogazione del mutuo anche prima della presentazione della Dia ed è una garanzia per famiglie e Pmi. Queste agevolazioni sono importanti per dare nuovi impulsi all'economia ed all'occupazione».
«Questa è una iniziativa importante - commenta Luciano Ciocchetti, assessore regionale all'Urbanistica -. Le Dia si potranno presentare fino al 1 febbraio 2015, ci aspettiamo moltissime domande per il nostro territorio considerando che in Veneto, sono state prodotte 23 mila domande in 2 anni».
Non la pensa così Esterino Montino (Pd): «Il Piano Casa e le misure anche finanziarie ad esso collegate valgono per tutti, tranne per chi vive l'emergenza casa. Questa è la cruda verità». Quelle norme «creano i presupposti per una colata di cemento in ogni dove - attacca Montino - ma soprattutto valgono per chi ha già una casa da ampliare, ha i soldi per farlo, ha un lavoro e un reddito tali da poter pagare le rate di prestiti e mutui». E Luigi Nieri (Sel) sottolinea: «Si potranno presentare le Dia per l'ampliamento degli edifici, ma siamo ancora in attesa delle decisioni del governo Berlusconi che ha rilevato in questa legge elementi di incostituzionalità. L'ennesimo atto illegittimo della giunta Polverini». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Francesco Di Frischia
dal Corriere della sera del 15.09.11
Bufera in Regione sul piano casa "Il governo lo impugni, è illegittimo". L'iniziativa di Pd, Sel, Verdi: ambiente e ecosistema sono competenze dello Stato. "Il Piano casa è incostituzionale, il governo lo impugni". I Verdi scrivono ai ministri. L'allarme dal Pd a Sel a Legambiente: "Nuova colata di cemento".
"Il Piano casa regionale è incostituzionale". Nel giorno in cui è possibile presentare le denunce di inizio attività ai comuni per l´ampliamento degli edifici, parte l´offensiva dei Verdi che recapitano due lettere ai ministri Galan e Prestigiacomo a cui chiedono di impugnare la legge davanti alla Consulta. Allarme anche da Pd e Sel: «La possibilità di presentare subito la Dia è un modo di scavalcare le prerogative dei Comuni». E Legambiente: «Altro che piano casa, questa è una nuova colata di cemento. Stanzette abusive inservibili che scempiano il nostro territorio».
Due lettere, una al ministro dei beni culturali, Giancarlo Galan, l'altra a quello dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, per chiedere al governo di impugnare davanti alla Corte costituzionale il Piano casa della Regione Lazio. Le hanno scritte i Verdi, forti di un giudizio critico sulla legge arrivato proprio da Galan già a luglio, durante la discussione del piano in consiglio regionale. L'offensiva parte oggi, proprio nel giorno in cui sarà possibile iniziare a presentare le Dia (denuncia di inizio attività) ai Comuni per l'ampliamento degli edifici. Un atto definito «illegittimo» da parte del capogruppo di Sel alla Pisana, Luigi Nieri, che giudica la legge «incostituzionale». Lo stesso aggettivo utilizzato dai Verdi che chiedono «a tutte le forze politiche che si sono battute contro il Piano casa di sottoscrivere la richiesta al governo d´impugnazione della legge davanti alla Consulta».
Nelle due lettere ai ministri, i Verdi ripercorrono i punti più controversi del piano: dalla possibilità di «trasformazione del territorio applicabile alle aree sottoposte a vincolo» agli «ampliamenti di edifici da effettuarsi in deroga al piano territoriale paesistico». «Il nuovo piano casa - scrive il presidente dei Verdi Angelo Bonelli - invade competenze statali esclusive quali la tutela dell'ambiente e degli ecosistemi e dei beni culturali di esclusiva competenza dello Stato». Sta in questo, per i Verdi, l'incostituzionalità della legge.
Il giudizio sul piano è negativo anche da parte del Pd. Se la governatrice Renata Polverini spiega che la legge «risponde all'emergenza abitativa nel Lazio», il capogruppo democratico alla Pisana, Esterino Montino, è in totale disaccordo: «Il piano serve a tutto tranne a chi vive l'emergenza casa. Quelle norme creano i presupposti per una colata di cemento in ogni dove». Opinione simile a quella di Legambiente, che denuncia «il caso di una superfetazione di cemento sorta in pieno agosto su una terrazza in una traversa di viale Marconi. Altro che piano casa, queste sono stanzette abusive, inservibili che scempiano il nostro territorio. Stavolta è andata male perché i vigili sono intervenuti e hanno sequestrato tutto. L'unica cosa certa è che vigileremo tutti i giorni e in tutti i Comuni per evitare queste aggressioni al territorio».
di Mauro Favale
da La Repubblica del 15.09.11
Da oggi si può fare domanda per gli ampliamenti. Grazie a un accordo con la Banca di credito cooperativo mutui ad hoc per famiglie e piccole imprese.
Le critiche non la scalfiscono. Altro che incostituzionalità del Piano casa: Renata Polverini procede per la sua strada, annuncia il via libera alla fase operativa della legge e stringe un accordo con la Banca di credito cooperativo per finanziare gli interventi di ampliamento previsti dalla nuova legge. Mutui che il "padre" della legge, l'assessore Luciano Ciocchetti, definisce «strategici». Il presidente della Bcc, Francesco Liberati, spiega gli strumenti finanziari messi a disposizione di famiglie e piccole imprese: «I mutui sono due: uno chirografario, privo di garanzia, fino a 70mila euro in 10 anni, mentre il tetto era di 50mila e l'altro, con ipoteca, per 25 anni con un importo massimo di 200mila euro».
Da oggi, intanto, sarà possibile richiedere le Dia ai comuni per procedere all'ampliamento delle abitazioni previsto dal piano. Ma questo via libera alle denunce di inizio attività è ritenuto un «paradosso» da parte di Sinistra ecologia e libertà e di Legambiente: i Comuni, infatti, entro il 31 gennaio 2012 possono individuare ambiti del piano urbanistico o immobili in cui limitare o escludere gli interventi previsti dal piano. «Insomma - scrive Sel - oggi potranno essere avviati lavori in edifici che i Comuni potrebbero a breve, definire non trasformabili, per giunta in base a una legge che potrebbe essere impugnata dal governo nazionale».
di Mauro Favale
da La Repubblica del 15.09.11
Polverini e Ciocchetti: 100 milioni per i mutui del Piano casa
«Abbiamo voluto dare la possibilità a tutte le famiglie del Lazio e ai piccoli imprenditori di utilizzare il Piano casa attraverso un prodotto finanziario messo a disposizione da parte della Banca di Credito cooperativo. Questo consentirà a tutti coloro che ne hanno bisogno di poter usufruire di due tipologie di mutuo. Uno chirografario, privo di garanzia, fino a 70 mila euro in 10 anni, mentre generalmente il tetto era di 50 mila. L'altro, con ipoteca, è per 25 anni con un importo massimo di 200 mila euro». Con queste parole, ieri mattina, il presidente della Regione, Renata Polverini, ha presentato da una parte il via fissato per oggi alla presentazione delle dichiarazioni di inizio attività per gli ampliamenti previsti dal piano caso, dall'altra ha illustrato un nuovo strumento per accedere al credito. Ha aggiunto: «Con un plafond di 100 milioni viene data la possibilità a tutti di poter usufruire del Piano casa. Se il prodotto avrà il successo che merita, la banca è disponibile ad ampliarlo».
Ha spiegato Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Regione e assessore all'Urbanistica: «Si tratta di una cosa importantissima, che darà maggior forza alla legge e aiuterà le famiglie ad attuare il Piano. La disponibilità di Bcc e l'idea del presidente Polverini sono strategici, aiuteranno a presentare più domande per gli interventi di ampliamento. Quante domande ci aspettiamo? Il Veneto, ad esempio ha prodotto in due anni circa 23mila domande. Io credo che nel Lazio possano essere molte di più. Lo spero, perché significherebbe far lavorare più imprese, più ditte e più operai, cioè rimettere in moto l'economia, riqualificando case che già esistono». Il via alla fase operativa del piano casa sarà dato il 1 febbraio 2012: «Fino al 31 gennaio i Comuni hanno tempo per approvare delibere per limitarne l'attuazione su alcuni ambiti da tutelare o su determinati immobili. Dopo quella data potranno partire ad esempio le nuove costruzioni, le demolizioni-ricostruzioni e i cambi di destinazione d'uso».
Arrivano critiche invece dalla minoranza. Esterino Montino, capogruppo del Partito democratico: «Il piano casa e le misure anche finanziarie ad esso collegate presentate oggi valgono per tutti, tranne per chi vive l'emergenza casa. Questa è la cruda verità». Da Sinistra ecologia e Libertà, Luigi Nieri osserva: «Da oggi, per effetto del Piano Casa, si potranno presentare le Dia (Denuncia inizio attività) per l'ampliamento degli edifici. Si tratta dell'ennesimo atto illegittimo di questo Governo regionale. Ad oggi, infatti, siamo ancora in attesa delle decisioni del Governo che ha rilevato, in questa legge, elementi di incostituzionalità». RIPRODUZIONE RISERVATA
di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 15.09.11
Ciocchetti: domani via alle dichiarazioni di inizio dei lavori
Entra nel vivo l'applicazione del Piano casa regionale, approvato dal consiglio regionale del Lazio prima della pausa estiva e pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Lazio (Burl) lo scorso 27 agosto. «Dal 15 settembre chi vorrà ampliare del 20 per cento la propria casa potrà presentare la domanda di Dichiarazioni di inizio attività (Dia) presso le amministrazioni comunali competenti territorialmente», annuncia il vice presidente della Regione, Luciano Ciocchetti.
«Il Piano casa della Regione Lazio consentirà di rinnovare il patrimonio edilizio, senza consumare nuovo territorio - spiega Ciocchetti - le famiglie potranno ampliare del 20 per cento la propria casa, se hanno un ingresso indipendente, e rinnovare il proprio appartamento attraverso l'uso delle energie sostenibili, come il fotovoltaico». In questo modo, prosegue il vice presidente, «mettiamo in moto l'economia senza consumare nuovo territorio». Quindi, conclude Ciocchetti, «non perdiamoci in polemiche assurde» perché questa legge «è una manovra veramente ambientalista che consente di riqualificare l'esistente» e quindi di «incentivare la riqualificazione urbana tramite la demolizione e ricostruzione e il premio di cubature».
pag. 35 - Roma
da Il Messaggero del 14.09.11
REGIONI - Sul piano casa ondata di novità. Piano casa. Già modificato in Campania e Piemonte, ora nuove regole anche in Veneto, Lazio, Puglia, Valle d'Aosta e Toscana - Ondata di ritocchi dalle Regioni. Da oggi le domande per la riqualificazione delle aree prevista dal Dl sviluppo.
Raffica di novità sul piano casa. Da un lato sono in arrivo le leggi con cui le Regioni dovrebbero recepire le modifiche introdotte dal Dl sviluppo. Dall'altro prosegue l'ondata di riforma delle vecchie leggi che scaturiscono dall'accordo Stato-Regioni del 2009 e che consentono ampliamenti o sostituzioni di edifici, in deroga ai piani regolatori e con premi volumetrici.
In attesa della nuova raffica di leggi con cui le Regioni dovrebbero recepire le novità introdotte dal decreto sviluppo sul «piano casa per le aree degradate» - per il quale da oggi i proprietari possono far domanda, ammesso che siano chiari a tutti i contenuti del Dl 70 -, non si arresta nei territori locali l'ondata di riforma delle vecchie leggi, quelle che scaturiscono dall'accordo Stato-Regioni del 1° aprile 2009 e che consentono ampliamenti o sostituzioni di edifici, in deroga ai piani regolatori e con premi volumetrici.
I ritocchi derivano in parte da promesse di campagna elettorale: la revisione del piano casa è stata per il centrodestra una delle teste d'ariete usate per convincere gli elettori. Quasi ovunque è stata inoltre forte la necessità di dare un senso, tardivo, a un provvedimento che è andato spesso "deserto" (pochissime le domande presentate dai cittadini, con le sole eccezioni di Veneto, Sardegna e Valle d'Aosta). Le modifiche però hanno come effetto quello di pasticciare testi normativi che, già per loro natura, contenevano e contengono diversi punti controversi.
Le uniche Regioni che, esaurita la prima legge, hanno deciso di non rinnovare sono state Lombardia ed Emilia Romagna. Qui i termini per presentare domanda di ampliamento o sostituzione sono da tempo scaduti senza proroghe o modifiche. Diversa la scelta degli altri governatori.
In alcune Regioni, come la Calabria, il Piemonte, l'Umbria e la Campania, la revisione del piano casa, più che a piccole modifiche, ha portato alla riscrittura di intere porzioni di legge. A seconda dei casi, si è estesa la possibilità di intervenire anche sugli immobili industriali e produttivi (i grandi esclusi nelle prime versioni legislative), è arrivato il semaforo verde per agire in zone agricole o su porzioni dei centri storici, sono aumentate le percentuali dei bonus di cubatura o sono decaduti alcuni paletti, che limitavano la possibilità di mettere mano al patrimonio edilizio esistente. Di grande sostanza anche la riforma del Lazio, dove è arrivato il via libera agli interventi in zona agricola, su edifici oltre i mille metri cubi, sulle ville a schiera e nei centri storici, purché ci sia il via libera della Soprintendenza. L'amministrazione Polverini, però, è già dovuta intervenire con una rettifica quando la nuova legge non era ancora pubblicata in Bur (è sul supplemento n. 160 al Bollettino 30 del 27 agosto) e ha inserito nell'assestamento di bilancio la possibilità di autorizzare da subito i piccoli interventi di ampliamento degli edifici, in attesa che i Comuni si esprimano sul resto della legge (per delimitarne gli ambiti di applicazione) entro il 31 gennaio del 2012.
Prima dell'estate è arrivato l'atteso restyling della disciplina del Veneto: forte di uno dei rari casi di successo della norma, con oltre 23mila domande depositate, la Giunta Zaia ha prorogato la legge 14/2009 fino al 30 novembre 2013, ha aperto alla possibilità di intervenire su immobili inseriti nei centri storici e ha inserito un bonus aggiuntivo del 15% (in aggiunta al 20% di base + 10% per utilizzo di fonti rinnovabili) per chi, nell'ampliare, consegue la certificazione in classe B.
Già modificate da tempo le norme della Liguria (che pur è rimasta restrittiva) e delle Marche. Altre Regioni, come lo stesso Lazio, ma anche Puglia, Toscana, Valle d'Aosta e Molise hanno agganciato ai provvedimenti di revisione del vecchio piano casa, tutti approvati a ridosso dell'estate, il recepimento delle previsioni del nuovo piano casa del Dl sviluppo, per il recupero delle aree degradate. © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Maria Chiara Voci
da Il Sole 24ore del lunedì del 12.09.11
IL COMMENTO - Il rischio di un altro flop
Il primo piano casa si è rivelato quasi ovunque una clamorosa delusione per un insieme di fattori diversi. Forse le famiglie italiane non avevano bisogno di ingrandire le loro villette. Probabilmente il bonus volumetrico previsto per gli interventi di demolizione e ricostruzione non era sufficiente a far muovere i costruttori in tempi di crisi (in molti casi serve almeno il 40-50% per non rimetterci denaro). Sicuramente, infine, molte Regioni e molti Comuni hanno posto così tanti vincoli da rendere effettivamente "ampliabile" sono una percentuale infinitesimale del patrimonio edilizio esistente.
Il nuovo piano casa è piuttosto diverso da quello lanciato nel 2009, ma rischia di ripercorrerne la stessa parabola. La principale differenza procedurale sta nella maggiore forza del decreto sviluppo, che detta una disciplina applicabile anche senza norme regionali . Il decreto poi non cita la possibilità di escludere determinate aree del territorio comunale dall'applicazione dagli incentivi e non prevede una scadenza (che l'accordo fissava in 18 mesi) per la possibilità di realizzare gli ampliamenti.
A livello sostanziale, però, gli edifici passibili di ampliamento sono solo quelli ricadenti nelle zone degradate (che la norma peraltro non definisce), mentre oggetto dell'intervento normativo è tutto il patrimonio edilizio esistente e non solo quello residenziale (cui comunque spetta il maggiore l'incremento volumetrico del 20%, rispetto al 10 riservato alle altre funzioni).
Come si vede, i bonus restano contenuti, né viene previsto alcun tipo di incentivo economico (detrazioni fiscali, prestiti a tasso agevolato come quelli sperimentati in alcune Regioni in altri settori) che avrebbero potuto attivare le iniziative dei piccoli proprietari. Quanto ai costruttori e agli investitori, il permesso di costruire in deroga - previsto per la prima fase applicativa - è uno strumento complesso e dai tempi incerti.
In conclusione: anche il nuovo piano casa dipende da un approccio costruttivo delle Regioni (e in seconda battuta dei Comuni). Se non sarà così, resterà lettera morta.
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di Cristiano Dell'Oste - Guido A. Inzaghi
da Il Sole 24ore del lunedì del 12.09.11
Via libera al cambio di destinazione d'uso - L'intervallo. Interventi in deroga agli strumenti urbanistici fino all'entrata in vigore delle nuove norme locali.
L'ultima versione del piano casa punta sulla «riqualificazione incentivata delle aree urbane». La legge 106/2011 di conversione del Dl Sviluppo(70/2011) consente infatti la realizzazione di volumetrie aggiuntive in deroga al piano regolatore, il mutamento delle destinazioni d'uso in atto, la demolizione e la ricostruzione degli edifici dismessi anche con modifica della sagoma.
Le disposizioni trovano tendenzialmente applicazione diretta qualora le Regioni non provvedano ad assumere le norme che il decreto riserva alla loro competenza.
L'articolo 5, comma 9, del decreto sviluppo assegna così alle regioni il termine fisso di 60 giorni dalla sua conversione (vale a dire fino a ieri, domenica 11 settembre) per approvare leggi che agevolino la riqualificazione di aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti, nonché di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione o da rilocalizzare. Il tutto attraverso:
- a) il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva rispetto a quella preesistente come misura premiale;
- b) la delocalizzazione delle relative volumetrie in area o aree diverse;
- c) l'ammissibilità delle modifiche di destinazione d'uso, purché si tratti di destinazioni tra loro compatibili o complementari;
- d) le modifiche della sagoma necessarie per l'armonizzazione architettonica con gli organismi edilizi esistenti.
Resta fermo che tutti gli interventi non possono riferirsi ad edifici abusivi (salvo che oggetto di sanatoria) o siti nei centri storici o in aree a inedificabilità assoluta.
A partire di fatto da oggi - lunedì 12 settembre - e fino all'entrata in vigore della normativa regionale, agli interventi descritti in precedenza si applica l'articolo 14 del Dpr 380/2001, anche per il mutamento delle destinazioni d'uso. Quindi la realizzazione degli interventi di riqualificazione potrà avvenire in deroga alla strumentazione urbanistica ed edilizia locale (ma non alla leggi statali e regionali di settore), con un meccanismo però tutt'altro che spedito e che prevede il passaggio in consiglio comunale per raccogliere l'assenso politico, e dunque discrezionale, al superamento della disciplina del Prg e del regolamento edilizio. Il consiglio comunale dovrà determinare anche la percentuale di ampliamento consentita.
Resta inoltre fermo il rispetto degli standard urbanistici, delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e in particolare delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all'efficienza energetica, di quelle relative alla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio.
Dal prossimo 10 novembre, gli interventi di ampliamento - sempre nei limiti finora individuati - potranno essere realizzati anche senza avvalersi del permesso di costruire in deroga e, quindi, anche attraverso Dia o Scia a seconda dei casi e della legge regionale applicabile. Fino all'approvazione delle leggi regionali, la volumetria aggiuntiva è realizzata in misura non superiore complessivamente al 20% del volume dell'edificio se destinato a uso residenziale, o al 10% della superficie coperta per gli altri usi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Guido A. Inzaghi
da Il Sole 24ore del lunedì del 12.09.11
Ancora una chance per il piano casa - EDILIZIA E RILANCIO ECONOMICO
Cosa potrebbe andare storto stavolta? Il piano casa riparte, ma anche adesso molto dipenderà da un approccio costruttivo delle Regioni (e in seconda battuta dei Comuni). Le nuove misure sono l'occasione per stimolare la rigenerazione qualitativa delle città ed evitare il consumo del territorio. Se mancheranno questa consapevolezza e la volontà, resterà lettera morta. Per non sbagliare ancora, basterebbe non ripetere quanto accaduto nella precedente "edizione". Le ragioni degli insuccessi sono state diverse. In primo luogo, le famiglie italiane non avevano così bisogno di ingrandire le loro villette. Probabilmente il bonus volumetrico previsto per gli interventi di demolizione e ricostruzione non è stato in grado di incentivare i costruttori, che sono stati tra gli operatori economici a risentire maggiormente l'impatto della crisi economica. Un dato di fatto sicuro è che molte Regioni e molti Comuni hanno fissato una serie di vincoli tale da rendere effettivamente "ampliabile" solo una quota molto ridotta del patrimonio edilizio esistente. Ora il nuovo piano casa si presenta diverso da quello lanciato nel 2009. Una ragione in più per non buttare al vento questa nuova chance.
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da Il Sole 24ore del lunedì del 12.09.11
Il Lazio pensa alle delocalizzazioni. Obiettivo: spostare edifici da aree costiere, attività dismesse, tessuti incongrui.
Programmi integrati per trasferire cubatura da zone isolate e dismesse o di particolare pregio naturalistico verso aree individuate, volta per volta, dai Comuni. Con premi di volumetria che variano dal 75 al 150 per cento, a seconda delle ipotesi previste dalla norma. Il nuovo piano casa laziale, approvato a inizio agosto dal Consiglio regionale dopo un lavoro di un anno, recepisce, senza richiami espliciti, l'impostazione delle norme del decreto sviluppo sulla riqualificazione urbana. E lo fa recuperando a larghi tratti un meccanismo già immaginato nella precedente legge (di centro-sinistra) sul piano casa.
«Il vecchio testo del piano casa - spiega uno dei tecnici dell'assessorato regionale all'Urbanistica - includeva già una serie di meccanismi di riqualificazione urbana molto simili a quelli del decreto sviluppo». Il riferimento è allo strumento dei programmi integrati, voluto già dalla giunta Marrazzo per incentivare operazioni di demolizione con ricostruzione in altro sito. Uno schema attraverso il quale sarebbe dovuta partire la riqualificazione di alcune aree del Lazio particolarmente degradate. Un primo blocco di programmi era già stato approvato dalle rispettive amministrazioni comunali, prima che la nuova Giunta avviasse i lavori per mandare in cantiere la modifica. A quel punto il processo di rinnovamento si è, inevitabilmente, arrestato.
«Per recepire l'impostazione del decreto sviluppo, allora - prosegue il tecnico della Regione - abbiamo fatto soltanto delle modifiche a quello schema, aumentando i bonus». In questo modo, nel secondo capo del nuovo piano casa è stato creato un blocco di norme che non hanno un termine, come invece è per il resto della legge. Negli articoli 7-11 è prevista l'approvazione di programmi integrati da parte dei Comuni, anche in deroga agli strumenti urbanistici, «allo scopo di riqualificare e recuperare i territori caratterizzati dalla presenza di elevate valenze naturalistiche, ambientali e culturali, nonché per riqualificare ambiti urbani con presenza di tessuti edilizi disorganici e incompiuti, nonché di edifici isolati a destinazione industriale o terziaria dismessi».
Un elenco puntuale, anche se abbastanza ampio, che fa riferimento soprattutto a due tipologie, piuttosto frequenti nel Lazio: l'edilizia di bassa qualità in prossimità del litorale e gli edifici collocati in zone prive di opere di urbanizzazione. «Per spiegare questa norma facciamo sempre l'esempio di Torvaianica, che è il caso tipico dell'intervento che immaginiamo», dicono dalla Regione.
La legge prevede la demolizione a carico dei privati, la cessione delle aree al Comune (a titolo gratuito), la traslazione delle volumetrie in nuove aree, facendo ricorso anche al cambio di destinazione d'uso. E, soprattutto, al premio di cubatura, pari al 75% nei casi normali, che può arrivare al 150% nel caso dei Comuni costieri, per gli edifici che vengono trasferiti fuori dalle fasce di rispetto del litorale («le aree recuperate sono utilizzate per la fruizione pubblica del litorale»). © RIPRODUZIONE RISERVATA
di Giuseppe Latour
da Edilizia e Territorio n. 33-34 del 12/17.09.11
Piano casa, via alle domande. Dal 15 settembre possono essere presentate le richieste per gli ampliamenti.
«Sono stati mesi di duro lavoro, sia per la predisposizione del Piano Casa che per la sua approvazione in Consiglio, finalmente siamo giunti al completamento dell'iter amministrativo». Con queste parole il vicepresidente della Regione (con delega all'urbanistica), Luciano Ciocchetti, ha annunciato che il 27 agosto c'è stata la pubblicazione sul Burl (Bollettino ufficiale della Regione Lazio) del piano casa, la legge che è stata approvata prima della pausa estiva in consiglio regionale. Per chi ha intenzione di fare degli interventi e sfruttare le opportunità offerte dal piano si tratta di una data importante.
«Questo provvedimento - spiegano dall'Assessorato all'Urbanistica - offre una risposta concreta alle aspettative delle famiglie, semplifica le procedure amministrative, rilancia l'edilizia, rinnova il patrimonio immobiliare esistente e tutela il territorio attraverso i piani di riqualificazione ambientale».
Dal giorno della pubblicazione le amministrazioni comunali hanno tempo fino al 31 gennaio 2012 per individuare ambiti del piano regolatore o degli immobili nei quali, per ragioni storiche, artistiche, urbanistiche e architettoniche sarà esclusa l'applicazione del piano casa.
Per quanto riguarda le richieste di ampliamento già si possono presentare con la Dia (dichiarazione inizio attività) a partire dal 15 settembre. Se invece è necessario il rilascio del permesso per costruire, le richiesta vanno presentate dal primo febbraio.
Nel dettaglio ecco alcuni dei punti più importanti del piano. Ora sono possibili interventi di ampliamento del 20 per cento (ma fino a 70 metri quadri), anche in edifici residenziali di dimensioni maggiori a 1000 metri cubi. Possono essere ampliate, con gli stessi limiti, anche le abitazioni unifamiliari o aggregate a schiera. Le opportunità dell'edilizia sociale saranno offerte anche agli studenti universitari, alle categorie protette e svantaggiate, a dipendenti del settore sicurezza, vigili del fuoco e forze armate. Si possono abbattere e ricostruire condomini in condizioni di degrado, con un ampliamento della cubatura del 60 per cento, ma con l'impegno a lasciare lo stesso numero di appartamenti agli attuali proprietari. Per le aree agricole è possibile il recupero ai fini residenziali delle pertinenze, entro il limite del 50 per cento e con il limite di 70 metri quadrati. RIPRODUZIONE RISERVATA
di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 31.08.11
- Legge regionale 13 agosto 2011, n. 10
[PDF estratto dal BURL n.32 del 27 agosto 2011 (S.O. n.160)]
- COMUNE DI ROMA - Deliberazione n. 123 del 21 dicembre 2009 - Approvazione della 202° Proposta (dec. G.C. del 9 dicembre 2009 n. 115: Legge Regione Lazio n.21 dell'11 agosto 2009 "Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale". Adempimenti del Comune di Roma
[PDF estratto dalle delibere del consiglio comunale del sito comune.roma.it]
- REGIONE LAZIO - Avviso di rettifica LR 21/2009
Comunicato relativo alla Legge Regionale 11 agosto 2009, n.21 concernente: «Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale» (Pubblicata nel Supplemento Ordinario n. 142 al Bollettino Ufficiale n. 31 del 21 agosto 2009, Parte I) - BURL n.38 del 14-10-09
[PDF estratto dal Bollettino ufficiale]
- Legge Regionale 11 agosto 2009 n.21
"Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale" - pag.3-26 - 29 articoli - navigazione colonna sx
Burl del 21.08.09 n.31 (S.O. n.142)
[fonte: burl.ipzs.it - Bollettino Ufficiale Regione Lazio]
- PDF - Legge regionale 11 agosto 2009 n. 21
Bollettino Ufficiale Regione lazio n.31 del 21.08.09 (S.O. n.142)
[PDF estratto dal Bollettino ufficiale]
- PDF - Testo coordinato LR 10/2011 e LR 21/2009
[fonte: regione.lazio.it]
- PDF - Brochure LR Lazio - Piano casa
[fonte: regione.lazio.it]
- argomenti di architettura - piani casa regionali
rassegna stampa ed interventi a partire dal 1° aprile 2009
- argomenti di architettura - piano casa
rassegna stampa ed interventi a partire da gennaio 2008
vedi anche:
Piano casa & business (?)
Regione Lazio - agg. rassegna stampa
Approvato il nuovo Piano casa
Regione Lazio - notizia in breve
Piano casa al rush finale (?)
Regione Lazio - agg. rassegna stampa
Nuovo cemento & case vuote (?)
Paradossi urbanistici - rassegna stampa
Ancora fermo il nuovo piano casa
Piano casa Lazio - agg. rassegna stampa
Piano casa più flessibile dopo il flop
Piano casa Lazio - agg. rassegna stampa
Condomini e centri storici nel piano casa(?)
Modifiche al Piano casa Lazio - agg.rass.stampa
Delibera attuativa del Comune di Roma
Piano casa Lazio - notizia in breve
Piano casa Lazio
Rettifica LR 21/2009
Piano casa Lazio
Legge regionale 11.08.09 n.21 - rass.stampa