Tariffe di avvocati e architetti nel mirino Ue

L'Italia messa in mora dalla Ue

Libere professioni e vincoli alle farmacie nel mirino della Ue. I commissari europei riuniti a Strasburgo hanno approvato ieri tre misure nei confronti dell’Italia.

In particolare è stato dato il via libera alla lettera di messa in mora (prima fase della procedura d’infrazione) aggiuntiva contro l’Italia che si riferisce alle tariffe (giudiziali) degli avvocati, e si affianca alla procedura d’infrazione avviata il 13 luglio sulle tariffe stragiudiziali.

Negli altri due casi, la Commissione ha avviato la seconda fase della procedura d’infrazione: in merito ai tariffari di architetti e ingegneri, e ai dubbi, già espressi da Bruxelles, sulla legalità di alcuni vincoli imposti alle farmacie italiane (...).

 

di g.dos.
dal Corriere della sera del 14.12.05


Strasburgo - Libere professioni, l'Italia messa in mora dalla Ue.

BRUXELLES – La Commissione europea ha lanciato ieri una serie di iniziative contro l'Italia in materia di libere professioni e vincoli alle farmacie. Un portavoce dell'esecutivo Ue ha confermato che i commissari Ue, riuniti a Strasburgo, hanno approvato tre misure, misure che sicuramente incontreranno resistenze in Italia: in un caso, si tratta dell'invio di una lettera di messa in mora, mentre negli altri due del passaggio alla seconda fase di procedure di infrazione.

In particolare, come anticipato ieri dalla stampa, i commissari Ue hanno dato il disco verde ad una lettera di messa in mora (prima fase della procedura d'infrazione) aggiuntiva contro l'Italia relativa alle tariffe degli avvocati. Questa misura, che riguarda le tariffe giudiziali, si affianca alla procedura d'infrazione avviata lo scorso 13 luglio sulle tariffe stragiudiziali.

Negli altri casi, la Commissione ha inviato due pareri motivati (seconda fase della procedura d'infrazione). Uno riguarda i tariffari di architetti e ingegneri, mentre l'altro esprime i dubbi di Bruxelles sulla legalità di alcuni divieti imposti alle farmacie italiane (le società di distribuzione del settore non possono gestire le farmacie comunali ed i non laureati o le società che non siano composte esclusivamente da farmacisti non possono controllare le farmacie private).

 

di Bianca Rebulla
da Gazzetta del Sud del 14.12.05

 

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Commenti

15/12/2005 11:01: Contraddizioni
Da una parte c'è l'intenzione di sbracare completamente con prezzi inconsistenti che generano per forza di cose prestazioni altrettanto inconsistenti e di fare del mercato professionale una sorta di far west. Dall'altra esiste una cosa che a tutti è nota: lo studio di settore secondo il quale un professionista non può guadagnare meno di quanto prestabilito pena accertamenti e vessazioni d'ogni genere e multe da pagare perchè lo stato ha SEMPRE ragione. Allora che senso ha tutto questo ???? Cosa sta facendo l'ordine a riguardo?? Siamo ormai al mercato delle vacche..... magre per giunta.
arch. Claudio Flabiano

16/12/2005 18:28: Tariffa, U.E. fisco
Mi riferisco all'intervento dell'arch. Claudio Flabiano. L'Italia è il solo Paese nella UE nel quale le tariffe professionali sono fissate per legge dello Stato. In alcuni Paesi sono vietate. In altri sono ammesse, ma non hanno valore di legge, cioè non sono obbligatorie. D'altronde in Italia nel settore privato nessuno le rispetta: vengono utilizzate solo in caso di vertenza. Il settore pubblico le rispetta ma con la riduzione del 20%. Per sostenere la tariffa obbligatoria viene detto che essa garantisce la qualità del progetto o, più in generale, della prestazione. Questo argomento non viene accettato a livello dei decision makers. In effetti non vi è certezza che la qualità del progetto possa migliorare in relazione alla quantità del compenso. Gli architetti europei sono fermamente contrari all'affidamento di incarichi con gare al massimo ribasso di parcella. Ma accettano gare nelle quali si tenga conto sia dell'onorario richiesto dal concorrente sia della capacità del concorrente (organizazione dello studio, qualità e quantità dei lavori eseguiti ecc.). E' mia opinione che oggi gli Ordini debbano, finalmente, fare proposte di parametri per dare un punteggio ad ogni fattore che concorre alla valutazione di ogni candidato al fine della formazione della graduatorie per l'assegnazione dell'incarico. Per quanto riguarda gli studi di settore, le norme prevedono che il professionista che non rientra nei parametri possa colloquiare con l'agenzia delle entrate e portare argomentazioni che spieghino la sua situazione Ho avuto una sola esperienza in merito e sono riuscito a chiarire, almeno in buona parte, il mio problema. Ma questo non basta per essere ottimisti.
Enrico Milone

19/12/2005 00:38: Lo sappiamo tutti....
Non ho ben capito se l'intervento di Enrico Milone era un ripasso della materia : suvvia Enrico, ti rassicuriamo : quello che hai scritto lo sappiamo tutti , ne sono certo. Non ho poi capito la storia dei parametri: forse ti riferisci al pubblico (spero) con il quale lavorano solo una modesto numero di "fortunati" professionisti. In tal caso non sono comunque molto d'accordo (vd curriculum richiesti ad hoc - pilotati). Ma non capisco cosa c'entri con la restante stragrande maggioranza che lavora con il privato : ci dobbiamo forse presentare con un "certificato di professionalità" rilasciato dall'ordine ??? a quando il bollino Blu ?? ( mi prenoto per quello ciquita). Per concludere debbo dire che caro Milone, secondo me non hai colto il senso del mio intervento all'insegna della mia consueta vena polemica : la contraddizione.... ma forse il titolo non era interessante. Cordiali Saluti
arch. Claudio Flabiano

21/12/2005 16:30: Viva la UE
Mi trovo molto d'accordo con quanto detto da Milone, e di conseguenza molto poco con quanto polemicamente riportato da Flabiano. L'esperianza insegna che il riferimento al tariffario professionale è una farsa! E, più ancora, che il "peso" della parcella richiesta poco aiuta nella definizione della "qualità" della prestazione professionale. La difesa coprporativa del "prezzo minimo" ha come scopo, a mio avviso, quello di distogliere l'attenzione dai veri parametri di valutazione delle capacità e della qualità dell'operato professionale. Indichiamo questi in maniera univoca e verificabile (il famoso bollino blu di Flabiano... sic) poi il prezzo viene da se e di conseguenza. Benvenga la sentenza della UE !
Andrea Cavini

30/12/2005 20:29: onorario professionale
Di fatto le tariffe minime in Italia non vengono rispettate ormai da tempo, infatti vi è la corsa al ribasso per accaparrarsi la committenza. Ritengo sia giusto liberalizzare la contrattazione dell'onorario, non sono daccordo invece alla diminuzione della qualità delle prestazioni professionali solo perchè si ci è aggiudicati il lavoro ad un prezzo molto basso. La problematica più interessante è, invece, trovare strategie per avere certezza di pagamento dell'onorario professionale. Ciò si potrebbe ottenere imponendo il professionista a presentare, prima del rilascio del Permesso di costruire, copia della fatturazione. Nello stesso modo, per la direzione lavori, la presentazione di copia della fatturazione alla chiusura dei lavori. In questo modo si risolverebbe anche il problema fiscale, obbligando il professionista ed il committente alla fatturazione dell'onorario.
arch. Carlo Guida

10/01/2006 11:58: Il problema è la qualità
Il problema è la qualità, ovverosia far capire alla committenza, che le differenze di costo delle parcelle dipendono dal prodotto e soprattutto da chi lo produce.Sarò più esplicito.Avete mai visto un’opera di architettura firmata da un geometra? E quante sono le opere di buon livello prodotte dagli ingegneri ?poche.Purtroppo oggi, spesso vediamo sulle vetrine di negozi di tessuti o agenzie immobiliari scritte del tipo:Studio di architettura,architetto in sede ecc. Ma spesso dell’architetto non c’è nemmeno l’ombra Dobbiamo sforzarci di far capire alla clientela che il nostro lavoro ha radici profonde e che non siamo quelli del “disegnino” o Dammi una idea” noi lavoriamo producendo idee e,contrariamente a quanto alcuni pensano,le sappiamo realizzare.Forse sarebbe bene pubblicizzare anche le opere (costruzioni,arredi ecc.) peggiori che vengono realizzate al fine di sensibilizzare l’utenza al “ brutto ed il bello”In tal senso vorrei ricordare la prima frase del libro “La torre di Babele” di Ludovico Quadroni – la città è brutta perché mai nessuno si è preoccupato che fosse bella-.Siamo in Europa e cerchiamo di continuare ad esserci producendo qualità e non cercando di mascherare l’incapacità di accettare la competizione culturale con becere miusure protezionistiche.
Paolo verdeschi


data pubblicazione: giovedì 15 dicembre 2005
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