Demolire per crescere

Renzo Piano e le torri dell'Eur

«Per abbellire una città bisogna distruggere molti pezzi» scriveva Francesco Milizia alla fine del '700, dimostrando, nel suo famoso trattato, come la demolizione sia sempre stata uno degli strumenti attraverso cui si sono espresse le grandi civiltà urbane. Le distruzioni dei tessuti antichi di Madrid, Toledo, Napoli citate da Milizia hanno costituito, insieme, un drammatico gesto di cancellazione e un progetto di futuro. E non c'è dubbio come, rovescio della medaglia, anche il contemporaneo diffondersi di un'amorosa attenzione per la conservazione dei tessuti storici corrisponda ad un progetto: alla coscienza di come in essi coincidano, straordinariamente, memoria, bellezza, utilità.

Per questo la necessaria estensione della nozione di patrimonio storico agli edifici recenti ha bisogno di un'attenta riflessione critica che l'annunciato abbattimento delle torri del ministero delle Finanze, costruite da Cesare Ligini all'Eur negli anni '60, sembra ora porre con urgenza.

Un edificio moderno non è una scultura o un dipinto: è un organismo il cui senso è dato dalla vita stessa che vi scorre. Se si fa eccezione per opere di straordinario valore artistico, dunque, il problema di conservare edifici che hanno concluso il loro ciclo vitale, e la cui durata imporrebbe inaccettabili manomissioni, è costituito, per usare categorie brandiane, dal loro valore di testimonianza del passato. Il quale non è fissato una volta per tutte: comporta una lettura, un'interpretazione e una scelta.

In questo quadro la demolizione delle torri dell'Eur (che non appartengono neppure, come l'esperimento visionario del Corviale, al nostro subconscio civile) appare tollerabile non solo perché sembra assecondare la vocazione al provvisorio di una certa modernità degli anni '60, ma, soprattutto, perché la città americana ci ha mostrato il carattere di microcosmo isolato di questo tipo di edifici: come essi non si dispongano alla solidarietà, a formare tessuti, come rifiutino di adattarsi alle trasformazioni. Come siano seriali e intercambiabili. Il contrario della nostra tradizione organica e dello stesso carattere dell'Eur.

Si potrà discutere sull'opportunità di costruire case di lusso in sostituzione delle torri. Ma sembra evidente che l'innovativo disegno di Renzo Piano, col dialogo che instaura con i percorsi esterni, sembra essere più vicino allo spirito dell'Eur e alle radici della nostra modernità, delle vecchie torri in curtain wall del ministero.

 

di Giuseppe Strappa
dal Corriere della sera del 27.02.06


Torri dell’Eur, si discute su lusso e demolizione. Politici e architetti si schierano dopo l’intervista di Renzo Piano al «Corriere della Sera»

È polemica sull’abbattimento delle «Torri» dell’Eur, una volta sede del ministero delle Finanze, destinate ad essere sostituite da un complesso di appartamenti e uffici che porta la prestigiosa firma di Renzo Piano. C’è chi contesta la scelta di demolirle e chi difende, al contrario, il progetto abitativo di uno dei più famosi architetti moderni. Ad attaccare è Rifondazione comunista. Per Patrizia Sentinelli, capogruppo in Campidoglio, questo «è l’ennesimo tassello che pregiudica la nostra approvazione del nuovo Piano regolatore». Il motivo? «Le continue deroghe sia per la destinazione d’uso che per le cubature». E la segretaria della Federazione romana di Prc, Chicca Perugia, insiste: «La città ha bisogno di abitazioni a canone solidale e non di lusso». Difende le «Torri» del ministero delle Finanze, firmate da Cesare Ligini, anche Renato Nicolini. Marco Marsilio, capogruppo di An in Campidoglio invece è di parere opposto: «Bene l’abbattimento delle Torri, è sacrosanto. Ma apriamo una discussione approfondita sulla nuova architettura dell’Eur». Fabio Rampelli, capogruppo di An alla Regione interviene in difesa dell’abbattimento affermando: «La sinistra demolisce l’Ara Pacis, ma difende le brutture della modernità».

Il dibattito appassiona i tecnici. L’architetto Cristiano Rasponi, responsabile del Centro studi per l’architettura razionalista ritiene che «un edificio di 30 metri al posto dei grattacieli è un buon passo avanti nella limitazione della verticalità, auspicabile a Roma». E, secondo i tecnici, le Torri, dagli infissi estremamente degradati, hanno all’interno lamine in cemento armato che non permettono interventi di modifica. Il dibattito sembra appena cominciato.

 

di Lilli Garrone
dal Corriere della sera del 24.02.06


IL SEGNO DELL’ARCHITETTO - Renzo Piano: la mia «scatola magica» per l’Eur. Intervista all’architetto: giù le Torri, nascerà un complesso trasparente e pieno di verde. L’intero edificio sarà composto da quattrocento appartamenti e da una minima parte di servizi e residence. «Sarà un edificio vivo, per 400 famiglie. Non saranno più Torri».

Sarà un grande edificio luminoso dalla forma di una «C» il complesso disegnato da Renzo Piano che sostituirà le Torri dell’Eur, una volta sede del ministero delle Finanze. In un’intervista al Corriere della Sera , l’architetto parla del suo progetto, destinato ad essere approvato dalla giunta la prossima settimana, già passato in conferenza dei servizi. «Una scatola magica» è la sua definizione, nata da una «filosofia di una città che deve essere viva ed abitata». Avrà la stessa altezza del centro congressi di Massimiliano Fuksas, un grande giardino e una serra. Nel complesso saranno realizzati circa 400 appartamenti, qualche residence, ma pochi uffici e pochi negozi. 

Da Parigi l’architetto Renzo Piano parla al Corriere della Sera del suo progetto per l’Eur, destinato a sostituire quella che una volta era la sede del Ministero delle Finanze.

  • Allora niente più "Torri dell’Eur"?
    «No, non saranno più torri, verranno demolite. Quel complesso non era nemmeno male. Ma il vero problema è che quegli edifici costituivano una cittadella impenetrabile, mentre nel mutare della città il nuovo complesso deve diventare un sistema aperto e trasparente. Non lontano, infatti, sarà realizzato il centro congressi di Massimiliano Fuksas, e quindi si è voluto pensare e creare un insieme più armonico».
  • E il suo progetto, al contrario, com’è?
    «È un complesso residenziale con servizi, in sintonia con l’ambiente. Sarà come una scatola magica. Verrà realizzato un grande giardino aperto al publico, che insisterà su terreno vero, con alberi, piante e fiori. Perché adesso si costruiscono spesso i giardini sopra le piastre dei parcheggi, dove per forza di cose il verde cresce stentatamente».
  • Si è parlato anche di una grande serra.
    «Il giardino è aperto, quindi ci pioverà. Ma la serra botanica è prevista nel complesso, e anche questa parte potrebbe essere aperta alla città. Ne ho parlato con il sindaco Walter Veltroni a metà ottobre quando gli abbiamo presentato il progetto: la serra potrebbe essere gestita dall’Orto botanico di Roma, e costituire un altro punto di attrazione. L’Eur è un quartiere verde, con una natura addomesticata abbastanza straordinaria. Il nuovo complesso arricchirà tutto questo».
  • Quale sarà la principale caratteristica degli edifici?
    «Sarà una struttura più bassa delle Torri attuali, di circa trenta metri di altezza, alta quindi quanto la Nuvola di Massimiliano Fuksas. Un edificio estremamente trasparente, con le facciate di vetro, che avrà la forma di una "C", di 150 metri per 100, aperta nel lato verso sud, completato dalla serra. Per questo anche se il lato sud non è chiuso, non ci sarà troppo vento».
  • Appartamenti o uffici?
    «Sarà un complesso con funzione soprattutto residenziale, nato per continuare a far vivere e fecondare questa parte di città. È questa la vera scommessa. Vi saranno circa 400 appartamenti, dove potranno vivere più o meno 1200 persone. Il che significa almeno 200 o 300 bambini. Così, invece di una cittadella chiusa com’erano le Torri, deve diventare un polo palpitante di vita».
  • E i servizi, i negozi?
    «Vi sarà una piccola quota commerciale, ma sarà un’attività di confine, soprattutto per le necessità delle famiglie che vi abitano. Ma niente centri commerciali, perché l’idea di fondo è quella di interagire con i servizi già presenti nel quartiere».
  • È previsto anche un albergo?
    «No. Ma ci sarà una quota di abitazioni di confine, tipo residence. Sempre perché l’ipotesi iniziale che ha ispirato questo progetto, diciamo la "filosofia", è quella di una città viva e abitata, non una città solo di uffici che alle cinque di sera viene abbandonata».
  • Quali sono le principali caratteristiche architettoniche?
    «Sarà un edificio assolutamente ecologico. Perfino i tetti saranno un giardino, e saranno verdi perché saranno coperti da un prato. Inoltre tutta la costruzione avrà una "controfodera" esterna di vetro, in modo da creare in tutte le abitazioni, e anche negli uffici, come dei giardini d’inverno. È questo un sistema per creare anche un equilibrio termico maggiore».
  • Quindi delle vere abitazioni ecologiche?
    «Assolutamente sì. E verranno utilizzati tutti i sistemi di risparmio energetico più innovativi, per rendere il complesso eco-compatibile ed eco-sostenibile. Utilizzeremo i pannelli solari e i pannelli fotovoltaici. Il riscaldamento sarà con pompe di calore, un sistema ad acqua invece che ad aria, che permette un minor consumo di energia elettrica. E naturalmente nelle abitazioni potrà entrare tanta luce e tanto sole».

 

di Lilli Garrone
dal Corriere della sera del 23.02.06


Il ritorno di Renzo Piano: “firmerà” le nuove Torri dell’Eur.

Sarà l’architetto genovese che ha già progettato il nuovo Auditorium, a disegnare le nuove Torri dell’Eur. Il sindaco Veltroni e l’assessore al Patrimonio Claudio Minelli illustreranno il progetto nei prossimi giorni. Per ora si sa solo che al posto delle quattro Torri che oggi sorgono ai piedi del Laghetto, dove il lungo asse della Cristoforo Colombo si biforca, sorgerà un edificio residenziale a forma di C.

In origine si pensava che i quattro grattacieli, edificati negli anni Cinquanta per ospitare gli uffici del ministero dovessero tramutarsi in albergo. Un’idea coltivata a lungo. Poi la vicinanza col nascituro Centro congressi Italia, più noto come “la Nuvola” di Fuksas , ha imposto un cambiamento. Non più camere a cinque stelle per il turismo congressuale bensì residenziale di altissimo livello, duplex su due piani, locali per affittuari eccellenti con una congrua quota di commerciale.

Fuksas e Piano nei giorni scorsi si sono sentiti. Mettere in relazione architettonica le due opere vuol dire ripensare le torri. Si pensa ad un edificio a forma di “C” carico di trasparenze e di vetro, un orto botanico e di almeno dieci piani. Le Torri, cedute dal Demanio alla Fintecna, dovranno però prima essere demolite (con tutte le precauzioni data la presenza di amianto). Un’operazione complessivamente da oltre 200 milioni di euro.  (...)

 

da Il Messaggero del 21.02.06


Eur  - Vanno in giunta le "Torri di Piano"

Le torri dell'Eur, dove era situato il ministero delle Finanze, e dove è previsto un progetto dell'architetto Renzo Piano, saranno oggetto della giunta di mercoledì prossimo. Lo ha annunciato l'assessore capitolino al Patrimonio, Claudio Minelli.

 

da La Repubblica del 21.02.06

 

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Commenti

23/11/2008 23:53: titolo
sono un architetto e mi sembra una stupidaggine non riutilizzare le strutture delle torri. Un PIANO dovrebbe essere in grado di farlo. E' un peccato spendere soldi e tempo per personalizzare a tutti i costi un'intervento edilizio che potrebbe basarsi sul recupero dell'esistente...
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data pubblicazione: martedì 28 febbraio 2006
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