Baby laureati, possibilità di lavoro a rischio

Lauree triennali

Dottori triennali - Polese, del consiglio degli ingegneri: «Dal Dpr del 2001 solo indicazioni generiche». Il Miur: in arrivo la riforma. Gli ordini professionali: «Per le nuove abilitazioni norme vaghe e confuse».

ROMA - I baby laureati non hanno vita facile. Le ragioni sono tre. Anzi, quattro. Le norme che li riguardano non sono chiare; l'utilizzo di titoli e competenze rimpalla tra il ministero dell'Università e gli Ordini professionali; il mercato del lavoro non si mostra preparato ad accoglierli; i giovani, vista la situazione di incertezza, hanno paura e non si fermano al titolo di junior. «Quando un ente deve conferire un incarico non sa a chi darlo - sostengono gli Ordini professionali - Se non si corre ai ripari si rischia il flop delle lauree brevi. E per l'Italia, che ha solo il 7,5 della popolazione laureata, sarebbe un vero boomerang».

Dunque, il nodo fondamentale è quello delle competenze. «Non sono affatto chiare - sostiene Sergio Polese, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri - Il Dpr 328 del 2001 non le ha disciplinate, ha dato solo indicazioni generiche. Per i laureati di primo livello, infatti, si limita ad enunciare che possono fare progetti semplici, con metodi standardizzati". Che cosa significa? Se per chi completa il quinquennio è tutto chiaro, non si può dire altrettanto per gli altri. Non basta dividere l'Albo in due sezioni. Occorre una puntuale definizione. Il mercato, intanto, non accoglie come dovrebbe i "triennalisti". Non li valorizza perché la situazione è troppo confusa. Risultato: il 70% dei ragazzi prosegue, optando per il biennio specialistico».

Le facoltà di Ingegneria, le uniche in grado di fare dei raffronti perché rispetto alle altre anticiparono la riforma, hanno un primo dato su cui riflettere. Il Consiglio nazionale degli ingegneri ha fatto una rilevazione e si è scoperto che «diminuiscono i candidati all'esame di Stato con titolo triennale». Alla sezione B dell'Albo si è passati dai 2.004 iscritti del 2002 ai 1.661 del 2004. E complessivamente gli ingegneri junior sono 2.202, poco più dell'1% dei colleghi senior. Questi numeri spingono il Consiglio a considerare un «fallimento la laurea triennale come canale di accesso alla professione».

E nelle altre facoltà? E' presto per dare giudizi. La prima sfornata di dottori junior è del giugno dell'anno scorso, quando 175.000 universitari arrivarono al conseguimento del titolo di primo livello. Comunque, dai primi dati ufficiosi che escono dalle facoltà scientifiche, risulta che molti "triennalisti" decidono di proseguire gli studi puntando alla laurea magistrale. «Le difficoltà occupazionali - dicono gli universitari - sono tante. Non vogliamo rischiare». Eppure il bisogno di figure nuove, di livello intermedio tra il diplomato e il laureato, esiste davvero. Figure che gli atenei hanno formato, con buoni livelli di successo, tanto che a giudizio quasi unanime dei docenti universitari la riforma delle lauree ha funzionato.

Dice Amedeo Schiattarella, presidente dell'Ordine degli architetti di Roma e provincia: «Per ora abbiamo pochissimi iscritti alla sezione junior, solo 76. E' vero, è un fenomeno nuovo, dobbiamo studiarlo. Però, con un quadro normativo così confuso, non sappiamo che cosa dire ai ragazzi. Un architetto junior che cosa può fare? Può occuparsi di beni culturali? Di restauro? Può insegnare come è accaduto finora, se sì con quali limiti? Non abbiamo risposta. Così si rischia il fallimento. Sappiamo che lo junior può occuparsi di progetti semplici e standardizzati , niente di più vago! Avevamo scritto al Miur, ma dieci giorni fa hanno respinto la palla dicendo in una lettera che ci dobbiamo rivolgere al nostro Ordine». «Sono pochissimi quelli che hanno trovato sbocchi occupazionali - afferma Luciano Ginestroni, presidente dell'Ordine dei chimici di Roma e provincia - Colpa del mercato depresso, ma anche dell'incertezza dei profili professionali, al momento abbiamo un solo iscritto nell'Albo degli junior. Così si rischia di affossare le lauree triennali». Il ministero dell'Università in realtà sta lavorando intensamente per la riforma delle professioni. Il sottosegretario Maria Grazia Siliquini da tempo ha attivato una serie di tavoli tecnici e il lavoro sta per concludersi. Intanto, nel mondo universitario molti mettono in discussione l'esistenza stessa degli Ordini. Dice Alessandro Figà Talamanca, ordinario di Analisi matematica alla Sapienza: «Esistono solo da noi. In ogni caso l'altro grande problema è la difficoltà del mercato di capire queste nuove figure e il non avere previsto, al tempo del governo Amato, la possibilità per gli junior di passare di livello facendo l'esame per l'accesso alla categoria senior, affidando solo alle università, con il biennio specialistico, questo compito».

 

di Anna Maria Sersale
da Il Messaggero del 16.11.05

 

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Commenti

20/11/2005 16:46: Lauree brevi
E' naturale che per il mondo accademico la riforma Berlinguer ha avuto successo, sicuramento l'avuto per i professori e per i ricercatori.Questa riforma con poteri di biblica memoria ha avuto la capacità di moltiplicare cattedre e poltrone.Con il proliferare indiscriminato dei corsi di laurea (solo quelle legate alle Facoltà di Architettura hanno raggiunto l' invidiabile cifra di circa 77 corsi diversi) chiunque soffrisse di mancanza di potere all'interno delle rispettive facoltà si è visto assegnare un corso di laurea con i relativi posti da asegnare, cattedre, poltrone da direttore e vicedirettore.Chi paga il prezzo di tutto questo? Naturalmente gli studenti.Qualcuno mi puo spiegare dove andrà a lavorare un laureato in Arredamento, dato che la conformazione degli studi di architettura in italia è medio piccola e quindi non c'è spazio per specializzazioni e bisogna saper far tutto.Stesso discorso per i corsi di laurea in Urbanistica e Restauro, si può essere restauratori o urbanisti senza essere prima Architetti? Non a caso le direttive europee prevedevano che le sole facoltà a ciclo unico di cinque anni dovevano essere Medicina ed Architettura.Ci si laurea in Medicina e poi ci si specializza in cardiologia,è un pò curioso laurearsi direttamente in cardiologia sapendo che poi il mondo del lavoro ti costringe a fare il medico ed è questa la situazione che dovrà affrontare il laureato in Arredamento.Discorso a parte poi sono i corsi di laurea in "Scienze dell'Architettura" ed "Ingegneria Edile Architettura".Per quanto riguarda il primo corso di laurea questa è stata una geniale invenzione delle facoltà ( specialmente quelle periferiche, anche su queste ci sarebbe da dire) per sfornare laureati in Architettura ma senza costringerli al ciclo unico quinquiennale ma indiscutibilmente di minore qualità.Per quanto riguarda il corso di laurea in "Ingegneria edile Architettura", che cosa è questo laureato , un Architetto? un Archingegnere? è ambiguo,o no?
Mattozzi Guido

23/11/2005 11:31: La lotta per la dignità del
Sono un laureato: però al triennale. Io mi ritengo un vero laureato in quanto solo per "errori" di conversione e valutazione della carriera universitaria, in quanto provenendo da un "signor" vecchio ordinamento… e passando da una “signora” università ad un'altra...mi sono dovuto accontentare del "declassamento"!! Fortemente supportato benché giovane del mio decennio di esperienza non titolata, oggi per me è diventato un motivo: dimostrare con la mia professionalità (in quanto abilitato alla professione), quanto l’ignoranza risieda dappertutto. …Mi sembra che la lotta per la dignità del "titolo" nasconda appunto ignoranza: nel non conoscere non solo l’università di oggi, ma ciò che è stato e come si è stati universitari, quindi laureati che contano. …Mi sembra che in essa non ci sia il tentativo di salvaguardare il mondo del lavoro dagli pseudo laureati, ma lo strenuo tentativo di ottenere o negare uno pseudo riconoscimento…in un mercato dei riconoscimenti. Come ritengo ancora che la lotta per la dignità del "titolo", porterà come servitori al suo seno di TUTTO. So per certo che gli unici che non si risentiranno di quanto solo accennato, sono coloro che in cuor loro sanno…. ed onestamente non si accontentano degli accaparramenti: già così tanti e frequenti nelle università (tesi da impostore, trenta ed esami sostenuti, che fioccano come la neve) e combattono perché nel ns. mondo del lavoro, che nulla ha di meritocratico e di talentuoso (ad ampio spettro), ci si fondi su qualcosa di più solido,vero e quindi utile. …..Anche perché sono dell’avviso, trasformato in un anatema: che un perfettamente laureato ma ignorante ma più “furbo” e più “titolato” di NOI, capiterà sempre a tutti di incontrarlo e dal quale però dipenderanno la valutazione e le sorti di un ns. “cammino” come del ns. stesso titolo!
RAUL LOMONACO

vedi anche:

Arriva il tirocinio obbligatorio per i neo-laureati

Il provvedimento è in dirittura d’arrivo

«Tutti "dottori", anche i baby-laureati»

Ma ora si pensa a come distinguerli

Hai la laurea triennale? Non sei “dottore”

La decisione della Corte dei Conti

Progettazione: come dividere le competenze?

Limiti chiari per i “triennalisti”


data pubblicazione: venerdì 18 novembre 2005
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