Una scheggia incide il cielo di Londra...

"The Shard" di Renzo Piano - rassegna stampa

Londra - La Scheggia più alta d'Europa. Lo Shard, il grattacielo di 306 metri realizzato da Renzo Piano, verrà inaugurato il 5 luglio. Ottantasette piani con abitazioni, hotel, uffici e una spettacolare «camera con vista» in cima.

Un secolo e mezzo dopo il Crystal Palace, Londra avrà la piramide di cristallo. Più che una piramide, in realtà, una scheggia di cristallo, alta 306 metri con 87 piani: la torre più alta d'Europa e certamente la più imponente di uno skyline già ricco di presenze importanti (e forse anche ingombranti).

The Shard - la scheggia - è stata battezzata così da Renzo Piano, l'architetto italiano che ha strappato il primato nel campo dei grattacieli in cui gli inglesi (con sir Norman Foster in testa) hanno sempre avuto una posizione di ribalta, sia per l'arditezza tecnologica che per l'innovazione tipologica e formale.

Chi si aspettava da Renzo Piano una performance simile al grattacielo del «New York Times» di New York è rimasto scioccato o deluso. Con la sua forma d'albero ricoperto di sottili scaglie di vetro, lo Shard sarà un landmark che difficilmente potrà sottrarsi all'etichetta di "icona". E così verrà contraddire quell'aura di sottile reticenza che ha caratterizzato (con l'eccezione del Beaubourg di Parigi) la fortuna di Piano, considerato architetto sempre attento a rimanere sotto le righe.

Ma la prova della fiducia di un architetto nel suo mestiere non sta forse nella capacità di sfuggire ai suoi stessi clichès? Non sta nel trovare - nelle diverse situazioni dove si trova a operare - l'ispirazione per edifici che fondino la loro ragione nella forma geografia fisica e culturale delle città dove devono sorgere e attecchire?

Prendiamo il caso del primo intervento di Piano a Londra, nell'area centrale (ma derelitta) di St. Giles. Qui un denso programma edilizio di abitazioni e uffici è riuscito a trasformarsi in un cuore vibrante e brillante di colori aperto al pubblico e in una riuscita interpretazione dell'architettura come "common ground", come base condivisa sia fisicamente che emotivamente dai cittadini che ne attraversano gli spazi comuni trovandovi un'inedita possibilità di sosta e di riparo. Certo un grattacielo non è proprio quello che di solito consideriamo una struttura pubblica. Anzi, spesso la identifichiamo con l'ennesima prova di forza in una gara alla conquista del cielo che attiene più alla dimostrazione di potenza finanziaria che alle aspirazioni degli abitanti. E infatti, Irvine Sellar - il tycoon che ha commissionato lo Shard - si è rivolto a Piano come a una seconda scelta, dopo che una prima proposta dello studio londinese Broadway Malyan era stata respinta dal Comune sulla base della sua palese estraneità al contesto e della sua insignificanza architettonica. Con l'aria rilassata di chi tende a non prendersi mai eccessivamente sul serio (alla giornalista della BBC che gli aveva dato appuntamento sul pinnacolo della torre si è presentato in T-shirt con una vistosa scritta rosa: «trust me: I am an architect»), il maestro genovese era il tipo giusto per vincere le diffidenze della City e tirare in porta il goal della vittoria. E infatti proprio il "rosso" Ken Livingston (sindaco di Londra allora in carica) è stato il suo più entusiasta supporter, convinto che il disegno di Piano potesse stabilire un precedente di quella qualità anche formale appropriata al rilancio di Londra come capitale del XXI secolo. Oggi, pensando ai nuovi grattacieli che stanno sorgendo più o meno di fronte a quello di Piano dall'altra parte del Tamigi, non sembra che l'ex sindaco abbia avuto ragione. Ma l'intenzione di creare nell'area di Southwark un punto d'attrazione per il rilancio della città oltre il fiume, è senza dubbio riuscita.

«Durante i lavori di scavo abbiamo trovato i resti di una villa romana» ha spiegato Piano al pubblico londinese venuto al Royal Institute of British Architects per assistere al talk show con Raizie Iqbal, mandata in onda in diretta dalla BBC: «È la prova materiale che tutta la storia della città è partita da qui e tutti sanno che il London Bridge è stato il primo ponte sul Tamigi».

Il 5 luglio l'inaugurazione ufficiale consegnerà ai londinesi il loro nuovo grattacielo, permettendo di verificare se le intenzioni di Piano siano solo soave marketing o innegabile realtà. Per dar forza alla sua idea dello Shard come vertical town (come l'ha definito al pubblico radiofonico della BBC), ha pensato infatti di creare proprio in cima una sorta di trasparente «camera con vista», dove chiunque può salire per sperimentare la più clamorosa veduta della città a 360 gradi. Oltre alla viewing gallery, un hotel a mezza strada romperà l'abituale monofunzionalità delle torri, consentendo alla struttura di uffici e appartamenti di assumere una certa porosità.

«Non è stato costruito così per capriccio o per caso - ha spiegato Piano, mimando con un tovagliolo la sogoma del grattacielo -, ma la sua forma piramidale segue il decrescente peso delle funzioni (uffici, hotel, appartamenti) e ricorda le guglie a spirali delle chiese di Londra costruite dall'architetto di St. Paul, Christopher Wren, come precisi segnali urbani nella ricostruzione della città dopo il grande incendio del 1666».

Naturalmente, neppure lo charme di Piano è riuscito nell'intento di sedare le proteste di chi, proprio in difesa dell'inconfondibile cupola di St. Paul, insiste nel dichiarare «fuori scala» lo Shard. A dire il vero la storia di Londra è sempre stata la cronaca di un'infinita serie di salti di scala, a partire dai suoi monumenti più antichi, come la Banqueting Hall di Inigo Jones che con la sua candida mole rinascimentale strideva volutamente con lo scuro profilo della città medievale. Lo stesso può dirsi, in tempi più recenti, con il Gherkin (cetriolo) di Foster nel cuore della City, detestato dal principe Carlo ma meta obbligata del nuovo turismo. Se il Gherkin è inaccessibile ai cittadini per ragioni di sicurezza, lo Shard dovrebbe al contrario funzionare da grande calamita, soprattutto ora che Londra si apre ad accogliere milioni di visitatori per le Olimpiadi.
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di Fulvio Irace
da Il Sole 24ore Domenica del 24.06.12


Il più alto grattacielo d'Europa - A Londra pronta la scheggia di Piano

Sarà inaugurato il 5 luglio a Londra il grattacielo più alto d'Europa. Alto 310 metri, firmato da Renzo Piano, il nuovo edificio completamente vetrato ha modificato radicalmente lo skyline e sarà una delle principali attrazioni per quanti visiteranno la città dei Giochi Olimpici. Una "scheggia" sul Tamigi salita sopra la stazione di London Bridge, una città-multiuso con residenze e uffici integrata con il sistema della mobilità, che offrirà ricadute significative sulla valorizzazione immobiliare dell'area di Southwark.

di P.Pie.
da Il Sole 24ore del 20.06.12


La torre di vetro di Piano raggiungerà i 310 metri. Svetterà sulla città di Londra con i suoi 87 piani di altezza.

Sarà la torre più alta non soltanto di Londra ma dell'intera Europa. Il suo nome è The Shard, che in inglese significa frammento. Disegnata da Renzo Piano e costruita in vetro, dovrebbe essere ultimata nel 2012. Sorgerà a London Bridge e raggiungerà i 310 metri di altezza, per un totale di 87 piani.

Diversamente da Parigi, la capitale britannica non impone un tetto massimo ai grattacieli.
In compenso vengono protetti panorami sugli edifici storici della città, a partire da luoghi considerati strategici, come il Tamigi e le colline circostanti. I difensori del patrimonio non perdono l'occasione di far valere queste regole. In un momento piuttosto che in un altro, gran parte dei progetti in fase di realizzazione è stata contestata e, in certi casi, si sono dovute rivedere al ribasso le richieste anche se i laburisti, che sono stati al governo del paese fino a un anno fa, si sono mostrati molto comprensivi.

Occorre dire che la cattedrale Saint-Paul di Christopher Wren, che fino al 1964 poteva vantarsi di essere il più alto edificio della capitale, ne uscirà, a seconda dei punti di vista, perlomeno un po' male. Ma Peter Rees, responsabile dell'urbanistica nella City londinese, non è inquieto. Egli sostiene che il semplice fatto che la maggior parte di queste realizzazioni abbia già un soprannome dimostra che esse hanno trovato il loro posto nella città e che, quindi, sono popolari. Rees non rimpiange quello che definisce l'orribile periodo degli anni 1960, quando gli stabili erano talmente scialbi che non era possibile distinguerli l'uno dall'altro. Né, tantomeno, dare loro un nome.

I più maligni fanno notare che il gruppo assicurativo Swiss Re, che occupa il famoso cetriolino erotico, la torre a forma fallica concepita da Norman Foster, avrebbe probabilmente preferito quell'anonimato all'associazione con un nomignolo equivoco.

In ogni caso, quel che è certo è che il settore immobiliare a Londra è in gran fermento, nonostante la crisi abbia colpito duro e ancor oggi lasci il segno a livello economico e produttivo. Nei prossimi cinque anni saranno altri cinque i grattacieli che svetteranno nel quartiere finanziario, trasformando radicalmente la linea dell'orizzonte. Così, alle spalle di The Shard, a 307 metri si collocherà la torre Helter Skelter, a forma di scivolo. Ancora, il Leadenhall Building, ribattezzato grattugia, con i suoi 285 metri, e la torre Heron (airone) che si fermerà a 230 metri. Infine, il 20 Fenchurch Street, più conosciuta come Walkie Talkie (160 metri di altezza) e il 100 Bishopsgate a 165 metri.

di Elisabetta Iovine
da Italia Oggi del 20.04.11


L´architetto Renzo Piano spiega il suo progetto per Londra e non solo. "Basta con le periferie, servono idee diverse" - Piano e le città del futuro: "Più piccole e più verdi" - "Il mio grattacielo a misura d´uomo così può cambiare il volto delle città".

Al 45esimo piano del nuovo tetto d´Europa, Renzo Piano scruta compiaciuto l´orizzonte. Siamo a metà della torre, ma già Londra rimpicciolisce sotto i nostri occhi e i confini della capitale appaiono nitidi, contornati dal verde della campagna. «Le città devono smettere di crescere a dismisura», dice l´architetto. «Devono implodere anziché esplodere».

Londra - È costato un miliardo di sterline (1 miliardo e 200 milioni di euro), «ma quando una città ti dà qualcosa, devi ridare indietro qualcosa alla città, in cambio della licenza per il grattacielo gli investitori hanno contribuito centinaia di milioni di sterline per risanare il quartiere circostante, rifacendo strade, giardini, trasporti pubblici». Il quartiere è London Bridge, vecchia zona dei docks, un tempo teatro di Jack lo Squartatore, in procinto di diventare una nuova faccia della Londra 21esimo secolo.

  • Eppure il principe Carlo critica le brutture del modernismo, qualcuno sostiene che lo Shard toglie spazio a una storica icona come la cattedrale di St. Paul. L'architetto sorride: «Conosco il principe e ha ragione a dire che la modernità ha eretto tanti mostri. Anche il passato, se è per questo. Ma non è una buona ragione per non costruire più nulla, per non cercare soluzioni valide e affascinanti. Ci fu gente che criticò anche la cattedrale di St. Paul, quando la costruirono, e adesso è amata da tutti perché è un capolavoro».
  • La guarda ammirato, lì di fronte a noi, dal 45esimo piano. «Vede? Non è scomparsa, non le facciamo ombra. Al contrario, questa torre porta intensità al panorama, porta scambio tra passato e presente».
  • Allora Londra è un modello per le città future? «È un modello perché è una moderna torre di Babele, dove si riuniscono tutte le genti della terra e riescono a comprendersi, integrarsi. Ci sono decine di nazionalità anche fra i muratori dello Shard, anch'essi rappresentano un modello».
  • E l'urbanistica di domani? «Deve smettere di costruire periferie, altrimenti un giorno tra Milano e Torino non ci sarà più neanche un metro di campagna. E deve umanizzare le periferie esistenti, mica si possono far scomparire, tantomeno lasciarle al degrado».
  • Come? «Creando spazi pubblici che le rivitalizzino, senza scadere nel monumentale e nel retorico, aprendo una discussione tra la modestia del vivere e l'orgoglio urbano».
  • Un esempio? «L'Auditorium che abbiamo fatto a Roma, prima era un parcheggio, in una zona praticamente morta, ora è rinata. Stringere la cintura urbana, anziché allargarla all'infinito. Cercare vie nuove, non solo in verticale ma con una visione di quel che serve alla gente: musei, biblioteche, luoghi di socialità condivisa».
  • Ma la maggioranza dell'umanità è urbanizzata: come evitare che le città diventino formicai? «Per cominciare obbligando la gente a prendere i mezzi pubblici e creando una rete di trasporti funzionante. Lo Shard ha solo 42 posti macchina. Perché passa di fianco a una stazione ferroviaria, due linee della metropolitana, venti di autobus. All'auto bisogna rinunciare».
  • L'altro dilemma del futuro è l'energia, come far funzionare le nostre città senza inquinamento e sprechi? «Ci sono ricerche di lunga durata, in campo spaziale, medico, energetico, da cui nascono nuove invenzioni. Lo stesso vale con l´architettura. Un grattacielo come questo, pensato per sfruttare energia solare e consumare meno, è un passo avanti verso un futuro sostenibile».
  • Torniamo in ascensore, su e giù: si tappano le orecchie, come in aereo. «In cima metteremo un luogo di meditazione multiconfessionale, luogo laico di raccoglimento e silenzio per tutti. Per far affiorare le affinità globali, le stesse che devono emergere nella grande città che sta intorno al grattacielo. Perché venire quassù è anche un´esperienza metafisica, è come guardare da una terrazza panoramica le tracce della vita».
  • Linguaggio poetico, architetto. «C´è un misto di pragmatismo e poesia nel mio mestiere. La scienza di costruire ripari per l´essere umano, ma anche l'arte di dare una risposta ai sogni umani. Bisogni pratici e anche emozione. Un mestiere che affonda nell'alba dell'uomo, cacciatore, contadino e costruttore. Il "male della pietra", come mio padre chiamava l'architettura».

Renzo Piano è il più prolifico architetto del mondo, vincitore del Pritzker, il Nobel dell'architettura, nella sua lunga carriera ha disegnato il Centro Pompidou a Parigi e la sede del New York Times a Manhattan, ha fatto musei, sale concerto, aeroporti, a Berlino, Sidney, Osaka. Ora, mentre finisce il grattacielo londinese, è già impegnato con altri due progetti, il campus della Columbia University a New York e la nuova biblioteca di Atene.

  • Che consiglio darebbe a un giovane architetto, a chi seguirà le sue orme per disegnare la città futura? «Avere buoni maestri e poi mollarli, ribellarsi, il metodo migliore di trovare se stessi. Non fidarsi dell'accademia, avere il coraggio di rischiare, perché progettare è sempre un'avventura dello spirito. Infine imparare a guardare nel buio, accettare di restare sospesi tra ciò che ricordi, che sai e che puoi scoprire; tra la memoria e l'oblio, come scriveva Borges. Accettare di vivere in uno stato di ansia, perché solo dall'ansia nascono creatività, sorprese, nuova vita».
  • Vale per il suo mestiere, architetto, ma anche per molto altro, per le relazioni umane, per l'amore? «Vale per tutto e naturalmente anche per l'amore».

di Enrico Franceschini
da La Repubblica del 15.04.11


Londra e la Scheggia di cristallo - Il grattacielo senza parcheggi. Progettato da Renzo Piano: una scelta che dovremmo capire anche in Italia 

Solo 42 posti macchina, la metà dei quali per i portatori di handicap: è forse questa (al di la della trasformazione dello skyline urbano) la rivoluzione eccellente prodotta dalla Scheggia di Cristallo, the Shard of Glass, il nuovo grattacielo che Renzo Piano ha firmato a Londra, ottantasette piani per 310 metri di altezza che crescono al ritmo di 30 centimetri all'ora e che saranno pronti nel 2012. Ma l'architetto genovese, attualmente impegnato nella creazione dei primi tre edifici del nuovo campus della Columbia University e nella nuova Biblioteca di Atene, non sembra stupito più di tanto di questa apparente limitazione: «Fin dall'inizio, anche grazie all'insistenza dell'allora sindaco della città, Ken Livingstone il "Rosso", non abbiamo voluto parcheggi - dice -. Anche perché più se ne costruiscono, più macchine arrivano. A Londra l'hanno capito, forse bisognerebbe che cominciassimo a capirlo anche in Italia». D'altra parte persino nell'appena concluso (coloratissimo) complesso di St. Giles, dalle parti di Oxford Street, Piano ha ridotto al minimo il numero dei posti auto: una ventina non di più. Nella Londra dei multimiliardari (dal magnate dell'acciaio Lakshmi Mittel al Sultano del Brunei, dal tycoon russo Leonid Blavatnik a Mark Owen dei redivivi Take That) l'ultima moda è quella della megacasa underground: quattro, cinque piani sotterranei ed extralusso rigorosamente underground. Ma, in fondo, altro non è che l'ennesima (costosa) stravaganza.

Da tempo la città sembra aver invece preferito la ricetta proposta da Piano con la sua Shard: «È stato scelto un brown field, un'area industriale, da far rivivere. Stavolta è toccato ad una stazione dismessa, la London Bridge Station, che, spiega Piano, «poteva oltretutto contare su un incrocio di ben quattro mezzi di trasporto: sei linee ferroviarie, tre metro, sedici di bus più i taxi» . Così è stato quasi inevitabile «togliere i parcheggi» (quelli rimasti saranno silos di quattro strettissimi piani interrati) e annullare l'idea stessa di sosta «a lungo termine». E i residenti? «Utilizzano altri parking, tutti comunque raggiungibili in pochi passi».

Le cifre della Scheggia (a cui il Financial Times ha dedicato ieri una intera pagina) sono eccezionali: un progetto della Sellar Property per la bonifica dell'intera area da 2 miliardi di sterline (400 milioni solo di costruzione); oltre 300mila metri quadrati abitabili; 56mila metri quadrati di vetro divisi per 11mila pannelli; 11.836 tonnellate di acciaio; 65.000 metri cubi di terra spostati, 52.000 metri cubi di cemento, 900 operai impiegati, 18 mila persone che ogni giorno utilizzeranno i 44 ascensori a disposizione.

Ma quello che interessa Piano sembra essere altro: «La qualità principale di questo grattacielo è il suo mix funzionale». Con una grossa parte dedicata agli uffici (dal secondo al ventottesimo piano) ma anche un hotel (lo Shangri La), appartamenti (dal 53 al 65esimo piano) e una serie di gallerie per «turisti» da cui si potrà godere la vista su Londra dal più alto grattacielo di Londra e dell'Europa Unita. D'altra parte al creatore del Centre Pompidou questa definizione di grattacielo non piace nemmeno poi tanto o almeno nella sua accezione più comune: «di solito si pensa immediatamente a qualcosa di freddo, di antipatico, di imposto e di malvisto dai cittadini». Appunto per questo ha scelto la via della multifunzionalità mettendo insieme appunto coletti bianchi, residenti e semplici visitatori. E poco importa in fondo che, ad esempio, la gru più alta attualmente impiegata nella costruzione misuri 255 metri o che ci siano oltre 900 telecamere attive 24 ore su 24.

Molto più importante, almeno per Piano, che la Shard serva da modello per altre metropoli, italiane comprese: «Non è più possibile allargarsi a macchia d'olio, le città devono imparare a crescere al loro interno e imporre nuovi comportamenti ai propri cittadini». È l'idea della greenbelt, la «cintura urbana che non si allarga ma che si restringe». Proprio come i parcheggi della Scheggia.
Stefano Bucci © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Stefano Bucci
dal Corriere della sera del 20.02.11


Londra, il grattacielo della rinascita è italiana la torre più alta d´Europa. The Shard progettato da Renzo Piano sarà pronto nel 2012. Già visibile da tutta la città, viene celebrato come il simbolo della ripresa dopo la crisi. Ma al principe Carlo non piace: "Sembra una saliera".

LONDRA - Lo si vede già da quasi ogni angolo della città. Ma per il momento è nudo, incompleto e non ancora del tutto cresciuto. Quando sarà terminato, nel 2012, diventerà il grattacielo più alto di Londra e di tutta Europa: 310 metri, 87 piani, un cono di luce, interamente rivestito di pannelli di vetro, che lo faranno risplendere sulla più grande metropoli del continente. A progettarlo è stato un architetto italiano, Renzo Piano, le cui opere adornano mezzo mondo, dal museo Pompidou di Parigi alla nuova sede del New York Times nella Grande Mela, vincitore del premio Pritzker, il Nobel dell'architettura, che ora mette la sua firma anche in cima, per così dire, alla capitale britannica.

Un italiano sul tetto di Londra è la conferma che, per quanto ne dica il primo ministro David Cameron, il multiculturalismo è vivo e vegeto in questa città che cambia pelle in continuazione, mescolando vecchio e nuovo, antico e moderno, classico e avanguardia. E non a caso The Shard, il nome del nuovo grattacielo (alla lettera significa "coccio", "frammento"), ha messo d'accordo perfino laburisti e conservatori, fu un sindaco di sinistra, Ken Livingstone detto "il Rosso" ad autorizzare con entusiasmo la sua costruzione, è un sindaco di destra, Boris Johnson, a salutarlo adesso come «un chiaro e illuminante esempio della fiducia nell´economia di Londra».

Di tanta fiducia è il simbolo, questa nuova torre di Londra, che due grandi giornali londinesi, il Financial Times e il Daily Telegraph, gli hanno dedicato ieri una pagina intera per ciascuno, senza aspettare che sia finito. Dentro ci sarà posto per un albergo a cinque stelle, ristoranti gourmet, uffici per 7 mila persone, appartamenti da 12 milioni di euro l'uno e anche quattro piani (dal 68esimo al 72esimo) per il pubblico che voglia fargli una visitina.

Non tutti, naturalmente, gli danno il benvenuto. Simon Jenkins, principe dei columnist e presidente del National Trust (l'ente che sovraintende ai beni nazionali), lo definisce «un arpione conficcato nel cuore storico» della capitale e anche «un fallo piombato sulla terra dallo spazio capitalista» (non è chiaro come possa un fallo avere forma conica, ironizza il Telegraph, ma forse nello spazio intergalattico sono fatti così). E un principe autentico, l'erede al trono Carlo d'Inghilterra, strenuo difensore dell'urbanistica vecchio stile, o a misura d'uomo come preferisce chiamarla lui (senza necessariamente chiedere all'uomo della strada se vi si riconosce), lo liquida con disprezzo: «Londra ha già un cetriolo gigante (il Gherkin, cetriolo per l'appunto, soprannome di un altro grattacielo criticato da Sua Altezza ma diventato rapidamente un'icona cittadina, ndr), ora siamo sul punto di avere una gigantesca saliera, la nostra città sta trasformandosi in un assurdo tavolo da pic-nic». Sempre il Telegraph commenta che lo Shard ha un aspetto inconsueto per una saliera: magari viene anche quella dal cosmo.

Ma a parte il fatto che il dissenso è - per restare in tema - il sale di Londra, ogni nuova aggiunta allo skyline londinese ha inizialmente generato polemiche, per poi venire vantato con orgoglio da (quasi) tutti. È successo con The Eye, la ruota panoramica in riva al Tamigi, con il Millennium Dome, l'anfiteatro coperto dove si fanno concerti e tornei di tennis, con il grappolo di grattacieli di Canary Wharf, la nuova cittadella degli affari. L'opinione dominante è che lo Shard di Renzo Piano simboleggerà la rinascita di Londra dalla peggiore crisi finanziaria della sua storia, cambiando ancora una volta, insieme a un'altra mezza dozzina di torri di cristallo attualmente in costruzione, l'orizzonte di una città che oggi incarna il design, l'innovazione e il futuro come nessun'altra in Europa.

di Enrico Franceschini
da La Repubblica del 20.02.11

 

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data pubblicazione: giovedì 5 luglio 2012
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