La riscoperta dell'Ara Pacis

Undici anni di polemiche e lavori nel cuore di Roma

L'Ara pacis e il modello Mitterand. Costruire nel centro storico si può ma le procedure devono essere certe. Nel dibattito italiano ognuno tira acqua al suo mulino, mancano opinionisti indipendenti.

Fra poco l'edificio dell'Ara Pacis sarà finalmente consegnato alla critica architettonica. Oggi, tuttavia, il suo esercizio è ancora prematuro. Si può invece approfittarne per trarre alcune lezioni critiche e persino negative, che possono tornare utili e volgersi in positivo per i tanti progetti avviati a Roma.

La prima lezione è il superamento dell'atteggiamento "mitterrandiano" della committenza. Nel 1995 Francesco Rutelli voleva lanciare un positivo messaggio di rinnovamento (grandi firme dell'architettura, nuovi monumenti nel centro storico), perciò scelse un progettista e un sito. Questa volitiva affermazione, che non cessa di esercitare fascino su noi architetti, insinuò una debolezza di legittimità culturale e una lacuna di motivazioni nel progetto, che ne ha sofferto forse persino nel suo sviluppo architettonico. Molta acqua è passata da allora sotto i ponti di Parigi. L'intreccio di visione lungimirante e definizione precisa dei programmi è diventata una prassi, di cui fa parte il concorso di progettazione, che non si fece nel 1995. Sotto i ponti del Tevere è passata meno acqua: quella prassi appare ancora incerta.

La seconda lezione riguarda la natura della polemica contro il progetto. Forse è durata tanto perché ha sollevato non solo le dame di S. Vincenzo di Italia Nostra e il fiammeggiante sottosegretario dandy, ma anche la comprensibile frustrazione della comunità architettonica romana, che è poi cresciuta fino al larvato protezionismo invocato nei recenti appelli. Il comportamento delle istituzioni non è stato lineare (scavi fatti e rifatti, commissioni inconcludenti sul destino della piazza, dettature imbarazzanti al progettista).

La morale è questa: bisogna fare uno sforzo per evitare che le rispettive posizioni a favore e contro nelle polemiche abbiano un comune denominatore così basso. Contro chi sostiene a priori che non bisogna intervenire nel centro storico, difenderò il progetto Meier fino alla fine, ma non riuscirò a farlo diventare parte della cultura urbana di Roma.

La terza lezione coinvolge i media. In questo come in altri dibattiti si avverte la mancanza nel nostro paese di giornalisti di architettura. L'Inghilterra deve non poco del proprio rinascimento progettuale a una solida rete di opinionisti specializzati collocati in tutte le testate. Da noi il lavoro se lo dividono i cronisti e i grandi professionisti; i primi (con tutto il rispetto) molto spesso inadeguati, i secondi molto spesso troppo invischiati.

L'ultima lezione riguarda il tempo. Dieci anni sono davvero troppi per una costruzione come questa. Ma il tempo non scorre sempre uguale. Esso esercita un certo peso nella percezione dell'architettura, e uno diverso sulla vita urbana. Voglio dire che dieci anni possono consumare un progetto, farlo apparire datato. E questa è una condizione su cui riflettere culturalmente, un indizio della crisi della nostra disciplina. Si potrebbe dire - ottimisticamente - che la "durata" di un'architettura è il segno di una qualità più profonda. Il tempo della gestione e dell'economia urbana invece non lascia scampo. Non è il caso di una piccola opera come quella di Meier, ma lo è per una grande ad esempio come il centro congressi dell'Eur. Il progetto di Fuksas è del 1998. Nel 2000 Barcellona discuteva se inserire un centro congressi di grandi dimensioni nel programma del Forum 2004. Ebbene, hanno scommesso sulla nostra incapacità di riuscire a realizzarlo per tempo. Il bell'edificio congressuale firmato da J.L. Mateo lavora dal 2004, sottraendo mercato al nostro, di cui non si è ancora aperto il cantiere. Queste lezioni pongono sfide a tutti, non solo all'amministrazione comunale: ricordiamocelo mentre festeggiamo la prossima inaugurazione del complesso museale dell'Ara Pacis.

 

di Francesco Garofalo
da L'Unità del 23.09.05


AUGUSTO IMPERATORE - Stasera l'Ara Pacis apre le porte.

Questa sera il cantiere del complesso museale dell'Ara Pacis sarà aperto alla stampa per una visita guidata dal sindaco Veltroni. Si tratta di una pre-inaugurazione dovuta alla grande attesa formatasi negli ultimi tempi per l'opera dell'architetto statunitense Richard Meier, che sarà presente alla cerimonia. La data di questa prima presentazione alla città è stata scelta per la sua coincidenza con il giorno della nascita del primo imperatore romano. Il complesso edificio è «in via di completamento»: infatti il grande ritardo accumulato negli anni non ha consentito di concludere i lavori entro il termine previsto. La vera inaugurazione si terrà il prossimo 21 aprile, Natale di Roma. Nelle ultime settimane, per rispettare l'indicazione di Veltroni rispetto all'iniziativa di oggi, nel cantiere si è lavorato a doppi turni. Via via, in questi giorni, sono state smontate molte impalcature rivelando la forma dell'edificio, tutto cemento e vetro. Meier ha voluto realizzare intere pareti in piastrelloni di travertino, come ha fatto per il Getty Center di Los Angeles, uno dei suoi capolavori. Il progetto è stato oggetto di contestazioni così come la procedura dell'incarico diretto seguita dal sindaco Rutelli, che ha voluto l'opera. Italia Nostra intende effettuare un sit-in di protesta in contemporanea alla visita guidata.


dal Corriere della sera del 23.09.05


INTERVISTA - Richard Meier: «La mia Ara Pacis». Conservazione e creatività contemporanea. «Non poche critiche sono piovute sul mio progetto. Ma ho risposto. Per l'Ara Pacis non fu scelto, quando venne eretta, il luogo dove si trova oggi. Lì ce l'ha fatta mettere Mussolini. Però guai a pensare di spostarla...». L'architetto americano Richard Meier, parla di Roma e del suo lavoro all'Ara Pacis, del nuovo museo che oggi viene inaugurato, nell'anniversario della nascita di Augusto. Intervista al grande architetto americano, oggi all'inaugurazione del nuovo museo nell'anniversario della nascita di Augusto.

IL progetto di ristrutturazione dell'Ara Pacis, firmato da Richard Meier, il grande architetto americano, "accasa" in un unico complesso sia il monumento augusteo, sia altri spazi: un museo, varie sale da esposizione, una piazza elevata, una biblioteca e alcuni uffici. Ci sarà anche un auditorium "della Parola". Sorgerà a Nord della teca e risulterà accessibile anche da via di Ripetta. Il suo "volume monolitico" farà da specchio a quello dell'edificio che sorge poco oltre, l'Accademia delle Belle Arti. Negli intenti del progettista rende coerente la sistemazione del monumento (e la relativa piazza) con l'andamento e le caratteristiche della storica via di Ripetta, che forma, con il Corso e il Babuino, il Tridente sistino. Offre duecento posti, il futuro cenacolo. In posizione strategica, fra il Tevere e i resti del mausoleo imperiale, degnamente continua i riti di pace e di cultura auspicati da Augusto: «Quando tornai a Roma dalla Spagna e dalla Gallia... compiute felicemente le imprese in quelle province, il Senato decretò che per il mio ritorno si dovesse consacrare l'ara della Pace Augustea presso il Campo Marzio e dispose che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero un sacrificio annuale» (Res gestae divi Augusti).

Meier, star dell'architettura mondiale, ama Roma e i terrazzi degli alberghi romani, fra la cupola borrominiana di Sant'Ivo alla Sapienza, quella di S. Agnese in Agone, i cavalli vittoriosi dell'Altare della Patria e, più lontano, il tetto bucato del Pantheon. Fuma (e assapora) Montecristo numero 1, i famosi sigari di Winston Churchill. Lascia che si sfaldino pigramente contro il cuore della città barocca.

  • Roma nel cuore. Ma fino a che punto?
    «A guardarla da qui, e dall'alto, è solo una delle tre o quattro Roma possibili, ci si dimentica di quanto sia arduo (ma anche stimolante) costruire nel centro di questa città così carica di storia, così ricca di monumenti, popolata da gente che ne conosce alla perfezione le vicende, i significati, l'importanza...».
  • E' un discorso generale, il suo, o risente delle vicissitudini "patite" dal progetto per l'Ara Pacis?
    «Il dibattito, riguardo alle città storiche, è fra conservazione necessaria e creatività contemporanea. Non poche critiche sono così piovute sul mio progetto per l'Ara Pacis. Ma ho risposto. Per l'Ara Pacis non fu scelto, quando venne eretta, il luogo in cui si trova oggi. Lì ce l'ha fatta mettere Mussolini. Però guai a pensare di spostarla; Roma, si è detto, ormai la conosce e la vive così. Giustamente. Ho dunque tenuto conto di tutto questo: l'impossibilità di lavorare in un cantiere arioso, la costrizione degli spazi, la presenza attorno al monumento di case, palazzi e strade intoccabili. Non ho cambiato praticamente nulla del mio progetto, sono andato avanti secondo un'idea che ha continuato ad apparirmi valida».
  • Nel frattempo, lei ha anche "firmato", per Roma, la chiesa di Tor Tre Teste.
    «Lì non c'erano problemi di spazio. Però qualcuno ha detto che l'edificio non è orientato nel modo giusto. Rispondo che è sistemato benissimo: tiene conto di come la gente arrivi dalla strada e di come la vista della chiesa la accolga e la accompagni all'interno. E' stata una scelta estetica».
  • E' più infastidito o interessato dalla vis romana in tema di arte del costruire?
    «Le città storiche - Roma è forse il massimo esempio hanno probabilmente il dovere di essere così. Di difendersi. Di essere pervicaci, problematiche, difficili».
  • Più duro lavorare in centro, all'AraPacis, o in periferia?
    «E' solo diverso. A Tor Tre Teste si sta più larghi, ma il peso della storia arriva anche laggiù. Dimenticarlo è impossibile».
  • Preferisce operare nella relativa modernità di una città come New York o nella "vecchia" Roma?
    «Dopo l'11 settembre, la vita dell'architettura e degli architetti, a New York, non è stata e non è facile. Scomparse le Twin Towers, la gente si è documentata in modo pazzesco, tutti sanno tutto su come si costruisce, tutti studiano, opinano. A Roma o a New York, l'architetto si confronta, innanzitutto, con l'uomo, con le sue condizioni di vita, con la sua cultura, con il suo futuro. E ha il compito di ragionare su due piani, come probabilmente fecero Borromini o Bernini: difendere il passato, ma non rinunciare a costruire il nuovo».
  • Spazio, architetto, continueremo a trovarne?
    «Ma certo. Se siamo stati un po' stretti all'Ara Pacis (eppure, mai un momento ho pensato di toglierla dal contesto in cui sta, benché non sia, ripeto, quello originario), abbiamo "respirato", cioè siamo stati comodi, a Tor Tre Teste. Alla fine dei conti, funziona così dappertutto».

 

13-9 a.C. - si costruisce l'Ara Pacis per celebrare le imprese di Augusto nelle provincie occidentali della Gallia e della Spagna.

1568 - vengono ritrovati i primi frammenti in corrispondenza dell'antico palazzo Fiano, vicino piazza San Lorenzo in Lucina.

1937 - In vista del bimillenario della nascita di Augusto il Consiglio dei ministri del regime fascista decreta il recupero e la ricostruzione dei frammenti che compongono l'Ara, all'epoca interrata a più di 7 metri sotto la sede stradale.

1938 - lavori per la costruzione della teca di vetro e cemento di Vittorio Morpurgo, che conterrà l'Ara Pacis.

1996 - il sindaco Francesco Rutelli incarica l'architetto newyorkese Richard Meier di ideare una nuova musealizzazione che si integri anche con la vicina piazza Augusto Imperatore. Subito cominciano le critiche da Zeri, Sgarbi e Muratore.

1998 - il progetto di Meier,con alcune modifiche al disegno originale come l'eliminazione del muro che oscurava le facciate di San Rocco e San Girolamo, viene approvato dal Consiglio comunale.

2000 - si avviano i lavori di costruzione: verifiche archeologiche, dei costi e una sentenza della Corte dei conti allungano i tempi di costruzione.

2006 - a primavera, probabilmente per il Natale di Roma, sarà possibile visitare il nuovo museo completo di auditorium. Poi il bando internazionale per il sottopasso e la terrazza sul Tevere.

 

A primavera bando per la piazza. Giachetti: «La teca del '38? Ormai non proteggeva più nulla».

L'area che circonda l'Ara Pacis e il nuovo complesso museale progettato da Meier è destinata a cambiare volto. Il progetto, al quale anni fa stava lavorando una commissione presieduta da Benevolo, è quello di realizzare un sottopasso di circa 80 metri dove ora corre il Lungotevere e creare un'area pedonale con una terrazza, un ascensore per scendere al livello del fiume e fermata del battello. Opere da realizzarsi in project financing con 20 milioni di euro stanziati dal Comune e altri 20 da chi vincerà la gara. Bando di concorso a primavera quando sarà inaugurata ufficialmente la nuova Ara Pacis. Sulla quale interviene Roberto Giachetti, ex capo del Gabinetto di Roma nella Giunta Rutelli che risponde al viceministro Martusciello. «Nessun pregiudizio ideologico ha ispirato il sindaco Rutelli - ma il padiglione provvisorio del '38 da anni non era più in grado di proteggere l'Ara di Augusto. Da anni le Soprintendenze segnalavano i danni prodotti dall'escursione termica e dalle vibrazioni del Lungotevere. Il Comune ha semplicemente ottemperato alle prescrizioni degli organi di tutela. Questa la cronaca. Quanto alla chiosa dell'onorevole Martusciello su "Roma non sa che farsene di gelosie e conflitti" la condivido pienamente . Semplicemente la dovrebbe indirizzare al governo Berlusconi o meglio all'ex sottosegretario Sgarbi che usò tutti gli strumenti per bloccare il cantiere».

 

di Rita Sala
da Il Messaggero del 23.09.05


«Facciamo tesoro degli errori, dopo l'Ara Pacis». Alla vigilia della riapertura al pubblico dell'Ara Pacis il vice ministro dei Beni culturali Martusciello scrive una lunga lettera aperta al sindaco di Roma Veltroni. La premessa è di «non voler rovinare la festa». Di fatto però l'atmosfera non è più la stessa e riaccende le polemiche suscitate dal progetto, commissionato 8 anni fa dalla giunta Rutelli all'architetto Meier e punta il dito anche sulle «troppe revisioni in corso d'opera con conseguente lievitazione dei costi».

Al primo punto è proprio la spesa: dobbiamo gestire un patrimonio immenso «con poche limitate risorse», ricorda Martusciello, per cui bisogna fare «grande attenzione alle priorità e lavorare con rigore a progetti realistici, perché una inadeguata progettazione può portare a revisioni in corso d'opera, con conseguente lievitazione dei costi delle realizzazioni». Una cosa che «nel caso dell'Ara Pacis - sottolinea - è sicuramente avvenuta, sottraendo risorse decisive per altri interventi di recupero o di valorizzazione».

Ma non basta: «Altro errore da evitare - dice Martusciello - è quello di inseguire miti altrui e soprattutto indulgere al pregiudizio ideologico, che non è mai buona guida nell'affrontare questioni che riguardano la storia e la sua memoria e non, invece, l'attualità politica (un atteggiamento che ispirò Rutelli, affascinato dall'idea di cancellare una discutibile opera dell'era fascista)».

Roma, ricorda quindi il viceministro, è diversa dalle altre capitali europee, ricca di monumenti e caratterizzata dalla stratificazione della memoria. Per cui «intervenire nel tessuto urbanistico della capitale è operazione da fare in punta di piedi, senza assecondare chi, per legittima ambizione professionale, pensa di poter lasciare un segno a due passi dalle opere eterne della Roma antica e della Roma barocca, con il rischio di stravolgere i modelli urbanistici della Capitale».

Ultima nota dolente: la collaborazione tra le istituzioni. «È mancata - scrive il vice ministro - i conflitti di competenze, i rimpalli di responsabilità, le polemiche - hanno come unico risultato quello di allungare i tempi e far aumentare a dismisura le spese. Se, fin dall'inizio dell'intervento, il Comune avesse lavorato di concerto con Soprintendenze e ministero, si fosse avviato un confronto continuo, come quello ottenuto dal ministro Urbani nel 2003, probabilmente l'opera sarebbe stata completata prima e meglio». Ora quindi, conclude, «Facciamo tesoro di questi errori, per non ripeterli più, collaborando da subito per gli interventi che riguarderanno la piazza e il Porto di Ripetta. Roma non sa che farsene di gelosie e conflitti».

 

da Il Messaggero del 22.09.05


Nata come Ara Pacis per otto anni è stata l'altare della discordia.

Perché il progetto di Richard Meier, che verrà inaugurato nel pomeriggio e che deve contenere il monumento che il Senato volle dedicare ad Augusto, di ritorno vittorioso dalle province occidentali nel 13 a.C, è stato al centro di un conflitto politico e culturale. Il mausoleo di Augusto oggi è stato «liberato» dal padiglione voluto dal Duce e realizzato da Morpurgo nel '38 che avrebbe messo a rischio il marmo stesso dell'altare. Nella città storica c'è ora una struttura di segno architettonico fortemente moderno, quella di Meier, che utilizza la luce ma anche i materiali suggeriti da Morpurgo come il travertino, lo stucco, il vetro e l'acciaio


da Il Tempo del 22.09.05


INAUGURAZIONE VENERDÌ - Ara Pacis, dopo il museo il concorso per la piazza e via di Ripetta pedonale

Doppio regalo di compleanno per il 2068 anniversario della nascita di Augusto. Il sindaco Walter Veltroni «guiderà» la prima visita al nuovo Museo dell'Ara Pacis, insieme al suo progettista, l'architetto americano Richard Meier, ma vi sarà anche un Concorso internazionale per la risistemazione di piazza Augusto Imperatore. Verrà bandito probabilmente entro novembre e prevede anche la sistemazione del Mausoleo, per il quale sono già stati stanziati un milione di euro.

Un doppio regalo di compleanno per Caio Giulio Cesare Ottaviano, primo imperatore romano con il nome di Augusto. Il 23 settembre al tramonto, esattamente 2068 anni dopo la sua nascita, il sindaco di Roma Walter Veltroni «guiderà», infatti, la prima visita al nuovo Museo per l'Ara Pacis, il più famoso altare dell'antichità, dedicato all'imperatore dal Senato romano nel 9 avanti Cristo, dopo le vittorie in Spagna e in Gallia, per un impero, in un certo senso, pacificato. Veltroni sarà accompagnato dal progettista dell'opera, l'architetto americano Richard Meier, oltre che da personalità e sovrintendenti. Ma con la parziale inaugurazione del monumento, arriverà anche un Concorso internazionale per la riqualificazione del contiguo Mausoleo e di piazza Augusto imperatore. Le grandi vetrate riquadrate di bianco già sono visibili sul lungotevere e dal lato di piazza Augusto Imperatore; iniziano ad apparire i rivestimenti in travertino chiaro e in alcuni punti leggermente rosato. Ma il nuovo complesso museale non affaccerà sulle macchine, le grandi vetrate non sono destinate a riflettere il traffico del lungotevere o della piazza. Perchè l'amministrazione capitolina ha stabilito che il nuovo Museo dell'Ara Pacis è solo la prima tappa di un percorso che vedrà da una parte la realizzazione di un sottopasso sul lungotevere, in modo da creare un collegamento continuo fra l'opera e il fiume, dall'altra di bandire un Concorso internazionale per la risistemazione di piazza Augusto Imperatore, il cui bando verrà bandito entro l'anno, probabilmente entro novembre del 2005.

Le linee guida del concorso internazionale, aperto a gruppi di specialisti che comprendono architetti ed archeologi, dovrebbero essere quelle già tracciate dalla Commissione scientifica del Comune, composta dal sovrintendente Eugenio La Rocca e dal professor Giovanni Carbonara, oltre quelle tracciate dalla Commissione presieduta dal professor Leonardo Benevolo, e composta di esponenti scelti di comune accordo dal Campidoglio e dal Ministero dei Beni culturali.

Per la restaurata piazza Augusto Imperatore sono previste più aree pedonali, fra le quali via Ripetta con la parte che prosegue accanto al monumento e di fronte le due chiese gemelle di San Gerolamo dei Croati e San Rocco, anche per realzionare i due edifici con il Museo, mentre un altro asse pedonale dovrebbe costeggiare e atraversare il Mausoleo, sia dalla parte di via dei Pontefici, che dall'ingresso sulla piazza dalla parte di via Tomacelli, anche per rendere più facile la sua visita.

Per il restauro del Mausoleo di Augusto l'amministrazione capitolina ha già stanziato un milione di euro, previsti nel piano investimenti per gli anni 2005-2007: serviranno a completare scavi e indagini archeologiche, a consolidare il monumento e a ricostruire la tomba dell'imperatore.

  • LETTERA APERTA A VELTRONI - Martusciello: «Basta errori è il momento di collaborare». E il vice ministro per i Beni e le attività culturali Antonio Martusciello ha scritto una «lettera aperta» al sindaco Walter Veltroni. Non vuole «rovinare il momento di festa» per l'inaugurazione dell'Ara Pacis, ma ritiene giusto «fare alcune considerazioni per il futuro della città», in modo da evitare errori e polemiche. Quasi una nota di rimprovero nell'affermare che «bisogna fare grande attenzione nell'individuare le priorità e lavorare con rigore a progetti realistici, perchè una inadeguata progettazione può portare a revisioni in corso d'opera, con conseguente lievitazione dei costi e delle realizzazioni. E nel caso dell'Ara Pacis questo è sicuramente avvenuto». Poi, però, l'invito «ad affrontare interventi come questo con uno spirito di collaborazione che in questo caso è mancato e che dovrebbe essere invece la regola». «Facciamo tesoro di questi errori - conclude la lettera aperta di Antonio Martusciello - per non ripeterli più, collaborando da subito per gli interventi che riguarderanno la piazza e il Porto di Ripetta. Roma non sa che farsene di gelosie e conflitti».
  • L'INAUGURAZIONE - Non è stata scelta a caso la data del 23 settembre: è, infatti, il compleanno dell'imperatore Augusto, nato il 23 settembre del 63 a.C. IL CANTIERE In questi giorni nel cantiere sono al lavoro 100 operai con turni anche notturni per permettere la prima visita del 23 , «guidata» dal sindaco Walter Veltroni.
  • I LAVORI - Proseguiranno nel lato nord, dalla parte di via e passeggiata di Ripetta, per completare l'auditorium, la sala conferenze ed i luoghi espositivi e di ristoro.
  • LE VISITE GUIDATE - L'Ara Pacis si potrà poi tornare ad ammirare con visite guidate settimanali, su prenotazione.

 

di Lilli Garrone
dal Corriere della sera del 21.09.05


La riscoperta dell'Ara Pacis così torna a vivere un simbolo. Undici anni di polemiche e lavori nel cuore di Roma. Venerdì s'inaugura la nuova teca. Il monumento raccontato dall'ex soprintendente La Regina. Il dibattito tra gli esperti si è presto spostato dal contenuto al contenitore. Restano i dubbi su come sistemare la piazza mentre il Mausoleo resta regno dei gatti.

ROMA - Eccola, era ora. Più che come visione compiuta, si lascia indovinare dietro i vetri come un bagliore di antichità impacchettata - mattoni o legno, non si capisce - tra le braccia possenti delle gru e i montacarichi azzurri. Vista da venti metri, sembra quasi che gli operai le passeggino sopra, mentre anche la più evoluta tecnologia dei ponteggi è qui a proteggere la sacra memoria di quella pietra così perfettamente scolpita.

L'Ara Pacis, finalmente. Scomparsa agli sguardi, si era quasi finito per farne a meno. Eternità dei lavori in corso: tre anni e mezzo impiegarono a ornarla gli antichi romani; oltre dieci ce ne sono voluti per smantellare la vecchia teca-acquario del Morpurgo (messa su frettolosamente nel 1938) e trovare al monumento una nuova, degna sistemazione. Lo scatolone dell'architetto newyorchese Meier. Così vasto, si direbbe, da poterne ospitare una decina di arae pacis. E infatti, al di là degli steccati metallici, è venuto fuori un complesso che ospiterà sale espositive, auditorium, terrazze, shop.

L'apertura, incautamente prevista per la "Notte Bianca", è rinviata nell'aprile del 2006: ma parecchio ormai si vede anche da fuori, e dopodomani entrano per la prima volta i giornalisti. Nel frattempo la questione ha finito per concentrarsi assai più sul contenitore che sul contenuto. Di qui «la disgraziata saga dell'Ara Pacis», secondo Arbasino: «Un pasticcio di patate bollenti», che sta arrivando a cottura definitiva, nel senso che a questo punto davvero non si torna più indietro.

Il professor Adriano La Regina, fino al giugno dell'anno scorso soprintendente ai beni archeologici di Roma, arriva sul posto con aria tranquilla; e senza nemmeno alzare gli occhi sulla creatura meieriana porge una busta di ponderose fotocopie riequilibratrici. C'è l'Index Rerum Gestarum di Augusto, in pratica il resoconto delle realizzazioni fatto scrivere in prima persona dall'imperatore; e poi due estratti del Lexicum Topographicum Urbis Romae: uno sull'Ara Pacis e l'altro sul Mausoleo, sempre di Augusto.

A Roma, città accomodante, La Regina si è meritato fama di custode inflessibile dell'antichità contro le smanie "innovative" del potere e del consumo. È venuto qui, gentilmente, per una specie di certificato di accettabilità archeologica. A dire insomma se lo scatolone, a suo giudizio, deturpa o no. E ne avrebbe pure qualche ritegno, ma dopo le opportune insistenze fa notare l'ampiezza della vetrata, ne loda la trasparenza, quindi la leggerezza, e alla fine riconosce che l'opera si inserisce bene nel contesto favorendo «una più stretta connessione» con la piazza.

Al di là dei vetri, in effetti, si vede il cielo e più in là le chiome dei platani del lungotevere. E un po' sbuffa, il professore, un po' sorride, al ricordo di Sgarbi che contro l'«orrore» da sottosegretario prima minacciò di spostare «la bara pacis», come diceva, poi fece lo sciopero della fame, quindi invitò alcuni studenti universitari a metterci sotto una bomba e infine solennemente bruciò un plastico dell'opera. Al che La Regina, quasi comprensivo: «Beh, i primi plastici non erano molto belli...». Ma adesso la realizzazione le piace? «Beh, direi di sì». Risposta senza entusiasmo, ma dopo tutto l'ex soprintendente è pur sempre un tecnico, cui non si addice l'euforia. Ha fatto anche parte della super-commissione che doveva correggere i progetti originari. Chiarisce: «Non mi sembra ci sia nulla di cui ci si possa dispiacere». Indica i palazzi intorno, di inconfondibile architettura fascista: «E poi: con 'sti cavolo di palazzi!». Come dire: con questa roba intorno, che altro si poteva fare? Benevolo propose di buttarli giù. Campos Venuti rispose che si trattava di una forma di «onanismo urbanistico». Se lo ricorda? «Ma sa, i professori, gli artisti, nel calore della polemica, delle rivalità esagerano, è sempre successo». E cita allegramente Benvenuto Cellini che scrisse di un concorrente: «Lo punsi con il mio pugnaletto alle spalle, e si morì». Il vero rischio, sostiene, è che le polemiche mettano in ombra un'opera d'arte unica e preziosissima.

Quante storie: la scala intrusiva, l'obelisco improbabile, la fontana incongrua, l'ascensore e la terrazza sul Tevere, i muri e l'oscuramento delle chiese gemelle; e poi Italia nostra e la Corte dei conti, il porto di Ripetta da disseppellire, i parcheggi da scavare, i platani da preservare e Meier che ogni tanto arrivava, sorrideva e come in un film di Fellini «Very nice - diceva - very nice».

Sarebbe bello che fosse un caso di accanimento urbanistico a lieto fine. «Roma è tutta un museo», insiste La Regina. E c'è un'intera area che sta cambiando. Il mausoleo di Augusto, per dire, resta infossato e sacrificato: «Ecco, qui purtroppo è andata a finire "a gatti"», espressione molto romana che indica monumenti negletti e perciò conquistati da colonie feline: «Ma forse l'effetto più utile è proprio quello di aver sottratto un pezzo di città all'oblio, o al fastidio che anche di recente si provava per un luogo pieno di storia e di simboli».

Magari troppo pieno. Proprio qui i fascisti volevano impiantare la loro mitologia. Mussolini era superstizioso, e quindi non si diceva, ma il progetto era di fare del mausoleo di Augusto l'ultima dimora del duce, la sua tomba. E se allora in zona si aggirava il fantasma di Cola di Rienzo, il cui cadavere fu bruciato da queste parti, beh, in tempi più recenti anche Craxi, doveva traslocare dal Raphael nella ex casa del portiere di via del Corso, a nemmeno cento metri dall'Ara Pacis. Monumento che a maggior ragione pretende oggi di essere preso sul serio, dedito com'è a Roma, all'Italia, alla pace, alla guerra, alla dinastia dell'impero e al mistero dei sacrifici e delle profezie. 

 

di Filippo Ceccarelli
da La Repubblica del 21.09.05


Ara Pacis, via i ponteggi e visita di Veltroni 

Sarà la luce, l'illuminazione di quell'altare che il senato romano volle nel IX secolo a.c. per festeggiare Augusto vittorioso di ritorno dale province occidentali, a svolgere un ruolo da protagonista nella grande sala dell'Ara Pacis, come l'ha voluta Richard Meier. E' quanto è apparso ora che il nuovo progetto, che punta a integrare il monumento con la città contemporanea, giocando sul travertino, stucco, vetro e acciaio, i materiali suggeriti dal disegno di Morpugno, è alla prima prova dell'impatto con la città. In questi giorni la configurazione del complesso comincia a delinearsi, con lo smontaggio dei ponteggi della facciata e sono apparse le grandi pareti di vetro. Venerdì prossimo il sindaco visiterà il cantiere con Meier, il sovrintendente e gli assessori.


da Il Messaggero del 20.09.05


Ecco il Museo dell'Ara Pacis. Tolti i ponteggi dalla facciata lato lungotevere, appare l'opera di Meier.

Ecco il Museo dell'Ara Pacis: sono stati rimossi ieri gli ultimi ponteggi che proteggevano l'opera di Richard Meier. Nelle prossime ore sarà smontato anche l'involucro che protegge il monumento, che sarà possibile rivedere in trasparenza passando sul lungotevere. È subito evidente il "segno di Meier", quella dialettica vetro-travertino che spicca già nella sequenza appena aperta sul fiume lasciando libera, come da modifiche al progetto iniziale, la visuale della chiesa di San Rocco. Ce n'è abbastanza per festeggiare: duecento gli invitati venerdì 23 alle 19 e in cantiere è atteso il progettista con il sindaco Veltroni, i soprintendenti e gli studiosi. Poi parte la corsa finale del progetto verso l'inaugurazione, la prossima primavera.

 

di Francesca Giuliani
da La Repubblica del 19.09.05

 

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vedi anche:

La malasorte di Augusto

torna un suo tesoro ma la Domus resta chiusa

La nuova Ara Pacis s'affaccia sul futuro

rassegna della pre-inaugurazione

La riscoperta dell'Ara Pacis

Undici anni di polemiche e lavori nel cuore di Roma

Ara Pacis, si alza il sipario

comincia ad apparire in tutta la sua evidenza

Ara Pacis, inaugurazione il 23 settembre

poi ancora tre mesi di lavori

Ara Pacis, una piazza sul Tevere

L'inaugurazione complessiva il 21 aprile 2006

Ara Pacis, l’apertura slitta a settembre

il progetto Meier è ancora un work in progress

L’architettura nel centro storico

Protesta all'Ara Pacis per «salvare» il Porto di Ripetta


data pubblicazione: martedì 27 settembre 2005
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Architettura sul web La riscoperta dell'Ara Pacis