La nuova Ara Pacis s'affaccia sul futuro

rassegna della pre-inaugurazione

DOPO IL RESTAURO - Riaperta a Roma l'Ara Pacis - Dopo anni di lavori ieri l'Ara Pacis è tornata visibile per romani e turisti: in una pre-inaugurazione il sindaco Veltroni, affiancato dall'architetto americano Richard Meier, ha mostrato ieri sera ai media la nuova teca in acciaio, vetro e travertino che protegge il monumento fatto costruire nell'anno 13 a.C. per celebrare le vittorie di Augusto in Spagna e Gallia. L'Ara Pacis sarà visitabile, su appuntamento, nei week end, mentre il complesso museale progettato da Meier aprirà il 21 marzo del 2006. L'altare sarà visibile anche andando in auto sul Lungotevere grazie alle ampie vetrate in cristallo sorrette da una struttura in acciaio. Prima dell'incontro, una delegazione di An, con alcuni giovani mascherati da centurioni, ha protestato contro il progetto di Meier.

Un concorso internazionale per riqualificare la piazza - Il Campidoglio lancia il progetto destinato a cambiare l'intera area attorno alla grande teca di marmo e vetro. Marmo e vetro, l'Ara Pacis apre le porte - Ieri sera la prima visita. Svelata l'opera di Meier mentre parte il piano per rendere pedonale piazza Augusto Imperatore. Prima visita al nuovo Museo dell'Ara Pacis con Veltroni e l'architetto Meier. L'inaugurazione sarà il 21 marzo 2006. Una colonna romana antica sostituirà l'obelisco.

Un abbraccio fra il sindaco e l'architetto americano, non appena si incontrano in Campidoglio è il primo atto della giornata dedicata al nuovo Museo dell'Ara Pacis. «I am very happy for you and for us» , «sono felice per te e per noi» dice Walter Veltroni a Richard Meier, ricorrendo al suo inglese, ma volendo così, con queste semplici parole, sottolineare la fine delle polemiche nel giorno in cui si aprono per la prima volta i cancelli dell'opera che d'ora in poi caratterizzerà il centro di Roma. A sera la prima visita «guidata» alla grande teca in marmo di Tivoli, acciaio e cristallo, che verrà defintivamente inaugurata il 21 marzo del 2006. È il momento delle emozioni, dei ringraziamenti, ma anche delle contestazioni. All'interno, infatti, Walter Veltroni non dimentica l'allora sindaco Francesco Rutelli e il sovrintendente archeologico Adriano La Regina. E «un grazie - aggiunge - agli operai e alle imprese che hanno reso possibile questa realizzazione così importante dal punto di vista tecnico». Con l'assessore alla Cultura Gianni Borgna ricorda come «la cosa più importante era salvaguardare l'Ara Pacis, davvero a rischio», ricorda come un altra tappa sarà a via dei Cerchi, pedonale e con il nuovo museo dove spera di portare la collezione Torlonia.

All'esterno, invece, di fronte ponte Cavour Italia Nostra promuove una «consultazione» per limitare i danni causati dallo «scatolone», mentre dall'altra parte, di fronte via di Ripetta, An ha organizzato una manifestazione con alcuni giovani mascherati da centurioni: contestano il progetto e parlano di «nuovi barabari». E il capogruppo di An nel I Municipio Federico Mollicone viene allontanato. «Le polemiche culturali vanno bene - stigmatizza il sindaco - le altre no».

Ma la prima festa ieri è nel salone delle Bandiere, con l'annuncio del concorso internazionale per la risistemazione di piazza Augusto Imperatore e del project financing per la costruzione del sottopasso del lungotevere. Con una sorpresa: perchè solo in mattinata si è deciso che al posto dell'obelisco disegnato dallo stesso Richard Meier verrà inserita una colonna romana antica. Una soluzione proposta dal sovrintendente comunale Eugenio La Rocca e dal direttore dell'ufficio Città storica, Gennaro Farina e della quale l'architetto americano si è dichiarato entusiasta. «Anche per la Chiesa di Tor Tre Teste - ha ricordato - avevo chiesto al Vaticano un Crocifisso antico. Mi hanno risposto che non ne avevano. Questa colonna è quindi per me una grande felicità», quasi un simbolo dell'unione fra antico e moderno che vuole caratterizzare tutta l'opera. «Ci è sembrato logico e giusto - ha, infatti, aggiunto Eugenio La Rocca - invece di un obelisco in materiali moderni inserire una colonna antica. Ne abbiamo molte non contestualizzate, potremo così musealizzarla davanti l'Ara Pacis». E anche la colonna sarà un altro richiamo alla data particolare scelta per l'apertura, sia pure parziale, del Museo: il 23 settembre è l'anniversario della nascita del primo imperatore romano, e anticamente l'ombra della Meridiana di Augusto, tramite l'Ara Pacis, segnalava il giorno del suo compleanno.

Ed eccoci al futuro, alla piazza oltre il Museo, a «uno degli spazi più dinamici e importanti del XXI secolo - come l'ha definito Veltroni - che segna una nuova stagione dell'architettura a Roma». Il bando di corcorso per la riqualificazione della piazza, aperto ad architetti ed archeologi, a «gruppi di professionalità miste», sarà formalizzato il mese prossimo con una dleibera di Giunta e «contiamo per il 30 aprile del 2006 di sapere chi è il vincitore», ha proseguito Veltroni. «Fin dal 2002 - ha spiegato l'assessore all'Urbanistica Roberto Morassut - sono state decise le linee guida per la risistemazione dell'area, con la commisisone presieduta da Leonardo Benevolo. Adesso la commissione scientifica sarà opportunamente integrata con l'obiettivo di ricucire la separazione tra la piazza e il Mausoleo. Una "frattura" che sarà superata anche con l'addolcimento del terrapieno della tomba di Augusto, nel nuovo rapporto con i portici e con tre direttrici da privilegiare: via di Ripetta, via del Corso e via Tomacelli».

Una ricucitura che avverrà anche dalla parte del fiume con il soppopasso per il quale sono stati messi a disposizione 40 milioni di euro: l'altra metà del costo sarà sostenuta dai privati, che come bilanciamento economico avranno la possibilità di realizzare 250 posti auto. Perchè sia pronto l'amministrazione prevede 4 anni di tempo: uno per il completamento della progettazione e tre per i lavori.

D'ora in poi l'Ara Pacis sarà visitabile: durante i fine settimana, quando si fermano i lavori del cantiere e mettendosi d'accordo con la sovintendenza comunale. Si potrà avere un'idea, così, dell'atrio di 800 metri quadri, del salone di 900 e della terrazza.

 

di Lilli Garrone
dal Corriere della sera del 24.09.05


Giudizio (quasi) unanime: «È bellissima». Molti architetti presenti all'inaugurazione «sposano» il progetto.

Alla fine l'Ara (sine) Pacis, accontenta un po' tutti. A parte i militanti di An e gli ambientalisti di Italia Nostra, uniti e divisi (gli uni schierati dalla parte di via Ripetta, gli altri piazzati con volantini nelle vicinanze del ponte sul Tevere), pronti a urlare contro «la pompa di benzina» o «l'autentica mostruosità». Per (quasi) tutti gli altri, circa 400 persone intervenute alla «pre-inaugurazione» dell'opera, la teca di Meier è «bellissima». Anzi, «stupenda», come la definisce l'archeologa Anna Mura Sommella, direttrice dei Musei Capitolini. Giudizio di parte, per una dirigente del Campidoglio? «No», assicura lei. «Anzi, le confesso che avevo non poche perplessità e preoccupazioni».

«Giudizio sospeso fino alla fine dell'opera - commenta Renato Nicolini, architetto ed ex assessore capitolino alla Cultura - ma per quel che vedo mi pare un gran bel lavoro. Di valore. Una cosa intelligente è stata quella di aver mantenuto sul fianco la scritta in latino. Divertente la citazione in travertino. Insomma, ora che finalmente si può vedere parte del progetto realizzato, credo che tutte le polemiche possano tacere».

Tacciano le polemiche. Il tanto vituperato Meier alla fine ha dunque lasciato «un segno in cui si vede la mano dell'architetto internazionale»: anche Alessandro Anselmi, illustre collega del progettista americano, promuove la grane teca, i seicento metri quadri di vetrate, il gioco di trasparenze, il muro in travertino e tutto il resto: «Certo - aggiunge - un giudizio definitivo si potrà dare solo alla fine».

Ma il buon giorno, si vede dal mattino, dice il proverbio. E gli architetti presenti ieri all'inaugurazione concordano, sfumature a parte, sulla qualità della nuova sistemazione dell'Ara. Giorgio Ciucci, presidente dell'Accademia nazionale di San Luca: «Si è ricostituita, e già si vede, una continuità con via Ripetta. Ottima l'idea delle colonne, quasi una citazione direi... che dialoga con le vicine colonne della piazza. Anche io mi esprimerò solo alla fine, ma credo già di poter affermare che si tratta di un intervento di qualità. Spettacolare il muro in travertino, montato benissimo, grande precisione nei giunti tra un blocco e l'altro... Per principio, oltretutto, sono tra quelli favorevoli a interventi contemporanei di qualità anche nel centro storico. E ho sempre detto che quel che si è demolito era una cosa modesta, attribuita a Morpurgo, ma che di Morpurgo non era».

Tutti pazzi per Meier, dunque? Non proprio. Qualcuno (lievemente) perplesso c'è. Vittorio Emiliani, ad esempio, presidente del Comitato per la Bellezza: «Lavoro interessante - dice - ma un po' soverchiante». Poi spiega: «Mi è molto piaciuto il grande contenitore in vetro. Meno il muro in travertino, non tanto in sé, quanto nel rapporto sbagliato che stabilisce con le due facciate delle chiese adiacenti».

Opinione che vai, giudizio che trovi: negativo, stavolta. quello di Giano Accame, ex direttore del «Secolo d'Italia» e intellettuale di riferimento per An. «Polemiche politiche a parte», premette garbatamente, «ma davvero non mi sembra un granché: un'officina, un gazometro, un effetto fabbrica... Molto interessante mi pare invece il progetto futuro di pedonalizzazione. Non tutto comunque, tra ciò che vedo, mi pare da buttare. L'area vetrata è la cosa migliore. Quelle colonne però, me lo lasci dire, sono di una bruttezza inimmaginabile».

Tra le tovaglie e i fiori bianchi per il buffet (studiato omaggio al colore simbolo delle architetture di Meier) sfilano intanto mezzo Campidoglio e vari volti noti. La «pre-festa» è finita. Appuntamento per il 21 marzo 2006, ad opera completata.

 

di Edoardo Sassi
dal Corriere della sera del 24.09.05


IL PERSONAGGIO - Richard Meier: il ritorno di un americano a Roma

Un americano a Roma. Irresistibile la tentazione di citare quel titolo. Richard Meier alle prese con l'Ara Pacis col suo (discusso) progetto è la traduzione architettonica di un racconto a sfondo morale: giovane studente statunitense si innamora di una capitale europea e «da grande», ricco e famoso, salda i conti coi ricordi lasciando un segno indelebile. Meier ha studiato all'American Academy in Rome, in via Angelo Masina al Gianicolo. Forse, chissà, quel suo amore per il bianco assoluto, persino le grandi vetrate del progetto dell'Ara Pacis nascono dai mesi passati nell'immenso edificio costruito nel 1894 da un gruppo di ricchi filantropi americani (qualche cognome: Vanderbilt, Rockefeller, Carnegie, i Frick grandi collezionisti) e inondato dal sole romano che sgorga dai finestroni.

Magari non sarà proprio così, magari i riverberi del Gianicolo hanno un peso specifico relativo nella vicenda che ha appassionato (in senso negativo e positivo) urbanisti e intellettuali in questi anni. Ma è bello pensarlo.«La mia prima visita nella capitale risale al 1959 quando venni per due mesi per studiare architettura. Non sono venuto come un americano, come un newyorchese, ma come qualcuno che già amava Roma», ha detto ieri l'architetto. Meier ha molti tratti intellettuali europei, e quindi anche italiani.

Confessò in un'intervista di essere rimasto vittima di una specie di folgorazione affacciandosi per la prima volta sulla spiaggia di Jesolo: «Ero stupito dalla profondità e dalla bellezza della spiaggia, noi non ne abbiamo così in America, nemmeno in California. E poi quella luce sul mare...

Chissà cosa dev'essergli capitato affacciandosi su Roma, la mattina o il pomeriggio del suo arrivo, dalla terrazza del Fontanone dell'Acqua Paola, a pochi metri dall'American Academy. Altro che la luce di Jesolo: sicuramente qualcosa che somigliava alla sindrome di Stendhal.

Adesso questo ex giovane americano a Roma, diventato urbanista e architetto di grido, lascia il suo segno perenne nel cuore antico della città. Qualche amministratore culturale capitolino ironizza su tanta attenzione e parla di «fissazione» a proposito delle lunghe polemiche sull'Ara Pacis. Di «fissazione» sicuramente si tratta: materiali che resteranno nei prossimi secoli in pieno centro storico. Più «fissazione» di così.

E Meier deve saperlo bene, lui che è così abituato a dialogare (con i suoi famosi bianchi, con le sue ampie aperture protette dal vetro, con le sue linee nette) con gli spazi aperti delle città americane. A Tor Tre Teste il Meier americano a Roma ha regalato un pezzo di urbanistica contemporanea di straordinario valore.

Ora bisognerà capire cosa accadrà con l'Ara Pacis. L'elegante americano a Roma (capelli candidi, abito grigio di ottima fattura, un tratto umano che suggerisce simpatia) sa che la scommessa non è da poco.

Lo sapeva già ai tempi in cui studiava nella nostra città, si immaginava un futuro tutto da scrivere. Sapeva che la città così ben leggibile dal Gianicolo nei giorni di tramontana è un tessuto irripetibile con un centro storico. A Meier è toccato in sorte una opportunità unica in una vita: un'amministrazione comunale che, senza un concorso internazionale, gli ha affidato per «chiamata diretta» un progetto che avrebbe fatto per sempre felice qualsiasi architetto di questo mondo. L'ex studente dell'American Academy forse ha creduto di sognare, sapendolo.

E adesso il suo progetto è lì, in vetro e linee bianche. Le polemiche sono archiviate, ormai carta morta. Tutto è lì, «fissato» per chissà quanti secoli. Come andrà a finire? Verrà assorbito dalla Roma che Meier ammirava dal Gianicolo? È la vera scommessa del futuro. Non basterà il sole romano a vincerla. E Meier lo sa.

 

di Paolo Conti
dal Corriere della sera del 24.09.05


FELICI DISSONANZE - Così com'è forse il caso di mettere da parte la retorica dell'anniversario della nascita di Augusto, oggi è da lasciare perdere ogni altro cascame polemico sui ritardi del cantiere del museo dell'Ara Pacis e sul suo costo moltiplicato dal tempo. Dopo la Grande Moschea di Portoghesi, l'Auditorium di Piano, ecco la seconda opera di Meier dopo la chiesa di Tor Tre Teste. Quattro importanti segni nel tessuto della città, in punti diversi, dall'estrema periferia al centro storico. Se ne sta per aggiungere un quinto: Carlo Aymonino consegnerà presto lo spazio museale del Giardino Romano, in pieno Campidoglio, a pochi metri dalla piazza di Michelangelo. Ciascuno con il proprio linguaggio installa nella città dove si è continuato - un caso unico al mondo - a edificare per oltre due millenni un nuovo segno architettonico che la arricchisce. Come, nei secoli, hanno fatto decine di altri grandi architetti che ai loro tempi erano «contemporanei» o addirittura d'avanguardia. Chissà cosa fu detto quando negli archi del Teatro di Marcello la potente famiglia dei Pierleoni edificò la propria residenza o quando in faccia al totem dell'architettura romana classica, il Pantheon, fu eretta la fontana barocca di Giacomo Della Porta.

La Città Eterna è fatta di dissonanze, di sovrapposizioni e di contrasti architettonici, ed è per questo che evita la noia dell'uniforme Parigi. Sull'opera di Meier, riconosciuto in tutto il mondo come un maestro dell'architettura contemporanea, non si è sviluppato un dibattito culturale, ma solo polemiche. Si è andati dall'antiamericanismo al grottesco autodafè in cui è stato bruciato (come fosse un libro) il modello del nuovo museo. Ma si preparano altre grandi opere di alta architettura contemporanea, necessaria - come ha detto Lord Norman Foster al Corriere - per «rigenerare le città». E ci sono ancora tanti spazi da riempire nella città storica. Dai primi scricchiolii che già si sentono sul fronte dei critici dell'Ara Pacis si prenda coraggio per andare avanti sempre con interventi di alta qualità. Certo, discutibili: ma evitando polemiche asfittiche e provincialismo. Roma non si è mai considerata una città-museo. Bisogna evitare che oggi si voglia rinchiuderla in questa inquietante immagine.

LA POLEMICA - Krier: «Una dichiarazione di guerra al centro storico»
«La vera questione è che tutti gli architetti sono accomunati dalla stessa pretesa: operare nei centri storici. Esiste infatti una strategia che viene da lontano, nasce dalla Carta di Venezia, dalla maggior parte degli architetti nemmeno conosciuta ma oramai diventata "legge" naturale grazie al monopolio detenuto dalla cultura modernista, per cui ogni intervento contemporaneo non deve confondersi con la storia». È l'attacco a Richard Meier portato dall'architetto Léon Kriér, consulente per l'urbanistica del Principe Carlo d'Inghilterra, docente alla Princeton University, sostenitore dell'architettura tradizionale. «E' ironico che gli stessi architetti modernisti – ha aggiunto Krier - permettano restauri conservativi solo per edifici di stile modernista. Il nuovo museo dell'Ara Pacis di Meier è la diretta conseguenza dell'applicazione di questo principio, vera e propria dichiarazione di guerra ai centri storici. Come per i Fori Imperiali di Fuksas, Meyer, ma anche Gregotti, italiano o straniero non fa differenza, attuano la provocazione, lo "Skandalon", per dimostrare che sono gli unici a poter intervenire nei centri storici secondo la Carta di Venezia, invece di lasciare spazio a chi è realmente esperto di centri storici come Paolo Marconi».

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 24.09.05


Il vestito nuovo dell'Ara Pacis

A un certo punto, saranno state le quattro del pomeriggio, d'improvviso si è alzata una nuvola di polvere bianca per tutto il cantiere, una nuvola che il sole romano del pomeriggio ha acceso di un colore strano, che sembrava provenisse dai secoli passati. Così i caschi degli operai, rossi per la maggior parte, e bianchi per alcuni, sembravano delle macchie bizzarre, l'unica forma di modernità in un panorama di grigi, bianchi, di marmi antichi e di marmi moderni. Stiamo parlando del cantiere dell'Ara Pacis, a Roma. Uno dei monumenti più importanti della capitale, ma anche una delle storie più strane, più lunghe e più controverse dell'archeologia. Stiamo parlando di quello che dovrà essere uno dei fiori all'occhiello della giunta di Walter Veltroni. Il nuovo padiglione per l'Ara Pacis, la nuova area dell'Ara Pacis, progettata e realizzata da Richard Meier. Chiusa ai visitatori da quasi dieci anni. Pronta a essere restituita al mondo dopo mille controversie e troppe, davvero troppe polemiche, che arrivano fino a oggi. Già domani (oggi per chi legge) è previsto un sit-in di Italia Nostra, contro quello che viene già definito lo scatolone di Richard Meier. E non finirà qui. Perché nelle questioni di lana caprina, nelle polemiche senza senso e senza paradigmi siamo tutti specializzati. E dire che l'Ara Pacis è un giallo archeologico e culturale di quelli che affascinano, perché dura da decenni, e comprende tutto: politica, archeologia, soprintendenze, l'idea dei monumenti, modernismo e classicismo, zenit e nadir, giorno e notte. Vediamo di ricostruirla davvero.

Non è proprio scontato che tutti sappiano cosa sia l'Ara Pacis. A orecchio, dato il nome, e il luogo dove sta, è un monumento romano. Esatto. Per essere doverosamente più precisi, tutto comincia il 13 a.C., anno in cui Augusto torna a Roma dopo tre anni di guerre in Gallia e nella penisola Iberica. Il 4 di luglio di quell'anno il Senato romano decretava la costruzione di un altare per la pace Augustea, da collocarsi in un'area alla fine della via Flaminia adiacente al Campo Marzio settentrionale. Proprio dove sta oggi.

Un altare sacrificale davanti, il mausoleo di Augusto dietro, e un Horologium solare, l'horologium di Augusto, che il giorno 23 di settembre, compleanno di Augusto, attraverso uno gnomone della meridiana che non era altro che l'obelisco che oggi tutti possono vedere in piazza Montecitorio, proiettava una linea equinoziale che attraversava tutta la meridiana e finiva dritto dritto dentro l'Ara Pacis. Come effetto propagandistico non era male, e i romani in questo erano dei maestri.

Naturalmente tutto il complesso, compresi i mosaici, le mirabili sculture, i segni zodiacali in bronzo, i sentieri di travertino, e il fiume Tevere, era un luogo di grande suggestione e molto importante. Fitto di significati simbolici, soprattutto per le sculture che fregiano sia l'esterno che l'interno dell'Ara Pacis.

Solo che l'idea che noi abbiamo dell'archeologia è assai moderna. E assai lontana dall'idea che si è avuta per il resto dei secoli. L'Ara Pacis viene proprio dimenticata e finisce interrata dal limo del Tevere, dalle inondazioni e dall'oblio. Finché nel 1568 dalle fondamenta di Palazzo Peretti vengono estratti nove grandi blocchi di marmo scolpiti da entrambi i lati. Non sanno che farci, non sanno che cosa sono. Prendono una sega, li tagliano e poi, visto che è marmo scolpito, vendono tutto al Granduca di Toscana, che lo dà agli Uffizi. In seguito un altro pezzo finisce al Louvre, mentre i festoni del recinto arrivano a Villa Medici a Roma, dove vengono murati sulla facciata interna. Ordinaria amministrazione. O quasi. Nessuno capisce che roba sia quella. Pezzi romani, blocchi romani. Stop. Bisogna aspettare la fine dell'Ottocento perché un archeologo tedesco, che si chiamava Friedrich von Duhn, spieghi che quei blocconi di marmo meraviglioso e che nessuno ha mai rimesso assieme sono l'Ara Pacis di Augusto. E si devono aspettare i primi anni del Novecento perché Eugen Petersen faccia anche un'ipotesi, ma solo un'ipotesi, di ricostruzione.

Come si direbbe al cinema. Stacco. E arriviamo di corsa al fascismo. Siamo nel 1937. Roma è in pieno delirio da impero. Gli architetti del fascismo sono operosi e fortemente motivati. L'idea non è soltanto di esasperare l'idea della romanità che il fascismo posticciamente si inventa per tutto il tempo del Regime, ma anche di considerare quella romanità come una vera e propria esperienza estetica. Roma non è più una città contaminata da migliaia di opere d'arte di ogni epoca e di ogni tipologia che convivono una accanto all'altra e persino una sull'altra. Roma è un museo di contemplazione.

Roma è il luogo dove si ammirano grandezza e magnificenza. Così San Pietro trova la sua passerella di via della Conciliazione, e i Fori ritrovano uno splendore ideologico con l'apertura della grande via. È un paradigma come un altro. Discutibile come tanti altri. Certo, fortemente ideologico, ma anche decisamente moderno. Non recupera quello che c'era, inventa gli spazi, ed esaspera l'idea che le rovine antiche non siano quel che rimane di una città, ma abbiano una coerenza estetica anche solo in quanto rovine.

Dunque non vanno vissute nella quotidianità ma vanno guardate con l'ammirazione che si deve a qualcosa di sacro e di assoluto. Buon per loro. Anche perché a questo si aggiunge un altro problema. I fascisti non erano ossessionati soltanto dalla mistica, ma anche dalle ricorrenze. E si sa, anche dal culto del passato. Il 1938 è data importante: sono duemila anni dalla nascita di Augusto, e per il fascismo, che è finalmente arrivato all'impero non c'è occasione migliore di questa. Fino a quel momento, fisicamente, l'Ara Pacis non esiste. Da quel momento si decide che esisterà. Per prima cosa si recuperano più frammenti possibili là sotto. Sperimentando tecniche all'avanguardia, visto che buona parte di quel marmo stava immerso nelle falde acquifere del Tevere. Poi, tra il giugno e il settembre del 1938, Giuseppe Moretti, grandissimo archeologo, ricostruisce il grande altare. Mancano i pezzi del Louvre, che non vengono restituiti, e mancano i fregi che stanno a Villa Medici, che sono anche quelli dei francesi, e anche quelli non vengono restituiti. Pazienza. Ma l'operazione riesce bene. Dopo 1800 anni, anno più anno meno, l'Ara Pacis torna a esistere.

Certo, ma dove? E qui viene il bello. Nel 1938 decidono che deve stare là, dove è sempre stata. Davanti al Tevere. Solo che gli argini hanno cancellato il porto di Ripetta, della Meridiana neanche l'ombra, lo gnomone che sembrava un effetto speciale degno di Spielberg, segna ombre ormai soltanto sul palazzo di Montecitorio, che ai quei tempi era soltanto «un'aula sorda e grigia». E non è che si può rimettere in piedi quel prodigio iniziatico, la rappresentazione della Tellus, della Terra madre, la divinità femminile con in grembo due fanciulli, la Venere genitrice, la volta celeste dei bronzi, e tutti i simbolismi dei fregi dell'altare. Là c'è il lungotevere, l'area non esiste più e non puoi certo lasciare l'altare alle intemperie. Così chiedono all'architetto Ballio Morpurgo, di inventarsi una cosa. E Morpurgo si inventa una cosa banale, e vagamente ragionevole: un contenitore, dove evitare che l'Ara si prenda la pioggia, il vento e poco più.

Peccato che se metti un altare sul lungotevere, in una città come Roma, finisce che lo distruggi. Dal 1938 le macchine sono diventate centinaia di migliaia, l'inquinamento, l'umidità del Tevere rischiavano di uccidere l'Ara Pacis. A quel punto nel 1996 viene affidato dalla giunta Rutelli all'architetto Richard Meier il compito di sistemare in modo più consono l'Ara Pacis. Meier è uno che non si è mai occupato di monumenti romani, ha lavorato in tutto il mondo, ma in posti come Las Vegas, ha costruito palazzi sedi di reti televisive, e forse non è praticissimo di siti archeologici. Non è detto che sia un male. E a vedere il cantiere quasi finito ieri, si può dire con decisione che è stato un bene.

Perché l'area dell'Ara Pacis è davvero bellissima. Ma dalle contraddizioni non si esce in nessun modo. L'equivoco sta nella filologia archeologica, o nell'archeologia filologica, che pretende di inventare quello che non esiste più, e non è quasi mai esistito. Quella non è più l'area di Augusto, di quell'area non c'è più nulla, e il valore storico dell'Ara Pacis in quel luogo viene dal fascismo, non dalla romanità. Se l'Ara Pacis fosse stata ricostruita nei musei Capitolini, in una sala enorme, ci saremmo tutti abituati da sempre a vederla là. Si è deciso che l'Ara Pacis doveva rimanere nel sito, interpretando un'ideologia del feticismo dei luoghi che il fascismo alimentava. Poi le cose rimangono.

Il bravo Meier ha fatto un miracolo, un miracolo come la piramide del Louvre, che ha molto a che fare con il museo di Parigi, anche se è di cristallo. Poi, certo, il contentino è stato dato a un sacco di gente. Hanno voluto una fontana accanto, in ricordo simbolico del porto di Ripetta? E passi la fontana. Altri hanno chiesto il piccolo auditorium? E perché no. E soprattutto c'è il progetto del sottopasso del lungotevere che trasformerà quella zona in una zona pedonale, come fosse una passeggiata archeologica tra vetro e marmo.

Con il senno di poi avevano ragione tutti. Sgarbi, Urbani, Rutelli, Veltroni, Borgna, i sovrintendenti che si sono succeduti. Ognuno terrorizzato da un'idea archeologica che sta al buon senso come il sudoku sta alla fisica teorica. Solo i fascisti pensavano che Augusto dovesse rivivere lì, il giorno del suo duemillesimo compleanno. Noi che abbiamo superato tutte le distorsioni imperiali ed estetiche di quel mondo, stiamo ancora a farci la stessa domanda. Tenuto conto della quantità di smog, e di cosa è diventata Roma, come si poteva lasciare là un capolavoro della scultura di tutti i tempi senza farlo sbriciolare? L'eccellente Meier ha fatto un lavoro che finirà nei libri di architettura. Per il resto da oggi li facciano questi sit-in, per quel che servono. Ma se vanno a farli sotto l'Ara Pacis si ricordino che l'area è sacra e delicata. E soprattutto che è il compleanno di Augusto. E dunque che sia un sit-in, ma con le candeline, 2067 candeline, per essere precisi...

INAUGURATA IERI, nel giorno del compleanno dell'imperatore Augusto, la teca che protegge il monumento romano, prima opera «svelata» della struttura progettata dall'architetto americano Richard Meier.

Ma c'è chi protesta...
Limitare i danni causati dallo «scatolone di Richard Meier», promuovere da oggi in poi la consultazione dei cittadini prima di operare nel centro storico, inviare una lettera al ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, perchè venga ricostituita una commissione ad hoc. Sono gli obiettivi della protesta di Italia Nostra contro il riassetto dell'area dell'Ara Pacis firmata da Richard Meier. A questo scopo, ieri, l'associazione ha allestito in piazza del Porto di Ripetta, a poche decine di metri dal cantiere, un banco per la raccolta di firme. Secondo i promotori. «la struttura di Meier, lunga più di duecento metri, è sproporzionata rispetto alle dimensioni del monumento. Svilisce il patrimonio archeologico: durante i rilievi, che sono stati colpevolmente effettuati dopo l'inizio dei lavori, sono emersi resti di età augustea che lasciano intendere che l'area del mausoleo di Augusto si affacciava direttamente sul fiume. Qui c'era il Porto di Ripetta, e se ne è perso il valore storico». Dello stesso avviso l'architetto inglese Leonor Krier, che accusa il «modernismo» di Meier: «Dovrebbe lasciare spazio a chi è davvero esperto di centri storici».

Una passeggiata nel cantiere quasi concluso del complesso progettato da Meier per l'Ara pacis
Festa grande, ieri, con il sindaco e tanti ospiti, architetti, storici, giornalisti, soprintendenti, operai, tecnici. Perché finalmente, dopo tante polemiche, il nuovo complesso museale dell'Ara Pacis vede la luce. «Ed è una sfida vinta», ha detto Veltroni, «quella di un intervento di architettura contemporanea nel centro storico, perché noi vogliamo insieme tutelare rigorosamente il passato straordinario di questa città e migliorare il presente, la sua godibilità, la sua vivibilità».

Un grazie che architetto e amministratori, dopo il lavoro degli ultimi anni, hanno esteso anche alla precedente amministrazione Rutelli. Fuori, la protesta un po' gladiatoria dei militanti di An e quella di Italia Nostra.

 

di Roberto Cotroneo
da L'Unità del 24.09.05


Dal piccone di Mussolini alla nuova piazza. La storia travagliata dello spazio intorno al mausoleo di Augusto in cerca di una nuova identità. Prima dell'abbattimento i musicofili romani andavano all'Augusteo poi c'è stato un vuoto.

DA GIARDINO ad anfiteatro, da circo equestre ad auditorium: nei secoli il Mausoleo di Augusto, in tutte le sue metamorfosi, è stato uno dei luoghi più frequentati dai romani. Fulcro di uno spazio tra i più vivi della città. Così è stato fino al secolo scorso, fino alla prima picconata di Mussolini, che volle demolire il quartiere antico che circondava il monumento. Ciò che ne è nato è sotto gli occhi di tutti: isolata dal resto di Roma, con gli anni quella piazza dall'atmosfera gelida è stata invasa dal degrado, con il Mausoleo ridotto a una sorta di rotatoria per bus e auto, circondata da un giardino spelacchiato e pieno di rifiuti. Poi, negli ultimi anni, sono tornati a vivere i portici, meta, nelle serate estive di chi cena nei ristoranti di nuova concezione.

Sepolto e incomprensibile, ormai, quello spazio antico su cui adesso si apre la nuova sfida, rivolta ad architetti, archeologi e paesaggisti: come recuperare la fruibilità della piazza e rimettere in relazione il livello archeologico con quello moderno, con via del Corso, via Tomacelli e con l'Ara Pacis di Meier, il "quarto lato" che ancora mancava alla piazza. La soluzione è tutta da studiare, ma l'obiettivo è chiaro: attraversando quegli spazi, domani il visitatore dovrà avere la possibilità di capire cos'era in antico quel luogo, la grande piana del Campo Marzio, su cui nel 28 a.C. fu costruita la tomba dell'imperatore Augusto. In quello stesso periodo sorgeva anche il Pantheon e solo qualche anno dopo, tra il 13 e il 9 a.C., l'Ara Pacis, situata nelle vicinanze di quella che oggi è piazza San Lorenzo in Lucina. A segnare il tempo, sulla grande piana arrivò la Meridiana di Augusto, l'orologio solare che utilizzava l'ombra di un obelisco: il 23 settembre, giorno della nascita dell'imperatore, l'ombra era perfettamente in asse con l'Ara Pacis. Facendo un salto in avanti, la storia del Mausoleo si dipana mentre il monumento passa di mano da un casato all'altro.

Nel '500, dalla famiglia Orsini arriva a quella fiorentina dei Soderini, che sopra al mausoleo fa nascere un giardino all'italiana, decorato da marmi e statue. Uno spicchio di verde che resisterà fino al 1780, quando ai Soderini subentra lo spagnolo Matas: nel palazzo Correa, di fronte al monumento, apre una locanda, mentre il giardino si trasforma in un anfiteatro, dove si esibiscono i "giostratori" nelle "caccie de tori e bufale". Un successone, tanto che l'anfiteatro diventa stabile e solo nell'Ottocento, quando lo acquista la Camera Apostolica, cambia il tenore degli spettacoli: via i tori, arriva il primo teatro di prosa diurno. A copertura del Mausoleo, Valadier progetterà poi un bellissimo velario. Poco dopo, il periodo di decadenza: lì dentro si lanceranno in corsa i cavalli, poi il mausoleo diventerà un'officina per la statua del re destinata al Vittoriano.

Tutto cambia nel 1907, quando il Comune acquista il monumento e all'interno nasce l'Auditorium Augusteo. Ma poi si apre il Ventennio e il fascismo decreta che i monumenti dell'antica Roma risaltino nella loro "splendida solitudine", come puri fondali. Sono gli sventramenti: a piazza Augusto Imperatore, è il duce a dare la prima picconata per radere al suolo il quartiere medievale che si appoggia al Mausoleo. Vengono buttate giù 120 case, tra via delle Colonnette, via dei Pontefici e via del Grottino. Tutt'intorno alla tomba di Augusto si alzano le quinte estranianti dei palazzi bianchi con i portici. La demolizione è finita, arriva la guerra. I lavori sulla piazza termineranno negli anni ‘50.

 

di Alessandra Rubenni
da L'Unità del 24.09.05


Una grande piazza nuova per il mausoleo di Augusto. Un concorso internazionale dovrà confrontare progetti archeologici-urbanistici per la nuova sistemazione.

Corrono a grandi passi i nuovi progetti per il centro storico. In tre, al massimo quattro anni, piazza Augusto Imperatore assumerà una fisionomia più armonica, nella quale saranno finalmente messi in connessione il livello archeologico del Mausoleo di Augusto agli spazi circostanti, fino all'Ara Pacis e oltre, lungo una passeggiata ininterrotta che si affaccerà sul Tevere. A studiare "come" saranno delle squadre di esperti, a confronto per sei mesi.

Un concorso con architetti e archeologi per ricostruire il tessuto di un cuore della città. Riqualificare piazza Augusto Imperatore e pedonalizzare il tratto di lungotevere che costeggia l'Ara Pacis: sono questi i prossimi traguardi del Campidoglio per il centro storico, a quali si aggiunge la chiusura al traffico di via dei Cerchi, con la speranza di riuscire a portare lì, nel palazzo che sarà lasciato libero dagli uffici comunali, la Collezione Torlonia. «Io vedo in questi luoghi il segno della crescita della città.

L'archeologia è una grande risorsa per la modernizzazione di Roma e non significa solo interventi architettonici, ma anche urbanistici», ha detto ieri il sindaco Walter Veltroni, presentando il concorso internazionale per la sistemazione di piazza Augusto Imperatore, che partirà tra un mese. Mentre l'Ara Pacis si libera dell'«imballaggio» che per anni ha nascosto l'opera di Richard Meier, ormai quasi ultimata, adesso ci sarà da aspettare solo fino al 30 aprile per conoscere il nome dei nuovi progettisti.

«L'intervento, che sarà realizzato e finanziato a stralci, dovrà addolcire la distanza tra il piano archeologico e la strada, recuperando l'accesso sud al Mausoleo d'Augusto», ha spiegato l'assessore all'Urbanistica Roberto Morassut, a fianco del soprintendente ai Beni Culturali del Comune, Eugenio La Rocca e all'assessore capitolino alla Cultura, Gianni Borgna. I fondi necessari per le indagini archeologiche preliminari, circa un milione di euro, sono già inseriti nel piano di investimenti 2005-2007. «Per trovare la soluzione giusta saranno selezionati 10 gruppi interdisciplinari, composti da architetti, archeologi e paesaggisti, che saranno chiamati a Roma per due mesi, a più riprese. Tra i loro progetti - spiega il professor Francesco Ghio, che per il Campidoglio ha elaborato i criteri del concorso - la giuria sceglierà il migliore». Un iter, in sintesi, che si annuncia come un grande confronto culturale e al termine del quale, tra l'altro, verrà ritrovato uno spazio di relazione con le due chiese della piazza, mentre molto probabilmente all'interno del Mausoleo, rimesso a nuovo dai restauri, tornerà un giardino, come al tempo dei Soderini.

La costruzione del sottopasso per interrare il traffico su 100 metri di lungotevere sarà invece eseguito in project financing, con un costo di 40 milioni di euro ripartito a metà tra Comune e privati. Insieme al sottovia, sarà realizzato anche un parcheggio sotterraneo su due livelli, per 250 posti auto. «È dal 2002 che il Comune - ricorda Morassut - aveva stabilito le linee guida del progetto per la piazza. L'unico punto su cui la Commissione presieduta da Benevolo (commissione voluta dal governo, che si mise di traverso al progetto di Meier, ndr) si trovò d'accordo, fu il sottopasso».

IL REBUS da risolvere è quello della armonizzazione fra lo strato archeologico e il tessuto della città contemporanea. Veltroni: al via anche la pedonalizzazione di via dei Cerchi.

 

di Alessandra Rubenni
da L'Unità del 24.09.05


La capitale dell'architettura - Ara Pacis, si accendono le luci. L'architetto Meier e il sindaco Veltroni nella nuova teca, appena ultimata, che protegge il monumento. Per una sera si apre il cantiere: inaugurazione il 21 marzo. Duecento visitatori, discorsi, brindisi e tutte le fasi del piano ricostruite al computer. Visite guidate per il pubblico nei fine settimana. E restauratori all'opera.

Le luci bianche sulla facciata di San Rocco e il muro di travertino illuminato accolgono i primi duecento visitatori alla Nuova Ara Pacis. La giornata è storica, l'inaugurazione parziale ma accolta con cerimoniale da grandi eventi, parata di autorità, discorsi e brindisi, in passerella l'architetto americano Richard Meier insieme al sindaco Walter Veltroni, Gianni Borgna e Roberto Morassut, i due assessori che hanno seguito da vicino il decennale cammino che ha portato al compimento di questa prima porzione dell'opera grazie anche al lavoro del soprintendente Eugenio La Rocca e del direttore dell'Ufficio città storica, Gennaro Farina. Il tour di visita è rapido e gira intorno al monumento liberato dell'involucro che l'ha protetto durante i lavori e per il quale è imminente un lavoro di pulitura e maquillage; in fondo alla sala, due postazioni multimediali illustrano i processi di costruzione del complesso museale mentre dal lato di via Tomacelli un cerchio illuminato in terra indica il punto in cui sarà innestata una colonna antica che sarà recuperata dai depositi dei musei della città a citazione e completamento del lavoro di Meier.

All'attuale stato dei lavori l'elemento di maggiore imponenza è l'alto muro di cubi di travertino delle cave di Tivoli, accostato alla parete a vetri che guarda sul lungotevere, quello che Meier dovette abbassare e accorciare, dopo le critiche delle soprintendenze, per liberare la visuale sulla facciata delle chiese barocche. L'inaugurazione definitiva a tutta l'area museale è fissata al 21 marzo, intanto sono possibili visite nei fine settimana (info: 060606).

Con l'occasione, l'architetto Meier, vestito di nero in piedi sul palco, ha detto quanto per lui la giornata sia stata densa di emozioni e il sindaco ha ricordato come tutto sia iniziato, «grazie a Francesco Rutelli e all'assessore Domenico Cecchini», per proteggere un monumento messo a rischio dal traffico e ha sottolineato le prospettive generali di cambiamento di una città «che considera il proprio passato una ricchezza» ma anche quella specifica di quest'area destinata a diventare in pochi anni, tra il concorso per la risistemazione di piazza Augusto imperatore e il complesso museale firmato Meier, viva e rinnovata. E' stata l'occasione per Veltroni per ricordare pubblicamente un'altra piccola-grande rivoluzione urbanistica, quella sulla zona di via dei Cerchi con il palazzo dei Musei, dove c'è il progetto di collocare la collezione Torlonia di statue antiche.

L'assessore Borgna ha spiegato la concezione moderna dei monumenti rispetto a quella che segna piazza Augusto imperatore adesso, con i monumenti "in solitudine". Morassut ha parlato del sottopasso che trasformerà tutta l'area in una zona che potrà diventare «tra le più belle di Roma», un nuovissimo incrocio fra antico e moderno. 

 

"Ecco la mia love story con Roma". Parla Meier, il progettista americano. "La mia prima visita risale al 1959".

«La mia prima visita nella capitale risale al 1959 quando venni per due mesi per studiare architettura»... Sono le prime parole di Richard Meier, ieri mattina in Campidoglio ad un incontro con la stampa prima della visita al cantiere del Museo dell'Ara pacis che porta la sua firma. L'architetto americano ha ricordato la sua "love story" con Roma, iniziata quando era uno studente giovanissimo e proseguita da "resident" all'American Academy nel 1976: «Ho passato anni a studiare l'architettura romana, quando poi mi è stata prospettata l'ipotesi di realizzare un mio progetto qui sono stato subito felice». Quanto al Museo dell'Ara pacis, racconta come ci fosse «l'esigenza di proteggere il monumento ma anche di ridare vita a una porzione di città integrando una testimonianza antica con un contesto complesso». Al saldo di dieci anni di traversie burocratiche e no, dice: «Oggi il monumento è strabiliante, lo spazio è meraviglioso». E giudica ottima anche l'idea di un concorso per la risistemazione della piazza: «Ho avuto modo di passeggiare lì intorno, è una zona piuttosto trascurata...».

 

E ora una star dell'architettura per piazza Augusto imperatore. Il Comune indice un concorso internazionale di progettazione per risistemare l'area.

E ora che il Museo dell'Ara pacis è stato (anche se in parte) inaugurato, è tempo di pensare al riassetto di piazza Augusto imperatore. Per questo, nello stesso giorno della visita al cantiere dove si sta ultimando la teca che protegge il monumento, il sindaco Veltroni con gli assessori Borgna e Morassut e il sovrintendente La Rocca annunciano un concorso internazionale di architettura su uno dei grandi temi irrisolti della città storica che, mentre torna a vivere e a splendere sotto il segno lasciato da un grande architetto contemporanea, mantiene una zona d'ombra, dal lato della piazza con il mausoleo degradato, a cui si deve metter mano. È un lavoro che parte avvantaggiandosi delle ricerche e degli studi svolti nel decennio di cantiere del Museo dell'Ara pacis e con una scadenza già definita: entro il 10 maggio sarà reso noto il vincitore del concorso, il nome di chi rivoluzionerà la piazza con idee moderne che tengano conto dell´esistente ma anche del nuovo.

Nel bando per il progetto si definiscono diversi punti di intervento necessari. Prima di tutto, il recupero del Mausoleo con scavi e indagini, poi il consolidamento con la ricostruzione della tomba di Augusto, ma anche la nuova sistemazione di accesso al mausoleo, senza trascurare lo spazio di relazione con le due chiese che e con il museo dell'Ara pacis, con il tratto di via Ripetta, il recupero e l'accesso all'ex giardino Soderini e alle sale dell'ex auditorium Umberto I e infine, la riqualificazione dei portici e le relazioni con via del Corso e via Tomacelli.

Ma non è ancora tutto. I lavori continuano dal lato Tevere dove con un intervento di project financing e una spesa di 40 milioni di euro (per la metà finanziati da privati) il Comune realizzerà in quattro anni un sottopasso a tre corsie che porterà alla pedonalizzazione di un centinaio di metri di lungotevere mentre per la sosta sarà realizzato un parcheggio sotterraneo a due livelli con accesso anche da ponte Margherita per 250 posti con un livello a rotazione e uno per i residenti. Le auto cominceranno a scendere di quota subito dopo ponte Cavour e tramite il sottopasso potranno o raggiungere i parcheggi o collegarsi direttamente con i due lungotevere. «Il progetto - ha spiegato l'assessore Morassut - ha il fine di potenziare la qualità ambientale del luogo che con la presenza del fiume, la densa vegetazione dei platani, diventerà uno dei tratti del lungotevere più interessanti per la fruizione da parte dei cittadini».

 

LA POLEMICA - Anche il centrodestra contro l´opera. "Una ferita al Centro". Italia Nostra: "Una mostruosità".

Limitare i danni causati dallo «scatolone» di Richard Meier e promuovere la consultazione dei cittadini prima di operare nel centro storico. Lo chiede l'associazione "Italia Nostra" che si oppone al riassetto dell'Ara Pacis progettato dall'architetto statunitense, con un sit-in e un banco per la raccolta firme in piazza del Porto di Ripetta. Anche An ha protestato ieri presidiando l'Ara Pacis durante la visita di Meier con cartelli giovani vestiti da centurioni. Secondo il capogruppo di An in Comune Sergio Marchi, si tratta di un «ecomostro» e di una «ferita che colpisce un'area storica che il mondo ci invidia». Gli fa eco Fabio Rampelli, che giudica la nuova teca un «orribile stupro».

 

di Francesca Giuliani
da La Repubblica del 24.09.05


DIALOGO DI STILI E DI COLORI - Svelata l'ara pacis dopo sei anni ecco la nuova teca.

LA NUOVA sistemazione dell'Ara Pacis offre un dato, forse l'unico, su cui tutti potrebbero trovarsi d'accordo. Quel monumento uno dei più importanti dell'intera storia dell'arte universale è ora salvaguardato da una struttura tecnicamente all'avanguardia, che lo protegge dall'inquinamento, dall'escursione termica, dal rischio sismico e dalle vibrazioni provocate dal traffico. Per raggiungere questo risultato sono state spese somme ingenti e impiegate competenze sofisticate. Questo dovrebbe essere motivo di comune soddisfazione.

Ma le polemiche, come sappiamo, riguardano quasi tutte l'edificio di Richard Meier, il suo pregio artistico, la validità della sistemazione dell'intera zona, la lunghezza dei lavori e i loro costi. Per giudicare con un minimo di serenità è utile ripensare alle origini.

Alla base di tutto c'è un regime con la sua ideologia. Anche le cattive ideologie possono produrre belle opere d'arte, ma nel caso di piazza Augusto Imperatore non è stato così. Per creare la piazza come oggi la vediamo nel segno della simbiosi tra il più grande imperatore romano e il duce del fascismo furono distrutti un bel teatro e il quartiere circostante, fu raschiato e messo in vista quel poco che restava di un imponente mausoleo romano, furono costruiti su due lati della piazza imponenti e algidi edifici moderni recanti solenni iscrizioni latine, mentre su un altro lato fu trasferita l'Ara Pacis. Quest'ultima fu quindi incapsulata in un hangar di cemento di valore architettonico quasi nullo (anche se attribuito a Morpurgo). Nel dopoguerra, l'aumento del traffico sul Lungotevere ha fatto della piazza un luogo malsano e inquietante, da attraversare alla svelta.

La delusione, già all'epoca, fu enorme. La conquista dell'Etiopia si era conclusa trionfalmente, Mussolini si atteggiava a nuovo Augusto e come tale era celebrato in Italia e all'estero, la Mostra augustea della romanità aveva avuto uno straordinario successo, ma tutti questi fasti contrastavano con la modestia di quel risultato urbanistico. Invece di "giganteggiare" come avrebbe voluto il duce, il mausoleo giaceva infossato e i suoi ruderi apparivano spenti e sovrastati dai nuovi edifici fascisti. Per ridurre l'imbarazzo, fu trasformato in una collinetta verdeggiante, mentre le chiese vicine sembravano piovute dal nulla.

L'operazione era stata particolarmente azzardata, ma il suo fallimento esprime un aspetto critico del rapporto complessivo tra il fascismo e l'antica Roma. Come era possibile conciliare il mito romano con la modernità? Mussolini e i più colti tra i fascisti non nascosero mai il timore che il culto della romanità fosse inteso come il segno di un'ideologia arcaicizzante, nemica del nuovo, incapace di progettare il futuro. Per questo raccomandavano di evitare formule come "ritorno alla romanità", "restaurazione della romanità" e simili, che suggerivano un'attitudine passiva e occultavano la dimensione creativa di un regime che pretendeva addirittura di attuare una vera e propria rivoluzione antropologica. Come disse Bottai in un celebre discorso del '39: «Noi non vogliamo tanto informarci su Roma, quanto formarci da Roma: formarci per un'applicazione attuale, modernissima, della sua energia unificatrice, coordinatrice, disciplinatrice».

Questo problema, assolutamente centrale, non trovò una soluzione coerente nell'ideologia fascista. Esso si ripresenta, altrettanto irrisolto, nell'architettura del ventennio. Indipendentemente dal giudizio sulle singole opere, l'architettura fascista mostra ovunque una cronica incapacità di stabilire un dialogo ravvicinato e armonico tra i monumenti antichi e quelli contemporanei. In un quartiere come l'Eur, dove l'impianto complessivo e i monumenti variamente ispirati alla romanità sono stati concepiti in uno spazio vergine, l'evocazione dell'antica Roma ha una sua coerenza. Invece nei centri storici di molte città italiane le due fasi collidono più che dialogare, segnalando ferite tuttora aperte. Se il grande edificio del Palazzo del Littorio fosse stato costruito come si era deciso in un primo momento nella zona dei Fori Imperiali, Roma esibirebbe oggi un'altra drammatica e vistosa testimonianza dello stesso fenomeno che constatiamo in piazza Augusto Imperatore.

Per quanto sia difficile giudicare allo stato attuale dei lavori, sembra che il progetto del nuovo complesso museale dell'Ara Pacis tenti comunque un'impresa intelligente e audace. Quella di sostituire all'estetica fascista della selezione (Roma antica e il presente, quasi senza mediazioni) un'estetica della totalità che ben si addice alla più stratificata città del mondo. Invece di ripudiare e distruggere, come qualcuno ripete, una fase importante della storia dell'architettura italiana, le forti citazioni "razionaliste" dell'edificio di Meier si legano con i palazzi fascisti circostanti. Ma l'edificio dialoga al tempo stesso con il mausoleo e con le chiese. L'effetto è sorprendente per chi osservi la piazza attraverso le grandi vetrate della sala principale. E' un dialogo di stili, di volumi, di colori e di materiali che dovremmo intendere anche come la prima fase del ripensamento totale di uno dei più tormentati scenari della Roma contemporanea.

 

di Andrea Giardina
da Il Messaggero del 24.09.05


Piazze, sottovia e parking: Ara Pacis perno di rinascita

L'idea è mettere in scena luoghi e persone. Integrare antico e moderno. Dare forma ad una nuova dimensione urbana che non stravolga la lettura storica di un passato preso già a picconate durante il Ventennio. Facile? Tutt'altro. E lo dimostrano le polemiche e i veleni che hanno accompagnato per 11 anni il progetto della nuova Ara Pacis. In tanti si sono battuti per conservare intatto l'imballaggio di Morpurgo e la Teca. Su un aspetto però durante questo lungo periodo di incubazione architetti, storici, docenti, urbanisti, archeologici si sono trovati d'accordo: il nuovo Museo di Richard Meier doveva accompagnarsi con la riqualificazione del Mauseoleo di Augusto e di Piazza Augusto Imperatore.

Ieri, dopo una serie sterminata di annunci, dopo qualche rinvio e conseguente ritardo sull'iniziale tabella di marcia, il grande giorno è arrivato. Il Campidoglio ha presentato il progetto di pedonalizzazione del Lungotevere, il restyling della Piazza, la realizzazione del sottopasso e di un parcheggio interrato e di una nuova piazza-terrazza affacciata sul Tevere.

Un mega-intervento, dunque «in uno degli spazi più dinamici e importanti del XXI secolo nel centro della città - come lo ha definito il sindaco Veltroni - una presenza qualificata in un'area di pregnanza storica, un intervento per salvare l'Ara Pacis e al tempo stesso la dimostrazione che non siamo il luogo del passato e che il bello è ancora riproducibile». Il sindaco ha ringraziato le soprintendenze «che non ho mai sentito contro» e ha fatto un breve accenno al nuovo progetto di pedonalizzazione di Via dei Cerchi e al Palazzo dei Musei dove sogna un giorno di collocare la Collezione Torlonia.

Al grande giorno non poteva mancare la star, il progettista del nuovo Museo, l'architetto americano Richard Meier, uno che genera amori e odi anche in casa sua, negli Usa, e che nel pomeriggio ha visitato insieme alla stampa il cantiere: «Venni a Roma da studente nel 1959 e dall'allora non ho mai smesso di studiare e di passeggiare in questa straordinaria città. So cosa c'è sotto i miei piedi, quanti strati di storia ci sono. E so anche che la sfida non sarà soltanto salvaguardare l'Ara Pacis ma la riqualificazione della Piazza. Ancora prima che si levassero obiezioni al mio progetto - continua Meier - avevo notato qualche squilibrio. Ma ora sono convinto che questo spazio sarà fantastico, avrà una grande luminosità».

La commissione Scientifica ha definito intanto il Bando di concorso internazionale di cui si parlava da tempo. «Il 30 aprile 2006 sapremo chi è il vincitore» ha annunciato Veltroni. Che prima aveva dato atto al suo predecessore Francesco Rutelli «di aver avuto il coraggio di affrontare il problema».

Il progetto, illustrato ieri in una conferenza stampa che si è tenuta in Campidoglio, presenti tra gli altri l'assessore all'Urbanistica Roberto Morassut, l'assessore alla Cultura Gianni Borgna e il sovrintendente ai Beni culturali del Comune di Roma, Eugenio La Rocca, prevede la realizzazione in project financing tra l'Ara Pacis e il fiume di un parcheggio su due livelli interrati da 250 posti con accesso sul lato di Ponte Margherita.

Il sottopasso verrà realizzato in 4 anni, costerà 40 milioni di euro, finanziato al 50% dal Comune, al 50% da privati. Avrà tre corsie di marcia, si raccorderà con la quota attuale in corrispondenza del Lungotevere Arnaldo da Brescia subito dopo l'incrocio con via della Penna (la discesa inizierà in corrispondenza con Ponte Cavour, sono già stati effettuati carotaggi e rilievi senza evidenziare presistenze archeologiche di rilievo). Di conseguenza verrà chiuso l'attuale parte di Lungotevere in Augusta che termina con l'intersezione con via Ferdinando di Savoia.

L'architetto Gennaro Farina, responsabile dell'Ufficio città storica e il sovrintendente Eugenio La Rocca hanno avuto un ruolo di primo piano durante la lunga fase di gestazione. E lo avranno anche in futuro. «Abbiamo suggerito a Meier di inserire al posto dell'obelisco, così come era previsto, una colonna romana, i nostri magazzini ne sono pieni, ne abbiamo una in ottimo stato di conservazione che faceva parte proprio del complesso dell'Augusteo. L'obiezione è stata accolta con entusiasmo dall'architetto americano».

In origine l'Horologium Augusti e l'Ara Pacis erano posti ad est dell'asse che congiungeva il Pantheon con il Mausoleo e l'obelisco era utilizzato come gnomone (tipo meridiana), orientato su una retta che raggiungeva il centro del monumento, la tomba di Augusto edificata nel 28 a.C.

Infine i numeri che danno il senso della complessità del progetto: l'Ara Pacis avrà un atrio e uno spazio didattico di 900 mq; l'auditorium accoglierà 200 posti a sedere; la terrazza misurerà 500 mq;nel piano seminterrato sono stati recuperati, a fini espositivi 2300 mq; mentre le vetrate misurano 600 mq su ogni lato. Una delle difficoltà è stata, ha osservato Farina, adeguare l'intero complesso al sistema antisismico. «In caso di terremoto la struttura reggerà senza problemi».

«Una struttura davvero sproporzionata» - «È ironico che gli stessi architetti modernisti permettano restauri conservativi solo per edifici di stile modernista. L'Ara Pacis di Meier è la diretta conseguenza dell'applicazione di questo principio, vera e propria dichiarazione di guerra ai centri storici. Come per i Fori Imperiali di Fuksas, Meier, ma anche Gregotti, attuano la provocazione per dimostrare che sono gli unici a poter intervenire nei centri storici secondo la Carta di Venezia, invece di lasciare spazio a chi è realmente esperto come Paolo Marconi». È quanto dichiara l'architetto Léon Kriér, consulente per l'urbanistica del principe Carlo d'Inghilterra, docente alla Princeton University, sostenitore dell'architettura tradizionale.

«Veltroni, cui non difetta la furbizia - dice il capogruppo regionale del Lazio di An, Fabio Rampelli - alza una cortina fumogena della potenza di 40 milioni di euro per tentare di nascondere ai romani e al mondo intero l'orribile stupro rappresentato dalla nuova teca contenente l'Ara Paci, simile a un distributore». «Il monumento è lungo circa dieci metri, la struttura di Meier più di duecento: è sproporzionata - ha dichiarato Antonio Tamburrino, di Italia Nostra durante il sit in di protesta - Così si perde il valore storico di approdo di quest'area».

 

di Claudio Marincola
da Il Messaggero del 24.09.05


L'ARA Pacis torna a nuova vita. La superficie su cui poggia è di 900 metri quadrati, 2.300 metri quadrati l'ampiezza di un possibile museo nel seminterrato.

È stato presentato il frutto di dieci anni di progetti e lavori riguardanti il mausoleo di Augusto edificato nel 28 a.C., al centro di dibattiti culturali che riguardano, in primo luogo, l'estetica del progetto firmato da Richard Meier e visitato ieri sera da una delegazione capeggiata dal sindaco Veltroni: sebbene già si possa curiosare tra un ponteggio e l'altro, l'inaugurazione ufficiale è prevista per la prossima primavera. Che piaccia o meno, i numeri parlano chiaro: saranno 800 i metri quadri dedicati all'area-accoglienza indirizzata a turisti, curiosi e romani, vera e propria hall che funzionerà da introduzione (storica e artistica) al monumento stesso; 900 metri quadri la superficie su cui poggia, 200 i posti a sedere all'interno dell'Auditorium che verrà accolto nelle sale del monumento stesso e ancora 2.300 metri quadri disponibili per un possibile museo aperto al pubblico: «una sorpresa», come l'ha definita lo stesso Farina, scoperta nel seminterrato durante gli scavi archeologici. Ora la curiosità. Una colonna antica, infatti, sarà inserita nel complesso dell'Ara Pacis al posto dell'obelisco, che era stato inizialmente progettato dall'architetto americano Richard Meyer: «Una colonna — ha commentato il sovrintendente Eugenio La Rocca - che è stata scovata all'interno dei nostri magazzini e che, come molte altre colonne che abbiamo in deposito, è orfana e decontestualizzata».

Il sovrintendente comunale Eugenio La Rocca ha spiegato che vuole essere un richiamo alla Meridiana di Augusto, la cui ombra, tramite l'Ara Pacis, segnalava il giorno del compleanno dell'Imperatore. «Ci è sembrato logico e giusto - ha proseguito La Rocca - invece di un obelisco in materiali moderni, inserire una colonna antica». Meyer, comunque, si è detto felicissimo della soluzione proposta dal Campidoglio. L'intera area che ruota attorno a piazza Augusto Imperatore, inoltre, verrà interamente ripensata e riqualificata per far sì che si venga a creare una certa armonia tra il monumento e il resto della città, ovvero per far sì che il monumento non venga decontestualizzato: pedonalizzazione della parte del lungotevere antistante il monumento, un tunnel che collega i due Lungotevere, apertura del varco su via Luisa di Savoia per gli spostamenti diretti veso il Muro Torto: in ottobre partirà il Concorso Internazionale per la riqualificazione dell'intera area, un gara che terminerà l'aprile dell'anno prossimo: «L'obiettivo - ha commentato l'assessore all'urbanistica Roberto Morassut - è quello di non concepire il monumento come un qualcosa di saparato dalla città. Le priorità, in questo senso, sono quelle di privilegiare l'ingresso originario, riqualificare l'intera area e il sistema dei portici, che segna il perimetro della piazza». «Sono venuto per la prima volta a Roma nel '59 come studente - ha ricordato Meier - e sono rimasto due mesi a studiare l'architettura di questa città. Ho avuto la fortuna di tornare nel '76 e di approfondire i miei studi. Quando mi è stato chiesto di presiedere il progetto del museo, sono venuto qui non come americano ma come qualcuno che ha studiato questa città e che la ama».

Meier, inoltre, si è congratulato con il sindaco di Roma Walter Veltroni. «La necessità di salvaguardare l'Ara Pacis in un ambiente protetto - ha aggiunto Meier - non è l'unica sfida. Quella vera consiste nel riqualificarla integrandola con l'ambiente circostante: per questo ciò che ha fatto Veltroni è eccezionale».

Il nuovo mausoleo dell'Ara Pacis riaprirà al pubblico il 21 marzo prossimo.
Nel periodo che precede questa data stiamo valutando la possibilità di effettuare delle visite guidate il sabato e la domenica». A dirlo il sindaco Walter Veltroni nel corso del sopralluogo di ieri sera ai cantieri del mausoleo di Augusto. «Non sono venuto a Roma come un americano, uno straniero, ma come qualcuno che già amava e studiava la storia di questa città» ha invece detto l'architetto americano Richard Meier. Prosegue, intanto, il dibattito culturale attorno all'estetica del progetto firmato da Meier.

 

di Simona Caporilli
da Il Tempo del 24.09.05

 

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Commenti

27/09/2005 11.52: ancora sull'ara pacis
Purtroppo la questione dell'ara pacis e del mausoleo di Augusto diventa una grossa occasione per scontri culturali e ideologici. Fra chi vuole il moderno e chi l'antico. Fra chi esaspera il malcontento sull'operato fascista. Fra chi sostiene la crociata sinistra e progressista e chi si appella al rispetto del valore ambientale e storico del luogo. Purtroppo ogni intervento sarà fonte di polemiche e sarà inopportuno. Inopportuno il porticato fascita, che soffoca il monumento. Inopportuno il "quarto lato" della piazza che proprio non serviva e soffoca il monumento. L'area del Mausoleo di Augusto è stata pensata, ideata e realizzata come il modello analogo del Mausoleo di Adriano (postumo), ben più conosciuto e apprezzato proprio perchè conserva il suo originario assetto. Quindi, facciamo architetture moderne, ma NON andiamo a distruggere l'antico. Ripristiniamo l'area di Augusto e facciamo nuova architettura in luoghi nuovi, così da poter apprezzare entrambe le soluzioni. La sovrapposizione ha portato, nei secoli, a cancellare le bellezze antiche per far posto alle nuove. Vogliamo continuare così? Roma non è il comune più esteso d'Italia? O tutti vogliono mettere la propria firma sullo stesso foglietto? "Alme Sol, curru nitido diem qui promis et celas aliusque et idem nasceris, possis nihil urbe Roma visere maius."
fabrizio

06/10/2005 17.43: latinorum
cave canem, in hoc signo vinces, est! est!! est!!!
Stefano D'Amico

22/10/2005 16.39: Due risposte
Sono sorpreso dai commenti comparsi in questa rubrica sulla vicenda dell’Ara Pacis. Evidentemente gli architetti che hanno perplessità sul modo disinvolto con cui si è intervenuto sono in numero maggiore di quanto si vorrebbe far pensare. Vorrei dare due brevi risposte a Marcello Riccetti e a Paolo Macoratti. Fino ad oggi la facciata di S.Rocco, da quel che so, è stata unanimemente attribuita a Giuseppe Valadier , che l’ha costruita nel 1834. Quanto a S.Girolamo degli Schiavoni, ho sempre pensato che la facciata, come il resto della chiesa, fosse stata ricostruita sotto Sisto V da Martino Longhi il Vecchio e non mi sembra che qualcuno abbia mai affermato il contrario. Se qualche nuovo documento dimostra paternità diverse, sarebbe interessante conoscerlo. Il problema, comunque, è di metodo: non si può intervenire con un nuovo polo urbano dove il processo formativo della città non lo richiede. L’intervento di Meier genera una nuova polarità che mette in secondo piano le preesistenze storiche e tenderà, nel tempo, a modificare in modo incongruente la gerarchia di spazi e percorsi. La dimostrazione è data dal fatto che ora si dovrà provvedere “a posteriori” a trasformare l’intera area, compreso il lungotevere, riparando un danno facilmente prevedibile semplicemente giudicando senza pregiudizi il progetto. Per cui, all’osservazione di Macoratti che potremo giudicare l’intervento solo ad opera conclusa, mi permetto di rispondere che, da architetti, abbiamo il dovere di prevedere, in base ai progetti e per quello che è possibile, l’esito di un intervento prima che venga eseguito. Le critiche suscitate dal disegno iniziale di Meier, le nostre proteste, hanno ottenuto almeno lo scopo (certo irrilevante rispetto al danno subito) di diminuire la lunghezza dell’enorme muro che avrebbe totalmente nascosto S.Rocco. Se tutti ci fossimo espressi sul progetto forse le cose sarebbero andate diversamente. Giuseppe Strappa
Giuseppe Strappa

11/11/2005 15.25: Ara Pacis 2
Rispondo alle cortesi controsservazioni dell'arch. Strappa riguardo il parere che avevo espresso circa la non condivisione dei giudizi sull'opera di Meier, ancora oggi non completamente realizzata; ribadisco, prima da uomo della strada e poi da architetto, che esistono vari livelli di percezione di un'opera; quello che può scaturire da un disegno, anche tridimensionale, o da un plastico, non sono sufficienti per poter valutare l'impatto emozionale di una realizzazione ! Si può, ad esempio, condividere o meno il museo Guggenheim di Bilbao di F. O. Gehry, ma avete mai provato cosa voglia dire visitarlo, toccare con mano quelle superfici vibranti e cangianti ed essere travolti da quegli spazi che cambiano al procedere dei nostri passi? L'ara Pacis non è un nuovo polo perchè lo era, anche se minore, già da tempo e la Chiesa di San Rocco non ha subito alcun danno, anche se ha perso un punto di vista, anzi forse sarà notata di più ora, per la nuova presenza. E poi, per concludere, non credo che l'opera di Meier (che forse sarò io il primo a criticare) sia una costruzione abusiva!
paolo macoratti

vedi anche:

La malasorte di Augusto

torna un suo tesoro ma la Domus resta chiusa

La riscoperta dell'Ara Pacis

Undici anni di polemiche e lavori nel cuore di Roma

Ara Pacis, si alza il sipario

comincia ad apparire in tutta la sua evidenza

Ara Pacis, inaugurazione il 23 settembre

poi ancora tre mesi di lavori

Ara Pacis, una piazza sul Tevere

L'inaugurazione complessiva il 21 aprile 2006

Ara Pacis, l’apertura slitta a settembre

il progetto Meier è ancora un work in progress

L’architettura nel centro storico

Protesta all'Ara Pacis per «salvare» il Porto di Ripetta

Il cantiere Ara Pacis

ed una provocazione...


data pubblicazione: martedì 27 settembre 2005
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Architettura sul web La nuova Ara Pacis s'affaccia sul futuro