L’Antitrust: professionisti troppo cari

L’Autorità per la concorrenza invoca la riforma

"Professionisti, troppi privilegi subito la riforma degli ordini". L'Antitrust a governo e Parlamento: eliminare le tariffe minime. La relazione dell'Autorità: forti danni ai consumatori da normative spropositate e limiti al mercato.

ROMA - Le professioni entrano nel mirino dell'Antitrust: per l'Autorità infatti è «improcrastinabile» una riforma che porti a tariffe meno care e ad una reale apertura dell'accesso. Un intervento duro quello dell'organo di garanzia presieduto da Antonio Catricalà che punta l'indice sull'esecutivo, colpevole di non aver ancora messo in campo una normativa capace di migliorare la concorrenza venendo incontro alle regole comunitarie. Un richiamo che indica anche la strada da seguire in tempi rapidi, pena un intervento d'autorità che potrebbe «disapplicare» le leggi esistenti.

«La riforma delle professioni è improcrastinabile anche alla luce delle sollecitazioni degli organismi internazionali» afferma il Garante della Concorrenza nella segnalazione inviata a Parlamento e governo che accompagna una Relazione sul settore approvata nella riunione di mercoledì scorso e preceduta da un lavoro di due anni. L'occhio del Garante ha preso in esame le tariffe e i freni normativi oltre «gli ingiustificati privilegi ai professionisti». Nel corso dei 24 mesi di indagine, l'Autorità ha promosso degli incontri con gli Ordini professionali dai quali è emersa, quasi sempre, la disponibilità di avvocati, notai o architetti a modificare le regole in vigore. Questi, secondo l'Antitrust, i nodi da affrontare nei prossimi mesi.

Le tariffe. I costi applicati ai servizi dei liberi professionisti sono al centro dell'attenzione. Secondo l'Autorità «occorre eliminare» le tariffe "predeterminate inderogabili", un passaggio necessario per avviare la riforma delle professioni e per consentire «lo svolgersi della concorrenza a beneficio di un continuo miglioramento dei servizi». Se la qualità minima della prestazione professionale è infatti garantita dalle regole di accesso alle professioni, «i prezzi prefissati non costituiscono né un parametro di riferimento per gli utenti né un valido incentivo per i professionisti». Oggi, infatti, i costi sostenuti dalle nostre imprese «sono sensibilmente superiori a quelli di altri fattori della produzione soggetti a regolamentazione».

La pubblicità. Su questo punto è altrettanto netto il giudizio dell'Antitrust: «Occorre introdurre il principio della libertà di mezzi e contenuti pubblicitari perché la pubblicità rappresenta uno strumento fondamentale di concorrenza. Le limitazioni sui contenuti dell'informazione pubblicitaria potrebbero essere giustificati solo in casi particolari».

I privilegi. Bacchettata anche sui benefici garantiti dalle attuali norme: «In Italia esiste una regolamentazione in molti casi sproporzionata, che attribuisce ingiustificati privilegi ai professionisti». Il Garante ribadisce che in questo modo «si limita l'accesso al mercato e se ne riduce l'efficienza complessiva a danno dei consumatori». Secondo l'Autorità, che ricorda di aver già inviato nel biennio 2004-2005 sei segnalazioni a governo e Parlamento, vanno eliminate delle «riserve di attività», come le certificazioni di alcuni atti notarili o la vendita di medicinali da banco, così come occorrerà ripensare l'accesso alle attività professionali riservate». 

 

di Lucio Cillis
da La Repubblica del 20.11.05


L'Antitrust: professionisti troppo cari. L'Autorità per la concorrenza invoca la riforma: «Abolire vincoli e privilegi». Relazione al Parlamento e al governo. Sotto accusa il sistema delle tariffe minime e i limiti all'accesso alla professione.

ROMA «Ingiustificati privilegi». Non si dilunga in perifrasi l'Autorità per la concorrenza e il mercato: i professionisti in Italia sono privilegiati e bisognerebbe approvare al più presto una riforma. Così è scritto nella relazione dell'Antitrust sulle professioni inviata al Parlamento e al governo. La relazione segnala che sono passati ormai dieci anni da quando la questione è stata posta per la prima volta dall'Antitrust. Nel frattempo ben poco è cambiato.

La questione è quella, ben nota, degli ordini professionali e delle regole che impedirebbero la concorrenza fra avvocati, notai, commercialisti, architetti e altre categorie di liberi professionisti. Secondo l'Autorità, «in Italia esiste una regolamentazione normativa in molti casi sproporzionata», che «limita l'accesso al mercato» e «ne riduce l'efficienza complessiva a danno dei consumatori». Anzi, i codici che regolamentano il settore contengono norme in cui «la concorrenza viene vietata ovvero considerata un disvalore». Conclusione: una riforma è ormai «improcrastinabile».

La relazione del Garante antitrust è frutto di due anni di lavoro, compresa una serie di incontri con i rappresentanti degli ordini professionali. Ne è emersa, in molti casi, la disponibilità dei professionisti a modificare le regole ritenute obsolete: più che gli ordini, a quanto pare, sono i legislatori a dimostrare una tendenza alla conservazione e alla difesa di rendite di posizione.

Scrive l'Autorità presieduta da Antonio Catricalà: «Occorre uno sforzo in termini di dialogo da parte di tutti i soggetti interessati. Ma se l'attività di confronto non dovesse condurre a risultati soddisfacenti, l'Autorità potrà valutare la possibilità di utilizzare, nelle ipotesi di lesione della concorrenza, i poteri di intervento istruttori che la legge le riconosce». L'Antitrust cioè potrebbe arrivare a un intervento di forza, ordinando la «disapplicazione» di norme che contrastano con il diritto comunitario.

Ma quali sarebbero i «privilegi» da abolire? Vediamoli.

Le tariffe minime. Secondo l’Antitrust bisogna eliminare le «tariffe predeterminate inderogabili». Cioè i prezzi minimi fissati dagli ordini e sotto i quali i professionisti non possono scendere. Un sistema che evidentemente riduce la concorrenza e impedisce una riduzione dei prezzi per i cittadini e le imprese. Qualche anno fa l'Antitrust ha calcolato che in Italia la spesa per le prestazioni dei liberi professionisti rappresenta il 6% (con picchi del 9%) dei costi sostenuti dalle imprese che esportano e penalizzano la competitività dei nostri prodotti sui mercati internazionali.

Vincoli normativi. L'Autorità denuncia l'eccesso di regolamentazione. La casistica è molto varia: si va dalla certificazione obbligatoria di certi atti notarili al divieto di vendere medicinali da banco (quelli che non richiedono ricette) fuori dalle farmacie.

Accesso alla professione. Il Garante sottolinea che diventare notaio, avvocato, architetto o ingegnere è troppo difficile. Si sa che per alcune professioni l'iscrizione all'albo diventa spesso un sistema per instaurare un implicito numero chiuso: gli esami d'ingresso respingono talvolta anche gli idonei mantenendo così costante il numero dei nuovi iscritti (fenomeno diffuso soprattutto in alcune città). Nella relazione dell'Antitrust si sollecita inoltre l'eliminazione dei vincoli che limitano la nascita di grandi studi professionali in forma societaria.

 

di Pietro Piovani
da Il Messaggero del 20.11.05

 

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Commenti

22/11/2005 09:26: insomma .....
premesso che parlo solo in riferimento al nostro ordine: tariffe minime : casomai vanno aggiornate (aumentate) e non è certo il compenso dell'architettto a determinare prezzi elevati dell opera finita se non nel caso di superstar estere o nazionali. Questi certo non hanno parcelle minime e a loro si riconosce il massimo della qualità : si vorrebe non so ... Fuxas a gratis ??? ma ....! Poi, chi lavora, sa che scempi fanno le ditte che fanno concorrenza con prezzi stracciati. Pubblicità: su questo concordo, le attuali norme sono a dir poco arcaiche. Privilegi : ma di cosa si parla ??? Accesso alla professione : ritengo giusto che i professionisti sopperiscano alla totale deregulation in materia : il numero chiuso è necessario per un corretto inserimento del mercato e per non svilire i giovani architetti talmente sottopagati che la storia delle tariffe minime è veramente ridicola... si faccia un numero chiuso in base all'andamento del mercato e per favore non tiriamo in ballo la storia della libertà/accessibilità dell'istruzione .... casomai della italiana abitudine a far entrare i raccomandati e non i più bravi.....
Claudio Flabiano

22/11/2005 13:23: Finalmente!
il numero chiuso, le tarife minime e l'eccesso di normative interne agli ordini a mio parere servono solo a tutelare chi già lavora e si trova in una posizione di privilegio, i giovani architetti sono sottopagati e "sviliti" nell'attuale sistema e con le attuali normative. Io penso che uno stato moderno debba tutelare gli individui e non le categorie, le attuali norme sono un retaggio della visione corporativista del ventennio. Dobbiamo meterci tutti in discussione, solo così si può modernizzare il settore.
Giulio Romano

27/11/2005 21:06: sicurezza e mercati
a periodi ciclici si riaffaccia la questione tariffe professionali. C'e' effettivamente un malessere della societa' nei confronti dei professionisti: troppo cari si dice. Bisognerebbe ricoradre allora che la funzione di un ordine e' quella di tutela, e' vero della professione di architetto, ma in vista del bene comune. Il nostro lavoro ha forti implicazioni con il vivere quotidiano: le responsbilita' di un architetto, nel nostro caso, sono enormi. Dalla sicurezza di un edificio dipendono vite umane. Allora mi chiedo si puo' mercanteggiare su una responsabilita' cosi' enorme? Credo invece che gli ordini professionali dovrebbero avere piu' controllo sull'operato dei loro iscritti e sulla loro effettiva preparazione professionale e non ultimo, dovrebbero assumere il controllo dei pagamenti delle parcelle, in modo tale da azzerare completamente la concorrenza sleale.
Christian Rocchi

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data pubblicazione: martedì 22 novembre 2005
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