Parole, parole... solo parole

di Aldo Olivo

La rivoluzione informatica sta arrivando. A breve potremo presentare tutte le pratiche online. In questo l'Ordine degli Architetti PPC di Roma ha da tempo avviato una iniziativa importante che ci vede in prima linea; sul nostro sito e su quello del Comune di Roma già oggi possono essere presentate le DIA online usufruendo della PEC e della firma digitale. Un passo importante verso la semplificazione e la riduzione della burocrazia in Italia.

Questo è un progetto che parte da lontano, da anni di lavoro e di confronto con le pubbliche amministrazioni per mettere a punto un programma oggi giudicato ottimamente da tutti quelli che lo utilizzano, ma… c'è sempre un ma che purtroppo rovina anche le cose più belle, più piacevoli.

Il nuovo mezzo non farà altro che spostare il problema; fino ad oggi, nel redigere un progetto, siamo costretti a stampare enormi, lunghissime, "strisciate" di carta per ribadire l'ovvio, il già noto. Documenti per dire all'Amministrazione quello che già conosce, atti di cui è già in possesso.

Da domani questo lavoro si sposterà sul web; non dico che questo passaggio non sia importante, anzi! Avremo grandi vantaggi dal poter inviare i nostri elaborati dai nostri studi ma io voglio parlare di altro, di quel cambio di mentalità che veramente ci proietterebbe in un altro paese, davvero.

Parlo dell'eliminazione di tutte quelle carte, già in possesso dell'Amministrazione appunto, che ogni volta, anche per spostare una maniglia, siamo costretti a mettere nei nostri disegni. Vorrei solo ricordare, ma è ovviamente pleonastico (siamo tutti nella stessa barca!), tutte le carte, gli stralci, i rimandi, i riferimenti che siamo costretti ad inserire nelle tavole di progetto ogni volta che ne presentiamo uno agli uffici tecnici dei comuni. Stralci del PRG, dell'eventuale strumento urbanistico attuativo, del PTPR, del PTP (ovviamente il PTPR è solo adottato e quindi dobbiamo mettere anche quello), forse del PTPG, del foglio catastale, ecc.

Anche per una semplice DIA (diventata oggi SCIA contribuendo così a trasformare il nostro linguaggio in una rincorsa perversa all'ultimo acronimo - AEL, AEL subordinata a CIL, AEL subordinata a  CILA,  SCIA, DIA in alternativa al PdC, PdC -  alla faccia della semplificazione! L'ultima circolare esplicativa del Comune di Roma - che cita questo ed altro - sarebbe esilarante se non procurasse profondi mal di testa a molti di noi)  devono essere inseriti molti documenti che non servirebbero perché già in mano all'Ente, ma il vero problema è che l'approvazione della nostra richiesta è subordinata alla presentazione di queste carte, senza le quali ci scriveranno, ci denunceranno all'Ordine, diranno ai nostri committenti che non si può procedere con i lavori, ecc., insomma, ogni volta, siamo costretti a ribadire il tutto e l'ovvio.

Allora la domanda è un'altra; perché tutti fanno finta che non esista una legge, la 241/90, che da tempo ormai ci dice che tutti i documenti già in possesso dell'Amministrazione non devono essere riprodotti? Infatti i commi 2 e 3 dell'articolo 18 della legge 241/90 e s.m.i. ribadiscono: "I documenti attestanti atti, fatti, qualità e stati soggettivi, necessari per l'istruttoria del procedimento, sono acquisiti d'ufficio quando sono in possesso dell'amministrazione procedente, ovvero sono detenuti, istituzionalmente, da altre pubbliche amministrazioni…" e "Parimenti sono accertati d'ufficio dal responsabile del procedimento i fatti, gli stati e le qualità che la stessa amministrazione procedente o altra pubblica amministrazione è tenuta a certificare."

Ma allora perché dobbiamo continuare ad inserire nei nostri progetti documenti che sono già in possesso dell'Amministrazione? Perché non sono acquisiti d'ufficio? Perché dobbiamo ri-citare documenti che la stessa Amministrazione ha già redatto?

Sembra che i nostri enti pubblici soffrano di una bizzarra forma di amnesia per la quale dimenticano di essere loro stessi i redattori di quegli stessi elaborati che ogni volta chiede. Analoga, strana amnesia che si esplicita nella richiesta di asseverare, da parte del tecnico incaricato, la legittimità del bene oggetto dell'intervento. A questo riguardo cito un'altra fonte autorevole: esiste una Circolare, la N. 4174 del 07/08/2003, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che evidenzia che "… la situazione delle preesistenze, in quanto presupposto legittimante l'operazione di ristrutturazione mediante demolizione e ricostruzione, deve essere oggetto di ricognizione nella relazione asseverata di cui all'art. 23, comma 1, del Testo unico, sulla base degli elementi forniti dal proprietario ovvero delle ricerche condotte dal professionista." Ma, al periodo successivo, esplicita che "Peraltro, considerata la natura ricognitiva di tale attività, il professionista non assume alcuna responsabilità circa l'effettiva situazione della costruzione con riferimento alla disciplina urbanistico-edilizia pregressa, essendo il contenuto della relazione circoscritto ai risultati della ricerca condotta ed ai dati forniti dal proprietario." Quindi l'unico deputato ad asseverare la legittimità del bene oggetto dell'intervento è l'Ente che l'ha legittimato, strano vero?

Noi possiamo solo limitarci a svolgere delle indagini e verifiche ma spesso l'assenza di documenti, carte, certificati, l'impossibilità di reperirli perché le stesse amministrazioni le hanno perse, non ci consente di accertare in maniera univoca la legittimità del bene.

In tutti gli altri settori ormai i documenti già in possesso dell'Amministrazione non sono necessari, nel nostro campo ancora dobbiamo continuare ad inserire documenti non dovuti e mi chiedo perché e fino a quando sarà necessario. Vorrei sapere se è possibile aspirare ad un paese normale in cui il cittadino non sia costretto a supplire alle carenze dell'ente pubblico dovendo ogni volta ricominciare da capo. Ogni progetto sembra un "atto fondativo" che necessariamente deve fare il punto su tutto, fin dalle origini, senza tenere in alcun conto il lavoro ed il materiale già presente negli archivi dei nostri comuni. Anche per questo, credo, sia ora di dire basta.

Se poi questa nuova mentalità si trasformi in reale semplificazione che, a sua volta, transiterà nel mondo dell'informatica saremo tutti ancora più contenti avendo finalmente un reale strumento semplificato per intervenire nelle nostre città.

 

di Aldo Olivo, architetto
del 03.07.12

 

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data pubblicazione: martedì 3 luglio 2012
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