Ara Pacis, si alza il sipario

comincia ad apparire in tutta la sua evidenza

LA CAPITALE DELL'ARCHITETTURA - Venerdì 23 settembre festa in cantiere con il sindaco e l'architetto americano. E a primavera l'inaugurazione. Via le coperture e già appare il travertino di Meier. Finalmente l'opera comincia ad apparire in tutta la sua evidenza. La parete a vetrate bianche dell'edificio che contiene il monumento è completa.

La facciata sul lungotevere, a lato dei platani, sarà libera fra poche ore, a scoprire i finestroni rettangolari incorniciati di bianco e, dentro, uno dei monumenti più belli e preziosi dell'antichità: nel cantiere dell'Ara Pacis è il conto alla rovescia verso la festa fissata per venerdì 23 settembre alle 19, quando arriveranno il sindaco Walter Veltroni e l'architetto Richard Meier per un sopralluogo ad una delle opere di architettura dalla gestazione più lunga e complessa della storia di Roma moderna. Il lavoro è una corsa contro il tempo ma il grosso dell'opera è ormai ultimato. L'inaugurazione ufficiale, con l'apertura al pubblico sarà probabilmente annunciata venerdì prossimo, e andrà a cadere nella prossima primavera, prima delle elezioni amministrative.

Nel giro di un paio di mesi, il cantiere ha cambiato volto e finalmente l'opera, il segno del grande architetto americano, premio Pritzker nel 1984, appare in tutta evidenza. E' quello stesso delle magnifiche opere contemporanee-musei che si possono vedere in giro per il mondo, nel cuore gotico di Barcellona e sulle colline di Los Angeles. Il bianco, il travertino riportati nel pieno centro di Roma di cui all'estero sono spesso citazione, radice e referente culturale. Il progetto, come si sa, prevedeva la definizione di un contenitore per il monumento che celebra le gesta di Augusto, proteggendolo da vibrazioni e smog. Oggi, dal lato del Mausoleo di Augusto, la parete a vetrate bianche è ormai completa così come definita è la piccola terrazza al primo piano, dal lato di via Ripetta dove troverà posto un bar e dove sta per essere montato un alto cono bianco, dal diametro di quasi quattro metri, che ha la funzione di catalizzare la luce nella sala espositiva sottostante.

Su questa terrazza, il bellissimo affaccio che i primi 400 fortunati visitatori - autorità, addetti ai lavori, assessori, soprintendenti e stampa - potranno ammirare sul fiume e su piazza Augusto Imperatore. Sono ormai ultimati anche i rivestimenti in travertino della sala centrale del monumento, tonnellate di materiali arrivati dalle cave dei Castelli romani che centinaia di operai al lavoro stanno fissando con pesanti staffe di acciaio alle pareti. È questo uno dei tratti caratteristici del lavoro di Richard Meier, la giustapposizione di blocchi dai toni rosati, lisci come velluto, negli interni. Dal lato di via Tomacelli, invece la "piazza" di accesso è ancora da ultimare ma svetta dal lato del fiume un muro di cubi di travertino lasciato grezzo, ancora un segno architettonico contemporaneo, prima della collocazione della famosa "colonna" al centro della scalinata d'ingresso, con la fontana e le vetrate d'accesso. Pronta anche la sala espositiva dove si svolgeranno mostre a tema, intorno alla cultura augustea. Nel museo dell'Ara Pacis arriveranno, oltre ai frammenti non esposti finora, quelli dell'Ara Pietatis, monumento di età claudia, conservati in larga parte alla Centrale Montemartini.

Gli operai stanno per smontare finalmente anche l'involucro che ha protetto l'Ara Pacis negli anni del cantiere. E, subito dopo il sopralluogo di venerdì prossimo, prenderanno il via i lavori di maquillage dell'opera. «Un importante restauro è stato effettuato negli anni Ottanta - spiega il sovrintendente Eugenio La Rocca - Ora si tratterà soltanto di un lavoro di pulitura, che verrà realizzato da Zètema, per il quale saranno necessari all'incirca sei mesi. Poi si comincerà a lavorare all'allestimento. Per questo siamo già in contatto con gli amici greci per una mostra dedicata alla scoperta di Nicopolis-Azio».

Almeno altri sei mesi di lavori saranno necessari anche per completare l'opera, per montare la pavimentazione in travertino dopo aver ultimato l'impiantistica. Più avanti ancora nel tempo e con nuovi stanziamenti, il Campidoglio finanzierà la realizzazione di quell'auditorium previsto dal progetto e rimasto, per ora, sulla carta.

 

L'INTERVISTA - Parla il progettista Usa Richard Meier che la prossima settimana sarà a Roma: "Era diventato un caso politico alla fine ha vinto l'architettura". Nell'insieme l'idea di fondo del Museo è rimasta invariata e così l'equilibrio tra le parti.

«A New York fa molto caldo, e sta per piovere. Ma venerdì prossimo a Roma sarà una giornata bellissima»: a mezzogiorno, immerso nel lavor nel suo magnifico studio al sesto piano della Decima strada, Richard Meier è raggiante.

  • Mister Meier, dopo tanto travaglio, ci siamo: rifarebbe questa esperienza?
    «E' stata una strada lunga. E non sempre semplice. Ma devo dire che molto nella storia di questa opera è cambiato da quando il sindaco Veltroni ha deciso di mettervi mano e di volgere le cose in positivo».
  • Ma prima qual è stato il problema?
    «Negli anni precedenti c'è stato un problema politico, evidentemente. Il mio lavoro era diventato un campo di calcio, in cui tutti giocavano contro tutti. Oppure diciamo che c'era gente che non voleva collaborare, non aiutava, ecco ma non in nome dell'architettura».
  • Mai capitato niente di simile?
    «In Europa la politica sembra avere molto a che fare con l'architettura. E' qualcosa a cui non sono abituato e che certamente non dovrebbe essere così. Ma a quanto pare ora i problemi sono risolti».
  • Per arrivare a questa pre-inaugurazione sono dovuti passare dieci anni dal concorso del 2005 e lei stesso ha dovuto mettere mano al progetto iniziale più volte. Non è stato un prezzo troppo alto da pagare?
    «Ogni progetto attraversa fasi di gestazione che possono anche essere complesse. Ma nell'insieme l'idea di fondo del Museo dell'Ara Pacis è rimasta invariata così come l'impianto e l'equilibrio delle parti che resta armonico».
  • Come funziona il dialogo di questo segno moderno nella città antica e barocca?
    «Funziona, e a vari livelli, a cominciare dalla necessità di valorizzare lo straordinario monumento intorno al quale il museo è costruito che non è mai stato veramente apprezzato dal pubblico, almeno fino ad ora. E poi funziona con un'armonia positiva nel contesto della piazza. In più tutto ciò acquisisce una speciale importanza se si pensa che si tratta della prima opera di architettura moderna in quella porzione di Roma dopo Mussolini. Ora, Roma è una città straordinaria, tra le più ammirate e visitate al mondo. Ma non può vivere soltanto sul passato. Credo che con questa opera si dia una direzione, si guardi al futuro, a una possibilità di cambiamento, alla prospettiva di diventare una città che sta con i piedi dentro il XXI secolo».

 

LA POLEMICA - Contro Meier, lo storico dell'arte Zeri, il principe Carlo e Sgarbi. Dall'obelisco al muro le critiche al piano.

E' il 1995 quando l'architetto americano Richard Meier si aggiudicò il concorso per la realizzazione del Museo dell'Ara Pacis. Nel 1998 le critiche costrinsero Meier a porre le prime modifiche al disegno con l'eliminazione del muro che avrebbe dovuto costeggiare il lungotevere, colpevole di oscurare le facciate di San Rocco e San Girolamo, e dell'obelisco da porre di fronte l'Ara. Obelisco che non incontrò il favore neppure del critico d'arte Federico Zeri che si scagliò sulle pagine della Stampa contro il progetto.

Della questione si interessò anche il principe Carlo: il 5 aprile 2001 il Daily Telegraph titolava: «Il Principe sollecitato a combattere la mostruosità». Contrario anche l'ex sottosegretario ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi.

 

LA SCHEDA - Il monumento fu costruito tra il 13 e il 9 a.C. a ovest della Flaminia nel Campo Marzio. Un altare per celebrare le vittorie di Augusto.

Costruita tra il 13 e il 9 a. C. per celebrare le imprese di Augusto nelle provincie occidentali della Gallia e della Spagna, l'Ara Pacis fu ritrovata in corrispondenza del palazzo Fiano, in zona piazza San Lorenzo in Lucina, durante gli scavi eseguiti a partire dal XVI secolo e proseguiti fino al 1938 quando fu costruito l'apposito padiglione. L'ara è costituita da un recinto rettangolare al cui interno si trova l'altare sul quale venivano compiuti i sacrifici. Tutta la superficie del recinto presenta una decorazione in rilievo. La scena più significativa è quella in cui si riconoscono Augusto, Agrippa, Giulia e Tiberio. Sulla parete del basamento che corre lungo via di Ripetta è riprodotto il testo delle "Res Gestae Divi Augusti", il racconto della carriera politica dell'imperatore.

Si ritiene che l'orientamento originario dell'opera, a ovest della via Flaminia nel Campo Marzio, fosse stato scelto anche in relazione alla grande meridiana solare detta "Horologium" nel Campo Marzio, e il cui gnomone (un'asta verticale infissa nel terreno che nell'antichità serviva per determinare l'ora) proiettava la propria ombra esattamente al centro dell'altare ogni 23 settembre, data di nascita dell'imperatore Augusto.

 

di Francesca Giuliani
da La Repubblica del 17.09.05

 

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N.B. - Abbiamo riportato integralmente l'articolo pubblicato da "La Repubblica" il 17.09.05, ci teniamo comunque a precisare, per quanto ci risulta, che l'incarico conferito a Meier non è derivato da un concorso.


 


 


vedi anche:

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data pubblicazione: lunedì 19 settembre 2005
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