Nostalgia di futuro

XIII Biennale di Architettura - rassegna stampa

Design e industria, così cambia l'Italia del lavoro

«Dopo trent'anni di finanza, trent'anni di lavoro e creatività». Così Luca Zevi, curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia, ha sintetizzato il suo manifesto per una mostra, che intende attivare un «patto tra cultura e industria, tra architettura e lavoro». Niente glamour né render, niente visioni astratte: il Padiglione italiano di Zevi si preannuncia concreto, attento al mercato, rispettoso della crisi nel Paese e proiettato nella ricerca di una crescita, dove progettisti e committenza illuminata saranno protagonisti insieme.

Zevi ha illustrato la scorsa settimana le linee del suo progetto che, curato con la squadra dell'Inarch, intende valorizzare l'esperienza virtuosa di piccole e medie imprese. In mostra non ci saranno solo architetture costruite, ma anche progetti di recupero del paesaggio e micro-interventi che valorizzano spazi apparentemente banali.

Il Padiglione affidato dai Beni culturali alla regia dell'Inarch cercherà di fare sinergia tra forze progettuali e imprenditori tenendo a riferimento la figura di Adriano Olivetti. Dal modello Ivrea all'architettura del made in Italy. «Racconteremo le storie degli imprenditori che si sono distinti per aver prodotto eccellenza costruendo nuovi luoghi di lavoro, realizzando servizi qualificati, facendosi carico dello sviluppo urbanistico vicino».

Il Padiglione di Zevi andrà alla riscoperta di stabilimenti e sedi aziendali d'eccellenza, firmate da star e da giovani studi. «Non mancheranno anche esempi di imprenditori che hanno restaurato dei borghi agricoli, realizzato aziende a chilometro zero, recuperato piccoli paesini convertendoli in alberghi diffusi. Vogliamo metterci in rete anche con lo slogan "nutrire il pianeta" dell'Expo - ha precisato Zevi - andando a caccia di esperienze virtuose in controtendenza con la più diffusa cementificazione».

Il racconto di Zevi si svolgerà in tre tappe: l'oggi, la narrazione del rapporto tra crescita e innovazione, architettura e industria. Il futuro, l'Expo di Milano come occasione per riflettere sul rapporto tra territorio e ambiente, città e produzione agricola. Terza tappa: la sfida. Zevi immagina di poter realizzare il prototipo di un nuovo modo di abitare che tenga insieme cultura dell'ambiente e green economy. Sulla scorta di quanto messo in evidenza dalle tematiche di Expo anche l'allestimento del padiglione italiano sarà un esempio di sperimentazione e sarà esso stesso un luogo energeticamente autosufficiente.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Paola Pierotti
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n.19 del 14/19.05.12


Biennale di Venezia. Patto architettura-industria 
Zevi: progetto di lavoro e crescita del territorio sul modello Olivetti - Parla il curatore del Padiglione italiano alla mostra di Chipperfield - Via da settembre

ROMA - «Un patto tra cultura e industria, tra architettura e lavoro». Così Luca Zevi, curatore del Padiglione Italia alla 13° Biennale di Architettura, ha descritto come intende raccontare l'architettura italiana in occasione della kermesse internazionale che aprirà le porte il 29 agosto a Venezia. «Se gli ultimi trent'anni sono stati dominati dalla finanza, vogliamo immaginare che i prossimi trenta, oltre la crisi, possano essere impostati sul lavoro e sulla creatività. È questa la nostra scommessa».

Luca Zevi, architetto e urbanista, impegnato nel recupero dei centri storici, conoscitore delle architetture della Memoria, sarà alla Biennale di Venezia portando con sé il patrimonio dell'Istituto Nazionale di Architetettura (Inarch) che da 53 anni lavora in stretta sinergia con l'industria delle costruzioni. «Non è un anno come gli altri - spiega Zevi - il Padiglione italiano deve porsi al centro di questa differenza e diventare l'occasione per riflettere sul rapporto tra crisi economica, architettura e territorio, deve essere uno spazio in cui immaginare un progetto di crescita del nostro Paese. Cultura e economia devono scrivere un nuovo patto».

Il Padiglione italiano del 2012 affidato alla regia dell'Inarch cercherà di creare una sinergia tra forze progettuali e imprenditori tenendo come riferimento la figura di Adriano Olivetti. «Per me Olivetti è il moderno - ha spiegato Zevi - perché ha progettato un insediamento industriale tenendo conto delle innovazioni della ricerca ma interpretandole sempre in funzione delle esigenze dell'uomo e non solo della produzione».

Dal modello di Ivrea all'Architettura del Made in Italy. «Cercheremo di raccontare le storie di quegli imprenditori che si sono distinti per aver prodotto eccellenze, anche di piccole dimensioni, costruendo nuovi luoghi di lavoro, realizzando servizi qualificati, facendosi carico dello sviluppo urbanistico intorno alla propria fabbrica». Il Padiglione di Zevi farà un volo sul paesaggio italiano alla riscoperta di stabilimenti e sedi aziendali d'eccellenza, firmate da star ma anche da giovani studi italiani. Saranno in mostra non solo le architetture costruite ma anche progetti di paesaggio, orti urbani e spazi pubblici. «Protagonisti non saranno solo gli architetti. Non mancheranno ad esempio buone pratiche messe a punto da imprenditori che hanno restaurato dei borghi agricoli, che hanno strutturato aziende a chilometro zero, che hanno recuperato piccoli paesini convertendoli in alberghi diffusi. Vogliamo metterci in rete anche con lo slogan ‘nutrire il pianeta' del prossimo Expo 2015 - ha precisato Zevi - andando a caccia di esperienze virtuose in controtendenza con la più diffusa cementificazione».

Il racconto di Zevi si fonda su tre tappe: l'oggi, la narrazione del rapporto tra architettura e crescita, innovazione e industria; la proiezione verso il futuro e i temi di Expo 2015; la sfida: creare un prototipo di un nuovo modo di abitare che tenga insieme cultura dell'ambiente e green economy.

Zevi, e il suo progetto, sono stati scelti dal Ministero dei Beni Culturali tra una rosa di dieci proposte presentate da esponenti che operano a vario titolo nella ricerca architettonica. Il Ministero guidato da Lorenzo Ornaghi, con stretto riferimento al tema della Mostra "Common Ground" curata dall'architetto britannico David Chipperfield, aveva indicato quattro linee di riferimento per la proposta curatoriale: la città e le politiche urbane, la sostenibilità, il paesaggio in trasformazione, il patrimonio culturale. «La proposta di Zevi è stata scelta perché tiene insieme tutti questi temi - ha spiegato Maddalena Ragni, Commissario del Padiglione Italia -. Intende illustrare soluzioni innovative, presentare una via possibile per la crescita, si concentra sul tema del lavoro e mira a coniugare qualità e rispetto per il contesto in cui ci si pone, creando un ponte tra tradizione e innovazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Paola Pierotti
da Il Sole 24ore del 09.05.12


XIII Biennale di Venezia - «Nostalgia di futuro»: il Padiglione Italia tra economia e società

Il Padiglione Italia della XIII Biennale di architettura, affidato a Luca Zevi in vista dell'inaugurazione di fine agosto, individua un significativo slogan legato all'attuale crisi («Nostalgia di futuro») che procede nel nome di Adriano Olivetti, visto come «modello di sviluppo» in cui politica industriale, politiche sociali e promozione culturale si integrano nella proposta di una strada innovativa nella progettazione del territorio», Zevi (che ieri ha presentato il suo progetto col segretario generale del ministero per i Beni culturali Antonia Pasqua Recchia e col direttore generale per le arti e l'architettura, Maddalena Ragni, anche commissario del Padiglione Italia) è convinto che si sia chiusa un'era economica e insieme urbanistica: «Un trentennnio dominato dalla finanza, da un mercato immobiliare iperattivo, dall'occupazione del territorio e spesso dalla sua distruzione». È in vista, dice Zevi, «uno slancio nuovo», una scommessa: l'imprenditorialità e le ipotesi progettuali possono ritrovare «la via della qualità» anche attraverso il riuso e la riqualificazione dell'esistente. Si rifletterà su città e politiche urbane, sostenibilità, paesaggio, patrimonio culturale. E naturalmente (inevitabilmente) sull'Expo 2015 a Milano.

di P.Co.
dal Corriere della sera del 09.05.12


Chipperfield: ritroviamo il mestiere, basta landmark - Alla Biennale di Venezia una selezione di 58 progetti - Luca Zevi curerà il padiglione italiano.

Chi, a partire dal 29 agosto, visiterà la Biennale di architettura di Venezia dovrà capire che «gli architetti non sono come i profumi nel duty free di un aeroporto». David Chipperfield, direttore della 13a mostra veneziana, si è dato l'obiettivo di ricomporre, in 58 progetti, l'identità dell'architetto di fronte all'uso scomposto e deformato che si è fatto della sua arte. Al centinaio di architetti, artisti, fotografi e critici invitati ha chiesto di «lasciare in un cassetto i landmark e produrre nuove idee, raccontare dubbi e preoccupazioni per dimostrare che il mestiere dell'architettura può avere un nuovo rapporto con la società».

La scorsa settimana a Roma, Chipperfield ha illustrato il programma per l'esposizione dal titolo Common Ground (ciò che abbiamo in comune). L'ambizione è riaffermare l'esistenza di una cultura architettonica costruita non solo da singoli talenti ma anche da un ricco patrimonio di idee differenti, riunite in una storia comune, ambizioni comuni, contesti e ideali collettivi. Il budget è di 6,5 milioni. «L'architettura è per noi l'arte dell'organizzazione dello spazio che condividiamo», ha detto Paolo Baratta, presidente della Fondazione. Scelto anche il curatore del padiglione italiano: è l'architetto Luca Zevi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Paola Pierotti
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n. 18 del 07/12.05.12


Architettura - Biennale di Zevi «Made in Italy» 

Made in Italy: sarà questo il tema da sviluppare al Padiglione Italia della Biennale di Architettura (Venezia, 29 agosto). La proposta fatta da Luca Zevi (nella foto a fianco), appena nominato curatore, ha convinto il ministero anche perché è fortemente collegata alla situazione difficile in cui versa il Paese. Niente intellettualismi astratti, riflettiamo piuttosto su come l'architettura assieme all'imprenditoria possano promuovere la ripresa e la stessa riqualificazione del territorio: un'idea che si è dimostrata vincente, in piena coerenza con il ruolo di Zevi, presidente dell'InArch-Lazio, un'istituzione fondata mezzo secolo fa da Bruno Zevi per far collaborare progettisti ed imprenditori.

Il programma di Luca Zevi, architetto e urbanista romano, autore del museo nazionale della Shoah, guarda all'eccellenza che si manifesta laddove un produttore di beni di qualità destinati anche al mercato internazionale sceglie la buona architettura per il proprio insediamento. Nel dopoguerra fu Adriano Olivetti ad esprimere il paradigma di questa sinergia. Fabbriche esemplari con prodotti esemplari: il lavoro esaltato in ogni suo aspetto, compreso quello umano vista la dotazione di servizi offerta ai dipendenti. Il Padiglione Italia, per la prima volta ecosostenibile, cercherà di rimettere al centro proprio il Lavoro dopo i nefasti deliri della finanza e della speculazione fondiaria che hanno spesso compromesso l'attività architettonica.

Non si parla di utopie: si tratta di far crescere una tendenza in atto. Ci sono tanti esempi della fertile unione tra architettura e produzione, dalla sede Guzzini di Mario Cucinella a Recanati agli uffici Ferrari a Maranello, dalla fabbrica De Cecco di Fuksas a Pescara agli impianti Smeg e Prada in Veneto di Guido Canali (nella foto sopra), dal Miglio Rosso di Jean Nouvel per la Brembo al Vulcano Buono di Renzo Piano a Nola alle tante «cantine d'autore» sparse da nord a sud, via continuando con una lunga serie di collaborazioni tra economia e architettura in un significativo richiamo all'alleanza nel Rinascimento tra imprenditoria e cultura: quanta bellezza nasce dai Medici, mercanti illuminati?

La riqualificazione delle aree urbanizzate può essere attuata, nella visione di Luca Zevi, dall'architettura «imprenditoriale». Spesso è la Chiesa, con parrocchie ben progettate, a fare lo stesso. I Comuni sembrano proprio non riuscirci.
RIPRODUZIONE RISERVATA

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 06.05.12


BIENNALE DI VENEZIA - Padiglione Italia a cura di Luca Zevi

Sarà Luca Zevi il curatore del padiglione Italia per la 13esima mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia che si terrà dal 29 agosto al 25 novembre prossimi. Lo si apprende da fonti vicine al ministero dei Beni culturali.

pag. 43
da Il Sole 24ore del 04.05.12


A Luca Zevi il Padiglione Italia

Come annunciato l'altro ieri dal ministro Lorenzo Ornaghi a Roma, è arrivata la nomina del curatore del Padiglione Italia della XIII edizione della Biennale di Venezia, che aprirà il 29 agosto. È l'architetto Luca Zevi, la cui proposta espositiva è stata selezionata tra i progetti presentati al ministero dei Beni culturali.

La scelta, si legge in una nota del ministero, «è conseguente a una attenta valutazione comparativa delle idee progettuali presentate da dieci personalità del mondo dell'architettura contemporanea». Il ministro Ornaghi, si è dichiarato «assai soddisfatto» sia delle proposte che della scelta, «convinto che Luca Zevi rappresenterà in modo innovativo e significativo il tema dell'architettura italiana contemporanea in rapporto allo sviluppo, alla sostenibilità ambientale e al rispetto del territorio».

Luca Zevi, che nei prossimi giorni illustrerà il suo progetto (per lui ci sono solo tre mesi di lavoro) è architetto, urbanista e ha lavorato alla rivitalizzazione di vari centri storici italiani. A Roma ha realizzato il Memoriale ai caduti del bombardamento di San Lorenzo del '43 ed è il progettista del Museo Nazionale della Shoah. Per il Comune di Roma ha inoltre messo a punto una metodologia di recupero urbano mirata a una «città a misura dei bambini» e per il ministero degli Esteri ha contribuito a progetti di sviluppo in Albania e El Salvador.

È figlio di Bruno Zevi, uno dei più grandi critici di architettura del Novecento, autore del celebre libro Il linguaggio moderno dell'architettura. Guida al codice anticlassico, vero manifesto di un rinnovamento architettonico nel segno di Frank Lloyd Wright e dell'architettura organica. Luca Zevi è anche vicepresidente della fondazione dedicata al padre e ha insegnato nelle università di Roma e Reggio Calabria. Per l'editore Quodlibet ha pubblicato, nel 2011, Conservazione dell'avvenire. Il progetto oltre gli abusi di identità e memoria. RIPRODUZIONE RISERVATA

di P.Pan.
dal Corriere della sera del 04.05.12


Biennale - Luca Zevi curerà il padiglione Italia

ROMA - Sarà Luca Zevi il curatore del Padiglione Italia della Biennale Architettura. Lo ha annunciato il ministero per i Beni culturali. La nomina era attesa da mesi e molte polemiche ha suscitato il ritardo. Il ministro Ornaghi si è detto convinto che Zevi «rappresenterà in modo innovativo e significativo il tema dell´architettura italiana contemporanea in rapporto allo sviluppo, alla sostenibilità ambientale e al rispetto del territorio». Zevi è autore, fra l´altro, del progetto del Museo nazionale della Shoah a Roma.

pag. 47
da La Repubblica del 04.05.12


Architettura - La Biennale di Chipperfield 

Si chiamerà «Common ground» la 13esima edizione della Biennale di Architettura di Venezia, diretta dall'architetto inglese David Chipperfield.

«Quando mi è stato affidato il compito di dirigere la Biennale - confessa Chipperfield - avevo subito pensato a un titolo che esprimesse la necessità per l'architettura d'oggi di ripensare in maniera radicale la sua maniera di essere e di servire nella società: "Continuity", continuità. L'idea di continuità per me non ha niente a che fare con il tradizionalismo o la ripresa di motivi del passato più o meno recente. È invece un atteggiamento che parte dal presupposto che la cultura architettonica non dipende solo dal talento individuale. Non v'è dubbio che la qualità di un edificio debba continuare a essere misurata e valutata anche dalla ricchezza delle sue espressioni e dei suoi significati. Ma questi non possono considerarsi slegati da un tessuto professionale, da un ambiente intellettuale, persino da un contesto di norme e di tecniche professionali che tengano conto delle aspettative della società e del cliente e delle diverse situazioni spaziali e politiche dentro cui la fabbrica deve inserirsi».

Il passaggio dunque da "continuità" a "commond ground" è più terminologico che sostanziale: nel senso che allude più specificamente alla dimensione fisica del l'architettura e alla sua capacità di costruire spazi di condivisione, smettendo di considerare gli edifici come volumi isolati al limite di grandi sculture e tornando quindi alla radice del loro legame con la città e il tessuto della vita quotidiana.

«Vorrei che i progetti esposti alla Biennale - spiega - indagassero in profondità il significato degli spazi creati dagli edifici: gli ambiti politici, sociali e pubblici di cui l'architettura fa parte. Non voglio smarrire il tema dell'architettura in un pantano di speculazioni sociologiche, psicologiche o artistiche, ma piuttosto cercare di ampliare la comprensione del contributo specifico che l'architettura può dare nella definizione del terreno comune della città».

Per chi conosca l'autore del rinato Neues Museum di Berlino - che gli è valso la Golden Medal del Riba e il Mies van der Rohe Award come miglior esempio di intervento di restauro creativo di un edificio storico - il programma della Biennale costituisce più una conferma che una novità. Ma il segnale di svolta con le precedenti rassegne della Biennale e con il clima progettuale di quest'ultimo quarto di secolo è netto e preciso: e finalmente indica una linea d'azione che sembra più appropriata e sensibile a quella nuova richiesta di responsabilità che la stessa crisi globale delle società postindustriali pone ogni giorno con i drammatici risvolti delle proteste e dell'insoddisfazione per una concezione astratta e puramente finanziaria dell'idea di comunità.

«Quello che ci lasciamo alle spalle - dice Chipperfield - è un periodo caratterizzato più dall'ansia del produrre che dal desiderio di discutere e il desiderio di esprimere forti identità correlate a un'idea di architettura come brand ha finito con l'eludere l'altrettanto forte necessità di stabilire dei temi comuni in cui una società possa riconoscersi e una classe professionale trovare motivi della propria identità intellettuale . Dobbiamo mettere a fuoco i processi attraverso cui un'idea individuale di architettura incontra le aspettative dei cittadini e che relazione stringe i desideri espressivi del singolo architetto con le ricadute della sua opera sulla città».

Fuori di ogni divagazione sociologica, il tema è stringente e mette in campo la capacità stessa della futura architettura di essere credibile e riconoscibile dalla collettività.
Fulvio Irace © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Fulvio Irace
da Il Sole 24ore del 22.01.12


Biennale d'architettura di Venezia, Chipperfield indaga su giovani e città
BIENNALE: PER MOSTRA ARCHITETTURA TEMA SARÀ «COMMON GROUND»

Sarà «Common Ground» il tema della 13ª Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Ad annunciare il tema, dopo un incontro che si è tenuto ieri a Ca' Giustinian con i rappresentanti di 41 paesi partecipanti all'esposizione, che si terrà dal 29 agosto al 25 novembre 2012, il presidente della Biennale, Paolo Baratta e il direttore della 13ª edizione della mostra di Architettura, David Chipperfield. «Voglio», ha detto, «che questa Biennale renda omaggio a una cultura architettonica vitale e interconnessa che si interroghi sui territori condivisi, intellettuali e fisici.

Nella selezione dei partecipanti la mia Biennale favorirà la collaborazione e il dialogo, che considero il cuore dell'architettura, e il titolo fungerà anche da metafora del terreno di attività dell'architettura: mi interessano gli elementi che accomunano gli architetti, dalle condizioni della pratica architettonica alle influenze, collaborazioni, storie e affinità che inquadrano e contestualizzano il nostro lavoro», ha spiegato Chipperfield. L'architetto ha poi precisato anche come «il titolo Common Ground» alluda «esplicitamente anche al terreno fra edifici, agli spazi della città. Vorrei che i progetti esposti alla Biennale indagassero in profondità il significato degli spazi creati dagli edifici». «Con Kazuyo Sejima si era tornati ad affidare la Mostra a un architetto», ha aggiunto il presidente Baratta, «ed ora abbiamo la fortuna di avere David Chipperfield. Le Biennali degli ultimi anni avevano dilatato la rappresentazione dell'architettura evidenziando le sue connessioni con una serie di grandi questioni di tipo sociale, urbano, ambientale e politico. È parso utile rivolgersi a un architetto che ha grande interesse per l'architettura come disciplina e che si interroga rispetto agli elementi che la compongono, alle finalità che persegue, ai vincoli che la condizionano, agli strumenti con cui essa agisce nei luoghi, negli spazi, negli edifici. La prossima Mostra di Architettura sarà caratterizzata dall'evidenziazione di una serie di rapporti e relazioni che legano grandi architetti e giovani generazioni che ai primi si ricollegano. Sarà una Mostra che rappresenterà uno straordinario aggiornamento sia per il pubblico in generale, sia per il mondo dell'architettura. Anche per questo è stato subito avviato il programma di coinvolgimento delle Università di tutto il mondo denominato Biennale Sessions, già sperimentato con successo nella scorsa edizione della Mostra».

La 13ª Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia presenterà inoltre, le Partecipazioni nazionali, con proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini e all'Arsenale, oltre che nel centro storico di Venezia; per la prima volta, poi, erano presenti anche rappresentanti di Kosovo, Kuwait e Perù.

pag. 21
da Italia Oggi del 18.01.12


Architettura - S'intitola "common ground" la biennale di Chipperfield

VENEZIA - Si intitola «Common ground», terreno comune, la tredicesima Biennale Architettura. Sarà inaugurata il 29 agosto, diretta dall´inglese David Chipperfield. Un "common ground", ha sottolineato il curatore, che sia «un atto deliberato di resistenza» contro la spettacolarizzazione dell´architettura che «privilegia la singola costruzione, i singoli progetti scaturiti dalle menti di talenti individuali». Spazi ed edifici vanno invece pensati a partire da una comune condivisione, insiste Chipperfield, che molto spesso è stato associato al mondo delle archistar. Per Chipperfield, l'architettura è «legata, intellettualmente e praticamente, al sociale, alla condivisione di problemi, influenze e intenti». In un momento in cui l'architettura «viene tirata per la giacca» da tutte le parti ed è smarrita - ha sottolineato Paolo Baratta, presidente della Biennale - quella di Venezia sarà una «mostra di aggiornamento per tutti».

pag. 55
da La Repubblica del 18.01.12


Biennale Architettura, il nuovo direttore - E' l'inglese David Chipperfield

VENEZIA - L'architetto britannico David Chipperfield è stato nominato Direttore della sezione Architettura della Biennale di Venezia. Lo ha deciso ieri il consiglio di amministrazione della Biennale, presieduto da Paolo Baratta. Chipperfield, che ha lavorato molto anche in Giappone, avrà l'incarico specifico di curare la 13esima Mostra Internazionale di Architettura, che si terrà ai Giardini e all'Arsenale dal 29 agosto al 25 novembre 2012. «Dopo diverse Mostre che hanno illustrato i multiformi modi di affrontare il tema dell'architettura nel contemporaneo (sociologico, urbanistico, tecnologico), ci siamo rivolti a un architetto che ha grande interesse per l'architettura come disciplina» ha detto il presidente Baratta «La prossima rassegna sarà caratterizzata da una serie di rapporti e relazioni che legano grandi architetti e giovani generazioni. Per questo è stato subito avviato il programma di coinvolgimento delle Università di tutto il mondo».

pag. 41
da La Repubblica del 28.12.11

 

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data pubblicazione: sabato 26 maggio 2012
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