Riapre a New York la Morgan Library

Intervista a Piano: "I miei cantieri aperti a New York"

Si inaugura la nuova Morgan Library con la «piazza» in vetro firmata Piano

NEW YORK - Si inaugura oggi la nuova Morgan Library & Museum, dopo tre anni di lavori, per una spesa di 106 milioni di dollari, disegnata dall'architetto Renzo Piano. E il made in Italy è davvero un filo rosso che lega le origini di questa prestigiosa istituzione al suo attuale sviluppo: i palazzi originali, la casa ottocentesca in stile «Italianate» dove viveva il banchiere Pierpont Morgan e la villa rinascimentale da lui fatta costruire all'inizio del Novecento, ora sono collegati attraverso una «piazza», l’elemento che più colpisce del progetto di Piano.

La «piazza» - a cui si accede dalla nuova entrata sulla Madison avenue, fra la 36° e la 37° strada - è protetta da una struttura di vetro e acciaio, alta quasi 16 metri, che la mostra aperta verso l’esterno.  «Volevamo creare il giusto senso di forza e chiarezza fra vecchio e nuovo, come pure dare un’idea di trasparenza al centro dell’istituzione che apre il campus alla strada», ha spiegato Piano.

L’allargamento è stato deciso per esibire un maggior numero di pezzi dell'incredibile collezione, 350 mila fra manoscritti, stampe, libri, disegni, sigilli, e conservare meglio quelli non esposti ma disponibili agli studiosi. Piano ha creato nuove gallerie, una sala di lettura illuminata naturalmente, un capiente spazio sotterraneo per immagazzinare le opere e, sempre sotto terra, un auditorio da 280 posti. «Tutto ha funzionato secondo le scadenze previste, nonostante il dramma dell’11 settembre», ha raccontato Piano. «Ero a New York, quella mattina, ho visto le Torri cadere. La sera ero qui, alla Morgan Library, a discutere su che fare».

L’apertura al pubblico avverrà sabato. Si potranno ammirare 300 capolavori, fra i quali una selezione di disegni da Leonardo a Picasso, spartiti da Mozart a Bob Dylan, manoscritti da Galileo a Poe.

 

di Maria Teresa Cometto
dal Corriere della sera del 26.04.05


L'INAUGURAZIONE - La rinascita della Morgan Library Piano, sfida nel cuore di New York. Si inaugura la biblioteca ristrutturata dall'architetto genovese: "Forma, meditazione e bellezza".

 

NEW YORK - «Sì, è un lavoro che mi rende orgoglioso. Mi piaceva l'idea di costruire nel centro di Manhattan qualcosa che richiamasse la serenità, la calma, la meditazione che sono di casa in una biblioteca; ma senza dimenticare la vita caotica e frenetica di questa città».

Renzo Piano è visibilmente soddisfatto. La nuova "Morgan Library&Museum", disegnata dall'architetto genovese, dopo 3 anni di lavoro è finalmente pronta (aprirà al pubblico sabato) e ieri mattina ha ospitato un gruppo di giornalisti per una visita in anteprima.

La Morgan Pierpoint Library è una delle più esclusive biblioteche del mondo, la sua collezione di libri antichi, preziosi manoscritti (più alcuni quadri e disegni del Rinascimento) ha pochi rivali al mondo; da oggi - grazie alla "visione" e alla bravura di Piano - è anche un building destinato a restare nella storia dell'architettura moderna.

La sfida dell'architetto genovese, inserire una struttura in vetro e acciaio - i principali materiali dell'architettura moderna - in mezzo ad edifici del primo Novecento, ai palazzi neopatrizi e neorinascimentali di Madison Avenue, è perfettamente riuscita e lui non si nasconde. Non sono ancora le 9 quando accetta - in attesa che inizi il programma ufficiale - di fare da guida, molto speciale, a tre giornalisti mattinieri.

«Ecco, qui dentro c'è un incredibile silenzio, l'atmosfera giusta per una biblioteca così particolare. Però basta che alziate lo sguardo, ecco che lì scorre Manhattan, i suoi palazzi, la sua vita frenetica». Da ogni punto della "piazza", la lobby che è il centro della biblioteca-museo, ampie vetrate illuminano, in un gioco di luci tutte naturali, le mura del brownstone ottocentesco, l'ex casa della famiglia Morgan (famosi banchieri), o quell'altro edificio dalle reminiscenze palladiane che era la vecchia "Morgan Library".

«Guardate quelle piante, forse dovremmo chiedere alla signora che vive lì di fare attenzione a stendere la biancheria», scherza Piano indicando la casa privata che sembra fare parte della biblioteca. È probabile che adesso per quella casa, se mai la venderanno, i proprietari possano chiedere qualsiasi cifra, ma quello che interessa l'architetto è fare capire come le nuove moderne strutture si integrino perfettamente con i vecchi edifici: «Sentite che calma, eppure non ci si dimentica d'esser al centro di una città viva, di una città che pulsa».

«Quella è una lamiera da nave, quell'altro è un pilastro di acciaio di una fabbrica». Renzo Piano è particolarmente contento di avere usato i materiali «più americani, i materiali industriali che hanno fatto la storia di questo paese» a cui aggiunge «l'orgoglio di europeo, abbiamo avuto un approccio più umanistico, abbiamo sempre pensato al rapporto con la città», evitando, come succede spesso a Manhattan, di costruire edifici «che scendono sulla strada in maniera egoistica».

Il tour prosegue scendendo in una sala che è un vero e proprio gioiello, un auditorium da 250-280 persone dove si esibiranno settimanalmente musicisti e artisti di grido, in quelli che saranno - è facile fare i profeti - tra gli avvenimenti "da non perdere" per vip e amanti della musica di New York.

Gli ascensori (e le scale) - anche essi in vetro e acciaio - portano dalla lobby alla biblioteca vera e propria, dove il materiale "moderno" lascia il posto al legno. Una biblioteca piccola, come piccola tutto sommato è l'intera struttura della nuova Morgan - «per fare una cosa importante non è necessario fare una cosa gigantesca», chiosa Piano - una biblioteca esclusiva dove solo pochi fortunati studiosi potranno consultare libri antichi e unici.

Al piano terra c'è anche un piccolo "cubo" per le esposizioni in cui la luce viene regolata (come in tutto il museo-biblioteca) da un computer che analizza in tempo reale i dati della luce esterna. Ancora più sotto, scavati per 20 metri nella roccia di Manhattan, ci sono i caveau che contengono libri e manoscritti che non hanno prezzo: «Sono come in un sottomarino, a prova di tutto».

Per Renzo Piano la Morgan è solo il primo d'una serie di progetti newyorchesi: fra un anno sarà terminato sul West Side il grattacielo che diverrà la nuova sede del New York Times, presto inizieranno i lavori per l´ampliamento del Whitney Museum e, infine, da ora al 2015 lavoreranno i cantieri che rinnoveranno la prestigiosa Columbia University, legandola sempre di più ad Harlem, lo storico quartiere nero di Manhattan dove sorge il campus.

 

di Alberto Flores d'Arcais
da La Repubblica del 26.04.06


Riapre a New York la Morgan Library

 

Dopo tre anni di chiusura, riaprirà sabato a New York la Morgan Library, ampliata e ristrutturata dall’architetto Renzo Piano. La Morgan - istituita dal famoso banchiere Pierpont Morgan - si trova sulla Madison Avenue (dove Piano ha costruito la nuova struttura ed il nuovo ingresso principale), a pochi passi dall’Empire State Building.

 

da Il Messaggero del 26.04.06


Piano «rilegge» la Morgan Library

 

NEW YORK - La scelta di un architetto europeo per recuperare la storia americana può sembrare paradossale. Eppure quando sabato prossimo a New York la nuova Morgan Library verrà riaperta al pubblico, dopo una ristrutturazione che è costata ben 106 milioni di dollari e tre anni di restauri, gli americani applaudiranno l'incredibile «matrimonio» tra la diplomazia architettonica di Renzo Piano e l'eccentricità della leggendaria famiglia dei banchieri Morgan che per generazioni erano vissuti in questa palazzina sulla 36ª strada,  a pochi passi dall'Empire State Building.

La Morgan Library and Museum - così si chiamerà adesso questa meravigliosa villetta a cui Piano ha aggiunto, fedele al suo stile, strutture in vetro e acciaio, leitmotiv dell'architettura contemporanea - si offre al pubblico con una luminosità gioiosa, un silenzio quasi sconosciuto in queste strade trafficate e un'apertura verso la città che solo Renzo Piano poteva apprezzare e sottolineare.

«I palazzi americani del potere e della cultura - ha spiegato l'architetto che ha progettato questo museo nei suoi atelier genovesi e parigini -,  anche all'inizio del Novecento, erano stati la maggior parte delle volte costruiti in maniera tradizionale, traspirando sicurezza e solidità, rifacendosi a un passato desiderato ma inesistente, con un calderone di stili. Una bouillabaisse». Secondo Piano, questi palazzi newyorchesi esprimevano una certa timidezza, che aveva spinto gli architetti newyorchesi «a costruire edifici che scendono sulla strada in maniera egoistica, dimenticandosi del rapporto con la città».

L'architetto genovese, invece, non voleva far dimenticare al pubblico del Morgan Museum di trovarsi in mezzo a una città che pulsa oggi così come pulsava nella Gilded Age, l'età dorata degli anni Venti, quando i Morgan avevano ammassato le proprie fortune. La storia aleggia ancora in queste sale, collegate da quelle che Piano ha definito la sua «piazza» e dalla quale ci si inoltra lungo sei direzioni verso la biblioteca e sei gallerie.

Il modernismo angolare dell'architetto - che si era guadagnato la fama di bad boy da parte degli americani scandalizzando il mondo dei musei nel 1978 dopo aver trasformato il Centro Pompidou parigino in una specie di entertainment center - si mescola invece benissimo nella Morgan library, rispettando un'incredibile ed eclettica collezione che spazia dai disegni di Leonardo da Vinci ai quadri di Rubens, Degas, Schiele e Pollock. Da numerose lettere scritte da George Washington a quelle di Thomas Jefferson, da una delle copie originali della Bibbia di Gutenberg alla copia autografata delle liriche di Blowin' in the wind di Bob Dylan,  la collezione dei Morgan rispetta fedelmente l'eccentricità dei leggendari rubber barons di New York.

Renzo Piano ha aggiunto al palazzo in stile neorinascimentale con reminiscenze palladiane, fatto costruire dal banchiere Pierpont Morgan, una serie di padiglioni moderni e molto luminosi, che ospitano nuove strutture espositive e di servizi, oltre un nuovo auditorium sotterraneo. Metà delle sale sono state infatti faticosamente ricavate spaccando la roccia del sottosuolo di Manhattan e scavando fino a trenta metri in profondità.

Un lavoro immane che ha coinvolto ben 1.300 viaggi dei camion di scarico. Un'opera che sarebbe senza dubbio piaciuta al banchiere J. P. Morgan, che negli anni Venti aveva chiamato Thomas Edison e gli aveva chiesto di trasformare la sua residenza nella prima casa privata di New York in possesso della luce elettrica. Una scommessa coraggiosa come tante altre nella storia di una famiglia a cui il capostipite, Pierpont, aveva lasciato in eredità la voglia di collezionare. Già a 14 anni Pierpont aveva dato vita a una delle più preziose collezioni private del mondo,  cominciando nel 1852 dalle copertine della rivista Illustrated London News. Una collezione che oggi annovera opere di Michelangelo, Rembrandt, Rubens, Tiepolo, Cézanne e del Perugino. Tutte, a rotazione, da sabato prossimo saranno esposte al pubblico nelle tre vecchie costruzioni: la biblioteca originale disegnata nel 1906 da Charles McKim; l'Annex Building progettato nel 1928 da Benjamin Wistar Morris e l'ex casa di famiglia dei banchieri, rifatta negli anni Cinquanta da R. H. Robertson e nella quale Piano ha situato un ristorantino e una boutique.  Ben poco è rimasto come una volta: un ascensore di vetro s'inerpica adesso lentamente verso una galleria dove è esposto anche un manoscritto di Lady Susan di Jane Austen.

«La maestria della luce per un architetto è l'equivalente dell'acuto di una cantante d'opera - ha scritto James Russell dell'agenzia Bloomberg.com - e Renzo Piano è riuscito nel suo intento di diffondere il sole in maniera eterea tra grate di metallo e giochi d'ombra». La scelta del vetro e dell'acciaio è stata anche applaudita dagli architetti di un paese che, a detta di Piano, «inizia ad accettare senza troppa vergogna i materiali dell'architettura industriale».

L'ampliamento di Piano, che raddoppia le superfici espositive, è di circa 7.600 metri quadri e comprende l'auditorium dove i concerti settimanali permetteranno a 250 persone di immergersi nel mondo dei Morgan. Ma Piano pensa già ai prossimi lavori newyorchesi: il grattacielo che ospiterà entro un anno la redazione del New York Times, l'ampliamento del Museo Whitney, sulla Madison Avenue e il nuovo «villaggio» della Columbia university,  che porterà il dinamismo e il rispetto architettonico di Piano in una Harlem destinata a diventare sempre più meta di dollari e turismo.

 

di Silvia Kramar
da Il Giornale del 26.04.06


NEL CUORE DI MANHATTAN - Intervista a Renzo Piano: "I miei cantieri aperti a New York". Ma insieme segue i lavori per il "New York Times" e per il Whitney Museum. Sta completando la nuova sede della Morgan Library, che si apre a fine aprile. Tra i progetti c´è anche una torre che sorgerà vicino alle Nazioni Unite. "L'importante è riuscire a far dialogare gli edifici con il resto della città".

 

Renzo Piano è tornato a New York per controllare le ultime settimane di lavori alla Morgan Library, e seguire, parallelamente, il cantiere della nuova sede del New York Times, l'inizio dei lavori alla Columbia University, dove costruirà un nuovo campus, l'estensione del Whitney Museum, ed il progetto di una nuova torre in prossimità delle Nazioni Unite. Non esiste architetto al mondo che stia cambiando in maniera così significativa, rapida e suggestiva il volto della metropoli, ed è certamente sintomatico che gran parte di questi progetti saranno accessibili al pubblico. Piano arriva di prima mattina al cantiere della Morgan e comincia la sua visita dalla parte interrata, nella quale è già stato completato un auditorium, e sarà raccolta la maggior parte degli straordinari libri e manoscritti di proprietà della biblioteca. L'apertura è prevista per il 26 di aprile, ma all'occhio del profano alcune parti appaiono già completate. Come se avesse intuito i pensieri del suo interlocutore, controlla minuziosamente il passante di un balcone interno e chiede una sua assistente quando sarà pronta la copertura in legno. Poi mi invita a vedere le aperture in vetro ai due lati opposti della costruzione, che consentono di vedere le strade laterali anche dal centro della biblioteca. «Da un punto di vista architettonico la New York di oggi si interroga su come far penetrare il pubblico all'interno di questi edifici in maniera amichevole e accogliente» racconta dopo aver salutato con un abbraccio Richard Pierce, il direttore della Morgan Library.

  • La domanda è: come far dialogare i nuovi edifici con il resto della città? Lei ne parla come di una novità importante, quasi rivoluzionaria.
    «Preferisco parlare di tendenza, e certamente di qualcosa che ho sposato in tutti i progetti che sto portando avanti in questa città. Le faccio alcuni esempi: al primo piano del palazzo del New York Times, che sarà pronto tra un anno, ci sarà un giardino di betulle aperto al pubblico, e la filosofia con cui ho affrontato il Whitney parte dal rispetto per la costruzione preesistente, ma anche dalla volontà di stabilire sin dalla costruzione una forma di comunicazione diretta con il pubblico. Oggi l'accesso al museo è possibile attraverso un vero e proprio ponte».
  • Tutti i suoi progetti si trovano nel cuore di Manhattan con l'eccezione della Columbia
    «Il nuovo campus, che prevediamo di rendere utilizzabile nel 2009, nascerà sulla 125º strada, tra la Broadway e il fiume, cioè nel cuore pulsante di Harlem, non lontano dall'Apollo Theatre. Risponde anch'esso alla riflessione su una città che non può essere chiusa nelle proprie istituzioni, e sposa, dopo qualche eccesso del passato, una concezione umanistica. Ma anche gli altri progetti ambiscono a stabilire un rapporto di comunicazione tra edificio e strada, rendendolo meno misterioso ed estraneo».
  • Quali sono le difficoltà principali che ha incontrato lavorando a New York?
    «Più che di difficoltà parlerei di sfida. New York è una città che ha la sua caratteristica principale nella sua formidabile energia, e richiede un altissima e costante professionalità».
  • Quali sono invece le caratteristiche da un punto di vista architettonico ed urbanistico?
    «L'essenza metamorfica: New York è una metropoli che cambia costantemente rimanendo se stessa. E' caratterizzata da differenti strati, e poggia le proprie fondamenta su qualcosa di estremamente forte e duro. Al di sotto delle case e delle strade di Manhattan c'è una pietra durissima: io ritengo che sia gli strati che questa durezza di fondamenta segnino ogni momento della vita della metropoli. Infine è una città intensa e densa, e ciò come insegnava Calvino è una caratteristica che la rende straordinariamente bella, oltre che degna di essere vissuta e celebrata».
  • Cosa intende per densa?
    «Che c'è una densità del costruito altissima, unica al mondo, a cui si aggiunge una straordinaria varietà. La caratteristica metamorfica, che ne rispecchia ovviamente l'essenza culturale, la rende una città architettonicamente viva e mutevole. New York è una metropoli luminosa con la luce cangiante: ci sono delle giornate di sole in cui la luce riesce ad abbellire anche gli edifici più brutti».
  • Come ha adattato la sua architettura a queste caratteristiche?
    «Anche in questo caso preferisco farle un esempio preciso: il grattacielo del New York Times, che una volta completato avrà cinquantotto piani, è stato disegnato in modo da avere una luce cangiante a seconda delle condizioni climatiche: nei giorni di sole si colorerà di rosso, mentre in quelli di pioggia diventerà azzurro. Questi effetti di metamorfosi saranno ottenuti grazie a 360.000 estrusioni di ceramica che chiamiamo scherzosamente baguette. Il dialogo che ho cercato di stabilire tra l'edificio e la strada, al punto da renderlo per gran parte visibile dall'esterno, si riflette nel dialogo stabilito con l'atmosfera».
  • Lei ha parlato di 58 piani. Ma ci sarà anche un'antenna che lo renderà molto più alto.
    «Quando ho consegnato il progetto ad Arthur Sulzberger Jr., mi ha chiesto quanto fosse alto il palazzo, e gli ho risposto che avevo ideato l'antenna in modo che fosse un piede più basso dell'Empire State Building. In un primo momento mi ha chiesto di realizzarla un piede più alto, ma poi ha condiviso la mia idea di non cercare a tutti i costi il record».
  • Alla Morgan è dovuto intervenire architettonicamente su un edificio del 1850 considerato monumento nazionale.
    «E come tale lo abbiamo trattato, così come l'estensione costruita da McKim nel 1906 ed il successivo edificio del 1920. Posso dirle che per arrivare a queste ultime fasi abbiamo realizzato più di cinquemila disegni. Ritengo che la novità più interessante sia data dall'esaltazione del desidero di urbanità, mentre alcune scelte sono classiche o pratiche».
  • Cosa intende?
    «Che è pratica, ma anche assolutamente antica, l'idea di conservare i manoscritto nei sotterranei: la Morgan è la terza collezione al mondo dopo i Musei Vaticani e la British Library. E sono pratiche scelte come quella di avere un auditorium di 299 posti. Se avessimo costruito un posto in più avremmo dovuto ridisegnare l'intero teatro, in rispetto di norme di sicurezza che impongono ad esempio un numero maggiore di uscite».
  • Cosa pensa della tendenza attuale di concepire l'architettura come scultura?
    «L'architettura è arte, società, antropologia e quindi anche scultura, ma ritengo che sia sbagliato e mistificante cominciare dall'idea che sia innanzitutto scultura. A mio avviso è una semplificazione pericolosa. Sappiamo bene che dalla preistoria l'architettura ha avuto un valore semantico ed evidenziato una volontà di scrivere, ma non può perdere la propria priorità organizzativa, funzionale e di protezione». 

 

di Antonio Monda
da La Repubblica del 31.03.06

 

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data pubblicazione: mercoledì 3 maggio 2006
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