Empatia dialettica nel Louvre

Parigi - Mario Bellini - breve rassegna stampa

"Le nuove sale al Louvre rafforzeranno il dialogo". Parla Bellini, l'architetto della sezione dedicata all'arte islamica che apre domani.

«UN messaggio di pace e dialogo». Per niente spaventato dalle tensioni politiche di questi giorni, l'architetto Mario Bellini vede anzi una nota di speranza nelle nuove sale dedicate alle Arti dell'Islam del Louvre che aprono al pubblico domani. «L'arte è un terreno neutro d'incontro tra i popoli» spiega l'architetto italiano che ha firmato, in collaborazione con l'italo-francese Rudy Ricciotti, l'avveniristica struttura di vetro e cemento nella Cour Visconti. Dopo dieci anni di lavori, s'inaugura la collezione di oltre 3mila oggetti della civiltà islamica, tra tappeti, ceramiche, gioielli, e anche un muro ottomano di 12 metri interamente ricostruito, presentati secondo un percorso cronologico che va dal VII al XIX secolo.

Tutto va avanti come previsto nel museo più grande del mondo che ha lanciato il cantiere nel 2002 per volontà dell'allora presidente Jacques Chirac. L'involontaria coincidenza con le polemiche sulle caricature di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo sembra non preoccupare Bellini. «Non è la prima volta — ricorda — che l'architettura è protagonista suo malgrado di temi che sono al centro della Storia». Impossibile non dare un significato anche politico alla "nuvola" immaginata nella corte settecentesca. «Uno strano oggetto — riconosce Bellini — perfettamente integrato nella Cour Visconti perché non cerca di compiacere né di fare compromessi».

La metafora di uno scambio culturale che non vuole rinunciare alle identità reciproche, continua l'architetto. «La Francia ha una forte tradizione di difesa della laicità e della libertà di opinione, anche a costo di dover soffrire un po'. Ma è anche — racconta — il paese dell'integrazione della più numerosa comunità musulmana d'Europa». Di fronte alla minaccia del fondamentalismo, Bellini propone di andare alla scoperta di queste nuove sale espositive del Louvre con «l'animo sgombro e una sincera curiosità per questa civiltà». L'architetto italiano, 77 anni, racconta di aver a lungo viaggiato in molti paesi islamici, dal Marocco all'Iran, dalla Turchia all'Iraq, avvicinandosi alla «straordinaria complessità dell'arte islamica».

«L'impresa chiesta dal Louvre non era facile — confessa — abbiamo dovuto in qualche modo fare da mediatori tra due mondi». Alla fine, il risultato architettonico è una visione quasi aeriforme che vorrebbe rendere più lieve anche il dialogo fra culture. «Sono convinto — conclude Bellini — che questo spazio per le Arti islamiche nel cuore dell'Occidente rafforzerà l'amicizia tra i popoli». © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Anais Ginori
da La Repubblica del 21.09.12


L'intervista. «Il mio velo islamico sul nuovo Louvre». Domani il presidente francese Hollande inaugura il dipartimento del museo. Una risposta ai fautori dello scontro religioso. L'architetto milanese Bellini parla della «nuvola dorata» che ospita 18 mila opere.

PARIGI — Domani il presidente della Repubblica francese inaugura il Dipartimento di arti islamiche del Louvre disegnato dall'architetto italiano Mario Bellini con il collega francese Rudy Ricciotti. «Ricordo come è nato il progetto — racconta Bellini nell'albergo di Parigi dove è appena arrivato, in vista della cerimonia —. Nel mio studio, a Milano. Mi sono messo i guanti, ho preso un piccolo pezzo di lamiera stirata, e ho cominciato a piegarlo, a modellarlo con le mani, a vedere se riuscivo a realizzare quella specie di velo, di foulard che avevo in mente». Il primo passo verso lo spettacolare tetto ondulato e translucido, sorretto da otto pilastri e ottomila tubi, che racchiude 18 mila opere d'arte, veniva compiuto. Con quel pezzo di lamiera, poi trasformato in progetto tridimensionale digitale grazie a un software parametrico, Bellini e Ricciotti vinsero il concorso internazionale battendo avversari quotati come, tra gli altri, l'anglo-irachena Zaha Hadid.

Lo chiamano ala di libellula, velo, nuvola dorata, «qualche volta tappeto ma mi piace meno», dice sorridendo Bellini: è un prodigio architettonico che attira l'attenzione, ispira metafore e per la seconda volta nella storia del più grande museo del mondo — dopo la piramide di Ieoh Ming Pei nel 1989 — interviene sulla struttura del Louvre e ne amplia la superficie.

«Avevamo tantissimi limiti, ci veniva chiesto di usare la Corte Visconti che però è vincolata — racconta Bellini —. Ne siamo usciti rifiutando le soluzioni più semplici, come una grande vetrata stile grande magazzino o una nuova palazzina, e abbiamo proposto di scavare sotto la superficie, usando un tetto translucido in modo che la luce potesse filtrare e non si avesse la sensazione di stare sotto terra».

Il progetto e i materiali usati rispondono a un principio che Bellini definisce di «empatia dialettica»: «Il nuovo dipartimento ha una sua autonomia, ma chi è all'interno non si sente chiuso, vede le facciate della Corte Visconti ai lati e il cielo di Parigi sopra di sé: le due realtà sono diversissime, si affiancano e si rispettano, non ce n'è una che prende il sopravvento sull'altra. Le due culture restano distinte, ma dialogano da pari a pari». La metafora politica è evidente, nei giorni in cui il mondo islamico si è infiammato per il video insultante su Maometto: a pochi metri dal Louvre, sabato pomeriggio, oltre 150 fanatici hanno manifestato davanti all'ambasciata americana, ferendo quattro poliziotti. «Direi che migliore risposta non potevamo dare — commenta Bellini —. Considero l'inaugurazione del dipartimento proprio in questi giorni di tensione una meravigliosa coincidenza, per niente casuale: fu un decreto del presidente Chirac, il primo agosto 2003 in piena guerra del Golfo, a decidere la creazione di un ottavo dipartimento dedicato all'Islam, in un Louvre che per oltre un secolo ne aveva avuti sette. Sarkozy pose la prima pietra, e domani Hollande inaugura».

Perché ha vinto il concorso? «Per decenni ho passato il mese di agosto con la mia famiglia e quella di un amico, in pulmino Volkswagen e in tenda, visitando tutto il mondo islamico, dal Marocco al Bangladesh passando per Libano e Iran. Secondo me, nel progetto, qualcosa di quelle esperienze è rimasto».
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  • L'architetto e designer Mario Bellini è nato a Milano nel 1935. Dal 1986 al 1991 è stato direttore di «Domus», la rivista mensile internazionale di architettura, design ed arte. Fra le sue realizzazioni più importanti, oltre a quella di Parigi, il Museo della Storia di Bologna, il quartier generale della Deutsche Bank a Francoforte, lo Yokohama Business Park, in Giappone, il Centro internazionale congressi ed esposizioni di Villa Erba a Cernobbio (Como)

di Stefano Montefiori
dal Corriere della sera del 17.09.12

 

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data pubblicazione: sabato 22 settembre 2012
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