Piano casa, parte la II fase...

Regione Lazio - agg. rassegna stampa

PIANO CASA - PARTE LA FASE II - Se Fiumicino batte Roma: Ad oggi 1.358 Dia in 342 comuni - I dati raccolti al 31 gennaio dalla regione: record a Fiumicino con 120 domande, a Roma 110 richieste

Parte oggi la seconda fase del Piano Casa quella legata alle demolizioni con ricostruzione e ai cambi di destinazione d'uso. Intanto sul fronte richieste di ampliamento, record a Fiumicino con 120 domande ricevute. La cittadina batte Roma: 110 le dia registrate.

Fiumicino batte Roma. I primi mesi di applicazione del Piano casa laziale dicono che la legge sugli ampliamenti di cubatura ha avuto un riscontro a macchia di leopardo. Bene nelle aree dove prevalgono le ville e, in generale, le unità abitative indipendenti. Più a rilento nei piccoli Comuni, frenati dalle incertezze degli uffici tecnici. E, soprattutto, pesa come un macigno il dato della città di Roma che, con appena 110 domande, è stata surclassata dal Comune del litorale.

A Fiumicino, infatti, stando ai dati rilevati dalla regione che ha intervistato 342 amministrazioni, sono pervenute 120 domande. Ad oggi, si tratta della performance migliore in tutto il Lazio. Anche se altre municipalità si segnalano per il buon andamento delle richieste. E' il caso di Ladispoli, con 48 domande, di Montalto di Castro con 46, di Civitavecchia con 30. In totale, sono arrivate 1358 dia (dichiarazioni di inizio attività). A Roma e provincia sono state 706, a Latina 212, a Viterbo 207, a Frosinone 180. Peggio di tutti ha fatto Rieti con appena 53 richieste.

Resta, comunque, qualche ombra. Oltre all'andamento decisamente a rilento della capitale, altri grandi Comuni non hanno brillato. E' il caso di Aprilia che si è fermata a sei domande, di Tivoli che ne ha ricevute solo quattro, di Velletri dove ne sono arrivate appena cinque. La provincia di Rieti, poi, è piena di Comuni che non hanno ricevuto richieste: una situazione che dipende dai molti vincoli ambientali presenti nell'area, ma anche dalla tendenza delle amministrazioni piccole ad aspettare di avere le idee chiare quando si tratta di leggi e di interventi così complessi, in deroga alle regole urbanistiche ordinarie. In totale sono 154 i Comuni dove non sono arrivate domande. In generale emerge una spaccatura tra gli agglomerati urbani caratterizzati dai condomini, nei quali è più difficile applicare il Piano casa, e le aree extraurbane edificate principalmente con villette: qui è decisamente più facile e conveniente ipotizzare opere di ampliamento. E' probabile che, con il passare dei mesi, questa forbice si allarghi ancora di più e che, comunque, Roma non sia il traino della regione. Per rimediare alla questione dei problemi interpretativi, la Regione ha licenziato una circolare esplicativa che risponde ai dubbi avanzati dagli uffici tecnici comunali negli scorsi mesi.

In dettaglio, il testo corregge un refuso relativo all'entrata in vigore della legge e si addentra in diverse questioni tecniche. Ad esempio, chiarisce cosa sono gli edifici "legittimamente ultimati", citati dalla legge. Specifica qual è l'estensione dei centri storici considerata vincolante dalla norma. Ancora, definisce in dettaglio cosa significa aderenza e cosa significa adiacenza. E toglie tutte le incertezze sui termini per la presentazione delle domande. In tema di condomini, dà un'indicazione molto importante. Il testo, infatti, parla di "autonomia funzionale" come requisito per gli interventi di ampliamento. La circolare specifica che in questa nozione deve ritenersi inclusa «la singola unità immobiliare con accesso autonomo dall'esterno del fabbricato». Tradotto dal linguaggio tecnico, la delibera di giunta dice che chi ha un accesso autonomo, anche se si trova in un condominio, può usufruire di tutto il bonus di ampliamento del 20% e non deve dividerlo con gli altri inquilini del suo palazzo.

La delibera, decisiva per il lavoro degli uffici tecnici, non sarà l'ultima. Dalla Regione fanno sapere di avere già allo studio un secondo provvedimento, che riguarderà tutte le parti del testo non toccate da questo primo intervento. Sono soprattutto quelle legate alla cosiddetta "fase due", relativa a demolizioni con ricostruzione e a cambi di destinazione d'uso da non residenziale a residenziale.
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di Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 01.02.12


INTERVISTA - Ciocchetti: "Raccolte già 1.358 domande"
Obiettivo 15mila domande in un anno
Il vice presidente Luciano Ciocchetti: «Allo studio l'estensione della legge ai condomini»

«Non vogliamo devastare il territorio, ma trovare un equilibrio tra tutela e sviluppo». Il vicepresidente della Regione Lazio e assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti fa il punto sui primi mesi dall'entrata in vigore del Piano casa. E replica: «Non è stato un fallimento, siamo soltanto agli inizi. Anche se qualche nodo c'è stato: principalmente i dubbi interpretativi dei tecnici comunali, puntualmente risolti da una circolare interpretativa approvata giovedì in giunta». Ciocchetti è fiducioso: «In un anno arriveremo a 15mila domande». Grazie anche all'azione della cosiddetta "fase due", quella legata ai cambi di destinazione d'uso e alle demolizioni con ricostruzione. E' partita ufficialmente ieri, il 31 gennaio, e già molti costruttori si stanno muovendo.

  • Partiamo dai numeri, a che punto siete?Al momento abbiamo censito 342 Comuni, nei quali ci sono state 1358 domande. In proiezione, pensiamo di poter arrivare almeno a 15mila dia presentate entro un anno. Il Veneto, che è la regione dove il Piano casa ha funzionato meglio, è arrivato a 21mila in tre anni.
  • C'è stato qualche freno in questi primi mesi?Le cose si devono mettere in moto. E' chiaro che le persone non avevano le loro domande pronte a settembre ma hanno avuto bisogno di un periodo di assestamento. E lo stesso vale per i tecnici comunali, che ci hanno un po' frenato.
  • Per quale motivo?Quelli dei Comuni piccoli sono sempre molto prudenti, aspettano di vedere come si muovono le amministrazioni più importanti. In qualche altro caso, come al Comune di Roma, penso ci abbiano fatto un po' di ostruzionismo perché forse temevano di perdere qualche potere con la nostra legge.
  • A proposito di Roma, è stata approvata la famosa delibera del Comune...Sì e dopo tanto lavoro posso dire che siamo soddisfatti. La prima versione conteneva limitazioni non accettabili che esulavano da quanto aveva previsto la legge. Nella versione finale abbiamo lavorato insieme e siamo arrivati a un compromesso decisamente più accettabile.
  • Torniamo ai dubbi interpretativi...Per risolverli abbiamo approvato una circolare. Si tratta di un testo pensato per rispondere ai problemi che sono stati manifestati a me e ai nostri uffici tecnici. Abbiamo analizzato e chiarito molti casi (si veda pezzo in basso n.d.r.).
  • Oltre alla circolare, state lavorando ad altro?La legge adesso è strutturata in modo da rendere molto difficili le operazioni nei condomini: ogni unità abitativa può effettuare un intervento di portata limitatissima. Stiamo pensando di consentire ai condomini di realizzare dei mini-ampliamenti pur nei limiti della sagoma dell'edificio.
  • Parliamo della fase due. Cosa si aspetta?Sicuramente grande attività. Sto avendo colloqui con le amministrazioni comunali, con i costruttori, con l'Ance, vedo molta attenzione da parte di tutti. C'è la grande incognita della crisi e del credito, ma sono ottimista.
  • A Roma c'è qualche zona dove ci si sta muovendo?L'articolo 3, quello sui cambi di destinazione d'uso, interessa molto chi ha cubatura non residenziale ancora non realizzata, ad esempio nelle zone dei piani attuativi. Ci sono poi edifici di archeologia industriale in diverse aree sui quali sarà naturale intervenire.
  • Che tempi per il varo del testo unico urbanistica?La Commissione sta lavorando a ritmo serrato. Entro maggio conto di chiudere questa parte del lavoro e aprire una fase di consultazioni. Arrivando a settembre con una proposta da portare in giunta.
  • Veniamo all'impugnativa del Ministero dei Beni culturali, che novità ci sono? Troverete un accordo?Il procedimento va avanti davanti alla Corte Costituzionale. Ma ci sono contatti continui tra i nostri uffici tecnici e quelli del Mibac. Penso che, su almeno cinque dei sei punti in contestazione, si possa facilmente raggiungere un compromesso. Più difficile sarà mettersi d'accordo sulla gestione del Codice dei beni culturali.© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

di Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 01.02.12


INTERVENTO Sull'urbanistica romana serve un'inversione di rotta

L'urbanistica romana vive una pericolosa stagione di instabilità. Appaiono gravemente minati elementi basilari all'origine della stagione che culminò nel 2008 con l'approvazione del Nuovo Piano regolatore: la tutela e la valorizzazione della storia e del paesaggio, la cura del ferro, il policentrismo delle funzioni urbane di maggiore importanza, la dimensione metropolitana della pianificazione urbanistica. Tre grandi varianti generali (verde e servizi, salvaguardia e certezze) dettero un colpo di maglio alla rendita urbana cancellando 65 milioni di metri cubi ereditati dal passato, furono istituiti oltre dieci ambiti di riserva naturale, avviate opere pubbliche di livello mondiale per i servizi di rango e per la mobilità - alcune in esecuzione ancora oggi - , fissate regole per la trasformazione urbana valide per tutti e infine fu stabilito un programma di sviluppo "policentrico" della città.

Questo faticoso equilibrio è oggi sottoposto a gravi minacce che possono generare rischi per la politica e l'etica pubblica. Primo. L'attuale amministrazione ha rotto il principio delle regole uguali per tutti. Il Comune opera caso per caso e discrezionalmente e promette con troppa leggerezza. Secondo. Il dimensionamento del Piano è stato sensibilmente aumentato. Nuovi suoli agricoli o vincolati sono stati resi trasformabili. Terzo. Il policentrismo e le Centralità. Con il Piano Casa e con lo stravolgimento delle Centralità che ritornano ad essere ambiti residenziali intensivi, torna il modello della periferia dormitorio. Infine. Il Governo Monti ha cancellato, col Decreto "Salvaitalia", l'articolo 1 della legge per Roma Capitale che destinava lo Sdo - e quindi le aree preziosissime e pubbliche di Pietralata - al decentramento delle sedi della Pubblica amministrazione. Con un tratto di penna ha stravolto decenni di battaglie per creare a Roma un polo moderno e pubblico di funzioni di sviluppo terziario in periferia. Con chi ha concordato questa operazione? Alemanno ne sapeva nulla?

Ora quelle aree pubbliche diventano vendibili al miglior offerente e Alemanno ha già promesso ai costruttori della linea C di trasferirgliele in residenze come pagamento dei lavori. Tutto ciò mentre a Londra lo sprofondamento del Big Ben nel fango del Tamigi fa interrogare i Lords e i Comuni se trasferire il Parlamento in un complesso più moderno… Insomma l'Urbanistica romana sta tornando indietro: nel caos, nella lotta di tutti contro tutti. Occorre tornare alle regole. Il Partito Democratico deve innalzare il livello del confronto sull'urbanistica romana e laziale in primo luogo rimettendo in discussione il Piano Casa e proponendo una legge urbanistica regionale di impianto riformista al quale il Comune dovrà adeguarsi. Senza una netta inversione a Roma torneranno tempi bui.
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  • REGOLE VALIDE PER TUTTI - Altrimenti si rischia il caos. Il Piano Casa? Il Pd deve rimetterlo in discussione

 

di Roberto Morassut, Deputato Pd, ex assessore Urbanistica
da Il Sole 24ore Roma del 01.02.12


Il Piano casa all'esame del governo
Vertice con il ministro Gnudi per correggere i «difetti» delle legge regionale

Superato il primo scoglio — con l'approvazione, l'altroieri, in Assemblea Capitolina — ora per il Piano Casa regionale iniziano le montagne russe: l'impugnativa alla Consulta, ancora pendente, decisa dal governo Berlusconi su richiesta degli allora ministri Giancarlo Galan (Mibac) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente). Giudizio che non riguarda tre punti della legge: le deroghe ai piani paesaggistici, quella alla legge Galasso sulle aree archeologiche, il «silenzio/assenso» sulla edificabilità nelle aree verdi. Quegli articoli che permetterebbero gli interventi più contestati, come la pista di sci al Terminillo e i porti sul litorale tirrenico.

Ora, alla luce delle sollecitazioni del neoministro Lorenzo Ornaghi («la Costituzione ci obbliga a proteggere il paesaggio, confido che il Lazio corregga il Piano», ha detto in un'intervista al Corriere), sono ripartite le trattative. Lo conferma Luciano Ciocchetti, vicepresidente e assessore all'Urbanistica della Regione: «C'è un appuntamento il 13 febbraio, al ministero degli Affari regionali (guidato da Piero Gnudi, ndr)». Un tavolo tra i tecnici dei ministeri interessati e della Regione per smussare gli angoli ed evitare il giudizio della Corte Costituzionale. Per ora Ciocchetti e Alemanno incassano il sì dell'aula Giulio Cesare alle norme comunali che armonizzano la legge regionale: «Costruiremo 4.200 alloggi in housing sociale, a marzo faremo una conferenza urbanistica congiunta», dicono. Alemanno rilancia anche uno dei suoi pallini: «Si mettano l'anima in pace tutti quanti: la demolizione e ricostruzione di Tor Bella Monaca si farà». Il provvedimento potrebbe arrivare in aula tra due mesi. Il sindaco insiste: «Se vogliamo smettere di consumare territorio agricolo, dobbiamo puntare su questi interventi. Ma a Tor Bella Monaca sono nati addirittura comitati che hanno scoperto l'amore per le bellissime torri...». Il centrosinistra replica: «Alemanno — dice Paolo Masini, Pd — ignora la verità o dice bugie? Tor Bella Monaca ha una superficie fondiaria di 77 ettari, dopo la demolizione/ricostruzione gli ettari edificabili diventano 98». Secondo Storace (La Destra) «il sindaco ha un atteggiamento indisponente. Ignora che anche noi abbiamo votato a favore», per i Radicali «l'intesa Udc-Alemanno è ai danni dei romani», per i Verdi «il Piano è nullo, il sindaco finge di ignorarlo».
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La scheda

  • Investimenti per 2 miliardi. Secondo l'assessore regionale all'Urbanistica Luciano Ciocchetti «gli investimenti previsti per questo piano, in base alle stime che sono state fatte, sono circa 2 miliardi»
  • Case popolari e ricostruzioni. Secondo Alemanno, si «realizzeranno 4.200 alloggi popolari». E via ai programmi di demolizione e ricostruzione, come quello sulle torri di Tor Bella Monaca
  • Lo snellimento delle procedure. L'obiettivo è snellire le procedure. Le dichiarazioni di inizio attività per gli ampliamenti (Dia) previsti nel Piano casa, sono finora «1.500 nel Lazio». La stima è 15 mila entro settembre

 

di E.Men.
dal Corriere della sera del 01.02.12


Piano Casa, scontro sul cemento "Minacciati i quartieri storici"
Alemanno: "E ora giù le torri di Tor Bella Monaca"

PIANO Casa, in Comune si approva la delibera sulla legge regionale che consente ampliamenti, ristrutturazioni, demolizioni, ricostruzioni e cambi di destinazione d'uso. E il sindaco Alemanno annuncia: «Se noi vogliamo smetterla di consumare territorio agricolo, dobbiamo puntare sulla demolizione e ricostruzione. Quindi, si mettano l'anima in pace tutti quanti: oggi possiamo dire che la demolizione e la ricostruzione si farà a partire dalle due torri di Tor Bella Monaca». Il piano arriverà in Consiglio entro due mesi. E prevede 2700 case popolari a schiera.

Ma l'opposizione, in particolare Pd e Radicali, attacca soprattutto sulla delibera. E così il dispositivo che permette di ampliare del 20% un immobile più esteso di mille metri cubi, che dà in premio il 35% in più di cubatura biosostenibile a chi demolisce e ricostruisce un palazzo e prevede il recupero del 50% delle pertinenze agricole, comunque entro un tetto di 70 metri quadrati, ma che soprattutto dà la possibilità di trasformare in abitazioni capannoni artigianali e industriali, rimane il bersaglio delle polemiche.

Molti i punti contestati. «La delibera presentata dal Comune» afferma il consigliere Athos De Luca «non tutela l'intera "città storica", così come previsto dal piano regolatore, ma si limita alle Mura Aureliane e ad alcuni beni fuori del perimetro delle Mura, come per esempio gli edifici ottocenteschi, primi Novecento e di qualità architettonica, escludendo molti ambiti della stessa città storica (denominati T4, T5, T6, T7, T8 e T9), che si trovano tra Flaminio, Garbatella, Eur e parte di Trastevere, e non tutela le aree protette e le zone agricole dell'agro». Altro punto contestato il controllo. «Soprattutto la delibera Comunale doveva contemplare il pronunciamento dell'Assemblea Capitolina sulle trasformazioni urbanistiche poichéè incostituzionale che la Regione sottragga a Roma Capitale la potestà sulla attuazione del piano regolatore» affermano i Democratici.

Terzo scoglio, i cosiddetti "relitti urbani" ovvero quegli scheletri realizzati abusivamente su aree agricole, a verde o a servizi pubblici. La delibera comunale prevede che il relitto può essere ristrutturato, abbattuto e ricostruito o addirittura ricollocato in altre aree degradate. Un caso per tutti: la struttura abbandonata del centro commerciale che si voleva costruire nell'area dell'ex Snia Viscosa.

«C'è poi la questione» aggiunge De Luca «dei contributi straordinari che i titolari delle autorizzazioni dovranno versare a Roma Capitale che sono stati introdotti dalla delibera comunale in misura risibile, del tutto inadeguata ai profitti che si trarranno dalle opere realizzate». E per il resto sempre sotto accusa le demolizioni dei capannoni destinati ad attività industriale e artigianale che, soffrendo già della crisi, di fronte alla possibilità di realizzare una rendita con il cambio di destinazione d'uso in abitativo, potrebbero abbandonare l'attività produttiva creando nuova disoccupazione. «Per uscire dalla crisi» conclude De Luca «è invece necessario incentivare le attività produttive anziché favorirne la dismissione». Critiche all'accordo Udc-Pdl sul Piano Casa arrivano anche dai Radicali: «Casini spieghi per quale motivoè ragionevole, da un lato, reintrodurre un prelievo immobiliare anche sulla prima casa e dall'altro esentare dal versamento di un contributo straordinario i costruttori e i promotori di operazioni immobiliari finalizzate a trasformare in nuove case e in nuova ricchezza immobili dismessi, al momento privati del loro valore e con una trasformabilità molto limitata. E Alemanno spieghi ai cittadini romani, e anche a Monti, perché invece di applicare il contributo straordinario ai cambi di destinazione degli edifici dismessi, preferisce costringersi a violare le regole del patto di stabilità».

Ribatte l'assessore all'Urbanistica della Regione Luciano Ciocchetti: «La prima bozza elaborata dal Comune era in contrasto con la legge regionale, ben venga la nuova formulazione approvata dal Consiglio che risponde invece alla normativa regionale. In quanto alla tutela, oltre al Centro storico all'interno delle Mura Aureliane la delibera allarga l'esclusione dall'attuazione del Piano casa in altri tessuti previsti dal piano regolatore. Sul contributo straordinario, un conto è la valorizzazione di aree tra il vecchio e il nuovo piano regolatore e un altro la trasformazione di immobili già esistenti da non residenziale a residenziale, chiedendo il 35% di alloggi a canone calmierato: questo è il contributo che chiediamo».


di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 01.02.12


L'intervista Parla l'assessore all'Urbanistica del Comune, Corsini
"Avevamo pochi margini ma così la città è tutelata"

  • LA PRIMA bozza della delibera sul Piano Casa aveva fatto infuriare la Regione e i costruttori...«La fortissima reazione della Regione e dei costruttori era venuta quando era circolata una prima bozza di lavoro prima di Natale. La giunta ha poi deliberato alla fine dell'anno» Che cosa è cambiato? «La prima bozza interna aveva interpretato male lo spirito della legge riscrivendone una per Roma Capitale, ma la legge regionale non dà molti spazi ai Comuni. Coloro che si lamentano non hanno capito che assegna un margine di manovra ristretto, che abbiamo occupato tutto».
  • I quartieri storici sono poco tutelati? «I margini di esenzione devono essere motivati e eccezionali: questa motivazione non vale per interi quartieri, ma può valere solo per tessuti ed edifici particolarmente pregevoli».E gli scheletri di cemento che risorgeranno? «Innanzitutto tutte queste valorizzazioni sono consentite nella misura in cui una loro parte consistente sia dedicata all'housing sociale. Si tratta di operazioni di riconversione e riqualificazione che incidono sul aree e edifici non più funzionali».
  • Non porteranno degrado sul territorio? «La finalità è di riqualificazione e riconversione. Il pericolo è che tutto questo possa investire edifici di pregio come quelli della Carta della Qualità. Ma questi non saranno toccati. Per il resto non si poteva fare una delibera che dicesse: la legge regionale non si applica a Roma. Ma abbiamo usato cautele».
  • Contributi straordinari, costruttori esentati? «Il contributo straordinario non funziona per gli edifici, ma colpisce solo le più rilevanti valorizzazioni, che sono quelle delle aree. Nel caso degli edifici il dovere di destinare il 30% all'housing sociale già rappresenta un'attenuazione della valorizzazione. Insomma è stato raggiunto un punto di equilibrio anche tra Comune e Regione, soggetti che si dividono il governo del territorio».

 

di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 01.02.12


Piano casa, più facile demolire e ricostruire
Il Campidoglio: ora la riqualificazione di Tor Bella Monaca

Introduzione del sistema delle demolizioni e ricostruzioni, procedure più snelle. La delibera di attuazione a Roma del piano casa regionale, approvata lunedì sera, porterà a cambiamenti concreti fin da subito. «Servirà innanzitutto a velocizzare la burocrazia - sottolinea il sindaco Gianni Alemanno. - Il nostro piano casa degli anni scorsi aveva lo stesso spirito di quello della Regione, ma è andato incontro a rallentamenti procedurali, al fronte di chi dice sempre no. Ora, invece, molte delibere, che già da mesi erano in consiglio comunale, potranno essere approvate con delibere di giunta, accorciando i tempi per la realizzazione».

Uno dei punti chiave del piano riguarda il sistema di demolizioni e ricostruzioni. «Fino ad ora - aggiunge Alemanno - si costruiva solo occupando nuovi terreni, cambiando la destinazione d'uso da agricolo a residenziale. Adesso, invece, per gli stabili in disuso, sarà possibile abbattere e ricostruire, senza occupare nuove aree». Una prassi già diffusa in altre grandi città. «Una vera rivoluzione, sul modello di quanto già avviene da anni a Berlino o negli Stati Uniti - afferma il vicepresidente della Regione e assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti. - Il piano rappresenta un volano per l'economia e, secondo il Cresme, porterà investimenti per 2 miliardi di euro. E' una risposta concreta all'emergenza abitativa, con la previsione di 4.200 alloggi di edilizia popolare. Sarà anche possibile ricostruire i ponti abbattuti del Laurentino 38». La delibera ha visto i voti favorevoli della maggioranza e dell'Udc. «In Comune, si attua un'opposizione costruttiva - ricorda Ciocchetti - mentre sulle scelte future decideranno i vertici nazionali».

Nel Lazio, il settore dell'edilizia ha un peso rilevante sull'economia, di poco superiore al 30%. «Tra le nuove misure - sostiene l'assessore capitolino all'Urbanistica, Marco Corsini - è previsto che almeno il 5% delle nuove realizzazioni rimanga non residenziale: questo è per favorire la presenza di negozi di vicinato nei quartieri». L'approvazione è avvenuta dopo una discussione particolarmente accesa. «Il testo votato - aggiunge Corsini - è sostanzialmente analogo a quello presentato dalla giunta. Bisogna ricordare che il Comune non può cancellare una legge regionale e la delibera consente un'attuazione idonea secondo le caratteristiche di Roma». Il piano non si applica nella Città storica (all'incirca, entro le Mura Aureliane) e per gli edifici di pregio, mentre per gli stabili inseriti nella Carta della Qualità, gli interventi debbono ricevere il via libera degli uffici comunali. «In questa ottica - precisa Alemanno - verranno definite normative trasparenti ed è stata stabilita tale procedura per salvare quanto di positivo esiste in questa legge, eliminando le parti sbagliate».

Nelle periferie, sono da programmare interventi di housing sociale. «I proprietari di prima casa - dichiara il presidente della commissione Urbanistica, Marco Di Cosimo - beneficeranno di uno sconto del 30% sugli oneri concessori, come incentivo, per l'ampliamento della propria abitazione». Le domande di ampliamento già pervenute, nel Lazio, sono 1.500 e saliranno a 15 mila entro settembre, ad un anno dall'avvio del piano regionale. «La delibera - prosegue Alemanno - consentirà di procedere alla riqualificazione per Tor Bella Monaca, con l'abbattimento delle torri. A marzo, inoltre, Comune e Regione daranno vita a una conferenza sull'Urbanistica, sui grandi progetti sul territorio». Replica dell'opposizione. «Il progetto non si farà mai e poi mai, è sufficiente che il sindaco studi attentamente le carte», osserva il consigliere del Pd, Paolo Masini. Critiche anche dal leader della Destra, Francesco Storace. «Nei suoi vuoti di memoria - conclude Storace - Alemanno ha dimenticato che il piano, a Roma, è passato anche con i voti de La Destra».
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di Luca Brugnara
da Il Messaggero del 01.02.12


Caos e proteste, sì al Piano casa - Sì al Piano casa, sconti per chi costruisce
Meno vincoli e agevolazioni per i cambi di destinazione di terreni e immobili - Tarzan Alzetta s'incatena alla statua di Giulio Cesare, ma l'aula dà il via libera

Dopo proteste clamorose, come quella del consigliere Andrea Alzetta che si è arrampicato sulla statua di Giulio Cesare nell'aula dell'Assemblea Capitolina, il Piano casa è stato approvato ieri sera dal Consiglio comunale: 35 i voti favorevoli, 8 i contrari (i gruppi del Pd, Sel, Lista civica Rutelli) e un astenuto, al termine di una maratona con 250 emendamenti. Soddisfatto l'assessore Marco Corsini: «È un passo importante perché abbiamo trovato con la Regione e con l'assessore Ciocchetti un equilibrio tra la specificità architettonica, edilizia e territoriale complessa di questa città e la necessità di stimolare l'economia». La Destra rivendica l'approvazione di una serie ordini del giorno di carattere sociale e su sostenibilità ambientale, risparmio energetico e impiego di fonti rinnovabili. Critiche da Umberto Marroni (Pd): «Questa legge porta una deregulation che va a costruire un sistema di deroghe al Prg».

L'Assemblea Capitolina ha approvato ieri sera il «Piano Casa» regionale. Sono stati 35 i voti favorevoli, 8 i contrari (i gruppi del Pd, Sel, Lista civica Rutelli) e un astenuto, il consigliere comunale Vigna (Api). Alla fine la votazione della delibera è arrivata nonostante la lunga battaglia d'aula (250 emendamenti e 20 ordini del giorno), condita dalla protesta del consigliere comunale di «Action per Roma», Andrea Alzetta, che si è arrampicato sulla statua di Giulio Cesare nell'aula omonima.

In piazza del Campidoglio, intanto, per tutto il pomeriggio, si erano radunati un centinaio di manifestanti dei comitati per l'emergenza abitativa: due giovani per protestare contro il Piano Casa si erano pure loro arrampicati e incatenati per qualche ora sul basamento della statua del Marco Aurelio. Gli stessi manifestanti in mattinata avevano occupato simbolicamente il tetto del Forlanini, poi avendo ottenuto la promessa dal vicepresidente della Regione, Luciano Ciocchetti, di incontrarli, gli occupanti avevano lasciato l'ospedale.

La delibera di fatto armonizza le norme generali della legge regionale con la situazione romana «escludendo dagli ambiti di intervento — sottolinea Marco Corsini, assessore comunale all'Urbanistica — non solo il centro storico, ma anche molte aree pregiate della città, gli edifici medievali fuori dal centro, le aree di espansione rinascimentale, preunitaria, otto-novecentesca ed i nuclei storici isolati», come ad esempio l'Eur. «Questo è un passo importante — aggiunge Corsini — perché abbiamo trovato con la Regione un equilibrio tra la specificità architettonica, edilizia e territoriale complessa di questa città e la necessità di stimolare l'economia». Secondo fonti regionali, dal 15 settembre ad oggi sono già state presentate nei 378 Comuni del Lazio circa 1.500 domande di ampliamento di immobili. Francesco Storace (La Destra) ricorda: «Noi e l'Udc abbiamo salvato il Piano Casa».

Umberto Marroni (Pd) spiega così il voto contrario del suo partito: «Questa legge porta una deregulation che va a costruire un sistema di deroghe al Prg: quindi non è un vero piano casa, ma aiuta chi ce l'ha o ha dei terreni, a valorizzarli». Inoltre la trasformazione degli immobili da non residenziali a residenziali «mortifica la pianificazione dei quartieri, sempre più poveri di servizi — precisa Marroni —. E Alemanno rinuncia a circa 200 milioni di euro di contributi straordinari per il Campidoglio mentre aumenta le tasse». Unico aspetto positivo, per il Pd, è l'avere «limitato l'ambito di applicazione della delibera alla città storica». Critiche anche da Claudio Di Berardino (Cgil) che chiede «di adottare provvedimenti per potenziare l'edilizia sociale».
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di Francesco Di Frischia
dal Corriere della sera del 31.01.12


Blitz in Campidoglio contro il piano casa, ma la delibera passa

Marco Aurelio e Giulio Cesare. Due grandi figure della Roma antica che ieri sono diventate il simbolo della lotta al Piano casa. Mentre in piazza del Campidoglio i movimenti si incatenavano alla statua equestre per manifestare contro l´emergenza abitativa, in Aula il consigliere Andrea Alzetta scalava la statua di marmo con lo striscione "Alemanno, Ciocchetti e Polverini ladri di città". In serata, comunque, il consiglio comunale ha approvato la delibera per l´attuazione del Piano casa.

Le proteste erano iniziate in mattinata, quando gli attivisti di Action hanno occupato simbolicamente un padiglione del Forlanini contro quella che considerano una «truffa» perché, ha affermato Bartolo Mancuso, «non affronta il problema ma anzi dà il via ad una grossa speculazione che investirà tutta la città». Poi, nel pomeriggio, il gesto di Alzetta che ha bloccato i lavori del Consiglio per circa un´ora. «Basta con queste buffonate in aula - ha attaccato l´udc Alessandro Onorato - È ridicolo che a gridare allo scandalo siano quelle persone che pensano di risolvere l´emergenza abitativa con le occupazioni abusive». Alzetta, dopo esser stato espulso, ha spiegato: «In questa delibera non c´è traccia di edilizia residenziale né di affitti calmierati, c´è solo un cambio di destinazione d´uso che non sarà nemmeno deciso dal consiglio comunale».

L´opposizione ha presentato oltre 300 tra emendamenti e ordini del giorno. Ma nessuno è stato accettato dalla maggioranza che, anzi, dopo una prima stesura ha modificato la delibera riducendo - questo uno dei punti più contestati - l´applicazione del contributo straordinario per le valorizzazioni. «È una scelta irresponsabile - ha attaccato il capogruppo pd Umberto Marroni - Così per le casse comunali ci sarà un ammanco di oltre 200 milioni. Con questa delibera, la giunta Alemanno consegna Roma a un abusivismo legalizzato che nulla ha a che vedere con l´emergenza abitativa». Critica anche la Cgil: «Potenziare l´edilizia sociale è l´unico modo di rispondere all´esigenza abitativa di migliaia di famiglie», ha dichiarato Claudio Di Berardino, segretario Cgil Roma e Lazio. E resta alto lo scontro pure sul Piano casa regionale: Nieri e Zaratti (Sel) chiedono al governo di impugnare anche la nuova circolare esplicativa diramata dalla Polverini, «un tentativo di sottrarre ai Comuni quel che resta della propria potestà».

 

di Giulia Cerasi
da La Repubblica del 31.01.12


Maratona in Comune - via libera al piano casa varato dalla Regione - Via libera al piano casa in serata l'ok in Campidoglio - Delibera per l'attuazione a Roma della legge regionale

Il via libera è arrivato in serata, dopo un'accesa discussione. L'assemblea capitolina ha approvato nella serata di ieri il piano casa: il documento riguarda l'applicazione della legge regionale nell'ambito del territorio comunale. Il testo votato prevede la presenza di un ulteriore incentivo per i proprietari di prima casa e chi vuole ampliare la propria unità immobiliare, a Roma, beneficerà anche di uno sconto del 30% sugli oneri concessori ordinari. Vantaggi per gli interventi al di sotto dei mille metri quadrati, esonerati dall'obbligo di destinare il 5% delle nuove realizzazioni ad uso non residenziale. Tra le altre misure, disposizioni per l'edilizia residenziale. I voti a favore sono stati 35, 8 quelli contrari. Oltre 300 gli emendamenti dell'opposizione. Soddisfazione dalla maggioranza, dall'Udc e dal vicepresidente della Regione, Luciano Ciocchetti. Sit-in dei Movimenti per la casa in piazza del Campidoglio.

L'approvazione è arrivata in serata. Con 35 voti a favore, 8 contrari e un'astensione, l'assemblea capitolina ha dato il via libera all'applicazione del piano casa regionale nel territorio del Comune di Roma. A votare contro la delibera 152/2011, i gruppi del Pd, di Sel e della Lista civica per Rutelli, astensione per il consigliere Vigna. Una discussione accesa, con l'opposizione che ha presentato 300 tra ordini del giorno ed emendamenti.

Tra i punti votati, si prevede l'introduzione di un ulteriore incentivo per i proprietari di prima casa: chi usufruisce delle norme del piano per ampliare la propria unità immobiliare, a Roma, beneficerà anche di uno sconto del 30% sugli oneri concessori ordinari. Vantaggi per gli interventi al di sotto dei mille metri quadrati, che sono esonerati dall'obbligo di destinare il 5% delle nuove realizzazioni ad uso non residenziale. Il Comune stabilisce che il piano non si applica all'intera Città storica e agli edifici di pregio. Per gli edifici inseriti nella Carta della qualità (essenzialmente nelle zone di pregio), eventuali interventi in attuazione del Piano potranno essere realizzati solo dopo il parere degli uffici comunali. Per i cambi di destinazione d'uso dei terreni, i proponenti dovranno corrispondere al Comune un contributo straordinario aggiuntivo agli ordinari oneri concessori. «Abbiamo inserito il contributo straordinario - dichiara il presidente della commissione Urbanistica, Marco Di Cosimo - e si sono abbattuti del 30% gli oneri concessori per i cittadini che usufruiscono delle norme del piano». «Si forniscono risposte positive - osserva il capogruppo dell'Udc, Alessandro Onorato - per le famiglie e le piccole e medie imprese, con soluzioni concrete per l'emergenza abitativa. Tra le misure più importanti, quelle per limitare il consumo del territorio e quelle contro l'abusivismo, ma soprattutto gli interventi concreti per lo sviluppo dell'edilizia residenziale pubblica». Soddisfazione da parte del vicepresidente della Regione, Luciano Ciocchetti. «Si è raggiunto un testo equilibrato - commenta Ciocchetti - che corrisponde allo spirito della legge regionale. Porterà sviluppo, riqualificazione e una risposta all'emergenza abitativa».

Prima della seduta, sit-in di protesta dei movimenti per l'emergenza casa in piazza del Campidoglio. «Chiediamo il varo di un vero piano per l'emergenza abitativa», spiega Luca Fagiano, del coordinamento di lotta per la casa. Il consigliere Alzetta ha occupato simbolicamente l'aula. Via libera al piano casa anche dal Comune di Fiumicino.
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di L.Bru
da Il Messaggero del 31.01.12


Piano casa, marcia indietro di Alemanno - Il Campidoglio elimina il contributo sui cambi di destinazione - Oneri scontati

Passo indietro del Campidoglio sull'introduzione del contributo straordinario per l'applicazione del Piano casa sul territorio capitolino. Un coro di proteste, tanto dei costruttori quanto della Regione Lazio, aveva accolto l'iniziale proposta della Giunta comunale che prevedeva il pagamento di un contributo straordinario (in misura da quantificare) sia per i cambi di destinazione d'uso che per gli ampliamenti di volumetria. «Troppo», secondo i costruttori. Perché, come aveva riflettuto il presidente dell'Ance Lazio, Stefano Petrucci, l'applicazione generalizzata del contributo straordinario avrebbe «ridimensionato le potenzialità economiche offerte dal piano casa».

Insomma, il balzello aggiuntivo sarebbe stato un deterrente per imprese e proprietari di casa. Così, la Regione Lazio - a quanto «Edilizia e Territorio apprende» - si è fatta sentire dal Campidoglio: «Questa delibera va modificata», avrebbero intimato dalla Regione. Messaggio ricevuto dalla giunta comunale che, nei giorni scorsi, ha approvato un maxiemendamento che modifica la prima versione della delibera per l'applicazione del piano casa nel Comune di Roma che era stata approvata il 28 dicembre scorso. Il contributo straordinario resta, ma limitatamente ai terreni e ai cambi di destinazione d'uso. Scompare invece sugli ampliamenti di appartamenti o edifici.

Anzi, per i proprietari di prima casa viene introdotto un ulteriore incentivo: chi usufruisce delle norme del Piano casa per ampliare la propria unità immobiliare, a Roma, beneficerà anche di uno sconto del 30% sugli oneri concessori ordinari. Vantaggi anche per gli interventi al di sotto dei mille metri quadrati, che saranno esonerati dall'obbligo di destinare il 5% delle nuove realizzazioni a uso non residenziale. Infine, viene alleggerita la norma inizialmente pensata per gli edifici della capitale inseriti nella Carta della qualità (prevalentemente edifici ricadenti nelle zone di pregio costruite dopo la guerra): la prima versione della delibera capitolina prevedeva che eventuali interventi in attuazione del piano potessero essere realizzati previo parere della Sovrintendenza comunale (parere da esprimere entro 60 giorni). Col maxiemendamento, viene introdotta una facilitazione: non sarà la Sovrintendenza a dare il parere ma direttamente gli uffici comunali (entro 45 giorni), in modo tale da rendere più rapide le procedure. Restano, infine, le tutele sul centro storico e sugli edifici di pregio della città, dove non si applica il piano casa regionale. E restano anche alcune limitazioni sull'aumento di cubature per gli ambiti di valorizzazione (quartieri da riqualificare a ridosso delle mura romane) e sulle centralità non ancora pianificate, dove i cambi di destinazione d'uso non saranno sempre consentiti.

Le modifiche introdotte dalla Giunta comunale sono state varate anche nell'intenzione di «uniformare il provvedimento ai contenuti della legge regionale», ha spiegato l'assessore capitolino all'Urbanistica, Marco Corsini. In particolare, l'eliminazione del contributo straordinario dalle trasformazioni degli immobili è stata decisa anche pensando che la legge regionale già stabilisce di destinare il 30% delle volumetrie aggiuntive all'housing sociale. Misura che, già di per sé, costituisce una sorta di «tassa» comunale. Sul piede di guerra resta il gruppo capitolino del Pd che considera l'abolizione del contributo straordinario «una follia che depaupera il Comune di Roma facendo invece un regalo vero e proprio ai costruttori».
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di G.D.R.
da Edilizia e Territorio n. 4 del 30gen/4feb 2012


Il fallimento del piano-casa - Avvio in salita per la legge regionale - Da febbraio possibili demolizioni e cambi di destinazione d'uso
Solo 212 le richieste di ampliamento nelle 5 città capoluogo del Lazio - Sviluppo. In quattro mesi nei 5 capoluoghi laziali 212 richieste di ampliamento
Non decolla il piano casa, a Roma solo 107 domande
Corsini (Urbanistica): «Cresceranno con la fase due della legge»

Appena 212 domande nei cinque comuni capoluogo del Lazio in quasi quattro mesi. Il piano casa regionale, guardando ai numeri delle dia e dei permessi di costruire presentati fino ad oggi, parte con il freno a mano tirato. Un flop per la prima fase della legge, varata quest'estate. Nella capitale infatti sono state finora solo 107 le richieste di ampliamento (per le quali il termine è scattato lo scorso 15 settembre), 60 a Latina, 10 a Frosinone, 23 a Viterbo, 12 a Rieti. «Sicuramente non è il risultato che ci aspettavamo, in alcune norme c'era poca chiarezza- spiega l'assessore all'urbanistica di Roma, Marco Corsini - ma comunque è un primo passo significativo». A smuovere le acque potrà però essere la "fase due", quella sui cambi di destinazione d'uso e sulle demolizioni che scatteranno dal prossimo 31 gennaio, ma appannaggio perlopiù delle imprese di costruzione.

Appena 212 domande nei cinque comuni capoluogo del Lazio in quasi quattro mesi. Il piano casa regionale, guardando ai numeri delle dia e dei permessi di costruire presentati fino ad oggi, parte con il freno a mano tirato. Un flop per la legge, varata quest'estate, che ha fatto comunque meglio della precedente versione creata dalla giunta Marrazzo, rimasta praticamente a zero.

Ma partiamo dai numeri, che si riferiscono agli ampliamenti, per i quali il termine è scattato lo scorso 15 settembre. Si tratta dell'intervento che più interessa i cittadini e che dovrebbe creare un impatto diffuso sul territorio. Gli altri interventi previsti dalla legge, i cambi di destinazione d'uso e le demolizioni con ricostruzione, scatteranno dal prossimo 31 gennaio, ma saranno appannaggio quasi esclusivo delle imprese di costruzione.

Il dato più sorprendente è quello di Roma, dove le domande presentate sono state appena 107. Per capire la scarsa entità del risultato, basti pensare che ogni anno nella capitale arrivano circa 3mila dia per interventi ordinari. Il piano casa, insomma, ha smosso di poco l'attività consueta. Discorso simile negli altri capoluoghi. Con una sola parziale eccezione a Latina, dove le domande sono state 60. Spiega l'assessore all'urbanistica, Giuseppe Di Rubbo: «Almeno per questa prima fase c'è stata un'ottima risposta, sta funzionando molto meglio della precedente versione. Consideri che, di solito, abbiamo circa 750 dia all'anno».

In tutti gli altri casi la situazione è quasi disastrosa. A Viterbo sono state presentate 23 istanze. «Aspettavamo una risposta maggiore - racconta l'assessore all'urbanistica, Claudio Ubertini - , però al momento la situazione è molto difficile. Le banche non danno credito e le difficoltà economiche influiscono in negativo sulle famiglie». Stesso discorso a Rieti, dove all'ufficio tecnico spiegano: «Abbiamo avuto 12 domande: non è molto, ma è meglio dell'altra volta quando le richieste non sono state neppure dieci. Molti ci sono venuti a chiedere informazioni, ma più che altro per i cambi di destinazione d'uso». Anche a Frosinone, poche domande: «In tutto non più di dieci - spiega l'assessore Fernando Picchi -. Per fare un ampliamento di 20 metri quadri su un'abitazione di 100 serve una spesa consistente e adesso ci sono poche persone in grado di sostenerla».

Insomma, se il piano casa doveva combattere la crisi, qualcosa non ha funzionato. Cosa è accaduto prova a spiegarlo l'assessore all'urbanistica di Roma, Marco Corsini: «Sicuramente non è il risultato che ci aspettavamo, ma comunque è un primo passo significativo». Cosa ha frenato le domande? «Nella legge sono rimasti appesi diversi problemi interpretativi, in alcune norme c'era poca chiarezza. Infatti, so che la Regione sta preparando una circolare». Di certo, ha poco senso chiamare in causa la crisi, «perché la legge nasceva come una misura anti-crisi».

A smuovere le acque, secondo Corsini, potrà però essere la "fase due", quella sui cambi di destinazione d'uso e sulle demolizioni. «Mi aspetto un grande interesse. Il Comune di Roma ha fatto da poco un bando per i cambi di destinazione d'uso per l'housing sociale e abbiamo ricevuto quasi 200 domande. Se quella chiamata ha avuto un risultato così positivo, immagino che possa accadere lo stesso per il piano casa a livello regionale».
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  • DA FEBBRAIO - Prevista la possibilità di demolizioni e di cambi per le destinazioni d'uso

 

di Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 11.01.12


Bonus volume, Lazio prudente
L'applicazione della legge Polverini-Ciocchetti sugli ampliamenti dopo il ricorso del Governo
I consigli dei tecnici regionali: nelle aree protette meglio attendere la Consulta

Meglio aspettare per gli interventi del piano casa del Lazio nelle aree naturali protette. Anche se formalmente la legge è pienamente operativa, gli stessi uffici tecnici della Regione consigliano di attendere per vedere gli sviluppi successivi al ricorso da parte del Governo.

Lo confermano anche le risposte - in qualche caso ancora un po' vaghe - date al pubblico durante il convegno sul piano casa Lazio organizzato il 10 novembre da Agorà activities e che «Edilizia e Territorio» pubblica qui in esclusiva.

L'impatto del ricorso del Governo contro la legge 10/2011 di modifica del piano casa nel Lazio (otto i punti contestati) è stato al centro dell'incontro. L'assessore all'Urbanistica del Lazio, Luciano Ciocchetti, ha ribadito: «Fino alla pronuncia della Corte costituzionale la legge è pienamente operativa». Ma poi ha lasciato intravedere anche uno spiraglio per risolvere almeno in parte il conflitto: «Vediamo se sarà possibile riaprire il dialogo con il nuovo ministro dei Beni culturali (Lorenzo Ornaghi, ndr)». In questo caso Ciocchetti non esclude di modificare «con piccole correzioni» la legge, utilizzando la Finanziaria. RIPRODUZIONE RISERVATA

 

pag. 11
da Edilizia e Territorio n. 44 del 21/26.11.11


IL PIANO CASA LAZIO VISTO DAGLI ESPERTI - Rispondono gli uffici dell'assessorato Urbanistica della Regione Lazio

D- Quali parti della legge sono applicabili subito e quali aspettano il consenso della Corte costituzionale dopo il ricorso da parte del Governo?
R- L'impugnativa presso la Corte costituzionale non inficia l'attuale applicazione della legge regionale 10/2011 che è in vigore. Qualora venissero accolte tutte o parti delle eccezioni sollevate dal Governo si provvederà ad adeguarsi a quanto deciso della Corte.
Nello specifico sono state oggetto d'impugnazione le seguenti parti: articolo 5, comma 6 che riguarda interventi di recupero di aree degradate anche sotto il profilo ambientale; articolo 5, comma 32 lettera d) - correzione di errori del Ptpr; articolo 5, comma 32 lettere a) e c), nn. 1), 2) e 3) - norme per opere pubbliche e di interesse pubblico; art. 5, comma 32 lettera b) - norme sulle aree di interesse archeologico non vincolate con decreto ma con semplice segnalazione; art. 2, della Lr 10/2011 lettera c) - applicazione del piano casa nelle zone già antropizzate delle aree naturali protette; art. 5, comma 31 - norme per strutture e impianti sportivi collegati alla valorizzazione ambientale e del paesaggio; art. 2, comma 1, lettera b) della Lr 21/2011 - applicabilità del piano casa ai fabbricati sanati per il quale si attende il rilascio del titolo abilitativo anche con nuova procedura del silenzio/assenso; art. 5, comma 15 della Lr 21/2011 - norme procedimentali sulle istruttorie dei condoni edilizi 1985, 1994 e 2003.

D- Esistono particolari limitazioni per gli ampliamenti nelle zone sismiche?
R- Al fine dell'ampliamento dei fabbricati, così come definiti dal piano casa del Lazio, non vi sono cambiamenti relativi alle zone o sottozone sismiche su cui si interviene. In tutti i casi è previsto che solo il nuovo corpo edilizio realizzato deve rispettare quanto stabilito dal decreto del ministero delle Infrastrutture 14 gennaio 2008 (Norme tecniche per le costruzioni). Una differenziazione si ha qualora si applichi l'articolo 3-bis della Lr 10/2011 che prevede di adeguare sismicamente l'edificio esistente, in questo caso si ha in zona sismica 1 (o sottozona 2a e 2b) un aumento percentuale del 35% con un massimo di 90 mq e in sottozona sismica 3a o 3b, un aumento percentuale del 25% con un massimo di 80 mq.

D- Quali prescrizioni vi sono per gli interventi di recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali, nonché delle unità immobiliari ad altri usi destinati?
R- Il recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali nonché delle unità immobiliari ad altri usi destinati è regolamentato dal comma 1, art. 5 della Lr 21/2009, così come modificato dalla Lr 10/2011, che richiede e determina i seguenti parametri:
- destinazione residenziale per almeno il 50% dell'edificio esistente;
- recupero a fini residenziale limitata al 20% della superficie o volume esistenti;
- limite massimo di superficie trasformabile 70 mq per edificio o unità immobiliare dotata di specifica autonomia funzionale;
- per edifici ricadenti in zona destinata urbanisticamente all'agricoltura, recupero nella misura massima del 50% dell'edificio residenziale esistente e sempre nel limite massimo di 70 mq.

D- In base all'articolo 2, comma 2 lettera c) il piano casa è applicabile anche agli edifici situati nelle aree naturali protette, ma la norma è tra quelle impugnate dal Governo. Come comportarsi? Se si dovesse operare in cosa si può incorrere?
R- Da un punto di vista formale la norma anche se impugnata è applicabile. Certo è però che se venisse accolto il ricorso del Governo sarebbe ritenuta inefficace ex tunc, quindi, gli interventi assentiti sarebbero illegittimi. Meglio quindi attendere gli sviluppi del ricorso prima di intervenire.

D- Quali prescrizioni vi sono per gli interventi di recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali, nonché delle unità immobiliari ad altri usi destinati?
R- Il recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali nonché delle unità immobiliari ad altri usi destinati è regolamentato dal comma 1, art. 5 della Lr 21/2009, così come modificato dalla Lr 10/2011, che richiede e determina i seguenti parametri:
- destinazione residenziale per almeno il 50% dell'edificio esistente;
- recupero a fini residenziale limitata al 20% della superficie o volume esistenti;
- limite massimo di superficie trasformabile 70 mq per edificio o unità immobiliare dotata di specifica autonomia funzionale;
- per edifici ricadenti in zona destinata urbanisticamente all'agricoltura, recupero nella misura massima del 50% dell'edificio residenziale esistente e sempre nel limite massimo di 70 mq.

D- Gli ampliamenti sono consentiti anche con aumento del numero delle unità immobiliari. Che cosa si intende dal punto di vista giuridico per unità immobiliari «in adiacenza, in aderenza rispetto al corpo di fabbrica»?
R- Il comma 3, art. 3 della Lr 10/2011 stabilisce che «Gli ampliamenti di cui al comma 1 sono consentiti anche con aumento delle unità immobiliari: a) In adiacenza, in aderenza rispetto al corpo di fabbrica…». La norma, quindi, regolamenta in via generale gli ampliamenti (in adiacenza o aderenza al corpo di fabbrica principale) consentendo, qualora l'ampliamento abbia i requisiti tecnici minimi, di qualificarlo come un'unità immobiliare «autonoma».

D- I cambi di destinazione d'uso a residenziale sono consentiti per gli edifici «aventi destinazione non residenziale» (ossia attività produttive artigianali) «che siano dismessi o in via di dismissione». Cosa si intende per dismessi?
R- L'art. 3-ter del piano casa stabilisce che sono consentiti cambi di destinazione d'uso da non residenziale a residenziale. Alcuni dei requisiti necessari per applicare questo articolo sono:
- che i fabbricati da trasformare, alla data del 30 settembre 2010, non siano mai stati utilizzati o dismessi relativamente alle attività o destinazioni d'uso per le quali sono stati edificati;
- nel caso siano adibiti a uso direzionale, possono trovarsi nella condizione di dismissione in corso.

D- Negli interventi ex articolo 4 di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici è consentito modificare la sagoma dell'edificio?
R- L'articolo 4 della Lr 21/2009, così come modificato dalla Lr 10/2011, consente «Interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici», senza dare obblighi sulla conservazione della sagoma dell'edificio demolito. Consentendo di ampliare quanto demolito, sarebbe impossibile mantenere la stessa sagoma.

D- L'edificio oggetto di ampliamento con i benefici del piano casa ha l'obbligo di mantenere la stessa destinazione d'uso?
R- L'ampliamento degli edifici è regolamentato dall'articolo 3 del piano casa e stabilisce varie tipologie d'intervento in funzione della destinazione d'uso.
Si stabilisce, inoltre, al comma 9 dello stesso articolo che «la destinazione d'uso degli edifici di cui al comma 1 deve essere mantenuta per dieci anni dalla dichiarazione di ultimazione dei lavori relativi agli interventi di ampliamento».

D- Il cambio di destinazione d'uso può riguardare anche interventi su edifici o parti di essi aventi destinazione non residenziale posti all'interno di piani di zona di cui alla L. 167/1962 o all'interno di piani di recupero di cui alla Lr 28/1980?
R- Il cambio di destinazione d'uso, così come regolamentato dall'art. 3-ter, è espressamente consentito per immobili o parte di essi a destinazione non residenziale «…ricadenti all'interno dei piani di zona di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167… o all'interno dei piani di recupero di cui alla Lr 28/1980…» (comma 8, art. 3-ter).

D- Quando si dice che le Dia e le domande per il rilascio del permesso di costruire vanno presentate tra il 31 gennaio 2012 e il 31 gennaio 2015, ciò riguarda solo gli ampliamenti? Cosa ha modificato l'articolo 1, comma 167 del collegato (Lr 12/2011)?
R- Il comma 4, art. 6 della Lr 21/2009, modificato dalla Lr 10/2011 e successivamente dal comma 167 dell'art. 1 della Lr 12/2011, stabilisce che le Dia per gli interventi di cui all'art. 3 (ampliamenti) possono essere presentate dal 15 settembre 2011 fino al 31 gennaio 2015.
Le domande per interventi di demolizione e ricostruzione si possono presentare dalla data di efficacia della deliberazione comunale che individua aree su cui non è applicabile il piano casa (può deliberare di non limitare nulla) o dal termine perentorio per il Comune per deliberare, ovvero dal 31 gennaio 2012.

D- I lavori di ampliamento sono soggetti al pagamento degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria?
R- Sì ma con la possibilità, ai sensi del comma 10 dell'art. 3, di ridurli del 30% se afferenti a interventi sulla prima casa, previa deliberazione del Consiglio comunale entro il 31 dicembre 2011.

D- In quali casi è consentito il cambio di destinazione d'uso da non residenziale a residenziale per reperire alloggi a canone calmierato?
R- Il cambio di destinazione d'uso da non residenziale a residenziale per reperire alloggi a canone calmierato è regolamentato dall'art. 3-ter del piano casa che, in linea generale, dà i seguenti parametri:
- immobili dismessi o mai utilizzati alla data del 30 settembre 2010 o se a uso direzionale in corso di dismissione;
- immobili non ricompresi all'interno delle zone D di Prg o nell'ambito di consorzi industriali;
- immobili non ricompresi nelle zone E di Prg.
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pag. 11
da Edilizia e Territorio n. 44 del 21/26.11.11


Ampliamenti e restyling piano casa già operativo. Ciocchetti: si possono presentare le domande ai Comuni.

Il documento è stato inviato quattro giorni fa e porta la firma del direttore del dipartimento istituzionale e territorio della Regione. I destinatari sono tutti i comuni del Lazio. Oggetto: il piano casa. Messaggio: è vigente a tutti gli effetti. «Ormai sto facendo due assemblee al giorno sul piano casa, c'è grandissimo interesse - ricorda Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Regione e assessore all'Urbanistica - e all'inizio in molti erano convinti che fosse tutto fermo, a causa dell'impugnativa del consiglio dei Ministri. Ma non è così: i primi sei articoli, vale a dire il 99 per cento del piano casa, sono pienamente operativi. Bisogna dissipare ogni dubbio». Per questo è stata inviata la lettera a tutti i comuni in cui si precisa che «l'oggetto dell'impugnativa è limitata solo ad alcuni aspetti di natura paesaggistica (aree urbanizzate all'interno delle aree naturali protette, interventi derogatori in materia paesaggistica) e non inficia, nel complesso, la portata innovatrice del provvedimento legislativo. Pertanto i cittadini possono continuare a presentare regolarmente le istanze per la realizzazione degli interventi di ampliamento, di sostituzione edilizia e di recupero degli edifici esistenti».

Cosa si può fare dunque? Già a partire dal 15 settembre, precisa il vicepresidente Luciano Ciocchetti, «si potevano presentare ad esempio le Dia ai comuni per fare gli ampliamenti delle unità immobiliari, ovviamente nei limiti del piano casa». Secondo Ciocchetti c'è grandissimo interesse da parte dei cittadini «visto che dagli studi professionali ci confermano che sono migliaia le pratiche in preparazione». C'è un'altra parte che invece scatterà da febbraio 2012 per dare il tempo alle amministrazioni comunali di escludere alcuni ambiti. Sono gli interventi previsti agli articoli 3 ter, 4 e 5: «Le domande per il rilascio dei titoli abilitativi degli interventi di cambio di destinazione d'uso da non residenziale a residenziale, demolizione e ricostruzione e recupero dei volumi accessori e pertinenziali degli edifici esistenti, possono essere presentate dal 31 gennaio 2012».

Parallelamente a questa fase di avvio del piano casa, intanto, ora dovrà ripartire la trattativa con il Governo Monti, dopo che su proposta dell'ex ministro ai Beni culturali, Giancarlo Galan, in una delle ultime riunioni dell'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi era stato deciso di impugnare una parte del piano casa del Lazio. L'interlocutore per questo confronto è il nuovo ministro ai Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, rettore dell'Università Cattolica. Ieri ha spiegato il presidente della Regione, Renata Polverini, proprio a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico: Sulla questione del piano casa, c'erano tecnici al lavoro. Mi pare ci siano le condizioni per proseguire in un confronto leale e costruttivo partendo dal principio, ribadisco, che il Piano casa è operativo, proprio perché i cittadini possano presentare le loro domande, come stanno facendo. Ho incontrato il ministro Ornaghi all'inaugurazione dell'anno accademico della Cattolica: credo ci vedremo nei prossimi giorni per parlare del piano casa e anche di altre questioni». RIPRODUZIONE RISERVATA

 

di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 18.11.11


COSTRUZIONI - LO STALLO SULLA LEGGE LAZIALE: Piano casa, a dicembre la legge torna in Consiglio - Petrucci (Ance): «Impatto limitato sulle aziende dell'impugnativa del governo»

In attesa dell'insediamento del nuovo Governo Monti le trattative tra i tecnici di Regione e ministero dei Beni culturali sul Piano casa laziale proseguono. La legge, oggetto di impugnativa da parte di due ministeri, tornerà in consiglio regionale a dicembre nell'ambito del l'assestamento di bilancio. Per ora si parla solo della correzione di alcuni errori materiali e di piccole limature. Ma, qualche ritocco più pesante potrebbe essere deciso nel prossimo mese. Anche se, precisa l'assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti «sui piani paesaggistici non ci sarà nessun cambiamento».

L'apertura, rispetto ai giorni scorsi, è sostanziale ed è segno che qualcosa ha ricominciato a muoversi. Se all'inizio erano state alzate barricate verso l'ipotesi di riportare la norma in consiglio, adesso la situazione sembra diametralmente opposta. Negli uffici della Regione, infatti, in queste ore si sta lavorando alla correzione di alcuni errori da portare a dicembre in aula. In quella sede, se le condizioni politiche lo consentissero, potrebbero essere avviate anche alcune modifiche più sostanziose. Alcuni toni troppo spigolosi sembrano, quindi, essersi ammorbiditi e c'è finalmente disponibilità a confrontarsi su tutti i punti dell'impugnativa.

Meno che su uno, come conferma proprio l'assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti: «Appena ci sará il nuovo governo e sapremo con chi discutere cercheremo un compromesso, ma non sará possibile nessun compromesso sul tema dei piani paesistici perché in questo caso c'è un contrasto tra i poteri dello Stato e i poteri della Regione. Vedremo se il ministero dei Beni culturali ha questo strapotere o se abbiamo ragione noi». Quindi, piena disponibilità a parlare del condono, dei programmi integrati, delle aree protette, ma nessun cedimento sulla questione che, per la Regione, è più importante: la copianificazione.

Intanto i costruttori laziali gettano acqua sul fuoco e sostengono l'efficacia della legge. «In attesa della scadenza del 31 gennaio, le cose si stanno muovendo», spiega il presidente di Ance Lazio, Stefano Petrucci. Che prosegue: «Il mercato è in movimento, ho avuto contatti con parecchi colleghi che stanno preparando operazioni. Io stesso sto avviando alcuni progetti». Il riferimento è sia alla norma che consente di demolire e ricostruire un immobile ottenendo un premio di cubatura, sia a quella che consente di ottenere cambi di destinazione d'uso da non residenziale e commerciale.

«Parliamo, ad esempio, di diversi immobili sulla Tiburtina, capannoni abbandonati da riutilizzare a fini residenziali». L'impatto dell'impugnativa sui costruttori sembrerebbe minimo. Questa, infatti, ha congelato soltanto le operazioni di ampliamento e demolizione in aree naturali protette, oggetto delle contestazioni del ministero dei Beni culturali. «Ma, al momento, si tratta di poche operazioni», spiega Petrucci, ammettendo che esiste comunque una fetta di mercato nella quale questa situazione di stallo porta sofferenza. Sul punto, dice: «Penso vada chiarita una cosa: non stiamo parlando dei parchi nazionali, ma di zone che ormai sono completamente urbanizzate». Quindi, secondo Ance Lazio, la questione posta dal ministero dei Beni culturali avrebbe qualche falla. «La copianificazione tra Regione e Mibac - dice ancora Petrucci - è una bella parola. Quello che, però, succede in concreto è che le decisioni sulla pianificazione restano ferme per anni e il territorio non riesce a crescere».
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  • A DICEMBRE - «Il testo potrebbe arrivare alla Pisana per l'assestamento di bilancio»

 

di Gi.L.
da Il Sole 24ore Roma del 16.11.11


Piano casa a rischio caos - Avviato il tavolo con il Governo ma resta il nodo contenziosi - Montino (Pd): «Si cambi la legge in aula» - Il ministro Galan: «Nessun dietrofront, servono modifiche di sostanza». PIANO CASA - DOPO IL RICORSO CONTRO IL PROVVEDIMENTO: Regione-Governo, trattativa in salita - Avviato il tavolo tecnico per modificare le norme - Il rischio contenzioso e i dubbi dei costruttori

«Non facciamo ricorsi per questioni di forma, la nostra è una questione di sostanza grande come una casa». Il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan torna all'attacco e replica alla regione Lazio sul Piano Casa. Dopo l'avvio del tavolo tecnico tra Regione e ministero delle Politiche regionali, la partita Governo-Pisana sembra tutta in salita e i margini per una trattativa appaiono risicati. La Regione ha avviato un dialogo ma, per ora, sembra poco disposta a concedere modifiche di merito al testo e, se messa alle strette, potrebbe scegliere di attendere il giudizio della Consulta. «Non so come sta andando il tavolo - aggiunge Galan - e non mi interessa ma le procedure vanno rispettate». E il ministro avverte, nessun dietrofront sull'impugnativa: «O la Polverini toglie dalla legge quelle norme che mi sembrano incostituzionali o deciderà la Corte».

La legge intanto resta in vigore e per ora l'effetto immediato è il congelamento di alcune parti del testo proprio per scongiurare una possibile valanga di controversie. Ma il problema, a partire dal 31 gennaio, riguarderà anche le demolizioni con ricostruzione. «Capisco la preoccupazione di riaprire la discussione sul Piano casa - spiega il capogruppo Pd in Consiglio regionale, Esterino Montino - ma farebbero bene a riportare il provvedimento in Aula e a modificare le parti contestate». Preoccupazione anche dagli imprenditori.

Nonostante il tavolo tecnico appena aperto tra Regione e ministero delle Politiche regionali, la partita del Piano casa sembra tutta in salita. Da entrambe le parti, infatti, è arrivata una generica disponibilità a ricucire lo strappo dopo l'impugnativa del provvedimento da parte del Governo, ma al momento i margini per una trattativa appaiono risicati. I punti indicati nel ricorso alla Corte costituzionale, infatti, sono parecchi e molto puntuali: riguardano essenzialmente i piani paesaggistici, i condoni e le norme sulle aree naturali protette. La Regione, dal canto suo, ha avviato un dialogo ma, per ora, sembra poco disposta a concedere modifiche di merito al testo e, se messa alle strette, potrebbe addirittura attendere il giudizio della Corte costituzionale. Una strada rischiosa che porterebbe a una lacerante e lunga lotta con il governo.

«Ci siamo seduti al tavolo tecnico perché siamo aperti al dialogo. Se ci chiederanno modifiche formali al Piano siamo disposti a concederle, ma se ci domanderanno di modificare la sostanza e gli indirizzi della nostra politica non siamo disposti a cambiare nulla» ha spiegato il vicepresidente della Regione con delega all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti, padre della contestata modifica. Che prosegue: «Se servirà siamo disposti ad arrivare anche davanti alla Consulta». Ma la partita è giocata direttamente dalla Polverini e a lei toccherà la scelta della strategia. Per ora, in concreto, l'effetto più immediato dell'impugnativa è il congelamento di alcune parti del testo. «La legge è pienamente operativa - ha ricordato Ciocchetti -. In attesa della pronuncia, però, è opportuno tenere congelate le parti oggetto di contestazione». Il problema riguarda, per ora, soprattutto gli ampliamenti in aree naturali protette. Qui è già possibile fare domanda a partire dal 15 settembre, secondo le norme vigenti. Una richiesta avanzata ora, però, rischia di generare un effetto a catena dalle conseguenze difficilmente prevedibili. Se, infatti, la Corte costituzionale dovesse pronunciarsi bocciando, con effetto retroattivo, la norma che permette questi interventi (l'articolo 2 del Piano casa) il proprietario dell'immobile ampliato si troverebbe, di colpo, con un immobile abusivo. Con il rischio, nella migliore delle ipotesi, di dover avviare un lungo contenzioso. Per evitare una valanga di controversie, gli uffici regionali suggeriranno agli sportelli delle singole municipalità un atteggiamento di prudenza: non accettare domande che coinvolgano queste aree.

Il problema, a partire dal 31 gennaio, riguarderà anche le demolizioni con ricostruzione. Ma non è detto che, per quella data, la Consulta non si sia già pronunciata. Secondo alcuni, infatti, per vedere la sentenza forse basteranno un paio di mesi; altri, più pessimisti, prevedono un'attesa di almeno un anno.

In generale, comunque, l'impugnativa mette nel congelatore diversi altri aspetti del Piano, il cui impatto è però meno diretto sui cittadini. Ad esempio, alcune parti che riguardano i piani paesaggistici. Delle quali parla il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli: «Abbiamo diffidato la giunta a non procedere in questa fase a rilasciare autorizzazioni paesistiche perché altrimenti saremo costretti a denunciarli alla procura della Repubblica se dovesse poi intervenire la bocciatura della Corte». Stesso discorso per i programmi integrati comunali, con i quali c'era l'intenzione di attuare le delocalizzazioni di immobili di scarso pregio: dovranno aspettare ancora.

Insomma, un caos improvviso nel quale, secondo l'opposizione, sarà impossibile districarsi. «Capisco la preoccupazione di riaprire la discussione sul Piano casa - spiega il capogruppo in Consiglio regionale, Esterino Montino -, ma penso che farebbero bene a riportare il provvedimento in Aula e a modificare le parti contestate. Non vedo altre soluzioni». Anche perché, ricorda ancora l'ex governatore, «anche il nostro Piano casa fu oggetto di impugnativa sul fascicolo di fabbricato: lo riportammo in Consiglio e facemmo le correzioni dovute».

Stavolta, però, la situazione è più complessa: modificare tutte le parti contestate potrebbe rivelarsi una trappola letale per la maggioranza. L'unica speranza è che i Beni culturali possano tornare sui loro passi e ritirare l'impugnativa, anche se al momento non ci sono segnali in questo senso. E, nella tensione di queste ore, sale la preoccupazione degli imprenditori: «I cambi di destinazione e le demolizioni - spiega il presidente dell'Acer, Eugenio Batelli - saranno possibili solo da febbraio. Speriamo che, intanto, la Consulta si pronunci ed elimini il problema. Anche se, di certo, adesso nessuno si preparerà a presentare progetti per quel momento».
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  • 3 agosto 2011 - L'approvazione. Il via libera della Pisana al nuovo piano casa laziale (legge 10/2011)
  • I nodi. Il problema riguarda per ora soprattutto gli ampliamenti in aree naturali protette
  • 20% - Gli ampliamenti. Aumenti di cubatura per le abitazioni consentiti dal piano casa a partire dal 15 settembre
  • Gli effetti. In attesa della sentenza anche le norme più controverse possono essere applicate
  • Angelo Bonelli, PRESIDENTE DEI VERDI - "Abbiamo diffidato la giunta a non rilasciare autorizzazioni in questa fase"
  • Modifiche in corso d'opera. La prima versione del piano casa laziale (legge 21/2009) risale all'amministrazione Marrazzo. Tra le modifiche introdotte dalla nuova legge 10/2011 l'innalzamento dal 10 al 20% del limite per l'ampliamento degli edifici a destinazione non residenziale e l'applicazione delle norme anche nelle aree agricole e nelle zone più urbanizzate delle aree naturali protette.

I PUNTI NEL MIRINO

  • L'impugnativa. Il nuovo piano casa del Lazio (legge regionale 10/2011) è stato impugnato dal Governo davanti alla Corte costituzionale il 24 ottobre. Nel mirino alcune norme che violerebbero competenze esclusive dello Stato.
  • I motivi. Quattro le aree di competenza controverse su cui si basa il ricorso: la pianificazione paesaggistica, la tutela delle aree protette, le norme del condono edilizio e quelle urbanistiche in materia di governo del territorio.
  • Le norme. A essere contestate, tra le altre, le disposizioni che affidano agli strumenti di pianificazione dei comuni "la riqualificazione di aree sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici compromesse da degrado"; la possibilità di derogare ai Piani paesistici regionali per realizzare piste da sci oppure costruire o completare opere pubbliche o private di pubblico interesse; l'estensione del condono edilizio anche su abusi maggiori e sostanziali su aree vincolate.

IN CIFRE

  • 1,8 milioni - Lo stock. Il numero di edifici a uso abitativo nella capitale secondo le stime Cresme. Nel 70% dei casi sono immobili con più di quattro abitazioni
  • 1,2 milioni - Le case ampliabili. Tante le abitazioni che a Roma potranno aumentare le cubature in base alle prescrizioni del nuovo piano casa laziale (calcolo su un'adesione stimata intorno al 6% dei proprietari di immobili mono e bifamiliari, al 3% per le palazzine fino a quattro alloggi e all'1% degli altri edifici)
  • 1,9 milioni - I metri cubi. La stima Cresme dell'aumento di cubatura dopo gli ampliamenti degli immobili ad uso abitativo nella capitale
  • 778 milioni - Gli investimenti. Quelli generati dagli ampliamenti di cubatura negli edifici residenziali, al netto di tutti gli oneri come tasse, tributi vari e costi di progettazione. I due terzi riservati agli ampliamenti degli edifici mono e bifamiliari
  • 13mila - Gli occupati. Il Cresme stima un impatto significativo del nuovo piano casa sui posti di lavoro: 9.724 diretti e 3.374 nell'indotto

 

di Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 02.11.11


INTERVISTA - Giancarlo Galan - ministro Beni Culturali
«Non ritireremo l'impugnativa va cambiata la sostanza della legge»

«Non facciamo ricorsi per questioni di forma, la nostra è una questione di sostanza grande come una casa». Se dalla Regione Lazio minimizzano e dicono di essere nel giusto, a una lettura attenta nel merito dello scontro che sta riguardando in questi giorni il Piano casa, il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan ribadisce, invece, la fondatezza della sua iniziativa: «La legge oggi contiene una serie di interferenze indebite che vanno eliminate. E non è una questione che riguarda solo il Lazio. Se ci saranno problemi anche con altre leggi regionali, in futuro, impugneremo anche quelle».

  • La Regione parla, invece, di questione di forma. La questione è tutt'altro che di forma, ma di sostanza. Il Lazio con la legge regionale di fatto ha svuotato di contenuto quello che è il cuore pulsante del sistema vigente della pianificazione paesaggistica: la pianificazione paesaggistica congiunta. Se pensano che, cambiando un punto e una virgola, la questione si risolva, sono fuori strada.
  • In vari punti della legge, però, si parla di parere del Mibac. Hanno parlato di approvazione sui singoli progetti, non di altro. In base alla loro legge regionale la sovrintendenza si pronuncia solo alla fine e in maniera frammentata. In questo modo hanno, innanzitutto, sostituito alla legge nazionale una loro norma senza avere il potere di farlo. Poi, hanno dimenticato che fare il piano paesaggistico insieme significa condividere le responsabilità.
  • Dalla Regione dicono che il ricorso punta a dare più poteri ai sovrintendenti. La verità è che nel Lazio non hanno voglia di fare il piano paesaggistico insieme a noi e hanno fatto la legge per dribblarlo. Sono loro che vogliono prendersi un potere dello Stato e togliere di mezzo i sovrintendenti che, evidentemente, danno fastidio. Non vogliono un potere terzo che limiti quello di Comune e Regione.
  • Veniamo al tavolo tecnico. Come sta andando? Non lo so e non mi interessa.
  • Vuol dire che lei non è stato coinvolto? No. La Costituzione mi attribuisce la funzione della tutela del paesaggio, non quella di andare a dialogare con le singole Regioni sulle loro leggi. Io mi devo solo preoccupare del fatto che, quando si costruisce, si rispettino certe procedure.
  • Ma, in caso di accordo, è lei che dovrebbe ritirare il ricorso. Guardi, la questione del ritiro dell'impugnativa è semplice e non si può neppure definire politica: o la Polverini toglie dalla legge quelle norme che mi sembrano incostituzionali o deciderà la Corte. Mi pare di una chiarezza cristallina. Capisce perché non cercano il dialogo con me, ma con altri ministri?
  • Non avreste potuto parlarne prima dell'impugnativa? Quando io a giugno e a luglio avevo sollevato la questione che il Piano casa presentava aspetti di incostituzionalità evidente, non sono stato ascoltato. Ora dovrei forse lasciar cadere la cosa perché si tratta di una giunta di centrodestra? Non sono quel tipo di ministro.
  • Come si concluderà questa vicenda? Che sensazioni ha? Non certo positive. La reazione a un'impugnativa attesa, doverosa e scontata è così sopra le righe che io mi sono convinto che sotto ci sia qualcosa di più. Mi fermo qui, ma non è possibile avere una reazione di questo tipo per questioni che riguardano aspetti marginali della legge.
  • Pensa che si andrà alla Consulta? Non mi sembra ci siano altre strade, a meno che la Regione decida di venire incontro alle inderogabili prerogative di tutela del ministero per i Beni culturali. È successo altre volte con governi di qualsiasi colore. Il Consiglio regionale può approvare le necessarie modifiche alla legge in questione e noi ritiriamo l'impugnativa. Ci sarebbe tutto il tempo ed il modo per operare così. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

di Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore Roma del 02.11.11


L'ANALISI. Alla Corte 90 giorni per decidere

Anche se impugnata dal Governo perché ritenuta incostituzionale, la legge del Lazio sul Piano casa, resterà in vigore almeno fino alla sentenza della Corte costituzionale. Infatti, dopo il 2001, il controllo di costituzionalità delle leggi regionali da parte dello Stato non è più preventivo, ma successivo.

Fino alla riforma del 2001, la Costituzione prevedeva che ogni legge regionale fosse comunicata al Commissario del Governo il quale doveva vistarla entro trenta giorni. Ottenuto il visto, la legge veniva promulgata, pubblicata ed entrava in vigore. Il Governo però poteva anche negare il visto rinviando la legge al Consiglio regionale che poteva riapprovarla a maggioranza assoluta. A quel punto però il Governo poteva promuovere la questione di costituzionalità davanti alla Corte Costituzionale. Nelle more la legge regionale restava per così dire "congelata".

Dal 2001, invece, il controllo di costituzionalità sulle leggi regionali da parte dello Stato è solo successivo. Il Governo ha infatti sessanta giorni di tempo dalla pubblicazione della legge regionale per impugnarla innanzi alla Corte costituzionale (articolo 127). Una norma simmetrica è prevista per l'impugnazione delle leggi statali da parte delle Regioni in caso di violazione delle prerogative regionali.

Nell'impugnare la legge, il Governo può chiedere alla Corte un provvedimento urgente per sospendere gli effetti della legge quando vi sia il rischio di un danno irreparabile all'interesse pubblico, all'ordinamento giuridico della Repubblica o ai diritti dei cittadini. Nel caso della legge laziale sul Piano Casa non risulta che il Governo abbia attivato questa procedura d'urgenza.

I ricorsi del Governo contro le leggi regionali hanno comunque una corsia privilegiata perché devono essere discussi entro novanta giorni. Questo termine è però solo indicativo e in genere la sentenza interviene con vari mesi di ritardo.

Ciò significa che nelle more della sentenza della Corte costituzionale, che però potrebbe anche rigettare il ricorso o accoglierlo solo in parte, la legge regionale è pienamente operativa. Pertanto anche le norme più controverse oggi possono essere applicate. Se la legge fosse poi dichiarata incostituzionale, il Piano casa del Lazio non si applicherebbe più per il futuro neppure ai procedimenti amministrativi (per esempio quelli autorizzatori) in corso. Sopravviverebbero solo i cosiddetti "rapporti esauriti", cioè situazioni come per esempio quella di una costruzione o un ampliamento di un edificio già completamente realizzati sulla base di progetti in violazione delle norme dichiarate incostituzionali.

Per evitare questi scenari e lo scontro istituzionale con il Governo, la Regione, il cui orientamento è comunque quello di congelare gli effetti delle norme impugnate fino alla pronuncia dei giudici, potrebbe modificare la legge sopprimendo le disposizioni contestate, con due risultati. Verrebbe meno il ricorso alla Corte costituzionale e si eviterebbe il rischio che il fatto compiuto prevalga almeno in quache caso sulla legalità e sul diritto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

di Marcello Clarich
da Il Sole 24ore Roma del 02.11.11


RIFARE IL PIANO CASA MA STAVOLTA SENZA PRESUNZIONE

Dieci assessori pidiellini della Regione Lazio hanno presentato le dimissioni perché il governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale una legge regionale con la quale, fra l'altro, si stabiliva l'abbattimento di diecimila faggi secolari al Terminillo per far posto a nuove piste di sci. Poi, nel volgere di un paio di giorni, le hanno subito ritirate. Probabilmente si sono resi conto che i cittadini - anche i più appassionati di sport invernali - posti davanti all'alternativa fra un assessore in meno contro mille alberi in più non avrebbero avuto il minimo dubbio sulla scelta. Il caso dei faggi del Terminillo è, però, soltanto uno spezzone della grottesca vicenda andata in scena i giorni scorsi dopo che il ministro Galan ha ottenuto dal Consiglio dei ministri la bocciatura di parti importanti del Piano casa del Lazio. Che è stato, infatti, impugnato per vizio di costituzionalità sia per le deroghe in tema di tutela del paesaggio e delle zone archeologiche sia per i condoni agevolati sugli abusi edilizi in aree vincolate da leggi dello Stato. Tutte questioni, come indicano i titoli, particolarmente sensibili sotto il profilo della difesa del territorio.

Tre gli aspetti sconcertanti della storia. Primo, che il ministro Galan aveva suggerito da tempo alla Regione di cambiare le parti contestate del testo per scongiurarne l'inevitabile impugnativa. Secondo, che la presidente regionale Polverini ha tirato diritto nella presunzione che mai il governo Berlusconi si sarebbe pronunciato contro una giunta della propria parte. Terzo, che ora la Regione Lazio, anziché difendere davanti alla Consulta quelle che proclama le sue buone ragioni, s'è acconciata ad aprire un negoziato sulle modifiche del Piano. Un tipico incrocio di cattiva politica e dilettantismo istituzionale.

 

di Massimo Riva
da La Repubblica del 01-11-11


Piano casa Lazio, nel mirino anche il bonus sulle cubature

Molto più che una censura di alcuni aspetti marginali. L'impugnativa con la quale il Governo la scorsa settimana ha bloccato il piano casa laziale è un pugno al quale difficilmente la legge regionale potrà sopravvivere.

Nel testo del ricorso, infatti, vengono toccati diversi aspetti centrali, come gli ambiti entro i quali è possibile effettuare gli interventi di ampliamento e di demolizione. Un colpo durissimo che sta facendo vacillare il governo regionale: alla notizia dell'iniziativa presa dal Cdm gli assessori del Pdl hanno dato le dimissioni (poi rientrate dopo un'incontro con i vertici del partito).

I motivi dell'impugnativa sono da dividere in tre diverse aree: pianificazione paesaggistica, tutela delle aree protette, condono edilizio. Sul primo punto le disposizioni regionali svuotano, secondo il ricorso, la pianificazione paesaggistica, da definire in accordo tra Stato e Regione. La legge regionale, invece, «dispone direttamente sui beni vincolati». La norma contestata, in questo senso, è l'articolo 5, comma 6, che sostituisce l'articolo 7 della legge regionale 21/2009. E attribuisce ai programmi integrati comunali di riqualificazione urbana e ambientale «il recupero e la riqualificazione di aree sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici compromesse da degrado ambientale». Tutte funzioni proprie dei piani paesaggistici.

Ancora, l'articolo 5, comma 32, prevede un periodo quinquennale durante il quale i Comuni possono evidenziare nei confronti del piano territoriale paesistico regionale contraddittorietà rispetto a quanto previsto dai propri strumenti urbanistici. Secondo l'impugnativa «si tratta di un sostanziale congelamento della pianificazione congiunta concordata».

C'è poi il profilo ambientale. Rispetto al quale sono censurabili quelle norme della legge regionale che consentono gli interventi di demolizione e ricostruzione in maniera generalizzata, «prevedendo che trovino applicazione anche nelle zone di promozione economica e sociale individuate nei piani di assetto, nonché nelle zone B in regime di salvaguardia delle aree naturali protette». In palese violazione, secondo il Governo, delle norme nazionali. «Risulta, quindi illegittima, la norma contenuta nell'articolo 2 della legge che consente un'applicabilità pressoché generalizzata» del piano casa. Viene impugnata anche la disposizione contenuta nell'articolo 5, comma 31 che riguarda le attività consentite all'interno delle zone A, quelle di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale. Perché «si consente in tali aree la realizzazione di impianti e strutture sportive nonché strutture a esse collegate».

Infine, c'è il tema del condono. Nella legge regionale, in pratica, viene esteso l'ambito di applicazione dell'ultimo condono del 2003. Viene quindi censurato anzitutto l'articolo 2, che accomuna senza precisazioni le ipotesi nelle quali l'intervento edilizio è assistito da un titolo autorizzatorio alle ipotesi nelle quali il titolo venga rilasciato entro il 31 gennaio 2015. In questo modo introduce surrettiziamente una sorta di proroga o ampliamento del condono. Illegittimo sotto questo profilo viene ritenuto l'articolo 5, comma 15, che introduce un meccanismo di autocertificazione dell'avvenuta formazione del silenzio assenso, con un termine di novanta giorni per il Comune per verificarne la veridicità, decorso il quale viene previsto che «il titolo abilitativo in sanatoria si intende formato».

La reazione della Regione, a questo punto, è difficilmente prevedibile. Anche perché i suoi rappresentanti sembrano aver scelto la strada del dialogo politico, piuttosto che quella delle modifiche dei punti contestati. «Voglio ricordare - ha detto l'assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti - che le competenze della pianificazione fanno capo costituzionalmente non allo Stato ma al governo del territorio, che è competenza specifica delle Regioni». Mentre il governatore, Renata Polverini, ha incontrato il segretario del Pdl, Angelino Alfano, per discutere i passi da compiere. Nel frattempo le norme impugnate sono valide, fino alla pronuncia della Consulta.
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I PUNTI CONTESTATI - Il ricorso del Governo

  • Articolo 2 - Prevede che trovino applicazione pressoché generalizzata sul territorio gli interventi di ampliamento e demolizione con ricostruzione, senza limiti per le aree vincolate
  • Articolo 2 - Introduce una proroga surrettizia del condono del 2003
  • Articolo 5, comma 6 - Attribuisce ai programmi integrati comunali funzioni proprie dei piani paesaggistici, da concordare tra Stato e Regione
  • Articolo 5, comma 15 - Introduce un meccanismo di autocertificazione dell'avvenuta formazione del silenzio assenso decorso il quale viene previsto che il titolo abilitativo in sanatoria si intende formato
  • Articolo 5, comma 31 - Autorizza nelle zone omogenee A la realizzazione di impianti e strutture sportive nonché di strutture ad esse collegate
  • Articolo 5, comma 32 - Prevede un periodo quinquennale nel quale i Comuni possono congelare il piano territoriale paesistico regionale denunciandone le incongruità
  • Articolo 5, comma 32 - Consente interventi di trasformazione del territorio in deroga al piano paesaggistico, ad esempio per la realizzazione di bacini sciistici

 

di Giuseppe Latour
da Edilizia e Territorio n. 41 del 31 ott/05 nov 2011
 

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data pubblicazione: venerdì 10 febbraio 2012
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