L'Ordine di Roma contro il Codice degli Appalti

intervento del presidente Amedeo Schiattarella

Ferma presa di posizione da parte dell'Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia contro il nuovo Codice degli Appalti.

Riportiamo l'intervento del Presidente dell'Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia rilasciato al settimanale del Sole 24ore "Edilizia e Territorio", di prossima pubblicazione.

 

APPROVATO IL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI

Il Consiglio dei Ministri nella riunione del 23 Marzo u.s. ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che dà attuazione alla delega contenuta nella legge 62/2005 (legge comunitaria 2004) e recepisce nell’ordinamento interno le Direttive 2004/18 e 2004/17 relative rispettivamente alla unificazione della disciplina degli appalti e concessioni di lavori, servizi e forniture nei cosiddetti settori ordinari e alla disciplina degli appalti e concessioni di lavori, servizi e forniture nei settori cosiddetti esclusi (definiti ora "speciali") relativi al gas, energia termica, elettricità, acqua, trasporti, servizi postali, estrazione di petrolio e altri combustibili.

L’Ordine degli Architetti di Roma, esaminato il testo, ritiene che il Nuovo Codice degli Appalti rappresenti una ulteriore riprova che le riforme in Italia avvengono in modo strisciante e senza tenere in alcun conto sia i valori culturali che i processi di trasformazione in atto negli altri paesi ad alto tasso di sviluppo in cui l’architettura è divenuta il simbolo stesso del progresso civile.

Con l’art. 25 della legge 18 Aprile 2005 n.62 (legge comunitaria del 2004), il Parlamento aveva delegato il Governo a recepire nell’ordinamento italiano le direttive comunitarie 17 e 18, senza tuttavia autorizzarlo alla rivisitazione delle norme che in Italia disciplinano l’affidamento dei lavori. (corpus normativo meglio noto come "legge Merloni")

Il Governo ha di fatto messo le mani sulla Merloni riscrivendone importanti caposaldi e andando ben al di là della delega conferitagli dal Parlamento.

Le Regioni hanno espresso il loro parere contrario rispetto al nuovo codice, senza essere ascoltate. Per queste ragioni sul nuovo codice solleviamo una pesante eccezione di incostituzionalità per eccesso di delega.

Tutto l’iter del nuovo codice è stato improntato alla fretta ed alla assoluta mancanza di concertazione con i soggetti coinvolti. Nessun dialogo è stato instaurato con il mondo produttivo, le parti sociali e tanto meno con le categorie professionali.
Per quanto ci riguarda chi è stato consultato? Chi si è fatto portatore delle istanze degli Architetti su un codice che regolamenta l’attività di progettazione delle opere pubbliche nel nostro paese?

Di riforma della Legge Merloni si parla da anni. Il mondo della progettazione ha elaborato proposte articolate finalizzate alla tutela della qualità dell’architettura in Italia.
Si è dibattuto a lungo sulla necessità di separare progettazione ed esecuzione, sulla opportunità di una norma che regolamentasse contemporaneamente la progettazione e l’esecuzione delle opere, sull’importanza di tutelare l’unità e la centralità del progetto dalla fase ideativa a quella esecutiva a quella di governo della realizzazione degli interventi edilizi.

Tutto questo dibattito è stato ignorato e si è persa una grande occasione per giungere ad una riforma vera della Merloni. 

Molte delle materie disciplinate dal nuovo codice  degli appalti rientrano in quelle riservata dall’ art. 117 comma secondo della legislazione concorrente delle Regioni.
Esiste quindi il rischio fondato di un moltiplicarsi di contenziosi Stato Regioni.
La Conferenza Unificata delle Regioni ha infatti espresso parere negativo sul provvedimento di legge: parere che è stato ignorato.
Per queste ragioni il mondo della progettazione è in allarme perché si potrebbe determinare una condizione di stallo istituzionale con la conseguente penalizzazione del settore della progettazione delle opere pubbliche che è già largamente sofferente.

Il nuovo testo introduce, inoltre, un ricorso generalizzato all’appalto integrato, ossia all’appalto caratterizzato dalla commistione delle attività di progettazione ed attività di esecuzione dei lavori .

L’appalto, secondo il nuovo codice, potrà avere ad oggetto la progettazione definitiva, esecutiva e l’esecuzione dei lavori, ponendo a base di gara un progetto preliminare predisposto dall’amministrazione.

Di fatto la progettazione delle opere pubbliche passa sotto il "controllo" delle imprese. Di fatto, ancora, le "buone intenzioni" legate alla promozione dei concorsi di architettura contenute dal codice rischiano di essere annullate dalla prassi: molte amministrazioni pubbliche preferiranno far elaborare un progetto preliminare ai propri Uffici Tecnici e poi ricorrere all’appalto integrato per "liberarsi" dall’onere della progettazione definitiva ed esecutiva.

I concorsi di architettura, quindi, rischiano di diventare solo l’alibi culturale che servirà per politiche di facciata.

Riteniamo che nella prassi assisteremo ad una progressiva riduzione della committenza pubblica diretta per la progettazione a vantaggio della committenza privata delle imprese, con tutte le difficoltà connesse al rapporto tra qualità del progetto e interessi economici e produttivi dell’impresa.

Con questa scelta si è dato un colpo mortale alla possibilità dei progettisti italiani di dare il loro contributo qualitativo alla trasformazione fisica di questo paese.

Per questa ragione l’Ordine degli Architetti di Roma si appella al Capo dello Stato affinchè non firmi un testo di legge che anziché riportarci a livello degli altri paesi europei ce ne allontana forse definitivamente.

 

di arch. Amedeo Schiattarella, Presidente Ordine Architetti di Roma e Provincia
del 10.04.06

 

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Commenti

18/04/2006 18:25: Concorsi di idee
Vorrei esprimere la mia approvazione riguardo la presa di posizione dell'Ordine nei confronti del nuovo codice degli appalti, ma anche attirare l'attenzione sui bandi di alcuni concorsi di idee. Sempre più spesso ormai le pubbliche amministrazioni italiane bandiscono concorsi di idee, con cui "premiano" il vincitore con cifre che non coprono nemmeno le spese dei partecipanti, e si arrogano il diritto di bandire successivo appalto di servizi ai sensi dell'art.57 del DPR 554, al quale il vincitore è ammesso a partecipare se in possesso dei requisiti. Quindi mi sembra che la fascia di concorsi a cui può parteciapere un architetto "senza i requisiti" ovvero i concorsi di idee per piccole opere sia già un alibi culturale per politiche di facciata.
Fabio Lattanzi

19/04/2006 23:26: concorsi
Ma i concorsi sono mai stati trasparenti ? Certamente no , almeno a quello a cui ho partecipato, spesso conoscevo i vincitori in anticipo. Spesso basta leggere il metodo dei puneggi per sapere chi saranno i vincitori. Per cui almeno con le imprese si si riprendono le spese
eduardo li gotti

24/04/2006 09:54: SENZA RISPETTO
Esprimo tutto il mio sostegno a quanto sottolineato dal presidente Schiattarella. Con il sistema recentemente varato, senza acoltare nessuno, si riduce di fatto a zero, la possibilità di intervenire nello scenario della progettazione delle opere pubbliche da parte dei liberi professionisti, salvo appartenere a Grandi Gruppi e di conseguenza intervenire su fasce interdette sopratutto ai giovani professionisti, che si affacciano ora alla professione, e che cimentandosi con aspetti tecnico procedurali derivanti dalla progettazione di un opera pubblica, possono contribuire con la loro "freschezza professionale", ad arricchire il dibattito architettonico italiano. Il problema è poi anche quello della totale resa delle armi da parte delle Stazioni Appaltanti, sia in termini di controllo che di gestione dell'Opera. Se il Valore Professionale di appartenere ad una categoria viene svilito all'asservimento di una prestazione di mestiere, allora è meglio che torniamo tutti a casa, o andiamo a smistare cammelli, dove forse, come attività secondaria riusciremmo anche trovare qualche albergo o villaggio turistico da progettare.
giorgio mitrotta n° 5376

27/04/2006 22:50: Codice dei contratti
Vorrei solo precisare che il Codice dei contratti recepisce, seppure in maniera non del tutto fedele, due direttive europee. Il recepimento ha dei tempi ben scadenzati ed in teoria noti. La concertazione pertanto avrebbe potuto essere sollecitata dal Consiglio Nazionale degli Architetti, ma non necessariamente avrebbe dovuto essere richiesta dal Consiglio dei ministri, che peraltro ha lavorato al limite dei tempi suddetti.
Ritengo inoltre che questo strumento abbia apportato notevoli significativi cambiamenti all'assetto dei lavori pubblici in Italia, permettendo finalmente dopo 10 anni di Merloni, di dare impulso all'innovazione tecnologica (grazie proprio al dileggiato appalto integrato più diffuso e che coinvolge adesso imprese di costruzione, imprese di produzione e professionisti), unica cosa di cui abbia senso parlare nel nostro settore, se vogliamo innescarvi utilità, creatività e nuovo. Il concorso di architettura, così piace definirlo impropriamente agli architetti, non garantisce nè cretività nè utilità. Forse, ogni tanto, in rari casi (spesso non premiati) presenta del nuovo. Ho fatto dell'organizzazione dei concorsi la mia professione per anni e credo quindi di avere titolo per definirli un mezzo per avere o restituire favori. Come in tutte le cose qualche volte c'è l'eccezione che conferma la regola: ma non demonizziamoli come la panacea di tutti i mali.

Chiara Tonelli

09/05/2006 17:25: Appalto integrato
Condivido solo in parte quanto esposto dall’arch. Schiattarella, in quanto è tutta da dimostrare la teoria secondo la quale la qualità delle opere pubbliche è direttamente legata alla separazione tra la progettazione e l’esecuzione dell’opera. Infatti è dalla scomparsa di Pierluigi Nervi (che realizzava i suoi progetti con la propria impresa) che non ricordo a Roma interventi di alta qualità nella realizzazione di opere pubbliche. Non è quindi scontato che l’appalto integrato possa produrre soltanto effetti negativi nella qualità delle opere pubbliche. Uno scambio di conoscenze più approfondito e diretto, tra progettisti ed imprese, potrebbe invece produrre effetti benefici sulla qualità della progettazione esecutiva e quindi sulla qualità dei lavori. Ritengo inoltre che “il contributo qualitativo alla trasformazione fisica del territorio” non si ottiene semplicemente costruendo qualche opera pubblica firmata da un bravo architetto, ma sottraendo la progettazione dell’edilizia privata abitativa (che costituisce gran parte delle costruzioni in Italia) a chi non ha le dovute conoscenze progettuali. La priorità assoluta per alzare la qualità architettonica del costruito e per cambiare la condizione attuale degli architetti è quella di ridisegnare le competenze professionali stabilendo con chiarezza, come avviene in tutta Europa, che la progettazione architettonica, a qualsiasi livello ed in qualsiasi ambito ,pubblico o privato, è competenza esclusiva dell’architetto.
Mario Porreca

15/05/2006 08:49: APPROVATO IL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI
A me sembra che il cuore del problema sia quello dell'incarico della progettazione. Non importa se la commitenza sia pubblica o privata; se l'incarico venga affidato direttamente dallo Stato o attraverso un'intemediatore privato (appalto integrato). L'importatante è che vengano stabilite e rispettate regole chiare e valide per tutti, che consentano un'avvicendamento degli icarichi escludendo la discrezionalità a chi vince l'appalto integrato. In definitiva è una questione di scala: che il pubblico svolga una funzione di supervisione (purchè effettivamente ed efficacemente svolta) è un bene. L'appalto integrato garantisce (o dovrebbe garantire) certezza del risultato e dei tempi di esecuzione. Il nodo è che non diventi un monopolio, una lobby a cui pertecipano i soli noti.
Carlo De Lorenzo

vedi anche:

Soltanto 16 le regole di derivazione Ue

nuovo codice degli appalti

Criteri di affidamento incarichi

Rotazione degli incarichi e non più di uno all'anno

Il codice degli appalti azzera la Merloni

approvato, in via preliminare, dal Governo

Appalti, varato il nuovo codice

breve rassegna stampa


data pubblicazione: mercoledì 19 aprile 2006
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