Ecco l'Ara Pacis, pazienza per tutto il resto

verso l'inaugurazione

ARA PACIS: VERSO L'INAUGURAZIONE - «Il vero monumento? L'opera di Meier. Oscurando il resto...». La nuova opera di Richard Meier finirà per oscurare il mausoleo di Augusto.

L'intervento dell'architetto Giuseppe Strappa, a tre settimane dall'inaugurazione: «Roma è un insieme prodigiosamente organico». La costruzione dell'architetto newyorkese Meier finirà per divenire il vero monumento di questo delicato nodo urbano, con buona pace del Mausoleo di Augusto, delle chiese di San Rocco e San Girolamo le quali portano la firma di Valadier e di Martino Longhi. Sembra che, a Roma, gli architetti più noti vengano colti dall'ansia di lasciare il proprio segno...

Voluto dalla giunta Rutelli con l'unico scopo di immettere l'architettura contemporanea nel centro storico di Roma, il progetto di Meier per l'Ara Pacis non era chiamato a risolvere, al contrario di quanto si dovrebbe chiedere ad ogni buona architettura, alcun problema reale. Ora che l'opera è in costruzione si scopre che, come per un'oscura nemesi, ne crea di nuovi, a catena: troppo ingombrante per essere costretta nell'angusta spina tra il lungotevere e via di Ripetta, la nuova costruzione reclama i suoi spazi vitali. I quali non possono che essere ricavati occupando il lungotevere in Augusta, intubando il traffico in costosi sottopassaggi che genereranno, con i loro squarci, ulteriori problemi.

La nuovissima costruzione dell'architetto newyorkese finirà così per divenire il vero monumento di questo delicato nodo urbano, con buona pace del Mausoleo di Augusto, delle chiese di San Rocco e San Girolamo le quali portano, pur sempre, la firma di Valadier e di Martino Longhi. Del resto sembra che, a Roma, gli architetti più noti vengano colti dall'ansia irrefrenabile di lasciare il proprio segno.

Interrogati sulle possibili trasformazioni del nostro centro storico, i protagonisti dello star system internazionale, anche su queste pagine, si sono invariabilmente avventurati in dichiarazioni sull'urgenza degli interventi contemporanei e sulla propria disponibilità a disegnarli.

Poiché, in questo clima, si propone ora un concorso di progettazione per la sistemazione dell'intera area dell'Augusteo, col rischio che gli «esperti» internazionali siano di nuovo scelti tra quelli che si sono guadagnati una solida fama costruendo scintillanti opere a Parigi, Londra o Berlino (e dei quali non è dunque difficile prevedere l'orientamento), forse è il momento di riflettere sulle specificità della situazione romana rispetto alle altre grandi capitale europee.

Valga per tutti il confronto con Londra, il cui rinnovamento è legato al carattere e alla storia di una città dove l'intero patrimonio architettonico (con rare eccezioni) ha meno di tre secoli e dove molti dei monumenti più ammirati dai turisti, come il palazzo di Westminister, non sono, in fondo, che lontani echi ottocenteschi della perduta città gotica. Londra ha, nel proprio DNA, la vocazione della metropoli che si distrugge e rinnova vorticosamente, dove, per secoli, schiere di abitazioni in legno sono nate e scomparse senza lasciare tracce e, ancora all'inizio del Seicento, l'unico architetto capace di importare la grande architettura, grazie alla sua formazione italiana, era Inigo Jones. Non meraviglia, dunque, che la forza estetica di quest'instabile universo urbano si fondi oggi anche su forme imprevedibili e iperboliche come la macchina disegnata da Rogers per i Lloyd, nel cuore della City, o l'eccentrica torre appena costruita da Foster («The Gherkin», il Cetriolo).

Al contrario, il nostro centro storico, formatosi per possenti stratificazioni murarie ancora tutte presenti nel tessuto della città, ha il privilegio di non essersi trasformato in metropoli contemporanea e può ancora scegliere quel futuro di intensa continuità con la propria storia che ad altri è ormai precluso. É, questa, una decisione politica che non può trovare alibi nei modelli di trasformazione delle altre capitali europee.

E l'errore dell'Ara Pacis dovrebbe almeno servire a considerare come la Roma storica sia una città che non permette imitazioni: un insieme prodigiosamente organico, nato da un processo di continua collaborazione tra forme architettoniche, anche moderne, non un mercato dove il vestito di ogni edificio può essere scelto secondo la moda del momento o la fama del sarto.

 

di Giuseppe Strappa
dal Corriere della sera del 05.09.05


Rampelli critica la nuova Ara Pacis: «Iniziativa arrogante». «La delibera del 1996 non ha collegato il museo con una nuova piazza. Perché?».

In vista della parziale inaugurazione del museo dell'Ara Pacis progettato dall'americano Richard Meier, prevista per il 23 settembre, il capogruppo di An alla Regione Lazio Fabio Rampelli rilancia la polemica contro i sindaci di centrosinistra Rutelli e Veltroni sull'opera che ha preso il posto dell'edificio cemento/vetro di Ballio Morpurgo. «Quale sindaco si sarebbe sentito di eludere la normativa europea per conferire un incarico diretto all'architetto Meier, pagando solo il progetto preliminare, facendosi regalare il progetto definitivo e facendo pagare alle banche tesoriere del Comune quello esecutivo onde evitare ricorsi e far incamerare a Meier circa un milione di euro?».

Rampelli definisce «assurda» la vicenda della realizzazione del nuovo polo museale dell'Ara Pacis, «affrontata da Rutelli e Veltroni con leggerezza e arroganza». La prima delibera del 1996 conteneva l'intenzione di risistemare tutta piazza Augusto Imperatore, ma -sottolinea l'esponente della destra- «ometteva di spiegare come il museo potesse non derivare da un nuovo disegno della piazza. Da quando l'architettura precede l'urbanistica?».

«Sono stati ignorati -conclude Rampelli- i pareri critici espressi da Arbasino, Zeri, Fuksas, Nicolini, Krier, Portoghesi, Muratore, dal principe Carlo d'Inghilterra e da Italia Nostra. La città avrebbe potuto dialogare con il suo fiume attraverso il ripristino simbolico dell'antico Porto di Ripetta, e invece ci tocca una "pompa di benzina", così l'ha definita la scuola del Principe Carlo, di fronte al mausoleo di Augusto, con costi lievitati di "appena" il 266 per cento».

 

dal Corriere della sera del 31.08.05


Ara Pacis: «Su piazza Augusto il Campidoglio è stato fermato»

La prossima apertura del Museo Ara Pacis offre l'occasione per alcune considerazioni chiarificatrici sulla storia del nuovo complesso e sul ricorrente tema dei poteri istituzionali e amministrativi della Capitale nei confronti dello Stato centrale. La giunta Veltroni, insediata a metà del 2001, affrontò immediatamente il tema del nuovo complesso Ara Pacis, già affidato a Richard Meier dal sindaco Rutelli, con una visione complessiva e urbanistica che la legava a piazza Augusto Imperatore. Il nuovo piano regolatore, adottato a marzo 2003, prevede infatti un'ambito di valorizzazione unitario che lega indissolubilmente la nuova sistemazione architettonica dell'Ara Pacis con la piazza del mausoleo. È noto poi che Veltroni istituì una commissione comunale composta, tra gli altri, dal professor La Rocca della sovrintendenza comunale, dal professor La Regina della Soprintendenza archeologica e dal professor Martinez della Soprintendenza ai Beni architettonici, che in sei mesi produsse un documento di linee guida per un concorso internazionale ad inviti per urbanisti, archeologi e paesaggisti, per riorganizzare piazza Augusto Imperatore tenendo conto di tre elementi: Il Tevere, il nuovo complesso museale, i portici degli anni '30. Quel documento, tuttora valido, fu però accantonato quando sotto il fuoco delle roventi polemiche dell'allora sottosegretario Vittorio Sgarbi il governo chiese al comune di istituire una nuova commissione di esperti - statale e comunale - a presiedere la quale fu chiamato il professor Leonardo Benevolo, nominato dal governo attraverso il ministro Urbani. Tale commissione dopo un lavoro di otto mesi (settembre 2002-giugno 2003) si chiuse con un nulla di fatto, concordando unicamente sulla opportunità di ricollegare l'Ara Pacis al fiume, interrando il lungotevere. Proprio quest'ultimo aspetto ha prodotto un progetto di finanza di cui lo stesso Corriere ha fornito ampia e corretta informazione. Il fallimento della commissione Benevolo induce nuovi argomenti di riflessione sul tema dei poteri della capitale. Il Comune era pronto per il concorso sulla piazza Augusto Imperatore dal 2002. Perchè fu fermato? E con quale risultato? Fu fermato per le inopportune ingerenze di organi statali e senza nessun esito. Chi si presenta dunque al matrimonio con le scarpe di gomma? Non certo il Campidoglio, che tra mille ostacoli ha chiuso regolarmente le procedure, ha avviato il nuovo progeto di sottopasso per il lungotevere e dal 2002 è pronto a bandire un concorso di architettura per la piazza. Stato permettendo.

 

di Roberto Morassut, Assessore all'Urbanistica del Comune di Roma
dal Corriere della sera del 29.08.05

 

invia la tua opinione!


 



Commenti

07/09/2005 10:26: no al nuovo museo
..naturalmente ce ne ricorderemo al momento delle elezioni ! Mi auguro in futuro di sentire proposte coraggiose ed efficaci in merito a questa storia.
Fabrizo

08/09/2005 23:58: no al progetto per l'ara pacis
sono un ragazzo romano da parte di madre amante dell' architettura e della città eterna forse neomatricola all'iuav di venezia.(sono in attesa dei risultati del test) Roma non è londra non è berlino non è new york. è inutile che tenti di assomigliare a queste città si affacsinanti, travolgenti e pure belle ma roma è diversa. roma ha quello che tutte le capitali del mondo messe insieme non avranno mai . roma è passato, presente e futuro roma è eterna e allora non capisco perchè una citta che non ha bisogno di grandi firme per farsi notare insegua e ricerchi questi progetti che con roma non hanno niente a che fare. certo è difficile mettere le mani su un centro storico in cui ogni pietra ha un suo valore ma perchè tentare di assomigliare agli altri, perchè omologarsi. a cosa serve un contenitore che opprime, schiaccia il contenuto. a cosa serve (perchè spero che l'architettura abbia ancora il fine ultimo di essere utile ) un edificio si grande in una piazza che ha gia delle sue proporzioni che piacciano o meno e che ha gia un suo equilibrio? non si poteva fare un bel restauro del padiglione che gia c'era invece di rincorrere un archistar a cui evidentemente non interessa ne roma ne il monumento che avrebbe dovuto esaltare invece di opprimerlo.
guglielmo mattioli

09/09/2005 11:27: Come verrà chiamata l'Ara Pacis?
Disturba, sulla vicenda Ara Pacis, il giudizio emesso prima della percezione fisica dello spazio costruito, la condanna o l’assoluzione prima di aver vissuto l’esperienza di una visita. Se escludiamo gli scempi del recente passato che hanno deturpato la continuità storica della città, in Roma coesistono, vicinissimi, manufatti di epoche diverse, distanti cronologicamente tra di loro, ma mirabilmente integrati; ogni momento storico, ogni espressione sociale e politica del tempo si è pietrificata, lasciandoci un patrimonio storico-artistico davvero unico al mondo. Ma il nostro tempo, come verrà rappresentato tra due, trecento anni, o giù di lì? Forse come il tempo del malgoverno e della corruzione che non ha prodotto altro che degrado architettonico, pur mantenendo in piedi le opere del passato, in quanto impossibilitato culturalmente e politicamente ad arricchire con nuove opere la storia dell’uomo? O forse come il tempo di transizione da una cultura ricca e fervida d’idee ad un’altra che ancora non conosciamo? E’ triste pensare che questo oggi noi siamo: cultura di transizione, cultura amorfa, cultura del nulla….eppure nel resto del mondo non è così!? L’opera di Meier aprirà sicuramente un acceso dibattito: potremo condividere o meno i suoi diaframmi di luce, potremo criticare od approvare l’impatto ambientale o l’inserimento urbanistico, ma mai prima di averlo vissuto di persona! Uno solo, comunque, sarà il giusto verdetto: quello del Popolo di Roma, lo stesso popolo che trasformò il Vittoriano in una -Macchina da scrivere-
arch. Paolo Macoratti

13/09/2005 16:25: ara pacis
vorrei dare la mia opinione sull'illuminante articolo dell'arch. Strappa che sembra ben conoscere la cultura romana. 1) le chiese di s. Girolamo e di s. Rocco ,citate del arch.,non sono ne di Martino Longhi ne (peggio ancora) di Valadier, bensì entrano in un progetto ben più anteriore risalente quasi a periodi medioevali,per un ospedale per la povera gente affianco al porto di ripetta fulcro del commercio romano;se mai si possa riconoscere la mano degli architetti citati forse è in qualche particolare all'interno e/o in facciata ma decisamente irrilevante. 2)il paragone tra roma e londra fatto dall'arch. non trova nessun riscontro ne storico ne culturale,mi spiego: che i londinesi abbiano cercato dei riferimenti quando si accingevano a ricostruire la città è assolutamente menzogna, che roma ,una città che come dice l'arch. ha più di 2000 anni di stratificazione e di storia,debba guardare londra per costruire è pura propaganda. quella stratificazione di più di 2000 anni deve essere oggetto di ricerca per le nuove costruzioni e non c'è alcun bisogno di guardare all'estero per capire ciò che la città necessita; e in nome di quella stratificazione gli architetti contemporanei italiani e non hanno il sacrosanto dovere di dire la propria e di lasciare il segno nella città. chiudo con la seguente domanda: che l'arch. Strappa voglia dimostrare che londra sia più bella di roma? forse ma solo perchè negli ultimi 200 anni a londra hanno costruito una città.... noi no!
marcello riccetti

14/09/2005 21:46: Vedi Mattioli
Guglielmo Mattioli...non sei ancora architetto ma ne sai già abbastanza...in bocca al lupo e complimenti! condivido ogni parola che hai detto!
Arch. Stefano D'Amico

06/11/2006 17:52: Ara Facis
Premetto che lo stile dell'architetto Meyer mi piace moltissimo. Ho ammirato personalmente il Kunsthandwerk Museum a Frankfurt e la chiesa di Tor Tre Teste, della quale ho anche seguito a tratti la travagliata realizzazione delle "vele". Ma quest'opera lascia quantomeno basiti. Se fosse stata realizzata ad Ostia Lido, quale sede dell'autorità portuale ad esempio, non ci sarebbe stato nulla da dire, ma nel centro di Roma... Un bel vestito, senza dubbio. Ma non mi pare indossato nel contesto opportuno. Ara Facis.
Ing. Giovanni Di Croce

08/11/2006 12:07: Ara Pacis 3
Aderendo all’iniziativa dell’Ordine degli Architetti di Roma ho partecipato lo scorso 5 ottobre ad una visita guidata dell’Ara Pacis, condotta dall’architetto australiano Nigel Ryan, stretto collaboratore di Meier. Ricollego questo breve scritto ai due precedenti interventi in cui mi riservavo di formulare giudizi sull’opera in questione prima di averne vissuto personalmente lo spazio architettonico. Ciò è avvenuto, grazie all’iniziativa dell’Ordine, su due piani: descrittivo ed emotivo. Attraverso il primo ho appreso dalla voce dei progettisti le motivazioni che hanno determinato le scelte progettuali; attraverso il secondo ne ho vissuto l’impatto sensoriale. Sintetizzando, mi sento di affermare che l’opera di Maier sia un esempio illuminante di architettura contemporanea “equilibrata”, in cui tecnologia e forma si esaltano vicendevolmente senza compromettere l’esigenza di spazio, visibilità, silenzio e luce che il monumento antico, conservato al suo interno, richiede. L’uso intelligente del travertino, lo spazio espositivo, la sala convegni, la scalinata esterna che apre verso la città alludendo a quella più antica di Ripetta che scendeva verso il Tevere (perduta per sempre e dunque irrecuperabile), sono solo alcune delle componenti di un edificio ricco d’ingegno e spunti prospettici. Non concordo, evidentemente, con i pareri negativi che molti colleghi hanno espresso sull’opera; a tale proposito credo sia invece urgente, oggi, avviare un processo di liberazione dai fardelli culturali, dai dogmi e dalle convenzioni che generano categorie di giudizio precostituite, impedendoci di “vivere” il costruito, piuttosto che “subirlo”. Arch. Paolo Macoratti
Arch. Paolo Macoratti

13/11/2006 15:25: .....ne sarebbe stato capace?.
Egregio Arch. Macoratti,La ringrazio per il Suo intervento che da nuovamente spunto ad una lucida e chiara riflessione sull criticità emerse dal nuovo contenitore.Apprezzo il Suo tentativo di ricondurre a schemi razionali l'opera del Maier,ma credo che ancora una volta si stia confondendo la questione estetico-sentimentale con quella funzional-razionale.Sulla funzionalità dell'opera non si è mai discusso,ci mancherebbe che oltre ad essere brutta fosse pure inutile.Piuttosto si pone il punto su una idea di fondo che, come dice Lei, è schiava di un fardello culturale tale da rendere tabù ogni timido tentativo di innovazione.Si guardi attorno,si faccia una bella passeggiata nelle periferie e scoprirà con disgusto che cosa rappresenta oggi l'architettura contemporanea.Indovinare il contesto di un opera,adeguarlo al paesaggio circosatante,rispettare i cittadini che in qul luogo risiedono, non può essere limitato ad una mera idea di preconcetto.Nel caso in questione il problema è proprio nel mancato rispetto di regole genrali di buonsenso nella scelta politica dell'edificio in relazione al contorno.E' proprio perchè si vuole vivere il costruito che non ci si può arrendere al mostro.A volte mi vien da pensare che vi sia una sorta di preceoncetto al contrario che ci impedisce di analizzare con serenità il "fatto" e ci obbliga a dire,pur in buona fede si intende,che ciò che è bello è brutto e viceversa.Nel nostro caso Lei invita ad una liberazione culturale dalle convinzioni che generano un giudizio precostituito... ecco,allo stesso modo,La invito a liberarisi dal pregiudizio relativo alla obbligatoria ricerca di un giudizio libero. E' una questione culturale...Maier ha voluto sconvolgere un centro storico di 2700 anni:forse doveva Lui per primo liberarsi dal pregiudizio "del perforza moderno" e ricercare una soluzione di tipo classico che si intonasse con il contorno.Forse un bel contenitore barocco poteva essere la soluzione,ma il dubbio rimane: ne sarebbe stato capace?
Antani Volante

15/11/2006 17:36: Ara Pacis 4 - La vera liberazione -
Anzitutto voglio ringraziare Antani Volante per il garbato intervento attraverso il quale, si evince chiaramente, esprime un netto rifiuto dell'architettura di Meier nel contesto in cui si trova. Proprio oggi, passando in auto nei pressi della costruzione, riflettevo sul problema del monumento "Ara Pacis" e dell'edificio che lo ingloba. In realtà, tralasciando di commentare le critiche rivolte alla sproporzione del -contenitore- rispetto al -contenuto- e prescindendo dalla precedente "teca" che lo proteggeva, spesso trascuriamo di considerare l'enorme significato dell'inserimento, in quel contesto, di un nuovo spazio espositivo situato nel centro di Roma. Perchè nel cuore dell'Europa, a Parigi, tanto per citare un piccolo esempio noto a tutti, è stato possibile costruire una piramide in acciaio e vetro nel cortile del Louvre od anche realizzare il centro Pompidou, così distante dall'architettura dell'intorno storico? Perchè ci scandalizziamo quando si presenta l'opportunità di interpretare, diversamente, la "luce" ed i "punti di vista"che tutti noi siamo abituati a percepire fin dalla nascita in quel luogo? Delle nostre periferie, si, dovremmo essere scandalizzati, giorno e notte, tutti! In questo mi associo al Suo commento, anche se mi rifiuto di chiamare Architettura il "costruito" sub-urbano; sarebbe più opportuno definirlo speculazione selvaggia, apoteosi dell'antisocialità, case costruite da avidi speculatori e progettate da squallidi tecnici che, per bieca avidità, hanno cercato e cercano ancora di imporre alla collettività insostenibili fardelli ambientali! Spero di trovarmi in sintonia con Lei almeno su questo punto: la priorità degli interventi per Roma; prima le periferie, poi l'Ara Pacis, all'ultimo posto, se rimane qualche spicciolo, le notti bianche. La distruzione delle orrende periferie; questa, forse, potrebbe essere la vera liberazione!!!
Arch. Paolo Macoratti

24/11/2006 14:05: quanto siamo anti-storici!
Mah! Sarà che i miei maestri erano stati i protagonisti dell'architettura moderna ma io i laudatori di questo contenitore non li capisco. Niente da dire sul valore di Meier: il Getty Museum di Los Angeles entusiasma come un'antica Acropoli, la chiesa di Tor Tre Teste é sufficiente a qualificare un intero quartiere periferico e via elencando ma qui mi fermo. Essendo venuto a Rutelli l'uzzo di abbattere la vecchia teca, altro doveva essere il progetto per definirlo "moderno" e non semplicemente, secondo i gusti, bello, gradevole, incongruo, ecc. A quel punto, trasformazione per trasformazione, si doveva restaurare in maniera dignitosa l'Augusteo, il "dente cariato", trasformandolo in contenitore dell'Ara Pacis. Si ripristinava la quota del vecchio Auditorium con un solaio (si veda l'operazione di Fuksas alle Scuderie Aldobrandine di Frascati) che, oltre a coprire con la sua ombra l'ambulacro interno rendendo suggestiva la visita alle tombe della stirpe giulio-claudia, avrebbe sostenuto il monumento alla politica del primo imperatore. Si copriva il vasto ambiente così ottenuto con una opportuna cupola leggera e trasparente (si veda l'operazione di Mario Botta al Mart di Rovereto oppure la copertura della Gran Corte della British Library di Norman Foster) a memoria di quella distrutta dalla vanagloria mussoliniana. Dulcis in fundo, si ricostruiva integralmente, in forma e struttura, la cordonata del Porto di Ripetta (la sensibilità di oggi accetta l'idea del multiplo in arte!) che, volgendo le spalle al fiume, diveniva discesa di quota all'ingresso del Mausoleo. L'Urbe avrebbe mostrato lungo il tevere il Mausoleo di Adriano trasformato "modernamente" dalla corte papale post-avignonese in fortezza e il Mausoleo di Augusto trasfomato "modernamente" in museo. Aggiungiamo il sottopasso per liberare l'affaccio sul Tevere e il prospetto delle due chiese gemelle. In conclusione non abbiamo avuto il coraggio di essere moderni come gli antichi.
sergio marzetti

28/11/2006 17:55: La favolosa Ara Pacis scomapare nello stupefacente
Ci sono stata molte volte per convincermi che era bello, perchè amo l'architettura moderna tra Londra, Parigi, New York e Barcellona, alla fine ho capito che l'edificio di Meyer è bello. Ma sarebbe splendido a Parigi, Berlino New York e Barcellona; a Roma sulla Cassia, in uno spazio a Vigna Clara o al Fleming; a Lungotevere Thaon di Ravel, davanti alla Farnesina, sarebbe stato perfetto, ma li non sta affatto bene. Il centro di Roma, non potrà mai essere Parigi o New York è esteticamente un'idea che crea infelicità. Bellissimo l'edificio di Meyer, ma vederlo li mi fa venire voglia, di cercare Roma, di distoglire lo sguardo per sentirmi felice tra le cupole e le pietre romane in un tempo che, tra il mausoleo di Augusto e le vetrate di palazzo Blumensthil, è senza tempo; mentre la favolosa Ara Pacis scomapare nello strabialiante, sutefacente, troppo grande e troppo datato edificio di Meyer.
Tiziana Leone

01/12/2006 12:57: avremmo gradito altre stupefazioni!
Sono perfettamente d'accordo con la signora Tiziana. Non si tratta di dibattere se l'architettura moderna può essere inserita in un contesto storico; anche io a Parigi ho apprezzato il Beaubourg di Piano e Rogers, la piramide di Pei e aggiungo solamente, per non fare un troppo lungo elenco di ottimi inserimenti, il palazzo Penthouse di Hans Hollein a Vienna. Il fatto é che l'intorno storico delle grandi città europee, capitali di grandi imperi formatisi in epoca moderna, fu ridisegnato demolendo e appropiandosi delle originali soluzioni urbanistiche che grandi papa-re (senza dimenticare le signorie comunali), mecenati dei grandi architetti rinascimentali, avevano dato all'Urbe (tridenti, assi, piazze centripete, grandi ville urbane). Allo stesso tempo l'apparato edilizio di queste capitali si ridisegnava con un omogeneo stile classicistico che veniva appreso dagli studenti delle tante accademie che le nazioni europee aprivano a Roma. Per questo, se é congruo intervenire in questi centri urbani, é tanto difficile operare nello spazio archetipo della nostra Roma. Quando quest'ultima divenne capitale, la nuova dirigenza piemontese, per ignoranza della città e vanagloria, fece, per adeguarsi a un malinteso senso di grandezza nazionale, l'operazione inversa di quella operata dalle corti europee scopiazzando i loro slarghi e i grandi boulevards (p.zza Venezia con il Vittoriano, corso Vittorio, i lungotevere). Mussolini, per ignoranza e vanagloria imperiale, volle dare un'altra picconata. Basta picconare e ricuciamo, questa volta sì con l'architettura moderna, gli spazi formatisi con queste malaugurate demolizioni in cui l'originale tessuto urbano si é perso. Per esempio, quanto dobbiamo aspettare che venga richiuso il buco amorfo di p.zza del Parlamento? Al contrario é stato un errore chiudere l'Augusteo con la vanagloriosa quinta di Meier e, allo stesso tempo, ho apprezzato la leggerezza con cui Cellini ha, vincendo il concorso, ridisegnato ll'intorno della piazza.
sergio marzetti

01/12/2006 16:20: L'alveare umano
Egregio Arch. Marcoratti, non posso non concordare con Lei sull'ultimo punto. L'elenco delle priorità da Lei indicato è non solo condivisibile, ma auspicabile. Per questo motivo, tralasciando per un attimo il "mostro", mi permetto di indicarLe un nuovo "scempio" che sta per essere compiuto a Roma. Mi riferisco al cd Rione Rinascimento...zona Talenti. Ammirate come in un quartiere di palazzine a massimo 5 piani viene con con leggerezza eretto l'ennessimo casermone... nel film "Totò cerca Casa" un affare del genere sarebbe stato definito "alveare umano". Rimpiango l'architettura della Garbatella, del Tufello... di Piazza Tuscolo...Rimpiango il barochetto romano... rimpiango la bellezza... ma per citare un altro film, questa volta di Woody Allen, al figlio che chiedeva sul bello rispose:" ma caro, siamo nel 1975...ed il bello è finito almeno 50 anni fa". Che peccato vivere in una realtà senza il bello. In poche parole... la mia non è una crociata contro il modernismo... ma piuttosto contro il brutto. Per questo, tornando al "mostro", non posso che ringraziare tutti coloro i quali concordano sulla inadeguatezza del progetto di Maier in quel punto di Roma, spronandoli di fare più proselitismo possibile. La mia paura è che con il tempo la gente si arrenda e si rassegni ancora una volta all'ennesima bruttura, un po come è accaduto con le periferie. Quanto, infine, alle "notti bianche"....che altro dire... concordo con Lei: Roma muore di traffico ogni giorno, è sporca, non sicura, senza asili e con il problema casa che rischia di scoppiare da un giorno all'altro... ciò tuttavia mi pare evidente che nelle scelte politiche sulla priorirtà degli interventi da porre in essere siano state preferite notti bianche e festival cinematografici di dubbia valenza e, sopratutto,..."costruzioni di mostri". Saluti.
Antani Volante

03/01/2007 14:39: Ara Pacis 5
Confortato dall’esistenza di alcune voci che condividono la mia posizione sull’edificio di Meier e dalla presenza di interlocutori garbati e non arroganti, cercherò di esprimere brevemente alcuni concetti, sollecitato dalla riflessione sul contenuto dei commenti riportati in questa preziosa rubrica. Nei giudizi e nei valori attribuibili ad un’opera architettonica spesso si procede secondo l’uso rigido ed enfatico di alcuni aggettivi qualificativi: bellissimo-bruttissimo, stupendo-mostruoso, fantastico-terrificante, ecc.. Con tale scelta linguistica si trascurano, in effetti, quei termini attraverso i quali si possa percepire una riflessione più attenta e meno superficiale dei contenuti complessivi di un’opera. Non è giusto affermare che la nuova Ara Pacis sia “un mostro”, sintetizzando in un solo termine l’architettura complessa che la caratterizza, mettendo cioè sullo stesso piano negativo struttura, spazio architettonico, esterno, interno, funzionalità, rapporto con la città, ecc., e riconducendo l’immagine evocata dalla parola “mostro” ai famosi eco-mostri abbattuti recentemente od alle peggiori costruzioni delle nostre tristi periferie. Personalmente non ho condiviso alcune scelte formali di Meier, così come non mi convincono determinate visuali prospettiche che si percepiscono dall’intorno dell’edificio; ciò non influisce minimamente sul giudizio finale dell’opera, proprio perchè dovrebbe essere formulato attraverso la media delle varie espressività che la compongono. Secondo il mio modesto parere questo è un metodo di analisi “democratica”, così come è democratica la valutazione di una persona secondo la media delle molteplici valenze che la contraddistinguono. Rispetto pertanto chi ha espresso con motivate argomentazioni le proprie opinioni di dissenso ma mi dissocio nettamente da chi, influenzato dai “media” o perché affetto da atavica riluttanza all’approfondimento, ha usato o addirittura riportato frasi che “insultano” l’opera, al di là dei suoi meriti o dei suoi difetti. Se è vero che in questi anni si è progressivamente affievolita la coscienza critica della gente, soverchiata dallo strapotere della pubblicità e della televisione, è altrettanto vero, a parer mio, che la realizzazione di un’opera come quella voluta da Meier, grande interprete delle trasparenze di luce e dei volumi essenziali, dovrebbe essere apprezzata per la totalità della sua reale espressività. A chi si lamenta dello stridìo che il bianco di facciata esercita rispetto ai colori tradizionali degli intonaci di Roma, si può rispondere ricordando che, bianco, era il colore prevalente del marmo che rivestiva gli edifici dell’antica città all’epoca del suo massimo splendore e che il colore di oggi è il segno tangibile della sua spoliazione e della sua decadenza.
arch. Paolo Macoratti

08/01/2007 15:11: guardiamola dal di dentro!
Facciamo punto e a capo sull'aspetto esterno e sull'ambientamento del costruito di Meier perchè intanto ognuno rimarrà del proprio parere. Approfittando delle Feste e della curiosità di visionare i progetti del concorso sulla Piazza, ho gironzolato all'interno del Museo; che dire? Apprezzamento per la bravura dei restauratori all'opera sui pannelli dell'Ara Pacis, ammirazione per il grande pannello di Palladino (il che mi fà rimpiangere che nessuno darà ascolto alla mia umile proposta di sostituire il "birillo", ovvero "obelisco" ovvero "cilindro" sulla spianata, con una più degna "colonna" di Arnaldo Pomodoro), la corretta ma non esaltante distribuzione, segno di una ben collaudata professionalità che però si é messa in gioco non più di tanto; non nomino altre piacevolezze che altri potranno sottolineare. Una cosa però mi ha colpito che vorrei qui indicare e che può impedire che la coda di paglia dei nostri amministratori spinga a eseguire un antieconomico e, a questo punto, inutile progetto che é anche un errore diabolico: il sottopasso del Lungotevere. Dalle asole visive verso il Mausoleo e dalla grande vetrata verso il Fiume ciò che colpisce é il contrasto conturbante, accentuato dal perfetto isolamento acustico, tra la vista del quieto e senza tempo passeggio pedonale lungo via di Ripetta e il fluire cinetico e moderno del traffico automobilistico. L'opera di Meier viene ad assumere, quasi inconsciamente, il bordo, il confine tra la Roma eterna della contemplazione e della sosta e la Roma moderna del movimento senza fine. Con i soldi risparmiati hai voglia quante altre opere si possono fare! (Per esempio, perchè non ripristinare sul Ponte Margherita i quattro lampioni che vennero sottratti per la demenziale raccolta di ferro e acciaio compiuta dal Duce? La Banca d'Italia, già da molti anni, ha ricostruito la cancellata lungo via Nazionale che le venne tolta per costruire fuciletti e cannoncini!).
sergio marzetti

09/01/2007 14:03: Insultata l'opera o i cittadini (o la citta)?
Che bello sapere che durante le vacanze natalizie qualcuna è andato a vedere il "Mostro" (o eco-mostro,va bene uguale...)!I criteri indicati sui giudizi estetici, la media delle componenti...e tutti i correlati commenti su di chi è "influenzato dai media"... dimostrano molto chiarmente che non si può più esprimere una netta opinione su di un qualsiasi argomento senza dover ripiegare per forza su un buonismo di facciata.Il politically correct è ormai un must...Personalmente fuggo da questo must e mi piace pensare che chi pur avendo una opinione diversa dalla mia possa ancora tollerare l'aspra critica che viene posta nei confronti di uno scempio urbanistico.Egregio Arch. Marcoratti,ho condiviso con Lei alcune priorità e proprio in forza di un'aspicabile e comune ricerca del bene e del bello (che probabilmente ci sprona e ci accumuna entrambi, anche se in sensi opposti)che la invito a considerare i miei "insulti" come delle semplici opinioni... e magari ad immaginare che la mia, per carità,forte riflessione,possa essersi creata proprio come reazione ai continui scempi che ormai da anni vengono perpretati. Ed allora riflettiamo, chi è veramente ad essere stato insultato... un cubo bianco, mal fatto ed inguardabile...od i cittadini (o la città) che con quel cubo ci debbono convivere?A mio parere è stata profondamente insultata la città ed il mondo intero(l'Ara Pacis, Roma, il bello sono patrimonio dell'umanità.Concorda?). Se Lei,invece,quando passa sul lungotevere è felice e sereno...buon per lei, è un privilegiato...personalmente mi vengono i brividi...sopratutto quando vedo la facciata di San Rocco oscurata da quel muro di Berlino.Io la penso così e con questo non dico che lei, che la pensa diversamente, insulti ciò che a mio parere è bello.Come è stato definito eco-mostro il Fuenti, mi permetta di associarvi lo scempio all'opera di Meir. Magari vi potrà anche essere qualcuno a cui il Fuenti piaceva...ed allora per questo non si può definire lo stesso come un scempio?
Antani Volante

15/01/2007 12:40: Periferie e architetture - parte prima
Voglio raccontare a chi partecipa a questa pagina un gustoso aneddoto. In interventi oramai lontani e scomparsi da questo sito, avevo lanciato alcune proposte che si legavano alla situazione di allora del dibattito appena iniziato sul progetto "meieriano". All'affermazione, per esempio, da parte delle autorità comunali, sull'impossibilità di fermare il cantiere per non incorrere in possibili atti giudiziari da parte del progettista, proposi di erasare, mantenendo le oramai imponenti fondazioni nascoste nel sottosuolo, la parte visibile della nuova teca e di riproporre il progetto tal quale nel costruendo parco sulla via Casilina in zona Torpignattara che andava a ricoprire, in buona parte, l'area conosciuta in antico come "ad duas lauros", diventata all'inizio del secolo scorso sede dell'aeroporto di Centocelle. Come si ricorderà, l'area doveva diventare il cardine centrale dell'Asse Attrezzato come Sistema Direzionale Orientale. Tutto venne bloccato da Adriano La Regina che sottopose l'area a vincolo archeologico data la presenza nel sottosuolo di ville imperiali. Rutelli decise di farne un parco urbano ma dovette cedere buona parte dell'altopiano all'Aeronautica. Si fece il concorso e adesso finalmente appaiono piantumazioni, viali e panchine. Manca però un edificio di valida architettura che serva come Antiquarium dei reperti e come luogo di sosta e ristoro per i visitatori: qualcosa come la "Gloriette" nel parco di Shoenbrun a Vienna. Mi chiedevo, perchè non trasferire la nuova teca in"periferia" visto l'ottimo risultato che Meier ha raggiunto con la chiesa di Tor Tre Teste?? (Se qualcuno ha buona memoria ricorderà lo scandalo che ogni volta suscitavano le decisioni del Comune di trasferire, seguendo le indicazioni del PRG del 1962, per esempio, la Città Giudiziaria in area Centocelle. Come!? Il posto di lavoro di magistrati e avvocati in "periferia!? Sia mai!! Si continui a costruire in Prati!! (segue:)
s.m.

15/01/2007 13:41: Periferie e architetture - parte seconda
Altro esempio; é necessario risarcire Roma della mancanza di un Auditorium? Si trovi l'area adatta! Veramente il PRG localizza l'Auditorium in zona Sud-Est. Come!? Il luogo sacro della musica posizionato in "periferia"!? E' preferibile il Flaminio, lì dove abita, tra Parioli, Vigna Clara e Collina Fleming, la classe medio- alta chiamata storicamente "generone", meglio attrezzata evidentemente ad apprezzare Bach, Mozart e via suonando che non i burini "gretti e periferici"!!). Continuavo a parlare e spiegare questa mia idea con chi voleva starmi a sentire. Qui scatta il gustoso aneddoto: mia sorella, dirigente di un grosso Ente di Stato, transitava in macchina un dì per lavoro, accompagnata da un suo pari grado, per il lungotevere di fronte al cantiere e, come tutti i romani, anche loro fecero considerazioni in proposito. Mia sorella raccontò di questa ipotesi che le avevo spiegato al che il collega che, in vista delle vicine votazioni per il rinnovo della carica a Sindaco, era entrato a far parte del Comitato Elelettorale di Alemanno, mostrò tutto il suo interesse affermando che ne avrebbe parlato a chi di dovere. Lì per lì rimasi sorpreso piacevolmente quando il candidato del centro-destra inserì questo punto nel suo programma elettorale ma rimasi deluso quando vidi che l'ipotesi era presentata in modo alquanto rozzo il che dimostrava quanto meno una certa fretta e leggerezza propositiva. Si parlava di spostare genericamente in "periferia" la teca senza proporre un luogo adatto il che faceva diventare la proposta fumosa e fiaccamente ideologica mentre in quei giorni, con più giuste ragioni e motivazioni storiche, si decideva di spostare obelischi axumiti nella loro terra d'origine. Il mio stupore si chiarì quando mio sorella mi raccontò divertita tutto l'antefatto. Bene! Se la cosa dimostra che anche la voce di un semplice cittadino può raggiungere orecchie attente, dimostra altresì come la cultura della nostra classe politica sia ideologicamente di maniera.
s.m.

vedi anche:

Ara Pacis, inaugurazione il 23 settembre

poi ancora tre mesi di lavori

Ara Pacis, una piazza sul Tevere

L'inaugurazione complessiva il 21 aprile 2006

«Così l’architettura salverà Roma»

Intervista a Peter Eisenman

«La Città Eterna? Rendiamola contemporanea»

Intervista a Kjetil Trædal Thorsen

Ara Pacis, l’apertura slitta a settembre

il progetto Meier è ancora un work in progress

L’architettura nel centro storico

Protesta all'Ara Pacis per «salvare» il Porto di Ripetta

Il cantiere Ara Pacis

ed una provocazione...

Sul «mistero» Ara Pacis

la risposta del soprintendente La Rocca

Come sarà l'Ara Pacis?

Un progetto «invisibile»


data pubblicazione: martedì 6 settembre 2005
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Architettura sul web Ecco l'Ara Pacis, pazienza per tutto il resto