La cura di Piano: "ruspe e fantasia"

Intervista a Renzo Piano

LA CURA DI PIANO: "RUSPE E FANTASIA". La sua ricetta per difendere il paesaggio. Un premio nelle langhe. La bellezza del paesaggio rovinato dall'uomo si può difendere con le ruspe e con la fantasia, dice Renzo Piano.

Con la dinamite e con la matita. «Ci sono capannoni industriali che deturpano un fondovalle e nascondono la prospettiva di una collina. Allora, se è possibile, bisogna comprarli per entrarne in possesso e poi abbatterli. Oppure armonizzarli provando a nasconderli un po', dando aria e verde a quelle strutture».

L'architetto della leggerezza ha ricevuto sabato il premio «Estetica del paesaggio agrario», assegnato dall'Enoteca Regionale del Roero, e parla tra vigneti meravigliosi. Ma Langa e Roero hanno conosciuto negli ultimi decenni, insieme alla ricchezza del vino e della terra, anche l'oltraggio del cemento e dei nanetti da giardino, a difesa di assurde villone hollywoodiane.

  • Troppo tardi per intervenire?
    «Non è mai tardi e non è un'utopia. Non è solo giusto, è anche utile, perché l'Italia è un paese fondato sulla sua bellezza anche come risorsa economica, è questo il vero capitale».
  • Lei cosa farebbe, per cominciare?
    «L'idea inglese, seguita di recente dal Fai, è quella di acquistare gli orrori e poi demolirli. Però non bisogna essere integralisti: non credo che questa sia l'unica soluzione, perché insieme alle pietre esistono le persone, e un brutto capannone può anche dare lavoro o riparo».
  • Si può almeno mimetizzare?
    «C'è una vecchia battuta: i medici nascondono gli errori sottoterra, gli architetti dietro gli alberi. Invadere di verde una brutta costruzione è già qualcosa, far salire un'edera lungo un muro può sembrare banale però è una prima ipotesi. Il verde si può mettere attorno, sopra e dentro, aprendo gli spazi, facendo respirare gli edifici».
  • Demolire significa andare contro l'idea di crescita?
    «L'unica crescita giusta è quella sostenibile, anche nelle città che stanno implodendo, anche nelle periferie, non solo nelle nostre campagne. La prima cosa è conoscere il territorio, qualunque territorio. Esiste una parola di moda, "deregulation", elegante e terribile: nel suo nome non si può rinunciare all'attenzione e alla difesa dell'ambiente».
  • Non pensa che le architetture umane abbiano spesso rovinato o compromesso quelle naturali?
    «La bellezza che più mi commuove è quella segnata dalla mano dell'uomo. La campagna piemontese, come quella ligure, è un disegno di fatica attraverso le generazioni. E' terra conquistata e poi addomesticata. Invece la natura pura e semplice dopo un po' mi annoia. Guardo un tramonto, un orizzonte marino, una nuvola e dico "bello!". Ma dopo mezz'ora, dico anche: "bello, e poi?". La vera bellezza non ci si stanca mai di guardarla».
  • L'Italia è un paese sensibile alla difesa del bello?
    «Pochissimo, quasi niente. Se fossimo la nazione ideale, a questo penserebbero le autorità. Invece la spazzatura e la barbarie conquistano spazio».
  • Lei ha parlato di umanesimo a proposito della difesa del paesaggio: in che senso?
    «Perché se io guardo queste colline, vedo il lavoro di nonni e bisnonni ma anche la presenza delle generazioni future. Intuisco la radice concreta delle cose e la suggestione visionaria di chi esplora nuovi territori. Questo è umanesimo».
  • Servirebbero le ruspe anche in certe nostre periferie? Oppure per abbattere il delirio di alcuni architetti comunali?
    «La periferia ha senso quando diventa un luogo di riti collettivi, di lavoro e di cultura, insomma di vita. Anche lì, le pietre magari orrende contengono esistenze e uomini. Abbattere e basta, come a un certo punto decisero i francesi, ad esempio in alcune zone di Lione, non è l'unica soluzione. Io sono più per la trasformazione anche degli errori nel cuore delle città. Niente è irreparabile, in architettura».
  • Quando comincia a saltare l'equilibrio?
    «Con una piccola svista iniziale, basta pochissimo. La reazione a catena che ne consegue può essere devastante».
  • C'è questa parola, leggerezza, di cui oggi si fa grande uso e forse abuso: cos'è, per lei?
    «E' la fatica di vincere la legge più pesante di tutte, cioè la gravità. Mi batto contro la sua severità anche se uso materiali per loro natura pesantissimi, dunque non è facile. Ma sono molto cocciuto, anzi è questa la mia prima virtù».
  • Nel Roero hanno inventato uno slogan interessante: «Lasciare libero il paesaggio», e segnalano il bello prima di denunciare il brutto. Come si può tradurre questo principio in realtà?
    «Con l'emulazione. L'idea di un premio in difesa del paesaggio è davvero giusta, perché può essere applicata ovunque. Sogno un'Italia di enti pubblici e privati, amministrazioni comunali e persone che facciano a gara per cercare la bellezza, per riconquistarla, se necessario anche pagandola in contanti, e così sottraendola ai barbari».

 

di Canale D'Alba
da La Repubblica del 03.10.05

 

invia la tua opinione!

Commenti

01/11/2005 20:31: L'importante è avere le idee chiare !
Leggo, anche per merito di un grande giornalista come Boccacci, che finalmente Piano potrà continuare la sua opera, svolta in piena concorrenza ed in base a concorso internazionale d'idee, per rendere la città di Roma, degli Architetti iscritti presso l'Ordine di Roma, di una grande rivelazione architettonica addirittura all'EUR ! Perbacco come sono lontani i tempi quando Piano, dal suo natante, riceveva l'attesissima conferma da parte del sindaco Rutelli per potere realizzare il " grande auditorium di Roma ", echeggiante le meravigliose coperture in piombo della ns amata città. Oggi non c'é alcun bisogno di attendere la telefonata di Veltroni, tra un marlin e un pesce S.Pietro, oggi la chiamata è automatica. La matita di Piano, l'eccitante disegno di Piano e dulcis in fondo " LE RUSPE ", per combattere il brutto, l'inutile comunque qualsiasi opere edilizia che deturpi l'ambiente e le visuali. Finalmente qualcuno che ha le idee chiare e non come questi quattro sciocchi e cialtroni Architetti romani i quali non meritano nemmeno il diritto di poter partecipare alle scelte del sindaco e della giunta per dare una Roma " più bella di pria ". Agli Architetti romani ? Una bella patente di ruspista di primo livello, tanto della loro professionalità che se ne fanno ? E dove li manderemmo noi questi quattro beoti di Architetti romani ? A ruspare, cioé a demolire i mostri di architettura affinché Roma non possa più detenere edifici, magari di Ridolfi, De Rossi o altri minoritari come Luccichenti ma solo delle opere meravigliose ed immaginifiche scaturite ora da Piano, ora da Fusksas e perché no da Meier . L'unica cosa che mi posso augurare come futuro ruspista è che mi mandino con un potente Caterpillar a demolire i mostri tipo quelli che dividono Roma in due parti come la collina dei Parioli ed il quartiere Flamino, affinché si possa rivedere dall'antico viadotto di corso Francia non solo l'intero villaggio olimpico ma anche il palazzetto dello sport di un certo Nervi.
Arch. Luciano bracciani

vedi anche:

La quarta sala dell'Auditorium

pronto il Teatro studio, 350 posti

Apre a Berna il Centro Paul Klee

progettato da Renzo Piano

Piano annuncia il suo disimpegno dall'Affresco

Non un capriccio ma un gesto di grave denuncia


data pubblicazione: mercoledì 5 ottobre 2005
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Architettura sul web La cura di Piano: "ruspe e fantasia"