Il condomino difende l'Architettura

di Enrico Milone - sentenza Cassazione 10048/13

IL CONDOMINO DIFENDE L'ARCHITETTURA

Modifiche ad un edificio: "L'intervento edificatorio deve essere decoroso (rispetto allo stile dell'edificio), e non deve rappresentare comunque una rilevante disarmonia rispetto al preesistente complesso tale da pregiudicarne le originarie linee architettoniche, alterandone la fisionomia e la peculiarità impressa dal progettista." Non sono le parole di un Ordine di architetti, né di un rappresentante sindacale dei progettisti, ma un estratto della sentenza della Corte di Cassazione del 24 aprile 2013.

La suprema Corte ha ritenuto illegittima una soprelevazione che danneggia l'aspetto architettonico di un edificio ed ha dato ragione al tribunale di Udine che aveva condannato il proprietario a demolire. Si badi bene che in questo caso non è in discussione la legittimità urbanistica delle modifiche, ma l'estetica dell'edificio, cioè un valore raramente considerato nelle vertenze giudiziarie. Valore che è ben protetto solo nel caso di edifici vincolati ai sensi del codice dei beni culturali.

La sentenza dà applicazione alla recente legge sul condominio 11.12.2012 n.220, che agli articoli 2.1, 6 e 7 rafforza (modificando gli articoli del codice civile 1120, 1122 e 1122 bis) la tutela dell'architettura dell'edificio in occasione di modifiche all'edificio stesso. Dice l'art.1120 cc, «Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico (...)». Analogo espressione "decoro architettonico" è usata negli articoli del codice civile 1122 e 1122 bis. Invece l'art 1127 cc che tratta delle soprelevazioni, parla di "aspetto architettonico".

In base alla legge, un condomino, o un condominio, può adire le vie giudiziarie contro interventi di modifica dell'edificio. E' possibile tutelare l'architettura da modifiche grossolane e disarmoniche. Tutela necessaria, anche perché la recente legge del Piano casa favorisce incrementi di volume su parti di edifici esistenti e la proliferazione di interventi caotici.

Tuttavia, secondo molti la legge sul condominio, rafforzando la tutela della integrità dell'edificio sia ai fini della sicurezza che dell'architettura, favorisce veti incrociati tra condomini e ostacola chi intende apportare migliorie al proprio appartamento. Specialmente qualora la modifica interna di un appartamento comporti innovazioni esterne, su finestre, fioriere, balconi, tettoie. La questione ha creato un vero allarme, tanto che sono in corso iniziative per indurre il Parlamento a modificare la legge. Tra le organizzazioni interessate vi sarebbero Ordini di avvocati e di notai, e organizzazioni di proprietari di case.

E gli architetti che ne pensano? Credo che dovrebbero prendere posizione contraria, a difesa della legge, come uno dei pochi strumenti legali utilizzabili per tutelare l'integrità dell'architettura o almeno per progettare le modifiche nel rispetto della qualità dell'architettura.

Ricordo, in proposito, che la legge 633/1949 sul diritto d'autore, mentre afferma la intangibilità delle opere di arte figurativa, (l'autore può opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione dell'opera stessa, che possa essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione) stabilisce che, nel caso dell'architettura, il progettista-autore non può impedire al proprietario di apportare modifiche all'edificio, a meno che l'edificio sia stato dichiarato di interesse culturale; ma anche in questo caso, che riguarda pochi edifici, non può impedire le modifiche, ma ha solo il diritto di progettarle.

Naturalmente il progettista può tutelare la propria architettura sollecitando, come cittadino, il Comune a verificare la legittimità urbanistica delle modifiche, ai fini del rispetto del piano regolatore, oltre che a tutela dell'ambiente circostante e dell'estetica cittadina. Anche perché, trattandosi di modifiche alle facciate dell'edificio è comunque necessario un permesso di costruire o almeno una SCIA-DIA.

 

di Enrico Milone, architetto
del 06.05.13

 

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Commenti

07/05/2013 11.01: A chi la difesa del decoro architettonico?
Si può pensare che la difesa della buona architettura e del decoro urbano, della così detta qualità architettonica vada delegata nel migliore dei casi ai condomini che in questo paese aderiscono le vie giudiziarie per motivi assai più futili, oppure a tecnici, in molti casi geometri ma anche colleghi architetti, che soggettivamente sempre più spesso cercano di entrare in merito alla qualità espressa? La domanda viene spontanea: Chi dovrebbe decidere se un intervento sia di qualità o meno? Quali sono le architetture da salvaguardare? E' chiaro che abbiamo una legge sul Diritto d'autore lacunosa, così come è chiaro che non possano essere trattati alla stessa stregua opere di pittura, scultura, musica, etc. ed opere architettoniche. Credo sia opportuno invece pensare a cosa possa fare e/o proporre l'Ordine degli architetti per difendere la qualità architettonica poichè, e questa può essere una mia mancanza, non ho percezione di azioni concrete attuate in merito negli ultimi 12 anni, cioè da quando sono iscritto. Cordiali saluti
dott.arch. Stefano Petrivelli

07/05/2013 11.41: chi decide?
sentenza e legge discutibili. solo una piccola parte del costruito può considerarsi architettura. poi chi decide ciò che è brutto da ciò che invece potrebbe essere l'inserimento di architettura moderna su una palazzina anonima? Il giudice?
mario porreca

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data pubblicazione: lunedì 6 maggio 2013
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