La polizza professionale

"Due pesi e due misure" di Aldo Olivo

La sindrome di Frankenstein continua a colpire la nostra classe dirigente. È una sindrome perversa per cui un provvedimento non è mai completo ed unitario. Si decidono "pezzi" di riforma, modifiche parziali, interventi specifici, senza mai avere una visione d'insieme; il risultato è un Mostro composto da parti eterogenee in cui l'armonia, la coerenza, è sempre più un optional, qualcosa che non sembra più interessare nessuno. Modo di agire che poi determina situazioni strane, in cui saltano anche le più elementari forme di equità sociale - un esempio per tutti è la discussione sugli esodati di questi giorni.

Il Decreto Legge 1/12, all'articolo 9, comma 4, esplicita che, tra gli obblighi del professionista, vi è anche l'obbligo di indicare al cliente i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell'esercizio dell'attività professionale. Questa semplice formulazione, quindi, comporterà che tutti i professionisti italiani si troveranno con un'ulteriore obbligo: la stipula di una polizza professionale.

Poi però il legislatore ha dimenticato che il D.Lgs. 163/06 e s.m.i., all'articolo 111, già imponeva delle garanzie a chi progetta opere pubbliche; con una formula poi che solo in parte può adattarsi.

Infatti il comma 1 dell'articolo 111 cita: "Nei contratti relativi a lavori, il progettista o i progettisti incaricati della progettazione posta a base di gara e in ogni caso della progettazione esecutiva devono essere muniti, a far data dall'approvazione rispettivamente del progetto posto a base di gara e del progetto esecutivo, di una polizza di responsabilità civile professionale per i rischi derivanti dallo svolgimento delle attività di propria competenza, per tutta la durata dei lavori e sino alla data di emissione del certificato di collaudo provvisorio. La polizza del progettista o dei progettisti deve coprire, oltre alle nuove spese di progettazione, anche i maggiori costi che la stazione appaltante deve sopportare per le varianti … resesi necessarie in corso di esecuzione." Questa definizione, in fondo, non contraddice quella recentemente introdotta. Vedremo - e ci auguriamo - se il buonsenso e l'intelligenza dei RUP non obbligherà i professionisti ad attivare singole polizze anche in presenza di un'assicurazione unica contro i rischi professionali. Forse comincerei a pensare ad un interpello. Non si sa mai!

I problemi però cominciano a sorgere quando si parla delle garanzie, infatti "La garanzia è prestata per un massimale non inferiore al 10 per cento dell'importo dei lavori progettati, con il limite di 1 milione di euro, per lavori di importo inferiore alla soglia di cui all'articolo 28, comma 1, lettera c), IVA esclusa, e per un massimale non inferiore al 20 per cento dell'importo dei lavori progettati, con il limite di 2 milioni e 500 mila euro, per lavori di importo pari o superiore alla soglia di cui all'articolo 28, comma 1, lettera c), IVA esclusa." Quindi questo passaggio porterà, quantomeno, a meccanismi estensivi delle polizze che dovranno, di volta in volta, determinare clausole e costi specifici per tutti quelli che continueranno a svolgere il loro lavoro anche con gli enti pubblici.

Questo, a mio avviso, è un punto ancora tutto da chiarire; si rischia l'ennesimo provvedimento in cui si palesa una disparità evidente. La mancanza di chiarezza ed equità rischia di amplificare il disagio sociale di una categoria già molto vessata.

Sempre più, in questi giorni, sentiamo parlare di "poteri forti"; non so se le assicurazioni sono da annoverare tra questi ma certamente questa norma, ad oggi, mi sembra vada incontro solo alle esigenze delle assicurazioni senza nessuna considerazione su quanto inciderà  sulle professioni tecniche. Agli slogan sulle liberalizzazioni, su un più ampio accesso al mondo professionale, si contrappongono fatti e decisioni che vanno in ben altra direzione. Come leggere altrimenti l'introduzione del tirocinio (ulteriore "cuscinetto" tra noi ed il mondo del lavoro) e l'assicurazione obbligatoria che sicuramente peserà sulle tasche di tutti noi?

Pensiamo ai costi di avvio di uno studio professionale per un giovane professionista; studio che ovviamente potrà aprire solo dopo aver svolto il suo bel tirocinio. Da oggi, oltre alle tante spese già presenti e che già conosciamo (affitti, hardware, software, materiale vario, ecc.), avrà anche il costo "fisso" di un'assicurazione. Non mi sembra un buon viatico per dare corso ad una carriera professionale. Non si potevano contestualmente introdurre delle agevolazioni per i giovani, ad esempio?

È innegabile che l'introduzione dell'assicurazione obbligatoria, almeno per ora, appaia agli occhi dei colleghi solo come un regalo alle assicurazioni ma purtroppo possiamo essere ancora più pessimisti; appena la collettività prenderà consapevolezza dell'assicurazione, aumenteranno i contenziosi che fino ad oggi interessavano una cerchia ristretta di professionisti.

Siamo abituati ai proclami della politica; dobbiamo prendere atto che a nulla è valsa la crisi mondiale, l'apparato burocratico italiano ormai al collasso; il tempo passa, le crisi avvengono, ma la logica leopardesca ancora domina il nostro sistema sociale. Dietro l'apparente cambiamento di alcune norme, ci ritroviamo sempre allo stesso punto; a nessuno interessa del comparto dell'edilizia, per non parlare poi di quello che può rappresentare la qualità diffusa di questo paese e di quello che potrebbe comportare anche da punto di vista dell'indotto economico.

 

di Aldo Olivo, architetto
del 13.06.12

 

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vedi anche:

CNAPPC e obbligo di assicurazione (?)

di Enrico Milone - L.148/2011 e L.27/2012

Abrogata la tariffa professionale

di E.Milone - Info Ordine Arch Roma - L.27/2012


data pubblicazione: giovedì 14 giugno 2012
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