Le arcate chiuse al Colosseo

un articolo di Paolo Desideri

LA POLEMICA  - LE ARCATE CHIUSE AL COLOSSEO

La recente inaugurazione dell'Ara Pacis di Richard Meier corona un decennio che ha visto rinascere l'architettura e le opere pubbliche a Roma. La capitale è passata dall'assoluta mummificazione del territorio urbano, al rilancio dell'architettura di qualità ed in generale del dibattito sulle trasformazioni urbane, assente in città da almeno quaranta anni. Dopo le straordinarie opere di Nervi, di Morandi, di Musmeci, di Moretti, per quasi mezzo secolo la scena urbana è rimasta quasi attonita e schiacciata da uno sterile quanto inverosimile dibattito tra conservazione e trasformazione: come se la città, la politica e gli stessi addetti ai lavori avessero finto di dimenticare che l'unico modo di assicurare continuità agli organismi urbani è stato, è e sarà sempre quello di trasformarli con progetti di qualità. E Roma si appresta a sfoderarne un bel numero: tanti da porla oggi al centro di un interesse europeo nel campo dell'architettura e dell'urbanistica.

L'esempio di Roma ci mostra con evidenza che il problema del rilancio delle opere pubbliche e della trasformazione delle città non è riducibile allo schema massimalista dello scontro tra Soprintendenze e progettisti: non sono i lacci e laccioli dei beni culturali ad aver provocato un così lungo stallo. Io credo che le Soprintendenze svolgano un ruolo fondamentale che fa la differenza (in meglio) tra le nostre città e quelle del resto d'Europa. Credo che sia ora di smetterla con le posizioni un poco grossolane di chi oggi ideologicamente se ne lamenta fomentando un'inutile contrapposizione.

Credo tuttavia che a partire da questo irrinunciabile riconoscimento dobbiamo cominciare ad entrare nel merito dell'operato delle Soprintendenze e riconoscere, come per il lavoro dei progettisti, dove sia la qualità e dove l'inaccettabile approssimazione. In quest'ultima categoria, purtroppo, devo annoverare l'incredibile intervento perpetrato a danno del Colosseo, dove un intervento sciatto, mirato a costruire dentro il primo percorso anulare del monumento una libreria e uno sconfinato spazio espositivo, ha portato per la prima volta in duemila anni alla chiusura di tutto il primo rango delle arcate monumentali. Un'incredibile rete nera maschera alla vista esterna la realizzazione interna di volumi e surfetazioni di varia natura. Per anni si è discusso della necessità della messa in sicurezza del monumento, del suo adeguamento ad una funzionalità attuale (quella di primo monumento del mondo) diversa da quella per la quale era stato realizzato duemila anni fa. Ma anziché fare di tutte queste necessità la più straordinaria occasione di dibattito progettuale del pianeta, anziché avviare il più importante Concorso di architettura del mondo sul tema, la Soprintendenza ha gestito la cosa con la disinvoltura di un intervento abusivo, di quelli in attesa di condono.

Attendiamo con fiducia la rimozione e la riconsegna alla giusta dimensione culturale che il clima romano ha finalmente ripristinato. 

 

di Paolo Desideri
da La Repubblica del 11.05.06

 

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Commenti

17/05/2006 12:01: Colosseo - tubi
A parte gli interventi citati nell'articolo, non possiamo non notare che il piu' famoso monumento Italiano, ha le arcate esterne del piano terra chiuse con dei tubi "Innocenti" da cantiere....no comment!!
Danilo Pirro - Roma

17/05/2006 15:53: Identità e innovazione
Sono d'accordo con Desideri su un dato: la responsabilità della "mummificazione" delle città storiche non può ridursi ai vincoli delle Sovrintendenze, perchè la questione è molto più complessa. Investe un problema culturale generale, ha a che fare con l'arretramento del Belpaese sul fronte dell'innovazione, riguarda tematiche sociali complesse, quali la paura del futuro, responsabilità della classe dirigente che non ha saputo -o voluto- favorire un dibattito sereno e serio su identità e innovazione, responsabilità delle università e degli architetti che non hanno saputo opporsi alla dequalificazione dell'architettura contemporanea. Non ultimo c'è un problema generazionale, perchè questo è un Paese di "vecchi" che temono che le nuove idee e le nuove energie possano comportare la perdita del potere e un ricambio generazionale che ostacolano in tutti i modi. Sotto questo punto di vista le sovrintendenze, come le università, gli ordini professionali e la politica hanno pesanti responsabilità. La mancanza di qualità degli interventi "tampone" delle sovrintendenze sono il risultato e non la causa di quanto avviene nelle nostre città. Su questo è urgente aprire un dibattito, sulla formazione e sulle opportunità di ricambio occorre investire.
antonio pizzola

05/05/2007 11:58: Frutto di una Gara...
Dieci anni fa, il Ministero BBCCAA e la Sopr. Archeologica di Roma indissero una apposita gara per la fornitura dei servizi (bookshop, oggettistica, etc...) e il progetto degli allestimenti per il Colosseo, il Foro Romano, l'ingresso al Palatino da Via dai San Gregorio e per il restaurato Pallazzo Altemps. Alla gara partecipò, tra gli altri, il consorzio formato da Ass. Civita con un noto gruppo editoriale italiano e il Dip. ITACA dell'Univ. La Sapienza come "consulente" progettista degli allestimenti, sotto la direzione scientifica dell'allora direttore. In qualità di collaboratore del gruppo di progetto, in pratica unico elaboratore del progetto stesso, posso testimoniare che presentammo tre varianti di soluzione (per il Colosseo) di grande modernità, leggerezza e pulizia tecnologica, totalmente non invasive della preesistenza, se non a livello di appoggio al suolo, peraltro ridotto al minimo, con soluzioni superanti la logica del negozio chiuso da tamponature e innovative dal punto di vista distributivo e funzionale, con grande effetto di inserimento ambientale e illuminiotecnico e di ri-valorizzazione del cuneo individuato per l'allestimento. Ovviamente non vincemmo la gara, ma questo ci può stare. Diverso fu il senso di sgomento quando un paio d'anni più tardi vedemmo ciò che ancora oggi possiamo vedere... insieme a tutte le altre imbarazanti "soluzioni" adottate successivamente per percorsi e chiusure esterne. Il tutto in uno dei luoghi più importanti e visitati al mondo!!! Non voglio dare giudizi che possono sembrare frutto dalla delusione di allora, sappiamo come funzionano i concorsi e le gare... Mi riservo quindi lo sgomento, l'imbarazzo e la tristezza per la mia sfera non professionale, di normale individuo, di casuale passante che osserva e vede e si vergogna del livello culturale di chi governa questi processi, rendendoci ridicoli al mondo. Questo, come doverosa specifica. Tutto ciò, o almeno in parte, è già il "frutto" di una procedura di gara!!!
Marco Bisulchi - architetto

vedi anche:

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data pubblicazione: venerdì 12 maggio 2006
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