Riforma delle Professioni

aggiornamento rassegna stampa

Situazione - Una politica ma senza l’assalto alla fortezza

Gli antichi furori sembrano essere stati definitivamente seppelliti. Le battaglie più aspre e i progetti bellicosi sembrano finalmente da archiviare e senza nessun rimpianto. Di riforma degli Ordini e delle professioni si tornerà a parlare quanto prima, giusto il tempo di formare il nuovo governo e di rimettere in moto la macchina. Ma senza i toni duri e polemici che per anni hanno fatto da colonna sonora alle chiacchiere e all’immobilismo quasi assoluto. Sgomberato il campo dagli inutili annunci di «assalti all’arma bianca contro la fortezza delle professioni» si comincia a riprogettare e a discutere.

A muoversi, come si legge nel pezzo a fianco (di seguito ndr), per primi il Colap di Giuseppe Lupoi e il Cup di Raffaele Sirica, organizzazioni che rappresentano decine di migliaia di professionisti e associazioni in attesa di un legittimo riconoscimento. Insomma, sulle riforme delle professioni sembrano ormai in pochi a nutrire dubbi e sono in molti invece a puntare su un riordino e un ammodernamento di tutto il sistema con soluzioni e politiche concrete che siano condivise (il più possibile) dalla maggioranza dei professionisti.

Le idee in campo sono molte così come gli interessi che, qualche volta, si trovano anche a non collimare o a scontrarsi più o meno apertamente. Il buonsenso, soprattutto nei giorni che verranno, richiederà un rinnovamento del sistema degli Ordini con un occhio di riguardo a tutte le nuove professioni e a quelle associazioni che le rappresentano.

Questo per ribadire che nei disegni e nei desideri di molta politica c’è un sistema duale che tiene conto delle esigenze del mercato, della concorrenza, della liberalizzazione e del cittadino, ma che non penalizza nessuna delle vecchie e nuove figure professionali. Parliamo di centinaia di migliaia di lavoratori e di un settore che incide, e non poco, sull’intera economia del nostro Paese.

Buon senso e buona volontà potrebbero questa volta davvero aiutare a tagliare il traguardo della riforma. Forse è solo questione di mesi. Oddio, sui tempi meglio non scommettere troppo. Fidarsi è bene, ma...

 

di Franco Tettamanti
dal Corriere della sera - Economia e Finanza del 08.05.06


Impegni - «E il nuovo governo riparta dalla riforma». Dopo le elezioni, tornano all’attacco Colap e Cup, le associazioni più rappresentative degli oltre cinque milioni di professionisti. Sirica: «E’ nostra intenzione contribuire ad approvare la prima vera legge in Europa delle professioni».

Nel corso della XV legislatura, partita ufficialmente il 29 aprile con l'elezione dei presidenti di Camera e Senato, la riforma delle professioni si farà. Ne sono convinti i partiti, gli Ordini e le associazioni. I tempi appaiono fin troppo maturi e cinque anni sembrano davvero sufficienti per affrontare e superare qualsiasi ostacolo, politico e burocratico. Insomma, non ci sono più alibi. Lo stesso Prodi nel corso della campagna elettorale aveva dedicato un incontro alla Fabbrica del programma, chiamando a raccolta a Bologna tutti i rappresentanti delle professioni. In quella sede avevano avuto modo di esporre le loro opinioni, sollevando problemi, indicando possibili soluzioni. Quell'iniziativa è stata vista come un messaggio inequivocabile sulla volontà del governo di centrosinistra di dare risposte concrete a 5 milioni di professionisti. Tra questi figurano gli iscritti alle associazioni non ancora riconosciute, la maggior parte delle quali aderenti al Colap. Proprio questo coordinamento, guidato da Giuseppe Lupoi, deluso dalle mancate promesse della coalizione di centrodestra, non aveva fatto mistero sul desidero di una diversa guida del governo del Paese.

«Ora che questo ricambio c'è stato - afferma Lupoi - attendiamo dal nuovo governo segnali positivi e auspichiamo il coinvolgimento di persone competenti in materia, persone che in questi ultimi anni hanno formulato proposte da noi condivise». Il Colap fa anche nomi e cognomi, indicando Giovanni Battafarano e Pierluigi Mantini, rispettivamente responsabili professioni dei Democratici di sinistra e Margherita, i personaggi al quale riconoscere un ruolo all'interno del ministero della Giustizia, dicastero chiave per la riforma.

«Il nostro obiettivo - prosegue Lupoi - è di arrivare in prima battuta al riconoscimento delle associazioni professionali, per evitare il rischio che questa rivendicazione rimanga impantanata nel corso dell'elaborazione della legge complessiva sulle professioni. Per il riconoscimento, come promesso dagli esponenti del centrosinistra, contiamo che possa avvenire già nei primi tre mesi dell'attività del governo. A quel punto potremo sederci al tavolo della trattativa e affrontare il vero nodo della riforma: le attività riservate degli Ordini».

«E' nostra intenzione - sostiene Raffaele Sirica, presidente del Cup, il Comitato unitario degli Ordini e dei Collegi professionali - contribuire ad approvare la prima legge europea delle professioni, una normativa, è bene sottolinearlo a costo zero. Assumeremo pertanto un atteggiamento di massima disponibilità nei confronti del nuovo governo, così come è stato assunto nel precedente esecutivo. Secondo noi si dovrebbe partire dal testo, ampiamente condiviso, elaborato dall'allora sottosegretario al ministero della Giustizia, Michele Vietti. L'obiettivo sarà di dare più spessore alle attività professionali e siamo convinti della necessità di riformare gli Ordini con una serie d'innovazioni come per esempio l'istituzione della formazione permanente per i professionisti iscritti. Al ministero di Grazia e Giustizia vedrei bene una donna, un deputato che conosca la complessità della materia, forse una donna riuscirà a varare una riforma che i ministri uomini non sono stati in grado di mandare in porto».
Per Battafarano si ipotizza invece un incarico da sottosegretario con delega alla riforma delle professioni. Il riconfermato onorevole Mantini potrebbe invece diventare presidente della commissione Giustizia della Camera.

«La riforma delle professioni - afferma Mantini - è certamente una delle priorità del nuovo governo, andrebbe affrontata anticipando alcuni provvedimenti per incrementare le società tra professionisti e per giungere al riconoscimento delle associazioni professionali».

«La materia è assai complessa - aggiunge Battafarano -, per elaborare un testo adeguato sarebbe opportuno prevedere a un raccordo tra i ministeri di Giustizia, Università e Attività Produttive. In ogni caso non si parte da zero, il dibattito è già avanzato e non dovrebbe essere difficile arrivare a una proposta condivisa che tenga conto delle indicazioni già emerse dagli Ordini e dalle associazioni. Inoltre, l'unità d'intenti della coalizione di centrosinistra sulla riforma risulterà decisiva».

L'ottimismo, come si vede non manca. L'unica vera incognita è rappresentata dalla tenuta del governo, dall'esile maggioranza che il centrosinistra può vantare al Senato. Proprio qui si giocherà il destino di una riforma alla quale molti guardano da tempo come una terra promessa.

 

di Felice Fava
dal Corriere della sera - Economia e Finanza del 08.05.06


Situazione - Quando il consulente risponde al cellulare

Gli iscritti all’Albo sono diciannovemila e l’Albo è quello dei dottori agronomi e forestali. Appena qualche giorno fa hanno deciso di bocciare la riforma tenuta a battesimo dal sottosegretario Maria Grazia Siliquini (riforma ritenuta insoddisfacente e carente) per l’accesso alle professioni e i relativi esami di Stato. Uno dei punti dolenti, secondo agronomi e forestali, è che la riforma non si occupa del settore della zootecnia e, soprattutto, non c’è stato nessun tipo di adeguamento del titolo professionale in ambito europeo. Una mancanza che non corrisponde allo spirito della nuova direttiva Ue sulle professioni e che è in contrasto netto con il diritto continentale, aggiungono. In Europa, giova rammentarlo, non esistono i dottori agronomi e i dottori forestali, ma gli ingegneri agronomi e forestali «una differenza - hanno sottolineato i professionisti di casa nostra - che ha dato luogo a discriminazioni che dovranno essere eliminate».

Intanto sono entrate in vigore le nuove norme che riguardano i servizi e le consulenze (bollette comprese) dei professionisti via sms. Con il telefonino, insomma. Tra i tanti modi di impiego (quotidiano) di un cellulare (dall’astrologia alle news, dai sondaggi di opinioni ai giochini, dai concorsi a premio ai programmi software) ci sarà anche la possibilità di usare servizi di assistenza e di consulenza tecnico-professionale. Consulenze di tipo finanziario, economico, legale, sanitario. Servizi di formazione, di assistenza che possono andare di pari passo con tutta la vasta gamma di offerte che già arrivano via sms dagli enti locali e dalla pubblica amministrazione. Nel caso di servizi professionali la Legge (articolo 3) tra le tante precauzioni richiede che siano ben trasparenti l’identità, la qualifica professionale, l’iscrizione a un Ordine (quando è previsto dalla legge).Insomma, per farla breve, ci sarà una marea di professionisti a portata di telefonino.

Nel frattempo sul terreno delle professioni, delle liberalizzazioni, delle riforme annunciate tutto è ancora fermo. In attesa che la politica ricomponga tutte le tessere del mosaico. Poi si tornerà a parlarne.

 

di Franco Tettamanti
dal Corriere della sera - Economia e Finanza del 01.05.06


Situazione - Le risposte e i tempi di una sfida da vincere

La vera questione sul tappeto è quella dell’innovazione. Innovazione per resistere sul mercato, innovazione per andare avanti e conquistare nuovi mercati, innovazione per venire incontro alle professioni e per trascurare sempre meno quella generazione che veleggia attorno ai trent’anni e che è così lontana dai posti che contano da diventare «invisibile». I giovani dottori commercialisti chiedono l’Albo unico «per dare più spazio ai professionisti sotto i 45 anni che rappresentano il 65 per cento della categoria». I notai hanno cercato di rendere più facile l’accesso alla professione riducendo il periodo di pratica che passa da 24 a 18 mesi e di questi sei mesi potranno essere svolti già nell’ultimo anno del corso di laurea. Cgil, Cisl e Uil hanno affrontato la questione della riforma delle professioni «necessaria per garantire la qualità dei servizi e per l’occupazione». Il Colap, Coordinamento delle libere associazioni professionali, incalza: «Il riconoscimento delle professioni, che riguarda oltre tre milioni di lavoratori, è il primo passo per la creazione di un sistema duale e sinergico, compatibile con gli ordini, ed una riforma complessiva delle professioni».

Insomma, muoversi, innovare, inventare, non avere paura delle novità. Appena qualche giorno fa a Varese, davanti ad una platea di industriali, il professor Enzo Rullani, ordinario di organizzazione e strategia d’impresa all’Università Ca’ Foscari di Venezia ha ricordato che «Il rischio generato dalla globalizzazione oggi investe tutti: imprese, territori e i singoli lavoratori. Nessuno può stare fermo o attestarsi su posizioni meramente difensive. La sfida è quella di elaborare una strategia di condivisione che renda possibile a queste diverse forze una risposta comune, nella stessa direzione di marcia e con tempi compatibili».

Tempi e risposte. Per non stare fermi. Quello che, forse, lascia più perplessi è la politica. Sembra infatti sempre più difficile per il mondo della politica accordarsi con i tempi dell’economia, del lavoro, delle professioni, delle innovazioni. Sembra, ma potrebbe essere solo un’impressione.

 

di Franco Tettamanti
dal Corriere della sera - Economia e Finanza  del 03.04.06


«Regole quadro per tutti e nuove forme di praticantato per i giovani». La Cgil vorrebbe fare un po’ d’ordine. L’intervista a Patrizia Mattioli, romana, responsabile del sindacato nazionale per il settore delle professioni.

Con una proposta unitaria vogliono dare una spallata al sistema corporativo che impedisce la liberalizzazione del mercato delle professioni. Anche Cgil, Cisl e Uil escono allo scoperto. A coordinare le operazioni c'è una donna: Patrizia Mattioli, romana, responsabile professioni della Cgil guidata da Guglielmo Epifani.

  • Cosa avete a che fare con le libere professioni?
    «Intendiamo sostenere lo sviluppo del Paese e in questo senso il mondo delle professioni gioca un ruolo importante. Inoltre, molti professionisti sono lavoratori dipendenti o atipici iscritti al sindacato, come succede in alcune categorie come medici, architetti, ingegneri e avvocati».
  • Riforma delle professioni, ma finora cosa avete fatto?
    «Ci stiamo impegnando dagli Anni Novanta. In questa legislatura più volte abbiamo chiesto un incontro con il governo, ma siamo stati ignorati».
  • Si accusa il centrodestra di stare con gli Ordini, ma anche il centrosinistra quando era alla guida del Paese non è riuscito a varare la riforma.
    «Il centrosinistra quando governava ha avuto un eccesso di prudenza che ha impedito di avviare un processo di liberalizzazione. Il governo di centrodestra si è mosso nella direzione opposta, arrivando a proporre un ampliamento delle attività riservate agli Ordini».
  • Ora, i due schieramenti, dicono che faranno la riforma. A chi dobbiamo credere?
    «Nel programma dell'Unione di Prodi c'è un'impostazione più coerente con il nostro documento. Il centrodestra ha fatto solo un'enunciazione di principio, senza contenuti».
  • Secondo voi gli Ordini vanno mantenuti o aboliti?
    «Vanno mantenuti, ma va ristabilita la funzione originaria: garantire la qualità delle prestazioni per tutelare cittadini e imprese. Non essere organismi di tutela dei professionisti, compito che spetta alle associazioni di categoria».
  • Riconoscere le nuove professioni vuol dire altri albi, registri, collegi e altri privilegi?
    «No. Pensiamo a un sistema libero di associazioni professionali cui affidare il rilascio di attestati con competenza».
  • I giovani si sentono sempre più ostacolati, cosa bisognerebbe fare per facilitare l'accesso?
    «Abolire il numero chiuso, pensare a un esame di Stato che punti più sulle esperienze professionali rispetto alle conoscenze teoriche e limitare la presenza nelle commissioni esaminatrici degli iscritti all'Ordine. Per garantire ai giovani il lavoro vanno abolite le tariffe minime e occorre favorire la costituzione di società tra professionisti».
  • Cosa può fare il sindacato per chi lavora nelle professioni?
    «Chiediamo per i giovani una forma di praticantato contrattualizzato per garantire un livello economico dignitoso e per acquisire conoscenze professionali. L'ideale sarebbe giungere ad alcune regole quadro uniformi a tutte le professioni e a particolari forme contrattuali di categoria».

 

di Felice Fava
dal Corriere della sera - Economia e Finanza  del 03.04.06

 

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Commenti

18/08/2007 10:00: UNIVERSITA' IN SALDO
Mi spiace dissentire con Lei stimato Preside nonchè professore della prestigiosa Facoltà di Napoli Federico II. Ha già dimenticato gli estremi sacrifici dei laureati secondo il Vecchio Ordinamento universitario? Ho davanti i miei occhi una statistica del CENSIS che individuava in 8/9 anni la durata media di un corso di laurea in Architettura! Cosa significa?... che tutti i centinaia di migliaia di iscritti dei Vecchi Ordinamenti non avevano particolare vocazione allo studio? Tutti svogliati? Mi sembra improbabile. E' ben evidente che ciò non corrisponde a verità, anche in virtù del confronto con i nuovi programmi. E' un dato: le nuove lauree richiedono 1/3 del tempo! Potremmo anche convenire ma c'è un problema di fondo, chi rimborserà gli anni di vita sprecati per conseguire il titolo che gli studenti di oggi conseguono in soli 3 o 5 anni? Senza contare i semidei, ovvero i beneficiari delle convenzioni che in pochi mesi ottengono lo stesso titolo di chi ha impiegato 8/9 anni! Immagino Lei abbia già pensato di fregiare gli studenti della vecchia generazione di una onorificenza o li considera solo delle cavie, centinaia di migliaia di missionari che non avendo nulla di meglio da fare sprecavano 8/9 anni per conseguire il titolo di dottore. Mi sovviene da pensare, oggi per lo stesso titolo quanto tempo ci vuole? Non le dà fastidio la confusione di competenze tra arch j o ing j? i quali dimenticano il 95% delle volte di apporre quella piccola j o ir che farebbe quella grande differenza? E che dice delle agevolazioni che sommandosi alle già "super agevolate nuove lauree" si concedono ai geometri per esempio (o ai marescialli della finanza per la laurea in scienze politiche) con pochissimi esami pardon ormai crediti, attuati in circa un anno si diviene arch j o ing j. Non le sembra una beffa nonchè una mancanza di rispetto per quel mare di studenti che per conseguire lo stesso titolo ha impiegato 8/9 anni di vita? Forse dovreste apporre all'ingresso della ormai sbeffeggiata Facoltà la irriverente scritta UNIVERSITA' IN SALDO.
Pasquale

vedi anche:

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data pubblicazione: mercoledì 24 maggio 2006
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