Acqua a catinelle...

di Aldo Olivo

L'emergenza è passata, il sole fa nuovamente capolino ed un tepore quasi primaverile torna nelle nostre città.

La recente "bomba d'acqua" che ha messo Roma in ginocchio, che ha causato danni ingenti, disagi enormi alla vivibilità e viabilità della nostra città, è passata lasciando strascichi polemici e problemi irrisolti. Eventi meteorologici estremi ormai connotano le stagioni, gli esperti ci raccontano che il clima cambierà, che è già cambiato! Le campagne si allagano, gli edifici crollano e le persone, purtroppo, muoiono!

Abbiamo già parlato in altre occasioni degli eventi calamitosi che attraversano il nostro paese, abbiamo già affrontato le tragedie terribili che funestano il nostro "bel paese" ma non dobbiamo sottovalutare la più sottile e subdola problematica della gestione ordinaria del nostro territorio.
Il nostro paese è banalmente privo di una qualsiasi politica che metta in atto una semplice pianificazione degli interventi di manutenzione ordinaria (non voglio certo giungere alla "complicatissima" manutenzione straordinaria che certamente potrebbe scuotere le deboli menti dei nostri assessori, amministratori, politici vari!!?) che servirebbero ad eliminare molte delle piccole e grandi tragedie che funestano l'Italia.

Ma è così complicato lavorare insieme per programmare interventi su tutto il territorio nazionale in grado di riattivare il vecchio e sano buon meccanismo ordinario volto a manutenere il patrimonio edilizio esistente? L'idea di città, storicamente, si è costruita sulla costante gestione e manutenzione dei suoi edifici, delle sue infrastrutture, da parte dei suoi abitanti.

Oggi tutto questo non esiste più, manca una qualsiasi pur minima pianificazione (parola ormai dimenticata, non inserita nel vocabolario della politica che si fonda sul risultato immediato del facile e demagogico consenso), tutto è abbandonato all'incuria e solo al momento del crollo, dopo anni di indifferenza ed abbandono, ci stupiamo dell'evento, non ci capacitiamo che un edificio possa cadere, rimaniamo basiti dal crollo del tratto di mura antiche, ci stupiamo dei costi spropositati per recuperare qualcosa che ormai abbiamo perso.
Gridiamo alla tragedia quando le acque invadono le nostre strade, ci stupiamo delle immagini da paese monsonico, soffriamo per i disagi a cui siamo sottoposti, cantine e piani interrati allagati con costi di recupero notevoli. Le acque ci inondano ma nessuno che valuti la più semplice ed ovvia iniziativa: la manutenzione ordinaria della rete, la ancora più banale pulizia dei tombini! Si cerca il nemico e si trova nel facile caprio espiatorio: l'abusivismo. Certamente colpevole, certamente attore principale di questi eventi, ma se solo ci fosse onestà intellettuale si dovrebbe riflettere anche su quello che sembra solo un aspetto marginale: l'efficienza infrastrutturale.

La rete di raccolta delle acque meteoriche abbandonata, con tombini e caditoie occluse, divelte, tappate, ci restituisce l'immagine di un paese prostrato non dai grandi problemi esistenziali, dai grandi temi della politica, del sociale, ma schiacciato anche dai problemi più banali che però hanno ricadute anche importanti sul Sistema paese; conseguenze che scopriamo solo in caso di calamità naturali.

Dobbiamo tornare a pianificare semplici piani comunali di manutenzione ordinaria per le nostre città, garantire l'efficienza delle parti comuni, pubbliche, ed individuare incentivi per i privati che programmino la manutenzione ordinaria dei loro edifici.

Prevenzione ed efficienza, di questo abbiamo bisogno!

Interventi di questo tipo potrebbero rimettere in moto l'economia reale coinvolgendo una miriade di piccoli artigiani, imprenditori e, perché no, professionisti. Restituirebbe serenità a molte persone ed aprirebbe una nuova stagione di opportunità, garantendo una vita più lunga ai nostri edifici, alle nostre reti infrastrutturali.
Solo quando avremo una corretta gestione ordinaria del nostro patrimonio edilizio potremo capire se e come intervenire per migliorarlo!

 

di Aldo Olivo, architetto consigliere OAR
del 16.02.14

 

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Commenti

25/02/2014 23.49: la manutenzione del territorio
... ha bisogno di investimenti. investimenti pubblici! e sana pianificazione territoriale! soprattutto in Italia, per le specifiche fragilità e qualità che al tempo stesso connotano il nostro territorio e dove un privato non pagherà mai nessuno per pulire le strade, per pulire gli ormai famosi tombini, o caditoie che dir si voglia, intasati dal fango dalle foglie dagli aghi di pino ecc...una volta qui a Roma sulle consolari c'erano le case cantoniere e tanta gente era occupata nella manutenzione e pulizia delle strade e dei tessuti edilizi. l'italiano non ha la cultura della pulizia pubblica come un tedesco? passi pure...ma cavolo da 30 anni a questa parte si è preferito far bivaccare centinaia di persone dietro scrivanie...poltrone lautamente stipendiate non solo a livello nazionale ma anche a livello comunale.
palombi21140

26/02/2014 12.41: .
E' giustissimo quello che dici caro collega, e non fà una piega il metodo da te proposto, che parte da una gestione semplice e corretta sulle pulizie delle caditoie.Ma se pensiamo che nei tombini c'è di tutto, bottiglie, cavi elettrici, cartoni e chi più ne ha più ne metta.Questa cosa allora mi fa pensare che siamo noi che lasciamo questi materiali solidi sulle strade, e che poi l'acqua trasporta direttamente dalla caditoia al tombino.Da ciò allora penso che siamo noi che dobbiamo cambiare prima atteggiamento culturale e capire l'importanza di certi nostri modi di non "essere", e poi gli Enti locali che con accurati ed incisivi piani di manutenzione ordinaria garantire l'efficacia ed efficienza dei tombini e delle linee fognarie, anch'esse tutte intasate.un caro saluto
arch.camillo palma

10/03/2014 14.43: basterebbe svolgere solo il proprio lavoro...
Aldo, sei troppo buono, molto rispettoso, io condivido in pieno quanto riportato nel Tuo articolo, ma penso che se tutti gli attori preposti alla manutenzione ordinaria delle strade e delle fognature facessero i proprio lavoro con semplicità', a cominciare dalle posizioni verticistiche fino ad arrivare alle squadre preposte ed operativamente responsabili delle manutenzioni, probabilmente non si verificherebbero fatti molto eclatanti. Io penso che tutti dovremmo fare un momento di riflessione ed occuparci seriamente del proprio lavoro, semplicemente svolgendolo, facendolo, portandolo a termine quotidianamente. Lo stipendio serve a remunerare un servizio da svolgere; tu lavori io pago. Leggi, programmazioni, ecc.ecc. ce ne sono a iosa, scarno secco ma reale. non serve nulla solo svolgere il proprio lavoro.
arch. giorgio mitrotta roma


data pubblicazione: lunedì 24 febbraio 2014
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