La banalità del male

di Aldo Olivo - Legge 220/2012

La legge 220/12 - Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici - interviene anche sul decoro architettonico. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (la 10048/13), poi, esplicita che un intervento deve essere decoroso, nel rispetto dello stile dell'edificio su cui si interviene.

Alcuni giorni fa, in un articolo sul nostro sito, si riportava questo episodio con toni che francamente non condivido.

Veniva evidenziato che è "…possibile tutelare l'architettura da modifiche grossolane e disarmoniche. Tutela necessaria, anche perché la recente legge del Piano casa favorisce incrementi di volume su parti di edifici esistenti e la proliferazione di interventi caotici." Giungendo a sostenere che gli architetti "…dovrebbero prendere posizione contraria, a difesa della legge, come uno dei pochi strumenti legali utilizzabili per tutelare l'integrità dell'architettura o almeno per progettare le modifiche nel rispetto della qualità dell'architettura."

Ma allora mi chiedo, abbiamo la stessa idea sull'integrità dell'Architettura? L'integrità dell'Architettura passa per la salvaguardia tout court di tutti gli edifici?
Mi vengono subito in mente alcuni interventi ormai inseriti nei libri di storia; penso a Mario Ridolfi ed alle sue sopraelevazioni romane (Villino Alatri), innesti moderni su manufatti ottocenteschi, per giungere alle cascate vetrate e nervose di Coop Himmelb(l)au "adagiate" su edifici viennesi. Potremmo stare ore a parlare di sopraelevazioni, innesti, ampliamenti, ecc. senza condividere un'unica idea di "decoro urbano". Le tantissime visioni dell'architettura, le sue molteplici declinazioni, non permettono un'univoca interpretazione ma moltissime idee di Architettura, di qualità, di bellezza, giungendo anche a ricorrenti ossimori concettuali e materici. In alcuni casi possiamo addirittura sostenere che il nuovo manufatto ha reso "unica" una preesistenza banale, destinata ad un sicuro oblio senza l'intervento "dissonante" e non-decoroso.
Le possibili conseguenze di una legge come questa potrebbero essere edifici più banali in cui i nuovi interventi, gli innesti, dovrebbero essere realizzati in continuità, anche stilistica, con il preesistente.

Mentre tutti noi dovremmo condividere ed incentivare la tutela statica e strutturale del fabbricato (ma mi sembra strano che qualcuno faccia il contrario), dovremmo fare una riflessione più seria ed approfondita quando parliamo di quello che viene definito "Decoro". Lo stralcio della Sentenza della cassazione dà i brividi, quando afferma: "L'intervento edificatorio deve essere decoroso (rispetto allo stile dell'edificio), e non deve rappresentare comunque una rilevante disarmonia rispetto al preesistente complesso tale da pregiudicarne le originarie linee architettoniche, alterandone la fisionomia e la peculiarità impressa dal progettista."

È proprio di questi giorni una polemica sulla ricostruzione fedele di edifici importanti per la storia e le tradizioni tedesche; un noto settimanale italiano ha pubblicato uno articolo sul progetto dell'Architetto Franco Stella per la ricostruzione del Castello berlinese degli Hohenzollern. La Germania presto si ritroverà quell'edificio, e molti altri, ricostruiti in uno stile molto simile a quello originario. A Potsdam un'altro Castello sarà ricostruito tale e quale. Certamente un approccio in sintonia con le affermazioni della Sentenza citata, un metodo decoroso e rispettoso dello stile, ma sicuramente avvilente dal punto di vista delle trasformazioni del territorio, del loro rapporto complesso, edificante e rigenerante con la Storia.

È vero, il diritto d'autore in architettura non è ancora ben definito ma non credo che la tutela di questo diritto passi per un approccio giuridico che dia ad un giudice la possibilità di decidere cosa è decoroso e cosa no.

Ho paura quando argomenti come questi sono lasciati in mani di alcuni; non credo che questo metodo faccia il bene dell'Architettura e ritengo che dietro la banalità di una legge che doveva semplicemente aggiornare le modalità di gestione dei condomini si celi il male di chi vuole "normalizzare", anche inconsapevolmente, una delle più affascinanti ricadute del nostro mestiere. La progettazione non può e non deve essere subordinata alla ricerca del "decoro architettonico" ma deve essere uno spazio aperto in cui ricercare nuove forme espressive, nuovi territori ancora da scoprire. Contesti in cui i luoghi comuni sono costantemente rimessi in discussione da nuove idee, da nuove visioni.

Chiudo citando un aneddoto che tutti gli architetti conoscono: Giuseppe Terragni disegna il bellissimo Novocomum ma presenta alla locale Commissione d'Ornato un "progettino" carino, carino, con fiori sui balconi e stile tradizionale. Il tradimento di quell'impegno professionale, la scelta di agire in maniera "dissonante" e non-decorosa con il contesto ci ha regalato uno degli edifici più belli della modernità. Mi piacerebbe continuare a sperare in altri Novocomum, in altre dissonanze poetiche nelle nostre città, alla faccia di un equivoco "decoro urbano" imposto da leggi e regolamenti.

 

di Aldo Olivo, architetto
del 03.06.13

 

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Commenti

04/06/2013 09.04: siamo....
alla totale anarchia ad unica tutela dei poteri forti.
arch. Claudio Flabiano

04/06/2013 12.22: Ancora un avviso... quanti altri ancora?
Carissimo Aldo ti ringrazio per la sottolineatura alla sentenza, tuttavia permettimi di aggiungere la mia di opinione che forse in parte puoi condividere anche tu.
In quanto affermato dalla Cassazione, io trovo sia insito il senso della differenza che passa tra: "Architetto" e "Laureato in Architettura", ovvero la differenza tra uno status ontologico proprio di chi è in grado di esprimere l'architettura, e lo status giuridico di chi è abilitato a farlo. In altre parole: non credo che la sentenza sia avversa all'opera degli "Architetti" piuttosto mi suona come un velato richiamo a tutti gli attori: tecnici, committenti, amministratori, al rispetto delle responsabilità che il loro proprio status impone quando l'effetto del loro operato agisce sul patrimonio collettivo e la città, e l'architettura, che forma e sostanzia la città, è patrimonio collettivo.
Mi sembra, in sostanza, un estremo tentativo della Cassazione di difendere la società dall'operato combinato di:
- "laureati in architettura" (a cui vanno quanto meno aggiunti geometri, ingegneri e periti edili),
- una certa committenza insipida quando non catastroficamente incolta,
- una amministrazione pubblica che ha beceramente abdicato al suo ruolo di governo e tutela della qualità delle trasformazioni.
Per quanto ci riguarda, mi chiedo: non sarà il caso di preoccuparci di fare buoni "Architetti" piuttosto che tanti "laureati in architettura"? Non sarà il caso di chiedere con forza e convinzione al legislatore la promulgazione di una legge sull'Architettura (se non siamo capaci di proporre sensati dispositivi legislativi, ma non è così e tu lo sai, almeno copiamone una buona... propongo quella francese); ed in ultimo non sarà il caso di occuparsi della riorganizzazione delle competenze dei tecnici (architetti, ingegneri, geometri periti edili... riflettendoci su non è poi così difficile).
Insomma tutta roba vecchia caro Aldo su cui si sono spesi fiumi di parole ed ottenuti pochissimi risulti. con affetto

Roberto Zompì

04/06/2013 22.35: laureati in architettura
cari colleghi, credo che se si vuole discutere sull'attuale differenza tra essere "architetti" o essere "laureati in architettura" non si può evitare di discutere su cosa succeda dentro le università..io ne sono uscito 3 anni fa e mi sento di affermare che l'università non prepara a essere professionisti..due esempi?i professori universitari non insegnano le basi per la presentazione di una DIA..i professori non danno le basi per il superamento dell'esame di stato..non voglio essere qualunquista ci sono tante eccezioni meritevoli..ma sono eccezioni, perchè la maggior parte dei professori obbliga gli studenti che li vogliono seguire a spendere per anni il loro tempo e le loro risorse in ricerche aventi oggetto temi affascinanti ma che poi nella realtà del mondo lavorativo trovano scarsa attinenza..l'unica speranza che si ha nel seguire i professori universitari in queste fantasiose ricerche è che dimostrando impegno un domani possano farti entrare nel loro studio privato come collaboratori o che ti facciano fare un contratto da ricercatore..io oggi sono un libero professionista precario ma non mi sogno neppure di ricontattare qualche ex professore perchè l'università mi ha deluso.
marco palombi pianificatore

05/06/2013 22.22: ma...
Dall’intervento di Olivo non risulta chiaro il contenuto della sentenza, si cade in un equivoco, poiché ciò che lui propone e gli esempi che cita sono esattamente nella direzione della sentenza della Cassazione che difende “l’integrità dell’architettura” e non lo stile dell’edificio.
La Cassazione non ha detto che nell'intervenire con modifiche su un edificio occorre rispettarne lo stile architettonico, ma che occorre mantenerne il decoro (art.1120 codice civile), cioè non fare una bruttura. E noi architetti non possiamo che essere d’accordo.
E’ una sentenza storica, per la prima volta la Legge, difende gli Architetti (quelli veri) e l’Architettura.
In estrema sintesi, la sentenza della Cassazione 9818/2013 è in questi termini:
1. Il Tribunale di Udine, ha accolto il ricorso di un condomino contro una soprelevazione, intimandone la demolizione.
2. La Corte d’appello di Trieste ha accolto il ricorso del soccombente condomino contro la demolizione, affermando che la soprelevazione, pur alterando il “decoro” dell’edificio, ne rispettava lo stile architettonico. Per cui il nuovo manufatto non costituiva stonatura rispetto all'unitarietà dell’edificio e perciò non doveva essere demolito.
3. Nel ricorso alla Corte di Cassazione viene detto che rispettando lo stile architettonico dell’edificio, il singolo condomino potrebbe realizzare qualunque opera costituente anche vera e propria “bruttura” dal punto di vista estetico, purché tale bruttura sia realizzata seguendo il medesimo stile architettonico che è stato utilizzato nella realizzazione dell’edificio.
La Cassazione ha condiviso tale valutazione e ha cancellato la sentenza rinviando la questione ad un’altra sezione della Corte d’appello di Trieste.

Simona Mizzoni, architetto

08/06/2013 20.43: ...Terragni
Caro architetto Olivo, di Terragni (purtroppo!) non ne nascono tanti.... Quanti sono in Italia gli architetti iscritti all'albo professionale? Io ormai ho finito di contarli 10 anni fa! Cordialmente.
Arch. Stefano D'Amico

09/06/2013 21.44: Ancora architetti laureati
Caro Marco, che l'universitá italiana non funzioni granché bene é un dato di fatto. Ma io credo che il problema sia esattamente l'opposto di quello che tu descrivi.
Infatti, é da quando si é pensato che un corso di studi universitario debba consegnare un 'mestiere', debba insegnar come si compila una DIA, per dirlo con le tue parole, che si sono prodotte torme di 'architetti laureati'.
Architetti che non sanno produrre Architettura, perché nessuno gli ha detto quale ne siano i fondamentali, ma sanno peró compilare egregiamente una DIA (o meglio, oggi, una SCIA).
Se qualche raro professore ha provato ad aprirti la mente facendoti ragionare su progetti 'fantastici', magari utopici, ha tutto il mio plauso.
Negli anni dell'universitá, é meglio, a mio avviso, provare a piantare qualche seme di architettura. Magari, a volte un po' di terriccio favorevole al nuovo Terragni si riesce a trovarlo.
Altrimenti, ad imparare a compilare una DIA dignitosa bastano un paio di mesi di buon apprendistato.

Andrea Cavini

10/06/2013 12.23: i semi dell'Architettura e il terriccio
spett. Le Andrea Cavini, rispetto la sua opinione e mi rendo conto delle ragioni sulle quali essa si fonda. l'architettura e l'urbanistica moderna hanno origine anche dalle grandi fantasie ed utopie..sono consapevole di questo..però vado contro il pensiero che architettura e urbanistica siano universi per pochi eletti, lei vorrebbe forse questo? e poi per quanto riguarda il discorso del mestiere..un mestiere con il quale tutti si dovrebbero guadagnare da vivere onestamente..lei sarà sicuramente un professionista affermato ed esperto ma mi creda se le dico che oggi conquistare il privilegio di "un paio di mesi di apprendistato" è un miracolo per uno che inizia adesso come me..ma la crisi del lavoro di oggi è un discorso a parte. in ogni modo rimango fermo sul fatto che l'università dovrebbe preparare meglio al mondo del lavoro. sarò l'unico a pensarla così? può anche essere ma non credo...le porgo cordiali saluti.
marco palombi pianificatore

11/06/2013 10.33: pragma o dogma
Caro collega pianificatore, l'università non è una scuola di avviamento professionale, piuttosto una scuola di formazione con il compito di trasferire metodi e conoscenze teoriche e tecniche ... in altre parole deve insegnare metodi e tecniche utili a risolvere "i" problemi, non "il" o "un" problema; diversamente sforna "Laureati in Architettura" anzichè "Architetti".
Con i migliori auguri

Roberto Zompì

11/06/2013 12.22: è facile parlare
quando si è affermati a livello professionale si ha esperienza e a buon diritto ci si sente "architetti"...ribadisco il mio pensiero che in molti corsi di laurea di architettura e urbanistica nell'ultimo decennio è mancata la giusta attenzione alla preparazione alla realtà del mondo del lavoro del professionista tecnico...e con questo non intendo dire che l'università deve essere assimilata alla scuola di avviamento professionale...posso capire che molti di voi colleghi oggi affermati (beati voi) possiate preferire che tutti questi che voi definite "laureati in architettura" vadano alle scuole professionali ma allora andate al ministero dell'istruzione e proponete il ritorno alla riforma Gentile...il lavoro nobilita l'uomo intellettuale come il manovale e io se c'è da usare la mani non mi tiro indietro per esempio sono uno che pensa che con un ritorno alla sana coltivazione della terra, anche all'interno del nostro giardino privato, il popolo italiano abbia solo da guadagnarci. i migliori auguri oggi non servono. cordiali saluti.
marco palombi pianificatore

vedi anche:

Il condomino difende l'Architettura

di Enrico Milone - sentenza Cassazione 10048/13

Troppe costruzioni e poca architettura...

XIII Biennale di Architettura - rassegna stampa

La «brutta architettura» va demolita o salvata?

Il dibattito da New York in Italia - breve rass-stampa


data pubblicazione: lunedì 3 giugno 2013
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